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Creato da stincodisantino il 28/02/2011

Le cose della vita

Siamo tutti sotto questo cielo

 

 

Oltre San Valentino c'è di più !

Post n°10 pubblicato il 14 Febbraio 2012 da stincodisantino

Due cuori e una panchina

 

Oh San Valentino ... vestito di nuovo,

come i pacchetti nelle vetrine,

tu fai cantare , ballare e sognare,

almeno per quattro , cinque o sei dì;

se poi per caso durasse di più,

allora penso che ti convenga,

lasciare da parte,

per ogni evenienza,

una traccia con le molliche, 

onde trovare,

finita la festa,

quello che manca 

della tua testa !





 
 
 

Che cos'è l' amor !!!

Post n°9 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da stincodisantino
Foto di stincodisantino

La prima volta che la rividi, dopo tanto e tanto tempo, non la riconobbi affatto. Ero in libreria, e giravo tra i tavoli imbanditi di volumi, messi lì come fossero pietanze, lucidamente colorati e perfino odorosi per attirare i sensi prima che il cervello; come sono cambiati i libri: prima erano quasi tutti dello stesso colore, col titolo e l’ autore scritti piccoli piccoli, e adesso invece sembrano trailer di film, con prefazione, critiche positive e note sull’ autore già in prima di copertina: d’ altronde siamo o non siamo nell’ era dell’ apparire ? Lei invece sì che mi riconobbe, e mi salutò, nonostante ci fossimo lasciati malissimo anni prima e per evidente colpa mia; riconobbi il suo sorriso prima ancora che la sua voce, che pure era sempre la stessa.

