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No alla privatizzazione delle carceri .

Post n°956 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

 

No alla privatizzazione delle carceri

di   paolo  borello

Nel decreto del Governo sulle liberalizzazioni è contenuta anche una proposta di privatizzazione delle carceri. Viene previsto il cosiddetto “project financing” per la realizzazione di infrastrutture carcerarie. Alcune associazioni hanno manifestato la loro contrarietà nei confronti della proposta. In un articolo pubblicato su www.dirittiglobali.it (fonte: Redattore sociale) si esamina la posizione di queste associazioni:

“Un secco ‘no’ alla proposta di privatizzazione delle carceri prevista dal decreto liberalizzazioni.

A ribadirlo in una conferenza stampa in Senato è stato Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, insieme a Stefano Anastasia dell’università di Perugia, Franco Corleone del coordinamento nazionale dei garanti dei detenuti, Salvatore Chiaramonte della Funzione pubblica Cgil e Cecco Bellosi del Cnca (coordinamento nazionale delle comunita d'accoglienza).

A essere preso di mira è in particolare l’articolo 43 del decreto che prevede il project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie.

Secondo i promotori del ‘no’ il trattamento penitenziario non può essere affidato a chi ha scopi di lucro; non si possono infatti affidare le opportunità di ritorno anticipato in libertà a imprenditori privati che hanno interesse a trattenere i detenuti essendo per loro un guadagno.

Tra i rischi quindi c’è quello del mantenimento delle carceri in una situazione di sovraffollamento ‘avendo i privati interesse nel tenerle piene’.

A ciò si aggiunge il pericolo di corruzione dei giudici per avere più detenuti, di violenza, di assoggettamento al lavoro forzato e quello di discriminazione dei detenuti a seconda di chi gestisce l’istituto di pena. Un rischio quest’ultimo che se si verificasse porterebbe secondo Gonnella a una palese situazione di ‘incostituzionalità’, così come sarebbe incostituzionale affidare la salute dei detenuti a un imprenditore privato.

‘Quello che chiediamo è che questa norma sia cassata o almeno emendata specificando le funzioni che mai devono essere concesse ai privati - afferma il presidente di Antigone -.E queste funzioni sono quelle che riguardano il trattamento, la salute e il lavoro, ma anche il management perché i direttori degli istituti devono rimanere pubblici. Nel decreto, invece, è prevista solo l’esclusione della custodia’.

‘Il problema non è quello di aumentare il parco edilizio penitenziario - continua Gonnella - ma di investire nella manutenzione di quello che già c’è e cambiare le leggi che producono carcerazione eccessiva’.

Sono state poi ricordate le cosiddette ‘carceri fantasma’, i 38 istituti di pena mai finiti che già esistono ma non sono utilizzati e quelli di Rieti e Trento, sfruttati in maniera parziale. Un caso a parte, poi, è quello del carcere di Sassari, aggiudicato con procedura d’urgenza alla società di Diego Anemone.

‘Il testo del decreto è impraticabile nel nostro ordinamento - aggiunge Stefano Anastasia, docente dell’università di Perugia -. I detenuti godono di diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto al trattamento, a cui corrisponde l’obbligo di prestazione da parte dello Stato che non può quindi delegare al privato alcune funzioni come l’assistenza sanitaria’.

Salvatore Chiaramonte ha ricordato che la situazione delle carceri in questo momento è ‘emergenziale per il sovraffollamento al limite dell’inciviltà. E, inoltre, tutti gli strumenti a partire dal personale sono in drastico ridimensionamento. La risposta non è certo il project financing’, ha detto.

Secondo Chiaramonte si deve ragionare piuttosto sullo svuotamento e ‘sulla depenalizzazione di alcuni reati creati dal governo precedente come il reato dell’essere immigrato, cioè di clandestinità, e i reati legati all’uso di sostanze stupefacenti’.

Franco Corleone ha sottolineato come uno degli ambiti dove andrebbe incrementata la presenza dei privati potrebbe essere, invece, quello delle misure alternative.

‘Crediamo che vadano aperti spazi ulteriori di accoglienza - aggiunge Bellosi -. E le risorse sono da 10 a 20 volte inferiori a quelle di un solo nuovo carcere. Occorre battersi anche perché con la chiusura degli Opg (ospedali psichiatrici giudiziari) non si passi da grandi a piccole strutture, che nella sostanza sono identiche’.

Alla conferenza erano presenti anche i senatori Vincenzo Vita, Marco Perduca e Silvia Della Monica che si sono impegnati a presentare emendamenti per restringere il campo delle funzioni cedute ai privati. Gli emendamenti dovranno essere presentati entro il 10 febbraio, dopo dieci giorni inizierà invece la discussione in Senato”.

Si può discutere se siano valide o meno le diverse soluzioni, ipotizzate dai rappresentanti delle diverse associazioni, per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Mi sembra però ampiamente condivisibile la posizione contraria nei confronti della privatizzazione delle carceri. Il project financing (si tratta di un’operazione di finanziamento di opere pubbliche il cui costo è sostenuto da privati a cui spettano però i proventi derivanti dalla gestione delle opere in questione) può andare bene per molte infrastrutture, ad esempio quelle viarie, ma non certo per quelle carcerarie, per i motivi già esposti nell’articolo. Altri sono gli interventi da realizzare per risolvere il sovraffollamento delle carceri, interventi che peraltro devono produrre effetti nel breve periodo, in quanto i disagi provocati dall’attuale situazione non sono più sopportabili nè dai carcerati nè dagli agenti della polizia penitenziaria.

 

 
 
 

MUTILILAZIONI FEMMINILI IN ITALIA SE FA

Post n°955 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Contro le mutilazioni femminili il finto impegno dell'Italia
pubblicata da INFORMAZIONE LIBERA il giorno martedì 7 febbraio 2012 alle ore 17.10

Nell'incontro con la premio Nobel yemenita Tawakkul Karman, in occasione della giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, le istituzioni italiane cercano di nascondere l'inerzia del nostro paese

 

Luisa Betti - 06.02.2012

 

 

Invitata dal partito Radicale e dalla Ong “Non c’è pace senza giustizia”, la premio Nobel yemenita Tawakkul Karman è arrivata ieri a Roma nella giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili (MGF), un fenomeno che nel mondo coinvolg 130 milioni di donne e che ogni anno viene praticata su un numero di bambine stimato tra i 2 e i 3 milioni, per la maggior parte sotto i 14 anni. Una tortura millenaria presente in 26 Stati africani, ma anche in Egitto, nello Yemen e in tutto il Medio Oriente dove, secondo il World Report 2012 di Human Rights Watch, sarebbe in aumento in Iraq e nel Kurdistan, dove la mutilazione verrebbe imposta a circa il 40% delle ragazze. Una pratica non estranea neanche all’Europa dove, secondo stime Ue, sarebbero circa 500.000 le donne residenti infibulate, mentre in Italia ci sarebbero 93.000 donne a rischio, tra cui 7.700 bambine. 

 

Per chi non lo sapesse, le MGF vanno dall’asportazione parziale della clitoride all’asportazione totale, comprese le grandi labbra, con cucitura degli organi genitali femminili esterni: un’operazione che lascia una fessura solo per l’uscita di urina e mestruazioni, con conseguenti e terribili dolori durante i rapporti sessuali, e con lacerazioni gravissime durante il parto. L’operazione, praticata senza conoscenze mediche, senza anestesia e fatta con coltelli, pezzi di vetro, ferro e rasoi non sterilizzati, provoca infezioni tali da causare morte, cheloidi, tetano, infertilità, e pus permanente.

 

In una giornata così, fatta di appelli e di richiami a diverse Convenzioni internazionali che la MGF violerebbero (Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, Convenzione dei diritti del fanciullo, Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo, Carta africana dei diritti umani e dei popoli), le istituzioni italiane a colloquio con Tawakkul Karman, che - oltre ad aver ricevuto il premio Nobel per la pace 2011 insieme a Ellen Johnson Sirleaf (presidente della Liberia) e a Leymah Gbowee (fondatrice del movimento pacifista delle “donne in bianco”) - è una la leader della primavera araba nello Yemen, si sono prodigati in convenevoli di circostanza e in esaltazione del ruolo delle donne in totale contrasto con la realtà che viviamo in Italia. 

 

E se il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, si è limitato, riferendosi alla MGF, a un generico “noi siamo fortemente impegnati nella lotta contro questa pratica e la presenza di Karman Roma è un motivo per ricordare il nostro impegno”, nell’incontro a palazzo Giustiniani il presidente del Senato Renato Schifani ha detto di essere “sempre a fianco delle donne che si battono per l'affermazione della libertà”, riconoscendo che “il contributo che l'universo femminile è in grado di offrire, passa necessariamente per il riconoscimento della sua autonomia che significa, prima di ogni altra cosa, diritto ad accedere al mondo dell'istruzione e del lavoro”, aggiungendo infine che la questione femminile è “decisiva anche nell’era della globalizzazione”. 

 

Parole che in realtà sembrano di circostanza in un’Italia che, come già osservato dalle Nazioni Unite e dal Cedaw, appare oggi come uno dei paesi europei che dà meno peso alla presenza e al ruolo delle donne nella società e tanto meno si interessa a proteggere le donne dalla violenza (come dimostrano i 18 femmicidi registrati dall’inizio del 2012 a oggi). A parlare chiaro su questo, è il fatto che l’Italia, come ha sottolineato in questi giorni Amnesty International, non abbia ancora né firmato né ratificato la “Convenzione del Consiglio d'Europa per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica”, redatta a maggio dell’anno scorso a Istanbul e già firmata da 18 stati europei, in cui è compresa una chiara posizione per proteggere le donne e le bambine dalle mutilazioni dei genitali femminili. Come nessuna risposta ha avuto Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo), che giorni fa ha indirizzato una lettera aperta ai ministri del Welfare con delega alle Pari opportunità, della Salute, degli Esteri e della Cooperazione per chiedere quale fosse l’impegno attuale dell'Italia nella lotta alle MGF.

http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6427/

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MARIO MONTI REGALA 2,5 MILIARDI DI EURO ALLA STANLEY MORGAN E IO PAGO

Post n°954 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Fonte: http://ftalphaville.ft.com/blog/2012/02/01/861291/morgan-stanleys-most-mysterious-footnote-part-1/

MONTI VERSA 2,5 MILIARDI NELLE CASSE DELLA STANLEY MORGAN NEL SILENZIO PIU ASSOLUTO – (mm)
Nel silenzio assoluto, il governo Monti ha fatto un bel regalo dell’Epifania alla Morgan Stanley: 2 miliardi e 567 milioni di euro sono stati dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca newyorkese. Il tutto è avvenuto il 3 gennaio scorso, un mese fa, all’insaputa degli organi di informazione italiani, così attenti ai bunga bunga o ai party del premier uscente ma evidentemente poco propensi a occuparsi dell’attuale governo in carica. Sono stati gli stessi vertici della Morgan Stanley ad aver comunicato che l’esposizione verso l’Italia è scesa da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari: una differenza di 3,381 miliardi corrispondenti a 2,567 miliardi di euro, circa un decimo della manovra “salva-Italia” varata dall’esecutivo Monti.

 

Una somma utilizzata dal governo italiano per estinguere una operazione di derivati finanziari, anche se non è chiara la ragione per cui la Morgan Stanley abbia richiesto la “chiusura della posizione”, opzione prevista dopo un certo numero di anni da quasi tutti i contratti sui derivati ma raramente applicata: il motivo più verosimile potrebbe essere il declassamento deciso dall’agenzia di rating Standard & Poor’s. Certo, finché nessuna delle due parti fornirà spiegazioni, si potrà rimanere solo nell’ambito delle ipotesi.

La banca newyorkese si è limitata ad annunciare trionfalmente il recupero della somma, il governo italiano non ha fornito alcuna spiegazione e i media non indagano né chiedono alcunché, né sulla gestione delle operazioni in derivati da parte del Tesoro, né sul motivo per il quale tra tanti creditori si sia scelto di onorare il debito proprio con la Morgan Stanley. Il questo modo il governo non è tenuto a spiegare perché abbia optato per il silenzio e la segretezza assoluta anziché ammettere che, mentre venivano stangati i pensionati e non solo, lo Stato provvedeva a rimborsare 2 miliardi e mezzo alla investment bank. Non sarebbe stato il massimo dal punto di vista dell’immagine e della popolarità, ma in fondo è stato lo stesso “Full Monti”, ribattezzato così proprio dalla Morgan Stanley al momento della sua nomina a premier, a dichiarare di non dover soddisfare alcun elettore, in quanto non eletto.E allore perché tace? Ha paura dell’impopolarità?

Dove sono i giornalisti che ponevano le dieci domande a Berlusconi o pubblicavano le intercettazioni telefoniche? Esiste ancora qualcuno interessato ad indagare sull’operato del governo?

Diamo un merito all’Espresso, l’unico organo di informazione italiano a parlarne: un articolo uscito ieri a firma Orazio Carabini esprime pure un certo disappunto per il fatto che né Morgan Stanley né il Tesoro abbiano voluto fornire spiegazioni al settimanale.
(estratto da:lindipendenza.com)

Da anni si parla della pericolosità dei prodotti derivati. Mi piacerebbe sapere chi e quando ha avuto la bella pensata mettere in piedi questa, e magari altre operazioni che i pensionati sono stati chiamati a rimborsare!
Ho letto questo. La cosa, se vera, mi fa girare velocissimamente …..Ps: ricordo che è di recente introduzione in Argentina l’equiparazione a crimini umanitari azioni di finanza scellerata come queste di cui sopra!!! Meditate gente…..ma poi svegliatevi!!
mm

 
 
 

BILDERBERG 2011 LA LISTA DELLA RIUNIONE IN SVIZZERA INDOVINATE CHI C'ERA TRA GLI INVITATI ECCO L'ELENCO

Post n°953 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Bilderberg 2011:

Pubblicato il9 giugno 2011

http://buenobuonogood.wordpress.com/2011/06/09/bilderberg-2011-i-potenti-riuntiti/


club bilderberg

Bilderberg. È l’incontro segreto dei potenti del mondo occidentale. Quest’anno si svolge nelle stanze del lussuoso Hotel Das Suvretta House a St.Moritz, in Svizzera, dal 9 al 12 Giugno. Banchieri, politici, capi di stato, amministratori di multinazionali, direttori delle grandi compagnie di trasporti e dell’energia, proprietari dei principali mezzi di comunicazione, si riuniscono quattro giorni in gran segreto, con l’obiettivo di decidere le sorti politiche, economiche e finanziarie dell’Europa, dell’America e le azioni da intraprendere con il resto del mondo.

