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massimocoppa
   
Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"Welcome to the soldier side, where there's no one here but me


"There is no dark side
of the moon, really.
Matter of fact,
it's all dark"

 
 

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"And all this science,
I don't understand:
it's just my job,
five days a week...
A rocket man"

 

 

Un uomo può perdonare
a un altro uomo
qualunque cosa, eccetto
una cattiva prosa

                     Winston
                        Churchill

 
 
 

Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
pezzo di terra: ma non sarà una quiete /
la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

Cazzarola!

 

 

 

 

Terremoto in Emilia Romagna ed al Nord: lasciate la vostra testimonianza

Post n°1861 pubblicato il 20 Maggio 2012 da massimocoppa
 

TERREMOTO IN EMILIA ROMAGNA ED AL NORD: LASCIATE LA VOSTRA TESTIMONIANZA

Stavo scrivendo privatamente ai miei "amici" di blog che sapevo vivere nelle zone colpite dal terremoto; poi ho pensato: lasciate una testimonianza qui, anche se non vi trovate nelle zone direttamente colpite dal sisma. Scrivete la zona a cui vi riferite, cosa è successo, se ci sono stati danni, se ci sono feriti. E dite come state, raccontando quello che è successo.
Facciamo un bollettino, sperando che sia più sereno di quanto sembra a prima vista. 

 
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I boss del calcio benedicono la dittatura ucraina

Post n°1860 pubblicato il 15 Maggio 2012 da massimocoppa
 

Il campionato europeo legittimerà un regime illiberale che annienta anche fisicamente gli avversari politici: il caso di Yulia Tymoshenko
I BOSS DEL CALCIO BENEDICONO LA DITTATURA UCRAINA


L’Ucraina è una sventurata e povera nazione che da sempre
deve fare i conti con l’ingombrante e confinante gigante russo; dopo i tempi dell’Unione Sovietica ha conosciuto solo un breve periodo in cui è stata guidata da un governo rappresentativo, eletto democraticamente e, in linea quantomeno teorica, informato a principi di libertà: quello partorito dalla cosiddetta “rivoluzione arancione”, non violenta, e che portò al potere Viktor Yuschenko e Yulia Tymoshenko.

(Nella foto a sinistra: la Tymoshenko quando era al potere...)
Quella era una forza politica che si opponeva allo strapotere di Mosca; purtroppo gli stessi ucraini sono divisi tra filo-russi ed anti-russi, a peggiorare una situazione già delicata.

Gli anni sono passati, gli “arancioni” hanno perso smalto ed alle ultime elezioni la fazione pro-Mosca è tornata al potere. Solo che c’è stata una gravissima involuzione autoritaria, e come in tutti i regimi che si rispettino il regolamento di conti con gli avversari va oltre la fase politica.

Yulia Tymoshenko è un’affascinante signora, molto colta e molto ricca, che sta subendo una classica persecuzione da socialismo reale: con la costruzione di accuse palesemente infondate, se non addirittura ridicole, è stata sottoposta ad un processo-farsa privo di ogni garanzia per la difesa e in spregio ai più elementari principi del diritto; infine è stata condannata, nonostante le veementi proteste degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e, addirittura, di Mosca.

(Nella foto a destra, la Tymoshenko oggi)
Non contenti di questo, i capi interni ed esterni dell’attuale regime al potere hanno deciso di distruggerla anche fisicamente: sofferente di un’ernia del disco, la Tymoshenko è stata sottoposta ad un regime di carcere duro, dove ha denunciato di essere stata anche malmenata; ha fatto lo sciopero della fame, ha perso undici chili (su un fisico già snello) ed ha mostrato al mondo, con foto scattate di nascosto, i lividi sul suo corpo.

In questa riedizione ucraina dei tempi sovietici l’avversario politico viene calunniato, privato della libertà ed infine annientato psicologicamente e fisicamente.

La Tymoshenko, grazie alle forti pressioni della Germania, è stata finalmente ricoverata in un ospedale sotto l’osservazione di uno specialista straniero; ma resta sempre in Ucraina e sempre con lo status di condannata; una condannata sul cui capo vengono costruite intanto nuove accuse.

La cosa assurda è che Kiev tiene molto ad entrare nell’Unione Europea; ma l’attuale presidente, il filo-russo Yanukovich, è evidentemente disposto a lasciar perdere pur di seguire la ragion di Stato, che consiste nell’annichilamento di ogni forma di dissenso politico, specie se contrario a Mosca.

Su questo scenario va ad innestarsi il campionato europeo di calcio, che partirà a giugno e che si svolgerà in Polonia ed in Ucraina.

I geniali capi del governo europeo e mondiale del pallone hanno deciso, non si capisce in base a quali considerazioni, che Kiev meritasse questa manifestazione. In realtà essa si tramuterà nella legittimazione, di fatto, di un regime illiberale, e questo dovrebbe essere veramente inaccettabile.

Bene ha fatto, la Merkel, nel decidere di boicottare la manifestazione. Purtroppo quasi nessuno l’ha seguita, e nemmeno il nostro governo.

Eppure la questione è veramente importante, perché investe il vecchio problema del rapporto tra democrazie e dittature. Ma a quanto pare questo tipo di considerazioni non trova spazio nelle stanze del potere calcistico; il quale, peraltro, non è nuovo a questo tipo di discutibili operazioni: nel 1978, ad esempio, si tennero comunque i Mondiali in Argentina, dove c’era una delle dittature militari più dure dell’America Latina. Una dittatura che portò a decine di migliaia di vittime e che cadde solo anni dopo, in seguito alla disastrosa guerra con la Gran Bretagna per le isole Falkland.

In quell’occasione la nazionale argentina vinse il torneo, ed il regime militare ricevette un magnifico colpo d’immagine: nella piena acquiescenza dei padroni del calcio.
Nulla a che vedere, ad esempio, col rugby, molto più etico: per decenni le squadre del Sud Africa (dalla nazionale ai club), una potenza planetaria della palla ovale, sono state escluse da ogni torneo a causa dell’apartheid, dovendosi accontentare di giocare nei confini patri; e solo l’avvento della democrazia ha reinserito il movimento Springboks nel panorama internazionale del rugby.

 
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Oggi, 25 anni fa, il primo scudetto del Napoli

Post n°1859 pubblicato il 10 Maggio 2012 da massimocoppa
 

Che bei tempi… E c’era la gioventù!
OGGI, 25 ANNI FA, IL PRIMO SCUDETTO DEL NAPOLI

Oggi, esattamente venticinque anni fa, il Napoli vinceva il primo scudetto della sua storia: e mi si perdoni questa piccola digressione su un tema “minore”. Non mi ero accorto che fosse passato un quarto di secolo!

