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IL SEGNO DELL'UNTORE

Post n°233 pubblicato il 15 Gennaio 2012 da Lady_Aileen
 

IN OCCASIONE DELL'USCITA ITALIANA:

IL SEGNO DELL'UNTORE
La prima indagine del notaio criminale Niccolò Taverna
Mondadori
17 GENNAIO 2011

Milano, anno del Signore 1576. Sono giorni oscuri quelli che sommergono la capitale del Ducato. La peste bubbonica è al suo culmine, il Lazzaretto Maggiore rigurgita di ammalati, i monatti stentano a raccogliere i morti. L’aria è un miasma opaco per il fumo dei roghi accesi ovunque.
In questo scenario spettrale Niccolò Taverna, Notaio Criminale, viene chiamato a risolvere due casi: un furto sacrilego in Duomo e un brutale omicidio. Chi ha assassinato il Commissario Inquisitoriale Bernardino da Savona? E perché? E chi ha rubato il candelabro di Benvenuto Cellini dal Duomo?
La figura del Notaio Criminale che si muove nel suggestivo scenario della Milano del 1500, dominata dalla Corona di Spagna e minacciata dalle continue epidemie di peste, è alla base del romanzo “Il segno dell’untore” (Mondadori, in libreria dal 17 gennaio 2012), che ha per protagonista il giovane magistrato Niccolò Taverna nella capitale del Ducato nel 1576. Investigatore astuto, intelligente, grande osservatore di particolari che sfuggono a inquirenti e criminali, Niccolò Taverna si trova a dover risolvere difficili casi di omicidio in un clima di tensione tra il Governatore della città, il potere clericale, rappresentato dalla figura dell’arcivescovo Carlo Borromeo, e la Santa Inquisizione spagnola, che vede nell’arcigna figura di Guaraldo Giussani il suo nume tutelare.

Samanta Catastini lo ha letto per Voi:

Ancora una volta Franco Forte ci regala un romanzo pieno di suspence e di eccellente prova letteraria. La storia si svolge nell’arco di ventiquattro ore e cattura sin dalle prime righe l’attenzione del lettore. Il tutto avviene nella Milano della metà del cinquecento e l’ambientazione è talmente curata e ben descritta da apparire come un set cinematografico. Niccolò Taverna, giovane notaio criminale, riesce a risolvere due casi apparentemente diversi tra loro, ma invece strettamente collegati; un efferato omicidio e il furto del famoso candelabro del Cellini. Nel mentre la peste invade la città e miete le sue vittime senza sosta, lo scenario che si presenta agli occhi dei superstiti è devastante. L’autore ci descrive con maestria anche i rimedi dell’epoca, le cure apportate dai frati e i luoghi in cui venivano portati. Il protagonista stesso perde la moglie a causa di questa epidemia all’inizio della narrazione e ritrova l’amore in poche ore, nonostante la paura a lasciarsi andare di nuovo ad un sentimento così delicato. Molti personaggi di spicco del romanzo sono realmente esistiti, come lo stesso Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, mentre di Niccolò non sappiamo dove l’autore ne abbia estrapolato le notizie in quanto sembra essere veramente esistito, ma non esistono fonti certe. Sicuramente il suo modo di studiare la scena del crimine e di ricostruirne le prove risultava così moderno da essere tenuto nascosto dai suoi superiori ( come la nota finale dell’opera ci sottolinea). La fine non lascia tregua al giovane notaio; un nuovo caso irrompe prepotentemente sulla scena, lasciandoci un piacevole pizzico di curiosità nella mente. Un romanzo da consigliare a qualsiasi tipo di lettore e così avvincente da essere letto anche nel giro di una giornata, la stessa durata temporale in cui si svolge l’azione!

INTERVISTA A FRANCO FORTE SU IL SEGNO DELL’UNTORE

Il 17 gennaio 2012 Franco Forte, apprezzato scrittore di romanzi storici, direttore editoriale delle collane da edicola Mondadori (Gialli, Urania e Segretissimo), nonché direttore responsabile di importanti riviste quali la Writers Magazine Italia (www.writersmagazine.it) e la Romance Magazine (www.romancemagazine.it), tornerà in libreria con il suo nuovo romanzo, un thriller medievale ambientato nella Milano del 1576, all’epoca della grande peste bubbonica che falcidiò la popolazione ben più di quanto fece quella di manzoniana memoria. Ma di cosa parla esattamente questo libro, che appare fra i più interessanti fra quelli scritti da Franco Forte? Ecco una breve trama, giusto per inquadrare il romanzo.

Franco, una storia che appare davvero molto interessante, e forse per te un ritorno al thriller più canonico, per quanto all’interno dell’impianto del romanzo storico che ci hai abituato a costruire così bene.
Sì, in effetti “Il segno dell’untore” è una sorta di compendio di tutto ciò che ho imparato scrivendo prima thriller (come “China Killer” e “La stretta del Pitone”) e poi romanzi storici (da “I Bastioni del coraggio” a “Carthago” e “Roma in fiamme”). E mi pare di aver centrato il bersaglio, perché questo personaggio che ho costruito, il notaio criminale Niccolò taverna, è davvero affascinante e originale, te lo posso garantire.

Giusto, parlaci di lui. Chi è esattamente Niccolò Taverna?
E’ l’equivalente del 1576 di un moderno commissario di polizia. I notai criminali erano i magistrati che a quel tempo, a Milano, indagavano sui casi di omicidio, sui casi criminali e sulle ruberie, e lo facevano adottando tecniche investigative sorprendentemente moderne, per quanto i loro strumenti più efficaci per trovare i colpevoli fossero l’intuito, l’istinto e l’esperienza. Ma trutto ciò che i miei personaggi fanno, è rigorosamente documentato, e quindi sorprenderà vedere quali tecniche investigative possedevano.

Facci qualche esempio.
Nel romanzo ce ne sono a bizzeffe e, come detto, non si tratta di mie invenzioni, bensì del risultato di un lungo lavoro di ricerca e documentazione che mi ha portato a scoprire come questi funzionari del Tribunale di Giustizia di Milano fossero davvero all’avanguardia, per ciò che atteneva le indagini di polizia. Per esempio, erano soliti portare con sé dei bastoncini con la punta ricoperta di cera, con i quali frugavano fra gli oggetti appartenuti alle vittime di un omicidio, o su ciò che trovavano sul luogo di un delitto. Perché? La nostra mentalità moderna ci spingerebbe a rispondere: per non inquinare le prove. Ma naturalmente, dato che non esistevano analisi scientifiche, a quell’epoca, il motivo è ben altro. I notai criminali usavano quei bastoncini per frugare con sicurezza (secondo le credenze dell’epoca) fra gli ogetti rinvenuti sui luoghi degli omicidi senza rischiare di toccare qualcosa che potesse essere stato infettato dalla peste, che nel 1576 stava decimando la popolazione di Milano. Credevano che se avessero toccato qualcosa imbevuto dell’umore della malattia, questo sarebbe scivolato sulla cera dei loro bastoncini, e con una semplice scrollatina se ne sarebbero liberati, senza rischiare contagi.

Questo mi fa capire quanto sia accurata la ricostruzione che fai di quel periodo storico.
E’ proprio così: nulla è lasciato al caso, e Niccolò taverna si muove, mentre sviluppa le sue indagini, in una Milano ricostruita perfettamente nella sua coerenza storica, non solo ambientale, ma anche riguardo la vita di tutti i giorni: cosa mangiavano, come si vestivano, quali attività svolgevano le persone in quel preciso momento storico. A emergere, dunque, non è soltanto la storia di un magistrato che indaga sull’uccisione di un inquisitore (e sul furto di un oggetto sacro dal Duomo), ma anche la rappresentazione di un periodo storico molto difficile e per certi versi affascinante della Milano della seconda metà del 1500. La Milano sotto dominazione spagnola che vedeva contrapporsi il potere della Corona di Spagna e della Santa Inquisizione, a essa collegata, a quello del Soglio di Pietro, che vedeva nella figura dell’arcivescovo Carlo Borromeo (che poi diventerà San carlo) un baluardo di primo piano nel conflitto tra potere secolare e potere temporale.

