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Libri, articoli e altro di Andrea e Daniela

 

I NOSTRI LIBRI

- I personaggi più malvagi della storia di Milano
(NOVITA' DICEMBRE 2013)

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- Milano giallo e nera (2013)

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- Gli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia (2013)

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- Le famiglie più malvagie della storia (2011, II edizione)

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- 101 personaggi che hanno fatto grande Milano (2010)

  

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- Il grande libro dei misteri di Milano risolti e irrisolti (2006, III edizione)

 

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- Milano criminale (2005,  esaurito)

 

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I LIBRI DI DANIELA

- Le grandi donne di Milano (2007, II edizione)

  

- L'eterno ritorno, un pensiero tra "visione ed enigma" (2005)

 

I LIBRI DI ANDREA

I grandi delitti italiani risolti o irrisolti (NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA, 2013)

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- Bande criminali (2009) 

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- I grandi delitti italiani risolti  o irrisolti (2005, esaurito)

 

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 - La sanguinosa storia dei serial killer (2003, esaurito)

 

 

 

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Renzi, l’apprendista stregone che SBAGLIA tutte le formule

Post n°1698 pubblicato il 26 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

A cinque mesi dal suo insediamento, il bilancio del governo è imbarazzante: disoccupazione e debito pubblico alle stelle, consumi e salari a picco, nessun segnale di ripresa, riforme al palo, record degli sbarchi di clandestini, nessuna soluzione al caso marò. E dall’Europa uno schiaffo dopo l’altro

di Andrea Accorsi

Renzi fa l’apprendista stregone sulla pelle gli italiani. Annuncia, promette, rilancia e riannuncia. Di fatto, però, nei primi 150 giorni di governo non ne ha imbroccata una che sia una. Ricorda un po’ le streghette del popolarissimo gioco “Bubble Witch”: intorno a sé ha tante palle, tutte belle e colorate. Come le sue promesse. Ma mentre cerca la formula magica per realizzarne almeno una, colleziona solo fallimenti. In definitiva, un abile venditore di fumo, capace solo di nascondere bene la sequela di smacchi e smentite che hanno segnato fin qui il suo governo, se è vero che i consensi per il suo partito veleggiano sopra il 42%.
Cominciamo dalle tanto sbandierate riforme, quelle sulle quali il presidente del Consiglio fin dal suo discorso di insediamento a Palazzo Chigi ha detto di «metterci la faccia». Ne aveva promesse una al mese. Cinque mesi dopo, aspettiamo ancora di vedere la prima. Le più importanti, quelle costituzionali, sono impantanate nella palude dei Palazzi romani. Con ben poche possibilità di uscirne indenni.
Passiamo ai dati economici. Il tasso di disoccupazione ha toccato il 13,6%, quella giovanile è al 46%. Dati «sconvolgenti» a detta dello stesso premier, che ha subito tuonato: «Nei prossimi mesi torneremo sotto la doppia cifra». Sapete in che giorno l’ha detto? Il 1° aprile. Un pesce bello e buono.
Altri dati, altra doccia fredda. Renzi sognava per quest’anno un Pil in crescita quasi di un punto percentuale. Ora deve ammettere che sarà «molto difficile» arrivare a tale stima. «Le statistiche, credo, inizieranno a migliorare solo dal 2015», si è corretto. Campa cavallo. Nell’attesa, il Fondo monetario internazionale spazza via le speranze di ripresa economica del governo, rivedendo al ribasso le stime di crescita sul Pil, ora fissate allo 0,3%. Ancora meno ottimista Bankitalia, che a metà luglio prevedeva una crescita solo dello 0,2%. Per inciso, il Pil del Belpaese è il peggiore fra i big dell’Eurozona.
Capitolo debito pubblico. È sceso, si è fermato, ha almeno rallentato? Macché. Galoppa di record in record. L’ultimo lo fissa a 2.166,3 miliardi di euro, pari al 135,6% del Pil. Peggio di noi in Europa solo la Grecia, che è tutto dire.
Neppure gli 80 euro regalati in busta paga, poi, hanno fermato il calo dei consumi. A maggio (ultimi dati disponibili) le vendite al dettaglio hanno fatto registrare un -0,7% rispetto al mese precedente e un -0,5% rispetto allo stesso mese del 2013 (dati Istat). Parallelamente, continua a calare l’indice del clima di fiducia dei consumatori, che questo mese è passato a 104,6 da 105,6 di giugno. Lo comunica ancora l’Istat, precisando che il peggioramento riguarda tutte le diverse componenti prese in esame. Mentre i salari (e questi sono dati Istat freschi freschi, diffusi ieri) si confermano in calo, tanto da raggiungere i livelli più bassi da oltre trent’anni.
Sul fronte immigrazione, grazie anche alla proroga della sciagurata operazione Mare Nostrum, nei primi sei mesi di quest’anno i clandestini sbarcati in Italia hanno già superato il numero complessivo degli arrivi del 2011, fino ad oggi l’anno record con 63 mila. Di giorno in giorno diventa sempre più realistica la stima di centomila sbarchi entro l’anno.
Ma il governo non ha fatto di meglio nemmeno in politica estera, anzi. Fra le più recenti (e cocenti) sconfitte incassate dall’Esecutivo c’è la nomina del ministro Federica Mogherini ad Alto rappresentante della Ue per gli Affari esteri. Una poltrona che già conta poco o nulla. Fatto sta che ben 10 Paesi Ue sono insorti contro questa nomina. E per fortuna che a detta del governo italiano c’era «un accordo con tutti i socialisti europei».
La prima cosa che ha fatto Renzi da premier - ricordate? - è stata telefonare a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò trattenuti agli arresti in India dal febbraio del 2012. Per liberarli, aveva detto il neo capo del governo, «faremo semplicemente di tutto». Indovinate come (non) è andata a finire.
Niente da fare neppure sul fronte della richiesta all’Europa di maggiore flessibilità sui conti. «La flessibilità arriva quando serve»: così ha gelato Matteo Renzi il neo commissario Ue agli Affari economici, Jyrki Katainen. Che ha poi rincarato: «Le regole non si devono cambiare». E alle pressioni di Italia e Francia per rivedere il limite del 3% sul Pil del deficit pubblico, come previsto dal Patto di stabilità, Katainen ha risposto: «Questi governi dovrebbero chiedersi perché le loro economie crescano meno delle altre nonostante l’alta spesa pubblica». Chissà se lo stregone di Firenze troverà la risposta.

dalla Padania del 26.7.14

 
 
 

Sindaco a muso duro con Renzi «Non fai nulla»

Post n°1697 pubblicato il 25 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il borgomastro di Castelcovati (Bs), Camilla Gritti: «Dal premier solo parole su lavoro e disoccupazione. Io rinuncio allo stipendio per far mangiare i poveri»

