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Henry.Wotton
   
 
Creato da Henry.Wotton il 05/05/2006

Diario clandestino

Il diario di Lord Henry

 

 

De profundis

Post n°944 pubblicato il 29 Giugno 2011 da Henry.Wotton
 

É finita. La parte scorre nelle ultime righe del copione. Cinque anni per descrivere una traiettoria, oggi i presupposti per i quali era giusto far nascere questo personaggio sono tutti svaniti. In parte la vita li ha trascinati via, in parte l'impegno, la tenacia, la voglia, l'istinto hanno permesso di superare molti impasse.

Il Diario di Henry nacque per un'idea carpita e adattata di una psicologa, conosciuta casualmente anni fa. Il giorno della mia vita in cui piú probabilmente sono stato piú abbattuto, piú ancora che nei giorni di lutto o in quelli di malattia.

Francamente é una storia vecchia, che mi sono stancato di raccontare.

Uno ad uno ho chiuso tutti i capitoli, tutti quelli che si sono aperti volontariamente o meno. É ora di chiudere tutto il libro. Spesso ne ho riletto molte parti ma non diverte piú proseguire e questo epilogo ne é un esempio. Da giorni ne progetto la scrittura ma ho insistito a rimandare, posporre, rinviare ed ora siamo al vero epilogo: ad Henry dó la dignita del congedo. Se lo merita, é stato parte di me e mi ha aiutato a far emergere quello che la vita non mi dava o non mi permetteva di dire.

Ho avuto alcuni compagni di viaggio. Ho a cuore alcuni di loro e devo loro un commiato.

Il resto non conta. Non conta piú a confronto della bellezza che é fuori di qua e che ho deciso di vivere con tutte le mie energie.

Addio.

HW

 
 
 

29 Giugno 2011

Post n°943 pubblicato il 24 Maggio 2011 da Henry.Wotton
 
Tag: Avvisi

Questa é la data.

 
 
 

Diagnosi differenziale. 2

Post n°942 pubblicato il 26 Aprile 2011 da Henry.Wotton
 

La rabbia. Quella rabbia che cresce dentro. Immotivata. Motivata. Ingiustificata. Giustificatissima. Spesso nell'adolescenza, o magari anche prima, se la sensibilitá del soggetto avanza piú velocemente. Penso spesso alla mia situazione, a quello che ho vissuto. Al vero e proprio distacco che ho creato inconsciamente nei confronti dell'universo valoriale di mia madre e a quello comportamentale di mio fratello. E io ancora oggi provo rabbia. Ma perché? Non mi hanno certo fatto nulla di grave, semmai spesso il contrario. Perché riesco a dar retta, magari anche confidenza con persone estranee che a volte si sono rivelati approfittatori meschini, e non riesco a dedicare non solo tempo, ma qualitá ai miei familiari? Sono reduce dall'aver visto un bel film che mi ha commosso. Il protagonista mi ricordava spesso il mio secondogenito. Il protagonista provava la mia stessa rabbia da ragazzino. Non lo so, non lo so. Con gli anni e con l'etá mi sembra che poco alla volta io ci stia arrivando a comprendere, ma questa conoscenza avanza molto lentamente e a scatti. E poi c'é un'esistenza da riempire di contenuti come un gigantesco scatolone di cianfrusaglie, ma non solo. Quindi i sintomi sono la rabbia? Quali altri? Il dolore. Chi fá sport seriamente convive con il dolore: un piccolo crampo, un accumulo di acido lattico, una comunissima fascite plantare o una piú dolorosa infiammazione articolare. E con la soddisfazione che a volte questo dolore porta con sé, per essersi spinto un po' piú avanti, un po' piú in lá. O la frustrazione che diventa impotenza. Ma sono inscindibili. Lo sport e il dolore, il cimento fisico e la sofferenza. Come per la vita. Potrei sostituire a tutte le frasi precedenti la parola 'sport' con 'vita'. Non lo faccio perché ormai il concetto é chiaro. La diagnosi differenziale dice che non sono mai stato meglio. Pronto a mettere seriamente a repentaglio questa condizione con un nuovo traguardo, con un nuovo cimento che sta per iniziare davvero questa volta.

 
 
 

Diagnosi differenziale. 1

Post n°941 pubblicato il 25 Aprile 2011 da Henry.Wotton
 

Per diagnosi differenziale si intende in campo medico il procedimento che tende ad escludere fra varie manifestazioni in un dato soggetto quelle che non comprendono l'insieme di segni e sintomi che si sono riscontrati duranti gli esami, fino a comprendere quale sia quella corretta.

 
 
 

Snodi

Post n°940 pubblicato il 02 Marzo 2011 da Henry.Wotton
 

Penso.
Se non avessi mandato quel messaggio.
Se tu non avessi fatto tardi quella sera.
Se mi fossi lasciato andare quella volta.
Se tu fossi uscita l'altra sera.
Se io non fossi rispettoso.
Se tu non fossi terrorizzata dall'aprirti un'altra volta.
Se. Se. Se. Se. Se. Se.
Se tutto questo fosse accaduto, ebbene, allora io non sarei io. Tu non saresti tu. E non ci sarebbe stato nulla, neppure questo lungo e faticoso corteggiamento che mai porterà a nulla.
E come tutte le cose che mai si realizzeranno, questa situazione, da tempo, è estremamente affascinante.

