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Vogliono perforare anche i laghi!

Post n°719 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da dammiltuoaiuto
 

Non finiscono mai gli assalti dei predoni
Vogliono perforare anche i laghi!
Un progetto della Forest Oil vuole impiantare un centro di estrazione gas sul lago di Bomba
8 febbraio 2010 - Maria Rita D'Orsogna (docente universitaria )

-

Tutto il gas di Bomba servirebbe (se usato in Italia) per soddisfare il fabbisogno nazionale per circa 5 giorni e poi ...finito!

Ma la cosa piu' interessante e' la storia che il signor Ronald G. Brown, del reparto Internazionale della Forest Oil di Denver offre ai suoi investitori:

AGIP drilled a discovery in 1966 followed by three successful wells and three dry holes. (...)

At the time, a tragedy occurred in Northern Italy when a slide block fell into the Vajont reservoir. A pulse wave overflowed the dam and destroyed Longarone, a village of 2000 people. The gas field is partly located beneath a Lake held by a 57.50 meter earthen dam. AGIP elected not to produce the field in 1966 due to the Bomba dam proximity. The four wells were plugged and abandoned in 1992.

Forest CMI S.p.A. was granted an exploration license containing the field in 2004. The permit required Forest to install monitoring sensors to measure subsidence resulting from gas withdrawal.

Forest installed solar powered GPS stations capable of measuring movements to a one-millimeter scale. Upon fulfillment of this requirement, Forest obtained permission to drill two directional wells from a common pad in 2007. (...) The field has 2500 acres within the closing contour, a GWC at -1112 subsea and a reservoir column of 110 meters. Reserves are placed at 56 Bcfg.

Forest is designing a treatment facility and pipeline.


L'Agip trivello' e' fece una scoperta nel 1966, che fu seguita da 3 pozzi fruttuosi e tre sterili (...)

Al tempo pero' ci fu' una tragedia nel nord dell'Italia, quando un blocco scivolo' nella riserva idrica del Vajont. L'impulso di un onda straripo' dalla diga e distrusse la citta' di Longarone, un villaggio di 2000 persone. Il campo di gas (di Bomba) si trova parzialmente sotto un lago, che e' mantenuto da una diga di 57.5 metri. L'AGIP scelse di non sviluppare il campo di gas nel 1966 a causa della vicinanza di Bomba alla diga. I quattro pozzi furono chiusi e abbandonati nel 1992.

Alla Forest Oil e' stata data l'autorizzazione di esplorare il territorio nel 2004. Il permesso ha obbligato al Forest Oil ad installare sensori per misurare la subsidenza indotta dall'estrazione di gas.

La Forest ha installato un sistema di GPS alimentato da pannelli solari per misurare movimenti fino alla scala del millimetro. Grazie a questo provvedimento la Forest ha ottenuto il permesso di trivellare altri due pozzi da un punto centrale nel 2007. (...) Il campo ha 2500 acri nella sua concessione, un GWC a -1112 sotto il livello del mare e una colonna di riserva di 110 metri. Le riserve sono stimate attorno ai 56 Bcfg.

LA FOREST STA DISEGNANDO UN CENTRO DI TRATTAMENTO E UN OLEODOTTO.

Il GWC e' il gas-water-contact, cioe' il punto sottoterra dove si inizia a trovare il gas (che qui e' di un chilometro sottoterra circa), mentre la colonna di riserva se non mi sbaglio e' lo spessore del giacimento che e' dunque di circa 100 metri.

Ora, se nemmeno l'AGIP ci ha provato a trivellare vicino e sotto ad un lago con diga incorporata, vuol dire davvero che e' un idea folle. La diga contiene una gran quantita' di materiale - e' pesante. La subsidenza e' un pericolo reale. A Ravenna la subsidenza indotta dalle estrazioni del metano ha causato l'abbassamento di circa 3 metri di suolo, nel Polesine di un metro e mezzo. Immaginamoci cosa potrebbe mai succedere a Bomba, se non sia mai dovesse crollare la diga. Ma poi li ci va la gente in vacanza, e' una zona bella, perche' deturparla con impianti di estrazione di gas?

E poi non e' buffo che quelli della Forest Oil ci tengano a sottolineare che usano un sistema di misurazione a base di pannelli solari? Vogliono anche fare la figura degli ambientalisti mentre stanno innescando davvero una potenziale bomba ecologica.

Infatti i signori della Forest Oil fanno sul serio, come ha riportato Prima Da Noi qualche giorno fa, vogliono addirittura eseguire il trivellamento di cinque pozzi, costruire un impianto di desolforazione, installare due torri di raffinazione ed un inceneritore. Un altro centro oli a Bomba! Solo che questa volta chissa' come lo chiameranno - centro gas? Mmh.. non suona mica cosi' bene!

Queste cose gli Americani non potrebbero farle in casa propria, perche' il popolo, le leggi, i politici non glielo consentirebbero. E allora e' il nostro turno di fargli vedere di che pasta siamo fatti e fargli capire che e' meglio per loro fare la valigie e tornarsene a Denver, da dove sono venuti.

Gianni Chiodi, se ci sei batti un colpo.
COPIA ED INCOLLA E FIRMA QUESTA LETTERA A NAPOLITANO PER SPEDIRE LA LETTERA AL PRESIIDENTE
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LINK DELLA TRASMISSINE DI REPORT
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Scontro Governo-Regioni sul petrolio

Post n°718 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da dammiltuoaiuto
 

Scontro Governo-Regioni anche sul petrolio: trivelle in azione in Abruzzo

http://www.ecoblog.it/post/9771/scontro-governo-regioni-anche-sul-petrolio-trivelle-in-azione-in-abruzzo

pubblicato: lunedì 08 febbraio 2010 da Peppe Croce in:

Dopo quello per i siti nucleari, ora arriva anche lo scontro Governo-Regioni per lo sfruttamento degli idrocarburi

Sembra proprio che i conflitti di competenza tra Stato e Regioni in fatto di energia non debbano terminare mai: dopo la decisione presa dal Governo di impugnare di fronte la Corte Costituzionale le leggi anti-nucleare di Puglia, Campania e Basilicata, ora arriva quella di impugnare anche la legge regionale abruzzese che bloccava le attività del Centro Oli di Ortona. Non è, tra l’altro, la prima volta che accade perché la stessa legge era già stata impugnata in precedenza esattamente un anno fa.

In pratica il Governatore abruzzese Giovanni Chiodi non ha fatto altro che bloccare fino al 31 dicembre 2010 tutte le attività di ricerca ed estrazione di petrolio e gas naturale nei parchi e nelle aree protette, cioè buona parte di quelle che contengono i pozzi e i giacimenti di gas e petrolio.

Il Governo, da parte sua, come aveva impugnato la legge che bloccava le estrazioni fino al 31 dicembre 2009, ha impugnato anche questa proroga di un anno. Riproponendo anche la stessa tesi, cioè quella che le attività industriali relative al settore idrocarburi sono da inquadrare nel settore della produzione di fonti di energia, che è materia regolata dal diritto comunitario e statale, non regionale.

 
 
 

BLOCCO TOTALE DELL' ATTIVITA' PETROLIFERA PER ALMENO 30 ANNI NEL NOSTRO ABRUZZO

Post n°717 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da dammiltuoaiuto
 
Tag: Abruzzo

 BLOCCO TOTALE DELL' ATTIVITA' PETROLIFERA PER ALMENO 30 ANNI NELLA NOSTRA REGIONE In questi giorni sono in Sardegna ad un meeting sul petrolio in varie parti del mondo.

E' sconvolgente ascoltare quello che succede, anche per me che credevo di avere letto e sentito tutto. In Nigeria, in Ecuador, nel Canada, fa veramente male vedere ed ascoltare di prima persona quello che succede alle popolazioni locali, dei paesi del primo e del terzo mondo in ugual misura, ogni volta che arriva il dio petrolio. Malattie, terreni devastati, acqua mista a petrolio, pesci morti, foreste disboscate. L'ENI, come la Shell, la Total e le loro amiche piu o meno grandi, non risparmiano niente, figuriamoci se andranno con i guanti bianchi in Abruzzo. In questo meeting c'era anche il giornalista che ha realizzato il servizio di Report sulla Nigeria per Milena Gabanelli, nonche' uno dei principali attivisti pacifici per la Nigeria: Nnimmo Bassey, presidente di Oilwatch Africa e di Friends of the Earth Africa, un architetto diventato attivista, arrestato varie volte nel suo paese e che predica metodi non violenti per liberare la Nigeria da pratiche disumane come il gas flaring. Praticamente, in Nigeria non gli fanno nemmeno il "centro oli": il gas di risulta e gli scarti sulfurei li bruciano direttamente in aria, al 100%. Vicino a questi tubi sputa fuoco e' sempre giorno. Parlare con il signor Bassey mi ha fatto sentire piccola, perche' noi qui abbiamo tutte le comodita' del primo mondo e dovremmo non solo rispedire i petrolieri a casa loro senza mezze misure ma denunciare tutte le schifezze che ENi e compagnia bella vanno facendo in giro per il mondo ai popoli piu' vunerabili. Naturalemente da Americana, paese che divora il petrolio come fosse acqua in rispetto agli altri paesi del mondo, mi sento particolarmente colpevole dell'orrore laggiu'. C'erano anche alcuni rappresentanti del Congo, dove l'ENI andra' ben presto a trivellare sabbie bituminose, il petrolio piu' schifoso del mondo in assoluto. Avrei tanto voluto poter far per loro la stessa cosa che stiamo facendo in Abruzzo: spiegare alla gente di che si tratta, e dopo aver imparato, dirgli di arrabiarsi e di lottare con le armi della parola, dell'intelligenza, della democrazia, ma purtroppo non posso fare piu battaglie di quanta energia io abbia. In Abruzzo, dobbiamo lottare e vincere: per noi, per i nostri figli e anche per mostrare al resto del mondo che i petrolieri non sempre la spuntano e che si puo' sconfiggere questa banda di criminali che anche se veste con i vestiti di lino, e va in giro con il sorriso finto e le risposte prestampate, sempre criminali sono. il video di report http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-649fab67-cc1b-4f85-acbb-a29ec785b786.html?p=0 ECCO COME L'ENI VUOLE RIDURRE IL NOSTRO ABRUZZO http://www.youtube.com/watch?v=lyjcOWM8-M0&feature=related http://www.youtube.com/watch?v=XWKgm3dmXLM&feature=related http://www.youtube.com/watch?v=pHVAlN-s3X0&feature=related LA LOTTA http://www.youtube.com/watch?v=3nppGVoW7sg&feature=related http://www.youtube.com/watch?v=0BE5WPFK0HM&feature=related IL GENERALE PAPPALARDO CONTRO IL CENTRO OLI http://www.youtube.com/watch?v=gF3EPF3qScQ&feature=related I DANNI DELLA SALUTE http://www.youtube.com/watch?v=L1AjMbWdGm4&feature=related DICIAMO NO AL CENTRO OLI http://www.youtube.com/watch?v=9sXswuVXvzU NO AL CENTRO OLI SPOT http://www.youtube.com/watch?v=p2y8l6mqQBc&feature=related LA RIVOLTA ABRUZZESE http://www.youtube.com/watch?v=uee5lBBKVyg&feature=related http://www.youtube.com/watch?v=qsdBWDM5nhM&feature=related FIRMA LA PETIZIONE http://www.ipetitions.com/petition/noraffineria/ RAFFINERIA DEI VELENI DOMENICA 18 MAGGIO 2008 COMUNE DI PESCARA ORE 10 INTERVENITE CI VEDIAMO DOMENICA 18 ORE 10 PRESSO LA SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI PESCARA Sfogliando il Centro nell'edizione odierna, ci imbattiamo nell'ennesima intervista al presidente del consiglio ortonese Di Martino, che dalle pagine del noto quotidiano lancia il Suo monito contro le legge regionale blocca Centro Oli "a causa degli effetti negativi che questa produce su una buona fetta dell'imprenditoria abruzzese...come già sottolineato da Confindustria (Marrollo?)". Per una volta, siamo perfettamente d'accordo con lui, che la legge venga ritoccata, nei termini in cui blocca altre attività che non sono quelle petrolifere ( non è nostra intenzione intralciarle in alcun modo),ma poi...a cosa si appiglieranno? Cogliamo intanto l'occasione per invitarvi a partecipare tutti al dibattito sulla suddetta legge regionale, che si terrà presso la sala consiliare del Comune di Pescara domenica 18 alle ore 10 . NO CENTRO OLI no alla raffineria dei veleni! IN ABRUZZO The petition Gentile Giunta Comunale di Ortona, i cittadini qui elencati chiedono a voce alta e ferma che la proposta raffineria di Ortona non venga realizzata. Noi amiamo la nostra terra. Non esiste nessuna tecnologia moderna per creare raffiniere ad impatto ambientale zero e lo zolfo che dovra' essere separato dal poco petrolio che c'e' e' la sostanza piu' inquinante in assoluto che esista. Lo zolfo forma particelle fini che inevitabilmente respireremo, mangeremo e lasceremo ai nostri figli per gli anni a venire, anche dopo la fine del petrolio. Qui ci sono di mezzo i nostri campi, l'acqua che beviamo, i nostri vini, il nostro turismo, la nostra pesca, i nostri mari e la vita di tutte le persone impiegate in questi settori. Non vogliamo diventare un'altra Gela, un'altra Falconara, un'altra Manfredonia, un'altra Viggiano. Vi preghiamo di amare anche voi questo nostro Abruzzo e di pensare non con il portafoglio ma con la voce della coscienza, della mente e del cuore. No alla raffineria! PS: Per favore firmate con nome e cognome. Se non volete essere visibili, basta solo che clicchiate la voce "Display my name as anonymous". Le firme con il solo nome non sono valide. Alla fine se emerge una voce riguardante la donazione di denaro, ignoratela. Non bisogna pagare nulla. Grazie di cuore per il vostro tempo! Fermare la raffinieria di Ortona vuol dire anche porre seri limiti alle capacita' estrattive delle piattaforme marine abruzzesi che contano di usare il centro di Ortona per raffinare il petrolio del nostro mare sulla nostra terraferma. Maggiori informazioni sul blog www.dorsogna.blogspot.com FIRMA QUI http://www.ipetitions.com/petition/noraffineria/ NO AL CENTRO OLI DEI VELENI IN ABRUZZO NO ALLA TRASFORMAZIONE DELLAnostra regione Nel nostro Abruzzo dove sono stati scoperti dei pozzi petroliferi di proprietà dell' ENI s.p.a. L'ENI ha iniziato lo sviluppo del giacimento petrolifero. Entro il 2010 andrà in produzione con un pozzo che darà 8.000 b/g di olio e 190.000 metri cubi al giorno di gas. Il progetto prevede un investimento di 100 milioni di euro. Nel cittadina di Ortona è in progetto la realizzazione di un centro OLi, cioè uno stabilimento di desolforazione del petrolio. Il contratto per la realizzazione del Centro Olio è stato affidato alla Asean Brown Boveri (ABB). (da Assomin Notizie) I pozzi ed il centro Oli inquinerebbero in modo irreparabile tutta la zona in cui vivo, distruggendo coltivazioni per un raggio di 40km...in una zona dove i prodotti vinicoli e dell'agricoltura in genere sono la forza dell'economia locale. I danni economici sarebbero di gran lunga superiori al guadagno che si potrebbe avere costruendo una piccola raffineria, per non parlare dei danni alla nostra salute,...Tumori, leucemie ecc...e della desertificazione che avrebbe la zona, infatti molti sarebbero costretti a lasciare le proprie case. Lo studio completo redatto dal Mario Negri, conferma quanto evidenziato nella prima sintesi, ovvero che le ricadute di anidride solforosa, di monossido di carbonio e di ossidi di azoto sono superiori rispettivamente fino a 5, 15 e 20 volte ai valori stimati nello studio d’impatto ambientale, ma che comunque rientrano nei limiti imposti dalle leggi relative alla protezione della salute. Tali valori però possono subire ulteriori aumenti, con ripercussioni negative sull’ecosistema e sull’agricoltura. Scrivo per protestare contro una deturpazione ingiustificata e "stupida" incoerente con tutto ciò che è stato costruito, con molti anni di sacrifici, per la valorizzazione del territorio. Non permettiamo che all'abruzzo, quindi all' Italia, venga dato l'ennesimo colpo di grazia con un progetto inefficente dal punto di vista economico e catastofico dal punto di vista della salute. Per una volta cerchiamo di non apparire, noi Italiani, agli occhi delle altre nazioni come i soliti "stupidi" in balia di amministrazioni corrotte e interessi dei potenti di turno. Difendiamo la nostra terra, la nostra aria, il nostro mare, la nostra salute, il principale inquinante dell'abruzzo è la politica. Ma che può fare un abruzzese Strano, inoltre, che la popolazione di Ortona si sia mobilitata: un po' in tutta la regione un diffuso fatalismo, unito ad un generale senso di impotenza, demoralizza, spinge all'inazione e al contempo lava le coscienze: è sempre colpa dei poteri forti, mai di chi li elegge e poi li lascia fare E QUESTO NON DEVE ACCADERE Il petrolio e' gia' sule nostre spiagge? (Fonte:http://picasaweb.google.it/occhidelpopolo/Petrolio) Sugli scogli di San Vito ci sono macchie oleose nere, se e' petrolio o no non lo so ma non assomiglia molto? Giudicate voi:

