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Libri, articoli e altro di Andrea e Daniela

 

I NOSTRI LIBRI

- I 100 delitti di Milano (NOVITA' DICEMBRE 2014)

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- I personaggi più malvagi della storia di Milano (2013)

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- Milano giallo e nera (2013)

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- Gli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia (2013)

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- Le famiglie più malvagie della storia (2011, II edizione)

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- 101 personaggi che hanno fatto grande Milano (2010)

  

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- Il grande libro dei misteri di Milano risolti e irrisolti (2006, III edizione)

 

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- Milano criminale (2005,  esaurito)

 

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I LIBRI DI DANIELA

- Le grandi donne di Milano (2007, II edizione)

  

- L'eterno ritorno, un pensiero tra "visione ed enigma" (2005)

 

I LIBRI DI ANDREA

I grandi delitti italiani risolti o irrisolti (NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA, 2013)

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- Bande criminali (2009) 

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- I grandi delitti italiani risolti  o irrisolti (2005, esaurito)

 

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 - La sanguinosa storia dei serial killer (2003, esaurito)

 

 

 

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Pescare in Lombardia, Sala (Lista Maroni): basta licenze e norme più semplici

Post n°1834 pubblicato il 02 Luglio 2015 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Riduzione delle tipologie di licenze di pesca, semplificazione delle modalità di rilascio delle licenze di pesca dilettantistica e contenuto adeguamento delle tasse di concessione sia per la licenza di tipo A (professionale) sia per la licenza di tipo B (dilettantistica): il consigliere regionale del Gruppo “Maroni presidente” Alessandro Sala (nella foto), presidente della Commissione Territorio e infrastrutture e componente della Commissione Agricoltura, montagna, foreste e parchi, riassume così le novità per la pesca in Lombardia introdotte dalla legge di semplificazione in ambito istituzionale ed economico, appena approvata dal Consiglio regionale.
“Le modifiche vanno a risolvere una situazione che soprattutto per i turisti stranieri era pesantissima: dover recarsi presso gli uffici competenti della Provincia, con le conseguenti attese, magari solo per pescare qualche giorno – rileva Alessandro Sala –. Per i pescatori residenti, il semplice versamento e il costo contenuto della licenza possono incentivare la pratica piscatoria anche come esperienza di breve durata, ciò che fino ad oggi non succedeva perché bisognava predisporre il libretto, la fotografia, effettuare il versamento alla Provincia e alla Regione, passare dagli uffici o attendere il recapito della licenza per posta. Ora gli over 65 e i minori continueranno a non dover fare alcun versamento ed eserciteranno la pesca con l’uso della sola canna, con o senza mulinello, armata con uno o più ami, mentre la nuova licenza unica coincide con l’attuale licenza B e include l’attuale licenza D per stranieri e il permesso turistico di 15 giorni. Licenza e tassa, inoltre, vengono a coincidere: la licenza è costituita dalla ricevuta di versamento della tassa di concessione. Per quanto riguarda la licenza di pesca di tipo A, è sempre costituita da un tesserino regionale rilasciato dalle Province che deve comprendere l’idoneità dopo aver superato un esame”. 
Con l’attuale modifica, infine, “viene tolta la figura dell’accompagnatore del pescatore di professione, un cittadino qualsiasi anche senza licenza di pesca che il pescatore individuava e la Provincia autorizzava, con apposito bollino apposto sulla licenza, ad essere presente in barca durante le operazioni di pesca senza svolgere attività di pesca autonome. I pescatori che chiedevano l’accompagnatore – conclude Sala – erano ovviamente fra i più anziani”.

 
 
 

Immigrazione, Galli (Lista Maroni): distinguere tra rifugiati e clandestini

Post n°1833 pubblicato il 29 Giugno 2015 da accorsiferro
 
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Intervista della Radio Ceca al prof. Stefano Bruno Galli

