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Buona notte

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Non ti arrendere mai,
neanche quando la fatica si fa sentire,

neanche quando la delusione ti avvilisce,

stringi i pugni, sorridi……….e ricomincia. 

(San Leone Magno)

 

 

Aforismi e frasi celebri

 

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L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile…

prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione.

(Oscar Wilde)

 

L'angolo della fiaba, a cura di Marina

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La lepre e le rane

Una lepre stava a rammaricarsi per la sua incorreggibile paura che la faceva sempre scappare da ogni cosa, e faceva grandi propositi di comportarsi più coraggiosamente quando un rumore la fece fuggire a gambe levate.
Arrivò allo stagno e tutte le rane, non appena la udirono, si tuffarono in acqua e si nascosero nella fanghiglia.
“Meno male!” si consolò la lepre.
“Per quanto si possa essere paurosi, c’è sempre chi ha più paura di noi!

 

 
Creato da: fabiana.giallosole il 18/02/2012
COPDUS - Coordinamento Provinciale Docenti Utilizzati di Sassari

 

 

Niente soldi scuola

Post n°3084 pubblicato il 13 Dicembre 2014 da fabiana.giallosole
 

 

Da “La Tecnica della Scuola”

Da 15 anni niente soldi per la scuola

Sprechi a parte e corruzione, ma a conti fatti la spesa per l’insegnamento e l’edilizia scolastica praticamente non s’è mossa. Lo rivela un’analisi di due studiosi, Nicola Salerno e Stefania Gabriele, che hanno anticipato i risultati macro più importanti


Pasquale Almirante


Dal 1996 al 2012, anticipa Il Sole 24 Ore, la spesa complessiva in termini reali, ovvero deflazionati sulla base della serie storica dell’indice IPC Istat, risulta invariata.

Significa che i circa 54 miliardi contabilizzati nel 2011 equivalgono, in termini di parità di potere di acquisto, all’aggregato di uscite registrato nel 1996. La spesa in questione va dai servizi per la pre-infanzia fino al completamento delle scuole medie superiori; ovvero per utenti da 0 a 19 anni.

In pratica la costante retorica secondo cui «non bisogna mai disinvestire sull’istruzione» è solo retorica, perché si è proceduto al contrario.

Ecco allora il primo “fatto stilizzato” sulla curva della spesa in conto capitale, che dal ’96 al 2001 s’impenna fino a valori doppi per poi crollare subito dopo, a causa dell’entrata in vigore il Patto di stabilità interna (2001), quell’elegante strumento che in un assetto di semi-federalismo fiscale e amministrativo come il nostro s’è tradotto in un taglio secco ai trasferimenti dalla Stato alle amministrazioni periferiche.

Il secondo “fatto stilizzato” lo si incontra poi tra il 2008 e il 2009, seguendo questa volta la curva della spesa corrente. Dopo aver zigzagato attorno a un più o meno 20% è riprecipitata sugli stessi valori reali nel 1996 dopo i tagli lineari varati dal Governo Berlusconi (ministro dell’Economia Giulio Tremonti e al Miur Mariastella Gelmini).

Naturalmente, si legge sempre sul Sole 24 Ore, la non-crescita della spesa pubblica per la scuola è stata diversa tra il 1996 e il 2012, tra regione e regione.

Ci sono casi in s’è verificato un taglio secco per le uscite in conto capitale (Basilicata, Sicilia e Liguria) e casi in cui le variazioni di crescita percentuale annua sono ben sopra l’inflazione.

Due esempi per tutti:in Basilicata la spesa nominale è passata dai 36,4 milioni di euro del ’96 ai 22,8 del 2012 (-2,33% annuo), mentre in Umbria l’andamento è stato opposto, con variazioni annue del +9,62%.

Minori ma non meno importati le divaricazioni sulla spesa corrente, cresciuta in termini nominali dell’1,22% annuo nel quindicennio in Basilicata, mentre nella più ricca e fortunata provincia autonoma di Bolzano è lievitava anno dopo anno su medie del 7,49%.

