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I NOSTRI LIBRI

- I personaggi più malvagi della storia di Milano
(NOVITA' DICEMBRE 2013)

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- Milano giallo e nera (2013)

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- Gli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia (2013)

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- Le famiglie più malvagie della storia (2011, II edizione)

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- 101 personaggi che hanno fatto grande Milano (2010)

  

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- Il grande libro dei misteri di Milano risolti e irrisolti (2006, III edizione)

 

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- Milano criminale (2005,  esaurito)

 

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I LIBRI DI DANIELA

- Le grandi donne di Milano (2007, II edizione)

  

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I LIBRI DI ANDREA

I grandi delitti italiani risolti o irrisolti (NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA, 2013)

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- Bande criminali (2009) 

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- I grandi delitti italiani risolti  o irrisolti (2005, esaurito)

 

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 - La sanguinosa storia dei serial killer (2003, esaurito)

 

 

 

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Liguria e Veneto contro l’arrivo di altri “profughi”

Post n°1636 pubblicato il 14 Aprile 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Viale: le istituzioni locali boicottino i tavoli dei prefetti come in Lombardia

di Andrea Accorsi

Si allarga la protesta del Nord contro l’arrivo di altri immigrati irregolari sul territorio. Dopo l’annuncio dell’assessore alla Sicurezza e all’Immigrazione della Regione Lombardia, Simona Bordonali, in base al quale l’Ente non parteciperà ai tavoli delle Prefetture per sistemare 500 stranieri nella regione, il Segretario nazionale della Lega Nord Liguria, Sonia Viale, lancia un appello alle istituzioni liguri, affinché disertino, quando saranno convocati, i tavoli delle prefetture sull’ospitalità e le modalità di accoglienza delle migliaia di clandestini. Solo una minima parte di essi saranno riconosciuti profughi effettivi, dopo una lunga procedura.
«La Liguria segua l’esempio della Lombardia e si disertino i tavoli delle prefetture - è l’invito di Sonia Viale -. La netta presa di posizione dell’assessore lombardo è assolutamente condivisibile, e deve fungere da esempio. Non sappiamo se le Amministrazioni di sinistra, che predicano il buonismo e nulla fanno per fermare questa invasione incontrollata, saranno capaci di fare come la Lombardia e di pensare ai propri cittadini prima di ogni altra cosa. Ma di sicuro lo faranno i rappresentanti della Lega nelle istituzioni liguri».
Dal Veneto si leva la voce dell’europarlamentare Mara Bizzotto, vice Segretaria veneta della Lega Nord, in merito all’arrivo di altre centinaia di profughi in varie località del Nordest dopo i massicci sbarchi degli ultimi giorni. «Non possiamo e non vogliamo più ospitare altri presunti profughi nel nostro territorio: il Veneto e il Vicentino hanno già dato, accogliendo fin troppi clandestini dall’identità sconosciuta e che il più delle volte hanno fatto perdere le loro tracce - lamenta l’on. Bizzotto -. È giunto il momento di dire basta alla fallimentare gestione dell’emergenza profughi messa in atto dal governo Renzi-Alfano: nei nostri paesi non c’è più posto per accogliere altri immigrati».
Quanto all’Italia, spiega l’eurodeputata, «il nostro Paese, lasciato scandalosamente solo dall’Europa e con un sistema di accoglienza assolutamente folle, sta subendo una vera e propria invasione di immigrati. E mentre l’Italia sta collassando per questi continui sbarchi, gli altri Paesi europei vanno invece nella direzione opposta, chiudendo le frontiere o rispedendo a casa i clandestini».
Nella Penisola, ricorda ancora Mara Bizzotto, ogni presunto profugo, oltre a ricevere vitto e alloggio gratuiti, costa oltre 30 euro al giorno a carico delle casse pubbliche: «Una situazione francamente intollerabile e insostenibile -lamenta -, soprattutto se paragonata al nulla che viene dato ai nostri cittadini in difficoltà. In questo grave momento di crisi economica è nostro dovere pensare prima alla nostra gente e non agli immigrati».

dalla Padania del 13.4.14

 
 
 

Ci tengono d’occhio pronti a CENSURARCI Ma non ci fermeranno

Post n°1635 pubblicato il 11 Aprile 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Sconcertante monitoraggio dell’“Osservatorio sulle discriminazioni” che attacca il nostro giornale perché scriviamo «clandestini»

di Andrea Accorsi

Attacco alla Padania per i suoi articoli sugli immigrati. I contenuti del nostro giornale sono stati monitorati per alcune settimane, alla ricerca di «discriminazioni e fattori di rischio delle stesse di tipo etnico-razziale o religioso». Risultato: un elenco di articoli nei quali «si ravvisano rilievi di tipo discriminatorio o comunque non corretti in base alla normativa comunitaria ed italiana».
Ohibò, che cosa avremo mai scritto di così grave? Poco o nulla. Ad esempio, ci viene contestato di usare la parola “clandestino” per indicare gli immigrati irregolari. Oppure di «creare allarmi ingiustificati» circa la loro presenza sul territorio nazionale. E ancora, di usare «immagini stereotipate», di «falsare i fatti di cronaca», di ricorrere a titoli «pretestuosi ed enfatizzanti».
Ma chi sono i maestrini della comunicazione politically correct, che ci accusano di lesa deontologia professionale? Tanto per cominciare, non hanno nulla a che vedere con il giornalismo e l’informazione. Si tratta di tale associazione “Articolo 3-Osservatorio sulle discriminazioni”, con sede a Mantova. Peccato che al numero di telefono dell’associazione non risponda mai nessuno. Perché ne avremmo avute, di cose da chiedere.
L’associazione mantovana lavora per conto dell’“Antenna territoriale Unar”. No, non pensate a radio o televisioni: Unar sta per Ufficio nazionale antidiscriminazioni, che rientra fra gli organi della presidenza del Consiglio dei ministri. Ecco un buon suggerimento da dare a Renzi per la sua politica di tagli sulla pubblica amministrazione. Perché l’Ufficio, l’Antenna, l’Osservatorio e chissà cos’altro utilizzano soldi pubblici. E per fare cosa? Per perdere tempo a leggere i giornali - quelli “scomodi”, va da sé - e muovere gravi accuse sulla base di argomentazioni inesistenti, quando non addirittura risibili.
Per rendersene conto, basta sfogliare il rapporto del monitoraggio, pardon, dello «screening effettuato attraverso software dedicati», come si premurano di precisare gli autori nella e-mail recapitata al nostro direttore. Autori che non hanno avuto neppure il coraggio di firmare la loro opera, preferendo celarsi dietro un insondabile “staff monitoraggio stampa”.
La critica mossa più di frequente nei confronti dei quindici articoli finiti nella “lista nera” dell’Osservatorio è quella di usare il termine “clandestini” per gli immigrati irregolari. Ma rimuovere la parola non cambia la realtà. Certo, il governo ha cancellato il reato di clandestinità: ma questo non ci pare abbia trasformato di colpo le migliaia di clandestini che ogni giorno sbarcano nella Penisola in cittadini onesti e integrati, che rispettano la legge, lavorano e pagano le tasse. Anche il sindaco di Roma non vuole che si parli di nomadi, ma di “caminanti”. Senza accorgersi di cadere nel ridicolo.
Altra accusa: quando parla di immigrati, clandestini o no che siano, la Padania userebbe titoli «enfatizzanti e fuorvianti». Cari signori, il titolo è per definizione una forzatura, dovendo concentrare in poche parole il contenuto di un intero articolo. Ed è ovvio che, per non risultare noioso o banale, il titolo sottolinei ciò che fa più notizia, «enfatizzandolo».
Già da questi rilievi si può dedurre come il monitoraggio in questione sia una solenne boiata. Ma c’è dell’altro. A proposito di un altro nostro testo “bacchettato”, il fantomatico Osservatorio rileva come «l’articolo da conto (proprio così: da, senza l’accento) di un solo punto di vista e non viene offerta parola alla minoranza o a rappresentanti di essa». Cari signori: ma vi siete accorti che la Padania è per sua stessa natura un giornale di parte, meglio di partito, e quindi offrire «un solo punto di vista», ovvero quello del Movimento del quale è organo ufficiale, è proprio la sua mission, come direbbero gli strateghi del marketing?
In definitiva, da questa attività di dossieraggio un po’ grottesca emerge che quello che scriviamo va benissimo, come il modo in cui lo titoliamo. Perché è vero, drammaticamente vero, ed è presentato non in modo soft ma sanguigno, polemico, da stecca nel coro, com’è nel Dna della Lega. Certo, tutto questo non piace a qualcuno. Che, non potendo farci chiudere tout court, cerca di metterci il bastone tra le ruote con iniziative come il monitoraggio che ci ha preso di mira. Senza trovare nulla, ma proprio nulla, di rilevante sotto il profilo deontologico, figuriamoci sotto quello penale. Ma non finisce qui.
Già, perché il monitoraggio in questione è oggetto di una interrogazione del deputato Davide Caparini alla presidenza del Consiglio. «È evidente - si legge nell’interrogazione - il carattere intimidatorio dell’azione di un ente di emanazione governativa tipico dei regimi autoritari e con contorni da censura politica con l’intento di impedire a individui, associazioni, partiti e mezzi di informazione di divulgare informazioni ed esprimere opinioni contrarie a quelle del potere esecutivo. Tale censura si realizza attraverso il divieto di trattare taluni argomenti o attraverso il controllo preventivo dei contenuti divulgati dai mezzi di informazione. La censura fascista in Italia - ricorda ancora Caparini - consisté nel controllo della comunicazione e, in particolare, della libertà di espressione, di pensiero, di parola, di stampa e nella repressione della libertà di associazione, di assemblea, di religione avutasi soprattutto durante il Ventennio».
A Renzi viene chiesto di far gentilmente sapere quanto costa questo servizio di monitoraggio, quante sono le persone che vi vengono impiegate, quanti sono i dipendenti dell’Unar e a quanto ammontano i relativi costi. E ancora, se non ritiene simili pratiche «lesive dei diritti di libertà di espressione e di stampa garantiti costituzionalmente» e infine «se non valuti che il comportamento dell’Unar sia andato ben oltre le funzioni ad esso assegnate dalla norma istitutiva».

dalla Padania dell'11.4.14

 
 
 

«Altro che secessionisti, il VERO pericolo viene dai gruppi antagonisti»

Post n°1634 pubblicato il 10 Aprile 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Stucchi, presidente del Copasir: «Nessun atto violento ma solo frasi forti da chi rivendicail diritto all’indipendenza»

di Andrea Accorsi

Altro che pericolosi secessionisti. Il vero pericolo di azioni violente, mirate a destabilizzare l’ordine interno, non arriva certamente dall’area autonomista e indipendentista. Ne è convinto il senatore Giacomo Stucchi, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), l’organo parlamentare di controllo dei servizi segreti. Stucchi ricorda come atti di violenza siano spesso riconducibili agli antagonisti e agli ambienti anarco-insurrezionalisti. Senza dimenticare il continuo, massiccio ingresso nel nostro Paese di immigrati irregolari provenienti dalle aree “calde” del mondo. Ma almeno su questo fronte, i controlli in atto lasciano più tranquilli circa la possibilità che fra di loro vi siano estremisti.