Il governo italiano non riesce a risolvere i problemi con l’immigrazione clandestina. È quanto sostengono i rappresentanti del partito di destra della Lega Nord, che chiedono di fermare l’afflusso di immigrati clandestini. In Italia solo quest’anno sono giunti 50 mila rifugiati provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, ma alla fine dell’anno potranno essere fino a 200 mila. Secondo il professore Stefano Bruno Galli, tuttavia, i rifugiati politici costituiscono solo un quarto di loro.
«La più grande sfida è ora quella di distinguere chi è un rifugiato politico e chi è un immigrato clandestino. E a questo, l’attuale governo italiano non può far fronte. Di tutti i rifugiati che arrivano in Italia, solo uno su quattro è in fuga da Paesi colpiti dalla guerra e ha il diritto di chiedere asilo politico» dice alla Radio Ceca il professore Stefano Bruno Galli, capogruppo della lista che sostiene il governatore della Lombardia Roberto Maroni.
In questo contesto, negli ultimi anni l’Italia ha ricevuto una serie di multe dall’Unione europea per aver respinto molti immigrati. Sullo status dei rifugiati non c’è chiarezza e Bruxelles non ha affrontato la questione, nonostante l’afflusso di un numero sempre maggiore di persone provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente.
«È necessario organizzare al meglio il monitoraggio dei rifugiati, per scoprire chi ha davvero il diritto di ottenere asilo politico e chi non lo ha. Gli immigrati clandestini devono quindi essere respinti, in base ad accordi con i Paesi del Nord Africa, Algeria e altri. Sicuramente sarebbe molto più economico caricarli su una nave e rimandarli indietro che garantire la protezione delle coste e organizzare le operazioni di soccorso nel Mar Mediterraneo. Inoltre, quando arrivano qui, hanno già modo di ottenere 50 € al giorno, un telefono cellulare e così via» spiega il professor Galli, secondo il quale tutta l’Europa deve affrontare questa situazione.
«Finalmente l’Europa ha rilevato che il problema dei rifugiati ha una dimensione veramente europea. In alcune aree del Nord Italia, vicino al confine con la Svizzera, come a Saronno e Como, hanno anche organizzato movimenti illegali di quei rifugiati per destinarli più a nord, verso altri Paesi. Solo l’Europa nel suo complesso è in grado di gestire la situazione», ha detto Galli.
Alcuni Paesi hanno impedito l’adozione di quote per i rifugiati come stabilito dalla Commissione Europea. Il Governatore della Lega Nord a capo della Lombardia ha messo in guardia i sindaci dall’accogliere altri rifugiati, pena la riduzione delle sovvenzioni ai Comuni.
«È anche una questione religiosa. Tutti hanno visto il video con la bandiera dello Stato Islamico che sventola sopra il Colosseo a Roma. L’Italia ha un accordo con tutte le religioni, ad eccezione di quella musulmana. Loro vogliono propri luoghi di culto. E anche se il ministero dell’Interno ha informazioni sui membri dei gruppi religiosi islamici, nessuno dei politici glieli vuole dare. Quindi non sappiamo dove si ritrovano e come si comportano, quanti sono e a che cosa aspirano» non nasconde le sue paure Galli.
In questo contesto, si punta il dito sul presunto errore più grande che l’Europa ha fatto nel recente passato.
«La civiltà europea è nei guai. È messa nei guai, non c’è che dire. Ed è colpa sua, perché hanno mandato forze armate nei Paesi islamici, dove cercavano di imporre la democrazia. Ma così hanno suscitato solo la reazione opposta, e oggi abbiamo a che fare con gli islamici radicali. I moderati sono infatti in minoranza. E l’Europa sta mostrando le sue debolezze. La cosiddetta Costituzione europea è infatti principalmente un documento economico, ma occorre sottolineare i valori su cui la nostra civiltà è fondata, quindi il Cristianesimo» conclude Stefano Bruno Galli.
(Traduzione a cura dell'Ufficio stampa Gruppo consiliare Maroni presidente)

 
 
 

Edicole, Tizzoni (Lista Maroni): indispensabile allargare il ventaglio dei prodotti in vendita

