Community
 
Punto_Rosso
   
 
Creato da Punto_Rosso il 14/01/2007

L'acchiappa Fantasmi

... e nella testa un sogno

 

 

Posto fisso/ La ricerca: i mammoni non esistono. Ma i figli dei ministri ...

Post n°40 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da Punto_Rosso

Giovane, precario e pronto ad emigrare pur di lavorare. Uno sguardo alla realtà occupazionale veramente esistente nel nostro Paese conferma ulteriormente questa equazione, sintomo evidente di uno Stato non in salute. I giovani, anche quelli che restano a casa, non sono “mammoni” o “bamboccioni” ma sono costretti ad esserlo per via di un mercato del lavoro asfittico e non sorretto da percorsi accademici disallineati.
    E' questo il quadro che emerge da un'indagine della Fondazione Studi Consulenti del lavoro - categoria di professionisti nei cui studi sono gestiti oltre 7 milioni di rapporti di lavoro - che fotografa la realtà giovanile italiana , in questi giorni al centro dell'attenzione mediatica.
    Gran parte degli intervistati non pone alcun limite geografico alla ricerca della propria occupazione, ed anzi, intravede nel lavoro all’estero (88%) una migliore soddisfazione
delle proprie esigenze ed aspirazioni. E' così sfatata la falsa rappresentazione dei giovani italiani che non vogliono muoversi da casa (12%) . Il problema, verosimilmente, è strutturale, figlio della crescente inadeguatezza del sistema formativo: l’Università appare sempre più inadeguata a creare professionisti dotati delle competenze effettivamente richieste dalle imprese (90%) , né i percorsi formativi successivi rispondono adeguatamente alle richieste conoscenze specifiche. La crisi, è evidente, c’è, e rappresenta un elemento – negativo – importante per le dinamiche occupazionali, ma è anche vero che non c'è articolo 18, flessibilità o contratto unico che tenga: il motivo per cui non assumono (62%) è l'elevato costo del lavoro ai limiti della sostenibilità aziendale.
    Dunque i mammoni che vogliono solo il posto fisso vicino ai genitori, come hanno ripetuto a intervalli regolari gli esponenti del governo, sono davvero pochi. Solo che le parole sprezzanti pronunciate da Monti & Co. hanno fatto davvero infuriare il popolo della Rete che si è immediatamente mobilitato andando a vedere che cosa fanno i figli di quei ministri che più degli altri in questi giorni si sono 'scagliati' contro il posto fisso.
     A partire dalla titolare del Welfare, Elsa Fornero.
Sua figlia, Silvia Deaglio, di posti fissi sembra averne addirittura due contemporaneamente
. E uno di questi è proprio nell'ateneo di mammà e papà (Mario Deaglio). Silvia, a soli 37 anni, è professore associato di Genetica medica alla facoltà di Medicina dell'Università di Torino (quella dei genitori) e responsabile della ricerca alla Hugef, una fondazione che si occupa di genetica, genomica e proteomica umana.
     Immediata la replica del ministero che precisa come la giovane Deaglio non ha due lavori, ma è docente universitario pagata solo dall' ateneo, e come la ricerca, alla quale si è dedicata dopo avere lavorato per due anni ad Harvard, è sostenuta da un finanziamento internazionale.
     Non sarà vicino casa, come ha stigmatizzato sua madre, ma ha un posto fisso da 500mila euro l'anno il figlio del ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, il supermanager Piergiorgio Peluso. A soli 42 anni Peluso è stato recentemente promosso da direttore di Unicredit a d.g. di Fondiaria-Sai per traghettare la compagnia dei Ligresti fuori dalla bufera. Attualmente mamma Anna Maria vive a Roma, mentre Giorgio è a Milano, ma certamente tra auto blu e viaggi in business class i due non avranno difficoltà a vedersi.
     E il figlio di Monti?
Giovanni ha 39 anni e a poco più di 20 era già associato per gli investimenti bancari per la Goldman Sachs
, la più potente banca d'affari americana, la stessa in cui il padre Mario ricopre il ruolo di International Advisor. A 25 anni è diventato consulente di direzione da Bain & company, dove è rimasto fino al 2001. Dal 2004 al 2009, vale a dire fino al suo approdo alla Parmalat, Giovanni Monti ha lavorato prima a Citigroup (responsabile di acquisizioni e disinvestimenti per alcune divisioni del gruppo) e poi a Morgan Stanley (responsabile delle transazioni economico-finanziarie sui mercati di Europa, Medio Oriente e Africa).

In effetti lui di lavori ne ha cambiati parecchi per non rischiare di annoiarsi come dice il padre.

Solo che erano tutti posti fissi...

 
 
 

La lettera del figlio di un operaio

Post n°39 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da Punto_Rosso
Foto di Punto_Rosso

 .... dal blog di Grillo

 

 



"Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di martedì 27 luglio 2010)...Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis. Odorava di dignità."

