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Libri, articoli e altro di Andrea e Daniela

 

I NOSTRI LIBRI

- I personaggi più malvagi della storia di Milano
(2013)

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- Milano giallo e nera (2013)

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- Gli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia (2013)

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- Le famiglie più malvagie della storia (2011, II edizione)

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- 101 personaggi che hanno fatto grande Milano (2010)

  

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- Il grande libro dei misteri di Milano risolti e irrisolti (2006, III edizione)

 

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- Milano criminale (2005,  esaurito)

 

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I LIBRI DI DANIELA

- Le grandi donne di Milano (2007, II edizione)

  

- L'eterno ritorno, un pensiero tra "visione ed enigma" (2005)

 

I LIBRI DI ANDREA

I grandi delitti italiani risolti o irrisolti (NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA, 2013)

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- Bande criminali (2009) 

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- I grandi delitti italiani risolti  o irrisolti (2005, esaurito)

 

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 - La sanguinosa storia dei serial killer (2003, esaurito)

 

 

 

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Bruxelles bacchetta l’Italia «Ha deviato dagli obiettivi» Renzi: rimedierò in 24 ore

Post n°1779 pubblicato il 24 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Barroso si arrabbia per la divulgazione della missiva, il premier ribatte: pubblicherò tutti i vostri conti

di A. A.

La legge di stabilità non convince Bruxelles. Arriva a metà mattinata l’attesa lettera Ue firmata dal commissario europeo e vice presidente dell’esecutivo, Jyrki Katainen. Nel mirino, lo scostamento dagli obiettivi di bilancio 2015 che l’Italia ha fissato con la manovra, su cui i vertici dell’Unione vogliono vederci chiaro.
Non è una bocciatura, almeno per ora. Il tono della missiva - pubblicata sul suo sito dal ministero dell’Economia e della Finanza in nome della trasparenza anche se «strettamente confidenziale» - è dialogante. Ma i rilievi sono perentori e prevedono tempi strettissimi di risposta.
«L’Italia prevede una significativa deviazione dal richiesto percorso di aggiustamento strutturale verso gli obiettivi di medio termine nel 2015» si legge nella missiva (nella foto) recapitata al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. «La modifica prevista al bilancio strutturale per il 2015 sarebbe anche inferiore a quanto richiesto per assicurare il rispetto della regola transitoria sul debito, aggiunge, e violerebbe gli impegni «richiesti dal braccio preventivo del Patto di Stabilità e crescita».
Katainen sollecita «informazioni sulle ragioni del mancato rispetto da parte del Patto di Stabilità per il 2015» oltre a spiegazioni su come «l’Italia possa assicurare il pieno rispetto degli obblighi nelle politiche di bilancio previsti per il 2015 dal Patto di Stabilità e crescita».
I chiarimenti, dice nero su bianco la lettera, devono arrivare entro oggi, per poter tenere conto del punto di vista dell’Italia «nell’ulteriore procedura». Richiesta che il governo italiano ha accettato senza battere ciglio: «Risponderemo alla richiesta di chiarimento entro il 24», assicura a stretto giro di posta il Mef, coinvolto nella polemica sollevata dal presidente dell’esecutivo Ue, José Manuel Barroso, al suo ultimo vertice a Bruxelles, per la pubblicazione on line della missiva. «È stata una decisione unilaterale - sottolinea Barroso -. La Commissione non era favorevole, perché stiamo continuando le consultazioni informali, tecniche, sulla legge di stabilità e pensiamo sia meglio avere un contesto di fiducia».
È il bollettino di Bankitalia a fornire un “assist” al governo per la temporanea deviazione dalla strada degli obiettivi di bilancio: «Il ritardo del pareggio è motivato, ora occorre usarlo per la crescita» dice in sintesi Palazzo Koch. «Rispetto alle previsioni a legislazione vigente, l’indebitamento netto del 2015 viene accresciuto di 0,7 punti percentuali del prodotto, al 2,9%. Data l’eccezionale durata e profondità della recessione, le scelte del governo appaiono motivate» spiega il report, che però ammonisce: «Un più graduale processo di riequilibrio può aiutare a evitare una spirale recessiva della domanda; si giustifica se i margini di manovra che ne derivano saranno utilizzati efficacemente per rilanciare la crescita dell’economia e innalzare il potenziale di sviluppo nel medio e lungo termine».
Arrivando al vertice Ue a Bruxelles, il presidente del Consiglio ha rilevato come «rispetto al merito della discussione non mi pare che ci siano grandi problemi. Stiamo discutendo di 1-2 miliardi di differenza. Possiamo metterli anche domani mattina». Renzi, semmai, si è detto «stupito che il presidente Barroso si sia sorpreso, nel senso che la lettera è stata anticipata qui». E ha rincarato: «Penso che sia finito in questo Palazzo il tempo delle lettere segrete. Pubblicheremo non solo la lettera, ma tutti i dati economici e quanto si spende in questi Palazzi».
Per il vicepresidente dei senatori leghisti, Stefano Candiani, «dopo la tirata d’orecchie per la fantasia con la quale imbroglia i conti, Renzi punta i piedi e si mostra per il bamboccione carognetta che è. Minaccia l’Europa di pubblicare i costi dell’Europarlamento. Noi della Lega li chiediamo da tempo. E continueremo quindi a pressarlo per la pubblicazione delle spese inutili e faraoniche di Bruxelles, Strasburgo, di Palazzo Chigi e del Quirinale. Per una volta, passi dalle parole ai fatti».

dalla Padania del 24.10.14

 
 
 

SALVINI e LE PEN al lavoro per RICOSTRUIRE L’EUROPA Le altre opposizioni rincorrono

Post n°1778 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il resto degli euroscettici è alle prese con alchimie da Prima Repubblica per formare un gruppo all’Europarlamento

