Creato da guidonozzoli il 16/10/2006
Notizie sullo scrittore e giornalista Guido Nozzoli

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Post n°7 pubblicato il 16 Giugno 2015 da guidonozzoli

Lettera pubblicata sul Corriere Romagna del 16 giugno 2015.

L'ormai celebre frase “Schettino, torni a bordo, cazzo!”, pronunciata dal Capitano Gregorio De Falco, è stata onorata a Rimini con un premio intitolato “Un italiano come si deve”. Nel frattempo (agosto 2014) Schettino ha tenuto una lezione magistrale all'Università La Sapienza di Roma.
Il premio riminese dovrebbe avere anche una sezione locale, cercando qualcuno che protesta avendo ragione, che cancelli lo stereotipo trionfante dello “zio pataca”, fanatico ed emerito traditore del cognato in “Amarcord”, oppure Rimini tutta è così convinta che l’ossequio ai potenti di turno sia il metodo migliore per poi ricevere ricompense o favori?
Nello stesso giorno (domenica 14) in cui sul “Corriere” leggevo il meritato elogio del Capitano De Falco, nel “Sole-24 Ore” la consueta rubrica settimanale “Breviario” del Cardinal Gianfranco Ravasi, ironizzava su quanti “sgomitano per avere nel loro pedigree una lista di conoscenti qualificati”.
Credo che Rimini possa avere, per queste persone, una media molto superiore a quella nazionale.
L’ultimo episodio mi è stato narrato dallo stesso editore Giovanni Luisé che abbiamo visto ritratto con De Falco: il Comune di Rimini non può intitolare una strada a Guido Nozzoli, Sigismondo d'Oro dello stesso Comune di Rimini nel 1999, e fratello di mia madre, perché non sono passati dieci anni dalla sua morte. Che è avvenuta nel novembre del 2000, “cazzo”, per dirla con il Capitano De Falco.

Antonio Montanari

 
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Il mio 1943, e quello dello zio Guido

Post n°6 pubblicato il 30 Luglio 2013 da guidonozzoli

Il mio 1943 è quello di un bambino di pochi mesi (sono nato alla fine dell'agosto precedente), che ne ha avuto contezza attraverso i racconti di famiglia.
Diceva mia madre Maddalena Nozzoli che gentilmente a casa nostra, in Palazzo Lettimi, posto al centro della città a due passi dal Tempio di Sigismondo Malatesti, in quel gennaio arrivò la polizia politica a perquisire l'abitazione, in relazione all'arresto di suo fratello Guido, preso a Bologna, dove svolgeva servizio militare.
L'imputazione era di attività sovversiva mediante la distribuzione di volantini intitolati "Non credere, non obbedire, non combattere". Aveva fatto la spia un amico o conoscente, di cui ho saputo soltanto che Guido una volta lo incontrò a Roma in un bar, lo guardò fisso in volto, e quello si mise a tremare rovesciandosi addosso il caffellatte che stava sorseggiando. Parole dello stesso Guido.
(L'espressione "ho avuto contezza", era un modo tipico di esprimersi dello zio, non una stravaganza mia.)
Tra i capi d'imputazione, oltre al reato di "attività politica contraria al regime", c'era pure quello di essere detentore di libri proibiti dal regime, come il "Tallone di ferro" di London o "La madre" di Gor'kij, libri che peraltro "venivano venduti anche sulle bancarelle". Lo raccontò lui stesso in una manifestazione intitolata "Autobiografia di una generazione", i cui atti con lo stesso titolo sono stati poi pubblicati a stampa (1983).
Talora, quando compro qualche libro alquanto compromettente, come quelli un po' scottanti di Storia passata o recente, mi viene da pensare a quell'imputazione, al fatto che potremmo anche noi essere accusati di leggere testi non graditi al Potere politico.

Fonte di questa pagina: un mio articolo del settimanale "il Ponte" (09.12.1990), ed il volume "I giorni dell'ira".

