Creato da liberante il 05/03/2005
Che anche nella più delirante delle fantasie il bianco su cui scrivo sia la mia verità.

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Ultimi Commenti


 
liberante
liberante il 03/05/15 alle 15:55 via WEB
Ma figurati!!! ha appena il tempo di vivere perché tutto il resto è investito sul lavoro...
 

 
Narcysse
Narcysse il 03/05/15 alle 07:25 via WEB
Ma ce l'ha ancora un blogghino? :-)
 

 
liberante
liberante il 02/05/15 alle 23:36 via WEB
L'ho ascoltata leggendo le parole, ritmando la musica e ho ritrovato. Ritrovato Arcangelo che è ancora e sempre lui come l'hai conosciuto, anzi meglio perché adesso è uomo e si sta costruendo la vita come vuole lui, con la compagna che si è scelto e ne sono felice ed orgogliosa. E poi ho ritrovato te, la tua sensibilità e la tua dolcezza. Grazie ed un grande abbraccio.
 

 
Narcysse
Narcysse il 02/05/15 alle 22:36 via WEB
*oops refuso..c'avrei
 

 
Narcysse
Narcysse il 28/04/15 alle 23:34 via WEB
Argh il link non funziona.Ragazzi fantastici e intelligenti...Quando li ascolto davvero mi torna in mente l'Arcangel. Salutamelo...kè ch'avrei anche voglia di rivedervi.
Puoi ascoltarla qui:
www.youtube.com/watch?v=68vcys0wfAU
 

 
Narcysse
Narcysse il 28/04/15 alle 23:31 via WEB
Signora...Delle parole vere. Emozione rileggerti. Mi sa che abbiamo dimenticato, molto, quasi tutto...Spesso cerco i ricordi dei miei genitori. Mi son fatto raccontare il 25 aprile; una bellissima giornata di primavera dice mia madre. Spesso chiedevo a mia nonna che mi raccontasse...e mi mancano le sue "parole vere". Ma concludo..

Il nonno, il bisnonno (Uoki Toki)
Il mio bisnonno Cesare, maceratese trasferitosi a Milano, faceva il calzolaio. Abitava con Gemma, un’infermiera che aveva finito il ginnasio. Avevano quattro figli, nessuno di loro battezzato. Nel tempo libero Cesare era impegnato a lasciare volantini di stampo anarchico lungo i percorsi dove gruppi di persone passeggiavano: nella fattispecie, le camminate del dopolavoro fascista. Nascondeva il materiale compromettente dalla vista indiscreta della polizia più o meno segreta stivando i volantini nella culla di mio nonno, onde non passare qualche giornata lieta dentro la caserma. Durante la guerra ’15-’18 si sparò apposta in un ginocchio perché stava al fronte, nel battaglione punitivo, assieme ad altri anarchici messi lì per lo stesso motivo. E lui, ferito, viene riportato a Milano, dove la sua compagna Gemma utilizza la sabbia per tenergli la ferita sempre aperta, in modo che non torni in guerra. Dopo un mese la truffa viene scoperta: sarebbe stata galera certa, salvo che un prete, in cerca di fama in fretta, fa ad entrambi una proposta: “prendete i sacramenti ed io non vi faccio finire in cella!”. Così sul giornale appare un articolo sensazionale: “Anarchici convertiti! Guardate il regime cosa può creare: Cesare e Gemma sposati ed i loro figli battezzati, cresimati, comunicati”. Quattro generazioni più tardi io i suoi principî li ho conservati: uno – quando c’è da pensare alle persone Che Guevara va nel cestino; due – il fucile rivolto contro sé stessi può portare a vivere meglio. Ennio Quirico – da qui il nome Ennio, mio nonno – comincia a lavorare presto; altrettanto presto scopre di essere portato per suonare uno strumento, la tromba: quindi di giorno sta nel laboratorio di pelletteria, di sera, invece, studia nel conservatorio. Ricerca ogni occasione possibile per suonare in giro: dalle orchestre, che al cinema sonorizzavano film muti, ai sotterranei, dove ci s’incontrava in segreto a suonare spartiti vietati – quelli americani, accusati di essere sovversivi, quindi non adatti ai divertimenti dei regimi. Ma a mio nonno questo non bastava: infatti indossava la divisa del Gruppo Universitari Fascisti e poteva suonare in una vera banda con tutti i crismi. Suo padre Cesare, sapendolo, si adirava, ammonendolo che avrebbe applicato il dolo del fuoco, se avesse visto in giro per casa la divisa in nero che mio nonno nascondeva nello sgabuzzino. Ed i rapporti di infuocata tolleranza continuano fino a quando Ennio entra nella seconda guerra. Mandato in terra di Sicilia – nel suo zaino fisarmonica e tromba, le bombe a mano le usa come cuscino – assiste allo sbarco degli americani, si arrende alle loro superiorità militari e lui e il suo battaglione vengono fatti prigionieri e portati in Tunisia, in un campo di prigionia dove vengono trattati a tre pasti al giorno: meglio che a casa, dove c’era la tessera per prendere il pane. Mio nonno firma la cobelligeranza, in quattro anni di prigione mette su una banda e suona per chi balla od ascolta, in quella galera sabbiosa dove la terra scotta. Cosa imparo questa volta? Niente è più importante di quel che voglio fare, che ci sia la guerra di mezzo, il giudizio di mio padre o di un uomo comune, di un opinionista, lavoratore, pendolare, centro sociale. Adesso parlami di saggezza e politica di alte sfere o popolare, raccontami quello che hai letto nei libri: vedrai che a me vengono i brividi perché posseggo desideri ibridi. Ascrivimi ai pusillanimi, o dettagliami in modo stupido dicendo che non so decidermi, e schiantati nei fatti di attualità paragonandoli alla storia passata con ricercata pindaricità. Io ti vengo a trovare, ti racconto cosa significa la trasversalità, metto un volantino sulla passeggiata del tuo dopolavoro, suono alla tua festa, e alla festa del tuo nemico; dopodiché, per salvarti da un pericolo, passo per stupido, stronzo o ridicolo. Posso scegliere autonomamente di fare o non fare quello che mi dicono.
 

 
mariateresa.savino
mariateresa.savino il 27/04/15 alle 13:25 via WEB
MI HA FATTO PIACERE COMMENTARE IL POST DI UNA PERSONA INTELLIGENTE E SENSIBILE AD EVENTI STORICI IMPORTANTI PER LA LIBERTA' DELLA NOSTRA PATRIA. SE POSSIBILE,CI LEGGEREMO ANCORA.UN CORDIALE SALUTO.
 

 
liberante
liberante il 27/04/15 alle 12:34 via WEB
Hai ragione a dire "bisognerebbe", perché di questi tempi la dimenticanza prevale e cancella, per un futuro inesistente, un passato che invece costruisce. Ma ahimè siamo in un'epoca in cui il condizionale è l'unica forma di pensiero. Un caro saluto. titti
 

 
mariateresa.savino
mariateresa.savino il 25/04/15 alle 20:05 via WEB
Sono commossa per ciò che hai scritto.Devi essere una donna straordinariamente sensibile.Per quanto riguarda la Resistenza,bisognerebbe che tutti ne fossimo orgogliosi e grati a quanti hanno sacrificato la propria vita per la libertà e il benessere della comune patria..Ciao
 

 
Utente non iscritto alla Community di Libero
barbie oyunları il 05/08/14 alle 23:34 via WEB
super site
 
 
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DA LEGGERE

 

Antonio Gramsci "La Città Futura" (1917)   

 

" Odio gli indifferenti: credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il rinnovatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che circonda la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scoraggia e qualche volta li fa desistere dall’impresa “eroica”. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. ".......

..... continua qui  

 

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