di Andrea Accorsi

Un’Europa da rifare. Primo passo: rivedere gli accordi di Schengen alla luce dell’emergenza Ebola. In attesa di regolamentare gli ingressi di extracomunitari, cancellare l’euro e rimettere l’attuale carrozzone lobbistico-bancario di Bruxelles nella direzione giusta. Ovvero, un’Europa libera fatta di popoli liberi.
Il passo lo muoverà oggi al Parlamento europeo Matteo Salvini insieme ai leader del Front National francese, Marine Le Pen, del Vlaams Belang fiammingo, Gerolf Annemans  e dell’Fpo austriaco, Harald Vilimsky. In una conferenza stampa congiunta a Strasburgo, illustreranno le contromisure da adottare per limitare il contagio del virus Ebola nel Vecchio Continente. Ma la proposta saliente è già stata anticipata da Salvini alla grande manifestazione di sabato a Milano: sospendere subito il trattato di Schengen.
Una proposta dirompente, concreta e urgente, che stride in maniera terribile con le alchimie in atto da parte di altri euroscettici per ricostruire un gruppo nell’Europarlamento, e con l’affannosa rincorsa delle proposte leghiste da parte di alcuni politici nostrani.
Giusto ieri il presidente di seduta della plenaria dell’Europarlamento, Ryszard Czarnecki, ha annunciato in via ufficiale la costituzione del nuovo gruppo politico di cui fanno parte gli eurodeputati del Movimento 5 stelle e l’Ukip britannico di Nigel Farage. Unica novità del gruppo, l’ingresso del partito di estrema destra polacco Knp, decisivo per raggiungere la soglia minima di sette nazionalità rappresentate, dopo l’uscita dell’ecologista lettone Iveta Grigule. Alchimie politiche che ricordano certi metodi tutti italiani da Prima Repubblica per formare un’alleanza di governo, agganciando questo o quel “cespuglio” per poi dipendere da ogni suo malumore e capriccio.
Il Knp è visto come la peste da Marine Le Pen, che come già fatto in passato ha escluso con forza qualsiasi ipotesi di alleanza con gli eurodeputati di quel partito. «La questione del Knp è stata già regolata a giugno - ha detto la leader del Fn a margine della plenaria a Strasburgo -. Li abbiamo rifiutati perché non abbiamo gli stessi valori».
I valori sui quali la Le Pen trova invece terreno comune con la Lega sono in primis la lotta alla moneta unica e all’immigrazione incontrollata, oltre alla riscrittura delle rigide regole comunitarie sui bilanci nazionali. Su quest’ultimo punto, Roberto Maroni ha ipotizzato l’uscita dell’Italia dalla Ue, se Bruxelles non derogherà dai vincoli imposti ai Paesi membri. «Bruxelles deve consentire all’Italia una certa flessibilità fiscale, altrimenti noi dovremmo uscire dal-l’Unione europea, perché non avrebbe senso restarvi contro il nostro interesse» ha detto il Governatore della Regione Lombardia in un’intervista alla Cnbc.
Anche nel dettare la linea da seguire in Europa, la Lega si fa rincorrere da altri movimenti di opposizione, grillini in testa. Il leader dei pentastellati, sempre più in affanno di fronte alla costante erosione di consensi sia all’interno del suo movimento sia nell’elettorato, è tornato, pensate un po’, a invocare l’uscita dell’Italia dall’euro.
«Gli interessi sul debito pubblico stanno ammazzando il Paese e smantellando lo stato sociale - è l’analisi di Beppe Grillo  in un post sul suo blog -. Negli ultimi trent’anni l’Italia ha pagato 3.100 miliardi di interessi sul debito, una mostruosità. I miliardi che lo Stato destina al pagamento degli interessi sul debito - scrive ancora il leader dei Cinque stelle - sono sottratti ai servizi primari dei cittadini: pensioni, sanità, ammortizzatori sociali, istruzione, risorse per le Pmi».
Di qui la proposta di «ridenominare il debito pubblico in una nuova moneta associata al valore della nostra economia. Le Pmi italiane potranno tornare nuovamente competitive e l’occupazione in crescita e gli investitori stranieri finanzieranno comunque il nostro debito che sarà sostenibile e onorabile. Fuori dall’euro c’è salvezza, ma il tempo è scaduto. Riprendiamoci la sovranità monetaria e usciamo dall’incubo del fallimento per default», conclude Grillo. Chissà se sull’euro avrà la coerenza che non ha dimostrato sull’immigrazione.
Già, l’immigrazione. Per i Cinque stelle, si conferma motivo di schizofrenia politica. Secondo il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (non proprio l’ultimo degli esponenti M5s), il tema dell’immigrazione «non è appannaggio né di destra né di sinistra in un’Italia in cui in un anno è arrivato l’equivalente di immigrati degli abitanti del Molise. Vengono da Paesi in cui abbiamo epidemie di malattie e abbiamo anche un problema di sicurezza perché ci sono tante informative che testimoniano che su quei barconi, oltre alla maggioranza che sono disperati, arrivano anche membri dell’Isis, di Al Qaeda, di cellule terroristiche». Fin qui, ancora una volta, il discorso è una fotocopia di quelli fatti da sempre dalla Lega. Ma, subito dopo, Di Maio si affretta a negare ogni possibile avvicinamento al Carroccio. «La Lega - sostiene - ha strumentalizzato questi temi, quindi non fanno parte del novero delle forze politiche che noi prendiamo in considerazione per alleanze».
Insomma, quello dei grillini rimane, al solito, un pourparler. Ai fatti, provvede qualcun altro. A riprova che un’altra Europa è davvero possibile. Basta volerla.

dalla "Padania" del 22.10.14

 
 
 

Governo, Domenica in... spot Renzi e Padoan fanno a gara a chi spara più PROMESSE

Post n°1777 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

L’esecutivo conferma la sua dimensione televisiva: parla bene davanti alle telecamere per strappare applausi, mentre nasconde fallimenti e disastri come i tagli lineari agli Enti locali

