Creato da lafarmaciadepoca il 13/10/2010

La farmacia d'epoca

Raccolta di scatole e flaconi di farmaci di ieri - di Giulia Bovone

 

Oleosol Bayer

Post n°528 pubblicato il 26 Maggio 2017 da lafarmaciadepoca
 

 

L’Oleosol allo Jotione non fu certamente uno dei farmaci più famosi di casa Bayer, ma vale la pena ricordarlo comunque.

Si trattava di un preparato farmaceutico per frizioni, da impiegarsi in caso di artriti, reumatismi, sinovite, gotta, ma anche adenite tubercolare, pleuriti e bronchiti.
La base del linimento  era semplice olio di oliva, a cui erano aggiunte in parti uguali cloroformio e jotione.

Il cloroformio fu, insieme all’etere, uno dei primi anestetici ad essere impiegati in sala operatoria, ma fu presto abbandonato una volta noti i suoi effetti tossici e appurata la sua tendenza a provocare delle fatali aritmie cardiache: all’inizio del Novecento fu quasi completamente rimpiazzato dall’etere, ma rimase in terapia come anestetico locale per uso esterno.

Lo jotione (di jodoossipropano) era un marchio registrato Bayer, e rappresentava una fonte di iodio, la quale aveva due funzioni principali: in primis lo iodio allevia i dolori articolari (il bagno in mare è da sempre un rimedio popolare per l’artrite) e poi conferiva all'Oleosol proprietà disinfettanti, sicché potesse essere impiegato anche a guisa di semplice tintura.

Ecco la foto del flacone:

 

Oleosol Bayer

 



Misura 8 cm di altezza x 2,8 cm di diametro e risale agli anni Trenta. L’Oleosol era per uso esterno, e doveva essere applicato preferibilmente secondo quanto prescritto dal medico, altrimenti l’etichetta raccomandava di eseguire frizioni o “pennellazioni”  max 2 o 3 volte al giorno, con un cucchiaio da minestra di prodotto.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 

Pastiglie Mentolo Eucalipto e Cocaina

 

Se siete torinesi sicuramente conoscerete la Farmacia del Leone, sita in via San Secondo 46, all’angolo con via Pastrengo, famosa negli anni Dieci per le sue Pastiglie Antisettiche  MEC: mentolo, eucaliptus e cocaina.

Sì, lo so che ci sarete rimasti male, ormai le pastiglie mentolo, eucalipto ed “alcaloide a scelta” sono una consuetudine per questo blog e non fanno più scalpore, ma in tutta sincerità devo ammettere che le Pastiglie MEC della Farmacia del Leone, sono piuttosto originali per il panorama farmaceutico italiano di inizio XX secolo.

In primis, la scelta della cocaina, piuttosto che della codeina o di estratti di catrame vegetale, farebbe pensare ad un trattamento d’urto contro tossi e catarri d’ispirazione anglosassone, dove sul finire dell’Ottocento spopolavano prodotti come le “Allen’s Cocaine Tablets” , il “Peruvian Syrup” o le pastiglie per la gola “Diamorphine and cocaine” prodotte dalla Allenburys.
Inoltre, le Pastiglie MEC, non solo volevano avere un effetto calmante sulla tosse, ma vantavano anche proprietà antisettiche, grazie all’azione combinata di estratto di eucalipto e mentolo: ovviamente non riuscivano efficaci come un antibiotico, ma prima del 1939, anno in cui arrivarono in Italia i primi antibiotici commerciali, si cercava di trovare rimedio alle patologie a carico delle vie respiratorie con ciò che si aveva a disposizione.

A noi contemporanei l’idea di assumere delle pastiglie alla cocaina per la tosse ci sembra assurdo e controverso, ma come ripeto sempre, occorre entrare nell’ottica di inizio Novecento e capire che purtroppo non esistevano alternative: le Pastiglie MEC erano farmaci, anche se la dose di 8-10 confetti al giorno farebbero pensare a tutt’altro!

Ecco la foto della scatola:


Pastiglie Mentolo Eucalipto e Cocaina

Misura 7 cm di diametro x 2,5 cm di altezza ed è databile tra i primissimi del Novecento e gli anni Dieci, quando la farmacia era diretta dai Dott. Bertone & Torchio.

Grazie per aver letto il post!      

Ps. non so come mai non sia partito l’aggiornamento automatico del blog. Il post di questa settimana verrà pubblicato domani.

 

 
 
 

Miltaun

Post n°526 pubblicato il 08 Maggio 2017 da lafarmaciadepoca
 

 

Nel campo della storia del farmaco, sono presenti alcune molecole che hanno caratterizzato più di altri un determinato scenario consumistico, ed il meprobamato può entrare a tutto merito in questa categoria.

Questa molecola, sintetizzata per la prima volta nel 1950 da Bernard John Ludwig e da Frank Milan Berger presso la Carter Products, la quale cedette poi alla Wallace Laboratories, una società sempre controllata dalla Carter, i diritti per la commercializzazione del meprobamato, sotto il nome di “Miltown” in inglese, divenuto poi “Miltaun” in italiano.

Il nome commerciale “Miltown”, infatti deriva dalla contea di Milltown, nel New Jersey, dove la Wallace Laboratories aveva sede. Infatti ad oggi i Laboratori Wallace sono ancora operativi, ma la loro sede principale è oggi in India.

Il Miltaun comparve sul mercato nel 1955 e per 10 anni fu un successo economico eclatante: studi presso il Mississippi State Hospital, un ospedale psichiatrico, avevano dimostrato che l’80% dei pazienti a cui era stato prescritto il meprobamato avevano avuto dei benefici, soprattutto in coloro che erano stati internati per problemi gravi di alcoolismo. Queste evidenze, anche se condotte su solo 101 pazienti, fecero sì che in breve tempo il farmaco si espandesse sul mercato a macchia d’olio: nel 1957, nei soli Stati Uniti, si registrarono più di trentasei milioni di prescrizioni. Il Miltaun è anche legato al mondo dello spettacolo: Marilyn Monroe, Jerry Lewis, Jimmy Durante e Bob Cummings ne fecero uso.
Nel 1960 il mercato americano era completamente monopolizzato dal meprobamato: circa due terzi erano commercializzati come Miltaun e prodotti dalla Wallace Laboratories (Carter),  mentre l’un terzo restante  era venduto con il nome di Equanil dall’ American Home Products Corporation, il tutto per un fatturato da capogiro. Inevitabilmente, la Carter (proprietaria sia dei Wallace Laboratories, sia dell'AHPC) fu trascinata in tribunale dai suoi concorrenti perdendo la causa, e i suoi diritti esclusivi sul meprobamato furono revocati.

Sul lungo periodo ciò avrebbe portato sul lastrico qualsiasi industria farmaceutica, ma nonostante ormai il meprobamato potesse essere venduto liberamente, stavano emergendo particolari inquietanti sui suoi effetti collaterali.

Nei primi anni Sessanta, ci si rese conto che il Miltaun alterava la capacità di guida e dava assuefazione con molta facilità. In più, dal momento che agiva più come un sedativo che come tranquillante, nel 1965 fu eliminato dalla lista dei farmaci di libera vendita e nel 1967 fu sottoposto a restrizioni anti abuso, poiché il sovradosaggio si può registrare molto facilmente, causando la morte dell’individuo.

Il Miltaun uscì di scena negli anni Settanta, quando con la comparsa delle benzodiazepine, non fu più prescritto, ed oggi il suo nome è più solo un ricordo dell’epoca d’oro di Hollywood.

Ecco la foto della scatola:

Miltaun

Misura 7,3 cm x 3,3 cm x 0,7 cm e risale agli anni Cinquanta / Sessanta. Conteneva 10 compresse da 400 mg ciascuna, da prendersi 3 volte al giorno, in caso di ansietà, insonnia, tensione nervosa, ed iperemotività.

In Italia il Miltaun era commercializzato dalla Lederle e distribuito da ALFAR di Catania, referenti della Wallace Laboratories.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 

Anestesina Ritsert

Post n°525 pubblicato il 27 Aprile 2017 da lafarmaciadepoca
 

Uno dei più grandi problemi che dovette affrontare la nascente pratica anestetica, fu quello di individuare molecole efficaci e sicure per l’anestetizzato, ma che allo stesso tempo non inducessero assuefazione.
Il tedesco Eduard Ritsert fu uno dei tanti che tra fine Ottocento ed inizio Novecento si cimentarono nell’impresa, ideando l’etile-p-amminobenzoato, commercializzato con il nome di Anestesina.

Sicuramente etile-p-amminobenzoato, non vi dirà nulla, ma se vi dicessi che questa molecola è anche conosciuta con il nome di benzocaina, sicuramente vi verrà in mente quel luogo di tortura che è il dentista.

Infatti, l’Anestesina all’inizio parve quasi un fallimento: non dava assuefazione, ma il suo effetto era troppo volatile per essere impiegata nella chirurgia tradizionale, ma fortunatamente ci si rese conto che una molecola del genere poteva essere utilizzata per medicazioni topiche ed antidolorifici.

L’Anestesina fu scoperta nel 1890, ma la sua commercializzazione su larga scala dovette attendere il 1903, con la fondazione della Dr. Ritsert Pharma, casa farmaceutica a conduzione famigliare, attiva ancora oggi sotto la guida del Dr. Stefan Ritsert. L’Anestesina è ancora prodotta, ma non con questo nome commerciale e sotto forma di polvere semplice: è uno dei componenti dell’Anaestherit, una pomata antidolorifica.

Ecco la foto della confezione (ancora nel suo cellophane!):

Anestesina



Misura 3,7 cm x 3,3 cm x 2,7 cm ed è databile tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta, quando il regime nazista convogliò la quasi totalità delle industrie chimiche nella IG Farben. Non è indicata la posologia.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Glycerophosphate Robin

Post n°524 pubblicato il 18 Aprile 2017 da lafarmaciadepoca
 

 

Direttamente dagli anni Dieci del Novecento, eccovi il Glycerophosphate Granulé Robin.

Per una volta ciò che distingue il prodotto non è tanto la sua composizione, poiché si tratta del classico ricostituente per nevrastenici ai glicerofosfati di sodio e di calce, completamente inutile dal punto di vista medico, ma molto in voga tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, ma l’accortezza con cui fu studiato il prodotto.

Il Glycerophosphate Granulé fu uno dei primi farmaci a essere fornito di dosatore, ed in particolare un cucchiaio di alluminio che si andava ad incastrare lateralmente nella bottiglia. Cosa c’è di straordinario in tutto ciò? Semplice: le dosi erano standardizzate secondo quanto necessario dalla casa farmaceutica.  A differenza di quanto accade oggi, dove anche l’ultima confezione di sciroppo contiene il suo dosatore in plastica, all’epoca ci si regolava in “cucchiai” e “cucchiaini”, la cui dimensione della posata però variava da produttore a produttore, non garantendo uniformità.

Certamente nel caso di un farmaco come il Glycerophosphate Granulé,  non ha molta importanza, ma il concetto introdotto dalla Robin è veramente moderno e degno di nota, perciò se trovate questi cucchiai di alluminio nei mercatini dell’antiquariato, acquistateli e andatene fieri!

Ecco la foto della scatola e il dettaglio del flacone:

 

Glycerophosphate Robin

Glycerophosphate Robin

Il cartone misura 14,3 cm x 6 cm x 4,7 cm, mentre il flacone in vetro 13 cm x 5,3 cm x 3,8 cm e risale agli anni Dieci del Novecento. La posologia prevedeva dai 2 ai 3 cucchiai per gli adulti, e 1-2 per i bambini, da assumersi in acqua o latte al momento dei pasti principali. Il tappo originale è in sughero e legno.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 
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