Nonostante nel corso di ogni edizione del misterioso meeting, siano sempre stati banditi i mezzi di comunicazione, per evitare la copertura mediatica dell’evento e la conseguente diffusione d’informazioni, immagini e video, alcuni reporter storici come Jim Tucker stanno comunicando in diretta da St.Moritz, per informare l’opinione pubblica su cosa stia avvenendo attorno all’hotel svizzero, in cui sono riuniti i rappresentanti di quella che è considerata la più famosa società segreta contemporanea: il gruppo Bilderberg (cliccando qui potrete sfogliare lo scarno, quanto auto-censurato, sito ufficiale del gruppo).

La riunione Bilderberg, che prende il nome dal primo incontro svoltosi nel 1954 nell’omonimo hotel olandese, è un conclave che riunisce, oggi anno, l’élite economica, politica e militare del mondo occidentale, per discutere, a porte rigorosamente chiuse, la situazione globale mondiale del momento e le politiche da promuovere nelle sedi internazionali ufficiali, quali l’Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, la NATO, il G8, il G20 e così via.

La Bilderberg non è una riunione legalmente accettabile. Perché? Il motivo è chiaro: politici e capi di Stato dovrebbero sempre render conto di tutte le riunioni che fanno ai propri cittadini, consentendo ai mass-media di seguire l’evento e fare domande a riguardo. Capi di Stato e politici sono i nostri rappresentanti e dovrebbero rendere partecipi tutti dell’agenda dettagliata dell’incontro Bilderberg e delle decisioni che si prenderanno in merito ai piccoli ed ai grandi problemi che ci coinvolgono tutti.

Invece non è così, il gruppo Bilderberg è un incontro riservato e le decisioni che prende l’élite sono le decisioni a cui noi tutti cittadini dovremo, semplicemente, conformarci.

“I media sono il quarto potere in una democrazia, dovrebbero avere la responsabilità di occuparsi di eventi come la riunione segreta Bilderberg – ha detto Andrew Müller , attivista del movimento We Are Change – se i direttori dei mass-media si riuniscono in segreto con i nostri politici, allora la democrazia è in pericolo”.

Grazie ai colleghi che da questa mattina si trovano nei pressi dell’hotel Suvretta, sappiamo che quest’anno si sono mobilitati molti più mezzi di comunicazione del solito, per cercare di indagare lo svolgimento del meeting; “abbiamo messo pressione ai media, abbiamo chiesto: perché non ne state dando notizia? Ed alla fine si sono mossi – ha detto Manfred Petrisch, blogger svizzero in diretta oggi da St. Moritz (cliccate sul link per seguire la copertura di Petrisch in diretta dall’Hotes Das Suvretta) – naturalmente, parte di quello che scriveranno saranno cose banali, tipo è solo un meeting e stanno bevendo una tazza di tè. Ma per favore, là dentro ci sono i dirigenti delle compagnie globali, i capi di stato, i commissari dell’UE, i leader della NATO, gli amministratori delle banche, persone con l’agenda fitta di impegni”. 

Il fatto che quest’anno è stata permessa la presenza di più mass-media attorno all’albergo dove si sta svolgendo la riunione del gruppo Bilderberge e che ci si sia potuti avvicinare qualche metro di più alle porte della sede della riunione, non basta, è solo uno specchio per le allodole ed una debole consolazione: il gruppo Bilderberg continua a non rispettare, come sempre, il diritto d’informazione del cittadino e la necessità di rendere pubblici i contenuti che si discuteranno durante l’incontro.

L’agenda Bilderberg proseguirà come previsto e tutti noi potremo solo restare a guardare, come sempre, gli effetti delle decisioni dei potenti.

Per i più curiosi, ecco alcuni dei partecipanti italiani che hanno preso parte agli incontri Bilderberg degli scorsi anni: Franco Bernabè, John Elkann, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa, Paolo Scaroni, Giulio Tremonti, Gianni Agnelli, Umberto Agnelli, Alfredo Ambrosetti, Emma Bonino, Giampiero Cantoni, Lucio Caracciolo, Luigi G. Cavalchini, Adriana Ceretelli, Innocenzo Cipolletta, Gian C. Cittadini Cesi, Rodolfo De Benedetti, Ferruccio De Bortoli, Paolo Zannoni, Antonio Vittorino, Ignazio Visco, Walter Veltroni, Marco Tronchetti Provera, Ugo Stille, Barbara Spinelli, Domenico Siniscalco, Stefano Silvestri, Renato Ruggiero, Carlo Rossella, Virginio Rognoni, Sergio Romano, Gianni Riotta, Alessandro Profumo, Romano Prodi, Corrado Passera, Mario Monti, Cesare Merlini, Rainer S. Masera, Claudio Martelli, Giorgio La Malfa, Francesco Giavazzi, Gabriele Galateri, Paolo Fresco, John Elkann, Mario Draghi, Gianni De Michelis.

Una cosa riguardo la misteriosa riunione è chiara: le decisioni che, anno dopo anno, sono state prese dai partecipanti del Bilderberg, non sono mai state buone. Non sono mai state fatte scelte rivolte al miglioramento delle condizioni di disuguaglianza economica, povertà, fame e guerra che affliggono il mondo, bensì si è sempre scelta la via opportunistica, decidendo come agire solo in base ad un interesse politico ed economico rivolto al mantenimento dello status di “potenti” dei partecipanti al famoso conclave, a danno del resto dei cittadini europei e di tutto il mondo.

Se dal 1954, anno della prima riunione Bilderberg, si fossero prese buone decisioni, oggi il mondo non soffrirebbe la fame e non ci sarebbe nessuna crisi finanziaria da affrontare. Un esempio: si possono costruire serre in Africa per sfamare tutta la popolazione e costruire impianti di irrigazione per rendere fertili i terreni più aridi. Questo solo per parlare dell’Africa.

Per quanto riguarda l’Europa: la crisi finanziaria non avrebbe avuto ragione d’esistere, perché se l’interesse fosse stato quello di costruire l’Unione Europea per il benessere collettivo di tutti i cittadini europei, oggi tutti godremmo di una buona salute finanziaria. Invece, l’UE è stata creata solo per rendere più facile l’illecito economico dei potenti dei vari Paesi europei.

Un’altra decisione che avrebbero potuto prendere i potenti di Bilderberg nel corso degli anni? Implementare su larga scala l’utilizzo delle energie alternative e diffondere a livello globale l’utilizzo delle tecnologie ad energia libera, ad esempio.

Se fossero state prese decisioni sagge e rivolte allo sviluppo di uno stato di benessere collettivo mondiale, il mondo, certo, sarebbe un luogo decisamente migliore oggi: la gente starebbe meglio e non ci sarebbe bisogno di rinchiudersi in un hotel svizzero per decidere in segretezza come ingannare i cittadini, cosa raccontare, cosa fare con la guerra e la pace, la ricchezza e la povertà, la vita e la morte di milioni di persone.

Il gruppo Bilderberg sta portando avanti la propria agenda 2011 proprio in queste ore a St. Moritz. Tutti quanti noi siamo tagliati fuori, non abbiamo voce in capitolo, possiamo solo restare ad aspettare le conseguenze che le decisioni prese dai potenti avranno sulle nostre vite.

Matteo Vitiello

ECCO  L'ELENCO DETTAGLIATO 

 

http://www.slideshare.net/BUENOBUONOGOOD/lista-partecipanti


 
 
 

LA MASSONERIA APPOGGIA MONTI

Post n°952 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

La Massoneria appoggia Monti. Esclusivo: parla il Gran Maestro

http://affaritaliani.libero.it/politica/la-massoneria-appoggia-monti251111.html?refresh_ce

Venerdì, 25 novembre 2011 - 12:01:04

Di Tommaso Cinquemani

raffi massoneria

"Il curriculum di Mario Monti è di alto profilo. Spero vivamente che possa traghettarci fuori da questa crisi". Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, la principale loggia massonica, con una intervista ad Affaritaliani.it appoggia il nuovo governo. E sull'esecutivo Berlusconi ha un giudizio poco lusinghiero: "Quando sento dire da Tremonti che con la cultura non si campa... c'è qualche cosa di sbagliato". Un buon punto di partenza è il ritorno alla meritocrazia: "Se vado a vedere le teste pensanti che erano presenti in tutti i partiti del primo Parlamento e poi vado a vedere quelle di oggi... l'Aula non può essere il rifugio di quelli che non possono fare altro".

Come valuta la lettera aperta a firma del Venerabile Maestro  Gioele Magaldi, leader del Grande oriente democratico (corrente eterodossa del Grande oriente d'Italia) che fa le congratulazioni al "fratello Mario Monti"?
"Sono convinto che certi personaggi si sveglino la mattina in cerca di notorietà. Non bisogna dare corda a questo individuo, che tra l'altro è stato espulso dal Grande Oriente. Cui prodest? Solo a Magaldi che è in cerca di visibilità. Come diceva Troisi: non ci resta che piangere".

CHE COS'E' "IL GRANDE ORIENTE D'ITALIA"

"La Massoneria del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani è un Ordine iniziatico i cui membri operano per l'elevazione morale e spirituale dell'uomo e dell'umana famiglia.

La natura della Massoneria e delle sue istituzioni è umanitaria, filosofica e morale. Essa lascia a ciascuno dei suoi membri la scelta e la responsabilità delle proprie opinioni religiose, ma nessuno può essere ammesso in Massoneria se prima non abbia dichiarato esplicitamente di credere nell'Essere Supremo.

La Massoneria non è una religione né intende sostituirne alcuna: non pratica riti religiosi, non valuta le credenze religiose, non si occupa di nessun tema teologico, non consente ai propri membri di discutere in Loggia in materia di religione. La Massoneria lavora con propri metodi, mediante l'uso di Rituali e di simboli coi quali esprime ed interpreta i princìpi, gli ideali, le aspirazioni, le idee, i propositi della propria essenza iniziatica.

Essa stimola la tolleranza, pratica la giustizia, aiuta i bisognosi, promuove l'amore per il prossimo e cerca tutto ciò che unisce fra loro gli uomini ed i popoli per meglio contribuire alla realizzazione della fratellanza universale. La Massoneria afferma l'alto valore della singola persona umana e riconosce ad ogni uomo il diritto di contribuire autonomamente alla ricerca della Verità.

Essa inizia soltanto uomini di buoni costumi, senza distinzione di razza o di ceto sociale. I Lavori di Loggia sono di natura strettamente riservata, ma non segreta. Il Massone è tenuto ad osservare scrupolosamente la Carta Costituzionale dello Stato nel quale risiede o che lo ospita e le leggi che ad essa si ispirino. La Massoneria non permette ad alcuno dei suoi membri di partecipare o anche semplicemente di sostenere od incoraggiare qualsiasi azione che possa turbare la pace e l'ordine liberamente e democraticamente costituito della società.

I Massoni hanno stima, rispetto e considerazione per le donne. Tuttavia, essendo la Massoneria l'erede della Tradizione Muratoria operativa, non le ammette nell'Ordine. Ogni membro, al fine di rendere sacri i propri impegni, deve aver prestato Solenne Promessa sul Libro della Legge da esso ritenuta Sacra.

Che cosa ne pensa di Mario Monti?
"Il curriculum è di alto profilo. Spero vivamente che possa traghettarci fuori da questa crisi. Certo poi un governo va valutato sulla base delle opere che riesce a realizzare".

E' la persona di cui oggi l'Italia ha bisogno?
"Questo lo sapremo solo dopo che avremo visto i fatti. La massoneria non si occupa di politica del quotidiano. Si occupa dei grandi valori, dei grandi temi".

Ci spieghi meglio...
"Ancora ai tempi della Grecia antica un tale Aristotele disse che l'uomo è un 'animale politico', ma non certo perché è iscritto a qualche partito o perché ha una tessera. Semplicemente perché vive nella polis, nella società e quindi si fa carico dei problemi che riguardano la dignità e la libertà della persona. I grandi problemi della società erano i suoi problemi e sono quelli della massoneria".

In quest'ottica come valuta il governo Berlusconi?
"Beh, quando sento dire, da Tremonti, un ex ministro dello scorso governo, che con la cultura non si campa. Questo è una offesa, una violenza. Se non hai un ancoraggio ideologico, se non hai un sogno come puoi vivere. Da vecchio mazziniano dico che il problema è sempre l'educazione. Quando a Mazzini gli chiesero che cosa fosse la Repubblica lui disse che 'è una idea, non è una forza di governo o di partito che vince o che perde, è un progetto di educazione morale'".

Affaritaliani.it ha lanciato il "Forum della meritocrazia", un evento che ha lo scopo di riportare il merito come valore nella società. L'Italia ha bisogno di meritocrazia?
"Assolutamente sì. E' un concetto che condivido. Anche se la meritocrazia significa anche la capacità di sapersi elevare, non solo di fare carriera in una azienda o in una professione. E' qualcosa di più ampio".

Secondo lei in politica ci sono troppo persone che non hanno i requisiti per sedere in Parlamento?
"Se considero la composizione del primo Parlamento e vado a vedere le teste pensanti che erano presenti in tutti i partiti e poi vedo quelle di oggi... Il Parlamento non può essere il rifugio di quelli che non possono fare altro. Lei sa chi era Alfredo Baccarini?".

No, devo ammetterlo, non lo conosco.
"Alfredo Baccarini è stato il più grande ministro dei Lavori pubblici che l'Italia abbia mai avuto. Era un uomo che quando il governo non manteneva il programma si dimetteva. E quando morì un giornale francese scrisse:  'E' morto povero, il più grande encomio che si possa fare ad un uomo politico'

 
 
 

GOVERNO MONTI/ L’ombra del Bilderberg

Post n°951 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Di Pasquale Di Bello

http://www.infiltrato.it/notizie/italia/governo-monti-l-ombra-del-bilderberg

Mario Monti, il prossimo presidente del Consiglio voluto da Giorgio Napolitano, è esponente di primo piano del Club Bilderberg, una associazione al limite del segreto che raggruppa le personalità più influenti del pianeta: politici, economisti, imprenditori, militari che annualmente si riuniscono per decidere le sorti del pianeta. La crisi italiana, eterodiretta da una potentissima centrale di potere, rischia di trasformarsi nella tomba della democrazia. La strada del voto, e quindi della legittimazione popolare del Governo, sembra eclissarsi definitivamente.

