Un po' di noi...

Libri, articoli e altro di Andrea e Daniela

 

I NOSTRI LIBRI

- I 100 delitti di Milano (NOVITA' DICEMBRE 2014)

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- I personaggi più malvagi della storia di Milano
(2013)

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- Milano giallo e nera (2013)

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- Gli attentati e le stragi che hanno sconvolto l'Italia (2013)

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- Le famiglie più malvagie della storia (2011, II edizione)

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- 101 personaggi che hanno fatto grande Milano (2010)

  

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- Il grande libro dei misteri di Milano risolti e irrisolti (2006, III edizione)

 

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- Milano criminale (2005,  esaurito)

 

Per maggiori dettagli, vai al Tag Libri e pubblicazioni

 

I LIBRI DI DANIELA

- Le grandi donne di Milano (2007, II edizione)

  

- L'eterno ritorno, un pensiero tra "visione ed enigma" (2005)

 

I LIBRI DI ANDREA

I grandi delitti italiani risolti o irrisolti (NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA, 2013)

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- Bande criminali (2009) 

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- I grandi delitti italiani risolti  o irrisolti (2005, esaurito)

 

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 - La sanguinosa storia dei serial killer (2003, esaurito)

 

 

 

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On line il video della MalaMilano

Post n°1813 pubblicato il 18 Marzo 2015 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

E' on line, sul blog "Il cielo sopra Milano. Voci dalla nuova città metropolitana", il video con Andrea Accorsi La MalaMilano. Attraverso immagini d'epoca e contemporanee, vengono ricostruite la celebre rapina di via Osoppo (nella foto), quella della banda Cavallero che seminò morti e feriti nelle vie della città e l'epopea del bandito più celebre della storia di Milano, Renato Vallanzasca. Regia di Roberto Schena.
Il video è visibile gratuitamente all'indirizzo
http://cielosumilano.blogspot.it/

 
 
 

Su "Fronte del blog" un'anticipazione dell'ultimo libro di Accorsi e Ferro

Post n°1812 pubblicato il 26 Febbraio 2015 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

Il sito www.frontedelblog.it pubblica in esclusiva un capitolo dell'ultimo libro di Andrea Accorsi e Daniela Ferro I 100 delitti di Milano (Newton Compton): "Il killer venuto dall'America", sul delitto Ambrosoli.
L'anticipazione all'indirizzo web
http://www.frontedelblog.it/2015/02/25/quando-uccisero-giorgio-ambrosoli/.

 

 
 
 

"Cronaca vera" intervista Accorsi e Ferro

Post n°1811 pubblicato il 28 Gennaio 2015 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

Il settimanale "Cronaca vera" dedica nel numero in edicola un'ampia intervista ad Andrea Accorsi e Daniela Ferro, dopo l'uscita del loro ennesimo libro a quattro mani ("I 100 delitti di Milano", Newton Compton editori).
"Per noi la cronaca nera non ha segreti" è il titolo del lungo articolo, a firma Gigi Montero. 

 
 
 

"I personaggi più malvagi" sul "Corriere"

Post n°1810 pubblicato il 20 Gennaio 2015 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

"Negli angoli bui, dove alita la paura e i peli
si rizzano sulla pelle, in una città senza tempo,
personaggi sinistri fanno 
capolino: pagina
dopo pagina si presentano nel libro
«I personaggi più malvagi della storia
di Milano»
". Così il Corriere della Sera
presenta ai lettori il libro di Andrea Accorsi e Daniela Ferro
(
Newton Compton Editori, 286 pagine, 9,90 euro).
Leggi la recensione completa qui: 
http://archiviostorico.corriere.it/2014/giugno/05/Serial_killer_inquisitori_banditi_Milano_co_0_20140605_6b11dbd4-ec74-11e3-a379-2bf55211deff.shtml.

 
 
 

Milano Nera recensisce "I 100 delitti di Milano"

Post n°1809 pubblicato il 19 Gennaio 2015 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

"Gli autori Andrea Accorsi e Daniela Ferro ripercorrono, con metodo oggettivo e linguaggio conciso, le pagine più oscure e violente della storia di Milano, alcune delle quali non hanno ancora trovato un colpevole (e probabilmente mai lo troveranno). Il loro lavoro è interessante in quanto rappresenta, con poche pennellate, un excursus storico che offre lo spunto per eventuali approfondimenti a chi fosse interessato". E' quanto si legge nella recensione che Milano Nera dedica a I 100 delitti di Milano (Newton Compton).
La recensione completa qui: http://milanonera.hotmag.me/100-delitti-di-milano/.

