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cun sa limba e sa cultura sarda - de Frantziscu Casula.

 

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MONTANARU E LA LINGUA SARDA di Francesco Casula

Post n°806 pubblicato il 15 Ottobre 2014 da asu1000

 

MONTANARU E LA LINGUA SARDA

di Francesco Casula

Sabato 11 ottobre a Norbello (ore 18, Sala del Consiglio comunale) organizzato da Comune, dall’Ufficio della lingua sarda e dalla Biblioteca comunale si è svolto il Convegno:

Una die pro amentare a Montanaru.

Una parte della mia relazione l’ho dedicata a “Montanaru e la lingua sarda”

 

Antioco Casula-Montanaru, al di là della sua funzione letteraria e poetica vede, nella lingua sarda, anche una funzione civile, educativa e didattica. Ecco cosa scrive nel suo Diario: “…il diffondere l’uso della lingua sarda in tutte le scuole di ogni ordine e grado non è per gli educatori sardi soltanto una necessità psicologica alla quale nessuno può sottrarsi, ma è il solo modo di essere Sardi, di essere cioè quello che veramente siamo per conservare e difendere la personalità del nostro popolo. E se tutti fossimo in questa disposizione di idee e di propositi ci faremmo rispettare più di quanto non ci rispettino” .

E ancora: “Spetta a noi maestri in primo luogo di richiamare gli scolari alla conoscenza del mondo che li circonda usando la lingua materna” .

Si tratta – come ognuno può vedere di una posizione avveduta, sul piano didattico, culturale ed educativo e moderna. Oggi infatti  linguisti e glottologi come tutti gli studiosi delle scienze sociali: psicologi e pedagogisti, antropologi e psicanalisti e persino psichiatri sono unanimemente concordi nel sostenere l’importanza della lingua materna: per intanto per lo sviluppo equilibrato dei bambini. Secondo gli studiosi infatti il Bilinguismo, praticato fin da bambini, sviluppa l’intelligenza e costituisce un vantaggio intellettuale non sostituibile con l’insegnamento in età scolare di una seconda lingua, ad esempio l’inglese. Nell’apprendimento bilingue entrano in gioco fattori di carattere psico- linguistico di grande portata formativa, messi in evidenza da appropriati e rigorosi studi e ricerche. Tutto ciò, soprattutto con il Bilinguismo a base etnica.

Lingua materna che significa identità, e l’Identità come lingua si fa parola e la parola si fa scrittura che chiama i sardi all’unione, non solo con il sentimento ma con l’autocoscienza:quello di appartenere alla stessa terra-madre. “Per difendere – dice Montanaru –  la personalità del nostro popolo”

Un’identità mai del tutto compiuta e conclusa, ma da completare in continuum, attingendo alle peculiari risorse spirituali, morali e materiali della tradizione, purgandole delle scorie inutili o addirittura maligne: e ciò non può però significare un incantamento romantico del passato, una sterile contemplazione per ridursi e rispecchiarsi in se stessi o per chiudersi nelle riserve

Una lingua che non resta dunque immobile – come del resto l’identità di un popolo – come fosse un fossile o un bronzetto nuragico, ma si “costruisce“ e si “ricostruisce” dinamicamente nel tempo, si confronta e interagisce, entrando nel circuito della innovazione linguistica, stabilendo rapporti di interscambio con le altre lingue. Per questo concresce all’agglutinarsi della vita culturale e sociale: come già sosteneva Gramsci.

In tal modo la lingua, non è solo mezzo di comunicazione fra individui, ma è il modo di essere e di vivere di un popolo, il modo in cui tramanda la cultura, la storia, le tradizioni.

E comunque in quanto strumento di comunicazione è capace di esprimere tutto l’universo culturale, compreso il messaggio politico, scientifico, e non solo dunque – come purtroppo ancora  oggi molti pensano e sostengono – contos de foghile!

Ma la posizione di Montanaru in merito alla lingua sarda emerge ancor più nella polemica che ebbe con tale Anchisi. Nel 1933 il poeta desulese pubblicò Sos cantos de sa solitudine che riscosse un buon successo. Nacque ben presto una pesante polemica con Gino Anchisi, giornalista collaboratore dell’Unione Sarda, il quale dopo aver sostenuto che, bravo com'era, Casula doveva scrivere in italiano anziché in sardo, al mancato assenso del poeta richiese il rispetto della legge che imponeva l'uso esclusivo della lingua italiana; Anchisi ottenne perciò la censura di Casula dai giornali isolani, lasciando peraltro apparire che il poeta non avesse risposto. Aveva invece risposto, sostenendo che il risveglio culturale della Sardegna poteva nascere solo dal recupero della madre lingua.

Nella replica Montanaru farà infatti, in merito al Sardo, una serie di osservazioni estremamente interessanti e in qualche modo profetiche: ricorderà infatti che “la lingua dei padri” sarebbe diventata la “lingua nazionale dei Sardi” perché “non si spegnerà mai nella nostra coscienza il convincimento che ci vuole appartenere a una etnia auctotona”. L’interesse di queste affermazioni è duplice: da una parte auspica, prevede e desidera una sorta di “lingua sarda nazionale unitaria”, dall’altra ancòra la stessa all’etnia auctotona sarda. Si tratta di posizioni, culturali, linguistiche e politiche estremamente attuali che saranno sviluppate negli anni ’70 dall’algherese Antonio Simon Mossa, il teorico dell’indipendentismo-federalismo moderno.

 

 
 
 

ma Montanaru era fascista?

Post n°805 pubblicato il 08 Ottobre 2014 da asu1000

 

 

MA MONTANARU ERA FASCISTA? di Francesco Casula

Posted on 6 ottobre 2014

 

MA MONTANARU ERA FASCISTA?

di Francesco Casula

 Sabato 11 ottobre prossimo a Norbello (ore 18, Sala del Consiglio comunale) organizzato da Comune, dall'Ufficio della lingua sarda e dalla Biblioteca comunale si terrà il Convegno:

Una die pro amentare a Montanaru.

Una parte della mia relazione la dedicherò per chiarire la vexata Quaestio sul "Fascismo" di Montanaru. 

I denigratori e i malevoli accusano Montanaru di essere stato fascista. A parte che uno scrittore o un poeta deve essere valutato per le sue qualità letterarie ed estetiche e non la sua appartenenza politica: altrimenti dovremmo - ma è solo un esempio - sottovalutare Pirandello che aderì e si iscrisse al fascismo e proprio nel momento (19 settembre 1924) in cui il regime iniziava a mostrare il suo volto più odioso (con l'assassinio di Matteotti). E non mi consta che nessuno dei critici di Montanaru si scagli contro Pirandello. A parte questa osservazione dunque occorre chiarire fino in fondo il "fascismo" di Antioco Casula.

E' vero nei primi anni del fascismo vi aderì. Occorre però conoscere il clima, la temperie culturale e politica di quegli anni in Sardegna in cui il fascismo tentò di presentarsi con un suo volto "sardista" tanto che corteggiò insistentemente il Movimento dei combattenti e lo stesso Partito sardo e una parte del suo gruppo dirigente vi aderì: ad iniziare da Egidio Pilia, che diventò l'uomo forte del fascismo nell'Isola e la cui ambizione fu quella, neanche tanto nascosta, di sardizzare il Fascismo: attuare attraverso la copertura fascista, i programmi del Sardismo. I sardo-fascisti (espressione ironica che i fascisti della prima ora affibbiarono ai nuovi fascisti di estrazione sardista) ripresero alcuni cardini di politica economica che il Sardismo aveva ereditato soprattutto da Attilio Deffenu: la formazione di cooperative di produttori del settore caseario che mise fine al monopolio degli industriali del settore (provenienti per la quasi totalità dalla penisola) e così, nelle intenzioni del Pili, sarebbero dovute realizzarsi le cooperative agricole, col supporto di Casse Comunali di Credito Agrario, che sarebbero dovute nascere e svilupparsi in modo capillare in ogni centro dell'isola. L'apice del successo del cosiddetto sardo-fascismo si ebbe con lo stanziamento da parte del governo, di un miliardo di lire da spendere in opere pubbliche.