A gennaio, quando il Governo varerà il piano per la buona scuola, sarà bene tener sotto mano le tabelle e l’analisi dei due studiosi, che possono tornare molto utili 

 
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La buona scuola

Post n°3083 pubblicato il 13 Dicembre 2014 da fabiana.giallosole
 

 

Da “Il Fatto Quotidiano”


‘La Buona scuola': conclusioni senza l’oste


Eppure gli esiti sono inconfutabili. Innanzitutto non esiste una sola delibera o mozione favorevole alla Buona Scuola. Una delibera di collegio è poi un atto formale e giuridicamente significativo, a differenza del segno di spunta su un sondaggio online

di Marina Boscaino 

Anche se Madia aveva annunciato che i risultati dell’“ascolto” sul piano la Buona Scuola – concepito e pubblicato in fretta e furia, con solo un mese di lavoro alle spalle, il 3 settembre scorso; “sondato” dal 15 settembre al 15 novembre attraverso un questionario non meno pedestre del documento stesso – sarebbero usciti immediatamente, solo lunedì prossimo il Miur li pubblicherà. Intanto sabato – in una curiosa e drammatica confusione di ruoli tra partito di maggioranza e governo, di cui il Paese sembra non accorgersi – il Pd anticiperà le conclusioni, nell’iniziativa #labuonascuola. Il futuro è adesso! La liturgia sarà celebrata da Giannini (ministro), Faraone (sottosegretario), Puglisi (responsabile scuola Pd) e conclusa da Renzi (segretario Pd e premier).

Come è noto le risposte al sondaggio sulla proposta Renzi sono 65mila. Una cifra decisamente deludente, considerando che ci sono728mila prof che sono indicati nell’organico di fatto, e 101milainsegnanti di sostegno; 2.580.007 sono gli studenti della secondaria di II Grado; complessivamente 7.878.661 è il totale degli studenti italiani, cui corrisponde un numero più o meno doppio dei rispettivi genitori  (dati: La Scuola in cifre 2013-14, Servizio Statistico Miur). Un bottino, dunque, particolarmente deludente, soprattutto considerata la vastissima potenziale platea. La ‘propaganda di regime’ – complici gran parte dei media, tutti i siti istituzionali occupabili, spot pubblicitari passati sulle reti Rai che vorremmo sapere come e perché sono stati pagati – aveva entusiasticamente chiamati tutti allarme, persino i nonni…

Delle 65mila risposte che sono state fornite al sondaggio non conosciamo gli esiti (tra esse c’è anche la mia: #megliolalip). Perché una proposta del mondo della scuola già esiste, anche se il governo la ignora. E attualmente è un disegno di legge (e non un pdf pedestre, pieno di refusi e di anglicismi di matrice economicista) che attende di compiere il proprio iter istituzionale. Ed esiste un concreto pronunciamento del mondo della scuola sul Piano Renzi, anche se il Governo tende ad ignorare anche quello. Si tratta di 200 delibere di collegi dei docenti che gli Autoconvocati delle Scuole di Roma e del Lazio e il Comitato per la Riproposizione della Lip hanno raccolto non in due mesi, come le risposte al sondaggio, ma in un solo mese; e non con un imponente spiegamento di forze. Ma con l’impegno di insegnanti che hanno responsabilmente risposto all’invito del governo di pronunciarsi sul documento renziano. Senza l’aiuto dei sindacati, che pure – se avessero voluto essere della partita – avrebbero potuto spendersi meglio e più efficacemente per ottenere un risultato.

Eppure gli esiti sono inconfutabili. Innanzitutto non esiste una sola delibera o mozione favorevole alla Buona Scuola. Una delibera di collegio è poi un atto formale e giuridicamente significativo, a differenza del segno di spunta su un sondaggio online; inoltre, ogni delibera (la maggior parte sono state votate all’unanimità) corrisponde al pronunciamento di un numero variabile dai 70 ai 120 docenti. Per il momento, però, nessuno ha voluto ascoltare e tenere in considerazione questa macroscopica evidenza.