 
 
 

grande Ligabue

Post n°32 pubblicato il 14 Marzo 2010 da Punto_Rosso

Nel Tempo
di Luciano Ligabue

C'ero quando sono nato
C'ero quando son cresciuto
Zorro Blek e Braccobaldo
Belfagor e Carosello
ed hanno ucciso Lavorini
e dopo niente è stato come prima
C'ero sulla millecento
che mio padre urlava un po' a
chiunque
C'ero la mia prima volta
non l'avevo neanche scelta
certo che era bella svelta
non potevo mica perder
tempo
Tutto il tempo lì a tenere il tempo
che fosse il mondo o solo fantasia
o quello di una batteria
era sempre tempo
C'ero nel settantasette
a mio modo e col mio passo
il processo a De Gregori
C'ero coi Police a Reggio
c'erano due torri e un muro
e Berlinguer e Moro lì
nel tempo
Tutti quegli scherzi che fa il tempo
tutte quelle foto che non ho
ne ho scattate solo un po'
non ne ho mai avuto
il tempo
Tutto il tempo lì a tenere il tempo
che fosse il mondo o solo fantasia
o quello di una batteria
era sempre tempo
C'ero quando ho preso casa
c'ero molto poco e quindi poche
scuse
C'ero quando ho fatto male
c'ero anche quando mi hanno fatto
male
c'ero sempre nel mio viaggio
l'occhio al finestrino
e Falcone e Borsellino lì
nel tempo
Tutto il tempo lì a tenere il tempo
che fosse il mondo o solo fantasia
o quello di una batteria
era sempre tempo
Tutti quegli scherzi che fa il tempo
tutte quelle foto che non ho
ne ho scattate solo un po'
non ne avevo il tempo

13 marzo 2010

 
 
 

non impariamo mai

Post n°29 pubblicato il 29 Ottobre 2008 da Punto_Rosso

Piero Calamandrei 

(Firenze21 aprile 1889 – Firenze27 settembre 1956) è stato un giornalista, giurista, politico e docente universitario italiano.

 

Il nome di Piero Calamandrei, forse, non dirà molto agli studenti che protestano contro settantenni incartapecoriti che gli hanno rubato il presente e gli vogliono togliere la speranza di un futuro.
Il suo nome, forse, non avrà significato per i ragazzi e le ragazze che vedono al vertice delle istituzioni, dell'economia, dell'informazione del loro Paese dei pregiudicati, dei servi, dei lacchè.
Calamandrei, forse, non dirà nulla alla nostra gioventù che vede la Costituzione tradita dal Parlamento, migliaia di caduti sul lavoro ogni anno, milioni di precari e il padre, o la madre, licenziati.
Calamandrei fu professore durante il fascismo, uno dei pochi a non avere nè chiedere mai la tessera del partito. Fondò il Partito d'Azione e fu membro della Consulta. Nel 1950 fece un discorso sulla Scuola, parole che sembrano dette oggi per la Scuola della P2.

L'ipotesi di Calamandrei.

"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.                           

(in Scuola Democratica, 20 marzo 1950) 

 
 
 

ho ritrovato per caso ....

Post n°28 pubblicato il 26 Giugno 2008 da Punto_Rosso

una cosa scritta da Michela, mia figlia, quando era in quarta liceo classico. 

Non ho chiesto il suo parere ma so che non sarebbe contraria e ho deciso di metterla sul blog ....

" i Cento Passi "

Cinisi, provincia di Palermo. Nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978 Peppino Impastato viene assassinato con una carica di tritolo che lo dilania sui binari della ferrovia. Il padre, Luigi Impastato, era un piccolo imprenditore affiliato al clan di Gaetano Badalamenti e lo zio, Cesare Manzella, un capomafia ucciso nel 1963 nel corso di una guerra tra opposte fazioni.

La morte di Peppino passa però in secondo piano perché giornali e televisioni parlano di un fatto più importante: a Roma è stato ritrovato il corpo di Aldo Moro, giustiziato dalle Brigate Rosse.

“ i Cento Passi ” è il titolo del film: cento passi è la distanza che separava l’abitazione di Impastato dalla casa di Tano Badalamenti, un mafioso che solo vent’anni dopo viene accusato dell’omicidio di Peppino. Il processo è tuttora in corso.

Il ’68 è l’anno di una rivoluzione mondiale, una rivoluzione soprattutto culturale e ideologica, che si manifesta in Cina, in America, in Francia, in Inghilterra e in Italia. E’ l’anno della contestazione giovanile; i giovani hanno abbracciato nuovi ideali: vogliono la libertà, contestano la società, le ingiustizie, le diseguaglianze… . Nasce il protagonismo giovanile: in un primo momento si manifesta come una protesta degli studenti, che in seguito si unisce anche a quella degli operai. La musica diventa uno dei principali veicoli di protesta.

Nel ’68 Peppino ha vent’anni; rompe con il padre e avvia un’attività politico-culturale che finisce per confliggere direttamente coi mafiosi. Nel 1967 fonda il circolo “Musica e cultura” promuovendo cineforum, concerti e spettacoli per i giovani di Cinisi; nel 1976 apre Radio Aut, attraverso la quale denuncia in modo ironico le illegalità della mafia: Tano Badalamenti diventa Tano Seduto, il suo paese Mafiopoli….

In Sicilia la mafia si presenta in modo paternalistico: c’è un’identificazione tra la struttura familiare, in cui il padre è l’autorità indiscussa, e la società, in cui è la mafia che governa. La storia della mafia inizia nell’800 e si sviluppa, connettendosi con la criminalità, attraverso i traffici di droga, di clandestini e infine di rifiuti. Ma fra la criminalità e la mafia ci sono delle differenze; la mafia è il sovrapporsi di quattro anelli: i capi mafiosi, il mondo dell’economia, i politici al potere e lo Stato. La mafia è vista anche come speculazione edilizia: l’autostrada, pur essendo in pianura, non procede dritta, ma fa tre curve; a Punta Raisi, nonostante la vicinanza al mare e alla montagna ,viene costruita una pista per gli aerei e tutto viene così realizzato perché probabilmente questi sono territori che appartengono ai mafiosi e lo Stato li deve pagare.

Gli anni ’70 sono caratterizzati dalla strategia della tensione, chiamata anche strategia degli opposti estremisti, conseguenza della guerra fredda tra USA e URSS, in confitto per avere il controllo del mondo. Gli USA non vogliono che salgano al potere governi di sinistra e, al contrario, l’URSS non vuole governi libertari: l’Italia non ha libertà politica e sono gli anni del terrorismo.