A ciò occorre aggiungere che proprio nel periodo iniziale del Fascismo (negli anni 1922-1924 in cui Montanaru aderì) il pedagogista Giuseppe Lombardo Radice, alle dirette dipendenze dell'allora ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile, come direttore generale dell'Istruzione primaria e popolare, provvide alla stesura dei programmi ministeriali per le scuole elementari o primarie, prevedendo fra le altre anche l'uso delle lingue regionali nei testi didattici per le scuole con il programma Dal dialetto alla lingua,nel rispetto delle differenze storiche degli italiani e per facilitare l'apprendimento e lo sviluppo intellettuale degli scolari, partendo dalla lingua viva. L'inserimento del sardo a scuola era proprio l'obiettivo per cui il maestro Montanaru di batteva, essendo convinto assertore del valore della lingua sarda e dell'importanza del suo insegnamento nelle scuole.

Questa ventata liberalizzatrice di lingua e cultura locale durò pochissimo: con il consolidarsi del regime fascista nel 1924, specie dopo l'assassinio di Matteotti, prevalse l'enfasi unificatrice, omologatrice e livellatrice tanto che fu avviata un'azione repressiva nei confronti degli alloglotti e, per quanto ci riguarda, della lingua e cultura sarda: fu vietato non solo  l'uso della lingua sarda ma le stesse gare poetiche estemporanee. Anzi, il Fascismo ben presto, ad iniziare dagli anni trenta, imboccata la strada dell'imperialismo e dell'autarchia, tenterà di cancellare il concetto stesso di civiltà regionale e di regione e abolirà l'uso del Sardo, in nome dell'italianità, minacciata a suo dire da tutto quanto era "locale".

Così Montanaru non solo si allontana ma inizia ad essere perseguitato e finirà addirittura in prigione. E' lui stesso a descriverlo nel suo Diario:

"La sera del giorno 16 dicembre 1927, uscito da scuola, mi avviai lungo la strada a fare due passi nonostante il tempo fosse pessimo: Mi venne incontro un appuntato dei carabinieri che mi pregò di avvicinarmi in caserma, dove io andai tranquillo come chi ha la coscienza a posto. Oltre al commissario sunnominato ci trovai un delegato di pubblica sicurezza, venuto da Nuoro, circondato dai carabinieri e agenti in borghese. Mi venne dato il fermo per ordine del Prefetto e fui tradotto a Nuoro senza che i miei sapessero nulla. Ero già proposto per il confino e sarei dovuto andare a Lampedusa. Ma questo sembrò poco ai miei persecutori che pensarono di intentarmi un processo con ben quaranta capi di accusa. Questo gesto criminoso fu la mia salvezza. Affidato ai magistrati ordinari, dopo un'istruttoria minuziosa ma sollecita, fui prosciolto da ogni accusa con una luminosa sentenza affermante che i fatti non sussistevano. Ben novanta giorni durò questa mia odissea. Che produsse dolorose rime che uscirono a brani come singhiozzi".

Fra i capi d'accusa quello che sarebbe amico di latitanti e banditi del Gennargentu. Il motivo vero era che il regime non poteva sopportare uno spirito libero come Montanaru, impegnato per di più nella battaglia per la lingua e la cultura sarda, assolutamente osteggiate dal regime. E così continuerà a perseguitarlo e penderà su di lui, per anni e anni, la minaccia continua del confino.Questa la verità storica: tutto l'altro è paccottiglia anti Montanaru.

 

 

 
 
 

Montanaru

Post n°804 pubblicato il 08 Ottobre 2014 da asu1000

 

 

MONTANARU E LA LINGUA SARDA

di Francesco Casula

Sabato 11 ottobre prossimo a Norbello (ore 18, Sala del Consiglio comunale) organizzato da Comune, dall'Ufficio della lingua sarda e dalla Biblioteca comunale si terrà il Convegno:

Una die pro amentare a Montanaru.