di Andrea Accorsi

Uno si è fissato con gli 80 euro. E dopo averli infilati nelle tasche degli italiani (ma non tutti), senza peraltro produrre alcun effetto sul calo dei consumi, ora promette di regalarli ad ogni futuro genitore. Come se 80 euro in più al mese cambiassero la vita. E, soprattutto, convincessero a mettere al mondo un figlio.
L’altro, per non essere da meno, prevede di creare 800 mila posti di lavoro. Ci fu chi ne promise un milione, e ha fatto la fine che ha fatto. Ora la sparata mira appena più in basso. Sarà la crisi, o la prudenza? Il tempo, supremo giudice, dirà se le promesse saranno mantenute. Quello che si può notare fin d’ora è la dimensione televisiva dell’attuale governo, che alle proposte di legge e ai dibattiti in Parlamento preferisce gli spot nei salotti televisivi. Segno dei tempi. E di una strategia precisa: comparire, apparire, propalare il più possibile, badando a stare sempre sotto i riflettori e davanti alle telecamere. Per strappare applausi in studio e punti di share nelle case, pronti a tradursi in consensi.
Fin qui, la strategia di Renzi & C. ha funzionato benissimo. Premier e ministri sono stabilmente in vetta nelle simpatie dell’elettorato. Disposto a farsi abbindolare attraverso il piccolo schermo, e a ricordare più facilmente le scintillanti promesse catodiche, che gli opachi fallimenti nascosti sotto il tappeto dai media.
Ogni maledetta domenica, titolava quel film. Nell’ultima, ad aprire l’antologia delle facili promesse è stato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a In mezz’ora su Raitre. «Potrebbero essere 800 mila posti di lavoro a partire dal 2015 per tre anni» ha tradotto in numeri le misure per la ripresa dell’occupazione. Non passano tre ore che Matteo Renzi pareggia il conto, anzi lo raddoppia, con un tocco di classe tipico del suo repertorio. Ospite a Domenica live sull’altro canale (stavolta il primo) della sempre ossequiosa Tv di Stato, il capo del governo è colto da un attacco di annuncite: dal 1° gennaio «gli 80 euro andranno anche a tutte le mamme, o i papà, per i primi tre anni di vita» del loro figlio. Ad ascoltarlo erano in 2,7 milioni.
Di tutto questo bendidio, però, nella legge di stabilità non c’è traccia. Padoan, nella stessa sede tv, ha detto che la legge è pronta, «siamo agli ultimi dettagli», e che ieri mattina sarebbe stata presentata al Quirinale. Secondo voi, ieri c’è andata sul Colle? No. Ma se anche venissero mantenute le ultime, roboanti promesse dell’esecutivo, non bisogna dimenticare che per reperire le risorse necessarie sono stati saccheggiati Comuni e Regioni. In pratica, una partita di giro. O il gioco delle tre carte, come osserva il candidato alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Alan Fabbri. «Perché è inutile il bonus bebè se poi i genitori dovranno pagare il doppio i nidi a causa dei tagli lineari del governo».
Per Gian Marco Centinaio, capogruppo della Lega al Senato, «altro che 80 euro alle mamme, Renzi deve trovare 55 miliardi per il fiscal compact. È il solito parolaio. Promesse senza contenuti». Ma c’è anche un altro risvolto. «Gli 80 euro promessi per le neomamme sono l’ennesima marchetta a favore degli extracomunitari - teme l’on. Roberto Caon -. La gran parte di quelle risorse andrà infatti a finire nelle tasche di tutti quei cittadini stranieri che, in controtendenza rispetto al trend delle coppie italiane, avranno un figlio entro l’anno prossimo». Sulla stessa linea il sen. Nunziante Consiglio: «I nostri soldi andranno a finire nei Paesi africani per mantenere le famiglie d’origine».

dalla Padania del 21.10.14

 
 
 

A che servono 80 euro quando un ASILO ne costa 300 al mese?

Post n°1776 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Salvini smonta l’ultima trovata renziana: «È un insulto, in Francia i nidi sono gratuiti fino ai 3 anni per tutti. Ignorata la nostra proposta di legge presentata alla Camera lo scorso marzo»

di A. A.

Tutti i media di regime celebrano l’ultima sparata dello show-man di Palazzo Chigi, solo la Lega coglie la reale portata della proposta. «Renzi promette 80 euro alle nuove mamme dal 2015. Una presa per il culo, un insulto - va giù duro Matteo Salvini -. Renzi ignora che in Francia aiutano le famiglie sul serio, con asili nido gratuiti fino ai 3 anni per tutti». Ma c’è dell’altro. «In Italia - ricorda Salvini - il nido costa in media 300 euro al mese a famiglia»: dunque la nuova mancetta del governo servirebbe a ben poco. E ancora: «Renzi ignora la proposta di legge presentata lo scorso marzo alla Camera dalla Lega, che prevede gli asili nido o il servizio di baby-sitter gratuito per le famiglie: costo, 300 milioni di euro che si troverebbero tassando i soldi rimandati a casa dagli immigrati. Altro che 80 euro - tira le somme il Segretario federale -, per far nascere nuovi bimbi ne servono di più! Ma Renzi, che rifiuta ogni confronto e preferisce i monologhi dalla D’Urso, le difficoltà delle normali famiglie italiane non le conosce».
Poi il Segretario la butta sull’ironia: «Partecipa anche tu al grande concorso! A chi prometterà domani gli 80 euro Sbirulino Renzi? A chi sta perdendo i capelli? A chi ha pestato una cacca di cane? A chi si chiama Filippo? A chi va a funghi? Avete suggerimenti per il genio di Firenze?».
Salvini ricorda anche che mentre il segretario Pd e capo del governo promette 80 euro di bonus bebè dal 2015, il vice-segretario Pd Deborah Serracchiani, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, lo scorso luglio ha tolto i 1.000 euro dello stesso bonus. «Cosa dicono le mamme del Friuli-Venezia Giulia? Ma segretario e vice-segretario si conoscono?».
Dal web arriva infine la frecciata di Roberto Maroni. «Il bonus alle neo mamme - ricorda - l’avevo inventato io da ministro del Welfare dieci anni fa: allora tutti a dire che era uno scempio, oggi tutti ad applaudire Renzi».

dalla "Padania" del 21.10.14

 
 
 

EBOLA e ISIS i nuovi INCUBI per la salute e per la sicurezza

Post n°1775 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

di A. A.

Gli ultimi pericoli in ordine di tempo legati all’immigrazione incontrollata nel nostro Paese si chiamano Isis e Ebola. All’impatto del fenomeno sulla società, l’economia e la cultura, si aggiungono i gravi rischi sul piano della sicurezza e della salute.
Le autorità di governo assicurano che è tutto sotto controllo. Peccato che, come hanno rivelato alcuni sindacati di polizia, i controlli sanitari dei clandestini soccorsi e presi a bordo dalle navi impegnate nell’operazione Mare Nostrum consistano in un sommario esame esterno della durata di pochi minuti, senza alcuna analisi di laboratorio. E peccato che una malattia pericolosissima e dall’elevata mortalità qual è il virus dell’Ebola abbia un tempo di incubazione molto lungo, che può arrivare fino a tre settimane. Questo significa che una persona all’apparenza sana potrebbe in realtà essere stata contagiata dal virus, ma passerebbero diversi giorni prima che ne manifesti i sintomi.
Fra i Paesi di provenienza degli immigrati irregolari vi sono anche quelli investiti dall’epidemia e cioè Guinea, Liberia, Nigeria, Senegal e Sierra Leone. Secondo i dati di settembre dell’Organizzazione mondiale della sanità, «l’epidemia di Ebola in Africa occidentale è ancora in crescita» ed è «improbabile» che le cifre sui contagi e i decessi riflettano la situazione reale.
Altro capitolo inquietante, le infiltrazioni di terroristi. Non è un mistero che la gran parte dei migranti che attraversano il Mediterraneo negli ultimi mesi provengono da zone ad alto rischio, quali il Nord Africa e il Medio Oriente. Per un paradosso, mentre in Siria, Iraq e Afghanistan le nostre forze armate partecipano a missioni internazionali contro le basi del terrorismo islamico internazionale, le stesse forze (con la Marina) accompagnano sul nostro territorio migliaia di immigrati sprovvisti di documenti tramite Mare Nostrum.
Nelle scorse settimane fra i sedicenti profughi siriani è sbarcato da un barcone un terrorista palestinese, che come molti altri ha subito fatto perdere le sue tracce. La polizia ha fatto in tempo a interrogarlo e a sequestragli il cellulare, nel quale teneva sue fotografie in mimetica e con un Kalashnikov. Di fatto, nessuno può verificare con certezza l’identità, la provenienza e soprattutto la fedina penale delle migliaia di clandestini che entrano ogni mese nel nostro Paese.

dalla "Padania" del 19.10.14

 
 
 

Immigrati: siamo in piena crisi, ma ne manteniamo sempre di più

Post n°1774 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Prefetti sempre a caccia di posti dove metterli, welfare spremuto per garantire ogni tipo di assistenza: nonostante la recessione, le spese per l’accoglienza continuano a salire

di A. A.

