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Oleeeee'

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Brigida (26, aprile 2014)

Post n°253 pubblicato il 22 Marzo 2017 da Lutero_Pagano

Suor Brigida, al secolo Ronsisvalle Calogera, era felice dell’incarico ricevuto. Le era stata affidata una missione di grande responsabilità; portare, aiutata da una consorella, un gruppo di novizie in Sila, per un ritiro spirituale, presso una grande baita di proprietà della diocesi di Cosenza nei pressi di Camigliatello. Lì sarebbero state raggiunte da un frate missionario reduce dall’Angola.
Nata in un piccolo paesino di provincia, la giovane Calogera aveva vissuto fino a vent'anni in famiglia. Da sempre il suo animo semplice e virtuoso, sfidava la sua bellezza fisica, perdendo puntualmente. Un rappresentante di pezzi di ricambio per trattori, che mensilmente veniva a rifornire il piccolo consorzio agrario gestito dal padre, le aveva messo gli occhi addosso. Dopo un semestre di lusinghe, e millantati bagliori promessi alla bella Calogera, ne aveva avuto ragione. Lei gli aveva regalato la sua virtù certa di un futuro matrimonio che avrebbe anche potuto esserci se la tipica vivacità spermatica del giovane rappresentante non avesse lasciato traccia di sé sul ventre della ragazza.
Preso dal panico lui fuggì via cambiando mestiere e città.
L'atteso dramma ebbe luogo con tutta la gravità che la circostanza richiede. Calogera fu mandata in città da parenti della madre, con la pubblica scusa di una vacanza e il segreto compito di una discreta soluzione in una clinica privata.
Sgravata che fu dall'ingombrante problema, avrebbe dovuto fare rientro a casa. Invece a casa non ci tornò mai più.
Inorridita dallo scempio devastante della soluzione che le avevano imposto, più che dall'inganno subìto dal ragazzo, giunse alla conclusione che, ad appena vent'anni, il suo animo e il suo corpo, erano già stati martoriati abbastanza. Avrebbe chiuso col mondo e sarebbe entrata in convento.
Così fece. Il ventennio successivo vissuto in convento, non conobbe alcun ripensamento.
Quella sera, lei e le sue consorelle, erano stanchissime. Avevano fatto una lunga escursione sui monti. Loro, così poco abituate a camminare in montagna, adesso, dopo una breve cena erano tutte al piano di sopra che dormivano profondamente.
Era da poco passata mezzanotte quando Brigida, orecchio fino e sonno leggero, sentì armeggiare giù in cucina. Temendo di avere lasciato gli scuri aperti, immaginò che un gatto o qualche altro animale stesse cercando di entrare, così, attenta a non svegliare le altre, scese giù chiudendo dietro di sé la porta del dormitorio.
Appena fu in cucina, notò subito la massiccia porta d'ingresso spalancata. Lo stupore non poté fare il suo corso, una mano ruvida, sudata e possente le avvolse il delicato volto paralizzandola.
Un uomo le si materializzò al fianco.
Quando lo sconosciuto fu certo che il terrore avesse immobilizzato la povera donna, mollò la presa. - Che vuoi? - Chiese lei sforzandosi di mantenere il controllo.
- Fammi mangiare. Sto scappando. Sono due giorni che non mangio, e fa’ in fretta ché devo ripartire subito.
Brigida, immaginò il rischio che quella belva si accorgesse che al piano di sopra ci fossero altre donne e volendo evitare che qualcuna di loro, svegliandosi si rendesse conto di ciò che stava accadendo facendo degenerare la situazione, decise di assecondarlo e tranquillizzarlo.
Mangiava in silenzio il fuggitivo, tanti pensieri affollavano la mente di Brigida.
Intuiva la suora, che quell'uomo portava indelebile, il marchio dell’illecito, del crimine, ma per lei era solo un viandante affamato; sapeva che bisogna sempre dissetare e sfamare il bisognoso che bussa alla porta. Proprio quello che lei stava facendo.
Mentre l'uomo mangiava, lei, spontaneamente, volle preparargli qualcosa da portare via per il prossimo pasto.
Mentre avvolgeva il cibo appena preparato si trovò l’uomo alle spalle che con una mano le bendava delicatamente la bocca e con l'altra le rovistava la natura mentre dietro, il suo membro pressava risoluto.
Cercò di ragionare e le fu subito chiaro che non aveva alcuna alternativa. Qualunque opposizione avesse fatto, avrebbe certamente degenerato quel precario equilibrio.
Così, terrorizzata, lo lasciò fare.
Inaspettatamente lui fu dolce e delicato, tanto nello spogliarla quanto nel penetrarla.
La mente di lei cercava di estraniarsi quasi a volere rifiutare anche la testimonianza di quell'azione. Ma i sensi, quei sensi rimasti inerti per oltre venti anni, come un orologio svizzero di altissima precisione, ben lubrificato e riposto in una custodia a tenuta stagna, si misero in moto producendo un amplesso tanto soffocato quanto potente.
Dopo, lui si rivestì in fretta. Diede una rapida occhiata in giro, prese un pesante piumino appeso all'attaccapanni e un coltellaccio che c'era in cucina. Lanciò uno sguardo veloce alla sorella e andò via.
Brigida era ancora distesa a terra. Umori con cui non aveva confidenza, solcavano il suo pube e le sue seriche cosce. Il violento turbine di emozioni le regalava una beata sospensione dal giudizio. Avrebbe fatto i conti dopo con la sua coscienza, al momento, era pregnante la sensazione di avere dato. Aveva sfamato gli appetiti di un essere umano.
Piano piano si rimise in piedi. Si accorse allora che l'uomo aveva dimenticato di portare via il cibo che lei gli aveva preparato.
L'uomo intanto, aveva ripreso la sua fuga ed era già scomparso nel bosco. Un pensiero lo tormentava. Quella suora, con una sua eventuale testimonianza, avrebbe potuto creargli ulteriori problemi.
Brigida, stava iniziando a rivestirsi quando sentì un calpestio nell'acciottolato davanti casa. Dal vetro vide l'uomo. Pensò che di certo era tornato a prendere il cibo dimenticato.
Brigida apre la porta col fagotto in mano. Non lo ammette coscientemente, ma in fondo è contenta che l'uomo sia tornato indietro a prendere il cibo.
Così si affaccia alla porta con un'espressione non allegra ma celatamente soddisfatta.
L'uomo alla porta, ha già un programma e ciò gli impedisce di notare tanto il fagotto quanto la complessa e al contempo mite, espressione di lei alla porta.
L'uomo affonda i trenta cm di acciaio del coltellaccio nel suo ventre. Lei non capisce perché lui non si accinge a prendere il fagotto. Le sembra invece, che abbia fatto un rapido movimento verso la sua pancia. Ma ciò è incongruente...
Troppi eventi sconvolgenti hanno segnato la serata, forse è ancora confusa, così decide di rivedere la scena, dimenticando come ciò, di solito, sia impossibile.
Lei è alla porta e gli porge il sacchetto. È atteso che lui stenda una mano per prenderlo.
Perché invece compie quel rapido gesto verso la pancia di Brigida?
Ha bisogno di rivedere ancora la scena.
Adesso Brigida è stanca, sente le gambe cedere. Inoltre, avverte come un senso di bagnato al basso ventre. Pensa sia qualcosa legata al sesso di prima. E intanto guarda e riguarda la scena.
L'uomo lascia cadere il coltellaccio e va via.
Brigida si lascerà scivolare a terra, rivedrà ancora altre volte la stessa scena senza mai scorgere la lama che affonda nelle sue viscere facendole fuggire l'anima.
Solo prima di chiudere gli occhi noterà il particolare, per lei più rilevante.

