Un po' di noi...

Libri, articoli e altro di Andrea e Daniela

 

I NOSTRI LIBRI

- I personaggi più malvagi della storia di Milano
(2013)

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- Milano giallo e nera (2013)

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- Gli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia (2013)

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- Le famiglie più malvagie della storia (2011, II edizione)

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- 101 personaggi che hanno fatto grande Milano (2010)

  

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- Il grande libro dei misteri di Milano risolti e irrisolti (2006, III edizione)

 

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- Milano criminale (2005,  esaurito)

 

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I LIBRI DI DANIELA

- Le grandi donne di Milano (2007, II edizione)

  

- L'eterno ritorno, un pensiero tra "visione ed enigma" (2005)

 

I LIBRI DI ANDREA

I grandi delitti italiani risolti o irrisolti (NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA, 2013)

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- Bande criminali (2009) 

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- I grandi delitti italiani risolti  o irrisolti (2005, esaurito)

 

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 - La sanguinosa storia dei serial killer (2003, esaurito)

 

 

 

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Campanella d’allarme PRECARI a spasso e cattedre VUOTE ma Renzi fa passerella

Post n°1742 pubblicato il 16 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il governo “occupa” gli istituti nel giorno in cui riprendono le lezioni tra propaganda, vuoti annunci e l’immancabile inno di Mameli

di Andrea Accorsi

Un altro show, l’ennesimo. La solita passerella un po’ furba, condita degli immancabili annunci. Ma pure di qualche contestazione. Con un’aggravante: il tutto sulla pelle di ignari bambini, che forse avranno un motivo in più per non ricordare con piacere il loro primo giorno di scuola.
Come minacciato, pardon annunciato da Renzi, il rientro in classe per gli studenti nella maggior parte delle regioni italiane è coinciso con il ritorno fra i banchi dei ministri del governo. Purtroppo non per prendere lezioni delle quali dimostrano di avere sempre più bisogno a mano a mano che procedono con il loro mandato, ma per una mera e un po’ grottesca operazione di propaganda.
«Altro che Corea del Nord, qui siamo alla farsa - sbotta Matteo Salvini -. Riaprono le scuole, con centinaia di cattedre vuote... ma intanto le cronache raccontano che, in una scuola toscana, i bambini hanno atteso schierati la ministra Boschi all’ingresso, e hanno cantato per lei l’inno di Mameli». Le stesse cronache precisano che la scuola scelta dal ministro delle Riforme istituzionali, e da lei frequentata in gioventù, era a Laterina (Arezzo).
Il premier ha invece optato per la scuola intitolata a don Pino Puglisi a Palermo, nel giorno del 21° anniversario della morte del sacerdote che osò sfidare la mafia. Renzi ha ascoltato l’inevitabile esecuzione dell’inno nazionale, suonato dall’orchestra della scuola, e ha consegnato dieci borse di studio agli alunni più meritevoli dell’istituto.
Fuoriprogramma sgradito per il capo del governo, il presidio di edili disoccupati ma soprattutto insegnanti precari che lo hanno accolto al grido di «buffone, buffone».
Matteo Renzi, da parte sua, è stato colpito da un improvviso attacco di annuncite. «Nella scuola ci sono 149 mila persone per le quali vi è un obbligo che siano assunte. E faremo di tutto perché lo siano - ha promesso riferendosi agli insegnanti precari -. Faremo di tutto per assumerle. Non vuol dire che le butteremo dentro, ma che stiamo cambiando il sistema per far sì che ciò avvenga. Ma occorre fare uno sforzo da parte di tutti per cambiare il sistema».
Rotto il ghiaccio, il premier è diventato un fiume in piena. «Tutti coloro i quali hanno assunto un diritto, ovvero quelli che fanno parte delle graduatorie ad esaurimento, saranno assunti nel settembre 2015 con il nuovo anno scolastico. Però - ha aggiunto - dobbiamo cambiare le regole del gioco: noi siamo disponibili a portarvi dentro la scuola in modo definitivo e a smettere con la “supplentite”, che è stata una delle malattie della scuola, ma aiutateci a valorizzare il merito».
«Siamo qui - ha rincarato la dose - perché è la scuola che consente di far ripartire un Paese, perché oggi è l’anniversario della nascita e della morte di Padre Puglisi, perché noi vogliamo che tutti gli insegnanti e le famiglie nei prossimi due mesi discutano delle proposte del governo, perché per la prima volta nella storia repubblicana» eccetera eccetera.
«Cattedre vuote, precari a casa, bimbi soli - ribatte Salvini in un post intitolato “Disastro scuola” -. La Lega chiede ufficialmente a tutti i Provveditori di verificare, scuola per scuola, tutte le “presunte malattie” che stranamente hanno già colpito centinaia di insegnanti. E con i concorsi pubblici regionali, il problema si risolverebbe».

dalla Padania del 16.9.14

 
 
 

Oneto: così i POPOLI fanno TREMARE “quelli che contano”

Post n°1741 pubblicato il 15 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

«Il diritto di autodeterminazione è inalienabile: c’è, punto e basta. E se una comunità non vuole dipendere da un’altra, è naturale che sia un po’ xenofoba e populista»

di Andrea Accorsi

Gilberto Oneto, sul Corriere della Sera Massimo Nava sostiene che il diritto dei popoli all’autodeterminazione “non è eticamente negoziabile e non può essere rispettato a geometria variabile”. Che cosa significa?

«L’autodeterminazione è un diritto inalienabile e indisponibile, non può cioè essere limitato e neppure vi si può rinunciare. È una sorta di “libero arbitrio” dei popoli. C’è, punto e basta. E non può essere “modellato” o interpretato a seconda delle esigenze o delle circostanze. Si può tutt’al più discuterne le modalità tecniche di applicazione. Nava dice una cosa sacrosanta, che poi contraddice nel resto dell’articolo».

Secondo lo stesso autore, “le aspirazioni indipendentiste non vanno confuse con le spinte populiste e antieuropee” (sottinteso ma chiaro il riferimento, fra gli altri, alla Lega): è così?

«È proprio qui che il “politicamente corretto” del Corriere sconfina nella negazione dell’universalità del principio. Se l’autodeterminazione “non è negoziabile”, perché si comincia a fare dei distinguo sulla “qualità” (che poi è una opinione politica) di chi la vuole esercitare? Possono farlo solo quelli che sono biondi, hanno la cravatta e piacciono all’estensore dell’articolo? Il principio vale per tutti, anche per le comunità di cannibali, per gli infibulatori e per quelli che hanno il naso storto: nessuno può porre dei limiti. Nava nega il diritto agli xenofobi e ai populisti. Se la comunità A vuole l’indipendenza dalla comunità B, è piuttosto probabile che non abbia in grandissima simpatia i B, e sia perciò in qualche misura xenofoba, e vuole convincere della bontà della sua richiesta l’intero popolo degli A, quindi è populista».

L’Europa è davvero “silenziosa” e “distaccata” rispetto alle spinte disgregatrici che percorrono le entità statuali del Vecchio Continente?

«Neanche un po’. Ogni giorno Barroso minaccia sfracelli e agita il grembiulino contro tutti gli indipendentisti. Quando non possono ignorarli o minimizzarli, i grandi mezzi di comunicazione li demonizzano. Hanno inventato il sacro dogma dell’intangibilità dei confini: basta una scorsa alla storia per capire che è una balossata. In realtà, quello che lorsignori (e confratelli) ritengono sacro e intangibile è il loro potere, sono le loro finanze e il loro scarso rispetto per la democrazia che trovano scomoda. È il suo bello: più è scomoda, più è democrazia».