In un Paese in piena recessione economica, l’ultima cosa che serve sono altre migliaia di sedicenti profughi nullatenenti da accogliere e mantenere. Eppure è proprio quello che sta succedendo in Italia. Alle prese con una media di 4-500 immigrati irregolari da sistemare ogni giorno (in attesa dei ricongiungimenti familiari, che ne ingrosseranno ancora di più le file), il governo si trova nella necessità di reperire sempre nuove risorse da destinare a vitto, alloggio, assistenza sanitaria e di ogni genere.
Dopo aver fatto appello agli Enti locali, che non avendo altri spazi a disposizione li hanno dirottati perfino in alberghi e bed&breakfast, le Prefetture hanno pensato di alloggiare gli extracomunitari negli appartamenti sfitti. Ma è allo studio dell’Anci e della Conferenza delle Regioni la proposta di convincere gli italiani a prenderseli in casa propria, dietro lo stesso compenso di 900 euro al mese pro capite garantito alle strutture alberghiere. Tutte soluzioni che dimostrano come non si sappia più dove metterli. Letteralmente.
Ma questo è ancora poco o nulla rispetto all’impatto che questi “ospiti” hanno e avranno per gli anni a venire sul nostro sistema assistenziale, in particolare su quello sanitario. Secondo la Fondazione Leone Moressa, fra i più validi centri di studi sull’economia della migrazione, la spesa pubblica per gli immigrati costa ogni anno ai cittadini italiani 12 miliardi di euro tra sanità (che rappresenta la spesa più consistente), assegni familiari, benefit e sostegni vari, fino alla scolarizzazione dei più giovani. Un costo sociale che va a pesare su un sistema di welfare messo in piedi con le risorse degli italiani.
Nella Penisola 6 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, che salgono a 10 milioni se si contano anche le persone in condizioni di povertà relativa. Eppure, per i nuovi arrivati continuiamo ad aprire la borsa. Secondo dati ufficiali, l’operazione Mare Nostrum costa in sola accoglienza 1 miliardo 277 milioni di euro. Per ogni immigrato clandestino che viene accolto lo Stato spende ogni giorno almeno 30 euro per le spese personali (pasti, vestiario, biancheria, medicine). Tanto per fare un confronto, gli assegni di invalidità garantiscono una rendita tra i 10 e i 22,50 euro al giorno, mentre l’indennità di accompagnamento è pari a 16 euro.
Ma agli immigrati viene dato anche un alloggio (per il quale, come detto, lo Stato spende 900 euro al mese pro capite), oltre a 600 euro di coperture assicurative che fanno lievitare il costo complessivo a carico dei cittadini fino a 2.400 euro a testa ogni mese. Non mancano, in alcuni casi, altri benefit come schede telefoniche.
I costi dell’assistenza sanitaria a quanti si registrano regolarmente hanno superato il miliardo e mezzo di euro all’anno, dieci volte la spesa per i ricoveri degli immigrati irregolari.
E non pensate di rimandarli a casa. Tra biglietti aerei e costi delle scorte di polizia, ogni rimpatrio forzato costa tra i 2.000 e i 25.000 euro. E il fatto che l’Unione europea copra il 75% del costo totale non è di grande consolazione.

dalla "Padania" del 19.10.14

 
 
 

MARE NOSTRUM: una missione costosa e FALLIMENTARE

Post n°1773 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Nove milioni di euro al mese: ecco quanto spende lo Stato per dare un “passaggio” agli scafisti. Risultato: altri naufragi e arrivi quadruplicati  in un anno

di A. A.

Trecentomila euro al giorno. È quanto spende lo Stato italiano ogni giorno per dare un “passaggio” agli scafisti e al loro carico umano fino ai porti della Penisola. I dati sono stati resi noti a meno di un mese dal primo anniversario di Mare Nostrum dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e dal capo di Stato maggiore della Marina militare, ammiraglio Giuseppe De Giorgi.
Al di là dell’opportunità di una simile scelta, che ha rovesciato la politica di Roberto Maroni al Viminale, quando i barconi carichi di migranti venivano respinti e costretti a tornare ai porti di partenza, saltano all’occhio diversi elementi sconcertanti. A partire proprio dai costi dell’operazione, per la quale non a caso il governo da tempo sta battendo cassa (invano) in sede europea. Se poi l’operazione doveva servire a scongiurare i naufragi di massa che l’avevano innescata, il suo fallimento è evidente a fronte delle migliaia di morti e dispersi registrati per tutto il 2014.
Altro argomento accampato dai promotori dell’iniziativa, le centinaia di scafisti arrestati. Peccato che si facciano beffe del nostro sistema giudiziario, contando sul fatto di tornare subito liberi, e che solo da pochi giorni si parla di sequestrare i natanti da essi usati, anziché restituirli con tante scuse. Infine, è un fatto che Mare Nostrum abbia contribuito a incentivare le partenze dei clandestini verso il nostro Paese: in tutto il 2013 ne erano arrivati 43 mila, molti meno di quelli sbarcati quest’anno, prossimi ai 150 mila.

dalla "Padania" del 19.10.14

 
 
 

