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Buona notte

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Non ti arrendere mai,
neanche quando la fatica si fa sentire,

neanche quando la delusione ti avvilisce,

stringi i pugni, sorridi……….e ricomincia. 

(San Leone Magno)

 

 

Aforismi e frasi celebri

 

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L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile…

prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione.

(Oscar Wilde)

 

L'angolo della fiaba, a cura di Marina

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La lepre e le rane

Una lepre stava a rammaricarsi per la sua incorreggibile paura che la faceva sempre scappare da ogni cosa, e faceva grandi propositi di comportarsi più coraggiosamente quando un rumore la fece fuggire a gambe levate.
Arrivò allo stagno e tutte le rane, non appena la udirono, si tuffarono in acqua e si nascosero nella fanghiglia.
“Meno male!” si consolò la lepre.
“Per quanto si possa essere paurosi, c’è sempre chi ha più paura di noi!

 

 
Creato da: fabiana.giallosole il 18/02/2012
COPDUS - Coordinamento Provinciale Docenti Utilizzati di Sassari

 

 

RITA

Post n°2968 pubblicato il 29 Agosto 2014 da fabiana.giallosole
 
Tag: RITA

a

Per la nostra amica A.A. Rita:

Poichè …hai capito che solo chi si impegna riesce a raggiungere qualsiasi traguardo,
hai avuto la felice idea di “allearti” con il Copdus che ti ha avvicinato ai Cobas,
hai creduto nel motto “Non smettiamo di farci sentire”,condividendolo e scendendo in piazza a fianco ai Docenti Idonei ad altri compiti per difendere i reciproci diritti a mantenere ognuno il proprio posto di lavoro,
hai partecipato con noi per 3 anni a , sit-in , convegni, dialogato con funzionari ministeriali, politici ,
hai tenuto duro anche quando tutti cercavano di scoraggiarti…
Siamo lieti di condividere la tua gioia per l’avvenuta, agognata e sospirata immissione in ruolo!
Insomma….AUGURI RITAAA. Un abbraccio forte da tutti noi.

Come scrisse Cervantes “Nessun limite eccetto il cielo”…

 
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RIFORMA

Post n°2967 pubblicato il 29 Agosto 2014 da fabiana.giallosole
 
Tag: Riforma

Da "Il Manifesto"


La riforma è un fantasma


La svolta epocale è stata rimandata. Ieri sera, a conclusione del chiarificatore incontro con Napolitano, il governo ha scelto di non presentare il «pacchetto scuola»nel Consiglio dei ministri di oggi.

Roberto Ciccarelli

Aveva promesso di stupire il mondo della scuola. E ci è riuscito. A poche ore dal Ferragosto il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha rassicurato di essere al lavoro con il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini e «il suo staff» per correggere le virgole di un provvedimento ambizioso che avrebbe cambiato il futuro dei figli dei nostri figli nel 2038. E non era mancato l'annuncio sensazionale: risolvere una volta per tutte il precariato nella scuola, anche perché è in arrivo la sentenza della Corte Europea che comminerà all'Italia una pesante multa per sfuttamento dei docenti con un'anzianità superiore ai 36 mesi. «Assumeremo 100 mila precari», non importa se in tre anni e a partire dal 2017. E non subito, dal primo settembre. Una poco più che normale operazione di immissione in ruolo, alzando i numeri dei subentri attuali e spalmandoli su un triennio. La svolta epocale è stata rimandata. Ieri sera, a conclusione del chiarificatore incontro con Napolitano, il governo ha scelto di non presentare il «pacchetto scuola»nel Consiglio dei ministri di oggi. È il ritorno alla realtà dopo un'intensa settimana di propaganda, un laissez-faire interessato rilanciato ieri su twitter da Renzi: «Magari prima aspettate che presentiamo la riforma, no? Ancora non abbiamo presentato nulla. Buon lavoro». L'attesa è stata inutile, Troppo il lavoro. È stato scelto di evitare l'ingolfamento di misure in Cdm dove approderanno lo Sblocca-Italia e la giustizia. In realtà i soldi non ci sono. Per assumere circa 30 mila persone all'anno sarebbero necessari 4-500 milioni di euro. Moltiplicati per tre fa la cifra astronomica (per i criteri dell'austerità) di 1,2-1,5 miliardi. Una spesa non finanziabile con i tagli della spending review alla spesa pubblica con i quali il governo intende finanziare una parte sostanziosa del bonus Irpef da 80 euro, attualmente scoperto. Dopo la grancassa, la figuraccia. E il governo, in minuti concitati usati per trovare una ragione, ha precisato: «La riforma slitta, non salta. Per evitare troppa carne al fuoco». E dire che il provvedimento era il pilastro della «ripartenza con il butto» delle brevi e caotiche vacanze dell'esecutivo. Avere messo in agenda la scuola, senza contenuti né coperture. è servito ad distogliere l'attenzione dalle divisioni provocate dagli annunci di Poletti sulle pensioni. Ma non è stato utile a cancellare l'immobilismo di un governo che parla troppo e non conclude nulla. 21 temi della scuola non sorto nel decreto (Sblocca Italia, ndr), saranno in altri strumenti» ha detto il ministro dell'Economia Padoan. Se ne riparlerà, forse, nella legge di stabilità. Lo «slittamento» della riforma trasferirà il carico di nonsense e di velleità riformistiche ispirate ad una visione aziendalista e competiriva dell'istruzione in questo contenitore. Dal 1 ottobre a fine anno sulla griglia il governo metterà a cuocere una quantità di «carne al fuoco» che farà impallidire quella di Ferragosto. Le linee guida sulla scuola verranno ripresentate agli esami di riparazione di settembre. Non avranno comunque un valore di decreto. L'esecutivo intende sottoporle ad una consultazione, anche online, con i sindacati, gli studenti, le famiglie e i cittadini, è prevedibile che la confusione così generata produrrà nuove occasioni di contestazione. Quelle annunciate dagli studenti medi il 10 ottobre o la manifestazione degli universitari e dei precari prevista per il 14 novembre. Renzi si è cacciato in un imbuto dove precipiteranno i flussi dell'opposizione, insieme al vero dramma: la mancanza di risorse per la sua politica degli annunci. Da Palazzo Chigi fanno sapere che il premier va veloce e ha già messo la testa sulla conferenza stampa di lunedì prossimo sui mille giorni. Per il fine settimana l'appuntamento è andato a vuoto: la scuola non rientrerà tra le «riforme strutturali» da presentare al Consiglio Europeo di sabato e nemmeno nell'incontro a Parigi con Hollande. Il suo governo «vuole fare come Renzi». Un paragone non augurabile nemmeno al «socialismo dell'offerta» francese. In questo quadro non cambia di segno la manifestazione del personale scolastico «Quota 96», dei sindacati e dei precari prevista per oggi alle 11 a piazza SS Apostoli a Roma. Sarà la prima manifestazione di una stagione turbolenta

 
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Piano governo

Post n°2966 pubblicato il 27 Agosto 2014 da fabiana.giallosole
 

Da "Il Corriere della sera"
Da assumere ma senza cattedra fissa Il piano del governo per i precari

Sono 120 mila i professori a termine, difficile stabilizzare tutti subito

ROMA — Sono 120 mila, più ventimila tra bidelli e segretarie: costano quasi un miliardo all’anno e lavorano per coprire i buchi nell’organico della scuola. Sono i supplenti che venerdì Matteo Renzi e Stefania Giannini vorrebbero trasformare in nuovi assunti. Non tutti certo, per questione di costi e di risorse e anche perché non tutte le supplenze sono uguali: ci sono emergenze, brevi assenze e poi supplenze annuali che si ripetono negli anni, a volte anche per decenni perché la cattedra non è «disponibile» ma di fatto i supplenti si alternano in un posto che potrebbe essere fisso. Quello che vorrebbero provare a fare al Miur è trasformare una parte di questi docenti in organico di funzione, cioè assunti ma senza cattedra a disposizione dei presidi magari di più scuole vicine sul territorio. Finché la cattedra resta disponibile dunque non cambierà il supplente di anno in anno e gli studenti potranno avere lo stesso prof, poi si potrà accedere ad altri posti. In sintesi è questo quello che dovrebbe succedere con l’abolizione dei supplenti annunciata lunedì dal ministro Giannini e rilanciata ieri anche dal premier nell’incontro con i parlamentari Pd. Come però questo succederà ancora non è chiaro: quanti supplenti e in quanti anni questi precari verranno assunti, in che modo verranno assunti, se ci saranno graduatorie a parte che i presidi aggiornano ogni tre o quattro anni. Se ne dovrà discutere anche con i sindacati, in linea di principio non ostili, visto che il rinnovo del contratto è in vista per il 2015. E bisognerà dare una risposta veloce perché proprio sui precari (troppi e per troppo tempi) pende sul governo italiano il giudizio della Corte europea di Giustizia che nei prossimi mesi dovrà esprimersi sul ricorso del tribunale di Napoli. La condanna costerebbe molto cara alle casse dello Stato. Per la stabilizzazione di certo per quest’anno scolastico non c’è più niente da fare: i supplenti resteranno tali. Se ne parlerà il prossimo anno se il ministro Giannini riuscirà a superare le difficoltà che sull’abolizione dei supplenti aveva incontrato il ministro Francesco Profumo nel 2012, quando propose una soluzione come questa. Venerdì, nel presentare le linee guida, Renzi cercherà di parlare più di studenti che di professori, insisterà sulla necessità di nuove competenze per i ragazzi del futuro: più inglese, più geografia (già reintrodotta lo scorso anno dal ministro Carrozza per gli istituti tecnici), più storia dell’arte e musica. Il come è ancora tutto da scrivere, se ne parlerà nella consultazione «porta a porta» che si aprirà (online, in verità) nelle prossime settimane: «Le scuole che hanno fatto esperienze positive ce le mandino, potremmo trovare anche soluzioni già collaudate», ha chiesto nei giorni scorsi il ministro Giannini. Poi si comincerà a scrivere qualche provvedimento. Al momento, ma il preconsiglio è fissato per giovedì sera, non è prevista la soluzione del nodo dei quota 96, che se così sarà il 1° settembre continueranno a stare in cattedra. Il premier aveva promesso una soluzione subito dopo il pasticcio parlamentare di fine luglio, ma poi aveva frenato. Il comitato dei quota 96 ha organizzato proprio per venerdì mattina una manifestazione a Piazza Santi Apostoli. Infine nei prossimi mesi resterà da dare sostanza alla promessa di valorizzazione degli insegnanti meritevoli. Il riconoscimento del merito in cattedra era stata una delle battaglie non concluse del ministro Mariastella Gelmini, che aveva sperimentato la valutazione tra insegnanti nella stessa scuola. Da settembre comunque, a compimento della riforma Gelmini, le scuole sono obbligate a pubblicare annualmente la loro scheda di autovalutazione, primo passo oltre all’Invalsi per dare un voto agli istituti e alla loro didattica. Diverse le soluzioni da adottare: potrebbero essere i presidi a disporre di risorse per gli insegnanti, ma questo resta uno dei capitoli più delicati, non solo per reperire le risorse per premiare i più bravi: la valutazione dei singoli insegnanti del resto esiste in pochissimi sistemi scolastici. Gianna Fregonara
 
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GIANNINI

Post n°2965 pubblicato il 26 Agosto 2014 da fabiana.giallosole
 

Da "La Tecnica della Scuola"


Giannini: la libertà di scelta educativa non è stata mai garantita


In attesa di scoprire come saremo effettivamente sbalorditi dal Governo il prossimo 29 agosto, la ministra dell’istruzione, Giannini, a Rimini anticipa un approccio diverso con le scuole paritarie. Previsto anche l’aggiornamento dei prof 

Intanto la ministra intenderebbe puntare sull’aggiornamento dei docenti: “Faremo una proposta molto articolata e consistente per l’aggiornamento e la formazione degli insegnanti. Ci saranno criteri di valutazione. Sarà premiata l’attività positiva, anche con aumenti di stipendio, e penalizzato chi non fa il suo dovere. Non possiamo più attenerci solo a un criterio di anzianità. Sono certa che nessuno avrà timore di essere valutato nel merito”.

Affermazione che porta in sé una buona dose di reale esigenza dei docenti, quella cioè di avere riconosciuto il proprio lavoro e l’impegno, che troppo spesso rimangono nell’ombra, allo stesso modo di chi in classe ama altri impegni, dissertando magari sul nulla o disertando del tutto le lezioni. La ministra fa dunque riferimento al Sistema nazionale di valutazione che a settembre prenderà il via.

Per quanto riguarda invece le scuole private, laiche e cattoliche, e del cui tema si sta già occupando il sottosegretario Toccafondi, ciellino proveniente dal Pdl poi Udc, che ha presentato la sua proposta al ministro, l’ipotesi sarebbe quella di intervenire non sul finanziamento diretto ma sulla detassazione delle spese e delle rette, così come da tempo veniva proposto dai passati governi di centro destra.

Dice Giannini: “Noi dobbiamo offrire un progetto educativo complessivo. Pensare una scuola che sia organizzata dallo Stato o dall’iniziativa privata. La libertà di scelta educativa nel nostro paese non è mai stata garantita. La legge Berlinguer del 2000 non è stata applicata. Il finanziamento alle paritarie è sempre stato preteso, concesso, negato, negoziato. Dobbiamo uscire dalla logica che ci siano gli amici delle famiglie contro gli amici dello Stato. L’uno affonda senza le altre e viceversa. Il rapporto con le paritarie si risolve insieme senza pregiudizi ideologici, che pesano più dei soldi”.

La ministra ritorna così anche su un tema assai caro al centro destra, quello cioè del “pregiudizio ideologico” della sinistra che finora avrebbe impedito una effettiva parità tra pubblico e privato sul versante dell’istruzione. Tuttavia dall’esame dei dati, tale pregiudizio dovrebbe essere capovolto dal momento che sono le paritarie che, scegliendosi i docenti, al di fuori e al di là delle graduatorie, implementano un giudizio apriori sull’insegnamento, proprio perché la cosiddetta “libertà di educazione” non può prescindere dal docente e quindi dalla sua formazione ideologica che deve corrispondere agli obiettivi educativi della scuola privata, cattolica o no.

 
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GIANNINI

Post n°2964 pubblicato il 26 Agosto 2014 da fabiana.giallosole
 

Da "Il Manifesto"


Giannini: «Abolire le supplenze»

Istituzione della «meritocrazia» tra gli insegnanti e riforma della professione docente su tre fasce stipendiali: insegnanti ordinali, esperti e senior. Lo stipendio dei professori a scuola sarà così legato al «merito» e non all'anzianità di servizio. Da istituzione pubblica, la scuola italiana verrà trasformata secondo i criteri aziendalistici dove c'è la concorrenza tra i dipendenti e i dirigenti sulla base del loro rendimento nella formazione degli studenti e della «produttività» degli istituti in cui lavorano. «Chi fa di più prende più soldi» è l'idea di fondo dell'esecutivo. Poi c'è l'eliminazione delle supplenze brevi per 400 mila docenti precari iscritti alle graduatorie di istituto e creazione dell'«organico funzionale». Quello «di fatto», sul quale è organizzata la scuola italiana dovrebbe andare in soffitta. Sono i punti principali della «riforma» della scuola alla quale starebbe lavorando il governo Renzi in vista dell'atteso Consiglio dei ministri di venerdì 29 agosto. In quella occasione, il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini presenterà una «visione» articolata in «29 linee guida». «I supplenti non saranno eliminati fisicamente» ha precisato ieri Giannini al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Per Giannini le supplenze andranno «riconsiderate», anche perché «si sa già dall'inizio dell'anno scolastico quali sonò i posti da sostituire stabilmente» ma «un meccanismo perverso che ci trasciniamo da decenni non ci consente di lavorare se non con l'organico di diritto e quindi di riempirlo attraverso le graduatorie». Il suo obiettivo è «ragionare in termini di organico funzionale e non di organico di diritto che si distingue dall'organico funzionale. Le supplenze non fanno bene nè a chi le fa nè a chi le riceve». Si parla inoltre di un ripescaggio della «le e Aprea» che il governo Monti era stato costretto a ritirare dopo una massiccia mobilitazione degli studenti medi nel 2012; del perfezionamento dell'alternanza «scuola-lavoro» sul «modello tedesco»: gli studenti degli istituti professionali e tecnici andranno a lavorare da aprpendisti si dal 4" anno. Si vocifera di un piano straordinario di immissioni (100mila) in ruolo su tutti i posti vacanti e un concorso ogni due anni. Per Mimmo Pantaleo (Flc-Cgil) «se rispondono a verità le indiscrezioni sugli scatti e la meritocrazia fuori dal sistema contrattuale per noi è inaccettabile». Le «linee guida» verranno discusse per due mesi da settembre. Il «pacchetto» dovrebbe contare su fondi ulteriori rispetto al miliardo stanziato sull'edilizia scolastica. ro. ci.

 
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 CHI SIAMO

Il Coordinamento provinciale dei Docenti Utilizzati di Sassari (COPDUS), si è costituito ufficialmente nel mese di settembre 2011, in seguito alla necessità di fronteggiare il nefasto articolo 19 della Legge 111 del 15 luglio 2011 col quale si dispone la messa in mobilità intercompartimentale dei docenti inidonei o il declassamento a personale ATA con conseguente riduzione stipendiale.

Esserci costituiti in gruppo è stato per tutti noi fondamentale in quanto ci ha dato da subito la forza e la determinazione, entrambe importanti, per intraprendere tutte quelle azioni di lotta civile allo scopo di trovare soluzioni al problema che ci ha visti coinvolti, assieme ad altri quasi 4000, a livello nazionale.

Ritrovarci con cadenza settimanale ci fa sentire, non solo più uniti e aggiornati sull'evolversi della nostra situazione, ma soprattutto più sicuri e positivi nell'affrontarla.

Per questo motivo, e non solo, abbiamo col tempo sentito il bisogno di creare questo BLOG ossia uno spazio per informarci ed informare anche coloro che trovandosi nella nostra situazione pur non facenti parte del coordinamento di Sassari, avranno piacere di visitarci e saranno i benvenuti.

Al tempo stesso vogliamo che questo sia uno spazio oltre che di informazione anche di incoraggiamento al "ce la faremo" e al "non smettere" e quindi non vuole avere e non avrà aspetti e contenuti sterili o "istituzionalizzati".


e-mail: copdus@gmail.com oppure fabianagiallosole@libero.it

 

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