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Creato da giovanni80_7 il 08/01/2009

Il cuore Urla

Anche gli Psicologi hanno un cuore

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Cominciano le scuole

Post n°19 pubblicato il 17 Settembre 2011 da giovanni80_7
Foto di giovanni80_7

In molte scuole ormai iniziano le lezioni. Auguri agli alunni, che cominciano un nuovo percorso di vita, con insegnanti stressati, buoni o nervosi, accoglienti o depressi. A loro che proveranno a conoscere, a imparare di più e meglio, a credere alla giustizia, alla meritocrazia, in un paese dove si trova spazio solo con le raccomandazioni o con seni quinta taglia.

Auguri alle segreterie, che dovranno gestire patrimoni umani in vivace fermento ma con casse sempre più misere.

Auguri alle famiglie che si chiedono dove il governo sta conducendo la scuola pubblica, ma che dovranno garantire comunque le tasse sempre in aumento per servizi sempre più esigui.

Auguri al ministro dell'istruzione, Gelmini, sempre più al buio, sempre più disorientata, che sembra non aver mai sentito la parola scuola prima di esserne ministro.

Auguri ai docenti, ormai in lotta come operai della conoscenza, per diritti minimi. Ma che una volta entrati in classe si faranno prendere dal calore umano e faranno il loro lavoro perbene. Sempre e comunque.

Auguri ai docenti emigranti, a quelli che lasciano per un anno figli e coniugi, che vanno avanti e indietro con biglietti trenitalia che non hanno rispetto. Che alla fine dell'anno resteranno con pochi spiccioli. Ma con grandi affetti di alunni e famiglie.

Auguri al Bel Paese, che meriterebbe molto di più.

 
 
 

Un incontro al semaforo

Post n°18 pubblicato il 29 Luglio 2009 da giovanni80_7

Il semaforo da lontano mi adocchiò e rise. Mi fermai mentre il bambino cominciava il suo giro fra i finestrini aperti.
Era da qualche giorno che lo vedevo. Piccolo, minuto, un visino impaurito e fiducioso. Ancora.
I segni del dolore davano ai suoi cinque anni le sembianze di cinquanta.
Stranamente non alzai il finestrino come di solito faccio per fermare in qualche modo l’arroganza. Ma lui era innocente.
Mia madre mi aveva dato un pezzo di cioccolata. Al latte, finissimo, buonissimo.
"No, mi dissi, dagli qualche spicciolo. Il cioccolato no..."
Lui mi guardò con occhi grandi e ancora innocenti. Fiduciosi.
"Come ti chiami?"
"Manuel" rispose subito.
Gli occhi si ravvivarono. Mostrarono interesse. Qualcuno che gli chiedeva il nome.
Si guardò e quasi a voler confermare a se stesso ripetè "Sì, io, Manuel"
In un impulso presi la tavoletta di cioccolata e gliela porsi.
Lui guardò incredulo.
Per un attimo osservò quella delizia più grande delle sue minuscole mani.
Poi guardò me. "Grazie, signore."
Lo salutai soddisfatto: "Ciao, Manuel!"
E lui sorridendo mi fece ciao con una mano.
Cominciò subito ad aprire la tavoletta e sgranò gli occhi.
E per pochi attimi ritornò ad avere di nuovo cinque anni.
"Auguri Manuel" pensai mentre ringraziavo il semaforo malizioso.


 
 
 

Perché si resta insieme se l'amore finisce?

Post n°17 pubblicato il 07 Luglio 2009 da giovanni80_7
 

Si valuta sempre (anche inconsciamente) quanto si può sopportare l’attuale situazione che spinge verso la separazione. Se ci sono violenze continue, dipendenze da sostanze, gravi compromissioni individuali inevitabilmente  ci si separa.
La differenza sta nella calma piatta o nella guerra continua. Una relazione “calma piatta” potrà essere sopportata nel caso di presenza di figli, di amori esterni o di mancanza di autonomia economica. La guerra continua invece logora, demolisce e uccide psicologicamente spingendo alla depressione, alle malattie psicosomatiche, quindi è più probabile (e salutare) la separazione. 

