Creato da lafarmaciadepoca il 13/10/2010

La farmacia d'epoca

Raccolta di scatole e flaconi di farmaci di ieri - di Giulia Bovone

 

Crema Ricil's

Post n°521 pubblicato il 27 Marzo 2017 da lafarmaciadepoca
 

Il Sig. Nicola (quello dell'Idrolitina, per intenderci!), mi ha inviato le foto di un prodotto di cosmesi molto particolare: si tratta della Crema Ricil's.

Il nome tradisce già la sua composizione: infatti la crema Ricil's era a base di olio di ricino, e non era un lassativo, bensì un antenato dei moderni mascara:

Ricil's

Certo, lo spazzolino non sarà il massimo per l'applicazione, ma dal punto di vista del design, questa scatola degli anni Quaranta è un vero gioiellino!

Ricils

Ringrazio Nicola per avermi inviato le foto, e ringrazio anche voi per aver letto questo brevissimo post!

 
 
 

Habemus RIM in latino!

Post n°520 pubblicato il 17 Marzo 2017 da lafarmaciadepoca
 

In quasi undici anni ne ho viste di scatole di RIM (compresa quella con il logo colorato degli anni Dieci), ma mai mi era capitata la scatola del Regolatore Intestinale Murri in latino.

Ammetto di essere rimasta perplessa quando l’ho vista per la prima volta, e ho pensato addirittura che si trattasse di un falso, ma poi la curiosità ha avuto la meglio, così ho deciso di acquistarla.

Eccola qui in tutto il suo splendore:

RIM latino

La fattura dell’oggetto farebbe pensare ad una datazione intorno agli anni Venti, ma ciò che balza all’occhio non è la forma o la dimensione, ma la lingua in cui è scritta la scatola, ossia il latino.

La composizione infatti non è diversa dalla controparte italiana, in quanto si trattava di “ vaselinae oleum purissimum, agar – agar, acidum citricum, phenophtaleinum, in peculiari organica praeparatione – confecturam fructuum viridum q.s.” (q.s. sta per quantum satis, ovvero quanto basta).

Traduzione spiccia per chi non mastica il latinorum:” olio di vaselina purissimo, agar – agar, cido citrico, fenolftaleina, in preparazione organica speciale – confettura di prugna q.b”.

Sul retro la scatola presenta ulteriori istruzioni circa la posologia in tedesco ed in francese, ed in più è indicato come luogo di produzione Bellinzona (Svizzera – Canton Ticino).

Misura 9,5 cm x 7,2 cm x 1,4 cm, dimensioni piuttosto insolite per il tipo di prodotto, di cui non ho trovato alcun riscontro particolare da nessuna parte. L’ipotesi più plausibile che mi sia venuta in mente è che si trattasse di qualche scatola destinata alle Guardie Svizzere, ma non ho materiale storico da portare a supporto della tesi, che per ora rimane solo una supposizione. Come al solito mi affido a voi: se ne sapete qualcosa o avete delle notizie migliori, fatevi avanti con una mail o un commento.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Iodarsenico Guidotti

Post n°519 pubblicato il 09 Marzo 2017 da lafarmaciadepoca
 

 

Sì, lo so che in tanti me lo avete fatto notare, e rimedio subito alla mancanza: eccovi lo Iodarsenico Guidotti!

Personalmente non so da cosa derivi questo furore popolare nei confronti dello Iodarsenico: forse sarà il fatto che essa rappresenta una delle scatole più comuni che si possano trovare nei mercatini dell’antiquariato,  oppure il suo logo particolare, con la torre di Pisa  avvolta da un serpente gigante tipo caduceo per chi soffre di complessi d’inferiorità (perché utilizzare il solito King Kong o Godzilla, quando puoi avere un mega pitone!), o ancora il design che vede insieme un verde malva e una litografia con effetto legno?

Bene, non ci è dato sapere cosa renda lo Iodarsenico così speciale, ma è sicuro che esso sia stato la fortuna dei Laboratori Guidotti di Pisa. Essi furono fondati dalla famiglia Guidotti nel 1914, ma esistono tracce della presenza sul mercato dello Iodarsenico precedenti a quella data.

Questo è imputabile al fatto che, i Guidotti erano già attivi prima della fondazione dei laboratori, e probabilmente erano già in possesso della formula del prodotto dal 1913, come dimostra un atto dell’ufficio brevetti degli Stati Uniti.

I Guidotti coinvolti nell’impresa farmaceutica erano Luigi, Giuseppe ed Ezio, i quali potevano contare sull’appoggio di alcune delle personalità di maggior spicco della Pisa medica dell’epoca, quali il Professor Domenico Bosalino, i dottori Carlo martinetti, Ciro Campani, Giovanni Ricci, Olindo Spadoni, Lopoldo Pio Ceccarelli, e Roberto Berti.

L’azienda nacque con la denominazione “Laboratorio Jodarsenico Giuseppe Guidotti & C”, divenendo poi nel 1923 “Laboratorio Guidotti & C”, nome che manterrà fino al 1981 quando i laboratori, esistenti ancora oggi verranno trasformati in una società per azioni.

La famiglia Guidotti mantenne il controllo dell’azienda fino al 1943, quando alla morte di Luigi Guidotti i laboratori passarono nelle mani del genero, il Dott. Harry Bracci Torsi, nipote del fantino Thomas Rook, il primo fantino della scuderia di Vittorio Emanuele II, e nel 1983 diventarono parte del gruppo Menarini, mantenendo comunque il brand.

Lo Iodarsolo dal punto di vista della composizione è il classico “ricostituente che non ricostituiva” dei primi anni del Novecento: arsenico, guajacolo e iodio, indicati in caso di anemie, linfatismo , scrofolosi e tutte quelle che al tempo erano indicate come “malattie del ricambio” tra cui ricadeva anche la notissima tubercolosi.

Ecco la foto della scatola:

Iodarsenico

Misura 7,5 cm x 9,7 cm x 1,7 cm ed è databile tra il 1914 e il 1923. Il costo di una scatola era di 6 Lire, ed era disponibile sia sotto forma di fiale che in versione  sciroppo. La posologia era decisa caso per caso dal medico.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 

Pastiglie Ergon

Post n°518 pubblicato il 14 Febbraio 2017 da lafarmaciadepoca
 

La linea di farmaci Ergon è forse uno dei brand farmaceutici maggiormente sconosciuti al pubblico, eppure ha accompagnato l’Istituto Nazionale Medico Farmacologico Serono dalla data del suo trasloco da Torino a Roma nel 1906.

La linea farmaceutica Ergon spaziava dalle pastiglie per la tosse agli anestetici chirurgici, infatti nacque come un assortimento di medicinali di uso comune sia in ambito casalingo, sia ospedaliero, venduti a prezzi competitivi.

Spesso mi capita di confrontarmi con altri appassionati convinti che l’Istituto Nazionale Medico Farmacologico che produceva i prodotti Ergon, fosse diverso dall’Istituto Nazionale Farmaceutico Serono, ma le prove, ossia l’ubicazione dei laboratori di produzione (entrambe in Via Casilina 73 a Roma) fanno propendere per il fatto che in realtà dietro ai prodotti Ergon ci fosse proprio la Serono.

Questo non deve sembrare strano: il punto forte dell’ INFS (concedetemi le abbreviazioni!) erano i ricostituenti, Bioplastina in testa e gli opoterapici d’avanguardia, e con molta probabilità nell’interesse dell’azienda si era deciso di creare due linee di prodotti: uno a marchio Serono, l’altro a marchio Ergon.

La scatola nella foto sono ormai anni che ce l’ho, ma non avevo abbastanza “sicurezze” per poter affermare con sicurezza che fosse prodotta dalla Serono, e a questo titolo ringrazio Francesco M. per le delucidazioni che mi hanno permesso di pubblicare il post a riguardo.

Come vorrei che ci fosse la peer review anche per la storia della farmacia, in modo da evitarmi anni di attesa!

Ecco la foto della scatola:

Pastiglie Ergon


Misura 8 cm x 5,5 cm x 2,2 cm e risale agli anni Dieci, infatti non riporta la lista degli ingredienti come da migliore tradizione dell’epoca. Della posologia si sa solo che gli adulti potevano prendere una o due pastiglie all’ora fino ad un massimo di 10 al giorno per i bambini metà dose.

Personalmente ho un’idea della loro ricetta, e penso che chi mi segue da anni potrebbe arrivarci. Pensateci!

Grazie per aver letto il post!

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Risposta:  è solo una speculazione, ma essendo la linea Ergon una linea che comprende anche anestetici, molto probabilmente ci troviamo davanti alla classica ricetta “mentolo, borato ed alcaloide a scelta” tipica dei primi anni del Novecento.

 
 
 

Digitalina Nativelle

Post n°517 pubblicato il 04 Febbraio 2017 da lafarmaciadepoca
 

 

La Digitaline Nativelle è stato uno tra i farmaci più innovativi del XIX secolo: se tra fine Ottocento ed inizio Novecento foste stati soggetti ad insufficienza cardiaca non potevate trovare in commercio cardiotonico migliore.

A base di digitalina, un glucoside estratto in forma cristallina dalla Digitalis purpurea (la pianta, non la poesia del Pascoli), il quale ha un effetto ionotropo positivo sul muscolo cardiaco. Questo effetto è provocato dal blocco della pompa Na/K (sodio/potassio) che causa un ristagno degli ioni sodio, e conseguentemente anche del calcio, i quali stimolano la contrazione delle fibre del muscolo cardiaco.

Le proprietà cardiotoniche della digitale erano note già nel XVIII secolo, ma a causa del suo basso indice terapeutico e della difficoltà nel determinare la dose attiva, che se in eccesso determina la morte del paziente, hanno fatto sì che questa molecola potesse comparire nelle farmacie solo nel momento in cui i metodi di purificazione e produzione raggiungessero determinati standard qualitativi. Infatti, con i glucosidi della Digitalis, basta un leggero aumento della dose per passare da un effetto benefico ad un effetto letale.

Se in passato la Digitalina Nativelle era il non plus ultra, già negli anni Cinquanta non riuscì a tenere il passo con altre molecole come l’adrenalina, sparendo dal mercato e lasciando campo libero a molecole più sicure e con un indice di risposta al dosaggio migliore.

La Digitaline comparve in commercio nel 1872, e fu la fortuna  del suo scopritore, ovvero Claude Adolphe Nativelle, che nel 1884 fondò la casa farmaceutica Nativelle. A titolo di curiosità sappiate che la Digitaline vinse il Premio Orfila e il Premio  Desportes  insignito dall’Accademia di Medicina di Parigi, due dei riconoscimenti più ambiti all’epoca in ambito farmaceutico francese.

Ecco la foto della scatola:

 digitaline

Misura 5,5 cm x 4 cm x 1,8 cm e risale agli inizi del Novecento / anni Dieci. Sulla scatola non è presente alcuna posologia, che doveva essere stabilita dal medico caso per caso.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 
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