Senatore Stucchi, i secessionisti veneti arrestati una settimana fa rappresentano davvero una minaccia per l’ordine interno?

«Penso di no. Non risultano infatti atti violenti compiuti da queste persone che, al contrario, rivendicano pacificamente il diritto all’indipendenza. Anche il famigerato tanko di latta (nella foto) non poteva certo rappresentare un pericolo vero e reale».

Ma allora perché sono stati messi in galera?

«La mia opinione è che nelle indagini disposte dalla magistratura siano state acquisite una serie di conversazioni degli arrestati, il cui significato è stato interpretato in maniera errata e, soprattutto, sopravvalutato rispetto alla reale portata».

Anche perché, a pochi giorni dagli arresti, sono già cominciate le scarcerazioni...

«Sì, si sta già verificando, piano piano, che uno dopo l’altro vengano tutti rimessi in libertà. Per questo immagino che alla fine non si arriverà ad alcuna condanna. Il punto è che la legge condanna coloro che con atti violenti attentano all’unità dello Stato, e qui non c’era nulla di violento se non, pare di capire, alcune espressioni verbali. Che però non sono assolutamente atti concreti. Quelle frasi possono essere anche dettate da rabbia, da uno stato d’animo particolare. Ma una cosa è esprimere la propria rabbia con toni forti, un’altra compiere atti reali violenti».

Al Comitato che presiede sono mai pervenute segnalazioni di pericoli derivanti da gruppi di secessionisti o indipendentisti?

«Quella di cui parliamo cui è stata un’inchiesta della magistratura. Per quanto riguarda l’attività del Copasir, che controlla e non dirige l’attività dell’intelligence, credo di poter dire che in questa vicenda i Servizi non hanno avuto parte alcuna, a maggior ragione valutata l’assenza di pericoli di azioni violente poste in essere dagli arrestati. Il processo alle idee non si può fare, e la rivendicazione di autonomia e indipendenza, ove condotta in modo non violento, come nel caso ad esempio del referendum veneto, non rientra nella mission dell’intelligence. Al contrario, per spiegare meglio il concetto, sono più pericolosi, e quindi ritengo giusto controllarli, certi gruppi antagonisti o anarco-insurrezionalisti che pianificano e mettono in atto forme inaccettabili di protesta in cui non si fanno problemi a utilizzare la violenza».

Pensa anche a certe frange del movimento No Tav?

«Penso a movimenti simili in cui determinati soggetti, che poi sono sempre gli stessi, sfruttano di volta in volta argomenti diversi come Tav, Mose, Dal Molin o quant’altro per compiere atti violenti. L’antagonista o contestatore violento di professione prescinde dall’oggetto e lo prende a pretesto per compiere molto spesso gesti violenti come forma di lotta politica. Io, al contrario, sono per una contrapposizione politica che utilizzi la forza delle idee. La contrapposizione allo Stato è lecita e condivisa dalla gente solo se si rinuncia alla violenza».

Ritiene fondato il rischio che fra le centinaia di immigrati che ogni giorno entrano clandestinamente nel nostro Paese ci siano estremisti o appartenenti a cellule terroristiche?

«Arriva un po’ di tutto, quindi potrebbe in linea teorica esserci anche questa possibilità. Ma vengono fatti controlli, a dire il vero anche molto puntuali, per evitare che questo accada. Spesso ci sono persone che arrivano delle quali non conosciamo nemmeno l’identità oltre che la storia. In questi casi è necessario accertare bene con chi si ha a che fare, conoscerne la provenienza per poterne valutare l’eventuale pericolosità. Per esempio, se un immigrato arriva da un Paese in cui è in corso una guerra civile, come la Siria, cautela vuole che si facciano dei controlli approfonditi ed essere così certi di aiutare solo i soggetti giusti».

Quindi, almeno su questo, possiamo stare tranquilli?

«Per adesso il sistema ha funzionato. È un lavoro che viene svolto con strumenti adeguati da persone preparate per farlo al meglio. Detto questo, essere sempre completamente tranquilli nella vita non è possibile per nessuno. Ma il fatto che ci siano questi controlli fa rientrare la preoccupazione entro livelli ragionevoli».

 

dalla "Padania" del 9.4.14

 
 
 

Popolo del Nord a Verona: «In GALERA i delinquenti, non chi chiede LIBERTÀ»

Post n°1633 pubblicato il 08 Aprile 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

In migliaia per esprimere solidarietà ai secessionisti arrestati. Salvini: il 25 festeggeremo la nostra liberazione

di Andrea Accorsi

Liberi subito. Lo invoca Salvini dal palco, lo ripetono gli altri intervenuti in piazza dei Signori, lo gridano con il cuore e con la rabbia dei giusti le migliaia di partecipanti alla manifestazione di domenica a Verona, che qualche organo di stampa vorrebbe contenere in un migliaio appena.
Dopo gli arresti che mercoledì scorso hanno portato in carcere 24 secessionisti veneti, la Lega ha promosso in quattro e quattr’otto una protesta popolare nel cuore del capoluogo scaligero. La risposta del popolo padano è stata pronta, massiccia, concorde. E come sempre all’insegna della non violenza: molti fra quanti hanno scelto di venire a trascorrere qui una bella domenica di primavera lo hanno fatto all’insegna dell’ironia. Alcuni hanno preso a spunto il “tanko”, la ruspa blindata degli indipendentisti, per sfilare con modellini o carriole travestite da carro armato, invitando provocatoriamente i magistrati ad arrestarli. Un gruppo di piacentini si è presentato munito di un arsenale di... fucili ad acqua, che hanno sventolato nel corso del corteo: «Un chiaro riferimento all’inconsistenza delle accuse mosse agli indipendentisti della Serenissima, a cui va tutta la nostra solidarietà», spiega il Segretario provinciale leghista, Pietro Pisani. Molti i cartelli che invitavano a liberare gli arrestati.
Ben altro atteggiamento hanno mostrato una ventina di attivisti dei centri (a)sociali muniti di bandiere No-Tav, che hanno tentato di fare irruzione nella piazza. Sono stati bloccati dall’intervento degli agenti di polizia schierati in assetto antisommossa.
Urla e fischi si sono levati dalla piazza all’indirizzo delle bandiere italiana ed europea esposte alle spalle del palco dei relatori sul palazzo della Prefettura. Tra i due vessilli, un’asta lasciata senza stendardo: fino alla mattina vi sventolava la bandiera del Veneto con il Leone di San Marco. Il malumore dei manifestanti è stato riassunto dal Governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha esclamato: «Chi si vergogna di esporre la bandiera del Veneto non ha diritto di rimanere in Veneto. È grave che non sia stata esposta, anzi, che sia stata ritirata la bandiera del Veneto - ha aggiunto Zaia - e non finirà qui».
Nel corso del suo intervento, Matteo Salvini ha chiamato sul palco i familiari di alcuni dei secessionisti detenuti, compreso un gruppo di bambini: «Pericolosissimi futuri indipendentisti, figli di federalisti e autonomisti», ha ironizzato. Poi ha spiegato i motivi della protesta: «Siamo qui a chiedere la libertà di pensiero e di parola, per loro, le loro mamme e i loro papà. La libertà non si processa e non si mette in galera. Le galere sono fatte per i delinquenti e per i mafiosi, non per i padri e le madri di famiglia. Gli investigatori non hanno trovato nemmeno una fionda e sfido chiunque a chiamare carro armato quella ruspa spara supposte. La scelta della Lega - ha rimarcato - è una scelta non violenta. Contrariamente a quanti la vorrebbero sotto terra, noi vogliamo seppellire la Fornero sotto 500 mila firme».
Salvini ha dato l’appuntamento per il 25 aprile: «È la festa della liberazione nazionale, però è anche la festa di San Marco. E noi vedremo di essere nelle piazze di ogni comune e valle del Veneto. È giusto ricordare la storia, ma noi siamo qua per guardare avanti, pacificamente. Sarà la festa della nostra liberazione, vogliamo discutere di politica senza galera in mezzo. Questa è un’indagine sbagliata con milioni di euro spesi per trovare una ruspa. Faccio un appello a tutti gli indipendentisti dal Salento, alla Lombardia, al Veneto. Se non libereranno subito queste 24 persone, andremo noi in quelle galere e le libereremo affinché quelle 24 persone possano tornare a lavorare. Questo non è un ultimatum - ha aggiunto - ma o tornano a casa entro questa settimana, o ci troveremo di fronte a quelle prefetture che mettono dentro gli indipendentisti e non i pedofili, stupratori e assassini».
Il Segretario federale ha quindi lanciato una sfida al premier Matteo Renzi. «Visto che vuole riformare la Costituzione, ci metta anche il diritto di resistenza, bocciato dai costituenti 70 anni fa. Era l’articolo tre ed erano due righe, che dicevano che la resistenza individuale e collettiva di fronte agli atti della pubblica amministrazione contrari ai diritti della Costituzione non solo è un diritto ma è un dovere del cittadino».
Quanto all’inchiesta della Procura di Brescia, «forse l’arresto lo hanno fatto per farci saltare i nervi, ma ci hanno fatto un regalo: ci hanno ricordato che siamo una comunità, che non ci sono gli orticelli. Parlo di Piemonte, Lombardia, Veneto e delle bravissime persone del Sud che sono tiranneggiate per avere dei voti. L’ultimo applauso - ha concluso Salvini dal palco -fatelo arrivare in quelle galere dove ci sono uomini e donne liberi che magari in questo momento condividono un pasto forse con uno spacciatore marocchino. Torneranno a essere uomini e donne libere: questo è il nostro impegno».
Presente a Verona anche Umberto Bossi. «Roma non mantiene mai le promesse, quindi questa è la normale reazione - ha detto il Senatur -. Quelli che sono a Roma vanno arrestati. Il Parlamento ha messo in un cassetto il Federalismo fiscale ed è forse anche per questo che la magistratura ha paura della valanga messa in moto dai popoli padani. Popoli risvegliati negli ultimi giorni dal Veneto. Spaventati da questa libertà, ora i politici mandano avanti i magistrati ma il Veneto, come il Piemonte e la Lombardia, non sceglierà la schiavitù. C’è un solo valore - ha sottolineato Bossi - che conta di più della gestione politica e amministrativa. È la libertà. La canaglia romana non riuscirà a tenere schiavi i popoli».
Per Luca Zaia l’indipendenza del Veneto «non è il fatto di un partito, ma un fatto del popolo, che ci chiede l’indipendenza. Spero che il Consiglio regionale voti presto la legge per il referendum ufficiale in tutto il Veneto. Io voto sì. Noi siamo per la via della legalità, del confronto giuridico. Molti - ha proseguito il Governatore del veneto - ci chiedono quali sono i problemi: sono quelli di una periferia dell’impero che ne ha piene le palle di Roma, i problemi di gente pacifica che sa cos’è il rispetto della legge e sa cos’è il sacrificio. Da Roma arriva l’insegnamento che se alzi la testa vai in galera. È l’ora di mettere assieme tutti i nostri movimenti e fare una grande manifestazione. Non possiamo chiedere al Veneto di tirare ancora la cinghia, perché non ci sono più buchi sulla cinghia e non possiamo dimenticare i 70 imprenditori che si sono uccisi nelle loro aziende».
Roberto Cota, Governatore del Piemonte e segretario della Lega Nord Piemont, ha detto: «Siamo tutti con il popolo del Veneto e per la sua libertà. Oggi la Lega ha organizzato una grande manifestazione».
Assente a Verona, Roberto Maroni ha detto ieri di essere d’accordo con Salvini sulla richiesta di scarcerazione immediata dei 24 indipendentisti. «Condivido al cento per cento quello che ha detto Salvini - ha affermato il Governatore lombardo. L’iniziativa giudiziaria mi pare veramente spropositata. Bisogna porre rimedio rimettendo in libertà persone che non possono essere arrestate per le loro idee».

