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Buona notte

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Non ti arrendere mai,
neanche quando la fatica si fa sentire,

neanche quando la delusione ti avvilisce,

stringi i pugni, sorridi……….e ricomincia. 

(San Leone Magno)

 

 

Aforismi e frasi celebri

 

q

L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile…

prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione.

(Oscar Wilde)

 

L'angolo della fiaba, a cura di Marina

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La lepre e le rane

Una lepre stava a rammaricarsi per la sua incorreggibile paura che la faceva sempre scappare da ogni cosa, e faceva grandi propositi di comportarsi più coraggiosamente quando un rumore la fece fuggire a gambe levate.
Arrivò allo stagno e tutte le rane, non appena la udirono, si tuffarono in acqua e si nascosero nella fanghiglia.
“Meno male!” si consolò la lepre.
“Per quanto si possa essere paurosi, c’è sempre chi ha più paura di noi!

 

 
Creato da: fabiana.giallosole il 18/02/2012
COPDUS - Coordinamento Provinciale Docenti Utilizzati di Sassari

 

 

SUPPLENTI

Post n°3113 pubblicato il 28 Gennaio 2015 da fabiana.giallosole
 

Da “ItaliaOggi”

Assunti i supplenti over 36 mesi

Dal tribunale di Napoli la prima sentenza di stabilizzazione dopo la pronuncia della Corte Ue. Il giudice ha negato che basti il risarcimento economici

La reiterazione dei contratti di supplenza oltre i 36 mesi, avvenuta prima del 13 maggio 2011, va sanzionata con la costituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Anche nella scuola. Prima di tale data, infatti, era ancora applicabile l'articolo 5, comma 4-bis, del decreto legislativo 368/2001: la norma che dispone la stabilizzazione quando si superano i 36 mesi di supplenza.

Dopo il 13 maggio 2011, invece, con l'avvento del decreto legge 70/2011, la costituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, al superamento dei 36 mesi, è stata espressamente vietata. È questo il principio affermato dal giudice del lavoro di Napoli con una sentenza depositata il 21 gennaio scorso (r.g. 57536/11).

Con una pronuncia di ben 51 pagine, il giudice monocratico ha accolto il ricorso di una docente che aveva chiesto di essere immessa in ruolo per abuso di contratti a termine, derivante dal superamento del 36esimo mese di supplenza.

E ha condannato l'amministrazione a pagare 5500 euro di spese legali (+ Iva e cassa per gli avvocati) oltre che alla ricorrente, anche alle altre parti intervenute nel giudizio (in ordine di costituzione: Gilda-Unams, Flc Cgil e Cgil confederazione). In tutto, circa 28mila euro. La sentenza è la prima, in ordine di tempo, dopo la pronuncia della Corte di giustizia europea, con la quale è stata dichiarata illegittima la normativa che consente la reiterazione senza limite dei contratti di supplenza fino al 31 agosto. Ma il percorso argomentativo seguito dal giudice del lavoro di Napoli è autonomo e originale.

Secondo il giudice monocratico, infatti, ai fini del diritto alla stabilizzazione è irrilevante che il limite dei 36 mesi sia stato sforato con la successione di supplenze al 30 giugno (dunque su posti non vacanti). E soprattutto non sarebbe applicabile il criterio dei risarcimento del danno per equivalente (e cioè il risarcimento in denaro). Criterio fin qui adottato dalla prevalente giurisprudenza di merito, nella duplice accezione della corresponsione di un certo numero di mensilità oppure nel riconoscimento del diritto alla progressione di anzianità, arretrati compresi (cosiddetta ricostruzione di carriera).

La non applicabilità del risarcimento in denaro deriverebbe da una falla presente nella normativa. Che peraltro non indica nemmeno i criteri per definirne l'importo. Di qui la necessità della stabilizzazione quale unica sanzione applicabile. Inoltre, secondo il giudice del lavoro, la legge preclude la conversione del contratto. Ma non vieta la costituzione del rapporto a tempo indeterminato. In altre parole, la legge vieta solo la trasformazione del rapporto in essere (da supplenza a ruolo). Ma non la costituzione, ex novo, del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Di qui la percorribilità di tale ultima opzione. A nulla rilevando che la materia del reclutamento scolastico sia stata sottratta dal legislatore all'applicazione delle regole generali sul pubblico impiego. Perché «una cosa sono le procedure di reclutamento», si legge nella sentenza, «_altro la disciplina del contratto (dunque la disciplina del contratto a termine)».

