Un po' di noi...

Libri, articoli e altro di Andrea e Daniela

 

I NOSTRI LIBRI

- I 100 delitti di Milano (NOVITA' DICEMBRE 2014)

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- I personaggi più malvagi della storia di Milano
(2013)

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- Milano giallo e nera (2013)

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- Gli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia (2013)

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- Le famiglie più malvagie della storia (2011, II edizione)

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- 101 personaggi che hanno fatto grande Milano (2010)

  

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- Il grande libro dei misteri di Milano risolti e irrisolti (2006, III edizione)

 

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- Milano criminale (2005,  esaurito)

 

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I LIBRI DI DANIELA

- Le grandi donne di Milano (2007, II edizione)

  

- L'eterno ritorno, un pensiero tra "visione ed enigma" (2005)

 

I LIBRI DI ANDREA

I grandi delitti italiani risolti o irrisolti (NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA, 2013)

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- Bande criminali (2009) 

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- I grandi delitti italiani risolti  o irrisolti (2005, esaurito)

 

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 - La sanguinosa storia dei serial killer (2003, esaurito)

 

 

 

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Da oggi in libreria I 100 DELITTI DI MILANO

Post n°1802 pubblicato il 27 Novembre 2014 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

Esce oggi nelle librerie I 100 delitti di Milano. Crimini, intrighi, stragi e omicidi. Duemila anni di storia scritta con il sangue, il nuovo libro di Andrea Accorsi e Daniela Ferro (Newton Compton, pp. 384, euro 9,90, e-book euro 4,99).
La storia di Milano è fatta anche di atroci delitti, omicidi che per la loro portata hanno cambiato il corso degli eventi, scandito la brusca chiusura di epoche e domini, o l’inizio di nuove, travagliate stagioni di violenza e di incertezze. È una storia che inizia dal martirio dei primi santi cristiani, prosegue con le lotte di potere nelle corti rinascimentali, con gli assassini seriali, le esecuzioni “politiche”, termina con i casi della cronaca nera contemporanea. Le vendette consumate al tramonto del ventennio fascista hanno dato seguito alle lunghe stagioni “di piombo” del terrorismo, agli atti più efferati della delinquenza comune e della criminalità organizzata, ai delitti “griffati” consumati nell’ambiente del jet-set e a quelli di strada, opera di gang giovanili. Molti di questi fatti hanno suggestionato le folle, ispirato letterati, convinto storici e ricercatori a scavare in profondità, nelle vicende, nella psicologia dei criminali e nei motivi che li hanno spinti ad agire, fino a svelare scomode verità. Non tutti i delitti raccolti hanno trovato una solida spiegazione, e qualcuno di essi neppure un colpevole, lasciando in bianco, forse per sempre, l’ultima pagina della loro narrazione.
Puoi acquistare il libro qui: www.ibs.it/code/9788854171473/accorsi-andrea/100-delitti-milano.html.


 
 
 

SALVINI: dall’Emilia parte l’alternativa al RENZISMO

Post n°1801 pubblicato il 27 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

«Strafelici per il risultato alle Regionali, in sei mesi voti raddoppiati. Nasce una nuova proposta di vita»

di Andrea Accorsi

Un risultato «neanche lontanamente prevedibile, anche per i più ottimisti», che getta le basi dell’alternativa al “renzismo”. Così Matteo Salvini commenta l’esito delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, con la Lega secondo partito al 20 per cento e prima forza politica del centrodestra.
«I numeri - spiega Salvini - dicono che in sei mesi abbiamo raddoppiato i voti di persone reali, passando da 116 mila voti alle Europee a 233 mila voti, quadruplicando la percentuale». Ma il Segretario federale del Carroccio traccia già nuovi scenari politici su scala nazionale.
SENTINELLE. «Siamo strafelici. Abbiamo una pattuglia di nove consiglieri regionali, fra i quali c’è il più giovane eletto nella storia del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna (il ventiduenne Matteo Rancan, nda). Già da oggi hanno il dovere di essere presenti sul territorio, a fare i guardiani di tutto quello su cui ci siamo impegnati in campagna elettorale, e di marcare a uomo un Pd che comunque ha vinto nonostante i disastri compiuti».
Per Salvini «sta nascendo una proposta culturale, economica e di vita totalmente alternativa al renzismo. Ma la valutazione è che non ha vinto nessuno, visto che due persone su tre sono rimaste a casa. Quindi, a differenza di Renzi che gongola e twitta, noi ci domandiamo perché in una regione di solito partecipativa come l’Emilia-Romagna ci sia un dato di astensione come questo e facciamo anche un esame di autocritica, per capire come proporci in futuro ai non elettori in maniera seria, credibile, concreta e coinvolgente. Per questo non andiamo in giro a stappare spumante, cosa che la vecchia politica ci permetterebbe di fare: il voto in Emilia-Romagna è un segnale negativo per la democrazia e la partecipazione».
«Detto questo - prosegue Salvini - è un segnale positivo perché il mondo e l’Italia esisteranno anche dopo Renzi».
SFIDA. «Quando Renzi vorrà, noi saremo pronti». Salvini si dice pronto a sfidare il premier nel caso di elezioni anticipate, con un programma basato su «pochi punti, ma essenziali», per rilanciare l’occupazione: «Perché se la gente non lavora, non consuma e non paga le tasse».
ALLEATI E NON. «Non c’è nessuna ostilità con il centrodestra. Spero, anzi, che questo serva ad alimentare un dibattito costruttivo su quattro o cinque punti, che mettano al primo posto la piena occupazione».
Il programma della Lega, ribadisce Salvini, si basa principalmente su temi economici: «La nostra proposta economica verrà presentata sabato 13 dicembre a Milano, quando lanceremo la campagna per l’aliquota unica al 15% per famiglie e imprese. Quindi meno tasse, che significa meno Stato e meno burocrazia». Per attuare il progetto, sottolinea il leader del Carroccio, è però necessaria una riorganizzazione delle forze: «Penso a una coalizione compatta che, per ovvii ed evidenti motivi, non può comprendere Alfano».
OBBIETTIVI. Nel programma allo studio si parlerà di «dopo euro, che ci dicevano avrebbe allontanato gli e spaventato gli elettori, mentre la gente sa far di conto e quindi si sta rendendo conto che l’euro ha vita breve. Stiamo preparando un’uscita la più soft e indolore possibile».
Altro punto chiave, «una battaglia senza quartiere a una immigrazione senza controllo, che interessa tutta l’Italia, per prevenire episodi come quelli avvenuti nel quartiere romano di Tor Sapienza». Ma verrà ripresa anche la battaglia per il Federalismo, un tema «ormai da troppi anni rimasto in sospeso».
In un tweet, Salvini ha poi precisato che nel «nuovo progetto alternativo al renzismo per il Paese» che ha preso le mosse dall’Emilia-Romagna ci saranno anche «rivoluzione fiscale e giustizia sociale».
BERLUSCONI. Dopo la diffusione dei risultati elettorali in Emilia Romagna non c’è stata alcuna telefonata tra il Segretario federale della Lega Nord e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. «Non ho sentito Berlusconi», dice Salvini, che poi celia: «È stato meglio, anche perché non aver vinto un derby come quello di ieri sera, mi avrebbe portato a essere un po’ inc...to. Lo sentirò le prossime volte».
COSTI DELLA CAMPAGNA. Salvini si toglie infine la soddisfazione di rinfacciare al Pd di aver fatto «una campagna elettorale spendendo due lire. Penso che abbiamo speso in tutto quello che il Pd ha speso per fare l’incontro di Renzi al palazzetto dello sport. Abbiamo consumato tanta suola di scarpe e abbiamo raccolto un patrimonio che ci piacerebbe spendere in tutta Italia, nel senso che da oggi ci sentiamo parte di un progetto che non guarda solo al Nord ma a tutta Italia, visto che le due emergenze disoccupazione e immigrazione si fanno sentire a Ferrara, a Brescia ma anche a Taranto e a Salerno».
Entusiasta del voto anche il candidato Governatore Alan Fabbri, che entra in Consiglio regionale con altri otto consiglieri del Carroccio (dai quattro uscenti). «Cade il muro di Berlino. Le nostre battaglie hanno pagato - commenta Fabbri -. Milioni di volte grazie a chi ha creduto al progetto e mi ha sostenuto: mi avete accompagnato in un’avventura straordinaria».
Per la Lega, Fabbri ne è convinto, «si apre una pagina storica. Siamo primi in molti Comuni: è una grande occasione e la nostra sarà un’opposizione inflessibile, ma anche responsabile, dando sempre e comunque priorità alla nostra gente. Sono molto soddisfatto del risultato - prosegue il neoconsigliere regionale -. Il voto politico è chiaro, la Lega Nord è il secondo partito in Emilia-Romagna e la campagna elettorale ha premiato il Movimento».
Ma «il dato più importante è l’astensionismo - prosegue Fabbri, riferendosi all’affluenza che non ha raggiunto il 38% degli aventi diritto, meno persino della Calabria -. Si è trattato di uno schiaffo al governo Renzi. Ora siamo chiamati a una opposizione organica e seria in Consiglio regionale».