 

Monti e il Bilderberg, un colpo alla nuca della democrazia

Giorgio Napolitano, il comunista migliorista che approvò (pentendosene solo molti anni dopo) l’ingresso dei carri armatimonti_mario_adn sovietici nell’Ungheria del ’56, ha nominato Mario Monti senatore a vita e, ad ore, si accinge a farlo anche Capo del governo. Ad applaudire la scelta, principalmente, è l’asse BCE-FMI, ovvero la banda Bassotti di tecnocrati, banchieri e speculatori internazionali che fanno capo alla Banca centrale europea e al Fondo monetario internazionale. Gli applausi più fragorosi, tuttavia, giungono dal club Bilderberg, cioè dalla cabina di regia dell’intera operazione. Il club Bilderberg (il nome è dell’albergo dove avvenne la prima riunione) , ovvero il club dei padroni del pianeta di cui Monti, da anni, è parte integrante. Mai, come in questo caso, per capire la scelta compiuta dalla banda Bassotti bisogna risalire “a monte”. Il club, o gruppo Bilderberg, è ignoto alla stragrande maggioranza del globo terracqueo, fattore che ne determina l’influenza occulta e la manipolazione segreta di tutte le principali decisioni che governano il pianeta. Stiamo parlando di circa un centinaio di persone potenti e influentissime, politici, economisti, imprenditori e militari collocati in posti chiave e strategici, che annualmente, dal 1954, si riuniscono in piccole cittadine, lontano dagli occhi della pubblica opinione, per assumere decisioni che riguardano il destino di milioni di inconsapevoli persone. Nel corso di questi meeting (nel 2004 lorsignori si sono riuniti in Italia, a Stresa) la stampa è tenuta rigorosamente alla larga e vige per i protagonisti il divieto assoluto di rilasciare qualsiasi tipo di dichiarazione. Per capirci, del Bilderberg ha fatto parte il banchiere David Rockfeller (uno dei fondatori) e ne fa tuttora parte Henry Kissinger, il potentissimo segretario di stato di Richard Nixon al centro delle più inquietanti trame internazionali degli anni ’70. Kissinger, per capirci, è l’uomo del golpe cileno e dello scandalo Watergate. Ma senza andare a ritroso nel tempo, e per restare a casa nostra, nel Bilderberg troviamo le tracce dell’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, del neopresidente della BCE, Mario Draghi, del pupillo di casa Agnelli, John Elkan, del numero uno di Telecom Italia, Franco Bernabè e, per finire, il presidente del consiglio in pectore – quello voluto da Napolitano –Mario Monti.

L’ex comunista migliorista ha deciso quindi di puntare su un uomo che è, nella migliore ipotesi, espressione del Gotha finanziario mondiale, mentre nella peggiore è parte integrante di un club di framassoni che decidono i destini del mondo. Invitiamo, tra coloro che ne volessero sapere di più, alla lettura dell’illuminante volume “Il club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo” del giornalista spagnolo Daniel Estulin. Un’inchiesta rigorosa e inquietante dove i lettori italiani potranno conoscere un aspetto segreto del prossimo premier.

E’ chiara, almeno ai nostri occhi, la deriva verso la quale ci stiamo avviando, quella di un esproprio progressivo della democrazia. La parabola berlusconiana ha fatto credere agli italiani che, contrariamente all’adagio popolare, al peggio vi fosse un limite. Invece non è così: il peggio deve ancora venire. Stiamo finendo nelle mani della più grande macchina di macelleria sociale che il mondo conosca, quella di una camarilla di plutocrati manovrati dalla più grande centrale di potere al mondo: il Bilderberg, appunto. Sorprende, in tutto questo, il ruolo di Giorgio Napolitano, levatrice di quello che si annuncia il più grande infarto della democrazia italiana. Il Capo dello Stato, dinanzi al crollo del berlusconismo, finito nel nulla come dal nulla era nato, aveva un solo dovere, che non è quello imposto dalla prassi, cioè di esplorare la possibilità di governi alternativi, ma quello imposto dalla realtà dei fatti: restituire la parola agli elettori e consentire l’insediamento di un governo legittimato dal consenso popolare. Il governo Monti, eterodiretto dai marescialloni del Bilderberg, è il colpo di nuca alla democrazia italiana.

 
 
 

CRISI ITALIA/ Ecco la manovra che ci salverà: ma non è quella di Monti… ma che nui non approvera' mai

Post n°950 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

di Andrea Succi

http://www.infiltrato.it/inchieste/italia/crisi-italia-ecco-la-manovra-che-ci-salvera-ma-non-e-quella-di-monti

“Si sta preparando una manovra lacrime e sangue.” Quante volte abbiamo ascoltato questo refrain, quante volte ci siamo chiesti se fosse davvero necessario un ulteriore sacrificio da parte degli italiani. E ora conosciamo la risposta. Se davvero Mario Monti vuole diventare il Messia che moltiplica pane e pesci, ci permettiamo di suggerirgli la strada più veloce per raggiungere la gloria divina. Con la proposta di una manovra da 370 miliardi di euro l’anno, che non intacca le già tristi tasche dei cittadini. Fantascienza? Assolutamente no…

manovra-economicaSacrifici. Lacrime e sangue. Manovre e maxi emendamenti. Non c’è più tempo da perdere. Recuperare la cre-di-bi-li-tà. Che in parole povere significa: “tirate fuori gli ultimi spiccioli che vi sono rimasti.” L’egregio Professore Mario Monti, burattino nelle mani dei veri poteri forti, non farà altro che mettere in atto ciò che nessun governo eletto dal popolo si sarebbe mai sognato di compiere: tagliare pensioni e stipendi pubblici, diminuire i salari, aumentare la mobilità, semplificare i licenziamenti, vendere i beni statali e, soprattutto, privatizzare i servizi. Perché, se qualcuno ancora non l’ha capito, la speculazione decisiva contro l’Italia, quella che ha fatto crollare il Governo, è iniziata ad aprile, poco prima del referendum in cui oltre il 90% dei cittadini votarono a favore dell’acqua pubblica e contro il nucleare.

Qualcuno dirà: oh, e la Patrimoniale? Specchietto per quelle allodole che credono ancora alla Befana e festeggiano la fine di Berlusconi come se dovesse arrivare una nuova era, guidata dal Messia Monti. E invece la tragedia, come più di qualche osservatore ha avuto modo di sottolineare – da Paolo Barnard a Massimo Fini, da Marco Travaglio a Giulietto Chiesa – riguarda proprio la fine della democrazia e la perdita di sovranità che accompagnano un premier imposto dai mercati.

Ma veniamo al punto: possibile che l’unico modo per uscire dalla crisi sia la manovra “lacrime e sangue” che sta per pioverci addosso? Noi crediamo di no e ci permettiamo di suggerire ai signorotti che dovranno decidere le nostre sorti una via alternativa, che colpisce in modo definitivo il debito pubblico senza mettere sul lastrico milioni di italiani.

Partiamo da un’equazione molto semplice: il debito pubblico è costituito dalla somma dei deficit annuali – perché lo Stato spende sempre più di quanto incassa – su cui gravano, per la maggior parte, un insieme di spese inutili e deleterie che non producono alcun vantaggio per la comunità. Vediamo quali sono queste voci, che divideremo in tre categorie.

La prima comprende gli investimenti diretti – grandi opere, fondi per appalti, infrastrutture superflue, copertura di debiti contratti dai privati (ad esempio Alitalia) – che in un Paese come l’Italia non generano sviluppo e arrivano a costare cento volte il prezzo iniziale. Parola chiave: corruzione.

La seconda include tutti gli investimenti indiretti –finanziamenti pubblici ai partiti, costi del Parlamento e degli enti locali – che determinano la spaccatura del Paese tra clientes e cittadini normali. Parola chiave: casta.

La terza abbraccia le spese militari per quelle guerre – o meglio, operazioni di pace – che l’Italia è in qualche modo costretta a portare avanti, soggiogata dai diktat della lobby delle armi, la più importante e influente del mondo. Parola chiave: guerra.

Corruzione, casta e guerra: basterebbe tagliare, del tutto o in parte, queste tre macro voci per ridurre in maniera sostanziale la spesa annuale dello Stato e ottenere quindi un duplice risultato: l’annullamento del deficit e l’erosione continuata del debito pubblico.

Partiamo dalla corruzione, voce che comprende la corruzione in quanto tale (tangenti e reati contro la PA), l’operato delle mafie e l’evasione fiscale. Nell’ultima relazione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, presentata al Parlamento il 12 maggio 2011 (e relativa all’anno 2010), si fa riferimento al “Corruption Percetion Index” (più noto come CPI) di Transparency International, secondo cui “l’Italia ha segnato un ulteriore peggioramento del punteggio attribuito, così da collocare il nostro Paese dopo il Rwanda: dopo la retrocessione dal punteggio di 4,8 del 2008 al 4,3 del 2009, nel 2010, infatti, il risultato conseguito dal nostro Paese è pari a 3,9.”

Ora, nonostante il Dipartimento di Funzione Pubblica cerchi costantemente, all’interno della relazione, di sminuire, smontare e distorcere questo dato, andando contro ogni evidenza (si noti che il Dipartimento autore della Relazione dipende dal Ministero del “fannullone” Brunetta), la Corte dei Conti e persino la Banca Mondiale concordano sul costo annuale dei meccanismi corruttivi. Quanto? 60 miliardi di euro. All’anno. Con una stima di incremento del 10%. Sempre all’anno.

Passiamo al circuito mafioso, il cui fatturato (e quindi costo per lo Stato) si aggira – secondo la Commissione Parlamentare Antimafia – sui 150 miliardi di euro all’anno. Senza contare i circa 180 mila posti di lavoro persi a causa di un fenomeno che “frena lo sviluppo di vaste aree del Paese,comprime le prospettive di crescita dell'economia legale,alimentando una economia parallela illegale e determina assuefazione alla stessa illegalità”.

Per quanto concerne invece l’evasione fiscale, l’ultimo rapporto della Guardia di Finanza denuncia mancati introiti per 120 miliardi di euro all’anno, di cui 60 di sola IVA.

Non c’è bisogno della calcolatrice per stimare il costo della sola voce corruzione (quindi corruzione in quanto tale, fenomeno mafioso ed evasione fiscale) in 330 miliardi di euro all’anno. Soldi che lo Stato incasserebbe di colpo, senza bisogno di alzare le tasse, tagliare pensioni, stipendi e posti di lavoro, senza bisogno di svendere la propria sovranità agli sciacalli del Governo tecnico. I bocconiani li chiamano. Alieni venuti dal nulla per depauperare quel poco che rimane.

Basterebbe, da parte del Sistema Stato, una seria autotutela contro la Corruzione per riscuotere di colpo una cifra enorme: stiamo parlando di oltre il 10% del Pil, che nel 2010 ammontava 2 mila miliardi di €.

Passiamo ora alla parola chiave Casta: che cosa si può tagliare, senza stravolgere l’assetto istituzionale e senza (ulteriormente) svilire il rapporto tra cittadini e politica? Quattro voci: le province, il finanziamento pubblico ai partiti, la metà dei costi parlamentari, privilegi degli enti locali.

Partiamo dalle province: secondo il rapporto 2011 dell’Unione Province Italiane, l’associazione che rappresenta tutte le province escluse quelle autonome di Trento, Bolzano e Aosta, il costo totale degli enti provinciali relativo all’anno 2010 ammonta a 12 miliardi di euro, che possono essere risparmiati quasi in toto, partendo dal presupposto che la stragrande maggioranza della spesa riguarda il mantenimento stesso dell’ente e immaginando di delocalizzare altrove, e con altre funzioni magari più redditizie, parte del personale impiegato, che costa invece una minima parte, vale a dire 2 miliardi e rotti l’anno (dato 2010). Se la matematica non è un’opinione, tagliando le province otteniamo un ulteriore risparmio di 10 miliardi l’anno.

Il finanziamento pubblico ai partiti, o rimborso elettorale che dir si voglia, è l’ennesima spesa-truffa che grava sulle spalle dei cittadini e che dovrebbe subire una netta sforbiciata. Qui il calcolo è piuttosto semplice: dal 1994 al 2008, considerando le 11 tornate elettorali (regionali, politiche ed europee) svolte in questo periodo, il costo supera i 2 miliardi di euro. Che il Professore Monti si attivi per farsi restituire questi soldi.

E veniamo al Parlamento, il luogo dove la Casta eccelle nel suo spreco costante da una parte e vessazione aggressiva dall’altra. Quanto costa il Parlamento? Per capirlo basta leggere uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, una sorta di think tank anglosassone che “vuole rappresentare un pungolo ed una risorsa per la classe politica, stimolando nel contempo una maggiore attenzione e consapevolezza dei privati cittadini verso tutte le questioni che attengono le politiche pubbliche e il ruolo dello Stato nell’economia.”

Il dossier dell’IBL, pubblicato nel luglio 2011 a firma di Emilio Rocca, è piuttosto chiaro: “Il Parlamento italiano spende ogni anno circa 1 miliardo e mezzo di euro. Le Camere presentano i rendiconti della loro gestione economica che sono pubblicati sui loro siti istituzionali; ad oggi, è possibile leggere il rendiconto relativo all’esercizio dell’anno 2009. La due Camere hanno speso, in quell’anno, 1.581.158.419 euro, per la precisione..”

Volendo mantenere intatto il numero dei parlamentari e tagliando di netto la metà di tutte le spese – se Tremonti può tagliare in maniera orizzontale ciò che gli pare, va da sé che questo sistema è possibile applicarlo anche con i costi della politica – si ottiene un ulteriore risparmio di circa 750 milioni di euro annui. E siamo stati generosi.

Viriamo ora sui costi degli amministratori locali, soffermandoci solo sulle indennità dei politici regionali e comunali, che nel 2010 ammontavano a 1,5 miliardi di euro. Con un taglio netto dell’80%, per cui se un consigliere regionale prende oggi 10.000 euro al mese ne dovrà prendere al massimo 2.000 - che in ogni caso è un ottimo stipendio - si ottiene un ulteriore risparmio di spesa pari ai 1,2 miliardi di euro.