STOP MARE NOSTRUM

Post n°1772 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

di Andrea Accorsi

Stop all’insensata operazione Mare Nostrum, ora riverniciata come Frontex Plus. La si guardi (e la si chiami) come si vuole, il risultato non cambia: finora l’impiego di decine di unità navali della Marina Militare è servito solo a far entrare in Italia 150.000 immigrati irregolari, fra i quali migliaia di minori non accompagnati. Al conto bisogna aggiungere gli immancabili ricongiungimenti familiari che seguiranno.
Come conferma il Viminale, la gran parte di queste persone è infatti destinata a restare in Italia. E molti di quelli che tentano di raggiungere altri Paesi europei (come Francia, Austria e Germania) ci vengono rimandati indietro dalle autorità di quei Paesi.
Per contro, solo pochissimi, qualche migliaio in tutto, dei sedicenti profughi provengono davvero da zone di guerra o sono perseguitati in patria, e hanno quindi ottenuto lo status di rifugiati politici. In tutto il 2013, la commissione nazionale per il diritto d’asilo ha concesso lo status di rifugiato solo a 3.078 persone su oltre 26.000 richiedenti. Altre 5.564 hanno ottenuto lo status subordinato di protezione sussidiaria e 5.750 la protezione umanitaria (non internazionale). Tutti gli altri hanno approfittato dell’opportunità di farsi soccorrere, caricare a bordo e accompagnare in tutta tranquillità nei porti della Penisola. Come ne hanno approfittato gli scafisti che per il “servizio” si fanno pagare dai clandestini migliaia di euro a testa.
Varata dopo il naufragio di una imbarcazione libica il 3 ottobre 2013 a poche miglia da Lampedusa costato quasi 400 vittime, l’operazione, del costo di 300.000 euro al giorno, non ha impedito altri naufragi e quindi altre morti. Le vittime solo dall’inizio dell’anno sarebbero 3.072, ma le stime sono per forza approssimative: chissà di quanti naufragi non si ha neppure notizia... Quel che è certo è che, incoraggiate dall’operazione, le partenze dal Nord Africa si sono moltiplicate: dai 43.000 clandestini sbarcati in tutto il 2013, nei primi dieci mesi di quest’anno si è già passati a più di 125.000. Fra di loro si teme l’arrivo di terroristi islamici e di portatori di malattie anche molto gravi come l’Ebola.
La prima conseguenza di questa invasione agevolata è il pesante impatto sul sistema di accoglienza e assistenza nazionale. Tanti arrivi pongono il problema di reperire ogni giorno centinaia di nuovi alloggi, per non parlare dei costi relativi a pasti, assistenza sanitaria e altri benefit dei quali si deve caricare un Paese che, è bene ricordarlo, è in piena recessione economica.
Insomma, mentre non c’è un solo motivo valido per proseguire questa politica, ve ne sono molti, gravi e fondati, per dire basta.

dalla "Padania" del 19.10.14

 
 
 

La Boldrini velata visita la moschea

Post n°1771 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

«Islamici le prime vittime del radicalismo»

di A. A.

Le prime vittime del radicalismo religioso? La gente e le comunità musulmane, insieme a tanti immigrati che approdano sulle nostre coste. Nello strabismo etnico e culturale che da sempre la contraddistingue, la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha ribadito il suo pensiero (unico, in tutti i sensi) al Centro di cultura islamica in Italia, presso la moschea di Roma, che ha visitato l’altro giorno.
Per la Boldrini, l’Isis rappresenta una minaccia per il mondo intero, sì, «ma soprattutto per il mondo musulmano, perché le prime vittime sono i musulmani, i civili, le persone che credono in questa religione e che vengono ammazzate dagli esaltati. Il mondo musulmano - ha proseguito - è colpito prima di tutti gli altri. Colpito in termini di vittime, ma anche colpito nella propria anima perché tutta questa violenza omicida viene fatta proprio nel nome dell’Islam».
L’imam mancata ha visitato la moschea romana coprendosi il capo con il velo d’ordinanza. Un segno di rispetto che ci attendiamo da lei anche per chi non è musulmano e non è immigrato, insomma per gli italiani e i cristiani, che poi sono la sua gente. Perché di Kyenge ce n’è bastata una.

dalla "Padania" del 19.10.14

 
 
 

Nozze gay, il sindaco Marino forza la mano ad ALFANO Altolà da Chiesa e prefetto

Post n°1770 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il primo cittadino di Roma trascrive nel registro comunale il matrimonio di sedici coppie omosessuali

di Andrea Accorsi

Braccio di ferro tra il sindaco di Roma e il ministro dell’Interno sulle nozze gay. Ignazio Marino ha trascritto nel registro comunale della Capitale il matrimonio di sedici coppie omosessuali. La prima trascrizione è stata quella della coppia composta da Marilena e Laura, che si sono sposate a Barcellona nel 2009 dopo essere state insieme per diciotto anni. «Oggi è un giorno speciale ma dobbiamo ancora fare tanta strada perché questo diventi semplicemente un giorno normale - ha detto il sindaco Marino -. La nostra Amministrazione crede fortemente che tutte le donne e tutti gli uomini siano creati uguali e abbiano gli stessi diritti, e allora, se ci pensiamo, quale diritto più importante c’è del diritto di poter dire alla propria compagna o al proprio compagno “ti amo” e di vedere riconosciuto quell’amore?».
La mossa di Marino non è piaciuta per nulla al ministro Angelino Alfano. «Ribadisco - sottolinea su Facebook il titolare del Viminale -: per l’attuale legge italiana, ciò non è possibile. La firma di Marino non può sostituire la legge. In pratica, il sindaco Marino ha fatto il proprio autografo a queste, peraltro rispettabilissime, coppie». Mentre il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha comunicato che inviterà immediatamente il sindaco a cancellare le trascrizioni. «Se non dovesse procedervi - sottolinea la prefettura - provvederà all’annullamento delle stesse secondo le prescrizioni di legge».
Insorgono il centrodestra, che ieri ha manifestato il suo disappunto davanti al Campidoglio, e la Chiesa. Per Angelo Zema, responsabile di Roma Sette, il settimanale della diocesi di Roma, quella di Marino è «una scelta ideologica, che certifica un affronto istituzionale senza precedenti» basato su una «mistificazione sostenuta a livello mediatico e politico». Zema parla di scelte «illegittime» in un «contesto dal tono hollywoodiano» e «dal chiaro sapore demagogico».
Furibonda la Cei, che parla di «presunzione arbitraria, inaccettabile». La Conferenza dei vescovi, attraverso l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, condanna senza mezzi termini la decisione del sindaco capitolino che, afferma, «sorprende perché oltre a non essere in linea con il nostro sistema giuridico, suggerisce una equivalenza tra il matrimonio e altre forme che ad esso vengono impropriamente collegate. L’augurio è che il rispetto delle persone individuali sia sempre salvaguardato nelle loro legittime attese e nei loro bisogni, senza mai prevaricare il dato della famiglia».
Ma c’è già chi è pronto a seguire le orme di Marino. Come il sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli, che ha annunciato l’intenzione di trascrivere personalmente i matrimoni contratti all’estero di tutte le coppie omosessuali che ne faranno richiesta.

dalla Padania dl 19.10.14

 
 
 

