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ironwoman63
   
 
Creato da ironwoman63 il 26/03/2010

ora di basta!!!!

rossa sempre!!!

 

 

un nuovo sito per combattere la crisi col baratto

Post n°942 pubblicato il 01 Agosto 2014 da ironwoman63

http://www.nonmiservepiu.org/?p=131


REGISTRATEVI :-) e' praticamente un social : potrete scambiare, regalare, chattare , aprire un gruppo vostro, leggere il blog, le news e se volete potrete aiutarmi a pubblicare articoli sul blog e sulle news, sara' sufficiente fare richiesta , dopo esservi registrati , all'indirizzo nonmiservepiu@nonmiservepiu.org

Buona serata a tutti!

Luisella

 
 
 

io non accetto.... e voi?

Post n°941 pubblicato il 30 Gennaio 2014 da ironwoman63

 
 
 
 
 

RENZI. LA SOLUZIONE FINALE!

Post n°939 pubblicato il 09 Dicembre 2013 da ironwoman63

GLI ITALIANI HAN DATO IL MEGLIO DELLA LORO DABBENAGGINE. HAN PAGATO 2 EURO PER ELEGGERE RENZI A CAPO DEL PD E DARE CONTINUITA' ALLA POLITICA SUICIDA DELLE LARGHE INTESE. BRAVI, BRAVISSIMI!!!!E ADESSO PREPARIAMOCI A FRACASSARCI GLI ZEBEDEI COL NUOVO BERLUSCONI DELLA QUARTA REPUBBLICA.FORSE E' MEGLIO ANDARSENE.... QUESTO PAESE SOFFOCHERA' NEL SUO STESSO STERCO!

 
 
 

il caimano torna al suo stagno....

Post n°938 pubblicato il 28 Novembre 2013 da ironwoman63

 

 

                                            DESTITUITO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 
 
 
 
 

Sei Comunista? Allora comincia a preoccuparti!!!!

Post n°936 pubblicato il 08 Novembre 2013 da ironwoman63

Ue, tolleranza zero: in galera chi si professa comunista?

La parola “comunista” in Europa sta per diventare ufficialmente un insulto, e probabilmente un reato: né più né meno come le parole razzismo, xenofobia, antisemitismo, omofobia. L’alzata d’ingegno porta la firma del Consiglio Europeo, presieduto da un politico-fantasma come il belga Herman Van Rompuy, di strettissima osservanza Bilderberg. Liquidare il comunismo come fosse l’equivalente del nazismo? Il pericolo, come sempre, è nascosto in un dettaglio, dietro il paravento delle buone intenzioni. Tipo: “promozione della tolleranza”, per al quale predisporre un quadro normativo europeo. «Non credo che l’Unione Europea sia una buona idea», protesta Tim Worstall, «ma sembra che questa volta siano venuti fuori veramente con un jolly: stanno proponendo che ci dovrebbe essere una nuova legge sulle libertà civili e che questa legge dovrebbe rendere un reato penale per chiunque il proporre o promuovere il comunismo. Il che è una cosa un po’ strana per un programma di libertà civili, ma ciò sembra proprio quello che stanno facendo».
A prima vista, premette Worstall in un intervento su “Forbes” ripreso da “Come Don Chisciotte”, potrebbe sembrare «la solita lista dei desideri della sinistra sui diritti umani». Ma, se si dà un’occhiata al documento più da vicino, nella sezione 2 (scopo) si spiega che l’obiettivo è quello di «eliminare i crimini d’odio», «condannare tutte le manifestazioni di intolleranza basate su preferenze, fanatismo e pregiudizi», e soprattutto «intraprendere azioni concrete per combattere l’intolleranza, in particolare al fine di eliminare il razzismo, i pregiudizi di colore, la discriminazione etnica, l’intolleranza religiosa, le ideologie totalitarie, la xenofobia, l’antisemitismo, l’anti-femminismo e l’omofobia». Attenzione, dice Worstal, a quella “ideologia totalitaria”. Comunismo? «Quindi lo scopo della legge è quello di assicurarsi che sia eliminato». Come? Lo spiega la sezione 7, che prefigura sanzioni penali. Ideologie intolleranti? Saranno considerate «reati punibili come reati aggravati». In dettaglio: diffamazione e incitamento alla violenza contro gruppi, nonché «la palese approvazione di una ideologia totalitaria», e «l’approvazione pubblica o la negazione dell’Olocausto», ma anche «di qualsiasi altro atto di genocidio la cui esistenza è stata determinata da una corte penale internazionale o da un tribunale».
La palese approvazione di una ideologia totalitaria sarà dunque un reato penale? E’ singolare, ironizza Worstall, che siano ancora a piede libero i deputati comunisti appena eletti nella Repubblica Ceca, dopo aver ottenuto il 17% dei voti. Non solo: «Ci sono anche alcuni deputati comunisti nel Parlamento Europeo: sarà interessante vedere se lo voteranno, questo documento». Una proposta di legge incredibile, indecente: «E’ uno dei pezzi più illiberali della legislazione che nessun regime totalitario di ogni tempo abbia mai proposto finora», accusa Worstall, «perché quello che realmente propone è che la libertà di parola di tutti sul continente europeo sarà limitata a ciò che alcuni benpensanti penseranno che sarà consentito come libertà di parola alla gente». Una sconcertante nota esplicativa si premura infatti di spiegare che «non vi è alcun bisogno di essere tolleranti con gli intolleranti», che potrebbero “abusare” della libertà di espressione. Questo accade nell’Unione Europea, nel 2013.