Anche per la parola chiave Casta non serve essere Odifreddi per convincersi di come si possa risparmiare, ogni anno, pur evitando ai politicanti la gogna della paghetta da 3/400 euro al mese, la bellezza di quasi 12 miliardi di euro (11,950 per la precisione), cui si va ad aggiungere l’una tantum dei 2 miliardi del finanziamento pubblico. Il tutto in maniera semplice e colpendo solo le province, i rimborsi elettorali e i costi di Parlamento, Regioni e Comuni.

E arriviamo, infine, all’ultima parola chiave.

Forse siamo in guerra e nessuno ci aveva avvisato, visto che l’Italia è l’ottavo Paese al mondo per spese militari (ecco uno dei motivi per cui non potrà mai fallire, nonostante le dicerie mediatiche) e nel 2011 ha stanziato un budget che supera i 20 miliardi di €. Le missioni all’estero? Partecipiamo a 8 operazioni, sulle 15 che ci sono in atto nel mondo, per cui spendiamo la bellezza di 1 miliardo e mezzo di €.

Ancora: secondo il libro inchiesta “Il Carro Armato” (Bur-Rizzoli), di Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca, le missioni all’estero dell’Italia sarebbero molte di più, 30 (con evidenti ricadute sui costi) ma l’aspetto più sorprendente riguarda il numero dei comandati, inferiore rispetto a quello dei comandanti. Cosa significa? “Che, nonostante le riforme, il nostro esercito professionale conta ancora 190mila uomini, tra i quali il numero dei comandanti - 600 generali e ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali- supera quello dei comandati.” Pazzesco. Come se il numero dei politici superasse quello dei cittadini.

Senza contare gli acquisti, inutili, di portaerei Cavour e fregate Fremm (5 miliardi e rotti di €) e i cacciabombardieri Joint Srike Fighter (13 miliardi di €). Facciamo un po’ di conti: se tagliamo della metà le spese militari, abbandoniamo le missioni all’estero ed evitiamo di comprare armamenti superflui, il risparmio netto ammonta a quasi 30 miliardi di €. Non male, vero?

Se il Professor Monti, bocconiano ed economista, dovesse mai avere difficoltà a seguire i nostri semplici ragionamenti, sarà sicuramente felice di trovarsi lo schemetto bello e pronto. Eccola, quindi, la maxi-manovra per raggiungere la divina gloria:

  1. Manovra anti-corruzione: 60 miliardi
  2. Manovra anti-evasione: 120 miliardi
  3. Manovra anti-mafia: 150 miliardi
  4. Manovra anti-casta: 12 miliardi
  5. Manovra anti-guerra: 30 miliardi

Totale: 372 miliardi annui risparmiati. Considerando che il debito pubblico attuale ammonta a poco meno di 2 mila miliardi, potremmo azzerarlo nel giro di 7 anni. Senza lacrime nè sangue.

 
 
 

FINANZIAMENTO AI PARTITI/ La più grande truffa della (mala)politica italiana

Post n°949 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

di Carmine Gazzanni

http://www.infiltrato.it/inchieste/italia/finanziamento-ai-partiti-la-pi-grande-truffa-della-mala-politica-italiana
Circa 13 milioni di euro. A tanto ammonterebbero i soldi pubblici sottratti da Luigi Lusi alla Margherita. Pare che le indagini si stiano allargando e non è da escludere la possibilità che anche nomi di punta dell’ex partito di centrosinistra vengano coinvolti. Ma il problema, in realtà, è di fondo e risponde al nome di “rimborsi elettorali”. La più grande truffa (perché di questo si tratta) della malapolitica italiana, costata, fino ad oggi, più di 2 miliardi di euro. A dirlo è la Corte dei Conti.A quanto ammontano i soldi pubblici di cui i partiti continuano a godere ininterrottamente dal ’94? I numeri sono impressionanti. È la Corte dei Conti a rivelarli. Sommando le spese dichiarate dal 1994 al 2008 dai partiti e quanto hanno ricevuto, le cose stanno così: 579 milioni spesi e 2.253.612.233 ricevuti. Una cifra decisamente sproporzionata: una differenza del 389%. E poi si offendono se qualcuno osa chiamarla casta.

FIANZIAMENTO_AI_PARTITI_TRUFFA

 

Era il 1993. Tramite un referendum, con ben il 90,3% dei voti favorevoli, gli italiani abrogarono il finanziamento pubblico ai partiti. Eppure è noto che i partiti godono ancora di grosse entrate pubbliche. Cosa ha permesso ai partiti di sopravvivere in questi 12 anni? Una serie di leggi nel tempo che, sotto il falso nome di “rimborso elettorale”, garantiscono in realtà veri e propri finanziamenti (e non rimborsi). Per altro spropositati.

Ma andiamo con ordine. Il finanziamento pubblico ai partiti venne introdotto dalla legge 195/1974, dietro la proposta di Flaminio Piccoli (DC). All’epoca la norma venne giustificata come la soluzione per evitare collusioni con i grandi poteri (legali e illegali) del tempo. Ma dopo il referendum del ’93 il Parlamento, che in questi casi è più che mai attivo, corse al riparo. Già nel dicembre dello stesso anno, infatti, venne rivista una legge preesistente sui rimborsi elettorali (legge 515/1993), facendo passare come “rimborsi” veri e propri finanziamenti. Infatti, da allora, l’erogazione dei fondi è assolutamente indipendente dai costi sostenuti: “le spese per la campagna elettorale di ciascun partito, movimento, lista o gruppo di candidati che partecipa all’elezione – si leggeva all’articolo 10 - non possono  superare la somma risultante dalla moltiplicazione dell’importo di lire 200 per il numero complessivo degli abitanti delle circoscrizioni per la Camera dei deputati e dei collegi per il Senato della Repubblica”. Era fissato per giunta anche un tetto, chiaramente tutt’altro che basso: “le spese per la campagna elettorale di ciascun candidato – si leggeva in quella legge - non possono superare l’importo massimo derivante dalla somma della cifra fissa di lire 80 milioni e della cifra ulteriore pari al prodotto di 100 lire per ogni cittadino residente nel collegio uninominale”. In numeri: già nel 1994, i partiti poterono contare su un “rimborso” di circa 47 milioni di euro.

Ma non bastava. Più e più volte i governi, ora di destra ora di sinistra, sono intervenuti in materia. Il Governo Prodi, con la legge n.157 del 1999, cambiò, e di molto, le carte in tavole: istituì quattro fondi - esistenti ancora oggi – per le elezioni alla Camera, al Senato, al Parlamento europeo e ai Consigli regionali. Non solo. Si legge all’articolo 2 comma 2: “All’articolo 9, comma 3, primo periodo, della legge 10 dicembre 1993, n. 515, le parole: "almeno il 3 per cento" sono sostituite dalle seguenti: almeno l'1 per cento”. In pratica, se prima il quorum per sedersi al tavolo dei finanziamenti era fissato al 3%, ora veniva abbassato all’1. Conseguenza: tutti, anche partiti ininfluenti, da allora in poi godono di finanziamenti pubblici. In più le 200 lire previste nel 1993 passarono a 800. Anche il tetto si alzò drasticamente: “l’ammontare di ciascuno dei quattro fondi […] è pari alla somma risultante dalla moltiplicazione dell’importo di lire 4.000 (e non più 100, ndr) per il numero dei cittadini della Repubblica iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera dei deputati”.

Poi arrivò Berlusconi e, ancora una volta, i lauti finanziamenti diventarono sempre più lauti. Se infatti nel 1999 era previsto un rimborso di “lire 800” per “ogni cittadino della Repubblica iscritto nelle liste elettorali”, il Cavaliere lo alzò a “euro 1”. Non solo: “all’articolo 1, comma 5, dopo le parole: «è pari» sono inserite le seguenti: «per ciascun anno di legislatura degli organi stessi»”. In pratica, la legge del 2002 ha moltiplicato il rimborso per ciascun anno di legislatura (cinque anni), che equivale a quintuplicarlo. È finita qui? Certo che no: nella legge si specifica anche che i soldi, per quell’anno, non devono essere più corrisposti con cadenza annuale, ma devono essere versati ai partiti in un’unica soluzione.

Ma ancora non bastava. Ed ecco un codicillo, inserito, nel decreto milleproroghe del 2006: l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni. Anche in caso di fine anticipata della legislatura. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che lo Stato continua a versare i soldi ai partiti per tutti e cinque gli anni, anche se il parlamento è stato sciolto. In altre parole, dal 2006 al 2010 (il decreto legge 98/2011 ha, per fortuna, ripristinato l’estinzione dei fondi in caso di cambio legislatura) noi abbiamo pagato anche “partiti fantasma“, partiti, per dirla in altri termini, presenti nella scorsa legislatura e scomparsi nella vigente. Ecco un’interessante tabella di partiti “scomparsi”, che nel 2010 hanno percepito sostanziosi rimborsi:

PARTITI

CONTRIBUTI NEL 2010

La Margherita

€ 5.492.126

Democratici di Sinistra

€ 8.769.911

Rifondazione Comunista

€ 3.729.428

Forza Italia

€ 12.541.536

Udeur

€ 349.225

Casa delle Libertà

€ 261.800

L’Unione

€ 353.065

È evidente, dunque, come questi non siano rimborsi, ma veri e propri finanziamenti occulti (dato che il referendum del ’93 parlava chiaro), garantiti da una serie di leggi che assicurano grossi capitali (pubblici) ai partiti. I numeri sono da capogiro. In definitiva oggi ad ogni fondo dei quattro previsti (Camera, Senato, Europarlamento e consigli regionali) viene erogato 1 euro per ogni iscritto alle liste elettorali per la Camera dei Deputati. Ogni candidato, in più, può accumulare fino a 52 mila di euro di rimborso più 0,01 euro per ogni cittadino residente nella circoscrizione. Per i partiti, invece, il limite massimo di finanziamento è dato dal numero di iscritti alle liste elettorali di Camera e Senato per ciascuna circoscrizione dove il partito si presenta. Il tutto, chiaramente, viene ripartito percentualmente in base ai seggi ottenuti (“Il fondo per il rimborso delle spese elettorali per il rinnovo della Camera dei deputati è ripartito in proporzione ai voti conseguiti per l’attribuzione della quota di seggi da assegnare in ragione proporzionale, tra i partiti e i movimenti che abbiano superato la soglia dell’1 per cento dei voti validamente espressi in ambito nazionale”).

Non solo. Un rapido calcolo ci permette anche di comprendere come alcuni anni siano stati letteralmente d’oro per i partiti. Come lo è stato, ad esempio, il 2008: nelle loro casse sono finite la terza rata del rimborso per le politiche del 2006 (99,9 milioni di euro), la prima rata del rimborso per le politiche del 2008 (100,6 milioni di euro), 41,6 milioni di euro della quarta rata per le regionali del 2005 e la quinta rata del rimborso per le europee del 2004 (49,4 milioni di euro). Totale: 291,5 milioni di euro. In un solo anno.

E i partiti presenti in questa legislatura? Ecco gli ultimi dati disponibili, relativi ai contributi per il solo 2010:

PARTITI

CONTRIBUTI NEL 2010

Il Popolo della Libertà

€ 20.496.206

Partito Democratico

€ 17.590.967

Lega Nord

€ 3.771.671

Unione di Centro

€ 2.096.373

Italia dei Valori

€ 1.924.018

Movimento Per L’autonomia Alleati Per Il Sud

€ 355.240

Ma, in definitiva, a questo punto, una domanda sorge spontanea. A quanto ammontano i soldi pubblici di cui i partiti continuano a godere ininterrottamente  dal ’94? I numeri sono impressionanti. È la Corte dei Conti a rivelarli. Sommando le spese dichiarate dal 1994 al 2008 dai partiti e quanto hanno ricevuto, le cose stanno così: 579 milioni spesi e 2.253.612.233 ricevuti. Una cifra decisamente sproporzionata: una differenza del 389%. E poi si offendono se qualcuno osa chiamarla casta.

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1300 EURO IN MENO AI DEPUTATI QUESTI SONO I TAGLI DEI COSTI DELLA POLITICA?

Post n°948 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

MONTI FRENA GLI STIPENDI "D'ORO":
TAGLI DI 1.300 EURO AL MESE AI DEPUTATI

 

 
Lunedì 30 Gennaio 2012 - ROMA - Gli stipendi dei manager della Pubblica Amministrazione non potranno superare quelli del Presidente della Corte di Cassazione, che resterà il dipendente pubblico più pagato. A deciderlo, un decreto della presidenza del Consiglio, annunciato da Palazzo Chigi.
«Il governo Monti è pienamente consapevole dell'importanza del contenimento dei costi degli apparati burocratici. Dal buon esito dell'operazione dipendono sia il successo dei programmi di risanamento dell'economia, sia quello degli stimoli alla crescita e competitività. Il contenimento dei costi della burocrazia contribuirà cosi a rafforzare il credito di fiducia che i Paesi dell'Eurozona e gli investitori internazionali decideranno di accordare all'Italia nei mesi a venire», afferma una nota di Palazzo Chigi sullo schema del provvedimento sul tetto agli stipendi dei manager pubblici.
Per questo motivo «in tempi considerevolmente inferiori a quelli indicati dal decreto-legge approvato dal Parlamento lo scorso dicembre, e fissati in novanta giorni, il Presidente Mario Monti ha trasmesso al Presidente del Senato, Renato Schifani, e al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, lo schema di provvedimento concernente il limite massimo retributivo dei dipendenti pubblici, previsto nel 'Salva Italia'».

TAGLI DI 1300 EURO LORDI AI PARLAMENTARI Via libera dall'Ufficio di presidenza della Camera ai tagli per gli stipendi dei deputati, maggiorati di un 10% per quanto riguarda le figure apicali. E i tagli per i deputati si aggirano sui 1300 euro lordi. «Si tratta di decisioni definitive e ad effetto immediato» spiega
il vicepresidente Rocco Butiglione al termine della riunione. La riduzione del trattamento economico per tutti i deputati è di 1.300 euro lordi mensili, più una riduzione del 10% sulle indennità di carica.