Post n°1832 pubblicato il 25 Giugno 2015 da accorsiferro
 
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È necessario aggiornare i regolamenti che disciplinano le vendite nelle edicole, dando la possibilità agli edicolanti di vendere, senza limiti di superficie, qualunque altro prodotto, fermo restando che l’attività principale deve rimanere la vendita di quotidiani e periodici. Così il consigliere regionale del Gruppo “Maroni presidente” Marco Tizzoni (nella foto), componente della Commissione Attività produttive e occupazione, sul riordino del sistema di diffusione della stampa quotidiana e periodica in Lombardia, come proposto dall’assessore al Commercio e approvato dal Consiglio regionale.
«La proposta di atto amministrativo – rileva Tizzoni – riveste un grande vantaggio per gli operatori. In un periodo di persistente crisi dell’editoria e di contrazione della domanda interna, la possibilità che i tradizionali punti di vendita dei giornali possano trasformarsi in qualcosa di meno specialistico, dalla vendita di bevande e alimentari confezionati a info point turistici, permetterà loro di affrontare la sfida dell’evoluzione del proprio ruolo, in modo coordinato e sostenuto da Regione Lombardia, con benefici per il proprio fatturato. Semplificando si potrebbe dire che la Regione, anche in questo contesto, riesce a fare “di necessità virtù”, ovvero raccoglie la sfida di accompagnare i gestori delle edicole in questo importante cambiamento tutelandoli e offrendo loro nuove occasioni di sviluppo, e nello stesso tempo valorizzando anche la funzione pubblica e il ruolo tradizionale di queste attività commerciali».
Nel suo intervento in Aula, il consigliere della Lista Maroni ha ricordato che Confcommercio ha espresso soddisfazione in merito al riconoscimento da parte della Regione del ruolo di interesse pubblico delle edicole (punti vendita esclusivi), alla promozione e sostegno delle reti di vendita e, appunto, alla possibilità, per i punti vendita non esclusivi, di vendere anche altri prodotti. Da parte loro, i rappresentanti di Anci Lombardia hanno posto l’accento sull’importanza e la valenza sociale dell’attività delle edicole, specie nei piccoli comuni, per la capacità di assicurare pari opportunità agli editori rispetto alla libertà di stampa e ai cittadini in fatto di diritto all’informazione, al punto da sostenere che il settore della diffusione della stampa quotidiana e periodica nonostante rientri, per alcuni aspetti, nella categoria dell’attività commerciale, riveste anche un importante ruolo di “servizio pubblico”.

 
 
 

Legge antimafia, Tizzoni: risposta forte e coraggiosa a tutela del territorio e dei cittadini

Post n°1831 pubblicato il 18 Giugno 2015 da accorsiferro
 
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Una risposta politica forte e coraggiosa, che stanzia risorse importanti per contrastare le mafie e tutelare le loro vittime. Così il consigliere regionale del Gruppo “Maroni presidente” Marco Tizzoni (nella foto), componente della Commissione speciale antimafia, commenta il progetto di legge regionale per la prevenzione e il contrasto della criminalità organizzata e per la promozione della cultura della legalità, approvato oggi dal Consiglio regionale. «Il destino ha voluto che questo progetto di legge approdasse in Aula a pochi giorni dall’ennesimo arresto, nel Rhodense, di dieci malavitosi, membri del clan camorristico Nuvoletta, che delinquevano nei nostri territori. Speriamo che questa coincidenza di date porti fortuna a questo pdl» ha detto Tizzoni nel suo intervento in Consiglio regionale, nel corso del dibattito sul progetto di legge. Il consigliere della Lista Maroni ha poi citato Paolo Borsellino, «uno dei nostri eroi nazionali», laddove il magistrato ucciso dalla mafia nel 1992 denunciava: “Stato e mafia sono due poteri che occupano lo stesso territorio. O si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. «Questa legge chiarisce con grande trasparenza, forza e determinazione che la Lombardia, attraverso i suoi amministratori e attraverso la politica, a partire da chi ha voluto la Commissione di cui faccio parte, il nostro governatore Roberto Maroni, è vicina al proprio territorio e lo difende – ha sottolineato Tizzoni –. Inoltre rafforza il concetto di vicinanza, aiuto e sostegno ai cittadini, alle vittime della mafia e alle loro famiglie».

 
 
 

M5S su famiglie, Saggese (Lista Maroni): coppie omosessuali sì, papà separati no, sospendere convegno

Post n°1830 pubblicato il 13 Giugno 2015 da accorsiferro
 
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Tutte le famiglie hanno diritto a essere tutelate, persino quelle gay. Ma non le famiglie formate da un papà e dai suoi figli. Questo almeno per il Movimento 5 Stelle, che ha illustrato un convegno da esso organizzato nei prossimi giorni a Palazzo Pirelli con un manifesto a dir poco provocatorio.
“Da papà separato – tuona il consigliere del Gruppo regionale “Maroni presidente” Antonio Saggese – sono indignato insieme ai miei figli, perché nell’immagine del convegno che il M5S ha utilizzato per parlare di tutte le famiglie che hanno diritto di essere tutelate hanno considerato una coppia eterosessuale con un bimbo, due coppie di omosessuali maschi e femmine, una mamma sola con due bambini mentre hanno escluso un papà con i suoi figli. Esistiamo anche noi e l’assurdo è che proprio una forza di opposizione che dovrebbe battersi radicalmente per il rispetto delle uguaglianze dimentica la figura degli uomini eterosessuali, padri dei loro figli”.
Per Saggese, componente della commissione Sanità e politiche sociali della Regione e vice presidente dell’Associazione papà separati della Lombardia, “il convegno discrimina i padri separati che hanno l’affidamento esclusivo o condiviso dei figli, ma che per il M5S non sono una famiglia. Nell’immagine che i grillini hanno della famiglia riconoscono diritti che sono ancora in fase di consolidamento, e li tolgono a chi li ha già consolidati. Si tratta di una immagine contraria ai princìpi costituzionali di uguaglianza (art. 3) e di tutela dei figli, che entrambi i genitori – non solo uno – hanno il dovere e il diritto di mantenere, istruire ed educare (art. 30)”.
Per queste ragioni, Saggese chiede con forza che il convegno del M5S venga sospeso: “Se questo è il loro modo di battersi sui princìpi, abbiamo capito che non mirano ad altro che a calpestare la Costituzione e il tessuto sociale consolidato del Paese”.

