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Concorrenza sleale a mezzo stampa

Post n°151 pubblicato il 06 Maggio 2012 da biancoblu78
 
Foto di biancoblu78

Per essere un Paese normale avremmo bisogno anche di una Stampa indipendente e non di parte (la parte naturalmente è quella del miglior offerente).
Per questo molti giornalisti non si oppongono a possibili leggi liberticide nei confronti dei blogger, temono la concorrenza.
Il 29 aprile sui principali quotidiani c'era una pagina dedicata al primo viaggio del nuovo treno privato di Montezemolo, Della Valle, Punzo, Generali (15%), Banca Intesa (20%) e Ferrovie francesi (20%).
Il risalto dato alla notizia variava da giornale a giornale, più la posizione era migliore o lo spazio maggiore, più i toni erano trionfalistici: la "liberazione" dal servizio pubblico statale e l'avvento salvifico del liberismo privato!
Ormai quasi nessuno ricorda perché nacquero le Ferrovie dello Stato nel 1905.
In Italia la rete Ferroviaria era affidata, tramite delle convenzioni, a tre distinte compagnie private: la Società Italiana per le strade ferrate meridionali, la Società per le strade ferrate del Mediterraneo e la Società per le strade ferrate della Sicilia. Il problema era conseguenza della logica del profitto, che impediva di investire dove non c'era abbastanza domanda, privando le aree più povere del Paese del principale mezzo di trasporto dell'epoca.
Se da una parte si massimizzano i ricavi, dall'altra si cerca di limitare i costi, a scapito anche della sicurezza, come è capitato in Inghilterra negli anni '90 a seguito della privatizzazione.
Corsi e ricorsi storici, anche oggi la Nuovo Trasporto Viaggiatori dimentica il Sud, concentrando il servizio sulle tratte più redditizie, costruite con i soldi di tutti i contribuenti.
A breve chiederanno anche di pagare pedaggi più bassi perché, secondo una prassi consolidata, l'unico investimento che in questo Paese deve essere ripagato è quello privato.

Ma torniamo ai giornalisti italiani e ai loro articoli promozionali.
Michele Smargiassi su Repubblica del 29 aprile (intera pagina 19) ci svela una grande novità: il wi-fi gratis! Peccato che chi prende il Frecciarossa lo usa già da 2 anni.
Poi si prodiga nel cercare di giustificarne il malfunzionamento già dal primo giorno, spiegando che c'erano troppi dispositivi connessi. Così sembra che il progettista sia stato pessimista, forse non credeva che sarebbero mai riusciti a riempire i 450 posti disponibili.
Per i bagni sempre occupati addirittura si supera, secondo lui, è stato frutto dell'eccitazione. Apprezziamo l'ironia, ma avremmo gradito anche qualche bagno in più. Ad esempio sul Frecciarossa ce ne sono 20, nonostante sia stato progettato 25 anni fa.
Maria Corbi sulla Stampa (29 aprile - pagina 25) è più asettica, evita eccessivi entusiasmi, ma dimentica anche il senso critico.
Ci spiega l'offerta, come avrebbe fatto una brava hostess della Nuovo Trasporto Viaggiatori e aziendalmente minimizza le pecche riscontrate dalle associazioni dei consumatori.
Sulla Nazione, il Resto del Carlino, e il QN a pagina 9, Nuccio Natali ha il compito di celebrare questa effemeride.
Inizia con qualche incertezza facendo notare la calca per salire a Roma Tiburtina, ma poi si riprende, regalando elogi per tutti. Ingenuamente avrà pensato che il trambusto in salita fosse sintomo del successo del nuovo treno, e infatti ha anche sottolineato orgogliosamente che è partito con 6 minuti di ritardo, senza chiedersi quale fosse la vera causa: cioè il numero delle porte, si scende e si sale da appena 10 porte, la metà rispetto a un "vecchio" Frecciarossa.
Poi si lascia prendere la mano dagli elogi, parlando del personale dice che "se fossero pagati in rapporto ai sorrisi avrebbero tutti stipendi da top manager". La battuta ha un risvolto amaro, purtroppo in Italia i giovani, anche se competenti, motivati e laureati vengono sottopagati. Questo vale per gli avvocati tirocinanti, i ricercatori, gli architetti e purtroppo anche NTV non fa eccezione. Non molto tempo fa Eurostat, l'istituto di statistica europeo, ci ha confermato che abbiamo gli stipendi più bassi del continente.
Fulvio Bufi, sul Corriere della Sera, deve accontentarsi di un piccolo spazio, nella parte bassa di pagina 27, che usa per un'onesta cronaca senza sbavature, forse avendo Della Valle tra gli azionisti di RCS sarebbe stato troppo spudorato, e poi il giorno prima sul Foglio avevano già fatto dell'ironia per alcuni editoriali anti Ferrovie dello Stato dei giorni precedenti. Meglio stare calmi per un po', avranno pensato.
Anche il Sole 24 Ore sceglie un basso profilo, relegando il pezzo a pagina 18, a firma An.Mari. Si tratta di un breve articolo, dedicato in buona parte alla denuncia del Codacons sullo sbarramento incontrato da chi viaggia in classe Smart e avrebbe voluto vedere la Prima.
Abbiamo trovato piccoli articoli nelle pagine interne anche su Avvenire, che con un titolo equilibrato da notizia sia delle critiche del Codacons, che dell'entusiasmo per la novità; sul Messaggero, invece ricordano come il coefficiente di riempimento fosse in linea con le partenze per il ponte del primo maggio.