 
 
 

Tempo liquido

Post n°939 pubblicato il 07 Febbraio 2011 da Henry.Wotton
 

Non si può certo non credere che il tempo sia una pura invenzione umana. Il tempo non è immanente ma siamo noi a crearlo ed avendo un congenito senso di inferiorità, abbiamo cercato di misurarlo, squadrarlo, incasellarlo. Ma è fine a se stesso. Il tempo è. Ci sfugge. Accelera o decelera, pensando con Einstein, si deforma. Forse, alla fine, è sopravvalutato. Mi guardo intorno e negli ultimi mesi sono iniziate a morire persone con cui ho avuto a che fare nel lavoro, sì, molti anni fa, sì, appartenevano a generazioni precedenti, ma anche miei coetanei hanno iniziato ad ammalarsi, mali strani, mali brutti. Questo è il tunnel. Inesorabilmente si stringe. Si stringe per tutti? No. Si stringe costantemente? No. Però, mediamente, per tutti, si stringe. La luce filtra sempre meno. Sempre più ci si deve ranicchiare per continuare a procedere. Forse sembrano strane queste riflessioni fatte da una persona a cui la vita sta sorridendo, come poche altre volte nella vita. Non importa. Probabilmente in questo momento il mio tunnel si è riaperto. Da un po' di tempo si è riaperto. E non è 'successo'. Ci ho lavorato su. Molto molto molto molto molto. Ecco, vorrei scrivere qui che serve. Serve serve serve serve serve. Serve ascoltarsi, per capire quali sono le nostre vere preferenze. Serve darsi una disciplina, perchè è fondamentale inseguirle. Serve guardare chi sta meglio, per cercare di rubare un piccolo segreto, un frammento di lezione di vita. Serve guardare chi sta peggio, per averne paura. Gli altri ci servono. Noi serviamo agli altri. Non deve spaventare: è un sinallagma molto chiaro e nitido. Troppo cinico? Vi sorprenderei dicendo allora che poche persone sono così innamorate della vita quanto me. Ci si proietta pensando che si sta bene, che si starà bene e che saremo sempre più o meno in grado di fare le stesse cose. Ecco, non è così. Ma è imprevedibile. Non sono più molto in grado di scrivere, scrivere nel modo in cui ho scritto in questi anni. Perchè sono cambiato. Perchè intorno a me ho cambiato tante tante cose.

 
 
 

Perchè tutto questo bisogno di amore?

Post n°938 pubblicato il 01 Dicembre 2010 da Henry.Wotton
 

Questa è una reale domanda. Una domanda con tante, mai troppe risposte. E per tutto questo bisogno di amore, deviato, egoista, autocelebrativo, superficiale, immaturo, quante esistenze bruciamo, distruggiamo, sottomettiamo, cancelliamo per sempre da altri destini. Non capisco, non capisci, non capiamo. Non si può prendere il posto di un'altra persona. Nè emotivamente, nè fisicamente. E le persone non sono staticamente identiche. Quante 'donne della mia vita' o 'uomini della mia vita' ci possono essere in una vita sola. Una? Più di una? Quante menzogne superficialmente infantili. Quante vite continuiamo a spappolare. Vite di adulti, vite di adolescennti, vite di bambini. Che avranno questa piccola, letale, infinitesima deviazione. Deviazione che, come una piccola, impercettibile scoliosi, porterà ad altre deformità. Altre sindromi. Alla degenerazione. Vite spappolate. Per tutto questo presunto bisogno di amore.

 
 
 

Anni

Post n°937 pubblicato il 25 Novembre 2010 da Henry.Wotton
 

Finalmente sfinito di fronte alla tastiera in una camera d'albergo dopo migliaia di chilometri. Ecco come e dove ritrovo la voglia di ripassare le dita sulla tastiera a distanza di tanto e non troppo tempo. Ho provato a me stesso molte molte cose in questi anni, in cui ho ritrovato una collocazione individuale, un baricentro dentro di me. 'Ritrovato' o forse 'trovato', ma non è essenziale. 'Trovato' grazie (o forse 'a causa') di tante (e in questo caso forse troppe) perdite. Necessarie e ineluttabili come la vita. Oggi ho scritto a una mia nipote che il sentimento verso un'altra persona è una delle cose per cui vale la pena vivere e mi sono decisamente sorpreso che una frase del genere mi fosse scaturita di getto. Anni per reprimere la passione ed adorare la tentazione, costruire una nuova disciplina con cui affrontare la mezza età. Ci sono esseri umani orrendi, mediocri e odiosi. La società è attualmente mediocre e cresce sempre più in me la voglia di contribuire, aumenta la necessità di tirare fuori il proprio senso civico. Ho molte difficoltà a trovare il modo di farlo, non riconoscendomi nelle religioni, nei partiti politici, spesso neppure nei movimenti di pensiero. Non riconoscendomi soprattutto nell'opportunismo imperante. Se questo impegno può per assimilazione diventare 'devozione', allora con il tempo sto cercando di spostare l'oggetto di questa devozione da me stesso a un'altra persona. A cui sto dando tutto quello che riesco, il meglio sino all'eccesso, perchè voglio farlo. Per me. Non credo di aver mai dato così tanto come nell'ultimo anno. Materialità e spirito, piacere e attenzioni, cure, tempo, energie. Energie che sono dentro di me, sempre di più, e che mi impegno a produrre grazie alla mia nuova autodisciplina. Continuo a guardare avanti. Con tanta decisione e tanto impeto.