Esiste un concreto rischio di “balcanizzazione” dell’Europa, se “nessun divorzio è indolore”?

«Un’altra corbelleria che appartiene al repertorio della conservazione. I Balcani sono da sempre un luogo di turbolenze: proprio le “indipendenze” lo hanno reso più tranquillo. E anche prospero: perché tutte le nuove “indipendenze” hanno migliorato le proprie condizioni economiche. È vero che “nessun divorzio è indolore”, ma le cattive convivenze sono molto peggio. Nell’articolo di Nava si parla di Scozia, un po’ di Catalogna e di qualche altro, ma è evidente che pensieri e paure vanno alla Padania, che non viene mai nominata. Tutti “quelli che contano” fingono in questi giorni di interessarsi alle Highlands, ma in realtà temono per la terra che hanno sotto i loro piedi».

dalla Padania del 14.9.14

 
 
 

Padova, i primi 100 giorni di Bitonci sindaco: «Migliorata la vita di tutti»

Post n°1740 pubblicato il 13 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

«La città sta cambiando: lo riconoscono anche i cittadini che ci fanno sentire il loro appoggio. I divieti? Per dare davvero opportunità servono regole»

di Andrea Accorsi

Sindaco Bitonci, il suo mandato è arrivato ai primi cento giorni. Che cosa è cambiato a Padova?

«In cento giorni abbiamo ridotto gli stipendi di assessori e sindaco, abbiamo tagliato le auto blu, chiuso un bilancio non nostro, riuscendo anche, per la prima volta, a tagliare le tasse. Abbiamo dato il via a una serie di consultazioni con i residenti per ridiscutere scelte di mobilità imposte dalla precedente Amministrazione, che non aveva tenuto conto delle reali esigenze della città. Grazie al lavoro della Giunta siamo stati capaci, in attesa dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio comunale del nuovo regolamento di polizia urbana, di ridurre drasticamente il fenomeno dell’abusivismo commerciale, concentrandoci nella lotta al degrado».

“Cambiamo Padova”, del resto, era il suo slogan...

«Ci ha accompagnato durante la campagna elettorale e ad esso quotidianamente ci ispiriamo. Ora Padova sta cambiando: non lo dice solo l’Amministrazione, lo ripetono anche i cittadini che ci fanno sentire il loro appoggio».

A differenza di Napoli, qui le regole si fanno rispettare. Anche se certa stampa parla di “città dei divieti”: è così?

«No. Padova non è la città dei divieti, ma delle opportunità. E perché le opportunità siano davvero per tutti, devono esserci regole. Dove le regole mancano o non sono rispettate, regnano arbitrio e sopraffazione».

Rientra in questo ambito anche il - da taluni contestato - nuovo regolamento di polizia urbana? Ricordiamo che esso prevede misure severe contro chi, tra l’altro, lorda il suolo pubblico, lancia uova o farina, ospita in casa un numero eccessivo di persone, si sdraia sulle panchine, circola con abiti che offendono il comune senso del pudore, si bagna in una fontana, sale sugli alberi...

«Il nuovo regolamento di polizia urbana, licenziato dalla Giunta, è uno strumento che consentirà di migliorare la vita di tutti, dando a tutti nuove opportunità, a scapito di maleducati, balordi e professionisti dell’illegalità. Invece di interpretare le novità sostenute dalla nuova Giunta, certa stampa tenta di sbeffeggiare il nostro operato, senza accorgersi che, così facendo, sbeffeggia le richieste dei cittadini e definisce negativamente se stessa. La sinistra si presta al gioco, incapace di trovare una sintesi tra la camicia bianca di Renzi e le urla dei centri sociali».

Perché se certi regolamenti li fanno i sindaci del Pd vanno bene, ma se li fa un sindaco della Lega sollevano polemiche?

«Perché un sindaco della Lega dà fastidio. A Padova il risultato elettorale delle recenti Amministrative parla chiaro. I cittadini hanno votato il cambiamento, promuovendo un programma elettorale che stiamo realizzando punto dopo punto. Cosa strana, veniamo attaccati per provvedimenti che, in parte, sono in vigore in altre città amministrate dalla sinistra, quali Vicenza, per restare in Veneto, o Bologna. Le polemiche strumentali non ci interessano: noi siamo al servizio dei cittadini».

A proposito di cittadini: che cosa li attende da qui alla fine dell’anno fra i provvedimenti più importanti che prenderà la sua Giunta?

«La prossima settimana daremo ai padovani un nuovo regolamento per l’assegnazione delle case popolari. Privilegeremo quella classe di esclusi dalle precedenti Amministrazioni, che hanno premiato, per vizio ideologico, una categoria specifica di persone, dimenticandosi dei padovani. Per ristabilire un minimo di giustizia sociale, nelle assegnazioni inseriremo il criterio di anzianità di residenza, secondo uno schema che preveda più punti per chi vive a Padova da 5, 7, 10 e 15 anni. Successivamente daremo il via a tutta una serie di opere pubbliche che la città attende da anni e la sinistra non ha mai saputo realizzare, per incapacità di fare sintesi o per mancanza di visione».

dalla Padania del 13.9.14

 
 
 

Ue, nuove sanzioni contro la RUSSIA Putin: inefficaci

Post n°1739 pubblicato il 13 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Colpite aziende dell’energia e della difesa. Errori nella lista pubblicata da Bruxelles. Trema il sistema della moda: a rischio esportazioni per 2,3 miliardi

di A. A.

Sono entrate in vigore ieri le nuove sanzioni decise dalla Ue contro la Russia a causa della crisi ucraina. Prevedono il blocco dell’accesso ai mercati finanziari Ue per le società energetiche Rosneft, Trasneft e Gazprom Neft, come per alcune industrie del settore della difesa quali Opk Oboronprom, Uralvagonzavod e United aircrat corporation.
Proibita poi la vendita di beni “dual use”, che possono cioè essere usati a scopo civile e militare, a nove aziende del settore della difesa, fra cui quella produttrice dei kalashnikov e Almaza-Antey, che fabbrica il sistema missilistico Buk che potrebbe essere stato utilizzato nell’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines nell’est dell’Ucraina il 17 luglio, in cui sono morte tutte le 298 persone a bordo. Proprio ieri il capo della Procura olandese Fred Westerbeke, responsabile dell’inchiesta internazionale, ha detto che lo scenario «più probabile» è l’abbattimento avvenuto da terra.
Bruxelles ha inoltre deciso di inserire altre 24 persone nella lista degli individui russi e ucraini colpiti dal congelamento dei beni e dal bando dei visti, portando a 119 il totale. Fra questi ci sono Alexander Zakharchenko e Vladimir Kononov, rispettivamente premier e ministro della Difesa dell’autoproclamata repubblica di Donetsk. Nella lista nera sono finiti anche il leader ultranazionalista russo Vladimir Zhirinovsky, Sergei Chemezov, capo della holding per lo sviluppo di armi e tecnologia Rostec, e alcuni parlamentari russi.
La lista delle nuove sanzioni pubblicata sulla Gazzetta ufficiale contiene diversi errori. Zhirinovsky, ad esempio, non è nato il 10 giugno 1964, come riporta il bollettino, ma esattamente diciotto anni prima, nel 1946. E non è nato ad Eidelshtein, in Kazakhstan, ma ad Alma-Ata (poi rinominata Almaty nel 1993): Eildeshtein era il cognome del padre. Nella lista anche errori di spelling: il nome di Gennady Tsypkalov, indicato come il «primo ministro» dell’autoproclamata Repubblica di Luhansk, viene scritto “Tsyplakov”.
«Le sanzioni come strumento di politica estera sono poco efficaci e non hanno mai portato ai risultati attesi»: questo il commento del presidente russo Vladimir Putin. Il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, ha dichiarato che la Russia risponderà alle nuove sanzioni Ue «con calma, in modo adeguato e tenendo conto come prima cosa della difesa dei suoi interessi».
Il direttore generale di Sistema Moda Italia, Gianfranco Di Natale, teme riflessi sul settore abbigliamento-moda-tessile, il cui export verso la Russia vale 2 miliardi e 300 milioni di euro. «Preoccupazione» esprime anche Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio.

