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Non ti arrendere mai,
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(San Leone Magno)

 

 

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L'angolo della fiaba, a cura di Marina

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La lepre e le rane

Una lepre stava a rammaricarsi per la sua incorreggibile paura che la faceva sempre scappare da ogni cosa, e faceva grandi propositi di comportarsi più coraggiosamente quando un rumore la fece fuggire a gambe levate.
Arrivò allo stagno e tutte le rane, non appena la udirono, si tuffarono in acqua e si nascosero nella fanghiglia.
“Meno male!” si consolò la lepre.
“Per quanto si possa essere paurosi, c’è sempre chi ha più paura di noi!

 

 
Creato da: fabiana.giallosole il 18/02/2012
COPDUS - Coordinamento Provinciale Docenti Utilizzati di Sassari

 

 

SCUOLA

Post n°2974 pubblicato il 02 Settembre 2014 da fabiana.giallosole
 
Tag: Scuola

Da "ReteScuole"


Scuola, le linee guida dell'abilissimo pifferaio


Una qualsiasi riforma seria deve consistere in un programma dettagliato che indichi: situazione di partenza e situazione di arrivo, scelte, costi, risorse


Ancora 48 ore e poi “forse” conosceremo la sorpresa di Renzi sulla riforma (ennesima e anch’essa epocale, cioè …. fino al prossimo governo) della scuola. “Forse” perché esiste un dubbio o un maligno sospetto: vorrà Renzi rischiare di offuscare il suo successo europeo della nomina di Federica Mogherini a “Lady Pesc”? Dove l’acronimo PESC sta per Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea (1).
Anche se la “nomina non ha alcun contenuto di sostanza” ma Renzi “abilissimo pifferaio” “la sventolerà come una bandiera di successo mentre è soltanto un segno di debolezza” (2).
Ormai la riforma della scuola tiene banco da buoni due mesi dopo l’incauto annuncio, o blitz abortito, di Roberto Reggi (3), e Renzi, che ci ha messo la faccia (4), almeno in parte l’ha già persa con il rinvio del ddl o decreto dal 29 agosto al 3 settembre.
Il mondo della scuola (docenti, famiglie, studenti, presidi, ata, sindacati, associazioni) però risulta emarginato, escluso, costretto a stare in sala di attesa, senza essere consultato, senza poter contribuire, partecipare, sapere.
Alcune indicazioni sono comunque ragionevolmente disponibili:

  1. Il governo Renzi vuole-vorrebbe riformare a costo zero o quasi (1 mld?), senza investire e magari risparmiando o razionalizzando secondo la terminologia Gelmini-Tremonti.

  2. Perciò la riforma sarà di cartapesta e-o di cartongesso, apparente, non di sostanza ma sarà declamata ed esaltata mediaticamente. Renzi vorrebbe appuntarsela al petto come medaglia. Se qualcosa andrà male o si scoprirà il gioco e l’inganno, la responsabilità sarà di altri, forse di Giannini.

  3. Invece “Una riforma della Scuola che voglia essere seria e affrontare i punti nodali del sistema istruzione in Italia, deve partire da investimenti importanti” (5). Ma quanto? Vediamo: “Nel 2010 l’Italia ha speso il 4,7% del PIL, mentre la media Ocse è del 6,3%” (6). E “La percentuale di spesa pubblica destinata all’istruzione nei paesi del rapporto Ocse è in media del 13%. Tra il 2005 e il 2010, l’Italia non hai mai destinato più del 9% della spesa all’istruzione. Siamo quindi ben lontani dalla media Ocse” (6). Per arrivare al 6% del Pil (programma elettorale Pd 2013 e piattaforma Cgil luglio 2014) occorrerebbero almeno + 17 mld di euro, che non ci sono o non si vogliono trovare.