dalla Padania del 25.11.14

 
 
 

Renzi fa il finto tonto: «Bene così». Ma il Pd perde 4.000 voti al giorno

Post n°1800 pubblicato il 27 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Furibonda la minoranza democrat. De profundis di Forza Italia, poco sopra l’8%. Grillini ai minimi. Ma il primo partito è l’astensionismo

di A. A.

Per essere state “locali”, seppure in una Regione importante come l’Emilia-Romagna, le elezioni di domenica hanno avuto sul piano nazionale l’effetto di un terremoto. Proprio come quello che due anni fa ha rotto qualcosa nel rapporto decennale tra cittadini e partito di riferimento nella “regione rossa” per eccellenza.
Disorientato dalle scelte di Renzi e colpito dagli scandali che sono costati la poltrona al Governatore uscente, Vasco Errani, l’elettorato storico del Pd ha disertato in massa le urne. L’astensionismo è il primo partito nella regione: domenica ha votato meno del 38% degli aventi diritto, contro il 68% delle Regionali 2010 e il 70% delle Europee di quest’anno. Eppure, per il premier «è andata bene» e «l’elevato astensionismo è secondario».
La realtà, come sempre, è un’altra. Ed è che nel Pd le minoranze traggono nuovi motivi per alzare la voce. L’umore non è affatto alle stelle fra i bersaniani, che hanno fatto subito i conti: in Emilia-Romagna il partito rispetto alle Europee ha perso 700 mila voti, più di quelli con i quali ha vinto Bonaccini.
Pippo Civati va giù duro: «Chi rappresenta le istituzioni dovrebbe avere cura di chi non vota forse anche di più di chi va a votare. E ciò al di là del fatto che in Emilia il Pd avrebbe perso 4.000 voti al giorno dalle Europee ad oggi». La Direzione del 1° dicembre, convocata per analizzare il voto, si preannuncia al calor bianco.
Se Atene piange, Sparta non ride. Forza Italia è sempre più prigioniera di uno psicodramma che la vede in rapida estinzione sul territorio. In quattro anni, il partito di Berlusconi (nel 2010 con l’etichetta del Pdl) si è polverizzato, passando dal 24,5% a poco più dell’8 e da dieci consiglieri a due. Una disfatta che in altri partiti costerebbe il posto ai vertici nazionali, e che invece nel caso di Fi comporterà una resa dei conti tutta emiliana. Sorpassati dalla Lega, gli azzurri - vedi il Mattinale di ieri - si attaccano ad alibi («Berlusconi in questa campagna non ha potuto impegnarsi né andare sui territori») e recriminazioni («cara Lega, da sola tu vai forte ma fai perdere il centrodestra») che non promettono nulla di buono per il loro futuro.
Infine, i grillini appaiono già al tramonto, tra repentini crolli di consensi e feroci scambi di accuse interni. Per una volta, l’unica che può esultare, e a ragione, è la Lega. Con buona pace di Renzi, Grillo. E alleati.

dalla "Padania" del 25.11.14

 
 
 

Ancora bordate PD contro il “Jobs act” «Legge insostenibile»

Post n°1799 pubblicato il 24 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Fassina: «Partito sempre più vicino agli interessi forti e sempre meno alle persone che cercano lavoro». Cuperlo: «Non siamo una caserma dove bisogna accettare tutto»

di A. A.

Acque sempre più agitate nel Pd a causa del “jobs act” di Renzi. «Questo Pd mi preoccupa perché è sempre più in linea con gli interessi più forti e meno vicino agli interessi e alle domande delle persone che cercano lavoro e che sono precarie». Chi l’ha detto: Salvini? Vendola? Un grillino? No, il dem Stefano Fassina (a destra nella foto) ai microfoni del Gr1.
«La soluzione trovata non è soddisfacente - incalza uno degli economisti del Pd -. Rimane un intervento che fa arretrare le condizioni del lavoro, e la parte che dovrebbe contrastare la precarietà è puramente virtuale e senza risorse. Presentare emendamenti, dati i numeri in Aula alla Camera, non avrebbe avuto senso: sarebbe stato solo un modo per ritardare. Esprimeremo la nostra valutazione negativa nel voto che si farà sul provvedimento».
Non basta: per Fassina il tentativo di Renzi di cambiare la sinistra italiana «è un’innovazione regressiva. È evidente che il cambiamento è necessario, ma dev’essere un cambiamento progressivo. Invece l’innovazione proposta da Renzi è solo un’illusione: l’illusione che svalutando il lavoro si possa generare crescita e ripresa».
In un lungo intervento durante un incontro di SinistraDem a Milano, anche il parlamentare della minoranza Pd Gianni Cuperlo (a sinistra nella foto), pur riconoscendo alcuni aspetti «positivi» presenti al suo interno, ha affermato che «nella legge delega sul lavoro ci sono rischi gravi e seri di incostituzionalità. Così com’è il provvedimento non è sostenibile, non posso votarlo». Per Cuperlo l’incostituzionalità è legata «agli aspetti di disuguaglianza che si creano tra lavoratori» con il contratto a tutele crescenti. «Noi - ha precisato - non vogliamo che il governo cada, ma nemmeno il riflesso che si accetta tutto: non è questo il modo di ragionare».
Secondo Cuperlo, «il partito non è una ditta e nemmeno una caserma, è una comunità». E rivolgendosi al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, «da qui a lui dico: non è che obiettare su alcuni contenuti della sua riforma è disconoscere il valore sociale dell’impresa».

dalla "Padania" del 23.11.14

 
 
 

«Riconquistare i DELUSI del centrodestra Ma senza l’NCD»

