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Post n°19 pubblicato il 17 Settembre 2011 da giovanni80_7
In molte scuole ormai iniziano le lezioni. Auguri agli alunni, che cominciano un nuovo percorso di vita, con insegnanti stressati, buoni o nervosi, accoglienti o depressi. A loro che proveranno a conoscere, a imparare di più e meglio, a credere alla giustizia, alla meritocrazia, in un paese dove si trova spazio solo con le raccomandazioni o con seni quinta taglia. Auguri alle segreterie, che dovranno gestire patrimoni umani in vivace fermento ma con casse sempre più misere. Auguri alle famiglie che si chiedono dove il governo sta conducendo la scuola pubblica, ma che dovranno garantire comunque le tasse sempre in aumento per servizi sempre più esigui. Auguri al ministro dell'istruzione, Gelmini, sempre più al buio, sempre più disorientata, che sembra non aver mai sentito la parola scuola prima di esserne ministro. Auguri ai docenti, ormai in lotta come operai della conoscenza, per diritti minimi. Ma che una volta entrati in classe si faranno prendere dal calore umano e faranno il loro lavoro perbene. Sempre e comunque. Auguri ai docenti emigranti, a quelli che lasciano per un anno figli e coniugi, che vanno avanti e indietro con biglietti trenitalia che non hanno rispetto. Che alla fine dell'anno resteranno con pochi spiccioli. Ma con grandi affetti di alunni e famiglie. Auguri al Bel Paese, che meriterebbe molto di più. |
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Post n°18 pubblicato il 29 Luglio 2009 da giovanni80_7
Il semaforo da lontano mi adocchiò e rise. Mi fermai mentre il bambino cominciava il suo giro fra i finestrini aperti.
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Si valuta sempre (anche inconsciamente) quanto si può sopportare l’attuale situazione che spinge verso la separazione. Se ci sono violenze continue, dipendenze da sostanze, gravi compromissioni individuali inevitabilmente ci si separa. Perché si resta insieme se l’amore finisce? 1 – Insicurezza economica. Quando non si può contare su un lavoro stabile, economicamente sicuro, su un adeguato assegno di mantenimento o su una famiglia d’origine accogliente. 3 – Sensazione di fallimento (la più dura da accettare) , un progetto di vita a pezzi (soprattutto se si sta insieme da molti anni), il proprio amore reso inutile, vuoto, tipo “perle ai porci”. 4 – Vergogna verso la famiglia d’origine, verso sorelle e fratelli, visti spesso come più felici. Infatti se ci sono precedenti divorzi fra i parenti più stretti, nella famiglia d’origine, o fra stretti amici, sarà più facile accettare il proprio. 5 – Vuoto sociale e familiare intorno. Per chi sta molto male nella coppia è molto difficile separarsi se non c’è più una famiglia d’origine, genitori deceduti o lontani (tipico di chi emigra) dove potersi “appoggiare”, dove poter essere accolti e sostenuti. 6 – Follia a due. Partner che stanno insieme da quando erano adolescenti, tanto legati da risultare impensabile una separazione. Così botte, insulti e vessazioni psicologiche diventano routine quotidiana. Ovviamente vi sono tanti altri motivi perché si resta insieme. Molte volte non finisce l'amore ma la possibilità di convivere o di affrontare difficoltà esterne alla coppia, vedi crisi economica, problemi di figli o familiari. Resta l'impossibilità di ritrovarsi uomo e donna, di fare coppia, di giocare e fare complicità.
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In teoria due persone che si amano, affiatate, che stanno insieme felicemente da alcuni anni, non hanno nessun motivo per separarsi. Si cresce su stessi binari, si cercano le stesse emozioni, anche la passione cambia nel tempo nella stessa direzione. Nella realtà ogni coppia subisce interferenze, spesso anche molto pesanti; quelle medio-piccole vengono metabolizzate, non nuocciono alla coppia, a volte possono anche rafforzarla. Quelle gravi invece creano alterazioni profonde sia nei partners sia nell'equilibrio di coppia. Quali sono tali interferenze? Anche il più grande degli amori può finire per questi e altri motivi. Senza colpe per nessuno, perché una coppia è sempre inserita in un tessuto sociale che comunque la condiziona.