 

fonte INFORMAZIONE LIBERA.

 
 
 
 
 
 
 

18 e 19 ottobre.... ancora in piazza!!!!!

Post n°933 pubblicato il 17 Ottobre 2013 da ironwoman63

 

È meglio tagliare la sanità o la scuola o i servizi o i salari, oppure aumentare le tasse? È preferibile colpire ancora le pensioni o privatizzare ancora il patrimonio ed i beni comuni? E una volta pagate la banche e la finanza, il poco che resta di questi soldi lo si dà alle imprese affinché assumano o ai lavoratori affinché comprino?

Queste le varie alternative tra differenti meno peggio che oggi ci offre il confronto economico interno alla gabbia dell'austerità europea. Il governo Letta Alfano, da buon democristiano, ha scelto una modica quantità di tutti i possibili provvedimenti in campo, scontentando un pò tutti, ma con l' evidente obiettivo di non far arrabbiare davvero nessuno.

Bisogna che questo il governo fallisca l'obiettivo e le manifestazioni del 18 e del 19 hanno questo scopo.

È dal 27 ottobre dell'anno scorso, dal No Monti day che in Italia non ci sono manifestazioni generali contro le politiche di austerità.

Anche quella di sabato scorso in difesa della Costituzione ha ignorato, nei suoi principali promotori, che un profondo stravolgimento dei principi costituzionali è avvenuto con l'approvazione quasi unanime da parte del passato parlamento del pareggio di bilancio e dei trattati europei riassunti dal fiscal compact.

Con il primo atto si è assunta la politica di austerità come vincolo costituzionale. Come ha detto il primo ministro conservatore britannico Cameron, Keynes è stato messo fuori legge. Con il secondo si è rinunciato alla sovranità democratica sulle decisioni di bilancio pubblico. E infatti la legge di stabilità appena varata dal governo e stata inviata alla Commissione Europea, si badi bene non al parlamento europeo eletto ma alla commissione di banchieri e burocrati nominati.

Sarà la commissione ad approvare o correggere il bilancio dello stato italiano, saranno loro a votare. Dopo il parlamento potrà solo ratificare le decisioni già prese a Bruxelles, e se per caso si mettesse in testa altre intenzioni, allora ci penserà il lord protettore della Repubblica fondata sull'austerità, il Presidente Napolitano, a ricondurlo all'obbedienza.

In ogni caso ad ulteriore garanzia del commissariamento della nostra democrazia, un esponente della Troika, BCE Commissione Europea Fondo Monetario, è stato assunto direttamente dal governo per guidare la politica dei tagli sociali.

Non c'è bisogno di spendere molte altre parole sul fatto che la sostanza è che le politiche che han portato al disastro sociale del paese continuano e continueranno sotto il rigido controllo della tecnocrazia europea e della finanza mondiale.

Da qui l'importanza delle due giornate di lotta. Nella prima scioperano, per la prima volta uniti dopo anni di divisioni, i sindacati di base. Naturalmente sarebbe necessario che, come negli altri paesi europei colpiti dalle politiche di austerità, tutto il movimento sindacale scendesse in piazza.

Purtroppo da noi non è così perché Cgil Cisl Uil finora han deciso di non contrastare con la lotta quelle politiche, ma di provare a condizionarle magari in alleanza con la Confindustria. Il risultato è zero, ma la risposta per ora non c'è. Ben venga allora l'azione di sindacati che certo sono minoranza rispetto alle grandi organizzazioni confederali, ma che così interpretano un sentimento e un bisogno diffusi: non si può continuare a subire tutto.

La novità positiva è che la manifestazione di quello che viene chiamato il mondo del lavoro tradizionale, si unirà fisicamente e politicamente a quella di movimenti sociali e ambientali.

L'appuntamento del 19 era stato indetto da tempo dai movimenti che lottano per la casa, che oramai è diventata strumento fiscale e bene di investimento finanziario, quasi perdendo la sua funzione sociale di abitazione.

La lotta per riaffermare il diritto all'abitare si è così diffusa ovunque, in particolare di fronte al dramma degli sfratti dovuti alla crisi, alla disoccupazione, all'impoverimento di massa. E questa lotta si è incontrata con le altre mobilitazioni sociali e civili, da quella dei migranti a quella contro le devastazioni ambientali delle grandi opere e degli impianti militari, a quella per il reddito e contro la precarietà.

Così un po' alla volta le piattaforme delle mobilitazioni sono cresciute e son giunte alle cause e agli agenti del disastro sociale: l'austerità europea, i suoi trattati, i suoi governi.

Tutto questo è stato ignorato dal palazzo politico e mediatico, che ancora una volta ha parlato solo dei rischi per l 'ordine pubblico, evitando anche accenni all'ordine sociale.

Ma nonostante questo scontato atteggiamento di chiusura, che è parte fondamentale e concausa della crisi democratica italiana, le manifestazioni segnano la ripresa di un movimento che da noi pareva scomparso. E fanno sperare nel rientro in Europa del nostro paese. Parliamo naturalmente dell'Europa che scende in piazza contro banche, finanza, tecnocrazia, dell'Europa che lotta contro la Troika e i suoi governi.

Giorgio Cremaschi

fonte  Huffington Post

 

 
 
 

firma l'appello!

Post n°932 pubblicato il 11 Ottobre 2013 da ironwoman63

CONTRO LE CARCERI DISUMANE NO ALL'AMNISTIA SI' ALL'ABROGAZIONE DELLA BOSSI-FINI E DELLA FINI-GIOVANARDI (e Berlusconi fuori dal Parlamento, subito!)

http://t.co/urWihtVx1i

 
 
 

DIFENDERE LA COSTITUZIONE CON LE UNGHIE E COI DENTI!

Post n°931 pubblicato il 09 Ottobre 2013 da ironwoman63

Manifestare per la Costituzione implica essere contro il governo Lettalfano, senza se e senza ma

di Paolo Flores d’Arcais

Esattamente tra una settimana, sabato prossimo, l’Italia civile scende in piazza a Roma con la parola d’ordine “realizzare la Costituzione”. Dopo il voto di fiducia al governo Lettalfano dei berlusconiani di ogni risma e del Delinquente di Arcore in prima persona, e dopo la proposta della Giunta del Senato perché l’assemblea plenaria, entro venti giorni, decreti la cacciata di Berlusconi da Palazzo Madama, alcune cose devono essere chiare.

Primo: impegnarsi per “realizzare la Costituzione” significa combattere il governo Lettalfano senza se e senza ma. Non solo perché questo governo, con la legge che aggira ignobilmente l’articolo 138 della Costituzione, è intenzionato a rottamare la Carta repubblicana anziché realizzarla, ma perché tutto il suo programma è improntato alla difesa dei privilegi anziché a una politica di “giustizia e libertà”, l’unica che possa far uscire l’Italia dalla crisi. Il candidato democratico a sindaco di New York, Bill De Blasio, sta avanzando un programma di rilancio accentuato del welfare. A chi gli chiede dove troverà i soldi per finanziarlo, in questi tempi di crisi, risponde soavemente “togliendoli ai ricchi”. Non risulta che De Blasio sia un pericoloso bolscevico, tutt’altro. In effetti la redistribuzione del reddito e delle ricchezze è l’abc di ogni politica riformista e gradualista. Non realizzarla significa mettere politica e governo al servizio di banchieri-biscazzieri e ogni sorta di profittatori, fino all’intreccio politico-corruttivo-mafioso.

La Costituzione ha certamente bisogno di alcuni cambiamenti, che la rendano più coerente rispetto alla sua logica di fondo ispirata a “giustizia e libertà”. Ad esempio l’abrogazione dell’articolo 7, del recente obbligo al pareggio di bilancio, e anche del bicameralismo (con riduzione radicale del numero dei deputati). A parte una versione più o meno light del terzo punto, per il resto i famosi “saggi”, nominati prima da Napolitano e poi dal governo, hanno lavorato in una direzione opposta, che infligge picconate proprio all’impianto “giustizia e libertà” della Carta, edulcora la divisione dei poteri, inserisce elementi autoritari, e via contro-riformando.

Secondo: impegnarsi per “realizzare la Costituzione” significa battere in breccia ogni peccaminosa tentazione da “sepolcri imbiancati” per quanto riguarda il ruolo che il Presidente Napolitano sta svolgendo in questa temperie di contro-riforma (tanto per non fare nomi: il presidente dell’Arci, parlamentare Pd, se non sbaglio ha votato per l’aggiramento del 138, e l’Anpi pone come condizione della sua partecipazione che non si prenda posizione sul governo). Non c’è commentatore che non sottolinei, con peana di prosternata ammirazione, come da mesi e mesi (in realtà ben prima della rielezione), il Colle più alto sia la cabina di regia di tutte le vicende politiche e istituzionali italiane. Il governo Monti prima e il governo Letta poi sono sue creature, volute e ottenute sulla desertificazione di ogni altra ipotesi, benché chiarissimo fosse il risultato delle urne: due terzi di italiani che esigevano la fine del ventennio del berlusconismo e degli inciuci.

Dunque, non si può essere contro il governo Lettalfano senza sottoporre a critica ineludibile l’azione del Presidente Giorgio Napolitano, e non si può essere per la “realizzazione della Costituzione” senza combattere il governo Lettalfano. La conclusione è sillogistica. Non trarla significa rinunciare a “realizzare la Costituzione” e perfino diluire la semplice “difesa della Costituzione” a dosi omeopatiche. I cittadini che sabato 12 ottobre scenderanno in piazza ne sono perfettamente consapevoli.

fonte MICROMEGA

 
 
 

gli amici si vedono nel momento del bisogno

Post n°930 pubblicato il 26 Settembre 2013 da ironwoman63

Letta, a cena con Marchionne, incassa il suo beneplacito.

C'e' da domandarsi se un premier che cena con il peggior amministratore Fiat di tutti i tempi, e si saluta con un bel "ciao Sergio" confidenziale, sia la persona giusta per governare il Paese .

Non c'e' dubbio che cane non mangia cane.... ma noi cittadini italiani siamo stanchi di farci sbranare da questi lupi che dell'avidita' han fatto la loro bandiera e dell'ignoranza politica il loro punto di forza.

E' ora di castigarli tutti e di sbatterli fuori dalle stanze dei bottoni.

Non c'e' destra e non c'e' sinistra nel nostro parlamento, solo un'accozzaglia di oppurtunisti senza scrupoli rivestiti a festa.

E' ora di agire davvero e senza paura per difendere la Costituzione e il paese tutto.

IL 12 OTTOBRE TUTTI IN PIAZZA A ROMA.

ALLE PROSSIME ELEZIONI I GIOCHI DEVONO CAMBIARE!

BASTA CON LE MANOVRE VESSATORIE SUI CITTADINI, ELEGGIAMO UNA CLASSE POLITICA CHE FACCIA I NOSTRI INTERESSI, NON QUELLI DELLE BANCHE!

 

 
 
 

LA SVENDITA DELL'ITALIA

Post n°929 pubblicato il 25 Settembre 2013 da ironwoman63

 

Ora governanti e manager dicono che non lo sapevano, preferiscono fare la figura dei cretini piuttosto che quella dei complici.

Ma la svendita di Telecom è solo un altro atto di un percorso annunciato e realizzato da decenni, da parte di una classe politica e imprenditoriale che ha cercato di salvare se stessa e i suoi fallimenti con la vendita all'incanto dei beni del paese. E cha ha usato il liberismo, l'Euro e il fiscal compact, la Merkel come scusa e protezione del proprio potere.

Ora dopo la svendita di Telecom alla principale concorrente, la Telefonica spagnola, assisteremo a qualche giorno di lacrime di coccodrillo e di compunte dissertazioni sulle politiche industriali e le riforme. Poi tutto continuerà come prima perché tutta l'Italia è in svendita.

La Grecia dopo qualche anno di politiche di austerità europea ha conservato di suo il debito pubblico e la polizia che bastona chi protesta. Tutto il resto è venduto, appaltato, posto sotto controllo estero. Noi, più lentamente ma altrettanto inesorabilmente, stiamo percorrendo la stessa strada. Perché abbiamo la stessa classe dirigente.

Il governo, se durerà, ha pronto un piano di privatizzazioni che non può che riguardare ciò che resta del patrimonio produttivo. Ansaldo Energia è già in vendita, seguiranno Enel, Eni, Finmeccanica, Fincantieri e Trenitalia, che opportunamente è già stata separata dalla rete delle ferrovie locali e pendolari in disarmo, per le quali non si spende nulla. E per chi non è d'accordo ci sono le truppe di Alfano e i teoremi di Caselli.

Alitalia è già francese nonostante il paravento berlusconiano degli imprenditori patriottici, tra cui Riva, sì proprio lui, e Colaninno grande affondatore della Telecom, che aveva scalato con la benedizione di Massimo D'Alema.

Le banche privatizzate sono state oggetto e soggetto sia delle svendite sia dei disastri industriali, dalla Fiat alla Pirelli a tutto il Made in Italy. Ed è bene ricordare che tutta la politica delle privatizzazioni dissennate degli anni 90 ha come autori principali Ciampi e Prodi, che Putin ha definito l'altro suo amico italiano assieme a Berlusconi.

Anche nel disastro industriale del paese trionfano le larghe intese e non da oggi. La vera differenza tra PdL e Pd è che il primo è il partito di un solo padrone, mentre il secondo vuole rappresentarli tutti. E tutti assieme controllano la formazione del senso comune , in modo che anche i cittadini vivano, senza colpa, a loro insaputa.

Sono due mesi che la casta politica,manageriale e finanziaria ci spiega che c'è la luce in fondo al tunnel. È una balla, ma come si fa a non crederci visto che il Presidente della Repubblica invoca e impone stabilità proprio sulla base di essa.

Intanto i dati sul reddito di una delle province più ricche d'Italia, Brescia, parlano di tutta un'altra storia.
Nel 2011, quando il peggio della crisi doveva ancora venire, il reddito medio della provincia lombarda è calato dell'11% rispetto all'anno precedente, meno 2500 euro su poco più di 20000. E sappiamo che questa è una media del pollo perché nella crisi i più ricchi si arricchiscono.

Eppure secondo l'Istat la gente vede rosa e questo ottimismo può essere speso in Borsa e soprattutto per salvare il governo delle larghe intese. Ottimismo diceva Tonino Guerra in una pubblicità, chi non è ottimista è un disfattista.

Andrà avanti, anzi indietro, così fino a che ci sarà una rottura con le politiche economiche italiane ed europee di questi ultimi trenta anni. E fino a che la classe politica e imprenditoriale responsabile, anche a sua insaputa, di esse non verrà mandata a casa.

Uno ai domiciliari, a casa gli altri responsabili del disastro, a partire dal loro massimo rappresentante Giorgio Napolitano.

GIORGIO CREMASCHI

FONTE HUFFINGTON POST

 
 
 

RICCHEZZA E POVERTA'

Post n°928 pubblicato il 12 Settembre 2013 da ironwoman63

MATTEO PUCCIARELLI – Sulla ricchezza e sulla povertà

mpucciarelli2La celebre è di un socialdemocratico serio e rigoroso come fu lo svedese Olof Palme: «Noi non siamo contro la ricchezza ma contro la povertà. La ricchezza, per noi, non è una colpa da espiare, ma un legittimo obiettivo da perseguire. Ma la ricchezza non può non essere anche una responsabilità da esercitare». Frase cara anche a Walter Veltroni, che la ripeteva spesso ma scordandosi sempre l’ultima frase, magari non per caso («Ma la ricchezza non può non essere anche una responsabilità da esercitare»).

 

Probabilmente Palme non aveva in mente, né poteva immaginare che livello di ricchezza – così sfacciato, pacchiano, inutile, ingiustificato – avrebbero raggiunto i moderni paperoni, ben descritti dalla puntata di Presa Diretta. Allora forse (forse, sottolineo) avrebbe pensato anche lui che questa ricchezza è tutto fuorché bella e legittima. Questa ricchezza, che è ben lontana dallo “stare bene” a cui aspiriamo, è semmai indecente e immorale. Disturba quasi i sensi, e non è questione di invidia quanto di umanità. Perché quella ricchezza non si fonda sulle capacità del singolo (il famoso e mitizzato “merito”) ma sulla contemporanea povertà di centinaia se non migliaia di propri simili.

Una cosa esclude l’altra: se sono ricco io siete poveri voi; ma se non sono ricco io, forse stiamo meglio tutti. Senza scomodare gli economisti di fama o lo spettro del comunismo, basta rifarsi alla semplice osservazione della realtà. Le risorse del pianeta sono limitate, non infinite. Le fette di torta sono contate e se qualcuno ne ha di più, qualcun altro ne ha di meno. L’attico nel quartiere chic Chelsea a Londra con la Lamborghini parcheggiata fuori si regge sulla contemporanea esistenza di una favela brasiliana o di un caseggiato popolare in una nostra periferia.

La grande balla post ideologica sta nell’accusa rivolta alla sinistra – che furbescamente ci è cascata subito, orfana della propria storia: «Voi odiate i ricchi, voi volete l’uguaglianza nella povertà». Invece no, invece si diventa di sinistra proprio perché non si sopporta il disagio sociale. L’uguaglianza è nel progresso, non nella regressione. E il progresso è collettivo, non individuale. Il progresso di domani passa per la redistribuzione di oggi, e la redistribuzione passa giocoforza dai ricchi.

Fa impressione, più che altro, che un ragionamento del genere degno della politica insegnata a un bambino venga considerato così scomodo proprio a sinistra (o fu sinistra). Toccare i ricchi è un tabù, con noi rimasti vittime della teoria – sempre smentita dai fatti, come ha spiegato in lungo e in largo Luciano Gallino – secondo la quale più i ricchi aumentano il proprio patrimonio e più si sta bene tutti perché poi ci penseranno loro stessi a distribuire. Noi in balia di schiere di neo illuminati che difendono strenuamente l’ideale della ricchezza – chissà se perché vorrebbero esserlo anche loro, e vaglielo a spiegare che quel tipo di ricchezza (sfacciata, pacchiana, inutile, ingiustificata) la felicità non te la dà, al massimo te la toglie.

Fa impressione, ancora, accorgersi come si sia smarrita completamente la base fondante del proprio essere di sinistra. Che è essenzialmente un grumo di sentimenti. Cioè la rabbia, il disgusto, la percezione di un forte senso di ingiustizia davanti alla disuguaglianza. Una rabbia mossa d’amore. Non ci si salva da soli, dicevamo una volta. Ma è l’ora del “riformismo”, e allora si salvi chi può.

Matteo Pucciarelli

FONTE MICROMEGA

 
 
 

RICOMINCIO DA QUI

Post n°927 pubblicato il 11 Settembre 2013 da ironwoman63

CARISSIMI,

DA LUNGO TEMPO SONO LONTANA DA QUESTE PAGINE , POICHE' COME  SAPETE, AVEVO FATTO LA SCELTA DI USCIRE COL BLOG DA LIBERO E NE AVEVO APERTO UNO SU ORADIBASTA.INFO.

VICISSITUDINI CHE NON STO A RACCONTARVI MI HANNO RIPORTATO QUI.

DA OGGI RICOMINCERO' AD ESSER PRESENTE IN LIBERO E SPERO DI RICOMINCIARE A LEGGERVI SUL MIO BLOG.

VI AUGURO UNA BUONA NOTTE E UNA GIORNATA FANTASTICA.

FELICE DI ESSERE ANCORA TRA VOI.

LULU'

 

 
 
 

conferenza dei lavoratori

Post n°926 pubblicato il 06 Luglio 2013 da ironwoman63

Diretta streaming  wwworadibasta.info

 
 
 

conferenza dei lavoratori

Post n°925 pubblicato il 29 Giugno 2013 da ironwoman63

IL GIORNO 6 LUGLIO DALLE ORE 9 ALLE ORE 17 IN VIALE GADIO N 2 (SALA DELL'ACQUARIO) A MILANO CONFERENZA DEI LAVORATORI  .

PARTECIPATE NUMEROSI! E' UN PRIMO PASSO PER ORGANIZZARE LA DIFESA DEI NOSTRI DIRITTI E DEL WELFARE CHE STANNO SMANTELLANDO A NOSTRO DANNO!

 
 
 
 
 

PRIMO MAGGIO

Post n°923 pubblicato il 01 Maggio 2013 da ironwoman63

http://www.oradibasta.info/

 
 
 
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oh!!!ma salutare? stronzona .
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Ciao Lulý, ben ritrovata...Lilly
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Ciao Luisella ^____^,ho provato a registrarmi sul nuovo...
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Renzi..uh signur Un Bacione carissima Lulý!
Inviato da: lilith666dgl0
il 24/07/2014 alle 20:15
 
 

TRACY CHAPMAN PARLANDO DI RIVOLUZIONE

Non lo sai Stanno parlando di una Rivoluzione Sembra un sussurro Non lo sai Stanno parlando di una Rivoluzione Sembra un sussurro Mentre fanno la coda per il sussidio Piangendo alla porta degli eserciti della salvezza Sprecando tempo agli uffici di collocamento Aspettando una promozione La povera gente si ribellerà E si prenderà la sua parte La povera gente si ribellerà E si prenderà ciò che le appartiene Non lo sai faresti meglio a correre, correre, correre Ho detto che dovresti Correre, correre, correre Finalmente la situazione si capovolgerà Parlando di Rivoluzione

 

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