dalla "Padania" del 13.9.14

 
 
 

L’inchiesta in EMILIA getta il PD nel CAOS: salta direzione nazionale

Post n°1738 pubblicato il 12 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il segretario regionale Bonaccini davanti ai pm: «Chiarito ogni eventuale addebito, sono sereno»

di Andrea Accorsi

Primi scossoni interni al Pd dopo il terremoto alle Regionali in Emilia-Romagna. La Direzione nazionale del Pd, convocata per oggi, è stata rinviata a martedì prossimo. All’odg della Direzione la nuova segreteria ma, dopo gli ultimi sviluppi, anche quanto sta accadendo proprio in Emilia.
Ambedue candidati a succedere al Governatore Vasco Errani, il parlamentare ed ex presidente dell’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna Matteo Richetti e il segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini hanno reagito in maniera opposta al loro coinvolgimento nell’inchiesta per le cosiddette “spese pazze” dei gruppi consiliari regionali, che li vede accusati di peculato. Il primo ha rinunciato alla corsa per le primarie regionali del Pd, in calendario il 28 settembre, mentre l’altro è rimasto in gara.
«Ho sentito il sostegno dal partito nazionale e da tutto il gruppo dirigente» ha detto Bonaccini, che ieri pomeriggio, su sua richiesta, è stato ascoltato dai pm in Procura a Bologna per chiarire la sua posizione nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per peculato.
«Non ho sentito Renzi» ha aggiunto il segretario regionale pidino, che si è detto «determinato a proseguire perché so come mi sono sempre comportato in questi anni. Ero sereno prima e sono ancora più sereno adesso, perché penso che abbiamo potuto dare spiegazioni per qualsiasi eventuale addebito».
La cifra che gli viene contestata dai magistrati ammonta a meno di 4 mila euro in 19 mesi, soldi relativi a rimborsi chilometrici e spese per pranzi e cene. Così almeno secondo quanto reso noto dal suo legale, avvocato Vittorio Manes.
In precedenza, lo stesso Bonaccini aveva difeso il proprio operato su Twitter: «Già in altra occasione fu riconosciuta mia correttezza - ha scritto -. Ho fiducia nei giudici e nella mia onestà». Il riferimento del segretario regionale del Pd è alla passata inchiesta sul caso dell’affido in gestione di un chiosco in un parco pubblico a Modena, per il quale fu prosciolto da ogni accusa. Ma buona parte del popolo del web sembra non aver gradito la sua scelta di rimanere in corsa per le primarie del partito in vista delle elezioni regionali.
Sul suo profilo Facebook sono comparsi commenti di disappunto e contrarietà alla sua scelta. C’è chi cita il filosofo Alexis de Toqueville, ricordando che «la democrazia nelle mani sbagliate rischia di diventare la peggiore delle dittature» e chi traduce il proprio pensiero in una poesia in rima: «Bonaccini non abiura, tiene la candidatura. Posizione che addolora, buona al più per qualche ora. La questione principale è che il ruol di presidente, lo ricopra una figura col miglior coefficiente, sia di spirito morale che di stato intellettuale».
La richiesta più ricorrente è quella di ritirarsi dalla competizione. «Non è vergognoso che lei non si dimetta? L’onestà prima di tutto»: è una delle tante frasi lasciate in bacheca dagli internauti.
«Matteo Richetti ha fatto una scelta che ha motivato soprattutto con ragioni politiche: la ricerca di unità del partito in un momento così difficile. Stefano Bonaccini ha detto che chiarirà. Ho piena fiducia in entrambi, aspettiamo di vedere cosa succede, si tratta di indagini in corso» ha detto il deputato Pd Stefano Fassina, mentre il responsabile economico del partito di Renzi, Filippo Taddei, respinge l’accusa di «giustizia a orologeria» mossa da qualcuno ai magistrati, dopo gli annunci sulla riforma della giustizia. «Da parte della magistratura non c’è dolo - sottolinea Taddei - anche perché un avviso di garanzia non è una condanna. Penso anzi che questi provvedimenti nei confronti di Richetti e Bonaccini siano motivo di imbarazzo per la magistratura in un momento come questo in cui il Pd si appresta a fare le primarie in Emilia-Romagna».
Per Pier Luigi Bersani «il partito in Emilia è in condizione di uscire da questo guaio, assolutamente in grado di uscirne. È una storia di innovazione e percorso che non sono questi incidenti in grado di comprometterla». E a chi gli chiede se potrebbe candidarsi, l’ex segretario ribatte: «Per l’amor di Dio, ho fatto sedici anni, credo di aver già dato».
Stesso rifiuto arriva da fonti vicine all’ex premier Romano Prodi in merito all’ipotesi che il Professore possa inserirsi nella corsa per la presidenza dell’Emilia-Romagna: «No, nel modo più assoluto. È un’ipotesi totalmente destituita di fondamento». Una (possibile) disgrazia in meno.

dalla Padania dell'11.9.14

 
 
 

Forza Italia ci riprova: «Lega e Ncd, uniamoci» Salvini: MAI con Alfano

Post n°1737 pubblicato il 12 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Prove tecniche di centrodestra sulla base dei programmi comuni. Toti: «È l’alleanza che già regge Lombardia e Veneto...». Brunetta: «Col Carroccio firmati anche dei referendum»

di A. A.