 
 
 

Garante dell'infanzia, Saggese (Lista Maroni): dare ascolto e partecipazione ai minori

Post n°1829 pubblicato il 11 Giugno 2015 da accorsiferro
 
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E’ stato discusso oggi nella Commissione Sanità del Consiglio regionale lombardo il regolamento dell’Ufficio del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, figura eletta pochi mesi fa in Regione Lombardia. Il consigliere regionale del Gruppo “Maroni presidente” Antonio Saggese, componente della commissione, auspica che tramite questa figura si attuino progetti di ascolto e partecipazione dei minori, che garantiscano loro i diritti sanciti dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, inserendo all’interno del regolamento dell’Ufficio l’istituzione della loro presenza con progetti specifici.
«L’art. 12 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia – ricorda Saggese – afferma che “ad ogni fanciullo capace di discernimento va garantito il diritto di esprimere liberamente la propria opinione sulle questioni che lo riguardano e il conseguente diritto che le opinioni espresse vengano prese nella debita considerazione”. Ritengo quindi sia un dovere della nostra Regione tutelare i propri futuri cittadini proponendo progetti ed attività che possano dare voce ai minori accolti nelle varie istituzioni pubbliche e private».
«Penso – continua il consigliere regionale – ai bambini accolti nelle comunità, ai ragazzi nelle carceri minorili, ai bambini presenti negli ospedali per lungodegenze e anche a quelli in situazioni meno drammatiche, come le scuole. Tutti devono avere, a mio avviso, un modo per esprimere le loro esperienze positive o negative che siano, in modo da poter essere vive agli occhi e alle orecchie del Garante dell’Infanzia le loro impressioni, riflessioni ed esigenze».

 
 
 

Impianto di pirolisi a Retorbido (Pv), Tizzoni: con i cittadini, contro il progetto

Post n°1828 pubblicato il 08 Giugno 2015 da accorsiferro
 
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No all’impianto di pirolisi che la società Italiana Energetica Tire vorrebbe realizzare a Retorbido, nel Pavese, per ricavare olio combustibile e altri materiali dagli pneumatici fuori uso. A ribadirlo è il consigliere regionale del Gruppo “Maroni presidente” Marco Tizzoni (nella foto), intervenuto domenica alla manifestazione che ha visto più di quattromila persone protestare contro l’impianto in progetto sul sito dell’ex Fornace Valdata.
«Ho voluto essere presente alla manifestazione organizzata dal comitato “No inceneritore” per rappresentare ai manifestanti la solidarietà mia e della maggioranza in Regione – spiega Tizzoni –. Un impianto di pirolisi è incompatibile con quel territorio, sulla falda collinare dell’Oltrepo: si tratta di un vasto polmone verde, impreziosito dal percorso ciclopedonale e meta di numerose famiglie, di sportivi e gitanti». Il consigliere annuncia inoltre che la Lista Maroni presenterà una interrogazione sullo stato di fatto dell’opera e per conoscere l’opinione in merito dell’assessore regionale All’Ambiente, Claudia Terzi.
«Il mio Gruppo consiliare – conclude Marco Tizzoni – manterrà alta l’attenzione sull’iter di questo progetto. Personalmente, sono onorato di essere stato invitato a manifestare in un territorio al quale mi sento molto vicino per una causa giusta e motivata come questa».

 
 
 

Reddito di cittadinanza, Galli: sussidiarietà orizzontale valore strategico

Post n°1827 pubblicato il 28 Maggio 2015 da accorsiferro
 
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«Il tema della povertà nelle sue varie gradazioni è un problema oggettivo ed è giusto che il governo di Regione Lombardia lo affronti con risoluta determinazione nella prospettiva dell’inclusione sociale, non disgiunta da politiche attive per il lavoro. Oltretutto, si tratta di valorizzare il vasto e variegato mondo dell’associazionismo e del volontariato, in applicazione di un principio molto particolare quale quello della sussidiarietà orizzontale che in una regione dalle forti virtù civiche come la Lombardia può diventare davvero un valore strategico». Lo sottolinea il capogruppo del Gruppo consiliare “Maroni presidente”, Stefano Galli, in merito al reddito di cittadinanza sul quale sta lavorando la Giunta lombarda.
«In questo senso – prosegue Galli – la proposta del presidente Maroni, che a distanza di anni non ha dimenticato di essere stato un grande ministro del Welfare, è più che convincente, soprattutto se sostenuta dalle risorse specifiche del Fondo sociale europeo, integrate da risorse interne che troveremo nell’assestamento di bilancio».
«Le polemiche degli ultimi giorni – conclude il capogruppo – devono pertanto essere archiviate una volta per tutte».

