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Non ti arrendere mai,
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(San Leone Magno)

 

 

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L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile…

prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione.

(Oscar Wilde)

 

L'angolo della fiaba, a cura di Marina

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La lepre e le rane

Una lepre stava a rammaricarsi per la sua incorreggibile paura che la faceva sempre scappare da ogni cosa, e faceva grandi propositi di comportarsi più coraggiosamente quando un rumore la fece fuggire a gambe levate.
Arrivò allo stagno e tutte le rane, non appena la udirono, si tuffarono in acqua e si nascosero nella fanghiglia.
“Meno male!” si consolò la lepre.
“Per quanto si possa essere paurosi, c’è sempre chi ha più paura di noi!

 

 
Creato da: fabiana.giallosole il 18/02/2012
COPDUS - Coordinamento Provinciale Docenti Utilizzati di Sassari

 

 

DOCENTI INIDONEI

Post n°2930 pubblicato il 18 Luglio 2014 da fabiana.giallosole
 

Da "OrizzonteScuola"

Docente inidoneo ha diritto alla dispensa, non ad essere utilizzato in mansione diversa. Sentenza a Sulmona


inviato dall' Avv. Nino Ruscitti - Il Giudice del Lavoro di Sulmona, Ciro Marsella, ha accolto un ricorso ex art. 700 c.p.c. patrocinato dall’Avv. Nino Ruscitti del foro di Sulmona ed ha riconosciuto, con ordinanza depositata in data 09.07.2014, il diritto di una docente dichiarata “non idonea all’insegnamento in modo assoluto e permanente. Si idonea ad altri compiti ispettivo-amministrativi” ad ottenere il provvedimento di dispensa anzichè proseguire nel servizio con mansioni diverse.

Il Tribunale di Sulmona ha infatti osservato che, “con riferimento al comparto scuola, anche successivamente all’entrata in vigore del citato DPR n. 171/2011, è rimasta applicabile la disciplina previgente da individuarsi come di perdurante attualità in quanto di previsione normative successive al D. Lgs. 27 ottobre 2009 n. 150”.

Il D.P.R. 27 luglio 2011 n. 171 all’art. 7, comma 9, prevede che “resta salvo per il personale docente del comparto scuola e delle istituzioni di alta cultura la normative di cui all’art. 3, comma 127, della legge 24.12.2007 n. 244” laddove quest’ultimo rinviando al CCNI del 25.06.2008, concernente i criteri di utilizzazione del personale della scuola, ha espressamente previsto (art. 2, comma 2, CCNI) per il “personale che viene riconosciuto permanentemente inidoneo per motivi di salute, allo svolgimento della funzione di docente o di educatore” la possibilità di ottenere la dispensa dal servizio.

Del resto, nota il Tribunale di Sulmona, alcun dubbio può sussistere che l’istituto della “dispensa” disciplinato dall’art. 512 T.U. della Scuola sia ancora in vigore cosi come, del resto, dello stesso istituto continua a farsi riferimento nel D.M. n. 79 del 12.09.2011.

La sentenza appare innovativa in materia ed è risolutiva della nota e dolorosa questione che vede costretti i docenti “dichiarati inidonei alla funzione” a proseguire nel servizio alle dipendenze del MIUR in una mansione diversa e con orario di lavoro raddoppiato.

 

 
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Numero perfetto

Post n°2929 pubblicato il 18 Luglio 2014 da fabiana.giallosole
 

Da "La Tecnica della Scuola"

GIANNINI, REGGI E IL NUMERO PERFETTO



di Lucio Ficara


Cosa è successo dopo le dichiarazioni che annunciavano una vera rivoluzione copernicana dell’ormai compromesso contratto della scuola? Ci riferiamo al piano Reggi-Giannini in cui emergeva come dato prioritario quello di prevedere più ore di servizio per tutti i docenti, fino ad arrivare, anche se su base volontaria a 36 ore.

Lanciata questa provocazione dell’aumento dell’orario di servizio di tutti gli insegnanti disponibili a lavorare non stop, il Miur ha voluto sondare gli effetti della protesta e la forza del dissenso, ma pensiamo che si sia anche voluta captare l’attenzione del mondo della scuola sulle 36 ore, nascondendo i veri obiettivi della riforma.