«Solo uniti si vince». È il nuovo appello di Forza Italia a Ncd e Lega per ricostruire la coalizione di centrodestra alle Regionali e gettare le basi per le prossime Politiche. Ma Salvini conferma: mai con Alfano & C., né in Emilia-Romagna né a livello nazionale.
Al termine di una riunione del tavolo azzurro per la scelta dei candidati-governatore, Giovanni Toti, Altero Matteoli, Paolo Romani e Renato Brunetta tendono la mano ad Angelino Alfano e “avvertono” anche la Lega. Bisogna provare a marciare compatti, come una volta, predicano Fi e Ncd, altrimenti si rischia la «balcanizzazione del centrodestra» a vantaggio del Pd renziano e dei grillini.
Brunetta conia addirittura uno slogan: «Uniti si vince e si cambia anche al meglio il Paese». Ed elenca tutti i motivi per una ritrovata alleanza con gli alfaniani: la sicurezza, il lavoro («vale a dire la riforma del mercato del lavoro: il superamento dello statuto dei lavoratori, il superamento dell’articolo 18, più flessibilità in entrata, più flessibilità in uscita»), la giustizia, la politica estera, il fisco («parlo, per esempio, della flat tax, abbiamo addirittura insieme alla Lega firmato dei referendum abrogativi sulle tematiche  fiscali»).
Per Matteoli «nel centrodestra ci sono molte più cose in comune che differenze. Lo so che nulla è facile - aggiunge -. È complicato ritrovarsi con noi per una forza di governo che ora sta con la sinistra, ma affrontiamo le trattative con la vecchia coalizione, con uno spirito di collaborazione e con la volontà di ricostruire il centrodestra». Il presidente del “Comitato azzurro sulle alleanze” lancia poi l’altolà: «Non facciamo accordi a macchia di leopardo, queste geometrie non ci interessano. L’accordo si fa dappertutto, in tutte le regioni, o niente».
Da canto suo, Toti non ha dubbi: «Le elezioni regionali sono un fine per fare diverse cose, ma anche un mezzo per ricostruire un percorso che non si esaurisce con questa esperienza. Sono la premessa per ricostruire l’alleanza di centrodestra». L’europarlamentare punzecchia così il Carroccio: «In Lombardia e Veneto i leghisti sono già alleati con il Nuovo centrodestra». E si rivolge direttamente al Segretario federale: «Vorrei ricordare a Salvini che la Lombardia e il Veneto sono rette da un accordo tra Fi, Lega e Ncd e che Maroni in Lombardia si regge grazie anche ai 9 voti di Ncd...».
Toti rilancia, quindi, la coalizione pensando a un futuro accordo su base nazionale: «Oggi inizia un percorso. I nostri ex alleati sono ora su posizioni diverse, ma noi crediamo, come Fi, di avere il dovere, in quanto primo partito del centrodestra, di tentare di trovare una sintesi fra i vari partiti. Le posizioni non sono così distanti». Anche Romani è fiducioso che si possa ricostruire l’alleanza di centrodestra: «Il segnale che vogliamo dare è quello di fare un lavoro accurato, che tenga conto di tutte le sensibilità espresse dal territorio».
La doccia fredda sulle loro aspettative arriva dal Segretario del Carroccio. «Non può essere alternativo a Renzi chi sostiene Renzi -ribadisce Matteo Salvini -. Un conto sono gli accordi a livello locale, ma a livello nazionale non se ne parla. Con il ministro Alfano che ha la delega all’invasione e che blocca gli stipendi alle forze dell’ordine, io non ho niente a che fare». Anche in Emilia «la Lega non sarà alleata con Ncd».

dalla "Padania" dell'11.9.14

 
 
 

Sbarchi LOW COST Dagli scafisti sconti per LE FAMIGLIE

Post n°1736 pubblicato il 10 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

La tariffa standard per la traversata dalla Libia a bordo di barconi era di 2.800 dollari per ogni adulto, con riduzioni per i nuclei familiari con minori

di Andrea Accorsi

Sconti famiglia per gli immigrati clandestini che vogliono intraprendere il viaggio in mare alla volta dell’Europa. È l’ultima novità degli scafisti in merito alle tariffe per il trasbordo sui “barconi”, tariffe che normalmente ammontano tra gli 800 e i 3.000 dollari a testa.
Lo hanno accertato gli investigatori della squadra mobile di Ragusa durante le indagini che hanno portato al fermo, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, di quattro presunti scafisti egiziani. I fermati - Mohammed Fathi Abdi, di 24 anni, Mohammed Hassan Sadek, di 25, Amir Ibrahim Mohamed, di 24 e Ahmed Hamida, di 23 - sarebbero i componenti l’equipaggio dell’imbarcazione con a bordo 244 clandestini siriani, fra i quali molti minorenni e neonati, soccorsa domenica scorsa in acque internazionali da una motovedetta dalla Capitaneria di porto e poi fatti sbarcare a Pozzallo (Ragusa) dal mercantile “Nos Taurus”.
Secondo quanto dichiarato dai testimoni, gli organizzatori hanno incassato 2.800 dollari per ogni passeggero adulto, per un totale di 700 mila dollari, ma avrebbero praticato riduzioni del prezzo per i nuclei familiari. Il costo del viaggio per le famiglie variava da caso a caso a seconda del numero di persone dalle quali era composta, oltre che dal numero e dall’età dei minorenni. Gli investigatori hanno provato a far confessare i presunti scafisti, che però si sono chiusi nel silenzio.
Con l’arresto dei quattro presunti scafisti egiziani, salgono a 120 gli scafisti arrestati dall’inizio dell’anno a Pozzallo, secondo quanto comunica la questura.
Le indagini hanno permesso di appurare che un gruppo di clandestini era partito dall’Egitto e un altro era in Libia, pronto per ricongiungersi davanti alle coste di quest’ultimo Paese per affrontare il viaggio. I migranti hanno cambiato barca più volte e poi, una volta in acque internazionali, hanno chiesto soccorsi. Considerate le condizioni del natante, la vita degli occupanti era in serio pericolo. Ancora una volta, in loro aiuto sono intervenuti alcuni dei mezzi navali coinvolti dall’ottobre scorso nell’operazione Mare Nostrum.

dalla Padania del 10.9.14

 
 
 

Ocse: sale la disoccupazione Giovani, RECORD negativi in molti Paesi dell’Eurozona

Post n°1735 pubblicato il 10 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

I senza lavoro sono 44,8 milioni: 10,2 in più rispetto al 2008. G20: ripresa compromessa almeno fino al 2018

di A. A.

Il tasso di disoccupazione nell’area dell’Ocse è salito dal 7,3 per cento di giugno al 7,4% a luglio. Lo rende noto l’organizzazione internazionale con sede a Parigi.
Nell’area dell’Ocse a luglio i disoccupati sono 44,8 milioni: 5,1 milioni in meno rispetto al picco di aprile 2010, ma sempre 10,2 milioni in più rispetto a luglio 2008. Nell’area dell’euro il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all’11,5%. In Italia, rileva l’Ocse, il tasso di disoccupazione è cresciuto di 0,3 punti a 12,6%.
Il tasso di disoccupazione giovanile nell’area dell’Ocse è stabile al 14,9%: 2,4 punti percentuali al di sotto del livello osservato nel picco di ottobre 2009, ma 1,9 punti in più rispetto al livello di luglio 2009. Il tasso di disoccupazione giovanile è «eccezionalmente elevato» in alcuni Paesi dell’area dell’euro: in Spagna è al 53,8%, in Grecia al 53,1% (a maggio), in Italia al 42,9%, in Portogallo al 35,5% e in Slovacchia al 31,7%.
Nei Paesi del G20, l’ampia e persistente mancanza di posti di lavoro, sia in termini di quantità che di qualità, sta compromettendo la ripresa della crescita economica. È quanto sostiene il rapporto preparato da Ilo, Ocse e Banca mondiale per la riunione dei ministri del Lavoro che si terrà oggi e domani a Melbourne, in Australia.
Nonostante qualche recente miglioramento, la lenta ripresa dalla crisi finanziaria dimostra che molte economie del G20 stanno ancora affrontando il problema della mancanza di posti di lavoro, che persisterà almeno fino al 2018.
Con oltre 100 milioni di persone ancora disoccupate nei Paesi del G20 e 447 milioni di “lavoratori poveri” che vivono con meno di 2 dollari al giorno nelle economie emergenti del G20, la fragile performance del mercato del lavoro sta minacciando la ripresa economica in quanto frena sia i consumi che gli investimenti.
Dal rapporto emerge che, nella maggior parte dei Paesi G20, la crescita dei salari è rimasta molto indietro rispetto alla crescita della produttività, mentre le disuguaglianze salariali e di reddito sono rimaste elevate se non addirittura aumentate. In molte economie avanzate del G20, i salari reali sono in stagnazione, o addirittura diminuiti.
«Il lavoro è alla base della ripresa economica - afferma il rapporto -. I Paesi del G20 hanno bisogno di più posti di lavoro e di migliore qualità per avviare una crescita sostenuta e garantire il benessere delle loro società».

dalla "Padania" del 10.9.14

 
 
 

