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Post n°1837 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da massimocoppa
La demagogia dell’interventismo imperversa: ma il problema era noto a tutti
Le cronache quotidiane sono piene di interventi fatti dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza, ed il linguaggio usato è militare: “blitz”, “commandos”, “rastrellamenti”… Siamo alla semiologia mitologica. Anche i risultati sono strepitosi: vengono scoperte sacche di evasione enormi, a partire dagli scontrini fiscali. Abbiamo scoperto che a Cortina molti negozi e bar non fanno lo scontrino: una cosa incredibile, perché mi pare che anche la mescita all’angolo rilasci quel pezzettino di carta termica che esce dal registratore di cassa, per cui stupisce che località così chic quasi ne ignorino l’esistenza… Il capo del governo e il direttore dell’Agenzia delle Entrate appaiono in televisione e sui giornali ad ogni pie’ sospinto per annunciare la fine della pacchia. Gli spot pubblicitari che accostano (correttamente) gli evasori ai parassiti imperversano. Quello che mi stupisce ed indigna è che sembra che l’evasione venga scoperta adesso. Cosa hanno fatto i governi italiani dal 1946 ad oggi? Da che ho memoria ricordo che questo è un problema noto allo Stato ed a tutti noi: quanti medici, avvocati, ingegneri ed architetti ci hanno mai dato una ricevuta? Quante volte il commerciante ci ha detto “costa 100, ma segno 10?”. Quante volte il ristorante ci ha presentato il conto su un foglietto di carta quadrettato? Lo Stato italiano ha semplicemente scelto di lasciar perdere. Secondo una scuola di pensiero, magari non priva di un suo fondamento, anche grazie all’evasione l’economia italiana è cresciuta per decenni: un Paese che ha una pressione fiscale fra le più alte del mondo avrebbe bloccato ogni sviluppo se avesse davvero preteso il pagamento delle tasse fino all’ultimo centesimo. Il problema è che, così, intere categorie di lavoratori hanno dovuto pagare per tutti; ed inoltre si è diffusa una cultura estremamente diseducativa per cui “evadere è bello”. Siamo dovuti arrivare ad un passo dalla bancarotta per far sì che le autorità, finalmente, abbiano deciso di colpire l’evasione. Ma è lecito domandarsi: quanto durerà? Qualche anno fa fu varata la legge cosiddetta “manette agli evasori”; ma quando, poi, davvero qualcuno fu arrestato si corse a depotenziarla. Invece la prima cosa da fare sarebbe davvero punire duramente chi sottrae redditi al fisco, come negli Stati Uniti: un Paese dove si arrivò ad incastrare Al Capone proprio utilizzando questa sua “debolezza”.
Post n°1836 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da massimocoppa
Come al solito i mass media, salvo rare eccezioni, si sono prodotti in un ossequio perbenista generalizzato
Dirò subito che di Scalfaro non avevo alcuna stima. Non c’è nulla, nella sua storia personale, sia pubblica che privata, che mi sembri edificante e positivo. Cercherò, sinteticamente, di spiegare perché. In questi tempi di critica giusta e feroce verso i privilegi della cosiddetta “casta” politica, bisogna ammettere che Scalfaro ne era uno dei più olimpici rappresentanti. Giovanissimo entrò nell’Assemblea Costituente, quel primo Parlamento repubblicano che scrisse la Costituzione attualmente vigente. E da allora è rimasto sempre nelle istituzioni. Non prima, però, di aver istruito pratiche di giustizia militare che portarono alla fucilazione di sei fascisti, per i quali almeno uno era in odore di innocenza (per stessa ammissione di Scalfaro!): non proprio un atteggiamento da cattolico integralista, quale egli era e si professava. Al punto che rimproverò aspramente (secondo altre versioni addirittura schiaffeggiò) una signora un po’ scollata in un ristorante, dandole tout court della puttana. La signora, che peraltro era una militante missina, lo denunciò; il padre, il marito e persino Totò (che era un nobile) sfidarono Scalfaro a duello, ma ovviamente lui si sottrasse alla sfida. Dunque Scalfaro fu parlamentare dal 1946 al 1992, ininterrottamente, sempre nella Democrazia Cristiana. Poi venne eletto capo dello Stato, ma da un