 
 
 

L’impero della vergogna

Post n°716 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da dammiltuoaiuto
 

L’impero della vergogna
intervista con Jean Ziegler

 Il Manifesto ha pubblicato il 23 maggio un'intervista a Jean Ziegler, esperto internazionale dell'ONU; a complemento di questa riporto quest'altra, rilasciata nel 2005 al giornalista Giuseppe Accardo durante la presentazione del suo ultimo libro “L'impero della vergogna” al canale televisivo francese TV5. Mi sembra scavi molto di più nei problemi e sia comunque assai attuale, l'unico aggiornamento che richiede è quello di sostituire al nome di Sharon quello di Olmert, a.s.]
http://www.nazioneindiana.com/2008/05/26/limpero-della-vergogna/

(Traduzione dal testo francese di Manuel Antonini)

D. Il suo libro si intitola L’impero della vergogna. Qual è questo impero? Perché “della vergogna”? Qual è questa vergogna?

Nelle favelas del nord del Brasile, capita alle madri, la sera, di mettere dell’acqua nella pentola e di infilarci delle pietre. Ai loro figli che piangono per la fame, spiegano che “presto la cena sarà pronta…”, sperando che nel frattempo i ragazzi si addormentino.
Provi a misurare la vergogna provata da una madre davanti ai suoi figli vittime della fame e che lei è incapace di nutrire.
L’ordine omicida del mondo – che uccide attraverso la fame e l’epidemia 100.000 persone al giorno – non provoca solamente la vergogna tra le sue vittime, ma anche fra di noi, occidentali, bianchi, dominatori, che siamo i complici di questa ecatombe, coscienti, informati e, tuttavia, silenziosi, vigliacchi e paralizzati.
L’impero della vergogna? Ecco ciò che potrebbe essere questo impero generalizzato del sentimento di vergogna provocato dall’inumanità dell’ordine mondiale. Infatti, egli rappresenta l’impero delle multinazionali private, dirette dai cosmocrati [cosmocrates]. Le 500 più potenti tra queste l’anno scorso [2004 n.d.r.] hanno controllato il 52% del prodotto mondiale lordo, ossia di tutta la ricchezza prodotta sul pianeta.

D. Nel libro lei parla di “violenza strutturale”. Che cosa significa?

Nell’impero della vergogna, governato da pochi ben organizzati, la guerra non è più episodica, è permanente. Non costituisce più una crisi, una patologia, bensì la normalità. Non equivale più all’eclisse della ragione, come affermava Horkheimer, ma è la ragione d’essere dell’impero.
I signori della guerra economica hanno messo il pianeta in scacco. Attaccano i poteri normativi degli stati, contestano la sovranità popolare, sovvertono la democrazia, devastano la natura, distruggono gli uomini e le loro libertà. La liberalizzazione dell’economia, la mano invisibile del mercato sono la loro cosmogonia; la massimizzazione del profitto, la loro pratica.
Chiamo violenza strutturale questa pratica e questa cosmogonia.

D. Parla anche di una “agonia del diritto”. Che cosa intende dire con questa espressione?

Ormai la guerra preventiva senza fine, l’aggressività permanente dei signori, l’arbitrio, la violenza strutturale regnano senza ostacoli. La maggior parte delle barriere del diritto internazionale affondano. L’Onu stessa è esangue. I cosmocrati sono al di sopra della legge.
Il mio libro è il racconto del crollo del diritto internazionale, citando numerosi esempi tratti direttamente dalla mia esperienza di consulente speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazione.

D. Lei considera la fame come un’arma di distruzione di massa. Quale soluzione suggerisce?

Con il debito internazionale, la fame è l’arma di distruzione di massa che serve ai cosmocrati per stritolare – e per sfruttare – i popoli, specialmente nell’emisfero Sud del mondo. Un insieme complesso di misure, immediatamente realizzabile e che descrivo nel libro, potrebbe rapidamente mettere un termine alla fame. E’ impossibile riassumerle in una frase.
Una cosa, però, è certa: l’agricoltura mondiale, nello stato attuale della sua produttività, potrebbe soddisfare il bisogno di cibo in un numero doppio rispetto all’umanità presente oggi nel mondo. Non esiste alcuna fatalità: la fame è una questione che riguarda l’uomo.

D. Certi paesi sono oppressi da un debito che lei definisce odioso. Che cosa intende dire con la formula “debito odioso” e quale può essere una soluzione?

Il Ruanda è una piccola repubblica di 26.000 km², posta sulla cresta dell’Africa centrale, che separa le acqua del Nilo e del Congo e coltiva tè e caffé. Da aprile a giugno del 1994, un genocidio terribile, organizzato dal governo hutu alleato alla Francia di François Mitterand, ha provocato la morte di oltre 800.000 uomini, donne e bambini tutsi [e hutu moderati n.d.r.]. I machete che servirono per i massacri sono stati importati dalla Cina e dall’Egitto, e finanziati, fondamentalmente, dal Crédit Lyonnais. Oggi, i sopravvissuti, dei contadini poveri come Job, devono rimborsare le banche e i governi creditori perfino dei crediti che sono serviti per l’acquisto dei machete degli autori del genocidio.
Ecco un esempio di debito odioso. La soluzione passa per l’annullamento immediato e senza compromessi o, per cominciare, da un esame del debito, come suggerito dall’Internazionale socialista o come ha fatto in brasile il presidente Lula, per rinegoziarlo in seguito voce per voce. In ogni voce ci sono infatti elementi delittuosi – corruzione, eccesso di fatturazione, etc. – che devono essere ridotti. Delle società internazionali di esame, come Price Waterhouse Cooper o Ernst & Young, possono farsene carico, come fanno ogni anno con le verifiche dei conti delle multinazionali.

D. Lei cita più volte il presidente Lula da Silva come un modello. Che cosa della sua azione le inspira questa considerazione?

Provo a volte dell’ammirazione e dell’inquietudine considerando gli obiettivi politici e l’azione del presidente Lula: dell’ammirazione perché è il primo presidente brasiliano ad aver riconosciuto che il suo paese conta 44 milioni di cittadini gravemente e permanentemente malnutriti e ad aver voluto mettere un termine a questa situazione inumana; dell’inquietudine, perché con un debito estero di 235 miliardi di dollari Lula non ha i mezzi per porre fine a questa situazione.

D. Nel suo libro parla anche di una “rifeudalizzazione del mondo”. Cosa vuol dire?

Il 4 agosto 1789, i deputati dell’Assemblea Nazionale francese hanno abolito il regime feudale. La loro azione ha avuto un’eco universale. Bene, oggi, noi assistiamo a un formidabile ritorno indietro. L’11 settembre 2001 non ha solamente fornito a George W. Bush l’occasione di estendere l’impero degli Usa sul mondo, ma l’evento ha anche giustificato la messa in scacco dei popoli dell’emisfero Sud per conto delle grandi società private transcontinentali.

D. Nel testo fa molto spesso riferimento alla Rivoluzione francese e a certi suoi protagonisti (Danton, Babeuf, Marat…): in cosa crede questa possa avere ancora qualcosa da apportare, due secoli dopo e in un mondo molto differente?

Basta leggere i testi! Il “Manifeste des Enragés” di Jacques Roux fissa l’orizzonte di qualsiasi lotta per la giustizia sociale planetaria. I valori fondatori della repubblica, o meglio, della civilizzazione tout court, risalgono all’epoca dei Lumi. Oggi l’impero della vergogna distrugge persino la speranza di concretizzare questi valori.

D. Accusa anche la guerra globale contro il terrorismo di togliere le risorse necessarie ad altri combattimenti più importanti, come quello contro la fame. Lei pensa che il terrorismo sia una falsa minaccia, coltivata da qualche stato? Se sì, che cosa glielo fa credere? Pensa inoltre che questa minaccia non sia reale o meriti un trattamento differente?

Il terrorismo di stato di Bush, Putin, Sharon è altrettanto detestabile del terrorismo dei gruppi jihadisti o di altri pazzi sanguinari di questo tipo. Sono due facce di una stessa barbarie. E sono reali sia l’una che l’altra, poiché sia Bush che Ben Laden uccidono. Il problema è sradicare il terrorismo: non può avvenire che con uno sconvolgimento totale dell’impero della vergogna. Solo la giustizia sociale planetaria potrà tagliare ai jihadisti le loro radici e privare i lacchè dei cosmocrati dei pretesti fondanti le loro risposte.

D. Nel 2002, lei è stato nominato consulente speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione. Quali riflessioni le ha ispirato questa missione?

Il mio mandato è appassionante: in totale indipendenza – responsabile davanti all’Assemblea generale dell’Onu e alla Commissione dei diritti dell’uomo – devo rendere valido giuridicamente, attraverso il diritto statutario o consuetudinario, un nuovo diritto dell’uomo all’alimentazione. E’ un lavoro di Sisifo! Avanza millimetro dopo millimetro. Il luogo centrale di questa lotta è la coscienza collettiva. Per molto tempo la morte degli esseri umani a causa della fame è stata tollerata in una sorta di normalità congelata. Oggi, è considerata intollerabile. L’opinione pubblica fa pressioni sui governi e sulle organizzazioni (WTO, FMI, Banca Mondiale etc.) affinché misure elementari siano prese per sconfiggere il nemico: riforme agrarie nel terzo mondo, prezzi adeguati pagati per i prodotti agricoli del Sud, razionalizzazione dell’aiuto umanitario in caso di improvvise catastrofi, chiusura della Borsa delle materie prime agricole di Chicago (che specula sui principali alimenti), lotta contro la privatizzazione dell’acqua etc.

D. Nel suo libro appare come un difensore della causa altermondialista, come un portavoce di questo movimento. Come mai interviene raramente nelle manifestazioni “alter” e che il movimento non vi considera generalmente come un intellettuale altermondialista?

In che senso? Ho parlato davanti a 20.000 persone al “Gigantino” di Porto Alegre nel gennaio del 2003. Mi sento come un intellettuale organico della nuova società civile planetaria, dei suoi molteplici fronti di resistenza, di questa formidabile fraternità della notte. Ma resto fedele ai principi dell’analisi rivoluzionaria di classe, a Jacques Roux, Babeuf, Marat e Saint-Just.

D. Sembra che lei attribuisca tutti i drammi del mondo alle multinazionali e ad una manciata di stati (Russia, Usa, Israele…): non è un po’ riduttivo?

L’ordine del mondo attuale non è solamente omicida, è anche assurdo. Uccide, distrugge, massacra, ma senza altra necessità che la ricerca del massimo profitto per qualche cosmocrate ossessionato dal potere e da un’avidità illimitata.
Bush, Sharon, Putin? Dei lacchè, degli ausiliari. Aggiungo un post-scriptum su Israele: Sharon non è Israele. E’ la sua perversione. Michael Warshavski, Lea Tselem, i “Rabbini per i diritti dell’uomo” e tante altre organizzazioni di resistenza incarnano il vero Israele, il suo avvenire. Meritano tutta la nostra solidarietà.

D. Crede che la morale abbia il suo posto nelle relazioni internazionali, che sono attualmente piuttosto dettate dagli interessi economici e geopolitici?

Non c’è scelta. O si sceglie per lo sviluppo e l’organizzazione normativa o si sceglie per la mano invisibile del mercato, la violenza del più forte e l’arbitrio. Potere feudale e giustizia sociale sono radicalmente antinomici.
“In avanti verso le nostre radici” esige il marxista tedesco Ernst Bloch. Se noi non restauriamo con tutta urgenza i valori dei Lumi, la repubblica, il diritto internazionale, la civilizzazione come noi li abbiamo costruiti negli ultimi 250 anni sono destinati a essere ricoperti, inghiottiti dalla giungla.

