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LA CHIUSURA DELLE EDICOLE

Sos edicole


Diecimila edicole chiuse negli ultimi anni. Gli edicolanti devono pagare in anticipo quello che non vendono. Tonnellate di carta tornano agli editori. Ecco cosa cambia con il decreto sulle liberalizzazioni.

LA CHIUSURA DELLE EDICOLE - Internet, freepress e sempre meno tempo da dedicare alla lettura sono sicuramente fattori che stanno da tempo mettendo in crisi la filiera editoriale, in primo luogo le edicole.
Secondo il Sinagi, Sindacato Nazionale Giornalai, negli ultimi 5 anni hanno chiuso circa 10mila edicole. Il problema più grosso è legato ai meccanismi di diffusione e tentata vendita dei prodotti editoriali.

TONNELLATE DI PUBBLICAZIONI - In media ogni settimana si muovono tonnellate di pubblicazioni, dai quotidiani ai mensili, dalle riviste di settore ai fumetti che dall'editore vengono inviati ai distributori e da questi smistati e consegnati alle edicole ogni notte.
Un movimento che produce un'ingente quantità di denaro, gran parte sotto forma di anticipazione: l'editore riceve un anticipo sulla probabile vendita del distributore che, a sua volta, consegna e chiede il pagamento agli edicolanti entro una settimana.
L'edicola riceve e paga anticipatamente la merce, se vende, recupera i soldi subito, altrimenti li vedrà solo dopo un mese, al momento della resa della pubblicazione.
Questo meccanismo vale per i quotidiani, i settimanali e i mensili.
Il resto delle pubblicazioni, come i bimestrali o i supplementi vanno in conto deposito, nessuna anticipazione, ma pagamento solo del reale venduto.
Il meccanismo non sempre funziona, anzi rischia di collassare su sé stesso.
Il distributore locale ha di fatto il monopolio della fornitura alle edicole della provincia e può fare il bello o il cattivo tempo.

IL PAGAMENTO ANTICIPATO- Il segretario nazionale del Sinagi, Giuseppe Marchica, dichiara che molti distributori chiedono il pagamento anticipato di pubblicazioni che, secondo l'accordo nazionale, devono essere pagati solo se realmente venduti.
Inoltre gli edicolanti denunciano l'eccedenza di prodotti spesso invendibili: a fronte di un venduto pari ad 8 copie ne vengono consegnate 20, tutte con pagamento anticipato.
Altri lamentano di essere l'unica categoria commerciale che finanzia le campagne pubblicitarie agli editori, infatti le riviste in offerta a metà prezzo costituiscono per gli edicolanti una perdita del 50% del guadagno, mentre gli editori recuperano con la pubblicità.

IL RAPPORTO CON LA DISTRIBUZIONE - «Ma la sofferenza della categoria degli edicolanti dipende anche dal rapporto di lavoro con il rispettivo distributore locale» afferma il segretario nazionale del Sinagi.
«In diverse zone d'Italia molti distributori chiedono arbitrariamente ai rivenditori una percentuale per coprire le spese di trasporto e consegna merce.
Un ricatto rivolto ai piccoli punti vendita, localizzati per lo più nelle frazioni e che svolgono un servizio di utilità sociale, spesso con un basso livello di guadagno».
Secondo l'accordo nazionale i distributori devono assicurare il servizio di consegna franco punto vendita e i costi richiesti per il trasporto sono illegittimi.
Nel 1994 si è cercato un equilibrio per risolvere questi casi all'interno della filiera, gli edicolanti hanno rinunciato al 1% del proprio agio per coprire il costo del trasporto su tutto il territorio nazionale.
Una sentenza del tribunale di Tivoli ha rafforzato la validità di tale accordo, chiedendo il risarcimento danni a favore di un rivenditore che per 5 anni aveva pagato una quota al proprio distributore locale per la consegna delle pubblicazioni.

L'INVENDUTO - Secondo l'art. 39 sulle liberalizzazioni gli edicolanti possono effettuare la resa immediata dei prodotti editoriali in eccesso, ma la diatriba tra i diversi soggetti della filiera non si ferma.
Se per i punti vendita l'anticipazione finanziaria della merce costituisce un esborso settimanale eccessivo, per gli editori rappresenta la base per pubblicare.
Oggi il meccanismo “tu anticipi, io stampo e diffondo” rischia di saltare.
Tra il 50 e il 60% dei prodotti editoriali pagati anticipatamente rimangono invenduti e rimandati al mittente, una parte va al macero, un’altra viene riciclata, un’altra viene ristampata con copertine ex novo.
Una perdita di soldi che pesa anche sul distributore che, oltre al lavoro di trasporto e consegna, si occupa anche della resa dell'invenduto delle edicole e della spedizione al mittente.
E così le tonnellate che arrivano ogni notte nelle edicole ripassano per il distributore per ritornare indietro all'editore.
Le edicole devono garantire gli anticipi con fidejussioni bancarie che devono coprire 4 settimane di fornitura; un esborso che per molte edicole è più alto del guadagno e infatti stanno chiudendo bottega.

Secondo Stefano Micheli, direttore di Ndm (Network Diffusione Media), con l’art.39 del decreto sulle liberalizzazioni, che dà la possibilità di resa immediata da parte delle edicole: «I distributori vengono messi in ginocchio e la piccola editoria rischia di sparire dal mercato».
L'accordo nazionale è ormai sorpassato, la liberalizzazione è attuata e la licenza di edicola ha già perso valore commerciale.

L'attuale sistema ha dimostrato, secondo tutti i soggetti, il suo fallimento.




(Bernardo Iovene)

 
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Commenti al Post:
diogene51
diogene51 il 07/06/12 alle 15:21 via WEB
Molto interessante...ci sono un sacco di cose che non si sanno... Complimenti per un blog incentrato sulle cose.
(Rispondi)
 
 
Convallaria_majalis
Convallaria_majalis il 07/06/12 alle 22:42 via WEB
Grazie...(semplicemente) si fa quel che si pu...;-)
(Rispondi)
 
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