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HO CHIESTO PERDONO A MIO FIGLIO (Scusateci bambini) di Rossella Pirovano

Post n°212 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da fausta08

E' un mondo di Amore che vogliamo donare alle generazioni future?
Che siate genitori oppure no, o che pensiate di diventarlo, vi consiglio di leggere questo libro.


“Mio figlio è nato da me e con me, ha dovuto subire traumi famigliari che non erano né miei né suoi, ma di persone che a loro volta avevano vissuto drammi di chi è venuto al mondo prima di loro. Per quanto tempo ancora mi domando, dovrà continuare in questo modo? Per quanto tempo ancora i nostri figli dovranno venire al mondo per guarire le nostre ferite mai cicatrizzate? Quando prenderemo coscienza di queste domande forse le cose cambieranno, forse tutto il mondo cambierà e non esisterà più nessun figlio che ucciderà i suoi genitori né genitori che massacreranno i loro bambini. E’ un sogno questo che si può avverare. Dipende solo da noi.”

•    Titolo: Ho chiesto perdono a mio figlio
•    Autore: Rossella Pirovano
•    Collana: Narrativa
•    Data di uscita: Dicembre 2011
•    Pagine: 208
•    ISBN: 9788866185246

EDIZIONI: Youcanprint

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/perdono-figlio-pirovano.htm

 
 
 

E allora io comincio,...

Post n°210 pubblicato il 07 Gennaio 2012 da fausta08

Della serie: i buoni propositi per l'anno nuovo.
E visto che la prima settimana ancora non è finita, credo di essere ancora in tempo.
Non che siano molti e neanche so se sono buoni, ma anche solo il fatto di pensarci mi fa stare bene. Meglio, se non altro.
Avete presente la frase "rivoltarsi come un guanto"?
Ecco, è ora che cominci a rivoltarmi perchè quello che c'è sull'altro lato dei miei guanti e che finora ho tenuto nascosto per diversi motivi tra i quali anche le trappole mentali, mi sa che è meglio di quello che si vede.
E allora io comincio, rivoltando un dito alla volta e poi... non lo so. Vedremo...

 
 
 

Mentre guidavo mi sono trovata immersa nei ricordi;

Post n°209 pubblicato il 09 Dicembre 2011 da fausta08

Da che io mi ricordi, l'8 dicembre è sempre stato il "giorno X", almeno da queste parti.
Perchè questa data è quella designata per gli addobbi di Natale, e infatti stamattina me ne sono accorta subito andando al lavoro; quasi tutte le case erano illuminate da luci e lucette, e da alberi di Natale che si accendevano e si spegnevano a intermittenza.
Mentre guidavo mi sono trovata immersa nei ricordi; quando ero bambina, il giorno dell'Immacolata anche per noi era quello dei preparativi per le feste. A me e a mia sorella spettava il compito di fare il presepe, sotto la supervisione di nostra madre, naturalmente.
Io "friggevo" già da qualche giorno prima, quando andavamo a cercare il materiale che occorreva; delle pietre particolari per fare le montagne, e soprattutto il muschio. Andavamo a raccoglierlo nei prati a ridosso dei muri delle case, dove c'è più umidità e di muschio se ne trova in abbondanza.
Ricordo che partivamo (io, mia sorella e mia mamma) con un paio di bidoni vuoti del detersivo per lavatrice; qualcuno se li ricorda? Erano dei bidoni di cartone, rotondi. Ne riempivamo sempre almeno due, perchè il presepe lo facevamo grande.
A parte le pietre e il muschio avevamo tutto l'occorrente; la capanna, la stella cometa, le statuine, gli animali... ma il "pezzo forte" era il castello di Erode che mio nonno ci aveva appositamente costruito con del cartone rigido.
Preparavamo la parete di sfondo con della carta blu piena di stelline, poi si procedeva con la base di muschio, le nostre montagne di pietre, la bambagia per la neve, e la carta d'alluminio per simulare l'acqua del laghetto e dei ruscelli.
Dopodiché sistemavamo le statuine, secondo il nostro senso logico.
Era obbligatorio coprire il Bambino fino al giorno di Natale (perchè prima non era ancora nato) e aggiungere i tre Re Magi non prima del giorno dell'Epifania.
Era bello prepararlo, mi piaceva davvero tanto e quando le feste finivano era sempre mia mamma che lo disfava, riponendo tutto in una scatola.
Di norma lo faceva quando io e mia sorella eravamo a scuola e quando tornavo e non vedevo più gli addobbi ci rimanevo sempre un po' male.
Qualche settimana fa ho accompagnato mia mamma in un negozio di addobbi natalizi per fare alcune compere e ho scoperto che adesso il muschio, le cortecce, le montagne, le vendono già belle e pronte dentro anonimissimi sacchetti di plastica; ci sono perfino i laghetti e i ruscelli che funzionano con dell'acqua vera, a riciclo.
Che delusione!
Queste cose saranno sicuramente più tecniche e perfette, ma se io adesso avessi l'età di quei tempi, preferirei sempre andarmelo a cercare il muschio e tutto il resto.
Chissà se i bambini ancora si divertono a preparare queste cose o forse neanche ci pensano, magari trovano tutto già preparato...
Il tragitto che percorro per andare al lavoro è breve, 10 o 15 minuti al massimo in auto, ma durante quei pochi chilometri mi sono ritrovata catapultata in momenti lontani che mi hanno fatto rivivere un pezzetto di vita di tanto tempo fa.