 
 
 

"VERSO LE MACROREGIONI?": convegno organizzato dal Gruppo Maroni Presidente

Post n°1826 pubblicato il 25 Maggio 2015 da accorsiferro
 
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«È del tutto evidente che il rapporto centro/periferia in questo Paese non ha mai funzionato bene: come può lo Stato avere gli stessi rapporti con i 120 mila abitanti della Valle d’Aosta, o i 360 mila del Molise, e con i 10 milioni della Lombardia? Il rapporto funziona quando lo Stato ha a che fare con corpi periferici omogenei. La revisione della pianta amministrativa è fondamentale, anche perché le Regioni sono nate sostanzialmente come distretti statistici sul finire dell’Ottocento». Così Stefano Bruno Galli, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano, introduce il convegno che il Gruppo regionale "Maroni presidente", del quale è capogruppo, ha organizzato per lunedì 25 maggio alle ore 17.00 nella Sala Pirelli di Palazzo Pirelli (via Filzi 22, primo piano).
Relatori saranno, oltre a Galli, Aldo Bonomi, fondatore del Consorzio Aster (Agenti di sviluppo del territorio), Giancarlo Pagliarini (Associazione per la riforma federale), Nicola Pasini, docente di scienza politica all’Università degli Studi di Milano, e Carlo Pelanda, docente di relazioni internazionali all’Università della Georgia (USA). Moderatore, il giornalista Claudio Kaufmann.
«La scorsa settimana – ricorda il prof. Galli – avrebbe dovuto finire i lavori la Commissione Lanzetta sulle Macroregioni, che il Governo ha rovinato a riforma costituzionale in corso. In ogni caso, i risultati del lavoro della Commissione non potranno essere inseriti nella riforma costituzionale, pena la riscrittura. Il senso del convegno è valutare con attenzione gli esiti della Comissione Lanzetta e fare un ragionamento molto ampio sulle Macroregioni, a partire dalla proposta di Gianfranco Miglio del 1991 e dallo studio della Fondazione Agnelli del 1992. Per questioni di economicità ed efficienza, bisognerà per forza di cose procedere a una razionalizzazione della pianta amministrativa attraverso accorpamenti. Nel convegno abbiamo coinvolto solo studiosi, nessun politico, proprio per fare un punto scientifico rigoroso».

 
 
 

Tumore alla mammella, via a potenziamento della rete lombarda di unità di senologia

Post n°1825 pubblicato il 21 Maggio 2015 da accorsiferro
 
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In Italia il tumore della mammella costituisce la prima causa di morte nella fascia di età compresa tra i 35 e 50 anni. Le evidenze scientifiche dimostrano come la diagnosi precoce sia l’azione più efficace nella lotta contro il tumore alla mammella e che i migliori risultati in termini di sopravvivenza, adeguatezza delle cure e qualità di vita sono direttamente proporzionali al numero di casi trattati per struttura sanitaria. E’ quanto ha ribadito Lara Magoni (nella foto), consigliere del Gruppo “Maroni presidente” e componente della commissione Sanità e politiche sociali, nell’illustrare al Consiglio regionale la proposta di risoluzione “Attuazione delle linee guida per l’implementazione della Rete regionale lombarda dei Centri di Senologia (Breast Units Network)”, poi approvata dall’Aula.
«La presenza di una Rete di unità di senologia multidisciplinare, secondo il modello delle cosiddette Breast Units, rappresenta lo schema per eccellenza – ha sottolineato il consigliere Magoni – in quanto mette al servizio della paziente competenze specifiche e tecnologie avanzate, in una logica di sistema integrato che utilizza e valorizza tutte le risorse esistenti, operando in Rete anche con gli ospedali più piccoli e con le strutture territoriali (compresi gli hospice e l’assistenza domiciliare)».
Il percorso messo a punto da Regione Lombardia, non ancora riorganizzato in vista della riforma sanitaria, fa registrare ancora una estrema frammentarietà dei casi trattati di tumori della mammella, con un dato del 2013 superiore rispetto all’anno precedente. Si evince infatti un aumento delle strutture che trattano meno di 20 casi, salito nel 2013 dal 38,6 per cento al 49,6%. Risulta poi che il 19,6% delle strutture (pari a 26) tratti più di 20 casi, il 25% (33 strutture) più di 50 e solo il 13,6% (18 strutture) più di 150 casi.
«La ristrutturazione del percorso del tumore della mammella, valutando la distribuzione di circa 150 casi per Centro di Senologia, porterebbe alla identificazione di 40 realtà ospedaliere senologiche anziché le attuali 18, calcolando l’area milanese e le ASL provinciali di tutta la Lombardia comprese le aree geografiche disagiate – ha concluso Lara Magoni –. Tale riorganizzazione comporterebbe, a parità di risorse, non solo un efficientamento della rete di senologia, ma anche una copertura omogenea di tutto il territorio lombardo con un risparmio anche per il Servizio Sanitario Regionale».