D. Da quando i talebani sono hanno lasciato il governo dell’Afghanistan, il Medio Oriente sembra essere attraversato da un’ondata di democratizzazione più o meno spontanea (elezioni in Afghanistan, in Iraq, in Palestina, apertura delle presidenziali ad altri candidati in Egitto…). Come giudica tutto questo? Crede che la democrazia possa essere esportata in questi paesi? O ritiene piuttosto che siano condannati ad avere regimi dispotici?

Non si tratta di esportare la democrazia. Il desiderio di autonomia, di democrazia, di sovranità popolare è consustanziale all’essere umano, quale che sia la regione del mondo dove egli è nato. Il mio amico e grande sociologo siriano Bassam Tibi vuole vivere in una democrazia e ne ha diritto. Ora, da oltre trent’anni, vive in Germania , esiliato dalla dittatura terribile che imperversa nel suo paese.
Elias Sambar, scrittore palestinese, un altro mio amico, ha diritto a una Palestina libera e democratica, non a una Palestina occupata, né ad una vita sotto la ferocia dei fondamentalisti islamici.
Tibi, Sambar ed io vogliamo la stessa cosa e ne abbiamo diritto: la democrazia. Il problema: la guerra fredda, la strumentalizzazione dei regimi al potere da parte delle grandi potenze ed infine la vigliaccheria dei democratici occidentali, la loro mancanza di solidarietà attiva e reale, fanno in modo che i tiranni del Medio Oriente, dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, della Siria, dei paesi del Golfo, dell’Iran hanno potuto durare fino ad oggi.

«L’impero della vergogna»: da ziegler un nuovo grido di rivolta
Daniele Barbieri
[5 Dicembre 2006]

A distanza di qualche mese vale la pena tornare a ragionare su « L’impero della vergogna », il nuovo saggio di Jean Ziegler [252 pagine a 17,50 euri] edito da Marco Tropea come i precedenti « I signori del crimine » nel 2000, « La privatizzazione del mondo » nel 2003, « Dalla parte dei deboli » nel 2004 e il romanzo « L’oro del Maniema » mentre altri suoi libri sono usciti da Mondadori – come il famoso « La Svizzera lava più bianco », più volte ristampato – e da Sonda. Sociologo, deputato al Parlamento svizzero, relatore speciale «per il diritto all’alimentazione» delle Nazioni unite, Ziegler sa narrare e avvincere: rigore scientifico ma anche tesi contro-corrente, l’invito a impegnarsi in prima persona. Una particolare passione per l’Africa, l’amicizia e i debiti verso due grandi intellettuali [Cheikh Anta Diop, prematuramente scomparso e il “grande vecchio” Joseph Ki-Zerbo] tornano anche qui. Facile quanto falso accusarlo di essere un terzomondista: le preoccupazioni per il suo Paese natio, falsamente pacifico all’ombra delle grandi banche, si unisce da tempo all’angoscia per «le nuove mafie europee contro la democrazia» [si veda « I signori del crimine »]. Ma da sempre Ziegler urla contro le ingiustiizie di un mondo intollerabile. «Di che altro c’è bisogno?» gli chiede suo figlio Karim e lui risponde: «Va cambiato l’ordine omicida del mondo». E’ la frase che chiudeva « La fame nel mondo spiegata a mio figlio » [uscito da Pratiche nel ‘99, ora in edizione economica Net]. Da quelle analisi, da quell’invito ad agire riparte « L’impero della vergogna ». Ripetendo le verità costantemente celate o rimosse dai media come dai politici dell’Occidente compresi quei “buonisti” che non smettono di concionare a favore dei poveri mentre chiudono gli occhi sul sistema che li impoverisce e contro il quale non alzano un dito neanche quando potrebbero. «Principale responsabile della denutrizione e della fame sul nostro pianeta è la distribuzione ineguale delle ricchezze. Una ineguaglianza negativamente dinamica: i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. Nel 1960 il 20% degli abitanti più ricchi della Terra disponeva di un reddito 31 volte superiore rispetto a quello del 20% dei più poveri. Nel 1998 il reddito del 20% dei più ricchi era 83 volte superiore a quello del 20% dei più poveri. […] È dunque l’attuale giungla del capitalismo selvaggio che è necessario civilizzare. […] Le 225 fortune più grandi del mondo rappresentano un totale di oltre mille miliardi di dollari, l’equivalente del reddito annuale del 47% più povero della popolazione, circa 2,5 miliardi di persone. Negli Stati Uniti il valore totale netto della fortuna di Bill Gates è uguale a quello dei 106 milioni di americani più poveri». Denuncia dei tabù, analisi lucida, dolore e invito a rivoltarsi attraversano anche quest’ultimo libro di Ziegler; con un occhio   alla storia che ci insegna come, dopo i tempi più bui, si possa «ricominciare» come infatti s’intitola l’epilogo. L’ingiustizia regna: «il mondo globalizzato consiste in realtà in una serie di isolotti di prosperità e di ricchezza che fluttuano su un oceano di popoli in agonia […] Una banda internazionale di speculatori di borsa, senza anima né cuore, ha creato un mondo di disuguaglianza, di miseria e di orrore. È urgente porre fine al loro regno criminale ». Ma anche se oggi raggiunge nuovi orrori e si traveste con moderne maschere questa ingiustizia è antica come lo sono le rivolte da una parte e la manipolazione del passato, con gli   storici intenti a cancellare tutto quel che non torna comodo ai potenti. Tre censure, fra le tante, che Ziegler ricorda. Scipione Emiliano che sgozzò a Cartagine «decine di migliaia di persone»: la civiltà romana. Thomas More decapitato nel 1535 per aver osato pensare: l’Inghilterra padre della democrazia. Le rivolte del prete Jacques Roux o dei comunardi stroncate nell’Europa moderna delle pretese universaliste. Tabù sono oggi notizie, in teoria pubbliche, come i dividendi degli azionisti Microsoft, le gravissime accuse nel 2002 dello Zambia contro la Monsanto oppure i massacri di Putin in Cecenia. Cosa fanno le Nazioni Unite? Ben poco, è la dura quanto documentata accusa di Ziegler: la politica dell’Onu è correre in aiuto dei «predatori»; a 40 anni dalla nascita l’Unctad [la Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo]     ha fallito tutti i suoi obiettivi; l’Oms [Organizzazione mondiale della salute] ammette sottovoce i suoi insuccessi mentre le grandi case farmaceutiche estendono il loro controllo; le infamie della triade Fmi, Banca mondiale e Wto sono note a chi frequenta Carta o il suo sito come chiunque voglia documentarsi eppure i   grandi media come le sinistre modernelle riescono a non vederne gli errori né gli insuccessi. Dietro quell’orribile trio ci sono i veri padroni del mercato globale: Chiquita, Nestlè, Novartis, Philip Morris, Shell, Siemens… ovviamente con l’intermediazione più o meno diretta dei Bush, dei Putin come del Mitterrand “africano” e “socialista”. Invitandoci a continuare la lotta, Ziegler ci ricorda i nomi – ignorati dai media o trattati come fossero un mix di panda e di sognatori – di chi si oppone con efficacia contro «l’ordine cannibale»: persone come la norvegese Gro Harlem Brundtland, Riccardo Petrella, il procuratore brasiliano Helio Bicudo, Sergio Vieira de Mello; oppure ong, fondazioni, associazioni gruppi come Antenna, Gain, Terre des hommes… Mentre «i cosmocrati» – cioè «i nuovi signori feudali» – si arricchiscono oltre ogni misura e tutti gli altri continuano a impoverirsi, l’offensiva delle grandi multinazionali – contro i sindacati e contro «la concorrenza sleale del vivente», ma persino contro il dono o la solidarietà – si copre di un comodo mantello, la lotta al terrorismo.«Assistiamo a una rifeudalizzazione del mondo» accusa Ziegler: con «500 transnazionali private» a controllare «il 52 per cento del prodotto interno lordo del pianeta» e con un sistema socio-giuridico e con rapporti di forza che garantiscono loro l’impunità per ogni crimine. Nel capitolo “La barbarie e il suo specchio” Ziegler invita «il movimento democratico a sconfiggere la doppia follia (…) della violenza irrazionale dei jihadisti e della barbarie dei cosmocrati» dichiarando inaccettabile «la scelta fra un impero esasperante e un medioevo insopportabile». Fra l’impero armato e il terrorismo in nome dio, altre vie sono percorribili e i nuovi movimenti le indicano. «Non sono un leader sindacale, né il capo di un movimento di liberazione, ma un intellettuale dai mezzi limitati. Il mio libro presenta una diagnosi» scrive Ziegler nelle ultime righe. «La distruzione dell’ordine cannibale del mondo è affidata ai popoli […] Di che cosa saranno fatte le sue vittorie e le sue sconfitte? Nessuno oggi conosce le risposte». Fra gli strumenti che non dobbiamo stancarci di usare anche la denuncia, «il potere della vergogna». Se la scoperta che miliardi di esseri umani sono privati, con la violenza e l’inganno, dei loro diritti – «lavoro, cibo, salute, conoscenza, libertà e felicità» –   induce a vergognarsi da qui possiamo partire per rifiutarci di accettare «la barbarie cosmocratica» e dare un piccolo aiuto per iniziare a smantellarla. «Bisogna rimettere il mondo nella giusta posizione, con la testa in alto e i piedi in basso. Bisogna distruggere la mano invisibile del mercato. L’economia non è un fenomeno naturale: è solo uno strumento che deve essere posto al servizio di un unico scopo, la ricerca della felicità comune».

 
 
 

Maria Rita D`Orsogna, paladina dell`ambiente

Post n°715 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da dammiltuoaiuto
 

http://www.italianosdargentina.com.ar/index.php?IdNot=30578


Maria Rita D`Orsogna, paladina dell`ambiente



Docente al Dipartimento di Matematica della California State University, a Northridge, è innamorata dell'Abruzzo di cui è strenuo difensore contro ogni speculazione.

LOS ANGELES.-Ci vogliono poche parole per definire la vita e l'impegno di Maria Rita D'Orsogna, salita agli onori delle cronache per la sua difesa del territorio abruzzese dal terribile assalto delle trivelle petrolifere. Una vita intrisa di impegno, e mutuata da una fede profonda che ne fanno l'unica vera paladina della lotta contro la distruzione dell'ambiente regionale in cambio di insignificanti guadagni localistici.

«Sono orgogliosa per quanto sono riuscita a fare, e spero che non mi manchino le energie per fare ancora di più - afferma Maria Rita -. Non avrei mai immaginato di avere dentro di me tutto questo coraggio. Non si è ancora capito che l'unico bene non delocalizzabile è il territorio, e che occorre proteggerlo invece che sottoporlo a scempi di varia natura. In teoria l'Abruzzo è la regione verde d'Europa. Il futuro non può essere quello di estrarre idrocarburi di bassa qualità, sia in terra che in mare. Non sarebbe piuttosto un ottimo segnale, turistico, di immagine, economico, se la regione Abruzzo, invece di abbracciare il petrolio, decidesse di diventare la regione più "solare" d'Europa? Con più territori protetti? Con più agricoltura organica?».

La differenza di base fra i due Paesi è che qui i cittadini credono di poter cambiare le cose e si danno da fare. C'è un attivismo maggiore, e il senso che le cose possono cambiare se uno lo vuole davvero. In Italia c'è molto più fatalismo, a torto o a ragione. Non va bene secondo me».

Figlia di emigranti abruzzesi giunti nel Bronx, Maria Rita D'Orsogna veste i panni di chi ha vissuto la propria infanzia e la propria adolescenza in entrambe le realtà sociali: quella americana e quella italiana. I primi anni d'infanzia trascorsi a New York vennero spazzati via dal ritorno in Italia della famiglia, con conseguente sradicamento per una bambina nei primi passi della socializzazione.

«In Italia sono arrivata all'età di 7 anni quando mia madre decise di tornare a vivere in Abruzzo. Fu per me un piccolo trauma: dal Bronx alle campagne d'Italia dei primi anni Ottanta. Non parlavo l'italiano, non capivo le usanze locali; è stato difficile fare amicizia. Per anni abbiamo fatto la spola tra le due nazioni. Forse è anche per questo che sono sempre stata un po' un pesce fuor d'acqua mentre vivevo in Abruzzo. Con il tempo, però, ho imparato ad amarne la natura, i ritmi, le tradizioni, la vita contadina, il contatto con la terra. Ma ho sempre saputo che sarei tornata a vivere in America «da grande».

Maria Rita tornò negli Stati Uniti con uno scambio estivo tra il Fermilab, al Centro di ricerca di Fisica di Chicago, e l'Università di Padova. Tre mesi vissuti quasi come una vacanza, passata però a perfezionare quella passione per la fisica che ne ha sempre distinto il percorso di studio, e che poi è diventato la sua professione. «Sono venuta a fare il dottorato in Fisica prima nel Maryland e poi a Los Angeles. Abituarsi al sistema scolastico americano, e imparare a vivere così lontano dalla propria famiglia in maniera permanente, è stato molto duro per me, ma strada facendo mi sono innamorata di Los Angeles, e non sono più voluta venire via. Vivo in questa città da più di dieci anni e la sento mia. E mi sento molto più fortunata dei miei genitori, che da migranti dovettero affrontare viaggi difficili e costosi, e accontentarsi di comunicazioni rare con l'Italia».

Insegnante al Dipartimento di Matematica della California State University, a Northridge, ricercatrice nel campo della Statistica meccanica, nei modelli matematici e nella simulazione computerizzata, Maria Rita D'Orsogna rappresenta, in realtà, il modello ideale dell'ultima generazione migrante italiana. Quella che all'estero ci va per meriti professionali e che viene considerata come «cervello in fuga»: quella che mantiene alto l'affetto nei confronti della sua terra d'origine senza paura di scendere in campo. «Mi sento pienamente italiana, ma allo stesso tempo mi sento anche pienamente americana - conferma Maria Rita -. Sono due realtà che mi appartengono allo stesso modo. Molto spesso mi trovo a spiegare l'Italia agli americani e l'America agli italiani. Ci sono molti luoghi comuni e generalizzazioni da una parte e dall'altra. Voglio bene all'Italia, e seguo tutte le vicende politiche ed economiche della nostra nazione. Ma osservare da lontano l'innegabile declino - soprattutto morale - del nostro Paese, fa molto male».

Chiamata a partecipare a numerose conferenze in ambito matematico e fisico, Maria Rita non ha esitato a scendere in campo per lottare contro lo scempio che si sta abbattendo sul territorio abruzzese, offrendo la sua professionalità per dimostrare il grave errore che le istituzioni pubbliche hanno commesso nella programmazione territoriale per il prossimo futuro.

