Oramai facciamo solo più sor(ridere)...

Post n°75 pubblicato il 07 Agosto 2009 da pierrot2006
 
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Una fonte del governo turco rivela il retroscena della firma dell'accordo South Stream: "Il premier ha chiamato: voleva partecipare alla cerimonia. Putin e Erdogan hanno sorriso"

Berlusconi "eroe" del gasdotto?
La "sorpresa" della Turchia

Erdogan, Putin e Berlusconi ad Ankara

ISTANBUL - Quando il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi ha definito come "un grande successo della diplomazia italiana" l'accordo siglato ieri tra Turchia e Russia sul gasdotto South Stream, il governo di Ankara si è stupito non poco. Lo rivela una fonte del governo Erdogan alla Reuters, che oggi riporta la ricostruzione della bizzarra "intrusione" di Berlusconi nella cerimonia della firma.

Gli accordi tra Mosca e Ankara per far passare il gas russo attraverso le acque turche del Mar Nero fino all'Europa erano "già stati conclusi - racconta la fonte alla Reuters - quando il governo turco ha ricevuto un'inaspettata richiesta dell'ultimo minuto da parte di Berlusconi che voleva partecipare alla cerimonia della firma" del premier russo Vladimir Putin e di quello turco Tayyip Erdogan, ad Ankara. La fonte aggiunge che si è creata una "certa sorpresa" quando ci si è resi conto che Berlusconi voleva rivendicare l'accordo come un suo successo personale.

"E' il tipo di cosa che può causare un problema diplomatico - dice ancora la fonte turca - Ma siccome si trattava di Berlusconi, ha solo fatto sorridere i due leader". La Reuters cita anche il sito del
governo italiano che riporta la dichiarazione secondo cui il progetto South Stream è "un successo personale del primo ministro italiano". Per i turchi, una vera "esagerazione".

(7 agosto 2009)

 
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Il dolore di Barbara B.

Post n°74 pubblicato il 05 Agosto 2009 da pierrot2006
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Notizia del 5 agosto 2009 - 09:02

Il dispiacere per il divorzio di mamma e papà, la sorpresa per la storia di Noemi, la verità sulle lotte tra fratelli per l'eredità dell'uomo più potente (e discusso) d'Italia. La figlia di Berlusconi si racconta senza peli sulla lingua. E "Lui" s'infuria

 

Aggiornamento delle ore 11.20: Si legge su Repubblica.it: L’intervista ha suscitato le ire di papà Silvio, che nelle parole della figlia ha rivisto gli attacchi della moglie Veronica e che ieri sera ha chiesto e ottenuto da Barbara delle precisazioni sulle sue dichiarazioni. Il suo commento è stato lapidario, ma significativo: «Che amarezza. Nessuno mi ha avvertito. Un colpo a freddo».


 

Vaglielo a spiegare ai genitori che divorziano che i figli ci soffrono. Ci soffrono quando loro stessi hanno già dei figli, figuriamoci quando sono bambini. L'ultima testimonianza di questo dolore viene da Barbara Berlusconi, figlia di Silvio e di Veronica Lario. Suo papà in questi mesi è al centro delle cronache, non tanto (o non solo) per la vita politica, ma quella privata. La frequentazione con la minorenne Noemi, le testimonianze scomode di Patrizia D'Addario, le feste a villa Certosa, in Sardegna... Barbara dà ancora una volta prova di saggezza e in un'intervista a Vanity Fair, quando le chiedono lumi sulle dichiarazioni di suo padre che si definisce "non un santo" risponde: «Penso che una società esprima un senso della morale comune. I rappresentanti politici che sono chiamati a ben governare, a far prosperare la comunità, sono anche tenuti a salvaguardare i valori che essa esprime, possibilmente a elevarli. Non credo, quindi, che un uomo politico possa permettersi la distinzione tra vita pubblica e vita privata». Quanto al caso Noemi sottolinea: « Mi ha stupito. È una dimensione che non ha mai fatto parte del mio quotidiano. La mia storia è quella di una ragazza che ha vissuto la sua giovinezza in modo sereno e normale. Non ho mai frequentato uomini anziani. Sono legami psicologici di cui non ho esperienza».