In questo periodo in Italia i partiti più rappresentativi sono la Democrazia Cristiana, con segretario Aldo Moro, e il Partito Comunista Italiano, con segretario Enrico Berlinguer; i due segretari lavorano per dare vita a un progetto politico comune per il governo del Paese.

Questo progetto, denominato “il compromesso storico”, non piace agli Americani (CIA), ad una parte della Democrazia Cristiana, ai gruppi giovanili di estrema sinistra e di estrema destra. Sono di questo periodo la strage di Piazza Fontana e la morte dell’anarchico Pinelli.

Le frange estreme del terrorismo vogliono colpire i rappresentanti del dialogo alla base di questo compromesso politico.

E’ per questo che Aldo Moro viene rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.

 
 
 

La Storia siamo noi

Post n°12 pubblicato il 21 Gennaio 2007 da Punto_Rosso

ovvero conoscere il passato attraverso le canzoni

di Francesco De Gregori

 

Ho portato la chitarra per il fatto che la sua presenza simboleggia qualcosa che spesso viene dimenticata in questo tipo di dibattiti in cui si dà molta attenzione al testo delle canzoni, ma la canzone vive di musica, vive di una parte musicale, di ritmo, di melodia. Altrimenti sarebbe un'operazione monca.

Io resto abbastanza perplesso quando mi capita di vedere nelle antologie di letteratura ad uso dei licei i testi delle canzoni d'autore, più o meno d'autore, accanto che so, all'Infinito di Leopardi o a Ungaretti... Insomma, è un'operazione che crea una sfasatura nella lettura, nell'ascolto, che non trovo del tutto corretta, legittima.

 Inoltre la chitarra rappresenta, anche, quella che è la fisicità del mestiere che faccio, che fanno quelli che, come me, scrivono e cantano canzoni.

 Noi non siamo degli intellettuali, siamo delle persone che vanno sui palcoscenici, siamo uomini di spettacolo, andiamo negli oratori, spesso, sulle piazze. A volte ci tocca andare a "UnoMattina", ci tocca andare a "Domenica In...". Quindi, è un mestiere apparentemente semplice, ma che in realtà presenta delle complessità, che invece non hanno gli studiosi.

La chitarra è la musica. La musica che sta dietro alle canzoni cosa porta con sé? Porta il fatto che la canzone ha una formidabile capacità di essere comunicata, molto più di un film o di un romanzo. Certo al cinema ci va molta gente, i romanzi li leggono in tanti, però la pervasività della canzone è ineguagliabile. Sfido chiunque di voi ad uscire la mattina da casa e tornare la sera senza aver sentito almeno una canzone, anche senza averlo desiderato: basta andare su un aereo, dal dentista, al supermercato, a volte anche in una sala operatoria mettono la musica. Insomma, la canzone gode di questa grande virtù: non si può sfuggire dalle canzoni. Questa è però un'arma a doppio taglio, perché la troppa comunicatività di una canzone può andare a detrimento di quella che è una sua lettura attenta, può trasformarsi in superficialità dell'ascolto, in realtà la canzone arriva dove altre forme di comunicazione artistica non arrivano.

 Può una canzone o no parlare di storia? Naturalmente sì e questo non lo dico io, perché ho scritto alcune canzoni che parlano di storia, lo dimostra la storia stessa della canzone italiana, a partire da quella popolare.

Dai canti di lavoro, che sono comunque canti legati alla storia, che siano canti operai, canti delle mondine, canti agricoli, che poi talvolta si trasformano in canti politici. Bella ciao, che è considerato "l'inno" della Resistenza, nasce come canto di lavoro delle mondine, in seguito si è cambiato il testo ed è diventato una canzone della Resistenza. Vorrei citare inoltre Gorizia, una canzone sulla prima guerra mondiale; e ancora un'altra bellissima su Bava Beccaris...

Su queste canzoni popolari e politiche si innestano quelle d'autore vere e proprie, mi riferisco, per esempio, a Per i morti di Reggio Emilia, canzone storica per l'Italia, scritta da Fausto Amodei. E poi Contessa di Paolo Pietrangeli, fino ad arrivare a canzoni dove la storia è più sfumata. Appartengono a questo filone quelle di Guccini. La locomotiva, secondo me, è una delle più belle, in questo senso, sebbene non si parli di un preciso fatto storico, ma di un evento probabilmente irreale, immaginato, che fa parte però di un periodo della storia d'Italia in cui l'idea dell'anarchia aveva preso piede, era divenuta una componente forte della sinistra italiana.

 Io fra l'altro ho avuto il privilegio di nascere come scrittore di canzoni e come cantante in un locale di Roma che si chiamava "Folk Studio", dove tutte queste canzoni arrivavano; questo luogo era un crocevia, un punto di incontro di tutte queste canzoni e degli interpreti e dei ricercatori che le andavano a scovare. Lì io ho conosciuto per prima Caterina Bueno, con cui ho avuto l'onore di fare una tournée in veste di chitarrista, nei lontani primi, primissimi anni Settanta. E poi il Duo di Piadena. Non so se questi nomi dicono qualcosa a qualcuno di voi, spero di sì. Comunque il Duo di Piadena, Otello Profazio, Matteo Salvatore, Giovanna Marini, quest'ultima riuniva nel suo lavoro due ruoli, quello di ricercatrice e di autrice di canzoni.