Sin da piccolo ero stato abituato a tifare per il Napoli. Del resto questi sono imprinting che vengono spesso dalla famiglia, ed in questo caso il tifoso è mio padre. Dalle mie parti molte persone tengono per la Juve, il Milan o l’Inter: ma ho sempre aderito al ragionamento paterno, che ritengo assolutamente sensato, di fare riferimento alla squadra principale della propria area geografica (non essendo mai l’Ischia andata neanche in serie B), piuttosto che ancorarsi a realtà che nulla hanno a che fare con la propria collocazione: sia dal punto di vista geografico, che culturale, linguistico, sociale, ecc.

Purtroppo il Napoli è una squadra che, da sempre, fa amareggiare. Da quando ho memoria sono sempre stati più frequenti i momenti tristi che quelli esaltanti. I tifosi del Napoli sono nati per soffrire, insomma. Però è così che si forgia il carattere: quando nessuno ti regala niente, quando ogni cosa devi conquistartela.

E anche adesso che privilegio il rugby al calcio (proprio per i principi di cui sopra), simpatizzo pur sempre per il Napoli.

Ed oggi, venticinque anni fa, gli azzurri vinsero lo scudetto per la prima volta: ed io ho avuto il privilegio di poter assistere a questo miracolo.

Era l’epoca di Maradona, una felice combinazione di circostanze che si sarebbe verificata solo un’altra volta e poi mai più.

Guardai la partita a casa mia (erano ancora quei bei tempi nei quali la RAI trasmetteva il calcio!) e poi andai in giro con un mio amico che guidava l’auto (io ero minorenne e non avevo ancora la patente).

Che felicità, che sventolar di bandiere, che suonare di clacson, che sfrecciare di motorini! Era la prima volta, e come tutte le prime volte non si può dimenticare.
E poi eravamo ancora giovani, ancora pieni di speranze, ancora vergini di calci e delusioni.

 
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Elezioni comunali, c’è di che riflettere

Post n°1858 pubblicato il 08 Maggio 2012 da massimocoppa
 

Reazioni e conclusioni eccessive da tutte le parti
ELEZIONI COMUNALI, C’È DI CHE RIFLETTERE


L’esito delle elezioni amministrative italiane ha subito dato la
stura ad una serie di commenti che hanno voluto trarre un insegnamento generale da una situazione particolare.

In realtà quando si vota per eleggere un sindaco ed un consiglio comunale le ideologie vengono spesso (e giustamente) lasciate a casa. Specialmente al Sud e nei piccoli centri si vota per conoscenza, simpatia, legami parentali o clientelismo. Solo nelle grandi città è possibile che si esprima un vero voto di opinione: ma è materia discutibile.

Premesso questo, è certo che l’esito di questa tornata elettorale ha mandato in tilt parecchie forze politiche: sia positivamente, che negativamente.

Desta certo impressione vedere il PDL ridotto a percentuali ridottissime, addirittura inferiori al 10 %! E dice bene Alfano a parlare di sconfitta; proprio non capisco come Berlusconi possa sostenere il contrario.

Ed anche la Lega è andata incontro ad una disfatta, tranne che nel caso di Verona: e questa crisi è ancora più grave di quella del PDL, perché la Lega ha sempre privilegiato la dimensione locale ed il collegamento territoriale.

Il PD ha sostanzialmente tenuto, ed è già molto in questo quadro di macerie: ma Bersani non ha molto da festeggiare, ed i suoi toni rivendicativi verso il governo Monti sono abbastanza fuori luogo.
Ma chi davvero non si contiene è Beppe Grillo. Il suo movimento ha finalmente superato percentuali di consenso da prefisso telefonico, ma domandiamoci: c’è da rallegrarsene? Direi di no; perché Grillo è un demagogo bravissimo a rompere, ma senza un progetto politico di nessun tipo. È la spia e la conseguenza di un’epoca di gravissima crisi, sia economica che politica, ma non può essere la soluzione di nulla.

 
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“Tagliare la spesa pubblica”: una formula ambigua e pericolosa

Post n°1857 pubblicato il 03 Maggio 2012 da massimocoppa
 

Il pericolo è che venga intesa come riduzione dei servizi sociali, non dei maxi-stipendi e degli sprechi…
“TAGLIARE LA SPESA PUBBLICA”: UNA FORMULA AMBIGUA E PERICOLOSA


La nomina di un tecnico incaricato dal governo (di tecnici) di
individuare i punti dove “tagliare la spesa pubblica” è qualcosa di grottesco ed anche inquietante.

È grottesco, perché la razionalizzazione della spesa e l’eliminazione degli sprechi dovrebbero essere compito istituzionale di qualsiasi governo, ed è assurdo che il problema salga all’attenzione solo adesso, nel 2012!

Ma è anche inquietante, perché la formula “tagliare la spesa pubblica” può essere perfettamente intesa come riduzione dei servizi sociali. Insomma, la mia paura è che ridurre le uscite significhi ridurre le spese per la sanità, per i servizi assistenziali, per la giustizia, nonché ridurre i sussidi, le sovvenzioni, gli sgravi: tutto ciò che, in sintesi, è lo “Stato sociale” o “Welfare state” che dir si voglia, vale a dire tutto quello che rappresenta il volto umano di uno Stato; di un’autorità, cioè, che viene incontro ai bisogni dei cittadini.

Chi ci garantisce dal pericolo che il prof. Bondi cominci a tagliare i servizi invece che gli stipendi e le pensioni dei deputati? Chi ci tutela dal pericolo che si arrivi a nuove punte di assurdità, come le volanti della Polizia che non possono andare in strada perché manca la benzina (situazioni accadute e denunciate dai sindacati di categoria)?

Mi fa ridere che si nomini un altro tecnico per individuare capitoli su cui risparmiare. Ognuno di noi è capace di indicarli! Vogliamo citarne qualcuno a caso? Cominciamo con lo sforbiciare i costi altissimi della politica: perché un parlamentare deve prendere quindicimila Euro al mese?! E perché deve avere tutta una serie di benefit anche dopo la fine della carriera politica? E come loro tutti i poteri costituzionali, i massimi organi dello Stato, le alte magistrature: stipendi e spese altissimi.

