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Martinica....huf!!... che fatica!!

Post n°100 pubblicato il 24 Ottobre 2011 da Guidobix59

       Tchimbè Raid della Martinica ( L’isola dei fiori ).

  Dove la via dei Gesuiti si incrocia con la via degli Abati.

 

Escursione globale, dal mare ai monti e ritorno, attraverso foreste tropicali, tra coltivazioni di banane, canna da zucchero e ananas e infine la cima di un vulcano!

Frequenti piogge a carattere torrenziale, con umidità al 70-80 %, con temperatura sempre vicina ai 30 °C .

 

Incuriosito dal fatto che la Tchimbè Raid è stata definita “la piccola Reunion”, a marzo 2011 invio la mia iscrizione e già si manifestano le prime complicazioni con i francesi d’oltre oceano. Inviata la documentazione richiestami, seguendo le indicazioni, poco chiare tra l’altro, del sito ufficiale della manifestazione, considerando anche l’incomunicabilità con gli organizzatori, non riesco a conoscere la mia posizione.           

A tal punto, interviene il mio procuratore Roberto Sordello e sguinzagliatolo, per così dire sfruttato, viste le sue conoscenze linguistiche e modi urbani proverbiali, vengo a sapere che è tutto ok. Poiché la gara parte e arriva da punti diversi dell’isola, va studiata la logistica e quindi una sistemazione alberghiera che possa essere più agevole possibile.

Io e Monica, ebbene sì!….. figuriamoci partire per i Caraibi senza di lei! Ecco che mi organizzo una bella vacanza, per giunta in quei giorni si festeggia il compleanno di Monica!

Arrivati a Lamentin, l’aeroporto di Martinica, ritiriamo l’auto noleggiata da Roma e ci dirigiamo al nostro bungalow presso l’ Imperatrice Village, Pointe du Bout in località Les Trois Iletes, a sud –ovest dell’isola a circa 20 km, guidando sotto un autentico nubifragio!!

Il ritiro del pettorale dopo due giorni dal nostro arrivo (perché gli organizzatori osservano degli orari ben precisi), avviene presso il Centro Nautico di Schoelcher (…sembra più una località tedesca!), vicino alla capitale Fort de France, da dove partirà la gara. Eccomi in fila, ma nessuno la rispetta (….e qui sembra di stare in Italia!), in effetti la consegna avviene in modo scriteriato; intanto che aspetto il mio turno, le zanzare iniziano a massacrarmi polpacci e caviglie…e fuori diluvia!

Finalmente Philippe, dopo aver sfogliato 3 liste di concorrenti (3 le distanze previste 77km, 50 km, 22 km) direttore di gara, mi consegna il numero di pettorale con il chip, tutto chiuso in una busta, mi stringe la mano e mi chiede come va, poi mi indica di ritirare la t-shirt commemorativa.

Prenoto il bus che da Schoelcher porta a Basse Point punto di partenza della gara a nord dell’isola. La Partenza del bus è prevista entro le ore 2.00 di sabato 4 maggio 2011, da un piazzale antistante al Centro Nautico, è prevista (ahimè!)una sicura alzataccia per me e per Monica, che dovrà all’indomani accompagnarmi!

Tornati presso il nostro villaggio, c’è giusto il tempo di cenare, controllare il materiale in dotazione per lo zaino e fare un piccolo riposino. Ma, nel mentre ispeziono la busta contenente il numero di pettorale, trovo un volantino che spiega come prevenire la LEPTOSPIROSI.

Questa malattia associata a febbre e mal di testa, con dolori muscolari e articolari e in alcuni casi necessita il ricovero in ospedale.

Viene trasmessa a l’uomo tramite contatto con pelle lesionata o mucose, tramite l’acqua contaminata dalle urine di animali infetti.  

La malattia si manifesta entro le 3 settimane successive, le attività fisiche come i raid, in particolare dopo gli episodi caratterizzati da forti piogge (come in questo caso!), tutti i partecipanti alla Tchimbè Raid dovranno adottare misure di prevenzione.

Per cui non bisognerà bere l’acqua dei fiumi o torrenti;

bisognerà indossare vestiti coprenti per proteggere la pelle da eventuali escoriazioni ad evitare così, il contatto con l’acqua e il fango.

All’arrivo bisognerà lavarsi bene con il sapone, insistendo sulle piaghe, cercando di disinfettarle più possibile. Comunque, se al rientro in Europa entro un mese si presentano  i sintomi sopra descritti, consultare senza indugio il medico specialista in malattie infettive, spiegando di aver preso parte a questo evento (…. così sarà il dottore stesso a dare il colpo di grazia!!). Lascio immaginare che riposino!!!…che il Signore ce la mandi buona!!

…. Sveglia a mezzanotte, pronti per recarci, nuovamente in macchina, nel piazzale dove stazionano i bus navetta per Basse Point….dimenticavo, diluvia!! …immagino cosa penserà il mio amico Roberto Burtone, quando racconterò cio’!…confesso che un po’ di sconforto mi prende, pensare di fare la gara sotto questa pioggia violenta, non mi conforta!!

All’appuntamento, ci sono due bus ad attendere gli atleti che dovranno essere trasferiti a nord. Giunti a Basse Point, scesi dal bus e convogliati all’interno dello stadio di calcio locale, ci si mette in fila per il controllo del materiale obbligatorio, sotto una pioggia scrosciante!! Controllata tutta la dotazione compresa la trus di soccorso, ci obbligano ad accendere la lampada frontale e indossare il gilet di sicurezza.

