Creato da lafarmaciadepoca il 13/10/2010

La farmacia d'epoca

Raccolta di scatole e flaconi di farmaci di ieri - di Giulia Bovone

 

Callifugo Alpino

Post n°542 pubblicato il 11 Novembre 2017 da lafarmaciadepoca
 

A causa di un errore di Proxy ( che sto cercando di risolvere), il post della settimana è disponibile sulla pagina Facebook della Farmacia d'Epoca.

Mi scuso per il disguido!

 

 
 
 

Novaneurina Calosi

Post n°541 pubblicato il 22 Ottobre 2017 da lafarmaciadepoca
 

Anche se non così famosa come il Betotal, la Novaneurina Calosi era un prodotto farmaceutico piuttosto diffuso negli anni Cinquanta / Sessanta.

Di per sé erano fiale per iniezioni dalla composizione piuttosto semplice: estere monofosforico della vitamina B1 (tiamina) ed acqua distillata, da impiegarsi in caso di nevriti, nevralgie, astenie e convalescenze.

La scelta dell’estere monofosforico rispetto a tiamina semplice non è casuale perché rispetto a quest’ultima permette un rilascio costante ed una permanenza più lunga di vitamina B1 nell’organismo. Come la vitamina C e la vitamina PP, il gruppo delle vitamine B sono idrosolubili e non vengono accumulate all’interno dell’organismo, per questo motivo è utile avere un medicinale a rilascio graduale.

Ad oggi in Italia fortunatamente, le sindromi da carenza di vitamina B1 non sono più all’ordine del giorno, ma in passato il beriberi era più diffuso. Questa patologia provoca prevalentemente danni al sistema nervoso, che possono poi estendersi a quello cardiovascolare con conseguenze molto serie.
La scoperta della correlazione tra l’abuso di alcool (che naturalmente inibisce l’assorbimento di tiamina) e lo sviluppo della malattia ha migliorato la prevenzione, ma anche una dieta carente o monotona e l’ipertiroidismo possono dare origine al beriberi, perciò non si può ancora definire una patologia legata al passato, soprattutto nei paesi del terzo mondo.

Ecco la foto della scatola:

 Novaneurina Calosi

Misura 8,4 cm x 6,9 cm x 1,7 cm e risale agli anni Cinquanta / sessanta. Ogni confezione costava 600 Lire e conteneva 6 fiale da 2 cc, il cui utilizzo doveva essere deciso di volta in volta dal medico, rimanendo comunque nell’ordine di una fiala al giorno, oppure a giorni alterni. La Novaneurina era disponibile anche in una versione in compresse, sempre prodotta dalla Farmochimica Cutolo Calosi (FCC) con sedi in Firenze e Napoli.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Emulsione Scott

Post n°540 pubblicato il 13 Ottobre 2017 da lafarmaciadepoca
 

La Scott LTD era una delle multinazionali dell’olio di fegato di merluzzo più conosciute tra la fine del Diciannovesimo e l’inizio del Ventesimo secolo.

In Italia i suoi prodotti erano distribuiti dalla Carlo Erba, mentre per quanto riguarda l’Impero Austro Ungarico, era la stessa Scott & Bowne che si occupava della diffusione della sua Emulsione di Olio di Fegato di Merluzzo, tramite le sedi di Vienna e Budapest.

Cosa mi fa pensare che sia una confezione destinata all’ormai defunto Impero Austro Ungarico? Tanti piccoli dettagli.
Innanzitutto, anche se l’etichetta principale sia in austriaco, sul retro sono presenti anche le descrizioni del prodotto in rumeno, slovacco, e polacco, la bottiglia risale al Novembre del 1904, come riporta in basso a sinistra l’etichetta, e per lungo tempo si è trovata in una cantina del Trentino Alto Adige.

La ricetta del prodotto è anch’essa molto arcaica: olio di fegato di merluzzo, ipofosfiti, calce, bicarbonato di sodio e glicerina, il che collocherebbe il farmaco verso la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Direi che a questo punto non ci sono dubbi, e mi sentirei di affermare con certezza che ci troviamo davanti ad una reliquia dell’Impero di Cecco Beppe.

Ecco una foto della bottiglia:

 

Emulsione Scott

Dimensioni: 20,5 cm in altezza per 6,2 cm di larghezza e 3,7 di profondità.

Poco sappiamo circa i prodotti farmaceutici industriali che circolavano prima del crollo dell’Impero Austro Ungarico, ma a volte mi capita di entrare in possesso di questi manufatti  e capire che forse anche all’epoca la globalizzazione colpiva duro.

Ciascun flacone costava 2,50 Corone (i soldi, non le birre!) e riportava una posologia di un cucchiaio da minestra di prodotto per tre volte al giorno nel caso di pazienti adulti, mentre i bambini dovevano assumere un cucchiaino al giorno (con grande gioia, poiché l’olio di fegato di merluzzo, non è proprio un gran che!).

Così questo è quanto:  per spezzare la monotonia, ecco un farmaco estero come pochi, fortunatamente,  se ne trovano ancora in giro.
Sono ormai sette gli anni di blog ed entro fine anno ci saranno alcuni cambiamenti importanti, perciò spero che continuiate a seguirmi!

Grazie ancora!

