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Star Trek News 24

Notizie 24 ore su 24 su Star Trek - www.startreknews24.it

 

Star Trek: dal 2006 tre progetti televisivi rifiutati

Post n°1990 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da treknews24
 
Foto di treknews24

Si chiamava Star Trek: Federation il progetto di una nuova serie televisiva presentato da Bryan Singer, tra la fine del 2005 e l'inizio del 2006, agli studios della Paramount e della Cbs. Non se ne fece nulla perché le due case di produzione, qualche mese dopo, decisero di affidarsi al cinema e, soprattutto, a JJ Abrams. Bryan Singer, però, ha rivelato moltissimi dettagli di quel progetto, rimasto lettera morta in qualche cassetto degli studios americani.

Secondo Synger sarebbe stato opportuno, dopo l'insuccesso di Enterprise, riportare Star Trek in avanti. Così le avventure della nuova serie e della nuova nave stellare Enterprise si sarebbero svolte nel trentunesimo secolo. Con un doppio vantaggio: quello di poter scrivere nuove pagine di storia trek in assoluta libertà rispetto alle serie già viste, senza però partire da zero. Cioè con un background importante di episodi e storie di cui i trekker avrebbero già conosciuto vita, morte e miracoli. Star Trek: Federazione avrebbe anche riportato al centro degli episodi televisivi le grandi problematiche di attualità che riguardano il nostro tempo. Ovvero, una ripresa dello stile di Gene Roddenberry che, sia con la serie classica e con The Next Generation, ha sempre affrontato temi scottanti dell'attualità attraverso la metafora fantascientifica.

Secondo il sito afterelton.com, sono ben tre i progetti fin qui rifiutati da Cbs e Paramount per una nuova serie televisiva dedicata a Star Trek. Oltre a Bryan Singer, sempre nel 2006, le due major hanno detto "no" ad altre due proposte di nuove serie televisive. Una di William Shatner, una della società 1.947 Entertainment che si sarebbe avvalsa dell'appoggio di Jonathan Frakes, l'interprete del comandante Riker in Star Trek: The Next Generation.

E' stato lo stesso Jonathan Frakes a rivelare che Cbs e Paramount hanno rifiutato il ritorno in tv di Star Trek per evitare di ripetere lo "stesso errore" commesso nel recente passato, dividendo il marchio Star Trek in un progetto cinematografico e, in contemporanea, in una serie televisiva completamente diversa. Errore commesso ai tempi degli ultimi due film di The Next Generation (in particolare Nemesis) al cinema mentre, in tv, la casa produttrice aveva puntato sul mezzo re-boot di Star Trek: Enterprise.

In realtà Frakes non sarebbe mai stato coinvolto in prima persona nella realizzazione della nuova serie da parte della 1.947 Entertainment. Gli sceneggiatori, però, avrebbero a lungo cercato un produttore di grande caratura in grado di rilanciare Star Trek sul piccolo schermo. Un "problema" di non poco conto che ormai è all'ordine del giorno ogni qual volta si parla di Star Trek in televisione. Del progetto della 1.947 Entertainment, fin qui, sono emersi ben pochi dettagli. Temporalmente parlando, gli sceneggiatori avrebbero voluto riprendere la seconda missione quinquiennale della serie classica. Ovviamente con nuovi personaggi e, magari, un'altra nave.

 
 
 

Bryan Fuller e Bryan Singer insieme per riportare Star Trek in televisione

Post n°1989 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da treknews24
 
Foto di treknews24

Ci risiamo. Come periodicamente accade (e non che sia necessariamente un male) si torna a parlare del ritorno di Star Trek in televisione. Fortemente voluto, come ovvio, dai trekker di tutto il mondo. Anche perchè, con buona pace di JJ Abrams, Star Trek è sempre stato anche e soprattutto un prodotto per il piccolo schermo. Ebbene, in questi giorni Bryan Fuller e Bryan Singer, due produttori e registi di film e telefilm "made in Usa", hanno annunciato di stare lavorando assieme per riportare una serie di Star Trek in televisione.