 
 
 

L'omicidio Ambrosoli in tv

Post n°1808 pubblicato il 02 Dicembre 2014 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

Lunedì 1 e martedì 2 dicembre Raiuno trasmette, in prima serata, la fiction inedita "Qualunque cosa accada" sull'omicidio Ambrosoli, il crac Sindona e le oscure trame politiche e finanziarie che lo scandalo fece emergere.
Pierfrancesco Favino interpreta l'avvocato Giorgio Ambrosoli, che fu nominato dalla Banca d'Italia liquidatore della Banca Privata Italiana del finanziere siciliano Michele Sindona. Un incarico che Ambrosoli pagò con la vita.
La sua esecuzione, avvenuta davanti all'abitazione milanese del legale l'11 luglio del 1979, e i processi che ne seguirono sono ricostruiti nel nuovo libro di Andrea Accorsi e Daniela Ferro "I 100 delitti di Milano", appena uscito per i tipi di Newton Compton.

 
 
 

Milano nei secoli SANGUINARIA

Post n°1807 pubblicato il 29 Novembre 2014 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

In un libro i delitti che hanno segnato la storia della città, arrivando talvolta a cambiare il corso degli eventi per la loro portata politica, sociale o civile

La storia di Milano non è fatta solo di uomini e carriere brillanti, di idee e scoperte di successo che hanno spesso precorso i tempi, di valori che si sono affermati come un modello per il resto del Paese, quali fossero i suoi mutevoli confini. A contrassegnare la storia della città, fin dalle epoche più remote, hanno concorso anche atroci delitti e agguati vigliacchi, esplosioni di ira irrefrenabile e omicidi “annunciati”. Alcuni di essi, per la loro portata sul piano politico, sociale, civile hanno cambiato il corso degli eventi.
Un lungo filo rosso attraversa i millenni, legando tra loro una sequela di uccisioni che hanno scandito - oltre alla fine prematura dell’umana esistenza delle vittime - la brusca chiusura di epoche e domìni, o l’inizio di nuove, travagliate stagioni di violenza e di incertezze.
I 100 delitti di Milano, l’ultimo dei numerosi libri che Andrea Accorsi e Daniela Ferro, ambedue firme della Padania, dedicano alla Milano criminale, è un excursus lungo secoli sui delitti più celebri che vi sono avvenuti e che più hanno impressionato l’opinione pubblica. Delitti compiuti per le più diverse ragioni: dal martirio dei primi santi cristiani alle lotte di potere ordite nelle corti rinascimentali, dagli omicidi “in fotocopia” degli assassini seriali (quasi una costante nella storia cittadina più recente) fino alle esecuzioni politiche compiute in nome di questa o quella ideologia, al termine di presunti “processi” mai celebrati da alcuna corte di giustizia, ma condotti esclusivamente sul piano del fanatismo e dell’intolleranza.
Al di là della mera cronaca, molti di questi fatti hanno suggestionato le folle, ispirato letterati, convinto storici e ricercatori a scavare in profondità dietro i nomi degli autori riconosciuti e le ragioni addotte in via ufficiale, fino a svelare talvolta scomode verità nascoste. Omicidi di interesse si sono alternati a sequestri di persona dal tragico epilogo, stragi familiari a delitti passionali che hanno visto i “generi” scambiarsi di volta in volta i ruoli di vittime ed esecutori.
Nell’ultimo secolo, in particolare, alle vendette consumate nel corso del fosco tramonto del Ventennio fascista, sono seguite le lunghe stagioni “di piombo” dello stragismo e del terrorismo di opposta matrice ideologica, ma identica e spietata strategia criminale. Attentati ed esecuzioni si sono sommati agli atti più efferati compiuti dalla delinquenza comune e dalla criminalità organizzata, fino ai delitti “griffati” consumati negli ambienti più esclusivi e insospettabili del cosiddetto jet-set (i casi D’Alessio, Gucci, Jucker...) e ai delitti di strada ad opera di gang giovanili d’importazione. Ci sono poi casi che hanno registrato clamorosi colpi di scena in sede investigativa o processuale, come la morte della prostituta Paola del Bono in pieno boom economico. O l’omicidio, nel corso di una rapina ad un benzinaio, avvenuto in piazzale Lotto qualche anno dopo e destinato a riempire le cronache come “il delitto del biondino”.
In questo “girone dantesco” di orrori pubblici e privati, gli ultimi anni sono stati contraddistinti dalla comparsa sulla scena criminale milanese di nuovi “attori”, quali i sicari delle mafie ormai stabilmente insediatesi e operanti nel tessuto socio-economico del quale Milano è l’apice trainante, o le frange più violente dell’immigrazione extracomunitaria.
Non tutti i crimini ricostruiti e descritti in queste pagine hanno trovato una solida spiegazione. Qualcuno di essi, neppure un colpevole. Lasciando così in bianco, forse per sempre, l’ultima pagina della loro narrazione.

Andrea Accorsi, Daniela Ferro, I 100 delitti di Milano, prefazione di Edoardo Montolli, Newton Compton, pagg. 384, euro 9,90, e-book euro 4,99

 
 
 

Altro che “repubblica democratica”, la Corea è una monarchia comunista

Post n°1806 pubblicato il 29 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

di A. A.

