Creato da Nues.s il 11/09/2009

N u a g e s

Vanno, vengono. Sostano lasciandoci il ricordo

 

 

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Post n°826 pubblicato il 26 Aprile 2015 da Nues.s

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa è la forma della foglia.

E questa del fiore.

E questo, il pallido tronco dell'albero che osserva il suo ramo in uno stagno d'acqua ferma, in una terra che noi non vedremo mai.

Il tordo è silenzioso sul ramo, la rugiada cade dolcemente, si sente appena un rumore nella sera.

E i tre bellissimi pellegrini che vengono qui insieme, sfiorano la polvere della terra.

La toccano coi piedi che agitano la polvere, ma come fanno le ali.

Vengono timidi insieme, sono fermi come danzatrici che attendono, in una pausa della musica, perchè essa copra il delizioso silenzio.

 

Questo è il mio pensiero del primo.

 E questo del secondo.

E questo, il grave pensiero del terzo: soffermiamoci così per un momento, pallidi in attesa e il silenzio terminera' e l'uccello canta la frase pura, dolce e chiara nel crepuscolo, per colmare la campana azzurra del mondo.

 E noi, che nella musica come una foglia, siamo stati sollevati insieme, come una foglia saremo separati e turbinati.

Soltanto nella bellezza del silenzio, silenzio per sempre?

 

 

Questa è la forma dell'albero.

E il fiore, la foglia e i tre bellissimi pellegrini.

Questo, è quello che sei per me.

 

 

 

Conrad Aiken

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 
 
 

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Post n°825 pubblicato il 25 Aprile 2015 da Nues.s

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jeremy Geddes

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il .. piccolo Aviatore, tra le macerie si avvento' tra matasse di cotone e seta, afferrando, ricongiungendo tra le mani, il suo aquilone.

Imprudente? Temerario?

Tra ordigni, spade e pistole, s'arrampico' su pe' l'armadio. Da una pila di biancheria che aspettava d'esser messa a posto, scruto' tre nappine rosse, frangiate tutte d'oro.

Da lì .. come in un prodigio si diresse fin dove il tratto accostava il percorso del Fiume Grande, laddove piccole case campestri, stringevano a sé tetti e miseria. Poi, piu' giu', tra quei barbini di promontori, si alleo' , ancora, attraverso le parole che si spandevano come il suono secco che fanno i tappeti quando vengono sbattuti sui loggioni, su, a prender aria. Per tutto il tempo continuo' a salire. Saliva e non si fermo' che sui gradoni perché l'ardua ascesa, avesse assunto in quella fatica a suggestione senza tempo, quella giusta pausa. O la vittoria. Torno' poi vorace, alla sua vecchia casa, quella dove nacque e mosse i primi passi. Una semplice casa di provincia, dove a ravvivar i ricordi, erano rimasti i profumi intatti, magici della sua infanzia. Nel confrontarsi col presente, inaridiva, si spegneva.

Ma aveva ancora voglia di immagini nette e fisionomie ben definite, il ragazzo. I suoi occhi ebbero fame, prima ancora del suo stomaco. Riprese il suo aquilone, il suo sogno che volava alto a fianco, questo piccolo impavido che scappava dalla guerra, trovandosi su spiagge, dove i giochi e le case dei pescatori, riempirono di mare l'altro volo. Quello della fatica, dell'orgoglio folle dei suoi anni. Di poter fuggire altrove. Plano'. Fece un bagno, un altro, tra quella brezza che invitava nelle voci degli amici che tra vento e cielo, tra fuochi e stelle e l'universo intero, interpretavano la sua stessa voce, conservandola dentro, come un incitare alla coscienza.

Il giovane, infine, si levo'. Rinfrancato d'aver girato mezzo mondo, il suo mezzo di fortuna lo porto' in un maniero incantato e molto antico. Lì si sfamo' per bene, riposo' in un caldo letto, celebro' un sonno ristoratore tra calde coltri di lenzuola, riconoscendosi fortunato d'esser stato il protagonista di quella Storia. Spense il rumore attorno, volle fare l'astronauta.



 

 Per il tempo che passo', quel solo libro addosso fu capace di così tanto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

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Post n°824 pubblicato il 23 Aprile 2015 da Nues.s

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Occhi che si smarriscono tra pagine, tra i bus, nelle metro percorrendo giorni e schermi, binari sempre immersi in colori che galleggiano, in una storia passata, superata, o che conosce solo tasti che pigiano il presente. I libri come risorsa, come a rincorrersi, perdersi ancora in scritti che profumano di attimi che attraggono. Parole che esplodono mute e divorano di grandioso il nostro piccolo mondo. Un piccolo insulso pezzo di mondo che allunga l'istinto e calpesta tutto. Il protagonista, l'arco narrativo, colui che sente, che va a morire e poi rivive.