Ma quanto parte di thriller e di romanzo “giallo” c’è, ne “Il segno dell’untore”, rispetto al classico romanzo storico?
Non c’è una prevalenza dell’uno rispetto all’altro, bensì un continuo amalgamarsi e intersecarsi delle due cose. La ricostruzione storica e il respiro sociale e culturale dell’epoca sono da sfondo a una intricata indagine che deve fare i conti con gli strumenti limitati dell’epoca e la capacità del notaio criminale Niccolò taverna di risolvere i casi grazie alla sua inteligenza e alla sua esperienza. Ma tutto si muove in armonia con il periodo descritto, rispettando la coerenza che qualsiasi buon romanzo storico richiede, pur offrendo al lettore l’impianto, le emozioni e il ritmo di un thriller attuale e congegnato nei minimi particolari.

Mondadori sta facendo una forte campagnia di marketing e di promozione nei confronti di questo romanzo, che apre il 2012 per la collana Omnibus italiani. C’è una strategia precisa, dietro a tutto questo?
Sì, l’editore vuole iniziare il nuovo anno dando un segnale chiaro ai lettori di un grosso mutamento che ci sarà per i rilegati Mondadori. Il mio romanzo è il primo di un nuovo corso studiato con intelligenza, che vuole coniugare un prezzo più aggressivo e abbordabile dal pubblico rispetto al passato (15 euro anziché i soliti 20 euro), senza però svalutare i titoli che saranno presentati, puntando quindi alla massima qualità possibile dei testi da pubblicare. Sono felice di essere un po’ l’apripista di questo nuovo corso, e mi auguro che il mio notaio criminale riesca a farsi apprezzare dal pubblico per continuare a proporre le sue indagini mozzafiato.

C’è qualche collegamento fra questo romanzo e il tuo precedente, “I bastioni del coraggio”, anch’esso ambientato nella Milano del 1500?
Tra le due vicende sono passati trent’anni, e qualche personaggio lo si ritrova ancora ne “Il segno dell’untore”, per quanto non più come protagonista. Per esempio Anita, che ne “I bastioni del coraggio” era una delle eroine del libro, qui è la moglie di Niccolò Taverna, anche se la sua parabola narratva risulta piuttosto breve. E lo stesso accade per altri personaggi, come per esempio il perfido Inquisitore Generale Guaraldo Giussani, di cui non ci eravamo sbarazzati ne “I bastioni del coraggio”. Un giorno o l’altro scriverò un romanzo che farà da collegamento fra questi due titoli, descrivendo che cosa è successo in quei trent’anni di distacco fra un libro e l’altro.

 
 
 

FIENO E CAROTE

Post n°230 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da Lady_Aileen
 

IN OCCASIONE DELL'USCITA ITALIANA:

FIENO E CAROTE
Samanta Catastini
Edizioni R.E.I.
GENNAIO 2012

Clarissa viene trascinata dall’amica Noemi a una festa in un bell’allevamento di cavalli Quarter Horse dove attirerà le attenzioni di Antonio, l’affascinante e ricco proprietario della struttura. Deciderà di assecondare le sue avances solo per poter rivedere Edera, una cavalla ormai avanti con l’età e addirittura zoppa, ma bella come una puledra. Durante una fiera equestre conoscerà Dante, un maniscalco, che la supporterà nella sua folle decisione di salvare Edera da un triste destino. Inizierà una forte amicizia, condita dalla stessa passione per gli animali e da un futuro progetto da sviluppare in comune.

Cristina Contilli lo ha letto per Voi:

Un libro breve e avvincente che ho cominciato per curiosità e ho finito in un pomeriggio perché la storia anche se semplice e lineare mi ha coinvolta davvero molto in quanto traspariva dalle pagine tutto l’amore dell’autrice per gli animali e in particolare per i cavalli.
All’inizio la protagonista Clarissa è abbastanza lontana dal mondo “agonistico” dei cavalli, poi, andando ad una cena con un’amica, conosce Antonio, ricco e, secondo la sua amica Noemi, affascinante allevatore di cavalli e soprattutto conosce una cavalla di nome Edera che essendo rimasta zoppa non può più gareggiare nell’ambito del reining e verrà destinata a essere una “fattrice”.
Clarissa non è però interessata ai soldi di Antonio né al mondo delle gare, perché per lei i cavalli sono creature viventi con le loro emozioni e anche le loro sofferenze e l’idea che finita la loro carriera sportiva o divenuti troppo vecchi possano finire sul banco di un macellaio la fa inorridire.
E sentimenti simili prova anche Dante un maniscalco che lavora per diversi allevamenti tra cui anche quello di Antonio…
Non vi racconto altro per non esagerare con lo spoiler, aggiungo solo che mi hanno colpito in questo romanzo la sensibilità estrema di Clarissa e anche il fatto che l’autrice abbia nelle parti in corsivo dato voce alla cavalla Edera: un espediente narrativo originale ed efficace che fa entrare anche il lettore nei pensieri di quella che in fondo si può considerare la vera protagonista di questo libro.

