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Buona notte

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Non ti arrendere mai,
neanche quando la fatica si fa sentire,

neanche quando la delusione ti avvilisce,

stringi i pugni, sorridi……….e ricomincia. 

(San Leone Magno)

 

 

Aforismi e frasi celebri

 

q

L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile…

prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione.

(Oscar Wilde)

 

L'angolo della fiaba, a cura di Marina

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La lepre e le rane

Una lepre stava a rammaricarsi per la sua incorreggibile paura che la faceva sempre scappare da ogni cosa, e faceva grandi propositi di comportarsi più coraggiosamente quando un rumore la fece fuggire a gambe levate.
Arrivò allo stagno e tutte le rane, non appena la udirono, si tuffarono in acqua e si nascosero nella fanghiglia.
“Meno male!” si consolò la lepre.
“Per quanto si possa essere paurosi, c’è sempre chi ha più paura di noi!

 

 
Creato da: fabiana.giallosole il 18/02/2012
COPDUS - Coordinamento Provinciale Docenti Utilizzati di Sassari

 

 

ANCHE I PROF DEVONO MANGIARE

Post n°2993 pubblicato il 18 Settembre 2014 da fabiana.giallosole
 

Da "La Tecnica della Scuola"


Anche i prof devono mangiare



Quella docente sta diventando ogni giorno di più una vera e propria questione sociale.
Mestiere pagato male e poco attraente per i giovani.

Sembrerà strano ma anche i professori devono mangiare per potere svolgere la loro attività con decoro e dignità. Un’attività mentale, quella che svolgono gli insegnanti italiani, sottostimata e socialmente non pienamente considerata. D’altronde la professione dell’insegnamento in Italia non è attraente, non è appagante e soprattutto è mal pagata. Infatti moltissimi giovani studenti italiani non sceglierebbero mai di fare l’insegnante, a causa di un’evidente e crescente situazione di disagio e demotivazione dei docenti.
Una condizione professionale quella dei docenti italiani di piena insoddisfazione, con livelli di retribuzione stipendiale non adeguati.

I docenti delle scuole pubbliche sono pagati meno di un operario specializzato, meno di un impiegato alle poste o in banca, dato veramente poco onorevole per una società che vuole restare competitiva. Cosa bisognerebbe fare per cambiare quella che potremmo definire una vera e propria “questione classe docente”? Bisognerebbe costruire un sistema scolastico che ponga cura e attenzione al ruolo del docente, riabilitandolo dal punto di vista sociale ed economico. Sarebbe questa la mossa giusta per fare ripartire la scuola. Un  insegnante motivato, ben retribuito e che abbia la considerazione sociale dovuta, è il presupposto necessario per innalzare il livello della qualità dell’insegnamento.
In buona sostanza bisogna rendere attraente il ruolo dell’insegnamento, renderlo appagante e soprattutto conveniente dal punto di vista economico ma anche da quello dell’autorevolezza sociale. Non è pensabile che il contratto della scuola, in cui in un grande calderone ci stanno anche gli insegnanti è fermo al 2007 e scaduto dal 2010. Gli stipendi bloccati da oltre 7 anni, già erano scarsamente adeguati alla funzione svolta e ai carichi di lavoro sostenuti, ed invece che sbloccarli e rivalutarli, si vuole procedere a bloccarli nuovamente. Gli insegnati italiani dicono basta e fanno sapere che: “anche i prof devono mangiare!”.

D’altronde anche le competenze dell’insegnante, che non sono di facile formazione e sono anche ben articolate, hanno il loro prezzo che una società seria e giusta deve pagare. Fare il docente non è semplice, perché si deve possedere un bagaglio di competenze notevole, che costa fatica, formazione, aggiornamento, studio permanente, quindi è giusto che tutto questo venga riconosciuto con un giusto stipendio. Il rischio che il contratto scuola sia ancora bloccato per tutto il 2015 e che gli scatti di progressione carriera fino a tutto il 2018, oltre ad essere molto concreto, renderebbe il lavoro dell’insegnante ancora più marginale aggravando ancora di più una questione, che già adesso è allarmante.
Il governo Renzi invece di risolvere quella che è ormai diventata un’emergenza salariale degli insegnanti, tende ad aggravarla ancora di più. Infatti oltre ai blocchi su citati, si tenta un’operazione funambolica di maggiorazione dei carichi di lavoro a parità di stipendio, introducendo meccanismi di crediti didattici, formativi e professionali in cambio di maggiore attività lavorativa. Questi crediti potrebbero servire, ma solo dopo al 2018 ad ottenere un piccolo premio di aumento stipendiale. Un aumento che si aggirerebbe intorno alle 60 euro ogni tre anni.