dalla "Padania" dell'8.4.14

 
 
 

MARCIA DI LIBERTÀ A VERONA PER I 24 IN GALERA

Post n°1632 pubblicato il 07 Aprile 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Salvini: rischiano più degli assassini, quegli arresti gridano vendetta ma hanno risvegliato molte coscienze

di Andrea Accorsi

Una marcia di libertà. Così Matteo Salvini presenta la manifestazione di oggi a Verona a sostegno dei 24 secessionisti veneti arrestati mercoledì scorso. «Sta crescendo l’idea e abbiamo sentito il dovere morale di fare un’enorme manifestazione, una marcia di libertà, una catena umana del sorriso - ha spiegato il Segretario federale a Longarone (Belluno), dove ha reso omaggio alle vittime della tragedia del Vajont -. Qui si sente la voce del popolo, si sente il leone di San Marco. C’è voglia di libertà».
Per Salvini «alcuni saranno a Verona, altri non ci saranno perché la domenica è il giorno legato alla famiglia, al lavoro. Però questi 24 arresti gridano veramente vendetta e secondo me hanno risvegliato molte coscienze dormienti. Perché uno Stato che mette in galera dei sessantenni, dei settantenni, delle madri di famiglia, processandone la voglia di indipendenza letta come sovversione armata, è uno Stato di rincoglioniti che risveglia le coscienze».
Sull’inchiesta della Procura di Brescia, il Segretario del Carroccio taglia corto: «È roba da matti mettere in galera le idee. Che qualcuno possa credere che quella ruspa potesse fare male a qualcuno sparando “supposte” è una cosa degna di uno Stato fallito e finito. La soddisfazione - sottolinea - è che tanta gente leghista e non leghista ci è vicina. L’unica cosa che mi dispiace e che mi fa piangere il cuore è che 24 persone da ore e ore sono in carcere e credo che ci rimarranno ancora, perché altrimenti i magistrati farebbero una gran brutta figura se li lasciassero uscire dopo due giorni, visto che secondo l’accusa sarebbero pericolosi terroristi. Io ricordo che l’articolo 270 del codice penale che viene loro imputato comporta una pena minima di 7 anni e una pena massima di 14 anni di galera. Il rom che ha investito e ucciso un giovane a Milano ne ha avuti nove, per cui queste persone rischiano più degli assassini».
Le accuse mosse agli arrestati sono associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico e detenzione di armi da guerra. Inchiesta e operazione che hanno «del grottesco»: parola del Governatore lombardo, Roberto Maroni. «Conosco bene Franco Rocchetta - continua il presidente lombardo riferendosi al fondatore della Liga Veneta, che è fra i secessionisti arrestati - e tutto posso dire tranne che sia un violento o uno che ha in mente la violenza come metodo di lotta politica. Conosco Roberto Bernardelli (anche lui in carcere, nda) che uscì dalla Lega Nord, quando la Lega sposò l’indipendentismo e la secessione. Quindi mi sembra un po’ una cosa da matti» ha rimarcato Maroni, a margine dell’inaugurazione del Poliambulatorio Saint Bon 3, a Milano. «Mi unisco anch’io all’appello di Cacciari (l’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari) perché sia scarcerato Franco Rocchetta, perché mi pare, veramente, una cosa assurda».
Il Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, ha lanciato un forte appello per la liberazione «di tutte le 24 persone arrestate» da Bassano del Grappa (Vicenza) dove ha partecipato ad un convegno in difesa del tribunale cittadino. «È opportuno che siano giudicate senza le manette ai polsi, quindi libere, a casa, perché non scapperanno - ha detto Zaia -. Penso che i problemi di questo Paese siano altri e che sono ben altri i delinquenti da fermare in giro».
Il Governatore veneto ha quindi ribadito che «sarò presente alla grande manifestazione della Lega Nord a Verona per testimoniare la solidarietà verso queste persone. Anzi, è bene che un po’ tutti siano presenti, perché in quella sede lanceremo una petizione popolare per la liberazione di questi ragazzi. Ciascuno di loro chiarirà la propria posizione davanti ai giudici, ma non da carcerato. Spero anche - ha concluso Zaia - che i parlamentari del Veneto, nell’ambito delle loro funzioni, riescano a prendere in mano questa partita e presentarla al Parlamento affinché fatti del genere non accadano più».
L’appello a scendere in piazza oggi a Verona è rilanciato dai parlamentari del Carroccio. «Saremo tutti a Verona a manifestare - annunciano i deputati Marco Marcolin e Roberto Caon -. Dice bene il nostro Segretario: se lo Stato pensa di far paura a qualcuno, sbaglia di grosso. Aiuta i clandestini, cancellando il reato di clandestinità, libera migliaia di delinquenti con lo svuota-carceri, e arresta chi vuole l’indipendenza. Il regime ha paura e vuole mettere la museruola a tutti i veneti che chiedono libertà. Noi non ci stiamo e domenica saremo in piazza a far sentire la nostra voce».
Per le senatrici Emanuela Munerato, Patrizia Bisinella e Raffaela Bellot «l’indipendenza del Veneto è vicina, ecco il perché di tanto immotivato accanimento. I cittadini veneti - si legge in una loro nota congiunta - sono stanchi delle continue vessazioni di uno Stato che si fa vivo solo al momento della riscossione delle tasse. Noi saremo tutti in piazza a Verona, a manifestare pacificamente il nostro pensiero, come abbiamo sempre fatto. È finita l’epoca delle teste chine».
A Milano, ad un convegno con Mario Borghezio e Massimiliano Bastoni su Europa e Russia svoltosi nella sede del Consiglio di Zona 3, padre Nicholas Gruner, fondatore e presidente dell’Apostolato mondiale della Madonna di Fatima, ha invitato tutti a pregare la Madonna di Fatima «affinché dedichi la sua protezione sui 24 patrioti veneti ingiustamente incarcerati e affinché siano al più presto liberi».

dalla Padania del 7.4.14

 
 
 

