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Buona notte

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Non ti arrendere mai,
neanche quando la fatica si fa sentire,

neanche quando la delusione ti avvilisce,

stringi i pugni, sorridi……….e ricomincia. 

(San Leone Magno)

 

 

Aforismi e frasi celebri

 

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L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile…

prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione.

(Oscar Wilde)

 

L'angolo della fiaba, a cura di Marina

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La lepre e le rane

Una lepre stava a rammaricarsi per la sua incorreggibile paura che la faceva sempre scappare da ogni cosa, e faceva grandi propositi di comportarsi più coraggiosamente quando un rumore la fece fuggire a gambe levate.
Arrivò allo stagno e tutte le rane, non appena la udirono, si tuffarono in acqua e si nascosero nella fanghiglia.
“Meno male!” si consolò la lepre.
“Per quanto si possa essere paurosi, c’è sempre chi ha più paura di noi!

 

 
Creato da: fabiana.giallosole il 18/02/2012
COPDUS - Coordinamento Provinciale Docenti Utilizzati di Sassari

 

 

COMUNICATO COBAS

Post n°3226 pubblicato il 04 Marzo 2015 da fabiana.giallosole
 

Da Cobas Roma

Comunicato-stampa

Buffonesca conclusione del CdM: Renzi vuole fregare i precari?

Il 10 marzo in piazza al Parlamento: decreto subito, con le 150 mila assunzioni promesse.
E la cattiva scuola di Renzi si conferma tale nelle linee-guida presentate al CdM
Ancora una volta il decisionismo renziano sembra entrare in crisi davanti alla scuola pubblica. O si tratta dell’ennesima furbata e Renzi vuole fregare i precari? Dopo tanti roboanti annunci, neanche ieri il governo ha varato il Piano-scuola e soprattutto l’attesissimo decreto per l’assunzione stabile promessa a 150 mila precari. Tra la ministra Giannini che voleva il decreto per i precari subito e Renzi che intendeva mettere tutto in un Disegno di Legge, il CdM non ha varato né l’uno né l’altro ma solo esaminato le “linee-guida” del Piano. Renzi ha presentato la decisione come una “concessione” democratica al Parlamento, ma è forte il sospetto che voglia scaricare su di esso la responsabilità di non assumere i precari, dati i tradizionali tempi lunghi dei DdL.

Ma come? Renzi ha proceduto per decreto decine di volte su temi di nessuna urgenza e non lo fa per un provvedimento che di sicuro ha i tempi stretti per l’immissione “in ruolo” a settembre? E i sospetti aumentano quando si passa alle cifre, perché i 150 mila promessi ora si ridurrebbero a meno di centomila, e solo una parte degli iscritti/e GAE avrebbe davvero il posto, mentre solo un migliaio di coloro che, pur non nelle GAE, avrebbero diritto ad entrare in base alla sentenza della Corte europea (stabilizzazione per coloro che hanno i 36 mesi di insegnamento), verrebbero davvero assunti. Dunque, il 10 marzo il CdM deve varare il decreto ed esso, fermo restando la nostra richiesta di immissione “in ruolo” di tutti i precari/e che lavorano da tempo nella scuola, deve mantenere almeno la promessa dei 150 mila assunti: e il 10 saremo per questo davanti al Parlamento (ore 16).

Nello stesso tempo, le linee-guida del Piano Renzi presentate in Cdm ci confermano che si tratta proprio di “cattiva scuola”. Tutto l’armamentario della scuola-azienda e della misera scuola-quiz viene squadernato: studenti, scuole e docenti valutati con i grotteschi quiz Invalsi; scatti di anzianità aboliti in cambio di 60 euro dati, ogni triennio, in base al presunto “merito”, testato dagli invalsiani; contratti bloccati e neanche un euro di maggiore investimento per la scuola pubblica ma, anzi, il tentativo di aggirare ulteriormente la Costituzione ingigantendo i finanziamenti alle scuole private mediante il rimborso spese alle famiglie che la scelgono; contratti di apprendistato per gli studenti dei tecnici e professionali per 200 ore in azienda; gerarchizzazione dei docenti con “mentor”, “innovatori naturali”, “staff” ed altre assurde figure inutili o dannose per una buona didattica.

