Creato da lafarmaciadepoca il 13/10/2010

La farmacia d'epoca

Raccolta di scatole e flaconi di farmaci di ieri - di Giulia Bovone

 

Vacuolina SIAM

Post n°532 pubblicato il 03 Luglio 2017 da lafarmaciadepoca
 

Non sempre i farmaci della prima metà del Novecento possiedono un design vistoso, e la Vacuolina SIAM ne è un ottimo esempio.

Riconosco che con molta probabilità nessuno l’abbia mai sentita nominare: la Vacuolina non fu un prodotto ampiamente reclamizzato su giornali importanti dell’epoca e rimangono perciò pochissime pubblicità di questo medicinale, che racchiude nella sua anonima confezione, un prodotto veramente “moderno” per la sua epoca.

La Vacuolina fu immessa nel mercato nel 1922, quando il mercato era dominato da fenolftaleina e cascara sagrada, a cui rispondeva con una formulazione che mi sarei aspettata da un dimagrante clandestino da modelle degli anni Settanta/Ottanta:

-Paraffina liquida: meglio conosciuta come olio di vaselina,  è ottenuta dal frazionamento della paraffina grezza, a sua volta estratta dal petrolio. Rappresenta la frazione più “nobile” dell’olio minerale, ed è impiegata modernamente in cosmetici, creme per la pelle e come lassativo.

-Mucillaggine di fuco: è estratta principalmente da  Fucus vesiculosus, un’alga, impiegata ancora oggi come coadiuvante per dimagrire. Infatti è ricca di iodio e la sua assunzione stimola la produzione di ormoni tiroidei accelerando così il metabolismo, ed in più la mucillaggine ha anche capacità emollienti e lubrificanti intestinali. Come se non bastasse, le alghe del genere Fucus contengono anche mannitolo, una molecola dallo spiccato potere lassativo, poiché esercita uno squilibrio osmotico nel lume intestinale.

-Glicerina: o glicerolo, è un lassativo portentoso, che però reca seco degli effetti collaterali da non sottovalutare, soprattutto nel caso di persone affette da diabete.
Infatti, esso tende ad avere un effetto disidratante sull’organismo, il quale può favorire glicosuria ed aumento della glicemia, ed in alcuni casi anche diarrea con conseguente ipokaliemia. Per questo motivo non fatevi ingannare: anche se sulla scatola è riportato “La Vacuolina è indicatissima per i diabetici”, non lo era affatto!

-Aromi: purtroppo non ho idea quale sapore potesse avere la Vacuolina. Sulla confezione c’è scritto: ”Di squisito sapore”, ma non ci farei troppo affidamento.

In commercio ne esistevano due versioni: quella normale di cui vi ho appena descritto la composizione e quella d’urto a cui era aggiunto anche olio di ricino.

Come tanti altri prodotti di quel periodo, non stupitevi se tra le raccomandazioni terapeutiche oltre alla stitichezza abituale ci troverete anche le “diarree dissenteriformi”. Ancora agli inizi del Novecento era in voga il pensiero che per far guarire un attacco di dissenteria la cosa migliore da fare fosse eliminare qualunque cosa ci fosse nell’intestino. Non era affatto d’aiuto, soprattutto nelle forme pediatriche, poiché l’uso di lassativi disidratava parecchio i bambini, i quali a differenza degli adulti, tendono a perdere acqua molto più velocemente, con alterazione del bilancio idrico – salino, molto più repentina.

Ecco la foto del flacone:

 

Vacuolina SIAM

Misura 18 cm x 7,8 cm x 5,3 cm e risale a metà degli anni Venti. Non era proprio un farmaco economico: costava 12,50 Lire del Regno d’Italia, e all’epoca sul mercato erano presenti anche altre alternative più economiche, fattore che ha giocato parecchio nel frenare l’espansione sul mercato di questo prodotto della genovese Laboratori Chimico - Farmaceutici SIAM.

La posologia era diversa a seconda della fascia d’età, ma poteva essere variata a seconda del grado di stitichezza.  I lattanti partivano da una “cucchiaiatina rasa”da caffè (c’è scritto proprio così) di Vacuolina dalle 3 alle 4 volte al dì, i bambini da una cucchiaiatina da dolce ed una da caffè 3 volte al dì, mentre per gli adulti una cucchiaiata da minestra al mattino e una alla sera. Sia benedetto sempre colui che ebbe la geniale idea di fornire gli sciroppi e tutti gli altri farmaci di misurino graduato, in modo che le cucchiaiatine, le cucchiaiatone e le cucchiaiatazze fossero uguali per tutti!
(A titolo di curiosità riporto che esistono delle scatole che recano diversi errori di grammatica, per esempio ”cucchiatina” al posto di “cucchiaiatina”. Non ho idea però della rarità di questa anomalia).