Perché si resta insieme se l’amore finisce?

 1 – Insicurezza economica. Quando non si può contare su un lavoro stabile, economicamente sicuro, su un adeguato assegno di mantenimento  o su una famiglia d’origine accogliente. 
2 – Il senso di colpa verso i figli, per il loro dolore e disorientamento (Spesso anche come alibi ad altre motivazioni).
“Che sarà di loro? Mi odieranno!”  - “Non voglio che odino il padre!” - “Andranno in depressione! Il figlio di P. va dallo psicologo...”

3 – Sensazione di fallimento (la più dura da accettare) , un progetto di vita a pezzi (soprattutto se si sta insieme da molti anni),  il proprio amore reso inutile, vuoto, tipo “perle ai porci”.  
“L’ho amato per tanti anni, mai tradito, c’è solo lui!” - “La mia vita senza di lei non ha senso! Facevamo tutto insieme!”

4 – Vergogna verso la famiglia d’origine, verso sorelle e fratelli, visti spesso come più felici. Infatti se ci sono precedenti divorzi fra i parenti più stretti, nella famiglia d’origine, o fra stretti amici, sarà più facile accettare il proprio.
“Mia sorella che dirà? Lei sì che ha un bel matrimonio! Bei figli, Che bella coppia!” - “Io sono la pecora nera della famiglia!”

5 – Vuoto sociale e familiare intorno. Per chi sta molto male nella coppia è molto difficile separarsi se non c’è più una famiglia d’origine, genitori deceduti o lontani (tipico di chi emigra) dove potersi “appoggiare”, dove poter essere accolti e sostenuti.
“Dove vado? Non ho più nessuno, non ho una casa, i miei sono morti, la mia amica non mi guarda nemmeno!”  - “I miei stanno al paese, mio padre mi caccerebbe di casa, a mia madre verrebbe un infarto.”

6 – Follia a due. Partner che stanno insieme da quando erano adolescenti, tanto legati da risultare impensabile una separazione. Così botte, insulti e vessazioni psicologiche diventano routine quotidiana.
“Mi picchia ma mi vuole bene! E’ il suo carattere ma in fondo è buono” si dice questo mentre spiccano sul viso ematomi , lividi  e graffi.  - “Mi picchia solo quando si fa o beve,  per il resta mi ama.” - "Non può stare senza di me!” - "E’ vero che mi prende a calci e mi rompe le bottiglie in testa, ma con lui scopo benissimo e coi suoi soldi  faccio la signora”

Ovviamente vi sono tanti altri motivi perché si resta insieme. Molte volte non finisce l'amore ma la possibilità di convivere o di affrontare difficoltà esterne alla coppia, vedi crisi economica, problemi di figli o familiari. Resta l'impossibilità di ritrovarsi uomo e donna, di fare coppia, di giocare e fare complicità.


 

 
 
 

Perché finisce un amore?