  4. Il governo teme la risposta e la protesta del mondo della scuola, dei docenti in particolare. Per questo usa come metaforici idranti antisommossa le promesse-minacce di ulteriore valutazione dei docenti, Così dice – del tutto genericamente – Renzi: “C’è un’Italia che chiede di valutare il lavoro dei docenti” (7). Ma anche la preside Mariapia Veladiano ritiene dubbia e pretestuosa questa urgenza governativa: “Ancora gli insegnanti. Se proprio si vuole credere che la cosa più urgente sia valutarli, ….” (8).

  5. Anche il personale ata scrive al governo per segnalare: “Lo sa che i bambini comprano tutto? Sapone per lavarsi, carta asciugamani, acqua, carta igienica e qualche volta anche i pennarelli per la lavagna visto che non ci sono più neanche quelli”. E “Lo sa quanti sono in classe? 25, 30 bambini tutti appiccicati che in certi momenti neanche si respira. Mangiano in classe (che prima di entrarci bisogna pulire) perché nella maggior parte delle scuole non c’e una sala mensa” (9).

Veniamo alle “linee guida” virgolettate nel titolo. È da meno di un mese che Renzi ha introdotto questa nuova terminologia (10), di conseguenza nascono legittimi dubbi e anche sospetti. Una qualsiasi riforma seria deve consistere in un programma dettagliato che indichi: situazione di partenza e situazione di arrivo, scelte, costi, risorse economiche e umane, tempistica, parametri per verifiche parziali e finali, eventuali momenti e situazioni per valutare variazioni in corso d’opera.
Probabilmente con “linee guida” si intende qualcosa meno definito, più generico e flessibile, meno impegnativo, meno misurabile e verificabile. Oppure le “linee guida” consistono nella nota procedura o astuzia dell’operare in due tempi o in due fasi (“prima l’amaro, poi il dolce”), con la prima fase immediata, sicura, di rinunce e sacrifici e la seconda fase futura, incerta e magari da ricontrattare. Forse lo sapremo mercoledì 3 settembre.

 
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Governo

Post n°2973 pubblicato il 02 Settembre 2014 da fabiana.giallosole
 
Tag: GOVERNO

Da "La Stampa"


Il governo punta sulla meritocrazia e meno sulle carriere per anzianità


Ieri l’incontroRenzi-Giannini sulle linee guida


Lorenzo Vendemiale

L’ultima rifinitura prima del l’appuntamento decisivo, ancor più atteso dopo l’improvviso rinvio della settimana scorsa. Matteo Renzi ha incontrato Stefania Giannini per definire i dettagli della riforma della scuola. Verrà annunciata domani, probabilmente sul nuovo sito dei «Millegiorni », senza conferenza stampa (anche se qualcosa potrebbe essere organizzato all’ultimo momento). Come sottolineato dal premier, il pacchetto «è pronto da tempo» grazie a «mesi di lavoro comune». Il vertice a Palazzo Chigi è servito allora per chiarire gli ultimi punti della presentazione (la Giannini mercoledì dovrebbe essere a Bruxelles). E un po’ anche per mettere a tacere le voci sui presunti dissapori tra i due: dopo il mancato incontro della settimana scorsa, la Giannini era stata inclusa nella lista dei ministri in bilico in caso di rimpasto. Eventualità già smentita ma non del tutto archiviata (anche se non sarebbe stata discussa ieri). Non c’è ancora un provvedimento vero e proprio da illustrare, piuttosto quattro-cinque linee guida su cui orientare il lavoro dei prossimi mesi. Subito – ha spiegato Davide Faraone, responsabile istruzione del Partito Democratico – partirà «una grande consultazione con tutti i soggetti del la scuola ». Poi comincerà la partita delle coperture, da definire nell’ambito della Legge di stabilità: il governo si è impegnato per un miliardo di euro, ma col Tesoro per il momento non c’è stato un vero confronto. L’attesa maggiore è per il piano di immissioni in ruolo, che dovrebbe coinvolgere direttamente circa 100mila insegnanti da assumere, e indirettamente tutti i 500mila precari iscritti nelle graduatorie, con un superamento dell’attuale sistema di supplenze. È la misura più impegnativa anche dal punto di vista economico: il Ministero spende già il 70% del suo bilancio per gli stipendi del personale; e sulla realizzazione del progetto pesano diverse incognite. Ma il sindacato Anief insiste: «L’anno scolastico inizia con un posto su sette scoperto. La stabilizzazione dei precari dev’essere la priorità del governo e va fatta subito». Renzi ha comunque precisato che la riforma «non si articola » su questo. E che «il Paese chiede di valutare il lavoro degli insegnanti». Di sicuro, dunque, si parlerà di revisione dell’attuale contratto, che consentirebbe di introdurre criteri più meritocratici nell’avanzamento di carriera (e forse anche di recuperare risorse). Ma sul tema sindacati e insegnanti hanno sempre fatto le barricate. «Gli scatti di anzianità non si toccano », avverte Rino Di Meglio, dell’associazione di categoria Gilda. Il capitolo docenti dovrebbe chiudersi con la riforma del sostegno ai disabili, con una riorganizzazione quantitativa e qualitativa dell’organico . Il resto riguarderà la didattica. Da una parte più informatica e decisa accelerazione sull’alternanza scuola/lavoro (su cui è arrivato il plauso di Confartigianato: «Giusto valorizzare l’apprendistato)»; dall’altra recupero di materie tagliate in passato, come storia dell’arte e geografia. Tutto nel report «La buona scuola», di cui Renzi ha mostrato in conferenza stampa la copertina: per il contenuto bisognerà attendere ancora 24 ore.