Ma l'intervista è lunga e articolata e c'è spazio per parlare di tutto: del suo nuovo bambino e delle lotte tra fratelli per l'ampia eredità. «A oggi non c'è nessuna lotta. E, se mio padre è uomo giusto ed equo, non ce ne saranno nemmeno in futuro». Barbara confessa "dolore" per la crisi fra i genitori e quando le chiedono se si tratta della fine di un grande amore dice: «Sono sicura che lo sia stato per la mamma. Però di certo, in trent'anni di vita insieme, hanno sempre avuto a cuore il reciproco bene». Perché ha chiamato il suo secondo figlio Edoardo? «Si è ripetuta la stessa situazione di quando è nato Alessandro (il primogenito, di 21 mesi, ndr). Anche questa volta mio padre mi ha chiesto: "Edoardo, che cosa mi rappresenta?". Poi mi ha suggerito Silvio, Luigi, Paolo. Diciamo che ho di nuovo preferito interrompere la tradizione di famiglia». L'estate scorsa Alessandro è stato fotografato con nonno Silvio e nonna Veronica. Quasi il simbolo di una ritrovata unità. «È vero - dice la figlia del Cavaliere - la nascita di Alessandro aveva portato grande armonia, e i miei genitori si erano ritrovati intorno al nipotino. È stato un momento bello per tutti. Papà tornava a casa più spesso, era un'occasione di contatto in più». Non sposa Giorgio Valaguzza, il padre dei suoi figli? «In questo momento siamo una coppia felice che non avverte l'esigenza del matrimonio. Del resto, nessuno mi ha mai chiesta in moglie. E non sto lanciando un messaggio», sottolinea. Dove vi siete conosciuti? «Otto anni fa, a Porto Rotondo. Colpo di fulmine, ma solo per me. Lui non ne voleva sapere: avevo 16 anni e lui 22, a quell'età le differenze si fanno sentire. Poi, immaginate un ragazzo che esce con una che ha la scorta al seguito. Forse il fatto che Giorgio in tanti anni abbia saputo dirmi parecchi no mi ha convinto che è l'uomo sincero e diretto che ho sempre cercato». Alti e bassi? «Certo. C'è stato tutto - dice Barbara Berlusconi - parecchi scivoloni, quello che accade in una normale coppia giovanissima».

Uno di quegli scivoloni ha fatto parlare. I paparazzi la sorpresero fuori da un locale notturno a Milano. Le foto vennero pubblicate in parte dal settimanale Chi, poi da Novella 2000. «Sono gelosa anch'io, e mi è capitato di dover fare buon viso a cattivo gioco. Solo che, se succede a me, è tutto amplificato. In quelle foto non c'era nulla, neanche un bacio. Ho sbagliato io a dargli peso. E il caso è montato. A dirla tutta, in passato ci sono state cose più serie: io e Giorgio ci siamo anche lasciati. Ma continuavo a cercare in altri quello che avevo visto in lui. La verità è che, dopo otto anni, sono ancora innamorata. Lui mi sa capire e mi dà equilibrio».

La vicenda del divorzio quanto le pesa, come figlia? «Il dolore è grande, un valore e una realtà si stanno sgretolando. Più forte è il senso dell'unione familiare che uno ha, e nel mio caso è molto forte, più si amplifica la delusione. Ma almeno noi fratelli stiamo vivendo questo momento in età consapevole. Voglio essere vicina a entrambi i miei genitori, perché quello che non traspare all'esterno è che la loro sofferenza è profonda e tocca entrambi». È la fine di un grande amore? «Sono sicura che lo sia stato per la mamma. Però di certo - prosegue - in trent'anni di vita insieme, hanno sempre avuto a cuore il reciproco bene». A molti è apparso un matrimonio troppo privato e troppo poco pubblico. Sua madre non ha quasi mai fatto la First Lady. «Mia madre - prosegue - ha avuto un solo grande interesse: tutelare la sua famiglia. Ed è stata una bella famiglia. In questo senso, ha fatto un grande lavoro, con continua dedizione, e non so come ringraziarla. Non è nella sua natura essere una donna pubblica, e con mio padre c'è sempre stato un rispetto reciproco dei ruoli».

Qual è il suo futuro lavorativo? «Io lavoro già. Dal 2003 sono nel Consiglio di Amministrazione di Fininvest, ho interessi immobiliari e finanziari e di recente mi sono impegnata nel progetto della galleria Cardi Black Box. Non so se oggi quello che voglio è solo un ruolo diverso nelle aziende di famiglia. Ma ho la passione per l'editoria, e mio padre ha sempre visto in me delle qualità che potevano essere adeguate per questo settore. Lui ha sempre pensato che, quando ne avessi avuto le capacità, mi sarei occupata di Mondadori», dice ancora Barbara Berlusconi. Dove va in vacanza? «Per me le vacanze in Sardegna sono sempre state una consuetudine. Con me e Giorgio, a Villa Certosa, verranno alcune coppie di amici con i loro figli. Sarà un'estate serena, in famiglia». (Libero News)

 
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Giudici di Corte o a corte?