Post n°16 pubblicato il 20 Maggio 2009 da giovanni80_7
 

In teoria due persone che si amano, affiatate, che stanno insieme felicemente da alcuni anni, non hanno nessun motivo per separarsi. Si cresce su stessi binari, si cercano le stesse emozioni, anche la passione cambia nel tempo nella stessa direzione. Nella realtà ogni coppia subisce interferenze, spesso anche molto pesanti; quelle medio-piccole vengono metabolizzate, non nuocciono alla coppia, a volte possono anche rafforzarla. Quelle gravi invece creano alterazioni profonde sia nei partners sia nell'equilibrio di coppia. Quali sono tali interferenze?
1 - La percentuale più rilevante spetta alle interferenze delle coppie genitoriali, suoceri e cognati.Quando sono troppo invadenti, autoritari o cattivi, spaccano profondamente la coppia. Ben note le intromissioni da parte delle suocere che limitano di fatto il vivere autonomo della coppia e il formarsi di una nuova famiglia.
2 - I figli sono una benedizione, sono amati visceralmente ma pongono seri problemi quando non arrivano, sono malati, oppure non studiano o non lavorano. Se poi ci sono malattie gravi o invalidanti si crea in casa un'atmosfera pervasa da pesanti sensi di colpa, rabbia e impotenza. I partners si accusano e si incolpano reciprocamente arrivando ad odiarsi.
3 - Mancanza di un lavoro stabile: dover fare sempre i conti, non poter andare in centri commerciali (per timore di spendere) o non poter fare una vacanza o un viaggio, genera nella coppia un pesante senso di precarietà. Il dover sopravvivere uccide i sogni e l'amore.
4 - Alterazioni di un partner: un incidente o una malattia grave possono alterare l'equilibrio psichico o il carattere di uno dei partner con conseguente rottura dell'equilibrio di coppia. Il soggetto può diventare depresso, fobico o ricercare in modo spasmodico o nevrotico varie forme di sicurezza o vedere l'altro come un nemico.
5 - Incontri con persone che corteggiano incessantemente sollecitando naturali vanità o voglia di novità. O persone molto vicine (Lavoro) che a lungo andare diventano intime.
6 - Conoscenza inadeguata: quante persone scoprono il vero carattere del partner solo dopo il matrimonio? Prima non aveva visto come dormiva o com'era in pantofole o cosa fa quando va in bagno  o com'era quando si arrabbiava.

Anche il più grande degli amori può finire per questi e altri motivi. Senza colpe per nessuno, perché una coppia è sempre inserita in un tessuto sociale che comunque la condiziona.

 

 
 
 

Lettera anonima al Padreterno

Post n°15 pubblicato il 05 Aprile 2009 da giovanni80_7

Mi sono sempre chiesto dov’eri.
E se c’eri. A volte mi sono anche arrabbiato.
Non so se ti ho trovato o meno. Cercarti è stata un’ossessione, di quelle che ti costringono a un perenne peregrinare da chiese a preti, da bibbie a vangeli, da libri a romanzi. A far soste lunghissime da chi sembrava avere delle risposte più chiare, da chi possedeva una vita dedicata a Te, da chi aveva tanto studiato, da chi sembrava avere negli occhi una luce in più. Ma provavo troppo spesso intolleranza per le certezze assolute, per i dogmi più inaccessibili. Scopro invece di essermi trattenuto molto di più a sorseggiare un caffè con chi poteva permettersi di piangere e di ascoltare, che mi prendeva le mani chiamandomi fratello, che aveva negli occhi il mio stesso senso di malessere, la mia stessa inquietudine. Che non voleva parlare all’infinito erudendomi su ciò che non sapevo. Forse è stato più intimo potersi porre delle domande, le più estreme, le più delicate. Quelle che più stimolavano l’angoscia. Che più negavano ogni possibilità di risposte. E’ stato più bello essere ascoltati e poter osare le domande che non ricevere le risposte. Già, forse ho scoperto che non sono le risposte a dare la felicità o a sollevare il velo delle incertezze da ogni mio pensiero. Ma è la possibilità di poter porre le giuste domande, anche se so che non vi sono risposte.

All’inizio volevo capire, studiare, analizzare e convertire ogni mia nuova conoscenza in mattoni per costruire Te. Negandomi le emozioni e il libero sentire. La possibilità di potermi arrabbiare e avvertire dentro di me fluire l’aggressività. O poter amare secondo quanto mi dettava il cuore. Ma Tu mi sei stato somministrato male: piccole dosi quotidiane e settimanali, asettiche e patetiche, bigotte e sterili come vuoti vassoi d’argento sopra cui nulla vi era mai di commestibile. Una sorta di vaccinazione. Per cui quanto sono maturato, e forse ero pronto a riceverti, non ti ho sentito arrivare. Non ho potuto sentire la portata emotiva e vitale dei tuoi insegnamenti. Udivo solo le proibizioni, i divieti, le trappole psicologiche che mi disegnavano un mondo falso e minaccioso, dove solo l’ipocrisia poteva essere accettata. Io volevo vivere, come ogni bambino, e gioire dell’esistenza, delle emozioni e dei sentimenti. Ma Tu eri presentato come l’opposto della vita. Colui per cui i valori più veri erano la tradizione, l’obbedienza cieca, l’apparenza più ipocrita, il perbenismo più falso. Erano da mettere via ogni spontanea manifestazione di gioia o di verità emotiva. Quante volte mi sono chiesto se potevo osare e mettere in dubbio tutto ciò. Forse per trovare una mia personale dimensione, un mio soggettivo modo di accostarmi al divino e a Te. Quante volte non ho potuto farlo, e mi risultava intollerabile ribellarmi a… non so più a cosa.

