Gelatinosa principessa figlia del rają di Barbaspessa
Č un vero peccato che il Piccolo Teatro abbia riservato
soltanto quattro serate alle repliche di questo delizioso spettacolo
dei Colla, il cui titolo, Gelatinosa principessa figlia del rają di Barbaspessa,
č gią tutto un programma: si trattava infatti non soltanto di una
proposta amena, lieve, godibilissima, ma anche - a suo modo - di una
raffinata testimonianza storica, di un insolito spaccato di costumi
famigliari d'altri tempi: il testo, un'operina in perfetto dialetto
milanese - nasceva infatti come supporto per un imprevedibile divertissement domestico ideato per essere allestito in un teatrino di marionette da salotto.L'autore, Cesare Chiesa,
era infatti un docente di composizione del Conservatorio che alla
stesura del libretto e delle musiche si era dedicato - affiancato dalla
moglie - durante un soggiorno estivo a Lanzo d'Intelvi, nel 1929,
quando ancora le "vacanze intelligenti" erano una dimensione
dell'intelletto e non una formula di viaggi organizzati. Gli ideali
destinatari della curiosa creazione erano i figli, i parenti, gli
amici: ma l'eco di queste rappresentazioni casalinghe era stato tale da
indurre
Carlo Colla a inserire di lģ a poco la Gelatinosa nel repertorio della sua compagnia, mettendola in scena nel prestigioso
Teatro Gerolamo.La buffa trama č presto riassunta: in un Oriente di maniera, Gelatinosa viene rapita dal perfido mago Barbagianni. Sulle sue tracce parte un pittoresco gruppo di salvatori, il ministro del rają, Tacabutłn sensa cutłn, e tre improbabili "sapienti", il naturalista Lavaburdoch, l'astronomo Lunamatta, l'agronomo Zuccamarucca, capeggiati da un rude Meneghino
armato di matterello, che dopo averla liberata si affretta a sposare la
poco appetibile principessa. Ma il fascino dell'operazione č ovviamente
tutto in quella colta parodia dell'opera reinventata in un incongruo
vernacolo pieno di citazioni giocose e richiami alle strofette del Corriere dei Piccoli.La regia di Eugenio Monti Colla
giustamente dava risalto a questa atipicitą del progetto, aggiungendovi
l'orchestra e i cantanti dal vivo. Le marionette erano meno numerose
del solito, ma spiccavano fra loro alcuni stupendi diavoletti d'epoca,
spiritelli, draghetti volanti, oltre agli stralunati scienziati firmati
dallo scultore futurista Ambrogio Casati. Si rideva
del linguaggio colorito e del taglio sfrontatamente caricaturale dei
personaggi: ma dietro quella comicitą fintamente ingenua aleggiava di
continuo una vaga tenerezza, una sorta di tacita nostalgia per questa
Milano d'antan capace di celebrarsi prendendosi in giro.
di
renato palazzi