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Chiudilettera VII Campagna Antitubercolare - 1937

Post n°531 pubblicato il 21 Giugno 2017 da lafarmaciadepoca
 

Per questa settimana niente post: ho rinvenuto un carnet di chiudi-lettera datati 1937 della VII campagna antitubercolare.

Potete sfogliare il tutto all'indirizzo web: http://www.sfogliami.it/flip.asp?sc=tqo6ixlfxg1365roacs0imgr1nru0ezc&ID=152033 (facendo copia-incolla della stringa nella barra degli indirizzi)

oppure semplicemente cliccando qui

Ps. Riuscite a trovare l'immagine di quel fedifrago di Topolino in compagnia della "donna fatale"? :)
 
 
 

Emulsione Iodata Pierandrei

Post n°530 pubblicato il 13 Giugno 2017 da lafarmaciadepoca
 

 

Penso che chiunque abbia sfogliato, anche solo per caso una “Domenica del Corriere” o un’”illustrazione Italiana” degli anni Venti / Trenta, sicuramente ricorderà la gran pubblicità che si faceva dell’olio di fegato di merluzzo, in particolare a marchio Pierandrei.

L’Emulsione Pierandrei è stata forse la marca italiana più conosciuta di olio di fegato di merluzzo in commercio nella prima metà del Novecento, e fortuna ha voluto che io sia riuscita a recuperarne una bottiglia ancora piena, completa della sua sovra-scatola in cartone.

Il prodotto di per sé non è incredibilmente originale, e nemmeno troppo gradito al palato dei degenti: ciò farebbe pensare che con l’avvento dei preparati multivitaminici, esso sarebbe scomparso velocemente dalle farmacie, eppure l’Emulsione Pierandrei riuscì a resistere e a convivere con loro. Perché?

Definire le motivazioni con precisione è abbastanza complesso e richiederebbe una pubblicazione a parte, ma possiamo individuarne due che sicuramente hanno avuto un peso maggiore di altre.

1- I Savoia: i Pierandrei erano divenuti i fornitori ufficiali della Real Casa Savoia e dei suoi rami cadetti poiché a partire dal 1893, furono i titolari della Farmacia Verbano, sita in Via del Quirinale 44, molto vicina a quello che una volta era il palazzo reale. Questo aveva fatto sì che i prodotti Pierandrei godessero di “popolarità” tra gli Italiani, d’altronde, se li utilizzavano Vittorio Emanuele III e la Regina Elena per Umberto II, dovevano essere decisamente validi!

2- La capacità di adattamento: a differenza di altri preparati, l’Emulsione Pierandrei seppe adattarsi al nuovo mercato delle vitamine, dei preparati iodici, fosforici, e sciroppi agli ipofosfiti, semplicemente inserendoli nella formulazione. Nacquero così diverse varianti del prodotto (normale, fosforata e iodata), che contribuirono a saturare il mercato, lasciando meno spazio alla concorrenza. Addirittura ne esisteva anche una versione arricchita con lo sciroppo agli ipofosfiti Ruspini! Perché dare ai tuoi bambini lo sciroppo agli ipofosfiti, l’olio di fegato di merluzzo, il supplemento di iodio e quello di fosforo, quando con l’Emulsione Iodata Pierandrei puoi dargli tutto quanto insieme! (se penso ad alcune mamme apprensive d’oggi che temono che il Libenar possa fare interazione con la Tachipirina!).

Ovviamente, con il dopoguerra e il miglioramento delle condizioni economiche e sanitarie degli Italiani, anche l’Emulsione Pierandrei dovette soccombere al nuovo mercato, ma rispetto ad altri prodotti , la sua fine fu ritardata di parecchio.

Ecco la foto del flacone:

 

 

Emulsione Pierandrei

 


Misura 19,5 cm di altezza x 5,2 cm di larghezza e 3,6 cm di profondità e risale agli anni Trenta. La sovra-scatola è di poco più grande. Da notare è la scelta dei colori della confezione, in linea con gli altri prodotti Pierandrei, che hanno la caratteristica di non essere mai appariscenti ( generalmente marrone, nocciola, grigio). L’Emulsione poteva essere assunta in qualunque momento della giornata: i bambini, a seconda dell’età iniziavano con mezzo cucchiaino fino ad arrivare ad un cucchiaio intero al giorno, gli adulti invece, due cucchiai da minestra rasi.