 
 
 

Un lucchetto

Post n°936 pubblicato il 17 Agosto 2010 da Henry.Wotton
 

Cosa rappresenta la nostra esistenza? Cosa rappresenta per noi? Cosa rappresenta per gli altri? E (soprattutto) cosa intendiamo rappresentare con la nostra esistenza? Tornando con la memoria a quella frase in cui si diceva di rendere la propria esistenza un'opera d'arte (era Papà, ovviamente), ecco, quello sarebbe un ottimo proposito, un anelito ambizioso, una direzione a cui tendere. Penso spesso all'esistenza in forma di una traiettoria. Una traiettoria nello spazio, non solo su un misero foglio di carta. Di più, una traiettoria nello spaziotempo. La visualizzo nel volo di un piccolissimo moscerino. Apparentemente senza scopo, senza meta, senza ordine. Con questo (illusorio, forse colpevole) desiderio di volerlo razionalizzare a tutti i costi, demonizzando le passioni, le emozioni, gli sbalzi d'umore. Cercando di sotterrare la realtà che è fatta di una materia corporea che comanda e non la mente (che in fondo è corporea), nè soprattutto lo spirito (che non esiste). Ho attraversato gli ultimi mesi in una enorme rinascita fisica, a cui è seguita quella emotiva e affettiva. E ho tralasciato, eliminato tante altre cose e tante altre persone. Non ho grandi rimpianti: oggi posso fumare quando lo desidero (e lo desidero molto di rado), posso bere quando lo desidero (quasi mai ultimamente) e cerco di vedere persone che mi trasmettano qualcosa e non solo, non più per riempire del tempo. Forse per questo ho meno argomenti da affidare al mio Diario, meno situazioni assurde, meno immaginazione probabilmente e minori fonti di ispirazione.
Però ho letto ultimamente due libri decisamente interessanti che raccomando ai lettori che passano. Il primo è 'Lo sguardo estraneo' di Herta Muller, osservazione forse ridondante visto che è stato il Premio Nobel per la Letteratura nel 2009, ma di rado, molto di rado ho avuto modo di trovarmi di fronte ad un modo di scrivere veramente originale. E che mi ha colpito. Il secondo (confesso di non averlo ancora ultimato) è 'Come mi batte forte il tuo cuore' di Benedetta Tobagi: esatto, figlia di. Walter Tobagi, giornalista assassinato nel 1980. Già. Gli 'anni di piombo' a cui, man mano che passano gli anni, sento un debito di inconsapevolezza. Continua a crescere in me il desiderio di sapere, sapere di più su quelli che è accaduto in Italia alla fine degli Anni Sessanta e Settanta, mentre io ero un ragazzino e sì, sentivo di rapimenti, violenze, arresti, omicidi e stragi, ma ne ero inconsapevole. Questo libro è molto di più. Benedetta non ha praticamente conosciuto il padre, assassinato quando lei aveva tre anni, e traccia in questa sua opera la ricerca, sociologica, antropologica e, ovviamente, psicologica e affettiva della figura paterna. Provo molto affetto nei confronti della scrittrice pur non conoscendola affatto. Non solo e non tanto perchè 'orfana di stato', ma per come plasma il tema esteriore ed interiore, tema che è giocoforza privato ma è totalitariamente anche pubblico. Brava Benedetta.
Il lucchetto serve a rinchiudere. A proteggere dallo sguardo e dall'uso degli altri. Dall'uso di chi non ha le chiavi. Ma è poca cosa. Un lucchetto si svelle in un attimo.

 
 
 

La Dignità

Post n°935 pubblicato il 20 Luglio 2010 da Henry.Wotton
 

'Dignità' è una parola che andrebbe sempre scritta con la maiuscola, ortograficamente è scorretto ma simbolicamente è appropriato. Le conferirebbe il giusto tono. Dignità determina dei comportamenti che permettono di distinguere un essere umano come tale. Ed è difficile averne e proprio per questo costituisce un elemento distintivo. Ovviamente al giorno d'oggi la Dignità si mescola pesantemente con questioni venali. Oggi scrivo perchè mi ritrovo irretito da una persona che anni fa navigava nell'oro e soprattutto lo ostentava. Tanto da addirittura infastidire un materialista che apprezza il lusso come me. Però con sua (loro) vita era davvero uno schiaffo in faccia, senza quella Dignità discreta di possedere ma con buon gusto, con tatto, con una parvenza di discrezione. Anche gli attici in via della Spiga non andavano bene. Il personale erano schiavi, maltrattabili e maltrattati. Si percorreva il green del court con un Jaguar o con un Carrera. Il vento è poi (purtroppo) cambiato. Drammaticamente cambiato. Ma la Dignità continua ad essere assente. Ora è la povertà a essere sbandierata. I conti in tasca propria condivisi anche con chi non li vuole condividere. Utilizzati come alibi per non mantenere gli impegni che si sono presi, malgrado anche i favori che si sono ricevuti. E non è una questione di soldi, è una questione di imbarazzo, di malintesi, di poca chiarezza e di poco rispetto.