Una parte della mia relazione la dedicherò a "Montanaru e la lingua sarda"

 

Antioco Casula-Montanaru, al di là della sua funzione letteraria e poetica vede, nella lingua sarda, anche una funzione civile, educativa e didattica. Ecco cosa scrive nel suo Diario: "...il diffondere l'uso della lingua sarda in tutte le scuole di ogni ordine e grado non è per gli educatori sardi soltanto una necessità psicologica alla quale nessuno può sottrarsi, ma è il solo modo di essere Sardi, di essere cioè quello che veramente siamo per conservare e difendere la personalità del nostro popolo. E se tutti fossimo in questa disposizione di idee e di propositi ci faremmo rispettare più di quanto non ci rispettino".

E ancora: "Spetta a noi maestri in primo luogo di richiamare gli scolari alla conoscenza del mondo che li circonda usando la lingua materna".

Si tratta - come ognuno può vedere - di una posizione avveduta, sul piano didattico, culturale ed educativo e moderna. Oggi infatti  linguisti e glottologi come tutti gli studiosi delle scienze sociali: psicologi e pedagogisti, antropologi e psicanalisti e persino psichiatri sono unanimemente concordi nel sostenere l'importanza della lingua materna: per intanto per lo sviluppo equilibrato dei bambini. Secondo gli studiosi infatti il Bilinguismo, praticato fin da bambini, sviluppa l'intelligenza e costituisce un vantaggio intellettuale non sostituibile con l'insegnamento in età scolare di una seconda lingua, ad esempio l'inglese. Nell'apprendimento bilingue entrano in gioco fattori di carattere psico- linguistico di grande portata formativa, messi in evidenza da appropriati e rigorosi studi e ricerche. Tutto ciò, soprattutto con il Bilinguismo a base etnica.

Lingua materna che significa identità, e l'Identità come lingua si fa parola e la parola si fa scrittura che chiama i sardi all'unione, non solo con il sentimento ma con l'autocoscienza:quello di appartenere alla stessa terra-madre. "Per difendere - dice Montanaru -  la personalità del nostro popolo"

Un'identità mai del tutto compiuta e conclusa, ma da completare in continuum, attingendo alle peculiari risorse spirituali, morali e materiali della tradizione, purgandole delle scorie inutili o addirittura maligne: e ciò non può però significare un incantamento romantico del passato, una sterile contemplazione per ridursi e rispecchiarsi in se stessi o per chiudersi nelle riserve

Una lingua che non resta dunque immobile - come del resto l'identità di un popolo - come fosse un fossile o un bronzetto nuragico, ma si "costruisce" e si "ricostruisce" dinamicamente nel tempo, si confronta e interagisce, entrando nel circuito della innovazione linguistica, stabilendo rapporti di interscambio con le altre lingue. Per questo concresce all'agglutinarsi della vita culturale e sociale: come già sosteneva Gramsci.

In tal modo la lingua, non è solo mezzo di comunicazione fra individui, ma è il modo di essere e di vivere di un popolo, il modo in cui tramanda la cultura, la storia, le tradizioni.

E comunque in quanto strumento di comunicazione è capace di esprimere tutto l'universo culturale, compreso il messaggio politico, scientifico, e non solo dunque - come purtroppo ancora  oggi molti pensano e sostengono - contos de foghile!

Ma la posizione di Montanaru in merito alla lingua sarda emerge ancor più nella polemica che ebbe con tale Anchisi. Nel 1933 il poeta desulese pubblicò Sos cantos de sa solitudine che riscosse un buon successo. Nacque ben presto una pesante polemica con Gino Anchisi, giornalista collaboratore dell'Unione Sarda, il quale dopo aver sostenuto che, bravo com'era, Casula doveva scrivere in italiano anziché in sardo, al mancato assenso del poeta richiese il rispetto della legge che imponeva l'uso esclusivo della lingua italiana; Anchisi ottenne perciò la censura di Casula dai giornali isolani, lasciando peraltro apparire che il poeta non avesse risposto. Aveva invece risposto, sostenendo che il risveglio culturale della Sardegna poteva nascere solo dal recupero della madre lingua.