Il primo è stato dichiarato dalla Costituzione “Presidente Eterno”, tanto che è tuttora in carica anche da morto. Del figlio si diceva che fosse in grado di determinare le condizioni meteorologiche, mentre il nipote e attuale “monarca” del Paese è riverito come genio dei geni militari. Anche se non ha mai preso parte ad alcuna battaglia o esercitazione militare. Follie e paradossi della prima dinastia comunista della storia, quella dei Kim ininterrottamente al potere in Corea del Nord dalla fine della seconda guerra mondiale. Alla faccia della sedicente “Repubblica popolare e democratica” e dell’egualitarismo marxista. Di questo ossimoro storico e politico si occupa Domenico Vecchioni in La saga dei 3 Kim (Greco&Greco, pagg. 186, e 12), con la consueta levità e precisa documentazione.

dalla "Padania" del 29.11.14

 
 
 

Lavoro, che disastro! Sempre meno occupati ma Renzi non lo vede

Post n°1805 pubblicato il 29 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

A ottobre persi tremila posti al giorno, disoccupati al 13,2%, i giovani al 43,3. Eppure il premier esulta


di Andrea Accorsi

Un disastro. E il certificato del fallimento delle politiche renziane. Gli ultimi dati sulla disoccupazione la indicano ancora in aumento, al ritmo di tremila posti persi ogni giorno. Ma il fanfarone da Firenze si ostina a guardare il bicchiere mezzo pieno, spalleggiato dal sottosegretario Delrio.
A ottobre il tasso di disoccupazione è salito al 13,2 per cento, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di un punto nei dodici mesi. Così l’Istat nei dati provvisori diffusi ieri.
Sempre a ottobre, i disoccupati sono 3 milioni 410 mila, in aumento del 2,7% rispetto al mese precedente (+90 mila) e del 9,2% su base annua (+286 mila). Il tasso di disoccupazione giovanile è salito al 43,3%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,9 punti nel confronto tendenziale. I disoccupati in questa fascia di età sono 708 mila.
Aumentano le persone senza lavoro, calano quelle occupate. Lo scorso mese gli occupati sono 22 milioni 374 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-55 mila) e sostanzialmente stabili su base annua. Il tasso di occupazione, pari al 55,6%, diminuisce di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali mentre aumenta di 0,1 punti rispetto a dodici mesi prima.
L’unico dato positivo si riferisce al terzo trimestre 2014, nel quale torna a crescere il numero di occupati (+0,5%, pari a 122 mila unità in un anno). La variazione positiva nel trimestre è dovuta ad un nuovo aumento nel Nord (+0,4%, pari a 47 mila unità) e nel Centro (+2,1%, pari a 98 mila occupati) e al rallentamento della caduta nel Meridione (-0,4%, pari a -23 mila unità).
I dati non destagionalizzati mostrano che la crescita riguarda sia uomini che donne, in particolare queste ultime (+0,9%, pari a 87 mila unità). Al persistente calo degli occupati tra i 15 e i 34 anni e dei 35-49enni (-1,6% in entrambi i casi) continua a contrapporsi la crescita di quelli con almeno 50 anni (+5,5%).
Altro dato che deve far riflettere, la sostanziale stabilità dell’occupazione italiana nel terzo trimestre di quest’anno si accompagna alla crescita di quella straniera (+128 mila unità). Dai dati destagionalizzati emerge che in confronto al terzo trimestre 2013, il tasso di occupazione degli stranieri (58,8%) segnala un aumento di 0,7 punti percentuali e quello degli italiani (55,7%) una crescita di 0,3 punti.
«Il tasso di disoccupazione ci preoccupa, ma guardando i numeri il dato di occupati sta crescendo. Da quando ci siamo noi ci sono centomila posti di lavoro in più». Parola del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, secondo il quale «in Italia più persone lavorano rispetto a quando si è insediato il governo, ma per riuscire a recuperare c’è ancora tanto da fare. Non bisogna negare i problemi ma neanche guardare il bicchiere mezzo vuoto». Insomma, chi si accontenta gode.
«In sei anni - insiste il premier - il Paese ha perso un milione di posti di lavoro e ci vuole tempo per recuperare. Intanto abbiamo oltre centomila nuovi assunti perché, va ricordato, ci sono aziende che vanno avanti. Coraggio dunque, che ce la facciamo».
Per il sottosegretario Graziano Delrio «le chiacchiere stanno a zero, i posti di lavoro aumentano. Ovviamente non basta, c’è ancora molto lavoro da fare, però è la conferma che siamo sulla strada giusta». Quando all’aumento dei disoccupati, da Palazzo Chigi si fa notare che corrispondono ad un calo degli inattivi, diminuiti di 377 mila unità: «Aumentano le persone in cerca di un impiego, ma contemporaneamente aumenta anche chi il lavoro lo trova» conclude Delrio.
Altri dati Istat mostrano un andamento positivo dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, pari ad oltre 400 mila nuovi contratti, con un aumento tendenziale del 7,1% rispetto ad un anno prima, concentrato nei settori dell’industria e dell’agricoltura. Mentre diminuiscono gli avviamenti nel settore dei servizi, tranne che nell’istruzione, che presenta più di 17 mila nuovi contratti a tempo indeterminato. Questa la prima indicazione che emerge da un’anticipazione dei dati forniti dal Sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie sull’avviamento di nuovi rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato relativi al terzo trimestre del 2014, diffusa dal ministero del Lavoro.
I rapporti di lavoro a tempo determinato rappresentano circa il 70% dei nuovi contratti, con un incremento dell’1,8% rispetto al terzo trimestre 2013. Questa tipologia contrattuale soddisfa in particolare le esigenze dell’agricoltura per circa 460 mila contratti, con un aumento rispetto al terzo trimestre 2013 del 10,6%.
Per il vice presidente del Senato Roberto Calderoli, «Renzi aveva promesso di risolvere in pochi mesi tutti i problemi del Paese e invece l’Istat certifica che la disoccupazione in Italia ha raggiunto il massimo storico toccando il 13,2%, con un aumento di un punto percentuale solo nell’ultimo anno. Certamente - ironizza Caldroli - il parolaio fiorentino a qualcuno i problemi li ha risolti: di sicuro alle migliaia di immigrati clandestini che ora campano sulle spalle degli italiani, ridotti invece alla fame. Se avesse un minimo di dignità, il Matteo sbagliato dovrebbe prendere atto del proprio palese fallimento e rassegnare, immediatamente, le dimissioni».
Gravissime: così giudica le dichiarazioni di Renzi sulla disoccupazione il capogruppo della Lega Nord in commissione Lavoro a Montecitorio, Emanuele Prataviera. «I dati devastanti che riportano il Paese al 1977 sono oggettivi, il premier non può ribaltarli e venderli come un successo del suo governo. Se dopo le dichiarazioni sull’astensionismo e quelle sulla disoccupazione il premier continua a vedere il bicchiere mezzo pieno, pensiamo sia perché l’altra metà era piena di grappa. Renzi - incalza Prataviera - manca di sensibilità e di senso della realtà. La litania dell’ottimismo ha il sapore di una vera e propria presa per il culo che non accettiamo».
dalla "Padania" del 29.11.14