Una nuova città di CLANDESTINI ogni finesettimana

Post n°1734 pubblicato il 09 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Sbarcati più di duemila in pochi giorni. Trenta siriani fuggono da hotel in Sardegna, allarme disordini nel centro di Caltagirone

di Andrea Accorsi

Sono più di duemila i clandestini soccorsi nel canale di Sicilia dalle navi della Marina militare e dalle motovedette delle Capitanerie di porto nello scorso fine settimana nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum.
A bordo del pattugliatore “Sirio” ci sono 370 immigrati recuperati in quattro interventi di soccorso da altrettanti gommoni a sud di Lampedusa. Ieri si è concluso il soccorso di altri 416 da parte della nave mercantile maltese “Apageon” con l’ausilio della nave “Fiorillo” e di due motovedette della Guardia costiera, mentre in mattinata è stata intercettata e scortata fino al porto di Pozzallo (Ragusa) una imbarcazione con circa 160 clandestini.
Domenica, la fregata “Euro” ha sbarcato a Reggio Calabria 616 persone, fra le quali una bimba nata a bordo subito dopo il soccorso della mamma, e altri 90 clandestini su un gommone. Sabato, nel porto di Messina, la nave “Chimera” ha sbarcato 283 immigrati. Agenti della squadra mobile della Questura hanno fermato tre presunti scafisti, un eritreo di 25 anni e due senegalesi di 22 e 25 anni. I tre sono stati individuati grazie a numerose testimonianze e riscontri oggettivi.
Al conteggio degli sbarchi vanno aggiunti i 184 imbarcati dal pattugliatore “Borsini”. Totale: 2.119 clandestini. Si ha poi notizia di un barcone di clandestini partito dal porto tunisino di Chebba al Mahdi e diretto in Italia, che è affondato poche miglia al largo della costa nordafricana. Una motovedetta ha tratto in salvo i migranti insieme a una unità navale di Monastir.
La presenza di migliaia di immigrati continua a creare gravi problemi al Sud. L’altra notte, trenta profughi siriani ospiti in un hotel di Sadali, in provincia di Nuoro, hanno abbandonato volontariamente la struttura. Dei 36 arrivati in Sardegna con un volo charter dalla Sicilia, ne sono rimasti nella struttura solo sei. Lo stesso avevano fatto altri 50 loro connazionali, il 25 agosto scorso.
Allarme ordine pubblico per i ripetuti disordini nel centro di accoglienza di Caltagirone (Catania). A lanciarlo il sindaco Nicola Bonanno, che ha chiesto al prefetto di Catania, Maria Guia Federico, l’allontanamento di undici nigeriani richiedenti asilo dalla struttura. Una richiesta giunta, spiega il primo cittadino, «a seguito dei disordini avvenuti il 25 e 28 agosto e il 1° settembre, e del comportamento gravemente violento da loro assunto». Il consorzio che gestisce i servizi nel centro ha comunicato di reputare «impossibile il proseguimento del percorso di accoglienza a causa di gravi e reiterate violazioni delle norme interne al progetto».
A Bari, una cinquantina di persone hanno bloccato il traffico contro la soppressione della fermata dell’autobus della linea 19, disposta per evitare che in quel punto salgano i clandestini del Cara, dopo i disordini di due settimane fa tra questi e baresi.

dalla "Padania" del 9.9.14

 
 
 

TAGLIARE la P.A. va bene, ma non rimanga uno slogan e sia fatto CON METODO

Post n°1733 pubblicato il 08 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Garavaglia: «Limitarsi a bloccare gli stipendi non farebbe altro che ridimensionare il Pil. Meglio un blocco secco del turnover negli Enti in sovrannumero, come il Comune di Napoli»

di Andrea Accorsi

Per Matteo Renzi «è doveroso fare dei tagli alla macchina pubblica dove c’è troppo grasso che cola». Nel suo intervento durante l’inaugurazione delle Rubinetterie Bresciane Bonomi a Gussago, in provincia di Brescia, il presidente del Consiglio ha ricordato la scelta del governo di inserire un tetto allo stipendio dei dirigenti pubblici, ma ha anche ricordato il dovere di semplificare le norme per le imprese e di ridurre la pressione fiscale. «Purché non rimanga l’ennesimo slogan» commenta l’assessore all’Economia della Regione Lombardia, Massimo Garavaglia. Che avverte: attenzione, tagli sbagliati potrebbero rivelarsi controproducenti.

Assessore Garavaglia, che cosa pensa dei tagli alla «macchina pubblica» auspicati da Renzi?

«Renzi, per una volta, ne dice una giusta. Noi in tempi non sospetti avevamo già sollevato il tema della necessità di un dimagrimento della Pubblica amministrazione a Torino, quando abbiamo aggiornato il programma della Lega (agli Stati Generali del Nord del settembre 2012, nda). Allora avevamo proposto di ridurre di un milione di posti il contingente della P.a. Ma il tema, semmai, è un altro».

Quale?

«Come arrivare a questi obbiettivi e quali risultati ed effetti ci si propone. Perché ridurre la P.a. solo per ridurre la spesa avrebbe per assurdo un effetto negativo».

Com’è possibile?

«Ad esempio, tagliare di 3 miliardi la spesa del personale della Pubblica amministrazione quando il buco tra entrate e uscite è di 40 circa, avrebbe un unico effetto: quello di ridurre la crescita del Pil nella misura dello 0,2 per cento».

La Pubblica amministrazione è fatta di grandi numeri, posti fissi, sacche di privilegio nelle retribuzioni. Da dove cominciare per risparmiare davvero?

«Si tratta di intervenire in maniera precisa, applicando i costi standard con l’obbiettivo di ridurre i costi delle amministrazioni in sovrannumero e ridurre di conseguenza la fiscalità di questi Enti».

Non c’è il rischio di ripetere quanto sta succedendo alle Province, abolite ma senza nessun taglio al personale?

«Questo più che un rischio è una certezza. Quello di Renzi si propone come l’ennesimo slogan, senza avere dietro uno straccio di ragionamento e di progetto. Limitarsi a bloccare gli stipendi avrebbe l’unico risultato di ridurre la crescita del Pil. Occorre piuttosto intervenire in maniera selettiva, applicando un blocco secco del turnover laddove siamo in sovrannumero. Non è difficile».

Però bisogna volerlo fare...

«Per capirci: il Comune di Napoli ha un costo del personale pro capite, tenendo conto del numero di dipendenti per abitanti, di circa 440 euro. Lo stesso costo per la Regione Lombardia è di 17 euro. Quindi è facile capire dove intervenire. In questo modo si ridurrebbe il costo dei servizi erogati e ci sarebbe quindi una minore tassazione».

Eppure il governo, per contro, vuole stabilizzare 150 mila insegnanti. Com’è possibile?

«Fare un’operazione del genere in modo lineare è folle. Bisogna abbinare il numero del contingente al numero degli alunni e alla qualità del servizio erogato. Oggi le Regioni del Sud hanno un indice Ocse Pisa (un coefficiente dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che valuta qualità dell’insegnamento e livello di preparazione degli alunni nei principali Paesi industrializzati, nda) in linea con i Paesi in via di sviluppo, mentre al Nord siamo in linea con i Paesi del Nord Europa, pur avendo un numero di insegnanti per alunni molto piu basso. Significa che anziché assumere per assumere, devi assumere dove serve. Ma soprattutto devi assumere personale di qualità. E magari pagarlo anche di più».

I sindacati di polizia hanno riproposto la questione della riorganizzazione dei tanti (troppi) corpi di sicurezza. In che modo?