Tutti devono però sapere. La propaganda cercherà di spacciare per buoni i risultati di un flop gigantesco su una proposta che configurerebbe la conclusione naturale e drammatica del percorso di aziendalizzazione della scuola statale. Dove ciascun istituto non sarà più istituzione dello Stato, ma agenzia di servizi a domanda individuale. Inserendosi nell’alveo di un accordo nel merito e nel metodo trasversale, il piano scuola di Renzi scardina i principi della democrazia scolastica fondata sul pluralismo e sulla libertà di insegnamento e li sostituisce con l’autoritarismo del dirigente scolastico, decisore unico delle sorti dei sottoposti; i principi dell’uguaglianza e dell’unitarietà del sistema scolastico, perché ammette e anzi favorisce l’entrata dei privati nella scuola, ampliando inevitabilmente la sperequazione tra istituti scolastici, a seconda di indirizzi, territori, destinatari; annulla il principio pedagogico della collaborazione collegiale e del lavoro condiviso, configurando una figura di insegnante-monade, che impegna le proprie capacità per costruire una carriera che gli garantisca di prevalere sugli altri economicamente e nella collezione dei crediti; un docente che sceglie le proprie sedi per potersi affermare, cercando rivali meno “pericolosi”, su cui far prevalere la propria “produttività”; un docente che valuta ed è valutato non già in base al mandato che la Costituzione gli ha implicitamente affidato (favorire la cittadinanza consapevole), ma in base alla capacità di affossare il sapere critico analitico, obiettivo dell’Invalsi e del Sistema Nazionale di Valutazione di cui esso è la gamba principale. In tutto ciò, studenti: sventurate pedine del gioco.

Tutto ciò si chiama concorrenza e libero mercato. Ma con la scuola, con gli studenti, cosa c’entra? Si tratta, insomma, di una proposta che per metodo e merito non può essere una base nemmeno di confronto (che comunque non è al momento nell’agenda del Governo); è una proposta inemendabile. Una parte della scuola si è così pronunciata, rilanciando – costruttivamente – la propria proposta: un disegno di legge di 29 articoli Per la Buona Scuola della Repubblica.

 
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SCIOPERO

Post n°3082 pubblicato il 13 Dicembre 2014 da fabiana.giallosole
 

 

Da “Rassegna.it”

Sciopero: Pantaleo (Flc), governo abbia coraggio di cambiare

Lo sciopero generale di oggi e le tante manifestazioni territoriali e regionali hanno registrato una forte adesione dei lavoratori della conoscenza. La grande partecipazione degli studenti alle manifestazioni è un segnale importante per la FLC e la CGIL

"Lo sciopero generale di oggi e le tante manifestazioni territoriali e regionali hanno registrato una forte adesione dei lavoratori della conoscenza. La grande partecipazione degli studenti alle manifestazioni è un segnale importante per la FLC e la CGIL perché conferma la condivisione delle nuove generazioni alle motivazioni del conflitto con il Governo Renzi e alle proposte del sindacato". Così Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil. Che aggiunge: "Noi non lasceremo soli gli studenti che rivendicano il diritto allo studio, al lavoro e al welfare. La contrarietà al piano scuola, il rinnovo dei contratti pubblici, la difesa degli scatti di anzianità e della contrattazione, la cancellazione della legge Fornero sulle pensioni, la rivendicazione della stabilizzazione di tutti i precari della conoscenza, il no ai tagli previsti dalla legge di stabilità a scuola, università, ricerca e AFAM sono le questioni aperte nel conflitto con il Governo".

"Le tante lavoratrici e lavoratori della conoscenza che hanno partecipato alla giornata di lotta, promossa dalla CGIL e dalla UIL - ricorda Pantaleo - hanno rivendicato la difesa della legalità, il rispetto della dignità e della funzione sociale del proprio lavoro. Voglio ringraziarli, tutte e tutti, perché hanno ancora una volta dimostrato di voler essere protagonisti di un vero cambiamento che affermi giustizia sociale, solidarietà e democrazia. Fare lo sciopero significa perdere salario ma il loro sacrificio significa dare forza e valore alle rivendicazioni del sindacato. Non ci fermeremo e andremo avanti fino in fondo per cambiare le politiche economiche e sociali con iniziative nei luoghi di lavoro e nei territori. Noi non stiamo sereni perché Renzi ormai è lontano dai problemi reali del Paese e dei settori della conoscenza. Si mettono in discussione i diritti nel lavoro, si tagliano i salari e la funzione sociale dell'istruzione per fare gli interessi delle imprese e dei potentati finanziari. Si abbia il coraggio di cambiare verso - conclude il dirigente sindacale - per ridare speranza nel futuro a questo Paese".