In quel periodo, fra l'altro, io andavo anche all'università; ero agli sgoccioli della mia carriera universitaria in quanto non mi sono mai laureato, e quindi mischiavo probabilmente gli esami di storia che andavo facendo con le canzoni che ascoltavo.Quindi probabilmente questa mia mania di scrivere canzoni sulla storia nasce da questo strano miscuglio che si è verificato in un'età poco più che adolescenziale, quando mi sono imbattuto in tutte queste cose, tutte insieme.

 Torniamo alla chitarra. Vorrei anche usarla, brevemente, sperando che si senta. Il periodo è il dopoguerra, e la prima canzone viene fuori da quella fucina, da quel gruppo di promotori di canzoni, diciamo intelligenti, in Italia, che si chiamava Cantacronache. Un gruppo fondato a Torino da Roberto Leydi, che aveva un suo manifesto: aveva deciso nel '58 di promuovere e di scrivere canzoni intelligenti in contrapposizione frontale con la musica dominante di allora. Eppure il '58 è anche l'anno che segna una rivoluzione nella musica di consumo ed è rappresentata da Domenico Modugno che a Sanremo canta "Volare".

Comunque, questo gruppo di intellettuali (fra cui c'era anche, seppure sembri strano, Umberto Eco, credo giovanissimo, c'erano Franco Fortini, Italo Calvino...), si mise in testa di contrapporsi con delle ballate a quella che chiamava la musica diciamo "stupida". Alcune molto belle, altre meno.

Quella che ho scelto e che vi voglio far sentire si chiama Oltre il ponte, ed è una canzone che nasce dall'evocazione della Resistenza. L'io cantante si rivolge a una ragazza, probabilmente la figlia, e gli racconta le storie di quel periodo.

 

O ragazza dalle guance di pesca
o ragazza dalle guance d'aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all'età che tu hai ora.

Coprifuoco, la truppa tedesca
la città dominava, siam pronti:
chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti.

Silenziosa sugli aghi di pino
su spinosi ricci di castagna
una squadra nel buio mattino
discendeva l'oscura montagna.

La speranza era nostra compagna
a assaltar caposaldi nemici
conquistandoci l'armi in battaglia
scalzi e laceri eppure felici.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevamo l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il ponte comincia l'amore.

Non è detto che fossimo santi
l'eroismo non è sovrumano
corri, abbassati, dai balza avanti!
ogni passo che fai non è vano.

Vedevamo a portata di mano
dietro il tronco il cespuglio il canneto
l'avvenire di un mondo più umano
e più giusto più libero e lieto.

Ormai tutti han famiglia hanno figli
che non sanno la storia di ieri
io son solo e passeggio fra i tigli
con te cara che allora non c'eri.

E vorrei che quei nostri pensieri
quelle nostre speranze di allora
rivivessero in quel che tu speri
o ragazza color dell'aurora.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevamo l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il ponte comincia l'amore.

Avevamo vent'anni e oltre il …….

 

 
 
 

Era Globale

Post n°10 pubblicato il 18 Gennaio 2007 da Punto_Rosso

Benvenuti nell'Era della Comunicazione Globale 

da una performance di Paolo Rossi

 I nostri defunti si ribaltano nella tomba per la sfiga che li ha colpiti: quella di non poter partecipare a questa Grande Era.

La Grande Comunicazione Globale, poi c'è un terremoto da 200.000 vittime e dalle Hawaii dicono: "Mah, noi lo avevamo previsto con qualche ora di anticipo, solo che non sapevamo a chi telefonare...". Cazzo!
In compenso, si sono salvati gli animali. Probabilmente dalle Hawaii hanno telefonato a loro.

Nell'Era della Grande Comunicazione Globale, ci sarà pure un bufalo d'acqua con un cellulare trendy, no?

E si sono salvati gli indigeni, quelli che vanno a caccia con arco e frecce, quelli dati per estinti, perchè poveracci sono fuori dalla comunicazione globale... ma hanno visto la marea che si ritirava e se ne sono andati verso l'alto, con gli animali.

Nell'Era della Comunicazione Globale sessanta canali televisivi mi parlano dello tsunami e mi dicono le cose piu allucinanti.
L'isola di Sumatra si è spostata di trenta metri, poi trenta centimetri, poi cinque, otto, ventinove, è più alta, più bassa, più larga, più stretta, si è girata su stessa e alla fine se n'è andata completamente, l'han vista ad Alassio, vicino alla Gallinara.
L'asse terrestre si è inclinato un po'...Un po' quanto?! Beh, c'è chi dice qualche chilometro, chi dice qualche centimetro...
Cazzo, ma cosa accadrà?!

Faremo la fine dei dinosauri? Si, no, forse? Nell'Era della Comunicazione Globale ti mettono in mano notizie del genere e fatti tuoi.
Vedi tu se tenere da parte i soldi per comprarti un'Arca di Noe 4x4 turbo diesel con 800 cv e raggiungere mondi migliori o aspettare la morte per glaciazione.

Nell'Era della Comunicazione Globale possiamo parlare con il mondo intero.
Mandiamo sms, ems, mms, mail, chattiamo tutta la notte con una cicciona del Maine che fa la collezione di colesterolo e ci ha mandato la foto di una figa presa sul web, parliamo, comunichiamo, comunichiamo, comunichiamo...poi per una precedenza non data ci si spara in faccia!

Se telefoni a un call center ne sanno quanto te. A volte, meno di te.
Ammesso che risponda qualcuno. Ammesso che non ti sbattano il telefono in faccia.
Siamo nell'Era della Comunicazione Globale e non riusciamo più a parlare con nessuno.
Una volta andavi da chi ti aveva venduto un prodotto e gli dicevi: "Oh, ciccio, sta roba non mi funziona...". Adesso devi telefonare a un numero. Verde, quando va bene. Quando non va bene paghi.
Hai un problema dovuto a un loro prodotto e paghi per dirglielo. Poi paghi per stare in attesa e infine ti fanno girare cosi tante persone che alla fine se non hanno gia messo giu loro metti giu tu. Ti hanno venduto un prodotto o un servizio che non funziona o che ha dei problemi e paghi per restare nella merda!