Post n°1798 pubblicato il 20 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Salvini traccia la strategia della Lega: «Più del sostegno dei partiti, mi interessa recuperare quei dieci milioni di cittadini che non votano da anni»

di Andrea Accorsi

Recuperare il voto dei delusi del centrodestra. Con una sola preclusione: l’Ncd di Alfano. E sulla leadership post Berlusconi, che potrebbe vederlo in competizione con Flavio Tosi, taglia corto: nessun problema.
Matteo Salvini traccia la sua strategia politica a Palazzo Lombardia, a margine della la presentazione degli eventi invernali di Cancro primo aiuto insieme a Deborah Compagnoni, al Governatore Roberto Maroni, all’assessore allo Sport Antonio Rossi, a Flavio Ferrari (presidente Cancro primo aiuto) e Flavio Roda (presidente nazionale Fisi).
«Più ancora che il sostegno dei partiti, mi interessa recuperare il sostegno di quei dieci milioni di italiani di centrodestra, che sono la maggioranza, e che sono rimasti a casa negli ultimi anni e non sono andati a votare». Il Segretario Federale ha risposto così a chi gli chiedeva della “freddezza” mostrata da Silvio Berlusconi all’ipotesi di una sua successione alla guida del centrodestra. Quanto ai rapporti con l’ex Cavaliere,  «dipende da come va il derby...».
Sui possibili alleati, Salvini afferma di «non mettere paletti», ma subito dopo aggiunge che «è il buon senso che mette i paletti a chi sta governando con Renzi. L’alternativa a Renzi non si fa con chi governa con Renzi. Mi spiace, ma c’è qualcuno che si è autoescluso». Evidente l’allusione al Nuovo centrodestra. «Il 13 dicembre - ha poi preannunciato - lanceremo da Milano la nostra proposta di rivoluzione economica e fiscale. Chi c’è è con noi; chi non c’è, auguri».
Sui rapporti, e la possibile rivalità con Flavio Tosi per la guida di una nuova coalizione nazionale moderata, «no problem. Non esiste un problema Veneto» assicura Salvini.
Com’è sua abitudine, il Segretario del Carroccio affida quindi al web il suo pensiero su vari questioni di attualità.
INTEGRAZIONE MANCATA. «Le centinaia di immigrati musulmani che, con Mare Nostrum, sono arrivati a Padova, si rifiutano di essere curati da medici donne. Come giustamente ricorda il bravo sindaco Bitonci, il primo medico donna si laureò proprio a Padova nel 1678. Vengono accolti, curati e mantenuti, e si lamentano pure... Fossi al posto di Renzi, li rimanderei tutti a casa loro!».
RISCHIO BANLIEUE. «Milano, Roma, Bologna. Servono ordine, legalità, rispetto. Punto».
SPRECHI. «La Camera dei Deputati ha istituito una “commissione di inchiesta sui Cie” per verificare se sono rispettati i diritti degli immigrati. A favore Pd, Sel, Ncd e Movimento 5 stelle. Ridicoli, chi vi paga lo stipendio, i clandestini? A quando una commissione per i diritti degli italiani?».
OCCUPAZIONI ABUSIVE. «Incidenti a Milano durante lo sgombero di una casa popolare occupata abusivamente: centri sociali lanciano sassi ed estintori contro la Polizia e bloccano il traffico, diversi feriti. Basta! Se esiste ancora una legge, si comincino ad arrestare i violenti e si sgomberino case occupate e centri sociali abusivi. Adesso, non domani».
EURO(PA). «Alfano attacca la Lega: “Salvini dice per me cose inconcepibili, come l’uscita dall’euro o cancellare il Trattato di Schengen”. Per me è inconcepibile che Alfano difenda ancora l’euro e questa Europa. Nessun accordo con chi la pensa così! Che dite?».
DISASTRI NATURALI. «Disastri ambientali in mezza Italia. Sbloccare subito, oggi, il Patto di Stabilità per permettere ai Comuni e alle Regioni di spendere i miliardi che hanno per mettere in sicurezza il territorio, fiumi, montagne, laghi e torrenti. Renzi, dall’Australia ci dài una risposta?. E soprattutto, di chi sono secondo voi le responsabilità?».
MM A MOLLO. «Metropolitana di Milano, linea verde bloccata dalla mattina perché il Comune e la Metropolitana non si mettono d’accordo. Pisapia come Marino, due città senza una guida».

dalla Padania del 18.11.14

 
 
 

SALVINI e FABBRI nell’Emilia FERITA «Pronti a fare blitz»

Post n°1797 pubblicato il 17 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

«Se Renzi autorizza le trivelle nella Bassa terremotata, occuperemo i cantieri. E contro le tasse per gli alluvionati fermeremo le autostrade»

di Andrea Accorsi

Pronti a occupare cantieri e autostrade contro le “persecuzioni” del governo ai danni dei terremotati e degli alluvionati emiliani. Nel loro tour elettorale in Emilia-Romagna, Matteo Salvini e Alan Fabbri incontrano comuni cittadini, agricoltori e imprenditori per raccoglierne problemi e richieste, dimostrando di preferire il fango degli allevamenti ai parquet dei salotti-bene.
«Se il governo autorizza le trivelle nella Bassa terremotata, siamo pronti a occupare i cantieri» è il grido di battaglia del Segretario federale della Lega Nord e del candidato alla presidenza della Regione, ieri in visita nelle aziende colpite dal sisma del 2012. Nel mirino, lo Sblocca Italia del governo Renzi.
«Con gli articoli 37 e 38, la competenza sulle perforazioni rischia di passare a Roma - avvertono -. Finisce in fumo tutto il lavoro di Lega Nord, comitati, la battaglia portata avanti dal nostro consigliere regionale Manfredini contro il deposito gas di Rivara. E pure sono vanificate le delibere dei Consigli comunali contro il progetto». Fabbri ricorda che Bondeno, il comune di cui è sindaco, fu uno dei primi dell’Alto Ferrarese a opporsi al deposito di stoccaggio del gas. «Se domani Renzi si sveglia e decide che vuole le trivelle - dice Alan Fabbri -, nella Bassa terremotata inizieranno a trivellare, è follia pura. Ci teniamo pronti, nel caso, a occupare i cantieri. Il Pd sta coi poteri forti, giocando sulla pelle dei terremotati, ma siamo pronti a tutto per impedirglielo».
Se sarà eletto Governatore, Fabbri ha già annunciato che presenterà ricorso alla Consulta contro lo Sblocca Italia che contiene anche (all’articolo 35) la norma importa-rifiuti dal Sud. «È una porcheria che vogliamo fermare a tutti i costi».
Dopo alcune aziende agricole ferite dal sisma, Salvini e Fabbri hanno fatto tappa a Canaletto, nel comune di Bastiglia (Modena), dove il 20 gennaio è franato l’argine del Secchia. Qui hanno incontrato Elisabetta Aldrovandi del comitato “No tax area” ed Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura Modena. «Lunedì tornano le tasse per gli alluvionati, quelle per i terremotati sono già arrivate. Contro questa vergogna - ha annunciato Salvini - io sono pronto a sedermi in mezzo all’autostrada perché qualcuno al governo e in Regione si svegli».
Per Salvini «le tragedie di sisma e alluvione sono state dimenticate, stampa e tg non ne parlano più. Visto che in Italia esisti solo se ti fai sentire, e se fai l’educato diventi l’ultimo della lista, io sono pronto a sedermi in mezzo all’autostrada. Chi vuole stia con me. Qui - ha ricordato il Segretario della Lega - hanno sfilato presidenti, premier, istituzioni, ma niente è cambiato. Su 13 miliardi promessi non ne è arrivato neanche uno e l’unico aiuto del Pd è stato quello di accordarsi con le banche per concedere mutui per il pagamento delle tasse, con interessi folli. I soldi per gli immigrati li trovano, per i terremotati no... Questo non è da Paese civile».
Riprende Alan Fabbri: «Il sistema di ordinanze ha fallito, la burocrazia è asfissiante. La Regione ha regalato, solo nel 2014, 17 milioni a rom e immigrati, e agli alluvionati dell’Emilia-Romagna solo 5 milioni. Con me presidente quei soldi saranno tutti degli emiliano-romagnoli».
Infine, alcuni interventi di Salvini su Facebook.
LIGURIA. «Genova, ancora esondazioni, ancora disastri. E il governo Renzi ha il coraggio di togliere 50 milioni agli alluvionati. Ma certa gente non si vergogna?».
BOLDRINI.  «Secondo la sciura Boldrini, l’Italia non valorizza i rom. “In Andalusia i gitani (cioè i rom) rappresentano la musica, la danza e gli antichi mestieri. Loro li hanno valorizzati”. Ma lo stipendio alla Boldrini lo pagano i rom, o tutti gli altri cittadini? Fai una buona azione: dimettiti».
G20. «Renzi e Obama si sono incontrati in Australia per risolvere i problemi del mondo, dalla disoccupazione all’inquinamento. Se cominciassero dimettendosi, saremmo a buon punto!».