Il VERO razzismo è Mare Nostrum E licenziamo Pisapia

Post n°1769 pubblicato il 18 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Salvini: «Oggi saremo in migliaia a dire Stop Invasione. Ma visto come ha ridotto la città, avremo un pensiero anche per il peggior sindaco che Milano abbia mai visto»

di Andrea Accorsi

Contro Mare Nostrum e l’invasione di immigrati gestita dal governo. Per un futuro con più lavoro e una Milano senza Pisapia. Alla vigilia della manifestazione di oggi per dire stop all’invasione e a operazioni insensate come Mare Nostrum, varata giusto un anno fa, Matteo Salvini riassume le ragioni della più grande mobilitazione messa in campo dal Carroccio sotto la sua Segreteria. A Milano sotto attese ben centomila persone da tutto il Paese, che nel pomeriggio sfileranno pacificamente da Porta Venezia a piazza Duomo, dove alle 18 si svolgerà il comizio finale.
«Saremo in migliaia e migliaia a dire Stop Invasione - ha postato ieri il Segretario federale sul suo profilo Facebook -. Ma, visto come ha ridotto la città, avremo un pensiero anche per il peggior sindaco che Milano abbia mai visto. Sfratto in arrivo, bye bye Pisapia!». Salvini ribadisce così di mettere nel mirino la corsa a Palazzo Marino in calendario nel 2016. Obiettivo: spodestare l’attuale inquilino, come ribadisce in un «appello ai Milanesi, di nascita o di adozione, che amano la loro Città». Oggi, infatti, nelle intenzioni del Segretario leghista, «possiamo licenziare Pisapia. Non basta lamentarsi a casa, al bar, in ufficio o in metropolitana - insiste Salvini -. Milano è una città stupenda, che sta soffrendo per mancanza di cura e di amore. Chi non ci sarà, poi non venga più a lamentarsi: vi aspetto!».
Prendendo spunto da un articolo di Repubblica, il Segretario federale della Lega allarga quindi gli orizzonti all’intera sinistra che, rileva, «quando non sa cosa fare, cioè sempre, attacca la Lega. Ridicoli! - sbotta Salvini sempre sul web -. Con quattro milioni di italiani disoccupati, il vero razzismo è Mare Nostrum».
C’è spazio anche per un aneddoto personale. «Stamattina quattro poliziotti a Roma mi hanno chiesto un selfie con loro, e hanno voluto la maglietta Stop Invasione. bellissimo segnale, grazie!».
La battaglia contro l’invasione extracomunitaria del Paese si combatte sulla base di fatti e dati precisi. «Ecco un numero da ricordare ai sinistri accoglienti. Su 40.754 richieste di asilo politico presentate negli ultimi 14 mesi, sapete quanti sono stati riconosciuti come rifugiati? Solo 4.288. Il 10% del totale. Altro che “rifugiati”, stiamo offrendo pranzo a cena e migliaia di clandestini», ribadisce Salvini. Infine, una notizia di cronaca che vale più di mille discorsi. «Asia Bibi, contadina cristiana e mamma di cinque figli, è stata condannata a morte in Pakistan perché avrebbe parlato male di Maometto. E in Italia ci sono dei furbi che vogliono aprire delle moschee! No moschee, finché nel nome di un Dio si ucciderà ancora». Chissà se a Pisapia sono fischiate le orecchie.

dalla Padania del 18.10.14

 
 
 

CARROCCIO all’8,3% Ancora giù Forza Italia, cadono le Cinque stelle

Post n°1768 pubblicato il 18 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
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All’indomani del varo della legge di stabilità, cala la fiducia in Renzi e nel suo governo. Per più della metà degli elettori (54%) gli immigrati sono una minaccia

di A. A.

Continua l’ascesa della Lega Nord nei consensi dei cittadini. Il Carroccio sfonda il muro dell’8 per cento nelle intenzioni di voto e si rivela il movimento con la più marcata crescita nell’intero panorama politico nazionale. Ad attestarlo è il sondaggio settimanale sulle intenzioni di voto realizzato da Ixè per il programma Agorà, trasmesso sui Rai 3.
Nel quadro delle simpatie politiche, il Partito democratico si consolida intorno alla soglia del 40%, la stessa superata nelle ultime elezioni politiche. Costante la crescita della Lega Nord, arrivata questa settimana a quota 8,3%. Scende ancora Forza Italia: il partito di Silvio Berlusconi in meno di un mese ha perso quasi un punto percentuale (-0,9%).
In controtendenza rispetto all’ultimo rilevamento, nel quale venivano indicati in crescita, sono i Cinque stelle, che cedono lo 0,4% (il dato peggiore nell’ultima settimana). L’evento dei pentastellati al Circo Massimo, osserva l’istituto demoscopico, ha causato una sorta di “effetto elastico” nelle intenzioni di voto per Grillo & C.
A livello di maggioranze, una ipotetica coalizione di centrosinistra Pd-Sel-Scelta Civica raccoglierebbe anche per questa settimana il 43,4%. Più movimenta la situazione nel centrodestra: Forza Italia perde lo 0,3% e si ferma appena sopra al 15%, la Lega sale nella stessa misura mentre sale dello 0,2% Fratelli d’Italia-An, attestandosi al 3,3%. Segnali di vita dall’Ncd del ministro Alfano che in questa rilevazione è in crescita, seppure solo dello 0,1%.
La seconda forza politica nazionale, il M5s, raccoglie il favore del 20,9% segna una distanza di ben 19 punti percentuali dal Partito democratico.
Nel complesso, la situazione appare abbastanza cristallizzata, con eccezione l’avanzata della Lega Nord come variabile da osservare con particolare attenzione. Sarà interessante notare il dato dopo la manifestazione di oggi a Milano.
Sempre secondo un sondaggio realizzato dall’istituto Ixè in esclusiva per Agorà, all’indomani del varo della legge di stabilità, è calata la fiducia degli italiani in Matteo Renzi e nel suo governo. Pur rimanendo il leader politico più apprezzato, infatti, il premier perde un punto e si attesta al 49%. Un punto in meno anche per l’esecutivo, al 47%. Nella classifica dei leader politici in cui i cittadini hanno più fiducia, resta stabile al 21% Beppe Grillo, seguito da vicino da Matteo Salvini, al 20%. Nessuna variazione neanche per Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, rispettivamente al 16 e 13 per cento.
Ixè ha sondato anche le opinioni degli italiani sugli immigrati. Secondo più della metà degli elettori (54%) e la quasi totalità dell’elettorato della Lega Nord (91%), gli immigrati sono una minaccia. Il 46% degli italiani li considera invece una risorsa; opinione, questa, condivisa dal 9% degli elettori leghisti.

dalla "Padania" del 18.10.14

 
 
 

