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Creato da prosanctitatect il 17/06/2009

GiovaniProSanctitate

Tutti santi, tutti fratelli!

fiore

Be Holy, Be Happy!

 

MADONNA DELLA FIDUCIA

madonna della fiducia

O cuore immacolato
di Maria
vivo modello
di ogni santità
dona tu la fiducia
di diventare santi.

 

fiduica

 

sorriso

Sappi sorridere molto,
giacché il sorriso
crea un ambiente.
(G.G)

 

 sole 

Ogni giorno bisogna fare almeno
un passo avanti nella via dell'amore,
non ha importanza quanto lungo
perché può essere quello del bimbo
o quello del gigante, ma in ogni giorno
massimo sia lo sforzo per andare avanti
con impegno e con volontà.
(G.G)

 

tutti

 

orme

Non arrestarti
ai primi gradini dell'amore:
prosegui sempre
più in alto.

(G.G)

 

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"Vile attentato" a Brindisi"

Post n°652 pubblicato il 21 Maggio 2012 da prosanctitatect
 

benedetto XVI

Il dolore per il “vile attentato” di ieri alla scuola di Brindisi e la preghiera per le “care” popolazioni dell’Emilia Romagna colpite stanotte dal terremoto. Il pensiero del Papa al Regina Caeli è andato agli ultimi tragici fatti in Italia. Benedetto XVI ha anche riflettuto sul significato dell’Ascensione del Signore, che in molti Paesi viene celebrata oggi. Quindi il Pontefice ha menzionato l’odierna Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, salutando inoltre i cattolici in Cina in vista - giovedì - della memoria liturgica della Beata Vergine Maria, particolarmente venerata a Shanghai.
“Qui oggi devo purtroppo ricordare le ragazze e i ragazzi della scuola di Brindisi, coinvolti ieri in un vile attentato. Preghiamo insieme per i feriti, tra cui alcuni gravi, e specialmente per la giovane Melissa, vittima innocente di una brutale violenza e per i suoi familiari, che sono nel dolore”.
A colpire, tra i fedeli presenti, la commozione generale e gli striscioni verdi, con la scritta: “Ciao Melissa”. L’“affettuoso” pensiero del Papa è andato poi “alle care popolazioni dell’Emilia Romagna colpite poche ore fa da un terremoto”:
“Sono spiritualmente vicino alle persone provate da questa calamità: imploriamo da Dio la misericordia per quanti sono morti e il sollievo nella sofferenza per i feriti”.
Nella preghiera mariana, il Pontefice si è soffermato sull’Ascensione di Gesù al cielo, cioè il ritorno di Cristo “al Padre, dal quale era stato mandato nel mondo”. Essa segna “il compiersi della salvezza iniziata con l’Incarnazione”: come per noi Gesù “è disceso dal cielo e per noi ha patito ed è morto sulla croce, così per noi è risorto ed è risalito a Dio, che perciò non è più lontano, ma è Dio nostro, Padre nostro”. Quindi l’Ascensione è - ha spiegato il Santo Padre – “l’ultimo atto della nostra liberazione dal giogo del peccato”:
“L’Ascensione ci dice che in Cristo la nostra umanità è portata alle altezze di Dio; così, ogni volta che preghiamo, la terra si congiunge al Cielo. E come l’incenso, bruciando, fa salire in alto il suo fumo di soave odore, così, quando innalziamo al Signore la nostra fervida e fiduciosa preghiera in Cristo, essa attraversa i cieli e raggiunge il Trono di Dio, viene da Lui ascoltata ed esaudita”.
Il Papa ha poi voluto ricordare l’odierna Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema ‘Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione’:
“Il silenzio, l'ascolto, è parte integrante della comunicazione, è un luogo privilegiato per l’incontro con la Parola di Dio e con i nostri fratelli e sorelle. Invito tutti a pregare affinché la comunicazione, in ogni sua forma, serva sempre ad instaurare con il prossimo un dialogo autentico, fondato sul rispetto reciproco, sull’ascolto e la condivisione”.
Il pensiero del Pontefice è poi andato ai cattolici in Cina: giovedì prossimo ricorre infatti la memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, “venerata con grande devozione - ha ricordato - nel Santuario di Sheshan a Shanghai”:
“Ci uniamo in preghiera con tutti i cattolici che sono in Cina, perché annuncino con umiltà e con gioia Cristo morto e risorto, siano fedeli alla sua Chiesa e al Successore di Pietro e vivano la quotidianità in modo coerente con la fede che professano. Maria, Vergine fedele, sostenga il cammino dei cattolici cinesi, renda la loro preghiera sempre più intensa e preziosa agli occhi del Signore, e faccia crescere l’affetto e la partecipazione della Chiesa universale al cammino della Chiesa che è in Cina”.
(da radiovaticana.org-giada aquilino)

 
 
 

"Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato,ma chi non crederà sarà condannato"

Post n°651 pubblicato il 20 Maggio 2012 da prosanctitatect
 

Vangelo
Marco 16,15-20
Dal Vangelo secondo Marco

Gesù disse loro:«Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo,ma chi non crederà sarà condannato.
E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono:nel mio nome scacceranno i demòni,parleranno lingue nuove,
prenderanno in mano i serpenti e,se berranno qualche veleno,non recherà loro danno,imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù,dopo aver parlato con loro,fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto,mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.
Parola del Signore.

 
 
 

"L'Italia riprenda la via del rinnovamento spirituale ed etico"

Post n°650 pubblicato il 13 Maggio 2012 da prosanctitatect
 

benedetto XVI

Con il conforto morale della fede l’Italia reagisca alla tentazione dello scoraggiamento e, forte della sua tradizione umanistica, riprenda anche, con decisione, la via del rinnovamento spirituale ed etico, che sola può condurre ad un autentico miglioramento della vita sociale e civile. Così il Papa questa mattina ad Arezzo dove, di fronte a circa trentamila persone, nel parco Il Prato, ha celebrato la Messa e recitato il Regina Coeli. Benedetto XVI, per la prima volta in Toscana, è stato accolto dal premier italiano Monti e dal calore della gente della diocesi di Arezzo Cortona Sansepolcro. Tra i doni consegnati al Santo Padre un’offerta per i poveri ed una croce pettorale realizzata dagli orafi aretini, anch’essi colpiti dalla grave crisi economica in atto. Dopo la visita privata in Cattedrale ed il pranzo in Episcopio nel pomeriggio, il Papa volerà in elicottero al Santuario francescano de La Verna per l’incontro con la comunità francescana.
Il suono delle campane di tutte le Chiese della città, i cori e gli applausi della gente hanno salutato l’arrivo in elicottero del Papa ad Arezzo. Segno di una Chiesa viva, ricca di espressioni al suo interno, che ha voluto abbracciare il successore di Pietro affidandogli anche la tristezza e la preoccupazione per la crisi in atto, per i tanti giovani senza lavoro, come sottolineato nel suo saluto dall’arcivescovo Riccardo Fontana:
“L’anima si nutre di verità, ma il corpo ha bisogno del necessario: ha bisogno di lavoro. Una famiglia su quattro della nostra Provincia, Padre Santo, rischia di non arrivare alla fine del mese”.
Pensando a chi è nel bisogno e in un momento segnato da una profonda sfiducia verso le istituzioni, Benedetto XVI ha affidato all’intercessione di Maria, Madonna del Conforto, che sostenne gli aretini durante il terremoto del Settecento, la città e l’intero paese:
“Invochiamo da Dio il conforto morale, perché la comunità aretina, e l’Italia intera, reagiscano alla tentazione dello scoraggiamento e, forti anche della grande tradizione umanistica, riprendano con decisione la via del rinnovamento spirituale ed etico, che sola può condurre ad un autentico miglioramento della vita sociale e civile”.
“La complessità dei problemi” – ha aggiunto – “rende difficile individuare le soluzioni più efficaci per uscire dalla situazione presente”. Il successore di Pietro ha rinnovato l’impegno della Chiesa a rendersi solidale con chi è nel bisogno, condividendo risorse, promuovendo stili di vita più essenziali, contrastando quella cultura dell’effimero che ha illuso molti, determinando una profonda crisi spirituale.
Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo, – ha esortato il Papa –, ognuno può svolgere la sua parte per il bene comune rispondendo alla chiamata di Dio: al sacerdozio, alla vita consacrata, alla vita coniugale, all’impegno nel mondo. Una missione che – ha spiegato il Santo Padre – trova sostegno nello spirito che nei secoli ha animato sia l’antica Chiesa aretina attenta a costruire la città dell’uomo ad immagine della Città di Dio che la comunità civile locale distintasi più volte per il senso di libertà e la capacità di dialogo tra componenti sociali diverse.
“Questa Chiesa diocesana, arricchita dalla testimonianza luminosa del Poverello di Assisi, continui ad essere attenta e solidale verso chi si trova nel bisogno, ma sappia anche educare al superamento di logiche puramente materialistiche, che spesso segnano il nostro tempo, e finiscono per annebbiare proprio il senso della solidarietà e della carità”.
Il Papa ha ricordato come, anche recentemente, queste terre abbiano dato prova di saper accogliere chi qui è venuto in cerca di libertà e lavoro. “Testimoniare l’Amore di Dio verso gli ultimi” – ha detto Benedetto XVI – “si coniuga anche con la difesa della vita dal suo sorgere al suo termine naturale, con la difesa della famiglia, attraverso leggi giuste e capaci di tutelare anche i più deboli”. “Come nel Medioevo, gli statuti di queste città furono strumento per assicurare a molti i diritti inalienabili” – ha concluso il Pontefice – “così anche oggi continui l’impegno per promuovere una città dal volto sempre più umano. In questo la Chiesa offre il suo contributo”.
Due fari continuano ad illuminare la società aretina. Benedetto XVI li ha indicati in Donato, Santo vescovo del IV secolo, patrono della città, apostolo della Tuscia, e nel Beato Gregorio X, sepolto nella cattedrale: il primo è ricordato per aver ricomposto il calice infranto, immagine dell’opera pacificatrice svolta dalla Chiesa per il bene comune. Il pontificato del secondo tese all’unità del popolo di Dio misurandosi con i problemi del suo tempo come la ricomposizione dello scisma con l’Oriente
.
“Seguendo la grande tradizione della vostra Chiesa e delle vostre Comunità, siate autentici testimoni dell’amore di Dio verso tutti!”.
Per la prima volta in Toscana, patria del Rinascimento, Benedetto XVI ha quindi ricordato:
“Questa terra, dove nacquero grandi personalità del Rinascimento, da Petrarca a Vasari, ha avuto parte attiva nell’affermazione di quella concezione dell’uomo che ha inciso sulla storia d’Europa, facendo forza sui valori cristiani”.
Occorre, dunque, fare memoria del passato, per guardare con fiducia al futuro, seguendo Cristo e coinvolgendosi in prima persona nell’edificazione del bene comune. Parole accolte con gioia dai trentamila fedeli sul parco “Il Prato”.
(da radiovaticana.org-paolo ondazza)

 
 
 

"Nessuno ha un amore più grande di questo:dare la sua vita per i propri amici"

Post n°649 pubblicato il 13 Maggio 2012 da prosanctitatect
 

Vangelo
Giovanni 15,9-17
Dal Vangelo secondo Giovanni

Come il Padre ha amato me,così anch'io ho amato voi.
Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti,rimarrete nel mio amore,come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento:che vi amiate gli uni gli altri,come io vi ho amati.
Nessuno ha un amore più grande di questo:dare la vita per i propri amici.
Voi siete miei amici,se farete ciò che io vi comando.
Non vi chiamo più servi,perché il servo non sa quello che fa il suo padrone;ma vi ho chiamati amici,perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me,ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga;perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome,ve lo conceda.
Questo vi comando:amatevi gli uni gli altri.
Parola del Signore.