 
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Scuolebelle

Post n°2972 pubblicato il 02 Settembre 2014 da fabiana.giallosole
 

Da "ItaliaOggi"


Scuolebelle, è caos. Sel denuncia: ritirati i fondi del dl Fare Lsu al lavoro, ma si imbianca solo fino ad altezza d'uomo


Partiti i cantieri avviati con la delibera del governo. I presidi: manca il coordinamento


Emanuela Micucci

Belle le scuole a Scorzè lo erano già. Ci aveva pensato il comune di questo centro in provincia di Venezia. Tanto che il sindaco Giovanni Battista Mestriner si domanda: «Chi ha chiesto al governo di abbellire le nostre 8 scuole su 9?». Semmai il progetto di edilizia scolastica inviato al premier Matteo Renzi era «l'ampliamento – spiega – della scuola primaria del capoluogo. Ma non ci è arrivata alcuna comunicazione rispetto al suo accoglimento, né riguardo a eventuali finanziamenti». È arrivata, invece, la comunicazione che quelli istituti scolastici erano stati inseriti nel progetto #scuolebelle, uno dei tre filoni del Piano per l'edilizia scolastica del governo. Paradossi e criticità dei fondi che, alla vigilia del primo suono della campanella, si registrano in tutta Italia. E anche dei finanziamenti stanziati dal Decreto del Fare per l'edilizia scolastica. Come ad Appignano del Tronto, nelle Marche, dove il sindaco Maria Nazzarena Agostini denuncia il ritiro dei fondi promessi dal Miur con il rischio di un disavanzo per il comune di 130mila euro: «un voltafaccia» del Miur, spiega Nicola Frantoianni (Sel), «elaborato in assenza di un decreto specifico da parte del ministero». Per questo Sel ha presentato un'interrogazione urgente per conoscere la situazione di tutti i 662 comuni beneficiari dei finanziamenti del Decreto del Fare.

Posato lo strofinaccio, un esercito di signore e signori delle pulizie (Lsu) ha imbracciato pennello, cacciaviti, cesoie e chiavi inglesi per ripulire le pareti delle scuole, lavori di idraulica, mantenimento del verde, sostituzione di vetri e maniglie. Sono proprio gli addetti alle pulizie degli istituti che si stanno occupando degli interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale previsti da #scuolebelle, per il 2014, in 7.751 plessi grazie a uno stanziamento di 150milioni. Lavoratori che, formati, potranno accedere alle ore di cassaintegrazione e non perdere del tutto lo stipendio. Ma «quando vengono effettivamente impiegati – osserva Mestriner – si scopre che non possono salire sulle scale a pioli e quindi possono lavorare solo fino a due metri di altezza».