 

Io, leggo per cio' che porta chiunque ad avere il tempo e guardarsi dentro, sentirsi cibo. Analogie, differenze, dove spazio e tempo e dettagli e atmosfere e tutta la quantita' di materiale inutilizzabile e frammentario sui luoghi incontrati e sviscerati lasciano un alone immaginario. Confina. La scena sintonizza, brama l'astante. Una finestra che apre, annusa. Aromi, spezie di mare.

Di sabbia, di sete.

 

 


E .. una volta tornato a casa dal viaggio, tornato alla perpetua realta' dei tuoi giorni di sempre, ritrovi una ragione, una sola magari e immersa in mille torti. Non credendo mai del tutto in quel che hai letto. Anche qui, anche ora. Forse è così che le cose restano bellissime. 

E se un giorno, dovesse sparire tutto questo non sara' un progresso. Sara' la rinuncia d'una conquista che stava avvicinandosi alla perfezione. Di un qualcosa, di un qualcuno, di una musica che espande quell'attimo prima del passo.

Di una pagina e voltarla, vuoi?

Pensiamo alla prossima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

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Post n°823 pubblicato il 21 Aprile 2015 da Nues.s

 

 

 

 

 

 

 

 

Capì dalle esperienze piu' brutte come trattare i migliori insegnamenti. E non mischio' l'olio con l'acqua. Mai.mai.mai. Le piaceva però sporcarsi le mani, sporcarsi come in cucina e adorava i sapori forti, come dalle persone forti, la loro segreta gentilezza. Amava quel loro 'niente' come fosse dinamite. Di una bellezza levigata a qualcosa di piu' complesso. Come spiegarti l'odio insegnandoti l'amore. E aspettava, abitava e aspettava le parole di un senso, quando le linee sfocavano in un qualcosa che era stato. Appartenersi? .. Un viaggio imperfetto o se vuoi, perfetto di un intuito brado e di infinite tenerezze. Selvagge e con mille voglie di sospiri e respiri. Colpiti, inermi, scolpiti d'ignoto e incomprensibile gesto. Fu là, là che nascose per bene la sua voglia di scappare. Ridicola vittoria sentirsi una miriade di cose. Bluffare i giorni e non imparare a barare. Buffa Gipsy. Presumevi di peccare e peccavi nel pensarlo. Un desiderio. Scomparire d'improvviso, esprimerlo e non avverarsi. Esprimersi di niente e nella forza in quel che usava come una coperta per coprirsi i fianchi e il pozzo che aveva dentro. Ah, ti dissero: chi ha cuore, lo ha sempre. Anche in chi ha ti ha tirato schizzi d'odio agli occhi. Quanti cumuli, cumuli di vorrei e sentirseli addosso e aspettare, implorare d'esser solo voluti. La terra che t'accoglie è umida, Gipsy. Ha corso il tempo, il vento ha sferzato le sue zolle come percependo il suo contrario. Non le basto' vivere, avrebbe voluto capire cosa stava succedendo, in fondo lo sapeva che si era tutti il risultato di concidenze. E chi l'apprezzava per quel poco che era, aveva il merito di non far parte del resto dei dilemmi. Odiava le fughe silenti. Preferiva gli addii urlati. Ma capì anche che erano soltanto paure fatte apposta per stringere piu' forte chi si amava. Far ghirigori di pensieri da non poter piu' dire. L'ennesima volta di una vita. E poter cancellare parole e parole non scordandone il senso. Non piegarsi piu' e ridere lo stesso. No, anzi sorridere. Degli inciampi, della malinconia dei condizionali. Dell'istinto. E una lente che deforma. Lei ne fu capace. Come animi, come vetri che si incrinano e passarci attraverso. Qualcosa succede. Qualcosa, succede sempre.


Gli disse: non avere paura di cogliermi, abbracciarmi quando apri gli occhi e cerchi le tue cose, le tue abitudini, le tue birre ghiacce per poi chiederti solo dove io sia. No, non glielo disse mai. Scoprì d'essersi addomentata e di aver solo sognato a giocare a nascondino. Come lasciarsi credere che le cose accadano per caso. O si cancellino con la stessa naturalezza in cui ti fingi forte. Cio' che custodisci nel profondo, resta tuo. Come gli errori, come un disperdersi e sfinire le giornate. E domandarsi. E sempre una risposta migliore nel perdersi. Anche quando ti disorienti e ti orienti e ti arrendi ed aspettar che passi. Magari passa. O ti conquista. A questa, non ti ci abitui. Agli occhi capaci di leggere dentro tutta quella vita ancora da scrivere.

Sii felice, Gipsy.

In tutte le parole che io non ho.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
 
 

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Post n°822 pubblicato il 19 Aprile 2015 da Nues.s

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La  .. vita continua.

Non ha occhi, procede,

non si cura.

 

Va.

 

Non si gira a guardare,

né si perde ad ascoltare suoni

o a scrivere poesie.

Come un gettare altra acqua nel mare.

 

La coscienza di per sè è un miracolo

in chi finge di prendersi cura

e in realta', in realta'

sta soltanto curandosi di prendere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Yeah, the wars
They will be fought again 
The holy dove 
She will be caught again 
Bought and sold and bought again 
The dove is never free.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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