Non ci sono progetti imminenti. Ma l'intenzione, una volta tanto, sembra buona. Il sito di Aicn ha confermato che i due hanno "discusso la possibilità di mettere in comune le loro risorse per proporre una nuova visione del multiverso di Gene Roddenberry sul piccolo schermo". Del resto, sia Bryan Fuller che Bryan Singer, hanno già presentato alla Cbs e alla Paramount (negli scorsi anni) dei possibili progetti per riportare Star Trek in tv. Nel 2005 e all'inizio del 2006, Singer è stato coinvolto in un piano per lanciare una nuova serie ambientata nell'anno 3000, con una Federazione in fermento e nuovi nemici da affrontare. Il piano è stato accantonato nel 2006, quando la Cbs ha annunciato che JJ Abrams si sarebbe occupato del rilancio della serie al cinema. Fuller, invece, un paio di anni fa, aveva proposto una serie ambientata nell'universo "reboot" di JJ Abrams, ma non ambientata a bordo dell'Enterprise.

Trekmovie.com ha chiesto ai lettori del sito in quale universo preferirebbero venisse ambientata un'eventuale nuova serie televisiva di Star Trek. Al momento hanno risposto quasi 3000 trekker. La maggior parte (il 49%) vorrebbe rivedere una serie nel "Primo universo" di Star Trek (quello originale). A ruota il "Non importa, basta vedere Star Trek in tv" (28%), poi "Un universo nuovo di zecca" a quota 18% e, a sorpresa, solo un 5% a favore di una serie ambientata nell'universo reboot di JJ Abrams.

 
 
 

Spazio: 50 anni fa il primo americano in orbita

Post n°1988 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da treknews24
 
Foto di treknews24

Mezzo secolo fa, il 20 febbraio 1962, andava in orbita il primo americano, John Glenn. Fu la risposta, più politica che scientifica, al volo di Yuri Gagarin con il quale i sovietici, dieci mesi prima, il 12 aprile 1961, avevano conquistato la medaglia del primo uomo in orbita. Glenn avrebbe poi potuto partecipare ad altre imprese spaziali, ma fu sempre tenuto da parte: gli Stati Uniti non volevano mettere a rischio il loro astronauta-simbolo.

Assurto al Congresso con la nomina a senatore, per trentasei anni Glenn è stato un monumento nazionale in carne e ossa, una reliquia vivente da custodire con cura estrema. Poi, finalmente, arrivato a 77 anni, Glenn poté stabilire un altro primato, quello dell’astronauta più anziano, partecipando alla missione STS 95 partita il 29 ottobre 1998: sullo Shuttle si sottopose a una serie di esperimenti di fisiologia umana che grazie a lui per la prima volta fu possibile realizzare in assenza di peso su un soggetto in età avanzata. Dopo l’impresa di Gagarin (una sola orbita su una capsula Vostok), 108 minuti dal lancio all’atterraggio, il 5 maggio 1961 gli americani avevano fatto un test di volo parabolico suborbitale con Alan Shepard: 15 minuti in tutto, 187 chilometri la massima quota raggiunta.

La missione di Glenn durò 4 ore e 55 minuti durante le quali la capsula completò tre orbite intorno alla Terra a una quota tra 160 e 262 chilometri. La discesa avvenne nell’oceano Atlantico a 1300 chilometri a sud-est dell’isola di Bermuda. L’errore rispetto al punto previsto fu di 64 chilometri. Per Glenn non mancarono motivi di grave apprensione. Alla seconda orbita si accese sul cruscotto una spia: segnalava che lo scudo termico si era staccato dal suo alloggiamento, cosa che invece doveva verificarsi solo nell’imminenza del rientro. Ogni tentativo di accertare l’entità del danno e di porvi rimedio risultò vano. La sala di controllo decise di continuare ugualmente la missione, anche perché non si vedevano altre alternative. Per Glenn si delineava il rischio di finire carbonizzato nell’attraversamento dell’atmosfera. Tutto invece andò liscio: unica precauzione, Glenn aprì il paracadute a 8500 metri di quota anziché a 5,6. Si scoprì poi che non c’era nessun problema se non il guasto della spia, che si era accesa senza motivo.

Nato il 18 luglio 1921, oggi Glenn ha novant’anni. Alle spalle ha una storia avventurosa. Si arruolò come pilota nei Marines all’indomani dell’attacco giapponese di Pearl Arbour e combatté nella seconda guerra mondiale. Poi partecipò come pilota collaudatore alla guerra di Corea. Selezionato dalla Nasa, divenne l’eroe della “Mercury”.