Queste ed altre varie “chicche” sono già sufficienti per ostacolare con la massima forza il percorso del Ddl, una volta garantito il decreto per i precari. In particolare, va messo in crisi il “cuore” dell’intero progetto, e cioè il “quizzificio” Invalsi, che ripeterà i suoi riti annuali il 5 e 6 maggio alle elementari, e il 12 maggio alle superiori: e dunque per quelle date annunciamo fin d’ora lo sciopero generale della scuola che, alle superiori, gestiremo insieme agli studenti in lotta contro i quiz. Nel frattempo, la massima opposizione dei docenti deve anche rivolgersi ai “nuclei” di sedicente “autovalutazione”, una grottesca parodia nella quale i “nuclei” si limitano a mettere delle crocette sulle decine di pagine del formulario imposto, come previsto, dall’Invalsi.

Renzi, nel suo video propagandistico su Facebook, ha detto che “della scuola non si occupano solo i rappresentanti dei Cobas.. ma le persone che hanno a cuore l’Italia”. Fermo restando che a lui, più che l’Italia, sta a cuore il proprio potere, di sicuro a noi, e lo abbiamo dimostrato in trenta anni di lotte, stanno a cuore le sorti della scuola pubblica, cruciali per le sorti dell’Italia stessa. E per questo faremo tutto il possibile per battere la cattiva scuola del “conducator” fiorentino.
Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
4 marzo 2015

 
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COMUNICATO STAMPA

Post n°3225 pubblicato il 04 Marzo 2015 da fabiana.giallosole
 

La "Buona scuola" di Renzi? megliolaLip!

Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica

Comitato a sostegno della Lip Scuola

COMUNICATO STAMPA 04/03/2015

Comitato nazionale di sostegno alla Legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”

Le indiscrezioni, divenute ormai certezza, sulle decisioni che prenderà il CDM in materia scolastica vanno nella direzione di un Ddl omnibus. Pensiamo che il cambio di rotta – dal decreto legge al disegno di legge – a cui riteniamo di avere saggiamente contribuito superi di fatto l’idea di procedere in modo autoritario su una materia tanto complessa, e permetta finalmente l’apertura di un vero e approfondito confronto in Parlamento e nelle scuole sul futuro del nostro sistema d’istruzione pubblico.

Chiediamo, insieme ai centomila cittadini che l’hanno sottoscritta, che nel dibattito parlamentare sia dato ampio spazio alla Legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”,  depositata al Senato con il n. 1583 e alla Camera con il n. 2630. Una legge rispettosa del dettato costituzionale e redatta a partire dall’esperienza e dalle riflessioni di chi opera e vive ogni giorno nelle scuole del nostro paese.

Rigettiamo con forza il ricatto che il Governo impone al Parlamento, strumentalizzando l’assunzione dei precari al fine di ottenere una approvazione, senza adeguato confronto parlamentare, su tutti gli altri capitoli della riforma, non solo non urgenti, ma spesso dannosi per la scuola pubblica statale.

Ricordiamo che l’assunzione dei precari è un atto dovuto per dare attuazione sia alla legge Finanziaria del 2007 sia alla sentenza della Corte di giustizia europea; la loro assunzione deve essere disposta con un immediato decreto legge e non può essere contingentata nei limiti degli attuali organici, ma deve comportare al contrario un adeguamento degli organici.

La mobilitazione a sostegno della Legge d’iniziativa popolare non si ferma, riproponendo con determinazione i punti principali della legge popolare:

  •  l’assunzione immediata dei precari in modo da coprire tutte le cattedre vacanti e quelle necessarie ad assicurare la riduzione del numero degli alunni per classe, l’ampliamento dell’offerta formativa (tempo pieno, ecc.), il sostegno, l’alfabetizzazione, la lotta alla dispersione scolastica.
  •  la scuola della cooperazione e della collegialità e non quella della competizione eterodiretta da Dirigenti manager e dalla burocrazia ministeriale;
  •  la piena gratuità della scuola statale con finanziamenti certi a tutte le scuole pari al 6% del PIL. No a scuole sostenute dai contributi dei genitori e dei privati. No a nuovi contributi alle scuole private;
  • classi di 22 alunni e non classi pollaio;
  • la scuola dell’infanzia statale garantita a tutti con l’ultimo anno obbligatorio e non la sua trasformazione in un servizio;
  • un sistema di valutazione autonomo dal Ministero che sostenga tutte le scuole aiutando quelle che operano in condizioni sociali disagiate al fine di dare a tutti gli studenti italiani la stessa offerta di istruzione e formazione.
  • Un rapporto fra scuola e lavoro finalizzato a garantire la libera scelta del proprio futuro agli studenti. No all’introduzione dell’apprendistato nelle scuole.

Aderiamo alla giornata di mobilitazione studentesca del 12 marzo organizzando iniziative nelle scuole e nelle città  che coinvolgano studenti, genitori, insegnanti, cittadine e cittadini.
Aderiamo inoltre con convinzione alla mobilitazione sociale del 28 marzo.

Non può esserci democrazia se non c’è una scuola democratica, non può esserci una scuola democratica se non c’è democrazia.  

Il Comitato nazionale di sostegno alla Legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”

 

 
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Quote pensionistiche

Post n°3224 pubblicato il 04 Marzo 2015 da fabiana.giallosole
 

Da "La Tecnica della Scuola"

Quote pensionistiche e ddl Concorrenza

Aldo Domenico Ficara

Rilanciato in questi ultimi giorni il concetto della pensione flessibile (uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni decrescenti), allo stesso modo viene evidenziata la c.d. quota 41 (uscita dal lavoro con 41 anni di contributi senza considerare l’età) e la quota 100.

La proposta più apprezzata che si avvicina molto alle “vecchie” quote della pensione di anzianità: i lavoratori, con essa, lascerebbero l’impiego a partire da 60 anni con almeno 40 anni di versamenti contributivi.

Rimanendo in tema di quote, rimane aperta per la scuola la questione Quota 96, infatti, mentre una parte della platea è riuscita comunque ad ottenere il pensionamento grazie ai benefici della legge 104 e al raggiungimento dei nuovi requisiti, per la parte restante la riforma della "buona scuola" avrebbe previsto per i quota 96 mansioni meno faticose, in modo da semplificarne le attività fino al raggiungimento della data di effettiva quiescenza.

Sempre in tema di pensioni tra le novità una nuova norma del ddl Concorrenza prevede una possibilità di uscita anticipata per gli iscritti ai fondi di previdenza complementare, disoccupati da più di due anni e a cui mancano meno di dieci anni per maturare i requisiti pensionistici richiesti. In altre parole chi ha perso il lavoro da oltre due anni potrà chiedere in anticipo l'erogazione della pensione maturata nel fondo di previdenza complementare, purché manchino dieci anni dal raggiungimento dei requisiti per accedervi.

 

 
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Conferma Giannini

Post n°3223 pubblicato il 04 Marzo 2015 da fabiana.giallosole
 

Da "La Tecnica della Scuola"

Ma Giannini conferma: rispetteremo l’impegno, il ddl frutto di accordo con Renzi

Alessandro Giuliani

Il ministro a Uno Mattina, su Rai uno: "quando si parla di precari, citiamo centinaia di migliaia di persone che non avendo avuto per 20 anni un concorso disponibile ogni 3 anni, come la nostra Costituzione e la legge indicano, si sono trovati in una condizione di aspettativa di assunzione, di 'precariato permanente'. Vogliamo porre fine a questo fenomeno". Poi precisa: il passagio da un decreto legge a un disegno di legge per la riforma della scuola lo "abbiamo maturato" con il premier.

Le proteste dei precari non scalfiscono le convinzioni del ministro Giannini. Che continua a rassicurare i precari in “odore” di assunzione: "rispetteremo tutti gli impegni più volte elencati", ha detto parlando della riforma della scuola a Uno Mattina, su Rai uno, il 4 marzo. "Quando si parla di precari, citiamo centinaia di migliaia di persone che non avendo avuto per 20 anni un concorso disponibile ogni 3 anni, come la nostra Costituzione e la legge indicano, si sono trovati in una condizione di aspettativa di assunzione, di 'precariato permanente'. Vogliamo porre fine a questo fenomeno".

Giannini ha quindi ribadito che le assunzioni dipenderanno dal "fabbisogno della scuola. Non pensiamo a un pacchetto che mettiamo dentro così come è. Abbiamo detto quali sono i fabbisogni e quali discipline verranno potenziate, come musica, arte, lingue, alternanza scuola-lavoro. I nostri insegnanti devono corrispondere a queste competenze, sia i neo assunti e sia i futuri concorsi". Ci saranno ancora supplenze? "Se si parte dal fabbisogno" della scuola per le assunzioni, serve "un periodo per mandare a regime una riforma complessa, che solo per un periodo molto limitato potrà avere qualche supplenza annuale. Ma è veramente l'ultimo periodo in cui si ricorre a questo strumento". Giannini ha fatto l'esempio degli insegnanti di matematica: "Non abbiamo tutti gli insegnanti che servono, nemmeno se assumiamo tutti quelli che sono nelle Gae".

Il titolare del Miur, ha anche tenuto a precisare che il passagio da un decreto legge a un disegno di legge per la riforma della scuola lo "abbiamo maturato" assieme al premier Matteo Renzi "per una consapevolezza della complessità e dell'importanza di questo provvedimento: ci siamo riuniti l'ultima volta ieri mattina a lungo", ha ricordato il ministro, sottolineando che "questa non è una riforma che assume precari, lo è anche. Ma non è questo il punto qualificante. Questa è una riforma che da' un progetto educativo nuovo alla scuola italiana".

 
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Sgravi paritarie

Post n°3222 pubblicato il 04 Marzo 2015 da fabiana.giallosole
 

Da “Il Fatto Quotidiano“

SGRAVI ALLE PARITARIE

Nel testo ci sono gli sgravi fiscali alle famiglie che frequentano le scuole paritarie, argomento di lacerazioni. C’è anche il 5 per mille allargato alle scuole e lo school bonus: a chi farà elargizioni agli istituti scolastici sarà concesso un credito d’imposta del 65%


Riforma della scuola, ecco come avverrà l’avanzamento di carriera dei docenti

Nelle bozze finali del decreto svelate le carte della "rivoluzione meritocratica". Il sistema di progressione sarà al 70% con bonus di merito: gli aumenti in busta paga dipenderanno dalla valutazione di un "nucleo interno di valutazione" composto da colleghi

“Rivoluzione meritocratica” doveva essere e rivoluzione sarà. Nella bozza del decreto legge sulla riforma della scuola (quello della discordia, che il governo starebbe pensando di convertire in ddl) il capitolo che riguarda la nuova carriera dei docenti conferma le intenzioni sbandierate nelle ultime settimane da Matteo Renzi e Stefania Giannini: dall’anno prossimo gli insegnanti italiani saranno giudicati. Anche dagli studenti. E i loro stipendi saranno legati ai “voti” ricevuti. Ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare una delle ultime bozze del decreto messo a punto dai tecnici del Ministero. Dopo la marcia indietro di lunedì sera e i timori di Renzi il provvedimento potrebbe essere convertito in un disegno di legge, “per coinvolgere le opposizioni“. Ma, anche se dovesse essere così, in questo testo confluiranno gli articoli 19 e 20 sulla “valutazione del docente” e la “progressione economica”. E la prima certezza è che il vecchio sistema basato solo sugli anni di servizio va in pensione. Ne nasce uno nuovo, a carattere misto, con il 30% soltanto riservato all’anzianità e il 70% ai bonus di merito. Fra cui i tanto discussi “crediti didattici”, che valuteranno la “qualità dell’insegnamento”.

La riforma della carriera è uno dei punti più contestati dalla riforma: i sindacati sono sul piede di guerra e i diretti interessati temono di perdere diverse migliaia di euro. Le tante proteste degli ultimi mesi sono servite solo in parte. Il Ministero ha fatto marcia indietro sull’idea di abolire completamente gli attuali “gradoni” (che restano, confinati però al 30%), e pure sull’ipotesi di assegnare i bonus solo ai migliori 2/3 del personale (tutti prenderanno tutto, seppur in misura diversa). Ma la coppia Renzi-Giannini ha tirato dritto sulla “questione meritocratica”, uno dei cavalli di battaglia della loro gestione. Come previsto già nel piano “La Buona scuola”, nasceranno tre tipologie di crediti: didattici, in relazione alla qualità dell’insegnamento; formativi, per formazione, attività di ricerca e produzione scientifica; professionali, in funzione della “partecipazione attiva all’organizzazione e alle progettualità” della scuola. Era meno previsto, invece, che nella valutazione dei docenti potessero rientrare gli stessi studenti: il “riconoscimento dei crediti didattici – si legge infatti nel decreto – avviene attraverso la rilevazione delle attività di insegnamento e di analisi della documentazione prodotta dal docente, sentiti anche gli studenti e le famiglie”. Resta da chiarire quanto incisivo sarà questo parere, ma sembra che i ragazzi avranno voce in capitolo sulla carriera dei propri insegnanti.

Il “Nucleo interno di valutazione” sarà composto dal preside, da due docenti “mentor” (nuova figura, scelti fra gli insegnanti con risultati più alti, a cui sarà riconosciuto una maggiorazione dello stipendio del 10%), un docente di staff e un dirigente esterno. Dai loro giudizi su base triennale dipenderanno i bonus in busta paga. Qui c’è l’altra grossa novità rispetto al piano di partenza: sono previste tre diverse fasce economiche su cui verranno distribuiti i docenti di ogni scuola in base ad una sorta di graduatoria. Tutti, dunque, beneficeranno in qualche maniera dei nuovi scatti. Però alla fascia maggiore potranno accedere solo alcuni. E i docenti che per due cicli consecutivi non soddisfano i requisiti minimi, “saranno soggetti a specifiche procedure di verifica” (mentre in origine sembravano escluse possibili sanzioni), e non avranno diritto ad alcun incremento stipendiale.

E i sindacati che ruolo avranno in questa riforma? Il governo riconosce che la materia li riguarda da vicino, e per questo apre alla “stipulazione di un contratto collettivo nazionale di lavoro”. Una concessione alle parti sociali, ma fino ad un certo punto: “Se il perfezionamento negoziale non sarà concluso entro il 31 luglio”, il governo andrà avanti da solo. Se il testo verrà confermato nel disegno di legge, dunque, si annuncia battaglia con le parti sociali. E anche con gli insegnanti. Perché il nuovo sistema – precisa il decreto – sarà “a spesa invariata”: gli stessi soldi che in passato venivano utilizzati per i “gradoni di anzianità” dovranno bastare a finanziare anche il nuovo meccanismo meritocratico. Qualcuno, per forza di cose, ci rimetterà.


 



 
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Il Coordinamento provinciale dei Docenti Utilizzati di Sassari (COPDUS), si è costituito ufficialmente nel mese di settembre 2011, in seguito alla necessità di fronteggiare il nefasto articolo 19 della Legge 111 del 15 luglio 2011 col quale si dispone la messa in mobilità intercompartimentale dei docenti inidonei o il declassamento a personale ATA con conseguente riduzione stipendiale.

Esserci costituiti in gruppo è stato per tutti noi fondamentale in quanto ci ha dato da subito la forza e la determinazione, entrambe importanti, per intraprendere tutte quelle azioni di lotta civile allo scopo di trovare soluzioni al problema che ci ha visti coinvolti, assieme ad altri quasi 4000, a livello nazionale.

Ritrovarci con cadenza settimanale ci fa sentire, non solo più uniti e aggiornati sull'evolversi della nostra situazione, ma soprattutto più sicuri e positivi nell'affrontarla.

Per questo motivo, e non solo, abbiamo col tempo sentito il bisogno di creare questo BLOG ossia uno spazio per informarci ed informare anche coloro che trovandosi nella nostra situazione pur non facenti parte del coordinamento di Sassari, avranno piacere di visitarci e saranno i benvenuti.

Al tempo stesso vogliamo che questo sia uno spazio oltre che di informazione anche di incoraggiamento al "ce la faremo" e al "non smettere" e quindi non vuole avere e non avrà aspetti e contenuti sterili o "istituzionalizzati".


e-mail: copdus@gmail.com oppure fabianagiallosole@libero.it

 

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FabianaGiallosoleq

 

 

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