 
 
 

nonostante la paura, le incognite, o la precarietà della situazione.

Post n°208 pubblicato il 08 Dicembre 2011 da fausta08

I cambiamenti fanno sempre un po' paura.
A me perlomeno sì, ma...
Ma fanno parte della vita. La modificano, la variano, la fanno crescere, a volte; e insieme con lei, di conseguenza, modifichiamo, variamo, e facciamo crescere anche noi, a volte.
Ci sono cambiamenti minimi e ci sono cambiamenti importanti che possono stravolgere e rivoluzionare il nostro vivere. E' necessario esserne consapevoli.
Così come ci sono cambiamenti che siamo noi a decidere, e altri che non dipendono propriamente da noi ma che ci toccano in prima persona.
Però, sapendo che questi cambiamenti potranno portare qualcosa di buono, anche se non direttamente a noi, allora io sono disposta ad adattarmi; nonostante la paura, le incognite, o la precarietà della situazione.
I cambiamenti possono modificare ritmi, abitudini, momenti che (forse anche un po' egoisticamente) pensavamo immutabili, ma non possono fare "perdere" le persone.
Questo neanche la morte lo può fare, io ne sono convinta; certo in questo caso la presenza fisica di una persona verrebbe a mancare, ma non la sua essenza.
C'è un solo modo per perdere una persona, cioè: volerla perdere.
Quindi sono serena, se dei cambiamenti devono venire, che vengano; io sono pronta.

 
 
 

...poi soltanto il torrente, i campi, i boschi e il silenzio.

Post n°207 pubblicato il 27 Novembre 2011 da fausta08

Una domenica di sole; forse l'ultima a detta delle previsioni, poi arriverà l'inverno, quello vero.
Allora ne ho approfittato e sono uscita per farmi una bella passeggiata.
Io vivo in campagna e di strade e stradine che costeggiano il paese ce ne sono tante, ma io ho la mia preferita.
E' un percorso né lungo né corto, una decina di chilometri all'incirca.
D'estate la percorro la sera, a volte dopo aver cenato, che tanto c'è luce fino a tardi; adesso no.
Adesso bisogna muoversi presto perchè anche se c'è il sole verso le 16 cala, e l'aria si raffredda rapidamente; il naso diventa una ciliegia e la punta delle orecchie si congela che se le tocchi sembra che si spezzino.
Così intorno alle 14 sono partita; mi sono lasciata alle spalle le ultime case e ho imboccato la mia stradina.
Qualche cascina sparsa qua e là, poi soltanto il torrente, i campi, i boschi e il silenzio. Totale, intenso.
Tanti corvi che svolazzano sui campi già preparati per l'inverno, a cercare qualche seme rimasto nel terreno da beccare velocemente o da portare al nido; silenti anche loro, quasi come se sapessero che il loro gracchiare mi inquieta.
Ma non sono i soli; in mezzo ad un prato con l'erba verdissima (a causa delle recenti piogge) qualcosa attira la mia attenzione. Mentre mi volto cercando di metterlo a fuoco, lui spalanca le ali e si alza in volo: un airone bianco, maestoso, bellissimo.
Poco più in là un gregge di pecore che pascola beato.
Continuo a camminare guardandomi intorno, immersa nella Natura che mi trasmette un senso di quiete assoluta, mentre il sole gioca a nascondino tra i rami degli alberi già spogli.
Arrivo alla fine della strada sterrata e imbocco quella di asfalto; sono a poco più di metà del percorso ma l'aria si sta già raffreddando, meglio accellerare il passo.
Cammino molto velocemente ma giunta nei pressi del paese sento una stilettata ai polpacci... crampi, il mio fastidio cronico.
Eh no gambette mie, per favore, non mollatemi proprio adesso che siamo quasi arrivate.
Rallento un poco l'andatura e arrivo a casa con una ciliegia al posto del naso e con le orecchie gelate ma non importa, ne è valsa la pena.
Mi preparo un thè bollente che sorseggio lentamente, adesso mentre scrivo, ancora pienamente sprofondata in questa sensazione di pace dell'Animo che mi fa sentire come... sospesa.


27 novembre 2011

 
 
 
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UNA PORTA...

 

"La vita non è
un cammino semplice
e lineare
lungo il quale
possiamo procedere
liberamente e senza intoppi,
ma piuttosto un intricato
labirinto, attraverso il quale
dobbiamo trovare la
nostra strada, spesso smarriti
e confusi, talvolta imprigionati
in un vicolo cieco.
Ma sempre, se abbiamo fede,
si aprirà una porta;
forse non quella che ci
saremmo aspettati,
ma certamente quella che
alla fine si rivelerà
la migliore per noi."


(Archibald Joseph Cronin)

 

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