dalla "Padania" del 16.11.14

 
 
 

Immigrati, la RIVOLTA delle città: «Ora basta, così le DISTRUGGETE»

Post n°1796 pubblicato il 17 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

In migliaia contro il sindaco Marino nella “marcia dei rioni” a Roma: «Macché razzismo, vogliamo solo più sicurezza». Sit-in di un intero paese nell’Aretino, ma il prefetto lo snobba

di A. A.

Dilagano le proteste contro il degrado prodotto dall’arrivo in massa di immigrati nelle città. Ieri a Roma rappresentanti dei comitati di quartiere di Corcolle, Ponte di Nona, Castelverde, Tor Sapienza, Portuense, ma anche dei quartieri Prati, Centro Storico, Aurelio Boccea hanno inscenato una “marcia dei rioni” contro il sindaco, Ignazio Marino. Vi hanno preso parte migliaia di persone. Molte le famiglie con bambini.
I presidenti dei comitati reggevano la scritta “Ora basta. Marino vattene”. «Manifestazione necessaria - ha detto Franco Pirina, presidente del Coordinamento azioni operative (Caop) di Ponte di Nona e ideatore dell’evento -. Il degrado non riguarda più solo i quartieri periferici, ma anche quelli del centro». Fra gli slogan, «Marino paga le multe», «Rom, immigrati e criminalità: il sindaco Marino distrugge la città», «Marino vattene». Altri cori sugli immigrati: «I centri di accoglienza non li voglio».
«Non è questione di razzismo: vogliamo solo più sicurezza nella nostra città» urlava un manifestante al megafono. «È la prima volta che c’è un corteo del genere contro un sindaco. Di questo dobbiamo ringraziare Marino: ci ha uniti tutti» ha detto uno degli organizzatori del corteo. «Dobbiamo conservare questa forza che abbiamo mostrato oggi. Meritiamo una Roma migliore, diversa da quella del presente. È un nostro diritto - ha ribadito Pirina -. La situazione va gestita tramite un programma affidato a persone competenti. Gli abitanti sono disposti ad aiutare queste persone se c’è un programma serio alle spalle. Il 21 novembre ci sarà un altro corteo all’Eur -ha aggiunto - sulla questione della prostituzione».
Un autista del servizio di trasporto urbano ha denunciato l’ennesima aggressione, ad opera di un gruppo di extracomunitari, probabilmente ubriachi, che lo hanno accerchiato, spintonato e insultato. L’aggressione è avvenuta la sera del 16 ottobre.
In provincia di Arezzo un paese intero, Badia Prataglia, frazione di Poppi in Casentino, ha protestato contro l’arrivo di cento immigrati, dopo che un albergo, chiuso per mancanza di clienti, ha partecipato ad un bando del ministero dell’Interno per ospitare i clandestini che giungono con gli sbarchi in Sicilia. In 150, su una popolazione di 785 abitanti (più della metà sono lavoratori pendolari), sono arrivati ad Arezzo per un sit-in davanti alla prefettura. In contemporanea, per tutta la mattina, a Badia Prataglia c’è stata una serrata dei negozi.
Il sit-in, che si è svolto in modo pacifico, ha visto la partecipazione di famiglie con bambini, pensionati, studenti, imprenditori, artigiani e negozianti, alcuni dei quali hanno consegnato simbolicamente le chiavi in prefettura. Presenti anche alcuni albanesi che da tempo risiedono nella frazione montana.
“Accoglienza e solidarietà da noi sempre, ma 100 sono troppi” si leggeva su uno dei cartelli esposti dai manifestanti. “Integrazione con proporzione e senza imposizione” era la scritta su un altro cartello. La Pro Loco, che anima la protesta, ha consegnato una lettera al prefetto, che però non ha ricevuto una delegazione del sit-in.

dalla Padania del 16.11.14

 
 
 

Quei “bravi ragazzi” dei CENTRI (A)SOCIALI ora sono NEI GUAI

Post n°1795 pubblicato il 15 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Identificati e denunciati gli autori dell’assalto a Salvini a Bologna: sono tutti del collettivo “Hobo” e già noti alla polizia per episodi di disordine pubblico e violenza