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

 
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Si fa presto a dire giovani

Post n°5 pubblicato il 28 Maggio 2011 da guidonozzoli

Il quadro delineato dal Censis sulla condizione giovanile in Italia, e presentato alla Camera, è riassunto da Raffaello Masci (Stampa): "I giovani sono sempre di meno, e questo all'incirca si sapeva. Ma sono anche il segmento sociale più fragile, emarginato, povero e disilluso della popolazione". Per l'Ance (associazione dei costruttori) in sette anni i laureati italiani finiti all'estero sono aumentati del 40%. Negli ultimi dieci mesi sono stati 65 mila i giovani trasferitisi oltre confine: "Via da un Paese di vecchi: con un progetto in testa e la certezza che per realizzarlo bisogna andarsene", ha scritto Luisa Grion (Repubblica). L'Ance avverte: i laureati italiani fra i 30 ed i 34 anni sono (2009) il 19% dei coetanei. La Comunità europea ha posto per il 2020 il traguardo del 40%.
Una voce da Milano, raccolta da Chiara Berie d'Argentine (Stampa): "Anche i più giovani sembrano non aver fiducia del futuro. Non dovremmo criticarli ma appassionarli; per riuscirci dobbiamo cominciare ad appassionarci noi adulti". Chi parla è don Giorgio Riva, 64 anni, laurea in Ingegneria al Politecnico, parroco a Santa Francesca Romana, in una delle zone a più alta densità, con esperienza per undici anni nella Chinatown milanese.
Il problema dei giovani non è soltanto italiano. Dalla Spagna sono arrivate dal 15 maggio le notizie sulla sfida degli Indignados, scoppiata in vista delle elezioni del 22 maggio. La campagna elettorale per tutti i Comuni ed i governatori di 13 su 17 regioni, non ha prodotto nessuna repressione. Il ministro degli Interni ha scelto il dialogo e non i manganelli.
I giovani spagnoli, ha scritto Francesca Paci (Stampa), si considerano senza un futuro, proprio come i coetanei egiziani alla vigilia della rivoluzione. Stessa constatazione leggiamo in Maurizio Ferrera (CorSera): "Gli indignados chiedono soprattutto di essere ascoltati, reclamano riconoscimento, rispetto, prospettive per il domani", per nulla "diversi dai giovani che protestano nel Nord Africa e nel Medio Oriente".
Da Elisabetta Rosaspina (CorSera) cito alcune testimonianze che ha raccolto davanti al palazzo della Comunidad di Madrid. Claudia, 20 anni: "Ci hanno rubato il lavoro"; Alberto, 24: "Voglio soltanto un lavoro per non pesare più sui miei"; Pilar, bibliotecaria cinquantenne: "I ragazzi hanno ragione, troppi tagli alla cultura". Mariano, un pensionato di 87 anni, protesta ricordando: nelle celle di quel palazzo fu incarcerato nel 1961 per antifranchismo. [1041]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

il Ponte, Rimini, 29.5.2011

 
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Un ricordo da Forli'

Post n°3 pubblicato il 14 Gennaio 2010 da guidonozzoli

Da "Romagna oggi" del 14 gennaio 2010:

FORLI' - Il giornalista e scrittore riminese Guido Nozzoli sostenne che la Romagna "è una terra senza confine, che non si riconosce dai boschi, dai monti, dai fiumi, dal clima, ma dalla gente e dalle sue abitudini. Non una regione geografica, dunque, ma una regione del carattere, un'isola del sentimento. Un pianeta inventato dai suoi abitanti".
I modi di vivere e di pensare dei romagnoli che rimandavano ad un passato non tanto lontano e che si riflettono nel paesaggio, nel patrimonio architettonico, nella parlata, nei prodotti agroalimentari ed artigianali, saranno al centro dell'iniziativa culturale denominata "Eria ‘d Rumanga" che si svolgerà venerdì 15 gennaio 2010 presso il Circolo della Scranna, corso Garibaldi 82, Forlì, con inizio alle ore 21,15 e aperta a tutti i cittadini.
Protagonisti della serata saranno Gabriele Zelli che racconterà i tratti caratteristici della Romagna e dei romagnoli, Aurelio Angelucci, al quale è stato affidato il compito di declamare poesie e zirudelle in dialetto, mentre i musicisti Tedi e Vlad  Iftobe eseguiranno brani di Carlo Brighi (Zaclèn), Secondo Casadei e Ferrer Rossi.

 
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Così salvò San Marino nel 1944

Post n°2 pubblicato il 14 Dicembre 2008 da guidonozzoli

In un breve testo pubblicato come introduzione ad una Guida di Rimini del 1933, ristampata da Bruno Ghigi editore, ho ricordato gli eventi successivi a quell'anno sino al 1944. Ed ho citato quanto Guido Nozzoli fece per salvare la Repubblica di San Marino ed i suoi centomila rifugiati italiani.

Ecco il passo relativo al tema:

La Repubblica di San Marino diventa uno «sterminato rifugio», come dichiarò a Bruno Ghigi il giornalista Guido Nozzoli. Che il 19 settembre 1944, mentre si combatte per la presa di Borgo Maggiore, riesce a passare le linee ad Acquaviva giocando il cane di famiglia, Garbì. Deve contattare ufficiali dell'Ottava Armata che stanno preparando la "seconda Cassino". Si consegna loro prigioniero e li informa della «drammatica situazione dei civili rintanati nelle gallerie». Il comando inglese rinuncia così «al bombardamento di spianamento di San Marino programmato prima». Il Titano è salvo con gli oltre centomila rifugiati italiani. Nozzoli, allora sottotenente del Regio Esercito, scrive in un documento ufficiale (edito da Liliano Faenza nel 1994): «Assicurai l'assoluta assenza di batterie tedesche nel perimetro della città».

Il testo completo si può leggere anche nel sito dedicato a Guido Nozzoli.

Antonio Montanari, 14.XII.2008

 
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