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Post n°15 pubblicato il 05 Aprile 2009 da giovanni80_7
Mi sono sempre chiesto dov’eri. All’inizio volevo capire, studiare, analizzare e convertire ogni mia nuova conoscenza in mattoni per costruire Te. Negandomi le emozioni e il libero sentire. La possibilità di potermi arrabbiare e avvertire dentro di me fluire l’aggressività. O poter amare secondo quanto mi dettava il cuore. Ma Tu mi sei stato somministrato male: piccole dosi quotidiane e settimanali, asettiche e patetiche, bigotte e sterili come vuoti vassoi d’argento sopra cui nulla vi era mai di commestibile. Una sorta di vaccinazione. Per cui quanto sono maturato, e forse ero pronto a riceverti, non ti ho sentito arrivare. Non ho potuto sentire la portata emotiva e vitale dei tuoi insegnamenti. Udivo solo le proibizioni, i divieti, le trappole psicologiche che mi disegnavano un mondo falso e minaccioso, dove solo l’ipocrisia poteva essere accettata. Io volevo vivere, come ogni bambino, e gioire dell’esistenza, delle emozioni e dei sentimenti. Ma Tu eri presentato come l’opposto della vita. Colui per cui i valori più veri erano la tradizione, l’obbedienza cieca, l’apparenza più ipocrita, il perbenismo più falso. Erano da mettere via ogni spontanea manifestazione di gioia o di verità emotiva. Quante volte mi sono chiesto se potevo osare e mettere in dubbio tutto ciò. Forse per trovare una mia personale dimensione, un mio soggettivo modo di accostarmi al divino e a Te. Quante volte non ho potuto farlo, e mi risultava intollerabile ribellarmi a… non so più a cosa. Di fronte al dolore siamo sempre smarriti e non riusciamo ad inquadrarlo in un contesto in cui vi sia anche la tua presenza. Mi è stato sempre detto che hai progetti per tutti. In cui il dolore ha una sua precisa e giusta collocazione, che esso è una via per avvicinarsi a Te. Di fronte alla morte di una persona cara mi chiedevo sempre Tu dov’eri, perché non c’eri. Dov’era il tuo Spirito quando gli ebrei, e non solo loro, morivano nei campi di sterminio? E quando nella ex Yugoslavia migliaia di indifesi finivano nelle fosse comuni? E quando crollavano le torri gemelle con migliaia di storie troncate come libri a metà? O quando Bush dava l’ordine di attacco? O quando Enola Gay sganciava su Hiroshima e Nagasaki? Di fronte ad atroci ingiustizie mi chiedo qual è il progetto riservato a coloro che le subiscono o a quelli che soffrono e muoiono per volere di pochi. Non trovo risposte. Non credo ai progetti divini personalizzati. I santi non sono scelti da Te. Sono loro che ti scelgono. E scelgono di Te l’amore, quello vero, quello vissuto sul campo, come donazione massima di se stessi agli altri, alla sofferenza e alla vita. Meritano la santità indipendentemente dalla religione, perché hanno fatto esattamente quanto chiesto da Gesù, di loro volere e per loro scelta. Quale merito ne avrebbero se fossero stati scelti e sostenuti da Te in ogni loro opera? Se fossi Tu a scegliere le persone e i santi allora quale colpa avrebbe un delinquente o un assassino? Quella di non essere stato scelto da Te? Non potevi scegliere Hitler? Quanti milioni di vite avresti salvato? Se scegliessi Tu la vita sarebbe un grande imbroglio e commetteresti gravi ingiustizie. Io penso che se esisti davvero fai di tutto per essere giusto e quindi davvero hai dato le stesse possibilità a tutti noi di diventare santi. Poi siamo noi a scegliere. E la forza per andare avanti e sostenere le nostre scelte deriva unicamente da noi, magari confortati dalla tua parola. Se c’è un giudizio questo ci sarà quando si chiuderà il sipario, quando i giochi saranno finiti. Sarà allora che in base alle opere potrai riconoscere i santi.
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