di Andrea Accorsi

Fuoriprogramma all’inaugurazione della Brebemi. Camilla Gritti (nella foto), sindaco leghista di Castelcovati, comune di 6.500 abitanti in provincia di Brescia, ha approfittato della presenza di Matteo Renzi per polemizzare con lui sull’assenza di politiche del governo contro la disoccupazione e sulle sempre più esigue risorse destinate agli Enti locali.
«Se lo Stato mi lascia in queste condizioni, io la fascia non la porto» ha esordito la Gritti, che difatti si è presentata alla cerimonia senza fascia tricolore. Il sindaco ha poi spiegato al presidente del Consiglio come il suo comune abbia il record provinciale di disoccupati. «Io ho creato posti di lavoro -ha detto Camilla Gritti - ma dal governo non ho visto niente». Imbarazzato, Renzi ha reagito al solito modo: ha finto, seccato, di ascoltarla, vantandosi di aver fatto anche lui il sindaco, e ha tentato di difendersi. Ma alla fine è stato costretto a capitolare e a battere in ritirata con una risata stizzita («Eh, ho capito che il problema è il patto di stabilità...»).
«Volevo dirgli in faccia che questo governo parla di tutto, ma in realtà non ha ancora fatto niente per i disoccupati e per il lavoro -riprende la Gritti -. Da noi in particolare c’è la crisi dell’edilizia, ma i miei cittadini mi raccontano di una vera e propria tratta degli schiavi, con extracomunitari fatti lavorare nei cantieri a 3 ore euro all’ora anche il sabato, la domenica, di notte, tra l’altro con poca sicurezza. Oppure in busta paga hanno lo stipendio pieno, ma poi devono restituirne al nero una parte. Fanno così perché nessuno controlla. Mi dicono che c’è un indiano che ha in mano il monopolio delle assunzioni nei cantieri della zona. I nostri, o si adeguano o stanno a casa. Non è che non hanno voglia di lavorare, ma a queste condizioni non puoi farlo...».
Altro punto dolente, i contributi statali per le scuole. «Ci hanno dato 68 mila euro: ci posso rifare al massimo quattro finestre della scuola elementare». Per non parlare dello stipendio da sindaco che devolve in buoni pasto per i poveri: «Lo faccio da quando sono stata rieletta per il secondo mandato, più di un anno fa. Finché può, mi mantiene mio marito. Quando l’ho detto a Renzi, si è messo a ridere e questo mi ha molto offesa».

dalla Padania del 24.7.14

 
 
 

IL NORD CORRE sulla nuova Brebemi, «eccellenza lombarda»

Post n°1696 pubblicato il 25 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Maroni inaugura la A35, «prima opera per l’Expo». A costo zero per lo Stato, produrrà mille posti di lavoro e un incremento del Pil pari a 400 milioni all’anno

di A. A.

Dalle 15 di ieri la Lombardia corre su una nuova autostrada. La A35-Brebemi è stata inaugurata dal Governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni, presenti il presidente del Consiglio Matteo Renzi e i ministri Maurizio Lupi e Maurizio Martina. All’evento, presso il centro di manutenzione e controllo della direttissima Brescia-Bergamo-Milano a Fara Olivana (Bg), hanno partecipato in mille.
L’autostrada è lunga 62,1 km, ai quali se ne aggiungono 35 di interventi sulla viabilità ordinaria. Cinque le province interessate (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Milano), 43 i comuni. La Brebemi è la prima infrastruttura autostradale italiana realizzata in project financing, ovvero in completo autofinanziamento, senza oneri per i contribuenti e per lo Stato, per un costo di 1,61 miliardi.
«Uno straordinario esempio di successo. Un’eccellenza lombarda - l’ha definita Maroni -. È inoltre la prima opera di accessibilità al sito Expo Milano 2015 a essere completata e con un anno di anticipo. Ora però - ha aggiunto, rivolgendosi a Renzi - bisogna completare il percorso. La prima cosa è il passaggio formale al Cipe per ratificare un accordo fatto sulla defiscalizzazione della Pedemontana. Se ne parla da mesi, ma non è ancora stato fatto. È una formalità, ma bisogna procedere il prima possibile, perché altrimenti i lavori rischiano di bloccarsi. La seconda questione riguarda la firma di un decreto, che il ministro Lupi ha già firmato e che ora è sul tavolo del ministro Padoan, che dà attuazione a un provvedimento del governo, che prevede il passaggio alla Regione Lombardia della proprietà delle grandi società della Provincia di Milano che realizzano le infrastrutture».
Per Renato Borghi, vicepresidente vicario di Confcommercio Lombardia, la Brebemi «decongestionerà l’attuale rete stradale e autostradale lungo il corridoio Milano-Bergamo-Brescia. Un risparmio di 6,8 milioni di ore di lavoro in meno perse ogni anno in coda». Stime ancora più positive calcola Rosario Bifulco, consigliere incaricato di Assolombarda per la Competitività territoriale, l’ambiente e l’energia. «Si tratta - dichiara Bifulco - di un’opera fortemente voluta dal territorio e che porterà grandi benefici a tutto il Nord. L’entrata in esercizio della Brebemi consentirà a regime un risparmio sui tempi annui di percorrenza pari a circa 20 milioni di ore e un incremento annuo del Pil stimato in 382 milioni di euro». L’infrastruttura è sostenuta dalle Camere di commercio di Brescia, Bergamo, Milano e Cremona. Secondo le stime dell’ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, porterà mille nuovi posti di lavoro.

dalla "Padania" del 24.7.14

 
 
 

SALVINI: «Alfano non parla con noi? Forse preferisce clandestini e scafisti»

Post n°1695 pubblicato il 23 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il Segretario della Lega durissimo con il ministro Ncd che lo taccia di xenofobia: «Difendere i confini e i nostri cittadini è buon senso, non razzismo». Poi l’affondo: «Andate sulla sua pagina Facebook e fatevi due risate»

di Andrea Accorsi

Duro botta e risposta tra Salvini e Alfano sul tema dell’immigrazione, e non solo. Il ministro dell’Interno non ha digerito quanto dichiarato dal Segretario federale, ovvero che non si siederebbe al tavolo del leader dell’Ncd. «Semmai - questa la stizzita replica di Alfano - sono io che non mi siedo al tavolo con una destra xenofoba e antieuropeista». Replica subito respinta al mittente da Salvini in questi termini: «Difendere i confini e i nostri cittadini è buon senso, non razzismo. Lui non parla coi razzisti? Forse preferisce clandestini e scafisti».
Quest’ultimo affondo riprende quanto scritto da Salvini su Facebook appena prima, commentando gli ultimi avvenimenti legati all’immigrazione clandestina sulle nostre coste. «Altri 180 immigrati morti grazie a Mare Nostrum, operazione di sangue - ha scritto Salvini -. Sono stati arrestati 5 scafisti per omicidio. E i politici che aiutano gli scafisti, non dovrebbero essere indagati anche loro?». Un appello a metà tra j’accuse e provocazione, nel quale il Segretario non fa nomi. Ma è facile individuare in quei politici proprio il ministro dell’Interno e l’attuale capo del governo. Come conferma il capogruppo alla Camera, Massimiliano Fedriga.
«Le politiche criminali del governo sull’immigrazione, il sostegno dell’esecutivo a Mare Nostrum, sono corresponsabili di questa ennesima strage del mare. Vendere false illusioni e incentivare viaggi della morte è da irresponsabili. Sulla coscienza di Renzi e Alfano  - incalza Fedriga - pesano i morti in mare ma anche una profonda ingiustizia sociale, perché i nostri cittadini vedono che il governo spende milioni di euro per aiutare scafisti e delinquenti ma non ci sono mai soldi per i nostri pensionati, disoccupati, esodati. A Renzi e Alfano resta solo una cosa da fare: dimettersi».
L’ultima parola è ancora di Salvini. «Se avete avuto una giornata del cacchio - ha scritto in serata sul web - andate a leggervi i commenti sulla pagina fan del mitico Angelino Alfano (piace a 121.651 persone, that’s incredible) e due risate ve le fate di sicuro». In effetti l’ultimo post del ministro, che propone di «chiudere Mare Nostrum e sostituirla con Frontex», l’agenzia europea che gestisce le frontiere esterne dell’Unione, incassa più di cento commenti: tutti fortemente negativi. Per usare un eufemismo.

dalla Padania del 23.7.14

 
 
 

Ancora SBARCHI e STRAGI Decine di clandestini accoltellati e buttati in mare

Post n°1694 pubblicato il 23 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Le cronache dell’orrore quotidiane confermano il fallimento dell’operazione Mare Nostrum nel salvare vite e l’indifferenza dell’Europa per le migrazioni di massa

di A. A.