Lavoro, che DISASTRO Persi MILLE POSTI al giorno, occupati al 55%

Post n°1631 pubblicato il 04 Aprile 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Disoccupazione cresciuta al 13% (+1,1% in un anno). In pratica, è a spasso quasi la metà della popolazione

di Andrea Accorsi

Lavorare è sempre più un lusso. Gli ultimi dati Istat non lasciano spazio all’ottimismo: nel Bel Paese ormai è occupata poco più della metà della popolazione. Un dato che «sconvolge» Renzi, al punto da far concludere al premier che «le ricette di questi anni sono sbagliate». Ma non tutta l’Europa è messa (male) come l’Italia. In Germania, ad esempio, il tasso di disoccupazione è pari alla metà, e continua a diminuire.
Secondo l’Istat, a febbraio il numero di disoccupati nella Penisola, pari a 3 milioni 307 mila, è aumentato dello 0,2 per cento rispetto al mese precedente (+8 mila) e del 9% su base annua (+272 mila). Il tasso di disoccupazione ha così raggiunto il 13%, «sostanzialmente stabile in termini congiunturali - rileva l’Istituto nazionale di statistica - ma in aumento di 1,1 punti percentuali nei dodici mesi».
Sempre nel mese di febbraio, gli occupati sono scesi a 22 milioni 216 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-39 mila) e dell’1,6% su base annua (-365 mila). Come dire che ogni giorno che passa si contano mille occupati in meno. Il tasso di occupazione è pari al 55,2%.
Pesanti anche i dati sulla disoccupazionale giovanile. A febbraio i disoccupati tra i 15-24enni sono 678 mila. La loro incidenza sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,3%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 0,5 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è pari al 42,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 3,6 punti nel confronto tendenziale.
Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni risulta sostanzialmente stabile a febbraio sia rispetto al mese precedente sia rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattività è pari al 36,4% e rimane stabile in termini congiunturali mentre aumenta di 0,1 punti su base annua.
Nell’area euro, a febbraio il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all’11,9%, sostanzialmente invariato rispetto a ottobre. Nella Ue a 28, secondo i dati Eurostat, la disoccupazione si è attestata al 10,6%, in lieve calo rispetto al 10,7% di gennaio. Fra gli Stati membri della Ue i tassi di disoccupazione più bassi sono stati registrati in Austria (4,8%) e Germania (5,1%), mentre i più elevati in Grecia (27,5%) e Spagna (25,6%). Su base annua gli incrementi più consistenti sono stati a Cipro (da 14,7% a 16,7%), in Grecia (da 26,3% a 27,5%) e in Italia (da 11,8% a 13%).
In Germania, come annunciato ieri dall’Agenzia federale del lavoro, i disoccupati sono scesi di 83 mila unità a 3.055.000, circa 43 mila in meno rispetto a marzo 2013.
In Europa anche la disoccupazione giovanile è inferiore a quella che si registra in Italia, e va calando. A febbraio nell’area euro, sempre secondo i dati forniti dall’Eurostat, il tasso di giovani sotto i 25 anni senza lavoro si è attestato al 23,5% rispetto al 24% dello stesso mese del 2013. Nella Ue a 28 il tasso si à ridotto dal 23,6% del febbraio dello scorso anno al 22,9%. Fra i Paesi membri, i tassi di disoccupazione giovanile più bassi sono stati registrati ancora in Germania (7,7%), Austria (9,4%) e Olanda (11,5%), mentre i più elevati in Grecia (58,3%), Spagna (53,6%) e Croazia (48,8%).
«La disoccupazione giovanile è un problema serio e in Italia sta anche peggiorando» ha detto il portavoce del commissario Ue al Lavoro, Laszlo Andor. Il problema dei giovani senza lavoro, ha sottolineato il portavoce, «è serio in molti altri Paesi membri» e per questo la Commissione ha lanciato il piano Garanzia per i giovani.
I dati Istat sulla disoccupazione sono «sconvolgenti, perdiamo mille posti al giorno» ha detto il premier Matteo Renzi a Londra nella conferenza con David Cameron. «In questi tre anni - ha proseguito - abbiamo perso troppa strada. È arrivato il momento di rimettersi a correre con performance economiche possibili, con uno sguardo di insieme condiviso con l’Europa che sia finalmente basato sulla crescita e non sulla burocrazia. Le ricette di questi anni sono sbagliate. Abbiamo un sistema in cui manca la flessibilità, le statistiche hanno visto crescere la disoccupazione nonostante le tante regole fatte avrebbero dovuto migliorare il quadro del gioco». Ma ancora una volta Renzi predica ottimismo: «Vedrete come tornerà sotto doppia cifra la disoccupazione - ha detto -. È un obiettivo che possiamo raggiungere».

 

dalla Padania del 2.4.14

 
 
 

Senato delle autonomie, i distinguo del Carroccio

Post n°1630 pubblicato il 04 Aprile 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Calderoli: se riforma vera, la voteremo. Zaia e Maroni: comprese le richieste delle Regioni, ma sulle competenze rischio neocentralismo

di A. A.

La Lega non chiude la porta alla riforma renziana del Senato. Tutt’altro. «Se la riforma è una riforma vera e non una finta, la Lega voterà la riforma - ha affermato il senatore Roberto Calderoli -. Se è seria, noi concorreremo con tutte le nostre capacità e credo che abbiamo una grossa esperienza alle spalle di questa materia».
Favorevoli, pur con qualche distinguo, anche i Governatori della Lombardia e del Veneto. «Mi sta bene il Senato non elettivo, mi sta bene il Senato della autonomie, che è anche la proposta che avevamo fatto noi come Regioni. Quindi, complessivamente, il testo, salvo alcune modifiche migliorative, non è un brutto testo - ha detto Roberto Maroni -. Ho letto il testo uscito dal Consiglio dei ministri e ci sono alcune modifiche migliorative, per esempio è stato tolto il trasferimento a Roma della Protezione civile, cosa che mi preoccupava molto».
Maroni precisa però che ci sono alcuni punti del testo presentato da Renzi che non trovano la sua approvazione. «C’è stato - spiega - un peggioramento della procedura che consente alle singole Regioni di ricevere e acquisire competenze che sono, invece, trasferite allo Stato. Mi riferisco al federalismo istituzionale, che richiede la maggioranza assoluta dei membri della Camera, e questo peggiora un po’ la prospettiva. Ma - conclude il Governatore lombardo - quasi tutte le richieste delle Regioni sono state comprese».
Anche Luca Zaia giudica positivamente la riforma, ma sottolinea come si doveva dimezzare anche la Camera («Pure quella costa»). Il Governatore del Veneto si dice invece preoccupato della riforma del Titolo V: «Una tragedia per le Regioni».
«Bene la cessazione di ben 350 poltrone di senatori - argomenta Zaia -. Ce ne saranno 148 che non saranno più stipendiati, sono i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni. C’è da ricordare, però, che questa proposta l’aveva avanzata la Lega Nord, ancora anni fa, e che il relativo referendum ottenne la maggioranza di sì soltanto in Veneto e Lombardia. Allora non è stato compreso, oggi sì. Meglio tardi che mai. Mi spiace, tuttavia, che non si sia intervenuti anche sulla Camera, con il dimezzamento dei parlamentari; non ne servono 600. E per quanto riguarda i componenti del Senato, invito il governo o il Parlamento a riconsiderare la rappresentanza delle Regioni. Al Veneto spetterebbero sei senatori, come le Regioni più piccole. Ci vuole una modifica».
Zaia liquida poi le 21 personalità previste nel Senato delle autonomie: «Non sappiamo che farcene, di saggi ne abbiamo avuti fin troppi». Mentre la riforma del Titolo V «ci mette in grave difficoltà, privando le Regioni di importanti competenze. Il governo ha dato avvio ad una forte regressione neocentralista, portando su Roma scelte fondamentali come quelle della sanità. Così non si fa promozione dell’autonomia».
Critiche al testo di Renzi arrivano dall’assessore al Bilancio e agli Enti locali della Regione Veneto, Roberto Ciambetti: «Nel futuro Senato la nostra Regione avrà meno eletti del Trentino-Alto Adige e conterà gli stessi rappresentanti del Molise. Siamo al tramonto della democrazia». Per l’assessore regionale quella di Renzi «non è una riforma, ma una svolta reazionaria neo-peronista. Renzi toglie alle Regioni ogni forma di autonomia. E assurdamente Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, cioè le tre regioni che da sole tengono in piedi il bilancio statale, avranno meno rappresentanti di quelli nominati dal presidente della Repubblica. Un uomo solo, in altre parole, conterà più di oltre 18 milioni di cittadini».

 

dalla "Padania" del 2.4.14

 
 
 

Salvini: siamo tornati nel CUORE della gente, diventeremo la casa dei POPOLI in Europa