«Credo che impegnarsi per il bene comune sia un dovere di tutti gli italiani, ovunque essi vivano. Thomas Jefferson diceva che il prezzo da pagare per la democrazia è l'eterna vigilanza. Vivere lontani, al giorno d'oggi, non è una scusante per non interessarsi dell'Italia e per non fare del proprio meglio per aiutare a migliorare la nostra nazione. Sarebbe molto bello che chi ha lasciato l'Italia per un motivo o per l'altro, continuasse ad esserne parte attiva, cercando di re-importare le esperienze positive dei Paesi d'adozione. Ho trovato solidarietà e ammirazione da parte dei colleghi italiani che vivono qui ma, in generale poco impegno concreto. Ci vuole molta dedizione, e credo che il mio attivismo sia puramente americano. Lottare per il bene comune è molto più difficile in Italia che negli Stati Uniti, dove le regole sono più chiare e ci sono più mezzi e organizzazioni di riferimento».

Autrice di decine di pubblicazioni, in gran parte incentrate sui modelli matematici applicati alla biologia, la docente della State University è referente della Physical Review Letters, della Physical Review E, dell'Institute of Electrical and Electronics Engineers Conference Proceedings, e membro dell'American Physical Society, della Società per le applicazioni matematiche per l'industria, e della Biophysical Society, ma l'intensa attività professionale non le fanno perdere di vista la vita comunitaria e la sua voglia di incontrare altri italiani.

«La nostra è una famiglia che è sempre stata in bilico fra due continenti: mio padre viaggia ancora fra l'Abruzzo e New York, mio fratello vive a Boston. In qualche modo, però, siamo rimasti tutti molto uniti, e abbiamo imparato a rendere speciali tutti i momenti in cui siamo insieme fisicamente, da una parte o dall'altra del globo. Ho conosciuto molti italiani che vivono nella California del sud, soprattutto tramite canali informali, amici di amici e così via. Ovviamente ci sosteniamo a vicenda, a volte frequentiamo festival di cinema italiano, o altre manifestazioni legate all'Italia. Forse anche grazie alla lontananza da casa, siamo molto uniti e senza campanilismi. Ci sono alcune cose che solo altri italiani possono capire. Però, secondo me, occorre sforzarsi di non restare troppo chiusi nelle proprie comunità d'origine, e di aprirsi per apprezzare al meglio ciò che questo Paese ha da offrire. Per quanto mi riguarda, cercherò di fare del mio meglio per mantenere e tramandare le nostre tradizioni, anche se so che saranno inevitabilmente americanizzate. Cucino all'italiana e leggo libri italiani (ma non solo) di cui faccio incetta ogni volta che vengo in Italia. Se avrò dei figli, farò in modo che trascorrano le loro estati in Italia, e cercherò di far sì che parlino l'italiano correntemente. E'mportante conoscere e apprezzare le proprie origini, specie qui in America dov'è tutto così mescolato. Quando sai chi sei, è più facile sapere dove vai». (Generoso D'Agnese-Messaggero di sant'Antonio" di febbraio/Inform)
   

 

Intervista a Maria Rita D'Orsogna

L´ABRUZZO  DIVERRA'  SORELLA DEL TEXAS?

E' l'angosciosa domanda dei cittadini della Regione ai quali si vogliono imporre pareri e desideri degli "altolocati" dell'olio ed industrie connesse.

 

 

Maria Rita D'Orsogna, Docente di matematica all'Università della California, la "Giovanna d'Arco" abruzzese-americana impegnata nella battaglia contro la petrolizzazione dell'Abruzzo.

di LINO MANOCCHIA

Los Angeles (California, Usa), 31 Ottobre 2009. Quasi non bastasse la "petrolizzazione" della Basilicata, che ha provocato innumerevoli danni ecologici, come un treno senza controllo questo sconcio politico-economico si sposta in Abruzzo dove l’Eni, caposquadra, ha in programma la  trivellazione e costruzione di pozzi e raffinerie, che cozzano con il turismo agricolo e vinicolo  tradizionale della regione. Tra le condannate al "capestro dell'olio" figurano Ortona, Pineto, Vasto, San Vito Marina, Silvi e Alba, mentre per l'interno appaiono anche il Parco  Nazionale   d'Abruzzo e la Majella. In una parola avremo una sorella del Texas Abruzzese". La moderna Giovanna d'Arco di nome Maria Rita D'Orsogna, professoressa di matematica all'Università della California, nata e cresciuta nel Bronx, il sobborgo italiano della Grande Mela, ha impugnato la simbolica spada ed ha lanciato l'attacco. E dopo aver enunciato il pro e contro della situazione, ammette che il nuovo consiglio regionale,guidato da Gianni Chiodi, purtroppo, non ha ancora capito la gravità del problema. Alla precisa dimostrazione del fallimentare proposito si sono  associati con accorati appelli centinaia di abruzzesi benpensanti e desiderosi di risolvere questa incresciosa manovra. Patetica, esplicita la lettera della intelligente, combattiva ventisettenne giuliese Ludovica Raimondi la quale, nella sua sgomenta e precisa missiva, tra l'altro, chiede a Chiodi: "...Perchè ha scelto la strada del silenzio? Sa bene che abbiamo l'enorme fortuna di vivere dei prodotti che la terra ci regala in ogni stagione. Sa bene che anche quando si vive altrove il cuore e' rivolto a questa terra che  regala sempre amore e rigenera gli animi al solo sorgere e tramontar del sole"...Ma Chiodi, ci chiediamo, avrà tempo di leggere le migliaia di missive o finiranno anch'esse nel più profondo, silenzioso pozzo? Va ricordato che nel 2008 venne presentata una protesta all'allora Presidente Ottaviano Del Turco ( occupato dall’affaire dei sei milioni di euro in tangenti). Una moratoria venne approvata sempre contro il volere di Del Turco, la quale restò, tuttavia, valida  sino al 2010. Che ne direbbe Chiodi di una estensione della moratoria oltre il 2010, per la quale sono state raccolte 50.000 firme? Oppure il

rappresentante della Regione, insieme all’assessore all’ambiente Daniela Stati, è in tutt’altre faccende affaccendato? Intanto  la D’Orsogna prosegue  nella sua "crociata" per salvare il salvabile dalle  tonnellate di sostanze tossiche micidiali.

Maria Rita, la Sua protesta nasce come fisico che manifesta il dissenso verso  scelte politico-economico, o come donna e cittadina abruzzese, che non ha dimenticato le sue radici pur vivendo negli Stati Uniti?
Tutto nasce dal mio volere bene all'Abruzzo, all'Italia. Ho unito la razionalità di un fisico, l'amore per l'ambiente californiano, la praticità americana, le mie origini contadine.
Cosa rappresenta e porta con sè dell'Abruzzo? E cosa dovrebbe e potrebbe fare questa regione per camminare autonomamente con le proprie gambe, dopo l'effetto terremoto del 6 aprile scorso?
L'Abruzzo sono le mie radici. Porto con me un senso antico del dovere. Abbiamo bisogno di una classe politica intelligente e coraggiosa, che sappia dialogare con i cittadini e programmare razionalmente per il futuro.
Su cosa dovrebbe puntare per rimanere la Regione Verde d'Europa?
Eccellere per protezione dell'ambiente. Diventare la regione più "solare" d'Europa, con più territori protetti, con più agricoltura organica. Un territorio sano ha ritorni in turismo ed economia. Purtroppo l'attuale classe dirigente ha poca creatività e lungimiranza.
Quanto grande e' il desiderio di vincere?
Molto. Specie per i giovani, per un po' idealismo, per testimoniare che anche in Italia il buonsenso può vincere sui prepotenti.

Cosa ha trasferito Lei dell'Abruzzo in America?
La semplicità dei miei rapporti personali. Il gusto per la vita di campagna. Mi piace regalare Montepulciano, artigianato, olio e libri illustrati sull'Abruzzo.
Pensa che il Suo futuro sia in America?
.

Il Suo è l'ennesimo caso di fuga dei cervelli dall'Italia? In che misura particolare questo fenomeno si rivela in Abruzzo?
La mia storia personale è più complicata del "cervello in fuga". Ma e' innegabile che qui ci siano più opportunità. Molti emigrano perchè in Abruzzo le possibilità di ricerca sono poche...
Si è mai sentita sconfitta?
Tante volte. Ma mai definitivamente, mai arresa. Mi sono sempre inventata qualcos'altro per andare avanti.
Ha sempre detto ciò che pensa?
Sì, sempre. Ai politici in particolare.
C'e' talento senza entusiasmo?
Sì, ma non porta lontano.
Cos'è per lei la vita?
Un viaggio pieno di possibilità. Se uno fa le scelte giuste, dosando coraggio, rischi, pause e testardaggine può essere indimenticabile 
Il femminismo è un movimento più etico o politico?
Etico. Tutti dovrebbero avere uguali opportunità e dignità, non solo le donne in quanto tali. Penso a disabili, minoranze etniche, omosessuali, anziani.
Oltre l'amore, cosa La ispira?
Un senso forte di giustizia sociale.
Che aspettano a darle il Nobel?
Per ora sarei contenta di una moratoria a lungo termine contro le trivelle in Abruzzo.
Chi è Maria Rita D'Orsogna?
Una persona libera, curiosa, che non ha paura, con poca malizia.
LINO MANOCCHIA

 

 
 
 

giornata della memoria il web non dimentica

Post n°714 pubblicato il 29 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto
 

Il Giorno della Memoria: il web non dimentica
 Mercoledì 27 gennaio le celebrazioni in memoria degli ebrei morti nei lager nazisti. In rete non mancano le fonti di informazione e approfondimento. I consigli di Giorgio Boratto, dalla community
di Giorgio Boratto
GENOVA, 27 GENNAIO 2010
  
SPECIALE GIORNO DELLA MEMORIA:
  

Il 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, è stato riconosciuto Giorno della Memoria per ricordare lo sterminio del popolo ebraico. Sono passati 65 anni da quando l'Armata Rossa ha abbattuto i cancelli del lager, rivelando al mondo le immagini di crimini di incredibile efferatezza.
La Shoah è ormai consegnata ai libri di Storia, al pari di altri avvenimenti del passato. Pochi testimoni sono rimasti a raccontarci la loro esperienza. Per questo motivo abbiamo più che mai bisogno della memoria.

Oggi il web, per la sua diffusione e capacità di conservazione dei dati, è un buon strumento per ricordare e fare memoria. Navigando su internet si può partire dal Museo di Gerusalemme Yad Vashem, che è il memoriale ufficiale delle vittime ebraiche. All'interno del museo, il cui nome significa un memoriale e un nome, risultano registrati i nomi di 392 giusti tra le nazioni. Molti sono di cittadinanza italiana. Qui si può visionare l'Album di Auschwitz.

Anche Youtube fornisce un grande contenitore di documentazione video sulla Shoah. Basta digitare shoah oppure olocausto per ottenere migliaia di documentari e informazioni. Io ho trovato interessante, per l'analisi che portò il popolo tedesco a compiere uno dei crimini più crudeli della storia, il sito del museo memoriale dell'olocausto statunitense. Con una ricca documentazione comprendente moltissimi filmati, si racconta come la propaganda fu uno strumento fondamentale sia per conquistare quella maggioranza di cittadini tedeschi che non sostennero immediatamente Adolf Hitler, sia per imporre il programma radicale nazista che richiedeva, oltre al supporto attivo e la partecipazione diretta di alcuni, l'accettazione passiva da parte di larghi settori della popolazione. Il popolo agisce come un bambino e con la propaganda si riesce, attraverso la costituzione di un leader Padre, il concetto di unità Nazionale, l'individuazione di un nemico comune, a gettare le basi per i crimini di massa come le guerre e l'Olocausto.

Altro indirizzo internet interessante è quello a cura del Comune di Nova Milanese, lagerdeportazione.org. In questo sito web è possibile conoscere la dislocazione dei campi di concentramento in Europa. Un indirizzo per ulteriori documentazioni in italiano è museoshoah.it. Consiglio anche una visita alla Casa-Museo e Centro Didattico della Villa della Riunione di Wannsee, tramite il link www.ghwk.de. In questo luogo si dette l'avvio alla cosiddetta risoluzione finale: quello che riguardava la preparazione ideologica, la pianificazione sistematica e l'esecuzione dello sterminio di milioni di ebrei.

Infine un elenco dei Musei dell'Olocausto si può trovare all'indirizzo http://www.science.co.il/Holocaust-Museums.asp

Buona navigazione per una istruttiva memoria.

 
 
 

Abruzzo: il 58% ancora fuori dalle caseIl , ovvero 17.566 persone, vive provvisoriamente in alberghi, caserme e sistemazioni

Post n°713 pubblicato il 29 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto
 

Abruzzo: il 58% ancora fuori dalle caseIl , ovvero 17.566 persone, vive provvisoriamente in alberghi, caserme e sistemazioni

 
 
 

Terremoto ad Haiti dopo due settimane salvata una ragazzina

Post n°712 pubblicato il 29 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto

Terremoto ad Haiti, dopo due settimane salvata una ragazzina

10:43 gio 28 gennaio 2010

Sono trascorse due settimane da quando il terremoto ha distrutto Haiti, la speranza di trovare altre persone in vita sotto le macerie sono ormai svanite eppure un piccolo miracolo è accaduto. Secondo quanto riferito da testimoni locali, una ragazzina di quindici anni è stata estratta viva dalle macerie.

Come riportato da La Repubblica, solo poche ore prima il presidente Renè Preval aveva annunciato che sono 170mila i cadaveri recuperati, 225mila le abitazioni distrutte e 25mila gli edifici rasi al suolo.

Accanto alla notizia della quindicenne salvata dopo due settimane ci sono però notizie preoccupanti. Nella capitale, a Port au Prince, proseguono i saccheggi e l'Onu ha lanciato l'allarme per la minaccia rappresentata dai leader delle gang di evasi e dai trafficanti di bambini. E intanto tra gli sfollati ammassati nei campi di soccorso dilaga il malcontento.

 (foto © LaPresse)

 
 
 

Abruzzo: il 58% ancora fuori dalle case

Post n°711 pubblicato il 29 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto
 

Abruzzo: il 58% ancora fuori dalle case



In un paese in cui i fatti scompaiono nel frastuono del marketing e della propaganda e in una democrazia dove la realtà si reiventa ogni sera all’ora di cena per la convenienza del potere, in un paese così, mettersi a sottolineare i numeri nudi e crudi è un atto quasi sovversivo.

In Abruzzoal 29 dicembre 2009 il totale degli terremotati assistiti secondo la Protezione Civile era di 30.212.

Il 37% (11.221) persone vive negli edifici del progetto C.A.S.E. voluto dal Governo.

Il 5% (1.425) risiede nei Map (le casette di legno per intendersi).