Si è capovolto il mondo, altro che spostamento di qualche centimentro...

Nell'Era della Comunicazione Globale le comunicazioni ci arrivano anche quando non le vogliamo.
Ci sommergono. Ogni giorno scarico dieci tonnellate di spam nella mia mailbox. Quotidianamente, almeno cento mail con soggetto "ENLARGE YOUR PENIS". Vogliono vendermi un metodo per ingrandire il bigolo. Le credenziali in effetti sono ottime: mi hanno già fatto venire due coglioni cosi.

Adesso mandano le mail non richieste con questa premessa: Ai sensi della Legge 675/96 sulla Privacy, la informiamo che il suo indirizzo E-Mail è stato rintracciato sui motori di ricerca.
E quindi? Mi avete mandato una mail per restituirmelo?
Nell'Era della Comunicazione Globale ci sono quasi un miliardo di analfabeti nel mondo.

Siamo tutti depressi. Le coppie si lasciano perche non c'è dialogo.
I figli e i genitori non comunicano più e se comunicano è pure peggio.
Papà, mi servono 300 sacchi che devo comprarmi un hard disk, ho troppi pochi giga. Eh?! ma che cazzo dici? Ma non puoi andare ad ubriacarti in discoteca come tutti?

Abbiamo smesso di parlarci e abbiamo iniziato a telefonarci solo col cellulare, piu fico... poi un cell non basta, due, tre...l'importante è pagarlo almeno 500 euro ed avere quattro orecchie.
Poi abbiamo smesso di telefonarci e abbiamo iniziato a mandarci gli sms.
Quelli normali, quelli colorati, quelli con il disegnino, quelli con le foto e quelli con il filmato. Ciao, ti mando un filmato di me stesso mentre ti dico ciao! Ma brutto coglione, fai due passi e vieni a dirmelo in faccia che ci facciamo una birra.

Siamo impazziti. Abbonati oggi e avrai 5000 sms in omaggio! 5000?! Ma che cazzo devo dire con 5000 sms? Ma a chi cazzo li mando? Gratis, ovviamente. A noi qualcuno regala sempre qualcosa.
Gratis, gratis, gratis. Questa è la comunicazione: fallo subito, è gratis!
Abbonati, è gratis. Clicca qui, è gratis. E' tutto gratis!
Ma voi, tranne a cari amici e parenti, avete mai regalato qualcosa a qualcuno?
Non parlo di beneficenza. Parlo di prendere una cosa, magari frutto del vostro lavoro, e regalarla a un perfetto sconosciuto che passa di li. Cosi, per il gusto di regalarla.
Magari, non so, c'è un idraulico fra di voi.
A te idraulico che stai leggendo, ti è mai successo di alzare il telefono, fare un numero a caso e dire: "Buongiorno, sono un idraulico, vuole che venga a casa sua a rinnovare i tubi del cesso gratis"?

E nell'Era della Comunicazione Globale comunichi anche quando stai zitto.
Con il silenzio assenso.
Una mattina ti svegli, per esempio, e scopri di avere un servizio di segreteria telefonica. E l'hai chiesto tu stando zitto! Se parlavi, magari non te lo mettevano. Ma siccome sei stato zitto... cazzo vuoi?
Ti riempiono di questi servizi. Sei circondato. Anzi: è tutto intorno a te.
Quando vedo la Megan Gale ormai ho più voglia di scuoiarla che ciularmela.

La Grande Comunicazione Globale è l'unica speranza che hai di comunicare con questi qui e che il Gabibbo si prenda compassione di te.
Nell'Era della Comunicazione Globale abbiamo perso il senso delle parole. Se non sei di destra sei comunista. Ma io non sono comunista! A me non piace il comunismo.
Non mi piace nemmeno la sinistra, a dire il vero. Sono un lavoratore precario, non mi danno il mutuo per la casa, e il co-co-co se l'è inventato la sinistra! Allora sei un anarchico. Macche anarchico, cazzo!
Ah, bene, sei irascibile, eh? Allora sei un anarco-insurrezionalista.

E allora la comunicazione globale cos'e? Chi comunica cosa? Non lo so più, non mi interessa più.
Io da ora in poi mi occuperò solo della comunicazione specifica, parziale, particolare, nella mia vita.
Le uniche certezze che avrò saranno quelle che potrò dimostrare.
Non mi interessano i pareri di nessuno, se li sento in televisione. Se mi fa male il culo, non mi faccio dire da un programma televisivo come devo posizionarmi allo specchio, verificare se ho o meno le emorroidi e come curarle.
Vado dal caro e vecchio medico e gli dico: "Buongiorno dottore, mi fa male il culo".
Saprà lui cosa fare.
Il problema è che, in questa epoca di grande comunicazione globale, quando ti fa male il culo non è per le emorroidi.

(PAOLO ROSSI)

 
 
 

... e fino al 1999 .. è andato tutto in prescrizione.