Post n°1629 pubblicato il 01 Aprile 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il Segretario della Lega presenta il simbolo per le elezioni del 25 maggio: «Un referendum pro o contro l’euro, per il nostro futuro»

di Andrea Accorsi

La Lega si presenterà all’Europa come la casa delle identità e delle patrie, delle autonomie e dei popoli. «Noi non esistiamo solo sul web, siamo tornati nel cuore della gente. E non ci potranno fermare». Forte del successo riscosso nel primo fine settimana di campagna referendaria - «un risultato assolutamente incredibile» - Matteo Salvini presenta il simbolo e l’obiettivo per le elezioni europee del 25 maggio. Anzi, per «il referendum pro o contro l’euro» del 25 maggio: perché per il Segretario federale questo sarà, nella sostanza, il voto espresso dai cittadini.
Al termine del Consiglio federale del lunedì in via Bellerio («un Consiglio lungo e costruttivo»), Salvini ha voluto rimarcare la distanza che separa il Carroccio dalle altre forze politiche. «Noi facciamo decine di iniziative parlando di moneta, di futuro, di lavoro, di speranza». La battaglia contro la moneta unica sarà presente anche nel simbolo con il quale la Lega comparirà sulla scheda elettorale: una scelta inedita. Ma non l’unica: insieme ai simboli storici del Movimento (il nome, l’Alberto da Giussano e il Sole delle Alpi) ci saranno anche i simboli, accompagnati dalla scritta “Autonomie” e diversi da regione a regione, dei movimenti autonomisti che decideranno di affiancare la Lega nella lotta contro l’euro e l’attuale Unione europea.
«La prima differenza rispetto agli anni scorsi - ha tenuto a sottolineare Salvini - è che anziché inserire il nome del Segretario federale, diamo al simbolo un connotazione politica legata al futuro. lnserire lo slogan “Basta euro” per noi ha il significato di una sfida che ricorda quella di Davide contro Golia. L’euro gode del favore di Confindustria e dei sindacati, del Pd e di Forza Italia, di Grillo e di tutti quelli che non hanno la forza né il coraggio di dire che fuori dall’euro riparte il lavoro. Inoltre aggiungiamo un’altra parola importante, “autonomie”, visto che ci presenteremo con convinzione in tutta Italia, da Nord a Sud, con liste forti di uomini e donne e questa parola riassume le tante realtà che si sono avvicinate alla Lega in Sardegna, in Sicilia, in Tirolo, in Puglia, nella stessa Roma, dove la prossima settimana aprirò una sede della Lega e dove allestiremo un gazebo per i referendum vicino al Colosseo».
Nella versione presentata ieri, nel simbolo è presente in piccolo quello del movimento tirolese dei Freiheitlichen, ma altri accordi sono in programma con movimenti autonomisti «da Nord a Sud, dalla dalla Valle d’Aosta al Salento».
La Lega, ha proseguito il Segretario federale, «si presenta in Europa come la casa delle identità, delle patrie, delle autonomie, dei popoli. È una corsa in perfetta solitudine, ma meglio soli che male accompagnati. Ci rivolgiamo agli elettori del centrodestra, di Forza Italia e di Berlusconi, oltre che alle partite Iva, ai giovani e agli artigiani che si sono resi conto che l’euro è la morte. Ci riteniamo l’unico riferimento di centrodestra che possa fare convintamente questa battaglia. I sondaggi sono buoni, talvolta troppo e mi fanno toccare ferro. Ma vuol dire che il messaggio comincia a passare».
La dimostrazione è arrivata sabato e domenica scorsi, con le file di cittadini in coda ai gazebo per sottoscrivere i cinque referendum promossi dalla Lega in 1.300 piazze del Nord. «Un risultato incredibile, anche se qualche giornale non ci ha dato spazio, specie i grandi quotidiani, che qualunque cosa facciamo fingono di non vederla. Poi si chiedono perché perdono lettori... Per loro un peto di Renzi vale di più di centomila firme. Lasciamoglielo fare, trarranno le somme dei lettori persi alla fine del mese».
Salvini, che era affiancato dal giornalista Gianluca Savoini, ha quindi ceduto la parola a Eugenio Zoffili, responsabile federale della campagna referendaria. «Siamo partiti alla grande -ha detto Zoffili - con cinque  quesiti chiari, vero, concreti che toccano i problemi del nostro territorio e della nostra gente. Laddove altri parlano, la Lega ha agito con i fatti. Abbiamo allestito 1.379 gazebo in 13 regioni del Centro e del Nord e coinvolto oltre 5 mila amministratori comunali, non solo della Lega, per l’autenticazione delle firme di chi si recava ai gazebo. Ne abbiamo raccolte 101 mila, contiamo di raccoglierne almeno 600 mila per ogni quesito, per un totale di oltre 3 milioni di firme complessive. Siamo ben determinati - ha proseguito Zoffili - con i nostri 20 mila militanti e tanti altri che vogliono partecipare a questa campagna. Il 12 e 13 aprile saremo di nuovo sul territorio, ma la raccolta proseguirà nei mercati e in tutti gli 8 mila e più Comuni».
I referendum più firmati sono stati quelli contro la riforma Fornero e la legge Merlin, seguiti da quello per l’abolizione delle prefetture. «Sul sito ufficiale della campagna, www.vie niafirmare.org, abbiamo pubblicato 750 fotografie dei punti raccolta-firme, cui se ne aggiungono altre 5 mila sui social media. E il numero dedicato 02 66234234 è stato intasato di telefonate, anche dal Sud: ci chiedevano informazioni ma anche di organizzare gazebo nel Meridione».
Su alcuni dei referendum, ha ripreso Salvini, «sfido Renzi tutti i giorni via twitter: firmi o non firmi per chiudere le prefetture e per tassare la prostituzione? Sulla legge Fornero non glielo chiedo neanche perché a lui piace, a differenza di tanti italiani. Rispondere è cortesia, il ragazzo è gentile e cortese, ma visto che sta cercando di raccattare soldi dai conti correnti delle vedove di guerra, gli chiediamo se oltre a litigare col suo partito ha tempo di venire al gazebo che faremo davanto a Palazzo Chigi o a quello di casa sua, per risparmiare 500 milioni di euro col taglio delle prefetture e incassare qualche miliardo tassando la prostituzione. Identica richiesta rivolgiamo alla signora Boldrini, che oggi, leggo, ha detto con sgomento che non si possono accogliere i turisti negli hotel di lusso e i migranti no».
Ancora sui referendum, Salvini ha constatato come abbiano firmato «tantissimi non leghisti, compresi sindaci e amministratori locali di destra e di sinistra. È una bella battaglia, dal nostro punto di vista centomila firme in un fine settimana sono un risultato impensabile. Per Pontida contiamo di essere almeno vicini alle 500 mila. Saremo ovunque, fuori dai circoli Arci e dalle sedi sindacali. A proposito: Cgil, Cisl e Uil, se ci siete battete un colpo. Anni fa firmarono invano per abolire la Fornero. Identico appello faremo a Berlusconi, perché alcuni quesiti potrebbero rientrare nelle sue corde e contiamo di portare tutti gli italiani a votarli».
L’ultima è su Grillo. «Per lui la Lega è un movimentino? La Lega esiste non solo sul web ma nelle piazze. Se cambierà il Paese con questi referendum sarò orgoglioso, se cambierà l’Europa con la sua battaglia per il futuro sarò contento. A giorni incontrerò di nuovo Marine Le Pen per studiare come liberarci da questa gabbia di matti che ci hanno costruito intorno. Siamo tornati nel cuore della gente -ha concluso Salvini -, non ci possono fermare in alcuna maniera. E ora esco anch’io per Milano a raccogliere firme».

* * * * *

«Non turisti, ma clandestini di lusso? Boldrini, vergogna»

Su Prodi: è l’assassino che torna sul luogo del delitto.
 E porta sfiga

La battaglia contro l’euro trova spazio nel nuovo simbolo elettorale della Lega. Con la “benedizione” di Romano Prodi. All’ex premier che paventa immani disgrazie in caso di uscita dalla moneta unica, Salvini risponde con ironia: «Prodi è l’assassino che torna sul luogo del delitto. Non mi stupisce che la pensi così: lui è il padre di questa moneta bastarda. Ma siccome porta sfiga alle sue battaglie, che difenda l’euro va bene».
Nel corso della giornata, il Segretario federale ha poi affidato a Facebook le sue opinioni su diversi argomenti di attualità politica locale, nazionale e internazionale. Eccole in rassegna.
IMMIGRATI IN HOTEL.  «“Non possiamo, senza una insopportabile contraddizione, offrire servizi di lusso ai turisti, e poi trattare in modo a volte inaccettabile i migranti che giungono in Italia”. Così ha parlato Laura Boldrini. Quindi hotel di lusso per tutti i clandestini? Boldrini clandestina: è una vergogna per l’Italia».
BUFALE. «La chiusura del Senato è solo una bufala. L’obiettivo di Matteo Renzi è di fregare soldi e autonomia alle Regioni per centralizzare tutto a Roma e Bruxelles».
CHIACCHIERE. «Renzi chiacchierone. La maledetta riforma Fornero, la cancelli oppure no??? Mentre litighi sul Senato, giovani, pensionati ed esodati hanno fame».
RIFORME. «Domanda diretta a Renzi, mentre il Pd litiga sul Senato: visto che vuole tagliare spese e sprechi, firmerà il referendum per cancellare le prefetture, risparmiando 500 milioni di euro? Come diceva nel 1944 Luigi Einaudi: via il prefetto con tutte i suoi uffici e le sue ramificazioni, nulla deve rimanere in piedi».
FUTURO. Postando il simbolo con cui la Lega sarà presente sulle schede elettorali il 25 maggio, «da Nord a Sud», Salvini ha chiosato: «Liberi, mai più schiavi di nessuno! Riprendiamoci in mano il futuro».
MOSCHEE. Infine, a margine della conferenza stampa seguita al Consiglio federale della Lega nella sede milanese di via Bellerio, Salvini ha commentato le ipotesi circa la realizzazione di moschee a Milano in vista dell’Expo: «Ribadisco che finché ci sarà un solo consigliere della Lega a Milano non concederemo un solo metro quadro di spazio per la costruzione della moschea. Finché l’Islam tratterà la donna come un essere umano di serie B e non riconoscerà i valori e le conquiste di libertà dell’Occidente, di moschee a Milano non ne sentiamo alcun bisogno».
dalla "Padania" dell'1.4.14

 
 
 