Viste e considerate le reazioni sindacali, dei precari e degli insegnanti tutti, ecco arrivare le vere intenzioni del Miur, esposte a Renzi dal ministro dell’istruzione Giannini.

Si tratta di un ridimensionamento dei suoi annunci mediatici lanciati in una intervista al quotidiano “la Repubblica”. Spariscono di colpo le 36 ore di servizio settimanale per gli insegnanti e l’attenzione si sposta su pochi elementi, ma densi di significati.

Il ministro Giannini, che sembrerebbe avere ripreso il timone del comando del Miur smentendo clamorosamente il sottosegretario Reggi, dichiara inequivocabilmente che le 36 ore di servizio non sono in agenda. Ma su cosa si concentrerebbe allora la riforma della scuola che è stata sottoposta all’attenzione di Matteo Renzi?

Diciamo che il ministro Giannini basa le sue richieste secondo la prerogativa del numero perfetto “3”, i cui dettami pitagorici che considerano il tre un numero perfetto, in quanto sintesi del pari (due) e del dispari (uno).

Secondo indiscrezioni ministeriali, la Giannini avrebbe proposto al Premier i seguenti tre punti:
1) decontrattualizzare il rapporto di lavoro;
2) tagliare ultimo anno di superiori;
3) porre un divieto per le supplenze inferiori ai 15 giorni.

Tre punti pesanti che non mancheranno di sollevare polemiche e non allontanano minimamente i timori dell’aumento dell’orario di servizio degli insegnanti, anche se questo non è un punto richiesto esplicitamente e direttamente al Consiglio dei Ministri.

La decontrattualizzazione del rapporto di lavoro degli insegnanti è ancora peggio dell’aumento dell’orario di servizio settimanale previsto da Reggi. Così procedendo si rischia di approvare norme legislative che esautorano i diritti contrattuali del personale scolastico, consegnando poteri enormi nelle mani dei dirigenti scolastici. Se passasse l’idea di decontrattualizzare il rapporto di lavoro dei docenti, tutto andrebbe in capo al Ds, che diventerebbe deus ex machina della scuola con buona pace dei sindacati e delle Rsu.

Altro che tranquillizzarsi del fatto che le 36 ore non sono presenti nella proposta fatta dalla Giannini a Renzi, potrebbero esserci sorprese peggiori e più penalizzanti. I sindacati sono allertati e continuano a tenere alta la guardia. Al numero perfetto delle proposte della Giannini potrebbe corrispondere lo sciopero perfetto della “triplice” che tutti gli insegnanti vorrebbero, visto l’aria che tira.

 

 
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PRECARI e RIFORMA

Post n°2928 pubblicato il 18 Luglio 2014 da fabiana.giallosole
 

Da “La Tecnica della Scuola”


Che possibilità di assunzione hanno i precari della scuola nell'ottica della nuova riforma Reggi-Giannini?


Da più parti, in questo luglio caldo, anzi rovente di questioni sul tappeto, si fa un gran dire sulla possibile progressiva eliminazione dei supplenti della scuola, non perché riassorbiti a tempo indeterminato, ma perché gradualmente esclusi dall'insegnamento, visto che le supplenze brevi saranno assegnate ai docenti di ruolo, già in servizio nell'istituzione scolastica.


Silvana La Porta

Non appare dunque inutile rileggere le Linee programmatiche del ministro Giannini, esposte in un sintetico documento all'inizio del suo mandato istituzionale, nelle quali pareva cogliersi appunto la priorità della questione precari, nonché la lucida consapevolezza che il mondo dei supplenti è un mondo vario, dominato da una “guerra tra ultimi della lista”: precari e Tfa, docenti in ruolo e supplenti, idonei e inidonei, visibili e invisibili, in un elenco quasi inesauribile di legittime rivendicazioni.

Questo precariato “stabile, ma non stabilizzato” appariva, dunque, una priorità indiscussa della strategia del governo Renzi, nell'ottica di un più generale rilancio dell'istruzione, se la Giannini solo qualche mese fa poteva affermare: “Il Governo di cui faccio parte è il primo, a partire dall'immediato dopoguerra, che ritiene prioritario il tema dell'istruzione nell'agenda politica del Paese”.

