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LE POESIE DI ALDO IORIO

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aldoiorio.30@libero.it

UN POETA E UN MAESTRO DEL LAVORO

Il Presidente della Repubblica Ciampi,che consegna la croce del merito "Maestro Del Lavoro" ad Aldo Iorio il 1^ Maggio 2001.

TUTTE LE POESIE

TAGS: LE POESIE DI ALDO IORO

 

TOTO' SINDACO DI ROCCASECCA

Antonio De Curtis , in arte Totò fu il sindaco simbolico di Roccasecca. Nel film "Gli onorevoli", di Sergio Corbucci, Totò interpreta "Antonio La Trippa", candidato nel PNR, il Partito Nazionale della Restaurazione. Il grande comico napoletano va alla affannosa ricerca di voti al grido di "Votantonio! Votantonio! Votantonio!", ma il giorno del suo comizio nel paese natio, Roccasecca, scoperti i veri intenti speculativi del suo partito li denuncia pubblicamente ai concittadini. Svanito il sogno elettorale, Antonio torna alla vita di sempre.

 

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A MIA NONNA

Zagaroli Domenica

L'arte dei "canestrari" è tra le più antiche a Roccasecca. Utilizzando i  vimini (raccolti per la maggior parte nei fiumi circostanti), appositamente preparati, gli artigiani locali riescono a realizzare cesti porta frutta, per decorazione,  i famosi " canestri" (quelli che una volta servivano per portare il pranzo nei campi) porta biancheria, culle per neonati. Gli artigiani locali sono insomma in grado  di realizzare qualsiasi forma e riprodurre qualsiasi oggetto solo ed esclusivamente con l'ausilio delle proprie mani. Le famiglie storicamente riconosciute come " canestrari" sono quelle dei Zagaroli e i Tedeschi, ed ancora oggi, nella contrada conosciuta per antonomasia come quella dei" canestrai" , Via Rivolta, allo Scalo, sono ancora in attività,  anziani artigiani che lavorano ancora i vimini. Tra questi, Tedeschi Giuseppe (mio padre) 83 anni, riconosciuto già nel 1970, con medaglia d'oro, quale Maestro Artigiano. 

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MIO PADRE

 ANTICHI MESTIERI ROCCASECCANI

 http://blog.libero.it/ILCANESTRO/ 

 
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FIGLI ILLUSTRI DI ROCCASECCA

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SEVERINO GAZZELLONI

Severino nasce il 5 gennaio 1919 nel comune di Roccasecca da una famiglia modesta: il padre faceva il sarto ed il resto della famiglia si dedicava alla vendita del pane e alla gestione della drogheria. Nessuno in famiglia era musicista di professione, anche se il padre, nel tempo libero, suonava l'ottavino nella banda del paese e il nonno era organista nella chiesa di Santa Margherita di Roccasecca. Severino comincio gli studi musicali molto giovane, all'etàdi sette anni. (Severino Gazzelloni nelle sue interviste teneva molto a raccontare l'episodio che lo indusse a studiare il flauto. "La sera spesso aiutavo mio padre nel suo lavoro e una di quelle sere mio padre era arrivato a casa con una radio, una delle prime radio che si vedevano in paese. Tagliando e cucendo ascoltammo una trasmissione: Mozart, Concerto in sol minore per  flauto ed orchestra, con l'Orchestra Filarmonica di Berlino diretta da Furtwangler. Fu un colpo di fulmine. La mattina dopo comincia a studiare musica".)

 

FIGLI ILLUSTRI DI ROCCASECCA

FRANCO FAVA

con il N. 3

Se nella filosofia e nella teologia è stato S. Tommaso a rendere celebre Roccasecca e nella musica Gazzelloni, nello sport il paese ha trovato un grande campione in Franco Fava, un atleta di valore assoluto che ha toccato i vertici delle classifiche mondiali dell'atletica leggera negli anni '70. Nato a Roccasecca il 3 settembre 1952, Fava ha dominato in Italia in tutte le discipline di fondo, dai 3.000 m. in su. 
Quarto agli Europei di Roma del 1974, per 4 volte consecutive campione italiano dei 3.000 siepi (dal '72 al '75).
Ha partecipato a due Olimpiadi, Monaco 1972 e Montreal 1976 dove colse un prestigioso ottavo posto nella maratona, diventata, nel frattempo, la sua specialità. E' stato record-man italiano sulle distanze dei 3.000, 5.000, 10.000 e sui 3.000 siepi.
Terminata la carriera agonistica si è dedicato con successo al giornalismo e alla fotografia, divenendo collaboratore di testate come il "Corriere della Sera" e il "Corriere delle Sport". 