Di fronte al dolore siamo sempre smarriti e non riusciamo ad inquadrarlo in un contesto in cui vi sia anche la tua presenza. Mi è stato sempre detto che hai progetti per tutti. In cui il dolore ha una sua precisa e giusta collocazione, che esso è una via per avvicinarsi a Te. Di fronte alla morte di una persona cara mi chiedevo sempre Tu dov’eri, perché non c’eri. Dov’era il tuo Spirito quando gli ebrei, e non solo loro, morivano nei campi di sterminio? E quando nella ex Yugoslavia migliaia di indifesi finivano nelle fosse comuni? E quando crollavano le torri gemelle con migliaia di storie troncate come libri a metà? O quando Bush dava l’ordine di attacco? O quando Enola Gay sganciava su Hiroshima e Nagasaki? Di fronte ad atroci ingiustizie mi chiedo qual è il progetto riservato a coloro che le subiscono o a quelli che soffrono e muoiono per volere di pochi. Non trovo risposte. Non credo ai progetti divini personalizzati. I santi non sono scelti da Te. Sono loro che ti scelgono. E scelgono di Te l’amore, quello vero, quello vissuto sul campo, come donazione massima di se stessi agli altri, alla sofferenza e alla vita. Meritano la santità indipendentemente dalla religione, perché hanno fatto esattamente quanto chiesto da Gesù, di loro volere e per loro scelta. Quale merito ne avrebbero se fossero stati scelti e sostenuti da Te in ogni loro opera? Se fossi Tu a scegliere le persone e i santi allora quale colpa avrebbe un delinquente o un assassino? Quella di non essere stato scelto da Te? Non potevi scegliere Hitler? Quanti milioni di vite avresti salvato? Se scegliessi Tu la vita sarebbe un grande imbroglio e commetteresti gravi ingiustizie. Io penso che se esisti davvero fai di tutto per essere giusto e quindi davvero hai dato le stesse possibilità a tutti noi di diventare santi. Poi siamo noi a scegliere. E la forza per andare avanti e sostenere le nostre scelte deriva unicamente da noi, magari confortati dalla tua parola. Se c’è un giudizio questo ci sarà quando si chiuderà il sipario, quando i giochi saranno finiti. Sarà allora che in base alle opere potrai riconoscere i santi.

E’ Gesù che sento vicino. Forse è più umano, più vicino al mio mortale modo di sentire. E Lui che ha fatto chiarezza. Ha dato un nuovo comandamento, quello dell’amore. Che soppiantava l’intero Vecchio Testamento e tutti i precetti precedenti. Ecco allora che Madre Teresa di Calcutta può amare fino a dedicare l’intera vita all’ideale più alto possibile, alla cura del debole, al sostegno di ogni essere umano dimenticato dalla società, dai ricchi e dai potenti. Ecco che Padre Pio può dedicarsi all’ascolto più assoluto del penitente e del peccatore, teso in uno sforzo continuo per il sollievo dalla sofferenza. Quella di dentro. Alla conquista di una libertà interiore che non sia sterile possesso di verità dogmatiche, ma di generosa vitalità creativa, in cui non vi è tempo da sprecare per porsi domande o cercare risposte, perché ogni attimo del vivere resta proteso all’amore e all’esistere. Alla difesa e al sostegno della vita in tutte le sue forme. E poterne morire come Gesù. L’amore può solo essere vissuto. (Giovanni)

 

 
 
 
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