di Andrea Accorsi

Hanno tutti un nome gli autori dell’assalto all’auto di Salvini avvenuto sabato a Bologna (nella foto), come pure gli aggressori del giornalista finito all’ospedale con un gomito fratturato. Dieci i giovani identificati e denunciati dalla Digos per l’assalto al Segretario federale della Lega Nord a poca distanza dal campo nomadi di via Erbosa, dove Salvini aveva in programma una visita dopo che una nomade vi aveva schiaffeggiato la consigliera comunale Lucia Borgonzoni.
I giovani, di età compresa tra i 19 e i 28 anni, appartengono al collettivo “Hobo”. Per tutti l’ipotesi di reato è violenza privata aggravata in concorso; per tre di loro, due bolognesi e uno nato a Parma, anche danneggiamento e porto di oggetti atti ad offendere: si tratta di quelli che, armati di cinghia e casco, hanno sfondato i vetri dell’auto del Segretario.
Gli aggressori provengono da tutta Italia (Genova, La Spezia, Termoli, Bologna, Catanzaro e Salerno) ma risultano residenti a Bologna; molti sono studenti universitari. Sono tutti noti alle forze dell’ordine per episodi di disordine pubblico e violenza. Alcuni hanno partecipato agli scontri in piazza Verdi e ai picchetti dei facchini davanti ai magazzini Ikea.
Sono invece tre attivisti del gruppo anarchico “Aula C”, l’aula occupata da anni all’interno della facoltà di Scienze politiche in strada Maggiore a Bologna, le persone identificate e denunciate dalla Digos per l’aggressione al giornalista del Resto del Carlino Enrico Barbetti, avvenuta al termine della “tentata visita” di Salvini al campo nomadi di via Erbosa. Violenza privata in concorso, ingiuria e minacce in concorso i reati contestati ai tre anarchici, residenti a Bologna e di 35, 23 e 24 anni, tutti ben noti alle forze dell’ordine.
«Voglio esprimere tutto il mio apprezzamento alla Digos che ha lavorato, come sempre, con serenità, equilibrio e in silenzio, tenendo la barra dritta e portando a casa risultati evidenti» ha detto il questore di Bologna, Vincenzo Stingone, presentando l’esito delle indagini insieme al dirigente della Digos Salvatore Calabrese. «L’inqualificabile gesto ai danni dell’onorevole Salvini - ha aggiunto il questore - non poteva rimanere senza risposta».
Quanto all’aggressione contro Barbetti, per Stingone «è stata una vera vigliaccata, a lui rinnovo la nostra solidarietà e il mio affetto». Il giornalista è stato accerchiato e spintonato da una dozzina di attivisti mentre si allontanava da via Erbosa, dov’era in servizio per il suo giornale per seguire l’iniziativa del Carroccio.
Sull’occupazione dell’Aula C, i cui attivisti non sono nuovi a fatti di violenza sotto le Due Torri, spetterà ora alla Procura compiere un eventuale passo per ripristinare la legalità. Un nodo su cui i pm bolognesi hanno detto prestare «massima attenzione». Ma sull’ipotesi di un eventuale ordine di sequestro dello spazio, la Questura non si sbilancia.
Dopo aver appreso che i suoi assalitori sono stati identificati e denunciati, Matteo Salvini ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Sono “bravi ragazzi” di un centro sociale, fra i 19 e i 28 anni. Bene, grazie alla Polizia: secondo voi ora ci sarà un giudice pronto a condannarli?».
Il candidato alla presidenza della Regione per Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia, Alan Fabbri, si è complimentato con la Digos di Bologna per la rapida e positiva conclusione delle indagini sull’assalto all’auto di Salvini, sulla quale viaggiavano anche lo stesso Fabbri con i consiglieri comunali Lucia Borgonzoni e Mirca Cocconcelli. «Congratulazioni alle forze dell’ordine per la repentina identificazione degli aggressori di sabato e per la continua azione a tutela della sicurezza pubblica - ha detto Fabbri -. Ora liberiamo Bologna e l’Emilia-Romagna dai delinquenti».
Fabbri ha quindi chiesto «condanne certe, che siano di monito per tutti i delinquenti che pensano di poterla fare franca. La spiacevole vicenda di sabato, compresa la vile aggressione al giornalista Enrico Barbetti, a cui va tutta la nostra solidarietà, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ora serve una svolta politica. Un voto alla Lega - ha concluso Alan Fabbri - è un voto per la tolleranza zero contro il dilagare dell’illegalità, è un voto contro i buonismi, è un voto per la sicurezza».

dalla Padania del 14.11.14

 
 
 

PAVIA, consigliera comunale travolta da auto rubata: grave

Post n°1794 pubblicato il 15 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

di A. A.

Travolta da un’auto rubata con a bordo due uomini e trascinata per centinaia di metri. È molto grave ma in condizioni stabili Elena Maria Madama, 26 anni, consigliera comunale a Pavia per il Pd, vittima l’altra sera di un investimento in Strada Nuova, nel centro storico del capoluogo (nella foto, i soccorsi a Elena Maria Madama - a destra - dopo l’investimento).
L’auto, risultata rubata nel Milanese, l’ha travolta all’altezza dell’università e in molti, che a quell’ora stavano rientrando a casa, hanno assistito alla scena drammatica del corpo della ragazza, incastrato sotto l’auto che procedeva ad alta velocità. Solo quando l’auto ha dovuto rallentare il corpo della giovane si è staccato, restando sull’asfalto. I due ladri hanno poi abbandonato la vettura e sono fuggiti a piedi. La polizia li ha cercati tutta la notte, finora senza esito.
Al pronto soccorso del Policlinico San Matteo i medici hanno riscontrato sul corpo della giovane diverse fratture e ferite. Elena Maria Madama è ricoverata in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione Seconda.
Già dei Giovani democratici, Madama è laureata in Giurisprudenza e sta facendo la pratica da avvocato. Alle ultime elezioni comunali è stata la più votata nella maggioranza, con 481 preferenze e come più giovane fra gli eletti ha presieduto il Consiglio comunale di insediamento del sindaco Massimo Depaoli. Da sempre impegnata in politica, è stat rappresentante degli studenti nel Cda dell’università e segretario del circolo Pd di Pavia Storica.
Il suo dramma è stato richiamato all’attenzione del Senato dal capogruppo della Lega, Gian Marco Centinaio, durante la seduta dedicata alle mozioni su Meridiana. «Siamo sconvolti - ha detto Centinaio - perché questo è avvenuto in una città, come Pavia, che è anche abbastanza noiosa, lo dico da ex vice sindaco, dove non succede mai nulla, dove ci conosciamo tutti. È la classica città di provincia dove queste cose non succedono». Poi, stizzito dall’atteggiamento dei parlamentari di Fi, il capogruppo leghista li ha ripresi così: «Scusate, colleghi di Forza Italia, magari non ve ne frega un c...o, però trovo che ridere e scherzare quando si parla di queste cose sia veramente vergognoso, da parte di alcuni colleghi». Immediato l’intervento della presidente di turno, Valeria Fedeli, che ha richiamato Centinaio ad usare «il linguaggio giusto».

dalla "Padania" del 14.11.14

 
 
 

Sei antagonisti identificati per l’ASSALTO di Bologna a Salvini

Post n°1793 pubblicato il 11 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il candidato Governatore della Regione, Fabbri: «Basta denunce finite in nulla, ora pene esemplari»

di A. A.

Sono sei gli antagonisti già identificati dalla polizia di Bologna per l’assalto all’auto del Segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, avvenuto sabato scorso a Bologna, a pochi metri dal campo rom di via Erbosa. Al centro del lavoro degli investigatori della Digos, le immagini girate dalle molte telecamere presenti. Altri cinque antagonisti sono ritenuti gli autori della violenta aggressione al giornalista del Resto del Carlino Enrico Barbetti.
«E ora pene esemplari»: a chiederle è il candidato alla presidenza della Regione Emilia-Romagna Alan Fabbri. «Basta denunce finite nel niente, ora è tempo di fermare le violenze. La situazione, altrimenti, rischia di degenerare». Per questo, spiega Fabbri, «serve un’operazione sicurezza ad ampio raggio, che parta dai luoghi dimenticati da decenni di menefreghismo (quando non di coperture) della sinistra».
Salvini è tornato ieri sui fatti di Bologna a Effetto Giorno di Simone Spetia su Radio24, per replicare alle ricostruzioni secondo le quali non avrebbe avvisato la polizia dei suoi spostamenti. «Ma ovviamente sì, ho due figli, non è che ci goda ad avere tre ossessi che come scimmie mi saltano sul tetto della macchina - ha detto il leader leghista -. Vi assicuro che stare dentro ad una macchina che viene assaltata a calci, pugni, sassi, cinghiate non è il massimo della vita. Ovviamente la polizia sapeva dove eravamo. Siamo arrivati in ritardo perché c’era traffico in autostrada. Ma comunque - ha concluso - vi pare che in un Paese civile, per fare il mio dovere, per verificare come vengono spesi soldi pubblici, devo essere scortato da ottanta poliziotti?».
Salvini ha quindi “censurato” sulla sua pagina Facebook il deputato dei 5 Stelle Andrea Colletti, che dopo l’aggressione ha scritto su Fb «Mi dispiace per lui che non sia stato picchiato, sennò avrebbe fatto ancora meglio la figura del martire». «Che vergogna. Che tristezza - chiosa Salvini -. Sarebbe questo il “pacifismo” a 5 Stelle?».
Sibillino il tweet dell’ex ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. «Solidarietà a Salvini. Contro ogni violenza e contro ogni azione politica, di cui alcuni sono maestri, volta a fomentare e lucrare sull’odio». Più esplicita l’eurodeputata del Pd Alessandra Moretti, secondo la quale «le aggressioni vanno sempre condannate, come la violenza, da qualunque parte arrivi, però Salvini non faccia la vittima: è andato cercando un palcoscenico ben sapendo che chi come lui usa parole dure come pietre provoca reazioni ancor più dure, come quelle che abbiamo visto».
Per l’europarlamentare dem «non è certo accendendo uno scontro violento che si risolvono i problemi del Paese, né provocando le reazioni dei contestatori, che pure non vanno in alcun modo giustificate: non credo che un leader politico debba comportarsi in questo modo, cercando la visibilità sugli scontri. Direi che è stata una giornata da dimenticare per la Lega: Salvini, era meglio se stava a casa». Con i fatti o con le parole, l’obiettivo della sinistra rimane lo stesso: fermare il cambiamento impersonato dal leader della Lega.