Gli insegnanti fanno notare che lo stipendio attuale di un prof della scuola italiana, non consente di arrivare a fine mese rispettando tutti  i bisogni personali e delle proprie famiglie. Forse sarebbe il caso di trovare le risorse per rinnovare i contratti pubblici, tagliando i mille sprechi, che ancora esistono nella politica, e combattendo seriamente i fenomeni di corruzione ed evasione fiscale.

 
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RIFORMA SCUOLA

Post n°2992 pubblicato il 18 Settembre 2014 da fabiana.giallosole
 

Da "OrizzonteScuola"


Riforma scuola. Cobas: assumere tutti i supplenti. Come "recuperare cattedre"

ipsef


mnemosine

I Precari Cobas lanciano alcune proposte per il "recupero di cattedre", che permetterebbe di gestire al meglio il piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato proposto nella Buona Scuola.

Non è infatti un mistero che all'assunzione di 150mila insegnanti si potrà arrivare attraverso la costituzione di un organico funzionale, dalle caratteristiche ancora non ben definite. Posti disponibili per 50.000 ma si potranno assumere 150.000 docenti con l'organico funzionale. Leggi tutto

I Cobas lanciano alcune proposte per una piattaforma unitaria, che prevedono il recupero di cattedre attraverso alcuni accorgimenti

1) istituzione di una cattedra di "ora alternativa alla religione cattolica" (25.000 cattedre)

2) definizione del ruolo dell'insegnante di sostegno: un insegnante di sostegno assegnato alla classe in presenza di DSA e invece un insegnante di sostegno per ogni alunno certificato con legge 104 (100.00 cattedre)

3) limitare il numero di alunni per classe a 20 (27.000 cattedre)

Ricadute positive attese dalla proposta COBAS

a) migliorare la qualità dell'insegnamento

b) ricompattare il frammentato fronte dei precari

c) guadagnare l'appoggio dei docenti di ruolo, nella prospettiva di un miglioramento della qualità della vita scolastica

Premessa necessaria a ciò: ripristino delle "graduatorie permanenti" con ingresso di tutti gli insegnanti abilitati, indipendentemente dal percorso formativo.

 

 
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Buon docente

Post n°2991 pubblicato il 18 Settembre 2014 da fabiana.giallosole
 

Dal blog di Marco Barone


Il Buon docente ed il buon preside nel piano la Buona Scuola #cattivascuola


Il buono è un giudizio che è stato mantenuto, nella valutazione scolastica, sin dai tempi del fascismo e corrisponde oggi lì dove utilizzato ad una valutazione pari a 7, dunque di poco superiore alla sufficienza ed inferiore, ma lontano, dall'ottimo. Non si parla di ottima scuola, non si è voluto perseguire una simile presunzione ma ci si accontenta della buona scuola, ben tenendo conto, a parer mio, con tutte le peripezie che il personale scolastico deve affrontare, che la scuola oggi esistente è molto più che buona, pur con delle carenze strutturali ovvie, ma la cui responsabilità sono imputabili allo Stato, alla sua inerzia e non certamente al personale scolastico e comunità scolastica. Nel questionario pubblico del piano la Buona Scuola, tra i vari quesiti posti, due, in particolare, riguardano, la voce il buon docente ed il buon preside o dirigente scolastico.

Quando si parla del buon docente si scrive: "Il ruolo dei docenti nella scuola è rapidamente cambiato- oggi ci si aspetta che i docenti gestiscano classi sempre più multiculturali, integrino gli studenti con bisogni speciali, utilizzino le tecnologie per la didattica, coinvolgano i genitori, e siano valutati e responsabilizzati pubblicamente. Ci si aspetta inoltre che non insegnino solo un sapere codificato, ma modi di pensare (creatività, pensiero critico, problem-solving, decision-making, capacità di apprendere), metodi di lavoro (tecnologie per la comunicazione e collaborazione) e abilità per la vita e per lo sviluppo professionale nelle democrazie moderne. Aspettative su cui in buona parte non sono stati preparati dai loro percorsi di studio e che devono necessariamente essere sostenute da un solido sistema di sviluppo professionale".[ vedi capitolo II - pag. 45 ]