Post n°73 pubblicato il 08 Luglio 2009 da pierrot2006
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2 luglio 2009 - 11:32

Giudici di Corte o a corte?


Due membri della Corte costituzionale che dovrà esprimersi sul Lodo Alfano sono stati a cena con Silvio Berlusconi. Che ne pensi?
 
di Daniele Passanante

La Corte costituzionale fra qualche settimana dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano e due giudici che ne fanno parte che fanno? Vanno a cena con Silvio Berlusconi che beneficerà delle famose "disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato". Di cosa si occupa esattamente questo alto organo della Repubblica italiana? La Corte costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni. Inoltre regola i conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni. Infine opera sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione e interviene sull'ammissibilità dei referendum.

Peter Gomez del settimanale l'Espresso  scrive di una cena segreta, "un incontro carbonaro tra il premier, Alfano, Ghedini e due giudici della Corte Costituzionale". Obiettivo della serata: parlare della giustizia, ma come non pensare alla faccenda dell'immunità di Berlusconi? «Il governo Berlusconi non ha organizzato nella casa del giudice Mazzella alcuna riunione», ha dichiarato Elio Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento rispondendo in occasione del Question time alla Camera a una interrogazione del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro. Vito ha anche escluso che, durante la cena con il presidente del Consiglio Berlusconi e il Guardasigilli Alfano, si sia parlato del lodo che porta il nome del ministro della Giustizia.

Ma i dubbi restano. I fatti: Luigi Mazzella, uno dei 15 giudici costituzionali, nel maggio scorso invita a cena in casa propria il premier Silvio Berlusconi. Alla serata partecipano il ministro della Giustizia Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. È anche presente un'altra toga della Corte: Paolo Maria Napolitano. Se i commensali abbiano parlato di riforma della giustizia o altre leggi non è dato sapere. Resta il fatto che un incontro del genere in qualsiasi altro Paese sarebbe stato anomalo e avrebbe certamente portato alle dimissioni dei giudici coinvolti. Da noi, si sa, nessuno si dimette, nemmeno di fronte a colpe gravi.

Ma per capire se il Lodo Alfano rispetta o meno la Costituzione italiana basta prendere l'articolo 3 che dice: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Volendo, se si riuscisse a fare dell'ironia sulla faccenda, si può anche leggere il motto finale della "La fattoria degli animali" di George Orwell che, per quanto fosse un'allegoria dello stalinismo sovietico, si adatta bene anche all'italia berlusconiana: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri». 

 
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Berluschini, milionari in erba

Post n°72 pubblicato il 30 Marzo 2009 da pierrot2006
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Barbara, Luigi ed Eleonora Berlusconi si sono "regalati" un premio sulle proprie azioni della holding di famiglia. Utile ricavato: un milione e mezzo di euro circa ciascuno. Questo sì che significa prendere la crisi con ottimismo!
La crisi vi deprime? Imparate un po' di sano ottimismo (come esorta papà Silvio) da Barbara, Luigi ed Eleonora Berlusconi, che in tempi così magri (per gli altri) si sono "regalati" un premio sulle proprie azioni della holding di famiglia. Utile ricavato: un milione e mezzo di euro circa ciascuno.

Secondo quanto rivela Italia Oggi, i tre rampolli del Cavaliere hanno imparato a giocare con profitto a Monopoli: attribuitisi un premio di 4,30 euro per ciascuna delle 977.600 azioni della Holding italiana quattordicesima spa in loro possesso, i "Berluschini" si sono accaparrati, grazie alla titolarità del 31,33% del capitale, buona parte dell'assegno di 4,203 milioni di euro diviso tra gli azionisti.

In soldoni, la manovrina finanziaria fatta in casa ha fruttato loro 1.401.228,1 euro ciascuno. Un tesoretto per le spesucce previste di immobili di prestigio. E i tre infatti spendono, investono, non lasciano certo ammuffire i 55 milioni di utili che macina la loro Holding.

Costerà loro per esempio cinque milioni di euro l'ingresso nel fondo di private equity Sator creato da Matteo Arpe. Quello stesso fondo per il quale tempo fa si sussurrava che Luigi Berlusconi - aspirante finanziere dopo che è sbollita, forse, la vocazione mistica - volesse essere liquidato dal padre per godere di mezzi e libertà di impresa con l'amico Arpe. 