Immigrati: Alfano in piena RENZITE conta BALLE, l’Europa lo sbugiarda

Post n°1767 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
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Il ministro bluffa su Mare Nostrum e ironizza sulla Lega. I salvataggi proseguiranno a nostre spese, unica destinazione l’Italia. Sbarchi, +300% in un anno

di Andrea Accorsi

Alfano tenta di disinnescare la manifestazione di domani a Milano della Lega contro Mare Nostrum. Ma viene subito smentito dal numero 1 di Frontex. Il quale, non contento, certifica che l’operazione voluta e attuata dall’Italia (e solo da essa) ha quadruplicato gli sbarchi di clandestini.
«Capisco il nervosismo e l’imbarazzo di alcuni partiti politici per il fatto che noi abbiamo risolto un problema che loro non erano riusciti a risolvere e che hanno convocato una manifestazione che dopo di oggi non ha più ragione di essere». Senza citare la Lega, il ministro dell’Interno davanti ai giornalisti improvvisa una scenetta di teatrino renziano in Transatlantico, dopo il suo intervento in Aula sull’emergenza immigrati. Perché la manifestazione di domani non dovrebbe più «avere ragione d’essere», è presto detto: Alfano ha annunciato che Mare nostrum non potrà convivere con Triton e pertanto verrà chiusa. «La data sarà decisa in un prossimo Consiglio dei ministri - ha aggiunto -. Di certo, sarà entro il 1° novembre, data dell’entrata in funzione dell’operazione Triton».
Da novembre, dunque, niente più clandestini soccorsi e accompagnati nei nostri porti dalla Marina militare? Tutt’altro. «Le operazioni di salvataggio in mare non potranno mai essere sospese da parte dei mezzi italiani - ha sottolineato ancora Alfano - perché riguardano il diritto internazionale in mare».
Mare Nostrum affonda per varare al suo posto Triton, operazione che a differenza della prima sarà coordinata a livello europeo, tramite Frontex. Lungi dal farsi carico di un’operazione della portata, in termini di costi e dimensioni, di Mare Nostrum, l’Agenzia Ue continuerà a scaricare sull’Italia gli oneri dei soccorsi in mare. Non solo: con Triton, porterà ancora i clandestini nel Belpaese. Parola del direttore dell’agenzia Gil Arias Fernandez, che sembra ignorare la lezione lasciata dall’ex ministro Maroni.
«I respingimenti in mare sono assolutamente vietati e neanche da prendere in considerazione - taglia corto Fernandez in un incontro presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea -. I migranti recuperati nel corso di Triton saranno portati in Italia, perché è lo Stato che ospita l’operazione. In questo caso, non vale il principio della nazionalità dell’unità che compie il salvataggio». Insomma, tutto cambia perché nulla cambi: a sobbarcarsi il problema saremo sempre e solo noi.
«Frontex non ha mandato di “ricerca e salvataggio” che rimane delegato alle autorità del Paese membro - ribadisce il direttore di Frontex -. La nostra rimane una attività di sicurezza delle frontiere. Il nostro compito finisce nel momento dello sbarco di queste persone sul suolo italiano; tutto il resto compete a scelte politiche da fare in sede europea». Ancora, «le nostre navi non possono effettuare il pattugliamento delle coste libiche, perché non ci sono accordi tra Ue e Libia e non abbiamo i mezzi tecnici adeguati».
Gil Arias Fernandez ha poi rilevato come «nel 2014 si è registrato un incremento del 292 per cento negli arrivi provenienti da immigrazione irregolare», passati nel Mediterraneo centrale da gennaio a settembre di quest’anno a 142.707 dai 36.414 giunti in tutto il 2013.
Per l’on. Nicola Molteni «Mare Nostrum continuerà anche dopo Triton. Non ci sarà alcuna sostituzione, come chiaramente detto dal direttore esecutivo di Frontex. Alfano sta raccontando balle al Paese». Gli fa eco il senatore Paolo Arrigoni: «Finalmente qualcuno dice la verità e ci dà ragione smentendo ufficialmente Alfano. L’Europa lo spernacchia, a difenderlo sono rimaste solo un paio di sodali che lo fanno più per opportunità che per convinzione. Ci ha definiti yogurt scaduto, qui di scaduto c’è solo il suo tempo».

dalla Padania del 17.10.14

 
 
 

Da Mare Nostrum a Triton, continua L’INVASIONE

Post n°1766 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Cambiano i nomi delle operazioni, non la sostanza: la Ue spende una montagna di soldi in “interviste ai migranti” ma si guarda bene dal respingerli

di A. A.

C’è, anzi c’era Mare Nostrum, visto che ha i giorni contati. L’operazione doveva essere rimpiazzata da Frontex Plus, ma questa ipotesi, annunciata in pompa magna dall’ineffabile ministro Alfano, è tramontata prima ancora di vedere la luce. Così, mentre proprio in questi giorni si sperimenta Mos Maiorum, Frontex affiderà la sorveglianza delle frontiere europee a Triton.
In attesa di Ares, Mazinga e magari della Sirenetta, vediamo di fare un po’ di chiarezza nella politica adottata con questi termini fantasiosi per affrontare un problema tanto concreto quanto delicato. Specie in tempi di Isis e di Ebola, tanto per fare altri due nomi.
Frontex è l’Agenzia europea fondata nel 2004 per la cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri della Ue. Fra le numerose operazioni promosse dall’Agenzia, dallo scorso 1° maggio c’è Hermes. Obiettivo: contrastare l’immigrazione irregolare verso le coste italiane da Tunisia, Libia e Algeria. Questa operazione si svolge in un’area ben definita del Mediterraneo centrale, con la partecipazione di “esperti in interviste ai migranti” di Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Non basta: Grecia, Francia, Malta e Portogallo partecipano con due esperti, la Spagna con tre mentre Turchia e Moldavia, come “Paesi osservatori”, con un esperto ciascuna. Un esercito di funzionari, tutti a carico di Frontex. Quanto ai mezzi, Olanda, Portogallo e Islanda partecipano anche con un aereo per il pattugliamento.
Per “fronteggiare” gli arrivi irregolari dal Sud Est europeo e vigilare sulle coste pugliesi e calabresi, dal 1° giugno al 30 settembre si è svolta Aeneas. Anche questa operazione ha schierato esperti di Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Lituania, Portogallo, Spagna (che fornisce anche un paio di aerei; Francia, Grecia e Polonia, un aereo ciascuno) e di due “Paesi osservatori” (Albania e Georgia). L’Italia ha fornito due elicotteri e due motovedette della Guardia di Finanza, più un gommone e una motovedetta della Capitaneria di Porto, nonché esperti in immigrazione della Polizia. Analoga operazione è stata organizzata sotto il nome Poseidon sul versante greco, con la partecipazione di una motovedetta della nostra Capitaneria dislocata a Chios.
Da lunedì scorso e fino al 26 ottobre è in corso Mos Maiorum, che non rientra fra le operazioni congiunte gestite da Frontex. In sostanza, come ha spiegato ieri il direttore dell’Agenzia europea, lo spagnolo Gil Arias Fernandez, si tratta di una mera raccolta di dati, eseguita sotto la guida delle autorità italiane: «La polizia raccoglie informazioni relative agli arrivi, è solo una rilevazione a fini statistici». Niente a che vedere, dunque, con gli obiettivi di Mare Nostrum, operazione anch’essa varata su iniziativa del governo italiano (presidenza Letta) il 18 ottobre 2013 e volta a scongiurare il naufragio dei barconi carichi di clandestini, per condurli nel nostro Paese in tutta sicurezza.
Inizialmente Mare Nostrum avrebbe dovuto essere sostituita da Frontex Plus, un programma della Ue volto a controllare le frontiere nel Mediterraneo, ma poi è stato deciso di rimpiazzarla con Triton: una operazione di sicurezza delle frontiere che inizierà l’1 novembre «indipendentemente da quello che succederà a Mare Nostrum», come ha precisato ancora Gil Arias Fernandez. Vi hanno aderito 26 Paesi e quindi, per il numero 1 di Frontex, «ha tutti i mezzi tecnici per far fronte alle necessità».
Nessun respingimento di barconi, è stato precisato ieri: i migranti recuperati grazie a Triton «saranno portati in Italia, perché è lo Stato che ospita l’operazione». Insomma, cambiano i nomi ma non la sostanza: assicurare che l’invasione di clandestini continui.