Post n°9 pubblicato il 17 Gennaio 2007 da Punto_Rosso
Foto di Punto_Rosso

LA STORIA DI SILVIO BERLUSCONI

TUTTI I PROCESSI DI BERLUSCONI

Bugie sulla loggia P2 (falsa testimonianza)
La Corte d'appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2, ma il reato è coperto dall'amnistia del 1989. Interrogato sotto giuramento Berlusconi aveva detto: "Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo [.]. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta". Berlusconi però si era iscritto alla P2 nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e aveva pagato la sua quota. Così i giudici della Corte d'appello di Venezia scrivono: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell'imputato non rispondano a verità [.], smentite dalle risultanze della commissione Anselmi e dalle stesse dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice istruttore di Milano, e mai contestate [.]. Ne consegue quindi che il Berlusconi ha dichiarato il falso", rilasciato "dichiarazioni menzognere" e "compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del delitto di falsa testimonianza". Ma "il reato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia".

Tangenti alla Guardia di Finanza (corruzione)
I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate (niente attenuanti generiche). Appello: prescrizione per tre tangenti (grazie alle attenuanti generiche), assoluzione con formula dubitativa (comma II art.530 c.p.p) per la quarta. Nelle motivazioni si legge: "Il giudizio di colpevolezza dell'imputato poggia su molteplici elementi indiziari, certi, univoci, precisi e concordanti, per ciò dotati di rilevante forza persuasiva, tali da assumere valenza probatoria". Cassazione: assoluzione. La motivazione contiene due riferimenti alla classica insufficienza di prove. La Cassazione non può entrare dichiaratamente nel merito, né dunque annullare la sentenza precedente con formula dubitativa: deve emettere un verdetto secco (conferma oppure annulla). Ma nella motivazione i giudici della VI sezione penale rimandano esplicitamente all'"articolo 530 cpv": dove "cpv" significa "capoverso", cioè comma 2 ("prova contraddittoria o insufficiente"). A 12 righe dalla fine, a scanso di equivoci, i supremi giudici hanno voluto essere ancora più chiari. Si legge infatti: "Tenuto conto di quanto già osservato sulla insufficienza probatoria, nei confronti di Berlusconi, del materiale indiziario utilizzato dalla Corte d'appello...".

All Iberian 1 (finanziamento illecito ai partiti)
I grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi versati estero su estero, tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi. Appello: il reato cade in prescrizione, ma c'è: "per nessuno degli imputati emerge dagli atti l'evidenza dell'innocenza". Cassazione: prescrizione confermata, con condanna al pagamento delle 11 spese processuali. Nella sentenza definitiva tra l'altro si legge: "Le operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern Holding [Craxi] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente. [.] Non emerge negli atti processuali l'estraneità dell'imputato".

All Iberian 2 (falso in bilancio)
Processo sospeso in attesa che sulla legittimità delle nuove norme in materia di reati societari approvate dal governo Berlusconi si pronuncino l'Alta Corte di giustizia europea e la Corte costituzionale italiana. Se le eccezioni sollevate da vari tribunali verranno respinte, il reato sarà dichiarato prescritto.

Medusa Cinema (falso in bilancio)
I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie alla compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore di Silvio Berlusconi). Appello: assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530). Berlusconi, secondo il collegio è così ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore Carlo Bernasconi (condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero. Scrivono i giudici: "La molteplicità dei libretti riconducibili alla famiglia Berlusconi e le notorie rilevanti dimensioni del patrimonio di Berlusconi postulano l'impossibilità di conoscenza sia dell'incremento sia soprattutto dell'origine dello stesso". Cassazione: sentenza d'appello confermata.

Terreni di Macherio (appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio)
I grado: assoluzione dall'appropriazione indebita e dalla frode fiscale (per 4.4 miliardi di lire pagati in nero all'ex proprietario dei terreni che circondano la villa di Macherio, dove vivono la moglie Veronica e i tre figli di secondo letto), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai quali "indubbiamente ha concorso Berlusconi". Appello: confermata l'assoluzione dalle prime due accuse. Assoluzione anche dal primo dei due falsi in bilancio, mentre il secondo rimane ma è coperto da amnistia. Cassazione: in corso.

Caso Lentini (falso in bilancio)
I grado: il reato (10 miliardi versati in nero al Torino Calcio in occasione dell'acquisto del giocatore Luigi Lentini) è stato dichiarato prescritto grazie alla nuova legge sul falso in bilancio. Appello: in corso.

Consolidato gruppo Fininvest (falso in bilancio)
Il gip Fabio Paparella ha dichiarato prescritti, sulla base della nuova legge sul falso in bilancio, i 1500 miliardi di lire di presunti fondi neri accantonati 12 dal gruppo Berlusconi su 64 off-shore della galassia All Iberian (comparto B della Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato ricorso in Cassazione perché la mancata fissazione dell'udienza preliminare gli ha impedito di sollevare un'eccezione d'incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato dell'Ocse.

Lodo Mondadori (corruzione giudiziaria)
Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato - che in primo grado ha portato alla condanna di Cesare Previti - è stato dichiarato prescritto dalla Corte d'Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione. Nelle motivazioni della Cassazione, tra l'altro, si legge: "il rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi è diventato presidente del Consiglio], valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo.".

Sme-Ariosto (corruzione giudiziaria)
A causa dei continui "impedimenti istituzionali" sollevati da Berlusconi e dei conseguenti rinvii delle udienze, la posizione del premier è stata stralciata dal processo principale. Ed è stato creato un processo parallelo, che però Berlusconi ha sospeso fino al termine del suo incarico (o sine die, in caso di rielezione o di nomina ad altra carica istituzionale) facendo approvare a tempo di record il Lodo Maccanico, proprio alla vigilia della requisitoria, delle arringhe e della sentenza, e a 40 mesi dall'inizio del dibattimento.