dalla Padania dell'11.11.14

 
 
 

In anteprima la copertina del nuovo libro di Accorsi e Ferro

Post n°1792 pubblicato il 10 Novembre 2014 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

Ecco in anteprima la copertina del nuovo libro di Andrea Accorsi e Daniela Ferro, I cento delitti di Milano. Crimini, intrighi, stragi e omicidi, duemila anni di storia scritta con il sangue che Newton Compton pubblicherà a giorni.
La storia di Milano non è fatta solo di uomini e carriere brillanti, di idee e scoperte di successo che hanno spesso precorso i  tempi,  di  valori  che si  sono affermati  come un modello per il resto del Paese, qualsiasi fossero i suoi mutevoli confini: a contrassegnarla,fin dalle epoche più remote, sono stati anche atroci delitti e agguati vigliacchi, esplosioni di ira irrefrenabile e omicidi annunciati che per la loro portata hanno cambiato il corso degli e venti.
Un lungo filo rosso attraversa i millenni legando tra loro una sequela di uccisioni che hanno scandito,  oltre  alla  fine prematura dell’umana esistenza delle  vittime, la  brusca chiusura di  epoche e domini, o l’inizio di  nuove, travagliate  stagioni di  violenza e di incertezze.
Questo libro traccia duemila anni di storia milanese attraverso i delitti più celebri, o che più hanno impressionato la città,  compiuti per le più diverse ragioni: dal martirio dei primi  santi  cristiani  alle  lotte  di  potere  nelle  corti  rinascimentali,  dagli  omicidi  “in fotocopia” degli  assassini seriali (quasi una costante nella storia milanese più recente) fino alle esecuzioni “politiche” compiute in nome di questa o quella ideologia, al termine di presunti “processi” mai celebrati ma condotti esclusivamente sul filo del fanatismo e dell’intolleranza.
Al di là della mera cronaca, molti di questi fatti hanno suggestionato le folle, ispirato letterati, convinto storici e ricercatori a scavare in profondità dietro i nomi degli autori riconosciuti  e  le  ragioni  addotte,  fino  a  svelare  talvolta  scomode  verità  nascoste. Nell’ultimo secolo, in particolare, alle vendette consumate nel corso del fosco tramonto del  Ventennio  fascista  sono  seguite  le  lunghe  stagioni  “di  piombo”  del  terrorismo, sommatesi agli atti più efferati della delinquenza comune e della criminalità organizzata, fino ai delitti “griffati” consumati nell’ambiente del cosiddetto jet-set (i casi D’Alessio, Gucci, Jucker...) e ai delitti di strada ad opera di gang giovanili d’importazione.
Non tutti questi crimini hanno trovato una solida spiegazione, e qualcuno di essi neppure un colpevole.  Lasciando  così  in  bianco,  forse  per  sempre,  l’ultima  pagina  della  loro narrazione.

 
 
 

«Volevano ammazzarci, questa non è politica. Ma non mi fanno paura»

Post n°1791 pubblicato il 10 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il Segretario della Lega: «Non mi era mai successa una cosa del genere. Bologna è una città per bene: c’è il Daspo per i tifosi e mi chiedo cosa facciano in giro certi balordi»

di Andrea Accorsi

Balordi violenti, dai quali occorre liberare Bologna, che è una città per bene. Ma quello di ieri resterà l’unico brutto episodio della campagna elettorale. Così Matteo Salvini commenta l’assalto subìto dai centri (a)sociali nei pressi del campo nomadi di via Erbosa, lo stesso dove, nei giorni scorsi, la consigliera comunale Lucia Borgonzoni era stata insultata e schiaffeggiata da una nomade.
«I balordi dei centri sociali hanno distrutto la nostra macchina, prima ancora che ci avvicinassimo al campo rom. Noi stiamo bene. Bastardi - ha postato il Segretario su Facebook insieme ad alcune fotografie dell’auto danneggiata -. Dietro erano sedute due ragazze e Alan Fabbri. Stanno tutti bene, ma questa non è democrazia». Poi un twitter: «Sassate sulla macchina, calci, pugni e sputi. Se questa è la Bologna “democratica e accogliente”, dobbiamo liberarla». Ma, Salvini ne è certo, «questa non è Bologna, Bologna è una città per bene».
Davanti ai giornalisti, in un hotel del capoluogo, il Segretario federale ha ricostruito i fatti spiegando che si trovava in un parcheggio ad aspettare la polizia che lo avrebbe accompagnato nel campo, quando sono arrivati i giovani estremisti. È stato lui, ha raccontato, a dire all’autista «vai, vai» quando ha visto che i ragazzi «erano con le mani e coi piedi sull’auto. Se dite - ha proseguito - che noi brutti e cattivi abbiamo investito i ragazzi che erano venuti a fare del bene... siete fuori strada. Siamo stati circondati. Se non fossimo andati via, c’avrebbero ammazzato. Siamo stati aggrediti da questi balordi, già noti alle forze dell’ordine. Siamo stati preventivamente assaliti, quaranta contro cinque. Per fortuna la macchina era vicina e siamo illesi... altrimenti saremmo a raccontare un’altra cosa. Se uno pensa di farmi paura così sbaglia», ha aggiunto.
Quindi un pensiero alle conseguenze di quanto accaduto. «Spero che la condanna all’assalto sia unanime da tutta la politica e non ci siano fenomeni che dicono che sono ragazzi. Questa non è politica. Sono dei violenti. Denunceremo tutti quanti: spero paghino e finiscano in galera, perché al di là delle parti non si può prendere a sassate una macchina, con due ragazze a bordo». Quanto ai colpevoli, insiste, «c’è il Daspo per i tifosi e mi chiedo certi balordi cosa facciano in giro. Oggi faccio lavorare l’avvocato, oltre a denunciare quelli che hanno devastato l’auto, denuncio anche tutti i cretini che su Facebook istigano alla violenza. È la prima volta in vent’anni che mi càpita una cosa del genere, quando ti vedi arrivare davanti delle persone con le cinghie in mano ti spaventi. Io comunque non faccio la vittima per quanto è successo. Tornerò al campo nomadi, magari in forma privata».
Salvini si è detto convinto che l’assalto «resterà l’unico brutto episodio della campagna elettorale» in Emilia-Romagna. «Noi continuiamo il tour: incontreremo contadini, allevatori, terremotati, cassintegrati, imprenditori perché sfidiamo Bonaccini sui fatti e non sulle sassate dei centri sociali».
In serata, il Segretario ha espresso solidarietà a Enrico Barbetti, giornalista del Resto del Carlino, aggredito e picchiato dai “bravi ragazzi” dei centri sociali che gli hanno rotto un gomito: «Stava solo facendo il suo lavoro». Tra Bologna e Montesilvano, dove è intervenuto a un incontro sul futuro dell’euro, Salvini ha parlato anche di politica.
RENZI. «È lui “l’altro Matteo”: io sono venuto prima, ho 41 anni».
GRILLO. «Gli ho proposto un incontro su questi temi (l’euro, nda), mi ha detto che non gli interessa. Glielo propongo un’altra volta. Spero che non risponda di nuovo che non gliene frega niente, perché ci perde qualcosa lui».
CAMUSSO. «Sono contento che si sia dichiarata disponibile ad appoggiare il nostro referendum contro la Fornero. È la dimostrazione che si può andare oltre gli steccati ideologici».