Dunque emergono delle presunzioni, che nella maggior parte dei casi, sono uno schiaffo per una platea enorme di docenti. In burocratese si scrive insomma che la maggior parte dei docenti italiani non sanno svolgere il loro lavoro? Che il loro lavoro è inutile perché tradisce le aspettative di chi ha scritto questo programma politico? Da quando i docenti della scuola italiana insegnano un sapere codificato? Anzi, le battaglie svolte contro l'Invalsi, ad esempio, denunciavano proprio ciò, il rischio reale e concreto di una scuola nozionista e codificata, ed il reale rischio di compromettere la diffusione del sapere critico, quel sapere critico, che in modo beffardo ora viene difeso da chi propone una scuola incentrata nel sistema Invalsi, due opposti inconciliabili.  Nella buona scuola si scrive dunque che queste aspettative rischiano in sostanza di essere disattese perché non preparati,i docenti, dai loro percorsi di studio. Ma in base a quale fonte si può sostenere una cosa del genere? Se in parte è vero che vi è stata una corsa alle tecnologie, pur fallimentare, vedi il caso delle classi 2.0, dall'altro mi pare che per imparare ad utilizzare i nuovi strumenti non serve mica una laurea specialistica, ma bastono semplici corsi, come già svolti. Forse si vuole intendere altro, dell'altro che incide profondamente nel modo di insegnare e su cosa di deve insegnare. Chi ha deciso che ci si aspetta che i docenti siano valutati e responsabilizzati pubblicamente? Dunque i docenti, oggi, sono irresponsabili, pubblicamente? Non mi pare proprio, ed il sistema scolastico ha avuto a sua disposizione, strumenti, di cui comunque continua a disporre, per contrastare eventuali situazioni critiche, penso agli ispettori o sanzioni disciplinari. Chi ha deciso che ci si deve aspettare una valutazione pubblica dei docenti? La domanda, in merito alla figura del buon docente sarà la seguente: Quali caratteristiche di un docente ritieni importanti? Le risposte, possibili, da selezionare, saranno le seguenti: 

La qualità del lavoro che svolge in classe

Il suo curriculum

La formazione ricevuta

La capacità di collaborare con i colleghi

L'impegno nella progettazione extra-curricolare

Il lavoro per migliorare la qualità della scuola

L'impegno nell'attività di counselling rivolta agli studenti (orientamento, mentorship)

La reputazione che il docente raccoglie presso i colleghi, i genitori e gli studenti (per le superiori)

Il tempo dedicato al coinvolgimento dei genitori e delle famiglie

Altro (indicare una ulteriore opzione o un commento)

Risposte abbastanza chiare nel presentare il docente non più come cultore della libertà d'insegnamento ma semplice servitore, fornitore di un servizio che deve soddisfare la clientela e se il prodotto venduto non è ritenuto soddisfacente, la porta di uscita è aperta. Peccato che il sapere non è un prodotto commerciale e che la libertà d'insegnamento è un qualcosa di molto più profondo ed articolato che merita certamente rispetto e non può essere liquidata in quattro battute semplicistiche. E poi reputazione, quale reputazione? Cosa determina la reputazione? Sicuramente, seguendo la logica di questo sistema, avrà una pessima reputazione chi ostacola il processo della scuola azienda e non si inchina ai voleri della dirigenza scolastica e rivendica la propria autonomia e libertà professionale e d'insegnamento e la difesa dei propri diritti.

Il buon preside. Si usa ancora la parola preside, per poi aggiungere- con il trattino-o Dirigente scolastico. Scrivono che il dirigente scolastico: "ha un ruolo essenziale nel governo della scuola, per organizzarne il lavoro interno, guidarne il piano di miglioramento, coordinare le attività di docenti e di tutto il personale scolastico, concordare le sfide con il territorio e con gli altri attori sociali dell’area vasta che sostiene l’istituto”. Insomma più che un dirigente scolastico sembra un capitano di una nave in balia di onde ostili.Alla domanda quali caratteristiche definiscono un buon preside? Le risposte, da selezionare,saranno:

La capacità di disegnare un efficace progetto di miglioramento della scuola
La capacità di creare un ambiente di lavoro positivo e di condivisione tra i docenti
L'abilità di aprire la scuola al territorio
La capacità di coinvolgere le famiglie
La capacità di attrarre risorse economiche diverse dal finanziamento pubblico
La capacità di creare un ambiente in cui ogni studente si senta accolto e parte della collettività
La capacità di sviluppare un progetto formativo solido ed efficace
La precedente esperienza didattica
Competenze gestionali e amministrative
Altro (indicare una ulteriore opzione o un commento)

Ma quello che mi domando, tra le varie cose, gli organi collegiali, che sarebbero il vero autogoverno della scuola, il vero centro d'imputazione decisionale e democratica della scuola, che fine hanno fatto in tutto ciò?

