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IL NIENTE

Post n°168 pubblicato il 01 Marzo 2012 da algori

8 mesi scivolati via. Un po di meritate vacanze nei primi mesi, poi tutti i lavori di casa tralasciati in tanti anni di frenetico impegno in azienda, e poi ….. più niente. E nel mentre, una continua ricerca di opportunita’, di proposte di lavoro, a pensare cos’è successo e cosa doveva essere fatto diversamente….. per imparare dai propri errori ed essere migliori nel futuro. Ma dentro il vuoto. Ora comprendo tutte quelle persone viste alla tv, amareggiate, spente, tristi ed arrabbiate per aver perso il lavoro. Pensiamo per il solo fatto di averle viste alla tv di aver compreso ciò che provano, ma non è vero. Non sappiamo un bel niente. Bisogna viverle certe situazioni per capirle. Sapete, in questi anni di lavoro, preso dai mille impegni, dalle cose frenetiche da fare tutti i giorni, dai contatti con le persone, clienti, fornitori, colleghi, mi sono sentito parte di un mondo così grande e vasto, da impedirmi di capire chi, per varie ragioni, continuava a dire di sentirsi solo. In realtà è bastato poco. Una volta perso il lavoro, nonostante le continue ricerche, gli invii del CV in ogni dove, nessuna risposta è arrivata. Anche gli amici, i colleghi, le persone con le quali ho condiviso 25 anni di lavoro, a poco a poco si sono allontanate. E le comprendo. Incontrarsi con chi non ha nulla da fare tutto il giorno, non ha progetti, niente da raccontare di particolare, impegnato nel niente, mentre loro affaccendati in mille cose….. quasi infastiditi o invidiosi del confronto. Nemmeno io resterei a parlare con me stesso a volte. Ed ora tutto intorno il niente. Quel mondo cosi vasto senza confini e limiti, in un solo istante si è ridotto drasticamente alle quattro mura di casa, dove ora, gira e vive ogni mio momento. Uscire, non è più importante se non hai un dove andare. Acquistare qualcosa deve avere una finalità di utilizzo che al momento non c’è. Strano davvero questo niente. TI fa pensare cosi tante cose. Ti fa credere di essere sbagliato, inadatto al mondo che sta fuori, incapace di far fronte alle sfide del momento e di doverti rassegnare per i prossimi anni al niente. Voglio ricordare questo niente. Questa sensazione di impotenza e di sopraffazione degli eventi che mi hanno travolto e stanno cercando di portarmi via in questi mesi, verso il niente. Voglio ricordarla davvero, perché farà parte della mia esperienza e mi renderà diverso da quello che sono stato fino a ieri. Forse migliore, più comprensivo verso gli altri, e magari anche più forte e tenace nell'affrontare le sfide del futuro. Ma oggi, in questo momento, quanto è difficile andare avanti e ripetersi ogni giorno 'coraggio, non devo lasciarmi andare, devo continuare a guardare avanti e a credere che ci sarà un futuro migliore'. E ci sarà.

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