LEGA, la campagna per i referendum inizia COL BOTTO

Post n°1628 pubblicato il 31 Marzo 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Cittadini in coda fin dal mattino in tutto il Nord per firmare ai 1.400 gazebo e banchetti

di Andrea Accorsi

La Lega chiama, il popolo del Nord risponde in massa. Nella prima giornata di raccolta firme a sostegno dei referendum del Carroccio, gazebo e banchetti hanno fatto il pieno. Di firme, di gente, di voglia di cambiare.
Fin dal mattino i cittadini si sono messi in coda nei quasi 1.400 punti allestiti dal Movimento per raccogliere le 500 mila firme necessarie a far votare su cinque temi che, con ogni evidenza, trovano consensi trasversali, ben al di là delle simpatie politiche e degli steccati ideologici. Si tratta di abolire la legge Merlin sulla prostituzione, la riforma Fornero sulle pensioni, la legge Mancino sui reati di opinione, le prefetture e le norme che consentono agli immigrati di partecipare ai concorsi pubblici.
Favoriti dal bel tempo, le migliaia di militanti mobilitati da Trento a Massa Carrara, da Uggiate Trevano fino all’Umbria e a Roma, hanno riempito pagine e pagine di moduli, che in alcuni posti sono già esauriti. Se il buongiorno si vede dal mattino, la campagna referendaria della Lega potrà marciare con il vento in poppa verso il traguardo prefissato dei tre milioni di firme.
Il tam-tam fatto di centinaia di commenti e fotografie riportati sui social network e sul sito ufficiale della campagna, www.vie niafirmare.org, trasmette intorno all’iniziativa un entusiasmo che fa dire a molti: meglio di così non poteva cominciare. «Dopo mesi di appassionante lavoro è tutto pronto - si legge in un post di Eugenio Zoffili, responsabile federale della campagna referendaria -. Poche ore di sonno e si parte con 1.379 gazebo organizzati per questo fine settimana e in tutti i municipi. In battaglia... sempre!».
Anche Matteo Salvini affida al web i primi commenti sulla campagna. «Bellissimo! Mi segnalano code ai gazebo per firmare i referendum. Verbania, Bondeno (Ferrara), Morbegno, Gravedona (Como), via Osoppo (Milano), Crema, Torino, Treviso, Monfalcone. Grazie! Avanti così, che Renzi comincia a preoccuparsi». Altro appunto del Segretario Federale: «Già 250 firme raccolte a Genova, gente in coda a Como, Lissone, Trieste, Città di Castello, Besozzo, Grumello. Grazie di cuore ai nostri fantastici militanti».
Ecco alcune curiosità della prima giornata di mobilitazione nelle piazze, dopo l’“antipasto” di venerdì in via Dante a Milano. «Due frasi al gazebo di piazza Frattini - riferisce su Facebook Aldo Lettieri sempre a Milano -. “Sono comunista ma firmo lo stesso”, “guarda te se un fascista come me deve firmare ad un gazebo della Lega”. Ci abbiamo preso, avanti».
Ancora da Milano: «Gazebo in Comasina, oltre 200 firme e tanto entusiasmo. Avanti così!», «mattinata passata al mercato di viale Papiniano. 12 moduli da 15 firme completati per i 5 referendum. Grande successo».
A Torino un vigile urbano ha chiesto il permesso al banchetto della Lega, mentre a un metro di distanza alcuni venditori abusivi esponevano in bella evidenza la loro merce. «Questa amministrazione Fassino così come quella Chiamparino è proprio una vergogna - commenta Davide Cavallotto -. Grande Alessandro Sciretti che gli ha risposto: “Noi il permesso ce l’abbiamo, ma non glielo faccio vedere fino a quando non riporta l’ordine”».
A Morbegno, in Valtellina, il gazebo della Lega era proprio di fianco a quello dei grillini. Impietoso il confronto sull’afflusso di cittadini: affollato il primo, deserto l’altro. Già nel primo pomeriggio, poi, molti militanti annunciavano di aver riempito di firme tutti i moduli a disposizione.
Fra i pochi intoppi, a Caronno Pertusella (Varese) il Comune ha tentato di boicottare il lavoro della sezione locale: «Il segretario comunale - lamenta quest’ultima - non ci ha fatto avere per tempo i moduli vidimati (questione di sole 30 firme!) impedendo la raccolta firme».
Oggi si replica in tutta la Padania. Ma la mobilitazione continuerà nelle prossime settimane. Da domani, inoltre, si potranno sottoscrivere i referendum nel municipio del proprio Comune di residenza.

 

dalla Padania del 30.3.14

 
 
 

Maroni: l’EURO e l’Europa non FUNZIONANO più, presto grandi SORPRESE

Post n°1627 pubblicato il 27 Marzo 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

«Dopo il voto in Francia mi attendo sviluppi interessanti alle elezioni europee. Noi siamo eurocritici, gli altri euroconservatori»

di Andrea Accorsi

L’euro è fallito, abbasso l’euro. I Governatori del Nord sparano ad alzo zero sulla moneta unica. E guardano al futuro rinfrancati dal successo degli euroscettici alle Amministrative in Francia: «Noi crediamo in un’altra Europa, che non è quella degli Stati».
Commentando l’affermazione del partito di Marine Le Pen nelle recenti elezioni d’Oltralpe, Roberto Maroni si è così espresso a margine di un incontro a Milano su “Un nuovo bilancio Ue per il Rinascimento industriale europeo”: «Dicono che quello di Le Pen sia un partito populista, ma inteso in senso positivo, è un vento del popolo. Il Front National non è un partito di estrema destra, ma un partito che pone una questione seria: questa Europa e questo euro non funzionano. La Lega sostiene questa posizione e credo che ci saranno degli sviluppi interessanti alle elezioni europee. Ci saranno grandi sorprese».
«Noi non siamo euroscettici - ha rimarcato il Governatore della Regione Lombardia - dal momento che ciò significherebbe nostalgia del passato, ma siamo eurocritici, che vuol dire guardare al futuro. L’Europa degli Stati non funziona più. Noi siamo eurocritici, gli altri sono euroconservatori».
Gli ha fatto eco il Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, ospite di Mattino 5: «Noi siamo nella categoria degli euroscettici, il che vuol dire che non siamo degli europirla, nel senso che è un tema che va nella direzione dei cittadini. Crediamo in un’altra Europa - ha aggiunto Zaia -, crediamo in un’Europa dove vi sia una dimensione politica di alto rango, visto e considerato che si è dimostrata a pessima gestione».
In mattinata, Matteo Salvini è stato ospite di Agorà, su Rai Tre. Nel corso della trasmissione è stato proposto agli spettatori un sondaggio: alla domanda “L’euro è morto?” la stragrande maggioranza ha risposto di sì.
«Dire chiaramente se si è a favore o contro la moneta unica, la questione oggi è questa - ha detto il Segretario federale della Lega Nord -. La Lega è contro, bisogna uscire dall’euro. Grillo schifa la Le Pen, ma fa un torto agli elettori del M5S. Vedere Renzi in Europa mi fa tristezza. Io non sono qui per sopravvivere. Quando ti rendi conto che ti sta crollando il tetto in testa, prima esci dalla casa, e poi pensi al resto».
Soffermandosi sull’ exploit del Front National, Salvini ha osservato: «La Le Pen fa della difesa dei francesi e della lotta all’immigrazione clandestina la sua bandiera. Apostrofare come estrema destra populista la Le Pen è sbagliato. Quello per il Front National è un voto di paura, è un voto di speranza. Il crimine è l’euro, se non si esce dall’euro è tutta aria fritta. La Le Pen tre anni fa non era in parlamento, oggi è il primo partito in Francia».
Ancora sulla moneta unica, Salvini ha ripreso in tv alcuni degli argomenti già spesi nella campagna “Basta euro tour”: «L’euro è finito, potranno tenerlo in vita artificialmente, ma è morto. Noi stiamo preparando il dopo. L’euro è stato costruito sulle esigenze della Germania, che è riuscita a fare con la moneta quello che non è riuscita a fare con i carri armati. Prima dell’euro in Italia c’era meno disoccupazione che in Germania, oggi è il doppio».

dalla "Padania" del 26.3.14

 
 
 

Profughi, l’ira del sindaco Pd: «Altre braccia alla criminalità»

Post n°1626 pubblicato il 25 Marzo 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Achille Variati, primo cittadino di Vicenza: «Nessuno mi ha informato. E non volevamo ospitarli, perché il meccanismo non va bene. E io non ci sto più»

di A. A.

Contro i diktat del governo sui profughi, alzano la voce anche i sindaci di centrosinistra. Il caso più clamoroso è quello di Vicenza: il primo cittadino Achille Variati non ha nascosto la propria irritazione per il modo con il quale è stata gestita l’ultima emergenza profughi (leggasi clandestini). Ovvero, scavalcando la volontà degli Enti locali, anche di quelli che si erano detti contrari ad accogliere altri immigrati. Senza contare le conseguenze per i cittadini che, oltre a pagare di tasca loro l’accoglienza di alcuni profughi (come quelli alloggiati negli alberghi), andranno incontro ad un’altra, prevedibile ondata di crimini e reati ad opera degli ultimi arrivati.
Le parole spese da Variati sembrano le stesse dei tanti sindaci leghisti che si sono detti contrari all’arrivo, sul proprio territorio, di altre decine di disperati dai quattro angoli del mondo. Sentite qua: «Non ne sapevo nulla, non ho ricevuto alcuna comunicazione - sbotta il sindaco di Vicenza al Corriere del Veneto -. Noi eravamo fra quelli che non erano d’accordo ad ospitarli. Non per mancanza di cuore, ma perché è il meccanismo che non va». Proprio quello che sostengono i suoi colleghi del Carroccio.
«Sono le modalità di oggi - insiste Variati, che è del Pd e guida una Giunta di centrosinistra - che lo testimoniano, come lo hanno testimoniato i fatti di qualche anno fa. Questi arrivano, non sai se siano clandestini, a quali procedure di verifica siano stati sottoposti. Poi si disperdono nel territorio, senza lavoro, senza documenti. Io non voglio fornire nuove braccia alla criminalità urbana. Mi dispiace, questo è un modo sbagliato di agire da parte dello Stato. Io non sono disponibile».
Parole pesanti, accuse precise, destinate a scavare un solco tra l’Amministrazione cittadina e il governo centrale, di cui pure il Pd fa parte. A cominciare dal suo capo, Matteo Renzi. Ma, in fondo, a Vicenza è andata meglio che ad altri Comuni: nel capoluogo sono state destinate dal ministero dell’Interno non più di tre profughi, alloggiati in una cooperativa della periferia.
Meno di quelli arrivati per esempio a Schio, una decina, e ospitati dalla rete “Il mondo nella città” convenzionata con il ministero per dare accoglienza ai richiedenti asilo. Ma anche in questo caso il sindaco, Luigi Dalla Via, anche lui del Pd, lamenta come sia stato avvisato dalla prefettura anche se «avevamo già detto che a livello comunale non avevamo posti a disposizione».
Altri dieci profughi hanno trovato sistemazione a Bassano, in due appartamenti di una onlus, l’associazione “Casa a colori”, che da anni fornisce aiuta gli immigrati anche attraverso uno sportello ad essi riservato. Altri quattro extracomunitari sono finiti a Breganze, ospiti delle suore Orsoline.

dalla Padania del 25.3.14

 
 
 

Profughi, SOS del prefetto: «Non c’è posto». E Roma lo “punisce”

Post n°1625 pubblicato il 25 Marzo 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Treviso al Viminale: territorio al collasso. Ma il ministero non sente ragioni: ordina di sistemare 40 profughi  e annuncia l’arrivo di altri 40 la prossima settimana

di A. A.