Il 58%, ovvero 17.566 persone, vive provvisoriamente in alberghi, caserme e sistemazioni temporanee.

Queste erano le promesse:
http://www.youtube.com/watch?v=Idktde0wtwY

Ecco la fonte dei dati:
http://www.protezionecivile.it/cms/attach/editor/Report_aggiornamento_29_12_09.pdf
http://www.protezionecivile.it/cms/attach/editor/Report_aggiornamento_29_12_09_2.pdf

Vorrei aggiungere testimonianze reali:
http://vimeo.com/8488031

Blob Rai 3 ( Caos Calmo – L’Aquila) – 01-gen-2010 20.00 from Gennaro Giugliano on Vimeo.

E’ drammatico vedere la differenza tra promesse e realtà.

E’ ancora più drammatico considerare che la realtà è offuscata per bene dalle bugie.

Quando in Italia si riuscirà a comprendere che Berlusconi vende se stesso agli Italiani come qualsiasi altro prodotto che promette ottimi risultati, come in Pubblicità occorre fare.

Ottimi pubblicitari permettono elezioni sempre più favorevoli al prodotto Berlusconi.

Eppure non è così difficile da capire. Leggiamo su Wikipedia a riguardo:

***

Manipolazione dell’inconscio
Circa un secolo fa Edward Bernays, pubblicitario, ammetteva nel suo libro “Propaganda”: «coloro che hanno in mano questo meccanismo [...] costituiscono [...] il vero potere esecutivo del paese. Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. [...] Sono loro che manovrano i fili…» [12]

Bernays non si riferiva soltanto alla propaganda politica, bensì anche alla pubblicità commerciale, i cui strumenti sono gli stessi: la sua campagna per la American Tobacco Company negli anni venti, per incitare le donne a fumare, consistette per esempio nell’associare visivamente in maniera costante la sigaretta e i diritti o la libertà della donna. Questa campagna fece aumentare le vendite a tal punto che la società Philip Morris riprese più tardi questa idea per gli uomini, e lanciò il famoso cow-boy Marlboro.

***

Peccato che quando sbagliamo ad acquistare un detersivo tuttalpiù ci resta una macchia sulla camicia, ma sbagliando nel voto e nel consenso rischiamo di rimanere in mutande!

O no?

Fonte:
http://www.agoravox.it/attualita/cronaca/article/le-bugie-di-berlusconi-il-miracolo-12049

 
 
 

giornata della Memoria 2010

Post n°710 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto
 

Per la giornata della Memoria

 

 

A-24020 Elisa Springer

«Io, Elisa Springer, sono nata a Vienna il 12 febbraio 1918. Figlia unica di genitori ebrei, fui educata

secondo le leggi di questa religione senza mai sentirne il peso; ma ho dovuto subire l’umiliazione e

la sofferenza della deportazione a causa della mia origine.

Lo strazio più grande, in questi cinquant’anni, è stato quello di dover subire l’indifferenza e la vigliaccheria

di coloro che, ancora adesso, negano l’evidenza dello sterminio. Come tanti altri sopravvissuti,

mi ero imposta di non parlare, per essere io sola, testimone del mio silenzio.

Ho taciuto e soffocato il mio vero “io”, le mie paure, per il timore di non essere capita o, peggio ancora,

creduta. Ma non è giusto che io muoia, portando con me il mio silenzio.

Non è colpa né merito, nascere di religione ebraica, cattolica o protestante; nascere di razza bianca

o nera. Siamo tutti figli di Dio, di un unico Dio, quel Dio che a me è stato negato e che, nonostante

tutto, ho sempre, disperatamente, cercato!

A distanza di cinquant’anni, nel mondo, si è fatto ancora poco per far comprendere alla gente cosa

sono stati il nazismo e la Shoah. C’è stato anche chi ha negato, e nega tuttora, a volte anche per

nascondere le proprie colpe o la propria vergogna! Ma Auschwitz non si deve dimenticare!

Ho provato anch’io a dimenticare, ma qualcosa si è mosso dentro me. Ho finalmente capito che

dovevo parlare, per ricordare, per non accettare con indifferenza e rassegnazione, le rinnovate stragi

di innocenti. Bisogna sollevare quel manto di indifferenza che copre il dolore dei martiri! Il mio impegno

in questo senso è un dovere verso i miei genitori, mio nonno e tutti i miei zii. È un dovere verso

i milioni di ebrei “passati per il camino”, gli zingari, figli di mille patrie e di nessuna, i Testimoni di

Geova, gli omosessuali, e verso i mille e mille fiori violentati, calpestati e immolati al vento dell’assurdo;

è un dovere verso tutte quelle stelle dell’universo che il male del mondo ha voluto spegnere.

I giovani liberi devono sapere». (Elisa Springer,

Il silenzio dei vivi, Marsilio Editore, Venezia 1997)

 
 
 

LA GIORNATA DELLA MEMORIA A PESCARA 25 GENNAIO 2010 ricordi dell'internato Ermando Parete

Post n°709 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto
 

LA CONSEGNA DELLA MEMORIA DA EMANDO PARETE A PAOLO CARINCI
LA   GIORNATA DELLA    MEMORIA   A   PESCARA   25 GENNAIO  2010  ricordi dell'internato Ermando Parete

'
Sono sfuggito ai forni crematori solo perchè quel giorno gli aguzzini erano stanchi: avevano già bruciato troppi corpi'. L'inferno di Dachau è sempre vivo nel cuore di Ermando Parete, superstite del campo di sterminio della Germania nazista...'Io- ripete ossessivamente l'ex sottufficiale della Guardia di Finanza ( che oggi ha 83 anni e vive a Pescara) originario di Abbateggio,nel pescarese- sono vivo perchè ho resistito'...Ha resistito anche alla paura di morire 'legato ad un palo, al freddo, con le braccia dietro la schiena e i polsi appesi..'...'Mi picchiavano selvaggiamente , con la testa e le caviglie infilate tra le gambe di due soldati, il ventre appoggiato su un tavolaccio di legno..contavo in tedesco le frustate fino allo sfinimento e, se sbagliavo, loro ricominciavano daccapo. Dalle infermerie, dove qualcuno chiedeva di entrare per curare le ferite, non tornò mai nessuno..'. Parete è rimasto internato a Dachau dal settembre 1943 fino alle ore 18 (l'ex deportato abruzzese ricorda perfettamente l'ora) del 29 aprile 1945 quando gli americani aprirono i cancelli.'Eravamo affamati, ci diedero da mangiare delle fave...io pesavo 29 chili..'. Per oltre un mese rimasero fuori i cancelli, in attesa della restituzione della vita.'Eravamo liberi di fatto, ma ancora prigionieri. Non volevamo restare ma non potevamo andar via'. In quel lungo, estenuante, lasso di tempo 'che ci separava dalla vera libertà, facemmo anche la conoscenza del futuro Papa Paolo VI'. Parete, infatti, racconta che in quei giorni Giovanni Battista Montini (all'epoca 'responsabile dell'organizzazione che portava soccorso e sollievo ai rifugiati politici') fece visita ai deportati di Dachau. Nel libro la raccolta dei telegrammi originali custoditi da Parete: quello inviato dalla Croce Rossa alla famiglia di Parete per comunicare che il congiunto 'è stato liberato. Saluti e auguri..' e quello firmato dallo stesso Papa Montini in cui annuncia le 'buone condizioni di salute' in cui versava Parete al momento della liberazione dal campo di sterminio di Dachau.
"Ero l'uomo-numero 142192"
I ricordi dell'internato Ermando Parete
Tra i 600.000 "Internati Militari Italiani" vi furono numerosissimi abruzzesi: non tutti ebbero la ventura di ritornare e raccontare le allucinanti esperienze vissute nei campi di lavoro nazisti. Tra i superstiti vi è un pescarese, Fernando Parete, la cui vicenda, ricostruita attraverso i suoi ricordi e il suo memoriale, è stata oggetto di una brillante tesi di laurea di Claudia Trafficante, dal titolo: "In quel mondo fuori dal mondo" - Da Pescara a Dachau: storia di Ermando Parete, discussa nell'anno accademico 2004-2005 presso l'Università degli Studi di Torino, facoltà di Lettere e Filosofia (ringraziamo l'autrice per l'autorizzazione ad utilizzare brani del suo lavoro).
Non ancora maggiorenne, Ermando Parete nel 1942 si era arruolato nella Guardia di Finanza. Dopo il normale addestramento venne inviato a combattere in Jugoslavia: di quella esperienza Parete ricorda lo scarso equipaggiamento: "(…)hanno fatto la guerra, io c'avevo 72 pallottole, una volta sparate quelle… insomma era una cosa pazzesca".
L'armistizio dell'otto settembre 1943 colse i soldati in condizioni ormai di sbandamento generale: Parete e i suoi commilitoni vennero addirittura avvertiti del fatto non dagli ufficiali, ma da un pope ortodosso. Anche nell'undicesimo battaglione della Guardia di Finanza vi fu chi si dette alla macchia, chi tentò di tornare a casa, chi fece la scelta di continuare la guerra sotto la Repubblica Sociale Italiana o nella Resistenza: Ermando Parete si unì ai partigiani jugoslavi, con l'intento di attraversare il confine e tornare a casa.
A Cimadolmo venne catturato dai repubblichini, che gli proposero di passare nelle loro file, ma egli rifiutò perché:"mi sono sempre mantenuto fedele al giuramento della Guardia di Finanza"la stessa fedeltà al Regio Esercito e al re che onorarono migliaia di altri soldati italiani". Dopo questo rifiuto Parete venne inviato a Dachau (il lager nei pressi di Monaco di Baviera) chiuso in un vagone, senza possibilità di riposarsi, nutrirsi, respirare: come bestie, sempre in piedi. Il viaggio durò tre giorni e tre notti.
Arrivati al campo, i nostri connazionali subirono immediatamente le persecuzioni dei nazisti, che li consideravano alla stregua degli ebrei, quindi degli esseri inferiori anche rispetto ai russi. Il trattamento non era migliore nemmeno da parte degli altri internati, prigionieri di guerra o resistenti che fossero: essi chiamavano gli italiani "fascisti - macaroni", umiliandoli, insultandoli, picchiandoli. Parete ed altri vennero destinati a riparare la ferrovia, o a togliere le macerie, o a scavare: "L'importante era stancarti". Da subito maturò l'idea di conservare quei ricordi perché:"Se noi superstiti non diffondiamo la memoria di quello che è successo, a che scopo siamo rimasti là?".
Appena ritornato a casa dopo la liberazione, egli rientrò nei ranghi della Guardia di Finanza e redasse un prezioso memoriale. Prezioso perché nella narrazione sono presenti anche le descrizioni del campo e del suo funzionamento: i passi del memoriale sono stati scritti con un timore comune ai superstiti: quello che "Nessuno potrà mai immaginare cosa avvenne dietro ai reticolati ad alta tensione".
È da ricordare che Dachau non fu un campo di sterminio, anche se la mortalità era alta, a causa delle spaventose condizioni di vita, comuni in quei luoghi.
I ricordi di quei giorni sono stati ossessivi, perché "poi la vita ha pensato a ridarci le gioie, ma siamo rimasti soprattutto quel numero. Io sono essenzialmente uomo-numero 142192 di Dachau".
Come altri anche egli si è fatto cancellare quel tatuaggio (simbolo non di essere una persona, ma un "pezzo"), anche se non ha potuto cancellare i ricordi.
L'essere con tatuato il numero 142192, con addosso un cencio zebrato, a cui era cucito un triangolo rosso con la scritta IT (italiano), subì, come tutti, le minacce, le violenze, le torture, fra adunate e colpi di frusta, in un inferno il cui motto era "passerai per il camino dei forni crematori". Più volte fu sull'orlo di morire, o di essere eliminato (venne sottoposto due volte ad esperimenti "scientifici", tra cui l'ibernazione), ma il destino non volle così.
Finalmente, il 29 aprile 1945 i soldati della settima divisione americana entrarono a Dachau

 
 
 

condanna definitiva per Doina Matei: 16 anni giustizia e' stata fatta

Post n°708 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto
 

Uccise una ragazza in metrò, condanna definitiva per Doina Matei: 16 anniConfermata in Cassazione la pena per la prostituta 23enne che colpì a morte una 21enne con l'ombrello

 

Doina Matei (Ansa)
Doina Matei (Ansa)
ROMA
- Niente sconti di pena e conferma della condanna a sedici anni di reclusione per Doina Matei, la prostituta romena di 23 anni, che nella metropolitana di Roma il 26 aprile 2007 uccise con un colpo di ombrello la giovane Vanessa Russo. La Corte di Cassazione ha confermato la pena che ha rigettato il ricorso dell' omicida.

Vanessa Russo (Proto)
Vanessa Russo (Proto)
LA CONDANNA
- Doina Matei era stata condannata nel dicembre 2007 a 16 anni per aver ucciso con un colpo di ombrello Vanessa Russo, 21 anni, nella stazione del metrò a Termini il 26 aprile di quell'anno. Nonostante il rito abbreviato e la derubricazione del reato in omicidio preterintenzionale, il gup Donatella Pavone inflissero a Doina Matei una pena di appena due anni inferiore al massimo: il giudice, oltre a riconoscere l' aggravante dei futili motivi, non ha concesso le attenuanti generiche.

 
 
 

VIAGGIO PER CAMBIARE VITA

Post n°707 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto
 

Un viaggio per cambiar vita

Per chi ha vogli di mollare tutto e cambiar vita e panorami, dagli 'artisti della fuga' arrivano le dritte e le informazioni sulle mete e le pratiche migliori.

Messico - ©John Neubauer Lonely Planet Images

 

“Via, fuori dal bel paese dello stress e dello Smog, fuori dai guai!”, questo il messaggio di un piccolo grande fenomeno della rete, il  sito Italiani in fuga creato dal cuneese Aldo Mencaraglia, che a soli diciannove anni è partito per l’Inghilterra, per poi lavorare in Gran Bretagna, Cina e Taiwan e trasferirsi dal 2002 a Melbourne, in Australia. Esiste una vita migliore, possiamo rivoluzionare la nostra qualità di vita all''altro mondo', unica condizione: esere pronti a mollare tutto!

Niente di strano per gli americani, che a questa scelta di vita hanno dato anche un nome, 'downshifting', cioè rallentare con il lavoro e con i ritmi della quotidianità, cambiare marcia insomma, e dirigersi altrove. Più inaspettato in un paese giudicato di mammoni come il nostro. A sorpresa invece, secondo il sondaggio curato dal canale satellitare Marcopolo, molti italiani farebbero questa scelta a occhi chiusi, intraprendendo una nuova attività e rincorrendo i loro sogni. Abbiamo innanzitutto una gran voglia di cambiare lavoro e, se è vero che il la metà degli aspiranti 'fuggitivi' si dedicherebbe alla scrittura in un paradiso naturale, l'altra metà si accontenterebbe di aprire un semplice ristorante, un albergo o una scuola di sub. Le mete preferite? Tahiti, la Giamaica, le Hawai, le isole Aran in Irlanda, i Caraibi e le Maldive, poi Brasile, Australia e Tailandia. Decisa la meta, basta partire, e adesso vediamo come.

