Creato da biangege il 29/12/2009

Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

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29 agosto 2015: Valtournenche

Post n°146 pubblicato il 02 Settembre 2015 da biangege
 

Abbiamo un rapporto altalenante con la Valle d’Aosta, l’abbiamo sempre considerata un luogo di passaggio per andare/venire dal Gran San Bernardo, dal Piccolo San Bernardo o dal tunnel del Monte Bianco: sarà per quella sua viabilità a lisca di pesce, la lunga spina dorsale di fondovalle e le valli laterali che a un certo punto finiscono non sempre in modo interessante. Eppure in passato dei giretti li avevamo fatti: a Cogne, in val Ferret fin sotto il Monte Bianco, in val Veny, in Valpelline (con la bellissima diga di Place Moulin), in Valtournenche fino a Cervinia, perfino (per noi) la camminata in Valgrisenche fino al rifugio Bezzi, per non parlare dei castelli: Bard, Verrès, Issogne, Fenis… ma mai la regione ci era particolarmente rimasta impressa: abbiamo provato a darle (darci?) un’altra possibilità quando la cartina ci ha mostrato il colle di Joux.

La SS26 corre accanto alla Dora Baltea e se non fosse per i limiti a 50 km/h imposti frequentissimamente sarebbe anche divertente. La gola dopo Donnas è presidiata dal massiccio Forte di Bard eretto su un alto sperone di roccia, più avanti Arnad pubblicizza l suo famoso lardo e a Verrès l’austero castello quadrangolare vigila attento sulla sottostante Issogne, dove i conti Challant avevano la residenza ufficiale. Challand (forma arcaica di Challant) è un toponimo frequente nella val d’Ayas che risaliamo lungo la SR45, abbastanza trafficata per via dei gitanti del weekend che raggiungono le varie frazioni, e per questo dalla guida poco divertente.

Forte di Bard visto dala SS24

Castello di Verrès visto dalla SR45


Arriviamo fino in fondo alla valle dove l’unica nota è la comparsa della punta del Cervino dietro le altre vette. Riscendiamo a Brusson e affrontiamo la salita al Col du Joux 1640 m, decisamente più divertente. Il panorama dal colle sarebbe anche bello, se non fosse per la foschia, e spazierebbe sino al Monte Bianco che però è nascosto da una coltre di nubi. Durante la discesa verso Saint Vincent vediamo la deviazione per lo sconosciuto colle di Tzecore (o Zuccore) 1607 m, al cui culmine c’è solo un’area picnic. Curiosamente questa strada è censita tra le dangerous roads… ma ci sembra un’esagerazione.

la Val d'Aosta vista dal Col du Joux

Dopo la sosta per il pranzo (e se volete male a qualcuno indirizzatelo all’osteria vicino alle terme di Saint Vincent, piattini di buona qualità ma dal prezzo esagerato) il pensiero della vetta del Cervino ci attira, ed eccoci a correre su per la Valtournenche dove, grazie all’ora del primo pomeriggio, il traffico è pressochè zero, inoltre le curve sono ben raccordate, i paesi sono distanti e l’asfalto ben tenuto (Cervinia è stata punto di arrivo del Giro d’Italia 2015). Sono passati molti anni dalla nostra precedente visita e complice la stagione estiva la valle appare molto più bella. Puntiamo su Cervinia memorizzando però alcuni punti dove ripasseremo al ritorno.

tornanti in Valtournenche

Quello che era l’alpeggio di Breuil ha perso tutte le caratteristiche della frazione montana una volta diventato Cervinia, località turistica, ma una delle montagne più belle del mondo continua a dominare tra le altre cime… peccato per il pennacchio nuvoloso che nasconde parzialmente il Cervino

Il cervino durante la nostra gita

... dovrebbe essere così.

 ... dovrebbe essere così

Non afferriamo la possibilità di salire in funivia a Plateau Rosa, ridiscendiamo per pochi chilometri fino al piccolo Lago Bleu, uno specchio d’acqua verde di riflessi degli alberi ma anche azzurro per la presenza di particolari alghe sul fondo.

il Lac Bleu

Altra manciata di km in discesa ed eccoci alla Gouffre des Busserailes, una stretta forra dove il torrente Marmore precipita con una cascata in una grotta di un centinaio di metri, per poi tornare alla luce; la grotta è attrezzata con passerelle ed è comodamente visitabile.

 

Altro appuntamento più a valle: la centrale elettrica di Maen. Passando all’andata avevamo visto il bell’edificio del 1928 ornato da striscioni che pubblicizzavano una mostra aperta dalle 16 alle 19 fino al 13 settembre, l’ora è quella giusta, entriamo. La Compagnia Valdostana delle Acque sovente organizza mostre ed eventi nelle sue centrali, che altre compagnie blindano come luoghi segreti. Qui la sala macchine è aperta al pubblico, solo delle transenne delimitano la zona non accessibile: il revamping del 2002 durante il quale sono stati installati nuovi gruppi turbina-alternatore l’ha resa un po’ asettica, cerco solo di immaginare le vecchie macchine che vengo a sapere essere ancora installate a Champagne 1. Nel ex-sala Alta Tensione dall’elegante soffitto blu notte su cui spiccano le capriate grigie è allestita una mostra di riproduzioni di cartoline d’epoca della Valtournanche, decisamente una bella iniziativa anche per i non addetti ai lavori che possono avvicinarsi al mondo dell’energia elettrica.

 Centrale elettrica di Maen

ex-sala AT allestita a mostra

Due chiacchiere con il guardiano della mostra (la centrale è impresenziata) e viene l’ora del ritorno, la Val d’Aosta ne esce rivalutata, ci torneremo.



 
 
 
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