Stragi e arrivi di clandestini continuano. L’operazione Mare Nostrum si conferma inadeguata a garantire quello che è il suo obiettivo dichiarato, ovvero scongiurare naufragi e morti dei migranti. Come l’Europa insiste nel mostrarsi indifferente nei confronti degli sbarchi di massa sul continente, scaricandone tutti gli oneri sull’Italia.
Secondo quando raccontano in un video pubblicato da Repubblica.it i naufraghi soccorsi sabato su un barcone al largo di Lampedusa, all’appello mancano ben 180 migranti. Fra le vittime, ci sarebbero molte donne. «Chi guidava il barcone - dice un sopravvissuto - non si fermava, noi gridavamo “fermati, fermati” perché i bambini erano senza cibo e senza acqua, senza nulla».
La squadra Mobile di Messina ha arrestato cinque extracomunitari accusati di omicidio plurimo. In base al racconto dei sopravvissuti agli inquirenti, sarebbero i responsabili della morte di altre decine di profughi che viaggiavano con i 561 clandestini giunti a Messina domenica a bordo della “Torm Lotte”. I sopravvissuti hanno anche parlato dell’assassinio di decine di loro compagni accoltellati e picchiati mortalmente durante la traversata.
Gli arrestati sono un palestinese, un arabo saudita, un siriano e due marocchini. Le testimonianze raccolte fra chi su quel barcone c’era e ce l’ha fatta, informa una nota della polizia, «concordano sulle modalità con cui decine di profughi sono state ammassate all’interno della stiva del barcone e chiuse dentro. È stata tolta la scala interna e chiusa la porta dall’esterno, eliminando così l’unica presa d’aria alla stiva. In pochi minuti - spiegano gli investigatori - il calore è diventato insopportabile e l’aria irrespirabile a causa dei gas di scarico del motore. La disperazione ha spinto quindi i prigionieri a forzare la porta e salire in coperta dove si è consumata la tragedia. In tanti raccontano dei cinque arrestati (tra cui un imbianchino, un operaio e un commerciante) che, scegliendo a caso le vittime, già in coperta o emersi dalla stiva, uomini o donne che fossero, hanno ucciso un numero che si aggira intorno alle 60 persone, poi buttate in mare».
I sopravvissuti «hanno visto i corpi di connazionali, amici e parenti, accoltellati o storditi a mani nude, scomparire in mare. Impotenti perché minacciati a non muoversi, pena la stessa sorte». I cinque arrestati, sbarcati in Sicilia, «hanno provato a farla franca, nascondendosi fra i profughi accolti a Messina. Tre di loro hanno poi cercato di scappare ma sono stati bloccati dai poliziotti mentre erano pronti a partire con un biglietto in tasca del pullman per Milano».
Gli agenti della Mobile della questura di Ragusa hanno arrestato un senegalese di 22 anni, accusato di essere alla guida del barcone arrivato domenica scorsa a Pozzallo con 103 migranti. Il giovane africano deve rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Per questa mattina è attesa nel porto di Taranto la nave “San Giorgio” della Marina militare con a bordo 1.164 clandestini, fra cui 146 donne e 157 minori.
Il sindacato di polizia Ugl lamenta «il fallimento di quei protocolli di sicurezza sanitaria di cui tanto si è discusso e che avrebbero dovuto scongiurare anche la minima esposizione a malattie del nostro personale». In una nota i segretari nazionale, Romano Amico, e generale, Valter Mazzetti, denunciano che, oltre al rischio di contrarre la tubercolosi o la malaria, «sono stati accertati, fra gli extracomunitari ultimamente giunti, pochi ma pericolosissimi casi di meningite batterica».

dalla "Padania" del 23.7.14

 
 
 

ZAIA: «A Padova la consacrazione di SALVINI leader del Carroccio»

Post n°1693 pubblicato il 22 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

«Il nostro Segretario ha compiuto un miracolo, ora lo attende la sintesi tra la Lega
di lotta e la Lega di governo»

di Andrea Accorsi

Governatore Zaia, per la prima volta il congresso federale della Lega si svolge in Veneto, nel suo Veneto. Che cosa prova per questa scelta?
«Siamo super onorati. È una giornata storica. Ospitare per la prima volta un congresso ufficiale della Lega per noi è un onore, ma è anche il riconoscimento fino in fondo del ruolo che ha la Liga Veneta nella Lega Nord».
La Lega del futuro passa sempre più dal Nord-Est?
«Diciamo che parte da una regione governata dalla Lega e dalla recente, spettacolare affermazione alle elezioni amministrative di Padova. Il consenso della Lega passa attraverso il grande ruolo che hanno e avranno gli amministratori del Movimento a tutti i livelli. Qui il connubio tra la militanza e le Amministrazioni locali è il mix vincente per “vendere” il prodotto Lega. Da noi, il “verbo” diventa concretezza amministrativa. E la nostra specialità è resistere quando il gioco si fa duro. In sintesi, è la Lega di lotta che si incontra con la Lega di governo».
A proposito di concretezza: a che punto è il cammino verso l’indipendenza?
«L’indipendenza è una cosa seria, va affrontata con serietà. A livello di diritto internazionale ed europeo è stata fatta una legge per indire un referendum, cosa che in Catalogna ancora non c’è, e lo dico a tutti quelli che citano la Catalunya come esempio. Per noi è un riferimento, ma per assurdo in questa fase, nonostante trent’anni di cammino per l’indipendenza, loro non hanno ancora fatto la legge per indire il referendum. La nostra è al vaglio costituzionale, ci confronteremo nel rispetto delle regole. Perché o l’indipendenza arriva nella legalità, o non è indipendenza».
Come giudica la nuova leadership europea?
«L’Europa non è l’Unione europea. La nostra idea d’Europa non è quella che vediamo oggi. Mi sembra che cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia: questa è un’Europa dove comandano le multinazionali e i Paesi senza identità, è l’Europa degli Ogm, dove l’identità dei popoli è spiazzata, è l’Europa dei burocrati. Sembra uno slogan per parlarne male, invece no: in questa Europa la dimensione politica conta zero rispetto a quella democratica. E qui si vede la debolezza degli Stati membri, ai quali fa comodo lasciare lì qualcuno che decide per te, con i risultati che si vedono».
Anche a livello nazionale, c’è poco da stare allegri...
«Abbiamo un presidente del Consiglio che ha un’azione politica che si presenta da sé: basta pensare al tormentone che gira sul web con il suo inglese maccheronico. Intendiamoci, non è una colpa parlarlo male o addirittura non parlarlo, ma essere così presuntuosi da pensare che vada bene così: in quel momento rappresenti un popolo e una nazione. Quando uno non ha più limiti, non ci siamo. Gli italiani prima o poi si sveglieranno da questo sogno celestiale nel quale sono entrati. Lo faranno quando vedranno gli effetti della Finanziaria, quando vaglieranno i bilanci familiari rendendosi conto che pagano un sacco di tasse in più rispetto a prima, e che tutti questi immigrati che stanno arrivando hanno una responsabilità politica in capo a qualcuno. Di certo il Nord non è rappresentato da questo governo».
Quali saranno i contenuti politici del congresso di Padova?
«Sarà giusto celebrare la forza, la dedizione e il risultato politico che l’attuale segretario ha portato a casa senza se e senza ma. Se la Lega oggi può puntare al 10 per cento nazionale, e tornare ad avere la spina dorsale diritta come aveva qualche anno fa, quando alle Regionali presi il 35%, lo si deve a Matteo Salvini che ha compiuto un miracolo. Il segretario esce definitivamente consacrato e avrà l’obbligo di fare una grande sintesi tra la Lega di lotta e la Lega di governo. Un partito come il nostro, che ha sindaci, consiglieri comunali, presidenti di Provincia e di Regione, parlamentari, ministri deve parlare di governo dei territori con coraggio, senza remore e senza timori. Abbiamo capito che quando la Lega se ne va dai posti di governo, iniziano i guai».
Che cosa pensa della prospettiva tratteggiata da Maroni di una Lega come «punto di riferimento della nuova compagine di centrodestra», magari con Tosi candidato alle primarie?
«È giusto che ci siano legittime aspettative, che debbono essere rispettate da ognuno. È altrettanto vero che da questo congresso forse arriva la vera incoronazione di Matteo Salvini: questo è il suo vero congresso, che apre come leader indiscusso. Ed è giusto che Matteo decida la soluzione migliore per la Lega. Personalmente, resto convinto che sia Matteo la soluzione migliore anche per le primarie, da buon direttore d’orchestra quale si è dimostrato».