Mollare tutto significa innanzitutto allontanarsi dal proprio lavoro, e incredibilmente una legge italiana, la numero cinquantatrè del duemila ci dà una grossa mano per il decollo: prevede uno strumento che si chiama anno sabbatico, ovvero la possibilità di 'sospendere' la propria carriera lavorativa per undici mesi, rinunciando a stipendio e a contributi, ma senza perdere il posto. Anche qui America e Inghilterra insegnano, perché il 'career break' è una tradizione che viene sfruttata per viaggiare e testare le possibilità concrete di cambiare vita, e magari non tornare più indietro. Per orientarsi nella scelta, il web dà una grossa mano con indirizzi come EasyExpat, un vero manuale di trasferimento oltre confine dove si può tranquillamente verificare quali opportunità di lavoro esistano, e dove. Nella peggiore delle ipotesi, resta la Legione Straniera, ma meglio essere ottimisti. Non resta a questo punto che documentarsi, attingendo dalle esperienze di chi ci ha preceduto con successo, artisti della fuga statunitensi, o italiani, come quelli che raccontano le proprie 'avventure' sui siti di  Voglio Vivere Così o Mollo tutto.

Ogni giorno nasce un nuovo blog di chi racconta il resto del mondo da italiano pentito di non essere partito prima, e nonostante le difficoltà di un nuovo ambientamento, spunta una sensazione di leggerezza leggendo il diario di WorldWideMom, una mamma italiana a Las Vegas, oppure quello di Zazie che vive e lavora in Nuova Zelanda o ancora i racconti di Marco Gargiullo, nato a Milano e adesso cittadino de L’Avana.
Un altro ricco di consigli è quello di Simone Perotti, che in un post scrive: “Ho smesso di lavorare in azienda, non frequento più chi non voglio, non guadagno più buttando via il tempo in cose non autentiche, sono molto più libero e posso sprecare tempo se serve.  La mia vita non passa via, non scorre identica e invano.” Dopo diciannove anni di lavoro nella comunicazione Simone è fuggito, e oggi vive scrivendo, facendo lo skipper e l’istruttore di vela tra il Mozambico e i Carabi, e nel frattempo ha scritto un libro dal titolo eloquente: "Adesso basta! Cambiare vita si può".
In valigia c’è poi posto per un altro testo essenziale per la fuga: “Scappo via!”, è un manuale ragionato su come organizzare il proprio espatrio,  sondando il terreno con viaggi esplorativi  e pianificando  poi gli investimenti da fare e un nuovo lavoro. L’autore, Attilio Wanderlingh, lo ha fatto scegliendo il Kenya, un paradiso dove sostiene si possa “vivere da nababbi con mille euro al mese”. Nella lista dei trasferimenti possibili ci sono anche il Marocco, la Tunisia, l’Egitto, Capo Verde, la Tailandia, il Brasile e il Messico. Il resto, Wanderlingh lo sconsiglia. Perché puntare sull’India e il Venezuela se poi dovremo avere a che fare con burocrazia e tasse peggiori di quelle italiane?

 

Silvia Bragalone

 
 
 

ZORRO E' AD HAITI AIUTAMI AD AIUTARE

Post n°706 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto
 
Tag: haiti

terremoto haiti, donanzioni, come aiutare

MANDA UN SMS ADESSO

2 euro alla Croce Rossa Italiana da WIND e 3 al 48540

2 euro ad Agire.it da TIM e VODAFONE o chiamando da rete fissa TELECOM ITALIA 48541

Medici senza Frontiere

Con carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25

Con bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000

CC postale 87486007, intestato a Medici senza Frontiere inlus, causale: Terremoto Haiti

Online: http://www.medicisenzafrontiere.it

Croce Rossa

Numero verde: 800.166.666

Donazione online: Causale ” Pro emergenza Haiti ” www.cri.it

Bonifico bancario: causale ” Pro emergenza Haiti” IBAN IT66-C0100503 3820 0000 0218020

Programma alimentare mondiale Onu

Posta : c/c 61559688 intestato a: Comitato Italiano per il PAM

IBAN IT45TO76 0103 200 0000 6155 9688

Banca: c/c 6250156783/83 Banca Intesa ag. 4848

ABI 03069 CAB 05196

IBAN IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383

Caritas Italiana

C/C POSTALE N. 347013 – Causale: “Emergenza terremoto Haiti”

Oppure tramite bonifico:

UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma – Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119

Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma – Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012

Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113

CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

Donazioni online: Caritas international http://www.caritas.org

Fondazione Rava

Ad Haiti da 22 anni, gestisce l’ospedale pediatrico Saint Damien, l’unico dell’isola e il più grande dei Caraibi, gravemente danneggiato dal sisma. Servono urgentemente fondi per sostenere i soccorsi medici d’emergenza

bollettino postale su C/C postale 17775230;

bonifico su c/c bancario BANCA MEDIOLANUM SpA, Ag. 1 di Basiglio (MI) IT 39 G 03062 34210 000000760000 causale: terremoto Haiti

carta di credito online su www.nphitalia.org o chiamando lo 02 5412 2917.

Save the Children

Donazioni online con carta di credito (nessuna commissione):

http://www.savethechildren.it/2003/donazioni/donazioni.asp?ERH=y

Oppure: C/C POSTALE n.43019207

Actionaid

Nelle prossime ore sarà attivato un servizio di SMS solidale

Donazioni con carta di credito al numero verde 800.13287

Versamento sul conto corrente postale n. 85593614, intestato ad AGIRE onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale Emergenza Haiti

Bonifico bancario sul conto BPM – IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856. Causale: Emergenza Haiti

Le Misericordie Italiane

c/c 000005000036, MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA, Firenze Agenzia 6, IBAN: IT 03 Y 01030 02806 000005000036;

oppure sul CONTO CORRENTE POSTALE N° 000021468509, Firenze Agenzia 29,

IBAN: IT 67 Q 07601 02800 000021468509, entrambi intestati a “Confederazione Nazionale” con causale «PRO HAITI»

CROCE ROSSA
Numero verde: 800.166.666
Donazione online: Causale “ Pro emergenza Haiti “ www.cri.it
Bonifico bancario: causale “ Pro emergenza Haiti” IBAN IT66-C0100503 3820 0000 0218020
SMS 48540 donazione 2 Euro da “WIND” e “3” numero verde 800.166.166

UCODEP
Ucodep, l'associazione italiana della coalizione internazionale di Oxfam, presente in 20 paesi del mondo, lancia una sottoscrizione.
Si può donare attraverso il sito
http://www.ucodep.org/ con carta di credito o telefonando al numero verde 800.99.13.99,
in alternativa il c/c postale 14301527 intestato a Ucodep, con causale Emergenza Haiti

PROGRAMMA ALIMENTARE MONDIALE ONU
Posta : c/c 61559688 intestato a: Comitato Italiano per il PAM
IBAN IT45TO76 0103 200 0000 6155 9688
Banca: c/c 6250156783/83 Banca Intesa ag. 4848
ABI 03069 CAB 05196
IBAN IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383
Donazioni online: www.wfp.org/it

CARITAS ITALIANA:
C/C POSTALE N. 347013 - Causale: "Emergenza terremoto Haiti"
Oppure tramite bonifico:
UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma - Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)
Donazioni online: Caritas international
http://www.caritas.org/activities/emergencies/HaitiAppeal.html

SAVE THE CHILDREN: Donazioni online con carta di credito (nessuna commissione):
http://www.savethechildren.it/2003/donazioni/donazioni.asp?ERH=y
Oppure: C/C POSTALE n.43019207

MEDICI SENZA FRONTIERE
Con carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25
Con bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000
CC postale 87486007, intestato a Medici senza Frontiere inlus, causale: Terremoto Haiti
Online:
http://www.medicisenzafrontiere.it/

UNICEF Donazioni online: www.unicef.it/haiti.
Con c/c postale 745.000, causale: ‘Emergenza Haiti’
Con carta di credito online su questo sito oppure chiamando il Numero Verde UNICEF 800 745 000
Con c/c bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051

PROGETTO MONDO MLAL
Per chi volesse parteciparre alla ricostruzione di Haiti versamenti su: Banca Popolare Etica IBAN IT 07 J 05018 12101 000000511320

ONG AGIRE
Sms: Una donazione di 2 euro inviando un sms al 48541 da cellulari Tim o Vadafone o chiamando da rete fissa Telecom. Numerazione attiva da oggi fino al 31 gennaio 2010.
Oppure:
Donazioni con carta di credito al numero verde 800.132870
Posta: cc postale n. 85593614, intestato ad AGIRE onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale Emergenza Haiti.
Banca: cc BPM - IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856. Causale: Emergenza Haiti.
Donazioni online: www.agire.it

FONDAZIONE FRANCESCA RAVA N.P.H. ITALIA ONLUS
Tel 0254122917 bollettino postale su C/C postale 17775230
bonifico su c/c bancario BANCA MEDIOLANUM SpA,
Ag. 1 di Basiglio (MI) IT 39 G 03062 34210 000000760000 causale: terremoto Haiti
carta di credito on line su www.nphitalia.org o chiamando lo 02 54122917

FONDAZIONE AVSI – ong onlus
20158 Milano via legnone 4
cell +39 3357101896 tel.+39 026749881
elisabetta.ponzone@avsi.org www.avsi.org
Per chi volesse fare una donazione indicare nella causale “terremoto Haiti”
Credito Artigiano-Sede Milano Stelline, Corso Magenta 59
IBAN IT 68 Z0351201614000000005000 IBAN IT 68 Z0351201614000000005000 BIC (Swift code) ARTIITM2 Conto corrente postale n° 522474, intestato AVSI

TERRE DES HOMMES ITALIA
Per aiutarci a salvare più persone possibili potete donare tramite:
bonifico bancario presso Banca Monte dei Paschi di Siena Ag.57 - IBAN IT53Z0103001650000001030344
versamento postale sul c/c 321208
carta di credito all’indirizzo
http://www.terredeshommes.it/ecom/donazione_online.php
SMS solidale 48541(da Tim e Vodafone e chiamate da rete fissa Telecom), per sostenere AGIRE, coordinamento di ONG di cui fa parte anche Terre des hommes e che fino ad ora ha già raccolto 800.000 euro, cifra che speriamo possa raddoppiare nelle prossime

La sottoscrizione per i bambini di Haiti già oltre centomila euro
ANGELO CONTI

La sottoscrizione fra i lettori de La Stampa per aiutare i bambini di Haiti ha superato ieri sera i 100 mila euro. Ai primi 50 mila, messi a disposizione dei padri camilliani da Specchio dei tempi poche ore dopo il sisma, si stanno aggiungendo le offerte di tanti lettori, sia attraverso i canali più tradizionali, sia on-line con carte di credito (www.specchiodeitempi.org).



L’obiettivo immediato è stato quello di offrire un supporto all’Ospedale Pediatrico Saint Camille, costruito e gestito dai padri camilliani piemontesi. Ora verranno prese altre iniziative, sempre a favore dei bimbi di Haiti.Fra le segnalazioni odierne, quelle del Comune di Rivarolo e quella dei dipendenti della Compagnia di San Paolo: hanno tutti annunciato di voler raccogliere denaro da devolvere a Specchio dei tempi.



Come versare

Si può versare presso gli sportelli La Stampa di via Roma 80 e di via Marenco 32 a Torino, nonchè presso tutte le redazioni locali. Tramite bonifico sul conto corrente bancario intestato a: Fondazione La Stampa - Specchio dei tempi; Iban: IT10 V030 6901 0001 0000 0120 118. Tramite conto corrente postale numero 7104 indicando il mittente e scrivendo la dicitura. On line, utilizzando una carta di credito, sul sito www.specchiodeitempi.org. Su questo sito viene inoltre pubblicato l’elenco completo delle offerte. 
 ''Aiutiamo Haiti'', tutte le iniziative per il terremoto
Le donazioni con Caritas, Unicef, Croce Rossa, Agire e Fondazione Francesca Rava.
La situazione dei bambini e delle donne ad Haiti era già molto difficile prima che il sisma colpisse l'isola.
Haiti è, infatti, uno dei paesi più poveri del pianeta - classificato al 148° posto su 179, secondo l’Indice di Sviluppo Umano dell’Undp - e fatica a riprendersi da anni di violenza, insicurezza, instabilità, e da una lunga serie di calamità naturali.
Con queste parole l’Unicef fa appello all’opinione pubblica per non lasciare soli i terremotati.
“L’associazione si è subito attivata per fornire un aiuto immediato alle vittime del sisma che ha colpito oggi il paese”: dichiara il Presidente dell’Unicef Italia Vincenzo Spadafora. “In coordinamento con le altre agenzie delle Nazioni Unite presenti, forniremo gli aiuti necessari per garantire accesso ai servizi igienici, all’acqua potabile e all’assistenza sanitaria di base”.


Ecco come aiutare i bambini di Haiti, l’Unicef: “Non lasciamoli soli”
“E’ necessario che i bambini”, conclude l’Unicef, “i più vulnerabili in caso di catastrofi naturali, siano protetti. Non lasciamoli soli”.
L’associazione si rivolge a tutti, chiarendo che alla raccolta fondi per le vittime di Haiti si può aderire tramite c/c postale postale 745.000, causale: ‘Emergenza Haiti’; tramite carta di credito online su www.unicef.it; chiamando il numero verde 800-745-000; oppure attraverso cc bancario “Banca Popolare Etica, IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051”.

La Caritas: danni enormi, tutti gli estremi per le donazioni
Per le vittime di Haiti scende in campo anche la Caritas italiana, ricordando che è il Paese più povero dell'America Latina, ed è periodicamente provato da calamità naturali e crisi sociali: “Dei circa nove milioni di abitanti, su una superficie che è poco più di quella della Sicilia, oltre la metà vive con meno di 1 dollaro al giorno”.
La Caritas Italiana da anni sostiene la Chiesa locale - in particolare per le emergenze e per interventi di promozione della donna e di economia solidale - ed ha prontamente manifestato vicinanza e solidarietà.
In collegamento costante con l'intera rete Caritas, lancia un appello per poter contribuire alla realizzazione del piano d'emergenza. Per sostenere gli interventi in corso si possono dunque inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013, specificando nella causale: Emergenza terremoto Haiti. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma - Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119; Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012; Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113; CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d'ufficio).