Ha provato a dire di no, il prefetto di Treviso. Ha cercato di far ragionare il Viminale, facendo osservare come, in provincia, sistemare altri profughi non fosse possibile. Risultato: Roma si è impuntata. E non solo ha imposto l’arrivo di quaranta degli immigrati sbarcati in Sicilia negli ultimi giorni, ma ne potrebbe spedire altri quaranta la prossima settimana.
Così impara, il prefetto Maria Augusta Marrosu, a tentare di farsi carico dei problemi del territorio, senza subire acriticamente le disposizioni dall’alto di chi, quel territorio, non lo conosce. E finisce solo col creare altri problemi.
A rivelare gli attriti intercorsi tra ministero dell’Interno e Prefettura di Treviso sull’ennesima emergenza profughi è la senatrice del Carroccio Patrizia Bisinella. «La Prefettura ha applicato un po’ di buonsenso - racconta - e ha comunicato tempestivamente che non c’era la possibilità di accogliere quei profughi perché sia i Comuni che la Provincia non avevano strutture disponibili. Per tutta risposta, il Viminale ha detto che se ne doveva occupare comunque, senza preoccuparsi di dove e come. E col passare delle ore ha comunicato l’arrivo di altri 40 profughi la prossima settimana». Uno schiaffo alla realtà locale, realtà che il prefetto Marrosu conosce perfettamente. «Ha il polso della situazione e ha capito la sensibilità del territorio - riconosce Bisinella -. È grave che il governo non ascolti un grido d’allarme lanciato da un organo dello Stato sul territorio. Da parte nostra, non mettiamo in discussione che si tratta di accogliere dei disperati, ma il modello di assistenza: è sbagliato il sistema di flussi incontrollati che il governo continua a consentire per poi destinarli al Nord, senza tenere conto che le strutture sono al collasso perché vi sono già passati in migliaia».
Con i servizi sociali dei Comuni privi di risorse e le strutture assistenziali pubbliche e private messe a dura prova anche per venire incontro alle necessità delle famiglie trevigiane, gli ultimi 40 profughi arrivati sono stati alloggiati nella sede parrocchiale di Ponzano Veneto, dove dormono su brande fornite dall’esercito, anziché in albergo, a spese dei cittadini, come richiesto dal ministero che fa capo ad Alfano.
«A Treviso - rimarca Bisinella - alle mense pubbliche e private c’è la fila di trevigiani che chiedono aiuto o ritirano gratuitamente generi alimentari di prima necessità perché hanno perso il lavoro e la casa. Reperire altre risorse è impossibile. Bisognerebbe innanzitutto verificare se tutti questi profughi hanno davvero titolo di esserlo, e poi evitare che si disperdano, fornendo manovalanza alla malavita, finendo sfruttati o creando problemi di sicurezza ai cittadini e alle forze dell’ordine che già sono insufficienti. E poi - conclude la parlamentare della Lega - questa è una provincia che ha sempre dato tanto, che ha il migliore tasso di accoglienza e di integrazione, e questo grazie al rispetto delle regole. Ma il governo la considera come una periferia, senza conoscerla».

dalla "Padania" del 25.3.14

 
 
 

Profughi via dal Pavese, presìdi e proteste contro il «disastro Alfano»

Post n°1624 pubblicato il 25 Marzo 2014 da accorsiferro
 
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Fugatti (Lega): vergognoso tagliare risorse alla polizia e poi sprecare i soldi per accogliere clandestini. Il governo è inadeguato nell’affrontare l’emergenza

di Andrea Accorsi

Roma ordina, i Comuni si ribellano. Si moltiplicano presìdi e proteste contro l’ultimo tsunami (in ordine di tempo) di clandestini da accogliere a forza sotto l’etichetta di profughi. E la battaglia comincia a dare i primi frutti: gli otto “profughi” destinati nel piccolo comune pavese di San Genesio e Uniti hanno preso un’altra strada.
«È venuta la Protezione civile e li ha portati via, per spostarli in un altro comune del Pavese - conferma il sindaco di San Genesio, Cristiano Migliavacca -. Fin da quando mi avevano chiamato dalla Prefettura, venerdì, ci eravamo subito opposti al loro arrivo. Anche l’albergatore che doveva accoglierli aveva detto di poterlo fare solo fino a martedì. Abbiamo chiesto di trovare una soluzione, per non farli girare per il paese. E sono gli unici che hanno spostato». Il merito, Migliavacca ne è certo, è anche del presidio del Carroccio. «È durato 89 ore - tiene a sottolineare - ed era non tanto contro chi doveva arrivare, ma per dire che la nostra gente non viene tenuta nella debita considerazione. Se non fosse stato fatto, magari il prefetto avrebbe preso la decisione di spostare i profughi con molta più calma».
A Bolzano ieri la Lega ha organizzato un presidio davanti alla struttura dove sono alloggiati gli immigrati clandestini arrivati in città. «È vergognoso - attacca il commissario della Lega Nord in Alto Adige-Südtirol, Maurizio Fugatti - che il governo tagli le risorse alle forze dell’ordine, togliendo molti presìdi di polizia, e poi sprechi i soldi pubblici per accogliere e mantenere i clandestini che lascia entrare indisturbati nel Paese. Ogni giorno che passa il governo Renzi, con i voti della Svp, mostra la propria inadeguatezza nell’affrontare quella che sta diventando una vera e propria emergenza».
L’assessore alla Sicurezza della Provincia di Milano, Stefano Bolognini, se la prende con il ministro dell’Interno. «Le politiche sull’immigrazione condotte da Alfano - afferma - si sono rivelate disastrose e hanno attirato sulle nostre coste decine di migliaia di clandestini e di finti richiedenti asilo, di cui il governo non è in grado di gestire la collocazione».
A Cortemaggiore, nel Piacentino, gli assessori leghisti in Giunta, Matteo Rancan e Luigi Merli, fanno scudo alle richieste della Prefettura di ospitare in un convento francescano parte dei 40 profughi arrivati in settimana a Piacenza: «Parliamo di un convento del Quattrocento, con chiostri e opere d’arte, un’opera da valorizzare e da mostrare ai turisti, non certo da utilizzare come albergo per i profughi». Per il segretario provinciale, Pietro Pisani, l’accoglienza ai migranti «è un affronto agli italiani che non hanno casa o vivono con una pensione da fame».
L’europarlamentare Mara Bizzotto critica la Confartigianato per essersi occupata della sistemazione di «presunti profughi» negli alberghi del Vicentino: «Già di per sé - accusa - è grave che il governo Renzi-Alfano voglia appioppare ai nostri territori una marea di clandestini in arrivo dal Nord Africa. Ma se questi immigrati vengono addirittura ospitati e smistati dalla Confartigianato, che a proprio nome ne cura la sistemazione negli hotel all’insaputa dei Comuni, siamo davvero fuori da ogni realtà» aggiunge Bizzotto, che ha depositato una interrogazione urgente sull’arrivo dei profughi nel Veneto.
Questa mattina il Segretario federale Matteo Salvini si occuperà del problema insieme ai parlamentari Massimo Bitonci e Nicola Molteni in un incontro con la stampa al Senato.

 

dalla Padania del 25.3.14

 
 
 

«VIA dall’euro se vogliamo riavere LAVORO e SPERANZA»