«È fuori di dubbio che ci sia la necessità di razionalizzare e di un migliore coordinamento. Oggi che le Province sono state abolite, pardon, che hanno cambiato nome, c’è da fare un ragionamento sulla polizia provinciale. Ha ancora senso? A questo punto, probabilmente è meglio portare questo corpo a livello regionale. E fare un po’ di razionalizzazione».

L’Associazione bancaria italiana (Abi) si vanta del fatto che le banche hanno erogato quasi 5 miliardi di finanziamenti alle piccole e medie imprese nell’ambito dell’iniziativa “Progetti investimenti Italia” da gennaio 2013 a oggi. È tanto o poco?

«È una goccia nel mare. I dati purtroppo sono drammatici: dal 2009 alla fine del 2013, le banche hanno ridotto i prestiti alle aziende di oltre cento miliardi di euro. Quindi che si venga a dire che per un settore ne sono stati dati 5, fa sorridere».

dalla Padania del 7.9.14

 
 
 

Lega: sì allo SCIOPERO della POLIZIA, agenti presi in giro dal governo

Post n°1732 pubblicato il 08 Settembre 2014 da accorsiferro
 
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Zaia: «Dove sono tutte quelle persone che, quando eravamo al governo con il centrodestra, sostenevano i poliziotti, e che ora sono tutte sparite?»

di A. A.

Non si spengono le polemiche innescate dalle forze di sicurezza per i loro bassi stipendi, per di più bloccati dal governo. Sulla minaccia di uno sciopero, agitata da alcuni sindacati di polizia, è intervenuto in questi termini il Governatore del Veneto, Luca Zaia: «Io penso che lo sciopero sia assolutamente ragionevole. Però mi chiedo dove siano tutte quelle persone che, quando eravamo al governo con il centrodestra, sostenevano i poliziotti, mentre ora sono tutti spariti».
Anche per Fabio Rainieri, Segretario nazionale della Lega Nord Emilia, uno sciopero delle forze dell’ordine sarebbe «assolutamente condivisibile. Renzi e Alfano - scrive Rainieri sulla sua pagina Facebook - prendono in giro gli uomini e le donne in divisa. Quelli che giorno dopo giorno per poco più di 1.000 euro al mese mettono a rischio la loro vita per salvare quella degli altri. Compresi Renzi e Alfano. Che quando hanno bisogno attingono a polizia e carabinieri a piene mani. Ma sono sempre loro - incalza - che quando si tratta di dare alle forze dell’ordine strumenti e vestiario per lavorare fuggono e si danno alla macchia. Uno schifo».
Per Franco Maccari, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, «Renzi e il governo stanno dimostrando come la politica sia lontana dai poliziotti. Il tempo degli annunci è finito, servono fatti concreti. Siamo davvero amareggiati - spiega Maccari - è sconcertante additarci come persone che cercano privilegi. Proprio noi che compriamo da mangiare ai clandestini, facciamo le pulizie nei commissariati e non di rado mettiamo anche la benzina nelle volanti».
Il segretario del Coisp ricorda come «da un anno cerchiamo un confronto con Palazzo Chigi. Se il presidente del Consiglio ha veramente intenzione di affrontare la questione, troverà tutti i sindacati propositivi. Ma basta parole. Possibile che nessuno comprenda il malessere che vivono le forze di polizia?».
Quanto ai «toni eccessivi» lamentati dal ministro dell’Interno Alfano, «nessun tono eccessivo da parte nostra - replica Maccari -o intento di far naufragare il confronto. Ma nessuno può descriverci come gente che vuole scioperare contro il proprio Stato. Non abbiamo chiesto aumenti di stipendi, ma il rispetto che ci è dovuto e che ci guadagniamo ogni giorno con il nostro lavoro».
In una nota la Cna-Fita, l’associazione artigiana del trasporto merci e persone, chiede al governo «un impegno tangibile che deve poter contare anche e soprattutto su forze di polizia in grado di poter svolgere le proprie mansioni. Includere questa categoria nella generalizzata spending review del pubblico impiego rappresenterebbe un errore politico imperdonabile. L’autotrasporto, quanto il Paese - rimarca l’associazione -, ha più che mai necessità di forze dell’ordine capaci di prevenire, controllare, contrastare un’illegalità diffusa».
Da parte dell’esecutivo, ancora ieri il vice ministro dell’Interno, Filippo Bubbico, ha ribadito come «il governo farà di tutto per non vedere mai la polizia scioperare in piazza. È doveroso per il governo dare attenzione alle richieste dei sindacati. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha incontrato i vertici delle forze di polizia. Credo sia stato un segnale importante, una ulteriore conferma dell’attenzione che il Viminale ha per i disagi che vengono segnalati».

dalla "Padania" del 7.9.14

 
 
 

«FORZE dell’ORDINE AFFAMATE dal governo Ma ci faremo sentire»

Post n°1731 pubblicato il 06 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Tonelli, segretario del Sap: «Via il tetto salariale e le sacche di privilegio nel pubblico impiego. Ma finora da Renzi nessuna attenzione»

di Andrea Accorsi

La minaccia di uno sciopero? Una provocazione. Ma le forze dell’ordine non rinunciano alla lotta per cancellare il tetto salariale ed eliminare le «sacche di privilegio» nella Pubblica amministrazione. Così Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato autonomo di polizia Sap, che con Sappe, Sapaf e Conapo fa parte della Consulta Sicurezza.

Segretario Tonelli, che reazioni ha sortito il vostro annuncio di uno sciopero generale delle forze dell’ordine?

«Guardi, da parte del governo si dichiara, si parla, si twitta. E non si combina nulla. Arrivano le dichiarazioni della Pinotti, poi di Alfano, quindi le smentite. È un atteggiamento di totale irresponsabilità».

Che cosa imputate al governo?

«L’aver consentito una decurtazione così massiccia del potere d’acquisto dei salari degli operatori di polizia, da portare le famiglie sulla soglia della povertà».

Alfano ha stigmatizzato i vostri «toni e modi eccessivi»...

«I toni eccessivi ci sono stati solo da parte sua. Come eccessive sono state le sue promesse in campagna elettorale e dopo di essa. Sa cosa ci ha detto dopo l’ultima riunione? Che si sarebbe impegnato a impegnarsi. Veramente disarmante».

Vi sentite ascoltati dall’attuale esecutivo?

«Assolutamente no. L’altro giorno eravamo a Roma a donare il sangue per richiamare l’attenzione. Abbiamo chiesto un contatto: nulla da fare. Ho invitato personalmente per e-mail tutti i parlamentari a venire, ma sono venuti ben pochi. Ricordo l’on. Molteni e la senatrice Stefani della Lega, e pochi altri».

Qual è il casus belli monte di tutto?

«I tagli lineari agli apparati della sicurezza. Non pretendiamo di essere privilegiati rispetto al resto del pubblico impiego. Il nostro lavoro, per una dinamica atipica, è sottoposto ad un’altra decurtazione fatale, ancora peggiore del blocco contrattuale: il tetto salariale. Ci sono 16 parametri retributivi, uno per ciascuna qualifica: agente, agente scelto, vice ispettore eccetera. Alcuni passaggi sono legati a concorsi, altri all’anzianità. Con il tetto, non ci sono passaggi: se da agente divento ispettore per concorso, resto pagato come agente. È così a tutti i livelli: ci sono numerosi questori che percepiscono lo stipendio di vice. Sono aberrazioni che colpiscono una categoria che parte da stipendi di 1.200 euro o poco più per un agente. La decurtazione mensile media va da 400 a 500 euro netti mensili: sono cifre importanti per una famiglia e questo porta a un disagio notevolissimo, tenuto conto anche delle distanze da casa per lavorare».

Ma è vero che siete pronti a scioperare?