Riduzione del 10% inoltre per le indennità dei deputati titolari di incarichi istituzionali, come il Presidente
della Camera, i vicepresidenti, i deputati questori, i segretario di Presidenza, i presidenti e membri degli uffici di presidenza degli organi parlamentari.

Buttiglione ha aggiunto che è stato inoltre stabilito che per i vitalizi si passa al sistema contributivo, che varrà anche per i dipendenti. Per quanto riguarda le spese per i collaboratori parlamentari il rimborso
sarà al 50% forfettario (ora lo è al 100%) e al 50% dovrà essere documentato, o con l'assunzione del collaboratore o con la documentazione delle spese sostenute. L'obiettivo, ha precisato Buttiglione, resta comunque quello di regolamentare la materia per legge.

IL DECRETO Il provvedimento si fonda su due principi:
1)Il trattamento economico complessivo del primo Presidente della Corte di Cassazione diventa il parametro di riferimento per tutti i manager delle pubbliche amministrazioni. In nessun caso l'ammontare complessivo delle somme loro erogate da pubbliche amministrazioni potrà superare questo limite.
2)Per i dipendenti collocati fuori ruolo o in aspettativa retribuita, presso altre pubbliche amministrazioni, la retribuzione per l'incarico non potrà superare il 25% del loro trattamento economico fondamentale. Resta valido il tetto massimo indicato in precedenza.
Lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri verrà sottoposto al preventivo parere delle competenti commissioni di Senato e Camera. Contestualmente, la Ragioneria generale dello Stato indicherà le modalità di versamento al Fondo per l'ammortamento dei Titoli di Stato delle risorse rese disponibili dall'applicazione dei limiti retributivi stabiliti dalla norma.
Le risorse così risparmiate non potranno andare a copertura di altre spese. Il decreto presentato oggi è in linea con gli scopi che il Governo, sin dal suo insediamento, si è prefissato affinché il tema divenisse parte integrante, e centrale, dell'agenda istituzionale. I provvedimenti varati finora - in particolare quelli noti come «Salva Italia» e «Cresci Italia» - procedono in questa direzione. Intendono cioè eliminare - o quanto meno ridurre - gli sprechi connessi alla gestione degli apparati amministrativi.
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DRAGHI.MONTI E PAPADEMOS,I 3 UOMINI CHIAVE DI GOLDMAN SACHS: E' L'EUROPA DEI BANCHIERI!

Post n°947 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Informiamo coloro che ci seguono da poco, che alla super-banca di investimento USA "Goldman Sachs" abbiamo dedicato numerosi articoli, visto il ruolo centrale che questa ha sulla crisi mondiale; potete richiamare gli articoli tramite il motore di ricerca posto sulla colonna destra (in alto) del nostro sito www.nocensura.com - questa banca, di cui Monti è un collaboratore, ha una capacità di investimento di oltre 12.000 miliardi di Euro ALL'ANNO, ovvero 6 volte il ns debito pubblico.... vale 1 TRILIONE di Euro, ma nonostante ciò SPECULA sulle derrate alimentari e sulle carestie, AFFAMANDO il terzo mondo (ha mandato sul lastrico anche milioni di americani e cittadini di altri paesi) Vi suggeriamo di guardare il documentario che Moore ha dedicato alla crisi, "Capitalism a love story" che ovviamente parla a lungo della super-banca... il documentario è dedicato alla crisi-USA ma visto che questa si sta estendendo a tutto il mondo, e visto che il "modus operandi" è il MEDESIMO, guardarlo permette di capire molte questioni che riguardano O RIGUARDERANNO il nostro paese...

 
 
 

BERLUSCONI E IL DEBITO PUBBLICO

Post n°946 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

 

Analisi
Berlusconi ha fatto un quarto del debito italiano

Savino Gallo (per Eutekne.info)

Al contrario di quanto dice la politica non è stata la prima repubblica a creare il nostro enorme debito pubblico. I numeri elaborati e messi in fila da Eutekne.info dimostrano, infatti, che solo il 43,5% di quel debito si è formato prima di Tangentopoli, mentre il restante 56,5% si è, invece, accumulato dopo. Aggregando i dati e riclassificandoli per presidente del consiglio, i governi presieduti da Berlusconi hanno contribuito all’accumulo di debito pubblico per il 27,41%. Più staccato Prodi i cui due governi hanno prodotto l’8,81%. Ma è a partire dal 1996, ovvero durante il primo governo Prodi, che la spesa pubblica è tornata a crescere in modo sostenuto (+6,01%) fino all’esplosione del secondo governo Berlusconi. Nel quinquennio che va dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006, infatti, la spesa pubblica è cresciuta del 16,95%.

 

Una copertina dell'Economist del luglio 2011
Una copertina dell'Economist del luglio 2011

Il debito pubblico italiano è di circa 1.900 miliardi di euro. Il dato è noto ai più, almeno quanto l’idea che a creare quel debito enorme siano stati i Governi succedutisi durante la Prima Repubblica, con una gestione scellerata dei conti e l’utilizzo della Pubblica Amministrazione come ammortizzatore sociale.

Se, però, il primo assunto rimane incontrovertibile, il secondo sembra essere solo un falso luogo comune, scorrendo i dati del nostro studio. I numeri (elaborati da Eutekne.info sui dati Istat resi noti fino al 31 dicembre 2010) dimostrano, infatti, che solo il 43,5% di quel debito si è formato prima dell’uragano “Tangentopoli” e del primo insediamento di Giuliano Amato (28 giugno 1992) a Palazzo Chigi. Il restante 56,5% si è, invece, accumulato nel corso della cosiddetta Seconda Repubblica.

Sbagliato, dunque, differenziare i due periodi attraverso un dato quantitativo. Se proprio deve esserci una differenza, questa va individuata dal punto di vista qualitativo: rispetto alla prima Repubblica, quando il bilancio dello Stato chiudeva in negativo ancor prima di conteggiare la spesa per il pagamento degli interessi passivi sul debito accumulato, nella seconda Repubblica, il bilancio chiudeva quantomeno con un avanzo, salvo poi computare la spesa per il pagamento degli interessi passivi accumulati fino all’anno precedente.

Negli anni della Seconda Repubblica, la crescita del debito pubblico (si veda tabella 1) è stata più consistente durante gli ultimi Governi Berlusconi (+11,53% nel periodo che va dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006; +11,84% dall’8 maggio 2008 al 31 dicembre 2010), seguiti da due Governi tecnici, quello Ciampi a cavallo tra il 1993 e il 1994 (+6,15%) e quello Dini (+5,51%), cui il 17 gennaio 1995 venne affidata la Presidenza del Consiglio dopo la caduta del primo Governo Berlusconi.

Aggregando i dati e riclassificandoli per Presidente (si veda tabella 2), i Governi presieduti da Silvio Berlusconi hanno contribuito all’accumulo di debito pubblico per il 27,41%. Più staccati Prodi (i cui due Governi hanno prodotto l’8,81% del totale), Amato (6,64%) e Ciampi (6,15%). Le statistiche riflettono d’altro canto il numero di giorni al Governo, se si eccettua il caso Ciampi, il cui mandato, in 377 giorni, è riuscito a creare più debito dei Governi Dini (5,51%) e D’Alema (1,99%), durati rispettivamente 485 e 551 giorni.

«I numeri risultanti da questo studio – spiega il direttore di Eutekne.info, Enrico Zanetti – sono stati ricavati associando i dati di contabilità pubblica ai singoli periodi di durata di ciascun Governo. È ovvio che, soprattutto per le esperienze di Governo particolarmente brevi, ci possa essere stato un implicito effetto trascinamento, tale per cui quantomeno una parte dei risultati prodotti può essere, di fatto, ascritta alle scelte politico-economiche del Governo precedente. Discorso che non può essere fatto per i Governi rimasti in carica per più di due anni consecutivi».

Posto che anche i Governi della Seconda Repubblica hanno dato un contributo consistente alla crescita del debito, alcuni di essi sono riusciti quantomeno a ridurre, o a lasciare pressoché invariata, la spesa primaria, al netto dell’inflazione. Una cosa che è riuscita solo ai primi quattro Governi succedutisi dal 1992 in poi (si veda tabella 3), che a questa specifica voce hanno fatto registrare +0,47% (Amato I), -0,54% (Ciampi), -1,20% (Berlusconi I) e +0,14% (Dini).

A partire dal 1996, ovvero durante il primo Governo Prodi, la spesa pubblica è tornata a crescere in modo sostenuto (+6,01%), per poi riattestarsi sotto il 3% con i Governi D’Alema (+2,87%) e Amato II (+2,44%), fino all’esplosione del secondo Governo Berlusconi. Nel quinquennio che va dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006, infatti, la spesa pubblica è cresciuta del 16,95%.

L’ultima parte del nostro studio fa riferimento ai livelli di pressione fiscale fatti registrare dal 1992 ad oggi (si veda tabella 4), oscillati, negli ultimi 20 anni, tra il 40,6% e il 42,6%. In generale, sono stati solo due i Governi capaci di ridurre la pressione fiscale al di sotto del 41%, entrambi guidati da Berlusconi, nel 1994-1995 e nel quinquennio 2001-2006. Ben quattro volte, invece, la pressione fiscale si è attestata al di sopra del 42%: durante l’Amato I (42,06%), il Prodi I (42,48%) il Prodi II (42,39%) e l’ultimo Governo Berlusconi (42,6%).

 
 
 

61 ESIMO POSTO PER LIBERTA' DI STAMPA CI HA SUPERATO PERSINO LA ROMANIA

Post n°945 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Buona liberta' di stampa per i paesi del Nord Europa

Liberta' di stampa, Italia precipita al 61° posto

Precipitano anche gli Stati Uniti e l'Egitto

Parigi - Reporters sans frontières è un'organizzazione internazionale, che difende la libertà di stampa. Ogni anno stila una classifica della libertà di stampa. E quest'oggi bacchetta l'Italia classificata tra i peggiori in materia di libertà di stampa nel 2011, così come altre grandi democrazie: resta indietro e perde 12 posizioni, scivolando dal 49° al 61° posto di una classifica che conta 179 Paesi. Questo perché "porta ancora i segni del vecchio governo", si legge nel testo diffuso da Rsf. Il Paese "con le dimissioni di Silvio Berlusconi ha da poco voltato la pagina del conflitto di interesse". Molto male anche per gli Stati Uniti, precipitati dal 20° al 47° posto: qui infatti 25 giornalisti sono stati arrestati o hanno subito dei maltrattamenti dalla polizia mentre seguivano le proteste di Occupy Wall Street.

La Francia è al 38° posto, la Spagna al 39°. Ha commentato Jean-Francois Julliard, segretario generale di Rsf: "Siamo severi verso questi Paesi perchè ci aspettiamo da loro un comportamento esemplare; le grandi democrazie potevano fare meglio". Il bilancio per la libertà di stampa nell'anno delle rivoluzione arabe e delle contestazioni in tutto il mondo è grigio. Il "trio infernale" resta composto da Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord.

Mentre solo in una manciata di Paesi la situazione è da considerarsi "buona" per i giornalisti.
Sono la Finlandia e la Norvegia, che confermano il loro primo posto ex aequo, l'Olanda, la Svizzera, il Lussemburgo o ancora il Canada. Per la prima volta entra nella top 10 un Paese africano: è Capo Verde dove esiste, spiega Rsf, "una vera tolleranza verso i giornalisti".

In diversi Paesi d'Europa peggiora, denuncia Rsf: si moltiplicano infatti gli arresti dei cronisti e le perquisizioni delle redazioni. La Bulgaria (80/a) e la Grecia (70/a) occupano le peggiori posizioni.

Tra i paesi arabi comincia a migliorare la situazione tunisina, al 134°, mentre l'Egitto, che ha conosciuto numerose violenze ai danni dei giornalisti, perde 39 punti(166°). In fondo alla classifica figurano poi ancora Sudan, Yemen, Vietnam, Bahrein, Cina, Iran e Siria.



"Repressione è stata la parola d'ordine per il 2011", scrive l'associazione. "Gli atti di censura e gli attacchi fisici ai giornalisti non sono mai stati così numerosi. Libertà di informazione non ha rimato con democrazia".
 
 
 

Il parlamento più caro d’Europa!

Post n°944 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Il parlamento più caro d’Europa!

http://www.stopcensura.com/2012/01/il-parlamento-piu-caro-deuropa.html

Il dato in sé è impressionante e contiene uno dei paradossi del nostro Paese: i cinque grandi parlamenti nazionali d’Europa, Germania, Francia, Inghilterra, Italia e Spagna, costano 3,18 miliardi di euro l’anno, ma il Parlamento italiano spende più della somma degli altri quattro messi insieme. E la sorpresa sta nel fatto che la colpa non è tanto degli stipendi della Casta, bensì dei costi di una struttura molto più dispendiosa.

 
 
 

IL GRIDO SICILIANO CONTRO IL GOVERNO: “NON SI UCCIDE SOLO SPARANDO MA CON LA DISPERAZIONE!”

Post n°943 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

IL GRIDO SICILIANO CONTRO IL GOVERNO: “NON SI UCCIDE SOLO SPARANDO MA CON LA DISPERAZIONE!”

In Italia c’è rabbia, irritazione e collera per quanto sta accadendo, ma i mass media si preoccupano volutamente di tutt’altro. Tutta la stampa è focalizzata sulla tragedia della nave Costa Concordia all'Isola del Giglio ormai da troppo tempo, cosa stanno volutamente occultando alla Nazione in questi giorni?

Delle attuali manifestazioni in Sicilia, per esempio, si fa poco cenno e per lo più attraverso il web. Alcune città, a causa del blocco generale in atto, sono addirittura sprovviste di rifornimenti tra cui la benzina.

La gente, ormai esasperata, protesta anche contro la Chiesa con frasi che devono fare riflettere: “cosa c’entra la ricchezza della Chiesa con quell’Uomo nudo appeso sulla croce?”

Perché non si diffondono queste notizie a livello nazionale, forse si ha paura della reazione di tutte le altre regioni?

Il nostro nuovo governo, NON ELETTO DAL POPOLO, rastrella soldi alla gente per darli ai ricchi, ovvero a quelle banche che sono state la causa di questa crisi e del fallimento di questa società capitalista ormai priva di valori. Nessuno però parla più di quei 500 miliardi che la BCE ha recentemente messo a disposizione delle banche europee, di cui 116 per gli Istituti di Credito italiani, al tasso dell’1% e che, detti Istituti, hanno messo in circolazione ad un tasso da usura per poche, privilegiate e garantite aziende.