E del personale, ne vogliamo parlare? Perché ogni figura professionale, per il solo fatto di lavorare alla Camera, deve guadagnare diverse volte quanto guadagna un pari ruolo “comune”? Chi ha deciso queste odiose diversità?

A Bondi basterà comprare i libri scritti dai giornalisti Stella e Rizzo del “Corriere della Sera”, o farsi regalare dal giornale una collezione di loro articoli per sapere, senza difficoltà, dove si annidano gli sprechi più eclatanti e vergognosi.
Ridicola, poi, l’iniziativa di affidarsi ad Internet per sapere dagli italiani, tramite compilazione di apposito modulo, dove tagliare. Si rivelerà un boomerang, perché anche il più sprovveduto scriverà al governo qualcosa del genere: “Tagliate gli stipendi di tutti i capoccia della Casta, tanto per cominciare”.

 
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il Papa punisce chi rivela gli scandali, non chi se ne macchia?

Post n°1856 pubblicato il 26 Aprile 2012 da massimocoppa
 

Contro la fuoriuscita di notizie Benedetto XVI
nomina una commissione d’inchiesta
IL PAPA PUNISCE CHI RIVELA GLI SCANDALI,
NON CHI SE NE MACCHIA?


A volte mi domando se la Chiesa cattolica si renda conto di
quanto si sia allontanata e si stia allontanando dalla gente e dal messaggio evangelico; e mi domando se, consapevole di ciò, abbia la minima intenzione di rimediare a questa situazione.

Con il Papa attuale, onestamente, mi sembra che sia tutto fermo. Anzi, che si stia retrocedendo. Del resto la politica vaticana prosegue semplicemente quella conservatrice e repressiva di Giovanni Paolo II (che ha riportato la Chiesa indietro di centinaia di anni), senza nemmeno quell’apparenza di simpatia e quella disponibilità verso i media e la comunicazione di massa che almeno caratterizzavano Wojtyla.

Questa premessa per dire che Benedetto XVI ha nominato una commissione d’inchiesta presieduta da un mastino dell’Opus Dei: un nome che evoca subito inquietanti scenari, essendo questa un’organizzazione potentissima e tentacolare, da sempre chiacchierata per fini e metodi.

Cosa deve fare questa commissione? Su che deve indagare? Sui responsabili della fuoriuscita di notizie e documenti riservati che si è verificata più volte negli ultimi mesi. Documenti che vertevano su argomenti importantissimi e gravissimi: la corruzione nella Curia ed il rapimento di Emanuela Orlandi in testa.

Ebbene, dire che di fronte all’iniziativa del Papa si resta delusi è dir poco. Invece di indagare sulla veridicità di queste notizie e di portare pulizia nelle stanze del Vaticano, il pontefice si preoccupa di stanare e punire chi ha fatto trapelare queste cose all’esterno.

Questa è una politica di “Palazzo” e di potere che veramente non è degna del cuore della cristianità.

 
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Se l’Italia deve sperare nella Francia…

Post n°1855 pubblicato il 24 Aprile 2012 da massimocoppa

La situazione grottesca di un Paese che non osa opporsi
alla dittatura finanziaria della Germania e della UE
SE L’ITALIA DEVE SPERARE NELLA FRANCIA…


Da domenica si sente dire dappertutto una sciocchezza
colossale: e cioè che la sinistra di Hollande ha vinto il primo turno alle elezioni francesi. Hollande non ha vinto proprio niente, perché Sarkozy è ad un solo punto e mezzo percentuale al di sotto. Anzi, la notizia semmai è che lo sfidante del presidente uscente non abbia surclassato l’avversario.

Questa premessa è dovuta per introdurre una riflessione. La sinistra italiana, molti cittadini comuni e persino il centrodestra (!) si stanno rallegrando per la relativa batosta ricevuta da Sarkozy e si augurano che venga sconfitto al ballottaggio.

Come mai questo improvviso interesse per la politica francese? Per il semplice (si fa per dire) motivo che se Sarkozy esce di scena, viene meno il patto di ferro con la Merkel: viene meno, cioè, l’asse tra Germania e Francia che “infiniti lutti addusse” a tutti noi ed alle nostre tasche.

Hollande infatti ha già detto che pretenderà di rinegoziare con l’Unione Europea i termini della politica fiscale, ritenuta troppo severa e penalizzante per l’economia.

Un messaggio keynesiano, finalmente, dopo tanta ottusità rigorista.

La cosa sconcertante è che anche il PDL ormai la pensa così: insomma, le forze politiche italiane non vogliono più il governo Monti e non vogliono più subire diktat dalla Germania. Intanto, però, il governo lo sorreggono ancora e di rinegoziare con l’Europa (o addirittura uscire dall’Euro) non se ne parla proprio.

Siamo al livello di malumori sotterranei. E questo è un male, perché invece di queste tematiche bisognerebbe parlare apertamente.

Chi mi segue sa che non credo nel feticcio del bilancio in pareggio. Gli anni dell’università ed un famoso professore che mi insegnava economia mi hanno lasciato un’impronta keynesiana: avere un bilancio in pareggio non serve a niente se, per ottenerlo, disastriamo l’economia e mandiamo la gente a mendicare. Al contrario, un deficit di bilancio è benvenuto se è controllato e serve a stimolare l’economia ed a conservare uno stile di vita perlomeno dignitoso ai cittadini.

La dittatura del bilancio che l’Unione Europea continua a sostenere è sbagliata, odiosa ed ottusa; e, peggio, non serve a niente perché i mercati continuano a penalizzarci.

L’Italia dovrebbe essere in prima fila nel contestare queste impostazioni economiche; la Gran Bretagna se ne sta beatamente fuori dall’Euro e non ha di questi problemi; adesso dobbiamo sperare che sia la Francia a contrastare questa politica suicida del rigore estremo. Invece in Italia abbiamo subito tre manovre fiscali micidiali dall’estate scorsa ad oggi (due con Berlusconi ed una con Monti), non abbiamo finito ancora e ci si appresta a smantellare ogni garanzia per i lavoratori, oltre che a ridurre lo “Stato sociale” (sussidi, pensioni e sgravi); con tutto questo sacrificio, non osiamo fiatare per paura di dispiacere… la Germania!
Siamo al grottesco, mi pare.