dalla "Padania" del 17.10.14

 
 
 

TEX, una leggenda che cavalca ancora In mostra a Milano le copertine originali

Post n°1765 pubblicato il 16 Ottobre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Splendida sintesi di mito, emozioni e avventura, le duecento tavole esposte suggellano un personaggio entrato a far parte dell’immaginario collettivo di più generazioni

di Andrea Accorsi

Una leggenda disegnata entrata a far parte dell’immaginario collettivo di più generazioni. Tale è Tex Willer, il più longevo personaggio del fumetto italiano e fra i più amati dai lettori di ogni età. Ad “aquila della notte”, Wow Spazio Fumetto-Museo del Fumetto di Milano dedica fino al 18 gennaio una grande mostra per celebrarlo attraverso l’arte dei suoi due creatori: lo sceneggiatore Gianluigi Bonelli e il disegnatore Aurelio Galleppini, in arte Galep.
Per la prima volta sono esposte nella stessa mostra oltre duecento tavole originali di Galep, create per illustrare altrettante copertine, oltre a documenti come lettere, sceneggiature, schizzi che testimoniano il lavoro dei creatori delle storie (nella foto, il mitico e introvabile n. 1 in formato striscia del 1948). Presenti anche i preziosissimi primi numeri della serie ancora nel formato striscia, riconosciuti come arte identitaria della Città di Milano.
In edicola da ben 66 anni, Tex non mostra segni di vecchiaia e continua a soddisfare le aspettative del suo pubblico. Il merito di tanto successo va riconosciuto alla vena creativa di autori che, ancora oggi, sanno attingere all’insegnamento dei due creatori del personaggio: Bonelli senior (fondatore dell’omonima casa editrice, che oggi porta il nome del figlio Sergio, a sua volta fra gli sceneggiatori della serie) e Galleppini. La mostra La leggenda di Tex è un vero e proprio viaggio nel mitico Far West come ce lo hanno raccontato i due autori.
Il piccolo albo a striscia di Tex, venduto nel 1948 a 15 lire, diventa il primo tassello di un successo sempre crescente. In breve tempo si toccano le 45 mila copie di vendita settimanale.
La formula di questo successo è da ricercare nel mito del West. Lo stesso con cui i ragazzi dell’epoca si riempiono gli occhi nei cinema ma rivisto con la lente del mito, a cui gli autori aggiungono elementi personali. Tex Willer è uno dei grandi eroi dell’immaginario: amico degli indiani, antischiavista e antirazzista, è tanto vicino alla cultura dei Navajo da sposare Lilyth, figlia del capo tribù.
Nelle sue storie si anticipa lo stesso cinema hollywoodiano nella rappresentazione delle popolazioni indiane: per i bianchi Tex è l’agente indiano della Riserva Navajo e un ranger dalla mira infallibile, per i nativi è Aquila della Notte, saggio capo bianco e fratello di ogni uomo rosso.
Inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi Tex Killer: è l’editrice Tea Bonelli a optare per Tex Willer, in un periodo in cui i fumetti erano tacciati di essere violenti e diseducativi. Per l’aspetto fisico, Galep si richiama all’attore Gary Cooper, per modificarlo in seguito sui propri lineamenti. I paesaggi, soprattutto all’inizio, sono quelli della Sardegna dove il disegnatore è cresciuto. In seguito, anche quando si documenta su libri e fotografie delle zone dove il Ranger si muove, Galep trova ispirazione nelle Dolomiti trentine.
Con il passare del tempo, all’eroe si affiancano tre inseparabili compagni d’avventura: il figlio Kit, l’indiano Tiger Jack e il “vecchio cammello” Kit Carson.
Il mito, l’emozione e l’avventura delle storie di Tex sono condensati nelle copertine, tutte disegnate da Galep fino al numero 400 della serie “gigante”, uscito nel 1994, appena prima della scomparsa del disegnatore.
Fra albi a striscia, serie quindicinale, volumetti “giganti”, raccolte e volumi, Galep realizza migliaia di illustrazioni, un vero e proprio record, oltre alle storie vere e proprie. Illustrazioni straordinariamente cariche di suggestione, che portano alla mente i fotogrammi dei classici del cinema di John Ford e Fred Zinnemann.

dalla "Padania" del 16.10.14

 
 
 
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INFO


Un blog di: accorsiferro
Data di creazione: 04/03/2006
 

IL FILM CHE ABBIAMO VISTO IERI SERA

Mona Lisa Smile **

Legenda:

** = merita
* = non merita

 

I LIBRI CHE STIAMO LEGGENDO

Daniela:

Mille splendidi soli
di K. Hosseini
(Piemme)

Andrea:

Milano 1944 Villa Triste
di D. Carozzi
(Meravigli)

 

I NOSTRI LIBRI PREFERITI

Anna Karenina di Lev Tolstoj

Assassinio sull'Orient-Express di Agatha Christie

Cime tempestose di Emily Bronte

Dieci piccoli indiani di Agatha Christie

Genealogia della morale di Friedrich Nietzsche

Guerra e pace di Lev Tolstoj

Illusioni perdute di Honoré de Balzac

Jane Eyre di Charlotte Brontë

Le affinità elettive di Johann W. Goethe

Madame Bovary di Gustave Flaubert

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

 
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