 
 
 

"La nostra libertà è essere di Cristo"

Post n°648 pubblicato il 06 Maggio 2012 da prosanctitatect
 

benedetto XVI

Un cristiano non può fare niente se non è unito a Cristo. Benedetto XVI lo ha riaffermato questa mattina nella riflessione che ha preceduto la recita del Regina Caeli in Piazza San Pietro. Al termine della preghiera, il Papa ha ricordato e salutato gli organizzatori dell’Incontro mondiale delle famiglie, in programma a fine mese a Milano.
La libertà di scegliere può portare un uomo a fare grandi cose. La libertà di scegliere Cristo porta un uomo a fare cose più grandi di Lui. È una promessa del Vangelo ed è il senso della liturgia della quinta domenica di Pasqua, sulla quale Benedetto XVI ha imbastito la sua riflessione. Il tralcio unito alla vite che porta frutto, oppure il tralcio che non lo è e diventa sterile: per un cristiano, comprendere questa verità vuol dire aver capito l’essenza del suo cammino di fede. Aver capito che “il ramo unito e congiunto al tronco – secondo le parole di San Francesco di Sales citate dal Papa – porta frutto non per propria virtù, ma per virtù del ceppo”:
“Nel giorno del nostro Battesimo la Chiesa ci innesta come tralci nel Mistero Pasquale di Gesù, nella sua Persona stessa. Da questa radice riceviamo la preziosa linfa per partecipare alla vita divina. Come discepoli, anche noi, con l’aiuto dei Pastori della Chiesa, cresciamo nella vigna del Signore vincolati dal suo amore”.
La “vigna del Signore” è un’immagine cara a Benedetto XVI. Tuttavia, ha obiettato il Papa, a questo punto in qualcuno potrebbe nascere un problema. “Come è possibile tenere insieme la libertà dell’uomo” e il fatto di “non poter far nulla senza Dio”? Una domanda antica quanto il mondo, quella sul libero arbitrio, alla quale Benedetto XVI ha risposto ricorrendo alla saggezza spirituale di Giovanni il Profeta, un monaco del quinto secolo:
“Se l’uomo inclina il suo cuore verso il bene e chiede a Dio l’aiuto, ne riceve la forza necessaria per compiere la propria opera. Perciò la libertà dell’uomo e la potenza di Dio procedono insieme. Questo è possibile perché il bene viene dal Signore, ma esso è compiuto grazie ai suoi fedeli”.
È qui, dunque, il modo cristiano di intendere il dono e l’utilizzo della propria libertà. Affidandola, di più innestandola su quella di Cristo attraverso – ha ricordato il Papa – la preghiera e la partecipazione ai Sacramenti:
“È indispensabile rimanere sempre uniti a Gesù, dipendere da Lui, perché senza di Lui non possiamo far nulla”.
Il cielo basso e qualche spruzzata di pioggia non hanno impedito a Piazza San Pietro di presentare il colpo d’occhio di una notevole folla. Ad essa, Benedetto XVI si è rivolto dopo il Regina Caeli con saluti in sette lingue, aperti dal riferimento a un prossimo grande evento ecclesiale, il settimo Incontro mondiale delle famiglie a Milano:
“Ringrazio la Diocesi ambrosiana e le altre Diocesi lombarde che stanno collaborando alla preparazione di questo evento ecclesiale, promosso dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, presieduto dal Cardinale Ennio Antonelli. Anch’io, a Dio piacendo, avrò la gioia di parteciparvi e per questo mi recherò a Milano dall’1 al 3 giugno”.
(da radiovaticana.org-alessandro de carolis)

 
 
 

"Io sono la vite, voi i tralci"

Post n°647 pubblicato il 06 Maggio 2012 da prosanctitatect
 

Vangelo
Giovanni 15,1-8
Dal Vangelo secondo Giovanni

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto,lo toglie e ogni tralcio che porta frutto,lo pota perché porti più frutto.
Voi siete gia mondi,per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi.
Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite,così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite,voi i tralci.
Chi rimane in me e io in lui,fa molto frutto,perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca,e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi,chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio:che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
Parola del Signore.

 
 
 

"Io sono il buon pastore,conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me"

Post n°646 pubblicato il 29 Aprile 2012 da prosanctitatect
 

Vangelo
Giovanni 10,11-18
Dal Vangelo secondo Giovanni

Io sono il buon pastore.
Il buon pastore offre la vita per le pecore.
Il mercenario invece,che non è pastore e al quale le pecore non appartengono,vede venire il lupo,abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde;
egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore,conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,
come il Padre conosce me e io conosco il Padre;e offro la vita per le pecore.
E ho altre pecore che non sono di quest'ovile;anche queste io devo condurre;ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama:perché io offro la mia vita,per poi riprenderla di nuovo.
Nessuno me la toglie,ma la offro da me stesso,poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo.
Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore.