 
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Rapina a mano armata per un cardellino, e la mamma muore di dolore

Post n°1854 pubblicato il 19 Aprile 2012 da massimocoppa
 

Una piccolissima storia strana e triste
RAPINA A MANO ARMATA PER UN CARDELLINO,
E LA MAMMA MUORE DI DOLORE

Questa è una piccola storia, e piccolissimo è il suo protagonista. Eppure è una storia che non può lasciare indifferente chi nutre almeno un minimo di sensibilità verso gli animali e, naturalmente, anche verso gli esseri umani.

Qualche giorno fa, a Napoli, in un negozio di prodotti elettronici, sono entrati due uomini mascherati col passamontagna ed armati. Il proprietario, Paolo Cursale, di sessant’anni, con grande sangue freddo e praticità, ha aperto il registratore di cassa mostrando i contanti, ed indicando altresì i prodotti nel negozio: “Prendete tutto quello che volete”. Non ha giustamente opposto alcuna resistenza, perché era chiaro che i due erano pericolosi.

Ma, incredibilmente, i banditi si sono diretti verso la gabbia di un cardellino, e se ne sono andati col piccolo ospite.

Un colpo su commissione, perché è evidente che i due avevano le idee chiare e sapevano cosa fare.

Il fatto in sé è bizzarro solo apparentemente. Infatti il rapinato ha spiegato che si trattava di un rarissimo esemplare di cardellino bianco, nato l’estate scorsa, ed a cui il sig. Cursale era molto affezionato: “Lo avevo accudito con amore e mi ricambiava col suo canto melodioso, tenendomi compagnia nelle lunghe ore di lavoro”, ha spiegato al quotidiano “Il Mattino”.

Ma un misterioso cliente si era offerto di acquistarlo, offrendo prima quattromila Euro, poi settemila ed infine, incredibile a dirsi, cinquantamila Euro! Diciamo la verità: quanti di noi lo avrebbero ceduto? Credo molti! Ma il sig. Cursale ha chiuso l’argomento dicendo all’eccentrico e munifico acquirente che l’animaletto non era in vendita, per una questione affettiva.

Poi, la rapina a mano armata. È evidente che quel personaggio era un collezionista: e sappiamo di quali follie i collezionisti maniacali siano capaci.
La storia ha un ulteriore sviluppo doloroso. Proprio ieri il sig. Cursale ha trovato morta, nella sua gabbia, la mamma del cardellino rapito: “Non ho dubbi”, ha dichiarato: “E’ morta per il dolore di non avere più il figliolo; dal giorno della rapina aveva smesso di cantare”.

 
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Lega Nord, che delusione!

Post n°1853 pubblicato il 12 Aprile 2012 da massimocoppa
 

Quello che sta emergendo è gravissimo: i vertici del partito erano più “magnoni” di “Roma ladrona”
LEGA NORD, CHE DELUSIONE!


Il marcio che sta emergendo nella Lega Nord e che investe
anche i vertici del partito è una circostanza obiettivamente triste.

Se si ruba e intrallazza persino nella Lega, che aveva fatto della lotta al “magna magna” di “Roma ladrona” la cifra stilistica del suo impegno, insieme al perseguimento del cosiddetto “federalismo”, allora siamo veramente alla disillusione più feroce.

Io sono meridionale, ma seguo con attenzione questo movimento sin dai suoi inizi, cioè dai primissimi anni Novanta.

Ricordo benissimo Umberto Bossi nella sua giovinezza, prima della malattia. Non ho mai creduto che egli fosse veramente razzista, perché altrimenti non avrebbe sposato una donna siciliana! Credo che le sue sparate contro i meridionali fossero dettate dall’esigenza di accontentare quelle frange più becere dei militanti leghisti (quelli sì, razzisti); una strategia che fa il paio con le offese alle istituzioni ed a chi le ricopre: movimentismo per far parlare di sé, per atteggiarsi a leader rivoluzionario che non ha timori reverenziali per nessuno, per impressionare la base, per scandalizzare i borghesi.

Tutto questo è ciarpame propagandistico: brutto a vedersi, ma da non prendersi sul serio.

Piuttosto il messaggio originario della Lega era veramente interessante, e da non sottovalutare: effettivamente esisteva (ed esiste) il problema di ridistribuire più equamente il volume di denaro che deriva dal pagamento delle tasse, ed è umano storcere il muso nel vedere i propri soldi finire a finanziare assistenzialismo sociale, o a realizzare costose opere inutili al Sud o a sostenere gli sprechi ed i privilegi assurdi dell’enorme macchina politica romana.

Sono tematiche emerse anche nei Paesi anglosassoni, prima ancora che in Italia, e sono assolutamente degne di discussione e di considerazione.

Purtroppo tutta la questione si è infine dipanata in un modo tipicamente italiano. Bossi chiedeva le stelle e si è dovuto accontentare di poco più che una stalla: voleva cioè la secessione dall’Italia ed ha dovuto arrangiarsi con un ridicolo federalismo fiscale locale. E nel frattempo ha dovuto parare il malcontento dei simpatizzanti indulgendo in Pontide, sacre acque del Po, ronde anti-delinquenza ed altre sciocchezze propagandistiche.

E quindi è arrivato il tempo di approfittare dei privilegi. Adesso esce il marcio. Quello che emerge dalle inchieste e dalle intercettazioni è che i dirigenti politici ed amministrativi della Lega hanno approfittato a man bassa proprio di quei meccanismi messi in funzione da “Roma ladrona”: i finanziamenti ai partiti specialmente. Soldi di tutti gli italiani, anche dei settentrionali, anche dei leghisti, spesi per finanziare esigenze private dei leader e dei loro entourage: segretari, figli, mogli… Dall’auto di lusso alla visita medica, dalla scuola privata alla laurea comprata: ogni necessità extra-politica veniva pagata con i soldi degli italiani.

C’è veramente da restare scioccati e delusi. Questo è un altro durissimo colpo alla politica seria ed un altro aiuto enorme al qualunquismo italico.

E Bossi che figura sta facendo? Pessima. Prima è sembrato un uomo veramente sorpreso e addolorato, che avrebbe fatto giustizia senza guardare in faccia nemmeno a moglie e figli; ma poi ha cominciato con la solfa (tipicamente berlusconiana) della giustizia politica, a cui ha aggiunto le solite offese ai meridionali (la Procura di Napoli ha scoperchiato tutto). Sono due posizioni non conciliabili: o c’è del marcio, o è una congiura. Non si possono cacciare Renzo Bossi e Rosy Mauro ma dire anche che c’è un complotto! Il complotto c’è o non c’è!
Poi emergono le prove che Bossi molte cose le sapeva e le avallava. È la fine. Dovrebbe davvero andarsene per sempre e definitivamente, lui personalmente, e sperare che la Lega possa rifondarsi, perché comunque c’è bisogno di una forza politica che esprima le istanze della borghesia del Nord, magari evitando razzismi e pagliacciate. La “questione settentrionale” esiste, checché se ne dica.

 
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La patente negata a Margherita Hack per un odioso pregiudizio sull’età

Post n°1852 pubblicato il 05 Aprile 2012 da massimocoppa
 

Siamo all’arbitrio: il medico si è rifiutato di visitarla perché secondo lui a 90 anni è pericoloso guidare
LA PATENTE NEGATA A MARGHERITA HACK
PER UN ODIOSO PREGIUDIZIO SULL’ETÀ


Credo che Margherita Hack sia un personaggio che non abbia
bisogno di presentazioni. È un’astrofisica di fama internazionale, una delle più belle menti che l’Italia abbia mai avuto, un’eccellenza della ricerca italiana.

Ma è stata trattata come una vecchia rincitrullita incapace persino di guidare un’auto.

La Hack ha la bella età di 90 anni, e con grande spirito civico ha deciso di rinnovare la patente mesi prima della sua naturale scadenza. Qui, però, è accaduto il fattaccio.

Il medico che doveva visitarla ed autorizzare il rinnovo si è rifiutato di farlo. Forse perché la Hack, obiettivamente e seguendo metodi e criteri scientifici, non ha dimostrato di avere le capacità per poter continuare a guidare un veicolo in sicurezza? Potrebbe anche essere: non è che una persona, siccome è una grande scienziata dalla mente ancora lucidissima, debba per forza essere in grado ancora di guidare un’auto. Contano tante altre cose: la prontezza di riflesso, ad esempio.

Ma qui la vicenda, rivelata dal giornale “Il Piccolo” di Trieste, si fa davvero odiosa, perché il medico in questione ha deciso di applicare una legge che, per ora, esiste solo nella sua testa. Il dottor Giuseppe Caragliu si è infatti così giustificato: “Personalmente penso che novant’anni siano troppi per la patente. Se la professoressa Hack vuole essere visitata forse è meglio che si rivolga alla commissione che può rinnovare la patente anche per sei mesi; io invece sono costretto a firmare per due anni”.

Capito? Questo medico, semplicemente, si è rifiutato di prendersi una responsabilità che gli tocca per legge. Se ne è lavato le mani, applicando una sua personale filosofia. Questo atteggiamento assomiglia tanto ad un rifiuto in atti d’ufficio, che è un’ipotesi di reato. Si può essere in disaccordo con le leggi, ma finché ci sono bisogna applicarle: questo dottore non ha alcun diritto di inventarsi una procedura a suo uso e consumo; questo è arbitrio.

La Hack, giustamente offesa, ha detto che ricorrerà in tutte le sedi: e credo che vincerà, perché nessuno ha il diritto di inventarsi norme e procedure di fantasia.

Questa vicenda, peraltro, puzza pure di pregiudizio: dove è scritto che una persona di novant’anni sia un pericolo alla guida?

Giustamente la scienziata argomenta: “Se un medico si dichiara disponibile a fare le visite per la patente, le fa a tutti coloro i quali lo chiedono. Non può discriminare gli ottantenni dai novantenni, i biondi dai mori, gli uomini dalle donne. Per questo sono arrabbiata, perché mi ha discriminato. Senza visitarmi ha stabilito che non sono idonea, come si permette?”.
È un ragionamento che non fa una grinza.

 
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CANDIDATO ALLE ELEZIONI FIRMA PER CONSENTIRE LA PRESENTAZIONE DI UNA LISTA AVVERSARIA

Post n°1851 pubblicato il 30 Marzo 2012 da massimocoppa
 

Un bellissimo gesto di civiltà democratica
CANDIDATO ALLE ELEZIONI FA FIRMARE PER CONSENTIRE LA PRESENTAZIONE DI UNA LISTA AVVERSARIA


Quella che vado a raccontare è una bella storia di politica:
ammesso che una storia di politica possa essere bella…

Luca Spignese è un candidato al consiglio comunale di Ischia nelle imminenti elezioni amministrative ma, soprattutto, è candidato proprio nella lista del sindaco uscente (un esponente del Partito Democratico).

Ebbene, questo signore di 39 anni ha fatto un bel gesto che gli fa onore e che ci fa riconciliare un pochino con il mondo della politica italiana: ha favorito la presentazione di una lista avversaria!

Antonietta Manzi è una ragazza che si è candidata a sindaco di Ischia. È la prima volta che una donna si presenta per concorrere alla massima carica amministrativa locale nel Comune che dà il nome all’isola d’Ischia (la quale conta, complessivamente, ben sei Comuni); la lista che la sostiene, però, è orientata verso Rifondazione Comunista: quindi ben lontana dal PD anche a livello nazionale.

Purtroppo, anche a causa di alcune difficoltà burocratiche iniziali, nella giornata di giovedì 29 marzo la signorina Manzi si è trovata alquanto in difficoltà: la raccolta delle firme necessarie alla candidatura stentava a decollare.

Come fare per racimolare le firme richieste dalla legge?

E qui entrava in gioco Luca Spignese. Con grandissima sportività, ed affermando che “tutti devono avere il diritto di partecipare ad una competizione democratica”, con un senso civico veramente raro di questi tempi, si è messo al telefono ed ha mobilitato un gruppo di amici, recandosi in Municipio e facendo firmare (lui personalmente non poteva farlo, essendo già candidato) per una lista che si oppone alla sua stessa compagine politica!
Un’azione veramente clamorosa che qualifica positivamente la persona e che davvero è una notizia, specialmente di questi tempi.

 
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Il premier Monti si perde i complimenti di Obama per la telefonata di… Cicchitto pro Berlusconi!

Post n°1850 pubblicato il 28 Marzo 2012 da massimocoppa
 

Il capogruppo del PDL protestava perché non riesce (ancora) ad ottenere l’ennesima legge ad personam per il Cavaliere
IL PREMIER MONTI SI PERDE I COMPLIMENTI DI OBAMA PER LA TELEFONATA DI… CICCHITTO PRO BERLUSCONI!


I giornali riferiscono di un episodio accaduto ieri e che,
davvero, dà la misura di quello che è il teatrino ridicolo, grottesco e moralmente corrotto della politica italiana, compreso il governo dei tecnici che sdottoreggia da mane a sera.

