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massimocoppa
   
Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"Sentinella, a che punto è la notte?"


"There is no dark side
of the moon, really.
Matter of fact,
it's all dark"

 
 

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"And all this science,
I don't understand:
it's just my job,
five days a week...
A rocket man"

 

 

Un uomo può perdonare
a un altro uomo
qualunque cosa, eccetto
una cattiva prosa

                     Winston
                        Churchill

 
 
 

Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
pezzo di terra: ma non sarà una quiete /
la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

Cazzarola!

 

 

 

 

Lo Stato italiano scopre l’evasione fiscale: e fino ad oggi cosa ha fatto?!

Post n°1837 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da massimocoppa
 

La demagogia dell’interventismo imperversa: ma il problema era noto a tutti
LO STATO ITALIANO SCOPRE L’EVASIONE FISCALE:
E FINO AD OGGI COSA HA FATTO?!


Da qualche settimana tutta l’Italia sembra diventata una
specie di campo di battaglia dove si combatte un epico scontro tra gli evasori fiscali e la polizia tributaria: vale a dire, quindi, tra la quasi totalità degli italiani che non siano percettori di reddito fisso da lavoro dipendente (categoria che non può evadere in nessun modo) e lo Stato che reclama giustamente un contributo per finanziare servizi e sussidi.

Le cronache quotidiane sono piene di interventi fatti dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza, ed il linguaggio usato è militare: “blitz”, “commandos”, “rastrellamenti”… Siamo alla semiologia mitologica.

Anche i risultati sono strepitosi: vengono scoperte sacche di evasione enormi, a partire dagli scontrini fiscali. Abbiamo scoperto che a Cortina molti negozi e bar non fanno lo scontrino: una cosa incredibile, perché mi pare che anche la mescita all’angolo rilasci quel pezzettino di carta termica che esce dal registratore di cassa, per cui stupisce che località così chic quasi ne ignorino l’esistenza…

Il capo del governo e il direttore dell’Agenzia delle Entrate appaiono in televisione e sui giornali ad ogni pie’ sospinto per annunciare la fine della pacchia. Gli spot pubblicitari che accostano (correttamente) gli evasori ai parassiti imperversano.

Quello che mi stupisce ed indigna è che sembra che l’evasione venga scoperta adesso. Cosa hanno fatto i governi italiani dal 1946 ad oggi?

Da che ho memoria ricordo che questo è un problema noto allo Stato ed a tutti noi: quanti medici, avvocati, ingegneri ed architetti ci hanno mai dato una ricevuta? Quante volte il commerciante ci ha detto “costa 100, ma segno 10?”. Quante volte il ristorante ci ha presentato il conto su un foglietto di carta quadrettato?

Lo Stato italiano ha semplicemente scelto di lasciar perdere. Secondo una scuola di pensiero, magari non priva di un suo fondamento, anche grazie all’evasione l’economia italiana è cresciuta per decenni: un Paese che ha una pressione fiscale fra le più alte del mondo avrebbe bloccato ogni sviluppo se avesse davvero preteso il pagamento delle tasse fino all’ultimo centesimo.

Il problema è che, così, intere categorie di lavoratori hanno dovuto pagare per tutti; ed inoltre si è diffusa una cultura estremamente diseducativa per cui “evadere è bello”.

Siamo dovuti arrivare ad un passo dalla bancarotta per far sì che le autorità, finalmente, abbiano deciso di colpire l’evasione. Ma è lecito domandarsi: quanto durerà?

Qualche anno fa fu varata la legge cosiddetta “manette agli evasori”; ma quando, poi, davvero qualcuno fu arrestato si corse a depotenziarla. Invece la prima cosa da fare sarebbe davvero punire duramente chi sottrae redditi al fisco, come negli Stati Uniti: un Paese dove si arrivò ad incastrare Al Capone proprio utilizzando questa sua “debolezza”.
Se tutti pagano, in linea di massima si dovrebbe pagare meno. Anche la semplificazione del fisco deve procedere velocemente, in parallelo alla lotta all’evasione: oggi il “Sole 24 Ore” ricordava che nel solo 2011 sono stati varati 650 provvedimenti fiscali. Significa che, statisticamente, ogni giorno sono arrivate due novità per un settore già di per sé terribilmente complicato! Non è cosa degna di un Paese civile.

 
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Oscar Luigi Scalfaro? Fu uno dei peggiori presidenti che l’Italia abbia mai avuto

Post n°1836 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da massimocoppa
 

Come al solito i mass media, salvo rare eccezioni, si sono prodotti in un ossequio perbenista generalizzato
OSCAR LUIGI SCALFARO? FU UNO DEI PEGGIORI PRESIDENTI CHE L’ITALIA ABBIA MAI AVUTO


La morte dell’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi
Scalfaro è stata l’occasione per il solito profluvio di ipocrisie perbeniste da parte dei mass media di ogni natura, fatti salvi i quotidiani più sfacciatamente favorevoli a Berlusconi. Si sa, infatti, che egli fu un fiero antiberlusconiano (anche se fu ministro sotto Bettino Craxi, notoriamente amico, sodale e pronubo di Berlusconi) e cercò in tutti i modi di danneggiare il Cavaliere e la sua parte politica: un atteggiamento che, comunque la si pensi, non è proprio il massimo per un presidente della Repubblica il quale, per “statuto”, dovrebbe essere al di sopra delle parti.

Dirò subito che di Scalfaro non avevo alcuna stima.

Non c’è nulla, nella sua storia personale, sia pubblica che privata, che mi sembri edificante e positivo. Cercherò, sinteticamente, di spiegare perché.

In questi tempi di critica giusta e feroce verso i privilegi della cosiddetta “casta” politica, bisogna ammettere che Scalfaro ne era uno dei più olimpici rappresentanti. Giovanissimo entrò nell’Assemblea Costituente, quel primo Parlamento repubblicano che scrisse la Costituzione attualmente vigente. E da allora è rimasto sempre nelle istituzioni.

Non prima, però, di aver istruito pratiche di giustizia militare che portarono alla fucilazione di sei fascisti, per i quali almeno uno era in odore di innocenza (per stessa ammissione di Scalfaro!): non proprio un atteggiamento da cattolico integralista, quale egli era e si professava. Al punto che rimproverò aspramente (secondo altre versioni addirittura schiaffeggiò) una signora un po’ scollata in un ristorante, dandole tout court della puttana. La signora, che peraltro era una militante missina, lo denunciò; il padre, il marito e persino Totò (che era un nobile) sfidarono Scalfaro a duello, ma ovviamente lui si sottrasse alla sfida.

Dunque Scalfaro fu parlamentare dal 1946 al 1992, ininterrottamente, sempre nella Democrazia Cristiana. Poi venne eletto capo dello Stato, ma da un Parlamento inquisito, delegittimato e impaurito dalla manifestazione di forza fatta dalla mafia siciliana, che aveva appena disintegrato il giudice Falcone e la sua scorta. Un’elezione sull’onda dell’emozione, insomma, che andava a rompere uno stallo istituzionale.