La regola dell'altezza d'uomo. Vale anche per la tinteggiatura delle pareti, fatta solo con il rullo in mano. «Niente ponteggi o scale E le macchie o le scritte sopra i due metri chi le leva?», osserva Brunella Maiolini, preside della Pistelli di Roma a cui spettano 56mila euro, «ma per interventi minimi rispetto alle nostre esigenze». Molti presidi lamentano l'assenza di autonomia di spesa nella scelta del tipo di intervento, delle ditte e dell'istituto in cui effettuare i lavori. L'Asal (associazione delle scuole autonome del Lazio), con i suoi 250 istituti, ha inviato una lettera al ministro dell'istruzione Stefania Giannini sulla «tragicomedia che si consuma nelle nostre scuole – scrivono -. Arrivano i fondi, ma vanno impiegati subito, nelle scuole prescelte, con procedure immediate, con le solite ditte, in un tempo di periodo prestabilito (_). Tra noi c'è la netta sensazione di un'ennesima occasione perduta». Per il restyling delle scuole di Aversa si sono stanziati 1,5 milioni di euro, ma «qui in comune la nota del Miur è arrivata tardi, il 10 agosto – spiega il sindaco - È necessario un maggiore concerto tra i ministeri. Gli interventi bisogna parametrarli all'inizio delle lezioni». E i tempi sono stretti. «Entro la fine dell'anno i lavori devono essere eseguiti e certificati», aggiunge Nicola Fiorin, vicesindaco di Bovezzo (Brescia) dove arriveranno 485mila euro per #scuolesicure, secondo filone del Piano. 

 
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La buona scuola

Post n°2971 pubblicato il 02 Settembre 2014 da fabiana.giallosole
 

Da "ItaliaOggi"

La buona scuola passodopopasso


Le Linee guida domani sul sito del governo. Pronta la piattaforma per la consultazione. Renzi pronto a cedere sul piano di assunzioni, sì al turnover


Alessandra Ricciardi

ll sito, passodopopasso.it, c'è. Così come è stata ultimata la piattaforma su cui saranno raccolte e analizzate le opinioni delle categoria e dei semplici cittadini (molto simile, pare, a quello che l'ex ministro delle riforme Gaetano Quagliariello strutturò per le consultazioni sulle riforme istituzionali nel 2013).

La macchina delle Linee guida sulla riforma della scuola insomma è pronta. Così come lo slogan, «la buona scuola», che campeggia sulla copertina del programma. Programma ormai definito. Matteo Renzi ieri ha avuto un vertice con il ministro dell'istruzione, Stefania Giannini, che è stato definito dai presenti molto positivo. Domani le Linee guida andranno direttamente sul sito passodopopasso che raccoglie il programma di governo dei prossimi millegiorni. Salvo sorprese dell'ultima ora, non ci sarà a Palazzo Chigi la conferenza stampa che avrebbe dovuto dare peso, anche mediatico, alla riforma della scuola. «Per un po' basta con le conferenze stampa», ha dichiarato ieri il premier.

Un ridimensionamento comunicativo che è conseguenza diretta, è questo il rumors di palazzo, del ridimensionamento delle immissioni in ruolo, il capitolo più atteso dall'esercito dei 500 mila precari. Il condizionale è d'obbligo, ma pare proprio che il premier sia addivenuto a più miti consigli, rinviando, almeno nell'immediato, il mega piano per 120 mila-130 mila assunzioni da fare in un solo anno, il 2015. Quello che concretamente può essere fatto, è stato detto dal Tesoro, è assumere sui posti lasciati vacanti dai pensionamenti che ci saranno nei prossimi tre anni e forse anche sui posti di ruolo disponibili che normalmente vengono dati a supplenze annuali. Tra l'altro, per questo vulnus, ossia la copertura dei posti di organico di diritto con personale a tempo determinato per periodi superiori ai tre anni, lo stato italiano potrebbe essere a breve sanzionato dalla Corte di giustizia europea.