Di mancanza grave di Dignità.

Nell'uno e nell'altro caso.

 
 
 

Tatuaggio

Post n°934 pubblicato il 11 Giugno 2010 da Henry.Wotton
 

Non ho tatuaggi sul mio corpo, non del genere visibile quantomeno; il genere che ho visto come non mai fiorire in spiaggia. Pensandoci, non possono che aumentare. Ripensandoci, direi che si tratta di elementi di conformismo. Opposti che si toccano e si contraddicono in un lampo. Ma poco importa. E' il solito discorso sui clichè: argomento che ho già toccato, ribadito, sviscerato e su cui non sono più in grado di aggiungere alcunchè di sensato [o addirittura intelligente].
Quasi interessante invece lo spunto che è sgorgato in maniera inconsapevole sui tatuaggi 'invisibili' ma quello è proprio un altro universo.
Tutt'altra cosa ...

 
 
 

Distratto.

Post n°933 pubblicato il 10 Maggio 2010 da Henry.Wotton
 

Distratto: come altro mi potrei definire dopo aver visto che il mio ultimo scritto risale a quasi due mesi fa?

Distratto, non posso negarlo. Lontano da questo mondo che è stato rifugio per molto tempo ed ora non trova neppure più quelle briciole di tempo per raccogliere piccole impressioni ed esperienze. Non che le esperienze siano calate, infatti. Vedo, ascolto, leggo, assisto a situazioni come sempre. Più di sempre. Ma il legame con il volto nero di questo schermo mi è sempre meno familiare. Non ho frequentazioni, non ho stimoli, raramente leggo in giro se non da poche e ben fidate fonti. Ho fatto un po' di cose in queste settimane, sono soprattutto concentrato sull'essere un uomo nuovo e virtuoso e per questo sto molto meglio. La scorsa estate è niziata la svolta, spesso ci penso: una maturazione emotiva e una serie di episodi e riflessioni, più una persona che ha avuto una funzione catartica. Ci sarebbe potuto essere molto e ben poco c'è stato ma ho ricevuto questa bella eredità: lo stimolo a cambiare significativamente il mio stile di vita. Lo stimolo a stare bene fisicamente. Questo è il risultato che ho raggiunto in questi mesi. E stare meglio vuol dire tanto, soprattutto vuol dire affrontare con forza le grandi avversità. Avere un'energia dirompente che sovverte, ribalta, distrugge, annienta nuvole e tempeste. Il corpo comanda la mente. Spesso, molto spesso.

Con queste lenti, silenziose, sto guardando intorno a me.

 
 
 

Wild boys

Post n°932 pubblicato il 22 Marzo 2010 da Henry.Wotton
 
Tag: Diario

Passion and love, sex, money,
Violence, religion, injustice, death

Paninaro, Paninaro

Girls, boys, arts, pleasure
Girls, boys, arts, pleasure

Paninaro, Paninaro

Food, cars, travel, food, cars, travel, travel
(Travel travel)
New York, New York, New York,
New York

Paninaro, Paninaro

Armani, Armani, A-A-Armani, Versace, Cinque

Paninaro, Paninaro
Paninaro, Paninaro

Armani, Armani, A-A-Armani, Versace, Cinque

Paninaro (ro ro), Paninaro, oh oh oh (oh)
Paninaro (ro ro), Paninaro, oh oh oh (oh)

(I don't like Country & Western.
I don't like rock music.
Ehm, I don't like, I don't like Rockabilly.
- Rock'n'roll in particular -
I don't like much, really, do I? [laugh]
But what I do like, I love passionately)

Paninaro, Paninaro
Paninaro, Paninaro

Paninaro, Paninaro
Paninaro, Paninaro

You! You're my lover,
You're my hope, you're my dreams, my life
My passion, my love, my sex, my money,
Violence, religion, injustice and death

Paninaro, Paninaro

(The Pe Shop Boys, 'Paninaro')