Post n°1623 pubblicato il 24 Marzo 2014 da accorsiferro
 
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Salvini fa tappa a Padova nel tour contro  la moneta unica: «Genocidio economico e culturale»

di Andrea Accorsi

«Il Veneto con la sua moneta tornerebbe a correre e venderemmo i nostri prodotti in Germania, non il contrario». Matteo Salvini conquista la platea che lo ascolta (i trecento posti della sala che ospita l’evento vanno presto esauriti, con gente in piedi lungo l’intero perimetro) nella regione che ha appena proclamato l’indipendenza virtuale. Ed esordisce nella tappa padovana del “Basta euro tour” dedicando un minuto di silenzio «a tutti quegli imprenditori che si sono suicidati perché strangolati dalla situazione economica e da una moneta criminale. Non potrebbe esserci risposta più chiara al perché ci si deve salvare».
Sull’uscita dall’euro, ironizza: «C’hanno fatto una testa tanta che fuori dall’euro c’è il nulla, pioverà sempre, gli animali non mangeranno più, ci ammaleremo tutti... Ma quando chiedi un numero a sostegno di questa tesi, non c’è». Il senso della campagna anti-euro è semplice: «Se uno ha mal di testa e per dodici anni prende la stessa pastiglia ma non gli passa, è stupido a continuare a prenderla. Noi abbiamo voglia di rischiare, di provare a cambiare pastiglia. E di riprenderci il lavoro e il futuro». Tutte facce della stessa medaglia, pardon moneta.
«La moneta è un tema identitario ed è un valore - lancia l’affondo il Segretario federale del Carroccio -. La moneta unica vuole imporre il pensiero unico di un uomo che nasce cresce spende e crepa senza voglia di pensare. Io ho il terrore di quello che è unico, che cancella le diversità, che non ti fa pensare: se non lo fai, anche i valori vengono meno, come la famiglia. Altro che fsta del papà, mercoledì per qualcuno dovevamo festeggiare la festa del genitore 2...».
Su queste basi, il voto di maggio vale molto di più di un rinnovo del Parlamento europeo. «Si voterà per un progetto economico ma anche di cultura e di società. L’Europa come mercato e grande opportunità? Pensano di farci vivere in un maxi centro commerciale, l’importante è che i prodotti arrivino tutti dalla Cina, dalla Turchia, dalla Germania». A proposito di Berlino. «Io non condanno la Merkel, fa gli interessi dei tedeschi, mentre i politici italiani fanno gli interessi dei tedeschi e dei cinesi. In questi sessanta giorni che mancano al voto vi chiedo di far ragionare, discutere, capire. Non pretendiamo di avere la verità in tasca, ma abbiamo più ragioni degli altri».
Salvini si aggancia poi all’ennesima emergenza immigrati per spiegare come «fa parte di un disegno, la distruzione di una società. E l’euro è lo strumento che tira le fila di questo disegno. La sua colpa più grande, oltre a far strage di imprese, di partite Iva, di agricoltori, oltre a imporci tagli e sacrifici, è il furto di speranza. L’Europa dell’euro significa grandi vantaggi per i grandi, e la condanna per i piccoli».
Quindi, uno sguardo al territorio che lo ospita. «Il Veneto non ha perso la voglia di lavorare, l’inventiva, lo spirito di sacrificio. No, ci hanno messo a correre i 100 metri con gli scarponi da sci. L’euro è un esperimento nato male e finito peggio: noi proviamo a offrire una uscita di sicurezza. La Lega ha un compito storico enorme, perché sola contro tutti, che è ricostruire speranza e fiducia per i nostri figli. Altro che tornare indietro, come vogliono etichettarci. Il vero passato è Renzi. Mentre con questa Europa stanno tornando a far venire la voglia ai popoli europei di ammazzarsi l’un l’altro».
Quanto all’ex “locomotiva del Nordest”, «il Veneto deve essere libero di fare il Veneto. Vogliamo solo tornare a lavorare. Difendere l’euro significa essere complici di un genocidio economico e culturale ed essere nemici del Veneto. Pagheranno di fronte alla storia questa complicità». Nel corso dell’intervento, entra in sala Flavio Tosi. «La miglior risposta - commenta pronto Salvini - per quei giornalisti che parlano di Lega solo se c’è da polemizzare e da dividere. Siamo una comunità in battaglia - conclude - per il referendum della vita. E io come Segretario non sono qui per sopravvivere, ma per vincere sognare sperare».

dalla "Padania" del 23.3.14

 
 
 

Tagli, riforme, lavoro: Maroni detta l’agenda a RENZI

Post n°1622 pubblicato il 20 Marzo 2014 da accorsiferro
 
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Oggi vertice a Roma: «Anche se il premier sembra provare fastidio, ci dovrà dare ascolto»

di Andrea Accorsi

Roberto Maroni “detta” l’agenda a Renzi. Occasione: l’incontro di oggi tra i presidenti delle Regioni e delle Province autonome e il presidente del Consiglio.
«Ho l’impressione che Matteo Renzi voglia saltare i “corpi intermedi” e rivolgersi direttamente ai cittadini. Se questo vuol dire non curarsi del metodo democratico, non va bene». Così si è espresso il Governatore lombardo a margine di un incontro nella sede milanese della Cisl sulla figura di Marco Biagi. Anche per la convocazione del vertice di oggi a Palazzo Chigi con le Regioni, rileva Maroni, il presidente del Consiglio «ha manifestato quasi fastidio per dover fare questa riunione. Io, a differenza sua - sottolinea il Governatore della Regione Lombardia - sono stato eletto democraticamente e quindi non può pensare che dialogare con le Regioni sia una cosa fastidiosa».
SPENDING REVIEW. Anticipando alcuni contenuti degli incontri con l’esecutivo, Maroni è tornato a invitare Palazzo Chigi a prendere la Lombardia come esempio per recuperare risorse. «Vogliono recuperare 3 miliardi? Possono essere più ambiziosi, basta che prendano la nostra Regione come modello e solo nella Sanità ne risparmierebbero almeno 10. Se il governo intende muoversi in questa direzione, bene. Se invece hanno in mente tagli lineari per i quali tutte le Regioni devono ridurre del 10-15 per cento la spesa sanitaria, dico no grazie. Se Renzi pensa di continuare a penalizzare le Regioni virtuose, per noi sarà una dichiarazione di guerra».
AUTONOMIA. «Si sta discutendo un documento comune, che vede l’adesione delle Regioni e di Anci, cioè del mondo delle autonomie. È importante che il mondo delle autonomie e dei territori si presenti unito e compatto e con una proposta condivisa». Maroni ha risposto così alle domande dei giornalisti, ieri a Roma, a margine della Conferenza straordinaria delle Regioni sul tema delle riforme. «Ho chiesto - ha proseguito - che sia un documento più ambizioso e contenga richieste più significative per le Regioni. A me piace il Senato delle Regioni modello Bundesrat, dove sono rappresentate le Regioni, con chi le governa e con vincolo di mandato. Le cose importanti sono due - ha chiosato il Governatore -. Primo: no alla proposta del governo di metterci i senatori a vita, non avrebbe senso; secondo: la possibilità, per le Regioni che lo vogliano, di prendere più competenze e non avere misure a taglia unica per tutti. La Lombardia può fare cose che il Molise non può o non vuole fare. Il governo non può non ascoltarci e non accogliere le nostre proposte. Se no faremo la rivoluzione».
OCCUPAZIONE. Altro punto suggerito da Maroni, un tavolo sul lavoro per Expo, come proposto dal segretario lombardo della Cisl, Gianluigi Petteni. «Una proposta importante - ha detto il Governatore - che io vorrei estendere per creare un modello da applicare al mercato del lavoro nel suo complesso. La riforma Biagi è incompiuta, non si è ancora fatto quello “Statuto dei lavori” che era la novità assoluta e la svolta vera nel mondo del lavoro. Il “Jobs act” è deludente da questo punto di vista e io voglio raccogliere la sfida lanciata dalla Cisl lombarda: facciamo un tavolo per innovare, non solo per Expo, ma per creare un modello che possa servire al mondo del lavoro italiano che possa renderlo più competitivo, più inclusivo, con maggiori opportunità».
AMMORTIZZATORI.  «Sulla cassa integrazione in deroga abbiamo fatto più di quanto prevede la legge, anticipando le somme stanziate dal governo. Non possiamo però sostituirci all’Esecutivo, perché la legge non lo consente. Purtroppo stiamo pagando la cassa del 2013 con le risorse del 2014, perché mancano gli stanziamenti del governo. Questa è un’altra delle richieste che avanzerò al presidente del Consiglio: garantisca la copertura della cassa integrazione in deroga, altrimenti scoppia la rivoluzione».
ELECTROLUX. «Il governo dovrebbe fare quello che stiamo facendo in Lombardia: attrarre investimenti in innovazione e ricerca. Lo abbiamo fatto con Whirpool che, invece di andarsene all’estero, ha chiuso uno stabilimento in Svezia, per mantenere un sito produttivo in Italia. Lo ha fatto perché noi abbiamo garantito un importante sostegno alle aziende che vengono da noi per innovare».
MANTOVA.  «Sarò a Palazzo Chigi anche per parlare delle risorse che il governo ha promesso per le zone terremotate del Mantovano, ma che non sono ancora arrivate. È un’altra promessa non mantenuta. Solleciterò il governo a darci questi soldi».
IL RICORDO DI BIAGI. «Ho lavorato con Marco Biagi quasi un anno, dal maggio del 2001, quando venni nominato ministro del Welfare, fino al giorno della sua tragica morte. Si presentò con grande timidezza. Non chiese nulla per sé, ma solo di poter continuare la sua esperienza di elaborazione e di studio sul mercato del lavoro, con il timore che io, esponente di una parte politica diversa dalla sua, potessi dirgli di no. Al contrario, io gli consentii di lavorare e insieme a Maurizio Sacconi, Michele Tiraboschi, Carlo Dell’Aringa e altri, formarono una squadra eccezionale. Non voglio prendermi meriti particolari per il “Libro bianco”, se non quello di avergli dato la possibilità di lavorare. E il frutto di quell’impegno è ancora attualissimo».

dalla Padania del 20.3.14

 
 
 
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INFO


Un blog di: accorsiferro
Data di creazione: 04/03/2006
 

IL FILM CHE ABBIAMO VISTO IERI SERA

S1mone

Legenda: **

** = merita
* = non merita

 

I LIBRI CHE STIAMO LEGGENDO

Daniela:

Mille splendidi soli
di K. Hosseini
(Piemme)

Andrea:

Gioco perverso
di Massimo Lugli
(Newton Compton)

 

I NOSTRI LIBRI PREFERITI

Anna Karenina di Lev Tolstoj

Assassinio sull'Orient-Express di Agatha Christie

Cime tempestose di Emily Bronte

Dieci piccoli indiani di Agatha Christie

Genealogia della morale di Friedrich Nietzsche

Guerra e pace di Lev Tolstoj

Illusioni perdute di Honoré de Balzac

Jane Eyre di Charlotte Brontë

Le affinità elettive di Johann W. Goethe

Madame Bovary di Gustave Flaubert

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

 
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