 
 
 

"Gesù è sempre con noi nell’Eucaristia"

Post n°645 pubblicato il 22 Aprile 2012 da prosanctitatect
 

basilica di san pietro

Al Regina Caeli, in Piazza San Pietro, Benedetto XVI si è soffermato sull’importanza fondamentale dell’Eucaristia nella vita del cristiano. Il Papa ha chiesto, in particolare ai sacerdoti e ai genitori, di preparare bene i bambini alla Prima Comunione. Quindi, nella Giornata dell’Università Cattolica, ha auspicato che i giovani si formino nei valori e non solo nelle conoscenze tecniche.
Partecipiamo “degnamente” alla Messa “per diventare testimoni dell’umanità nuova”: è l’esortazione di Benedetto XVI che, al Regina Caeli, si è soffermato sul Vangelo domenicale che narra dell’incredulità dei discepoli nel vedere Gesù Risorto. Per convincerli, sottolinea il Papa, il Signore mostra “i segni della Crocifissione” che la Risurrezione non ha cancellato e chiede qualcosa da mangiare. Sono segni “molto realistici” grazie ai quali i discepoli “superano il dubbio iniziale e si aprono alla fede”:
“Il Salvatore ci assicura della sua presenza reale tra noi, per mezzo della Parola e dell’Eucaristia. Come, perciò, i discepoli di Emmaus riconobbero Gesù nello spezzare il pane (cfr Lc 24,35), così anche noi incontriamo il Signore nella Celebrazione eucaristica”.
E, con san Tommaso d’Aquino, ricorda che “è necessario riconoscere secondo la fede cattolica, che tutto il Cristo è presente in questo Sacramento”. Il Papa ha poi osservato che, nel tempo pasquale, la Chiesa solitamente amministra la Prima Comunione ai bambini:
“Esorto, pertanto, i parroci, i genitori e i catechisti a preparare bene questa festa della fede, con grande fervore ma anche con sobrietà. ‘Questo giorno rimane giustamente impresso nella memoria come il primo momento in cui… si è percepita l’importanza dell’incontro personale con Gesù’”.
Dopo la catechesi, il Papa ha ricordato la Beatificazione in Messico della religiosa María Inés Teresa del Santissimo Sacramento:
“Rendiamo grazie a Dio per questa esemplare figlia della terra messicana, che da poco ho avuto la gioia di visitare e che porto sempre nel cuore”.
Quindi, nella giornata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sul tema “Il futuro del Paese nel cuore dei giovani”, ha dedicato un pensiero particolare agli studenti:
“E’ importante che i giovani si formino nei valori, oltre che nelle conoscenze scientifiche e tecniche. Per questo Padre Gemelli ha fondato l’Università Cattolica, alla quale auguro di essere al passo con i tempi, ma anche sempre fedele alle sue origini”.
(da radiovaticana.org-alessandro gisotti)

 
 
 

"Nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati"

Post n°644 pubblicato il 22 Aprile 2012 da prosanctitatect
 

Vangelo
Luca 24,35-48
Dal Vangelo secondo Luca

E
ssi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose,Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse:«Pace a voi!».
Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma.
Ma egli disse:«Perché siete turbati,e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
Guardate le mie mani e i miei piedi:sono proprio io!
Toccatemi e guardate;un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho».
Dicendo questo,mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti,disse:«Avete qui qualche cosa da mangiare?».
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito;
egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse:«Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi:bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè,nei Profeti e nei Salmi».
Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse:
«Così sta scritto:il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno
e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati,cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni.

Parola del Signore.

 
 
 

"Pregate perché il Signore mi dia la forza"

Post n°643 pubblicato il 16 Aprile 2012 da prosanctitatect
 

benedetto XVI

Nella festa della Divina Misericordia, l’augurio del Papa a tutti i fedeli - raccolti in piazza San Pietro per la recita del Regina Caeli – ad “essere testimoni dell’amore misericordioso di Cristo”. Benedetto XVI ha chiesto speciali preghiere in vista dell’anniversario della sua elezione alla Sede di Pietro.
Celebrando la Pasqua riviviamo - ha ricordato il Papa - l’incontro dei discepoli con il Cristo nel Cenacolo la sera della Resurrezione, nel ‘primo giorno della settimana’, chiamato poi ‘domenica’, il giorno dell’assemblea, della comunità cristiana riunita per l’Eucarestia, quel culto nuovo, distinto dalla tradizione giudaica.
“… la celebrazione del Giorno del Signore è una prova molto forte della Risurrezione di Cristo, perché solo un avvenimento straordinario e sconvolgente poteva indurre i primi cristiani a iniziare un culto diverso rispetto al sabato ebraico”.
Ma “il culto cristiano” non è solo “commemorazione di eventi passati”, o “esperienza mistica, interiore”; è “incontro con il Signore risorto, che vive nella dimensione di Dio, al di là del tempo e dello spazio”, “realmente presente in mezzo alla comunità”: “ci parla nelle Sacre Scritture e spezza per noi il Pane di vita eterna”, ha spiegato Benedetto XVI.
“Attraverso questi segni noi viviamo ciò che sperimentarono i discepoli, cioè il fatto di vedere Gesù e nello stesso tempo di non riconoscerlo; di toccare il suo corpo, un corpo vero, eppure libero dai legami terreni”.
“Pace a voi!”, ripete più volte Gesù risorto agli apostoli. Il saluto tradizionale, Shalom, diventa “il dono di quella pace che solo Gesù può dare, perché il frutto della sua vittoria radicale sul male.”, grazie “all’amore di Dio che lo ha portato a morire sulla croce, a versare tutto il suo sangue.”
“Ecco perché il beato Giovanni Paolo II ha voluto intitolare questa Domenica dopo la Pasqua alla Divina Misericordia, con un’icona ben precisa: quella del costato trafitto di Cristo …”.
Un saluto particolare il Papa ha rivolto, dopo la preghiera del Regina Caeli, ai pellegrini giunti dalla vicina chiesa di Santo Spirito in Sassia, dove stamane si è celebrata la Santa Messa presieduta dal cardinale vicario Augusto Vallini, nel luogo privilegiato del culto della Divina Misericordia, dove si venerano in particolare santa Faustina Kowalska e il beato Giovanni Paolo II.
“A tutti auguro di essere testimoni dell’amore misericordioso di Cristo. Grazie della vostra presenza!”.
In occasione del settimo anniversario, giovedi prossimo, della sua elezione al soglio pontificio Benedetto XVI ha chiesto: “Pregate per me perché il Signore mi dia la forza di compiere la missione affidatami”.
(da radiovaticana.org-roberta gisotti)

 
 
 

"Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!"