Il fatto che io non scriva non significa necessariamente che il mio alter-ego sia defunto. Semplicemente è più taciturno, oppresso dall'ego che ha evidentemente deciso di vivere un'esistenza al di fuori dello schermo [e delle righe]. Non per questo, però, i sentimenti e le sensazioni spariscono, ma si incanalano altrove, molto più spesso in una diversa grondaia. Quattro persone, quattro persone di mezza età, stranamente assortite che però sembravano accalorate nella loro conversazione. Eppure non ci vedevamo da mesi, anzi con uno in particolare mi sono visto due volte negli ultimi vent'anni. Però c'è sempre qualcosa di magico con i compagni del liceo, sembra che la vita e il tempo non riescano a cancellare quei cinque anni di camera di sicurezza dove ognuno ha dato sfogo a modo proprio ai propri istinti, alla propria adolescenza, ai propri ormoni, alla propria necessità di individualizzarsi. E c'è dialogo, intesa e anche stima, magari quando anni addietro non c'era affatto. E' incredibilmente magico questo affiatamento. Ho trascorso una serata piacevole. Profonda. Non come quelle normali che costellano la settimana, anche se ultimamente [forse proprio perchè rare] apprezzo molto quelle poche sere che trascorro a casa, da solo. Ho da mesi una nuova vita che mi riempie di orgoglio e che soprattutto mi fa stare molto [molto] meglio. La parte extra-lavorativa è interessante, l'altra meno: detesto questo modo di pensare piccolo, provinciale e gretto che mi circonda. Infatti penso spesso alla fuga, ma vedremo. Penso soprattutto spesso ai temi sociali, sono molto preoccupato, estenuato e nauseato. Da tutti, me incluso, per la nostra incapacità di progredire verso un nuovo litorale che è assolutamente necessario ma che, come struzzi, ci rifiutiamo di vedere. Soprattutto di accettarne l'assoluta incombenza. Per questo scrivo oggi, perchè stanotte qualcuno ha detto che 'we proved that we are still a people capable of doing big things and tackling our biggest challenges', stanotte 'we pushed back on the undue influence of special interests'. Questa iniezione di fiducia era necessaria e io la celebro mettendole a lato una commemorazione di quello che dopo il Futurismo, è il movimento 'culturale' che il nostro Paese ha prodotto negli ultimi decenni. Wild boys.

 
 
 

Road to Nowhere

Post n°931 pubblicato il 22 Febbraio 2010 da Henry.Wotton
 
Tag: Crap
Foto di Henry.Wotton

Ordunque ... già! [Ordunque!]

Il regalo di trentasei ore di sole non ha evidentemente cancellato l'immanenza di un inverno eterno. Più passano gli anni e meno sopporto questa stagione. A me non interessa che non ci siano più gli inverni di una volta, interesserebbe non ci fossero più e basta. Rimuovere freddo, neve, pioggia, nebbia. E basta con il sostenere che la quiescenza dell'inverno serve alla terra, serve agli esseri viventi, bla, bla, bla ... Rimuovere freddo, neve, pioggia, nebbia: quelle fuori e quelle dentro. Entrambe. Guardo il crepuscolo dinnanzi a me e lo vorrei vedere immerso in una stagione non rigida. Vedo l'adolescenza ed i suoi problemi avvicinarsi, vedo che loro diventano grandi, vedo che io [invece] invecchio. E' spuntata una [prima] macchiolina sulla pelle del dorso della mia mano sinistra, quella con cui scrivo e poco più. La [mia] mezza età porta con sè contraddizioni fortissime: possibilità e libertà che poche altre volte ho [mai] avuto, vincoli e legami che poche altre volte ho [mai] avuto. Responsabilità. Opportunità. E interruzioni. Mentre sto scrivendo, e io perdo il filo. Adoro la modernità ma apprezzo il fascino del passato. Tante volte ho chiesto a mio padre di mettere nero su bianco i suoi ricordi, di una vita che a miei occhi e ancor di più a quelli dei suoi nipoti sarebbe apparsa avventurosa. E se non avesse avuto voglia di scrivere, gli avrei chiesto allora di raccontare di più perchè troppo poco ho saputo, troppo poco mi hanno detto e soprattutto molto di più avrei desiderato sapere. Per un figlio la vita dei genitori ha un lato ignoto, ho imparato sulla mia pelle che la vita familiare e la vita di coppia sono due elementi notevolmente distinti, figuriamoci la vita personale, interiore. Tutte quelle passioni, desideri, istinti, azioni che agli occhi dei propri figli non si palesano. Quale immagine avranno di me i miei figli? Nella pila dei libri da leggere [sono in un periodo di pigrizia indecente in termini di lettura] ho aggiunto recentemente 'Mi batte forte il tuo cuore', il cui tema mi affascina incredibilmente e spero che non mi deluda. Leggo poco, quasi nulla, ed è una cosa vergognosa. Per fortuna non posso dire di essere completamente scevro alle manifestazioni culturali di questi tempi, ma leggo poco, troppo poco. Ho trovato modi di scaricare le tensioni e di stare meglio che mi portano via buona parte del mio [scarso] tempo libero. Lascio un piccolo segnalibro, una piega sulla pagina per ieri sera affinchè sia più difficile dimenticare.

E dopo questo scritto dove siamo arrivati? Da nessuna parte, ovviamente ...