Se i rumors di qualche tempo fa testimoniavano le presunte preoccupazioni di
Veronica Lario per il patrimonio reale destinato ai suoi tre figli, considerati i ruoli preponderanti nell'azienda di famiglia ricoperti dalla primogenita Marina e dal fratello Piersilvio, nati dall'unione di Silvio con la prima moglie Carla Elvira Dall'Oglio, questi giri milionari sembrerebbero destituire di fondamento quelle illazioni.

Tanto più che la montagna di utili della società dei Berluschini dipende quasi interamente dal dividendo distribuito dalla Fininvest. Rischio imprenditoriale prossimo allo zero, insomma. Investimenti nel mattone (attività nel dna dei Berlusconi), soldi che fanno soldi: sarà questa la finanza etica di cui si è fatta promotrice Barbara Berlusconi e di cui s'è discusso al convegno organizzato dalla sua Milano Young? Così è facile essere ottimisti: sono le imprese che producono il vero made in Italy che oggi chiudono i battenti, schiacciate dalla
crisi, soffocate da un mercato selvaggio e per nulla difese né aiutate. (Libero News)

 
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Conti pubblici, le stime del governo: pressione fiscale record nel 2009

Post n°71 pubblicato il 05 Febbraio 2009 da pierrot2006
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Il pil si contrae dell'1,7%, il deficit sale al 3,7%, il debito pubblico al 111,2%

ROMA - Il Pil che si contrae dell'1,7% (ma non è escluso che ci spossa essere un ritocco dell'ultima ora per portarlo al -2% come prevede la Commissione Europea), il deficit che sale al 3,7% e il debito pubblico che aumenta di quasi cinque punti balzando al 111,2% e una pressione fiscale ai livelli record (43,3%) del 2007 durante il governo Prodi. Sono queste le nuove stime 2009 del governo inserite in una bozza dell'aggiornamento del Programma di stabilità italiano. Il documento, secondo quanto si è appreso, sarà portato domani dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti all'esame del Consiglio dei Ministri prima dell'invio alla Commissione Europea di Bruxelles.

"La debolezza della fase congiunturale - è scritto nella bozza della nota informativa che accompagna il nuovo Programma di stabilità - è prevista perdurare nei primi tre trimestri del 2009, con un recupero a partire dall'ultimo trimestre dell'anno. Nel complesso, rispetto alla Relazione Previsionale e Programmatica, le prospettive sono riviste al ribasso per il 2008 e per il 2009, rispettivamente di 0,7 punti e di 2,2 punti percentuali: il pil è atteso registrare una contrazione pari a -0,6% nel 2008 e -1,7% nel 2009. Minore crescita è attesa anche per gli anni seguenti".

La pressione fiscale tornerà quest'anno a livelli record, nonostante un calo del gettito in termini assoluti. La riduzione della crescita economica porterà questo rapporto di nuovo al 43,3%, cioè al picco registrato nel 2007 dal precedente governo. E' questa una delle nuove stime stilate dal governo, previste dalla bozza del Programma di stabilità.
Nella bozza della nota informativa che accompagna il Programma di stabilità, è scritto che il 2009 registrerà un calo del gettito fiscale del 2,2%. Nonostante questo, ci sarà un aumento della pressione fiscale che tornerà dal 43% del 2008 al 43,3% del 2009. Come nel 2007, sarà il livello più alto, se si esclude il 1997, cioè l'anno in cui gli italiani pagarono l'Eurotassa nel quale toccò il 43,7%.

La pressione fiscale, cioè il rapporto tra le tasse incassate e la ricchezza prodotta dal paese, tornerà a scendere sotto la soglia del 43% solo nel 2013 (42,9%) mentre rimarrà al 43,3% nel 2010, al 43,1% nel 2011, al 43,0% nel 2012.

Nella nota informativa del Programma di stabilità si legge che "la crisi economico-finanziaria ha investito tutti i paesi" e che "il governo italiano ha agito tempestivamente, prima di rispondere alle criticità del sistema bancario nazionale, poi per alleviare l'impatto sfavorevole sull'economia e sui cittadini".
Viene così ribadito che "l'economia italiana è relativamente meno esposta rispetto agli altri paesi europei ai rischi specifici della crisi globale. Che la correzione del settore immobiliare sembra minore rispetto ad altri paesi industrializzati, il sistema bancario italiano appare comparativamente meno esposto alla crisi, le famiglie italiane sono meno indebitate rispetto a quelle degli altri Paesi".

Il quadro di finanza pubblica per gli anni 2008-2013, indica che "nonostante l'aggravarsi della crisi economica e il conseguente peggioramento delle condizioni di finanza pubblica, l'indebitamento netto rimane al di sotto del limite del 3% nel 2008, eccede questo limite nel 2009 mentre riprende una tendenza alla diminuzione negli anni successivi".

