zona a rischio

Arrevuoto ha fatto il pieno


Arrevuoto ha fatto il pieno Con le due rappresentazioni de L'immaginario malato nell'Auditorium di Scampia, e
con le due repliche al Teatro San Ferdinando, si è concluso il ciclo triennale di Arrevuoto, l'iniziativa di intervento sociale promossa dal Mercadante nella più degradata delle periferie napoletane, e affidata al regista Marco Martinelli. Ora l'attività proseguirà in altro modo, grazie ai gruppi di lavoro nati sul territorio, e soprattutto grazie alla creazione di Punta Corsara, un progetto di gestione permanente dell'Auditorium stesso che prevede corsi, rassegne, concerti. Per questa esperienza trascinante è dunque tempo di bilanci.C'è intanto da valutare un primo livello, che è quello immediato dei risultati teatrali: coi suoi metodi della cosiddetta "non scuola", che vuole suscitare energie collettive al di là delle finezze interpretative e degli scrupoli formali, Martinelli coi ragazzini di Scampia ha realizzato un percorso veramente unico. Mettere in scena qualche decina di adolescenti scatenati, indirizzare questa forza anarchica alla resa corale di un testo, trasporne le parole nel gergo "basso", quotidiano dei giovanissimi attori, senza che il senso complessivo dell'operazione sfuggisse loro di mano, è stata un'impresa che pochi avrebbero saputo portare a termine. Se poi Aristofane e Jarry offrivano di per sé degli appigli a questo tipo di assimilazione, il procedimento si è rivelato tanto più notevole nel momento in cui è stato applicato quest'anno a un autore ingabbiato in convenzioni secolari come Molière: i brani di quattro sue commedie, L'avaro, Le intellettuali, La scuola delle mogli, Il medico per forza, sottratti al loro contesto e al loro stile, immersi in vizi e sguaiataggini del nostro tempo, diventavano puri pretesti per parlare dell'avidità, della futilità delle mode, dei rapporti fra i sessi, dei lestofanti della sanità. E questo Molière da bassifondi risultava anche registicamente alquanto dirompente.C'è poi l'effetto per così dire pedagogico che tutto ciò ha innescato: di fronte ai problemi del quartiere saranno pure dei particolari di poco conto, ma vedere dei ragazzi che molto eufemisticamente definiremmo "difficili" - praticamente dei teppisti, spesso cresciuti in un ambiente violento - appassionati a un obiettivo artistico, sempre più coinvolti in una disciplina di gruppo, attenti ad ascoltare gli altri, preoccupati per una battuta detta male o per un'entrata fuori tempo, mi sembra una conquista importantissima. Non sarà l'acquisizione di un nuovo status, ma appare già come uno sforzo di avvicinamento a dei valori diversi. Infine un gran numero dei partecipanti degli scorsi anni ha aderito alle proposte formative di Punta Corsara, che li avvieranno ai mestieri dello spettacolo, ne faranno degli attori, dei tecnici, degli organizzatori. Anche in questo caso, certamente non migliorerà la condizione dell'intera popolazione di Scampia, certamente le eventuali prospettive professionali riguarderanno una ristretta minoranza, e per le strade si continuerà a sparare. Ma il punto è un altro. Il punto è che almeno qualcuno di loro, anche pochi, anche uno solo, attraverso il teatro tenterà di cambiare la propria vita. Il che già si presenta a mio avviso come un successo straordinario. di renato palazzi