WELL WE KNOW WHERE WE'RE GOIN'
BUT WE DON'T KNOW WHERE WE'VE BEEN
AND WE KNOW WHAT WE'RE KNOWIN'
BUT WE CAN'T SAY WHAT WE'VE SEEN
AND WE'RE NOT LITTLE CHILDREN
AND WE KNOW WHAT WE WANT
AND THE FUTURE IS CERTAIN
GIVE US TIME TO WORK IT OUT

We're on a road to nowhere
Come on inside
Takin' that ride to nowhere
We'll take that ride

I'm feelin' okay this mornin'
And you know,
We're on the road to paradise
Here we go, here we go

CHORUS

Maybe you wonder where you are
I don't care
Here is where time is on our side
Take you there...take you there

We're on a road to nowhere
We're on a road to nowhere
We're on a road to nowhere

There's a city in my mind
Come along and take that ride
and it's all right, baby, it's all right

And it's very far away
But it's growing day by day
And it's all right, baby, it's all right

They can tell you what to do
But they'll make a fool of you
And it's all right, baby, it's all right

We're on a road to nowhere

(Talking Heads, 'Road to Nowhere')

 
 
 

Boring or bored?

Post n°930 pubblicato il 12 Febbraio 2010 da Henry.Wotton
 
Tag: Musica
Foto di Henry.Wotton

I came across a cache of old photos
And invitations to teenage parties
"Dress in white" one said, with quotations
From someone's wife, a famous writer
In the nineteen-twenties
When you're young you find inspiration
In anyone who's ever gone
And opened up a closing door
She said: "We were never feeling bored
'Cause we were never being boring
We had too much time to find for ourselves
And we were never being boring
We dressed up and fought, then thought: "Make amends"
And we were never holding back or worried that
Time would come to an end"
When I went I left from the station
With a haversack and some trepidation
Someone said: "If you're not careful
You'll have nothing left and nothing to care for
In the nineteen-seventies"
But I sat back and looking forward
My shoes were high and I had scored
I'd bolted through a closing door
I would never find myself feeling bored
'Cause we were never being boring
We had too much time to find for ourselves
And we were never being boring
We dressed up and fought, then thought: "Make amends"
And we were never holding back or worried that
Time would come to an end
We were always hoping that, looking back
You could always rely on a friend
Now I sit with different faces
In rented rooms and foreign places
All the people I was kissing
Some are here and some are missing
In the nineteen-nineties
I never dreamt that I would get to be
The creature that I always meant to be
But I thought in spite of dreams
You'd be sitting somewhere here with me
'Cause we were never being boring
We had too much time to find for ourselves
And we were never being boring
We dressed up and fought, then thought: "Make amends"
And we were never holding back or worried that
Time would come to an end
We were always hoping that, looking back
You could always rely on a friend
And we were never being boring
We had too much time to find for ourselves
And we were never being boring
We dressed up and fought, then thought: "Make amends"
And we were never being boring
We were never being bored
'Cause we were never being boring
We were never being bored
(The Pet Shop Boys, 'Being bored')

 
 
 

Regressione

Post n°929 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da Henry.Wotton
 
Foto di Henry.Wotton

Inseguire la vita, inseguire il tempo. Attività inutili. Semmai si dovrebbe tentare di stare avanti alla vita, avanti al tempo. Oppure ancora meglio di ignorarli in quanto concetti aberranti, limitanti proprio perchè puramente umani. Le dimensioni che tracciamo per ordinare, riordinare, definire, ridefinire, sono in realtà delle limitazioni, o meglio espressioni dei nostri limiti. Esseri limitati. Dovremmo solo guardare avanti. Abolire il rimpianto. Io penso di essere sano di mente e pure penso di essere tra i pochi, penso di aver mantenuto una certa lucidità che non riscontro nel dibattito sociale, negli articoli dei giornali, nelle conversazioni quotidiane. Stiamo giungendo al capolinea: intendo, stiamo giungendo al capolinea come Mondo Occidentale. Vent'anni dopo il crollo del comunismo, il capitalismo segnala di avere crepe enormi. I suoi valori fondanti non sono più applicati, non sono più attuali. E sarebbe bellissimo poter vivere l'abbrivio di una nuova epoca, ma i segnali non sono quelli che fanno accapponare la pelle, quelli che hanno spinto persone a sacrificare le proprie vite e le proprie esistenze. Al contrario. Ritiriamoci nelle caverne da cui erano partiti gli uomini primitivi. Ritiriamoci. Regrediamo.

 
 
 

Strana equazione

Post n°928 pubblicato il 22 Gennaio 2010 da Henry.Wotton
 
Foto di Henry.Wotton

Non scrivo quasi più. Non leggo quasi più. E non per questo non posso negare che vivo.