Sme-Ariosto (falso in bilancio)
In seguito all'entrata in vigore delle nuove norme sul diritto societario, questo capo d'imputazione contestato a Berlusconi per il denaro versato - secondo l'accusa- ad alcuni giudici, è stato stralciato. Il processo è fermo in attesa che l'Alta Corte di giustizia europea si pronunci sulla conformità tra le nuove regole e le normative comunitarie. Ma, anche in caso di risposta positiva per i giudici, resterà bloccato per il Lodo Maccanico. Come tutti gli altri procedimenti ancora in corso a carico di Silvio Berlusconi.

Diritti televisivi (falso in bilancio -?- e frode fiscale)
Indagini preliminari in corso alla Procura di Milano (pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale), a carico di numerosi manager del gruppo, più il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il titolare Silvio Berlusconi, il quale - secondo l'ipotesi accusatoria - avrebbe continuato anche dopo l'ingresso in politica nel '94 ad esercitare di fatto il ruolo di dominus dell'azienda. Oggetto dell'indagine: una serie di operazioni finanziarie di acquisto di diritti cinematografici e televisivi da majors americane, con vorticosi passaggi fra una società estera e l'altra del gruppo Berlusconi, con il risultato di far lievitare artificiosamente il prezzo dei beni compravenduti e beneficiare di sconti fiscali previsti dalla legge Tremonti, approvata dal primo governo dello stesso Berlusconi per detassare gli utili reinvestiti dalle imprese. Un presunto falso in bilancio che i magistrati valutano in circa 180 milioni di euro nel 1994.

Telecinco (violazione delle leggi antitrust e frode fiscale in Spagna)
Il giudice anticorruzione di Madrid Baltasàr Garzòn Real, dopo aver chiesto nel 2001 al governo italiano di processare Berlusconi o, in alternativa, di privarlo dell'immunità in modo di poterlo giudicare in Spagna, non ha ancora ricevuto risposta. Per questo il procuratore anticorruzione Carlo Castresana, nel maggio 2002, ha pregato Garzòn di rivolgersi di nuovo alle autorità italiane. Berlusconi in Spagna è accusato - insieme a Marcello Dell'Utri e ad altri dirigenti del gruppo Fininvest - di aver posseduto, grazie a una serie di prestanomi e di operazioni finanziarie illecite, il controllo pressoché totalitario dell'emittente Telecinco eccedenti rispetto ai limiti dell'antitrust spagnola, negli anni in cui il tetto massimo era del 25 per cento delle quote azionarie.

Mafia (concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco)
Indagini archiviate a Palermo su richiesta della Procura per scadenza dei termini massimi concessi per indagare.

Bombe del 1992 e del 1993 (concorso in strage)
Le inchieste delle Procure di Firenze e Caltanissetta sui presunti "mandanti a volto coperto" delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (Milano, Firenze e Roma) sono state archiviate per scadenza dei termini d'indagine. A Firenze, il 14 novembre 1998, il gip Giuseppe Soresina ha però rilevato come Berlusconi e Dell'Utri abbiano "intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato". Cioè con il clan corleonese che da vent'anni guida Cosa Nostra, con centinaia di omicidi e una mezza dozzina di stragi. Aggiunge il giudice fiorentino che esiste "una obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione [Forza Italia]: articolo 41 bis, legislazione sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente trascurato dalla legislazione dei primi anni 90". Poi aggiunge che, nel corso delle indagini, addirittura "l'ipotesi iniziale [di un coinvolgi- mento di Berlusconi e dell'Utri nelle stragi] ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità". Ma purtroppo è scaduto "il termine massimo delle indagini preliminari" prima di poter raccogliere ulteriori elementi. Il gip di Caltanissetta Giovanni Battista Tona ha scritto: "Gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e Dell'Utri]. Ciò di per sé legittima l'ipotesi che, in considera- zione del prestigio di Berlusconi e Dell'Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell'organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori". Ma "la friabilità del quadro indiziario impone l'archiviazione". C'è, infine, la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, che il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci: nel 14 capitolo intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatore Riina e gli on. Dell'Utri e Berlusconi", si legge che è provato che la mafia intrecciò con i due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico". Talmente fruttuoso che poi, nel 1992, "il progetto politico di Cosa Nostra sul versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e dell'economia". Cioè a "indurre nella trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra aveva beneficiato".

 

 
 
 

Offlaga Disco Pax 

Post n°7 pubblicato il 14 Gennaio 2007 da Punto_Rosso

Socialismo Tascabile (Prove Tecniche di Trasmissione) !

Cosa scrivere di un gruppo che è un manifesto d'intenti? Che sì può aderire o meno al programma. Che se non si aderisce si è fuori e va bene così, d’altronde si fanno parecchi errori di valutazione nella vita. Ma se si aderisce si è dentro, e allora lì è emozione e condivisione e partecipazione, soprattutto d'Immaginario. Sì, perchè gli Offlaga Disco Pax spingono a manetta l'accelleratore sull'Immaginario, su quell'Immaginario da Patto di Varsavia, Radio Pravda, via Carlo Marx, Rivoluzione d’Ottobre, i Sandinisti, Berlinguer, Bandiere rosse e festeggiamenti per il 25 aprile (e poi gli anni ’80 che tutte le feste se le portano via). E lo fanno, lo possono fare senza apparire ridicoli, perché vengono da un quartiere “in cui il partito comunista prendeva il 74% dei voti e la democrazia cristiana il 6%” , ma soprattutto da un paese che, oltre ad avere dato i natali ad Orietta Berti che vabbè, ha una piazza in cui c’è ancora il busto di Lenin “perché, la cosa pazzesca, è che Lenin è il sindaco onorario di Cavriago da sempre, nessuno ha revocato la delibera del consiglio comunale di allora. La piazza è rimasta piazza Lenin, e gli abitanti ne sono fieri”. E tutto si spiega: questo loro primo disco è in tutto e per tutto un “Goodbye Lenin! ” cantato a Cavriago e non girato nella Ex-DDR. Proprio così: una dolcezza struggente, un'onestà di intenti invidiabile. Spaccato trasfigurato di una provincia che a scoprirla ancora viva e così pulsante mostrare con orgoglio e cantare le proprie origini (perchè fare diversamente non si può), commuove.