Un breve breafing precede la partenza (ore 4:18’) con i piedi e le scarpe già intrisi d’acqua!

Partenza abbastanza compatta e senza eccessivo agonismo, da parte di tutti, come se ognuno pensasse:…vai avanti tu, che a me vien da ridere!!

Non è una falsa impressione, perché in realtà questo tipo di comportamento l’ho constatato km dopo km. Il sorpasso tra concorrenti avviene quasi con timidezza!!

Alle ore 5:00 inizia a fare giorno, ma con la pioggia che continua a scendere la luce è scarsa. Per me si ripresenta il problema della vista; il caldo umido, il calore emanato da me e la pioggia le lenti dei miei occhiali si appannano e sono costretto a togliermeli!!

Si suda molto già dai primi km, proseguo sorseggiando acqua dalla mia camel bak.

I primi 14 km passano piuttosto velocemente tra infinite piantagioni di banane  e canna da zucchero, nonostante la pioggia il terreno ancora compatto, sembra reggere.

Da qui in poi dovrò far uso dei miei bastoncini telescopici per salire i 1000 m di dislivello fino alla Montagne Pelèe (1300 m di altezza). Dopo alcuni tratti di saliscendi su strade cementate, si imbocca il sentiero a vista ( poco segnalato) su un infinito pratone di erba alta e fango ( fango tipo collante per pavimenti, che trattiene le scarpe ad ogni passo ). Continua a piovere e lasciato il pratone, si attacca il tratto più ripido dell’ascesa al monte, su un single-trek profondo e stretto, scavato dall’acqua piovana nella roccia vulcanica, che impedisce l’uso dei bastoncini, facendomi ricorrere all’uso delle mani!

Intorno la vegetazione è rigogliosa e non dà quella effettiva cognizione dello spazio, delle distanze. Intanto è scesa anche un po’ di nebbia, ma non preoccupa.

La mia condizione in salita è buona, lo capisco da come sono riuscito a raggiungere alcuni concorrenti che poco prima mi avevano superato. Giunto in vetta, mi soffermo un attimo a scrutare il panorama e per fare qualche foto, ma la scarsa visibilità, dovuta alla nebbia, mi impedisce di goderne la “sicura” bellezza.

La discesa dal Pelèe dopo un bel tratto in cresta su sentiero ampio, è molto tecnica, ma divertente ed è tutta su terreno compatto di lapilli, scale di roccia e anche un po’ esposta.

Ero fino a quel momento in compagnia di 4 francesi ( che per certi versi, mi hanno ricordato i miei amici di Quelli della 180 ) chiaramente intenzionati a terminare la gara tutti insieme e che mostravano una certa simpatia, anche quando uno di loro ( troppo veloce in discesa ), sbilanciandosi, cade interamente in una buca profonda, ma per sua fortuna piena di vegetazione!! L’ilarità dei compagni ha prevalso, quando lo stesso malcapitato rialzatosi, rideva.

Ora sono io ad avvantaggiarmi rispetto loro e dopo 4:30’ raggiungo il chek point entro il tempo limite previsto. Al ristoro una bella soup tiepida, un bicchiere di Coca Cola, non me lo toglie nessuno!

Si riparte incitato dai francesi che vedo sopraggiungere….allez Massimo! ( il mio nome è scritto sul pettorale ).

Dopo qualche tratto di strada cementata, ci si addentra nel pieno della foresta tropicale, tra sentieri fangosi, salite e discese dal 10 al 18% di pendenza ( Morne ) ma mai troppo lunghe, attraversando fiumi e torrenti con un livello dell’acqua oltre le caviglie. 

Una bella equazione “nature”: i torrenti si alternano a sentieri fangosi, come le piantagioni di banane si alternano a quelle di ananas e canna da zucchero !!

E’ da questo momento in poi che inizio il calvario!

Appena ripreso il respiro, su un tratto di strada bitumata, è ora la folta vegetazione che caratterizza e mi inghiotte, in questa parte del percorso!! Le radici che affiorano, seminascoste nel fango, sono un vero pericolo!!

Cercare la giusta concentrazione e non cadere è pressoché impossibile. Forzare un equilibrio già precario, comporta un movimento brusco delle braccia, delle spalle e soprattutto della schiena!…che stress! Me lo ripeto in continuazione e ciò mi deprime, pensando a quando sopraggiungerà il buio; considerando il mio serio problema di miopia.

Dimenticavo!! …continua a piovere!

La pioggia cade violentemente, così come è pesante la mia terza caduta nel fango (..qui rideranno i miei amici Antonio Camertoni e Roberto Fabbri ). La mia nuova Salomon, del piede sinistro, si aggancia ad una radice tronca, tanto da strappare letteralmente il primo strato di tela della tomaia. La fortuna ha voluto che la rovinosa caduta nel fango, a 4 di bastoni,  non mi ha causato ne traumi e ne ferite ( vedi leptospirosi )!

Proseguo rabbiosamente, ma solo per raggiungere al più presto il prossimo punto ristoro e abbandonare la competizione….environ 40 km!

Cosa rimane di questa esperienza? Un bel tuffo in acque chiare dal pontile di Anse de Bout, una  carezza ad una stella marina, l’ombra di una palma a riparo di un prepotente raggio di sole, un balletto di granchi, il colore di una moltitudine di fiori.

Massimo Guidobaldi

   

 

 
 
 
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