 
 
 

Legge sulle badanti in Lombardia, Saggese: bene formazione degli operatori e sostegno economico alle famiglie

Post n°1824 pubblicato il 20 Maggio 2015 da accorsiferro
 
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Nelle case degli italiani lavorano più di un milione e mezzo di assistenti familiari o “badanti” (1.655.000, il 53 per cento in più rispetto a dieci anni fa) ma solo il 14% ha seguito un percorso formativo specifico, sebbene il 60% si occupi di assistenza specialistica. Il problema dell’assistenza agli anziani è destinato ad accrescersi in larga misura nei prossimi anni: nel 2050 ci saranno molti più nonni che nipoti e, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli over 60 passeranno da 650 milioni a due miliardi. Secondo la stessa Organizzazione, già nel 2020 la popolazione anziana in Europa sarà superiore a quella che il sistema sanitario potrà sostenere.
Per queste ragioni, il Gruppo “Maroni presidente” ha contribuito con il proprio voto a far approvare il progetto di legge regionale che dispone interventi a favore del lavoro di assistenza e cura svolto dagli assistenti familiari. Sull’argomento, il consigliere del Gruppo Antonio Saggese (nella foto) aveva presentato un ordine del giorno. “Gli assistenti familiari – si legge nell’odg – coprono ormai la fase di età più avanzata delle persone fragili, il che coincide con il prendersi cura di pazienti con patologie croniche sempre più complesse che necessitano di una assistenza sempre più qualificata e professionale. In molte circostanze gli assistenti familiari si trovano anche a dover supportare l’anziano in caso di rientro al domicilio a seguito di dimissioni ospedaliere, per cui si rende necessario avvalersi di personale particolarmente qualificato, anche per prevenire una successiva ospedalizzazione. L’assistente familiare si trova spesso a gestire situazioni delicate, imprevedibili, perfino momenti di vera e propria emergenza”.
Pertanto Saggese, che è componente della commissione Sanità e politiche sociali di Regione Lombardia, ribadisce “l’importanza di una formazione adeguata degli operatori, anche con l’istituzione di registri territoriali, così da tutelare sia assistenti familiari che famiglie, e la possibilità per le famiglie di ricevere fondi a sostegno delle cure per i propri familiari, in modo da poterli assistere nella propria casa e nel loro contesto sociale abituale, con un conseguente abbassamento dei costi per la sanità pubblica”.

 
 
 

Tagli ai Comuni, Fanetti: basta infierire sugli Enti che funzionano

Post n°1823 pubblicato il 11 Maggio 2015 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

“Basta, lo Stato non può continuare a vessare gli Enti pubblici in questo modo. Il risanamento dei conti pubblici non può venire solo dal sacrificio degli Enti locali”. Così il consigliere regionale del Gruppo “Maroni presidente” Fabio Fanetti nel corso della discussione in Aula di una mozione sul fondo di solidarietà comunale e i tagli ai Comuni lombardi.
“Lo spreco si annida davvero nei Comuni? – ha domandato polemicamente Fanetti -. Può darsi che si annidi in alcuni di essi, ma non nei nostri o in quelli montani, che non hanno bilanci in perdita. Il Patto di stabilità ha ammazzato i nostri Comuni, finendo con l’incidere negativamente anche sull’economia.  Il governo deve stare attento a depauperare i patrimoni dei Comuni, che hanno anche una funzione di coesione sociale, specialmente in montagna. Stiamo toccando il fondo e una volta che innescheremo la disgregazione sociale, sarà difficile recuperare il grande lavoro che gli amministratori locali fanno sul territorio”.
“Se proprio vuole risparmiare – ha concluso Fabio Fanetti –, lo Stato prenda i parametri di spesa della Regione Lombardia e li applichi alle altre Regioni. Non capiamo perché invece tagli solo l’1,5% dei costi dei ministeri”.