dalla Padania del 9.11.14

 
 
 

Il tesoro nascosto dei lombardi vale 47 miliardi di euro all’anno

Post n°1790 pubblicato il 08 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Uno studio di Éupolis, l’ente di ricerche della Regione Lombardia, evidenzia lo squilibrio tra tributi versati allo Stato e servizi ricevuti

di Andrea Accorsi

Quarantasette miliardi di euro: a tanto ammonta il residuo fiscale della Lombardia, ossia la differenza tra quanto la regione versa allo Stato sotto forma di tributi e quanto riceve come servizi. Un tesoro nascosto fra le storture dell’attuale sistema fiscale e che equivale, in soldoni, a cinquemila euro a testa all’anno.
Il dato emerge da uno dei tre studi messi a punto da Éupolis, l’ente di ricerche della Regione Lombardia, illustrati nel corso di una seduta congiunta delle commissioni Bilancio e Attività produttive, quest’ultima presieduta dal leghista Angelo Ciocca. Il primo documento evidenzia che le regioni del Nord vantano nel loro complesso un residuo fiscale di ben 74 miliardi, con la Lombardia che da sola ne produce quasi il 70%. I residui fiscali negativi, per contro, si concentrano soprattutto al Sud, in particolare in Sicilia e in Campania.
In buona sostanza, per il periodo preso in esame (il triennio 2009-2011) si conferma quanto da sempre sostiene la Lega: ogni anno i lombardi - ma anche emiliani, veneti, piemontesi, toscani e laziali - versano all’erario un surplus di risorse che solo in minima parte ritorna sotto forma di trasferimenti e servizi pubblici, dal momento che quel surplus di risorse (pari a ben 86 miliardi di euro) serve per mantenere lo Stato centrale e le altre regioni, la maggior parte della Penisola, che hanno i bilanci in rosso.
«La quantificazione della differenza tra quanto un territorio versa all’operatore pubblico sotto forma di imposte e quanto da esso riceve sotto forma di servizi è funzionale a comprendere in quale misura l’attuale assetto dei rapporti Stato-Regioni consenta di garantire un equo trattamento di tutti i cittadini, indipendentemente dal territorio di residenza - si legge nello studio -. L’analisi evidenzia ingenti differenze tra le regioni italiane, con residui fiscali positivi al Nord, soprattutto nelle regioni a Statuto ordinario, Lombardia in testa, e negativi al Sud».
Per riallineare tali saldi, lo studio suggerisce tre strade: «Il superamento dei criteri di ripartizione delle risorse statali basato sulla spesa storica, la rimodulazione della struttura impositiva e dei meccanismi perequativi, l’individuazione di nuovi margini di autonomia regionale che consentano di trattenere una quantità maggiore di risorse».
Univoci i commenti del Carroccio. «Non solo si riceve poco in proporzione a quanto si versa, ma adesso quel poco lo si vuole far diventare un niente o poco più - lancia l’allarme il vice presidente del Consiglio regionale, Fabrizio Cecchetti -. Residuo fiscale e autonomia sono fortemente connessi. Ecco perché l’obiettivo sempre più chiaro da raggiungere diventa la piena autonomia regionale». Per il vice capogruppo della Lega Nord in Regione, Fabio Rolfi, il residuo fiscale lombardo «è una cifra insostenibile e astronomica, che nulla ha da invidiare a quanto nell’Ottocento le potenze europee sottraevano con la forza e la vessazione alle colonie. Di fronte a questi dati, il Consiglio regionale lombardo non dovrebbe sprecare un solo giorno di tempo in più sul tema dell’autonomia speciale e approvare immediatamente la richiesta di referendum consultivo per lo Statuto speciale, contrapponendo alle spinte centraliste e stataliste di Renzi una proposta seria e alternativa, nell’interesse di chi vive, studia e lavora in Lombardia».

dalla Padania dell'8.11.14

 
 
 

I lavoratori tagliati dalla BOLDRINI scendono in piazza

Post n°1789 pubblicato il 06 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Sono i dipendenti di un’azienda appaltata dalla Camera. Costavano ben mille euro al mese...

di A. A.

Sacrificati sull’altare dei tagli alla spesa pubblica. Anche se costavano meno del 2 per cento del bilancio della Camera che, per inciso, è impegnato nella misura dell’80% a garantire stipendi e vitalizi dei deputati.
Matteo Salvini ha incontrato a Roma i lavoratori della “Milano 90 srl”, scesi in piazza contro il loro licenziamento in massa. Si tratta dei dipendenti di un’azienda che si è aggiudicata l’appalto della Camera per servizi quali mensa, pulizia e portierato. In tutto, 426 persone che lavorano per uno stipendio di mille euro al mese (non proprio uno stipendio da favola) e per i quali è partita una procedura di licenziamento collettivo. Per ribellarsi a questa procedura, hanno deciso di incrociare le braccia manifestando in piazza Montecitorio, proprio davanti alla sede della camera bassa del Parlamento. I lavoratori lamentano inoltre il generale «disinteresse» nei loro confronti.
«La spending review la rispettiamo tutti, la capiamo ma si può fare in modo diverso - dicono alcuni di loro -. La Camera andrà a risparmiare l’1,86%, mentre l’80% è bloccato fra stipendi e vitalizi dei parlamentari e noi siamo il risparmio. Verranno lasciate a casa più di quattrocento persone che guadagnano mille euro al mese».
«I “tagli alla casta” della signora Boldrini fanno le prime vittime - rileva Salvini facendo riferimento alla presidente della Camera -. I dirigenti o i funzionari super-pagati? No, i 426 lavoratori della Milano 90, stipendio medio mensile sotto i 1.000 euro: licenziati. Li ho incontrati oggi, proveremo a dar loro voce. P.s. La Boldrini fa quasi rimpiangere Fini...».
In effetti, per risparmiare, a una profonda limatura dei trattamenti previdenziali per i dipendenti in pensione e gli ex deputati, l’Ufficio di Presidenza della Camera ha preferito tagliare le spese per il funzionamento di Montecitorio, compresi i cosiddetti affitti d’oro. Fra questi, i Palazzi Marini, sede degli uffici dei parlamentari, oltre trecento stanze su diecimila metri quadrati suddivisi in tre prestigiosi complessi immobiliari e pressoché inutilizzate.
Rinunciandovi, Montecitorio prevede di risparmiare, nel 2015, 30 milioni di euro. Peccato che il recesso del contratto di locazione dei Palazzi Marini abbia comportato anche il sacrificio dei lavoratori del terziario, turismo e servizi dipendenti della società che gestiva quei Palazzi. Lavoratori che ormai da tre anni si barcamenano tra cassa integrazione e contratti di solidarietà. Ma che - e qui sta la beffa - percepiscono uno stipendio medio di appena mille euro. E che quindi non contribuiscono certo a generare quegli sprechi ritenuti insostenibili in tempi di spending review.