L’economia si è pietrificata anche a causa di quell’inutile ed incontrollato rigonfiamento dei prezzi, specie degli immobili, causati da una mal gestione dell’euro.

Le banche hanno fallito! Bisogna che ne diano atto e coloro che hanno continuato a truffare l’umanità e continuano a truffarla andando contro i principi costituzionali e soprattutto contro i diritti umani, dovrebbero essere processati per genocidio (così sarà…).

Cosa accadrebbe se ogni cittadino decidesse di ritirare i propri soldi dalle banche e contemporaneamente tutti non restituissero più i finanziamenti ottenuti a tasso di usura?

Sarebbe il collasso! Da ciò si vedrebbe che il potere è in mano al popolo!

Creare terrore parlando di crisi, senza proporre soluzioni, è una tattica psicologica per rendere la popolazione sempre più indifesa al fine di controllarla circoscrivendo sempre di più i confini della libertà personale. Oggi TUTTI, anche gli anziani più anziani, DEVONO avere un conto corrente. Ma non è forse ridicolo?

Si crea un bisogno e si da una soluzione. Peccato che unitamente alla soluzione ci sia sempre un sacrificio dei cittadini.

Tra bisogni e soluzioni, un po’ alla volta, ci stanno privando della nostra sovranità (che abbiamo solo sulla carta), perché la nostra coscienza è ormai prigioniera delle loro trappole psicologiche da quando in Italia è arrivata la Mediaset con calcio, veline e Grande Fratello.

Perché non si parla chiaramente, RENDENDOLE PUBBLICHE, di soluzioni attuabili, anche se inizialmente drastiche e risolutive, COME QUELLE MESSE IN ATTO IN ISLANDA? 

I siciliani stanno dimostrando dignità, bisogna riconoscerlo, cosa aspettano le altre regioni ad imitarli?

http://blog.libero.it/coscienzaunivers/10992547.html

IL   VIDEO

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=MqOM_kkoXMs

 
 
 

IL DIRITTO DI PIANTARE E COLTIVARE LIBERAMENTE VERRÀ PRESTO VIETATO?

Post n°942 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 


http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=9710

Le multinazionali sementiere vogliono rendere i contadini prigionieri… con la legge. I deputati devono esaminare tra qualche giorno un testo che instaura un “contributo volontario obbligatorio”, una vera decima sui semi. Riseminare liberamente il proprio raccolto o scambiare le varietà di piante diventerà illegale. Preoccupati di preservare l’autonomia alimentare, alcuni contadini e cittadini fanno resistenza.

Domani, grani e semi forse non saranno più liberi. Alcuni agricoltori si preoccupano di unaproposta di leggevotata dal Senato lo scorso 8 luglio, e che l’assemblea nazionaleha appena approvato il 28 novembre e che viene già applicata per decreto sulle produzioni di grano tenero. Se volessero conservare una parte del loro raccolto per riseminarla l’anno seguente (cosa c’è di più naturale?), i produttori di grano tenero dovranno pagare un canone chiamato “Contributo volontario obbligatorio” (sic).“L’obbiettivo di questa nuova proposta di legge è di estendere questo meccanismo a tutti i contadini”, avverte Guy Kastler, dellaRéseau semences paysannes.Ogni volta che coltiveremo un ettaro, si prenderanno un po’ di denaro delle nostre tasche per pagare i detentori di proprietà intellettuale”. La legge prevede di considerare la riproduzione delle sementi in azienda, senza pagare questa decima moderna ai “proprietari”, come una truffa [1]. Il raccolto potrà essere requisito.

Chi sono questi proprietari di sementi a cui verrà versato il “contributo volontario”? Da 1949 ogni varietà di seme messo sul mercato deve essere iscritta obbligatoriamente sul catalogo gestito dall’ufficio comunitario delle varietà vegetali (OCVV), la cui sede è ad Angers [2]. Questo ufficio accorda un diritto di proprietà intellettuale di una durata che va dai 25 ai 30 anni, all’”ottenitore”, quello che ha selezionato questa varietà. I principali detentori di questi “certificati di ottenimento vegetale” [3] sono nient’altro che le grandi multinazionali sementiere: Bayer, Limagrain, Monsanto, Pioneer, Vilmorin o Syngenta. Tutti riuniti in seno all’Unione francese delle sementiere che avrebbe fortemente appoggiato il progetto di legge.

Rendere i contadini prigionieri

“Il fatto che l’ottenitore sia retribuito per il suo lavoro di ricerca non ci dà problemi”, spiega Jean-Pierre Lebrun, un agricoltore biologico in pensione: “In compenso, ci siamo opposti a quello che questi ottenitori recuperano delle tasse sul lavoro di selezione che realizziamo nelle nostre fattorie.” Con altri contadini e dei consumatori preoccupati di preservare l’autonomia alimentare, Jean-Pierre si è diretto questo 19 novembre ad Angers per “sbattezzare” l’OCVV, rinominandolo “Ufficio comunitario della confisca dei semi”. Un gesto simbolico che la dice lunga sulle minacce che pesano sull’avvenire della nostra alimentazione.

Yves Manguy, agricoltore in pensione, conosce bene i semi di fattoria, questi semi raccolti a partire da varietà selezionate dall’industria sementiera, ma moltiplicate dallo stesso agricoltore per preoccupazione economiche e per l’indipendenza. Per questo vecchio portavoce del Coordinamento nazionale per la difesa delle sementi fattrici (CNDSF), l’obiettivo delle aziende sementiere è chiaro: “Vogliono instaurare un mercato prigioniero, in cui gli agricoltori acquistano da loro I semi e che non possano più fare da soli. La legge in preparazione non vieta completamente, ma restringere il diritto di tenere semi in fattoria.” Il testo propone così di autorizzare i semi in fattoria solo per 21 specie in cambio del pagamento del Contributo volontario obbligatorio, e di vietare questa pratica per tutte le altre specie.

“Non è la ricerca che vogliono rimunerare ma gli azionisti”

Perché questo canone? Ufficialmente, per finanziare la ricerca. L’85% delle somme raccolte dal Contributo volontario obbligatorio vengono riversate direttamente agli ottenitori e il 15% serve ad alimentare iFondi di sostegno all’ottenimento vegetale in grano tenero. “Gli obiettivi di sicurezza e di qualità alimentare devono essere definiti dal pubblico, e non solo dalla ricerca del profitto delle imprese sementiere private”, afferma la Confederazione contadina. Secondo il sindacato, l’applicazione della proposta di legge causerebbe un prelievo supplementare sul reddito degli agricoltori francesi stimato in 35 milioni di euro.“La ricerca deve essere finanziata anche dal pubblico e non dai soli agricoltori. Conviene mettere in opera un meccanismo di finanziamento pubblico della ricerca”, dichiara la Confederazione contadina. Il sindacato teme che l’Unione francese delle sementiere voglia triplicare il canone (in questo momento circa 3,50 euro per ettaro).

Delle carote illegali e dei cavoli clandestini

Non lontano dall’Ufficio comunitario delle varietà vegetali, in una piazza di Pilori nella zona pedonale di Angers, si svolgono gli incontri sulle sementi contadine e fattrici di Angers. Qui ci sono artigiani sementieri condividono una stessa passione, quella della selezione, della conservazione, della moltiplicazione e dello scambio dei semi. François Delmond è membro dell’associazione “Divoratori di Carote” che salvaguardano le varietà ortive tradizionali minacciate di estinzione. Nello stand parecchie varietà di carote e di cavoli rossi vengono proposte per la degustazione. Le reazioni variano da “Sorprendente, quella là” a “questa ha un gusto di nocciola molto forte, non è vero?” Per Francesco, queste degustazioni sono l’opportunità di mostrare l’impatto delle scelte varietali sulla qualità del gusto.

“Quella che mangiate è una varietà di carota illegale perché è stata radiata del catalogo, non rispettava i criteri”, spiega Francesco a una passante. Tra il 1954 (data di esistenza del primo catalogo delle varietà di ortaggi) e il 2002 l’80% delle varietà sono stati radiate del catalogo a causa di una regolamentazione sempre più stringente: “Ciò che vogliamo, è la libertà di fare il nostro lavoro in anima e coscienza, la libertà del giardiniere di seminare la varietà che vuole e la libertà del consumatore di accedere ad alimenti differenti.” Una libertà che contribuisce all’aumento e alla conservazione della biodiversità coltivata, alla riduzione dell’utilizzo dei pesticidi, così come allo sviluppo di varietà adattate alla loro terra e alle variazioni climatiche.

Ribellione contro la decima delle multinazionali

Una campagnaper una legge di riconoscimento positivodei diritti degli agricoltori e dei giardinieri sui semi sta per essere lanciata da parecchie organizzazioni.“I diritti degli agricoltori di conservare, riseminare, scambiare e vendere i propri semi, di proteggerli dalle biopiraterie e delle contaminazioni degli OGM brevettati e di partecipare alle decisioni nazionali che riguardano le biodiversità coltivate vengono riconosciuti dal Trattato internazionale sui semi approvato nel 2005 dal Parlamento francese”, ricorda Anne-Charlotte Moÿ, incaricata delle questioni giuridiche alla Réseau semences paysannes. Ora, una serie di regolamenti europei e di leggi nazionali conduce progressivamente alla loro totale interdizione.

La proposta di legge relativa ai certificati di ottenimento vegetale deve essere dibattuta il 28 novembre all’Assemblea Nazionale. È ancora possibile partecipare allacyberazione che ha raccolto già più di 14.000 firme ed è previsto un concentramento di fronte all’Assemblea.“Dobbiamo restare in mobilitazione”, avverte Guy Kastler, per non lasciare l’alimentazione nelle mani di alcune multinazionali: “Tre secoli fa, i contadini versavano la decima o erano costretti alle corvée per il profitto del signore locale, proprietario delle terre. Oggi, questo dominio si è spostato ai semi.”

Note:

[1] Leggere su questo argomentoComment les semenciers tentent d’asservir l’agriculture paysanne.

[2] Per essere iscritte, le varietà devono rispondere a tre criteri: la distinzione, ossia la varietà deve essere nettamente distinta di tutta le altre varietà note; l’omogeneità, che la varietà sia sufficientemente uniforme nei suoi caratteri peculiari; la stabilità, ossia che la varietà resti conforme alla definizione dei suoi caratteri essenziali dopo essere stata riprodotta o moltiplicata.

[3] In Europa si utilizza il termine di “certificato di ottenimento vegetale” che protegge una varietà. Il suo equivalente oltre Atlantico è il brevetto che protegge il codice genetico contenuta in una varietà. Di colpo, una pianta diventa oggetto di un doppio diritto di proprietà intellettuale.


Fonte: Le droit de planter et cultiver librement bientôt interdit ?

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=9710

 
 
 

I PRIVILEGI DELLA CASTA 18 RICORSI ECCO COME LA CASTA SI RIBBELLA

Post n°941 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

 

Privilegi della ‘Casta’, la rivolta dei deputati “Diciotto ricorsi contro la riforma dei vitalizi” di Paola Zanca

Il primo febbraio si riunirà l'organo preposto alla risoluzione delle controversie interne della Camera per valutare i fascicoli presentati dai parlamentari contro il passaggio al contributivo e l'innalzamento dell'età pensionabile. L'onorevole Consolo che presiede la seduta: "Si è scatenato un putiferio"

“Guardi, si è scatenato un putiferio che non potevo neanche immaginare, quindi ho deciso: quei fascicoli li ho chiusi in cassaforte. E siccome non c’è nessuna urgenza ho già avvertito Ignazio Abrignani e Tino Iannuzzi che sono in Consiglio di Giurisdizione con me: ci riuniamo il primo febbraio e decidiamo cosa fare”. L’avvocato (e deputato finiano) Giuseppe Consolo nella sua carriera da penalista ne ha viste di cotte e di crude. Ma ora che ha per le mani i ricorsi presentati da alcuni deputati contro la riforma dei vitalizi è un uomo sfinito. Inutile cercare di estorcergli particolari. Di quelle proteste recapitate al “tribunale” di Montecitorio scoperte dall’agenzia Dire si sa solo che sono 18. Ma c’è tempo fino al 14 febbraio per fare ricorso. Solo allora scatteranno i 60 giorni a disposizione dei deputati per impugnare la delibera con cui l’ufficio di Presidenza della Camera ha deciso di trasformare il sistema previdenziale in contributivo e di alzare a 65 anni l’età pensionabile per chi è rimasto 5 anni in Parlamento. E non tutti hanno gradito.

CI SONO i deputati alla loro prima legislatura che non accettano il cambio in corsa: quando si sono candidati le regole erano diverse, se avessero saputo come andava a finire non si sarebbero messi in lista. Poi c’è chi contesta l’allungamento dell’età: prima il diritto alla pensione si maturava a 50 anni, ora minimo a 60, se hai fatto dieci anni di Aula. E due lustri in una vita fanno la differenza. Poi ci sono gli ex deputati. Magari anche quelli freschi di dimissioni: Adriano Paroli, per esempio, viene dato tra i ricorrenti. Ha lasciato la Camera quattro giorni fa, il 17 gennaio, costretto (da una sentenza della Corte Costituzionale recepita dalla giunta delle elezioni di Montecitorio) a scegliere tra la sua poltrona di sindaco di Brescia e lo scranno da deputato. Come lui, hanno appena salutato i colleghi deputati anche i Pdl Giulio Marini (primo cittadino a Viterbo) e Marco Zacchera (Verbania).

Pare che tra i 18 ribelli della casta (un gruppo assolutamente “trasversale”) ci sia un alto tasso di leghisti, tra cui Daniele Molgora. Stanno all’opposizione del governo Monti e, già che ci sono, anche dei tagli ai costi della politica. D’altronde proprio del Carroccio sono due dei tre deputati che hanno lasciato la Camera entro il 31 dicembre, prima che scattasse il nuovo regime pensionistico. Ettore Pirovano, per esempio, si è improvvisamente reso conto che da due anni e mezzo ricopriva un doppio incarico: così, nonostante non fosse obbligato a dimettersi, ha lasciato il Parlamento per fare solo il presidente della provincia di Bergamo. Lo stesso il leghista Luciano Dussin, che ha preferito rimanere sindaco di Castelfranco Veneto.