Appena eletto fece un discorso che non sembrava appartenere allo scenario di uno Stato laico, ma ad un soglio pontificio appena varcato; disse tra l’altro: “Dopo il vostro voto mi sono fermato in silenzio a meditare, a pregare, per chiedere luce e forze e capacità di sacrificio a Dio, in cui credo con tanta povertà di cuore. Mi sono fermato a chiedere protezione e coraggio a colei che, umile ed alta, più che creatura è madre di Dio e dell’uomo”…

Diventato presidente, ha dato il meglio di sé (diciamo così). Restò sempre nell’ambito della Costituzione, nel senso che la seguì letteralmente: ma venne meno, nella sostanza, al rispetto della volontà popolare. Nel momento in cui si varò il sistema elettorale maggioritario, e ci si volle ispirare ai Paesi anglosassoni, si sarebbe dovuta seguire la filosofia di questi riferimenti, che comporta il ritorno alle urne quando viene meno una maggioranza. Invece fu strenuo difensore del metodo parlamentaristico che, tradotto in soldoni, significa fare un governo con chi ci sta… Quando Berlusconi fu sfiduciato dalla Lega, nel 1994, Scalfaro stiracchiò la legislatura fino al 1996, senza andare ad elezioni e con altre maggioranze. Lo stesso fece con Prodi, quando venne meno l’appoggio di Rifondazione Comunista: avanti con assetti diversi fino al 2001, per impedire alla sinistra una disfatta certa (cosa che avvenne comunque, anche se con anni di ritardo).

Teoricamente fu favorevole all’uso politico della giustizia o, comunque, alle inchieste della magistratura: tranne, naturalmente, quando sotto inchiesta ci finì lui, accusato di aver percepito dai servizi segreti 100 milioni di Lire al mese, in nero, all’epoca in cui era ministro dell’Interno nel governo di Bettino Craxi… Allora uscì in televisione per dire che lui “non ci stava”: e no, caro presidente, troppo comodo! Ad onor del vero bisogna dire che successivamente fu assolto.
Per concludere: secondo me Scalfaro rappresentò un’Italia retriva, oscurantista, perbenista, clericale, ipocrita ma sempre, saldamente, opportunista ed ancorata ai propri privilegi.

 
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I pescatori? Hanno ragione

Post n°1835 pubblicato il 26 Gennaio 2012 da massimocoppa
 

L’assurdità di un settore penalizzato in un Paese circondato per tre lati dal mare!
I PESCATORI? HANNO RAGIONE


I pescatori che hanno protestato duramente contro il governo
e si sono scontrati contro le forze dell’ordine a Roma hanno ragione, eccetto ovviamente che per l’utilizzo della violenza.

L’Italia è un Paese circondato per tre lati dal mare; abbiamo mare in quantità ma, paradossalmente, il settore della pesca langue da anni ed è uno dei più negletti e tartassati che ci siano. Pescatori ce ne sono sempre meno: non solo perché già si tratta di un mestiere durissimo, che i giovani non vogliono fare, ma anche perché, obiettivamente, il sacrificio non vale il guadagno.

È assurdo e grottesco che, con tutto il mare che abbiamo, il pesce costi carissimo; e non solo, come si potrebbe pensare, sulle Dolomiti… Ma anche nei luoghi di mare, dove vivo io! Purtroppo questa è la logica conseguenza di un sistema che zoppica vistosamente.

I problemi che i rappresentanti nazionali dei pescatori stanno denunciando in questi giorni ci fanno capire perché questo accada: non è (o non è solamente) una questione di speculazione, di avidità commerciale; ma è soprattutto una questione di costi altissimi. C’è una quantità di legacci che vengono dalla normativa nazionale e persino da quella europea i quali, di fatto, scoraggiano ogni attività di pesca. A questo quadro si aggiunge il costo proibitivo del carburante. A molti pescatori ormai non conviene più uscire con la barca: il guadagno è uguale o inferiore alle spese!

Con queste premesse è logico che il prodotto che arriva ai consumatori debba rincarare continuamente: altrimenti che senso avrebbe fare il pescatore?
È un esempio emblematico delle disutilità assurde italiane: si penalizza la pesca invece di valorizzarla, cosa che dovrebbe essere consona ad un Paese che fu definito “una piattaforma nel Mediterraneo”, proprio a sottolinearne la fortissima dimensione marittima dovuta innanzitutto alla sua geografia.

 
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La frode on line è viva e vegeta: ma si può combattere

Post n°1834 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da massimocoppa
 

Bastano un po’ di buon senso ed i consigli di Libero.it
LA FRODE ON LINE È VIVA E VEGETA: MA SI PUÒ COMBATTERE


E’ tuttora una delle truffe più vincenti su Internet: parlo del
phishing, vale a dire quell’insieme di raggiri volti a carpire username e password di titolari di conti correnti ed altri beni gestibili on line, tra i quali anche la propria posta elettronica.

Mi stupisco di come ci siano ancora persone che comunichino questi dati a terzi, quando le banche, la posta e tutti gli operatori (finanziari ed altri) ribadiscono continuamente che non bisogna fornire queste informazioni a nessuno, nemmeno a loro (perché la tua banca o il tuo gestore di Internet, di certo, sanno già come accedere al tuo profilo!).
Libero.it in un benemerito post “aziendale” riassume il problema e, soprattutto, fornisce qualche dritta su come fronteggiarlo: il post è leggibile QUI.

 
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I sacramenti non si devono pagare, le offerte sono libere!

Post n°1833 pubblicato il 16 Gennaio 2012 da massimocoppa
 

Il cardinale di Napoli critica apertamente il malcostume
di troppi sacerdoti
I SACRAMENTI NON SI DEVONO PAGARE, LE OFFERTE SONO LIBERE!


Il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, forse non è
propriamente uno stinco di santo, visto che diverse indagini della magistratura lo riguardano per ipotesi di reato. Ma dal punto di vista pastorale stavolta ha fatto qualcosa di veramente e positivamente notevole: ha detto chiaramente che i sacerdoti la devono finire di fissare tariffe precise per amministrare i sacramenti e le funzioni, e che le offerte in denaro da parte dei fedeli devono essere libere.

Immaginiamo Gesù alle nozze di Cana chiedere agli sposi, che sembra fossero suoi cugini, cinquanta sesterzi e poi aggiungere: ‘Mi dovete un supplemento per il cambiamento dell’acqua in vino e poi da centocinquanta si passa a trecento perché la zona è panoramica; oppure vi sembra mai possibile che Gesù potesse chiedere venti sesterzi alla vedova di Naim, prima di risuscitarle il figlio morto?”: così, scherzando, Sepe ha sintetizzato quanto scritto in una lettera alla comunità della Chiesa di Napoli, intitolata “Per amore del mio popolo”, dove dice chiaramente che “far pagare i sacramenti è un segno di degrado, indica che ci siamo incancreniti”; dove ricorda il Vangelo di Matteo (“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”) ed ammonisce: “Che nessuno esca dalle nostre chiese con la sensazione di aver comprato un beneficio che il Signore elargisce secondo la ricchezza del suo cuore! A tutti dobbiamo offrire il volto di una Chiesa animata dal solo desiderio di servire, senza nulla a pretendere”.

Per arrivare a questi  moniti così espliciti, si vede che la situazione, a Napoli, dev’essere veramente divenuta eccessiva. Ma credo che questo accada in tutta Italia; a tutti, anche a chi non è un cattolico praticante, sarà capitato, prima o poi, di imbattersi in un malvezzo molto diffuso: quello di fissare delle tariffe precise per la celebrazione di matrimoni, cresime, battesimi ecc. Insomma, quella che dovrebbe essere un’offerta in denaro liberamente data dal fedele, diventa un’imposizione precisamente codificata dal parroco.