 
 
 

Ma quale LEGA estremista! Salvini: da noi idee concrete, tutto il resto È FUFFA

Post n°1804 pubblicato il 28 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Alfano: noi mai dietro a un partito di estrema destra alleato della Le Pen. La replica: mettiamo a disposizione tante persone e un progetto chiaro su euro, Europa e il “vecchio”

di Andrea Accorsi

Salvini centravanti, Berlusconi regista, Alfano in panchina. Le metafore calcistiche fioccano in questi giorni. Il centrodestra si sta rapidamente schierando in campo con un “undici” che pesca in Forza Italia, nel Nuovo centrodestra ma soprattutto nella Lega. E se Salvini, «goleador» per volontà di Berlusconi, si paragona niente meno che al “pibe de oro” («fanno piacere i complimenti di Berlusconi - dice il Segretario federale del Carroccio - ma se non ci sono squadra e schemi, anche se hai Maradona non vai da nessuna parte»), Angelino Alfano si piazza da sé in difesa dei pali.
Ospite di Radio anch’io, spiega: «Il ministro dell’Interno è come il portiere di una squadra di calcio: se i filtri a centrocampo e in difesa funzionano, allora può giocare al meglio. Ma se i filtri non funzionano, allora ti arrivano pure venti tiri in porta: diciannove li pari, ma uno alla fine entra...».
Il leader dell’Ncd, però, non fa spogliatoio. Tutt’altro. «La Lega - attacca - è un partito di estrema destra e dice tre cose alle quali siamo fortemente contrari. Noi non andremo mai dietro a una Lega estremista». I punti sui quali Alfano non è d’accordo sono l’Europa, la moneta unica e i controlli alle frontiere. «È da pazzi pensare di uscire dall’Europa - osserva -. L’euro va rafforzato, è inimmaginabile tornare a una vecchia lira. Ed è una follia immaginare di chiudere le frontiere». L’ultimo autogol lo riserva direttamente sull’attuale Segreteria leghista. «Con la Lega di Salvini è difficile trovare un accordo - è l’affondo di Alfano -. Noi abbiamo avuto ottimi rapporti con Tosi, Zaia e Maroni ma con lui è più complesso perché vuole uscire dall’Europa e dall’euro e chiudere la libera circolazione dei cittadini. Questo non è centrodestra ma estrema destra che si allea con Le Pen. La strategia di Salvini è Lega vincente in un centrodestra perdente», ribadisce.
Infine, su twitter: «Il leader del nuovo centrodestra va scelto con le primarie. Non può indicarlo uno solo e non si può fare il sorteggio».
Replica Salvini: «Il bello della Lega è che mette a disposizione tante persone, tante idee. L’importante è che il centrodestra possa scegliere sia il progetto sia le persone. Ma prima delle persone viene il progetto. E come Lega noi ne portiamo uno di progetto, non diciotto. La posizione della Lega sull’euro, l’Europa, Alfano, Passera, su tutto il vecchio, è chiara».
Quanto alla possibile candidatura di Flavio Tosi alle eventuali primarie per la scelta del leader del centrodestra, per Salvini non provocherà una spaccatura nella Lega né sarà un fattore che potrà indebolire la stessa candidatura   del leader leghista. Salvini, ribadisce di essere favorevole alle primarie. E sul lavoro che l’Ncd sta facendo insieme al governo, è caustico: «Renzi - twitta Salvini -: “su riforme saremo veloci”. Parla di tasse, immigrazione, lavoro? No, di legge elettorale e riforma Senato: solita fuffa!».
Sul presunto «estremismo» del Carroccio, ribadito dal coordinatore nazionale dell’Ncd, Gaetano Quagliariello («le vostre “idee concrete” sono estremiste e da sconfitta assicurata»), intervengono i Governatori di Lombardia e Veneto. «Per Alfano la Lega è un partito di estrema destra? Cazzate - è l’intervento a gamba tesa di Roberto Maroni -. La Lega è un partito di successo, con idee concrete e uomini liberi e capaci». Mentre per Luca Zaia la Lega Nord «non è di destra e non è di sinistra, semmai assumesse queste connotazioni perderebbe il senso del suo esistere. Del resto - scherza il Governatore della Regione Veneto - Renzi mi ha salutato chiamandomi “compagno Zaia”...».
Tosi dice la sua in una intervista alla Stampa. «Se vuol provare davvero a battere Renzi - raccomanda il Segretario nazionale della Lega Nord-Liga Veneta -, il centrodestra deve mettere insieme le sue forze. Tutte: quindi la Lega e Forza Italia, ma anche Fratelli d’Italia e il Nuovo centrodestra. Per scegliere il candidato il metodo è uno solo: le primarie. Lo vado dicendo da ottobre dell’anno scorso, prima da solo, anzi insieme con la Meloni, adesso in buona compagnia».
Oggi in via Bellerio a Milano si riunirà il Consiglio federale del Movimento. «Non so di cosa si parlerà - ha detto in proposito Zaia -. Ho sentito Salvini e in questo momento è al Parlamento europeo. Certamente un argomento sarà il risultato elettorale (in Emilia-Romagna, nda) ma spero si parli anche di Regionali, anche se lo schema di gioco è chiaro». Tanto per restare in... partita.

dalla Padania del 28.11.14

 
 
 

La schizofrenia di Alfano: «L’eccessiva ACCOGLIENZA alimenta il RAZZISMO»

Post n°1803 pubblicato il 28 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Il ministro sembra ammettere gli errori: «L’Italia è un Paese accogliente ma stanco degli immigrati». E parla di Triton come di «successo senza precedenti». Calderoli: «È alla canna del gas, vada via»

di A. A.

«L’Italia è un Paese accogliente ma stanco, con l’eccesso di accoglienza si aumenta il razzismo». Parola del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, a Radio anch’io. Detto dal “regista” dell’invasione in corso da anni sulle nostre coste, suona grottesco. Parlare di «eccesso di accoglienza» quando si è stati il promotore e l’organizzatore di un’operazione come Mare nostrum, che ha garantito sbarchi sicuri a più di centomila clandestini in un anno, rasenta la schizofrenia.
A proposito di Mare nostrum, Alfano ha detto che «è costata all’Italia 114 milioni di euro, ma non esiste più, è chiusa dal 1° novembre». Al posto di Mare nostrum, conclusa perché «non potevamo continuarla per mancanza di fondi», il titolare del Viminale ha detto di aver avviato l’operazione Tritone «che è completamente di altra natura, per i due prossimi mesi, e costa zero euro perché è a carico dell’Europa. Mare nostrum arrivava quasi vicino alle coste libiche o del Nord Africa, Tritone rimane entro le 30 miglia, quindi rimarrà vicino alle coste italiane ed europee». Cambiano nomi e (forse) i costi, ma il risultato è lo stesso: uomini e mezzi che dovrebbero garantire la sicurezza nazionale ridotti a fare gli scafisti di Stato.
«Abbiamo poco più di sessantamila persone nei nostri centri di accoglienza» rimarca il ministro, secondo il quale «non è vero che tutti quelli che sono sbarcati sono ancora in Italia. Circa 10 mila sono stati rimpatriati». Capirai.
«Con Triton abbiamo convinto l’Europa a intervenire nel Mediterraneo. Non era mai accaduto. È un successo del nostro Paese» twitta felice Alfano. Che chiude il suo delirio quotidiano così: «Se non si vuole un’Italia xenofoba e che vota Lega, non possiamo accogliere tutti».
«Il ministro dell’invasione afferma che “l’eccesso di accoglienza alimenta il razzismo”? Mi permetto di correggerlo: io direi che l’eccesso di accoglienza è razzismo». Questa la replica al ministro di Roberto Calderoli, vice presidente del Senato, che su Facebook spiega: «È razzismo nei confronti della nostra gente che viene discriminata, vive sotto i ponti o nelle auto soffrendo il freddo e la fame, mentre ai nuovi arrivati si offrono alberghi, cibo, vestiti, sigarette, schede telefoniche e quant’altro».
Per Calderoli «Alfano è alla canna del gas. Guida un partito che con la sua politica servile nei confronti del governo Renzi ha ridotto a percentuali da prefisso telefonico. Ormai la sua unica occupazione è tacciare la Lega di fascismo e xenofobia - continua Calderoli - pensasse piuttosto a fare il lavoro per cui è profumatamente pagato, cioè difendere i nostri confini e garantire l’ordine pubblico. Se non è in grado, molli quella poltrona che occupa abusivamente come tutto il governo non eletto di cui fa parte. Credo che chiunque saprebbe fare meglio di lui».

dalla "Padania" del 28.11.14

 
 
 

Da oggi in libreria I 100 DELITTI DI MILANO

Post n°1802 pubblicato il 27 Novembre 2014 da accorsiferro
Foto di accorsiferro

Esce oggi nelle librerie I 100 delitti di Milano. Crimini, intrighi, stragi e omicidi. Duemila anni di storia scritta con il sangue, il nuovo libro di Andrea Accorsi e Daniela Ferro (Newton Compton, pp. 384, euro 9,90, e-book euro 4,99).
La storia di Milano è fatta anche di atroci delitti, omicidi che per la loro portata hanno cambiato il corso degli eventi, scandito la brusca chiusura di epoche e domini, o l’inizio di nuove, travagliate stagioni di violenza e di incertezze. È una storia che inizia dal martirio dei primi santi cristiani, prosegue con le lotte di potere nelle corti rinascimentali, con gli assassini seriali, le esecuzioni “politiche”, termina con i casi della cronaca nera contemporanea. Le vendette consumate al tramonto del ventennio fascista hanno dato seguito alle lunghe stagioni “di piombo” del terrorismo, agli atti più efferati della delinquenza comune e della criminalità organizzata, ai delitti “griffati” consumati nell’ambiente del jet-set e a quelli di strada, opera di gang giovanili. Molti di questi fatti hanno suggestionato le folle, ispirato letterati, convinto storici e ricercatori a scavare in profondità, nelle vicende, nella psicologia dei criminali e nei motivi che li hanno spinti ad agire, fino a svelare scomode verità. Non tutti i delitti raccolti hanno trovato una solida spiegazione, e qualcuno di essi neppure un colpevole, lasciando in bianco, forse per sempre, l’ultima pagina della loro narrazione.
Puoi acquistare il libro qui: www.ibs.it/code/9788854171473/accorsi-andrea/100-delitti-milano.html.


 
 
 

SALVINI: dall’Emilia parte l’alternativa al RENZISMO

Post n°1801 pubblicato il 27 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

«Strafelici per il risultato alle Regionali, in sei mesi voti raddoppiati. Nasce una nuova proposta di vita»