Post n°642 pubblicato il 15 Aprile 2012 da prosanctitatect
 

Vangelo
Giovanni 20,19-31
Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quello stesso giorno,il primo dopo il sabato,mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei,venne Gesù,si fermò in mezzo a loro e disse:«Pace a voi!».
Detto questo, mostrò loro le mani e il costato.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo:«Pace a voi!Come il Padre ha mandato me,anch'io mando voi».
Dopo aver detto questo,alitò su di loro e disse:«Ricevete lo Spirito Santo;
a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete,resteranno non rimessi».
Tommaso,uno dei Dodici,chiamato Dìdimo,non era con loro quando venne Gesù.
Gli dissero allora gli altri discepoli:«Abbiamo visto il Signore!».
Ma egli disse loro:«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato,non crederò».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso.
Venne Gesù,a porte chiuse,si fermò in mezzo a loro e disse:«Pace a voi!».
Poi disse a Tommaso:«Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani;stendi la tua mano,e mettila nel mio costato;e non essere più incredulo ma credente!».
Rispose Tommaso:«Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse:«Perché mi hai veduto,hai creduto:beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli,ma non sono stati scritti in questo libro.
Questi sono stati scritti,perché crediate che Gesù è il Cristo,il Figlio di Dio e perché,credendo,abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore.

 
 
 

"È risorto dai morti,ed ecco,vi precede in Galilea;là lo vedrete"

Post n°641 pubblicato il 08 Aprile 2012 da prosanctitatect
 

Vangelo
Giovanni 20,1-9
Dal Vangelo secondo Giovanni

Nel giorno dopo il sabato,Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino,quand'era ancora buio,e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo,quello che Gesù amava,e disse loro:«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo,e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due,ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi,vide le bende per terra,ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,
e il sudario,che gli era stato posto sul capo,non per terra con le bende,ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo,che era giunto per primo al sepolcro,e vide e credette.
Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura,che egli cioè doveva risuscitare dai morti.
Parola del Signore.

 
 
 

"Offriamo a Dio tutte le sofferenze,anche l’angoscia per il futuro"

Post n°640 pubblicato il 01 Aprile 2012 da prosanctitatect
 

benedetto XVI

All’Angelus il Papa ha rivolto un saluto speciale al Comitato organizzatore della scorsa GMG di Madrid e a quello che sta organizzando la prossima, di Rio de Janeiro, così come pure ai delegati all’Incontro Internazionale sulle Giornate Mondiali della Gioventù, promosso dal Pontificio Consiglio per il Laici; l’arcivescovo e il governatore di Rio.Vi invito a spalancare le porte del vostro cuore a Cristo: così all’Angelus il Papa dice ai giovani in particolare in questa Domenica delle Palme in cui si celebra la giornata Mondiale della Gioventù a livello diocesano. “In questa Settimana Santa contempleremo Cristo nella sua Passione, ricorda Benedetto XVI per poi rivolgere un incoraggiamento preciso: “offriamo a lui le sofferenze del mondo e abbiamo fiducia in Lui”. E il Papa cita ancora i giovani e sofferenze alcune antiche, alcune caratteristiche di questo momento storico: la malattia, l’handicap, ma anche l’angoscia morale, la disperazione, l’incertezza sul futuro”.
In spagnolo Benedetto XVI chiama tutti alle celebrazioni pasquali per “sperimentare la grandezza dell’amore di Dio”. In inglese, il Papa indica la via su cui ci pone la Settimana Santa: “buttarci i peccati dietro di noi e scegliere una vita di amore e di servizio. In tedesco il Papa sottolinea che “il desiderio di felicità e una vita piena è profondamente inscritta nel cuore di ogni uomo. Cristo vuole darci la sua gioia”. In sloveno un saluto particolare ai maturandi del Liceo Classico Diocesano di Šentvid e l’invito a maturare anche nella fede. In polacco, ricorda che il motto dell’odierna Giornata della Gioventù si richiama all’appello di San Paolo: «Siate sempre lieti nel Signore!». “La gioia, che scaturisce dalla consapevolezza che Dio ci ama, - dice - è un elemento centrale dell’esperienza cristiana. In un mondo spesso segnato da tristezza e inquietudini, è una testimonianza importante della bellezza e dell’affidabilità della fede.
Cari amici, prego perché nel vostro cuore abiti la vera gioia, quella che deriva dall’amore e che non viene meno nell’ora del sacrificio.
(da radiovaticana.org-fausta speranza)

 
 
 

"Donare se stessi!"