 

LA CITTA' DI ROCCASECCA

 

 La storia di Roccasecca è profondamente legata alla sua posizione geografica: il paese è infatti posto all'ingressso di due gole che danno accesso alla Valle di Comino ed è sovrastato dal monte Asprano che con i suoi 553 metri d'altezza permette di controllare facilmente l'ampia Valle del Liri. Durante la preistoria si sa con certezza che vi furono diversi stanziamenti nel territorio di Roccasecca; del più importante ci rimangono resti di mura perimetrali, e seducente è l'ipotesi che si tratti della famosa Duronia ricercata tante volte dagli archeologi. Roccasecca è per secoli solo un comodo punto di passaggio per gli eserciti che passavano il fiume Melfa, sul quale furono costruiti, probabilmente già in epoca romana, tre ponti di cui sono visibili ancora oggi alcune tracce, ma nel Medioevo ha il suo vero sviluppo come comunità. Infatti quando si parla di Roccasecca e della sua storia il pensiero va subito a San Tommaso ed ai fasti del suo castello, importante baluardo difensivo posto nel 994 dall'abate Mansone a difesa del monastero di Montecassino, distante solo pochi chilometri. L'abate mette a capo della rocca fortificata un ramo collaterale della famiglia dei Conti D'Aquino, che fra alterne vicende e numerose battaglie (come era nel costume dell'epoca) regneranno per secoli sul paese. Dopo il 1550 alcuni abitanti della rocca scendono a valle dando origine all'attuale Roccasecca Centro, al Castello ed a Caprile. Nei secoli che seguono gli abitanti di Roccasecca vedono avvicendarsi al potere del loro castello gli Angioini, lo Stato Pontificio, gli Aragonesi, a seconda del Signore che domina in quel momento la Valle del Liri. É solo nel 1583 che Roccasecca acquista un po' di pace e di serenità: viene infatti venduta dei Conti D'Aquino al duca di Sora Giacomo Boncompagni che ne fa un suo feudo. Un secolo più tardi Roccasecca cade come tutta l'Italia meridionale sotto il giogo degli spagnoli; la vita del paese nei due secoli che seguono è alquanto grama: nel Settecento malattie, siccità e un'eccessiva pressione fiscale riducono drasticamente il numero degli abitanti. Nell'Ottocento si diffondono, nel paese, oltre agli ideali di libertà portati da Napoleone e dagli echi della rivoluzione francese, la Carboneria ed il brigantaggio. Dopo il 1860, con l'Unità d'Italia e con la costruzione della ferrovia Roma-Napoli, la situazione sociale cambia, ma molti roccaseccani emigrano per cercare lavoro al Nord o all'estero. L'economia e la vita del paese rimangono invariate anche durante i primi anni del Novecento, fino all'inizio della II Guerra Mondiale. Ha inizio uno dei periodi più oscuri della storia del paese, che deve pagare un tremendo tributo in vite umane e subire una profonda distruzione. É scelto per la sua posizione, per la presenza della stazione ferroviaria e per il ponte sul fiume Melfa, come quartier generale del XIV Panzerkorps e del generale Frido Von Senger und Etterlin. Ma l'importanza strategica si rivela fonte di vessazioni per Roccasecca, che dovette subire durissimi e continui bombardamenti da parte degli Alleati, culminati con il tremendo attacco alla stazione ferroviaria del 13 ottobre 1943. Dopo la guerra, i lunghi anni della povertà e della ricostruzione, poi il boom economico, la nascita delgli stabilimenti industriali, lo sviluppo del paese intorno alla ricostruita stazione ferroviaria, sempre nella certezza di lottare per costruire un domani migliore. Il 14 settembre 1974 Roccasecca riceve, in occasione del VII centenario della Morte di San Tommaso, la visita del Santo Padre Paolo VI.

 

IMMAGINI DI ROCCASECCA

 

 

 

 

LA FONTANA

Roccasecca ha festeggiato nel 1994 la ricorrenza dei mille anni della sua fondazione. Nel tardo periodo imperiale dell'Epoca Romana sorse il più antico centro abitato di Roccasecca nella zona compresa tra le attuali contrade di Campo Minonno, S. Vito e Tore. Questo insediamento chiamato Melfel si sviluppò durante il terzo secolo d.C. sulla direttrice della Via latina e visse sino alla fine dell'Impero Romano.

L
e campagne di Roccasecca, pertanto, sono ricche di reperti archeologici la cui raccolta purtroppo non ha mai trovato adeguata cura.

Attualmente Roccasecca è divisa in varie frazioni: il centro, lo Scalo che sono le maggiori, il Castello, Caprile, S. Vito. Il centro storico è situato nella zona collinare, mentre gli insediamenti più recenti hanno occupato la piana sottostante. Lasciando la parte abitata del borgo è possibile ammirare la Chiesa di San Tommaso costruita nella prima metà del secolo XIV, completamente restaurata, le mura del vecchio castello, la caratteristica forma cilindrica di un'altra fortificazione detta "Il Cannone". Inoltre, tra gli edifici da non perdere ricordiamo la Chiesa dell'Annunziata al Castello , con il dipinto di Francesco De Mura (1696-1782); la Chiesa di S. Maria delle Grazie , di stile romanico; la Chiesa rupestre di S. Angelo, che conserva opere pittoriche di indubbio valore; il Santuario dello Spirito Santo.