 
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Lavoro oscuro

Post n°3081 pubblicato il 13 Dicembre 2014 da fabiana.giallosole
 

Da “La Tecnica della Scuola"

Col lavoro “oscuro” un docente lavora 39 ore a settimana. Eppure c’è chi chiede di aumentarle!

Il calcolo è presto fatto: per l’Ocse le 22 ore in classe alla primaria e le 18 alla secondaria di primo grado superano la media europea (alle superiori si equivalgono). Poi ci sono preparazione e correzioni dei compiti, esami, colloqui con le famiglie, consigli di classe, scrutini e altri impegni. Il conteggio confermato da uno studio trentino: le ore annue extra-didattica sono 1.643. Ma anziché soffermarsi sul gap stipendiale (9mila euro l’anno in meno a fine carriera), l’associazione TreElle chiede di estendere quelle frontali…

 

Alessandro Giuliani

In Italia gli insegnanti svolgono un orario settimanale in linea con la maggior parte dei paesi europei: l’Ocse ci dice che nella scuola primaria le 22 ore di insegnamento superano la media europea, pari a 19,6 ore; alle medie i nostri docenti stanno dietro la cattedra 18 ore a settimana, contro le 16,3 Ue; alle superiori l’impegno si equivale. A ricordarlo è l’Anief, in risposta a un documento dell’associazione ‘TreElle’ sulle linee guida della riforma, nel quale si sostiene che il numero di ore di lavoro settimanali dei docenti italiani, va "se possibile esteso" perché sarebbe il più basso dell’area Ocse.

“È tutto dire – risponde il sindacato autonomo - che in Paese come Germania e Francial’orario di insegnamento è inferiore a quello dei docenti che operano nella nostra penisola. Rispetto all’area Ocse il quadro non cambia molto: in Italia 770 ore alla primaria, contro le 790 di tutti i Paesi appartenenti; da noi 630 nella secondaria di primo grado contro i 709 Ocse; alle superiori 630 contro 664. E anche se si vanno a confrontare le ore aggiuntive alle lezioni - preparazione e correzioni dei compiti, esami, colloqui con le famiglie, consigli di classe, scrutini – risulta che i nostri insegnanti dedicano alla loro professione quasi 39 a settimana”.

Il probante impegno citato dall’organizzazione sindacale è supportato da una recente tabella pubblicata dal Corriere della Sera, nel quale vengono elencati gli impegni extra-didattici del corpo docente. Le 39 ore, secondo quanto riportava qualche giorno fa il primo quotidiano nazionale italiano, sarebbero anche di più: nelle voci citate nell’elenco, infatti, non sono riportate né le ore impegnate settimanalmente per seguire i progetti scolastici, né quelle per svolgere l’attività di coordinatore di classe.

A sostegno di questo conteggio vi sono anche gli impegni di ore conteggiati qualche mese fa dalla Giunta provinciale dell'Alto Adige, che ha commissionato una ricerca su 5.200 docenti dei 7.400 della provincia trentina: ebbene, anche da questo studio è emerso che i docenti interpellati lavorano in media 1.643 ore annue, esattamente il doppio delle 18 ore di lezione alle superiori. La ricerca ha detto anche che i prof delle scuole superiori, con 1.677 ore annue, lavorano poco più di quelli delle medie (1.630 ore). Quelli di ruolo sono impegnati per 1.660 ore, mentre i supplenti poco meno (1.580 ore). Lo studio trentino ha fatto emergere che il lavoro “oscuro”, la metà delle 1.643 ore complessive, si deve alle tante incombenze burocratiche che un insegnante italiano è chiamato quotidianamente ad assolvere: colloqui con i genitori, riunioni con i colleghi, compilazione dei registri, stesura di relazioni e programmazioni e progetti, preparazione delle lezioni, correzioni dei compiti degli alunni. Oltre che per la formazione, peraltro quasi sempre a proprie spese.

 
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Scuola

Post n°3080 pubblicato il 10 Dicembre 2014 da fabiana.giallosole
 
Tag: Scuola

 

Da "La Repubblica"


Scuola, molti i dubbi sul piano di assunzioni del governo


Le 148 mila immissioni in ruolo previste dal progetto dell'esecutivo presentano molte incognite. Problematiche messe in evidenza dalla sentenza della Corte di giustizia europea, dai tecnici del Senato, dalla pronuncia del Consiglio di stato

Salvo Intravaia

Piano di assunzioni dei precari della scuola in salita. Da più parti, le 148mila immissioni in ruolo contenute nella Buona scuola di Renzi sono messe in dubbio. E dopo quelli manifestati da sindacati e addetti ai lavori, anche i tecnici del Senato, che nei giorni scorsi si sono espressi sulla Legge di stabilità, avanzano perplessità sulla possibilità che il governo riesca a portare in porto l'assunzione di tutti i supplenti inseriti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento entro il primo settembre del 2015. Le problematiche sul tappeto sono tantissime, a cominciare dalla recente sentenza della Corte di giustizia europea che condanna il nostro Paese per l'eccesso di incarichi a tempo determinato.

Per finire con la recentissima sentenza del Consiglio di stato che consente a coloro che hanno conseguito il diploma magistrale entro il 2002 di entrare, per il momento con riserva, nelle graduatorie ad esaurimento. E all'interno del Partito democratico si discute proprio di come dare attuazione al Piano contenuto nel programma di riforma presentato dal premier lo scorso 3 settembre. Insomma, che tutti gli inclusi - anche coloro che non hanno mai insegnato un solo giorno - vengano traghettati nel mondo della scuola fra qualche mese comincia ad essere messo in dubbio anche da diversi esponenti dei partiti di maggioranza. Del resto, la situazione del precariato scolastico nazionale è così complessa che pensare di risolverla con semplice un "colpo di spugna" è subito apparso come un azzardo.

Vediamo perché. Gli ultimi a sollevare consistenti dubbi sono i tecnici di Palazzo Madama. Il Piano Renzi stanzia per il 2015 un miliardo di euro e 3 miliardi a partire dal 2016 per assumere i supplenti delle graduatorie ad esaurimento e gli idonei degli ultimi concorsi a cattedra. Cifre che serviranno anche a riconoscere loro la "ricostruzione di carriera" per le supplenze effettuate finora. Ma gli esperti del Senato obiettano che, "per i profili di quantificazione e copertura, considerato che la Relazione tecnica riferisce espressamente che gli oneri si intendono, in parte, prioritariamente da correlare alla spesa da sostenersi anzitutto per il piano delle assunzioni ex novo da effettuare, nonché per far fronte alle ricostruzioni della carriera "economica" delle unità lavorative della scuola, di cui si prevede la stabilizzazione in ruolo", sia possibile quantificare la spesa.

E precisa che "occorre necessariamente segnalare che la medesima relazione tecnica non fornisce i necessari primi elementi circa la platea interessata dal piano assunzionale e i relativi dati concernenti l'anzianità media maturata dal medesimo personale nel servizio a tempo determinato. Ciò al fine di consentire almeno una prima valutazione, circa l'adeguatezza delle risorse stanziate nel fondo ad assicurarne la integrale copertura finanziaria, con la stima dei costi concernenti la ricostruzione di carriera cui avranno diritto coloro che saranno assunti per effetto della immissione in ruolo". In altre parole, non è possibile capire se i fondi stanziati dalla legge di stabilità per assumere i precari della scuola, anche se ingenti, basteranno. Ma non solo.  