Parlamento inquisito, delegittimato e impaurito dalla manifestazione di forza fatta dalla mafia siciliana, che aveva appena disintegrato il giudice Falcone e la sua scorta. Un’elezione sull’onda dell’emozione, insomma, che andava a rompere uno stallo istituzionale. Appena eletto fece un discorso che non sembrava appartenere allo scenario di uno Stato laico, ma ad un soglio pontificio appena varcato; disse tra l’altro: “Dopo il vostro voto mi sono fermato in silenzio a meditare, a pregare, per chiedere luce e forze e capacità di sacrificio a Dio, in cui credo con tanta povertà di cuore. Mi sono fermato a chiedere protezione e coraggio a colei che, umile ed alta, più che creatura è madre di Dio e dell’uomo”… Diventato presidente, ha dato il meglio di sé (diciamo così). Restò sempre nell’ambito della Costituzione, nel senso che la seguì letteralmente: ma venne meno, nella sostanza, al rispetto della volontà popolare. Nel momento in cui si varò il sistema elettorale maggioritario, e ci si volle ispirare ai Paesi anglosassoni, si sarebbe dovuta seguire la filosofia di questi riferimenti, che comporta il ritorno alle urne quando viene meno una maggioranza. Invece fu strenuo difensore del metodo parlamentaristico che, tradotto in soldoni, significa fare un governo con chi ci sta… Quando Berlusconi fu sfiduciato dalla Lega, nel 1994, Scalfaro stiracchiò la legislatura fino al 1996, senza andare ad elezioni e con altre maggioranze. Lo stesso fece con Prodi, quando venne meno l’appoggio di Rifondazione Comunista: avanti con assetti diversi fino al 2001, per impedire alla sinistra una disfatta certa (cosa che avvenne comunque, anche se con anni di ritardo). Teoricamente fu favorevole all’uso politico della giustizia o, comunque, alle inchieste della magistratura: tranne, naturalmente, quando sotto inchiesta ci finì lui, accusato di aver percepito dai servizi segreti 100 milioni di Lire al mese, in nero, all’epoca in cui era ministro dell’Interno nel governo di Bettino Craxi… Allora uscì in televisione per dire che lui “non ci stava”: e no, caro presidente, troppo comodo! Ad onor del vero bisogna dire che successivamente fu assolto.
Post n°1835 pubblicato il 26 Gennaio 2012 da massimocoppa
L’assurdità di un settore penalizzato in un Paese circondato per tre lati dal mare!
L’Italia è un Paese circondato per tre lati dal mare; abbiamo mare in quantità ma, paradossalmente, il settore della pesca langue da anni ed è uno dei più negletti e tartassati che ci siano. Pescatori ce ne sono sempre meno: non solo perché già si tratta di un mestiere durissimo, che i giovani non vogliono fare, ma anche perché, obiettivamente, il sacrificio non vale il guadagno. È assurdo e grottesco che, con tutto il mare che abbiamo, il pesce costi carissimo; e non solo, come si potrebbe pensare, sulle Dolomiti… Ma anche nei luoghi di mare, dove vivo io! Purtroppo questa è la logica conseguenza di un sistema che zoppica vistosamente. I problemi che i rappresentanti nazionali dei pescatori stanno denunciando in questi giorni ci fanno capire perché questo accada: non è (o non è solamente) una questione di speculazione, di avidità commerciale; ma è soprattutto una questione di costi altissimi. C’è una quantità di legacci che vengono dalla normativa nazionale e persino da quella europea i quali, di fatto, scoraggiano ogni attività di pesca. A questo quadro si aggiunge il costo proibitivo del carburante. A molti pescatori ormai non conviene più uscire con la barca: il guadagno è uguale o inferiore alle spese! Con queste premesse è logico che il prodotto che arriva ai consumatori debba rincarare continuamente: altrimenti che senso avrebbe fare il pescatore?
Post n°1834 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da massimocoppa
Bastano un po’ di buon senso ed i consigli di Libero.it
Mi stupisco di come ci siano ancora persone che comunichino questi dati a terzi, quando le banche, la posta e tutti gli operatori (finanziari ed altri) ribadiscono continuamente che non bisogna fornire queste informazioni a nessuno, nemmeno a loro (perché la tua banca o il tuo gestore di Internet, di certo, sanno già come accedere al tuo profilo!).