Nella replica Montanaru farà infatti, in merito al Sardo, una serie di osservazioni estremamente interessanti e in qualche modo profetiche: ricorderà infatti che "la lingua dei padri" sarebbe diventata la "lingua nazionale dei Sardi" perché "non si spegnerà mai nella nostra coscienza il convincimento che ci vuole appartenere a una etnia auctotona". L'interesse di queste affermazioni è duplice: da una parte auspica, prevede e desidera una sorta di "lingua sarda nazionale unitaria", dall'altra ancòra la stessa all'etnia auctotona sarda. Si tratta di posizioni, culturali, linguistiche e politiche estremamente attuali che saranno sviluppate negli anni '70 dall'algherese Antonio Simon Mossa, il teorico dell'indipendentismo-federalismo moderno.

 

 

 
 
 

Franco Carlini recensisce il saggio storico di Francesco Casula "Statuto sardo e dintorni"

Post n°803 pubblicato il 29 Luglio 2014 da asu1000

Una circa  a pizzus de su Statudu Sardu

 

de Franciscu Carlini

 

    De Franciscu Casula si connoscit s’impignu politicu, sindigali e culturali po sa lingua e sa cultura sarda, e no de oi. Prus pagu connotu est su traballu chi issu at fattu, i est sighendi a fai, in sa scola, chi ddu pòrtat in donnia bidda de Sardigna po attobius cun maistrus, professoris e scientis, e prus pagu puru est connotu, bogaus is amigus, su chi est fadendi in sa scola sua, s’Istitudu Martini de Casteddu, aundi est professori de unus binticinc’annus.

    Est stetiu unu de is primus chi at fattu intrai sa litteradura sarda (in sardu) in d’un’aula de una scola manna, fadendi connosciri autoris chi is piccioccus de 17-20 annus no sciriant nimmancu ca esistiant, e aici po sa storia, sa cultura e sa lingua sarda.

   S’urtimu traballu fattu de issu in sa scola pertòccat su Statudu de sa Regioni sarda chi at analisau e studiau in pari cun d’una classi V in s’annu de scola 2000-2001, e chi s’est cuncruiu cun sa prentadura de unu liburu de importu mannu, siat po su valori didatticu siat po cussu culturali prus in generali. Su liburu tenit a titulu Statuto Sardo e dintorni (sa prefazioni est de Eliseu Spiga) i est nasciu de sa idea de fai connosciri su Statudu Sardu a is giovunus de sa scola.

   Tempus passau, tempus presenti e tempus benideru sunt cumpresentis in su traballu de is piccioccus de Franciscu Casula, chi sunt andaus a biri cali sunt is raixinis storicas, partendi de sa nascida de su Stadu italianu finas a is istanzias regionalisticas chi sunt intradas in s’Assemblea Costituenti e ant fattu nasciri su Statudu.    

   Sa circa acàbat cun duus scrittus de Emiliu Lussu chi pertòccant is autonomias regionalis e su federalismu, scrittus de importu mannu, disconnotus in sa scola e in medas aterus logus puru chi no siant cussus de is ispecialistus. A s’acabu de su liburu ddoi at su Statudu in sardu, tradusiu in campidanesu de Matteu Porru e in logudoresu de Franciscu Masala.

    S’insufficienzia a respundiri a is esigenzias de sa Sardigna de su 2000, sempiri prus crara a is politicus, a is intellettualis e povinas a sa genti comuna, pòrtat is scientis de Casula  a concruiri ca su Statudu est becciu e ca tòccat a ddu mudai. I est in custu puntu chi sa circa insoru si sàldat cun d’una chistioni politica de oindì, est a narri a su dibattu a pizzus de sa necessidadi de ndi pesai un’Assemblea Costituenti Sarda in sa prospettiva de fai prus agili i cunformada a is tempus e a is problemas suus un’aina cunsiderada arruinada de diora.

    Unu bellu traballu, cussu fattu in s’Istitudu Martini de Casteddu, poita Franciscu Casula est unu maistru in su significu prenu de fueddu, unu chi scit fueddai cun is scientis, chi arrenescit a ddus imburdigai in chistionis no fazilis, prus pagu puru po giovunus casi sempiri no avvesus a s’impignu scolasticu, chi ddus scit organisai in d’una circa longa, ammostendisì ghia segura candu tòccat a intramesai argumentus de genia differenti, a ddis donai sanguni rimandendi de s’unu a s’aterus, a sciolliri argomentus trobeddaus chi prus de una borta scoràggiant povinas professoris armaus de bona voluntadi.