La Croce Rossa: "Facciamo appello alla solidarietà degli italiani"
La Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa ha immediatamente allertato il proprio Centro Logistico di Soccorso che si trova a Panama. Una squadra di valutazione è stata inviata sul luogo del disastro ed uno primissimo stanziamento pari a 1,7 milioni di euro è stato effettuato per venire incontro alle prime necessità.
Tutte le 186 Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sono state poste in stato di allarme, per organizzare di un ponte aereo per inviare soccorsi sanitari, viveri, coperte e tende.
La Croce Rossa Italiana fa dunque appello alla solidarietà degli italiani per sostenere questo intervento di aiuto umanitario. I contributi finanziari raccolti saranno impiegati a sostegno delle attività di assistenza alle popolazioni terremotate, in stretta collaborazione con la Croce Rossa haitiana e la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.
Le donazioni alla Cri si posso effettuare tramite conto corrente bancario (c/c bancario n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67, Roma. Intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma. Coordinate bancarie, ossia codice IBAN, sono: IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020. Causale: “pro emergenza Haiti”).
Attivo anche il conto corrente postale n. 300004 (intestato a: Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma; codice IBAN: IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004. Causale: “Pro emergenza Haiti”).
La Croce Rossa ricorda infine che è anche possibile effettuare dei versamenti on line attraverso questa pagina del sito.


Agire: “Urgente la raccolta fondi, serve cibo, acqua potabile e medicine”
L’Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze (Agire) che raggruppa alcune tra le più importanti ed autorevoli organizzazioni non governative presenti in Italia, ha deciso il lancio di un appello congiunto di raccolta fondi per garantire i necessari soccorsi alle popolazioni colpite e sostenere le attività di emergenza delle Ong italiane.
L’appello si inquadra all’interno di un coordinamento promosso con il Ministero degli Affari Esteri, per garantire una risposta coordinata del sistema-paese all’emergenza in corso nel rispetto dei diversi mandati ed ambiti di intervento.
I fondi raccolti verranno destinati ai bisogni più urgenti: cibo, acqua potabile, medicinali, ripari temporanei. Ma la portata del disastro è così ampia da richiedere un intervento di assistenza e ricostruzione della durata di diversi mesi.
Nelle prossime ore sarà attivato l’sms solidale, per il momento è possibile offrire il proprio sostegno attraverso i seguenti canali: donazioni con carta di credito al numero verde 800.132870; versamento sul conto corrente postale n. 85593614, intestato ad Agire onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale “emergenza Haiti”; o tramite bonifico bancario sul conto BPM - IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856, causale: “emergenza Haiti.
Agire ricorda inoltre la possibilità di effettuare donazioni on line dal sito dell’organizzazione. E anche tramite sms, inviando un sms al n. 48541 (donazione di 2 euro) da cellulari Tim, Vodafone, o da rete fissa Telecom Italia.

Fondazione Francesca Rava: I soccorsi stanno partendo, aiutateci
La Fondazione Franceca Rava rappresenta in Italia N.P.H., l'organizzazione umanitaria internazionale presente in Haiti da 22 anni con numerosi progetti in aiuto all'infanzia, tra cui un ospedale pediatrico, un orfanotrofio, scuole di strada, e attualmente impegnata a portare soccorso alla popolazione colpita dal terremoto che ha causato migliaia di morti e dispersi.
L'ospedale pediatrico Saint Damien, l'unico dell'isola e il più grande dei Caraibi, inaugurato nel 2006, è in piedi ma gravemente danneggiato e i 150 bambini degenti sono stati evacuati, ma il suo pronto soccorso continua ad essere un importante centro di riferimento per gli aiuti.
I 600 bambini dell’orfanotrofio N.P.H. e del Centro di riabilitazione “Casa dei piccoli Angeli” sono salvi.
Padre Rick Frechette, sacerdote e medico in prima linea, direttore di N.P.H. Haiti, sta coordinando i soccorsi con il suo staff e dall’Italia sta partendo un gruppo di medici volontari della Fondazione per portare immediato aiuto.
Per aiutare, potete fare una donazione a “Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus”, causale “terremoto Haiti”, tramite bollettino postale su c/c postale 17775230; oppure tramite bonifico su c/c bancario Banca Mediolanum Spa, Ag. 1 di Basiglio (MI) IT 39 G 03062 34210 000000760000.
La Fondazione ricorda anche la possibilità di pagare con carta di credito chiamando il numero 02-5412 2917;



L'associazione "Pane condiviso" dal 1983 lavora per aiutare i piccoli haitiani.
Davide Sfragano
Sono centinaia, forse migliaia, i piccoli haitiani che vivono in Italia, adottati da famiglie italiane. Le condizioni economiche dell'isola hanno indotto, infatti, molti nostri connazionali a farsi avanti per adottare uno dei tanti ragazzini condannati a una vita diu miseria nei Caraibi. E in tanti hanno cambiato, così, il loro destino.
Quando la raggiungiamo telefonicamente nel suo ufficio di Udine Maria Ivana Agosto, responsabile dei progetti pro Haiti dell'associazione Pane condiviso, è ancora sconvolta.
Dal 1983 si occupa dei bambini di quel paese caraibico tra i più poveri del mondo.
Fino a oggi è riuscita a trovare casa in Italia a 130 di loro, lei stessa ne ha adottati 3.


Cinque progetti che si realizzano ad Haiti
E soprattutto si occupa, raccogliendo fondi in Italia, di sostenere con tutto il cuore i cinque progetti che l'associazione ha messo su nell'isola caraibica: ce n'è uno a favore del recupero dei numerosi bambini di strada di Haiti; un altro per il sostegno scolastico dell'obbligo in un Paese in cui sono pochissimi i bambini che vanno a scuola; un altro ancora per sostenere gli studi superiori; un quarto per dare una semplicissima casa in muratura alle tantissime famiglie dell'isola che non ne hanno una; un quinto a sostenere di un orfanotrofio.


"Sono ore che provo a parlare con suor Angela"
E oggi piange per la tragedia che ha colpito quel pezzo d'Africa in America latina. È da stanotte che prova a comunicare con suor Anna D'Angela, la referente dell'associazione ad Haiti. Ma è tutto inutile.
"L'ultima volta l'ho sentita a Natale. Era felicissima perché era riuscita a distribuire cibo a 130 famiglie. Ma adesso non ci riesco proprio a sentirla. Non si riesce a prendere la linea. In quel Paese è già difficile riuscire a comunicare con l'Italia normalmente, figuriamoci adesso" dice la Agosto.
Ma la volontaria, ad ogni modo, non ha alcuna intenzione di mollare.
Si ferma un attimo, si asciuga le lacrime, riprende fiato e dice: "Adesso ci sto provando tramite internet, prima o poi spero di riuscire ad avere notizie. Spero tanto che le nostre strutture non siano crollate".


"Lì si vive solo di stenti e di miseria"
"Quello è un Paese poverissimo, davvero sfortunato - prosegue nel suo racconto - Un bambino che fa un pasto al giorno è già fortunato. Quelli che riescono a frequentare una scuola dell'obbligo ancor di più. Coloro che dormono in una casa in muratura sono davvero pochissimi.
La maggior parte sono baracche di lamiera e fango. È per questo che ci adoperiamo per aiutarli. Lì si vive davvero di stenti e di miseria. Dal 1983 siamo riusciti a far adottare 130 bambini".
"Tutte adozioni legali" ci tiene a precisare. E dice ancora: "Non è un caso che i ragazzi a cui abbiamo trovato una famiglia non ricordano nulla del loro Paese: forse hanno preferito cancellare tutto dalla loro memoria".


"Speriamo che i nostri edifici non siano crollati"
"E sosteniamo i salesiani lì. Partecipiamo a dei progetti educativi grazie ai quali 1.200 bambini vanno a scuola" prosegue la volontaria.
"L'ultima volta che sono stata lì, seppur di poco, grazie anche ai nostri sforzi e quelli dei salesiani, la situazione sembrava addirittura migliorata. Ma adesso questo terremoto ha riazzerato tutto. Spero solo che le costruzioni realizzate grazie al nostro aiuto abbiano resistito al sisma".

Miracolo Winnie: salva dopo tre giorni

I lamenti della bimba, 18 mesi, sono sentiti da una troupe australiana che riesce a salvarla. Le immagini fanno il giro del mondo. L’Onu: «Peggior disastro mai visto»

 
Il bilancio ufficiale della tragedia che ha colpi-
 to Haiti non è ancora possibile farlo. Una cosa
 però è certa: l’immagine di una bambina semi-
 nuda, tutta inpolverata, che sgrana gli occhi
 verso la telecamere resterà l’immagine simbolo
 della catastrofe caraibica. È un vero e proprio
 miracolo, infatti, quello avvenuta a Port-au-
 Prince, dove è stata salvata la piccola Winnie.

I lamenti della bimba, 18 mesi, sono sentiti da una troupe australiana su indicazioni della popolazione che si aggirava per la zona. La sua voce, seppur flebile, è riuscita a salvarla. Gli operatori della troupe hanno scavato a mani nude e dopo 45 minuti riescono ad estrarla viva dalle macerie. Ad attenderla c’era uno zio, Franz, che l’ha abbracciata. Non si sa ancora che fine abbiano fatto i genitori della piccola.

Intanto l’Onu afferma che il terremoto di Haiti è il peggior disastro che l’organizzazione delle Nazioni Unite abbia mai dovuto affrontare nella sua storia, perchè ha distrutto tutte le strutture locali del Paese. A dirlo in giornata una portavoce del Palazzo di Vetro, a Ginevra.

 
 
 

NO DISCARICA AMIANTO A VILLA PINCIONE (CH) MANDA EMAIL A NAPOLITANO E CHIODI

Post n°705 pubblicato il 07 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto
 

NO DISCARICA AMIANTO A VILLA PINCIONE MANDA EMAIL A NAPOLITANO E CHIODI
ALL'ATTTENZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
PER CONOSCENZA AL PRESIDENTE REGIONE ABRUZZO CHIODI
Caro Presidente Napolitano
I Comitati locali ed il Movimento ambientalista del WWF hanno per primi evidenziato i pericoli derivanti dalla riapertura ed ampliamento a Villa Pincione, ch nella periferia del comune di Crecchio, di una discarica di amianto che ha operato sino al 2005 e chiusa in seguito ai dati ARTA, che aveva rilevato fibre aerodisperse. Mancano solo cavilli, la riapertura dell'impianto della società SMI, che prevede l’adeguamento della discarica per rifiuti inerti esistente, già è autorizzata a ricevere rifiuti contenenti amianto in matrici cementizie o resinoidi.
Il problema che gli ambientalisti si pongono è: visto lo spessore di una fibra di amianto che è 1300 volte più sottile di un capello, chi garantisce che in discarica, non vi sia aerodispersione di fibre a causa di contenitori non bonificati o peggio ancora di involucri lesionati che all’atto dello scaricamento potrebbero perdere il loro contenuto?
Nel progetto di riapertura, la SMI parla di messa in sicurezza dei rifiuti già abbancati e loro isolamento: cosa significa che che questi nonostante la chiusura siano rimasti li per 5 anni in balia delle intemperie, e dei venti?
La discarica di amianto è stata fortemente voluta dall’amministrazione comunale negli anni 1998 – 1999. Nel corso del Consiglio Comunale di Ortona avvenuto il 21 dicembre 2009 propio a Villa abbiamo ricordato le sollecitazioni scritte dell’allora Sindaco Gianfrancesco Puletti alla ditta proprietaria del sito in località Taverna Nuova affinché valutasse la possibilità di adibire la vecchia cava in discarica per inerti.IL CONSIGLIO COMUNALE DI ORTONA VOTA CONTRO LA RIAPERTURA DELLA DISCARICA IL SINDACO FRATINO IN PRIMIS HA ESEPRESSO LA SUA CONTRARIETA' E L'OPPUTUNITA' DI UN TAVOLO CON LA REGIONE PER RISOLVERE IL PROBLEMA.
Il 29 di dicembre 2009 E’ stato bocciato «l’emendamento blocca discarica» presentato in aula, dal consigliere regionale del Partito democratico Camillo D’Alessandro, contro l’impianto per smaltire l’amianto che la società Meridionale inerti vuole realizzare a Taverna Nuova. «La maggioranza ha bocciato il mio emendamento e Ortona sarà costretta a diventare una discarica di amianto di livello regionale e nazionale», ha spiegato D’Alessandro , «questa sconfitta della città è stata causata dall’inconsistenza della politica locale del Pdl nei luoghi dove si prendono le decisioni, cioè il sindaco Nicola Fratino e la sua compagine, contrari alla discarica, non sono riusciti a convincere i loro referenti regionali». D’Alessandro riferisce i motivi che hanno portato la maggioranza a respingere un emendamento che introduce l’obbligo, ai fini dell’autorizzazione alla messa in esercizio di un impianto di amianto, della valutazione di impatto sanitario che supera la semplice valutazione di impatto ambientale. «Durante la sospensione della seduta, il governatore Chiodi mi ha fatto presente che non si poteva votare favorevolmente una norma che blocca un procedimento in corso. La questione non sta in questi termini perché c’è in gioco la salute pubblica e la seria compromissione dell’ambiente.
Effetti dell’Amianto sulla salute
http://www.sai-ambiente.it/info-amianto/effetti-dellamianto-sulla-salute.html
La potenziale pericolosità dei materiali contenenti amianto ( M.C.A ) dipende dall'eventualità che siano rilasciate nell'ambiente fibre aerodisperse che possono venire inalate. Dopo essere state inalate, alcune vengono eliminate, altre rimangono nei polmoni per sempre.

La respirazione delle fibre d'amianto può provocare principalmente tre malattie:

Asbestosi, ( cicatrizzazione dei tessuti del polmone )
In questa malattia la normale struttura del polmone viene modificata a causa della comparsa di tessuto fibroso che ostacola il trasferimento dell'ossigeno dell'aria respirata al sangue. Compaiono disturbi quali: difficoltà respiratoria, disturbi cardiaci. Per la diagnosi di asbestosi occorre effettuare una radiografia al torace. Per verificare l'eventuale danno, anche in fase iniziale sono utili esami della funzionalità respiratoria ( spirometria ). Per verificare l'esposizione è utile effettuare un esame dell'escreato dove si possono trovare fibre chiamate "corpuscoli di asbesto". Generalmente l'asbestosi, raramente compare prima di 10 anni dalla prima esposizione.