«È stata una boutade, una provocazione. Come Consulta Sicurezza non intendiamo certo operare al di fuori della legge, anche per non prestare il fianco a critiche strumentali. Di certo non faremo mancare i servizi ai cittadini per la loro sicurezza. Ma qualcosa faremo, portando avanti tutte le proteste legittime possibili. Resteremo nelle piazze del Paese e stiamo girando l’Italia con un camper per chiedere la riforma: sette forze di polizia sono una cosa che non si può più permettere, vanno razionalizzate, così da recuperare molti uomini e soldi. E il presidio davanti a Montecitorio resterà fino al 25 per sollecitare una riflessione della classe dirigente».

Una riflessione su che cosa?

«Ci hanno sbattuto per anni nella politica dell’accoglienza senza protezioni e senza profilassi, chiunque ci accusi finiamo automaticamente sotto procedimento, talvolta ci tocca ipotecare la casa per pagare l’avvocato. Meritano questo trattamento gli operatori delle forze dell’ordine?».

Che cosa proponete?

«Di mettere sul tavolo le cifre, indicando le fonti di finanziamento per togliere almeno il tetto salariale. Dopo di che, se ci dicono che non ci sono soldi per il rinnovo contrattuale, chiediamo di ridiscutere il trattamento all’interno del pubblico impiego. Sono certo che troveremo sacche di privilegio. C’è chi prende cifre esorbitanti, più di un parlamentare, come gli uscieri di Camera e Senato. Ci sono tanti esempi anche all’interno della nostra categoria. Queste risorse drenate potranno essere utilizzate: primo, nei salari, contribuendo a rilanciare consumi, produzione e occupazione; secondo, per alleviare il carico fiscale a famiglie e imprese. Ma se non si procede con riforme strutturali, non recupereremo nulla».

Bisogna però che qualcuno vi dia ascolto...

«Dal premier non è ancora arrivata nessuna risposta. Vorremmo, da servitori dello Stato, potergli fornire spunti e idee e dare il nostro contributo al processo di riforma. Il toro va preso per le corna, sfidando quei poteri gerarchici che si oppongono per mantenere prebende, privilegi e posti di potere».

Salvini ha fatto una proposta provocatoria: togliete la scorta a Renzi.

«Salvini ci è sempre vicino e di questo lo ringrazio. Purtroppo non lo possiamo fare...».

dalla Padania del 6.9.14

 
 
 

Spremuti con MARE NOSTRUM e poi puniti in busta-paga

Post n°1730 pubblicato il 06 Settembre 2014 da accorsiferro
 
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Lega in difesa delle forze dell’ordine. Maroni: «Uno sciopero sarebbe gravissimo. Investire risorse contro infiltrazioni terroristiche»

di A. A.

Carroccio alla carica sul blocco degli stipendi per le forze dell’ordine. «Renzi blocca per l’ennesima volta gli stipendi, fermi da anni, di polizia e carabinieri. Mi piacerebbe che smettessero di fargli la scorta» la provocazione di Matteo Salvini.
«Sarebbe il primo sciopero generale delle forze dell’ordine nella storia della Repubblica italiana, un fatto gravissimo. Spero davvero che il governo in carica e l’attuale ministro dell’Interno non si intestino questo risultato negativo»: così il Governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni, sulla possibile protesta degli agenti. Secondo Maroni, «bisogna dare soldi e investire risorse nelle forze dell’ordine, soprattutto in questo momento nel quale sono possibili infiltrazioni terroristiche anche sul nostro territorio. Le forze dell’ordine fanno parte del comparto pubblico ma hanno una specificità, riconosciuta per legge, che non può essere dimenticata e che va salvaguardata. Invito il premier Matteo Renzi, ma soprattutto il ministro Angelino Alfano, a tutelare le forze dell’ordine come quasi tutti i ministri dell’Interno hanno fatto. Io l’ho fatto».
Per il capogruppo al Senato, Gian Marco Centinaio, «è inaccettabile l’arroganza e la sufficienza con cui il  presidente del Consiglio tratta chi ha il compito di garantire la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico. Fin dall’inizio questo governo ha cercato di mortificare il lavoro delle nostre forze dell’ordine con provvedimenti indultivi e politiche scellerate che vanno incontro ai criminali e ai clandestini. La scelta di bloccare i già esigui stipendi di chi ogni giorno rischia la propria vita è la conferma della poca stima del governo e di Matteo Renzi nei confronti delle forze dell’ordine».
Più forti i toni di Sergio Divina, vicepresidente della commissione Difesa di Palazzo Madama: «Il governo li ha prima spremuti con Mare Nostrum e ora gli dà un calcio nel sedere. È stato molto chiaro il delegato Cocer della Marina: il personale non ce la fa più». Divina accusa il governo di «negligenza» e «violenza» verso i militari e le forze dell’ordine «a cui vengono negati i più elementari diritti».
Il vicepresidente dei senatori della Lega Nord, Stefano Candiani, parla di «una scelta inaccettabile, soprattutto dopo i tentativi dell’esecutivo di vanificare ogni sforzo delle forze dell’ordine con leggi fatte per tutelare i delinquenti e i clandestini. Ci chiediamo - aggiunge - se questa non sia la conferma della poca fiducia di Matteo Renzi nella polizia e nei carabinieri, visto che è l’unico presidente del Consiglio ad aver richiesto nella propria scorta comparti dei servizi segreti».
Infine, per l’on. Roberto Caon «dopo le leggi ad hoc per far uscire di galera i criminali e i soldi che ogni giorno regala agli immigrati clandestini, Renzi ha pensato bene di bloccare gli stipendi delle forze dell’ordine. Se qualcuno non l’avesse ancora capito, adesso è chiaro da che parte sta il presidente del Consiglio».

dalla "Padania" del 6.9.14

 
 
 

USA e GB ribadiscono: pronti ad attaccare l’ISIS. Ucraina, oggi stop alle armi

Post n°1729 pubblicato il 05 Settembre 2014 da accorsiferro
 
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Il segretario generale Nato, Rasmussen: «In Galles summit cruciale in un momento cruciale, le condizioni della nostra sicurezza sono cambiate in modo drammatico»