Post n°639 pubblicato il 01 Aprile 2012 da prosanctitatect
 

domenica delle palme in p.zza s.pietro

Rispondere con il dono di noi stessi al dono più grande che il Signore Gesù rinnoverà in questa Settimana Santa. E’ uno dei concetti espressi dal Papa nel corso della Santa Messa della Domenica delle Palme, celebrata in una Piazza San Pietro gremita e ornata da tredici ulivi secolari.
Il verde delle palme levate in alto verso un cielo leggermente coperto, la processione e il ricordo della Passione di Gesù. Sono i momenti forti che hanno scandito la celebrazione di oggi, Domenica delle Palme, “il grande portale – ha detto il Papa – che ci introduce nella Settimana Santa”. Gesù dunque sale a Gerusalemme “per portare a compimento le Scritture e per essere appeso sul legno della croce, il regno da cui regnerà per sempre”. Nell’ultimo tratto del percorso sono due gli episodi che si verificano: la guarigione del cieco Bartimeo – un segno prodigioso – e la processione di Gesù verso Gerusalemme, con i pellegrini che esultano perché “il Messia desiderato è finalmente giunto”. “Colui che è acclamato dalla folla come il benedetto è, nello stesso tempo, - ha evidenziato il Papa - Colui nel quale sarà benedetta l’umanità intera”. Ed è qui un primo grande messaggio:
"L’invito ad assumere il giusto sguardo sull’umanità intera, sulle genti che formano il mondo, sulle sue varie culture e civiltà. Lo sguardo che il credente riceve da Cristo è lo sguardo della benedizione: uno sguardo sapiente e amorevole, capace di cogliere la bellezza del mondo e di compatirne la fragilità. In questo sguardo traspare lo sguardo stesso di Dio sugli uomini che Egli ama e sulla creazione, opera delle sue mani".
Ma cosa c’è nel cuore di chi acclama Cristo? E’ la domanda che il Papa rilancia anche oggi perché “la questione cruciale” è chiedersi chi è per noi Gesù Cristo e che idea abbiamo di Dio. Una domanda che non si può eludere soprattutto in questa Settimana Santa:
"Tanto più che siamo chiamati proprio in questa Settimna a seguire il nostro Re che sceglie come trono la croce; siamo chiamati a seguire un Messia che non ci assicura una facile felicità terrena, ma la felicità del cielo, la beatitudine di Dio. Dobbiamo allora chiederci: quali sono le nostre vere attese? quali i desideri più profondi, con cui siamo venuti qui oggi a celebrare la Domenica delle Palme e ad iniziare la Settimana Santa?
Rivolgendosi poi ai giovani, il Papa ha ricordato l’esempio di Santa Chiara di Assisi che a 18 anni “ebbe il coraggio della fede e dell’amore, di decidersi per Cristo”:
"La Domenica delle Palme sia per voi il giorno della decisione, la decisione di accogliere il Signore e di seguirlo fino in fondo, la decisione di fare della sua Pasqua di morte e risurrezione il senso stesso della vostra vita di cristiani. E’ la decisione che porta alla vera gioia".
Lode e ringraziamento sono i sentimenti che in questa Settimana Santa dovranno accompagnarci nel ricevere “il dono più grande che si possa immaginare”, il dono della vita, del corpo, del sangue e dell’amore del Signore Gesù:
"Ma a un dono così grande dobbiamo rispondere in modo adeguato, ossia con il dono di noi stessi, del nostro tempo, della nostra preghiera, del nostro stare in comunione profonda d’amore con Cristo che soffre, muore e risorge per noi".
E concludendo la sua omelia, il Papa ha rievocato le bellissime parole di Sant’Andrea, vescovo di Creta che, guardando al gesto di stendere i mantelli per terra davanti al Signore, esortava a stendere la nostra vita, in atteggiamento di adorazione e gratitudine, a stendere noi stessi “rivestiti della sua grazia”. “Prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese ... per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma trofei di vittoria”.
(da radiovaticana.org-benedetta capelli)

 
 
 

"Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!"

Post n°638 pubblicato il 01 Aprile 2012 da prosanctitatect
 

Vangelo 
Marco 14,1-72.15,1-47
Dal Vangelo secondo Marco

Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo.
Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo».
Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo.
Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato?
Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona;
i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre.
Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura.
In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto».
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù.
Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo
e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, gia pronta; là preparate per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.
Venuta la sera, egli giunse con i Dodici.
Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà».
Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?».
Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto.
Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato!».
Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».
Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.
E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti.
In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».
E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.
Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea».
Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò».
Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte».
Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.
Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego».
Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia.
Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».
Poi, andato un pò innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora.
E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu».
Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola?
Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole.
Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.
Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori.
Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani.
Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta».
Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò.
Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono.
Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio.
Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi.
Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!».
Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono.
Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono.
Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.
Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi.
Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco.
Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano.
Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi.
Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo:
«Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo».
Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde.
Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».
Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?».
Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni?
Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte.
Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano.
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote
e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù».
Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò.
E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli».
Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo».
Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo che voi dite».
Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto.
Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato.
Allora Pilato prese a interrogarlo: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici».
I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse.
Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!».
Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato.
Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta.
Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio.
La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva.
Allora Pilato rispose loro: «Volete che vi rilasci il re dei Giudei?».
Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia.
Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba.
Pilato replicò: «Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?».
Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!».
Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!».
E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte.
Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo.
Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!».
E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui.
Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.
Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio,
e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere.
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.
E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei.
Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.
I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni,
salva te stesso scendendo dalla croce!».
Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso!
Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio.
Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!».
Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce».
Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso.
Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!».
C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di ioses, e Salome,
che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato,
Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù.
Pilato si meravigliò che fosse gia morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo.
Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.
Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro.
Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto.
Parola del Signore.

 
 
 

“Ciascuno di voi è un regalo di Dio per il Messico e per il mondo”