 
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LICEI QUADRIENNALI

Post n°2990 pubblicato il 17 Settembre 2014 da fabiana.giallosole
 

Da “OrizzonteScuola”


Licei quadriennali, Tar li annulla: sperimentazione illegittima


Accolte le ragioni del ricorso presentato dalla FLC CGIL. Il Ministero dell'Istruzione dovrà ora rinunciare al progetto sperimentale di ridurre la durata del corso di studi della scuola superiore.

Grande assente delle linee guida per la riforma, la sperimentazione per il taglio di un anno delle superiori viene annullata dal tribunale.

La sentenza è giunta ieri, 16 settembre 2014, annullando i Decreti Ministeriali n. 902 e n. 904 con i quali il Ministero autorizzava la sperimentazione.

L'annullamento è avvenuto perché manca il parere del CNPI, e perché i Decreti erano stati assunti, leggiamo nel comunicato della FLCGIL (autrice del ricorso) "senza motivazione in esecuzione di un atto di indirizzo relativo all'adeguamento agli standard europei non in grado di coniugare l'autonomia delle istituzioni scolastiche e la loro modifica ordinamentale con i bisogni del territorio".

Inoltre, il TAR ha evidenziato una disparità di trattamento tra gli studenti che seguivano i corsi sperimentali di 4 anni e coloro che seguono i corsi quinquennali.

 
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VALUTAZIONE

Post n°2989 pubblicato il 17 Settembre 2014 da fabiana.giallosole
 

Da” Il Sole 24 Ore”


Valutazione «trasparente» per tutte le scuole


Pronta la direttiva del Miur: a ottobre la lista degli indicatori da utilizzare, entro luglio 2015 i risultati online su «Scuola in chiaro». Ogni istituto elaborerà un rapporto di autovalutazione e un piano di miglioramento, sull'esempio inglese e olandese. Ajello: «La direttiva attiverà in tutti gli istituti la riflessione sul proprio operato per individuare punti di forza e di debolezza»