di Andrea Accorsi

Washington e Londra «non esiteranno nella loro determinazione a far fronte all’Isis». Barack Obama e David Cameron lo hanno ribadito in un intervento congiunto sul Times alla vigilia del vertice Nato in Galles. «Paesi quali la Gran Bretagna e l’America non si lasceranno spaventare da killer barbari» scrivono i due leader, secondo i quali coloro che chiedono l’isolazionismo «hanno frainteso la natura della sicurezza nel 21° secolo. Gli sviluppi in altre parti del mondo, in particolare Iraq e Siria, minacciano la nostra sicurezza a casa», sottolineano il premier britannico e il presidente americano.
Se il governo iracheno presentasse alla Nato una richiesta di assistenza, l’Alleanza atlantica la «esaminerebbe attentamente». Parola del segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, entrando al summit dell’Alleanza atlantica a Newport. «Non abbiamo ricevuto alcuna richiesta per un impegno della Nato - ha detto - ma se il governo dell’Iraq presentasse una domanda, sono sicuro che sarebbe esaminata con attenzione dagli alleati».
Rasmussen ha definito quello in Galles «un summit cruciale in un momento cruciale. Le condizioni della nostra sicurezza - ha spiegato - sono cambiate in modo drammatico. A Est la Russia sta attaccando l’Ucraina, a Sud-Est assistiamo all’emergere di un’organizzazione terroristica, lo Stato Islamico, che commette atrocità orrende, e a Sud vediamo violenza e instabilità».
In questo summit, ha continuato, «prenderemo decisioni importanti per affrontare queste sfide e per rafforzare la difesa dei nostri alleati», come il Piano di intervento rapido e, sul lato della spesa per la difesa «invertiremo il trend di declino».
Il segretario generale Nato ha quindi constatato compiaciuto come in Afghanistan «abbiamo raggiunto l’obiettivo: non è più un santuario del terrorismo internazionale». Rasmussen ha confermato l’impegno a sostenere finanziariamente l’attuale livello delle forze di sicurezza afghane (352 mila uomini tra forze armate e polizia) «almeno fino a tutto il 2017» e si è detto fiducioso che sarà rispettato l’obiettivo fissato nel vertice di Chicago 2002, ovvero di finanziare le forze armate con una cifra complessiva di 4,1 miliardi di dollari da qui al 2024.
Al centro del 65° vertice della Nato c’era però un altro scenario, ovvero la crisi ucraina. Prima dell’inizio ufficiale dei lavori i leader di Stati Uniti, Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania hanno incontrato il presidente ucraino, Petro Poroshenko. Nell’incontro - un chiaro segno per ribadire il sostegno dell’Alleanza a Kiev - Poroshenko ha illustrato gli ultimi sviluppi nei negoziati con Vladimir Putin per il cessate il fuoco.
Poroshenko potrebbe ordinare il cessate il fuoco già oggi. «Alle 14 di domani - ha detto - ordinerò alle forze armate il cessate il fuoco» con i separatisti delle regioni dell’Est, «se ci sarà l’incontro» previsto a Minsk, in Bielorussia.
Anche la Russia sostiene un cessate il fuoco «immediato e senza condizioni» nell’est dell’Ucraina e «l’avvio di colloqui fra tutte le parti coinvolte nel conflitto»: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, dopo l’assenso per una tregua espresso dai leader indipendentisti di Donetsk e Luhansk. «Una tregua deve essere accompagnata dall’assistenza umanitaria» per i civili nell’est dell’Ucraina, ha aggiunto Lavrov.
Il presidente francese, François Hollande, ha proposto al presidente ucraino una riunione con Putin e la Cancelliera tedesca Angela Merkel «sul modello di quanto già fatto in Normandia a giugno». Lo ha annunciato lo stesso Hollande, precisando che intende a breve rivolgere la proposta, condizionata all’introduzione di un cessate il fuoco, al presidente russo. «Non ci può essere soluzione militare alla crisi ucraina», ha ribadito citando il contenuto delle discussioni in ambito Nato.
«Ora che Rasmussen ha chiarito l’autonomia decisionale degli Stati sull’invio di armi all’Ucraina, sarebbe opportuno che l’Italia si chiamasse fuori da ogni invio di dotazioni o, peggio, di uomini a Kiev e prendesse in mano il ruolo chiave di mediatore con la Russia, per una soluzione pacifica dello scenario di crisi». Così l’on. Gianluca Pini, per il quale «l’invio di armi a Kiev sarebbe dannoso e controproducente e aggraverebbe inutilmente la tensione. Il Paese ha ora l’occasione storica di giocare da protagonista nella ricomposizione della vicenda ucraina». Quanto alle sanzioni contro Mosca, «se Matteo Renzi dirà sì sarà colpevole dell’aumento del costo dell’energia e del crollo dell’export» ha scritto Pini su Twitter.

dalla Padania del 5.9.14

 
 
 

«STOP alle sanzioni e FONDI extra alle vittime dell’embargo»

Post n°1728 pubblicato il 05 Settembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Bizzotto (Lega) in commissione Agricoltura a Bruxelles: ridicolo stanziare 125 milioni per tutta l’Europa

di A. A.

Fondi straordinari per i produttori colpiti dall’embargo e sospensione delle sanzioni imposte alla Russia. È quanto ha chiesto a Bruxelles l’europarlamentare Mara Bizzotto (nella foto), durante la seduta della commissione Agricoltura del Parlamento europeo che ha affrontato la questione dell’embargo russo e delle pesanti ricadute sul settore agroalimentare di casa nostra.
«Servono subito misure urgenti e straordinarie per aiutare i nostri produttori a fronteggiare le conseguenze e i gravi danni economici che sta provocando la chiusura del mercato russo - dichiara Bizzotto -. Se l’Europa non interviene subito con finanziamenti adeguati, le ricadute sull’agroalimentare italiano e veneto e sull’intera economia del nostro territorio saranno devastanti». L’europarlamentare vicentina ha rivolto lo stesso appello al ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, che ha partecipato, sempre a Bruxelles, alla riunione della commissione Agricoltura.
«Stanziare 125 milioni di euro per tutta Europa, quando le stime dei possibili danni economici diretti e indiretti di questo embargo parlano di oltre 1 miliardo di euro solo per l’Italia e di quasi 100 milioni per il Veneto, mi sembra ridicolo - sbotta Mara Bizzotto -. È doveroso procedere quanto prima all’attivazione di un piano europeo di sostegno per tutti i settori e gli operatori colpiti dall’embargo russo».
Rivolta ai rappresentanti della Commissione Ue, presenti al dibattito, l’europarlamentare del Carroccio ha aggiunto: «È arrivato il momento di sospendere le sanzioni Ue contro la Russia che hanno provocato, per tutta risposta, la chiusura del loro mercato ai nostri prodotti. Sanzionando la Russia, l’Unione europea ha messo a segno un autogol clamoroso che rischia di mettere in ginocchio il Made in Italy e di trascinare a picco la nostra economia. Non dobbiamo e non possiamo far ricadere sulle spalle dei nostri produttori le conseguenze di una sciagurata politica europea».
Anche per il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, la crisi in Ucraina e le sanzioni applicate dalla Ue alla Russia «stanno avendo un impatto sulla fiducia delle imprese e dei consumatori» e pesano «sulle imprese che hanno legami commerciali con la Russia. Dobbiamo aiutare queste imprese» ha detto Dijsselbloem in audizione al Parlamento europeo.
L’eurodeputato Mario Borghezio sottolinea come Renzi e il ministro Mogherini «hanno la responsabilità di usare tutto il loro peso politico-istituzionale per salvaguardare gli interessi economici dell’Italia. Più che a ragione gli industriali italiani ammoniscono il governo circa la pericolosità di una politica che continua a perseguire la via delle sanzioni, cui non potranno non seguire contromisure che colpiranno soprattutto le nostre relazioni economiche con la Russia. Riusciranno i nostri “eroi” . conclude Borghezio - una volta tanto a fare qualcosa di buono per l’Italia?».

dalla "Padania" del 5.9.14

 
 
 
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INFO


Un blog di: accorsiferro
Data di creazione: 04/03/2006
 

IL FILM CHE ABBIAMO VISTO IERI SERA

Rommel

Legenda: **

** = merita
* = non merita

 

I LIBRI CHE STIAMO LEGGENDO

Daniela:

Mille splendidi soli
di K. Hosseini
(Piemme)

Andrea:

Milano 1944 Villa Triste
di D. Carozzi
(Meravigli)

 

I NOSTRI LIBRI PREFERITI

Anna Karenina di Lev Tolstoj

Assassinio sull'Orient-Express di Agatha Christie

Cime tempestose di Emily Bronte

Dieci piccoli indiani di Agatha Christie

Genealogia della morale di Friedrich Nietzsche

Guerra e pace di Lev Tolstoj

Illusioni perdute di Honoré de Balzac

Jane Eyre di Charlotte Brontë

Le affinità elettive di Johann W. Goethe

Madame Bovary di Gustave Flaubert

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

 
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