di Andrea Accorsi

Un risultato «neanche lontanamente prevedibile, anche per i più ottimisti», che getta le basi dell’alternativa al “renzismo”. Così Matteo Salvini commenta l’esito delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, con la Lega secondo partito al 20 per cento e prima forza politica del centrodestra.
«I numeri - spiega Salvini - dicono che in sei mesi abbiamo raddoppiato i voti di persone reali, passando da 116 mila voti alle Europee a 233 mila voti, quadruplicando la percentuale». Ma il Segretario federale del Carroccio traccia già nuovi scenari politici su scala nazionale.
SENTINELLE. «Siamo strafelici. Abbiamo una pattuglia di nove consiglieri regionali, fra i quali c’è il più giovane eletto nella storia del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna (il ventiduenne Matteo Rancan, nda). Già da oggi hanno il dovere di essere presenti sul territorio, a fare i guardiani di tutto quello su cui ci siamo impegnati in campagna elettorale, e di marcare a uomo un Pd che comunque ha vinto nonostante i disastri compiuti».
Per Salvini «sta nascendo una proposta culturale, economica e di vita totalmente alternativa al renzismo. Ma la valutazione è che non ha vinto nessuno, visto che due persone su tre sono rimaste a casa. Quindi, a differenza di Renzi che gongola e twitta, noi ci domandiamo perché in una regione di solito partecipativa come l’Emilia-Romagna ci sia un dato di astensione come questo e facciamo anche un esame di autocritica, per capire come proporci in futuro ai non elettori in maniera seria, credibile, concreta e coinvolgente. Per questo non andiamo in giro a stappare spumante, cosa che la vecchia politica ci permetterebbe di fare: il voto in Emilia-Romagna è un segnale negativo per la democrazia e la partecipazione».
«Detto questo - prosegue Salvini - è un segnale positivo perché il mondo e l’Italia esisteranno anche dopo Renzi».
SFIDA. «Quando Renzi vorrà, noi saremo pronti». Salvini si dice pronto a sfidare il premier nel caso di elezioni anticipate, con un programma basato su «pochi punti, ma essenziali», per rilanciare l’occupazione: «Perché se la gente non lavora, non consuma e non paga le tasse».
ALLEATI E NON. «Non c’è nessuna ostilità con il centrodestra. Spero, anzi, che questo serva ad alimentare un dibattito costruttivo su quattro o cinque punti, che mettano al primo posto la piena occupazione».
Il programma della Lega, ribadisce Salvini, si basa principalmente su temi economici: «La nostra proposta economica verrà presentata sabato 13 dicembre a Milano, quando lanceremo la campagna per l’aliquota unica al 15% per famiglie e imprese. Quindi meno tasse, che significa meno Stato e meno burocrazia». Per attuare il progetto, sottolinea il leader del Carroccio, è però necessaria una riorganizzazione delle forze: «Penso a una coalizione compatta che, per ovvii ed evidenti motivi, non può comprendere Alfano».
OBBIETTIVI. Nel programma allo studio si parlerà di «dopo euro, che ci dicevano avrebbe allontanato gli e spaventato gli elettori, mentre la gente sa far di conto e quindi si sta rendendo conto che l’euro ha vita breve. Stiamo preparando un’uscita la più soft e indolore possibile».
Altro punto chiave, «una battaglia senza quartiere a una immigrazione senza controllo, che interessa tutta l’Italia, per prevenire episodi come quelli avvenuti nel quartiere romano di Tor Sapienza». Ma verrà ripresa anche la battaglia per il Federalismo, un tema «ormai da troppi anni rimasto in sospeso».
In un tweet, Salvini ha poi precisato che nel «nuovo progetto alternativo al renzismo per il Paese» che ha preso le mosse dall’Emilia-Romagna ci saranno anche «rivoluzione fiscale e giustizia sociale».
BERLUSCONI. Dopo la diffusione dei risultati elettorali in Emilia Romagna non c’è stata alcuna telefonata tra il Segretario federale della Lega Nord e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. «Non ho sentito Berlusconi», dice Salvini, che poi celia: «È stato meglio, anche perché non aver vinto un derby come quello di ieri sera, mi avrebbe portato a essere un po’ inc...to. Lo sentirò le prossime volte».
COSTI DELLA CAMPAGNA. Salvini si toglie infine la soddisfazione di rinfacciare al Pd di aver fatto «una campagna elettorale spendendo due lire. Penso che abbiamo speso in tutto quello che il Pd ha speso per fare l’incontro di Renzi al palazzetto dello sport. Abbiamo consumato tanta suola di scarpe e abbiamo raccolto un patrimonio che ci piacerebbe spendere in tutta Italia, nel senso che da oggi ci sentiamo parte di un progetto che non guarda solo al Nord ma a tutta Italia, visto che le due emergenze disoccupazione e immigrazione si fanno sentire a Ferrara, a Brescia ma anche a Taranto e a Salerno».
Entusiasta del voto anche il candidato Governatore Alan Fabbri, che entra in Consiglio regionale con altri otto consiglieri del Carroccio (dai quattro uscenti). «Cade il muro di Berlino. Le nostre battaglie hanno pagato - commenta Fabbri -. Milioni di volte grazie a chi ha creduto al progetto e mi ha sostenuto: mi avete accompagnato in un’avventura straordinaria».
Per la Lega, Fabbri ne è convinto, «si apre una pagina storica. Siamo primi in molti Comuni: è una grande occasione e la nostra sarà un’opposizione inflessibile, ma anche responsabile, dando sempre e comunque priorità alla nostra gente. Sono molto soddisfatto del risultato - prosegue il neoconsigliere regionale -. Il voto politico è chiaro, la Lega Nord è il secondo partito in Emilia-Romagna e la campagna elettorale ha premiato il Movimento».
Ma «il dato più importante è l’astensionismo - prosegue Fabbri, riferendosi all’affluenza che non ha raggiunto il 38% degli aventi diritto, meno persino della Calabria -. Si è trattato di uno schiaffo al governo Renzi. Ora siamo chiamati a una opposizione organica e seria in Consiglio regionale».

dalla Padania del 25.11.14

 
 
 

Renzi fa il finto tonto: «Bene così». Ma il Pd perde 4.000 voti al giorno

Post n°1800 pubblicato il 27 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Furibonda la minoranza democrat. De profundis di Forza Italia, poco sopra l’8%. Grillini ai minimi. Ma il primo partito è l’astensionismo

di A. A.

