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Manara tra Pratt e Fellini


Milo Manara tra Pratt e Fellini Milo Manara, classe 1945, passeggia per Rimini, dove ha partecipato al convegno,
organizzato dalla Fondazione Fellini, Federico Fellini: Il libro dei miei sogni. Milo, che recentemente ha ritirato il Premio Masi Civiltà Veneta a Pieve di San Giorgio in Valpolicella, è considerato soprattutto in Francia ma anche in Italia, tra i migliori illustratori e disegnatori di fumetti. Forse è entrato in questo mondo di fantasia grazie a Fellini, di cui ha seguito le orme dopo aver visto al cinema 8 e ½, nel 1963. Dalla prima pubblicazione noir Genius(1969) alla saga dei Borgia, realizzata con Jodorowsky, non ha mai smesso di disegnare. Dopo la prima parentesi erotica con Jolanda de Almaviva, collabora con Saverio Pisu, con cui crea Lo scimmiotto. Degni di nota HP e Giuseppe Bergman(omaggio a Hugo Pratt), il western L'uomo di carta, la cooperazione diretta con Pratt Tutto ricominciò con un'estate indiana, pubblicata su Corto Maltese. Poi, dopo varie pubblicità, fumetti e illustrazioni, finalmente, nel 1990, la collaborazione con Fellini: Viaggio a Tulum, cui seguirà Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet. Altre escursioni nel mondo del cinema le fa poi coi registi Pedro Almodovar, Alejandro Jodorowsky e Robert Rodriguez. Una delle cose che Pratt ti rimproverava, era la difficoltà di rintracciarti, forse per i troppi impegni.È vero, sia Pratt che Fellini mi hanno sempre rimproverato il fatto che io non telefono mai, perché ho una certa antipatia per i telefoni.C'era una grande differenza tra il lavorare con Pratt e Fellini. Con Pratt c'era molto dialogo, la fiducia era totale. Lui mi dava la sceneggiatura con degli schizzi sopra, e mi ha sempre lasciato la regia, la messa in scena del fumetto. La storia era sempre un po' mia. Con Fellini era il contrario. Voleva controllare ogni minimo dettaglio. Prima lui faceva gli storyboard, i disegni vignetta per vignetta, poi io facevo una brutta copia e gliela sottoponevo. Federico decideva ulteriori modifiche che io riportavo. Infine la bella copia, che era comunque il frutto di tre o quattro passaggi. Per me è stata una scuola enorme, anche se il lavoro è stato completamente diverso rispetto a Pratt. Hugo mi trattava come un collega, con Felini il rapporto era simile a quello che aveva col suo direttore della fotografia, col scenografo, il costumista. Io ero tutte queste figure messe assieme, il suo cast, e lui era il regista. Comunque a me andava bene anche così, perché mi piaceva sfruttare l'occasione di lavorare con il Fellini regista. Fu una scuola splendida ma molto dura, impegnativa.Alla redazione di Linusarrivavano le tavole realizzate con Fellini. Come mai c'erano sempre delle variazioni dell'ultima ora?Sì, c'era questo ulteriore dettaglio inquietante. Di puntata in puntata, Fellini mi diceva di aver ricevuto delle telefonate da esseri extraterrestri. Io rido ricordando le situazioni, non perché non ci creda. Credo estremamente in queste cose, ma per la situazione paradossale. A un certo punto, mi chiamava e mi diceva: "Milo, anzi, Milone, devi venire subito qui perché dobbiamo parlare di un cambiamento da fare sulla storia, perché ho ricevuto una telefonata." Allora io mi precipitavo a Roma in corso Italia, a volte a casa sua. "Ho ricevuto una telefonata da queste voci che venivano da una distanza siderale, precisava, e mi hanno detto che in questa puntata bisognerebbe aggiustare qualche frase, perché stiamo andando in una direzione che forse non è proprio quella giusta." Allora si ricominciava. Ricordandola adesso, per me è stata proprio un'esperienza da sogno, perché oltre alle sue personali considerazioni, c'era anche la valutazione esterna di questa entità inconoscibile che ogni tanto si faceva viva per commentare il progresso della nostra storia. L'unico aggettivo per descrivere quell'esperienza è: felliniana.Per lui hai realizzato anche dei manifesti ufficiali.Sì, per gli ultimi suoi due film, Intervistae La voce della luna.Insieme a Guido Crepax, negli anni Settanta e Ottanta, eri considerato un maestro dell'erotismo a fumetti. Qual era il tuo rapporto con lui?Ho sempre avuto grandissima stima per Crepax. Peccato che l'abbia conosciuto molto tardi. Mi ricorderò sempre la commozione quando gli dissi di averlo sempre ammirato molto. Lui purtroppo era abituato a non essere molto considerato nell'ambiente del fumetto. Soprattutto negli ultimi anni, quando quel mondo era un po' cambiato, incarognito, e Guido era considerato l'uomo del passato. Per me era veramente un genio e il fumetto in generale gli deve moltissimo. Quello italiano in particolare, per la sua proiezione nel mondo, in una misura che non si può neanche descrivere. Tempo fa c'era una rubrica, mi pare su Repubblica, dove volevano mettere due persone a confronto, per creare polemica, una specie di ring. Per l'inaugurazione a me avevano chiesto di essere l'antagonista di Guido Crepax. Io mi sono rifiutato. Dissi loro di non aver nulla contro Crepax, anzi, che era stato uno dei miei maestri. Guido l'ha saputo, evidentemente, e mi è stato molto grato, oltre che sorpreso. Ha dimostrato di avere apprezzato la cosa, perché allora si sentiva molto isolato. Per riassumere, il nostro era un ottimo rapporto.La classica domanda finale di rito: cos'hai in cantiere?Adesso, curiosamente, sto lavorando con un altro regista, anzi con due registi. Sul piano del fumetto sto facendo il terzo volume della Saga dei Borgia con Alejandro Jodorowsky. I primi due volumi sono già usciti, oltre che in Francia, anche in Italia. L'altro regista è quel Robert Rodriguez micidiale che ha fatto Sin City. Io sto fornendo disegni su richiesta sua e di Dino De Laurentis per Barbarella, che stanno realizzando.Sarebbe un remake del film di Vadim?Non lo chiamerei remake perché non ha niente a che vedere con il primo Barbarella, diciamo un seque.(Marcello Moriondo e Adele Valzasina)