Claudio Tucci

Il prossimo luglio tutte le scuole italiane dovranno pubblicare i «rapporti di autovalutazione» costruiti sulla base di format e indicatori comparabili (per consentire il confronto tra istituti con stessi indirizzi di studio e simili background socioeconomici). Se non è una rivoluzione poco ci manca visto che finora i risultati delle prove Invalsi (i test in italiano e matematica somministrati a metà giugno) sono consultabili da tutti solo a livello di singole regioni, mentre i dati di dettaglio sono inviati, in via riservata, a ciascua scuola (che poi può scegliere se renderli pubblici sul proprio sito internet di solito lo fanno gli istituti che ottengono i risultati migliori). A questa, più o meno, completa "operazione trasparenza" ci si arriverà a gradi. Tutti i passaggi sono indicati nella direttiva sulla valutazione degli istituti scolastici che è alla firma del ministro, Stefania Giannini, e che, di fatto, renderà operativo il Dpr n. 8o del 2013 sul sistema nazionale di valutazione. Entro il mese di ottobre l'Invalsi dovrà mettere a disposizione di ogni scuola un format con gli indicatori comuni di valutazione. Ci saranno «dati comparativi»: «In modo tale che ciascun istituto avrà le proprie informazioni e quelle di scuole che più gli assomigliano», ha sottolineato il dg per gli Ordinamenti scolastici e la Valutazione del Míur, Carmela Palumbo. A partire da queste informazioni ciascuna scuola dovrà elaborare durante i primi sei mesi del 2015un «rapporto di autovalutazione», che conterrà pure l'eventuale piano tli miglioramento (da aggiornare, poi, di anno in anno). A luglio prossimo, come detto, ciascun istituto dovrà rendere pubblico (sullapiattaforma «Scuola in Chiaro») il rapporto di autovalutazione. Da settembre 2o15, con il nuovo anno scolastico, scatterà la valutazione esterna che interesserà solo alcune scuole selezionate e sarà svolta dai nuclei composti dagli ispettori ministeriali. L'obiettivo del governo non è creare competizioni e classifiche di istituti scolastici, con premi e sanzioni (sulla falsariga delle sperimentazioni degli ultimi anni poi stoppate da Francesco Profumo). «Puntiamo piuttosto a sostenere le scuole, incoraggiandole al miglioramento continuo dei servizi offerti agli studenti ha spiegato Palumbo Per questo la parte più importante della valutazione sarà proprio il piano di miglioramento che va fatto bene e poi realizzato». Il sistema disegnato dal ministero dell'Istruzione «ci avvicina ai modelli di valutazione più avanzati di Europa, come quello inglese e olandese», ha commentato Giorgio Allulli, esperto di valutazione dei sistemi educativi. Anche il Regno unito, per esempio, assegna un ruolo fondamentale al piano di miglioramento: «La valutazione esterna è più incisiva solo nelle scuole con maggiori carenze», ha aggiunto Allulli. Gli indicatori che l'Invalsi invierà alle scuole per l'autovalutazione non saranno solo sugli apprendimenti. Ma anche su organizzazione e dotazioni scolastiche, contesto socio-economico, tipologia di utenza del singolo istituto. Questo per far sì che non si mettano a un confronto una scuola di una periferia di una località disagiata con un istituto di un quartiere residenziale di una grande città. Ora c'è necessità di aggiornamento e formazione ad hoc per gli insegnanti (che dovranno gestire statistiche, indicatori, fare confronti adeguati) e soprattutto bisognerà far decollare al meglio questo sistema di valutazione delle scuole (ce lo chiede da anni l'Europa) per far sì che i dati resi pubblici dai singoli istituti siano i più veritieri possibili (senza quindi nascondere la cenere sotto il tappeto). La direttiva messa a punto dal Miur riscuote consensi: «Attiverà nelle scuole la riflessione sul proprio operato per individuare punti di forza e punti di debolezza», ha detto il presidente dell'Invalsi, Anna Maria Ajello, e la pubblicazione del rapporto di autovalutazione «dovrebbe sollecitare un modo nuovo di considerare la valutazione come "rendere conto" e non come mero controllo». Le scuole infatti possono hggiungere nel documento di autovalutazione note e altre indicazioni che ritengono necessarie. I nodi restano gli stessi di sempre: l'esiguo numero di ispettori ministeriali da impegnare nella valutazione esterna (per ora ce ne sono una 5oina) e il finanziamento stabile all'Invalsi. Servirebbero almeno io milioni l'anno (oggi l'asticella si ferma a 4-5 milioni).

 
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 CHI SIAMO

Il Coordinamento provinciale dei Docenti Utilizzati di Sassari (COPDUS), si è costituito ufficialmente nel mese di settembre 2011, in seguito alla necessità di fronteggiare il nefasto articolo 19 della Legge 111 del 15 luglio 2011 col quale si dispone la messa in mobilità intercompartimentale dei docenti inidonei o il declassamento a personale ATA con conseguente riduzione stipendiale.

Esserci costituiti in gruppo è stato per tutti noi fondamentale in quanto ci ha dato da subito la forza e la determinazione, entrambe importanti, per intraprendere tutte quelle azioni di lotta civile allo scopo di trovare soluzioni al problema che ci ha visti coinvolti, assieme ad altri quasi 4000, a livello nazionale.

Ritrovarci con cadenza settimanale ci fa sentire, non solo più uniti e aggiornati sull'evolversi della nostra situazione, ma soprattutto più sicuri e positivi nell'affrontarla.

Per questo motivo, e non solo, abbiamo col tempo sentito il bisogno di creare questo BLOG ossia uno spazio per informarci ed informare anche coloro che trovandosi nella nostra situazione pur non facenti parte del coordinamento di Sassari, avranno piacere di visitarci e saranno i benvenuti.

Al tempo stesso vogliamo che questo sia uno spazio oltre che di informazione anche di incoraggiamento al "ce la faremo" e al "non smettere" e quindi non vuole avere e non avrà aspetti e contenuti sterili o "istituzionalizzati".


e-mail: copdus@gmail.com oppure fabianagiallosole@libero.it

 

Felice settimana


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FabianaGiallosoleq

 

 

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