Come stai, e tu, io bene, che fai sei tornata in città, si i figli sono sposati e non avendo niente che mi tenesse a Torino sono tornata a casa di mia madre, e tu che mi dici, mah solita vita, lavoro ancora, figli grandi, abito sempre nello stesso quartiere, strano che non ti abbia ancora vista nei paraggi, per forza sono tornata ieri, e giù una risata. Era, ancora e di più, bellissima. Allora ci si incontra, certo ci si vedrà, ciao, ciao. Ci salutammo con due baci sulle guance come parenti o vecchi amici, e a toccare nuovamente la sua mano mi sorpresi stupidamente emozionato. Mi chiesi chissà come sarebbe stata la vita con lei, che di tanto in tanto ricordavo, ma senza particolari rimpianti, soltanto nei momenti un po’ così. Dopo qualche giorno da quello invece non riuscivo a non pensarci, a casa ero distratto, la mia compagna cominciò a chiedermi cosa avessi da un po’ di tempo, niente qualche preoccupazione di lavoro, ma niente di serio, stai tranquilla. Feci di tutto per rivederla, per rincontrarla, e a pensarci adesso non fu difficile, anzi. E infatti quella settimana stessa la rividi alla fermata dell’ autobus, tornando a casa, io scendevo da quello di ogni giorno, lei da un altro che arrivò nello stesso istante. Ci salutammo, in modo naturale percorremmo la strada insieme, come fosse abitudine farlo, chiacchierammo, poi lei mi chiese se conoscessi un bravo dentista, si che lo conosco, anzi devo andarci proprio dopodomani pomeriggio, se vuoi andiamo insieme, magari chiamo per sapere se c’è spazio. Mi diede il suo numero, per controllare le feci uno squillo, ci salutammo. La sera nel controllare il cellulare trovai un suo sms, era un sorriso fatto con i caratteri :-) : nel buio sorrisi a mia volta. Per niente al mondo potevo permettere che qualcosa rimandasse quell’ appuntamento col dentista, per la prima volta nella mia vita non vedevo l’ ora di andarci : in un angolino remoto della mia capacità di intendere e volere qualcuno ammise che si trattava di un orribile pensiero. Il giorno dopo la chiamai per confermarle l’appuntamento, sarei passato a prenderla l’ indomani alle cinque, ti ricordi dove abito ? , mentii e le chiesi di ricordarmelo, figurarsi, c’ero passato due volte con la macchina sperando di vederla. Arrivai sotto casa sua con un quarto d’ora di anticipo, ma non la chiamai, eppure lei scese prima, disse di avermi visto dalla finestra. Non ricordo come guidai e che strade presi in quel tragitto verso lo studio, ma ricordo benissimo ogni sciocchezza che dissi, improvvisamente e miserevolmente loquace, come le cose di lei, assolutamente saggia, brillante, colta, arguta e … bellissima quando la guardavo, sempre troppo a lungo per uno che stia guidando. Facemmo presto, lei rimediò ad una otturazione un po’ troppo frettolosa, il mio era solo un controllo: benedetti, santi tutti i controlli ai denti. La riaccompagnai, non sapevo come strapparle un altro appuntamento, non potevo chiederle di tornare ancora dal dentista. Lei mi anticipò e mi chiese se avessi voluto salire a prendere qualcosa, ma si volentieri balbettai come un cretino. Adesso non so dire quale fu il momento o la parola che ci fece abbracciare, baciare, sconvolti e affannati sul divano di sua madre, fortunatamente, o forse opportunamente, a cena a casa dell’ altra figlia, ma di quella prima e unica volta che facemmo l’ amore ricorderò sempre i suoi occhi, splendenti e sereni anche nei momenti più animati. La chiamata per sapere dove diavolo fossi finito per fortuna arrivò solo mentre parlavamo delle cose accaduteci dopo esserci persi di vista: si sono uscito adesso dal dentista, c’è stato un caso urgente che ha spostato tutti gli appuntamenti in avanti, ho preferito aspettare, scusa se non ti ho avvertita, sto arrivando. Lei sorrise, vai è davvero tardi, mi baciò lievemente sulla guancia e andò verso la cucina, lasciandomi elegantemente libero il bagno. Vigliaccamente pensai che sarebbe stato impossibile togliere le tracce del suo profumo, e ancor di più del suo odore. Feci una veloce e per quanto potei non profumata doccia, sciacquandomi più volte e stando attento ad asciugare bene i capelli, chissà magari l’ odore sui vestiti dello studio avrebbe coperto tutto. Evitai di salutarla ancora e scesi, incamminandomi verso le mie rinnovate incertezze. Quando la richiamai, il giorno dopo, non rispose, né lo fece le altre volte che provai. Mi feci coraggio e chiamai a casa di sua madre, mi disse che Francesca era tornata su a Torino, sua figlia doveva partorire, non volli chiederle un numero fisso. Pian piano, nel corso dei mesi e poi degli anni che si sommarono a quel giorno, cominciai a pensare che nessuna fosse mai tornata, a riprendersi e a dare qualcosa rimasta in sospeso. Mi rimase, e mi rimane ancora, come unico segno che forse fu tutto vero, una faccina sorridente, fatta coi caratteri.

Buon Natale, davvero, a tutti ! 

 
 
 

Vere dolcezze finte

Post n°8 pubblicato il 07 Novembre 2011 da stincodisantino

Surrogati e intrusi

I surrogati, nella vita, a volte ottengono risultati impensabili, sopratutto se si pensa che stanno lì per surrogare; sono sorprese che ti fanno riflettere, e nello stesso tempo ti danno perplessità su ciò che è buono e su quello che è indispensabile .

 

 

p.s. Le prelibatezze della foto sono di pasta di mandorla, anche il cannolo !!!

 

 
 
 

Haiku , la più antica forma di poesia moderna

Post n°7 pubblicato il 21 Luglio 2011 da stincodisantino
 

E' proprio vero, e che fortuna che sia così, che non si finisce mai di conoscere ed imparare.

Qualche tempo fa, in modo assolutamente fortuito e fortunato, mi sono imbattuto in quello che era per me un oscuro termine orientale : Haiku .

In altre epoche cercarne notizie sarebbe stato faticosissimo, ma ai giorni nostri basta digitare la parola in un motore di ricerca e ... quante informazioni , a volte anche troppe . 