Cancro al polmone-Mesotelioma
L'amianto può provocare tumori ai

- Pleura; ( la doppia membrana liscia che racchiude i polmoni )

- Pericardio; ( la membrana che racchiude il cuore )

- Peritoneo ( la doppia membrana liscia che ricopre l'interno della cavità addominale )

In questi ultimi tre casi si parla di Mesotelioma.

Il cancro al polmone è mortale nel 95% dei casi e può derivare anche dall'asbestosi.

Il mesotelioma è inguaribile e porta generalmente alla morte entro 12-18 mesi dalla diagnosi.
È stato suggerito che l'esposizione all'amianto può provocare il cancro della laringe o delle vie gastro-intestinali.
Si è sospettato inoltre che l'ingestione d'amianto ( ad esempio attraverso l'acqua potabile contaminata ) può provocare un cancro gastro-intestinale e almeno uno studio ha evidenziato un rischio maggiore derivante da concentrazioni anormalmente elevate di amianto ingerite attraverso l'acqua potabile. Tuttavia, tali sospetti non sono stati sempre confermati da prove raccolte nel corso di relativi studi.

L'esposizione dell'amianto può inoltre provocare placche pleuriche. Tali placche sono spesse zone fibrose o parzialmente calcificate in alcuni punti, che partono dalla superficie della pleura e possono essere individuate mediante una radiografia del petto o una tomografia computerizzata ( TAC ).

Le placche pleuriche non hanno un decorso maligno e non alterano normalmente le funzioni del polmone.

Mentre per l'asbestosi maggiore è il numero di fibre inalate è maggiore è la possibilità di contrarre la malattia, per l'insorgenza di un tumore sono sufficienti esposizioni anche limitate
L'effetto cancerogeno dell'amianto è gravemente potenziato dal fumo di sigaretta
CARO PRESIDENTE LE CHIEDO AIUTO NON CONDANNI A MORTE CERTA IL PAESE DOVE SONO VISSUTI I MIEI AVI E DOVE IO CI COLTIVO LA VITE E L'ULIVO SIAMO STATI DIMENTICATI DA UNA POLITICA ARROGANTE CHE NON PENSA ALLA SALUTE DEI PROPI CITTADINI
PAOLO CARINCI
03/01/2010

COPIA ED INCOLLA E FIRMA QUESTA LETTERA A NAPOLITANO PER SPEDIRE LA LETTERA AL PRESIIDENTE
TAGLIA E INCOLLA QUI
https://servizi.quirinale.it/webmail/
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 

la guerra e' bella anche se fa male ?

Post n°704 pubblicato il 06 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto

Immagine...
Non erano mai stati favorevoli alla partecipazione alla missione in Iraq, parlo di una parte dei generali delle Forze Armate italiane, per motivi politici e per motivi pratici.

Non erano favorevoli ma non hanno mai esternato la loro contrarietà per non perdere il posto.

La stessa cosa accadeva negli uffici occupati da molti funzionari e dirigenti dei Servizi segreti, contrari alla guerra in Iraq, ma senza il coraggio di combattere una battaglia contro i politici che li spedivano in quel luogo.

In quel luogo dove dovevano combattere una guerra ingiusta che aveva come unico scopo il controllo delle risorse petrolifere.

Anche quasi tutti i politici del centro-sinistra e di centro erano contro la partecipazione ma lo tennero nascosto per non contrariare l'alleato padre-padrone Usa.

Accadde che per via di una serie di sequestri di persona e con l'attentato a Nassiriyah dove morirono 20 Italiani in divisa e no, il governo Berlusconi prima e Prodi poi decisero il ritiro delle truppe.

Io sono sempre stato contrario alla guerra in Iraq perché era chiaramente fondata su informazioni malamente falsificate sul possesso di armi di distruzione di massa dell'iraq, documento passato dall'Italia alle autorità Usa, e perché Saddam a quel punto aveva accettato qualsiasi condizione posta dall'Occidente.

Ma i generali spediti in Iraq, o che dirigevano le operazioni dall'Italia, avevano il dovere di svolgere al meglio il compito per i quali erano stati comandati.

Allora sorge più che un dubbio quando si scopre che i carabinieri e gli altri morti erano accasermati in un edificio che poteva contare su meno protezioni di una qualsiasi caserma in Italia, che fino a prova contraria, non è un paese in guerra.

Giusto serebbe quindi se arrivasse, da parte dei giudici italiani, una condanna penale severa per i generali responsabili per un errore così grave ma soprattutto inspiegabile

 
 
 

TELEFONO ARCOBALENO: ITALIA TRISTEMENTE QUINTA NEL MONDO PER PEDOPORNOGRAFIA

Post n°703 pubblicato il 06 Gennaio 2010 da dammiltuoaiuto
 

TELEFONO ARCOBALENO: ITALIA TRISTEMENTE QUINTA NEL MONDO PER PEDOPORNOGRAFIA

L'italia e' il quinto Paese nel mondo per numero di 'consumatori' di pedopornografia, triplicati in quattro anni, e l'Europa e' l'epicentro della pedofilia on line. Lo afferma Telefono Arcobaleno, l'associazione che da dodici anni lotta al fianco delle polizie nazionali e internazionali contro la pedofilia e la pedopornografia, in occasione della Giornata Mondiale sui diritti dell'infanzia.
Dodici anni nei quali l'associazione ha censito i volti di 35mila bambini sui siti pedofili individuati monitorando costantemente la rete, con una media di sette nuove vittime individuate ogni giorno.
"La dimensione della pedofilia online dal 2006 a oggi e' praticamente raddoppiata -afferma Giovanni Arena presidente e fondatore di Telefono Arcobaleno- ogni giorno, l'equipe informatica dell'associazione, segnala in media 120 nuovi siti pedofili e scopre 7 nuovi bambini prigionieri di questo turpe mercato sul web. Meno del 2%, ad oggi, e' stato identificato".
"L'Europa -riferisce Telefono Azzurro- si attesta come epicentro assoluto della pedofilia on line; oltre il 90% dei bambini sfruttati e' di razza europea, l'86% dei materiali pedofili e' allocato in Europa, i due terzi dei clienti sono europei.
I consumatori italiani di pornografia minorile sono praticamente triplicati in quattro anni, con un incremento del 188% rispetto al 2004, che pone l'Italia al quinto posto di una triste classifica, preceduta solo da Germania, Stati Uniti, Russia e Regno Unito".

 

 
 
 

FIRMA L'APPELLO Fermiamo il Ponte sullo Stretto

Post n°702 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da dammiltuoaiuto
 

 
 
 

COSA E' SUCCESSO A COPENAGHEN Resoconto Copenhagen 2009 - Michela Gallo

Post n°701 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da dammiltuoaiuto
 

COSA  E' SUCCESSO    A COPENAGHEN  Resoconto Copenhagen 2009 - Michela Gallo
Diffondete il verbo a tutti i vostri conoscenti , l'informazione è sempre piu' pilotata ad arte , si parla solo di consumi e mai di risparmio e di riutilizzo , ricordiamoci che noi siamo degli ospiti ed abbiamo solo un breve percorso davanti a noi , pensiamo anche ai nostri figli

 
 
 

Nucleare: meglio attivi oggi che radioattivi domani

Post n°700 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da dammiltuoaiuto
 

Nucleare: meglio attivi oggi che radioattivi domani


Il governo ha dato via libera ai criteri per l‘individuazione dei siti su cui potranno essere costruite le nuove centrali nucleari, e dei compensi da destinare ai territori che accoglieranno i nuovi impianti. Il Consiglio dei ministri pre-natalizio ha infatti approvato uno schema di decreto legislativo sulla localizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonche misure compensative e campagne informative.


Dove le centrali? Troppe domande, lo sapremo solo dopo le elezioni regionali di marzo.


Le aree idonee ad ospitare le prossime centrali nucleari italiane dovranno rispondere ad “uno schema di parametri di riferimento relativi a caratteristiche ambientali e tecniche”. Lo “schema di parametri” dovrà essere poi definito dal Ministero dello Sviluppo Economico, da quello dell’Ambiente e dei Trasporti, su proposta dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare -non ancora istituita, i Ministri litigano tra Genova (Scajola) e Brunetta (Venezia)- entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legislativo stesso.


In particolare, le caratteristiche ambientali riguardano, “popolazione e fattori socio-economici, qualità dell’aria, risorse idriche, fattori climatici, suolo e geologia, valore paesaggistico, valore architettonico-storico, accessibilità“. Quelle tecniche riguardano invece “la sismo-tettonica, distanza da aree abitate, geotecnica, disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, strategicità dell’area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica, rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante”.


Ma sin d’ora si stabilisce che i siti che ospiteranno le centrali nucleari saranno di “interesse strategico nazionale” e come tali “soggetti a speciali forme di vigilanza e protezione”, ovvero saranno presidiati dall’esercito.


I compensi? Soldi a palate per comprare il consenso degli enti locali e delle popolazioni.


Per quanto riguarda i compensi da destinare ai territori che ospiteranno le centrali nucleari, si tratterà di un beneficio economico su base annuale da corrispondere anticipatamente per ciascun anno di costruzione dell’impianto; l’aliquota è pari a 3.000-4.000 euro per ogni Mw sino ad una potenza di 1.600 Mw, “maggiorata del 20% per potenze superiori”. Benefici economici “a pioggia” per le province ed i comuni che ospiteranno i prossimi impianti nucleari, ma anche per i comuni limitrofi in un’area di 20 chilometri dal perimetro dell’impianto. Le imprese e gli abitanti delle zone in questione non avranno solo sconti in bolletta elettrica, ma anche di quella per i rifiuti urbani, per le addizionali Irpef e Irpeg e per l’Ici.


Alcune brevi considerazioni.


C’è una prima questione di democrazia. Il Governo conosce bene l’ostilità delle popolazioni e dunque sceglie il segreto sulla localizzazione dei siti per timore di perdere le elezioni regionali. Ma possono i cittadini andare a votare senza conoscere le intenzioni dei candidati e delle forze politiche su un tema così importante?


C’è una seconda questione di democrazia. Lo Stato italiano è firmatario della Convenzione di Aarhus del 1998, che stabilisce l’obbligatorietà dell’informazione ai cittadini e della partecipazione degli stessi alla scelte decisionali sulla localizzazione delle centrali nucleari e sulla gestione dei rifiuti radioattivi. Come si concilia questa Convenzione con la decretazione delle aree come siti di interesse strategico nazionale e dunque con la loro militarizzazione?


C’è una terza questione di democrazia. Un Governo che taglia drasticamente i fondi agli enti locali riducendone al lumicino la capacità di erogare servizi, sceglie con finanziamenti a pioggia di comprare il consenso degli amministratori locali e delle popolazioni che accetteranno di ospitare le centrali nucleari. Può essere questo il rapporto tra Stato ed Enti Locali, in un paese che da anni blatera di federalismo?


Occorre una opposizione netta, radicale e diffusa.

Occorre che in ogni territorio si costituiscano da subito comitati antinucleari.

Occorre che da subito si rifiuti la militarizzazione della protesta sociale.

Occorre che si obblighino da subito i candidati e le forze politiche di tutte le regioni a pronunciarsi.

Occorre che nei territori di probabile localizzazione delle centrali, gli enti locali e le popolazioni rifiutino la sudditanza feudale che viene loro proposta e che si avii una forte protesta di tutti gli enti locali e di tutte le popolazioni contro i continui tagli di risorse praticati dal Governo.


Meglio attivi oggi che radioattivi domani.

Marco Bersani
Al Parlamento italiano,

Al Presidente della Repubblica Italiana,

Al Presidente del Senato italiano,

Al Presidente della Camera dei Deputati,

Al Presidente del Consiglio italiano,



Presentiamo qui di seguito

il testo della PETIZIONE ITALIANA CONTRO IL NUCLEARE



1) La presente Petizione vuole raccogliere il numero di firme necessario (almeno 500.000) per far sì che in Italia, non si costruiscano più, né oggi né in futuro, centrali nucleari e che mai si rimettano in funzione o si ricostruiscano o si ammodernino quelle ormai dismesse e pur presenti sul territorio nazionale italiano.

2) Per questo, la presente Petizione chiede che vengano annullati con effetto immediato gli accordi Italia-Francia stipulati il 24 febbraio 2009 dal Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi e dal Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, in relazione a iter legislativi volti alla reintroduzione e alla costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano.

3) Per questo, la presente Petizione chiede altresì che, in sostituzione di tali accordi e di altri eventuali accordi successivi, venga sempre prima deciso un Referendum nazionale sull'argomento nucleare, per ascoltare prima di tutto la volontà degli Italiani, rispettando in questo modo i loro diritti di liberi cittadini.

4) La presente Petizione domanda anche che in Italia, come d'altronde già successo in altri Paesi dell'Unione Europea come la Germania e la Spagna, si proceda all'attuazione di una politica attuale e futura, basata sull'incentivazione dell'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e naturali, quali il fotovoltaico, l'eolico, le biomasse, favorendo così lo sviluppo di un'economia virtuosa, pulita e sicura per la salute pubblica.

5) La presente Petizione prende spunto anche dalla constatazione degli effetti dannosi per la sopravvivenza dell'uomo e per quella dell'ambiente naturale in cui esso vive, provocati dai numerosi incidenti nucleari verificatisi, da Chernobyl in poi, a Three Mile Island e in altre centrali nucleari inglesi e francesi, benché a volte queste realtà siano state spesso taciute e più o meno completamente smentite da autorevoli fonti.

6) La presente Petizione nasce dunque soprattutto dall'esigenza di evitare altre conseguenze pericolose per l'Italia e per tutti gli Italiani, ragion per cui, in nome dei diritti inalienabili di cui il popolo italiano dispone e di cui deve continuare a disporre, la presente Petizione domanda infine che il seguente testo sia d'esempio anche per prossime e successive richieste analoghe o identiche, da indirizzare al Parlamento Europeo, in virtù del fatto che, essendo l'Italia parte dell'Unione Europea in qualità di Stato membro e fondatore, gli Italiani sono anche cittadini europei.

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PER ADERIRE A QUESTA PETIZIONE, COMPILARE IL MODULO QUI SOTTO



Vi preghiamo di compilare attentamente i seguenti campi obbligatori, perché si tratta di dati necessari per la validità di questa petizione contro il nucleare.

Il titolare del sito, Marco Ratto, garantisce che tali dati non verranno mai mostrati pubblicamente sul sito, né divulgati a terzi per nessun motivo.

Marco Ratto si impegna inoltre a garantire a tutti la massima riservatezza in merito, conservando gli stessi dati all'interno di questo sito esclusivamente per i fini della petizione contro il nucleare.

http://reazioneantinucleare.it/easyNews/NewsLeggi.asp?IDnews=7

 
 
 
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