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Creato da anedbg il 12/10/2006

ANED Bergamo

Blog dell' Associazione Nazionale Ex Deportati, sezione di Bergamo

 

           IL PRESIDENTE

   Ing. Gianfranco Cucco   

 

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Giornata della memoria a Clusone

Post n°27 pubblicato il 05 Novembre 2011 da anedbg
 

Nel corso della manifestazione sono stati ricordati, da più voci, gli orrori che hanno offuscato l'Umanità nella seconda guerra mondiale, riferiti soprattutto a quello che è successo nei campi di sterminio. Ma è anche stato fortemente ribadito che il ricordo deve aiutare a costruire un mondo di pace, dove la speranza, l'accoglienza, lo spirito di fratellanza devono avere sempre il sopravvento sull'egoismo e sul male. 

Concetti sottolineati anche, nella prima fase della manifestazione, agli studenti di terza media, dal presidente provinciale ANED, Gianfranco Cucco . Che ha ricordato quanto sofferto nel periodo del suo internamento in diversi campi di prigionia dove la fame, le offese, le violenze subite sono state indescrivibili. Cucco ha anche mostrato agli studenti, che lo hanno ascoltato in silenzio, la sua piastrina, riportante il numero 6871: “ Nei campi ci hanno privato – ha affermato- persino della nostra identità. E voi ,cari ragazzi, dovete comunque imparare a non far mai male a nessuno a coltivare nei vostri cuori solo il bene”. 

                                           (Leggi l'articolo completo)

 

 
 
 

La Prefettura ricorda la Shoa: medaglia d'onore ai deportati

Post n°26 pubblicato il 09 Aprile 2010 da anedbg

L'importante riconoscimento è stata attribuito a 94 cittadini. In Prefettura erano presenti tre ex deportati Gianfranco Cucco, Luigi Cernuschi e Andrea Mandelli, oltre a una decina di familiari di militari e civili morti nei lager. Agli altri militari e civili, la Medaglia d'Onore è stata consegnata nei lo Comuni di residenza ai familiari.

(Leggi l'articolo completo)

 

 
 
 

ESERCITO

Post n°25 pubblicato il 28 Febbraio 2010 da anedbg

I miei trascorsi paramilitari e militari: robotizzato alla guerra nel “ventennio” fascista, con 10 anni di premilitare, reggimento, scuola ufficiali, internamento nei Lager nazisti e poi a “disposizione” per cinque anni fino al congedo (1950).
Perse l’ 8 settembre 1943 simultaneamente due guerre contro gli Alleati e i tedeschi, la mia infelice carriera militare si concluse per fortuna senza uccidere uomini in guerra e auto-bloccandomi al rimpatrio dai Lager a “sotto tenente a vita” e rinunciando poi dopo decenni alla promozione onorifica a tenente.
Con questo iter alle spalle ho letto con interesse, molte condivisioni e qualche perplessità la mail “Esercito“ dell’ 8 dicembre di Giacomo Olivero   
 
Dunque, c’era una volta l’ Esercito Italiano, nato nel 1861 come Regio Esercito (R.E.) fino al 1946 e sciolto nel 2005 come Esercito Repubblicano (E.R.) dopo 144 anni di onorato servizio di guerre vinte e perse.
In tempo di pace era un esercito addestrativo costituito da classi annuali sui 300.000 coscritti e una “riserva” di congedati da richiamare in guerra quando l’ esercito diventava operativo. Poi vc’erano quasi 200.000 militari “effettivi” (ufficiali, sottufficiali, e graduati raffermati).
Nei cinque anni del secondo conflitto, in Italia furono mobilitati 5 milioni di militari con un consuntivo di 300.000  militari morti e dispersi, altrettanti mutilati, invalidi, feriti  e 1,3 milioni di prigionieri e internati degli Alleati e dei tedeschi. Senza contare le vittime civili in patria e nei Lager.
 
Quel nostro esercito era composto da “italiani brava gente”, con eroi e criminali  di guerra come in tutti gli eserciti. All’ 8 settembre risaltarono le proporzioni relative: dei buoni e cattivi: su 800.000 militari disarmati dai tedeschi, 100.000 fascisti e opportunisti optarono come combattenti e ausiliari dell’ Asse contro 700.000 volontari nei Lager e in venti mesi solo 100.000 di questi, coartati, malati, affamati, torturati finirono per collaborare coi  nazifascisti.
 
Il vecchio esercito italiano ebbe il merito di avere sostanzialmente contribuito all’ alfabetizzazione e amalgamazione degli italiani, all’unità d’Italia tra nordisti  sudisti e indipendentisti, con una sola lingua, bandiera e amor patrio. Questo spiega il comportamento leale dei giovani militari italiani (età media sui 24 anni) nel settembre del ’43 quando perfino pastori semialfabeti della Sila, Aspromonte, Madonne e Barbagia, soli senza suggeritori e sotto minaccia dei nazisti dissero spontaneamente “NO !” aHitler e Mussolini innescando la resistenza e scegliendo la via onorevole dei Lager con un pedaggio di oltre 50.000 morti !
Dopo l’ultima guerra, la leva riforniva militari solo per eventuali guerre difensive e gli obiettori di coscienza alimentavano l’alternativo servizio civile volontario di stato, oggi sostituito da un volontariato civile umanitario ma non unitariamente coordinato salvo che per la “protezione civile”.
 
Oggi disponiamo di un esercito operativo difensivo di 110.000 volontari professionisti mercenari di cui 70.000 volontari di truppa, Impiegati in strane “guerre di pace”, per dove in teoria si dovrebbe combattere solo se aggrediti. Una situazione che mi ricorda l’ordine che ci venne impartito l’8 settembre dal Min.Guerra “difendetevi ma senza far uso delle armi !” che mi fece assegnare tre giorni di arresti per aver chiesto al colonnello se dovevo difendermi “a pugni e calci” contro un panzer della Wehrmacht che stava puntando il mio posto di vedetta e che non ebbe seguito solo perché commutato in 20 mesi di arresti nei Lager !
 
Disciplina militare sì, ma con facoltà di disobbedienza all’ obbedienza come molti e Olivero vorrebbero, cioè disobbedire solo a ordini soggettivamente ritenuti criminali. Ma una guerra è già di per se stessa è un crimine ! Obbedire si, obbedire no:  se ne discute ancora nei rari processi agli ultimi criminali di guerra viventi (vedi processo Kappler) e siccome i crimini li eseguiva pedissequamente tutto il Terzo Reich in obbedienza agli ordini supremi del Fűhrer di non far prigionieri (Celalonia docet) e di non lasciar deportati vivi in mano alleata e infine dei genocidi di civili ebrei, oppositori, partigiani e per rappresaglie anche di civili innocenti col risultato che le vittime civili del secondo conflitto superano quelle militari.
Di questo passo i bombardieri Alleati e i combattenti del Tripartito tutti assolti e criminali solo i loro capi supremi degli stati in guerra del secondo conflitto: Hitler, Mussolini, Roosewelt, Churchill, Stalin, ecc., ecc. E’ la tesi difensiva dei criminali di guerra tedeschi !
 
Mi sembra utopico poi un esercito operativo volontario di “persone normali” anche tecnicamente esperte ma col libero arbitrio dell’obbedienza chiaramente destinato ad essere sopraffatto ! Ve l’ immaginate una F1 o un moto G.P. guidati da piloti “normali” anziché da  fuori classe grintosi e motivati, con la vita a repentaglio come un Shumaker o un Valentino Rossi?
Con le globalizzazioni delle guerre una carne umana in massa coatta allo sbaraglio è inconcepibile.
 
Un esercito operativo hi tech non può essere che di un numero ristretto di volontari particolarmente coraggiosi, addestrati da noi per un anno ma ce ne vorrebbero anche due o tre come in altri paresi, ovviamente ben retribuiti e votati anche alla morte non per eroico patriottismo ma per oingaggio, ma il loro addestramento non dovrebbe essere solo tecnico e atletico ma soprattutto psicologico specie se impiegati in altri paesi in guerra perché non siano solo mercenari per denaro come quelli senza patria dei colpi di stato delle repubbliche delle banane !
E soprattutto quelli delle poltrone, gli eserciti difensivi li tengano in patria dove sono necessari finchè al mondo c’è un Caino  e a convertire le dittature altrui in democrazie mandino volontari civili, umanitari e coordinati, tecnici, sanitari, e addestratori della sicurezza magari con uno stage in Italia,
 
Claudio Sommaruga  <
sommaclau@tiscali.it >          

 
 
 

GIORNATA DELLA MEMORIA 2009 - ARTICOLO DNEWS 26.01.09

Post n°24 pubblicato il 08 Febbraio 2009 da anedbg

 
 
 

L'ISTITUTO

Post n°23 pubblicato il 21 Gennaio 2009 da anedbg

 

(Fonte: GIORNALE DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO “ENEA TALPINO” DI NEMBRO)

UN RINGRAZIAMENTO

 

Caro ingegner Cucco,

l’incontro avvenuto tra lei e noi alunni è stato un importante avvenimento che ha lasciato qualcosa in ognuno di noi.

La cosa più importante e meravigliosa è che lei, in sole due ore, ci ha fatto comprendere quanto sia importante la vita, l’umiltà d’animo e il rispetto reciproco. Ripensare a ciò che è capitato a lei e a molte altre persone, ci fa rabbrividire e ci porta a pensare a quanto sia ingiusta e complicata la vita. Un giorno sei una persona qualunque piena di sogni e desideri da realizzare, e poi ad un tratto ti trovi a dover vivere e combattere contro momenti più grandi di te.

Forse non esiste una risposta ben precisa per trovare conforto. Forse la verità è quella detta da Leopardi: siamo stati creati con tante speranze e illusioni di felicità, per poi renderci conto che la realtà ci presenta una vita piena di affanni, di dolore e di sofferenza, pochi sono i momenti di felicità che ha in serbo per noi la vita.

Il suo sofferto passato è ora, purtroppo, il presente per altre persone nel mondo, che si ritrovano in mezzo a una guerra, a causa della quale, da un momento all’altro potrebbero morire, senza che nessuno spieghi loro il motivo di ciò. Tutto questo è ingiusto!

Quanto sangue dovrà ancora essere versato e quante persone dovranno morire lasciandosi alle spalle famiglie e bambini per soddisfare questa sete di distruzione guidata da uomini diventati feroci come belve? 

Non siamo animali, siamo uomini! E allora comportiamoci come tali; se davvero riuscissimo in questo intento, allora forse il mondo cambierebbe. Insomma poniamo fine a queste atrocità facendoci del bene a vicenda!  Forse, quelli di noi che sono stati ingiustamente sacrificati, troveranno un riposo più dolce.

Questo abbiamo colto e imparato da un grande uomo pieno di vita, di speranze e di fiducia, nonostante quello che gli è capitato.

 

GRAZIE INGEGNER CUCCO, NON LA DIMENTICHEREMO MAI.

UN FORTE ABBRACCIO DALLA 3°D

GRAZIE!

 

 
 
 
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raccolta di documenti IMI
a cura di
Oscar Brambani & Claudio Sommaruga


 
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