Non a caso i precari erano visti come gli eterni ripetenti in continua attesa, una ferita aperta della scuola italiana: “Alcuni aspettano qualche anno, altri un decennio, altri ancora erano precari quando hanno iscritto un figlio alla prima elementare e continuano ad esserlo ancora, quando lo stesso figlio si diploma alla fine del liceo”.

Apparivano chiari gli obiettivi propositivi del Ministro e del Governo tutto a partire dai poco meno 170mila precari inseriti nelle c.d. graduatorie ad esaurimento di I, II, III fascia e IV fascia aggiuntiva, che costituiscono il cosiddetto “precariato storico” e che, sono parole del Ministro, “verosimilmente grazie al turnover saranno immessi in ruolo nei prossimi dieci anni”; poi esistono più di 460mila docenti, inserite nelle graduatorie di istituto e utilizzati per le supplenze annuali e fino al termine delle lezioni, di cui 168mila iscritti nelle graduatorie ad esaurimento; oltre 10mila abilitati a seguito del Tirocinio formativo attivo (Tfa); quasi 70mila che hanno maturato titoli di servizio utili all’abilitazione grazie ad un percorso abilitante speciale (Pas); 55mila diplomati magistrali; 40mila idonei di vecchi concorsi.

Alla luce di questi strabilianti numeri l'obiettivo politico della Giannini era ben definito: “I precari della scuola vanno riassorbiti e in un’ottica di lungo periodo dobbiamo bandire solo concorsi a cattedra”.

E giungiamo a un punto chiave delle linee programmatiche, che sembra però, alla luce delle notizie di questa estate, diventato controverso. La Giannini affermava, innanzitutto, l'importanza del famigerato organico funzionale come deus ex machina per la soluzione di tanti problemi aperti: “L’organico funzionale serve ad affrontare il problema del sostegno e dell’integrazione, assicurando continuità didattica e formazione specifica per le diverse disabilità. Esso si traduce nella creazione di un gruppo professionale qualificato, che, nell’ambito di una rete di scuole, operi dalla formazione dei docenti all’integrazione degli alunni disabili e che non si traduca in un mero aumento quantitativo delle ore di sostegno”.

In questa ottica affermava che era necessario “predisporre un Piano necessariamente di medio termine per il reintegro dei precari e il loro inserimento all’interno di ‘organici funzionali’, che permettano ai dirigenti scolastici una miglior gestione delle supplenze e un aumento dell’offerta formativa”.

I precari, perciò, sembravano dover confluire in qualche modo nell'organico funzionale, anche se non era chiaro con quale modalità. Infine faceva capolino la necessità di bilanciare costi e benefici, stringendo i cordoni della borsa: “Sono perfettamente consapevole che percorrere questa strada comporta un significativo impegno finanziario. Ma credo anche che, attraverso una diligence seria sui costi che sosteniamo oggi per le supplenze brevi e l’integrazione degli alunni disabili, potremo arrivare ad un effettivo bilanciamento finanziario rispetto al fabbisogno necessario per l’attuazione dell’organico funzionale di istituto e di rete. L’art. 50 del decreto legge n. 5 del 2012 istituiva l’organico dell’autonomia, adesso servono le risorse finanziarie per dare piena attuazione a questo strumento”.

Insomma l'organico funzionale rientrava nell'originario progetto della Giannini, negli obiettivi del Pd e, ora più che mai, nelle intenzioni del sottosegretario Reggi per il quale non ci sarebbe la voglia di eliminare le supplenze brevi, ma solo la necessità di riformare la scuola, garantendo la stabilizzazione di un maggior numero di docenti.

A conferma di ciò interviene anche Mariangela Bastico con una precisazione: “Con l’organico funzionale si attribuisce alle scuole sulla base di parametri oggettivi, oltre ai docenti riferiti al numero delle classi e al monte ore complessivo, una quota aggiuntiva di docenti finalizzata all’ampliamento dell’offerta formativa, a progetti per ragazzi con disagio, ai corsi di recupero, alle compresenze e anche alle supplenze brevi: una dotazione complessiva di docenti, assegnati per tre anni, che prendono parte attiva alla definizione e realizzazione del Pof e consentono flessibilità e innovazione didattica.
Questa scelta favorisce la stabilizzazione di un numero maggiore di docenti, rispetto a quelli dell’organico di diritto, garantendo continuità didattica e riduzione del precariato
”.