La tabella dopo il 2,6% del 2008 e del 3,7% del 2009, scende al 3,2% nel 2010, al 2,8% nel 2011, del 2,7% nel 2012, al 2,6% nel 2013. Nel 2009 a pesare sui conti è tra l'altro la previsione di una contrazione del gettito fiscale di 2,2 punti percentuali ma anche di una evoluzione più contenuta dei contributi sociali in linea con l'andamento dell'occupazione. Ma il valore è diverso se si considera l'indebitamento netto corretto per il ciclo, che Bruxelles considera se si è sotto il 3%: sarà al 3% nel 2009, ma poi scenderà al 2,5% nel 2010, e al 2,2% nel 2011.

Più preoccupante l'andamento del debito, che nelle nuove previsioni dal 105,9% del 2008, tornerà a salire per rimanere fermo sopra al sopra il 111% del pil nel triennio 2009-2012 (con il picco del 112,5% il prossimo anno) e poi ridursi lievemente al 101,5%& nel 2013: cioè alla fine del quinquennio considerato il debito sarà quattro punti più alto dell'attuale.

(5 febbraio 2009)

 
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La grande beffa della social card

Post n°70 pubblicato il 15 Gennaio 2009 da pierrot2006
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Mancano i 120 euro di accredito su oltre un terzo delle tessere distribuite ai cittadini
Una su tre è senza soldi

di ANTONELLO CAPORALE
 
ROMA - Si dice: morire di vergogna. "Avevo il Dixan in mano, anche una confezione di orzo e una scatola di tonno ma mi è venuto un presentimento: vuoi vedere che non funziona? Allora ho preso la tessera e ho chiesto alla commessa di digitare i numeri, io non vedo bene. Non era stata caricata. Avevo i soldi stretti nell'altra mano, già tutti contati, e glieli ho dati e così è finita. Non l'ho più usata". Maria Pia, 67 anni, è fuggita via dal supermercato di Viareggio rossa in viso, e meno male che non c'era nessuno in fila. Comunque in quel supermercato non ci tornerà più.

La tessera di Tremonti è di un bel azzurro sereno. Come il cielo di Forza Italia, quello di una volta. Un tricolore ondulato la attraversa da sinistra a destra e sembra la scia delle mitiche frecce. "E' anonima naturalmente per non creare imbarazzo", commentò Silvio Berlusconi il giorno dell'inaugurazione della campagna dei 40 euro mensili ai bisognosi d'Italia.
Anonima. Infatti ieri, supermercato Sma di Roma, commessa indaffarata alla cassa, signore anziano in fila: "Ha per caso la social card?". Il no è asciutto e risentito. "Scusi, ma era per capire come pagava".
Lusy Montemarian non ha pagato, anzi è scoppiata in un pianto dirotto quando le hanno comunicato, come fa il medico alla famiglia del congiunto morente, che non ce l'aveva fatta. Un pianto raccolto da una microtelecamera di "Mi manda Raitre" e unito ad altri pietosi casi. Un mattone sull'altro, e un altro ancora. Alla fine si edifica questo incredibile muro della vergogna che attraversa la penisola e la trafigge senza colpa.

La Social Card, il circuito Mastercard. Protagonisti di una favola. Una strisciata e via. La pensionata indigente che alla cassa del panificio, come la donna chic di via Condotti, apre il borsello, non tocca i soldi sporchi, ma sfila la carta di credito. Un secondo magnetico. Se la carta è piena. Se è vuota - e lo sono un terzo delle circa 500 mila distribuite - la pensionata deve restituire il pane e ritirare l'umiliazione pubblica. Era il 19 giugno, era estate, e il ministro Giulio Tremonti annunciava una vecchia novità: la carta di credito per i poveri. Vecchia perché l'aveva pensata Vincenzo Visco, nell'arcaico '97: sconti sulla spesa, sugli affitti, sui beni di prima necessità. Vecchia perché l'aveva apprezzata Ermanno Gorrieri, comandate partigiano, fondatore del movimento Cristiano Sociali. Gorrieri è morto nel 2004.
Nel 2008 è Tremonti a presenziare e presentare la svolta: una manovrina da 450 milioni di euro, 200 coperti dall'Eni, 50 dall'Enel, altri dalla Robin Tax. Togliere ai ricchi, dare ai poveri: 40 euro al mese, 80 euro accreditati ogni due mesi. Per un anno intero. Quattro mesi di annunci, di serrata organizzazione.
Pronti. Si parte il primo dicembre. Attenzione: chi conserva 15 mila euro, in banca o alla posta, pensionato o disoccupato, non ha diritto alla carta di credito dello Stato.