Questo malcostume è sempre esistito, purtroppo: ma si ha come l’impressione che si sia intensificato negli ultimi anni, insieme ad altre voci “burocratiche” come lo stabilimento di un orario di chiusura e di apertura sia della chiesa che della canonica, di un orario di ricevimento dei fedeli da parte del sacerdote e addirittura la fissazione di giorni ed ore in cui si effettuano le confessioni!

Sono novità difficili da accettare e persino da concepire per chi, come me, ricorda quei preti di una volta: sempre disponibili, pronti a ricevere ed ascoltare tutti a qualunque ora…

Credo che questi comportamenti siano tipici dei nuovi sacerdoti, dei preti “giovani”, che evidentemente intendono il sacerdozio non come una missione, ma come un lavoro: che ha, quindi, i suoi orari…

Sulla questione delle tariffe per i sacramenti, è di chiarezza meridiana che si tratti di un’usanza non solo eticamente discutibile, ma senz’altro illecita: ricorda tanto uno di quei comportamenti della Chiesa di un tempo che portarono allo scisma protestante. La simonia, vale a dire la remissione dei peccati in cambio del versamento di denaro sonante, è un peccato capitale, mortale, che avvelenò la comunità cattolica e che provocò lo giusto sdegno di Martin Lutero.
Oggi non siamo a quei livelli e non parliamo di simonia, ma di certo chiedere una cifra precisa lasciando intendere che, altrimenti, non si fa niente, non è una cosa proprio regolare. Anche se i fedeli sono abituati al concetto, tant’è vero che dalle mie parti c’è un detto: “Senza soldi non si cantano messe”…

 
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Internet e la morte

Post n°1832 pubblicato il 09 Gennaio 2012 da massimocoppa
 

La lotta di Enrico “enca4” contro la malattia e l’odio
degli ex familiari
INTERNET E LA MORTE


Non aggiornare il proprio profilo, blog, account su Internet è
la stessa cosa che morire. L’impressione, per gli altri, è la medesima.

Abbandonare la propria posizione, il proprio avatar, il proprio microcosmo personale creato sul web perché non si ha tempo, perché ci si è scocciati, perché si è in crisi mistica, perché si è malati o, infine, perché si è morti provoca lo stesso risultato in questo mondo virtuale dove tutti ci trasfiguriamo.

Eppure, dietro queste pagine elettroniche, dietro i nickname, gli account e quant’altro siamo delle persone in carne ed ossa: ma l’identità fisica che sta a monte dell’identità elettronica è incredibilmente fragile, e stride con l’eternità telematica. E siccome quasi sempre gli unici a possedere le password d’accesso sono gli stessi titolari dell’account, ecco che la scomparsa fisica di uno di essi provoca la paralisi del profilo, del blog, del sito… Il resto del mondo virtuale non sa, semplicemente, cosa sia accaduto di quella persona: si è stufata? Si è esiliata? O è nel reparto di rianimazione di un ospedale? O addirittura è morta?

Di tante persone che, improvvisamente, non aggiornano più il loro blog io non so nulla di quanto possa essergli capitato. E se non rispondono ai miei messaggi, sono condannato a restare in un vicolo cieco, a meno che qualche amico comune non possa ragguagliarmi sull’accaduto.

Da quando sono nella Community di Libero.it ho dovuto fronteggiare tre lutti, di quelli a me noti: perché di tante altre persone non so semplicemente più nulla.

L’ultimo in ordine di tempo è accaduto nel week-end: dopo una terribile malattia oncologica si è spento “Enrico”, enca4: ne dà notizia flymoby, che ha le chiavi di casa del blog di Enrico. Flymoby ha seguito Enrico fino alla fine, intendo nella vita reale. Abbiamo sperato che il male non l’avesse vinta, ma purtroppo è finita diversamente. Seguendo nel tempo ciò che raccontava Enrico, si restava sconvolti dalla lucidità e dal coraggio con cui affrontava la sua situazione; e amareggiati e furenti fino alle lacrime per l’incredibile ed inspiegabile ostilità, implacabile, che gli riservavano l’ex moglie ed il figlio.

In una delle ultime telefonate avute con la sua ex, ecco cosa questa gli aveva detto: “Ti auguro di vivere il più a lungo possibile così che tu possa aggiungere alle sofferenze che gia hai,  anche quella di aver perso tuo figlio”.

Per quanto un uomo, un marito, un padre, possa aver sbagliato, quest’atteggiamento di fronte ad una patologia mortale ha qualcosa di disumano, di barbarico.

Racconta ancora Enrico: “Nel 2006 tentai il suicidio. Non riuscii a portarlo a termine solo per un motivo, una impalcatura che arrivava ad un metro dal parapetto dal quale mi stavo lanciando. Mi detti dello stupido, allora. Ringraziai Dio di avermi salvato. Ma ancora non sapevo di essere malato. Se lo avessi saputo, e se avessi saputo a cosa sarei andato incontro nell’immediato futuro, non lo avrei ringraziato, gli avrei detto che era meglio se si fosse fatto gli affari propri”.

Negli ultimi tempi, dopo una sospensione, enca4 aveva annunciato: “Dopo qualche mese di riflessione, ho deciso di rientrare nel blog a patto che non si parli più della mia malattia. Voglio sentirmi come uno qualsiasi di voi, non voglio continuamente pensare al mio stato di salute”: un proposito commovente, nel suo candore.

Ma l’ultimo suo post è stato straziante: un grido di sofferenza ed un anelito a ritrovare Dio: “Ho paura, caro Dio, ho paura di non farcela. Ho paura di essere solo nel momento in cui morirò. Ho  paura che neanche Tu sarai con me in quel momento”. Tutta la povera umanità di cui siamo fatti traspare da queste parole angoscianti.

E, poco dopo, è arrivata la fine.

Nelle ultime sequenze del film cyberpunk “Nirvana”, di Gabriele Salvatores, Diego Abatantuono è una simulazione elettronica che non vuole morire. Christopher Lambert sta per annullarlo, ben conscio che sta per venire anche la sua morte terrena: dietro alla porta incombe infatti il killer di una multinazionale venuto ad eliminarlo. Pochi attimi prima di morire, quindi, e prima di premere il tasto “cancella” e porre fine anche all’esistenza virtuale di Abatantuono, questi domanda al programmatore Lambert: “Quando mi cancelli, cosa divento?”; e Lambert gli risponde: “Sarai come un fiocco di neve che non cade da nessuna parte”. E così, il tasto “delete” manda il programma Abatantuono in dissolvenza, verso la sua fine, virtuale come la sua vita; mentre Lambert, con un sorriso triste, si gira verso la porta e attende la sua stessa, fisica, fine.
Addio, Enrico: adesso sei come un fiocco di neve che non cade da nessuna parte, e spero che tu stia in un mondo migliore di questo.

PS: Neanche a farlo apposta, vedo che tra i profili consigliati oggi da Libero.it in homepage c'è quello di Asja54, una bella signora scomparsa da tempo, prematuramente ed improvvisamente! Ecco un esempio di morte fisica e non-morte elettronica (e "non-morte" non significa "vita").

 
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Maledetto disabile, ti odio

Post n°1831 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da massimocoppa
 

Un libro-testimonianza di eccezionale crudezza, ma che nasconde l’amore e la frustrazione di un padre
MALEDETTO DISABILE, TI ODIO


Massimilano Verga è un professore universitario che insegna
a Milano. Non è quindi, almeno in teoria, un uomo rozzo; e da lui ci si aspetterebbero atteggiamenti di sensibilità, di intelligenza, di civiltà.