 
 
 

Cachet Antinevralgici Bordone

Post n°539 pubblicato il 09 Ottobre 2017 da lafarmaciadepoca
 

Anche se il grande pubblico preferirebbe che io postassi solo foto di farmaci Carlo Erba, Bayer o Zambeletti, dal design curato, preferibilmente ottocentesche o anni Venti, complete in tutto come se fossero state confezionate ieri, io continuo a preferire le scatole dei prodotti di piccole aziende o semplici farmacie.

Dal momento che una piccola farmacia con annesso laboratorio non poteva certo contare su una rete di diffusione di una grande azienda, i farmaci che produceva spesso erano presenti solo a livello locale, e perciò le loro confezioni sono legate al territorio, così come le loro ricette, rendendo queste vestigia rare ed interessanti.

La scatola dei Cachet Antinevralgici della Farmacia Bordone di Aosta (Via Croix de Ville) è uno di questi esempi: è parecchio anonima e non attrae per nulla l’occhio del compratore o del lettore, ma sfido io a trovarne una uguale spiccicata in un mercatino del Salento. O vice versa!

Infatti, ciò che le rende uniche è proprio la loro originalità legata alla formula, la quale può variare di molto da una farmacia all’altra, oppure rimanere sempre uguale: tutto dipende dal farmacista che ha creato la ricetta, oppure che ha “modernizzato” il formulario lasciato in eredità dal precedente proprietario.

Nel caso dei Cachet Antinevralgici della farmacia Bordone la formula prevedeva:

-Piramidone: derivato dal pirazolo, è un antipiretico ed analgesico, ormai rarissimo da trovare sugli scaffali delle farmacie.
-Fenacetina: anch’essa ha proprietà antipiretiche ed analgesiche, dovute al fatto che viene metabolizzata dal corpo umano in paracetamolo. Risulta meno sicura di quest’ultimo poiché può dare origine a danni renali ed ematologici. Non è più impiegata dal 1983.
-Valerianato di chinina: era un antifebbrile particolarmente diffuso nella pratica pediatrica tra fine Ottocento ed inizi del Novecento. Si dice sia stato sintetizzato da Louis-Lucien Bonaparte, nipote di Napoleone.
-Canfora monobromata: era un sedativo piuttosto diffuso. E’ anche menzionato nel libro “Nevrosi e Neurastenia” di Achille De Giovanni (quello dell’Antinevrotico De Giovanni) come ingrediente base di alcune supposte contro “l’eccitabilismo sessuale”.

Come il Dott. Bordone sia arrivato a questa formula non ci è dato saperlo, ma per gli anni Venti / Trenta, effettivamente era quanto di meglio fosse disponibile.

Ecco la foto della scatola:

 Cachet Bordone

Misura 7,1 cm x 3,7 cm x 2,7 cm. La posologia raccomandava da 1 a 4 cachet al giorno, a 2 – 3 ore uno dall’altro e a distanza dei pasti.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 

Aggiornamento Pastilles Salmon

Post n°538 pubblicato il 25 Settembre 2017 da lafarmaciadepoca
 

Dopo ben sei anni, eccovi un aggiornamento sulle Pastilles Salmon.
La rinascita degli stabilimenti di Melun nel 1947, portò nuova linfa a quella che diverrà poi la moderna COOPER, e la ripresa delle attività produttive nel secondo dopoguerra, sarà accompagnata anche da una “modernizzazione” delle ricette dei farmaci, per sostituire molecole più arcaiche con alternative moderne maggiormente affidabili.

Le Pastilles Salmon non furono esenti da questo processo, ma cambiarono molto poco: fu mantenuto il catrame di Norvegia, così come l’essenza di mentolo ed eucalipto, ma per ragioni di sicurezza venne eliminato l’Estratto Tebaico (composto da alcol a 70 gradi e oppio). Con cosa l’avranno mai rimpiazzato? Con un estratto di papavero al 10%, con almeno garantiti 2mg di morfina per pastiglia!

Non stupitevi per così poco. Negli anni Cinquanta / Sessanta regnava il concetto del “super – farmaco” secondo cui una sola pastiglia doveva immediatamente risolvere la patologia, anche al costo di dare effetti collaterali pesanti, perciò una sostituzione del genere, vista nell’ottica globale di quegli anni è più che normale, anzi quasi noiosa.
Ad oggi l’estratto di papavero non è più impiegato nelle pastiglie per la tosse, ed è un bene, poiché le Pastiglie Salmon erano strutturate per un mercato soprattutto pediatrico: quaderni omaggio, copertine per sussidiari, e figurine di Napoleone Bonaparte erano solo alcuni degli oggetti su cui campeggiava la scritta “ Se tossite, chiedete a vostra mamma le Pastiglie Salmon”. Se a questo ci aggiungiamo che la scatola stessa riportava la scritta “utilizzabili sia a titolo preventivo che curativo” ci si rende facilmente conto di quanto fossero un successo commerciale.

Ecco la foto della scatola:

Pastilles Salmon

Misura 8,2 cm x 5,8 cm x 2,1 cm e risale ai primissimi anni Cinquanta del Novecento. La  posologia raccomandava dalle 10 alle 12 pastiglie al giorno per gli adulti e dalle 3 alle 6 per i bambini oltre i 3 anni di età.

Per leggere il post originale potete cliccare qui

Grazie per aver letto il post!

 
 
 
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