Post n°637 pubblicato il 25 Marzo 2012 da prosanctitatect
 

benedetto XVI in messico

La seconda giornata del Papa in Messico è cominciata con la Messa in privato a León, nel Collegio Santisima Virgen de Miraflores, residenza pontificia, alla quale hanno partecipato una trentina di suore dell’istituto. A conclusione della giornata, nella quale Benedetto XVI ha ricevuto le chiavi delle città di León e Guanajuato, il caloroso incontro con i bambini proprio a Guanajuato: il Santo Padre, dopo il colloquio col presidente messicano Felipe Calderon, si è infatti affacciato al balcone del Palazzo "Casa del Conde Rul", sulla Plaza de la Paz.
Una carezza ai piccoli amici messicani, un saluto che è un forte segno di speranza, un abbraccio del Papa al Messico di domani. L’incontro del Pontefice con i bambini a Guanajuato porta con sé questi significati, in un Paese dove sono proprio i minori – ha detto il Papa, più volte interrotto dagli applausi dei ragazzi – a portare il peso della sofferenza, dell’abbandono, della violenza e della fame causata dalla siccità di questi ultimi mesi. Ma anche di fronte alle difficoltà – ha affermato il Santo Padre – bisogna lasciare entrare in noi l’amore di Cristo. Egli conosce chi lo ama. Questa è l’unica forza che cambia il nostro cuore e il mondo. Ognuno sia seminatore e messaggero di quella pace per la quale Cristo donò la sua vita.
“Il discepolo di Gesù non risponde al male con il male, bensì è sempre strumento del bene, araldo del perdono, portatore di allegria, servitore dell’unità. Gesù vuole scrivere in ognuna delle vostre vite una storia di amicizia. Abbiatelo, allora, come il migliore dei vostri amici”.
Ciascuno di voi – ha detto ancora Benedetto XVI – è un regalo di Dio per il Messico e per il mondo. Famiglia, Chiesa, scuola, società devono lavorare unite, affinché voi possiate avere un mondo migliore, senza invidie e divisioni.
“Per questo, desidero levare la mia voce invitando tutti a proteggere e accudire i bambini, perché mai si spenga il loro sorriso, possano vivere in pace e guardare al futuro con fiducia”.
Infine, l’auspicio del Papa: “Pregate per tutti, pregate per me. Io pregherò per voi, affinché il Messico sia un focolare nel quale tutti i suoi figli vivano in serenità e armonia.
Un simbolico volo di colombe bianche ha concluso l’incontro, nel quale il Papa, prima della Messa al parco del Bicentenario, ha invitato tutto il Messico, attraverso i suoi figli più piccoli, a guardare con fiducia ad un futuro di pace e fratellanza vere.
(da radiovaticana.org-giancarlo la vella)

 
 
 

"Se il chicco di grano,caduto in terra,non muore,rimane solo.Se invece muore,produce molto frutto"

Post n°636 pubblicato il 25 Marzo 2012 da prosanctitatect
 

Vangelo
Giovanni 12,20-23
Dal Vangelo secondo Giovanni

Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa,c'erano anche alcuni Greci.
Questi si avvicinarono a Filippo,che era di Betsàida di Galilea,e gli chiesero:«Signore,vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea,e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.
Gesù rispose:«E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo.
In verità,in verità vi dico:se il chicco di grano caduto in terra non muore,rimane solo;se invece muore,produce molto frutto.
Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua,e dove sono io,là sarà anche il mio servo.
Se uno mi serve,il Padre lo onorerà.
Ora l'anima mia è turbata;e che devo dire?
Padre,salvami da quest'ora?
Ma per questo sono giunto a quest'ora!
Padre,glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo:«L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!».
La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono.
Altri dicevano:«Un angelo gli ha parlato».
Rispose Gesù:«Questa voce non è venuta per me,ma per voi.
Ora è il giudizio di questo mondo;ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori.
Io,quando sarò elevato da terra,attirerò tutti a me».
Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.
Parola del Signore.

 
 
 

"Pregate per il mio viaggio in Messico e a Cuba"

Post n°635 pubblicato il 19 Marzo 2012 da prosanctitatect
 

benedetto XVI

All’Angelus, in Piazza San Pietro, Benedetto XVI chiede ai fedeli di pregare per il suo viaggio apostolico in Messico e a Cuba, che avrà inizio venerdì prossimo. Il Papa non manca poi di esprimere la sua vicinanza alle famiglie dei bambini belgi morti in un incidente stradale in Svizzera nei giorni scorsi. Ancora, ricordando la prossima Giornata dell'Acqua, ha auspicato che venga garantito a tutti un accesso equo e sicuro a questa preziosa risorsa. Nella catechesi sul Vangelo domenicale, ha quindi ribadito che, soprattutto in Quaresima, è importante accostarsi al Sacramento della Riconciliazione.
Dal mio viaggio in Messico e a Cuba, ha detto Benedetto XVI salutando i pellegrini di lingua spagnola, nascano “abbondanti frutti di vita cristiana e di rinnovamento ecclesiale che contribuiscano ad un autentico progresso” dei popoli cubano e messicano. E in italiano, il Papa ha dunque invitato i fedeli a pregare per questo importante avvenimento:
“Vi chiedo di pregare per il viaggio apostolico in Messico e Cuba, che compirò a partire da venerdì prossimo. Affidiamolo all’intercessione della Beata Vergine Maria, tanto amata e venerata in questi due Paesi che mi accingo a visitare”.
Una preghiera speciale il Papa l’ha rivolta per i familiari dei bambini belgi morti in un tragico incidente stradale in Svizzera, martedì scorso. Parlando in francese, il Pontefice ha assicurato la sua vicinanza a quanti sono stati colpiti da questo grande dolore. Commentando il passo del Vangelo domenicale, il Papa ha sottolineato che Gesù sa bene che il culmine della sua missione è la Croce, “vertice dell’amore, che ci dona la salvezza”. Ma, ha aggiunto, se è infinito l’amore misericordioso di Dio che dona “il suo unico Figlio in riscatto della nostra vita, grande è anche la nostra responsabilità”:
“Ciascuno, infatti, deve riconoscere di essere malato, per poter essere guarito; ciascuno deve confessare il proprio peccato, perché il perdono di Dio, già donato sulla Croce, possa avere effetto nel suo cuore e nella sua vita”.
A volte, ha osservato il Papa, “l’uomo ama più le tenebre che la luce, perché è attaccato ai suoi peccati”:
“Ma è solo aprendosi alla luce, è solo confessando sinceramente le proprie colpe a Dio, che si trova la vera pace e la vera gioia. E’ importante allora accostarsi con regolarità al Sacramento della Penitenza, in particolare in Quaresima, per ricevere il perdono del Signore e intensificare il nostro cammino di conversione”.
Dopo la riflessione sul Vangelo, il Papa ha rivolto un pensiero particolare al Forum di Marsiglia sull’Acqua e alla prossima Giornata mondiale dell’acqua, che quest'anno sottolinea il legame tra tale preziosa risorsa e la sicurezza alimentare:
“Auspico che queste iniziative contribuiscano a garantire per tutti un accesso equo, sicuro e adeguato all’acqua, promuovendo così i diritti alla vita e alla nutrizione di ogni essere umano e un uso responsabile e solidale dei beni della terra, a beneficio delle generazioni presenti e future”.
Né ha mancato di salutare i partecipanti al convegno in corso a Gniezno in Polonia. Tale evento, ha detto parlando in polacco, sia per l’Europa “memoria delle sue radici cristiane e della necessità di costruire una società civile fondandosi sui valori evangelici”. Salutando, poi, i pellegrini italiani ha rivolto una particolare attenzione a quanti si trovano in difficoltà a causa della crisi economica:
“Saluto i lavoratori dell’Alcoa di Portovesme, assicurando ad essi e alle rispettive famiglie la mia preghiera e la mia vicinanza ed auspicando che la loro difficile situazione, come altre simili, possa avere un’adeguata soluzione”.
(da radiovaticana.org-alessandro gisotti)