Per argomentare la propria tesi il giudice monocratico ha citato, espressamente, diverse sentenze della Corte di cassazione. Che riguardano altri settori della pubblica amministrazione.



 

 
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Curriculum studente

Post n°3112 pubblicato il 28 Gennaio 2015 da fabiana.giallosole
 

Da "La Repubblica"
Rivoluzione nei licei, arriva il curriculum dello studente: potrà scegliere una parte delle materie

La novità nel decreto della Buona scuola. Negli ultimi anni i ragazzi potranno personalizzare il corso di studi scegliendo materie obbligatorie e facoltative: "Una offerta di strumenti reali per orientarsi dopo la scuola"

 

Salvo Intravaia

Con la "Buona scuola" arriva anche il Curriculum dello studente. Da settembre, i ragazzi delle superiori potranno personalizzarsi il percorso di studi scegliendo una parte delle materie da studiare. "Gli studenti  -  dichiara la senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola della segreteria Pd  -  devono poter seguire e coltivare talenti e inclinazioni. Con il curriculum dello studente rompiamo la rigidità dell'orario settimanale uguale per tutti e offriamo strumenti reali per l'orientamento".

Tra poco più di un mese, il governo metterà nero su bianco le proposte contenute nel dossier, presentato dal premier lo scorso 3 settembre e successivamente sottoposto al giudizio degli italiani, che delinea una vera e propria riforma complessiva della scuola italiana. Il ministro Stefania Giannini, coadiuvata dal sottosegretario Davide Faraone e dalla Puglisi, sta lavorando con il suo staff alla definizione di un decreto-legge, che conterrà le misure urgenti da approvare prima dell'avvio del prossimo anno scolastico, e di un disegno di legge con le misure meno urgenti. Il primo, conterrà l'assunzione di tutti i precari della scuola inseriti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento e la definizione dell'organico funzionale d'istituto. Ma anche il cosiddetto pacchetto studenti, attraverso il quale i ragazzi delle superiori potranno valutare i propri professori, la carriera degli insegnanti e il curriculum dello studente.

Quest'ultimo rappresenta una vera e propria novità per la scuola superiore italiana. Un'idea simile, poi superata dalla riforma Gelmini, era stata avanzata dall'ex ministro Letizia Moratti, nella riforma della scuola primaria e della secondaria di secondo grado. L'introduzione di una consistente flessibilità del curriculum di studio alle superiori rappresenta una mezza rivoluzione e servirà a rilanciare l'autonomia scolastica ma anche a creare quel ponte tra scuola e territorio che nessuna norma ha ancora realizzato concretamente. E questa sembra invece proprio la volta buona perché con l'organico funzionale d'istituto, o per reti di scuole, nelle superiori arriveranno professionalità in più che serviranno a disegnare nuovi curricoli, con materie obbligatorie, opzionali e facoltative. In altre parole, oltre agli insegnanti necessari per coprire le ore di lezione nelle singole classi e per soddisfare le esigenze organizzative  -  nomina di un vicario, supplenze brevi e svolgimento dei corsi di recupero, per esempio  -  le istituzioni scolastiche autonome avranno a disposizione anche il personale necessario per attivare nuove discipline di insegnamento, dando all'autonomia scolastica una nuova giovinezza.

La proposta è stata avanzata dalla senatrice Francesca Puglisi e approvata come risoluzione in commissione Cultura al senato lo scorso 14 gennaio. Ecco cosa contiene. L'idea è quella di "prevedere la possibilità, nel rispetto della tipologia e delle finalità dei singoli corsi di studio, soprattutto nelle classi terminali del secondo ciclo di istruzione, di un curriculum dello studente, formato da una parte obbligatoria per tutti e una parte opzionale, a scelta dello studente, oltre che da discipline facoltative di arricchimento". Una proposta che è finita dritta nel decreto-legge ancora in fase di definizione, ma che dovrebbe esplicare i suoi effetti già dal primo settembre di quest'anno. Lo scopo è quello di "garantire una personalizzazione del percorso di studi adeguandolo alle attitudini e agli interessi degli allievi, così da potenziare l'elemento orientativo dell'istruzione". Una proposta che guarda anche alla scelta universitaria in un'ottica di orientamento per evitare l'assalto ad alcune facoltà scientifiche, come Medicina e Odontoiatria, anche da parte di coloro che magari dopo lasceranno per mancanza di vocazione. Sarà compito dei singoli collegi dei docenti e dei consigli d'istituto dare forma concreta alla proposta del governo, abbandonando definitivamente l'omologazione su tutto il territorio nazionale dei curricoli scolastici e avviando una nuova sfida per la scuola italiana.