NEL GIRO di tre mesi, Consolo, Abrignani e Iannuzzi dovrebbero venire a capo della questione. Da una parte ascolteranno i legali dei deputati che hanno fatto ricorso, dall’altro terranno conto delle ragioni dell’amministrazione della Camera. La battaglia si preannuncia seria. Ma tra i parlamentari che masticano il diritto quasi nessuno crede che stavolta gli highlander del vitalizio riusciranno a spuntarla.

da Il Fatto Quotidiano del 23 gennaio 2011

 
 
 

Ci risiamo! Ecco il ‘bavaglio del web’ voluto dal leghista Fava! DICIAMO NO

Post n°940 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Ci risiamo! Ecco il ‘bavaglio del web’ voluto dal leghista Fava!

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Scusate l’accanimento, ma in queste ultime settimane i leghisti stanno mostrando il peggio del peggio … l’ultima, solo in ordine di tempo, la proposta di modifica presentata dal leghista Gianni Fava al disegno di legge Comunitaria 2011, approvato giovedì scorso in commissione Politiche dell'Unione europea di Montecitorio,  e ribattezzata “bavaglio del web” … leggete qui:

l'emendamento obbliga, infatti, i fornitori di servizi web a rimuovere contenuti illegali non solo su comunicazione delle autorità competenti (come previsto dalla attuale normativa), ma anche dei «soggetti interessati» (e cioè di chi possiede i diritti d'autore). La proposta di modifica precisa inoltre che i fornitori di hosting, come ad esempio Facebook, YouTube, ma anche il proprietario di un piccolo sito, siano obbligati a rimuovere i contenuti «anche in relazione ad attività o a informazioni illecite precedentemente memorizzate dal prestatore a richiesta dello stesso o di altri destinatari del servizio».
Ad esempio, su segnalazione di una casa discografica, YouTube si troverebbe a dover rimuovere non solo il videoclip di Lady Gaga condiviso illegalmente dall'utente X, ma anche tutti gli altri video della cantante caricati dagli altri utenti.
Si dovrebbe quindi dotare di sistemi di controllo preventivi, che secondo alcuni esperti comporterebbero una sorta di censura a priori e potrebbe limitare la condivisione di risorse online. (Unità)

Perchè loro sono per la “libertà” eh …

 

http://www.stopcensura.com/2012/01/ci-risiamo-ecco-il-bavaglio-del-web.html

Pirateria online, spunta il Sopa italiano

 

Emendamento del leghista Fava passa in commissione
Fli e Pd alzano le barricate: «È il bavaglio di Internet»

MANDA   UNA  EMAIL   A GIANNI  FAVA  PER   PROTESTA

leganord.mantova@inwind.it

fava_g@camera.it

 

 

 

Il deputato che ha proposto l'emendamento Giovanni Fava, della LegaIl deputato che ha proposto l'emendamento Giovanni Fava, della Lega

MILANO - Lo chiamano già il Sopa italiano. Una norma che consente la rimozione immediata di contenuti online su qualsiasi piattaforma sulla base della richiesta di «qualunque soggetto interessato». È un emendamento presentato dal deputato della Lega Nord Gianni Fava, licenziato giovedì scorso in commissione Affari comunitari della Camera, e associato alla legge comunitaria in discussione alla Camera proprio in questi giorni. Il governo non ha preso una posizione ufficiale sul testo. Il ministro Moavero Milanesi, presente in commissione, ha dichiarato: «L'emendamento affronta un tema – quello del commercio elettronico – di particolare delicatezza, che incontra sensibilità diverse e che avrebbe meritato di essere affrontato in uno specifico provvedimento. Mi rimetto, in ogni caso, sul punto, alla valutazione della Commissione».

L'ALLARME - Secondo i giuristi che si occupano del mondo informatico si tratta di un altro tentativo di imbavagliare Internet. Soprattutto perché la nuova norma consente di aggirare l'autorità giudiziaria o amministrativa, e chiedere direttamente al fornitore di servizi Internet la rimozione di contenuti ritenuti lesivi del diritto d'autore, diffamatori, o comunque illeciti. Tra i primi a segnalare il problema è stata Libertiamo, l'associazione che fa capo a Benedetto Della Vedova, che assieme a Flavia Perina del Fli, ha presentato un contro emendamento per fermare l'iniziativa di Fava: «Siamo di fronte ad una pesante limitazione all'attività di alcuni dei più importanti operatori della società dell'informazione - spiega il deputato finiano -. Google, Facebook Youtube o Yahoo, che sono semplici intermediari di informazioni e servizi pubblicitari, non hanno né la capacità né il compito di accertarsi se i contenuti segnalati siano effettivamente illeciti. Imporre ai prestatore di servizi online di rimuovere o disabilitare l'accesso a informazioni segnalate da chiunque si traduce in un immediata ed automatica censura».

CONTRARI ANCHE NEL PD- Sicuramente contrari sono Giuseppe Giulietti e il senatore Vincenzo Vita del Pd: «Allarme rosso: è passato un orribile emendamento nella legge comunitaria 2011 nella commissione competente della Camera dei deputati, volto a censurare la Rete». Più sfumata la posizione di Alberto Losacco, a sua volta democratico, per il quale «bisogna bloccare a tutti costi il Sopa italiano: per questo, insieme ad altri colleghi, ho presentato una serie di emendamenti che cancellano la normativa anti-web. Ma Il diritto d'autore va protetto dalla pirateria con leggi apposite e anche attraverso adeguate riforme ma è possibile farlo senza mettere a rischio la libertá della rete»

L'EMENDAMENTO - L'emendamento Fava (nel testo approdato lunedì in aula a Montecitorio si tratta dell'articolo 18), recita testualmente: «Nella prestazione di un servizio della società dell'informazione consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non è responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore: non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l'attività o l'informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illiceità dell'attività o dell'informazione; non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorità competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l'accesso». Il che, tradotto, vuol dire che basta una mail che «informi» della presunta illegalità per rendere anche la piattaforma responsabile del contenuto pubblicato. Quale provider a quel punto correrebbe il rischio? La rimozione sarà automatica. L'iniziativa legislativa è partita durante le ultime fasi del governo Berlusconi. Ora ritorna di attualità, con una fretta giudicata da qualche osservatore «sospetta».

L'ANNO DEL COPYRIGHT - L'emendamento Fava potrebbe anticipare la revisione della direttiva europea sul «copyright enforcement», attesa entro la prossima primavera. Come scrive l'avvocato Fulvio Sarzana sul suo blog, «il 2012 sarà l'anno del Copyright». Prima il Sopa e il Pipa, i due progetti di legge che negli Usa per il momento sono slitatti. Poi la chiusura di Megaupload e l'arresto del suo fondatore Kim Schmitz. Ora la palla potrebbe passare alla Commissione Europea, e in particolare al commissario Michel Barnier. «Che vede la violazione del diritto d’autore in rete - chiosa Sarzana - più o meno come gli Stati Uniti vedevano Bin Laden».

LA CONFERENZA STAMPA - Sul tema martedì mattina alla Camera dei Deputati è prevista una conferenza stampa denominata «Contro il Bavaglio al Web'», e organizzata dalle associazioni Libertiamo, Il Futurista, Articolo 21 e Agorà Digitale. Parteciperanno, tra gli altri, i deputati Flavia Perina (Fli), Giuseppe Giulietti (Misto) e Marco Beltrandi (Radicali italiani).

Antonio Castaldo
twitter @gorazio

http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_23/nofava-sopa_f28bd024-45b4-11e1-9389-b1111b488a17.shtml?fr=box_primopiano

 

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Wikipedia oscurata contro legge Usa sulla pirateria on line
Black-out di 24 ore della versione inglese contro il "Sopa"

Washington, (TMNews) - "Immagina un mondo senza la libera conoscenza. Per oltre un decennio, abbiamo speso milioni di ore per costruire la più grande enciclopedia della storia umana. Al momento, il Congresso degli Stati Uniti sta lavorando a una legge che potrebbe compromettere un Internet libero e aperto. Per alimentare la consapevolezza oscureremo Wikipedia per 24 ore".E' questo il messaggio che compare sulla pagina della versione in lingua inglese di Wikipedia, oscurata in segno di protesta contro il cosiddetto Sopa, la legge contro la pirateria informatica, in discussione al Congresso degli Stati Uniti.Secondo gli osservatori, la nuova legislazione americana, trasferendo la competenza a combattere la pirateria on-line dalle agenzie governative ai provider, avrebbe effetti negativi sulla libertà di espressione e la sopravvivenza stessa di molti siti web.La legge non incontra il favore nemmeno del presidente americano, Barack Obama che in un comunicato ufficiale ha annunciato che, pur essendo necessario contrastare la pirateria on line non sosterrà provvedimenti che restringano la libertà di espressione o danneggino lo sviluppo dell'innovazione globale di internet.Anche la pagina in lingua italiana di Wikipedia ha pubblicato un banner nella welcome page in cui esprime solidarietà nei confronti dei colleghi americani.

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http://www.sopastrike.com/

 
 
 

UNIVERSITÀ Se il diploma non vale più

Post n°939 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

UNIVERSITÀ Se il diploma non vale più

Laurea
Con l’espressione “valore legale del titolo di studio” si indica l’insieme degli effetti giuridici che la legge ricollega ad un titolo scolastico o accademico, rilasciato da uno degli istituti (sia statali che non), autorizzati.

Il titolo di studio è il requisito per l’accesso alle professioni regolamentate e agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni. Ovvero un “marchio di qualità” concesso dallo Stato agli atenei: lo Stato garantisce ai cittadini la qualità della formazione universitaria imponendo vincoli sull’organizzazione didattica, governando così lo sviluppo delle competenze professionali ai fini delle carriere. I
cittadini che si servono di professionisti, le imprese e il settore pubblico che assumono laureati, dovrebbero essere garantiti sulla qualità della formazione di quelle persone in base a curricula “certificati”.

Quindi l’esistenza del valore legale ha tre effetti: la necessità per un lavoratore di possedere un titolo proveniente da una scuola riconosciuta dal ministero per accedere a certi settori del mercato del lavoro, la necessità per chiunque voglia istituire una scuola o università privata di ottenere la certificazione ministeriale e la parificazione nei concorsi della qualità dei titoli di studio che contano tutti allo stesso modo.

Il dibattito sull’abolizione del valore legale del titolo divide mondo economico e mondo accademico: senza l’imposizione del valore legale si eliminerebbe un ostacolo alla concorrenza tra atenei, e le lauree non sarebbero più tutte uguali (ma nemmeno i costi d’iscrizione). Ci sarebbero quindi università di serie A, come in America, e di serie B, fino ai diplomifici. Rischio dal quale i paesi anglosassoni si sono tutelati con apposite leggi. Il mercato del lavoro ne riceverebbe una liberalizzazione, ovvero non servirebbe più una laurea corrispondente all’esame di Stato che ci si appresta a fare. Un geometra o un medico potrebbero presentarsi all’esame da avvocato e competere solo con la propria preparazione. Circostanza ovviata in alcuni casi negli Usa con apposite scuole di formazione (per avvocati, medici, ecc.) che conferiscono un titolo con valore legale.

Una “terza via” fra abolizione e mantenimento è quella dell’introduzione dell’accreditamento dei corsi, al quale la Conferenza dei Rettori sta lavorando con il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, che nel lungo periodo potrebbero portare, grazie alla valutazione, a un’automatica e graduale eliminazione del valore legale del titolo.

fonte: "Il Fatto Quotidiano" 22 gennaio 2012

 
 
 

VIVERE SENZA DENARO SI PUO'

Post n°938 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Familie Fellmer

 

Foto: D. Butzmann / www.dbutzmann.de "Ci sentiamo ricchi": Fellmer Raffaello, 28, Nieves e la sua fidanzata, 27 anni, e le quattro mesi, figlia di Alma LuciOrganico formaggio Edam da un caseificio in Algovia. Un vasetto di pesto, "l'oro di Liguria", come l'etichetta di promesse. Un chilo di caffè macinato altopiani del Nicaragua, commercio equo e solidale. "Il commercio equo e gettati nella spazzatura, che è così ipocrita", dice Raffaello Fellmer.

Gli alimenti sono la sua preda la scorsa notte. Fellmer ha pescato la roba fuori dei contenitori di tre supermercati biologici. Da tre a quattro volte la settimana iniziò a pedalare, di solito intorno a mezzanotte, armato di una torcia testa e uno zaino grande ", per salvare il cibo dalla spazzatura."Fellmer alimentati esclusivamente con prodotti biologici. Egli può avvenire solo una frazione delle cose che trova in bidoni della spazzatura dei "Bio-Società" o negozi di alimenti naturali.Fellmer ha più di quanto possa mangiareEppure Fellmer è molto più di lui può mangiare e la sua ragazza. Così si dà via un solo, molti amici, vicini e visitatori. Dispensa Fellmer e il suo "frigorifero" - una rastrelliera nel cortile sotto un telone - sono pieni fino a scoppiare.Cereali, lenticchie, cioccolata, yogurt, latte burro, olio di lino, tutti gli imballaggi originali. Pomodori, porri, mele, banane. "Si fa una tonnellata e guarda le montagne di cibo in esso," dice Fellmer. "Questo è un quadro assurdo, perché queste cose sono decisamente fuori luogo lì, che sono impeccabili, cibo gustoso." Recentemente si è scoperto un completo su larga scala sul mercato tonnellate di cereali. Sulle scatole erano foto dei mondiali di calcio, ma il finale di partita è già finita. Un'altra volta ha scoperto un contenitore che è stato riempito fino all'orlo di pollo congelato.

Fellmer

Foto: DOMINIK_BUTZMANN / www.dbutzmann.de Fellmer dato via gran parte dei suoi vicini. Non può mangiare tutto quello che trova

Fellmer appartiene alla scena crescente di coloro che si nutrono esclusivamente dalla spazzatura. Internet hanno aperto la spazzatura condivisione subacquei. Olio o sale, per esempio, sono molto richiesti. Paprika è in realtà d'altro canto tutti i giorni nel contenitore. Internet principianti imparare a informazioni di base: A proposito di Aldi, che ha premuto il cibo scartato e si può salvare il vostro senso alla tonnellata.Come la maggior parte dei subacquei spazzatura Fellmer avuto questo tipo di acquisti di cibo in nessun modo economicamente necessario. Proviene da una famiglia di accademici, è cresciuto in borghese quartiere berlinese di Zehlendorf. Nei suoi studi in Europa presso l'Università di L'Aia, era considerato particolarmente dotato.