Sono in 520 mila a dicembre a chiedere la social card, pensionati con reddito dai 6 mila euro agli 8 mila, coppie di anziani, famiglie con figli a carico, non oltre i tre anni però. Con una sola casa di proprietà, un'automobile e un'utenza elettrica attiva. In fila, per ore, davanti ai 9 mila uffici postali. Perché chi completava le pratiche entro il 31 dicembre, aveva diritto a 120 euro (ottobre, novembre e appunto dicembre) di partenza. Una corsa verso il nulla. Perché il 30 dicembre, con ottimismo natalizio, l'Inps - che doveva accertare il reddito - dichiarava di aver ricaricato 330 mila tessere. Le altre erano vuote.

Migliaia di italiani si sono ritrovati in mano una patacca. Una carta azzurra, di plastica, con il retro magnetico, il numero, il logo giallo e rosso della Mastercard. Belle, eccome. E di valore: si stima costi almeno 50 centesimi l'una, più 1 euro per la ricarica bimestrale, più il 2 per cento per le spese del circuito bancario. Uno scherzetto da 8 milioni e 500mila di euro, a pieno regime. Una lotteria per il mezzo milione di italiani che, soltanto alla cassa e davanti al commesso, saprà se la sua carta annonaria è buona oppure è uno scherzo del destino, se può permettere di fare la spese oppure di annunciare la propria povertà a tutti.
Duecentomila tessere vagano scoperte di tasca in tasca, sospese o respinte. Duecentomila italiani, forse di più, le possiedono senza poterle utilizzare. Alcuni (pochi) lo sanno. Altri, molti altri, che non sanno, vanno incontro alla sciagura.

Ci vuole del metodo per ideare una così lunga e inutile fatica. Prima fila: farsi certificare la povertà, la disgrazia assoluta. Seimila euro all'anno. In fila, naturalmente per vedersi attestata dal patronato la sospirata povertà. Poi l'Inps, le Poste, sempre in fila, sempre allo stesso modo. Infine, coraggio, andare al supermercato ed esibirla questa maledetta povertà. E poi, duecentomila volte finora, vederla svergognata: "La tessera non è carica". Ma ha letto bene?

Per la social card un poveretto di Catania è ricoverato (coma farmacologico) in ospedale a seguito di furiosa lite, recita un dispaccio dell'Ansa del 3 gennaio scorso, generata "dalla discussione per l'ottenimento della social card". Giovanni Spatola, imbianchino di 47 anni, si è costituito ai carabinieri confessando di aver fracassato il cranio del conoscente con una chiave inglese. Chi dei due doveva ottenere la social card? A Verona boom di ritiri. Il dato, riferisce la direzione delle Poste, è connesso alla presenza nel luogo di molti istituti religiosi. Trecento tra suore e frati si sono presentati all'incasso. Nullatenenti. Perciò potevano. A Castelletto di Brenzone, minuscolo villaggio sul lago di Garda, ne sono state elargite più di cinquanta. Come mai? Lì ha sede l'istituto delle piccole suore della Sacra Famiglia. Amen.

"Disagi e umiliazioni di ogni genere. Accreditategli questi benedetti quaranta euro sulle pensioni, così risparmierete dei soldi anche voi", ha consigliato Pierluigi Bersani ieri alla Camera al ministro dell'Economia. "E' la truffa del secolo, un flop, il più grande bluff tremontiano", dice Franco Laratta, il deputato calabrese del Partito democratico mentre raccoglie le firme per un'interpellanza urgente sulla precoce agonia di questa tesserina azzurrissima, molto patriottica con quel fascio tricolore.

(15 gennaio 2009)

 
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I DATI DELLA CRISI

Post n°69 pubblicato il 22 Dicembre 2008 da pierrot2006
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Nonostante vengano fatti passare sul neutrale (?!) TG "Studio Aperto" bellissimi servizi su come per gli italiani non c'è crisi, anzi sembra che a Roma e altri posti siano aumentati i consumi. Ad esempio le vendite di borse oltre i 1000 Euro vanno alla grande, tanti italiani sono alla canna del gas, non sanno come sopravvivere. Ma per il Governo è solo propaganda disfattista. Voi come ve la passate ?