Insomma non supplenze di pochi giorni inefficaci, ma un progetto più ampio e più a lunga scadenza. Continua la Bastico: “Credo che obiettivo, anche per gli insegnanti precari, sia giungere ad un organico stabile corrispondente alle esigenze scolastiche, non ampliare la platea di coloro che hanno svolto un’attività scolastica, magari di pochi giorni, aumentando soltanto il numero delle persone in graduatoria, in un’attesa senza fine. Comprendo l’obiezione di chi dice ‘meglio piuttosto che niente’, ma non penso che questo possa essere l’obiettivo verso cui orientare le riforme”.

Forse dunque “organico funzionale” sarà la parola magica per l'assunzione dei precari. Speriamo che coloro che erano supplenti quando i loro figli andavano alle elementari, non entrino di ruolo da nonni…

 
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PRECARI

Post n°2927 pubblicato il 18 Luglio 2014 da fabiana.giallosole
 
Tag: PRECARI

Da "La Tecnica della Scuola"


Precari, l’avvocato generale della Corte europea gli dà ragione: vanno assunti dopo 36 mesi di servizio



Maciej Szpunar ha reputato legittime le ragioni di migliaia di docenti e Ata ricorrenti che chiedono di essere assunti sulla base dalla direttiva UE 1999/70 che impone agli stati membri di evitare l’abuso dei contratti a termine: è una pratica che “non può essere considerata come giustificata da ragioni obiettive”. In autunno la sentenza definitiva, che per i sindacati sembra ormai segnata. Anief: se sarà positiva, come pensiamo, i giudici del lavoro non potranno che adeguarsi e lo Stato italiano la finirà di lasciare al palo 125mila supplenti l’anno. Flc-Cgil: il governo non ha più alibi per rinviare o centellinare le immissioni in ruolo su tutti posti disponibili

Starebbe sul punto esplodere il “pentolone” dove da diversi lustri vengono tenuti i precari della scuola italiana: l'avvocato generale della Corte di Giustizia Europea, tale Maciej Szpunar, ha dato piena alle ragioni di migliaia di docenti e Ata ricorrenti che chiedono di essere assunti sulla base di un’anzianità di servizio superiore ai tre anni, come già previsto dalla direttiva UE 1999/70 che impone agli stati membri l’adozione di misure preventive per evitare l’abuso dei contratti a termine. Ebbene, secondo l’avvocato generale questa pratica “non può essere considerata come giustificata da ragioni obiettive”: Szpunar argomenta la sua posizione, sul procedimento Mascolo C-22/13 ed altri, avviato a seguito delle quattro ordinanze di rimessione del Tribunale di Napoli nel gennaio 2013 e dell’ordinanza della Corte costituzionale 207/2013 del luglio 2013, sostenendo che non è corretto, come si fa abitualmente in Italia, assegnare supplenze su posti disponibili “senza definire criteri obiettivi e trasparenti che consentano di verificare se il rinnovo di tali contratti risponda effettivamente ad un’esigenza reale”; ancora di più perchè “non prevede alcuna misura per prevenire e sanzionare il ricorso abusivo alla successione di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore scolastico”.

Spetterà, ora, “ai giudici del rinvio, tenuto conto delle considerazioni che precedono, che spetterà valutare se ricorrano tali circostanze nell’ambito dei procedimenti principali”, conclude l’avvocato generale.

Esultano i legali che difendano i ricorrenti italiani. Ma anche i sindacati che sono costituiti in giudizio, tra cui Flc-Cgil, Gilda e Conitp. A dare la notizia, però, non poteva che essere l’Anief, l’associazione sindacale che si è rivolta alla Corte Ue già ad inizio 2010 e che ha già ottenuto presso diversi tribunali del lavoro sentenze positive in primo grado in tema di stabilizzazione o risarcimenti danni: dopo aver definito la posizione dell’avvocato generale della Corte UE “davvero incoraggiante”, e premesso che “l’ultima parola spetterà alla Corte Giustizia europea”, il presidente Anief, Marcello Pacifico, ha detto che “sulla questione precariato, per il Governo e il Miur siamo orami alla resa dei conti: negli stessi giorni in cui alcuni rappresentanti del Governo ammettono la volontà di eliminare le graduatorie d’istituto, con i quasi 500mila supplenti che vi sono dentro, e nelle stesse ore in cui il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan prefigura un “contratto unico con forme di tutela progressiva” e da Viale Trastevere non giungono risposte alla richiesta dell’Anief diimmettere in ruolo 100mila docenti e 25mila Ata precari, dall’Europa arrivano indicazioni sempre più cogenti per portare alla loro assunzione tramite il tribunale”.