Invece ha scritto un libro che, in tutta apparenza, è un pugno nello stomaco: “Zigulì. La mia vita dolceamara con un figlio disabile”, Mondadori.

Oggi il “Corriere della Sera”, a firma di Elvira Serra, lo illustra con un articolo (leggibile anche QUI) che fa bene il punto della situazione, in tutti i suoi aspetti.

Innanzitutto quello più evidente, e che traspare da queste durissime righe del libro: “Se Moreno potesse leggere o capire quello che ho scritto, avrebbe tutto il diritto di incazzarsi con me. Ma, per mia fortuna, non può leggere, perché è cieco. E neppure capire, perché la Zigulì che ha sotto i capelli gli consente di riconoscere soltanto le tre parole che servono per sopravvivere: pappa, acqua, nanna. Insomma, uno dei vantaggi di avere un figlio handicappato è che puoi permetterti di essere un idiota e di trattarlo anche male. E io mi concedo spesso questo vizio”.

Parole terribili. E la dose viene rincarata: “Sei insopportabile. Preferirei masticare la sabbia piuttosto che sentirti. Anche dei chiodi nelle mutande sono più piacevoli della tua voce. Quando urli così non ho scelta. O ti sbatto in camera e chiudo la porta, oppure ti prendo a sberle. Quasi sempre finisci in camera. La ritengo una conquista”.

Eppure sarebbe un errore archiviare il caso come esempio di eccezionale disumanità. In realtà il libro è un atto di amore di un padre verso un figlio gravemente handicappato e totalmente incapace di avere un’esistenza normale.

Non so spiegarlo, ma ho capito subito che quelle parole così pesanti erano solo una specie di maschera cruda, verista, senza retorica, che nascondevano la totale dedizione e l’amore di un genitore verso un essere così sventurato.

È la fragilità umana che ci fa “sclerare” ed assumere atteggiamenti nazisti: ma quanto è preferibile rispetto alla solita retorica dei buoni sentimenti, falsa e ipocrita come un necrologio!
Non credo che comprerò il libro del prof. Verga, perché contiene un argomento troppo forte, per me: però la testimonianza sincera dell’autore ci fa riflettere sulla solitudine di chi deve gestire un congiunto disabile nell’indifferenza della società e, spesso, anche dei parenti e dello Stato.

 
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buon 2012 a tutti

Post n°1830 pubblicato il 29 Dicembre 2011 da massimocoppa
 

BUON 2012 A TUTTI


Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.
Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Sì signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh, illustrissimo sì, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.”

Dal “Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere”, di Giacomo Leopardi.

AUGURO A TUTTI UN 2012 SERENO E PIENO DI COSE BELLE

 
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Addio a Charlie, gatta certosina

Post n°1829 pubblicato il 27 Dicembre 2011 da massimocoppa
 

 

Un mesto avvenimento alla vigilia di Natale
ADDIO A CHARLIE, GATTA CERTOSINA


La mattina del 24 dicembre, intorno alle ore 12.00, mia
moglie mi telefona da casa di mia suocera e mi dice: “Vieni subito, dobbiamo portare Charlie dal veterinario”.

Charlie è la gatta certosina di mia suocera, di ben venti anni d’età! Un record per un felino, a detta anche del veterinario: per un essere umano equivarrebbe ad essere centenario.

Era già da tempo che non stava bene, e mia suocera era convinta che ormai fosse in agonia e che bisognasse farle l’eutanasia. Io ho continuato a sperare, ma aveva ragione lei. Qualcosa avevo intuito anch’io, perché mi ero azzardato ad accarezzarla e non aveva reagito violentemente: era una gatta molto bella, aristocratica, elegantissima ma strana, che non accettava carezze da nessuno se non dalla padrona. Quando la conobbi, nel 1995, il tentativo di toccarla mi fruttò il sanguinamento di una mano…

Comunque mi ci ero affezionato per la lunga consuetudine di frequentazione.

Mentre trovavo un posto per parcheggiare, il dottore la stava già accompagnando verso una dolce morte: avrei voluto accarezzarla per bene, visto che non ero mai riuscito a farlo, ma sarebbe stato di certo un abuso, visto che Charlie non gradiva questo tipo di effusioni…

Nel primo pomeriggio, poi, mi è toccato il mesto compito di scavare una fossa nel giardino di una nostra amica. Tutti insieme abbiamo salutato Charlie e l’abbiamo seppellita.
Insomma, alla vigilia di Natale ci siamo intristiti per benino… A qualcuno sembrerà sicuramente eccessivo, ma il sentimento che abbiamo provato è stato come se fosse scomparsa una persona di famiglia.

 
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La suprema ipocrisia del Natale

Post n°1828 pubblicato il 22 Dicembre 2011 da massimocoppa
 

LA SUPREMA IPOCRISIA DEL NATALE


“Tra pochi giorni è Natale e già gli uomini si preparano alla
suprema ipocrisia... Vorrei che il giorno di Natale il panettone diventasse carne dolente sotto il nostro coltello e il vino diventasse sangue e avessimo tutti per un istante l’orrore del mondo in bocca... Vorrei che la notte di Natale in tutte le chiese del mondo un povero prete si levasse gridando: Via da quella culla, ipocriti, bugiardi, andate a casa vostra a piangere sulle culle dei vostri figli. Se il mondo soffre è anche per colpa vostra, che non osate difendere la giustizia e la bontà e avete paura di essere cristiani fino in fondo. Via da questa culla, ipocriti! Questo bambino, che è nato per salvare il mondo, ha orrore di voi!”.

Sono parole di Curzio Malaparte, e sembrano scritte oggi: ma risalgono al 1954…

SERENO NATALE A TUTTI.

 
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Finisce l’avventura americana in Iraq. Ne è valsa la pena?

Post n°1827 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da massimocoppa
 

Un caso emblematico di un rimedio peggiore del male. Altissimi i costi umani e finanziari
FINISCE L’AVVENTURA AMERICANA IN IRAQ.
NE È VALSA LA PENA?


L’avventura militare americana in Iraq è finita.

Sembra incredibile, viste le premesse, ma è così. Si era detto che il teatro di operazione non poteva essere abbandonato perché la situazione non era stabilizzata; ed infatti Obama ha continuato a restare in Iraq nonostante la sua posizione fosse opposta a quella di Bush: le contingenze hanno costretto Washington a protrarre la propria presenza.

Poi, evidentemente, qualcosa si è rotto. Anzi, diverse cose. Innanzitutto, e analogamente all’Afghanistan (ma lì la situazione è addirittura peggiore), non si è riusciti a stroncare definitivamente il terrorismo e la guerriglia. Quindi sono subentrati forti attriti con il governo locale in carica, legittimamente eletto in libere consultazioni. Infine la crisi economica ha dato il colpo di grazia.

In una cerimonia mesta, sotto tono, la bandiera degli Stati Uniti è stata ammainata, ed i reparti vanno via quotidianamente e velocemente. Entro il 31 dicembre resteranno solo 150 soldati a guardia dell’ambasciata a Baghdad.

La presenza americana in Iraq è durata otto anni e quasi nove mesi. È costata 800 miliardi di dollari: una cifra colossale, se si considera che il principale intervento dello Stato americano per tamponare la crisi dovuta ai titoli-spazzatura ed ai mutui in sofferenza ammontava a 1.200 miliardi di dollari. Per non parlare del costo umano: 4.487 morti e 30mila feriti.