22/12/2008 (12:50) - LA STAMPA

"Il 5% non ha soldi per mangiare"
L'Italia rimane il fanalino di coda nell'Europe dei Quindici
Tragica la situazione italiana rilevata dall'Istat: una famiglia media guadagna meno di duemila euro al mese e molti non possono fronteggiare le spese mediche
ROMA
È allarme per le famiglie italiane: nel 2007 il 5,3% ha dichiarato di non avere avuto risorse sufficienti per l’acquisto del cibo e il 15,4% di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. E resta alto il divario tra le condizioni economiche delle famiglie del Nord e quelle del Sud così come, nel Meridione, si rafforza la distanza tra ricchi e poveri. È questa la fotografia del Belpaese scattata dall’Istat nell’indagine sulla distribuzione del reddito e le condizioni di vita in Italia 2006-2007.

Le famiglie riescono sempre meno ad affrontare spese impreviste: quasi un terzo, secondo l’istituto di statistica, ha dichiarato di avere difficoltà a sostenerle per 700 euro (32,9%), una percentuale che al Sud arriva al 46,4%. E aumenta la percentuale di famiglie che ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese, passando dal 14,6% del 2006 al 15,4% registrato a fine 2007. Critica la situazione delle coppie con almeno tre figli, delle famiglie monoparentali (in particolare le madri sole) e degli anziani soli: il 38,2% delle prime e oltre il 40% delle seconde ha dichiarato di non poter affrontare una spesa inattesa di 700 euro. Per gli anziani soli l’insufficienza di risorse per affrontare le spese mediche si registra nel 14,6% dei casi (circa un terzo sopra la media), mentre tra i monogenitori i problemi riguardano in particolare le spese alimentari (8,6% a fronte del 5,3% registrato per tutte le famiglie) e il pagamento delle bollette (il 12,3% si è trovato in arretrato almeno una volta nei 12 mesi precedenti). La tipologia famigliare che presenta invece minori difficoltà economiche è quella delle coppie senza figli (nel 2007 soltanto l’11,2% dei casi). Quanto ai redditi, metà delle famiglie italiane ha guadagnato nel 2006 meno di 1.924 euro al mese, il 2,8% in più rispetto al 2005.

In media, secondo l’Istat, le famiglie italiane hanno percepito un reddito netto di circa 2.379 euro al mese, tuttavia per il 61,8% il valore si attesta sotto la media. E in questa situazione di crisi, si accentua il divario tra le condizioni economiche delle famiglie del Nord e quelle del Sud e, nel Meridione, è più forte la distanza tra ricchi e poveri. Secondo l’Istat la regione con la situazione più critica è la Sicilia, mentre quella migliore si registra nella provincia autonoma di Bolzano e in Emilia Romagna.

Di fronte a una crisi economica globale che mette a rischio migliaia di posti di lavoro, arriva la ricetta del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Lavorare anche meno, pur di lavorare tutti». Il ministro, parlando della settimana corta indicata dal Cancelliere tedesco Angela Merkel, spiega che «a differenza della Germania noi abbiamo già un robusto sistema di ammortizzatori sociali che ci consente di spalmare un minor carico di lavoro su più persone. Questa è la funzione della cassa integrazione a rotazione e non a zero ore e della stessa cassa integrazione ordinaria». In pratica una persona potrebbe lavorare 4 giorni e i restanti andare in cassa integrazione: «Si può andare in cassa integrazione per una parte della settimana e lavorare per la restante. Ma penso anche ai contratti di solidarietà».
 
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Risarcimenti e pubblicità

Post n°68 pubblicato il 02 Settembre 2008 da pierrot2006
Foto di pierrot2006

Berlusconi va in Libia per firmare uno storico accordo post-coloniale. Ma con la scusa dei nipotini ne "approfitta" per fare uno spot alle sue riviste
 
Andare in un Paese straniero a sborsare cinque miliardi di dollari non deve essere facile per nessuno. Nemmeno per Silvio Berlusconi, sebbene i soldi in questione non siano suoi - si tratta della cifra compensativa che l'Italia verserà alla Libia per i danni del colonialismo - e saranno versati un po' alla volta per 20 anni.

Già che era a Tripoli, circondato da migliaia di persone e centinaia di giornalisti internazionali, il Cavaliere ha dunque pensato di approfittarne per far "rientrare" qualche soldino. Così, prima di passare alle discussioni serie con Gheddafi, ha voluto mostrare al leader locale le foto dei suoi nipotini. Ma, a differenza di tanti nonni, che hanno in tasca un album o degli scatti nel portafogli, nonno Silvio ha sfodarato le riviste della sua casa editrice (Chi in particolare), le ha mostrate al Colonello (a favore di camera, caso mai ci fosse qualche investitore pubblicitario in ascolto) e poi gli le ha munificamente regalate così che potesse gustarsi anche in famiglia l'idillio con Veronica e discendenza. Geniale, no? (Libero News)


 
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Famiglia Cristiana

Post n°67 pubblicato il 12 Agosto 2008 da pierrot2006
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Nuovo attacco di Famiglia Cristiana al Governo: "Basta con le buffonate"

Continuano gli attacchi di Famiglia Cristiana al governo. Nell'editoriale pubblicato sul prossimo numero, il settimanale definisce l'Italia "un Paese da marciapiede" e le iniziative sulla sicurezza "buffonate". Dure reazioni della Pdl: Bertolini, "Colpo di sole", Gasparri, "Criptocomunisti".