   Su chi ferrit in su liburu est sa capassidadi ammostada de is iscientis de intricciai una sia longa de argumentus storicus culturalis linguisticus, fadendisì a cumprendiri ca is giovunus circadoris sunt arrenescius a biri is interrelatas chi esistint intre storia sarda e storia italiana (sa cosa prus pagu diffizili), ma finas cussas intre storia e cultura, cultura e lingua, lingua cultura e identidadi, e totu custu in su grandu quadru politicu de is urtimus 150 annus, studiau in sensu diacronicu e sincronicu, e su totu bistu in d’una prospettiva chi no est scéti italiana ma europea e, po certas caras, mundiali.

    In donnia argumentu, in donnia pagina s’intendit sa passioni manna de un’intellettuali chi de prus de bint’annus est gherrendi po chi sa storia, sa cultura e sa lingua de Sardigna achistint sa dignidadi prena chi ddis minescit i essant ainas de unu modellu de sviluppu nou.

   Su speru, a pustis de ai liggiu Statuto sardo e dintorni, est chi custu liburu no abarrit arrimau in sa bibliotega de sa scola aund’est nasciu ma chi ndi essat a foras e andit in ateras scolas, totus cussas de s’Isula, si est possibili, po chi, cun sa forza de s’esempiu de chini ddoi at traballau, professori e scientis, donit s’impellida po fai sa matessi cosa in aterus campus, cussus de sa storia, de sa cultura, de s’arti e de sa lingua de Sardigna.

 

 

 
 
 

Antonio Simon Mossa, l'indipendenza e la lingua sarda di Francesco Casula

Post n°802 pubblicato il 19 Luglio 2014 da asu1000

Antonio Simon Mossa, l’Indipendenza e la lingua sarda

di Francesco Casula.

Simon Mossa è un architetto di talento, arredatore, urbanista e artista di genio, insegnante dell’istituto d’arte e scenografo, intellettuale dagli interessi pressoché enciclopedici e dalla forte sensibilità artistica, viaggiatore colto e curioso del nuovo e del diverso tanto da spaziare con gusto e competenza nell’ambito di una pluralità vastissima di arti: dalla letteratura alla pittura e alle arti popolari. Ma è anche brillante ideologo indipendentista e di un nuovo Sardismo, giornalista e polemista ironico e versatile, viaggiatore colto e aperto alle problematiche delle minoranze etniche mondiali, ma soprattutto europee. Conoscendole direttamente, si rende conto della drammatica minaccia di estinzione che pesa su di loro: oramai sul bilico della scomparsa. Contro di esse è in atto infatti un pericolosissimo processo di “genocidio”, soprattutto culturale ma anche politico e sociale. Si tratta di “minoranze” che “l’mperiale geometria delle capitali europee vorrebbe ammutolire”.

Simon Mossa aveva infatti verificato la tendenza del genocidio culturale e non solo, dei popoli senza stato, delle piccole patrie, incorporate e chiuse coattivamente nei grandi leviatani europei e mondiali, “entro un sistema artificioso di frontiere statali, sottoposti a controllo permanente, con evidenti fini di spersonalizzazione, ridotti all’impotenza e di continuo minacciati delle più feroci rappresaglie, se mai tentassero di rompere o indebolire la sacra unità della Patria”.

All’interno di tali minoranze colloca la Sardegna che considera una “unità o comunità etnica ben distinta dalle altre componenti dello Stato Italiano” Per annichilire l’identità etno-nazionale dei Sardi è in atto –secondo Simon Mossa– “un processo forzato di integrazione che minaccia l’identità culturale, linguistica ed etnica”, anche con la complicità di molti sardi che “si lasciano comprare”.