 
 
 

Ruoli

Post n°927 pubblicato il 04 Gennaio 2010 da Henry.Wotton
 
Foto di Henry.Wotton

Il fatto che scriva sempre meno dice qualcosa. Il fatto poi che ciò avvenga a ondate, fa crescere il sospetto. Il fatto infine che queste ondate siano piuttosto corrispondenti con alcune fasi della mia vita, evolve il sospetto a una sorta di certezza. I ruoli fra i due mondi sono forse più incerti: quale dei due rappresenti l'anima bianca e quale l'anima nera ad esempio. Certo è che eliminare qualsiasi connessione tra le due parti è cosa buona e giusta, anche perchè quella che giace in queste righe difficilmente [difficilmente] trova riscontro nella realtà. E chi vuol capire, capisca, so quello che dico. Ora ho una nuova passione [dall'altra parte, intendo] che sublima il mio ego, colma i miei sensi e mi fa sentire 'buono'. Anche Dorian tentava di sembrare buono, ad un tratto del racconto, e io lo ripresi sbeffeggiandolo. Ora che nessuno lo fa con me, non mi resta che farlo da solo, utilizzando tutta l'autoconsapevolezza di cui sono in possesso. Gente è arrivata, è andata, si è ripresentata con parole di vituperio, per poi sfoggiare falsi rami d'ulivo nel becco. Poco saggio, poco di buon gusto, poco piacevole. Altri ancora ci provano e ci riprovano instancabilmente, tentano di riaprire quella breccia che è richiusa da tempo. E questo è a volte piacevole, a volte di buon gusto, ma sempre poco saggio. Oddio. Penso a grandi massi che rotolano con fragore giù dalle pendici di una montagna. Si abbattano ineluttabilmente al suolo schicciando ogni cosa. Tutto. Ora è tutto calmo, silenzioso, macabramente perfetto. Oggi nevica ed è freddo, domani forse sarà lo stesso. Ma tutto sommato poco importa.

 
 
 

Il 'bellimbusto'

Post n°926 pubblicato il 18 Dicembre 2009 da Henry.Wotton
 
Tag: Avvisi
Foto di Henry.Wotton

Di tante cose potrei scrivere, anche se dopo il macigno dello scritto precedente diventa arduo. Quello è stato veramente liberatorio, profondamente liberatorio. Non certo una guarigione, tantomeno un'espiazione: in fondo non c'è nulla di cui guarire e nulla da espiare. 'E' la mia natura!', direbbe lo scorpione. Allora oggi dopo parecchio tempo torno a scrivere per ricordarmi nel futuro che nelle ultime settimane ho fatto cose che non facevo da secoli e mi sono aperto come non mai. E sono stato bene. Sto bene.

 
 
 

La perfezione

Post n°925 pubblicato il 27 Novembre 2009 da Henry.Wotton
 
Foto di Henry.Wotton

Sabbia. Arida. Apparente perfezione candida tutt’intorno. Ma la vita, la vera vita, dov’è? Lo sguardo scorre ovunque senza scorgerne traccia. Eppure esiste. Deve esistere. Per certo è esistita qui. Con questi occhi osservo intorno a me e dentro di me, con un dolore immenso che non riesce ad uscire. Che non voglio far uscire. Nascosto dietro a lenti scure. Dietro alla grinta palesata ma che è di maniera, svogliata. Qualche giorno fa in un incontro di lavoro, sommerso da parole, dalla logorrea del mio interlocutore non ho fatto altro che staccare la spina. Era tutto vuoto, non aveva un sento. E una sera, invece, una telefonata mi ha commosso. Avrei voluto piangere, avrei dovuto piangere e singhiozzare e maledire la vita. Ma no, invece: la fierezza, l’orgoglio, la maschera, il carapace, tutto ha preso il sopravvento. Prende sempre il sopravvento. Su un animo che è diventato sempre più insensibile, su un animo che avrebbe voglia di infiammarsi. Ma non riesco. Mi sporgo spesso oltre al parapetto, ma non resisto all’urto dei marosi freddi che sferzano il mio volto e mi ritiro nella mia cabina. Già. La mia cabina. Lussuosa, lussuriosa, accogliente, accarezzata costantemente dalla passione e dal desiderio, ma quanto genuini? Temo di conoscere la risposta a questa domanda e non è piacevole ammetterlo. Un abbraccio giorni fa non avrebbe dovuto interrompersi: quello era genuino. Quella è stata la parte più vera della mia vita, dei miei sentimenti. Eppure continuo a vivere le mie sensazioni come un giocatore inetto al tavolo della roulette, certo delle poche fiches tra le proprie dita e indeciso sul numero su cui riporle. Altre puntate sono andate. Ne restano sempre meno. Una basterebbe a dare la svolta. Arido, refrattario al rischio, stringo nervosamente quei piccoli dischi di plastica come se fossero la vita. Non sono la vita neppure quelli. Cosa è la vita, allora? Consumare tempo e polpastrelli sulla tastiera, forse? Ho bruciato tante persone, continuo a farlo e persisto a cercarle per poi avvelenarle. Non ho bisogno di un ritratto in soffitta per ricordarmi la forma della mia anima, tutto è impresso indelebilmente. Come si fa ad essere generosi? Io non lo so. Lavoro sulla forma, continuo a plasmarla con il mio personalissimo stile. Penso a quell’opera plastica ed aggettata del mio scultore preferito che ho potuto osservare giorni orsono. Una nuova persona all’orizzonte, è inevitabile. Sei pronta dall’essere deliziata e martoriata? Sei pronta a scivolare inevitabilmente sulle pareti verticali della mia sicurezza? Sei pronta ad ascoltare il mio silenzio quando mi chiederai aiuto? Temo di no, ma non farò nulla affinchè tu eviti il tuo destino per finire in quella fossa comune ormai così popolata. Non ho voglia di ridere, ma lo faccio. Non ho voglia di uscire, ma lo faccio. Non ho voglia di discutere, ma lo faccio. Non credo in nulla. Ho dovuto imparare una nuova dimensione negli ultimi anni e sono riuscito a capire che era giusto, bello, opportuno ricostruire una dimensione di edonismo individuale: eccome l’ho imparato. E’ così semplice elargire piacere assoluto per poche notti, infliggendo ferite che resteranno nel tempo. L’altra mattina le lacrime di una persona mi hanno segnato ma non così tanto da fare in realtà alcunché. Torno a pensare che tra adulti ognuno è per sé e che i propri sbagli si debbano scontare in prima persona. Arrivo al punto di avvisare prima, ma vi attaccate ancora di più a me: non riuscite a capire che vi tengo per i capelli e che soffrite e che soprattutto al primo broncio infantile aprirò la mano? La mia sterilità è questa: ho ammassato buon gusto, oggetti, stile, cultura, libri, opere d’arte, luoghi, ne sono ricchissimo ma vi lascio guardare e non toccare, vi lascio assaggiare ma non vi sfamo. Ho ricevuto molto e dato poco in cambio. Sere fa mi è stato detto che è arrivato il momento di diventare buono. Si rideva ma al solito il commento di quella persona su di me è centrato. Riesce a guardare dritto dentro alle mie pupille e scorgere quel ritratto osceno che è chiuso dentro. Ci sono stati momenti belli, ci sono e ce ne saranno. Ma ho visto da troppo poco tempo un corpo consunto lottare per restare aggrappato alla vita: io pensavo che tu lottassi ancora un po’ e pensavo che, come hai sempre fatto, vincessi anche questa sfida. Invece no. La mattina successiva niente lotta, solo un corpo freddo, sempre più rigido, sempre più grigio. Una realtà irreale, perché è una contraddizione. Non può essere così, non deve essere così. Ci sono persone che mi sono vicine ma che hanno l’accortezza, la saggezza o anche solo la pigrizia che li mantiene ad una debita distanza. Le conosco una a una, conosco i loro nomi. Per loro riesco a provare un moderato riguardo, pur con la tentazione frequente di avvicinarmi e divorarli. La pelle raggrinzisce. La forza decade. La cattiveria temo di no.

siva uvaca (siva said)

smu devi pravaksyami kunjika stotram uttamam yena mantraprabhavena candijapah subho bhavet

(Listen, Oh Goddess, while i elucidate the excellent song which gives the key to perfection. By means of the brilliance of these mantras, the meditation of the goddess Chandi becomes easy)

na kavacam nargala stotram kilakam na rahasyakam na suktam napi dhyanam ca na nyaso na ca varcanam

(Not the armor, nor the praise which unlocks the bolt, nor the praise which removes the pin, nor the secrets: neither the hymns, nor even the meditations, nor the establishment of the mantras into the body nor the offering of worship and adoration)

kunjika patha matrena durga phalam labhet
ati guhyataram devi devanamapi durlabham

(The recitation of the mantras which give the key will grant the fruits of the recitation of the glory of the goddess. Oh Goddess, this is extremely secretive and difficult even for the Gods to attain.)

gopaniyam prayatnena svayoniriva parvati maranam mohanam vasyam stambhanoccata nadikam
patha matrenam mohanam vasyam stambhanoccata nadikam
patha matrena samsiddhyet kunjika stotram uttamam

om aim hrim klim camundayai vicce om glaum hum klim jum sah jvalaya jvalaya jvala jvala
prajvala prajvala aim hrim klim camundayai vicce jvala ham sam lam ksam phat svaha

namaste rudra rupinyai namaste madhu mardini namah kaitabha harinyai namaste mahisardini

namaste sumbha hantryai ca nisumbhasuraghatini

jagratam hi maha devi japam siddham kurusve me aimkari srsti rupayai hrimkari prati palikwa

klimkarf kama rupinyai bija rupe namo stu te camunda canda ghati ca yai kari varadayini

vicce cabhayada nityam namaste mantra rupini

dham dhim dhum dhurjateh patni vam vim vum vagadhisvari
kram krim krum kalika devi sam sim sum me subham kuru

hum hum humkara rupinyai jam jam jam jambhanadini
bhram bhrim bhrum bhairavi bhadre bhavanyai te namo namah

am kam cam tam tam pam yam sam vim dum aim vim ham ksam
dhijagram dhijagram trotaya trotaya diptam kuru kuru svaha

pam pim pum parvati purna kham khim khum khecarf tatha

sam sim sum saptasati devya mantra siddhim kurusva me

idam tu kunjika strotram mantra jagarti hetave abhakte naiva datavyam gopitam raksa parvati

yastu kunjikaya devi hinam saptasatim pathet na tasya jayate siddhir aranye rodanam yatha

om aim hrim klim camundayai vicce
om glaum hum klim jum sah jvalaya jvalaya jvala jvala prajvala prajvala aim hrim lim camundayai vicce jvala ham sam lam ksam phat svaha.

(D. Sylvian, 'The song which gives the key to perfection')

 
 
 
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