 
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Sassari

Post n°3111 pubblicato il 27 Gennaio 2015 da fabiana.giallosole
 
Tag: Sassari

Da "Il FattoQuotidiano.it"

Sassari, mancano soldi e assistenti: scuola a rischio per 132 studenti disabili

di Francesco Sanna

Non ci sono fondi per l'assistenza specialistica e per oltre metà di loro manca anche il trasporto casa-istituto. Rimbalzo di responsabilità tra Provincia e Regione. "Avevamo fatto presente il problema", "Risolveremo, ma perché il problema c'è solo lì?" Dal 22 gennaio 132 studenti disabili della provincia di Sassari sono nelle condizioni di vedersi negato il diritto allo studio. Motivo: mancano i soldi per pagare la loro assistenza scolastica specialistica e, per 77 di loro, anche il trasporto dall’abitazione agli istituti superiori dove frequentano le lezioni. Se per quest’ultimo toccherà ai genitori sacrificarsi, in molti casi l’assenza di operatori socio sanitari – in grado di assistere le ragazze e i ragazzi diversamente abili nelle loro necessità fisiologiche, cognitive ed educative – si tradurrà nell’impossibilità di proseguire il percorso scolastico intrapreso, con le pesanti ricadute conseguenti.

Il pasticcio si deve ad un mix di responsabilità. Il servizio costa infatti circa 1,2 milioni di euro ad anno scolastico, coperti per un terzo dalla Regione Sardegna e per i restanti due terzi dalla Provincia di Sassari. La Regione ha versato la sua parte, con una piccola aggiunta di 80mila euro a fine 2014, assicurando così le prestazioni fornite fino a ieri dalla cooperativa affidataria, ma mancano completamente i 680mila euro della Provincia per andare avanti. L’assessore Rosario Musmeci spiega il motivo a ilfattoquotidiano.it: “Lo Stato ci ha tolto l’80% delle risorse finanziarie per la spesa corrente ed io avevo già messo negli anni precedenti tutto quanto a mia disposizione per garantire questo servizio. Feci presente il problema anni fa in Regione e ho avuto modo di ripresentarlo all’assessora regionale Firino sin da aprile 2014, chiedendo alla Regione di fissare standard regionali per il servizio (oggi ogni Provincia ha i suoi, ndr) e risorse adeguate a gestire la situazione”.

Ma nulla a quanto pare è stato fatto. Musmeci contesta inoltre alla Regione di aver tenuto inalterato il suo contributo sul servizio nonostante negli anni questo abbia raddoppiato gli utenti. Raggiunta da ilfattoquotidiano.it l’assessora Claudia Firino respinge al mittente le accuse: “Il problema è serio e per rimediarvi ho disposto un emendamento alla Finanziaria che sarà in discussione questa settimana, oltre ad aver disposto l’aumento di 1 milione di euro per il fondo di riferimento, ma vale la pena chiedersi come mai l’unica provincia sarda ad avere questo problema sia quella di Sassari”. Ponendo al centro l’utenza, perché, chiediamo, questo aiuto risolutivo non è potuto arrivare prima? “Il servizio è in carico alla Provincia tramite il fondo unico e co-finanziato dalla Regione per una parte minoritaria; non potevamo sopperire integralmente, come l’assessore Musmeci sapeva da tempo. Da disabile comprendo il problema dell’utenza e ai genitori di questi studenti giustamente non interessa chi doveva risolvere questi problemi amministrativi, importa il servizio. A Finanziaria approvata sarà riattivato”.