In tutto si tratterebbe di immettere in ruolo 100 mila docenti in tre anni. Un'operazione che tra l'altro aveva già avviato il governo Letta. In tal senso era già pronto un accordo da sottoporre alla firma dei sindacati per garantire la piena invarianza economica delle nuove assunzioni: prolungamento del servizio necessario a maturare il passaggio al secondo scatto stipendiale. Per i nuovi assunti la prima posizione sarebbe di durata 0-11 anni di servizio (come stabilito dall'ultimo accordo), la seconda risulterebbe di durata 12-14. Una riduzione in pratica del peso della busta paga in cambio dell'assunzione a tempo determinato.

Del resto, gli aumenti potrebbero invece arrivare con la carriera, che è l'altro punto forte del programma di riforma per la buona scuola. Per superare le critiche di chi però accusa il governo di volere di fatto attuare il programma del centrodestra, Renzi attende il consenso di chi nella scuola lavora. In tal senso, il dettaglio sulla strutturazione della carriera dei docenti potrebbe aversi più tardi, a gennaio quando la consultazione sarà ultimata. Strettamente connessa alle azioni di miglioramento del sistema, c'è poi la valutazione nazionale degli istituti scolastici, già prevista dalla legge e che inizierà da quest'anno. Il sistema è pronto, la relativa direttiva è fatta, si attende solo la circolare per le scuole..

E poi c'è l'altro capitolo, quello delle misure per gli studenti: più apprendistato, stage nelle imprese anche per i liceali, apertura dei laboratori ai finanziamenti dei privati, introduzione flessibile di alcune discipline, dalla storia dell'arte alle superiori al potenziamento dell'inglese alle elementari. E più nidi, raccogliendo in questo il consiglio degli esperti di scuola del Pd. «La parola d'ordine di questo governo è coinvolgimento, non riforme catapultate ma costruite insieme», commenta Davide Faraone, responsabile scuola del partito democratico.

 
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Rilancio scuola

Post n°2970 pubblicato il 02 Settembre 2014 da fabiana.giallosole
 

Da "La Tecnica della Scuola"


Rilancio Scuola: tra il dire e il fare c’è di mezzo Padoan


Anna Maria Bellesia 

In attesa del Consiglio dei ministri del 3 settembre, si leggono varie anticipazioni. Ma dopo gli interventi lapidari di Padoan, parlare di rilancio della Scuola sarà un esercizio retorico.


Le Linee guida sulla scuola sono ormai prossime alla pubblicazione. In attesa del Consiglio dei ministri del 3 settembre, trapelano varie anticipazioni, dalla stabilizzazione dei precari al raddoppio delle ore di alternanza scuola-lavoro negli istituti tecnici, all’introduzione di nuovi insegnamenti. E ancora: potenziamento del metodo "Clil" e dei laboratori, nonché organico funzionale per reti di scuole. Ma, come sempre, pare che il Miur le risorse dovrà attingerle dai risparmi di spesa, in particolare dalle supplenze.

Vedremo se il 3 settembre Renzi saprà stupire con i promessi effetti speciali. Di certo il mondo della scuola è ormai talmente assuefatto agli annunci reboanti di riforme epocali che attende con scetticismo. Leggendo le anticipazioni, si può dire tuttavia che sarà un esercizio retorico da super maestro della comunicazione quello di vendere come novità stupefacenti proposte che girano da decenni.

Un breve excursus. Mettere in ruolo 100mila precari? Correva l’anno 2007, quando l’allora ministro Fioroni annunciava che sarebbero stati assunti e “smaltiti” in cinque anni 150mila precari ed eliminato il precariato. Fine delle estenuanti graduatorie ad esaurimento. Nel Quaderno bianco si parlava pure con convinzione di rinnovamento del corpo docente, dell’introduzione di meccanismi di carriera, di valutazione per le scuole.