 
 
 

"Chi fa la verità viene verso la luce,perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio"

Post n°634 pubblicato il 18 Marzo 2012 da prosanctitatect
 

Vangelo
Giovanni 3,14-21
Dal Vangelo secondo Giovanni

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto,così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito,perché chiunque crede in lui non muoia,ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo,ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato;ma chi non crede è gia stato condannato,perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo:la luce è venuta nel mondo,ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce,perché le loro opere erano malvagie.
Chiunque infatti fa il male,odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.
Ma chi opera la verità viene alla luce,perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.
Parola del Signore.

 
 
 

"La violenza,strumento dell'anticristo,non serve all’umanità,la disumanizza"

Post n°633 pubblicato il 12 Marzo 2012 da prosanctitatect
 

benedetto XVI

“La violenza non serve mai all’umanità, ma la disumanizza”: è quanto ha detto il Papa all’Angelus, commentando il passo evangelico della cacciata dei mercanti dal Tempio, davanti ad alcune migliaia di pellegrini radunati in Piazza San Pietro. Al termine della preghiera mariana, Benedetto XVI ha lanciato un appello per le popolazioni del Madagascar colpite da una devastante tempesta tropicale.
Gesù scaccia i mercanti dal Tempio di Gerusalemme: un episodio che poteva essere visto come un gesto profetico e di denuncia, pur tra le domande dei Giudei che pretendevano un segno per dimostrare che agisse veramente in nome di Dio. Ma la cacciata dei venditori dal Tempio – sottolinea il Papa – “è stata anche interpretata in senso politico-rivoluzionario, collocando Gesù nella linea del movimento degli zeloti … pronti ad usare la violenza” per far rispettare la legge divina. Ai tempi di Gesù, infatti, “attendevano un Messia che liberasse Israele dal dominio dei Romani”:
“Ma Gesù deluse questa attesa, tanto che alcuni discepoli lo abbandonarono e Giuda Iscariota addirittura lo tradì. In realtà, è impossibile interpretare Gesù come un violento: la violenza è contraria al Regno di Dio, è uno strumento dell’anticristo. La violenza non serve mai all’umanità, ma la disumanizza”.
Il monito di Gesù a non rendere la casa del Padre un mercato ricorda quanto sta scritto in un Salmo: “Mi divora lo zelo per la tua casa” (69,10). “Questo salmo – spiega il Papa - è un’invocazione di aiuto in una situazione di estremo pericolo a causa dell’odio dei nemici: la situazione che Gesù vivrà nella sua passione”:
“Lo zelo per il Padre e per la sua casa lo porterà fino alla croce: il suo è lo zelo dell’amore che paga di persona, non quello che vorrebbe servire Dio mediante la violenza. Infatti il ‘segno’ che Gesù darà come prova della sua autorità sarà proprio la sua morte e risurrezione. ‘Distruggete questo tempio – disse – e in tre giorni lo farò risorgere’”.
E san Giovanni annota: “Egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv 2,20-21):
“Con la Pasqua di Gesù inizia un nuovo culto, il culto dell’amore, e un nuovo tempio che è Lui stesso, Cristo risorto, mediante il quale ogni credente può adorare Dio Padre ‘in spirito e verità’ (Gv 4,23)”.
Nei saluti nelle altre lingue il Papa ha osservato che anche noi siamo un vero tempio di Dio “se consentiamo a Gesù di prendere forma dentro di noi”; ma occorre rinunciare “alle opere del male” e non avere “paura di cambiare le nostre abitudini e i nostri comportamenti”. E’ nel Sacramento della penitenza – ha proseguito - che “il Signore ci offre la possibilità di rinnovare costantemente questa presenza. Con ogni Confessione Lui ci rinnova come tempio in cui Egli stesso prende dimora”.
(da radiovaticana.org-sergio centofanti)

 
 
 
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natura

Il santo di oggi e':
•un uomo aperto
che abbia capacita' di cogliere
il fermento di bene, di ansia,
di attese e di speranze.
•un uomo della gioia.
Il mondo cerca sguardi
che siano pieni di serenita'
e di gioia: la felicita'
e' la ricerca profonda
del cuore umano.
Se abbiamo trovato la felicita'
in Cristo dobbiamo emanare gioia.
•un uomo dinamico.
Occorrono dei rivoluzionari
dell'amore, persone capaci
di creare intorno a se'
un movimento di rivoluzionari
dell'amore.
Il passato, il futuro,
la cultura, la mentalita',
la civilta' della santita'.
Una civilta' della santita'
dove le singole mentalita'
diventano mentalita' diffusa:
non piu' solo io,
non piu' solo tu,
non piu' solo un altro,
ma tutti insieme, santi insieme.

Guglielmo Giaquinta

 

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buona giornata