L'uomo aveva nuovamente dimenticato il sacchetto.

 
 
 

Modus Operandi

Post n°252 pubblicato il 22 Marzo 2017 da webbolo0

Ci sono principi e ideali che sono ben saldi nella mia vita.

Alcuni di questi sono il rispetto e la valorizzazione della diversita', la legalita', la partecipazione ma soprattutto la vicinanza agli ultimi .

Mio padre mi ha insegnato che se desideriamo e vogliamo un mondo migliore dobbiamo guardarlo con gli occhi di chi e' piu' debole. 

Mi diceva sempre, lo ricordo come se fosse ieri,  che se un medico , un ingegnere, un operatore ecologico e' bravo tutti ne dovremmo beneficiare. 

Sono cresciuto col valore che uguaglianza significa dare di piu' a chi a di meno e di meno a chi a di piu'. Sorrido quando ripenso alle sue parole. Sorrido quando mi ripeteva fino alla noia  che anche il figlio del contadino deve avere l'opportunita' di studiare  all'universita' . 

Nutro un grande disprezzo per tutte quelle persone che speculano sui loro pari solo per interessi personali.

Tuttavia mi rendo conto che a volte annaspo in questa folla di arroganti . Arroganti che alla parola comprensione sostituiscono la parola  presunzione.

Thomas Hobbes0 

 
 
 

Se fossi foco

Post n°251 pubblicato il 21 Marzo 2017 da webbolo0

Steve Spazuk e' un artista dalla poetica semplice . Spontaneita' e creativita' sono strettamente legati ad un medium  che in natura difficilmente  puo' essere domato. E' un artista del fuoco del resto.  Attraverso la tecnica del fumage,   molto popolare durante il surrealismo, l'artista ci racconta della condizione umana. Trovo i suoi lavori vibranti e semplici perche' usa un processo sottrattivo . Spazuk sottrae dalle immagini fuliginose il superfluo ma e' anche e soprattutto noto  per le sue posizioni a riguardo del femminicidio e dei diritti umani.

Attraverso  Amnesty International collabora ad interessanti progetti contro ogni forma di schiavitu' proponendo  periodicamente workshop con gli studenti delle scuole elementari della sua citta'.

Nel suo sito ci sono bellissimi passaggi ed in particolar modo trovo molto poetico quello della ButterflyRoom

Butterfly Room 
Aministia
Thomas_Hobbes0

 
 
 

sensibili ?

Post n°250 pubblicato il 20 Marzo 2017 da elena35

Io ho conosciuto un mare di persone sensibili , o diciamo che si ritenevano tali .
Un peccato se considero che la sensibilita' ce l'avevano solo quando si toccava il culo loro.
Oggi quando qualcuno si definisce sensibile io cerco di stare almeno a tre palmi dal suo culo.
Io non sono una donna sensibile perche' non mi tocca minimamente cio che di me si puo' dire. molti potrebbero definirmi una menefreghista e sono certa di esserlo .
Un giusto sano menefreghismo , la famosa arte di sbattersene le palle .
Eppure continuo a credere che le poche persone sensibili sono coloro che se ne fottono di loro stesse e si preoccupano della sensibilita' altrui .

NB  definirei certe persone permalose , non sensibili .

 
 
 

*

Post n°249 pubblicato il 19 Marzo 2017 da Lutero_Pagano

Una perla di  Michael Dudok De Wit, artista olandese. 
Per chi ne apprezzasse stile e contenuti,  a fine mese presenterà nelle sale cinematografiche il suo ultimo lavoro : La tartaruga rossa.

 


Le era stato detto che il padre sarebbe mancato tanto tempo. La bimba aveva pensato che fosse per via del lavoro.
Cosi, l'aveva accompagnato al commiato e, con grande dolcezza e infinita passione, i due si erano salutati.
La figlia era poi tornata innumerevoli volte in quel luogo ad attenderlo. Invano.
Poi era cresciuta ma continuava ugualmente a recarsi li in attesa del suo ritorno.
In seguito si era sposata e aveva cresciuto i suoi bambini. Era ormai una donna adulta, continuava tuttavia imperterrita a recarsi in quel luogo dove aveva salutato il padre, in fiduciosa attesa del suo ritorno.
Infine era invecchiata, e seppur con evidenti stenti e difficoltà, senza l'ombra della rassegnazione, sempre lì lo attendeva.
Alla fine decise lei di raggiungerlo. 
Fu così che i due si riunirono.


Tributo ai papà andati via.

 
 
 
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