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Creato da bartelio il 18/11/2006
il diario infimo di bartelio
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una rudimentale forma d'amore
Ritorna ancora e prendimi
E' una raccolta di racconti, curata dal sottoscritto e dalla misteriosissima Donna Camèl (vedi blog amici), che trattano d'amore di sesso di vita di morte e rapanelli, di Angioline che sparano, di prostitute che parlano, di fantasmi che tornano, di streghe che volano, di bambole gonfiabili, di serve e di padroni, di donne sull'orlo di una crisi di nervi, di pugili suonati, di alcool e di tabacco, di angeli e demoni, di gatti scuoiati, di cazzi pupe e marinai, di bambine cattive, di meccanici sulla yamaha, di fantascienza e scarpe rotte, di sesso e ancora di sesso eccetera, il tutto scritto da trentadue giovani autori in erba (sì, proprio nel senso di 'fumo').
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"I momenti della scrittura sono tanti: c'è quello dell'eleborazione nella testa, quello della stesura, quello dell'attesa sterile, e c'è quello della revisione. In quest'ultimo momento è richiesta una certa dose di distacco.
Bisogna ricordarsi che noi non siamo quello che scriviamo. Tu non sei i tuoi racconti. C'è molto di te lì dentro, ma c'è molto di te anche fuori. La scrittura migliore è quella che prende la materia dalle budelle, è vero. Ma la scrittura peggiore è quella che prende "solo" le budelle. [...]
Il secondo passo è l'umile artigianato. Tocca staccarsi dalla materia, dichiararla "non nostra" e lavorarla con la perizia imparata, studiata dai maestri che ammiriamo o per opposto da quelli che odiamo o ancora con le idee originali che ci vengono in mente. Fare un passo indietro. E' lacerante, lo so. Ma è lo stesso che succede quando vediamo i nostri figli crescere e diventare altro da noi. Quando tornano dall'asilo li abbracciamo e sentiamo sui loro corpi odori estranei, che provengono dal mondo.
All'inizio per me è stato tremendo. Quando tornano a casa e ti raccontano cose che hanno imparato da altri. Quando soffrono dolori che non possiamo impedire. Ma non li vogliamo per questo chiudere in una scatoletta. Ci dobbiamo rassegnare e speriamo che questi dolori li rendano forti, perché possano vivere la loro vita e noi la nostra."
Marìen Weiss de Karckandeire, Lettere a un attempato poeta (traduzione di Alessandro Salamadonna)
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