Post n°1833 pubblicato il 16 Gennaio 2012 da massimocoppa
Il cardinale di Napoli critica apertamente il malcostume
“Immaginiamo Gesù alle nozze di Cana chiedere agli sposi, che sembra fossero suoi cugini, cinquanta sesterzi e poi aggiungere: ‘Mi dovete un supplemento per il cambiamento dell’acqua in vino e poi da centocinquanta si passa a trecento perché la zona è panoramica; oppure vi sembra mai possibile che Gesù potesse chiedere venti sesterzi alla vedova di Naim, prima di risuscitarle il figlio morto?”: così, scherzando, Sepe ha sintetizzato quanto scritto in una lettera alla comunità della Chiesa di Napoli, intitolata “Per amore del mio popolo”, dove dice chiaramente che “far pagare i sacramenti è un segno di degrado, indica che ci siamo incancreniti”; dove ricorda il Vangelo di Matteo (“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”) ed ammonisce: “Che nessuno esca dalle nostre chiese con la sensazione di aver comprato un beneficio che il Signore elargisce secondo la ricchezza del suo cuore! A tutti dobbiamo offrire il volto di una Chiesa animata dal solo desiderio di servire, senza nulla a pretendere”. Per arrivare a questi moniti così espliciti, si vede che la situazione, a Napoli, dev’essere veramente divenuta eccessiva. Ma credo che questo accada in tutta Italia; a tutti, anche a chi non è un cattolico praticante, sarà capitato, prima o poi, di imbattersi in un malvezzo molto diffuso: quello di fissare delle tariffe precise per la celebrazione di matrimoni, cresime, battesimi ecc. Insomma, quella che dovrebbe essere un’offerta in denaro liberamente data dal fedele, diventa un’imposizione precisamente codificata dal parroco. Questo malcostume è sempre esistito, purtroppo: ma si ha come l’impressione che si sia intensificato negli ultimi anni, insieme ad altre voci “burocratiche” come lo stabilimento di un orario di chiusura e di apertura sia della chiesa che della canonica, di un orario di ricevimento dei fedeli da parte del sacerdote e addirittura la fissazione di giorni ed ore in cui si effettuano le confessioni! Sono novità difficili da accettare e persino da concepire per chi, come me, ricorda quei preti di una volta: sempre disponibili, pronti a ricevere ed ascoltare tutti a qualunque ora… Credo che questi comportamenti siano tipici dei nuovi sacerdoti, dei preti “giovani”, che evidentemente intendono il sacerdozio non come una missione, ma come un lavoro: che ha, quindi, i suoi orari… Sulla questione delle tariffe per i sacramenti, è di chiarezza meridiana che si tratti di un’usanza non solo eticamente discutibile, ma senz’altro illecita: ricorda tanto uno di quei comportamenti della Chiesa di un tempo che portarono allo scisma protestante. La simonia, vale a dire la remissione dei peccati in cambio del versamento di denaro sonante, è un peccato capitale, mortale, che avvelenò la comunità cattolica e che provocò lo giusto sdegno di Martin Lutero.
Post n°1832 pubblicato il 09 Gennaio 2012 da massimocoppa
La lotta di Enrico “enca4” contro la malattia e l’odio
Abbandonare la propria posizione, il proprio avatar, il proprio microcosmo personale creato sul web perché non si ha tempo, perché ci si è scocciati, perché si è in crisi mistica, perché si è malati o, infine, perché si è morti provoca lo stesso risultato in questo mondo virtuale dove tutti ci trasfiguriamo. Eppure, dietro queste pagine elettroniche, dietro i nickname, gli account e quant’altro siamo delle persone in carne ed ossa: ma l’identità fisica che sta a monte dell’identità elettronica è incredibilmente fragile, e stride con l’eternità telematica. E siccome quasi sempre gli unici a possedere le password d’accesso sono gli stessi titolari dell’account, ecco che la scomparsa fisica di uno di essi provoca la paralisi del profilo, del blog, del sito… Il resto del mondo virtuale non sa, semplicemente, cosa sia accaduto di quella persona: si è stufata? Si è esiliata? O è nel reparto di rianimazione di un ospedale? O addirittura è morta? Di tante persone che, improvvisamente, non aggiornano più il loro blog io non so nulla di quanto possa essergli capitato. E se non rispondono ai miei messaggi, sono condannato a restare in un vicolo cieco, a meno che qualche amico comune non possa ragguagliarmi sull’accaduto. Da quando sono nella Community di Libero.it ho dovuto fronteggiare tre lutti, di quelli a me noti: perché di tante altre persone non so semplicemente più nulla. L’ultimo in ordine di tempo è accaduto nel week-end: dopo una terribile malattia oncologica si è spento “Enrico”, enca4: ne dà notizia flymoby, che ha le chiavi di casa del blog di Enrico. Flymoby ha seguito Enrico fino alla fine, intendo nella vita reale. Abbiamo sperato che il male non l’avesse vinta, ma purtroppo è finita diversamente. Seguendo nel tempo ciò che raccontava Enrico, si restava sconvolti dalla lucidità e dal coraggio con cui affrontava la sua situazione; e amareggiati e furenti fino alle lacrime per l’incredibile ed inspiegabile ostilità, implacabile, che gli riservavano l’ex moglie ed il figlio. In una delle ultime telefonate avute con la sua ex, ecco cosa questa gli aveva detto: “Ti auguro di vivere il più a lungo possibile così che tu possa aggiungere alle sofferenze che gia hai, anche quella di aver perso tuo figlio”. Per quanto un uomo, un marito, un padre, possa aver sbagliato, quest’atteggiamento di fronte ad una patologia mortale ha qualcosa di disumano, di barbarico. Racconta ancora Enrico: “Nel 2006 tentai il suicidio. Non riuscii a portarlo a termine solo per un motivo, una impalcatura che arrivava ad un metro dal parapetto dal quale mi stavo lanciando. Mi detti dello stupido, allora. Ringraziai Dio di avermi salvato. Ma ancora non sapevo di essere malato. Se lo avessi saputo, e se avessi saputo a cosa sarei andato incontro nell’immediato futuro, non lo avrei ringraziato, gli avrei detto che era meglio se si fosse fatto gli affari propri”. Negli ultimi tempi, dopo una sospensione, enca4 aveva annunciato: “Dopo qualche mese di riflessione, ho deciso di rientrare nel blog a patto che non si parli più della mia malattia. Voglio sentirmi come uno qualsiasi di voi, non voglio continuamente pensare al mio stato di salute”: un proposito commovente, nel suo candore. Ma l’ultimo suo post è stato straziante: un grido di sofferenza ed un anelito a ritrovare Dio: “Ho paura, caro Dio, ho paura di non farcela. Ho paura di essere solo nel momento in cui morirò. Ho paura che neanche Tu sarai con me in quel momento”. Tutta la povera umanità di cui siamo fatti traspare da queste parole angoscianti. E, poco dopo, è arrivata la fine. Nelle ultime sequenze del film cyberpunk “Nirvana”, di Gabriele Salvatores, Diego Abatantuono è una simulazione elettronica che non vuole morire. Christopher Lambert sta per annullarlo, ben conscio che sta per venire anche la sua morte terrena: dietro alla porta incombe infatti il killer di una multinazionale venuto ad eliminarlo. Pochi attimi prima di morire, quindi, e prima di premere il tasto “cancella” e porre fine anche all’esistenza virtuale di Abatantuono, questi domanda al programmatore Lambert: “Quando mi cancelli, cosa divento?”; e Lambert gli risponde: “Sarai come un fiocco di neve che non cade da nessuna parte”. E così, il tasto “delete” manda il programma Abatantuono in dissolvenza, verso la sua fine, virtuale come la sua vita; mentre Lambert, con un sorriso triste, si gira verso la porta e attende la sua stessa, fisica, fine. PS: Neanche a farlo apposta, vedo che tra i profili consigliati oggi da Libero.it in homepage c'è quello di Asja54, una bella signora scomparsa da tempo, prematuramente ed improvvisamente! Ecco un esempio di morte fisica e non-morte elettronica (e "non-morte" non significa "vita").
Post n°1831 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da massimocoppa
Un libro-testimonianza di eccezionale crudezza, ma che nasconde l’amore e la frustrazione di un padre
Invece ha scritto un libro che, in tutta apparenza, è un pugno nello stomaco: “Zigulì. La mia vita dolceamara con un figlio disabile”, Mondadori. Oggi il “Corriere della Sera”, a firma di Elvira Serra, lo illustra con un articolo (leggibile anche QUI) che fa bene il punto della situazione, in tutti i suoi aspetti. Innanzitutto quello più evidente, e che traspare da queste durissime righe del libro: “Se Moreno potesse leggere o capire quello che ho scritto, avrebbe tutto il diritto di incazzarsi con me. Ma, per mia fortuna, non può leggere, perché è cieco. E neppure capire, perché la Zigulì che ha sotto i capelli gli consente di riconoscere soltanto le tre parole che servono per sopravvivere: pappa, acqua, nanna. Insomma, uno dei vantaggi di avere un figlio handicappato è che puoi permetterti di essere un idiota e di trattarlo anche male. E io mi concedo spesso questo vizio”. Parole terribili. E la dose viene rincarata: “Sei insopportabile. Preferirei masticare la sabbia piuttosto che sentirti. Anche dei chiodi nelle mutande sono più piacevoli della tua voce. Quando urli così non ho scelta. O ti sbatto in camera e chiudo la porta, oppure ti prendo a sberle. Quasi sempre finisci in camera. La ritengo una conquista”. Eppure sarebbe un errore archiviare il caso come esempio di eccezionale disumanità. In realtà il libro è un atto di amore di un padre verso un figlio gravemente handicappato e totalmente incapace di avere un’esistenza normale. Non so spiegarlo, ma ho capito subito che quelle parole così pesanti erano solo una specie di maschera cruda, verista, senza retorica, che nascondevano la totale dedizione e l’amore di un genitore verso un essere così sventurato. È la fragilità umana che ci fa “sclerare” ed assumere atteggiamenti nazisti: ma quanto è preferibile rispetto alla solita retorica dei buoni sentimenti, falsa e ipocrita come un necrologio!
Post n°1830 pubblicato il 29 Dicembre 2011 da massimocoppa
BUON 2012 A TUTTI
Dal “Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere”, di Giacomo Leopardi. AUGURO A TUTTI UN 2012 SERENO E PIENO DI COSE BELLE
Post n°1829 pubblicato il 27 Dicembre 2011 da massimocoppa
Un mesto avvenimento alla vigilia di Natale
Charlie è la gatta certosina di mia suocera, di ben venti anni d’età! Un record per un felino, a detta anche del veterinario: per un essere umano equivarrebbe ad essere centenario. Era già da tempo che non stava bene, e mia suocera era convinta che ormai fosse in agonia e che bisognasse farle l’eutanasia. Io ho continuato a sperare, ma aveva ragione lei. Qualcosa avevo intuito anch’io, perché mi ero azzardato ad accarezzarla e non aveva reagito violentemente: era una gatta molto bella, aristocratica, elegantissima ma strana, che non accettava carezze da nessuno se non dalla padrona. Quando la conobbi, nel 1995, il tentativo di toccarla mi fruttò il sanguinamento di una mano… Comunque mi ci ero affezionato per la lunga consuetudine di frequentazione. Mentre trovavo un posto per parcheggiare, il dottore la stava già accompagnando verso una dolce morte: avrei voluto accarezzarla per bene, visto che non ero mai riuscito a farlo, ma sarebbe stato di certo un abuso, visto che Charlie non gradiva questo tipo di effusioni… Nel primo pomeriggio, poi, mi è toccato il mesto compito di scavare una fossa nel giardino di una nostra amica. Tutti insieme abbiamo salutato Charlie e l’abbiamo seppellita.
Post n°1828 pubblicato il 22 Dicembre 2011 da massimocoppa
LA SUPREMA IPOCRISIA DEL NATALE
Sono parole di Curzio Malaparte, e sembrano scritte oggi: ma risalgono al 1954… SERENO NATALE A TUTTI.
Post n°1827 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da massimocoppa
Tag: al qaida, america, baghdad, bush, gheddafi, iran, iraq, obama, saddam hussein, stati uniti, washington Un caso emblematico di un rimedio peggiore del male. Altissimi i costi umani e finanziari
Sembra incredibile, viste le premesse, ma è così. Si era detto che il teatro di operazione non poteva essere abbandonato perché la situazione non era stabilizzata; ed infatti Obama ha continuato a restare in Iraq nonostante la sua posizione fosse opposta a quella di Bush: le contingenze hanno costretto Washington a protrarre la propria presenza. Poi, evidentemente, qualcosa si è rotto. Anzi, diverse cose. Innanzitutto, e analogamente all’Afghanistan (ma lì la situazione è addirittura peggiore), non si è riusciti a stroncare definitivamente il terrorismo e la guerriglia. Quindi sono subentrati forti attriti con il governo locale in carica, legittimamente eletto in libere consultazioni. Infine la crisi economica ha dato il colpo di grazia. In una cerimonia mesta, sotto tono, la bandiera degli Stati Uniti è stata ammainata, ed i reparti vanno via quotidianamente e velocemente. Entro il 31 dicembre resteranno solo 150 soldati a guardia dell’ambasciata a Baghdad. La presenza americana in Iraq è durata otto anni e quasi nove mesi. È costata 800 miliardi di dollari: una cifra colossale, se si considera che il principale intervento dello Stato americano per tamponare la crisi dovuta ai titoli-spazzatura ed ai mutui in sofferenza ammontava a 1.200 miliardi di dollari. Per non parlare del costo umano: 4.487 morti e 30mila feriti. Ne è valsa la pena? No. Tutti i problemi presenti prima dell’intervento sono rimasti inalterati: anzi, sono peggiorati. La dittatura di Saddam Hussein impediva al fondamentalismo islamico di prosperare, analogamente a quella di Gheddafi in Libia, per il semplice motivo che dittatori dalla personalità così ipertrofica non ammettono alcun tipo di contro-potere. Piuttosto, gli estremisti islamici hanno trovato spazio nell’anarchia nata con l’inizio del conflitto. Eppure Bush junior ha voluto convincere il mondo che Saddam fosse un pericolo, che trescasse con Al Qaida e che, infine, fosse dotato di pericolose armi di distruzione di massa, o che stesse per realizzarle. Il buon senso prima e la storia poi ci hanno dimostrato che tutte le premesse erano false, e che anzi ci sono seri dubbi che siano state presentate ed usate dolosamente, ben conoscendone l’infondatezza.
Post n°1826 pubblicato il 15 Dicembre 2011 da massimocoppa
Il capitalismo si ristruttura velocemente nascondendosi dietro la crisi economica: il caso di Pomigliano è emblematico
A Pomigliano D’Arco, in provincia di Napoli, è stato inaugurata la produzione locale della Fiat Panda. Impianti riorganizzati e ristrutturati: e non solo loro. Sono stati ristrutturati pure i lavoratori. Seguendo il pericoloso precedente della sede di Torino, la Fiat ha inaugurato anche al Sud un rapporto di lavoro che non è inquadrato nel contratto nazionale di categoria e che è, ovviamente, restrittivo e peggiorativo rispetto a quello. I sindacati tradizionali hanno benedetto il tutto, e solo la Fiom è rimasta fuori: sia metaforicamente che materialmente, visto che ha manifestato ai cancelli contro la giornata di autocelebrazioni… In tutto questo, 600 disgraziati, privi di qualsiasi coscienza di classe, si sono mostrati contentissimi ed entusiasti per essere stati assunti: una festa, in apparenza, quando invece assistiamo alla morte dei diritti dei lavoratori ed all’archiviazione di più di cento anni di lotte sindacali. Una situazione ben strana, quella della Fiat: l’azienda si lamenta della crisi mondiale e del settore auto, e poi assume 600 persone, mentre altre migliaia restano in cassa integrazione, anticamera del licenziamento. Perché questi 600 non sono stati presi tra quei lavoratori? Forse perché quegli altri sono scomodi? Forse perché non vogliono farsi mettere i piedi in testa? La riapertura di Pomigliano è stata presentata dal manager Marchionne come una grande scommessa nazionale fatta a favore del Sud e dei lavoratori; il governo era entusiasticamente presente con il ministro Passera e con la Fornero, quella che piange e nel contempo distrugge i pensionati.
Post n°1825 pubblicato il 05 Dicembre 2011 da massimocoppa
Il premier Monti ha annunciato una manovra economica veramente dura ed epocale
Avevo scritto un altro testo, ragionando sulle misure enunciate ieri. Ma ho deciso di cancellarlo, perché troppo deprimente. Mi limito quindi ad una riflessione generale, di tipo “filosofico”. E’ stato detto, utilizzando una metafora veramente efficace, che “il Carnevale è finito: ora è arrivata la Quaresima”. Però, se mi guardo indietro, mi rendo conto che io non ho partecipato a questo Carnevale; e nemmeno mio padre, mia madre (scomparsa da anni), mio suocero, mia suocera, mia moglie, mio cognato, i miei zii, i miei cugini, i miei colleghi di lavoro, i miei vicini, e potrei continuare.
Post n°1824 pubblicato il 29 Novembre 2011 da massimocoppa
Il capo dello Stato viene amato a sinistra e visto come colui che ha abbattuto Berlusconi; ma la sua storia politica è ben diversa Questo equivoco ha un nome ed un cognome: Giorgio Napolitano. Per lungo tempo, dopo l’elezione a capo dello Stato, egli è stato criticato a sinistra perché non si adoperava, o non lo faceva abbastanza, contro Berlusconi: che già è una nota stridula perché, come da nostre Costituzione e prassi, il presidente della Repubblica dev’essere ed apparire imparziale verso tutti gli attori politici. Quando Berlusconi ha davvero oltrepassato il segno tra leggi “ad personam” e “ad aziendam” e, infine, rivelando una condotta di vita privata incredibilmente ed inaccettabilmente dissoluta per un capo di governo, Napolitano ha cominciato a prendere le distanze e ad adoperarsi apparentemente per una svolta. La defezione di diversi parlamentari della maggioranza, la crisi dell’Euro e delle economie europee, insieme alle fortissime pressioni dei mercati e di Germania e Francia, hanno fatto il resto. Si è parlato, scritto e letto di presunte suggestive “svolte”, “prese di posizione”, “governi del presidente”, “azioni sussidiarie” da parte del capo dello Stato il quale, soffuso di luce, avrebbe preso in mano le redini della nazione in questo momento drammatico e, epicamente, ci avrebbe quindi regalato Mario Monti, il salvatore della patria tanto gradito a Berlino ed a Parigi. Insomma: Napolitano vero garante dei valori democratici, “dittatore” temporaneo nel senso dell’antica Roma, per salvare il Paese e guidarci verso “magnifiche sorti e progressive”. Quindi, infine, la sinistra lo ha santificato: e lo hanno fatto sia gli esponenti politici ufficiali (nel PD, ad esempio) che i simpatizzanti. Basta farsi un giro nel web per scoprire grandi attestati di stima e di commossa riconoscenza per il Grande Vecchio del Quirinale. Resto sempre stupito di come le simpatie di una collettività possano cambiare così facilmente ed indirizzarsi nei modi più sconcertanti. Non abbiamo memoria storica, e lo sappiamo; ma non abbiamo nemmeno una memoria a breve termine, perché altrimenti certi abbagli non si spiegherebbero. Siamo sicuri che Napolitano sia un nemico tradizionale di Berlusconi e del berlusconismo? Siamo sicuri che Napolitano sia geneticamente “di sinistra”? Se le simpatie che attualmente moltissimi italiani gli tributano si basano su Non starò qui a tediare il lettore eccessivamente, né a fare l’analisi critica della biografia di Napolitano. Ma consideriamo solo alcuni elementi fondamentali della sua vita politica: Napolitano era una specie di alieno nel fu Partito Comunista Italiano. Inviso alla base dei simpatizzanti (che è sempre rimasta sostanzialmente stalinista), era a capo della corrente cosiddetta dei “Miglioristi”, che aveva alla base due dogmi: essere antisovietica e, nel contempo, fondamentalmente nemica di “santo” Enrico Berlinguer. Se ancora oggi rimpiangiamo la figura fortemente etica di Berlinguer, non possiamo porre sullo stesso piano Napolitano, che gli fu nemico: e sia detto ben chiaramente. Chi, come me, ha superato gli “anta” e si è sempre interessato alla politica italiana, ricorda bene alcuni tratti caratteristici di Napolitano: era l’unico esponente del PCI ad essere gradito agli Stati Uniti: ed era l’unico a poter entrare negli USA senza particolari formalità. Tanto per capirci, altri comunisti erano stati dichiarati da Washington persone non gradite: come il filo-sovietico Armando Cossutta, gran percettore (confesso) di rubli da Mosca per finanziare le spese del partito e della sua corrente. Inoltre, e soprattutto, Napolitano era a capo del settore del PCI più a destra, che vedeva nell’alleanza con i socialisti di Bettino Craxi un’opportunità da seguire. Craxi aveva molti nemici nel PCI, ma non nella corrente di Napolitano. L’attuale capo dello Stato, insomma, aveva il PSI di Bettino nel cuore; il PSI autoritario e presidenzialista di Craxi, non quello di Pietro Nenni (per capirci): cioè quel PSI visto come fumo negli occhi dalla sinistra moderna e contemporanea. E Craxi, lo sappiamo, era grande amico, sodale e protettore di Silvio Berlusconi, che ha favorito in tutti i modi. “Per li rami”, dunque, oggi al Quirinale siede un personaggio che, in estrema sintesi, era contro Berlinguer ed a favore di Craxi-Berlusconi-Washington.
Post n°1823 pubblicato il 24 Novembre 2011 da massimocoppa
Tag: euro, fitch, francia, germania, italia, merkel, moody's, sarkozy, standard & poor's, unione europea Ma non era l’Italia ad essere oggetto delle loro ironie?!
Nel post precedente, tra le altre cose, avevo mostrato grande insofferenza per l’atteggiamento arrogante di Francia e Germania nei nostri confronti: il solito teatrino dei “big” che trattano l’Italia come il parente povero. Ebbene, non credevo che le quinte di cartapesta sarebbero cadute così presto: addirittura nel giro di qualche giorno. Il presidente francese Sarkozy ironizzava contro l’Italia insieme al cancelliere tedesco Angela Merkel durante una conferenza stampa internazionale, parlando della situazione italiana e degli sforzi che dovremo fare per renderci di nuovo degni di sedere al grande tavolo dei “giganti” europei, dimenticando che l’Italia è stato un Paese fondatore dell’Unione Europea, con fior di pensatori che l’hanno ideata… Ebbene, dopo Moody’s e Standard & Poor’s, anche Fitch ha annunciato che l’affidabilità della Francia sul debito è a rischio. La tripla A di cui gode Parigi sta per subire un ridimensionamento da tutte le agenzie internazionali di rating: segno che è opinione comune, ovviamente suffragata da dati, che per i nostri cugini d’Oltralpe non è tutto oro quel che luccica (è proprio il caso di dire). Va bene, si dirà, era prevedibile che la spacconeria francese venisse presto smascherata. Ma quello che stupisce, sconvolge e preoccupa è che ieri, incredibilmente, anche la Germania ha mostrato una inaspettata fragilità: l’asta per collocare i titoli di Stato tedeschi decennali (“Bund”, una specie di nostri BTP) è stata snobbata. Berlino è riuscito a rastrellare solo 3,6 miliardi di Euro dai 6 miliardi nominali messi in vendita. Poco più della metà, insomma. Questo significa che gli investitori ed i risparmiatori non si fidano più neanche della Germania: ritengono, cioè, che questo Paese potrebbe non onorare i suoi debiti in futuro! I mercati internazionali mettono sotto tiro anche Parigi e Berlino: dove andremo a finire di questo passo? Forse è il caso che non sia solo l’Italia a pensare seriamente di uscire dall’Euro, ristrutturando la propria economia ed il proprio debito a livelli più sostenibili, ma senza il feticcio del bilancio in pareggio per fare piacere ai giganti dell’Unione Europea.
Post n°1822 pubblicato il 20 Novembre 2011 da massimocoppa
Tag: berlusconi, francia, germania, italia, mario monti, merkel, napolitano, sarkozy, unione europea Ecco perché non c’è da gioire per la caduta di Berlusconi, evento in altre circostanze graditissimo…
Post n°1821 pubblicato il 18 Novembre 2011 da massimocoppa
Post n°1820 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da massimocoppa
Chi sbaglia, paga: e sul caso Shalit ho sbagliato
In cambio lo Stato ebraico rilascia mille detenuti palestinesi. Umanamente è un fatto bellissimo, anche se dai pesanti risvolti etici. Quindi, contrariamente a quanto ho affermato due post addietro, non siamo di fronte ad una tragica farsa: Shalit non era morto l’anno scorso. Avevo presentato la notizia con gli opportuni condizionali; e non posso incolpare le mie fonti, perché anch’esse avevano fatto altrettanto con me. Inoltre potrei dire che ho solo riportato delle voci provenienti da ambienti islamici somali e collazionate dall’intelligence pachistana. Tuttavia ho sicuramente sbagliato perché, in definitiva, senza avere alcuna certezza ho lanciato una notizia di pesante impatto (ripresa persino da qualche media), drammatica e dalle potenziali conseguenze disastrose: e l’ho fatto per vanità professionale. Nemmeno posso accampare giustificazioni dovute all’inesperienza, perché ho quarantadue anni suonati e lavoro da ventiquattro anni nell’informazione; inoltre sono un appassionato di vicende mediorientali, che seguo da quando avevo quindici anni. Questa vicenda dimostra che tra le stelle della fama giornalistica e le stalle del fallimento mediatico la distanza è molto breve. Dunque, la colpa è solo mia. Non mi nasconderò dietro un dito, perché nella mia vita non l’ho mai fatto e perché la mia stazza me lo impedirebbe… Nemmeno seguirò l’italico costume, anche giornalistico, di far finta di niente. Per questo motivo, non dipendendo da un’autorità direttiva, mi punisco da solo, auto-sospendendo questo blog per un mese a partire da oggi. Inoltre mi autosospendo pure dalla Community. Non si creda che sia una punizione da poco: in un mondo telematico che viaggia alla velocità della luce, eclissarsi per trenta giorni significa rischiare di ritrovarsi, al ritorno, da soli. Entro 48 ore effettuerò gli ultimi adempimenti (come rispondere a qualche messaggio privato e pubblicare qualche eventuale commento), dopodiché sparirò letteralmente per il tempo prefissato. Chiedo quindi scusa a tutti gli amici se non li visiterò, non leggerò i loro blog, non gli farò gli auguri di compleanno, non commenterò i loro scritti e le loro vicissitudini.
Post n°1819 pubblicato il 17 Ottobre 2011 da massimocoppa
Alle primarie del Partito Socialista è stata sconfitta
Alle primarie del Partito Socialista francese, che hanno visto una grossa partecipazione dei simpatizzanti, è stato scelto colui che sfiderà Sarkozy: François Hollande. Ad essere clamorosamente sconfitta (e con distacco) è stata la signora Martine Aubry. Siccome la scelta è avvenuta nell’ambito del partito e con criteri obiettivamente democratici, bisogna dire che sono proprio i francesi a non aver voluto una donna alla sfida con Sarkozy. Onestamente bisogna pure considerare che, alle ultime elezioni presidenziali, era stata una donna ad essere scelta dai socialisti: Segolene Royal (ex compagna di vita di Hollande). E sappiamo com’è finita. Però non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che abbia vinto ancora una volta un riflesso condizionato di maschilismo. Del resto questa cosa accade in Paesi assai avanzati, come gli Stati Uniti: all’epoca mi rammaricai pubblicamente del fatto che a vincere la candidatura del Partito Democratico fosse stato ancora una volta un uomo, benché di colore, invece che la Clinton, una donna ed una professionista di elevatissimo livello.
Post n°1818 pubblicato il 13 Ottobre 2011 da massimocoppa
Sul giovane militare israeliano una macabra farsa?
Tuttavia ciò che tornerà in Israele potrebbe non essere un giovane oramai di venticinque anni, provato nel fisico e nella psiche ma sostanzialmente vivo e vegeto; bensì solo i suoi resti. Una fonte che ritengo attendibile e vuole restare anonima mi ha riferito che, secondo voci provenienti da ambienti islamici somali e raccolte dai servizi segreti pachistani, il caporale Shalit sarebbe morto in prigionia nel 2010, a causa di un blocco renale rivelatosi fatale per l’impossibilità di prestargli un’adeguata assistenza sanitaria. È evidente che la notizia non è verificabile, e per ovvi motivi. È da ieri che mi sto arrovellando sull’opportunità di darla o meno, e spero si riveli falsa. Mi auguro che presto sapremo la verità. Peraltro è vero che Hamas ha sempre rifiutato di consentire a chicchessia di verificare l’esistenza in vita e le condizioni di salute di Shalit: nemmeno alla Croce Rossa Internazionale è stato concesso di fare niente. Solo nel settembre del 2009 il ragazzo è apparso in un video con un giornale di quei giorni: sembrava provato, ma in buona salute. Perché, allora, Hamas (che, lo ricordo, è autorità di governo nella Striscia di Gaza) si starebbe prestando ad un gioco così sporco? Il movimento islamico ha urgente necessità di rilanciare la sua immagine e di uscire dall’angolo in cui è finito a causa dell’iniziativa di Abu Mazen, leader dell’Autorità Palestinese riconosciuta da Israele e dagli accordi internazionali, di ottenere dalle Nazioni Unite il riconoscimento dell’esistenza di fatto di uno Stato palestinese. Ottenendo la liberazione di mille prigionieri (dei quali centinaia sono stati condannati all’ergastolo per gravi fatti di terrorismo), che rientrerebbero a Gaza tra ali di folla festante, Hamas si accrediterebbe come unico vero rappresentante forte degli interessi del popolo palestinese; a maggior ragione beffando Israele e consegnando solo delle ossa.
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