Un cantato che non è un cantato ma un recitato, e qui un possibile accostamento ai Massimo Volume, ma la voce e il tono sono meno perentori, definitivi, e molto più (auto)ironici e condiscenti con se stessi. E allora alcuni echi degli Skiantos meno apertamente demenziali ma più schierati e radicali, con basi attualizzate al presente (quindi dai New Order a qualcosa degli Lcd Soundsystem). Ma soprattutto, e non potrebbe essere diversamente per quanto detto fin’ora, gli Offlaga Disco Pax sono debitori IN TUTTO ai CCCP. Sono Fedeli alla stessa linea che ancora non c'è, ma è comunque aggiornata ai giorni nostri. Quindi con lo sguardo sognante verso quel mondo. Cancellato. Rimosso. Un Socialismo che da Reale (e che in Emilia era già “dal volto umano”) diventa Tascabile, come dire Etica e Pathos senza Epica. O meglio, l’Epica ormai è possibile solo se immaginata, (intensamente) vissuta nella fantasia di quel “poteva essere” che non è stato. Resta come ricordo da custodire gelosamente in qualche tasca del cuore. Come un amore finito (sentitevi ‘Enver’ e la conclusiva ‘deFonseca’), ovvero qualcosa che “non sarà mai un’emozione da poco”, prima di rendersi conto di quello descritto in ‘Tatranky’: in cui a “chi almeno ha fatto in tempo a vedere la differenza, a volte astratta, tra un regime imposto con i carri armati e uno imposto più sottilmente con il dollaro, il marco, l’euro” adesso non resta che dire: “ci hanno davvero preso tutto”.


Così, tra amore giovane per il socialismo e amori di giovani nostrani socialisti, come nell’incedere incalzante verso il finale “a sorpresa” di ‘KhmerRossa’ (“Vorrei che fosse per lei stupendo e irrinunciabile come un 25 aprile”), scorre questo belllissimo disco. Passando per un vero e proprio pezzo chiave della poetica (e dell’intelligenza) degli Offlaga come ‘Cinnamon’, in cui il “cambiamento” di una società, viene visto attraverso il mercato delle chewingum, dalle Cinnamon “il vero gusto da Black Panters, da Malcom X“ alle Senterfresh “da maggioranza silenziosa”, agli anni duri in cui “la sinistra cala e compaiono sul mercato le chewingum del capo che mangia pesante”, e poi iniziano gli anni duri in cui la gente si droga con chewingum trovate solo in farmacia, fino allo sconforto dello scoprire “Big Babol Revolution” e poi al miracolo di rivedere le Cinnamon sul mercato… la chiusura è emblematica “alle Cinnamon e a tutti i compagni caduti bisognerebbe dedicare una piazza davanti a un ipermercato”.


Che te ne pare? Incuriosito? Stai torcendo il naso? Non sarai mica come quel “giovanotto rigidamente alternativo, supponente, antipatico che se la tira da paura” descritto in ‘Tono Metallico Standard’, insomma un “alternativo dei miei coglioni che io quando ascoltavo i Dead Kennedys tu nemmeno ti facevi le pippe” ? Sarebbe un vero peccato…
E si potrebbe andare avanti a cercare riferimenti e citazioni (tipo ‘Cinnamon’ che si apre uguale identica ad ‘Allarme’ dei CCCP), questo disco ne è pieno, è come una pila di riviste di un’altra epoca, che se ti metti a sfogliarle ti portano via. Ma non è necessario, ognuno scopra per sé. L’importante è che sia chiaro il messaggio: l’Emilia è, torna ad essere, insieme, Paranoica e Parabolica. Prendiamone atto. E rallegriamocene. Ne avevamo tutti un po’ bisogno. Grazie Offlaga Disco Pax.          W gli Offlaga Disco Pax.

 
 
 

... e nella testa un sogno

Post n°5 pubblicato il 14 Gennaio 2007 da Punto_Rosso

Questo è il testo che Paolo Rossi doveva leggere alle platee della domenica.

Questi i passaggi incriminati.

 

Qui ad Atene noi facciamo così.

Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi per questo è detto democrazia.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private.

Ma in nessun caso si occupa delle pubbliche faccende per risolvere le sue questioni  private.

Qui ad Atene noi facciamo così, ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e c'è stato insegnato a rispettare le leggi, an­che quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso.

La nostra città è aperta ed è per questo che noi non cacciamo mai uno straniero,

Qui ad Atene noi facciamo così.


Da un discorso di Pericle, filosofo ateniese, il padre della democrazia.

I censori, come si noterà, hanno ancora (vedi RAIOT) avuto ragione.


Il testo è molto forte e poi non fa ridere.

Si tratta, alla lettera, di un comizio politico.


La circostanza che sia stato scritto 2450 anni fa non può costituire un alibi per nessuno.

by PRobi52

 
 
 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2012 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

I MIEI BLOG AMICI

Citazioni nei Blog Amici: 3
 

ULTIME VISITE AL BLOG

tina62moPunto_Rossodannatamentedonnakatyusha2010boscia.maragrazianomeschiarizimar0meteora_adhandicap77marrocristinanomadi50yohndambardpa_miatreju.1
 

CHI PUò SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom