Creato da lafarmaciadepoca il 13/10/2010

La farmacia d'epoca

Raccolta di scatole e flaconi di farmaci di ieri - di Giulia Bovone

 

Chi ricorda l'Albosan Guigoz?

Post n°496 pubblicato il 29 Agosto 2016 da lafarmaciadepoca
 

Nemmeno a farlo apposta, mi è capitata sottomano una bustina di Albosan Guigoz, una polvere all’albumina di latte, che fu ideata negli anni Sessanta per la cura delle pelli delicate, soprattutto in ambito pediatrico.

Si trattava infatti, di una polvere aspersoria da utilizzare in alternativa al borotalco, anche nei casi di iperidrosi oppure per evitare arrossamenti o screpolature della pelle, tutto sommato non era nulla di strano o particolarmente innovativo.
E’ però da segnalare il curioso uso dell’albumina estratta dal latte vaccino: mentre noi contemporanei cerchiamo di evitare il più possibile di commercializzare prodotti con possibili allergeni, e ironicamente oggidì la Guigoz è leader nel settore degli alimenti per neonati intolleranti, all’epoca semplicemente non esisteva la possibilità di diagnosticare con precisione eventuali intolleranze. Infatti questo spiega perché “una volta le allergie non c’erano” (non c’era modo di riconoscerle, se non in casi gravissimi) e perché l’Albosan sia sparito dal commercio in poco tempo.

Pare strano, ma non ci sono molte tracce di questo prodotto, né in cartaceo, né su internet, proprio perché rimase pochissimo sul mercato, e anzi dubito possa essere arrivato nelle farmacie.

L’Albosan in polvere era un complemento alla “cura della lattoalbumina”, di moda negli anni Cinquanta. Finora ho trovato informazioni circa la distribuzione di bustine campione, ma nessuno ha ricordo di aver acquistato il prodotto. Perciò mi rivolgo a voi: qualcuno ricorda mai di averlo acquistato o averlo usato?

Ecco la foto della bustina promozionale:

Albosan



Misura 16 cm x 10,1 cm e risale agli anni Cinquanta. Sulla busta non ci sono molte altre informazioni utili, anche l’Albosan era prodotto dalla Orsina S.p.A, i concessionari per l’Italia della casa farmaceutica svizzera.

Grazie per aver letto il post e grazie per l’aiuto nella ricerca!

 
 
 

Alimento Guigoz

Post n°495 pubblicato il 22 Agosto 2016 da lafarmaciadepoca
 

L’Alimento Guigoz, è una delle farine lattee più conosciute oltralpe, ma non si può dire che in Italia abbia goduto dello stesso successo della Farina Lattea Nestlé o dell’Alimento Mellin.

So che possa sembrare strano, perché al giorno d’oggi è possibile trovare questo prodotto in molte farmacie, e viene consigliato dai pediatri per bambini con intolleranze, ma a metà degli anni Cinquanta, quando sbarcò in Italia, ebbe una vita durissima.

Infatti, affacciandosi su un mercato già saturo, e offrendo quasi lo stesso prodotto dei concorrenti, fu difficile ottenere  un’ampia clientela che permettesse all’Alimento Guigoz di prosperare.

A fondare l’azienda nel 1908 fu lo svizzero Maurice Guigoz, il quale, come molti altri all’epoca, furono attratti dal business del latte microbiologicamente sicuro per i neonati, creando così uno dei primi latti in polvere della storia: Crémo. Sì, purtroppo si chiama così.

Nel 1927 i prodotti Guigoz arrivarono in Francia, e da lì iniziarono a dare battaglia ad un altro colosso della nutrizione infantile di origini svizzere, la celeberrima Nestlé. Lo sforzo per rimanere sulla cresta dell’onda fu immane, ma la Guigoz soccombette alla rivale nel 1971, e questo fu la sua fortuna.

L’azienda di Monsieur Maurice, si era specializzata nella produzione di latti specifici per bambini con particolari intolleranze, una linea di prodotti che mancava in casa Nestlé, così invece di scomparire nei meandri della storia della farmacia, la Guigoz rimase e si rafforzò sul mercato internazionale, grazie alla sterminata rete di diffusione dei suoi nuovi padroni. Se non puoi batterli fatteli amici!

Ecco la foto della confezione:

 Alimento Guigoz

Misura 15,3 cm di altezza e 6 cm di diametro. E’ una delle ultime latte a marchio Guigoz, in quanto risale alla fine degli anni Sessanta (1968 per essere precisi).
In Italia gli stabilimenti erano siti a Milano in via C. Valvassori Peroni 77 e il suo distributore era Orsina S.p.A.

L’etichetta riporta la tabella di somministrazione, che è molto scarna rispetto ad altre, infatti l’unica informazione che trapela è: “Dai l’Alimento Guigoz ai bambini quando hanno fame”.  Semplice, diretto e di facile comprensione, come tutte le cose di una volta.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Pubblicità Maestretti

Post n°494 pubblicato il 08 Agosto 2016 da lafarmaciadepoca
 

Un po' di pubblicità farmaceutiche direttamente dal 1950. Vi avverto già: il file è grande, perciò è stato diviso in più parti.

Nella prima metà degli anni Cinquanta la Maestretti pubblicizzava i suoi prodotti tramite questi cartoncini con disegni di animali, che potevano essere rifilati per realizzarne dei quadretti.

Ringrazio il Prof. Roberto Morassi per il graditissimo dono!

Per visionare le pubblicità potete fare clic qui

Grazie per aver letti il post!

 

 
 
 

Acqua Alabastrina

Post n°493 pubblicato il 02 Agosto 2016 da lafarmaciadepoca
 

 

Donne, volete anche voi un incarnato pallido e aristocratico, in modo che gli uomini non mettano in dubbio la vostra grazia e femminilità? Ebbene se non potete vantare antenati nordici, rimediate facendo uso dell’Acqua Alabastrina del Dott. Barberi di Palermo.

Solo l’Acqua Alabastrina renderà la vostra pelle pallida, setosa, soda e vellutata, che attirerà sicuramente lo sguardo del maschio, il quale prontamente penserà: “Toh, che maleducazione, hanno scaricato un’altra statua di gesso in mezzo al marciapiede” e prontamente si avvicinerà a voi chiedendovi: “ma Signorina, lei è ancora viva o no?”.
Ma sì, quale donna non desidererebbe un incarnato pallido, ma così pallido che al confronto Biancaneve potrebbe vantare un’abbronzatura caraibica? Quel biancume, così niveo che se per caso ti addormenti in un campo dopo un pic-nic, al tuo risveglio non trovi il principe azzurro, ma una squadra della polizia scientifica?

Sembra strano, ma fino agli anni Dieci / Venti per accalappiare un uomo senza troppo sforzo dovevi essere pallida, e sicuramente molte signore si sono affidate all’Acqua Alabastrina per sopperire a ciò che la natura non aveva donato. Il Dott. Barbieri non riporta gli ingredienti del prodotto, ma sicuramente doveva trattarsi di un’evoluzione delle lozioni caustiche di fine Ottocento.

Ecco una foto del flacone:

 

Acqua Alabastrina

Misura 14,7 cm di altezza x 3,7 cm di larghezza, x 3 cm di profondità e risale agli anni Dieci / Venti del Novecento, quando le donne pallide come me erano delle sventole colossali che morivano prima dei trent’anni di parto o di tubercolosi.
Maledetta rivoluzione dei canoni di bellezza degli anni Trenta, che con la nuova bellezza “contadina” abbronzata e prosperosa, ha mandato in soffitta la pallida Violetta e la fragile Mimì, retaggi ottocenteschi ormai morenti, che non potevano resistere nel mondo futurista novecentesco, dove servivano donne forti, robuste e in salute per dare vita a nuove generazioni di soldati.

I laboratori del Dott. Barbieri erano siti in Via della Giostra 14 a Palermo.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Cebion

Post n°492 pubblicato il 29 Luglio 2016 da lafarmaciadepoca
 

 

Penso che non sia necessario introdurre questo farmaco, anche perché sfido chiunque sia nato dal 1934 a questa parte a non averlo incrociato almeno una volta nella vita: chi non ha mai preso il Cebion?

Personalmente ritengo che il mirabolante Cebion possa essere una di quelle “icone” farmaceutiche che ormai fanno quasi parte del parlato comune, godendo di una fortuna commerciale straordinaria, che ha portato la Bracco ad essere una delle aziende leader in Italia nel settore farmaceutico.

Non sto a raccontarvi la storia di Fulvio Bracco e di come sia entrato in possesso della formula del Cebion, quella è ben documentata sul sito dell’industria farmaceutica, quello che vorrei invece sottolineare è come nel tempo siano cambiati gli eccipienti.

Spesso ci dimentichiamo che un farmaco è in realtà qualcosa di più, non esiste solo il principio attivo, ma anche altre molecole che formano il “corpo” della pastiglia.
Nel caso del Cebion, la pastiglia non è solo acido ascorbico, più comunemente conosciuto come Vitamina C, ma è anche acido tartarico, bicarbonato di sodio, lattosio, saccarina e tartrazina. L’acido tartarico e il bicarbonato di sodio sono presenti anche nelle pastiglie effervescenti moderne e in una caterva di altri prodotti alimentari, quello su cui invece vorrei focalizzarmi sono le ultime tre molecole: lattosio, saccarina e tartrazina, ad oggi non più incluse nel farmaco, ma eccipienti comunissimi negli anni Cinquanta e Sessanta.

Il lattosio e la saccarina erano impiegati come dolcificanti, peccato che il primo sia un allergene piuttosto diffuso nella popolazione umana, mentre la seconda fu tolta dal commercio negli anni Settanta perché ritenuta sospetto cancerogeno. La tartrazina merita un discorso a sé, poiché questo colorante è in grado di dare severe reazioni allergiche nei soggetti asmatici o intolleranti all’aspirina, ed è stata oggetto negli anni Novanta di innumerevoli bufale.

Sì, negli anni Novanta si era diffusa la notizia che la tartrazina fosse responsabile dell’iperattività nei bambini e che diminuisse la conta spermatica, così come la dimensione del pene: affermazioni decisamente false, che però fecero gran presa sul pubblico, portando al bando della molecola in alcuni stati europei.

Ci tengo a precisare che la moderna farmaceutica fa attenzione a limitare o se possibile evitare additivi che possono dare luogo a reazioni allergiche o di intolleranza, perciò queste molecole non vengono più impiegate se non in rari casi in cui non è possibile trovare un’alternativa.

Ecco una foto del tubo:


Cebion

Misura 9 cm di altezza x 3 cm di diametro e risale agli anni Sessanta. Il Cebion dell’epoca era venduto dietro prescrizione del medico e ad egli spettava anche decidere ogni quanto assumere una pastiglia. Il barattolo dice di limitarsi a 1 o 2 compresse al giorno, sciolte in acqua o succo di frutta, ma in caso di carenze da vitamina C o altre situazioni più gravi si poteva arrivare ad aumentare la dose.

Quando questo farmaco fu inventato, infatti non si era a conoscenza che più il corpo umano è bombardato dalla vitamina C, più il suo assorbimento diventa inefficiente e si riduce, infatti le due pastiglie di Cebion al giorno, apportavano ben 2 g di acido ascorbico. Assumere più pastiglie avrebbe significato sforare il limite di tolleranza riducendo la predisposizione del nostro corpo ad assumere la vitamina C. Per questo motivo, aumentare la dose, anche in caso di carenza era abbastanza inutile.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 
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