Un blog creato da antoniomontanari il 19/10/2006

Antonio Montanari

Notizie e commenti

 
 
 
 
 
 

AREA PERSONALE

 
 
 
 
 
 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Gennaio 2018 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31        
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

FACEBOOK

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

1735, lavori al porto

Post n°11 pubblicato il 22 Settembre 2016 da antoniomontanari
Foto di antoniomontanari

La lapide del 1735 che è stata sistemata al Ponte di Tiberio, si riferisce ai lavori eseguiti al Porto, dopo l'alluvione del 1727.


Per altre notizie, visitare questa pagina in "Fuorisacco".

 
 
 

La pagina bianca

Post n°10 pubblicato il 06 Agosto 2016 da antoniomontanari

Dal volume di liriche «Note al testo», in corso di composizione, presentiamo la prima, intitolata:

La pagina bianca

Diceva: adesso cominciamo.
Da dove non sapevamo.
Annunciava impavido:
benissimo si va, se commentiamo.
Niente sotto gli occhi o tra le mani,
batteva il tempo col piede sinistro,
pausa faceva poi con quello destro,
accanto si spostava, e ripeteva
che si stava andando a cominciar.
Senza una carta, un foglio un libro appena,
precedeva la domanda ed avvertiva:
si comincia dal nulla, come quando
il mondo non era che nella mente
del Creatore. Il quale non aveva carte,
libri o congegni vari per misurare,
calcolare, dare, dire, valutare.
E ripeteva: adesso cominciamo
le nostre note al testo,
e se capite e valutate, vedrete
che il testo lo costruirete voi,
che adesso non lo conoscete,
perché non lo avete tra le mani.

 
 
 

Mi sono mal educato

Post n°9 pubblicato il 16 Marzo 2015 da antoniomontanari

«Scegliere la strada dell'ironia, ha osservato qualcuno, vuol dire cercare la giustizia.»
Ezio Raimondi.

Metto le mani avanti, assolvo tutti quanti hanno avuto che fare con me. Delle mie mancanze e colpe sono l'unico responsabile.
Ciò premesso, si rende necessaria un'aggiunta. La mia dichiarazione è oltremodo pericolosa non per le responsabilità personali che potrebbero diventare oggetto di denuncia morale da parte di persone particolarmente pie e vocate alla condanna delle altrui condotte. Ma perché tale dichiarazione sposta il soggetto delle situazioni personali da quell'assieme di presupposti per cui ogni persona è vista come il deposito di caratteri ereditari, di scelte provvidenzialistiche, di maturazioni sociali provocate dall'ambiente di provenienza o di formazione delle prime esperienze di vita.

Per chi raggiunge successo e fortune indicibili, si fanno le pulci e ponti d'oro. Proprio a Rimini s'è visto Lapo Elkan tenere una lezione all'università. Quando si dice avere santi in paradiso. Per chi può fregiarsi soltanto di batoste ricevute per decenni, basta ed avanza una risata che dovrebbe trasformarsi in un sorridente pernacchio, come in quella scena di Amarcord dove c'è il sordino, l'equivalente al rumore sbeffeggiante alla Totò, secondo un vecchio termine locale.
La pernacchia oggi è qualcosa di più sofisticato, da conventicole segrete che non ammettono che uno che sta libero e giocondo possa dire la sua nei limiti della legge, senza offendere nessuno, ma soltanto attraverso lo studio o qualche scritto occasionale di commento ai fatti della vita.
Quelle conventicole segrete spesso sono la trama quasi biblica che teologi carnevaleschi e manovratori ambiziosi al limite dell'impudicizia tessono, nel silenzio generale, perché sai com'è la vita, non si sa mai, possono servirmi in caso di bisogno.

A queste cose sono allergico, e dicendo così mi contraddico, perché le allergie sono un fatto patologico determinato da una certa predisposizione biologica, della quale non ci si può vantare, ma di cui si deve tener conto per una certa serie di comportamenti. Non posso dire che mi creo da solo le allergie. Sono certissimo invece del fatto che una psoriasi in zona oculare nel 2005 s'è sviluppata quando il mio sito «storico», ovvero quello più antico, nato nel 1999, venne chiuso d'autorità dal gestore. Il quale aveva ricevuto da uno studio legale la comunicazione falsa secondo cui ero sottoposto ad indagine giudiziaria per diffamazione a mezzo web.
Tutto falso, come l'ambiente e la società riminese in cui la mia inesistente vicenda personale andava e va collocata. Non si voleva che uno qualsiasi, uno che non voleva inginocchiarsi davanti a nessuna autorità economica dispensatrice di grazie, e che non voleva sottostare alle griglie interpretative della storia e della cultura imposte da quell'autorità non per dono divino, ma per affermare il principio secondo cui nessuna foglia doveva o poteva muoversi senza il suo permesso.

Tante volte allora, prima che il sito fosse riaperto nel 2007 soltanto esibendo la foto del giornale locale la cui copertina riportava la notizia di una condanna patteggiata in tribunale dal signore che aveva fatto scrivere la lettera falsa contro di me (e l'avvocata che l'aveva firmata fu assolta dal suo ordine professionale perché l'aveva appunto soltanto firmata e non pure composta…); tante volte prima di allora, dicevo, mi sono assunto la grave responsabilità filosofica e scientifica di dire che erano nato anarchico.
Ma nella vita si nasce o si diventa? Se chi compie una mala azione, come ad esempio quel vecchio amico e collega che negli anni Ottanta spinse il caporedattore del giornale a cui collaboravo con una serie di articoli sulla Rimini del Novecento, ad intimarmi che dovevo fermarmi per cedere il passo e le pagine a quello stesso vecchio amico e collega, dunque costui è nato o è diventato tale da permettersi di impedire ad un'altra persona di scrivere qualcosa?

Non vorrei apparire come colui che divaga dal vero senso delle cose, ma aggiungerei a questo punto qualche dubbio sulla coscienza di quel caporedattore, se non fossi certo che in lui il rispetto gerarchico del potere configurato in un modo che non è mai stato confessato ma anzi confermato con l'attenuante, che riconosco sinceramente, della costrizione a compiere opera di favoreggiamento soltanto per far ricavare all'istituzione a cui appartiene un utile economico al quale lui non partecipa. Quindi il voto dell'obbedienza premia chi comanda e costringe a disprezzare chi crede che essere liberi significhi rispettare tutti e tutto.
A quale biologia politica appartiene chi si ritiene autorizzato a mettere veti perché un misero cronista faccia qualcosa che piacerebbe fare a lui per avere il monopolio dispotico della Storia locale? Come si vede le domande crescono, le certezze diminuiscono, perché il «santo vero» di questa provincia addormentata è soltanto la spaccio trionfante di verità che si cuciono su misura per pararsi la parte del corpo umano che la verecondia vuole non nominarsi.
Come spiegare altrimenti la bugia di quell'avvocato che immaginando i retroscena della vicenda del 2005 mi diceva che ormai i termini per una denuncia era scaduti, mentre non era vero. Come s'accorse il suo assistente di studio quando mi sorprese davanti alla porta dell'ufficio 42 al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Rimini, con in mano la denuncia da presentare, per cui sbottò in una domanda scandalizzata, «Ma che cosa ci fa qui?», come se mi avesse sorpreso in mutande e con i calzoni sul braccio nella stanza di un bordello (ovviamente felliniano).

Questo particolare scompagina non poco l'impostazione del mio racconto. Con una domanda conseguente: perché accadono certe cose? E se certe cose vengono a cambiare il corso della realtà che ci circonda, qual è la forza nostra personale per cercare di imprimere un certo corso agli eventi?
Mia madre aveva un posacenere nella sala da pranzo borghesemente arredata con le mie librerie. Su di esso era tracciata una scritta, «Tutto arriva a chi sa aspettare». Per nobilitare l'oggetto e quelle parole che esso offriva, forse basta la frase manzoniana con Renzo che evoca la Provvidenza. «La c'è la Provvidenza», spiega Ezio Raimondi, come opera di misericordia dell'uomo all'uomo secondo il precetto evangelico della carità, ricordando che all'osteria della Luna piena lo stesso Renzo aveva gridato spavaldo agli avventori di aver in mano «il pane della provvidenza». Che saggiamente Manzoni, aggiungo, scrive questa volta senza iniziale maiuscola.

Gira e rigira mi ritrovo a fare i conti con due Grandi, quel Manzoni che ho sempre amato, ed Ezio Raimondi, Maestro di uno stile non soltanto letterario ma di vita. Ecco perché proprio in capite di queste povere pagine ho inserito quella sua frase, «Scegliere la strada dell'ironia, ha osservato qualcuno, vuol dire cercare la giustizia», che per me ha sempre voluto dire parecchio.
Per tanti anni sui fogli locali ho tenuto rubriche percorrendo quella strada dell'ironia che serviva appunto per cercare la strada della giustizia. Forse per questo motivo, negli ultimi periodi, tanti illustri e potenti reazionari concittadini, alcuni per fissazione maniacale, altri per pregiudizio politico, hanno tentato di farmi sparire dalle pagine. Li ho accontentati. E mi sono ritirato. Da due anni.

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

 
 
 

Riletture

Post n°8 pubblicato il 27 Giugno 2013 da antoniomontanari

Riletture.

Tutti gli aggiornamenti si trovano qui.

 
 
 

Rimini moderna

Post n°7 pubblicato il 22 Ottobre 2012 da antoniomontanari

Alle origini di Rimini moderna.

Tutti gli aggiornamenti si trovano qui.

 
 
 
Successivi »
 
 
 
 
 
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
 
 
 
 
 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

falco1941blancha57ismakavelikalubopochiarasanymalware_jinxpsicologiaforenseantoniomontanarimonarimontanariantonioil_pabloDuochromelatortaimperfettaSky_Eagle
 
 
 
 
 
 
 

CHI PUŅ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore puņ pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
 
 
 
 
 
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom