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Buona notte

d

 

Non ti arrendere mai,
neanche quando la fatica si fa sentire,

neanche quando la delusione ti avvilisce,

stringi i pugni, sorridi……….e ricomincia. 

(San Leone Magno)

 

 

Aforismi e frasi celebri

 

q

L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile…

prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione.

(Oscar Wilde)

 

L'angolo della fiaba, a cura di Marina

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La lepre e le rane

Una lepre stava a rammaricarsi per la sua incorreggibile paura che la faceva sempre scappare da ogni cosa, e faceva grandi propositi di comportarsi più coraggiosamente quando un rumore la fece fuggire a gambe levate.
Arrivò allo stagno e tutte le rane, non appena la udirono, si tuffarono in acqua e si nascosero nella fanghiglia.
“Meno male!” si consolò la lepre.
“Per quanto si possa essere paurosi, c’è sempre chi ha più paura di noi!

 

 
Creato da: fabiana.giallosole il 18/02/2012
COPDUS - Coordinamento Provinciale Docenti Utilizzati di Sassari

 

 

Lavoratori scuola

Post n°3319 pubblicato il 28 Marzo 2015 da fabiana.giallosole
 

Da "OrizzonteScuola”


I lavoratori della scuola chiedono ai sindacati lo sciopero e l'unità per contrastare il DDL



di redazione


inviato in redazione - Come annunciato da mesi la riforma della scuola è ormai diventata realtà con il varo del disegno di legge che sarà a breve presentato in Parlamento. Il DDL ha superato ogni più fervida immaginazione rivelandosi peggiore della brochure presentata dal Presidente del Consiglio nel mese di Settembre.

L'unico aspetto positivo della millantata riforma, ovvero la stabilizzazione di tutto il personale precario, si è drasticamente ridimensionato e reso incerto da alcuni commi presenti nel DDL.

Lo spettro della chiamata diretta da parte dei Dirigenti Scolastici, dapprima velatamente accennato, è ora diventato una fortissima realtà con il varo degli albi regionali, dai quali il Dirigente potrà attingere a suo insindacabile giudizio.

L'ultima stangata alla libertà dei docenti e della scuola tutta è rappresentata dal “Piano dell'offerta formativa triennale” che sarà a totale carico del Dirigente Scolastico e verrà redatto senza nessun coinvolgimento da parte del Collegio dei Docenti, definitivamente svilito e snaturato di ogni suo precedente e legittimo potere decisionale.

Per queste e altre "novità" presenti in questo DDL, i lavoratori della scuola statale ritengono che sia necessaria e urgente una grande mobilitazione, che costringa il Governo a recedere sui propri passi e annulli definitivamente la sua presentazione.

I lavoratori della scuola chiedono con forza che:

• le sopraelencate organizzazioni sindacali destinatarie decidano congiuntamente mettendo da parte le antiche divisioni;
• sospendano le iniziative prese in modo autonomo;
• indicano celermente uno sciopero generale unitario di tutto il settore scuola contro questo Disegno di Legge.

I lavoratori della scuola sono stanchi di:
• subire “riforme e controriforme” calate dall'alto,
• essere chiamati in causa per aderire ad iniziative mai negoziate, mai discusse unitariamente,
• essere convocati all’occorrenza e strumentalizzati per contrastare azioni mai condivise.

Questa è l'ultima occasione che i lavoratori hanno di far capire a chi governa che vogliono essere soggetto promotore della riforma della scuola e non oggetto di atti unilaterali da parte dei vari Governi.

Se le organizzazioni sindacali non daranno seguito a questa richiesta, i lavoratori della scuola autorganizzati saranno costretti a cercare da soli di contrastare il DDL, non potendo e non volendo più dividersi infruttuosamente in tante iniziative separate.

Primi firmatari:
PROFESSIONE INSEGNANTE (33.500 utenti)
LA SCUOLA PUBBLICA NON DEVE FINIRE (13.100 utenti)
DOCENTI IMMOBILIZZATI (2470 utenti)
DOCENTI UNITI: NO AL DDL SCUOLA (2400 utenti

Le Organizzazioni sindacali cui è rivolto l'appello

FLC CGIL - UIL - CISL SCUOLA - SNALS - GILDA-UNAMS - COBAS SCUOLA - ANIEF - USB - UNICOBAS -

 

 
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Blocco contratto

Post n°3318 pubblicato il 28 Marzo 2015 da fabiana.giallosole
 

Da “La Tecnica della Scuola”


Il blocco del Contratto scuola finisce in tribunale


Quello del blocco dei contratti è un provvedimento sicuramente antisindacale e addirittura illegittimo. A sostenerlo è la Flc-Cgil che a tal proposito ha depositato, presso il tribunale di Roma un ricorso finalizzato a sanzionare tale comportamento da parte del Governo.

Lucio Ficara

Per il sindacato guidato da Mimmo Pantaleo le norme che hanno disposto e prolungato il blocco dei contratti dal 2010 a tutto il 2015 sono ingiuste, inique ma anche anticostituzionali.

Sul sito nazionale della Flc-Cgil è scritto a chiare lettere che: “Il Governo, con il blocco reiterato dei contratti e con la conseguente grave perdita del potere d’acquisto dei salari subita dai lavoratori, pregiudica quanto sancito dalla Costituzione ovvero che ad ogni lavoratore sia garantita una retribuzione sufficiente e proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e che tale diritto possa essere esercitato mediante la contrattazione collettiva (art. 36 e 39 della Costituzione)”.

Purtroppo anche con il DdL sulla scuola che prossimamente verrà discusso alla Camera dei Deputati, si continua a negare il diritto del rinnovo contrattuale.

La via che piace tanto al Governo Renzi di decidere in modo unilaterale su questioni tipicamente di carattere contrattuale, finisce in tribunale nelle mani della giustizia. Vedremo come andrà a finire, se il Governo tornerà, come ha fatto in altre occasioni, su i suoi passi o se la questione sarà regolata sul fronte dello scontro sindacale da una parte e delle sentenze giudiziarie dall’altra.

 
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Da “Tuttoscuola”

Post n°3317 pubblicato il 27 Marzo 2015 da fabiana.giallosole

Il Ddl Buona Scuola fermo al Colle

 

Il presidente Mattarella, a quanto sembra, procede con molto rigore nell'esame del ddl

Notizie di agenzia e voci degli ambienti parlamentari danno in stallo il ddl sulla Buona Scuola presso il Quirinale.

Atteso nella mattinata di giovedì 26 in Commissione Cultura alla Camera, è invece tuttora all'esame del Capo dello Stato.

Il presidente Mattarella, a quanto sembra, procede con molto rigore nell'esame del ddl, come ha fatto probabilmente (non ci sono conferme ufficiali), quando, ormai quasi un mese fa, il maxi-decreto legge sulla Buona Scuola venne all'improvviso bloccato per trasformarsi nel disegno di legge.

In questo modo i tempi per approvare la stabilizzazione dei centomila si fanno sempre più stretti, se non impossibili.

 

 
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Da “La Tecnica della Scuola”

Post n°3316 pubblicato il 27 Marzo 2015 da fabiana.giallosole

I prof vanno in vacanza con i sensi di colpa?

Lucio Ficara

I tre mesi di vacanza estiva sono una pura favola. Le brevi vacanze pasquali servono solo per "riprendere fiato" ma anche per correggere compiti e preparare le lezioni.

Stanno arrivando le vacanze di Pasqua e le aule delle scuole italiane si svuoteranno per almeno 5 giorni. Scorrendo i vari calendari scolastici regionali, di norma le vacanze pasquali andranno, in quasi tutte le regioni d'Italia, dal 2 fino al 7 aprile, con eccezione di Umbria e Abruzzo che prolungheranno le vacanze fino al giorno 8 aprile compreso. Si tratta di una breve vacanza di 6 giorni che serve a fare tirare il fiato a studenti e professori, impegnati quotidianamente a svolgere, con ritmi sostenuti, programmi scolastici molto ampi ed articolati.
Sarà vera vacanza per tutti i docenti? Purtroppo ci sono anche quei docenti che si porteranno a casa i compiti scritti fatti alla fine di marzo, per cui parlare di vera e propria vacanza in alcuni casi sembra un azzardo. Questi professori e professoresse impegneranno diverse ore delle giornate di vacanza, per correggere le centinaia di compiti dei propri alunni. Quindi vacanza per modo di dire per questi insegnanti. Eppure c'è chi, come ad esempio alcuni nostri politici, non perde occasione a sostenere che gli insegnanti godono di un eccessivo tempo di vacanza.
C'è chi  sostiene, maldestramente ed inopportunamente, che i docenti fruiscono di tre mesi di vacanza l'anno, quasi fossero dei nullafacenti che vengono stipendiati per stare sempre in vacanza. Si tenta di insinuare nei professori dei veri e propri sensi di colpa. Chi conosce la scuola, e sa bene quante energie intellettuali si sprecano per formare ed istruire intere scolaresche, dalla scuola dell'infanzia al liceo, sa anche che le vacanze servono per ritemprarsi e che sono indispensabili per la salute psicofisica dei docenti.
Il lavoro intellettuale del docente è molto usurante, perché non si limita allo svolgimento dell'attività frontale con la classe, ma continua, intensamente e deontologicamente, per grande parte della giornata, causando picchi di stress e di dispendio di energie notevoli. Quindi nessun senso di colpa nel fruire di qualche giornata di risposo, sempre se ciò è possibile.
Per quanto riguarda i tre mesi estivi di vacanza, tanto pubblicizzati da alcuni politici incompetenti di scuola, siamo alla pura mistificazione della realtà. Gli insegnanti in vacanza per tre mesi? Ma quando mai! Chi lo sostiene è in malafede e magari , facendo tali affermazioni, tenta di costituirsi un paravento giustificativo per i prossimi provvedimenti parlamentari che saranno fatti sulla scuola. Incominciamo a dire che il docente fruisce contrattualmente di 36 giorni di ferie, che può richiedere nei soli mesi di luglio e di agosto. Quindi un docente che decidesse di andare in ferie il primo di luglio 2015, fruendo dei 36 giorni di ferie, dovrà tornare in servizio a scuola il giorno 18 agosto. Bisogna anche tenere conto che di norma fino alla metà del mese di luglio ci sono, almeno nelle scuole secondarie di secondo grado, gli esami di Stato, e che intorno al 25 agosto si riprende con gli esami del debito scolastico. E poi non si tiene conto che per concludere un anno scolastico e per avviare quello successivo, ci sono diversi docenti che lavorano anche l'estate. Ma di cosa parlano i politicanti che non conoscono la realtà delle scuole? Abbiano la compiacenza di tacere e pensare alle cose urgenti di cui il Paese ha bisogno, sapendo che i docenti non hanno sensi di colpa ma piuttosto si sentono troppo accusati ingiustamente.

 

 
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Da “La Repubblica”

Post n°3315 pubblicato il 27 Marzo 2015 da fabiana.giallosole

Scuola, autonomia a metà per i presidi: più poteri ma il fondo cassa resta alla Banca d'Italia

La riforma del governo vara nuovi strumenti finanziari per i dirigenti scolastici. Ma resta in vigore legge del governo Monti del 2012 che assoggetta il sistema scolastico alla Tesoreria unica

Cinzia Gubbini

SI fa presto a dire autonomia, ma senza soldi è più difficile. E la riforma della scuola che presto arriverà in Parlamento nasconde una contraddizione. Da una parte immagina un dirigente scolastico-sindaco, che deve preoccuparsi anche di trovare risorse. A questo scopo vengono forniti anche strumenti finanziari nuovi, come il 5x1000 o lo 'school bonus', che prevede uno sgravio per tutti coloro che faranno donazioni a una istituzione scolastica. Dall'altra però il ddl non restituisce ai dirigenti scolastici il fondo cassa che fino a pochi anni fa potevano gestire direttamente individuando tramite bando una "banca tesoriera". Dal 2012 tutto è tornato in mano allo Stato, e le scuole non hanno più una loro cassa autonoma, ma solo una "banca cassiera" su cui è depositato un conto corrente che fa da interfaccia con la Tesoreria unica.

Il ratto delle risorse scolastiche. La legge che ha centralizzato tutti i soldi delle scuole in Banca d'Italia è la 135 del 7 agosto 2012, ovvero la Spending Review del governo Monti. Tra le tante misure di contenimento della spesa pubblica venne deciso anche "l'assoggettamento del sistema scolastico al sistema di Tesoreria unica". Secondo il ministero dell'Istruzione fu un modo per dare maggiore autonomia alle scuole, assicurando un rapporto meno burocratico nell'assegnazione dei fondi statali. Fatto sta che le scuole da allora sono obbligate a depositare in Banca d'Italia tutto: non solo i finanziamenti statali, ma anche i denari che  -  chi per un verso chi per un altro  -  i dirigenti scolastici erano riusciti a racimolare come il contributo volontario dei genitori, le donazioni di sponsor, lasciti liberali. Ovviamente la maggior parte delle scuole non conservava chissà quale tesoro in banca. Ma c'è chi qualche soldo lo aveva: basti pensare che la circolare inoltrata dal Ministero dell'Economia a tutte le scuole nel novembre 2012 specifica che con il passaggio alla Tesoreria Unica non sarebbe più stato possibile investire in prodotti finanziari, eccezion fatta per gli acquisti dei Buoni del Tesoro. Ovvero: qualche scuola aveva anche messo a frutto i soldi raccolti in proprio, magari legandoli a qualche deposito o comprando bot. Il passaggio alla Banca d'Italia ha obbligato alla smobilitazione di tutti gli investimenti finanziari, eccezion fatta per i titoli di stato italiani, che non sono stati liquidati.

Un affare per lo Stato, una "fregatura" per le scuole. Ma perché venne scelta la via della centralizzazione? Il dragaggio nazionale delle risorse scolastiche portò a un risparmio per la finanza pubblica. Il comunicato stampa di presentazione della Spending Review spiegava senza girarci intorno (http://www. governo. it/Presidenza/Comunicati/testo_int. asp?d=68656) : "In questo modo Banca d'Italia disporrà di una maggiore disponibilità di cassa di circa 1 Miliardo di euro, con conseguente economia data dal miglioramento dei saldi di cassa e una minore spesa di interessi sul debito pubblico quantificabile in circa 8 milioni per il 2012 e 29 milioni a regime. Le scuole a questo punto potranno gestire la propria liquidità come fanno già ora gli enti di ricerca". Insomma, quei soldi "rubati" alle scuole servivano allo Stato per migliorare i conti. Peccato che per i dirigenti scolastici la novità abbia comportato minore autonomia e un aggravio di spese: "Non tanto nella gestione delle risorse: ogni scuola ha la sua contabilità, e quando si chiedono i soldi alla banca cassiera arrivano  -  racconta Gianni Carlini, responsabile dei dirigenti scolastici della Flc Cgil - Certamente, però, avere un rapporto finanziario con una banca portava a qualche benefit, oltre che la possibilità di trattare sugli interessi. Adesso invece  -  dice ancora Carlini  -  alla scuola sono rimaste solo le spese da pagare per il mantenimento di un conto in banca che serve da giroconto alla Tesoreria unica". Carlini ci tiene a precisare che il recupero dell'autonomia finanziaria non è tra le prime priorità su cui controbattere alla riforma della scuola: "Il nostro punto  -  precisa  -  è che con la riforma si sta tentando per l'ennesima volta di tagliare fondi alle scuole, chiedendo ai dirigenti scolastici di trovarsi i soldi con il 5x1000 o lo school bonus". Tuttavia il dirigente scolastico della Cgil ricorda che il sistema della Tesoreria Unica nasconde insidie finanziarie tutte a scapito delle scuole, a partire da quell'1% di interessi corrisposto dalla Banca d'Italia comunque vadano le cose. Probabile che con una trattativa in banca si potrebbe strappare qualcosa di più.

Un'autonomia a metà. Ora che i dirigenti scolastici vengono spronati ad aprirsi al territorio, cercando nuovi modi per attirare finanziamenti verso la scuola, il fatto di non avere un proprio fondo cassa potrebbe essere controproducente. "Siamo favorevoli a ogni innovazione che comporti una maggiore autonomia della scuola, dalle innovazioni didattiche alle innovazioni finanziarie e economiche come il 5x1000  -  dice Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione nazionale dirigenti scolastici  -  è certo però che poi queste innovazioni vanno sostanziate con una reale autonomia della scuola".

Il ministero: la Tesoreria Unica è una agevolazione. Per ora non si prevedono cambiamenti sul fronte del fondo cassa. I soldi delle scuole restano custoditi alla Banca d'Italia. Anche perché, secondo il ministero dell'Istruzione: "L'obiettivo della legge del 2012 non era dare minore autonomia alle scuole. E' cambiato certamente il luogo dove vengono appoggiate le risorse. Ma non c'era e non c'è intenzione di limitare l'autonomia delle scuole. Il ddl in arrivo in Parlamento va nella direzione di lasciare la massima autonomia alle scuole". 

 

 
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Il Coordinamento provinciale dei Docenti Utilizzati di Sassari (COPDUS), si è costituito ufficialmente nel mese di settembre 2011, in seguito alla necessità di fronteggiare il nefasto articolo 19 della Legge 111 del 15 luglio 2011 col quale si dispone la messa in mobilità intercompartimentale dei docenti inidonei o il declassamento a personale ATA con conseguente riduzione stipendiale.

Esserci costituiti in gruppo è stato per tutti noi fondamentale in quanto ci ha dato da subito la forza e la determinazione, entrambe importanti, per intraprendere tutte quelle azioni di lotta civile allo scopo di trovare soluzioni al problema che ci ha visti coinvolti, assieme ad altri quasi 4000, a livello nazionale.

Ritrovarci con cadenza settimanale ci fa sentire, non solo più uniti e aggiornati sull'evolversi della nostra situazione, ma soprattutto più sicuri e positivi nell'affrontarla.

Per questo motivo, e non solo, abbiamo col tempo sentito il bisogno di creare questo BLOG ossia uno spazio per informarci ed informare anche coloro che trovandosi nella nostra situazione pur non facenti parte del coordinamento di Sassari, avranno piacere di visitarci e saranno i benvenuti.

Al tempo stesso vogliamo che questo sia uno spazio oltre che di informazione anche di incoraggiamento al "ce la faremo" e al "non smettere" e quindi non vuole avere e non avrà aspetti e contenuti sterili o "istituzionalizzati".


e-mail: copdus@gmail.com oppure fabianagiallosole@libero.it

 

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