Ieri il capo del governo, il prof. dott. cav. senatore a vita grand’uff. lup. man. (per dirla alla Fantozzi) Mario Monti era a Seoul a fare da imbonitore, per cercare di convincere i mercati del Sud-Est asiatico delle “magnifiche sorti e progressive” italiche da quando c’è lui al potere.

Era presente anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama: cioè, il presidente americano, mica cotica!

Nelle fasi finali, è proprio Obama a tenere un discorso conclusivo, nel quale fa anche un riferimento molto carino a Monti ed all’Italia. Ma il capo del governo non è al suo posto per ascoltarlo, cosa che poi gli susciterà grande dispiacere: persino per Monti non è cosa di tutti i giorni beccarsi un complimento dal capo di una superpotenza!

E come mai Monti era fuori dalla sala? Perché dall’Italia c’era al telefono una persona che stava facendo il diavolo a quattro con la segreteria del presidente, che voleva parlargli subito, SUBITO!, chissenefrega se sta con Obama! E perché? Per un problema della massima urgenza, URGENZA!, così diceva il “telefonante”. Che poi chi era? Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PDL; e per quale urgentissimo problema chiamava? Per protestare contro la ministra della Giustizia, Severino, che non è molto d’accordo sull’abolizione del reato di concussione: un’abolizione della quale, ovviamente, si gioverebbe Berlusconi!

Quest’era tutto! E Monti non l’ha neanche mandato al diavolo!
Che episodio emblematico, nevvero? Simbolico di cosa sia la politica italiana: un intreccio di interessi ed una squallida ed oscena commedia.

AGGIORNAMENTO
E' emerso nientemeno che Obama non ha mai tributato alcuna lode a Monti! E' tutta una bufala ideata da una portavoce del premier.
Santo Cielo, come siamo ridotti ed in mano a chi stiamo!

 
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Ho stracciato la tessera della Cisl!

Post n°1849 pubblicato il 22 Marzo 2012 da massimocoppa
 

La vergognosa acquiescenza di Cisl, Uil e Ugl ai licenziamenti dei lavoratori: è rimasta solo la Cgil a lottare
HO STRACCIATO LA TESSERA DELLA CISL!
P
erché, poi, gli statali non vengono toccati?


Credo che ormai anche chi abbia il prosciutto sugli occhi si
sia reso conto della gravissima opera messa in atto dal governo Monti il quale, dopo aver rivoluzionato il sistema pensionistico (gravandone ovviamente i costi su chi oggi ancora lavora), innalzato tutte le tasse e ridotto tutti gli sgravi e le deducibilità, è passato alla “riforma del mercato del lavoro”, dove per “riforma” si deve intendere disarticolazione della grande maggioranza delle garanzie per i lavoratori dipendenti e, quindi, specialmente lo smantellamento dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Tutti quelli che hanno festeggiato per la caduta di Berlusconi (fatto certamente positivo in sé) ora si saranno finalmente resi conto di quanto sostenni sin dal primo momento: che con Monti era arrivato una specie di “castigamatti”, una sorta di commissario liquidatore dell’Italia il quale, con la scusa di non farci finire come la Grecia, e su esplicito mandato di Germania, Francia e dei mercati finanziari, nel nome del feticcio del bilancio in pareggio avrebbe messo in essere una selvaggia ristrutturazione capitalistica, dove le categorie più deboli avrebbero dovuto sostenere il maggior peso della fine dell’epoca delle “vacche grasse”.

E proprio questo sta succedendo.

La prova del nove è arrivata con le misure previste per rivoluzionare in peggio il mercato del lavoro. Mi domando con quale legittimità? Questo governo ha alle spalle un mandato elettorale? No. Ha cioè un mandato popolare per mettere mano ad argomenti così complessi ed importanti? No.

Questi tecnici che oggi sono al governo per un accidente della storia e per le responsabilità di chi li ha preceduti, dovevano prendere delle misure per ridurre il deficit pubblico, rientrare nei parametri di bilancio previsti dall’Unione Europea e bloccare la deriva del “prodotto Italia” sui mercati finanziari. Pare che questo compito sia stato assolto, e con grande sacrificio di molti italiani.

Quindi con quale diritto si accingono ad andare ben oltre il mandato strettamente temporale e tecnico in base al quale sono stati nominati?

Non bastava il pesantissimo fardello della riforma pensionistica e l’aumento generalizzato delle tasse?

Evidentemente, no. Una ristrutturazione capitalistica che si rispetti deve consentire agli imprenditori di cacciare via chiunque, senza particolari formalità e rimuovendo ogni ostacolo. Come negli Stati Uniti, appunto. Dove, però, trovare un lavoro è cosa molto semplice rispetto alla situazione italiana. Ma fa niente: cominciamo col consentire i licenziamenti, poi si vedrà.

Oltretutto questo introduce una spaccatura tra i lavoratori: perché questa riforma riguarda solo i dipendenti privati e, chissà perché, non quelli pubblici!

Non sono stupito di quanto accade, perché è nella natura delle cose, del momento storico e del governo Monti: sono invece stupito e scandalizzato della reazione dei sindacati. La Cisl è totalmente accondiscendente! La Uil pure, dopo qualche dubbio iniziale. Non ne parliamo dell’Ugl. L’unico sindacato che si sta opponendo è la Cgil della signora Susanna Camusso: una donna che ha veramente gli attributi.

Con queste premesse, stamattina ho fatto una cosa che avrei dovuto fare già da tempo: HO STRACCIATO LA TESSERA DELLA CISL (che avevo solamente per simpatia verso un amico che è il mio sindacalista aziendale) e ho deciso di iscrivermi alla Cgil.
E questo dovrebbero fare tutti gli iscritti italiani a questi sindacati fasulli che, di fatto, hanno tradito totalmente la loro missione: quella di proteggere i lavoratori.

AGGIORNAMENTO
La Cisl ha fatto una parziale retromarcia. Ma, onestamente, me ne frego e questo non comporterà un cambiamento nella mia decisione. Evidentemente hanno ricevuto moltissime proteste da parte degli iscritti; questo, addirittura, peggiora la loro immagine ai miei occhi, perché significa che sono semplicemente degli opportunisti. L’intero atteggiamento della Cisl sul tema della riforma del lavoro è stato sbagliato e deplorevole.

Quindi aspettami, Cgil: arrivo!

