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Vita di ufficio... ma quella è un'altra storia...

 

 

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Post n°527 pubblicato il 12 Novembre 2009 da quotidiana_mente






Ne parlavo ieri, ma erano giorni che ci pensavo.

- “Perché, secondo te, le mie compatibilità più alte, su aNobii, sono con profili maschili?”, ho chiesto

- “Quanti libri di autrici hai su aNobii?”,  mi è stato chiesto

- “Marguerite Yourcenar, Crista Wolf, Toni Morrison, Agota Kristof, parecchie, almeno credo.”

- “Jane Austen?”

-  “Non ho inserito tutti i libri che ho, figurarsi quelli letti anni fa.”

- “Elizabeth George? Doris Lessing?”

- “Beh, no, non c’è nulla, ma c’è Anne Tyler comprata solo per via di una recensione di Hornby e la lettura è stata una mezza delusione. Sarà per colpa di Lansdale, di Dick, di Ballard, Carlotto, forse considerati più letture da maschio?”

- “Secondo leggi poco le donne, tutto qui.”

Ci ho pensato ancora e ancora. Ho aggiunto che avevo autori considerati “femminili” nel senso che soprattutto letti da donne. Niente da fare, secondo il mio interlocutore era la scarsità di autrici a rendermi compatibile con i profili maschili, perché gli uomini leggono poco le donne. Forse è così, ma sono rimasta perplessa.

- “Perché, secondo te, in palestra ho “legato” con una fanciulla che potrebbe essere mia figlia? Dopo una lezione ci siamo scambiate i numeri di cellulare e ora ci avvertiamo quando non andiamo alla nostra lezione preferita. Perché l’altra persona con la quale ho fatto la stessa cosa, è più giovane di me di oltre dieci anni? E ora quando siamo assieme in palestra sembriamo ai tempi della scuola, alla ricerca dell’ultimo banco dove sederci in pace a chiacchierare con il termosifone alle spalle?”

- “Forse perché hai un comportamento giovanile.”

- “Significa che non ho un comportamento da persona matura?”

- “No, non significa questo.”

- “Allora cosa significa? Non sono stata io a cercare la loro compagnia, il mio comportamento è sempre lo stesso che io abbia una coetanea o una persona giovane di fronte.“

Perché sì, in questi giorni sono più perplessa del solito. Perplessità irrilevanti, me ne rendo conto, ma che mi lasciano dei dubbi su me stessa. Sul mio modo di rapportarmi agli altri.

In questi giorni sono più perplessa del solito, non dubbiosa, proprio perplessa. Guardo il mondo che gira intorno a me, o meglio guardo il mondo che gira con me dentro e le mie perplessità aumentano. Vado avanti lo stesso, magari mi fermo solo un po’ di più a “perplimermi”. Oggi mentre ero in coda al semaforo, respirando quanto usciva dal tubo di scarico di fronte a me, ho alzato la testa e ho ammirato un eucalipto che noncurante dello smog continua la sua corsa verso l’alto, verso il cielo. Gli eucalipti sono, per me, “casa”, quando arrivo all’aeroporto di Porto, so di essere arrivata in Portogallo, ma quando dopo qualche chilometro, mi inebrio dell’odore degli eucalipti e so di essere a casa. Qualcuno è lì da sempre, da prima di me, qualcun altro piantato dopo l’ennesimo incendio, perché crescono in fretta e riescono a riempire il vuoto lasciato dalle fiamme, ma impoveriscono la terra, si dice. Eppure sono l’odore di casa, sono il simbolo di casa. Così come il cipresso che cresce in un giardino di fronte a casa, a Roma, è l’odore della casa di mia zia Eleonor, quel cipresso quando è bagnato dalla rugiada al mattino, o di pioggia la sera, è l’odore della mia infanzia. Odorandolo riesco persino a ricordare le parole che scambiavo con le mie cugine quando giocavamo assieme, secoli fa. Tutto mi torna in mente con un semplice cipresso bagnato di rugiada. Ed è meraviglioso. Ho cercato qualche anno fa il cipresso nei dintorni di casa di mia zia: non c’era e tutto intorno era molto cambiato. Non ho voluto chiedere se c’era mai stato, perché, in fondo, voglio che il mio ricordo rimanga intatto.

Su un fatto non mi sento cambiata: quello di saltare di palo in frasca. Tra una perplessità e un’osservazione, riesco benissimo a ritrovarmi fuori da ogni ragionamento iniziato. No, non sono coerente e questo non mi lascia perplessa.

Invece da qualche mese, a tempo perso, mi chiedevo come si diventava gold blog, era una mia semplice curiosità. Mi chiedevo, sempre a tempo perso, se si doveva fare una richiesta o se era la piattaforma a selezionare tra i vari blog.

Non avendo l’e-mail collegata al blog, nel senso che non è attiva, non la controlla mai. Mai? Diciamo che la controlla un paio di volte all’anno perché so che per ogni messaggio ricevuto, un avviso viene mandato sull’e-mail. Qualche giorno fa, sono andata a svuotare la casella di posta elettronica: in fondo, non c’era molto da cestinare, ma grande è stata la mia sorpresa quando ho visto che, a fine agosto, mi era stata mandata una e-mail con la proposta di diventare gold blog, ancora più grande è stato il mio stupore quando ho scoperto che i termini per l’accettazione erano scaduti. In effetti da fine agosto ai primi di novembre, mi è sembrato un tempo più che ragionevole per prendere una decisione. E’ stato comunque illuminante: ho capito, senza dover chiedere niente, che si diventa gold blog per scelta della piattaforma, il che, in fondo, mi sembra cosa buona e giusta. Mi sono chiesta se avrei accettato o meno (se avessi controllato per tempo la casella di posta elettronica). Non mi sono data una risposta. Però so che mi piace che il mio spazio sia “pulito”. Cambio canale ogni volta che c’è pubblicità in TV oppure tolgo l’audio, come mi sarei comportata con il mio spazio personale? Non lo so, ma, a pensarci bene, il problema non sussiste visto che i termini sono scaduti e da tempo. Almeno una risposta (mai chiesta) ad una mia domanda (mai formulata) l’ho avuta.

Cosa c’entra tutto questo con le mie perplessità? Niente, ovviamente.










 
 
 
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