dalla Padania del 20.7.14

 
 
 

I PM spostano il mirino sui viaggi dell’EXPO Tour. Maroni: controllino pure

Post n°1692 pubblicato il 19 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

La Procura di Busto Arsizio dispone nuovi accertamenti su trasferte «in stile prima Repubblica». La replica: numeri e costi mai così bassi

di Andrea Accorsi

Nuove indagini della Procura di Busto Arsizio sulla Regione Lombardia. Nell’ambito dell’inchiesta che vede indagati per induzione indebita il Governatore Roberto Maroni e il capo della sua segreteria, Giacomo Ciriello, a causa di presunte pressioni per far ottenere contratti di collaborazione a due professioniste, sono in corso accertamenti anche su alcuni viaggi del “World Expo Tour”, le missioni internazionali organizzate dalla Regione per promuovere l’Esposizione universale.
In particolare, l’attenzione degli inquirenti si starebbe concentrando sulle spese per un viaggio a Tokyo del giugno scorso, al quale ha partecipato il vicepresidente della Regione, Mario Mantovani. Nello stesso periodo Maroni si trovava a Berna, in Svizzera, per un’altra tappa della stessa iniziativa. Quello nella capitale giapponese è stato definito da fonti vicine alle indagini un «viaggio in stile Prima Repubblica».
In seguito agli accertamenti potrebbe dunque aprirsi un altro filone nell’inchiesta coordinata dai pm Eugenio Fusco e Pasquale Addesso sulle presunte pressioni per far ottenere contratti di collaborazione a Mara Carluccio e Maria Grazia Paturzo, che lavoravano per Maroni quando era ministro. La Paturzo, in particolare, ha ottenuto un contratto di collaborazione con Expo 2015 da 5 mila euro al mese anche con il compito di seguire eventi come il World Expo Tour e il tour nelle province lombarde per promuovere l’Esposizione universale.
Da ieri sono in corso nella Procura di Busto audizioni di funzionari della Regione Lombardia e di Expo 2015, convocati come testimoni nell’ambito dell’inchiesta. A quanto si apprende, le audizioni dei magistrati, che ieri hanno ascoltato cinque testimoni, si starebbero concentrando proprio sui viaggi del World Expo Tour. Fra gli altri, è stata ascoltata la segretaria del giornalista Roberto Arditti, direttore comunicazione e relazioni esterne di Expo 2015.
I pm restano intenzionati ad ascoltare il presidente della Regione Lombardia, ma nei suoi confronti non è stato ancora emesso un invito a comparire. Lo stesso Maroni ieri è intervenuto più volte su twitter per riaffermare la correttezza del proprio operato.
In particolare, la missione istituzionale della regione Lombardia a Tokyo, sottolinea il Governatore, «era di sole quattro persone, costo totale 25 mila euro: numeri e costi inferiori a qualunque altra missione». Più in generale, «da quando ci sono io la Lombardia ha ridotto oneri di gestione e costi di missioni istituzionali. Controllate pure»: quasi una sfida ai magistrati che sembrano intenti a passare sotto la lente ogni dettaglio di spesa e ogni contratto di ambito regionale.
Dalla Regione è pervenuta una nota ufficiale sugli ultimi accertamenti in ordine di tempo disposti dalla magistratura. «La delegazione di Regione Lombardia - si legge nella nota - era composta solo da quattro persone ed ha avuto un costo totale (tutto compreso) inferiore a 25 mila euro: numero di partecipanti e costi infinitamente inferiori a qualunque altra missione svoltasi durante la cosiddetta Prima Repubblica e anche negli anni più recenti. La missione è stata coordinata dal ministero degli Esteri nell’ambito delle iniziative promosse per la festa della Repubblica del 2 giugno. Tale iniziativa - conclude la nota - ha previsto missioni analoghe in altri Paesi esteri, ad esempio quella del sindaco di Milano Giuliano Pisapia a Dubai, quella del commissario Expo Giuseppe Sala a Tel Aviv, quella della presidente di Padiglione Italia Diana Bracco a Madrid e quelle di ministri e sottosegretari in decine di ambasciate italiane nel mondo».
Stefano Bruno Galli, a capo del gruppo consiliare Maroni Presidente, se la prende invece con le opposizioni che, rileva, «come sempre non perdono l’occasione per gettare fango sul governo di Regione Lombardia in modo strumentale e demagogico, cercando di screditare chi lavora bene nell’interesse esclusivo del grande popolo lombardo. È bene chiarire una cosa: i contribuenti non stanno sostenendo nessun costo occulto per Expo 2015 e nessuna missione rievoca neppure lontanamente i fasti della Prima Repubblica. Al contrario di quello che avviene a 600 chilometri da qui, ovvero a Roma, dove si fa un uso disinvolto del pubblico denaro, a cominciare da quello speso per le missioni istituzionali».

dalla "Padania" del 18.7.14

 
 
 

Salvini: a CAPO dell’Europa il padre della disoccupazione e paladino dell’EURO

Post n°1691 pubblicato il 17 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il Segretario federale della Lega Nord ironizza: «Complimenti agli elettori di Pd e Forza Italia». Bizzotto: «Vincono ancora le banche e la Germania»

di Andrea Accorsi

Juncker presidente della Commissione Ue? Una iattura per la Lega, che vede nel lussemburghese il paladino dell’euro, delle banche e dei paradisi fiscali.
Matteo Salvini se la prende con chi l’ha eletto. «Pd e Forza Italia a Strasburgo hanno votato Juncker, padre della disoccupazione, presidente della Commissione europea - appunta il Segretario federale su internet -. Juncker che dice “la moneta unica protegge l’Europa”. Complimenti agli elettori di Pd e Forza Italia».
Commentando da Strasburgo l’elezione del nuovo presidente del “governo” europeo, l’europarlamentare Mara Bizzotto osserva come «con Juncker a capo della Commissione Ue vince ancora l’Europa delle banche e del rigore. Il lussemburghese, ex presidente dell’Eurogruppo, è uno dei principali artefici di quella politica economica e monetaria che ha causato l’impoverimento dei cittadini e la crisi delle imprese: una politica che ingrassa le banche e affama la gente». La sua elezione, «fortemente voluta dalla Germania e frutto di un mercanteggiamento fra popolari e socialisti, alimenta il motore di quella macchina “tritapopoli” che è diventata l’Europa» rincara la dose Bizzotto, che come Salvini se la prende con chi ha votato Juncker fra gli europarlamentari italiani: «Evidentemente per il Pd di Renzi e per Forza Italia è più importante accontentare la Merkel e spartirsi le poltrone piuttosto che tutelare gli interessi del nostro Paese».
Per Mario Borghezio quella di Juncker «non è stata, di fatto, un’elezione ma una nomina, che tradisce due aspetti fondamentali di questa Unione europea. Primo, l’antidemocraticità del processo: era candidato unico, il che dà a questa procedura l’aspetto di un rito della vecchia Unione Sovietica. Il secondo aspetto è il legame innegabile che Juncker ha per la sua storia personale con i paradisi fiscali, quale è lo Stato da cui proviene». Con la sua nomina, aggiunge Borghezio alla Padania, «la Ue getta la maschera e assume la configurazione di una realtà statuale pensata e diretta a protezione dei forzieri dei grandi paradisi fiscali europei, nei quali tra l’altro avviene una parte non indifferente della grande evasione fiscale e del riciclaggio del denaro sporco».
L’altro eurodeputato del Carroccio Gianluca Buonanno dedica invece le sue riflessioni al prossimo Commissario europeo per l’Immigrazione. «All’Italia e all’Europa - rileva - serve un Commissario italiano per l’immigrazione. Sono stato il primo a proporlo e sono felice che la mia proposta venga ripresa ora dal presidente della Commissione europea. Altri portafogli non servono! Una signora Pesc (Politica estera di sicurezza comune, nda)? Andrebbe bene solo agli amici che già si vedono seduti su comode e inutili poltrone in un’ambasciata in Sudamerica o in Asia o chissà dove. Serve un Commissario in un settore che possa dare vantaggi al nostro Paese, la Mogherini sarebbe un’inutile bella statuina. Non più sbarchi, non più morti in mare, non più delinquenza legata allo stato di clandestinità, non più sfruttamento di disperati, ma persone aiutate a casa loro. Basta con funzionari strapagati per non far nulla e che pretendono di risolvere un problema che non conoscono da costose sedi in Polonia. Visto che all’Italia spetta un Commissario - conclude Buonanno - prendiamocene uno che sia utile agli italiani».