"Sul punto va ad ogni modo segnalato che - continuano i tecnici del Senato - il dossier elaborato dal governo "La Buona Scuola" dato in consultazione ai cittadini reca una dettagliata indicazione della platea dei docenti che si intende stabilizzare e degli oneri che si rendono necessari a tal fine". "Va tuttavia ribadito - puntualizzano - che tal previsione dovrebbe essere riprodotta in una relazione tecnica certificata che rappresenta l'unico documento che può essere preso a riferimento dell'iter legislativo". Nel frattempo, l'Alta corte europea ha condannato l'Italia per l'abuso di contratti a tempo determinato nei confronti di supplenti nominati su posti liberi. Una sentenza che però riguarda anche il personale amministrativo, tecnici e ausiliario (Ata) della scuola che il Piano del governo non contempla.

Renzi e la sua squadra potrebbero essere costretti ad assumere decine di migliaia di precari Ata utilizzati per oltre 36 mesi in aggiunta ai 148mila promessi lo scorso settembre. Tra questi, però sono presenti un gran numero di inclusi che non hanno neppure un giorno di supplenza alle spalle. E' possibile definirli precari della scuola ed assumerli? E come dire loro, in caso contrario, che non se ne fa più nulla? Il risvolto della medaglia è anche rappresentato da un numero imprecisato - qualche migliaio - di supplenti d'istituto che insegnano da anni su posto vacante ma che non sono inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. Per questi soggetti, che non rientrano nelle 148mila assunzioni previste dagli esperti del governo, la sentenza della Corte di giustizia europea prevede l'assunzione in ruolo o un megarisarcimento danni. Che fare?

E dulcis in fundo la sentenza del Consiglio di stato di tre giorni fa che riconosce ai diplomati magistrali entro il 2002 il diritto di entrare in graduatoria. Si tratterebbe di circa 50mila docenti - non previsti dalla Buona scuola - che andrebbero ad allungare le liste dei precari della scuola e che rientrerebbero a pieno titolo nel Piano di assunzioni previsto dal governo per cancellare la vergogna del precariato scolastico italiano. All'interno del Pd è in corso una riflessione sulla questione. "I fondi per assumere 148mila precari della scuola ci sono e le assunzioni verranno fatte", spiegano da via Sant'Andrea delle Fratte. Ma i 148mila in attesa potrebbero non essere tutti quelli inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. Potrebbero anche essere assunti Ata e supplenti che non sono inseriti nelle graduatorie ma che hanno lavorato ugualmente su posto vacante per più di tre anni.

 
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 CHI SIAMO

Il Coordinamento provinciale dei Docenti Utilizzati di Sassari (COPDUS), si è costituito ufficialmente nel mese di settembre 2011, in seguito alla necessità di fronteggiare il nefasto articolo 19 della Legge 111 del 15 luglio 2011 col quale si dispone la messa in mobilità intercompartimentale dei docenti inidonei o il declassamento a personale ATA con conseguente riduzione stipendiale.

Esserci costituiti in gruppo è stato per tutti noi fondamentale in quanto ci ha dato da subito la forza e la determinazione, entrambe importanti, per intraprendere tutte quelle azioni di lotta civile allo scopo di trovare soluzioni al problema che ci ha visti coinvolti, assieme ad altri quasi 4000, a livello nazionale.

Ritrovarci con cadenza settimanale ci fa sentire, non solo più uniti e aggiornati sull'evolversi della nostra situazione, ma soprattutto più sicuri e positivi nell'affrontarla.

Per questo motivo, e non solo, abbiamo col tempo sentito il bisogno di creare questo BLOG ossia uno spazio per informarci ed informare anche coloro che trovandosi nella nostra situazione pur non facenti parte del coordinamento di Sassari, avranno piacere di visitarci e saranno i benvenuti.

Al tempo stesso vogliamo che questo sia uno spazio oltre che di informazione anche di incoraggiamento al "ce la faremo" e al "non smettere" e quindi non vuole avere e non avrà aspetti e contenuti sterili o "istituzionalizzati".


e-mail: copdus@gmail.com oppure fabianagiallosole@libero.it

 

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 Serena, solare settimana a tutti voi, piena di energia e di voglia di lottare ancora insieme...

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è quello che non navigammo.
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non li abbiamo ancora vissuti.
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