 
 
 

LEMONADE

Post n°225 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da Lady_Aileen
 

IN OCCASIONE DELL'USCITA ITALIANA:

More about Lemonade

LEMONADE
Nina Pennacchi
Neftasia
2011

"La limonata è la bevanda più innocua e salutare di ogni sala da ballo..."
(The London Magazine, 3 luglio 1826).
Beh, forse potrà essere vero a Londra, ma nelle campagne del Kent la limonata nasconde inaspettati pericoli; e il bellissimo e arrogante Christopher Davenport, giunto a Coxton in cerca di vendetta, sta per scoprirlo a sue spese.
Innocua, la limonata? Se lo dite, per piacere, non fatevi sentire da Anna Champion. A causa dell'infida bevanda la sua vita è stata sconvolta, e ora ha un nemico, un nemico implacabile con occhi d'angelo e anima dannata. Tra picche e ripicche, schiaffi e baci rubati, l'attrazione tra i due cresce inconfessata e travolgente.

Manu lo ha letto per Voi:

Faccio un inutile preambolo e un’inutile parentesi ma portate pazienza, dài. E’ Natale.

Preambolo: io da un bel po‘ di tempo a questa parte ho abolito i libri che costano piu‘ di 15 euro per una sorta di boicottaggio contro I prezzi spropositati (boicottaggio che portando avanti da sola sicuramente funzionerà...) ma comunque, a volte faccio delle eccezioni, come nel caso di esordienti italiani che non hanno esattamente la strada liscia e facile davanti a loro... Questo preambolo per dire: per fortuna che con Nina Pennacchi ho fatto l’eccezione! Sono strafelice di non aver cassato il libro perché sopra I 15 euro. Ok, é un po’ alto il prezzo, ma li vale. Davvero. Se per caso qualcuno là fuori sta facendo il mio stesso boicottaggio, bravi prima di tutto, ma fate l’eccezione anche voi per Lamonade.

Parentesi: anzi, parentesi (il nome del protagonista “Davenport”, mi ha riportato subito alla mente un altro protagonista fenomenale: Reginald Davenport del libro The Rake di Mary Jo Putney, un altro protagonista dannato con un passato difficile e semplicemente irresistibile. In realtà, come trame non c’entrano nulla l’uno con l’altro, ma sono splendidi entrambi. Quindi questa parentesi per dire: comprate Lemonade e poi compratevi pure The Rake – in italiano Incontrarsi e poi… - e al diavolo la crisi economica mondiale! Non fallirete per questi due libri, dài, e poi é pure Natale...)

Ecco, ora possiamo arrivare alla ciccia: quanto mi é piaciuto questo libro? Oh, tanto! Tanto! Ma tantissimo!

Cosa mi é piaciuto di piu’? Innanzitutto é cosi’ scorrevole e intrigante, che non riuscivo a chiuderlo... Niente da fare, ho letto come una forsennata per ore. La trama fila che é una meraviglia, la narrazione é vivace, pulita, ironica e riesce a creare vividamente le immagini delle scene che racconta.