Ne è valsa la pena? No. Tutti i problemi presenti prima dell’intervento sono rimasti inalterati: anzi, sono peggiorati. La dittatura di Saddam Hussein impediva al fondamentalismo islamico di prosperare, analogamente a quella di Gheddafi in Libia, per il semplice motivo che dittatori dalla personalità così ipertrofica non ammettono alcun tipo di contro-potere. Piuttosto, gli estremisti islamici hanno trovato spazio nell’anarchia nata con l’inizio del conflitto.

Eppure Bush junior ha voluto convincere il mondo che Saddam fosse un pericolo, che trescasse con Al Qaida e che, infine, fosse dotato di pericolose armi di distruzione di massa, o che stesse per realizzarle. Il buon senso prima e la storia poi ci hanno dimostrato che tutte le premesse erano false, e che anzi ci sono seri dubbi che siano state presentate ed usate dolosamente, ben conoscendone l’infondatezza.
L’unica nota positiva di tutta questa colossale e fallimentare operazione è che in Iraq è stato deposto un dittatore ed instaurato un regime teoricamente democratico. Ma si è data anche la stura ad una terribile instabilità locale, che in una regione problematica come quella mesopotamica, e con l’Iran al confine, rappresenta davvero un boomerang clamoroso.

 
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La festa della Fiat è il funerale dei lavoratori

Post n°1826 pubblicato il 15 Dicembre 2011 da massimocoppa
 

Il capitalismo si ristruttura velocemente nascondendosi dietro la crisi economica: il caso di Pomigliano è emblematico
LA FESTA DELLA FIAT È IL FUNERALE
DEI LAVORATORI


Mentre il governo Monti delude enormemente le aspettative
di quasi tutti gli italiani (ma va? Non ne sono affatto sorpreso!), scegliendo la solita strada degli aumenti scontati delle tasse (benzina, sigarette… C’era bisogno di grandi professori per fare questo?), omettendo per ora di tagliare i costosissimi privilegi di un’enorme classe politica e di commis dello Stato, il capitalismo si ristruttura con la scusa della crisi economica e nell’indifferenza plaudente del “governo dei tecnici”.

A Pomigliano D’Arco, in provincia di Napoli, è stato inaugurata la produzione locale della Fiat Panda. Impianti riorganizzati e ristrutturati: e non solo loro. Sono stati ristrutturati pure i lavoratori. Seguendo il pericoloso precedente della sede di Torino, la Fiat ha inaugurato anche al Sud un rapporto di lavoro che non è inquadrato nel contratto nazionale di categoria e che è, ovviamente, restrittivo e peggiorativo rispetto a quello. I sindacati tradizionali hanno benedetto il tutto, e solo la Fiom è rimasta fuori: sia metaforicamente che materialmente, visto che ha manifestato ai cancelli contro la giornata di autocelebrazioni…

In tutto questo, 600 disgraziati, privi di qualsiasi coscienza di classe, si sono mostrati contentissimi ed entusiasti per essere stati assunti: una festa, in apparenza, quando invece assistiamo alla morte dei diritti dei lavoratori ed all’archiviazione di più di cento anni di lotte sindacali.

Una situazione ben strana, quella della Fiat: l’azienda si lamenta della crisi mondiale e del settore auto, e poi assume 600 persone, mentre altre migliaia restano in cassa integrazione, anticamera del licenziamento. Perché questi 600 non sono stati presi tra quei lavoratori? Forse perché quegli altri sono scomodi? Forse perché non vogliono farsi mettere i piedi in testa?

La riapertura di Pomigliano è stata presentata dal manager Marchionne come una grande scommessa nazionale fatta a favore del Sud e dei lavoratori; il governo era entusiasticamente presente con il ministro Passera e con la Fornero, quella che piange e nel contempo distrugge i pensionati.
Era ampiamente prevedibile, e da questo blog l’avevamo previsto: ma impressiona ugualmente vedere con quale pervicacia, con quale fredda e lucida determinazione si stia procedendo velocemente e concretamente alla ristrutturazione capitalistica dei rapporti di lavoro: detto in altre parole, alla scientifica messa a punto dello sfruttamento sistematico dei lavoratori, con la drastica riduzione di tutti i loro diritti attraverso la scusa della crisi economica, della scarsità di impiego, dell’efficienza e di non so cos’altro. Tutto un sistema micidiale proteso a far regredire i lavoratori italiani, europei e mondiali ai livelli di quelli americani, da sempre schiacciati dal capitale e privi di ogni tutela; una macchina del tempo infernale che vuole riportarci all’ottocentesca “Rivoluzione industriale”, un mondo dickensiano dove non c’era alcun orizzonte se non quello di una vita grama e rivolta a produrre feticci per alimentare il capitalismo.

 
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E’ finito il Carnevale (ma chi l’ha visto?), arriva la Quaresima

Post n°1825 pubblicato il 05 Dicembre 2011 da massimocoppa
 

Il premier Monti ha annunciato una manovra economica veramente dura ed epocale
E’ FINITO IL CARNEVALE (ma chi l’ha visto?),
ARRIVA LA QUARESIMA


In una conferenza stampa trasmessa solamente da “La
7” (vorrei sapere dov’è il cosiddetto “servizio pubblico” che dovrebbe fare la Rai…), il premier Mario Monti ed i ministri hanno presentato una manovra economico-finanziaria-previdenziale veramente epocale, e che peraltro va ad aggiungersi alle altre manovre già varate quest’anno dal governo Berlusconi, in un’orgia di bordate che si susseguono con cadenza infernale.

Avevo scritto un altro testo, ragionando sulle misure enunciate ieri. Ma ho deciso di cancellarlo, perché troppo deprimente.

Mi limito quindi ad una riflessione generale, di tipo “filosofico”. E’ stato detto, utilizzando una metafora veramente efficace, che “il Carnevale è finito: ora è arrivata la Quaresima”. Però, se mi guardo indietro, mi rendo conto che io non ho partecipato a questo Carnevale; e nemmeno mio padre, mia madre (scomparsa da anni), mio suocero, mia suocera, mia moglie, mio cognato, i miei zii, i miei cugini, i miei colleghi di lavoro, i miei vicini, e potrei continuare.
Insomma, sono pochi ad aver visto questo Carnevale; però adesso a tutti noi viene imposta la Quaresima.

(Questa riflessione è stata pubblicata anche da DAGOSPIA
in data 5.12.2011)

 
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Un grande equivoco di nome “Napolitano”

Post n°1824 pubblicato il 29 Novembre 2011 da massimocoppa
 

Il capo dello Stato viene amato a sinistra e visto come colui che ha abbattuto Berlusconi; ma la sua storia politica è ben diversa
UN GRANDE EQUIVOCO DI NOME “NAPOLITANO”
Era contro Berlinguer, simpatizzava per Craxi ed era gradito agli USA

Tra gli equivoci più clamorosi ma meno apparenti dell’Italia
di questi ultimi anni e di questi ultimi mesi ce n’è uno che, effettivamente, è ben nascosto: non mi pare sia stato spesso (per non dire mai) smascherato.

Questo equivoco ha un nome ed un cognome: Giorgio Napolitano.