L'articolo completo di Piero Bianucci (La Stampa) a questo indirizzo: http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/il-cielo/articolo/lstp/441316/

 
 
 

Spazio: la Nasa sogna Marte in tempo di crisi

Post n°1987 pubblicato il 05 Febbraio 2012 da treknews24
 
Foto di treknews24

Newt Gingrich vorrebbe fondare una colonia umana sulla Luna, Mitt Romney sarebbe felice di mandarcelo, e Ron Paul spera di trasferire al più presto l’intera classe politica americana sulla faccia nascosta del nostro satellite.

La campagna presidenziale americana, tra il serio e molto faceto, ha riaperto il dibattito sul futuro del programma spaziale Usa. L’occasione sono state le primarie repubblicane della Florida, che hanno portato i candidati a caccia di voti sulla Space Coast, la regione intorno a Cape Canaveral dove migliaia di elettori vivono di spazio. Che cosa deve fare adesso la Nasa: sognare Marte e un futuro di esplorazioni stellari, oppure trasformarsi in museo?

Passato il vento opportunistico delle elezioni, la domanda resta opprimente sopra il cielo azzurro del Kennedy Space Center, che il prossimo luglio compirà cinquant’anni. Lo dimostra lo Shuttle Discovery che giace sulla pista davanti all’edificio dove si assemblavano i razzi delle missioni lunari Apollo, in attesa di essere trasferito allo Smithsonian’s Museum. L’anniversario sarà l’occasione per ispirare nuove conquiste dell’umanità, o una riunione di vecchie glorie senza futuro? «La cancellazione del programma Constellation - ammette il portavoce George Diller - è stata un brutto colpo al morale. Però ci ha spinti a immaginare una nuova direzione per il futuro, come quando finì Apollo».

Constellation era il progetto che secondo il presidente George W. Bush avrebbe dovuto rimpiazzare lo Shuttle: tornare sulla Luna, allo scopo di usarla poi come potenziale rampa di lancio verso Marte. Una visione kennediana, che doveva nello stesso tempo eccitare l’immaginario collettivo, e mettere in moto il potente complesso dell’industria spaziale. La crisi economica ha bloccato tutto. Obama ha cancellato Constellation, sollecitando la Nasa a trovare una nuova strada con meno soldi.
Il budget dell’agenzia spaziale è sceso dal 4% del bilancio federale, nell’epoca d’oro, allo 0,5%. In tutto 18 miliardi di dollari, che a un povero cristiano sembrano un’enormità, ma non sono neppure un trentesimo dei fondi del Pentagono. Risultato: i dipendenti del Kennedy Space Center sono stati dimezzati, dai 16.000 del picco massimo del programma Shuttle, agli 8.200 di adesso. Per non parlare dell’indotto sulla Space Coast, dove tra poco dovranno tornare a pescare i marlin per sopravvivere.

Attenzione, però: la Nasa non è ferma. Da qui al 2014 sono già in calendario 24 missioni senza astronauti, con la prima che il 14 marzo lancerà il telescopio stellare NuStar dall’atollo Kwajalein nell’Oceano Pacifico. 

L'articolo completo a questo indirizzo: http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/441237/

 
 
 

Star Trek XII: cresce l'attesa per le prime immagini dal set del nuovo film

Post n°1986 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da treknews24
 
Foto di treknews24

Roberto Orci ha promesso a trekmovie.com che entro qualche giorno posterà su Twitter le primissime immagini dal set di Star Trek XII. Orci ha confermato stamattina che ha già scattato numerose foto e che attende solo il "via libera" di JJ Abrams per pubblicarle. Le riprese della nuova pellicola sono attualmente in corso e andranno avanti almeno fino alla fine di aprile. 

Intanto, per aumentare l'attesa, lo stesso Orci ha postato alcune immagini inedite dal set di Star Trek XI. Eccone due...

Le altre si trovano a questo indirizzo: http://trekmovie.com/2012/02/02/orci-tweets-behind-scenes-photos-from-last-star-trek-production/

 
 
 
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