Pochissimi hanno fatto notare che i prezzi sono praticamente uguali, e chi ne parla lo fa per convincerci che la competizione non li fa abbassare, ma sia qualcosa attinente al colore del sedile o alla bellezza del personale femminile. Come la mettiamo allora con la retorica sui vantaggi della concorrenza?
Insomma i privati si scelgono le tratte più redditizie, che avrebbero potuto finanziare i servizi per i pendolari, e fanno pure gli stessi prezzi di quando c'era il monopolio.
Sono due le cose: o i prezzi erano già bassi oppure ci stanno fregando!
Sembra che la concorrenza serva solo a far abbassare gli stipendi di chi lavora, grazie all'assenza di regole che impediscono di fare dumping sociale. Le FS lamentano una forma di concorrenza sleale perché i nuovi concorrenti pagherebbero il proprio personale circa il 30% in meno.
L'unico giornale che ne ha parlato è stato l'Unità a pagina 25, con un articolo della deputata del PD Silvia Velo, che fa parte anche della Commissione Trasporti. Ricorda come questo Governo abbia cancellato inopportunamente la norma che obbligava le imprese ferroviarie ad adottare il Contratto Nazionale di settore, a cui aveva dato parere favorevole anche l'Antitrust. Serviva non solo a tutelare i lavoratori e gli standard di sicurezza, ma anche a garantire regole uguali per tutti.
Con una disoccupazione giovanile al 36% il potere contrattuale dei lavoratori è praticamente nullo e possono permettersi il ricatto: se non ti sta bene ce ne sono altri dieci disposti ad accettare.
Lo fa Marchionne, minacciando gli operai FIAT di portare la produzione in Serbia. Qualcuno gli chieda perché la Volkswagen paga i propri operai 3 mila euro?
Sappiamo che forse è il momento meno adatto, nel settore ferroviario a dicembre dello scorso anno sono rimaste a casa 800 persone, sono anni che chi va in pensione non viene rimpiazzato e i 900 assunti dalla nuova compagnia fanno sicuramente piacere, ma non devono diventare un parametro per livellare verso il basso le retribuzioni e le condizioni di lavoro.
Per una volta guardiamo a quanto prende un capotreno svizzero, un macchinista francese o tedesco, e date agli italiani lo stesso stipendio.
Anche così si contribuisce a far ripartire l'economia, pagando il giusto le persone, che potranno permettersi di spendere di più e far assumere così altra gente, che a sua volta potrà comprare una casa, servizi, viaggiare... insomma vivere dignitosamente.

 
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Liberalizzazioni e privatizzazioni: chi ci guadagna?

Post n°150 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da biancoblu78
 
Foto di biancoblu78

Una domanda a cui l'esperienza italiana e internazionale lascia più di qualche dubbio e che la recente spinta verso la liberalizzazione/privatizzazione di alcuni importanti servizi pubblici rende di grande attualità.
Penso sia sotto gli occhi di tutti come tali scelte non siano la panacea di tutti i mali, specie quando si parla di servizi pubblici essenziali come l'acqua, la sanità o la mobilità.
L'obiettivo del privato è il profitto, mentre quello dell'amministrazione pubblica dovrebbe essere il benessere comune e tocca a tutti i cittadini far si che il condizionale si trasformi in prassi consolidata.
In particolare per il trasporto ferroviario, la priorità dovrebbe essere come redistribuire i benefici dell'alta velocità, pagata da tutti i cittadini, in termini sia economici che ambientali. Ad esempio attraverso il cofinanziamento del trasporto sociale, che non si ripaga con la vendita dei biglietti.
Corriamo il rischio di privatizzare come al solito gli utili? Quali sono i vantaggi per i cittadini?
I prezzi, come provato dall'esperienza inglese, potrebbero aumentare velocemente, più di quanto i privati potranno investire in qualità e sicurezza. Un articolo pubblicato sul sito della BBC mette a confronto le tariffe dei treni britannici (privati) con quelle europee (pubbliche). I pendolari ferroviari britannici pagano il servizio molto di più rispetto a chi si sposta per lavoro nelle altre capitali europee. Il confronto riguarda Londra, Parigi, Berlino, Madrid e Roma. L'abbonamento annuale integrato tra il centro città e una cittadina dell'hinterland costa dieci volte in più rispetto a quello italiano. Detto altrimenti, a parità di percorso il pendolare romano paga circa la metà del collega spagnolo e tedesco, un terzo del francese e un decimo del pendolare londinese.
Oppure pensiamo all'esperienza di Autostrade per l'Italia che puntualmente investe meno del dovuto, vedendosi ugualmente riconosciuta gli adeguamenti (vedi video sotto).

Semplificando un'azienda funziona male se viene gestita male, a prescindere se sia pubblica o privata. Il resto è tutta propaganda.
Deve esserci coerenza tra attività e obbiettivi, gestire un servizio pubblico con l'ottica del profitto porta ad avere l'acqua con l'arsenico perché i filtri costano troppo, oppure alle cliniche Santa Rita dove operano persone sane pur di intascarsi i soldi.
La storia italiana lo conferma: Le Ferrovie dello Stato nascono nel 1905 perché i privati non riuscivano a garantire un servizio nazionale e c'erano troppi incidenti. L'ENEL nasce nei primi anni '60 perché i privati non garantivano il servizio elettrico a tutti.
Oggi siamo uno dei Paesi europei con il tasso più alto di digital divide, perché i privati non investono sulla banda larga al di fuori delle grandi città del centro nord. Secondo me si deve combattere la corruzione, non il concetto di servizio pubblico. Se vogliamo dirla tutta l'Italia è un Paese industrializzato grazie all'IRI e all'ENI, non certo ai privati.

Leggi anche le domande che i ferrovieri rivolgono al governo.

 
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5 domande dei ferrovieri per il governo

Post n°149 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da biancoblu78
 
Foto di biancoblu78

I ferrovieri hanno 5 semplici domande per il governo.
In attesa della sua risposta vorrebbero si aprisse un dibattito nella società civile, nelle università e tra i pendolari sulla revoca per legge del contratto di settore per le nuove imprese ferroviarie.

  1. Per competere in qualsiasi mercato non servono regole chiare e uguali per tutti?
  2. Il contratto nazionale delle attività ferroviarie non era stato indicato dai precedenti governi proprio per garantire pari condizioni tra le imprese concorrenti? Se il contratto di settore fosse un ostacolo, perché non eliminare ad esempio anche quello dei bancari.
  3. Il recente incarico del ministro Passera in Intesa San Paolo, principale azionista di NTV, può aver influenzato questa norma?
  4. Quale vantaggio avrebbero i cittadini dando ai privati le tratte più redditizie e all'azienda pubblica quelle di utilità sociale in perdita?
  5. Lasciando libere le nuove imprese ferroviarie di applicare il contratto che più gli conviene non si corre il rischio di aprire una gara a chi sfrutta di più il lavoratori?

Non preoccupano solo le conseguenze economiche, ma anche tutte quelle norme che incidono sulla sicurezza come ad esempio la formazione, le ore minime di riposo, ecc...
Le ferrovie sono una priorità per la mobilità sostenibile o un patrimonio pubblico da svendere ai privati?

 
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Lettera aperta al governo, ai sindacati e ai parlamentari

Post n°148 pubblicato il 21 Gennaio 2012 da biancoblu78
 
Foto di biancoblu78

L'Italia sta attraversando una crisi difficile dovuta a decenni di corruzione e clientelismo.
Apprezziamo l'intento di voler stimolare la crescita, rimuovendo gli ostacoli all'apertura di imprese e professioni, ma vorremmo che le liberalizzazioni fossero fatte bene.
Per competere i concorrenti dovrebbero avere regole chiare e uguali per tutti.
Si dovrebbe evitare di sostituire un monopolio pubblico, con monopoli privati.
Vista l'esperienza del passato andrebbero prima tutelati i soggetti deboli del mercato, cioè i lavoratori e gli utenti, altrimenti si corre il rischio che a fare profitti sia chi sfrutta di più dipendenti e clienti, invece di chi offre il servizio con il miglior rapporto qualità-prezzo.
Nel settore dei trasporti si era stabilito un criterio semplice, indicato per la prima volta dal Ministro Bianchi: ai ferrovieri si applica il contratto nazionale delle attività ferroviarie a prescindere dall'impresa per cui lavorano.
Invece proprio nella legge sulle liberalizzazioni è stato inserito un comma che revoca il contratto unico di settore, lasciando libere le nuove imprese ferroviarie di applicare il contratto che più gli conviene, ponendo i presupposti per una gara a chi sfrutta di più il lavoratore.
Non ci preoccupano solo le conseguenze economiche, ma anche tutte quelle norme che incidono sulla sicurezza come ad esempio la formazione, le ore minime di riposo, ecc...
Come cittadini chiediamo quali vantaggi si possa avere lasciando ai privati la parte redditizia e all'azienda pubblica, cioè le Ferrovie dello Stato, i servizi di utilità sociale in perdita. Non corriamo il rischio di una smobilitazione di risorse a vantaggio del servizio più ricco, ai danni di pendolari e utenti dei treni notte?
Vorremmo che il ministro Passera colga l'occasione per allontanare qualche cattivo pensiero sul suo conflitto d'interesse con NTV, con cui lavorava fino a poche settimane fa per conto di Intesa San Paolo, loro principale azionista.
In attesa di risposte sincere porgiamo un cordiale saluto.

I ferrovieri

Questi sono i motivi per cui SCIOPERIAMO

dalle 21:00 del 26 gennaio alle 21:00 del 27 gennaio (24 ore)

 
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Lettera aperta dei ferrovieri al Ministro dei Trasporti

Post n°147 pubblicato il 19 Gennaio 2012 da biancoblu78
 
Foto di biancoblu78

Caro Ministro Passera,
L'Italia sta attraversando una crisi difficile dovuta a decenni di corruzione e clientelismo.
In questo momento non si può stimolare la crescita con un aumento della spesa perché non ci sono risorse, allora si tenta l'unica strada percorribile, rimuovendo gli ostacoli all'apertura di imprese o professioni.
Non abbiamo pregiudizi contro le liberalizzazioni, ma vorremmo fossero fatte bene.
Per competere i concorrenti dovrebbero avere regole chiare e uguali per tutti.
Vista l'esperienza del passato andrebbero tutelati i soggetti deboli del settore trasporti, cioè i lavoratori e gli utenti del servizio universale, altrimenti si corre il rischio che faccia profitti non chi offre il servizio con il miglior rapporto qualità-prezzo, ma chi sfrutta di più dipendenti e clienti.
Già si vedono i primi risultati di questa strategia:

  • Riduzione dei servizi a basso costo (regionali, intercity e treni notte), dirottando risorse e utenti sul servizio più redditizio dell'alta velocità.
  • Infine con la revoca del contratto di settore si lasciano libere le nuove imprese ferroviarie di applicare il contratto che più gli conviene, ponendo i presupposti per una gara a chi sfrutta di più il lavoratore.

Le chiediamo di chiarire il suo conflitto d'interesse con NTV, con cui lavorava fino a poche settimane fa per conto di Intesa San Paolo, loro principale azionista.
Come cittadini le chiediamo quali vantaggi si possano avere, lasciando ai privati la parte redditizia e all'azienda pubblica, cioè Ferrovie dello Stato, i servizi di utilità sociale in perdita.

In attesa di un suo cortese riscontro porgiamo un cordiale saluto.
I ferrovieri

 
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Sģ TAV

Post n°146 pubblicato il 13 Novembre 2011 da biancoblu78
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I progressi scientifici, le invenzioni, così come le grandi opere sono accolte calorosamente da chi ne intravede un possibile utilizzo, e osteggiate invece da chi le vede come una minaccia.
Si deve trovare un criterio univoco, altrimenti si rischia l'effetto BANANA (acronimo che significa Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything, cioè "Non costruire assolutamente nulla in alcun luogo vicino a qualunque cosa"), con conseguenze negative per tutti. La legge stabilisce che l'interesse pubblico deve avere la priorità su quello privato, anche se a volte capita che vogliano far passare l'interesse delle lobby per quello pubblico.

Poi c'è l'effetto NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, cioè "Non nel mio cortile") che indica quell'atteggiamento che pur riconoscendo come necessaria un'opera, o comunque possibile, contemporaneamente non la vuole nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull'ambiente locale.

Per quanto riguarda l'alta velocità sembra più la paura di qualcosa che non si conosce misto all'interesse legittimo di chi avrà la proprietà espropriata o attraversata dalla linea.
Proviamo a spiegare perché bisogna essere favorevoli al trasporto su ferro. Vediamo i vantaggi dell'alta velocità, anche sulla base dell'esperienza di altri Paesi europei che hanno iniziato ad investirci già negli anni '80.

  • Il treno non inquina, quindi rispetto ad altre modalità di trasporto rappresenta un indiscusso vantaggio per l'ambiente. In alcuni Paesi, come la Francia, i TIR sono obbligati a imbarcarsi su appositi treni merci per percorrere alcune tratte.
  • La costruzione di nuove linee alta velocità, libera le linee tradizionali a vantaggio del trasporto locale e dei pendolari, permettendo una maggiore frequenza e regolarità dei treni regionali.
  • L'alta velocità/alta capacità oltre al trasporto passeggeri può essere utilizzata anche per le merci, togliendo dalle strade migliaia di mezzi pesanti, con notevoli vantaggi per l'ambiente e la sicurezza delle strade. La linea attuale con pendenze del 32 per mille non è competitiva. Per prodotti come la meccanica, gli elettrodomestici o le automobili, contano le tonnellate che si possono trasportare e le linee AV/AC hanno pendenze entro il 12 per mille. L'obiettivo non deve essere solo portare su ferro le merci che ogni giorno viaggiano su oltre 4.000 TIR, ma migliorare la competitività dei prodotti e delle regioni italiane.
  • La riduzione dei tempi di percorrenza introduce maggior concorrenza rispetto anche all'aereo, con conseguente diminuzione dei prezzi. Prendiamo come esempio quanto accaduto sulla Roma-Milano, dove Alitalia ha dovuto tagliare drasticamente i prezzi per fronteggiare la concorrenza del Frecciarossa. Addirittura in Spagna sulla Madrid-Barcellona, l'Iberia ha quasi cancellato i collegamenti aerei.
  • L'alta velocità accorciando le distanze cambia le abitudini delle persone. Aumenta la libertà di scegliere dove vivere e le opportunità occupazionali. Oggi Roma e Napoli costituiscono un unico mercato del lavoro: dove molti scelgono di vivere in una città e lavorare nell'altra. Se prima dell'avvento dell'alta velocità i napoletani che lavoravano a Roma erano costretti a prendere in affitto una stanza, oggi con l'abbonamento risparmiano e possono trascorrere più tempo con la famiglia stando a casa.
  • Dal punto di vista economico permette di incrementare i flussi turistici, migliorando l'accessibilità delle città. Ridurre i tempi di un Milano-Parigi da 7 a 4 ore, permette di moltiplicare i flussi turistici per le città d'arte italiane. Adesso possono venire solo i turisti che hanno minimo una settimana, domani potranno farlo anche solo per un week end. Già esistono treni che collegano Italia e Francia (6 TGV al giorno), ma l'aumento della domanda creerà un mercato che oggi non esiste, con effetti positivi a catena sui livelli occupazionali. Questo è il nesso che lega le infrastrutture con lo sviluppo.
  • Le valutazioni sui rischi di impatto ambientale dipendono dalla bravura dei progettisti. In Svizzera esistono opere di ingegneria ferroviaria in mezzo alle montagne, che non solo si integrano alla perfezione con la natura, ma sono un mezzo formidabile per valorizzarla dal punto di vista turistico.
  • Il report annuale del WWF sullo stato dell'ambiente indica l'incremento del trasporto su ferro come il modo per ridurre le emissioni di CO2. Questa e altre motivazioni sono alla base del sostegno all'alta velocità degli ambientalisti francesi oppure della costruzione dei raccordi AV sotto le montagne svizzere.
  • Il successo dei treni veloci è anche economico. Basti pensare che le Ferrovie dello Stato, da sempre in perdita, hanno prodotto utili grazie all'avvento dell'alta velocità. Ovunque in Europa si registrano elevati coefficienti di riempimento dei treni, tanto è vero che i privati premono per entrare in questo nuovo mercato.

Chi vuole preservare l'ambiente dovrebbe essere tra i sostenitori di un moderno trasporto su ferro. La ferrovia se fosse rimasta quella dell'800, come in Val Susa, sarebbe scomparsa da un pezzo. Il calo del traffico merci e passeggeri avviene sia a vantaggio di altri mezzi di trasporto più competitivi, che di regioni collegate meglio. Pensate ai porti Italiani, superati da Rotterdam grazie ai migliori collegamenti ferroviari con l'Europa.
Ho sentito tante stupidaggini in questi giorni.
Beppe Grillo, che fa il comico, fa battute sulle mozzarelle a 300 all'ora, qualcuno dovrebbe spiegargli che grazie all'infrastruttura alta capacità e alla potenza dei locomotori da 25.000 volts, ognuno di essi potrà trasportare il quadruplo delle tonnellate di oggi e anche se andasse a 180 km/h è comunque una velocità doppia rispetto a quella attuale. Se un treno merci tradizionale sostituisce 20 TIR, uno alta capacità ne potrà sostituire più di 60.
NO a chi vuole condannare l'Italia al Mobility Divide.
SÌ all'AV con l'Europa e con il Sud!

Ci sono ottime probabilità che stavolta i costi non lieviteranno indebitamente, perché la società appaltante LTF è partecipata anche dai francesi ed è sottoposta a una triplo controllo da parte delle Corti dei Conti italiana e francese, oltre a quello europeo che cofinanzia l'opera.
La Torino-Lione è una priorità europea, frutto di accordi internazionali, finanziata per il 40% da tutti i paesi membri dell'UE.
Anche dal punto di vista ambientale bisogna ragionare in termini di priorità. Vale più il singolo vigneto o le emissioni totali di CO2 e altre sostanze inquinanti frutto della combustione del gasolio e del kerosene di migliaia di TIR o aerei?

È giusto chiedere garanzie sulla qualità e la sicurezza del progetto, ma far finta di non vedere i benefici dell'alta velocità fa fare la figura del vecchio maniscalco che nel secolo scorso tentava di opporsi all'automobile.
Dobbiamo chiedere che venga utilizzata per eliminare il traffico merci su gomma, che non ci siano sprechi e che i progetti siano ben fatti. Allora i beneficiari saremo tutti: non solo chi la userà, ma anche chi i treni li vedrà solo sfrecciare, ma in un ambiente meno inquinato da automobili, mezzi pesanti e aerei.
Si tratta di un'opportunità importante, bisogna vedere se siamo capaci di coglierla.
Uno dei rischi sarà l'ingresso dei privati, che mina l'equilibrio del sistema ferroviario. In pratica si continuerà ad utilizzare soldi pubblici per costruire e mantenere le linee per poi dare i proventi ai privati, questo mi sembra il vero scandalo.

 
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Raccolta firme

Post n°145 pubblicato il 09 Novembre 2011 da biancoblu78
Foto di biancoblu78

Raccolta firme per rimuovere via Bettino Craxi da Albano Laziale.

Promossa dal Movimento 5 stelle. (Se avessimo amministratori sensibili ai temi della legalità e dell'onestà non ci sarebbe stato bisogno di raccogliere le firme dei cittadini onesti)

Sabato 12 novembre
Albano - P.zza S.Pietro dalle 15.00 alle 20.00

Sabato 19 novembre
Albano - P.zza S.Pietro dalle 15.00 alle 20.00

Domenica 27 novembre
Cecchina dalle 9.00 alle 13.00

 
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Quale futuro per Albafor e Albalonga

Post n°144 pubblicato il 08 Novembre 2011 da biancoblu78
Foto di biancoblu78

Intervista a Vincenzo Guarino, consigliere comunale presidente della Commissione Bilancio.

Alla luce dell'indagine svolta dalle società di revisione sull'Albalonga a quanto ammonta il reale indebitamento e le perdite delle aziende municipalizzate?
Per quanto riguarda Albafor abbiamo una perdita per il 2010 di 332.000 euro e nel 2011 sta perdendo 92.000 euro.
Mentre per l'Albalonga la situazione è più grave. Sono state riscontrate perdite nel 2010 per 3.000.000 di euro e di 700.000 euro nel 2011.
La differenza tra le due società non riguarda solo l'entità delle perdite, ma soprattutto il tipo di attività svolta e la gestione finanziaria della stessa. Entrambe sono strategiche ma mentre l'Albafor si occupa di formazione, inclusa quella dell'obbligo scolastico, confrontandosi sul mercato dei bandi di finanziamento regionali; Albalonga può contare solo sui trasferimenti del Comune, oltre agli esigui introiti dei parcheggi e delle farmacie.

Il consiglio comunale del 31 ottobre ha deciso di ricapitalizzare l'Albafor e di porre in liquidazione controllata l'Albalonga. Quanto costeranno queste operazioni al Comune?
L'Albafor verrà ricapitalizzata con circa 300.000 euro, sufficienti a ricostituire anche il capitale sociale minimo di 120.000 euro previsto per le società per azioni. Per l'Albalonga verrà nominato un liquidatore e le ipotesi sono molteplici: che vanno dalla chiusura, al ritorno in bonis della società, passando per soluzioni intermedie previste dalla normativa. Comunque la responsabilità è circoscritta agli asset e al capitale sociale della società, senza ripercussioni per il Comune.

Avete individuato le azioni da intraprendere per risolvere le cause che hanno minato l'equilibrio economico di Albafor? Esiste un piano industriale per renderla più efficiente?
Non è possibile ricapitalizzare una società se il socio non crede nella possibilità di risanamento e di ritorno all'equilibrio economico. Il piano industriale presentato dal CdA si fonda sulla spending review, cioè su una revisione complessiva della spesa. Il contenimento dei costi comprende tutte le voci: dalle consulenze, al costo del lavoro, ecc... Si deve prendere coscienza che non possiamo permetterci ulteriori inefficienze in quanto la priorità deve essere la gestione oculata del denaro dei cittadini.

La mancanza di trasparenza è una delle cause del malaffare, saranno finalmente accessibili on line il piano industriale e i bilanci delle società municipalizzate?
Noi abbiamo vinto le elezioni sulla trasparenza e la partecipazione. Stiamo facendo chiarezza e personalmente sono d'accordo alla pubblicazione del bilancio non appena sarà approvato.
Al momento dell'approvazione decideremo anche come condividerlo con i cittadini.

Pensa sia necessaria un'azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori?
All'interno della delibera abbiamo dato indirizzo al Sindaco di verificare i presupposti per avviare un'azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori nell'interesse di tutta la città, come previsto dal Codice Civile.

 
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Partiamo da zero.

Post n°143 pubblicato il 29 Ottobre 2011 da biancoblu78
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Basta che se ne va?
La disoccupazione, il debito, la crisi, la povertà, la corruzione, il conflitto d'interessi... tutta colpa di Mister B.
Messa così sembra facile: alle prossime elezioni basterebbe mandarlo finalmente ad Antigua, ma siamo sicuri che il problema sia Mister B e non gli italiani?
Non siamo capaci di fare una rivoluzione per cacciare una casta politica incapace e corrotta.
Anzi una numerosa minoranza si sente ben rappresentata: basta pensare ai milioni di evasori, faccendieri e corrotti, che lo ringraziano per i condoni, scudi fiscali e depenalizzazioni varie.
Aggiungiamo anche chi senza arte ne parte, attende passivamente gli venga regalato un posto di lavoro pubblico in cambio dei voti della propria famiglia.
Due milioni di giovani non studiano e non lavorano, in pratica oltre il 20% degli italiani tra i 15 e i 29 anni trascorrono il proprio tempo vedendo il Grande Fratello, hanno come modelli i "tronisti" della De Filippi e pensano che non serva studiare, meglio giocare a calcio o concedersi al bunga bunga.
La cultura e l'istruzione rappresentano una minaccia per il potere corrotto, per questo motivo nei secoli passati sia i re che i papi hanno mantenuto il popolo analfabeta.
La situazione purtroppo è compromessa: in democrazia contano i numeri e se ci sono tanti disonesti e "coglioni" corriamo il rischio di ritrovarci un Berlusconi presidente del Consiglio o un Cuffaro governatore della Sicilia.
L'esperienza politica in Italia mette in discussione i principi di uguaglianza alla base della democrazia, perche di fatto il suffragio universale viene usato da pochi disonesti per raggiungere i propri obiettivi.
Le democrazie evolute sono caratterizzate da valori condivisi e da un sistema educativo ben organizzato, mentre in Italia siamo in piena fase di regressione culturale.
Siamo sicuri che Mister B sia la causa e non l'effetto di questa decadenza morale e culturale?
Non basta sostituirlo con qualcuno più capace e con meno interessi, ma serve un grande progetto di alfabetizzazione di massa, dobbiamo ripartire dall'ABC: dalla storia, alla geografia, dalla letteratura, all'etica, ecc... Altrimenti non ci si può stupire se qualche somaro si inventa regioni come la padania!

Minaccia o speranza
Ci sono una serie di movimenti che sono nati per dar voce alle istanze di rinnovamento di migliaia di italiani, soprattutto giovani. Abbiamo il movimento 5 stelle di Beppe Grillo, la rete dei cittadini, libertà e giustizia, ecc...
Molti non vogliono costituire nuovi partiti perché forse pensano che quelli esistenti bastano e avanzano, oppure sono alla ricerca di un sistema diverso che aiuti a superare i limiti riscontrati in quello attuale.
Tra tutti il Movimento 5 stelle è quello che assomiglia di più a un partito: ha un vertice, delle sezioni locali, i sondaggi lo accreditano al 4 o 5 per cento. Basta usare le nuove tecnologie per essere diversi? La maggioranza sono giovani e questo è positivo.
Chi ci garantisce che non diventino come gli altri? Anche la Lega Nord all'inizio si era presentata come una novità che contestava Roma "ladrona", per poi diventare l'incarnazione della partitocrazia dirigista, corrotta e nepotista.
Il copione è quello scritto da Orwell: i rivoluzionari si corrompono con il potere. Non basta cambiare gli interpreti per avere il lieto fine.
Mister B augura lunga vita a Beppe Grillo perché secondo lui sottrae voti al centrosinistra, sicuramente non voterebbero per lui, anzi probabilmente non voterebbero affatto.
Beppe Grillo ha il merito di aver convinto alla partecipazione tanti normali cittadini delusi dalla politica italiana, per questo rappresentano una speranza e una ventata di idee nuove.
I movimenti non possono andare in ordine sparso, tipo armata brancaleone. Dovrebbero fissare degli obiettivi e capire come poterli raggiungere, facendo i conti con ineluttabile la realtà dei numeri.
La prima ipotesi è andare soli per dare un'alternativa: il rischio sarebbe non raggiungere la soglia minima di voti per entrare in parlamento o comunque stare all'opposizione.
Per cambiare il sistema ci vuole tempo, bisogna cambiare gli italiani e farli diventare cittadini democratici adulti.
La seconda ipotesi prevede un'alleanza sui contenuti senza illusioni o ipocrisie. È la strategia adottata da 50 anni dai Radicali che, anche con piccole percentuali di consenso, hanno determinato cambiamenti epocali di questo Paese.

L'opposizione è pronta?
Il Partito Democratico se vuole vincere deve mettere da parte gli alchimisti delle alleanze e degli accordi sottobanco tipo D'Alema, e aprirsi ai contributi della società civile.
Che questa sia la strada da seguire lo dimostrano le vittorie di Napoli e Milano, nessuna ottenuta da candidati del PD, ma con l'impegno dell'associazionismo e la partecipazione dei cittadini.
Non deve essere un'operazione di facciata perché il tempo è scaduto e il rischio di andare gambe all'aria è molto concreto.
È arrivato il momento di lasciare il posto ai giovani. Sembra una di quelle frasi fatte, tipo non esistono più le mezze stagioni, eppure non si rassegnano.
Vi ricordate quando Debora Serracchiani prese più voti di mister B alle ultime elezioni europee? Uno statista serio, che pensa al bene del Paese, si sarebbe preparato a lasciare il testimone, invece i vertici del PD sono in trincea per tentare di resistere al passare del tempo.
Visto che non vogliono capire bisognerà "rottamarli". Davide Faraoni, consigliere regionale siciliano di 34 anni, insieme al sindaco Matteo Renzi, a giovani imprenditori e docenti universitari si sono riuniti a Firenze dal 28 al 30 ottobre per parlare di contenuti e di futuro.
L'Italia dei Valori è cresciuta, conquistando consensi non solo a sinistra. Antonio Di Pietro tenta di costruire il partito entrando nelle fabbriche e aprendosi alla società civile. Vista da fuori quest'apertura sembra avvenga senza intaccare la "proprietà" del partito, e con grandi carenze a livello organizzativo. Come in tutti i nuovi partiti si corre il rischio di non riuscire a selezionare i partecipanti, per poi scoprire di avere degli Scilipoti in seno non solo a livello nazionale.
Una delle scelte più "azzeccate" è stata quella di De Magistris, che ha sbaragliato la concorrenza a Napoli grazie al sostegno dell'associazionismo.
L'obiettivo di tutti dovrebbe essere ridurre l'astensionismo e stimolare la partecipazione, dicendo basta agli intrighi e ai privilegi.
Le esperienze analizzate finora dovrebbero essere d'insegnamento anche per le realtà più piccole come Albano. Anche da noi la vittoria del centrosinistra è avvenuta con il sostegno delle associazioni, che ancora aspettano il regolamento sulla partecipazione e tutti quei cambiamenti che purtroppo tardano ad arrivare.
Il terzo polo si sta auto ridimensionando, perché non basta rinnegare mister B, servono argomenti e soprattutto facce nuove.

Il voto cattolico
Si parla del voto cattolico quasi fosse un'entità metafisica, invece che cittadini con le proprie idee. Essere di religione cattolica non significa necessariamente scegliere un partito che si dice cristiano, anzi spesso proprio i rappresentanti di tali partiti hanno dimostrato grande incoerenza e ipocrisia rispetto ai valori che avrebbero dovuto difendere.
Nelle settimane passate si sono riunite a Todi diverse associazioni, dalla CISL alla Comunità di Sant'Egidio, per tentare di riorganizzarsi in vista delle prossime elezioni. Hanno bocciato l'attuale governo e non vogliono costituire l'ennesimo partito, lanciando un appello alla partecipazione, ritenendo un peccato di omissione il disinteresse e la delega in bianco.
La mancanza di partecipazione ha lasciato in questi anni campo libero alle mele marce, ostacolando allo stesso tempo il ricambio.
Attenzione a non farsi illusioni, di buoni propositi è lastricata la strada dell'inferno.
La parte positiva è che la base cattolica è stanca dell'incoerenza e della corruzione della sua classe dirigente, ma sembra in atto l'ennesimo tentativo di imbrigliare le spinte riformatrici, facendo finta di cambiare tutto affinché nulla cambi.
Prendiamo per buona la chiamata alla partecipazione, c'è bisogno di persone giovani, senza interessi privati da difendere, capaci di testimoniare in modo coerente i valori cristiani della solidarietà, dell'onestà e della giustizia. Tutte cose difficili da trovare negli attuali rappresentanti del voto cattolico in parlamento.
Onestà significa anche fare gli interessi dell'Italia e non del Vaticano, quindi far pagare l'ICI sugli immobili non destinati al culto o ad opere di carità è un modo cristiano per ridistribuire la ricchezza. Oppure inserire tra i destinatari dell'8 per mille anche le finalità per cui vengono utilizzati quei fondi, ad esempio mettendo al posto dello Stato: la scuola, la ricerca, ecc...

Conclusioni
La parola d'ordine del cambiamento è dunque "partecipazione".
Indignati? Lo siamo tutti. Come si fa a non essere incazzati se chi ti obbliga ad andare in pensione a 67 anni con un 1/3 dell'ultima retribuzione, prende un ricco vitalizio dopo appena 5 anni di legislatura. Le ragioni della rabbia sono numerose e tutte importanti: i disoccupati, i precari, chi paga le tasse anche per chi evade, tutti chiedono soluzioni concrete. Basterebbe un po' di giustizia, cancellare i privilegi, ridurre gli ostacoli per l'accesso alle professioni, favorire il ricambio in politica ponendo un limite al numero di mandati, adottare criteri di selezione meritocratici per le municipalizzate, ecc...
I movimenti possono dare un grande contributo con saggezza e pragmatismo. Il momento critico dell'Italia non ammette egoismi o voli pindarici.

 
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Inchiesta su Albalonga e Albafor

Post n°142 pubblicato il 15 Ottobre 2011 da biancoblu78
Foto di biancoblu78

1. SITUAZIONE
Di fronte al rischio di dissesto finanziario delle municipalizzate assistiamo da alcune settimane a uno scambio di accuse tra opposizione e maggioranza che non aiuta a capire le cause del problema e nemmeno a trovare le soluzioni. Proviamo a ricostruire la realtà con dati e numeri, tentando di fornire elementi di giudizio il più possibile oggettivi.
Negli ultimi anni si è affermata la tendenza a "esternalizzare" alcuni servizi pubblici, cioè si sono affidate a soggetti esterni alcune attività prima svolte direttamente dalle amministrazioni comunali. Questo è il caso ad esempio dell'acqua e delle fognature.
Anche il Comune di Albano ha scelto di percorrere questa strada ed oggi è socio unico dell'Albafor, che si occupa di formazione, e dell'Albalonga che gestisce un insieme molto vario di servizi per conto del Comune: i parcheggi a pagamento, le farmacie comunali, gli asili nido, il teatro Alba Radians, i servizi socio assistenziali, la ludoteca, le affissioni, la pulizia degli uffici e dei bagni pubblici, i servizi di accoglienza presso il museo e alcune funzioni di supporto amministrativo in vari uffici comunali.
La discussione sui reali vantaggi delle esternalizzazioni è aperta, alcune esperienze in particolare hanno evidenziato come conseguenze aumenti dei costi per i cittadini e un peggioramento della qualità del servizio.
L'Albalonga è stata costituita nel 2002 principalmente per evitare i vincoli imposti dal patto di stabilità, come il blocco delle assunzioni, e per alleggerire il bilancio comunale di alcune voci di spesa corrente. In pratica in questo modo è stato possibile spendere indebitandosi, senza avere i limiti e i controlli imposti alla pubblica amministrazione.
Oggi l'Albalonga insieme all'Albafor occupano circa 330 dipendenti, dei quali 120 assunti durante l'ultima campagna elettorale e in totale hanno ... precari con contratti a tempo determinato. Il costo dei neo assunti supera il milione di euro l'anno, ma quali sono i nuovi servizi che dovrebbero giustificare questo aumento del personale?
Solo l'Albafor ha ben 21 dirigenti che costano all'azienda circa 750.000 euro l'anno. Per capirci una scuola media come quella di Albano: con circa 600 bambini suddivisi in 30 classi su tre sedi, ha tra corpo docente e personale tecnico amministrativo circa cento persone e la dirigente scolastica è una sola in comune con la scuola media di Castel Gandolfo.
Il principale capitolo di spesa di queste società sono gli stipendi del personale. Le assunzioni avvenivano per chiamata diretta senza concorsi, cosa che da giugno 2010 non è più possibile perché grazie a una modifica dello statuto si dovranno applicare le stesse regole vigenti per la pubblica amministrazione.
Per anni abbiamo denunciato la mancanza di trasparenza nella gestione e gravi casi di incapacità gestionale. Ad esempio pochi sanno che l'Albalonga per anni ha gestito un bar interno al tribunale, mettendo da parte le considerazioni sull'opportunità che un soggetto pubblico gestisca un bar, vorremmo sapere perché sia rimasto aperto fino ad arrivare a perdere 23.000 euro l'anno? Oppure perché la gestione delle mense scolastiche perdeva circa 300.000 euro l'anno? Forse adeguare il prezzo sotto elezioni era troppo impopolare.

2. CONTESTO
L'amministrazione comunale deve fare i conti con i tagli imposti dal governo agli enti locali, che per Albano ammontano a circa 1.300.000 euro.
A questi si aggiungono 2.800.000 euro per un risarcimento stabilito dal tribunale al termine di una causa iniziata nei primi anni '90 per una procedura di un esproprio fatta male. Il Comune ha fatto ricorso, ma per il momento la sentenza è esecutiva e vorremmo sapere quando, dove e chi ha fatto questo esproprio e perché oggi dovrebbero essere i cittadini a pagare il risarcimento.
Visto che il totale delle entrate del Comune ammontano a circa 46 milioni di euro, siamo di fronte a una diminuzione del 10% delle risorse.
In questo momento serve un'opposizione capace di fare proposte e non solo di scaricare le proprie responsabilità sull'attuale maggioranza.
D'altra parte l'amministrazione rischia di rimanere con il classico cerino in mano, per questo è importante essere trasparenti, cercando di spendere meno per erogare gli stessi servizi, aumentando la produttività e tagliando gli sprechi.
Serve una drastica cura dimagrante, l'Italia in genere non può più permettersi strutture elefantiache poco efficienti.

3. CAUSE
Molti si accorgono del problema solo adesso, perché le due società rischiano di rimanere schiacciate dai debiti. Sono tutti d'accordo nel dire che questo sia l'effetto di anni di gestioni clientelari, poco trasparenti, aggravate dall'incapacità di persone scelte non in base al merito.
Il business delle municipalizzate non risente di bruschi cali della domanda, si possono fare previsioni abbastanza attendibili del fabbisogno di personale o di cassa. Inoltre un'azienda non fallisce se per un anno registra una perdita, come vorrebbe far credere la propaganda dell'opposizione. Ci sono voluti anni e anni di gestioni dissennate per far fallire l'Alitalia, e abbiamo visto come a Roma le assunzioni clientelari abbiano portato quasi al fallimento dell'azienda di trasporto pubblico (ATAC).
Comprare i voti sfruttando i bisogni della gente è una pratica comune tra i politici più squallidi e incapaci. Più le persone sono bisognose, più il "prezzo" del voto è basso. Possono bastare 50 euro o due buste di spesa, ma la strada più conveniente è elargire assunzioni nelle aziende pubbliche e far pagare il conto alla collettività.
Questo è il meccanismo che permette ai politici disonesti di mantenere il potere e contemporaneamente di peggiorare i servizi erogati dalle municipalizzate, che si ritrovano dipendenti poco capaci e fedeli al politico che li ha fatti assumere, invece che all'azienda.
I cittadini onesti sono disposti a fare ancora sacrifici per mantenere posti di lavoro frutto del voto di scambio?
In Italia calpestare il merito per far posto ai raccomandati è una consuetudine talmente consolidata, che per alcuni sembra strano il contrario. Cosa hanno queste persone di più di altre centinaia di giovani senza lavoro? Hanno venduto il voto delle loro famiglie in cambio di un posto di lavoro che meritava qualcun altro.
Si può tagliare il nodo gordiano della corruzione, dell'incapacità e del parassitismo, ma non basta far finta di fare i concorsi, serve coraggio e la voglia di cambiare le cose per il bene dei nostri figli.

4. PROPOSTE
Tra gli scenari possibili c'è un'azione di responsabilità presso la Corte dei Conti nei confronti dei precedenti amministratori che potrebbe far ottenere un risarcimento, non solo per le irregolarità contabili che dovessero essere scoperte, ma anche per eventuali inadempienze di obbligazioni fiscali e previdenziali, nonché per ipotesi di sottrazione di valori sociali attraverso acquisti a valori gonfiati o svendite.
In pratica quello che il simpatico personaggio di Gasperino nel Marchese del Grillo rimprovera al suo amministratore: "Ma come, compramo tutto a tre volte il prezzo corente e solo 'a legna 'a vennemo alla metà?!?! Dice nun me fido..."
La responsabilità deriva anche dall'eventuale omissione di tutte quelle cautele e verifiche normalmente richieste per la scelta di un'operazione economica, come possono essere i bandi di gara o le aste per la scelta dei fornitori. Infatti i sistemi di selezione pubblica dei fornitori servono a garantire non solo trasparenza, ma anche a facilitare la concorrenza e ottenere dei risparmi.
In questo modo si farebbero pagare i reali responsabili, salvando i lavoratori e i fornitori in buona fede, ma soprattutto gli ignari cittadini.
Per reperire nuove risorse si deve puntare con decisione sull'innovazione. Ad esempio adottando i software liberi, come "open office", si potrebbe tagliare drasticamente la spesa per le licenze dei programmi istallati sui PC degli uffici comunali (1), istallando pannelli fotovoltaici sui tetti delle scuole o sostituendo i sistemi di illuminazione pubblica tradizionali con quella a LED si possono ottenere risparmi anche del 90%, ecc...

(1) per scrivere gli articoli del blog uso open office.

 
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