Per lungo tempo, dopo l’elezione a capo dello Stato, egli è stato criticato a sinistra perché non si adoperava, o non lo faceva abbastanza, contro Berlusconi: che già è una nota stridula perché, come da nostre Costituzione e prassi, il presidente della Repubblica dev’essere ed apparire imparziale verso tutti gli attori politici.

Quando Berlusconi ha davvero oltrepassato il segno tra leggi “ad personam” e “ad aziendam” e, infine, rivelando una condotta di vita privata incredibilmente ed inaccettabilmente dissoluta per un capo di governo, Napolitano ha cominciato a prendere le distanze e ad adoperarsi apparentemente per una svolta.

La defezione di diversi parlamentari della maggioranza, la crisi dell’Euro e delle economie europee, insieme alle fortissime pressioni dei mercati e di Germania e Francia, hanno fatto il resto. Si è parlato, scritto e letto di presunte suggestive “svolte”, “prese di posizione”, “governi del presidente”, “azioni sussidiarie” da parte del capo dello Stato il quale, soffuso di luce, avrebbe preso in mano le redini della nazione in questo momento drammatico e, epicamente, ci avrebbe quindi regalato Mario Monti, il salvatore della patria tanto gradito a Berlino ed a Parigi.

Insomma: Napolitano vero garante dei valori democratici, “dittatore” temporaneo nel senso dell’antica Roma, per salvare il Paese e guidarci verso “magnifiche sorti e progressive”.

Quindi, infine, la sinistra lo ha santificato: e lo hanno fatto sia gli esponenti politici ufficiali (nel PD, ad esempio) che i simpatizzanti. Basta farsi un giro nel web per scoprire grandi attestati di stima e di commossa riconoscenza per il Grande Vecchio del Quirinale.

Resto sempre stupito di come le simpatie di una collettività possano cambiare così facilmente ed indirizzarsi nei modi più sconcertanti. Non abbiamo memoria storica, e lo sappiamo; ma non abbiamo nemmeno una memoria a breve termine, perché altrimenti certi abbagli non si spiegherebbero.

Siamo sicuri che Napolitano sia un nemico tradizionale di Berlusconi e del berlusconismo? Siamo sicuri che Napolitano sia geneticamente “di sinistra”? Se le simpatie che attualmente moltissimi italiani gli tributano si basano su questi assunti, ebbene, bisogna dire che esse si basano sul nulla; o, per meglio dire, su di un equivoco.

Non starò qui a tediare il lettore eccessivamente, né a fare l’analisi critica della biografia di Napolitano. Ma consideriamo solo alcuni elementi fondamentali della sua vita politica: Napolitano era una specie di alieno nel fu Partito Comunista Italiano. Inviso alla base dei simpatizzanti (che è sempre rimasta sostanzialmente stalinista), era a capo della corrente cosiddetta dei “Miglioristi”, che aveva alla base due dogmi: essere antisovietica e, nel contempo, fondamentalmente nemica di “santo” Enrico Berlinguer. Se ancora oggi rimpiangiamo la figura fortemente etica di Berlinguer, non possiamo porre sullo stesso piano Napolitano, che gli fu nemico: e sia detto ben chiaramente.

Chi, come me, ha superato gli “anta” e si è sempre interessato alla politica italiana, ricorda bene alcuni tratti caratteristici di Napolitano: era l’unico esponente del PCI ad essere gradito agli Stati Uniti: ed era l’unico a poter entrare negli USA senza particolari formalità. Tanto per capirci, altri comunisti erano stati dichiarati da Washington persone non gradite: come il filo-sovietico Armando Cossutta, gran percettore (confesso) di rubli da Mosca per finanziare le spese del partito e della sua corrente.

Inoltre, e soprattutto, Napolitano era a capo del settore del PCI più a destra, che vedeva nell’alleanza con i socialisti di Bettino Craxi un’opportunità da seguire. Craxi aveva molti nemici nel PCI, ma non nella corrente di Napolitano. L’attuale capo dello Stato, insomma, aveva il PSI di Bettino nel cuore; il PSI autoritario e presidenzialista di Craxi, non quello di Pietro Nenni (per capirci): cioè quel PSI visto come fumo negli occhi dalla sinistra moderna e contemporanea. E Craxi, lo sappiamo, era grande amico, sodale e protettore di Silvio Berlusconi, che ha favorito in tutti i modi.

“Per li rami”, dunque, oggi al Quirinale siede un personaggio che, in estrema sintesi, era contro Berlinguer ed a favore di Craxi-Berlusconi-Washington.
Qualcuno mi sa spiegare come mai, oggi, le persone che sentono ancora il proprio cuore battere verso sinistra possano provare un afflato di amore verso quest’uomo?

 
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La caduta dei giganti dell’Euro: anche Francia e Germania in grave imbarazzo

Post n°1823 pubblicato il 24 Novembre 2011 da massimocoppa
 

Ma non era l’Italia ad essere oggetto delle loro ironie?!
L
A CADUTA DEI GIGANTI DELL’EURO: ANCHE FRANCIA E GERMANIA IN GRAVE IMBARAZZO


Dopotutto c’è una giustizia, a questo mondo, anche se
l’umana soddisfazione che si può provare viene ovviamente mitigata dalla gravità dei fatti e dall’evidente riflesso che avranno su di noi.

Nel post precedente, tra le altre cose, avevo mostrato grande insofferenza per l’atteggiamento arrogante di Francia e Germania nei nostri confronti: il solito teatrino dei “big” che trattano l’Italia come il parente povero.

Ebbene, non credevo che le quinte di cartapesta sarebbero cadute così presto: addirittura nel giro di qualche giorno.

Il presidente francese Sarkozy ironizzava contro l’Italia insieme al cancelliere tedesco Angela Merkel durante una conferenza stampa internazionale, parlando della situazione italiana e degli sforzi che dovremo fare per renderci di nuovo degni di sedere al grande tavolo dei “giganti” europei, dimenticando che l’Italia è stato un Paese fondatore dell’Unione Europea, con fior di pensatori che l’hanno ideata…

Ebbene, dopo Moody’s e Standard & Poor’s, anche Fitch ha annunciato che l’affidabilità della Francia sul debito è a rischio. La tripla A di cui gode Parigi sta per subire un ridimensionamento da tutte le agenzie internazionali di rating: segno che è opinione comune, ovviamente suffragata da dati, che per i nostri cugini d’Oltralpe non è tutto oro quel che luccica (è proprio il caso di dire).

Va bene, si dirà, era prevedibile che la spacconeria francese venisse presto smascherata. Ma quello che stupisce, sconvolge e preoccupa è che ieri, incredibilmente, anche la Germania ha mostrato una inaspettata fragilità: l’asta per collocare i titoli di Stato tedeschi decennali (“Bund”, una specie di nostri BTP) è stata snobbata. Berlino è riuscito a rastrellare solo 3,6 miliardi di Euro dai 6 miliardi nominali messi in vendita. Poco più della metà, insomma. Questo significa che gli investitori ed i risparmiatori non si fidano più neanche della Germania: ritengono, cioè, che questo Paese potrebbe non onorare i suoi debiti in futuro!

I mercati internazionali mettono sotto tiro anche Parigi e Berlino: dove andremo a finire di questo passo? Forse è il caso che non sia solo l’Italia a pensare seriamente di uscire dall’Euro, ristrutturando la propria economia ed il proprio debito a livelli più sostenibili, ma senza il feticcio del bilancio in pareggio per fare piacere ai giganti dell’Unione Europea.
Mai come in questo momento ho invidiato la splendida solitudine britannica della sterlina.