Quindi, calendario alla mano e salvo soluzioni d’emergenza, fino ai primi di marzo la situazione non sembra destinata a mutare, con buona pace delle famiglie interessate e dei lavoratori. La conclusione del servizio porta con sé, infatti, anche il problema occupazionale e 66 dipendenti della cooperativa affidataria (per lo più Oss) sono senza lavoro dal 22 gennaio. I sindacati hanno tentato un’ultima mossa con il prefetto di Sassari: la “precettazione” dei lavoratori – che in realtà non stanno scioperando – nell’idea di far riconoscere l’interruzione del servizio come “pregiudizio grave ed imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati”. Lavoratrici e lavoratori erano d’accordo, benché avrebbero dovuto attendere due mesi per vedersi riconoscere lo stipendio dovuto, ma il prefetto Salvatore Mulas, sentita la Regione, non ha avvallato l’operazione.

Il diritto allo studio – sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e dall’articolo 34 della Costituzione – trova l’ultima declinazione verso le persone diversamente abili nella legge 104 del 1992 dove si assicura che “la Repubblica garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società”. La normativa pone in carico alla scuola l’assistenza di base dei disabili, da svolgersi con personale tecnico ausiliario opportunamente formato, mentre affida a Comuni e Province l’assistenza specialistica ed educativa. Se per alcuni dei 132 studenti la frequenza scolastica potrebbe quindi proseguire con uno sforzo di genitori e scuola, laddove il personale – quando e se formato – sarà tenuto ad assistere ingresso, uscita e gestione dei bisogni fisiologici ed educativi dei ragazzi e delle ragazze con minor disabilità, chi di questi presenta limitazioni più gravi (motorie, cognitive o psichiche) potrebbe vedersi negato nei fatti un diritto costituzionale e scegliere di agire anche legalmente in tal proposito. Si troverà a riconoscere che se la violazione dei diritti subita è evidente, più difficile è capire chi ne è stato responsabile.

 

 
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Buona scuola

Post n°3110 pubblicato il 27 Gennaio 2015 da fabiana.giallosole
 

Da “Il Fatto quotidiano”


La Buona Scuola: il governo Renzi e gli insegnanti ‘innamorati’


di Marina Boscaino

 “Abbiamo bisogno di almeno mille persone in Italia innamorate della scuola che ci affianchino con il loro entusiasmo e il loro amore per la scuola per portare fino in fondo questa riforma”. Così Renzi, in dicembre, dopo la giornata dedicata al commento degli esiti del sondaggio sul Pdf La Buona Scuola, che decretò – attraverso patinate azioni di maquillage eufemistico – il fallimento dell’ “ascolto”, rimandando la realizzazione della riforma in febbraio. Da allora le notizie che si sono susseguite sono ispirate al consueto: “ascolto tutti, ma decido io”. Il dissenso continua ad essere ignorato.

Intanto, però, una domanda: come si dimostra di “essere innamorati della scuola”? Ci vuole un titolo speciale, magari da inserire nel portfolio, tra i propri crediti? Chi selezionerà questa nuova categoria di docenti: gli innamorati della scuola? O dobbiamo pensare che non siano solo docenti, come il famoso Alessandro Fusacchia, ghost writer del documento e capo gabinetto del Miur, il cui curriculum esprime una lontananza abissale con il mondo della scuola e una contiguità strettissima con quello della finanza e dell’economia?

Il 22 febbraio del 2015, in occasione del primo anniversario del suo governo, il premier incontrerà «mille» rappresentanti del mondo scolastico che «avvertono questa battaglia come una battaglia propria, che entrino nel merito dei provvedimenti e che dicano: questa cosa mi riguarda troppo, non posso lasciarla al presidente del Consiglio o al sottosegretario». Perché «la riforma non la fa solo il governo, ma si fa con l’opinione pubblica, perché questa è la riforma delle persone».

La solita propaganda in salsa demagogica. Intanto, per contrastare quelle che probabilmente saranno i provvedimenti che da quel testo il Governo emanerà, docenti, studenti, genitori, associazioni – che da sempre hanno il comune obiettivo di concretizzare un’idea di scuola coerente con il dettato costituzionale – si incontreranno il 31 pomeriggio a Roma, in un’assemblea nazionale, sotto il comune segno di un disegno di legge presente dall’estate scorsa alla Camera e al Senato, che il governo si ostina ad ignorare: la Lipscuola.