dalla Padania del 16.7.14

 
 
 

PEGGIO DI COSÌ... Juncker eletto presidente della Commissione Ue

Post n°1690 pubblicato il 17 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Per il nuovo esecutivo chiede ai Paesi membri di proporre «molte donne» e conferma la nomina di un Commissario per l’immigrazione. Ma viene fischiato quando difende la moneta unica

di A. A.

Le peggiori previsioni della vigilia si sono concretizzate. Il Parlamento europeo ha eletto Jean-Claude Juncker (nella foto) alla presidenza della Commissione Ue. I voti a favore sono stati 422 rispetto ai 376 necessari per raggiungere la maggioranza assoluta. Su un totale di 729 eurodeputati che hanno preso parte al voto, i contrari sono stati 250, 47 non hanno votato e i voti non validi sono stati 10.
«Nessuna carica è ancora stata assegnata» ha detto lo stesso Juncker a chi gli chiedeva se nel prossimo esecutivo Ue fossero già stati assegnati degli incarichi. Parlando in conferenza stampa al termine del voto a Strasburgo, Juncker ha sottolineato che le candidature per la nuova Commissione saranno presentate oggi.
La composizione dell’esecutivo sarà decisa il prossimo agosto e Juncker ha chiesto ai Paesi membri di «presentare 2-3 candidature ciascuno» e di «proporre molte donne». In queste ore proseguono i contatti del neo presidente della Commissione con i capi di Stato e di governo europei. Stasera a Bruxelles è in programma una riunione dei leader Ue sul tema.
Fra i punti del programma di Juncker c’è un piano da 300 miliardi di euro per investimenti aggiuntivi pubblici e privati nell’economia per i prossimi tre anni. In particolare gli investimenti si dovranno concentrare sulle infrastrutture, l’energia e la reindustrializzazione del-l’Europa. Quanto ai bilanci nazionali per la crescita e agli investimenti, «devono rispettare il Patto di stabilità e crescita, facendo il miglior uso della flessibilità già presente nelle sue regole».
Alla Ue per Juncker «serve un governo economico. Dobbiamo coordinare meglio le nostre politiche economiche». Juncker ha anche chiesto che l’euro sia rappresentato «da una voce sola» nelle istituzioni internazionali di Bretton Woods. «La moneta unica non divide, ma protegge l’Europa» ha detto, beccandosi i fischi degli euroscettici dell’Ukip. Juncker ha infine confermato che nominerà un commissario responsabile per l’immigrazione «che lavori insieme agli Stati membri e con i Paesi terzi più coinvolti». Il suo programma indica che bisogna affrontare il fenomeno «in uno spirito di solidarietà», ma anche che occorre «una forte politica comune sull’asilo» e «gestire in modo più robusto l’immigrazione illegale».

dalla "Padania" del 16.7.14

 
 
 

Avviso di garanzia a Maroni per due collaboratrici di Expo «Sono sereno ma sorpreso»

Post n°1689 pubblicato il 15 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

La Procura di Busto Arsizio indaga su «indebite pressioni» per contratti a tempo determinato

di A. A.

Avviso di garanzia dalla Procura di Busto Arsizio (Varese) a Roberto Maroni. Il reato ipotizzato a carico del Governatore della Regione Lombardia è induzione indebita a dare o promettere utilità. Oggetto dell’inchiesta, presunte irregolarità in due contratti di collaborazione a tempo determinato relativi a progetti per l’Expo 2015. In sostanza, Maroni è accusato di aver fatto «pressioni» per far ottenere «indebitamente» i due contratti a persone a lui vicine.
I carabinieri del Noe hanno notificato un avviso di garanzia per le stesse ipotesi al capo della segreteria di Maroni, Giacomo Ciriello. Secondo l’accusa, il Governatore e Ciriello «abusando delle loro qualità e poteri», in particolare Ciriellio «materialmente ma su mandato di Maroni» avrebbe indotto esponenti di Eupolis (l’Ente della Regione per la ricerca, la statistica e la formazione) e di Expo 2015 a dare «indebitamente» utilità economiche a Mara Carluccio e a Maria Grazia Paturzo. In particolare, «non essendo riusciti a collocarle presso lo staff del presidente in quanto la loro assunzione sarebbe stata soggetta ai controlli della Corte dei Conti sulla Regione», Ciriello avrebbe ottenuto i due incarichi «manifestando che tale era il desiderio del presidente Maroni».
Maria Carluccio avrebbe ottenuto da Eupolis un contratto di consulenza per 29.500 euro, Maria Grazia Paturzo un contratto di sei mesi da 5.417 euro al mese da esponenti di Expo, anche tramite la società Obiettivo Lavoro Temporary. Secondo i magistrati di Busto Arsizio, i reati sarebbero stati commessi il 4 luglio scorso.
Una nota della Regione sottolinea come l’indagine non ha nulla a che vedere con appalti e contratti per i lavori dell’Expo e che i contratti contestati non sono stati stipulati dalla Regione. Quanto a Maroni, «ha preso visione dei documenti relativi alla contestazione» e «si è reso immediatamente disponibile agli Uffici del Procuratore per chiarire la regolarità e correttezza della questione».
«Ho ricevuto un avviso di garanzia da parte del dott. Fusco della Procura della Repubblica di Busto Arsizio -ha confermato lo stesso Maroni -. Sono assolutamente sereno e, allo stesso tempo, molto sorpreso. Per quanto a mia conoscenza, è tutto assolutamente regolare, trasparente e legittimo. Si tratta di due contratti a termine per persone che svolgono, con mansioni diverse, attività quotidiana di supporto della Regione Lombardia dalla sede di Roma. La loro attività è finalizzata alla ottimizzazione e alla efficienza della macchina organizzativa in vista dell’evento Expo. In particolare, una figura professionale ha un preciso scopo di raccordo tra la Regione Lombardia e la Società Expo, mentre l’altra, di provata esperienza professionale, ha un ruolo di consulenza delle diverse tematiche organizzative legate a Expo. Sono, ribadisco, sereno e fiducioso che le cose verranno al più presto chiarite» ha concluso Maroni.
In una nota, la società Expo Milano 2015 spiega come «con il socio Regione Lombardia sono in essere, tra gli altri, due importanti progetti: il “World Expo Tour” e il tour nelle province lombarde. In tali ambiti la Regione ed Expo 2015, operando attraverso proprie strutture, hanno convenuto di individuare una figura di “raccordo” sui progetti. Poiché le attività connesse alla gestione delle relazioni con le istituzioni hanno per loro natura intrinseca carattere fiduciario, Expo 2015 ha accolto la segnalazione di Regione Lombardia, attraverso il gabinetto del presidente, che ha indicato in Maria Grazia Paturzo il profilo idoneo al ruolo da ricoprire, data la sua provata esperienza in ambito istituzionale».