 
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L'Europa impone all'Italia un commissario liquidatore

Post n°1822 pubblicato il 20 Novembre 2011 da massimocoppa
 

Ecco perché non c’è da gioire per la caduta di Berlusconi, evento in altre circostanze graditissimo…
L’EUROPA IMPONE ALL’ITALIA UN COMMISSARIO LIQUIDATORE


A grande richiesta sono invitato a scrivere qualcosa
sull’evento epocale costituito dalla cosiddetta “caduta di Berlusconi” e dalla nascita del governo Monti, anche se sono passati diversi giorni da questi due fatti (ma, come si sa, io ero in autosospensione dalla Community).
Diciamo subito che il passo indietro di Berlusconi è per me benvenuto. Detto questo, comprendo ma non condivido affatto tutto l’entusiasmo della folla recatasi fino alla piazza del Quirinale per festeggiare la caduta del “tiranno” e per insultarlo mentre si recava da Napolitano a rassegnare le dimissioni, dopo essersi reso conto di non avere più una maggioranza in Parlamento: l’esito fatale di una disastrosa agonia che si trascinava  da troppo tempo.
Non condivido quell’entusiasmo perché purtroppo, ahimè, non c’è proprio niente di cui essere contenti, nella temperie che stiamo vivendo.
Le dimissioni di Berlusconi sono opportune e salutari per il Paese, ma è il modo in cui tutto ciò è avvenuto che offende e amareggia. Il Cavaliere ha dimostrato di non avere alcun senso dello Stato ed ha confermato di essere sceso in politica ed andato al potere, sin dal 1994, solamente per sistemare i propri interessi e produrre leggi e leggine “ad personam” e “ad aziendam”, per favorire cioè sé stesso e la Fininvest/Mediaset. Infatti ha resistito fino all’ultimo, riducendo questo Paese in macerie morali e materiali, cercando quindi di patteggiare la sua uscita, perché sa benissimo che sarà un grosso guaio se verrà meno lo scudo giudiziario ed eventualmente fiscale e finanziario che gli serve per gli ultimi scampoli di procedimenti che ha ancora in corso (tutti gli altri li ha depotenziati ed annullati a colpi di prescrizioni brevi, scudi, lodi, attenuanti e legittimi impedimenti).
Alcuni (molti) italiani sono convinti di aver mandato via Berlusconi. Non è così. Egli non è stato battuto in Parlamento, se non indirettamente: non è cioè caduto in seguito ad un voto di sfiducia o nel respingimento di un atto cruciale; anche se la sostanza, in effetti, non cambia, la forma conserva la sua importanza. A mandare via il Cavaliere è stata la colossale pressione congiunta politica e finanziaria di Francia e Germania (in nome dell’Unione Europea), nonché dei mercati internazionali che hanno preso di mira l’Italia.
Quindi la folla che si assiepava fuori al Quirinale non deve credere di aver mandato via il “despota” perché, ancora una volta nella storia italiana, questo è avvenuto in seguito ad interventi esterni: gli angloamericani nel caso del fascismo, i franco-tedeschi in questo caso. Ed anche questo irrita: che la Merkel e Sarkozy abbiano deciso di commissariare l’Italia su implicito mandato di tutta l’Unione Europea (che questi due Paesi monopolizzano) è una circostanza offensiva che la nostra coscienza di italiani (se ne abbiamo ancora una) dovrebbe farci respingere, facendoci bruciare di vera (questa sì) indignazione.
Germania e Francia smentiscono secoli di storia e passano dalla contrapposizione ad un formidabile abbraccio, ben consci di poter essere i leader dell’intera Europa: e noi dobbiamo accettare che essi mettano il naso nei nostri affari, che si intrighino dei nostri problemi, che guardino nelle nostre tasche: e tutto questo perché noi saremmo la Cenerentola d’Europa insieme alla Grecia? Non è così, è quindi non è giusto che a questi personaggi sia consentito di comportarsi come i commissari liquidatori del Belpaese. Con quale autorità morale, peraltro, si arrogano questo diritto? La Francia non chiude un bilancio in pareggio dal 1974!
Passiamo ora ad esaminare cosa è seguito alle truppe cammellate berlusconiane: una pattuglia di ascari formata da finanzieri e tecnici guidati da Mario Monti. Questi sarà pure un’ottima persona, ma adoperiamo il metodo di Marco Aurelio (come ci ha insegnato il dottor Lecter ne “Il silenzio degli innocenti”): “Di ogni singola cosa chiedi cosa è in sé, qual è la sua natura”: e la risposta è che Mario Monti è un tecnocrate dell’Unione Europea, un burocrate graditissimo a Germania e Francia (e solo per questo già sospetto), Paesi con leadership attualmente nemiche dell’Italia (checché se ne dica), ed è infine un plutocrate chiamato ad imporci churchillianamente “lacrime e sangue” per il tornaconto degli investitori finanziari stranieri. Contrariamente a quanto va affermando, non è certo la persona più indicata per risanare i conti italiani tutelando al contempo le categorie più svantaggiate ed impedendo lo smantellamento delle garanzie sociali, previdenziali, lavorative e legislative che oramai credevamo essere patrimonio intangibile della nostra storia. Non credo che vorrà e potrà obbedire (come è chiamato a fare) ai diktat di Berlino e Parigi senza aumentare le tasse e ridurre ancora le detrazioni fiscali, e soprattutto senza consentire i “licenziamenti facili”, a cui tende la dottrina del prof. Ichino (un senatore del PD!).
Ecco perché non c’è niente da festeggiare; ecco perché non ho festeggiato.

 
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Post n°1821 pubblicato il 18 Novembre 2011 da massimocoppa

“Sono tornato”.


(Ultima riga de “Il Signore degli Anelli”, di J.R.R. Tolkien)

 
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Questo blog si autosospende per un mese

Post n°1820 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da massimocoppa

Chi sbaglia, paga: e sul caso Shalit ho sbagliato
QUESTO BLOG SI AUTOSOSPENDE PER UN MESE


Il giovane soldato israeliano Gilad Shalit è tornato oggi a
casa dopo cinque anni di prigionia nelle mani di Hamas.

In cambio lo Stato ebraico rilascia mille detenuti palestinesi.

Umanamente è un fatto bellissimo, anche se dai pesanti risvolti etici.

Quindi, contrariamente a quanto ho affermato due post addietro, non siamo di fronte ad una tragica farsa: Shalit non era morto l’anno scorso.

Avevo presentato la notizia con gli opportuni condizionali; e non posso incolpare le mie fonti, perché anch’esse avevano fatto altrettanto con me. Inoltre potrei dire che ho solo riportato delle voci provenienti da ambienti islamici somali e collazionate dall’intelligence pachistana.

Tuttavia ho sicuramente sbagliato perché, in definitiva, senza avere alcuna certezza ho lanciato una notizia di pesante impatto (ripresa persino da qualche media), drammatica e dalle potenziali conseguenze disastrose: e l’ho fatto per vanità professionale. Nemmeno posso accampare giustificazioni dovute all’inesperienza, perché ho quarantadue anni suonati e lavoro da ventiquattro anni nell’informazione; inoltre sono un appassionato di vicende mediorientali, che seguo da quando avevo quindici anni.

Questa vicenda dimostra che tra le stelle della fama giornalistica e le stalle del fallimento mediatico la distanza è molto breve.