A questo proposito, tra le varie indiscrezioni emerse nel frattempo rispetto a ciò che Renzi cercherà di realizzare, allarmano particolarmente le affermazione del sottosegretario Davide Faraone, esplicito su quello che sarà il ruolo dei privati in quella che – potremmo dire – fu la Scuola della Repubblica. Solo il linguaggio è agghiacciante: la modernità impera, l’incultura avanza. «La Buona scuola è ormai un brand , un marchio», afferma. E spiega che sempre più aziende stanno stipulando protocolli d’intesa con il Miur per «adottare» le scuole, offrendo loro servizi e prodotti. Nel documento La Buona Scuola è previsto lo «school bonus», una sorta di defiscalizzazione, per chi finanzia progetti o prende ragazzi in stage. «La scuola è di tutti – dice Faraone – è parte integrante della società, perciò è fondamentale che tutti collaborino perché sia la migliore scuola possibile».

Un politicante non può che ignorare alcune cose.

1. La libertà di insegnamento (art. 33 della Costituzione) è in qualche modo espressione del più generale principio costituzionale della libertà di pensiero, sancito dall’art. 21. Ma ha una propria specificità, nel senso che è per un verso preclusiva di ogni forma di condizionamento esterno e quindi è una libertà in negativo (libertà da); ma è anche – e soprattutto – libertà in positivo, cioè di partecipare senza alcun condizionamento alla elaborazione culturale. Non può però esserci libertà di insegnamento del docente se anzitutto il sistema scolastico non è organizzato nel suo complesso sul principio di libertà di insegnamento e quindi dall’autonomia da forme di condizionamento esterno ed interno (compresa – peraltro – la gerarchizzazione e poteri di indirizzo e di valutazione da parte del ministero, come nel caso dell’Invalsi)

2. Esiste un altro principio, quello dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale, garanzia dell’interesse generale e dell’esercizio del diritto di uguaglianza per tutti i cittadini. Ovvero il principio costituzionale secondo cui, poiché da una parte la scuola deve mettere in analoghe condizioni tutti i cittadini del Paese, ovunque risiedano; e poiché i titoli di studio rilasciati sul territorio nazionale devono essere identici in termini di effetti giuridici, il sistema scolastico italiano – da Lampedusa a Sondrio – deve ispirarsi ad un rigoroso principio di omogeneità.

Un’entrata dei privati minerebbe alle fondamenta questi due principi, capisaldi di una scuola che sia veramente strumento di emancipazione per tutti i cittadini italiani. Inserendo definitivamente il sistema scolastico statale in una logica di mercato, elementi fondamentali di incentivo per l’intervento dei privati diverrebbero utenza, collocazione, peculiarità socio economiche del territorio di riferimento. Amplificando ulteriormente il divario già esistente tra scuole di serie A e scuole di serie B. A voi piacerebbe che i vostri figli fossero inserite in queste ultime?

L’ignoranza dei fondamentali principi di equità e democrazia da parte di questo rampante PD non deve sorprendere: per la prima volta nel documento renziano “il sistema di valutazione sarà operativo dal prossimo anno per tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie”: la scuola paritaria viene promossa al rango di scuola pubblica. Il cerchio si chiude.

 
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MobilitÓ interc.

Post n°3109 pubblicato il 27 Gennaio 2015 da fabiana.giallosole
 

Da “Italia Oggi”

I profili professionali  messi a disposizione fanno molta selezione.

Mobilità intercompartimentale al via, ma per i Docenti Inidonei  le chance sono poche.