"La verità, si legge nell'editoriale, è che 'il Paese da marciapiede' i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l'attenzione con le immagini del 'presidente spazzino', l'inutile 'gioco dei soldatini' nelle città, i finti problemi di sicurezza, ma c'è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le 'buffonate', che servono solo a riempire pagine di giornali".

Ancora il settimanale se la prende con "le aziende che fanno enormi profitti, mentre il Pil è a zero. L'industria vola ma sui precari non si muove niente",  Famiglia Cristiana esprime "preoccupazione" per lo stato delle famiglie italiane e per la recessione che sta colpendo il nostro Paese.

Non è la prima volta che il settimanale attacca l'operato del governo, già in precedenza Famiglia Cristiana aveva pesantemente criticato il pacchetto sicurezza per le norme sui Rom, ed ancora prima il Presidente Berlusconi, definito "ossessionato dai giudici", ma questa volta l'editoriale se la prende con tutta la politica del governo.

Non si sono fatte attendere le reazioni politiche: Isabella Bertolini, del direttvo Pdl, ha parlato di "un colpo di sole", mentre Maurizio Gasparri ha definito il settimanale "criptocomunista".

 
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Imperativo: Bloccare i (miei) processi

Post n°66 pubblicato il 12 Giugno 2008 da pierrot2006
Foto di pierrot2006

Diritti tv e caso Mills fermi per un anno in attesa di una nuova legge sulle alte cariche. Processi congelati e lodo Schifani

di LIANA MILELLA

ROMA - Un gradino dopo l'altro. Passando per una norma che blocchi tutti i processi in corso per un anno, e tra questi principalmente quelli di Berlusconi a Milano (corruzione Mills, diritti televisivi Medusa). E puntando poi diritto a un disegno di legge che riproponga, riveduto e corretto per evitare i fulmini della Consulta, il famoso lodo Schifani, la legge che nel 2003 fermò per sei mesi tutti i procedimenti contro le cinque più alte cariche dello Stato. Cavaliere compreso, visto che l'attuale presidente del Consiglio rivestiva la stessa carica allora e, per giunta nel semestre di presidente di turno della Ue, vedeva incombergli addosso la conclusione del processo Sme.

Il cammino è segnato, i passi legislativi decisi, i testi di massima già pronti, visto che Niccolò Ghedini, avvocato e consigliere giuridico del premier, ha lavorato mentre il capo di Forza Italia stava all'opposizione. L'unica incognita, e non di poco conto, sta nella Lega che vigila, legge e stanga i tentativi di mandare avanti progetti ad personam che poco piacerebbero al suo elettorato.

.......
Il nodo è tutt'altro. Il Cavaliere vuole evitare che i processi di Milano arrivino a sentenza. È irritato per l'accelerazione imposta nel procedimento Mills in cui è imputato per corruzione giudiziaria per via della falsa testimonianza dell'avvocato londinese. Per fermare le toghe c'è una sola via: prima bloccare il processo poi ricorrere a un nuovo lodo Schifani.

Il piano di Ghedini era perfetto. Intrecciato con le norme sulla sicurezza. Poiché i tribunali sono intasati e la polizia si lamenta che ladri e scippatori, una volta arrestati, ritornano liberi, l'unica via è anticipare quei processi. Per farlo bisogna bloccare, per un anno, tutti gli altri. Compresi quelli del Cavaliere. Quando Maroni si è visto mettere sotto il naso il progetto lo ha bloccato. La strategia giudiziaria del Cavaliere ha subito una battuta di arresto.

Ma la norma del congela i processi è lì, pronta a rispuntare da un momento all'altro. Poi toccherà al lodo Schifani purgato da quelle anomalie - la violazione del principio di uguaglianza e del diritto di difesa - che costrinsero la Consulta a bocciarlo. Non serve una legge costituzionale, come la Corte disse a gennaio 2004, quindi il premier può andare avanti. Ma prima i suoi processi devono fermarsi. Lega permettendo.

(12 giugno 2008)

 
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