Prodi e Fioroni non rivinsero le elezioni, e dopo sette anni le graduatorie ad esaurimento restano inesauribili. Subentrò la Gelmini e l’Istruzione cominciò a fornire al Mef i risparmi richiesti. “Serviranno in parte per premiare il merito”, rassicurava la Gelmini avviando i progetti sperimentali di meritocrazia, per far intendere all’opinione pubblica che faceva sul serio. Correva l’anno 2008, e la ministra scriveva di suo pugno sulla lavagnetta di Porta e Porta che i docenti meritevoli avrebbero guadagnato 7mila euro in più all’anno. Un surplus di stipendio destinato ad un 40% di insegnanti, annunciava allora la Gelmini, poi ridotti ad un 25-30% dal suo collega Brunetta. Più o meno la stessa esigua percentuale del 20% sarebbe stata premiata nel lontano 2000 dal ministro Berlinguer col fallito concorsone a quiz. Nessuno dei due rivinse le elezioni. E nessun aumento di stipendio ai prof, in barba al merito.

Matteo Renzi le elezioni (quelle che contano) deve ancora provare a vincerle. La posta in gioco è alta. Un milione di elettori e relative famiglie sono sempre stati un serbatoio di voti con i quali le elezioni o si vincono o si perdono. Bersani, da ultimo, ne sa qualcosa. Non ha vinto per non essere stato chiaro e convincente proprio sulla scuola.

Renzi finora ha promesso molto e sa che deve passare dalle parole ai fatti. Ma fra il dire e il fare c’è di mezzo Padoan. Come tutti i ministri dell’Economia che lo hanno preceduto, è lì per mettere i paletti e stoppare le idee troppo ardite. Quando la ministra Madia annunciò che la riforma della P.A. doveva passare attraverso il turn over e la staffetta generazionale, Padoan chiuse lapidario “Le pensioni non si toccano”. C’è la spending review. Niente da fare neppure per i “soli” 4mila professori di quota 96.

Il grande rilancio dell’istruzione bolle in pentola da anni: assunzione in massa di precari, organico funzionale, merito e carriera. Mentre Renzi e Giannini facevano trapelare già in agosto qualche barlume di innovazione più o meno stupefacente, di nuovo Padoan raggelò gli animi. “Risparmieremo su tutto” disse tombale. A scuola ormai lo hanno capito tutti.

 
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Il Coordinamento provinciale dei Docenti Utilizzati di Sassari (COPDUS), si è costituito ufficialmente nel mese di settembre 2011, in seguito alla necessità di fronteggiare il nefasto articolo 19 della Legge 111 del 15 luglio 2011 col quale si dispone la messa in mobilità intercompartimentale dei docenti inidonei o il declassamento a personale ATA con conseguente riduzione stipendiale.

Esserci costituiti in gruppo è stato per tutti noi fondamentale in quanto ci ha dato da subito la forza e la determinazione, entrambe importanti, per intraprendere tutte quelle azioni di lotta civile allo scopo di trovare soluzioni al problema che ci ha visti coinvolti, assieme ad altri quasi 4000, a livello nazionale.

Ritrovarci con cadenza settimanale ci fa sentire, non solo più uniti e aggiornati sull'evolversi della nostra situazione, ma soprattutto più sicuri e positivi nell'affrontarla.

Per questo motivo, e non solo, abbiamo col tempo sentito il bisogno di creare questo BLOG ossia uno spazio per informarci ed informare anche coloro che trovandosi nella nostra situazione pur non facenti parte del coordinamento di Sassari, avranno piacere di visitarci e saranno i benvenuti.

Al tempo stesso vogliamo che questo sia uno spazio oltre che di informazione anche di incoraggiamento al "ce la faremo" e al "non smettere" e quindi non vuole avere e non avrà aspetti e contenuti sterili o "istituzionalizzati".


e-mail: copdus@gmail.com oppure fabianagiallosole@libero.it

 

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