 
 
 

Orologeria, Tizzoni (Lista Maroni): tutelare i laboratori artigianali dalle multinazionali

Post n°1822 pubblicato il 06 Maggio 2015 da accorsiferro
 
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Tutelare riparatori e acquirenti di orologi dalle multinazionali dei produttori, che non rilasciano ai laboratori artigianali i ricambi necessari per le riparazioni. È l’obiettivo di una risoluzione, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale della Lombardia, della quale è relatore il Consigliere regionale del gruppo “Maroni presidente” Marco Tizzoni, componente della Commissione consiliare Attività produttive e occupazione.
“Dal 2010 le multinazionali del settore dell’orologeria, soprattutto svizzere, hanno avviato una selezione dei destinatari dei pezzi di ricambio che mette a rischio l’immenso patrimonio di esperienza di migliaia di qualificati ed esperti artigiani – denuncia Tizzoni –. Già due anni prima la Ue respinse un ricorso contro questa politica, sostenendo che si tratta di un settore di piccole dimensioni, caratterizzato da una vivace concorrenza; decisione ribadita dalla Commissione europea nel 2013. In questo modo, i colossi internazionali sono stati messi sullo stesso piano dei piccoli laboratori artigianali. Il punto di vista della Commissione europea è solo quello dei produttori e danneggia anche gli interessi dei consumatori, con servizi di riparazione limitati e privi della necessaria concorrenza”.
Come rileva Tizzoni, negli ultimi anni le attività connesse al settore dell’orologeria si sono ridotte drasticamente. Per dare un’idea degli interessi in gioco, basti dire che in Italia si contano 5.000 laboratori di orologeria, 500 dei quali in Lombardia, ai quali si aggiungono 24.000 negozi in tutto il Paese. Ad oggi, i pezzi venduti ogni anno in Italia sono 6.600.000, che alimentano un mercato dei ricambi stimato tra i 150 e i 200 milioni di euro/anno. La risoluzione approvata dal Consiglio regionale impegna presidente e Giunta regionali a sollecitare il governo ad intervenire presso la Commissione europea affinché tenga conto delle istanze della categoria degli orologiai riparatori e a trasmettere la stessa risoluzione ai parlamentari lombardi eletti in Europa.

 
 
 

Accordo alla Tosi di Legnano, Toia: soddisfatti, ora garantire che sia rispettato

Post n°1821 pubblicato il 28 Aprile 2015 da accorsiferro
 
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Soddisfazione e rinnovata fiducia per il futuro della Franco Tosi, ma anche l’impegno a non abbassare la guardia sulla questione occupazionale nell’Alto Milanese. È quanto esprime Carolina Toia, consigliere regionale del Gruppo “Maroni presidente”, all’indomani dell’accordo sottoscritto tra il gruppo Bruno Presezzi, che ha rilevato la storica azienda di Legnano, i sindacati e la Franco Tosi Meccanica in amministrazione straordinaria. Con tale accordo vengono salvaguardati tutti i posti di lavoro, pari a 350 dipendenti.
“L’accordo è il risultato di un lungo e travagliato iter, che ha visto in prima fila anche le istituzioni locali, affinché i lavoratori mantenessero il loro posto di lavoro – commenta Carolina Toia –. La Tosi è uno dei simboli dell’industria e del lavoro legnanese e Regione Lombardia ha sempre fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per salvaguardare la produttività dell’azienda e le sue importanti ricadute occupazionali sul territorio”.
“Da parte nostra – aggiunge Toia – ci impegniamo a tenere costantemente monitorato ogni sviluppo della situazione, per garantire il rispetto dell’accordo e assicurare un futuro a questo fiore all’occhiello dell’imprenditoria legnanese, lombarda e nazionale, che opera con grande competenza in un settore strategico per l’intero Paese quale è quello dell’energia. Il nostro impegno continua”.

 
 
 

Genocidio armeno: questione di onestà storica e di chiarezza politica

Post n°1820 pubblicato il 23 Aprile 2015 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Convegno della Lista Maroni a Palazzo Pirelli con Pagliarini e il console armeno

di A. A.