dalla "Padania" del 15.7.14

 
 
 

L’Italia “bara” sulle procedure di ASILO, giallo su sanzioni Ue

Post n°1688 pubblicato il 14 Luglio 2014 da accorsiferro
 
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Il commissario europeo agli Affari interni lamenta la mancata registrazione delle impronte digitali allo scopo di scaricare i rifugiati sugli altri Paesi. Ma smentisce l’ipotesi di ritorsioni

di Andrea Accorsi

Giallo sulla possibile, ennesima bacchettata europea all’Italia. Stavolta a far arrabbiare gli eurocrati di Bruxelles è un “trucco” al quale ricorrerebbe il nostro Paese per limitare il numero di clandestini da ospitare sul territorio nazionale dopo il loro sbarco, così da scaricarli sulle spalle degli altri partner europei. La Commissione Ue si è affrettata a smentire l’ipotesi di una procedura di infrazione in corso. Ma c’è il fondato sospetto che a puntare il dito contro l’Italia siano i governi di altri Paesi membri.
Tutto nasce da una intervista della commissaria Ue agli Affari interni, la svedese Cecilia Malmstroem, ad un quotidiano del suo Paese (Dagens Nyheter) nella quale spiega che la Commissione europea starebbe studiando eventuali procedure contro l’Italia perché ometterebbe di registrare i rifugiati che transitano sul suo territorio, nella speranza che si trasferiscano altrove. «La nostra impressione - dichiara la commissaria europea - è che l’Italia, e una parte degli Stati membri, non spieghino con sufficiente chiarezza ai cittadini che se vogliono chiedere l’asilo devono lasciare le loro impronte digitali». Niente impronte, nessuna richiesta di asilo corretta. E quindi nessun obbligo di tenersi gli “asilanti”. Ma anche una violazione bella e buona della convenzione di Dublino, che impone ai richiedenti asilo di presentare la loro domanda al Paese dell’Unione europea in cui sono approdati per primo: nella stragrande parte dei casi, considerata la geografia europea, la Penisola, con le sue coste a breve distanza dall’Africa.
Secondo il giornale scandinavo, la Malmstroem «non esclude che la Commissione Ue proceda contro l’Italia davanti alla Corte di giustizia dell’Ue». Per la commissaria «il problema è che dobbiamo essere capaci di dimostrare che questi atti sono sistematici e deliberati». Gli italiani, sottolinea, «devono ovviamente rispettare la legge, mentre ci sforziamo di aiutarli in una fase in cui hanno accolto da 40 mila a 50 mila persone in breve tempo».
Immediata la smentita della Commissione europea. Secondo il portavoce dello stesso commissario, l’esecutivo di Bruxelles sta esaminando «la questione, dato che alcuni Stati membri hanno espresso preoccupazioni in proposito, ma nessuna azione ufficiale è stata presa in merito». Dunque la Ue «non sta pensando a una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia in merito a presunte mancate registrazioni di impronte digitali di richiedenti asilo».
Ma diversi governi europei sospettano che l’Italia consenta un transito troppo facile dei rifugiati che sbarcano nella Penisola dalle aree calde del Mediterraneo, in modo che possano registrarsi e chiedere asilo più tardi in altri Paesi membri della Ue. È quanto affermano fonti della stessa Commissione europea, secondo le quali Cecilia Malmstroem avrebbe ricevuto segnalazioni in tal senso da alcuni Stati membri.
Una procedura d’infrazione della Commissione nei riguardi dell’Italia, rimasta ferma al primo stadio della la messa in mora, era già stata avviata nel 2012, ma riguardava le condizioni di accoglienza dei rifugiati e le difficoltà pratiche da loro spesso riscontrate per accedere alle procedure di richiesta dell’asilo.
Per l’on. Paolo Grimoldi «nel giallo delle sanzioni Ue per la mancata identificazione dei clandestini l’unico dato certo è che i tanti appelli all’Europa di Alfano non se li è filati nemmeno l’ultimo usciere di Bruxelles. Il Paese continua ad essere cornuto e mazziato, perennemente in bilico tra sanzioni e aiuti mai arrivati per il mancato rispetto delle regole di Schengen. Intanto i clandestini arrivano a migliaia e l’Italia si conferma lo zimbello di Bruxelles».

dalla Padania del 4.7.14

 
 
 

Ai CLANDESTINI altri 130 milioni e pure le CASERME

Post n°1687 pubblicato il 14 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il ministro della Difesa, Pinotti, illustra il piano del governo per far fronte all’emergenza sbarchi: altri soldi e strutture per accoglierli tutti

di A. A.

Ma allora i soldi ci sono. Peccato che li spendono tutti nel modo sbagliato. In una intervista al Mattino il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha annunciato le prossime mosse del governo per porre «un argine alla tragedia degli sbarchi dei migranti». L’esecutivo si appresta a varare «un piano da 130 milioni» di euro per l’emergenza. Serviranno per i centri di accoglienza temporanei, «ma non solo. Saranno utilizzati - ha puntualizzato la ministra - per le attività necessarie ad assistere gli immigrati appena sbarcati».
Non basta. «È in atto uno screening sulle caserme, per verificare la possibilità di utilizzarne qualcuna come centro di accoglienza». Destino davvero insolito, quello delle caserme sparse sul territorio nazionale: da presidio contro gli invasori a loro rifugio.
Sempre la Pinotti ha parlato di un diverso rapporto con la Libia e del coinvolgimento dell’Onu per tentare di fermare gli sbarchi. «Il nuovo governo libico - ha detto - potrebbe favorire un’intesa con l’Onu. Si potrebbe chiedere alla Libia di fare richiesta all’Unhcr di intervenire ad evitare tragedie ulteriori, magari aprire campi umanitari sotto controllo Onu. La politica del governo Renzi in materia di immigrazione è ormai nota: puntiamo, come ribadito dal premier, ad un’evoluzione della politica europea in materia, ma anche ad un diverso rapporto con la Libia». Ma «c’è bisogno di più fondi comunitari in tema di immigrazione, anche per trasformare Frontex. Il richiamo all’articolo 80 (del trattato sul funzionamento della Ue, nda), che specifica il principio di solidarietà e la ripartizione delle responsabilità nelle politiche comunitarie, è faro per chiedere un cambio di rotta sull’immigrazione a tutta l’Europa».
A proposito dei presìdi militari sacrificati sull’altare dell’immigrazione incontrollata e senza freni, mercoledì alcuni reparti del Reggimento Cavalleggeri Guide di Salerno appartenenti alla Brigata Garibaldi sono stati destinati all’accoglienza dei 1.044 immigrati arrivati nel porto della città a bordo della nave “Etna” della Marina Militare. Ne dà notizia l’Esercito sul suo sito. Le Guide hanno organizzato aree di sosta riparate dal sole e collaborato con le forze dell’ordine nell’accoglienza e nel controllo dei clandestini sbarcati. L’impegno «è durato fino alla serata per completare le operazioni di profilassi sanitaria e l’identificazione da parte delle forze di polizia, successivamente gli immigrati sono partiti per i centri di accoglienza della regione e in alcune località delle regioni limitrofe».
Secondo quanto riferisce L’Espresso citando stime del ministero del Lavoro libico, negli ultimi mesi hanno cercato scampo in Libia ben tre milioni di persone. Si tratta di individui sprovvisti di documenti e fuggiti da Siria, Eritrea, Somalia, Mali, Niger, Nigeria, Camerun, Sudan e Congo. A questi tre milioni di profughi, sottolinea il settimanale, la Libia non ha nulla da offrire e il limite alle partenze è dato in questo momento soltanto dalla mancanza di imbarcazioni o di soldi per pagare la traversata.
Così, se da gennaio l’Italia ha già superato il record dei 61 mila profughi raggiunto nel 2011, l’anno d’inizio delle rivoluzioni arabe, potremmo essere soltanto all’inizio del peggio. Una pressione senza precedenti sulla rete di assistenza, già scarsa, di prefetture e Comuni.
«Oltre ai morti delle ultime ore, alle immagini dei sopravvissuti che abbracciano i loro bambini - scrive Fabrizio Gatti sull’Espresso - sono i numeri a smascherare la lontananza dell’Unione europea da quanto sta accadendo. Sapete a quanto ammonta lo stanziamento per il 2014 assegnato da Bruxelles a Frontex per controllare tutti i confini dell’Unione? Sono 89 milioni 197 mila euro. Poco più di quanto hanno incassato i trafficanti libici ed egiziani in appena sei mesi: cioè 97 milioni 600 mila dollari Usa al costo a persona di 1.600 dollari, la valuta richiesta all’imbarco. Più il milione e mezzo pagato dal migliaio di profughi che da ottobre a oggi sono annegati durante il viaggio. Un incasso per i criminali che al cambio supera i 75 milioni di euro».

dalla "Padania" del 4.7.14

 
 
 

Tutti in soccorso di Alitalia Ma la vera TRATTATIVA decollerà solo MARTEDÌ

Post n°1686 pubblicato il 03 Luglio 2014 da accorsiferro
 
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Nessun risultato dall’incontro tra ministro e sindacati, che però sono d’accordo sulla necessità di studiare «tutte le opportunità alternative alla mobilità» per i 2.251 esuberi

di A. A.

Partirà martedì prossimo «la vera trattativa» tra governo, sindacati e azienda sugli esuberi previsti dal piano Etihad per Alitalia. È questa la nuova scadenza fissata ieri nel corso dell’incontro tra il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e Cgil, Cisl, Uil e Ugl con le rispettive federazioni di categorie. «Sarà allora - ha detto il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, dando l’annuncio al termine dell’incontro - che la trattativa vera potrà partire».
Per il ministro Lupi «i numeri sono molto chiari: nel piano industriale si parla di 2.251 esuberi. Ora valutiamo se ci possano essere prospettive di ricollocazione. Il lavoro che si deve fare ora - ha spiegato ancora il ministro - è verificare, all’interno del perimetro e della filiera industriale, se, prima della mobilità, ci possano essere prospettive di ricollocazione». È questa, dunque, la rotta che si seguirà, nel corso della trattativa che partirà martedì tra governo, azienda e sindacati. «Verificheremo - ha aggiunto Lupi - tutte le opportunità, di percorsi alternativi alla mobilità».
Quanto all’ipotesi circolata in questi giorni su una possibile esternalizzazione dei servizi di information tecnology alle Poste, «va verificata dall’impresa e dai sindacati». Quello che è certo è che «quando parliamo di esternalizzazioni, vanno valutate tutte le opportunità all’interno del sistema industriale».
L’obiettivo del governo è «chiudere entro la fine della prossima settimana»: questa la scadenza indicata dal ministro delle Infrastrutture e trasporti, per il quale «da martedì si lavorerà ad oltranza sui tempi posti e si entrerà nel merito».
Come ha indicato Lupi, i tempi della trattativa tra governo, azienda e sindacati sono molto stretti anche in vista dell’arrivo a Roma dell’amministratore delegato (ceo) di Etihad, James Hogan che, fra l’altro, ha convocato una conferenza stampa per il 16 luglio per presentare il nuovo volo Roma-Abu Dhabi. Insomma, prima di quella scadenza, l’obiettivo è di tagliare il traguardo di un accordo con i sindacati. «Ognuno - ha detto Lupi - deve assumersi le proprie responsabilità».
L’obiettivo del governo, «molto chiaro e condiviso», è «rilanciare la compagnia di bandiera con il minor impatto sociale» ha detto Lupi al question time. La trattativa in corso tra Alitalia e Etihad è «ormai arrivata alla conclusione» con la disponibilità «anche formale della compagnia di Abu Dhabi di chiudere l’accordo». Per la prima volta, ha aggiunto il ministro, «ci troviamo non davanti alla prospettiva del baratro ma di un grande piano industriale di rilancio: dovrebbe essere nell’interesse di tutto il Paese che si concluda nel miglior modo possibile». L’occupazione, sottolinea, «si crea solo se finalmente c’è sviluppo e sviluppo industriale». Quanto agli esuberi, verranno messi a disposizione «gli ammortizzatori sociali e gli strumenti preposti perché con attenzione venga data risoluzione anche a questo problema». Per quanto riguarda le banche e i soci privati, «siamo alla conclusione dell’accordo e nei prossimi giorni dovremmo andare alla definizione completa e alle risposte complete per quanto riguarda la posizione dei soci privati, dell’assetto societario e dei debiti dell’azienda con le banche».
«Senza la piena adesione del sindacato al piano industriale non siamo disposti a partecipare al finanziamento» ha puntualizzato il presidente del cdg di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. «Martedì c’è stato un incontro a Palazzo Chigi al quale ha partecipato anche il nostro ad - ha aggiunto - per quanto riguarda le banche ci si avvia ad un accordo. Da parte nostra, abbiamo condizionato la nostra partecipazione all’accordo al fatto che tutti i problemi che ha posto sul tavolo Ethiad vengano risolti a partire dall’accordo con i sindacati».
Sul fronte sindacale, nel corso dell’incontro con il governo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha detto no ad altre migliaia di esuberi. «Abbiamo detto con nettezza - ha riferito Camusso al termine della riunione - che non si può avere un’altra vicenda Alitalia che si traduce in migliaia di esuberi. Per noi il confronto ha la finalità di non determinare eccedenze di personale».
«Stiamo lavorando per ridurre il più possibile il numero degli esuberi»: questo l’impegno indicato dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Dobbiamo lavorare - ha detto - per trovare un sistema per dare garanzie a tutti. Stiamo lavorando perché ogni azienda di riferimento possa assorbire un po’ di persone». Quello che è un punto fermo per Bonanni è che «bisogna chiudere, perché sennò saltano 22 mila persone dell’indotto».
Per Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, «il problema era come avviare la fase finale della trattativa con tutti i soggetti e abbiamo discusso su come arrivare a questa fase conclusiva in modo serio. Bisogna trovare una soluzione che salvi tutti i lavoratori in qualche modo e che permetta di chiudere un accordo con Etihad che consideriamo importante. L’obiettivo è chiudere l’accordo entro metà luglio». Infine, il responsabile del dipartimento confederale Trasporti, reti e infrastrutture dell’Ugl, Ermenegildo Rossi, si è detto convinto che la questione Alitalia «vada risolta all’interno di un più generale intervento di ristrutturazione e riorganizzazione del comparto del trasporto aereo».

dalla "Padania" del 3.7.14

 
 
 

ANCORA SCHULZ Salvini: «O si disfa l’Europa o si muore»