  Uno degli elementi che per Simon Mossa devasta maggiormente l’Identità di un popolo è l’attacco alla cultura e alla lingua locale: in Sardegna dunque il divieto e la proibizione della cultura e della lingua sarda, segnatamente dell’uso pubblico del Sardo.

   L’ideologo nazionalitario e indipendentista sa bene che un popolo senza Identità, in specie culturale e linguistica, è destinato a “morire”: “Se saremmo assorbiti e inglobati nell’etnia dominante e non potremmo salvare la nostra lingua, usi costumi e tradizioni e con essi la nostra civiltà, saremmo inesorabilmente assorbiti e integrati nella cultura italiana e non esisteremo più come popolo sardo. Non avremmo più nulla da dare, più niente da ricevere. Né come individui né tanto meno come comunità sentiremo il legame struggente e profondo con la nostra origine ed allora veramente per la nostra terra non vi sarà più salvezza. Senza Sardi non si fa la Sardegna. I fenomeni di lacerazione del tessuto sociale sardo potranno così continuare, senza resistenza da parte dei Sardi, che come tali, più non esisteranno e così si continuerà con l’alienazione etnica, lo spopolamento, l’emarginazione economica. Ma questo discorso è valido nella misura in cui lo fanno proprio tutti i popoli parlanti una propria originale lingua e stanzianti in un territorio omogeneo, costituenti insomma una nazione che sia assoggettata e inglobata in uno Stato nel quale l’etnia dominante parli una lingua diversa”.

      Poliglotta e appassionato studioso di lingua e di linguistica - fra l’altro traduce in Sardo il Vangelo e scrive ottave deliziose – ritiene che “Il sardo lungi dall’essere un dialetto ridicolo è già, ma in ogni modo può e deve essere una lingua nella misura in cui sia parlato e scritto da un popolo libero e capace di riaffermare la propria identità”. A questo proposito pone questo interrogativo “Hai mai meditato su ciò che significa l’esclusione della nostra lingua madre dalle materie di insegnamento delle scuole pubbliche e il divieto di farne uso negli atti “ufficiali”? Ci regalano insegnanti di un italiano spesso approssimativo e zeppo di provincialismo e noi non abbiamo il diritto di esprimerci adeguatamente nella nostra lingua! Ci hanno privato del primordiale e più autenticamente <autonomista> strumento di comunicazione fra gli uomini!”.

   Sostiene ciò nel Luglio del 1967, molto prima che in Sardegna la questione del “Bilinguismo perfetto” diventasse oggetto di discussione prima e di iniziativa politica poi: a buona ragione possiamo perciò considerare Simon Mossa, il vero profeta e anticipatore delle proposte prima e della Legge regionale 26 sul Bilinguismo poi. Con acume e perspicacia aveva capito che il problema della Lingua sarda non era tanto o soltanto parlarla, magari nell'ambito familiare, ma scriverla e soprattutto insegnarla nelle Scuole e usarla nella Pubblica Amministrazione: il problema era cioè la sua ufficializzazione.

   Oggi noi nel 2014 sappiamo bene che la Lingua sarda, al di fuori di questa prospettiva è destinata a morire o, al massimo, a vivacchiare e languire, marginalizzata e ghettizzata. Simon Mossa questo lo aveva capito ben più di 45 anni fa.

 
 
 
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Questo blog, bilingue ( in Sardo e in Italiano) a disposizione, in modo particolare, di tutti i Sardi - residenti o comunque nati in Sardegna - pubblicherà soprattutto articoli, interventi, saggi sui problemi dell'Identità, ad iniziare da quelli riguardanti la Lingua, la Storia, la Cultura sarda.

Ecco il primo saggio sull'Identità, pubblicato recentemente (in Sardegna, university press, antropologia, Editore CUEC/ISRE, Cagliari 2007) e su Lingua e cultura sarda nella storia e oggi (pubblicato nel volume Pro un'iscola prus sarda, Ed. CUEC, Cagliari 2004). Seguirà la versione in Italiano della Monografia su Gramsci (di prossima pubblicazione) mentre quella in lingua sarda è stata pubblicata dall'Alfa editrice di Quartu nel 2006 (a firma mia e di Matteo Porru).

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