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AMARCORD - Gigi Meroni

Post n°1 pubblicato il 06 Gennaio 2010 da Pi_Lucie
 

LA LEGGENDA DELLA FARFALLA GRANATA
DRIBBLING E PENNELLATE D'AUTORE

Gigi l'artista

Ala destra funambolica e personaggio stravagante: Gigi Meroni è stato il simbolo di un’epoca. L’icona di un certo modo di pensare il calcio: una passione che brucia e incendia la fantasia.
Dagli esordi nei campetti comaschi all’ascesa nella Serie A con Genoa e Torino. Dribbling ubriacanti, talento pittorico, diatribe con la stampa, l’amore per Cristiana e un amore mai sbocciato con la maglia azzurra.
Fino al tragico epilogo.
E quella volta che passeggiò con una gallina al guinzaglio...

Ci sono uomini che passano come meteore nel cielo della vita. Altri disegnano onde fantastiche e spumeggianti nell’oceano dell’esistenza. Un moto perpetuo e continuo fatto di storie, passioni, racconti e sudore. Con il calare del vento queste onde perdono d’intensità, ma gli uomini che le sospingono finiscono per riposare sulle spiagge della leggenda. E sul litorale del Mito.
Uomini che segnano il proprio tempo. Che appartengono però, al presente e al futuro. Immagini, istantanee e cammei fissati nell’eterno rullino della memoria. Personaggi e vite che sono allo stesso tempo linfa, cibo ed esempio per le generazioni in divenire.
Correnti marine che attraversano il mare della vita, rifuggendo dalle risacche dell’oblio e della dimenticanza.
Sui fondali si posa il ricordo. Vivo, vibrante, appassionante. Come quello di Gigi Meroni, la "farfalla granata" alla quale un tragico destino spezzò le ali. Il dribbling stretto, le finte ubriacanti, i gol impossibili e l’epopea granata ne hanno fatto un talento calcistico deluxe. La maglia numero 7, l’estro pittorico e il personalissimo modo di concepire il calcio e la vita, un interprete magico ed originale di un’epoca di cambiamenti e rivoluzioni.

GLI ESORDI

Luigi Meroni nasce a Como il 24 Febbraio 1943. Le prime partitelle nel cortile vicino casa, assieme agli amici ed al fratello Celestino, con i portoni d’ingresso adibiti a porte: 5 contro 5, tra calcioni e sogni di gloria. Il beatle italiano muove i primi passi con la maglia della Libertas, nel campetto dell’oratorio di S.Bartolomeo, quello che veniva chiamato dai ragazzi "l’Università del calcio". Un misto di terra battuta e sabbia, poi rifinito in manto sintetico e delimitato da un muretto con il quale ci si poteva aiutare per completare l’uno-due. Finita la partita, il futuro campione si ferma a parlare e scherzare con gli amici. Già all’epoca s’intravede il talento di Gigi: sgusciante, esile, ficcante. Oggi sui muri del campetto, il ricordo di Meroni è vivo, come testimoniato da un murales a lui dedicato, con il campione ritratto "in compagnia" della famigerata gallina.
Gigi alterna al rettangolo verde i lavori come apprendista disegnatore tessile. Passione questa, che lo porterà a disegnare i propri abiti poi commissionati a sarti di professione. L’Inter, squadra per cui Meroni tifa, fa un sondaggio per lui, corredato da un provino che lascia impressioni positive tra gli osservatori nerazzurri, ma la madre Rosa si oppone al trasferimento e così Gigi Meroni passa al Como.

LA CARRIERA

Dopo due anni con la casacca lariana, nell’estate del ’62 Meroni conosce la massima serie ed approda al Genoa. All’ombra della lanterna rimane per due stagioni, collezionando 40 presenze e segnando 6 reti.
Il primo gol con la maglia del Grifone arriva in Coppa Italia, contro l’Udinese, il 10 Settembre 1962, mentre la prima segnatura in Serie A è datata 5 Maggio 1963 (Genoa-L.Vicenza).

GOAL A S. SIRO

L’EPOPEA GRANATA

La consacrazione definitiva arriva nel 1964 con il passaggio al Torino.
Versando la cifra esorbitante (per il mercato di allora) di 300 milioni nelle casse del club genoano, il patron Pianelli si assicura le prestazioni di quello che poi sarebbe divenuto uno dei simboli della storia granata. Con la squadra allenata da Nereo Rocco, la "farfalla granata" inanella 103 presenze sostanziate da 24 reti. Memorabile il gol con cui infrange l’imbattibilità casalinga della Grande Inter di H.Herrera: un pallonetto di rara bellezza che non lascia scampo a Sarti (12 Marzo 1967). Con il ruvido "paron" Rocco, ottenne anche un terzo posto, miglior piazzamento dai tempi di Superga e una semifinale di Coppa delle Coppe. Clamorosa fu l’offerta dell’allora presidente della Juventus, Giovanni Agnelli, che provocò una vera e propria rivolta da parte dei tifosi granata: i giornalisti lo ribattezzarono "Mister mezzo miliardo".