Post n°1685 pubblicato il 02 Luglio 2014 da accorsiferro
 
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Il socialdemocratico tedesco rieletto presidente del Parlamento di Strasburgo. Bizzotto: «Il vecchio che avanza, il peggio della nomenclatura europea è servito»

di Andrea Accorsi

L’Europarlamento ricomincia da Martin Schulz. Il socialdemocratico tedesco, del quale si ricordano solo gli insulti a Berlusconi, è stato rieletto alla prima votazione presidente del Parlamento europeo con 409 dei 612 voti validi espressi. «Un socialista, statalista e tedesco, che comanda a Strasburgo - ha commentato Matteo Salvini -. Pessima notizia, o si disfa l’Europa o si muore».
Schulz era già stato presidente dell’Europarlamento negli ultimi due anni e mezzo della precedente legislatura. Gli altri candidati alla presidenza dell’Europarlamento erano lo spagnolo Pablo Iglesias, leader di Podemos, che ha ottenuto 51 voti, come l’austriaca rappresentante dei Verdi Urlike Lunacek, mentre 101 sono andati al conservatore britannico Sajjad Karim.
Schulz, che guiderà l’Aula di Strasburgo fino al gennaio del 2017, quando - come da tradizione - gli subentrerà un rappresentante del Ppe, è il primo presidente nella storia del Parlamento europeo a essere rieletto per un secondo mandato di due anni e mezzo. «Credo che una conseguenza del Consiglio europeo sarà che il patto di stabilità avrà bisogno di una necessaria flessibilità» ha detto, aggiungendo la previsione che oggi Matteo Renzi, nel discorso inaugurale del semestre di presidenza italiana della Ue, «ripeterà la posizione presa dal governo italiano nel Consiglio europeo».
Negativo il commento alla rielezione di Schulz dell’europarlamentare Mara Bizzotto. «Ci risiamo: in Europa, ancora una volta, è il vecchio che avanza. Bruxelles - incalza Bizzotto - punta sulla Germania e sull’usato “sicuro” Martin Schulz per mettere a tacere chiunque osi criticare quest’Europa delle banche e dei poteri forti. Con Schulz presidente dell’Europarlamento e Juncker a capo della Commissione Ue il peggio della nomenclatura europea è servito. Una spartizione di poltrone in piena regola che conferma tutto lo strapotere della Germania nelle politiche europee. Con queste premesse, non possiamo che aspettarci il peggio anche per i prossimi cinque anni, ma noi continueremo a batterci ogni giorno per difendere gli interessi della nostra gente e per la libertà dei nostri popoli».
In occasione della seduta inaugurale del nuovo Parlamento europeo, Nigel Farage e gli altri euroscettici dell’Ukip hanno voltato le spalle mentre l’Orchestra Filarmonica di Strasburgo eseguiva l’Inno alla gioia di Beethoven. In precedenza, si era tenuta una Marcia per la libertà di 24 europarlamentari dell’Ukip.
Da parte sua Florian Philippot, numero due del Front national di Marine Le Pen, e altri suoi colleghi sono rimasti seduti. «Non riconosciamo o rispettiamo la bandiera né l’inno europei. Sono entrambi simboli della nostra servitù all’interno di un’unione politica che il popolo britannico rifiuta»: così l’eurodeputato Paul Nuttall, numero due dell’Ukip. «Faremo - ha proseguito - tutto quello che possiamo al Parlamento europeo per contrastare il sistema federalista che ignora la nostra democrazia nazionale e conduce milioni di persone in tutta Europa verso povertà e disoccupazione. Ci alziamo per la nostra gente, non per la bandiera e l’inno dell’Unione europea». Nuttall ha poi sottolineato che «democrazia nazionale e adesione all’Ue sono icompatibili. Faremo tutto il possibile per liberarci da questa istituzione corrotta».
Nel pomeriggio è arrivato a Strasburgo anche Beppe Grillo per partecipare alla riunione del gruppo Efdd, che comprende gli eurodeputati del M5s. Intercettato dai cronisti al suo arrivo, Grillo ha risposto con un ironico «Renzi chi?» a chi gli chiedeva se incontrerà nei prossimi giorni il presidente del Consiglio. «Io parlo solo con Van Rompuy, Merkel, Schulz e farò due parole anche con Juncker» ha detto Grillo, che ha evitato di rispondere a chi gli chiedeva dell’iniziativa presa da Nigel Farage, suo alleato, all’avvio della sessione del Parlamento.

dalla Padania del 2.7.14

 
 
 

Immigrati? NEIN danke La Germania ci umilia sulle richieste d’ASILO

Post n°1684 pubblicato il 02 Luglio 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il governo tedesco chiude le porte: «Tocca a voi proteggere i migranti. Sull’accoglienza abbiamo già dato, i prossimi ve li rimanderemo indietro»

di A. A.

I padroni dell’Europa continuano a prendere in giro l’Italia sull’immigrazione clandestina. Prima, l’ipotesi di un commissario europeo per la migrazione: ovvero un’altra poltrona, senza alcuna risorsa aggiuntiva per far fronte in concreto al fenomeno. Adesso, il rifiuto del partner tedesco di fare la sua parte nell’accoglienza degli immigrati che chiedono asilo. Rifiuto messo nero su bianco da un portavoce del ministero dell’Interno di Berlino ad Affaritaliani.it, sulla base del Regolamento di Dublino in vigore dal 2003.
Sui richiedenti asilo - secondo quanto riferito dal portavoce, che ha chiesto di restare anonimo in base alla prassi usata in Germania - la responsabilità è tutta e solo del nostro Paese. È l’Italia, infatti, che deve «controllare e proteggere i migranti che arrivano sulle nostre coste». Non solo. Quando «la Germania ha le prove che i richiedenti asilo politico vengono dall’Italia, li rimanda indietro». Infine: «Abbiamo accettato più richieste dell’Italia e non ci sentiamo obbligati a prenderne di più». Come dire: arrangiatevi.
Nella risposta al quotidiano on line italiano, il governo Merkel sottolinea come «abbiamo il più grande numero di domande di asilo politico di tutti gli Stati membri e questo significa che la nostra capacità è ormai al limite». Secondo i dati forniti, nel 2013 la Germania ha registrato 127 mila richieste di asilo politico contro le 27 mila dell’Italia. E l’accesso dei richiedenti asilo in Germania risulta ulteriormente aumentato nel primo trimestre del 2014.
Come se non bastasse, sostiene Berlino, «in base al Regolamento di Dublino su chi deve occuparsi di chi fa richiesta di asilo politico, la responsabilità è solo dell’Italia in termini di verifica, controllo e protezione dei migranti». E «quando possiamo provare che un migrante è arrivato in Germania attraverso l’Italia, lo rimandiamo indietro». Con  tanti saluti alla solidarietà e agli interessi comuni.
«Circa 500 immigrati, sbarcati in Sicilia, sono in arrivo a Malpensa. Tutti gli amministratori della Lega diranno di no a ogni tipo di spesa che riguardi queste persone: prima viene la nostra gente!». Così Matteo Salvini su Facebook.

dalla "Padania" del 2.7.14

 
 
 
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INFO


Un blog di: accorsiferro
Data di creazione: 04/03/2006
 

IL FILM CHE ABBIAMO VISTO IERI SERA

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** = merita
* = non merita

 

I LIBRI CHE STIAMO LEGGENDO

Daniela:

Mille splendidi soli
di K. Hosseini
(Piemme)

Andrea:

Appunti di un venditore di donne
di G. Faletti
(Baldini Castoldi Dalai)

 

I NOSTRI LIBRI PREFERITI

Anna Karenina di Lev Tolstoj

Assassinio sull'Orient-Express di Agatha Christie

Cime tempestose di Emily Bronte

Dieci piccoli indiani di Agatha Christie

Genealogia della morale di Friedrich Nietzsche

Guerra e pace di Lev Tolstoj

Illusioni perdute di Honoré de Balzac

Jane Eyre di Charlotte Brontë

Le affinità elettive di Johann W. Goethe

Madame Bovary di Gustave Flaubert

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

 
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