Di Franco Bastianini

Con un avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 Gennaio 2015 il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, ha dato il via alla stagione della mobilità intercompartimentale, istituto giuridico introdotto nella legislazione italiana del lavoro dell’art.30 del decreto legislativo n°165/2001. La predetta norma consente alle amministrazioni pubbliche,soggette a regime di limitazione delle assunzioni di  personale a tempo indeterminato , di ricoprire posti vacanti in organico mediante passaggio diretto di dipendenti appartenenti a una qualifica corrispondente in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento, previo assenso dell’amministrazione di appartenenza.  Una mobilità intercompartimentale attesa, in particolare, da alcune migliaia di docenti collocati fuori ruolo poiché dichiarati , per motivi di salute, inidonei alla funzione ma idonei allo svolgimento di altri compiti e sui quali penderà, a partire dall’anno scolastico 2016/2017 la spada di Damocle o di un trasferimento coatto nei ruoli del  personale ATA  o, se non dovessero accettare il trasferimento, prima il collocamento in mobilità e successivamente la risoluzione coatta del rapporto di lavoro. La procedura di mobilità volontaria esterna indetta con l’avviso pubblicato in Gazzetta Ufficiale riguarda la copertura di 1031 posti a tempo pieno e indeterminato vacanti presso alcuni uffici giudiziari del Ministero della Giustizia. Dei posti elencati nell’allegato A, 88 sono di direttore amministrativo, 739 di funzionario giudiziario, 8 di funzionario contabile, 29 di cancelliere, 7 di assistente informativo e 160 di assistente giudiziario. Nell’avviso vengono anche indicati i requisiti di ammissione per partecipare alla procedura di mobilità (essere dipendenti di ruolo in una amministrazione pubblica e appartenere ad area e e profilo professionale corrispondente a quello per il quale si intende proporre domanda di trasferimento) e i titoli richiesti per ciascuno dei opredetti profili professionali. Viene fissato il 6 marzo 2015 il termine entro il quale sarà possibile presentare la domanda di trasferimento e indicato la modalità di presentazione della domanda (consegna diretta al Ministero di Giustizia, via Arenula  n° 70 Roma o spedizione a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento o invio all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC): mobilitàgiustizia.dog@giustiziacert.it .

INCERTA LA PARTECIPAZIONE ALLA PROCEDURA DEI DOCENTI INIDONEI e del personale scolastico appartenente a un profilo o ruolo in esubero. Si tratta dei Docenti Inidonei alla funzione per motivi di salute, che hanno rifiutato il passaggio nei ruoli del personale ATA e che sono in attesa di partecipare alla mobilità intercompartimentale. I dubbi nascono principalmente dal prendere atto che il comparto scuola, non essendo soggetto al blocco delle assunzioni, non avrebbe il principale requisito richiesto dall’art.30 del decreto legislativo n°165/2001. Ma se pur fosse possibile superare tale scoglio, la specificità dei profili professionali dei posti da coprire ridurrebbe al minimo il numero dei Docenti Inidonei che potrebbero far valere i titoli richiesti per essere ammessi alla procedura. Altrettanto preoccupate sembrano essere le organizzazioni sindacali che chiedono chiarimenti sia al Ministero dell’Istruzione che a quello della Giustizia riguardo alla possibilità di partecipazione tanto dei Docenti inidonei quanto del personale scolastico appartenente ad un profilo professionale dichiarato in esubero. In attesa dei chiarimenti i Docenti e l’altro personale della scuola interessato sono stati invitati, comunque, a presentare la domanda.

 
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 CHI SIAMO

Il Coordinamento provinciale dei Docenti Utilizzati di Sassari (COPDUS), si è costituito ufficialmente nel mese di settembre 2011, in seguito alla necessità di fronteggiare il nefasto articolo 19 della Legge 111 del 15 luglio 2011 col quale si dispone la messa in mobilità intercompartimentale dei docenti inidonei o il declassamento a personale ATA con conseguente riduzione stipendiale.

Esserci costituiti in gruppo è stato per tutti noi fondamentale in quanto ci ha dato da subito la forza e la determinazione, entrambe importanti, per intraprendere tutte quelle azioni di lotta civile allo scopo di trovare soluzioni al problema che ci ha visti coinvolti, assieme ad altri quasi 4000, a livello nazionale.

Ritrovarci con cadenza settimanale ci fa sentire, non solo più uniti e aggiornati sull'evolversi della nostra situazione, ma soprattutto più sicuri e positivi nell'affrontarla.

Per questo motivo, e non solo, abbiamo col tempo sentito il bisogno di creare questo BLOG ossia uno spazio per informarci ed informare anche coloro che trovandosi nella nostra situazione pur non facenti parte del coordinamento di Sassari, avranno piacere di visitarci e saranno i benvenuti.

Al tempo stesso vogliamo che questo sia uno spazio oltre che di informazione anche di incoraggiamento al "ce la faremo" e al "non smettere" e quindi non vuole avere e non avrà aspetti e contenuti sterili o "istituzionalizzati".


e-mail: copdus@gmail.com oppure fabianagiallosole@libero.it

 

Felice settimana


 Serena, solare settimana a tutti voi, piena di energia e di voglia di lottare ancora insieme...

FabianaGiallosoleq

 

 

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Briciole di poesia...

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Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Nazim Hikmet

 

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Carlo Nieddu videomaker, fotografo, noto sul web come Carloportone 

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