Il protagonista, Christopher, é l’uomo dannato e oscuro per eccellenza. Indurito all’inverosimile da un’esistenza difficile che gli ha sbattuto la porta in faccia diverse volte, é figlio di una prostituta che si uccide (e tenta di uccidere anche lui, a dire il vero) quando lui ha solo 5 anni. Cerca vendetta per lei, per la sua mamma, basa praticamente tutta la sua vita adulta su questa vendetta e inseguendola arriva a Coxton, dove si scontra banalmente con Anna, una ragazza semplice e buona, ma anche lei coi suoi pesi sulle spalle: un padre malato, una madre morta, problemi economici e la responsabilità di tre fratellini minori. Quello scontro cosi’ banale e semplice, che coinvolge la limonata del titolo, sconvolgerà invece le loro vite drammaticamente e irreversibilimente e questa é un’altra cosa che mi é piaciuta tantissimo, perché credo che sia proprio cosi’ la vita: un piccolo dettaglio che sembra cosi’ innocuo e quotidiano e invece... Scatena una serie di eventi e tutto cambia.

Christopher é un maledetto e lo é per davvero, nel vero e letterale senso della parola, tanto da arrivare a degli estremi che sconvolgono… Ma io, non so voi quando lo leggerete, non sono riuscita ad odiarlo. Niente da fare. Non ce l’ho fatta. Come Anna, che nonostante ci abbia provato parecchio non ci é riuscita neanche lei.

Altre cose che ho amato tantissimo di questo libro sono: alcuni personaggi secondari come Anthony, il fratellino piu’ grande, e Matthew, il cugino di Christopher (non posso dilungarmi su questi personaggi, purtroppo, perché altrimenti faccio una recensione lunga quanto il libro stesso); il fatto che l’autrice riesca a cambiare stile a seconda di chi sta seguendo: quando segue Anna é piu’ dolce e femminile, mentre quando segue Christopher sembra davvero di stare nel suo cervello, perché riesce a dare un’impressione del tutto maschile su pensieri e parole; ma la cosa che forse ho apprezzato di piu’ é il fatto che sia riuscita a raccontare il carattere dei personaggi attraverso le loro azioni e le loro parole. La gelosia di Christopher, per esempio, non viene mai espressa chiaramente, neanche lui in tutto il corso del libro la ammette a se stesso, eppure é tangibilissima e lampante (e cosi’ tenera…).

Anche il fatto che Christopher non riesca particamente mai a dir la verità a se stesso mi ha fatto una tenerezza incredibile e non potevo che tifare per lui, nonostante… nonostante tutto.

Quest’autrice é talmente brava che se non l’avessi visto scritto sull’edizione del libro, mai avrei creduto che questo é il suo primo lavoro. Spero vivamente che sia già all’opera sul secondo.

Comunque, se non si fosse capito, lo consiglio caldamente.

 
 
 

IL PRIMO GIORNO

Post n°222 pubblicato il 09 Dicembre 2011 da LadyAileen
 

IN OCCASIONE DELL'USCITA ITALIANA:

IL PRIMO GIORNO
Rhiannon Frater
Delos Books
OTTOBRE 2011

Mentre è in fuga da un'orda di famelici Non Morti per salvarsi la pelle, Katie si imbatte nella drammatica ritirata di Jenni dall'attacco dei suoi familiari, intenti a volerle strappare ogni arto del corpo.
Unite per necessità, nelle oscurità di un mondo sull'orlo dell'abisso, le ragazze si rifugiano tra le colline del Texas dove scoprono un gruppo di sopravvissuti isolati
in una roccaforte di fortuna.
Nel fortilizio i superstiti lottano per la sopravvivenza, sfidando giorno dopo giorno le probabilità di spuntarla sull'orda di zombie.
Katie e Jenni sanno che la realtà non sarà mai più la stessa; ciò nonostante la vita continua. Nuove amicizie, nuovi amori e nuove famiglie crescono dalle ceneri dell'orrore e della tragedia.
La gente guarisce.
E sopravvive.

Il primo giorno è il primo volume di una trilogia horror che narra di come improvvisamente in una parte imprecisata del Texas la popolazione cominci a trasformarsi in Zombie, il tutto raccontato attraverso gli occhi di due donne (la vera novità di questa serie) sconosciute ma che diventeranno presto amiche e cacciatrici di Zombie.
Due protagoniste molto diverse tra loro: Katie è una donna caratterialmente forte (il passato che ha vissuto l'ha resa tale) mentre Jenni è sempre stata insicura e fragile infatti cerca qualcuno che la protegga (anche lei non ha avuto vita facile) a volte è un po' troppo possessiva e per certi suoi comportamenti si potrebbe anche dubitare della sua sanità mentale.
Gli Zombie sono spaventosi proprio come siamo abituati ad immaginarli ma hanno anche caratteristiche che non ti aspetteresti.
L'autrice riesce a catturare perfettamente sentimenti come l'angoscia, lo scetticismo e il terrore nei vari personaggi presenti.
Non mancano risvolti romantici ma restano un aspetto marginale rispetto alla lotta contro gli zombie.
Un romanzo pieno d'azione e suspanse, buon ritmo e il finale, anche se non lascia l'amaro in bocca, presenta comunque aspetti ancora tutti da scoprire (per esempio l'origine di questa epidemia).
Sconsigliato se siete facilmente impressionabili perché ci sono numerose scene truculente ma consigliato agli appassionati di horror.