Il 24 aprile del 1915 le milizie turche iniziarono a deportare le élite intellettuali armene che vivevano a Istanbul e l’intera popolazione armena nell’Impero Ottomano. Fu l’inizio di un genocidio, il primo del Novecento, che provocò almeno 1.200.000 morti. Seguì un lungo silenzio della comunità internazionale, rotto soltanto pochi giorni fa da Papa Francesco, che ha ricordato il genocidio degli Armeni, prima Chiesa cristiana della storia, ad opera dei Turchi di fede musulmana, suscitando la scomposta reazione del leader di Ankara, Erdogan. Secondo alcuni storici, quel genocidio potrebbe essere stato una vendetta contro gli Armeni in quanto sostenitori della Russia, nemica della Turchia nella Grande Guerra. In realtà, si trattò di un progetto di “pulizia etnica” pianificato e messo in pratica per rafforzare la centralità di uno Stato, quale I’Impero Ottomano, allora in via di disgregazione. Del Genocidio degli Armeni si è parlato a Milano, a Palazzo Pirelli, in un convegno organizzato dal gruppo consiliare “Maroni Presidente”. In apertura dei lavori, il capogruppo Stefano Bruno Galli ha ricostruito la storia della mozione, della quale è stato primo firmatario, approvata all’unanimità la scorsa settimana dal Consiglio regionale della Lombardia; la mozione invita la Giunta a promuovere iniziative pubbliche per commemorare il centenario del Genocidio degli Armeni. “Per un caso fortuito – ha detto Galli – la mozione è stata approvata all’indomani delle parole del Papa, perché presentata già a gennaio e per una serie di circostanze slittata fino alla metà di aprile. In questi mesi si sono sollevate polemiche prima ancora che la mozione venisse discussa, al punto che il console turco a Milano aveva chiesto un incontro con i gruppi consiliari per censurare questa mozione. Intervenire a gamba tesa prima ancora della discussione in Aula è una cosa da respingere con fermezza, perché interferisce con un processo decisionale che vede protagonista la terza assemblea elettiva nazionale”. Per Galli, che è docente universitario di Storia delle dottrine politiche, la mozione approvata dal Consiglio “ha avuto un impatto significativo anche dal punto di vista politico. Si tratta di difendere le ragioni di chi ha subìto un genocidio e ha visto negato nella memoria collettiva e nei libri di storia un massacro che per i Turchi, secondo il diritto internazionale, non è un vero e proprio genocidio. Ma la questione non è giuridica, bensì storica e politica. È una questione di chiarezza, di equilibrio e di onestà storica, che non vogliamo sia dimenticata, anche a fronte degli altri importanti anniversari di quest’anno quali il 70° della Liberazione”. Giancarlo Pagliarini, presidente dell’Associazione G. Pagliarini per la riforma federale e fra i relatori del convegno (moderato dal giornalista de "L’intraprendente" Gianluca Veneziani), ha ricostruito il lungo e tormentato iter al termine del quale, nel 2000, il governo italiano ha riconosciuto per legge il Genocidio degli Armeni. “Peccato che poi, però, l’Italia non abbia fatto mai nulla – ha rimarcato l’ex ministro – perché ha una fifa nera delle ripercussioni economiche con la Turchia. Per molti, la libertà dei popoli è un pericolo per il proprio potere. La Turchia – ha aggiunto Pagliarini, che è sposato con una donna armena – è molto combattiva su questo tema”: basti dire che punisce fino a tre anni di carcere chi parla del Genocidio degli Armeni, l’esatto opposto di quanto avviene in Francia, dove viene condannato chi lo nega. “Ad oggi – ha detto nel corso del suo intervento il console armeno Pietro Kuciukian – sono 22 i Paesi che riconoscono ufficialmente il Genocidio degli Armeni. Dopo l’inaspettata affermazione del Papa, la Ue ha subito rinnovato il riconoscimento del genocidio, sollecitando gli Stati membri a fare altrettanto. I primi sono stati l’Austria e la Germania”. Kuciukian ha ringraziato Galli per la mozione presentata in Regione e ha poi ricordato episodi paradossali quali gli assalti ai negozi Armani in Turchia, confusi con quelli armeni. “Ora – ha proseguito il console – la situazione sta cambiando e io ho buone speranze. Gli Armeni possono aspettare altri cento anni, perché un genocidio non va mai in prescrizione. I Turchi sono ancora orgogliosi dei grandi carnefici del passato, ai quali dedicano statue, piazze e strade. Vorrei spingerli ad esserlo di quei giusti Ottomani che hanno fatto anche del bene, salvando gli Armeni. Almeno 15 Turchi hanno perso la vita per non aver obbedito agli ordini di eliminare una popolazione che viveva sul loro territorio da tremila anni e che, secondo i Giovani Turchi, non poteva convivere con la ‘turchizzazione’ forsennata di quelle aree”.

 
 
 
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