Dunque, la colpa è solo mia. Non mi nasconderò dietro un dito, perché nella mia vita non l’ho mai fatto e perché la mia stazza me lo impedirebbe… Nemmeno seguirò l’italico costume, anche giornalistico, di far finta di niente.

Per questo motivo, non dipendendo da un’autorità direttiva, mi punisco da solo, auto-sospendendo questo blog per un mese a partire da oggi. Inoltre mi autosospendo pure dalla Community. Non si creda che sia una punizione da poco: in un mondo telematico che viaggia alla velocità della luce, eclissarsi per trenta giorni significa rischiare di ritrovarsi, al ritorno, da soli.

Entro 48 ore effettuerò gli ultimi adempimenti (come rispondere a qualche messaggio privato e pubblicare qualche eventuale commento), dopodiché sparirò letteralmente per il tempo prefissato.

Chiedo quindi scusa a tutti gli amici se non li visiterò, non leggerò i loro blog, non gli farò gli auguri di compleanno, non commenterò i loro scritti e le loro vicissitudini.
M.C.Z. scompare per trenta giorni dalla faccia della terra virtuale. E ben gli sta.

Grazie a tutti per le splendide parole che state avendo per me, sia in pubblico che in privato. Grazie davvero: sono sorpreso e lusingato.
Tuttavia l
autosospensione resta, comè giusto che sia. Scusatemi ancora se non vi scriverò e non verrò a visitarvi.
Ci sentiamo fra un mese.

 
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La Francia maschilista sceglie un uomo per sfidare Sarkozy

Post n°1819 pubblicato il 17 Ottobre 2011 da massimocoppa
 

Alle primarie del Partito Socialista è stata sconfitta
la signora Martine Aubry
LA FRANCIA MASCHILISTA SCEGLIE UN UOMO
PER SFIDARE SARKOZY

È stata un’altra occasione perduta per dare una svolta all’ingessata politica del Vecchio Continente. Una donna avrebbe potuto diventare il nuovo presidente della Francia (le elezioni sono previste per l’anno prossimo), ma non è riuscita ad ottenere la candidatura del suo partito: la stessa cosa che accadde ad Hillary Clinton negli Stati Uniti.

Alle primarie del Partito Socialista francese, che hanno visto una grossa partecipazione dei simpatizzanti, è stato scelto colui che sfiderà Sarkozy: François Hollande. Ad essere clamorosamente sconfitta (e con distacco) è stata la signora Martine Aubry.

Siccome la scelta è avvenuta nell’ambito del partito e con criteri obiettivamente democratici, bisogna dire che sono proprio i francesi a non aver voluto una donna alla sfida con Sarkozy. Onestamente bisogna pure considerare che, alle ultime elezioni presidenziali, era stata una donna ad essere scelta dai socialisti: Segolene Royal (ex compagna di vita di Hollande). E sappiamo com’è finita.

Però non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che abbia vinto ancora una volta un riflesso condizionato di maschilismo.

Del resto questa cosa accade in Paesi assai avanzati, come gli Stati Uniti: all’epoca mi rammaricai pubblicamente del fatto che a vincere la candidatura del Partito Democratico fosse stato ancora una volta un uomo, benché di colore, invece che la Clinton, una donna ed una professionista di elevatissimo livello.
Onestamente non capisco in base a che cosa gli elettori del Partito Socialista francese abbiano preferito Hollande alla Aubry; tanto è grintosa e determinata questa, quanto scialbo e grigio è quell’altro: una specie di Romano Prodi in salsa francese, un polpettone indigesto risciacquato nella Senna. E se vincerà le elezioni sarà solo perché, obiettivamente, Sarkozy è diventato insopportabile: lui, la sua arroganza e la sua cerchia snob capitanata da madame Carla Bruni.

 
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Gilad Shalit è morto nel 2010?

Post n°1818 pubblicato il 13 Ottobre 2011 da massimocoppa
 

Sul giovane militare israeliano una macabra farsa?
Le ombre dietro l’annunciato scambio con mille detenuti palestinesi
GILAD SHALIT E' MORTO NEL 2010?


Gilad Shalit, il militare israeliano rapito dai miliziani di
Ezzedin Al Qassam, una fazione di Hamas, nel 2006, all’età di 19 anni, sarà riconsegnato al suo Paese, come annunciato l’altro ieri, in cambio della liberazione di mille palestinesi detenuti nello Stato ebraico.

Tuttavia ciò che tornerà in Israele potrebbe non essere un giovane oramai di venticinque anni, provato nel fisico e nella psiche ma sostanzialmente vivo e vegeto; bensì solo i suoi resti.

Una fonte che ritengo attendibile e vuole restare anonima mi ha riferito che, secondo voci provenienti da ambienti islamici somali e raccolte dai servizi segreti pachistani, il caporale Shalit sarebbe morto in prigionia nel 2010, a causa di un blocco renale rivelatosi fatale per l’impossibilità di prestargli un’adeguata assistenza sanitaria.

È evidente che la notizia non è verificabile, e per ovvi motivi. È da ieri che mi sto arrovellando sull’opportunità di darla o meno, e spero si riveli falsa.

Mi auguro che presto sapremo la verità.

Peraltro è vero che Hamas ha sempre rifiutato di consentire a chicchessia di verificare l’esistenza in vita e le condizioni di salute di Shalit: nemmeno alla Croce Rossa Internazionale è stato concesso di fare niente. Solo nel settembre del 2009 il ragazzo è apparso in un video con un giornale di quei giorni: sembrava provato, ma in buona salute.

Perché, allora, Hamas (che, lo ricordo, è autorità di governo nella Striscia di Gaza) si starebbe prestando ad un gioco così sporco?

Il movimento islamico ha urgente necessità di rilanciare la sua immagine e di uscire dall’angolo in cui è finito a causa dell’iniziativa di Abu Mazen, leader dell’Autorità Palestinese riconosciuta da Israele e dagli accordi internazionali, di ottenere dalle Nazioni Unite il riconoscimento dell’esistenza di fatto di uno Stato palestinese. Ottenendo la liberazione di mille prigionieri (dei quali centinaia sono stati condannati all’ergastolo per gravi fatti di terrorismo), che rientrerebbero a Gaza tra ali di folla festante, Hamas si accrediterebbe come unico vero rappresentante forte degli interessi del popolo palestinese; a maggior ragione beffando Israele e consegnando solo delle ossa.
Semmai non si capisce come mai il governo israeliano abbia acconsentito ad uno scambio, pur supponendo Shalit vivo. Già nel recente passato lo Stato ebraico ha rilasciato prigionieri a centinaia (anche veri e propri terroristi) in cambio persino di corpi senza vita di soldati israeliani. Ma mai, finora, si era arrivati alla promessa di liberare un contingente così sostanzioso di detenuti. Con quest’iniziativa si rompe il fronte della fermezza che ha sempre caratterizzato lo Stato ebraico. È una svolta epocale la quale, com’era prevedibile, sta spaccando il Paese tra intransigenti e pacifisti. Una spiegazione potrebbe essere che, nel nome della peggiore real politik, Gerusalemme voglia indebolire Abu Mazen (di cui ha criticato l’iniziativa presso l’ONU) regalando un successo d’immagine ad Hamas (nemico giurato dell’Autorità Nazionale Palestinese, che ha estromesso da Gaza a mano armata alcuni anni fa).

 
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