GIGI E LA NAZIONALE

Quello di Meroni con la Nazionale è un rapporto travagliato. L’ala destra partecipa alla spedizione azzurra durante i disastrosi mondiali del 66’ in Inghilterra, culminati con la sconfitta ad opera della Corea del Nord (1-0) ed il contestato ritorno in patria. Con Edmondo Fabbri, tecnico della selezione azzurra, non trova mai la giusta alchimia. La stampa condanna i suoi eccessi, l’opinione pubblica lo apostrofa pesantemente. In soldoni: Meroni diviene il capro espiatorio del fallimento azzurro in Inghilterra. Per lui 6 presenze con la maglia azzurra e 2 reti, contro Bulgaria e Argentina.

TRA ANTICONFORMISMO REPRIMENDE E CURIOSITÀ

Geniale, anarchico, ribelle, capellone, beat, anticonformista, pittore, calciatore-artista. Difficile racchiudere la figura di Gigi Meroni nel ristretto recinto delle etichette.
Un personaggio eclettico, originale, multiforme, a tutto tondo.
Dotato di estro pittorico, si fa apprezzare anche per le sue opere e non solo per i dribbling e le giocate di fino, al punto di guadagnarsi persino la stima ed i complimenti di Renato Guttuso.
Il talento calcistico e quello pittorico si fondono, al punto che, qualcuno ha descritto le sue giocate come un prolungamento della sua arte e delle sue pennellate su tela.
Recentemente a S.Pietro in Casale (BO) è stata allestita una mostra con i quadri del calciatore granata.
Meroni ama i Beatles e Luigi Tenco, legge libri, scrive poesie e dipinge. Il tutto nella "mansarda di Piazza Vittorio", da lui preferita all’appartamento borghese messo a disposizione dalla società granata. Qui, in compagnia della sua Cristiana, può dar sfogo alla sua verve artistica.
Calzettoni abbassati, capelli lunghi e barba incolta, l’aria scanzonata e la faccia da artista: Meroni è scomodo all’Italia bacchettona e perbenista dell’epoca.
La sua esuberanza, abbinata ad una certa stravaganza, ha fatto il giro delle cronache e delle biografie, contribuendo alla costruzione di un personaggio che sa far parlare di sè.
Tante sono le curiosità in merito alla figura di Meroni.
Famigerata è la storia della gallina portata al guinzaglio per il centro di Como, un modo per creare scalpore e farsi beffa dei benpensanti. Un vezzo, una provocazione, degna di Oscar Wilde, poeta, scrittore e drammaturgo irlandese che amava sfidare società e morale con stravaganze e paradossi.
Acquista una vecchia Balilla da un contadino che l’aveva adibita a pollaio. Sistema gli interni e vi posiziona all’interno una bajour. Suole dire a proposito della sua auto: "la mia rolls-royce".
Questo suo essere lontano dagli stilemi e dalle convenzioni, in una società come quella italiana, provinciale e bigotta, gli provoca non poche frizioni con la stampa e di riflesso con l’opinione pubblica. Il mondo del calcio, chiuso e conservatore per antonomasia, non può accettare gli eccessi e le stravaganze di Gigi. Risultato? La stampa si accanisce contro di lui, apostrofandolo come "vagabondo", "lo zingaro", "hidalgo".

UNA ROSA ROSSA PER CRISTIANA

Bruciante, romantica, appassionante è la storia d’amore con Cristiana Uderstadt, la ragazza italo-polacca del luna park. Ogni giorno Gigi, le porta una rosa rossa al tiro a segno del Luna Park di Genova. La loro storia suscita scalpore dato che, Cristiana è già sposata, anche se l’amore per Gigi la porta pochi giorni dopo il matrimonio a raggiungerlo per convivere con lui nella "mansarda di Piazza Vittorio", con vista sul Po. Terminato l’allenamento, Gigi torna di fretta a casa, da lei, dove consuma l’altra passione della sua vita: la pittura.

IL TRAGICO EPILOGO: UN DRIBBLING TRA LE NUVOLE

Il destino gli gioca un brutto tiro. Muore tragicamente il 15 Ottobre 1967. Al termine della vittoriosa partita con la Sampdoria (4-2), Meroni, in compagnia dell’amico e compagno di squadra Fabrizio Poletti, attraversa Corso Re Umberto quando viene investito da un Fiat 124 coupè blu guidata da un giovane tifoso granata: Attilio Romero, poi divenuto presidente del Torino. Muore la sera stessa per i gravi traumi riportati. Nel punto in cui avvenne il tragico incidente, è stato eretto un monumento al giocatore.
I tifosi ancora vi oggi portano fiori a quella che fu la loro bandiera.
Una settimana dopo, in occasione del derby della Mole, il Torino liquidò con un perentorio 4-0 la Juventus, grazie ad una tripletta dell’amico Combin, arrotondata da Carelli, che quel giorno indossava la maglia numero 7 che fu di Gigi. In molti hanno sostenuto che la paternità di quel gol fosse di Meroni. Una considerazione romantica e poco realistica, ma è bello crederci, crogiolandosi nell’immagine di Meroni intento a dribblare le nuvole, nell’azzurro prato del cielo.

Corso Umberto - Torino 

 

 
 
 
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