Ogni tedesco solleva ogni anno 100 chili di spazzatura

Fellmer "terminal container" per convinzione. "Penso che sia bene fare in modo che sia possibile po 'scartato a fronte della fame nel mondo, di fronte ai cambiamenti climatici, in vista della quantità enormi di energia e di acqua consumata, in modo che il cibo può essere prodotto, abbiamo poi gettare la spazzatura. "

Ogni cittadino tedesco aumenta ogni anno, circa 100 libbre nel cestino . L'Istituto austriaco per la gestione dei rifiuti ha scoperto che ogni giorno sconto smaltiti circa 45 chili di cibo ancora commestibile.

Secondo l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite circa un terzo alla metà della terra di tutti gli alimenti in Europa e Nord America, nella spazzatura. 30 per cento sono smaltiti chiusi.

Ci sono stati 30 anni fa, dieci e cinque panini, pane, ora 60 e 30 varietà di pane sono offerti. Quasi tutti sono sfornati ogni giorno. Manager supermercato molti vogliono gli scaffali sono pieni e al 18 orologio ancora, dopo tutto, è necessario attrarre i clienti e non è stanco, affamato, ma piuttosto di fare.

Perché buttare via quasi tutti i supermercati

Molti panettieri devono buttare via ogni notte circa un terzo dei loro prodotti. Le panetterie anche chiamare subacquei trash "miniere d'oro".

Cipollotti, ravanelli, lattuga un giorno potrebbe essere venduta al supermercato la mattina seguente offrirà un prodotto fresco. Ammaccature con patate, le teste di cavolo con foglie appassite esterno, limone, con una macchia marrone sulla pelle - tutto questo non è il cliente acquista. Le merci devono cercare il più perfetto possibile.

Gli elementi che vanno male, di cui solo due o tre sacchetti sul ripiano saranno scartati. Allo stesso modo, articoli con un packaging design vecchio che era un nuovo design. Prodotti che sono stati danneggiati durante l'estrazione, dai cartoni di grandi dimensioni dai dipendenti supermercato accidentalmente usando il taglierino per avere una crepa nella etichetta.

Cartoni di latte, yogurt, che non sono scaduti, ma di questi stessi prodotti con una shelf life più lunga già sugli scaffali. Viene superato o di un prodotto la cui data di scadenza (MHD), anche se sono ancora perfettamente commestibili. La data è in realtà solo un marchio che garantisce che i prodotti di aspetto e sapore esattamente come previsto dal fabbricante.

Yogurt dopo ancora stabile per due settimane

Un yogurt è circa la fine della MHD, secondo uno studio del Politecnico di due settimane commestibili Monaco di Baviera, probabilmente ha solo venduto un po 'di siero di latte si deve agitare nuovamente. Fellmer trovare questo cartone yogurt nelle botti.

Già durante i suoi studi in Europa, nei Paesi Bassi, ha iniziato a pescare per il suo cibo dalla spazzatura - "per impostare un segno contro il consumismo e benessere." "Questo è che buttiamo via un sacco, il resto del mondo è il prezzo per il cibo", dice Fellmer.

Ogni consumatore può contribuire attraverso il consumo consapevole per migliorare la situazione. Libero dopo il Mahatma Gandhi: Devi essere il cambiamento che volete vedere nel mondo. Il premio dipende da un foglietto di carta scritto a matita sulla porta della cucina Fellmer.

Negli Stati Uniti, ha formato un movimento, che si autodefinisce una "comunità supportato agricoltura". Il principio è semplice: un gruppo di consumatori si chiude insieme, è un agricoltore e rende inutile il commercio ei trasporti. Più di 2.500 cooperative esisteva in Nord America. La tendenza è ormai arrivata in Europa.

Nel frattempo Fellmer vive senza denaro

Solidarietà sono 19 le aziende agricole sono ora disponibili in Germania. Ogni membro paga una quota mensile di circa 100 € e può raccogliere da parte degli agricoltori locali come frutta e verdura, che sarà necessario. Un buon affare per entrambe le parti: il cliente riceve prodotti freschi, e l'agricoltore è protetto contro i prezzi fluttuanti.

Due anni fa Fellmer cercato di ridurre le sue esigenze e continuare ad andare d'accordo completamente senza soldi. Si è fatto un bersaglio per il matrimonio di un amico a viaggiare in Messico, senza spendere un centesimo. Insieme a due amici siamo stati a suo camion sulla strada, nelle scuole, vigili del fuoco.

Egli autostop, assunti con barche a vela e ha offerto il suo lavoro in cambio. Undici mesi ha preso a camminare da Fellmer Guatemala attraversato il confine messicano. Due italiani ricchi lo aveva portato al suo yacht attraverso l'Atlantico verso la costa brasiliana.

Fellmer cotto rimosso il ponte o tenuti guardia di notte. "Ho trovato questa esperienza così gratificante che in Messico era la mia decisione di vivere completamente fuori subito senza soldi", dice Fellmer.

In America centrale ha incontrato la sua ragazza

In America centrale ha incontrato la sua fidanzata Nieves, nativo di Maiorca. Nieves era incinta e il progetto di vivere senza soldi, ha dovuto essere interrotto di nuovo.

Per tornare in Europa, la coppia ha assunto la couchsurfing.com sito (libero il popolo di offrire ai propri ospiti divano viaggiatori) a contattare un dipendente compagnia aerea, che ha mediato i due due sedili d'emergenza per 150 € in Germania da una macchina.

Fellmer
Foto: D. Butzmann / www.dbutzmann.de spezie, sale e olio non si trovano così spesso. Nieves riempito ad un amico

Nati a Berlino quando i due genitori e stesi nota Fellmer: "Stiamo cercando una casa o un appartamento, dove affittare piuttosto che creare un equilibrio: a guardia casa, negozio, pulire, cucinare, cura per assistenza PC, e anche animali da compagnia molto di più. "

Alma Lucia è ora di quattro mesi. La piccola famiglia vive in un appartamento nel seminterrato di una villa a Kleinmachnow vicino a Berlino. Il proprietario della casa, un avvocato aiuta Fellmer quando giardinaggio o riparazioni. Questo paga per la famiglia anche di energia elettrica e acqua. "Siamo molto frugale con le risorse in ogni caso", ha detto Fellmer. Si gira raramente il riscaldamento.

Si accende la luce così tardi possibile

Si accende la luce il più tardi possibile. "Non abbiamo sempre bisogno di nuove automobili e case. Possiamo condividere di più ", spiega il suo concetto. Che dipende dalla generosità degli altri, non lo preoccupa. "Alla fine siamo tutti dipendenti da qualcosa", dice Fellmer. "Questo può essere qualcosa di bello."

A vivere con la Fellmer tipo ha già incontrato molti milionari. Recentemente, alcuni diretti a sud della Germania fermato in autostrada? Un grande Mercedes.

Fellmer
Foto: D. Butzmann / www.dbutzmann.de figlia Alma Lucia indossare pannolini di stoffa. Per la lavatrice Fellmer pulita una sola finestra giorni

"La gente con i soldi sempre mi incontrano con grande rispetto e sono interessati al mio concetto. Modo diverso da molti Alt-Sinistra, che si propone di incontrare me a volte una grande invidia ", dice Fellmer. "Si dice poi, età ey, proprio come te avrei voluto vivere per sempre e ora sono nel mulino".

Da qualche tempo Fellmer non ha un conto bancario. A differenza del suo amico Nieves. Anche se lei vuole anche ridurre la loro vita il più possibile, ma un po 'di denaro dà fuori. "Ho ricevuto cibo dai contenitori, donazioni di abbigliamento, o nei negozi invano. Ma ho bisogno di soldi, forse 30 € al mese per carta igienica o se mi sto prendendo l'autobus ", dice Nieves.

Nieves ha ancora bisogno di un po 'di soldi

Lei è una psicologa e ha lavorato fino a due anni fa in una scuola di Barcellona. Durante questo periodo si è risparmiato. I soldi dei bambini, che lei ha adesso per la figlia, vuole utilizzare per assicurare se stessi e il loro congedo bambino malato. "Voglio fare questo compromesso."

Una dottoressa Nieves ha trattato durante la sua gravidanza un paio di volte per niente. Ma la levatrice per la sua nascita in casa ha dovuto pagare. "Non siamo perfetti", dice Raffaello Fellmer. "Abbiamo appeso lì in the money-mulino, senza volerlo."

Per ottenere il cibo dalla spazzatura per lui non è soluzione a lungo termine. Il suo obiettivo è quello di vivere le cose che si cresce. Inoltre, lo swap è per lui solo temporaneamente. Fellmer vogliono vivere in una comunità con altre famiglie, una "comunità" build.

Pochi mesi fa è stato ospite in un talk show dal titolo "Muschi niente di male?". Un tedesco-out dopo lo spettacolo ha offerto loro di vivere nella sua fattoria in Toscana. Forse prendere i tre in estate. Lontano dalla Germania, vogliono comunque. Nieves è troppo freddo.

Fellmer impegna legalmente trasgressione

Legalmente parlando, commettendo ogni altra violazione notte Raffaello Fellmer se entra nei locali dei supermercati. Tuttavia, store manager molti sanno che la gente viene di notte, per andare a prendere il cibo, e non mente.

Alcuni istruire i propri dipendenti per separare il cibo ancora commestibile dal cestino, quindi inserire la spazzatura Fellmer su un lato del barile, dall'altro il cibo in sacchetti o scatole.

Un altro sub spazzatura, ma è stato recentemente messo sotto processo, per la prima volta in Germania a causa del "furto di spazzatura". Il caso è stato chiuso in fretta. "Questo è assurdo, ovviamente, ogni giudice che dovrebbe essere illegale per salvare cibo, ma legalmente buttare via cibo", dice Fellmer. "Ci sono così tante persone bisognose, che traggono alimento dai raccoglitori."

Chi avrebbe mai di vivere senza soldi, ma avrebbe voluto che, dove stava andando male. "Devi volerlo vivere senza soldi. Se si è costretti, non funziona. "

Nicolas trascorso il viaggio da

Il suo amico del college, Nicolas, che ha aperto con lui in Messico, ha interrotto il viaggio. Ha dovuto aspettare di guai. "La pazienza è già un requisito importante", dice Fellmer. "Bisogna essere disposti ad aspettare per mangiare il cioccolato, e non può immediatamente rispondere a tutte le loro esigenze."

Ma si può sentono di dover fare affidamento su se stessi. Nella sua vita ci sono poche distrazioni. Nessun cinema , nessuna visita al pub.

"Ci alziamo e fare colazione, riordinare un po ', canta un po' di fronte a nostra figlia, a camminare," Nieves descrive la routine quotidiana della famiglia. "Ci sentiamo molto ricco, perché abbiamo un bene molto prezioso. Time"

 

 


 
 
 

La famiglia che vive senza soldi .

Post n°937 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da dammiltuoaiuto
 

La famiglia che vive senza soldi

 

21 gennaio 2012

A Berlino un uomo e sua moglie campano prendendo il cibo dalla spazzatura e barattando lavoretti per l’alloggio

Si può vivere un’intera vita senza soldi? Sì, e il caso di Raphael Fellmer mostra che senza denaro un’esistenza è possibile. Certo, bisogna fare molte rinunce, ma si può riconquistare qualcosa che nella nostra società abbiamo perduto, il controllo del nostro tempo. E’ stata questa la scelta fatta anni fa da Raphael, un berlinese cresciuto in una buona famiglia borghese, e che ha rinunciato al proprio percorso professionale per riappropriarsi del proprio tempo.

VITA SENZA DENARO - L’epifania per Fellmer è arrivata un paio d’anni fa. Voleva raggiungere un suo amico che si sposava in Messico senza spendere neanche una lira. Partito insieme ad un compagno di viaggio e rimasto da solo a metà strada, Raphael Fellmer è riuscito a viaggiare in tre continenti praticamente non spendendo neanche un soldo. Ci ha messo undici mesi, e ha lavorato tanto per potersi permettere i trasporti che la gente gli offriva. Uno scambio, una vita impostata sul baratto che permette di rinunciare al denaro ma che allunga, ovviamente, e dilata i tempi necessari per fare le cose. Tornato a Berlino, sempre senza rimetterci un solo euro, Raphael Fillmer ha deciso di impostare in questo modo la sua nuova vita, solo che ora lo fa insieme alla sua compagna, una ragazza del Centro America che si è innamorata di questo sognatore.

CIBO DALLA SPAZZATURA – Fellmer, la sua compagna e la loro bambina di quattro mesi vivono in modo molto semplice. La sera Raphael va nei supermercati e recuperata tutto il cibo che viene buttato via perché non può essere più venduto. La maggior parte dei clienti vuole solo prodotti freschi, e quindi tanto cibo ancora commestibile viene abbandonato. In Germania sempre più persone si procurano così i loro pasti, e i gestori dei supermercati hanno dato precisi indirizzi ai loro impiegati per far trovare prodotti buoni separati da quelli non più mangiabili. Raphael fa la spesa così, e ha sempre così tante cose che poi nel tempo libero regala pacchi di pasta, yogurt, biscotti e altri prodotti che lui e sua moglie, così come la loro bambina, non mangerebbero mai. Non si butta via niente, nel mondo dei Fillmer.

CASA SENZA AFFITTO – Raphael e la sua famiglia ora vivono nel sottoscala di un villino di Berlino. Il loro padrone di casa è un avvocato di Berlino, e i Fillmer gli curano il giardino, e fanno altri lavoretti che l’avvocato ricompensa con elettricità, acqua e riscaldamento. Non che Raphael consumi molto, anche perchè non potrebbe permettersi di pagarsi le bollette. La sua vita, come racconta a Die Welt, è fatta di sacrifici, di poca luce di giorno, di un po’ di freddo e di caccia al cibo che scoraggerebbero moltissime persone. Raphael però ora ha una cosa che quasi tutti noi non abbiamo: il tempo, e la possibilità di fare qualsiasi cosa che vuole.

 
 
 
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