 

Ho scoperto che Haiku è una forma antichissima di poesia giapponese, ma che vanta proseliti, appassionati e autori anche ai giorni nostri, non solo in Giappone, dove le riviste più prestigiose hanno la loro brava rubrica di Haiku, ma anche in tantissime parti del mondo. 

Tre versi, un numero fisso o variabile di sillabe per ognuno, e il riferimento alla natura.

Tutto qui ...

                                                    

Takezake (sake¦ü in a bamboo

 

Allego qualcuna delle poesie che ho incontrato perchè più delle altre mi hanno solleticato cuore e intelletto ... e taccio !

 

 

Il tetto si è bruciato:

ora

posso vedere la luna

(Masahide)

 

Accatastata per il fuoco,

la fascina

comincia a germogliare

(Boncho)

 

Che luna:

il ladro

si ferma per cantare

(Yosa Buson)


L'aquilone

anche ieri nel cielo

al solito posto

(Yosa Buson)


Allapperà o no

questo cachi

raccolto per primo

(Chiyo-jo )


Che ci sia la luna

sul sentiero notturno

di chi porta i fiori

(Takarai Kikaku)

 

 

 
 
 

Cucì , c 'è cosa ?

Post n°6 pubblicato il 19 Aprile 2011 da stincodisantino
 
Foto di stincodisantino

 

Prendendo spunto da quello che si scatenò ieri in un blog amico quando qualcuno pronunciò l’ appellativo “Cucì” , ho pensato a fare uno spot/post su questo termine; io, umilmente, posso parlare dei suoi significati palermitani, perché ogni testa è tribunale, e quindi già fuori provincia magari lo usano in diversa maniera.

Cuci’ :  è abbreviazione di cucinu (o cucina)            e semplicemente vuol dire CUGINO (o CUGINA) .

Ma sappiamo benissimo che una stessa parola può essere usata con intenti diversi, anche cambiando appena appena il tono della voce o semplicemente il destinatario dell’ epiteto.

Ecco un breve elenco dei significati che la parola può assumere:

 

Familiare

Ammecucììì !!!  ( Caro cugino mio !!!)

Fai conto che all’ albeggiare in campagna, Pinuzzu Cusimano si stia recando a controllare i suoi animali e intravveda a distanza un suo parente, tale Pippinu Cardella, con cui ha buoni rapporti, che a sua volta si sta recando a zappare il suo terreno; il suo ammecucìì è tutto un trionfo di auguri, da “che la giornata sia meravigliosa per te e tutta la tua discendenza a salire e scendere”, a “che i tuoi raccolti siano sempre abbondanti e bastevoli a sfamare tutta la città”.

Se invece i rapporti non dovessero essere del tutto idilliaci, che ne so per interessi contrastanti su qualche podere o lascito, questo ammecucì, senza “i” ripetute e molto più secco del precedente, è inteso con ironia, dal tipo “ah pure oggi ti devo vedere, ma mai ti stai a casa che così magari tua moglie non si riceve l’amico suo!” a “quando ti decidi a sistemare la canaletta che non mi arriva più l’ acqua e lo sciacquone non funziona?”.

 

Intimidatorio:

Cucì , c’è cuasa ? 

( C’è forse qualcosa che ti disturba?   (Tu continua che ti spacco le corna !)   )

Qua siamo a livello che ti devi guardare bene a fare o dire ancora qualcosa, perché hai già sbagliato, anche solo a guardare !

 

Turistico:

Cucì, mi sa riri runnè a via garibbaiddi ? 

( Scusi, buon uomo, mi potrebbe indicare dov’è via Garibaldi? )

E’ un modo per entrare in confidenza e non far sentire a disagio il perfetto sconosciuto a cui si stanno chiedendo informazioni.

 

 

Se qualcuno, passando di qua, avesse il piacere di aggiungerne altri, contribuirà a questo piccolo vademecum (chistu latino è, mi raccomando senza confondervi con le lingue), senza per questo volere fare concorrenza a wikipedia !!!

Ciao bella gente.

 

cugini

 


 

 

 
 
 
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