E lo Stato italiano non potrà che darne seguito: qualora continui a lasciare al palo così tanti precari della scuola pubblica, incorrerebbe in sanzioni salatissime. Che potrebbero raggiungere miliardi di euro. Il cui pagamento andrebbero tra l’altro a carico dell’erario e - conclude Pacifico - dei cittadini onesti che pagano le tasse”.

Dello stessa lunghezza d’onda sono le parole del segretario generale della Flc-CGIL, Domenico Pantaleo, dopo aver letto le conclusioni dell'Avvocato della Corte di Giustizia Europea: "il governo non ha più alibi per rinviare o centellinare le immissioni in ruolo su tutti posti disponibili della scuola". Anche per i lavoratori della Conoscenza, “emerge chiaramente l'abuso commesso dallo Stato italiano nell’utilizzo di tali contratti al fine di sopperire ad esigenze permanenti del settore scolastico e in violazione delle normative europee, così come viene messa in risalto la circostanza che la normativa italiana applicata al settore scolastico non limita né la stipulazione né tantomeno il rinnovo dei contratti a termine per il conferimento delle supplenze”.

Ora è attesa la sentenza definitiva della Corte di Giustizia Europea “che si prefigura e si auspica sia coerente con quanto affermato e sostenuto dall'Avvocato Generale”, continua la Flc-Cgil. Questo va a beneficio delle legittime aspettative dei tanti precari della scuola (e non solo) che da tempo aspettano il riconoscimento dei propri diritti, ma ha ricadute positive anche sulla qualità della didattica e del servizio scolastico. A tal proposito, Pantaleo ricorda al governo che "le memorie della Corte non lasciano scampo al governo italiano e lo mettono in mora davanti al mondo della scuola che adesso deve recuperare in fretta il ritardo cumulato nell'approvazione del piano di assunzioni, visto che l'inizio dell'anno scolastico è ormai alle porte”.

Il riferimento del sindacalista Cgil è ai timori che quest’anno le immissioni in ruolo coprano appena il turn-over: la sentenza autunnale della Corte Ue potrebbe però moltiplicarle.

 

 
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 CHI SIAMO

Il Coordinamento provinciale dei Docenti Utilizzati di Sassari (COPDUS), si è costituito ufficialmente nel mese di settembre 2011, in seguito alla necessità di fronteggiare il nefasto articolo 19 della Legge 111 del 15 luglio 2011 col quale si dispone la messa in mobilità intercompartimentale dei docenti inidonei o il declassamento a personale ATA con conseguente riduzione stipendiale.

Esserci costituiti in gruppo è stato per tutti noi fondamentale in quanto ci ha dato da subito la forza e la determinazione, entrambe importanti, per intraprendere tutte quelle azioni di lotta civile allo scopo di trovare soluzioni al problema che ci ha visti coinvolti, assieme ad altri quasi 4000, a livello nazionale.

Ritrovarci con cadenza settimanale ci fa sentire, non solo più uniti e aggiornati sull'evolversi della nostra situazione, ma soprattutto più sicuri e positivi nell'affrontarla.

Per questo motivo, e non solo, abbiamo col tempo sentito il bisogno di creare questo BLOG ossia uno spazio per informarci ed informare anche coloro che trovandosi nella nostra situazione pur non facenti parte del coordinamento di Sassari, avranno piacere di visitarci e saranno i benvenuti.

Al tempo stesso vogliamo che questo sia uno spazio oltre che di informazione anche di incoraggiamento al "ce la faremo" e al "non smettere" e quindi non vuole avere e non avrà aspetti e contenuti sterili o "istituzionalizzati".


e-mail: copdus@gmail.com oppure fabianagiallosole@libero.it

 

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