Il prezzo era concorrenziale: 8 Lire, poi abbassato a 7,25 nel 1934, teoricamente accessibile a tutti.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 

Oleobalsamina

Post n°529 pubblicato il 03 Giugno 2017 da lafarmaciadepoca
 

 

La Ditta Giuseppe Del Piano di Rimini è una delle tanti piccole/medie industrie farmaceutiche italiane di cui oggi non rimane quasi più traccia, eppure ha dato i natali a molti farmaci commercialmente famosi, tra cui l’Oleobalsamina.

Giuseppe Del Piano (1874 - 1930), chimico e farmacista, dopo aver concluso i suoi studi presso l’università di Bologna, tra l’ultimo lustro dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, ritorna a Rimini, dove  inizierà già da subito a produrre l’Oleobalsamina, che gli varrà una medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1910.

Questo unguento per frizioni, specifico per le vie respiratorie, ma adatto anche a trattare i dolori reumatici era a base di:

-Spirito di ginepro: il Juniperus communis , è sempre stato considerato un rimedio universale dalla medicina popolare, in quanto ha proprietà antisettiche ed antireumatiche. Modernamente è stato soppiantato a causa dei costi elevati per la produzione e per la disponibilità sul mercato di molecole più efficaci.
-Acido salicilico: è un grande indicatore per la datazione della formula. Essendo stato per moltissimo tempo uno degli antireumatici più conosciuti, prima che la sua versione acetilata fosse commercializzata dalla Bayer con il nome di Aspirina, ci conferma che con molta probabilità la ricetta fu ideata prima della Grande Guerra, quando le aziende tedesche, in seguito alla sconfitta, perderanno diversi brevetti commerciali tra cui appunto quello sull’acido acetil salicilico.
-Salicilato di metile: ha effetti vasodilatatori a livello cutaneo, ed è un antinfiammatorio leggero. Viene impiegato anche come antisettico nel Listerine!
-Essenza di eucalipto: conferisce all’Oleobalsamina il suo caratteristico odore, ed in più porta con se proprietà analgesiche, antibatteriche e contribuisce a decongestionare le vie respiratorie. E’ un ingrediente molto comune dei farmaci contro tossi e catarri della prima metà del Novecento.
-Olio di canfora: rappresenta il mezzo in cui sono sciolti gli altri ingredienti, ma esso stesso possiede alcune caratteristiche interessanti dal punto di vista farmacologico, in quanto ha azione mucolitica ed antireumatica.

Generalmente non mi piace fare preferenze: per me tutti i vecchi farmaci sono uguali, ma nel caso dell’Oleobalsamina, mi sento di spezzare una lancia in suo favore. Dalla formulazione poteva competere con il più ben noto Vick’s Vaporub, e sicuramente questo spiega perché abbia avuto nonostante tutto un discreto successo commerciale.

Ecco la foto del flacone:

 

Oleobalsamina

Misura 10,7 cm di altezza x 5,5 cm x 1,7 cm e risale agli anni Cinquanta del Novecento. La posologia raccomandava 2 frizioni al giorno. Ciascun flacone costava 297 Lire + Ige e conteneva 50g di prodotto.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 

Oleosol Bayer

Post n°528 pubblicato il 26 Maggio 2017 da lafarmaciadepoca
 

 

L’Oleosol allo Jotione non fu certamente uno dei farmaci più famosi di casa Bayer, ma vale la pena ricordarlo comunque.

Si trattava di un preparato farmaceutico per frizioni, da impiegarsi in caso di artriti, reumatismi, sinovite, gotta, ma anche adenite tubercolare, pleuriti e bronchiti.
La base del linimento  era semplice olio di oliva, a cui erano aggiunte in parti uguali cloroformio e jotione.

Il cloroformio fu, insieme all’etere, uno dei primi anestetici ad essere impiegati in sala operatoria, ma fu presto abbandonato una volta noti i suoi effetti tossici e appurata la sua tendenza a provocare delle fatali aritmie cardiache: all’inizio del Novecento fu quasi completamente rimpiazzato dall’etere, ma rimase in terapia come anestetico locale per uso esterno.

Lo jotione (di jodoossipropano) era un marchio registrato Bayer, e rappresentava una fonte di iodio, la quale aveva due funzioni principali: in primis lo iodio allevia i dolori articolari (il bagno in mare è da sempre un rimedio popolare per l’artrite) e poi conferiva all'Oleosol proprietà disinfettanti, sicché potesse essere impiegato anche a guisa di semplice tintura.

Ecco la foto del flacone:

 

Oleosol Bayer

 



Misura 8 cm di altezza x 2,8 cm di diametro e risale agli anni Trenta. L’Oleosol era per uso esterno, e doveva essere applicato preferibilmente secondo quanto prescritto dal medico, altrimenti l’etichetta raccomandava di eseguire frizioni o “pennellazioni”  max 2 o 3 volte al giorno, con un cucchiaio da minestra di prodotto.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 
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