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Ricordi di gioventu'

Post n°2 pubblicato il 27 Gennaio 2009 da radio690
 
Foto di radio690

L’estate cominciava a mettere radici nella mia vita di quell’anno che correva, io, volevo farmi le mie esperienze di lavoro sulla mia pelle, trovai quello che fu’ il lavoro del momento. 

 Lavoravo in un laboratorio di dolciumi, a gestione familiare sotto casa loro.

Di solito eravamo io e il marito in laboratorio, ma quel giorno lui venne chiamato in banca, per motivi suoi: quando si allontano', mi disse che in caso di bisogno avrei potuto contare sulla moglie, che era intenta a fare le faccende domestiche in casa, e che era stata avvertita di quanto accadeva.

 Dovendo tirare una cotta di croccante, su di un tavolo, la quale richiedeva circa mezz'oretta tra stenderla e tagliarla, dovevo contemporaneamente tirare via una cotta di arachidi tostate, che si stava bruciando; prontamente ho spento la fiamma, ma non potevo lasciarle nel bollitore, che ne avrebbe fatto poltiglia con il calore, allora corsi di sopra a chiamare la moglie, la quale non mi avverti’ che si era recata in bagno a fare la doccia.

 La porta del bagno era proprio davanti alle scale, per cui non potevo immaginare che quando io, arrivato fin quasi alla fine delle scale, avrei visto la porta aprirsi, e lei con i capelli bagnati, ma lunghi fin sotto le spalle quando asciutti, avvolti in un asciugamano, semi coperta dall’accappatoio aperto, e lei intenta a guardare dove andava, non vide me sul ciglio del gradino.

 Non sapevo cosa fare, volevo sparire, per non creare chissa' quale fantasia del marito se avesse saputo, e allo stesso tempo, ero bloccato dall'immagine di quella venere di milo quale lei era, ma non volevo nemmeno turbare lei con un imbarazzo che nessuno di noi due voleva.

 Una statua del Botticelli non rende merito ai miei ricordi di lei;era statuaria, un violoncello di carne, bagnata e profumata, un suo seno era grande quanto il palmo della mia mano, il suo pube, un folto bosco di liquirizia da brucare; il suo viso poi, era dolce come quello di un angelo, lei era gentilissima, simpatica e meritevole di tante attenzioni, ma non avrei mai permesso che qualcosa succedesse tra noi, io avevo 21 anni, lei 36, aveva un figlio 12 enne al tempo, e suo marito era diventato un mio amico, oltre che datore di lavoro. 

 

Pero' e' successo quel che e' successo.

 

Io corsi subito di sotto a recuperare il lavoro lasciato indietro, dopo che lei , accortasi della mia presenza emise uno strillo e si richiuse velocemente in bagno, e, mentre scendevo, le chiedevo scusa dell’imbarazzo a voce alta per farmi sentire anche attraverso la porta chiusa, sperando che lui non arrivasse prima d'aver rimediato al tutto, e in tempo per beccarmi in una situazione imbarazzante e a dir poco compromettente.

 Dopo alcuni giorni, ci recammo a una fiera campionaria, e lui mi mando' avanti con la moglie e il furgone carico del bancone da montare e le prime merci da esporre.

 Ovviamente, io e sua moglie eravamo in grado di iniziare l'attivita', ma quello che noi non volevamo era restare soli.

 Io non dissi niente per quasi tutto il viaggio, poi lei comincio' il discorso chiedendomi

le mie impressioni su cio’ che vidi quel giorno.

 

Cosa potevo dire?!

 

Non sono gay, e amo le belle donne, ma non sapevo come dirle che avrei

fatto l'amore con lei ogni volta che lei lo avesse voluto, anche per il rispetto del suo matrimonio.

Poi comincio’ a farmi domande a giudizio delle sue grazie, a quel punto cominciai a sciorinare complimenti per i suoi seni, che nonostante l'eta' e l'allattamento, erano ancora turgidi e sodi come marmo, i suoi fianchi illuminati dal sole che entrando dalla finestra del bagno alle sue spalle, avevano curve che nemmeno un violino possiede; le sue gambe, affusolate e dritte, accennavano appena delle rotondita' muscolari che incitavano ad accarezzarle, il suo pube, come ho gia' detto, mi aveva frastornato, ma dissi a lei quello che mi immaginai allora, un prato di liquirizia da brucare, e ancora oggi ne ho memoria e rimpiango di non averne goduto: e in quel momento fu lei a farmi la domanda a cui mi pentii poi di aver risposto:

 

Faresti sesso con me?

Oddio; la testa mi girava, e la mente volava lontano a fantasie che non si sarebbero mai avverate.
Ma le risposi di si'.

Avrei fatto l'amore, sesso e il leccapiedi per lei quando lei me lo avesse chiesto.

Giunti a destinazione, concludemmo che non se ne sarebbe mai piu' parlato, e cosi' fu'
almeno finche' ho lavorato per loro.

Dopo pero' non li ho piu' visti, anche se so dove abitano, preferisco evitare di incontrarla.

 Non per amore, non per desiderio, ma per rispetto ad un amico, e ancor piu’ rispetto ad una famiglia, decisi di dimenticarla; cosa che ancor oggi non mi e’ riuscita, anche perche’ mai piu’ ho provato tali emozioni davanti ad un corpo cosi’ splendido quale lei aveva.

 Nessuna immagine mi risulta fantastica come il ricordo che ho di lei.

 
 
 

Separare una famiglia

Post n°1 pubblicato il 17 Dicembre 2008 da radio690
 
Foto di radio690

Separato da sette anni, vivo una situazione che non augurerei a nessuno, entro ed esco piu' spesso dai tribunali, che da un bar, ogni pretesto per lei, e' buono per mettermi in situazioni imbarazzanti, dal piccolo ritardo a riportare a casa i figli la domenica sera, a lamentarsi per il comportamento degli stessi al loro ritorno. Querele come fossero caramelle e i bambini che assistono alle nostre discussioni, malgrado io faccia di tutto per evitarle, anche solo tacendo, lei non vede l'ora di sporcare l'immagine che hanno i miei figli del loro babbo. Fortunatamente, il maschio aiuta la sorellina a capire cosa sta succedendo, e quindi sanno da che parte sta la ragione, ma un giudice non puo' sapere queste cose. Non approvo quelle liti tra separati che finisco in tragedia, ma confesso che un pensierino l'avevo fatto anch'io, poi pero', la semplicita di due innocenti hanno fatto nascere in me qualcosa che e' andato aldila' del tetro pensiero; da li' e' nato l'amore piu' grande che si possa dare a due bambini, alimentato da quello che era per la madre, piu' l'indifferenza che ora nutro per la stessa. Ammetto che ho amato la madre dei miei figli, ma per amor suo ho sopportato angherie che non credevo esserne capace, e che ora, come tornaconto, mi fanno deviare tutto il mio amore verso la prova del nostro matrimonio.

Dove posso aver sbagliato? A concedergli troppo, o ad averla considerata una mia pari?