dalla Padania del 5.11.14

 
 
 

Legge FORNERO, SÌ della Cassazione al REFERENDUM

Post n°1788 pubblicato il 06 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

L’ex ministro ha un motivo in più per piangere: la Corte attesta la quota di 500mila firme raccolte

di Andrea Accorsi

Da ieri la Fornero ha un motivo in più per piangere. La Cassazione ha certificato che è stata superata la soglia delle 500 mila firme necessarie per sottoporre a referendum popolare la (sciagurata) legge sulle pensioni e sul lavoro che porta il nome dell’ex ministro del governo Monti. Un ulteriore passo verso l’abrogazione della legge, che tanti guai ha prodotto per i lavoratori italiani.
«Referendum sulla legge Fornero, la Cassazione ha certificato che quota 500.000 firme è stata raggiunta - ha scritto su Facebook Matteo Salvini -. Grazie a tutti voi! Ora manca l’ultimo passaggio, l’ok della Corte Costituzionale. Se a Roma non ci faranno scherzi, in primavera si cancella la Fornero».
Sono 508.604 le firme raccolte e certificate come valide dalla Cassazione. Come scrive il Segretario federale, prima di fissare la data nella quale chiamare i cittadini a esprimersi sulla legge contestata manca il via libera della Consulta, che deve valutare la legittimità costituzionale del quesito.
Il referendum per cancellare la Legge Fornero diventa così il primo a superare la “conta” della Suprema Corte fra quelli promossi la scorsa primavera dalla Lega Nord e depositati alla fine di giugno presso la Corte di Cassazione, a Roma. Una «grandissima vittoria della Lega e dei moltissimi cittadini che hanno riposto fiducia in noi, venendo a firmare ai gazebo» commenta il vice presidente del Senato Roberto Calderoli, referente del comitato promotore referendario. Per il capogruppo leghista alla Camera, Massimiliano Fedriga, «se il governo Renzi non è in grado di portare avanti politiche che servono ai cittadini, come l’eliminazione della legge delle pensioni, ci pensa la gente a farlo».
Gli effetti nefasti prodotti dalla riforma dell’ex ministro Elsa Fornero, varata quasi tre anni fa, si sono drammaticamente materializzati a spese dei lavoratori giovani e non. Uno dei danni maggiori è stata la creazione, dal nulla, di un problema inedito, quello degli “esodati” ovvero coloro che, per effetto della riforma, si sono trovati senza reddito né da pensione né da lavoro. Un “limbo” contributivo che ha gettato nella disperazione migliaia di famiglie, private di ogni forma di sostegno anche per anni. Secondo un rapporto dell’Inps, gli esodati sarebbero più di 160 mila.
In questi anni si sono moltiplicati gli interventi degli Enti pubblici per garantire loro una qualche forma di sostentamento, ma a tutt’oggi la questione risulta ancora lontana dalla soluzione definitiva.
Altro guaio prodotto dalla riforma, l’innalzamento dell’età pensionabile ha reso più rigida e più difficile l’uscita dal mondo del lavoro e, nello stesso tempo, ancora più complicato accedervi. È anche a causa della riforma Fornero se negli ultimi anni il tasso di disoccupazione giovanile ha registrato un record dopo l’altro, raggiungendo nel mese di settembre il 42,9 per cento dei potenziali lavoratori tra i 15 e i 24 anni, oltre il 5% in più rispetto al mese precedente l’approvazione della legge (novembre 2011).
Del resto, non occorreva un genio per capire che innalzando l’età pensionabile si sarebbe bloccato il naturale turn-over che consente ai giovani di occupare le posizioni lavorative lasciate libere da quanti accedono al trattamento pensionistico. Un blocco che, combinato con la perdurante crisi economica in cui versa il Paese, ha via via peggiorato la situazione e che, come tutto lascia pensare, continuerà a farlo se non si cancellerà il provvedimento.
La riforma dell’economista e docente all’Università di Torino ha danneggiato anche le donne, aumentando la loro età pensionabile senza tenere in considerazione il carico di lavoro familiare e sociale che le donne si assumono. La riforma, ancora, non affronta il tema dei lavori usuranti e fa ricadere i costi della crisi sui pensionati.
Per tutte queste ragioni il Carroccio ha da subito ritenuto doveroso abrogare la riforma e ripristinare le regole di accesso al pensionamento che erano in vigore nella normativa precedente. Con il suo devastante impatto sociale, la Legge Fornero ha contribuito a fare da “traino” ai cinque referendum promossi dalla Lega, la cui raccolta firme è iniziata il 29 marzo. Una partenza col botto, con lunghe file di cittadini in coda ai gazebo allestiti a migliaia in molte città.
La raccolta si è conclusa, secondo i termini di legge, tre mesi dopo, con la consegna di tre milioni di firme complessive contenute in seicento scatoloni che sono stati recapitati alla Cassazione da una delegazioni di militanti su quattro furgoni. È toccato alla Suprema Corte il vaglio “tecnico” dei moduli, esaminando e verificando il numero e la validità delle sottoscrizioni. Spetterà ora alla Consulta entrare nel merito dei quesiti depositati, ultima tappa da superare prima di chiamare i cittadini ad esprimersi. E a spazzare via una delle peggiori leggi mai approvate in Italia, ricreando le condizioni necessarie per risolvere tutti i problemi creati dalla riforma, a cominciare dagli esodati, e far ripartire il lavoro.

dalla "Padania" del 5.11.14

 
 
 
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INFO


Un blog di: accorsiferro
Data di creazione: 04/03/2006
 

IL FILM CHE ABBIAMO VISTO IERI SERA

Jack Reacher - La prova decisiva **

Legenda:

** = merita
* = non merita

 

I LIBRI CHE STIAMO LEGGENDO

Daniela:

Mille splendidi soli
di K. Hosseini
(Piemme)

Andrea:

La saga dei 3 Kim. La prima dinastia comunista della storia
di D. Vecchioni
(Greco&Greco)

 

I NOSTRI LIBRI PREFERITI

Anna Karenina di Lev Tolstoj

Assassinio sull'Orient-Express di Agatha Christie

Cime tempestose di Emily Bronte

Dieci piccoli indiani di Agatha Christie

Genealogia della morale di Friedrich Nietzsche

Guerra e pace di Lev Tolstoj

Illusioni perdute di Honoré de Balzac

Jane Eyre di Charlotte Brontë

Le affinità elettive di Johann W. Goethe

Madame Bovary di Gustave Flaubert

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

 
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