Per essere state “locali”, seppure in una Regione importante come l’Emilia-Romagna, le elezioni di domenica hanno avuto sul piano nazionale l’effetto di un terremoto. Proprio come quello che due anni fa ha rotto qualcosa nel rapporto decennale tra cittadini e partito di riferimento nella “regione rossa” per eccellenza.
Disorientato dalle scelte di Renzi e colpito dagli scandali che sono costati la poltrona al Governatore uscente, Vasco Errani, l’elettorato storico del Pd ha disertato in massa le urne. L’astensionismo è il primo partito nella regione: domenica ha votato meno del 38% degli aventi diritto, contro il 68% delle Regionali 2010 e il 70% delle Europee di quest’anno. Eppure, per il premier «è andata bene» e «l’elevato astensionismo è secondario».
La realtà, come sempre, è un’altra. Ed è che nel Pd le minoranze traggono nuovi motivi per alzare la voce. L’umore non è affatto alle stelle fra i bersaniani, che hanno fatto subito i conti: in Emilia-Romagna il partito rispetto alle Europee ha perso 700 mila voti, più di quelli con i quali ha vinto Bonaccini.
Pippo Civati va giù duro: «Chi rappresenta le istituzioni dovrebbe avere cura di chi non vota forse anche di più di chi va a votare. E ciò al di là del fatto che in Emilia il Pd avrebbe perso 4.000 voti al giorno dalle Europee ad oggi». La Direzione del 1° dicembre, convocata per analizzare il voto, si preannuncia al calor bianco.
Se Atene piange, Sparta non ride. Forza Italia è sempre più prigioniera di uno psicodramma che la vede in rapida estinzione sul territorio. In quattro anni, il partito di Berlusconi (nel 2010 con l’etichetta del Pdl) si è polverizzato, passando dal 24,5% a poco più dell’8 e da dieci consiglieri a due. Una disfatta che in altri partiti costerebbe il posto ai vertici nazionali, e che invece nel caso di Fi comporterà una resa dei conti tutta emiliana. Sorpassati dalla Lega, gli azzurri - vedi il Mattinale di ieri - si attaccano ad alibi («Berlusconi in questa campagna non ha potuto impegnarsi né andare sui territori») e recriminazioni («cara Lega, da sola tu vai forte ma fai perdere il centrodestra») che non promettono nulla di buono per il loro futuro.
Infine, i grillini appaiono già al tramonto, tra repentini crolli di consensi e feroci scambi di accuse interni. Per una volta, l’unica che può esultare, e a ragione, è la Lega. Con buona pace di Renzi, Grillo. E alleati.

dalla "Padania" del 25.11.14

 
 
 

Ancora bordate PD contro il “Jobs act” «Legge insostenibile»

Post n°1799 pubblicato il 24 Novembre 2014 da accorsiferro
 
Foto di accorsiferro

Fassina: «Partito sempre più vicino agli interessi forti e sempre meno alle persone che cercano lavoro». Cuperlo: «Non siamo una caserma dove bisogna accettare tutto»

di A. A.

Acque sempre più agitate nel Pd a causa del “jobs act” di Renzi. «Questo Pd mi preoccupa perché è sempre più in linea con gli interessi più forti e meno vicino agli interessi e alle domande delle persone che cercano lavoro e che sono precarie». Chi l’ha detto: Salvini? Vendola? Un grillino? No, il dem Stefano Fassina (a destra nella foto) ai microfoni del Gr1.
«La soluzione trovata non è soddisfacente - incalza uno degli economisti del Pd -. Rimane un intervento che fa arretrare le condizioni del lavoro, e la parte che dovrebbe contrastare la precarietà è puramente virtuale e senza risorse. Presentare emendamenti, dati i numeri in Aula alla Camera, non avrebbe avuto senso: sarebbe stato solo un modo per ritardare. Esprimeremo la nostra valutazione negativa nel voto che si farà sul provvedimento».
Non basta: per Fassina il tentativo di Renzi di cambiare la sinistra italiana «è un’innovazione regressiva. È evidente che il cambiamento è necessario, ma dev’essere un cambiamento progressivo. Invece l’innovazione proposta da Renzi è solo un’illusione: l’illusione che svalutando il lavoro si possa generare crescita e ripresa».
In un lungo intervento durante un incontro di SinistraDem a Milano, anche il parlamentare della minoranza Pd Gianni Cuperlo (a sinistra nella foto), pur riconoscendo alcuni aspetti «positivi» presenti al suo interno, ha affermato che «nella legge delega sul lavoro ci sono rischi gravi e seri di incostituzionalità. Così com’è il provvedimento non è sostenibile, non posso votarlo». Per Cuperlo l’incostituzionalità è legata «agli aspetti di disuguaglianza che si creano tra lavoratori» con il contratto a tutele crescenti. «Noi - ha precisato - non vogliamo che il governo cada, ma nemmeno il riflesso che si accetta tutto: non è questo il modo di ragionare».
Secondo Cuperlo, «il partito non è una ditta e nemmeno una caserma, è una comunità». E rivolgendosi al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, «da qui a lui dico: non è che obiettare su alcuni contenuti della sua riforma è disconoscere il valore sociale dell’impresa».

dalla "Padania" del 23.11.14

 
 
 
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