 
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All’asta il volantino delle Brigate Rosse su Moro, ma c’è chi si indigna

Post n°1848 pubblicato il 20 Marzo 2012 da massimocoppa
 

Alcuni familiari di vittime del terrorismo protestano e si dichiarano scandalizzati
LA BOLAFFI METTE ALL’ASTA IL VOLANTINO DELLE BRIGATE ROSSE SU MORO, MA C’È CHI SI INDIGNA


Il 29 marzo la Bolaffi terrà a Milano un’asta particolare.
Diciamo meglio: un’asta dove saranno battute molte cose interessanti, fra le quali documenti autografati da Leopardi e da Hitler; ma quest’appuntamento nelle ultime ore è balzato alle cronache per un lotto veramente particolare: 17 comunicati ciclostilati delle Brigate Rosse fra i quali spicca quello con cui si annuncia l’esecuzione di Aldo Moro, lo statista della Democrazia Cristiana rapito ed ucciso nel 1978 dopo una lunga prigionia che divenne giustamente uno psicodramma nazionale.

Come si legge nel catalogo dell’asta (disponibile in formato PDF sul sito www.bolaffi.it), si tratta di “un insieme di 17 copie coeve di comunicati del 1974 e del 1978 delle Brigate Rosse, il gruppo terroristico e sovversivo che ha segnato i più cruenti anni della lotta allo Stato italiano da parte dell’estremismo di sinistra. Questi volantini erano ciclostilati clandestinamente e distribuiti solitamente davanti alle fabbriche o alle manifestazioni politiche per fare propaganda”.

La base d’asta è di 1.500 Euro: un prezzo tutto sommato accessibile, specie per una istituzione, una fondazione, o anche un semplice collezionista (magari in società con qualche collaboratore o amico).

Come si diceva, tra i volantini ce n’è uno indubbiamente storico: il comunicato n. 6 del 15 aprile 1978, dove si rende nota l’uccisione di Aldo Moro. In quel documento le Brigate Rosse scrivono tra l’altro: “Le responsabilità di Aldo Moro sono le stesse per cui questo Stato è sotto processo. La sua colpevolezza è la stessa per cui la DC ed il suo regime saranno definitivamente battuti, liquidati e dispersi dall’iniziativa delle forze comuniste combattenti. Non ci sono dubbi: ALDO MORO E’ COLPEVOLE E VIENE PERTANTO CONDANNATO A MORTE”.

Il testo integrale del volantino è leggibile QUI.

Il lotto ha suscitato la veemente reazione di alcuni familiari di vittime del terrorismo, che si dichiarano indignati per l’operazione commerciale ed annunciano che il giorno dell’asta saranno presenti per manifestare la loro contrarietà. Dalla Bolaffi si difendono argomentando che si tratta di documenti storici e che allora, con questa logica, tantissime cose non dovrebbero più essere vendute, a partire dalle carte firmate da Hitler, pure presenti in questa stessa asta.
L’argomento è spinoso, perché suscita passioni e dolori ancora vivi nella carne di molti italiani. E tuttavia credo che la Bolaffi abbia ragione perché, per quanto triste e famigerato, quel volantino del “partito armato” (insieme agli altri che verranno battuti) è certamente un documento che ha un valore storico, di ricerca, di collezione e simbolico.

 
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Gli svizzeri rifiutano due settimane di vacanza in più

Post n°1847 pubblicato il 12 Marzo 2012 da massimocoppa
 

L’incredibile risultato di un referendum
GLI SVIZZERI RIFIUTANO DUE SETTIMANE
DI VACANZA IN PIÙ


È ufficiale: gli svizzeri non sono nel pieno possesso delle loro
facoltà mentali.

Su iniziativa di un sindacato si è tenuto un referendum nel quale si proponeva di concedere ai lavoratori dipendenti due settimane di ferie annuali in più (attualmente sono quattro).

Ebbene, i cittadini svizzeri hanno risposto “no, grazie”, e con una maggioranza notevole: il 66,5 %.
Entusiaste le associazioni degli imprenditori: e ti credo! Dove altro è possibile trovare una forza-lavoro così acquiescente ai desiderata del capitalismo?

 
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Non tutti gli ostaggi sono uguali: alcuni sono più trendy

Post n°1846 pubblicato il 09 Marzo 2012 da massimocoppa
 

Considerazioni a margine della morte di un ingegnere italiano in Nigeria
NON TUTTI GLI OSTAGGI SONO UGUALI: ALCUNI SONO PIÙ TRENDY


Ho sempre lavorato nella comunicazione, ma devo dire che
non mi è chiaro il meccanismo per il quale alcuni casi diventano pane quotidiano per i mass media italiani, mentre altri finiscono immediatamente nel dimenticatoio.

Ieri si è appreso che un’operazione dei corpi speciali britannici è finita male, provocando la morte di due ostaggi tenuti prigionieri da banditi (o forse terroristi) in Nigeria; ebbene, solo in quell’occasione ho appreso che uno di questi sventurati era un italiano: Franco Lamolinara, un ingegnere sequestrato… il 12 maggio dell’anno scorso!

Sono un lettore professionale di quotidiani, ma sono letteralmente caduto dalle nuvole. C’era un italiano rapito in Nigeria da quasi un anno?! E le autorità italiane cosa hanno fatto per lui? Perché nessun media ne parla mai? Ho fatto una veloce ricerca negli archivi on line del “Corriere della Sera” e di “Repubblica”, vale a dire i due maggiori quotidiani italiani (con siti Internet visitatissimi): ebbene, al caso di Lamolinara sono stati dedicati 4-6 articoli circa in tutto!

Per quale motivo di alcuni connazionali si parla fino allo sfinimento e di altri no? Perché per le “due Simona” (le cooperatrici rapite in Iraq) siamo stati super-informati? E per i marittimi della “Savina Caylyn”? E per quelli della “Rosalia D’Amato”? Per tanti altri italiani sfortunati veniamo angosciati tutti i giorni, finché il governo (cioè noi con le nostre tasse) paga riscatti milionari in dollari (anche se poi tutti negano) per la loro liberazione; invece veniamo a sapere di Rossella Urru, cooperatrice nel Sahara, solo grazie alla comica Geppi Cucciari che ne ha ricordato l’esistenza sul palco di Sanremo!