 
 
 

IL VAMPIRO DELLE HIGHLAND

Post n°221 pubblicato il 09 Dicembre 2011 da LadyAileen
 

IN OCCASIONE DELL'USCITA ITALIANA:

IL VAMPIRO DELLE HIGHLAND
Kerrelyn Sparks
Delos Books
26 OTTOBRE 2011

Angus MacKay è un non-morto da quasi cinquecento anni e non gli accade spesso che qualcosa, o qualcuno, lo sorprenda. Questo fino a quando non incontra Emma Wallace. La vista di questa splendida agente della squadra d'elite Stake-Out della CIA è sufficiente a fermarlo di botto. Solo che poi scopre che si tratta di un uccisore di Vampiri, decisa ad uccidere i "mostri" che hanno ucciso i suoi genitori. E la missione di Angus è fermarla.
L'unico vampiro buono è un vampiro morto. Questo è il motto di Emma da quando ha consacrato la sua vita alla distruzione di quelle "cose". Ora Angus MacKay vuole dissuaderla. Certo, lui è un guerriero delle Highland molto sexy che sembra uscito dalla copertina di un romanzo d'amore, completo di stivali, kilt e spada, ma è anche uno di "loro". E la missione di Emma è ucciderlo.
La guerra ha inizio, ma come finirà? con la distruzione di uno di loro, di entrambi... o con la loro totale resa a una passione che durerà secoli?

LadyAileen lo ha letto per Voi:

Terzo volume della serie urban fantasy per adulti The Love at Stake. Una serie che mescola divertimento, vampiri, romanticismo e passione. Potrebbero essere letti anche singolarmente perché la coppia protagonista cambia volume dopo volume ma meglio leggerli tutti e nel loro ordine per avere un quadro completo del mondo creato dall'autrice.
Tutta la serie (a cominciare dai titoli della versione originale) offre continui riferimenti a prodotti della cultura americana ma in chiave vampiresca.
La visione vampiresca rimane sul classico per alcuni aspetti (non si riflettono sugli specchi, dormono tutto il giorno, non sopportano la luce del sole etc. etc.) ma per altri c'è davvero qualcosa di nuovo (come tornare umani e tanto altro). Aggiungiamo che alcuni vampiri si comportano esattamente come gli umani e possiedono reti televisive e prodotti a loro dedicati.
La maggior parte dei mortali ignora la loro esistenza ma esiste un gruppo speciale della CIA incaricato di stanarli e ucciderli, inoltre, aggiungiamo l'esistenza di vampiri crudeli.
Davvero un romanzo fresco, leggero e originale. I punti di vista sono principalmente tre: Angus, Emma e "i cattivi" ma senza problemi per il lettore anzi è un aspetto che mi è piaciuto molto.
Angus è un guerriero scozzese di 500 anni con tanto di sporran, kilt e claymore, è coraggioso, forte, uomo d'onore, galante, divertente (incredibile vederlo controllare che "tutto" sia al suo posto dopo i teletrasporti) ed è difficile non provare tenerezza per lui.
Emma è una donna coraggiosa, non teme niente e nessuno ma è anche piena di rabbia e vuole vendicare la morte dei genitori, ha dei poteri speciali e per questo lavora per la CIA in una sezione speciale.
Trama con un buon ritmo, personaggi ben caratterizzati, giusta dose d'azione, senso dell'umorismo e sa come tenere desta l'attenzione del lettore.
Il più bello dei tre fino ad oggi pubblicati. Consigliato!

 
 
 
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