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Creato da gabriellatiganisava il 21/12/2008

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CERTALDO, cittą natale di Messer Boccaccio

Post n°75 pubblicato il 20 Luglio 2009 da gabriellatiganisava
 

CERTALDO, città natale di Messer Boccaccio

 Certaldo, come voi forse avete potuto udire, è un castello di Val d’Elsa posto nel nostro contado, il quale, quantunque  picciolo sia, già di nobili uomini e d’agiati fu abitato. Nel quale, per ciò che buona pastura vi trovava, usò un lungo tempo d’andare ogn’anno una volta, a ricogliere le limosine fatte loro dagli sciocchi, un de’ frati di Santo Antonio, il cui nome era fra’ Cipolla, forse non meno per lo nome che per altra devozione vedutovi volentieri, con ciò sia cosa che quel terreno produca cipolle famose per tutta la Toscana.

(Giovanni Boccaccio, Decamerone)

 

 

Così il più illustre dei cittadini certaldesi, Giovanni Boccaccio (1313-1375) ricorda nel Decamerone, il libro delle cento novelle, lo speciale prodotto della sua terra, la cipolla rossa, ortaggio che per molto tempo fu nello stemma di Certaldo, antichissimo borgo medievale a quasi un’ora di treno da Firenze. Il nome della cittadina deriva dal latino Cerrus Altus, che significa “altura ricoperta di cerri”. Certaldo fu un feudo di proprietà dei Conti Alberti fino al 1164, in seguito divenne sede, a partire dal 1415 fino al 1784, di più di 700 vicariati. Il Vicariato, espressione del dominio fiorentino sul territorio, accentrava grandi poteri politici e di magistratura (poteva comminare anche la pena di morte) ed era sostituito ogni sei mesi. Durante il suo incarico il Vicario era obbligato a condurre un’esistenza al riparo da scandali e corruzione e come retribuzione per i suoi incarichi riceveva un regolare stipendio. Curioso ricordare che il Vicariato era coadiuvato dai c.d. “Dieci di balìa”, ossia da altri dieci magistrati con elevato potere decisionale: da qui deriva l’espressione “essere in balìa di”. Nobile è il passato della cittadina, che ospitò famiglie quali i Boccaccio e i Machiavelli.

 

Arrivati alla deliziosa stazioncina di Certaldo, procediamo verso la funicolare che ci porta a Certaldo alto, il centro, rimasto intatto, della cittadina toscana. Il paesaggio è spettacolare: giù a valle si stendono le dolci colline toscane, orlate di cipressi, castelli e torri. In meno di un battibaleno scendiamo e superiamo una delle Porte (Porta Alberti) della città, percorriamo la bella Via Boccaccio e durante il percorso ci fermiamo davanti la Casa Boccaccio. Interamente ricostruita dopo il bombardamento del secondo conflitto mondiale, la Casa del novelliere certaldese, è oggi un Museo e sede dell’Ente Nazionale Giovanni Boccaccio. Al suo interno si trovano una ricca biblioteca, la rassegna delle traduzioni in diverse lingue delle opere del Boccaccio, un ritratto dello stesso di Pietro Benvenuti (1821). Dal terrazzo della Casa, che sembra riproduca fedelmente il modello originario, si spalanca ai nostri occhi ancora un altro panorama mozzafiato sul contado circostante: di fronte si scorgono le torri della vicina, e altrettanto splendida, San Gimignano, la perla della Valdelsa.

Usciti dalla Casa-Museo entriamo, pochi metri dopo, nella Chiesa Santi Jacopo e Filippo, edificata tra il XII e il XIII sec., ad una sola navata, nel cui interno si trovano numerosi affreschi e sculture della Scuola dei Della Robbia. Inoltre l’interno della Chiesa custodisce la tomba del Boccaccio e l’urna della Beata Giulia, coeva del poeta; dalla Chiesa si ha accesso al bel Chiostro romanico e alla celletta della Beata Giulia. Il Borgo, strutturato in forma ellittica, si chiude in cima alla via Boccaccio con il Palazzo Pretorio, o del Vicario, fulcro del potere politico e civile, risalente al 1100. Residenza dei primi feudatari, i Conti Alberti, divenne più tardi sede dei diversi Vicariati. Sulla facciata anteriore sono molti gli stemmi in marmo, appartenenti ai vari Vicari (alcuni sembra siano opera di Andrea Della Robbia, come lo Stemma Guasconi 1499 e lo Stemma Silvestri 1491), in pietra serena e in terracotta invetriata.

Uscendo dal Palazzo andiamo nel vicino Museo d’Arte Sacra che assieme al Palazzo Pretorio e al Museo Casa Boccaccio costituisce un unico circuito museale (accesso con un solo biglietto). Ospitato in un convento agostiniano del 1400, conserva dipinti, sculture, arredi e paramenti sacri (a partire dal 1200). Il pezzo più importante della raccolta è un crocifisso in legno del 1250 ca., rappresentante un Cristo triumphans che costituisce una novità per la scultura medievale italiana.

GABRIELLA TIGANI SAVA

 

 
 
 
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