Creato da bartelio il 18/11/2006
il diario infimo di bartelio

Area personale

 

Tag

 

immagine

 

Archivio messaggi

 
 << Luglio 2016 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

immagine

 
immagine
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

immagine

 

 

Bernoccoli, palme, tricicli: poesia mancata dei miei tre traumi (già nota come poesia del compleanno tre).

Post n°205 pubblicato il 07 Novembre 2011 da bartelio
 

 

Il bernoccolo, il triciclo e la palma sono i miei tre traumi. La poesia sarebbe dovuta partire da qui, con linguaggio molto piano: parole già dette, ma con un altro tono di voce. E mentre le sussurravo, guardavo per terra, come a cercarne altre, ancora più basse.

Correvamo intorno alla giostra in direzioni contrarie ma confliggenti. Ci scontrammo con la testa: credevo che lui morisse. Ci vollero i miei genitori, lo videro più tardi a spasso coi suoi, per convincermi che non. Però ricordo la suora mi mise un cento lire sul bernoccolo e mi guardò torva per tutto il pomeriggio. O fu immaginazione? Dio santo, vuoi vedere che fin da allora fosse tutta colpa mia e di nessun altro? 

La palma di fronte alla chiesa si incendiò perché avvicinammo un cerino al pelo. Io, Saulo prete, Adriano Taini e Marco Bordin, che poi, da grande, avrebbe perso un braccio nella macchina della tipografia (me lo ricordo ancora quel pomeriggio all'ospedale, in piedi nella stanzetta, con sua mamma: non sapevo cosa dire, lui voltava la testa, guardava dalla finestra, la manica del pigiama vuota). Era carnevale, giravamo con le miccette, piccoli teppisti fiammiferai. Adriano fece in tempo a scappare. A Marco e a me, Don Angelo diede uno schiaffo, mentre a Saulo prete niente, perché Saulo era già Paolo, nelle mani del Signore: vuoi mettere una palma immanente? Quanto soffersi per quella palma e quanto la osservai dalla finestra della camera dei miei genitori, con vista sui tetti che salivano verso la chiesa: passai una stagione a spiarla col binocolo, sperando non morisse. Quando in tarda primavera mise una piccola infiorescenza e infine gettò una simil banana (o quel che fosse), mi scese il sangue dal naso per la felicità. La mia piccola anima immortale era salva.

Poi il triciclo. Seduto già grandicello sul triciclo di mia cugina Simona, che aveva tre, quattro anni meno di me, mi rimase in mano il manubrio. Mi ricordo come fosse adesso, il perno sporco di grasso nero e la sensazione di averla combinata grossa. Il triciclo era rosso. Simona aveva i capelli neri, i denti corti e tante gengive. Mia madre mi sgridò, sei grande, disse. Mio padre, non ricordo. Ma dovette essere un fatto davvero terribile. Quel perno, come una forcina per capelli, e tutto quel grasso, e il manubrio che ancora ruotava nelle mie mani, come una coda di lucertola. Potrei scrivere la parola morisse, sospetto che nella versione originale della poesia ci fosse, ma ora mi sembrerebbe così artificioso.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
« Precedenti Successivi »

Ultime visite al Blog

viaggimestrealessio.salacdrom41wladymtrillice4ubassoimperoadozionipacavalbersilvegarbage130rpiersantisyd_curtisgidivallepaleo.idealistaLaDonnaCamelbartelio
 

Ultimi commenti

W Bartelio! Auguri! E un altro anno è passato su questo...
Inviato da: LaDonnaCamel
il 07/11/2013 alle 15:00
 
Chiedo scusa. (é ancora bello anzi bellissimo! E ancora...
Inviato da: LaDonnaCamel
il 15/03/2013 alle 17:40
 
E quindi A U G U R I !!! Chi l'avrebbe detto? questo...
Inviato da: LaDonnaCamel
il 07/11/2012 alle 09:36
 
Si sopravvive. :-)
Inviato da: syd_curtis
il 07/11/2012 alle 01:49
 
Che si fa? Come va?
Inviato da: molinaro
il 29/10/2012 alle 17:26
 
 

My spiritual guidance

 

Los fieros furnacios



The end is near

 
immagine
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 

Proprio dentro il mio cuoricino

 


 

Sul comodino

 

immagine