Oggi la “Stampa” di Torino ricorda gli altri italiani rapiti all’estero: avete mai sentito parlare di Giovanni Lo Porto, sequestrato in Pakistan il 20 gennaio? E chi ricorda Maria Sandra Mariani, sequestrata in Algeria il 2 febbraio 2011? Un’intera nave, la “Enrico Ievoli”, è stata dirottata dai soliti pirati al largo dell’Oman il 27 dicembre, ed aveva a bordo sei italiani: qualcuno ne ha mai sentito dire niente?
NON SONO ITALIANI ED ESSERI UMANI PURE QUESTI?

 
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Il governo Monti è a sovranità limitata… da Berlusconi e dalle banche

Post n°1845 pubblicato il 08 Marzo 2012 da massimocoppa
 

La triste conferma di previsioni che erano state fatte
su questo blog sin dall’inizio
IL GOVERNO MONTI È A SOVRANITÀ LIMITATA…
DA BERLUSCONI E DALLE BANCHE


Secondo un vecchio insegnamento del giornalismo americano,
“nessun articolo deve puzzare di ‘Io l’avevo detto’”: eppure come posso astenermi dal sottolineare che avevo chiaramente pronosticato, sin dall’inizio, quali sarebbero stati la natura ed i limiti dell’attività del premier Monti?

E non mi riferisco al fatto che egli sia venuto a fare il lavoro sporco, e cioè a rispondere al commissariamento dei governi forti europei ed a risanare il bilancio dello Stato nel pieno disprezzo della persona umana, alzando le tasse e distruggendo le garanzie dei lavoratori.

Intendo invece rimarcare che egli debba prestare sempre un occhio di riguardo agli interessi ed alle necessità delle banche e di Berlusconi.

Quando il mondo bancario italiano ha realizzato che davvero avrebbe dovuto creare dei conti correnti a gestione gratuita per pensionati ed invalidi, il presidente dell’associazione di categoria si è polemicamente dimesso, argomentando che le banche non fanno beneficenza. Una franca ammissione di una verità che, peraltro, tutti conosciamo bene. Il problema è che le banche dovrebbero utilizzare i depositi per pagarsi le spese di gestione, visto che con quegli stessi depositi esse investono, guadagnano, lucrano. Invece siamo sempre alle solite: dobbiamo pagare per consentire loro di… tenere i nostri soldi! Ebbene, il governo sta studiando il modo di venire incontro alla protesta del mondo bancario, invece di mandarlo al diavolo e procedere per la sua strada.

Qualche post addietro ho già argomentato la dipendenza dell’esecutivo dagli interessi di Berlusconi (plasticamente dimostrata dalla nomina a Sottosegretario alle Comunicazioni di un amico personale di Confalonieri e Letta!). Situazione drammaticamente confermata ieri, quando il PDL ha fatto saltare un vertice col premier perché questi aveva – forse! – l’intenzione di discutere della riforma della Rai e della giustizia. Due argomenti visti come fumo negli occhi dal Cavaliere, che vuole una Rai debole per non contrastare Mediaset, e che non vuole alcuna iniziativa che rafforzi il potere giudiziario, visto che egli, con la giustizia, ha sempre qualche conto aperto.
Conclusione: dobbiamo tenerci un governo che ci fa piangere lacrime di sangue, ma che non potrà estendere le riforme a tutti gli argomenti, perché il “padrone” d’Italia ha interessi in settori che non devono essere toccati.

 
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Il turismo del 2000? Passa per Internet

Post n°1844 pubblicato il 06 Marzo 2012 da massimocoppa
 

Quando la tecnologia diventa di uso quotidiano: a convegno ad Ischia i più grandi portali dei viaggi on line
IL TURISMO DEL 2000? PASSA PER INTERNET


Il turismo è, o dovrebbe essere, la principale risorsa
economica italiana. Il nostro Paese è ancora ricco di bellezze naturali, paesaggistiche, architettoniche ed artistiche, e da questo punto di vista l’immagine dell’Italia all’estero è fortunatamente ancora intatta.

Però bisogna adattarsi ai tempi, e nel mondo occidentale avanzato Internet è oramai uno strumento di uso quotidiano e sul quale molti formano la propria decisione di andare in vacanza in un certo posto invece che in un altro.

Ecco allora che le principali località turistiche italiane si adeguano al trend e, tra queste, lo fa anche l’isola d’Ischia, grazie alla lungimiranza di un giovane imprenditore, Ottorino Mattera, tour operator della Mediter il quale, in collaborazione con la HermesHotels (azienda che cura l’Internet marketing turistico), ha organizzato per il 16 marzo, presso il Grand Hotel “Terme di Augusto”, un convegno-dibattito al quale parteciperanno ovviamente gli addetti ai lavori del turismo locale ed italiano ma, soprattutto, ci saranno i più famosi nomi del business turistico applicato ad Internet: Vittorio Deotto, country manager Italia di Tripadvisor, il maggiore portale al mondo per recensioni e scambio di opinioni sulle vacanze; Giulia Eremita, country marketing manager Italia per Trivago, altro famosissimo sito Internet di viaggi; Emilio Zappalà, market manager dei notissimi portali Expedia e Venere.

Tripadvisor, Trivago, Expedia, Venere: nomi oramai consolidati per quanti di noi hanno usato ed usano Internet per sbirciare il rapporto qualità/prezzo, le offerte, le promozioni e le iniziative sulle località nelle quali vorrebbe pianificare una vacanza.
In questa kermesse ischitana ci si interrogherà sullo stato dell’arte e sugli sviluppi futuri, cercando di capire quanto e come Internet possa aiutare il turismo, i turisti e, ovviamente, gli imprenditori del settore, così da salvaguardare un indotto economico ed occupazionale importantissimo per molte località italiane.

 
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Il governo Monti getta la maschera: non farà mai nulla che danneggi Berlusconi!

Post n°1843 pubblicato il 01 Marzo 2012 da massimocoppa
 

Nominato un Sottosegretario amico degli amici del Cavaliere: così gli interessi di Mediaset resteranno salvaguardati?
IL GOVERNO MONTI GETTA LA MASCHERA: NON FARÀ MAI NULLA CHE DANNEGGI BERLUSCONI!


Nelle ultime settimane mi sono chiesto più volte per quale
motivo Silvio Berlusconi fosse così accomodante verso il governo Monti, dichiarando che non l’avrebbe fatto cadere e, anzi, l’avrebbe accompagnato e sorretto fino alla naturale scadenza della legislatura, vale a dire fino all’anno prossimo.

Mi sono risposto che, forse, il Cavaliere è umanamente un po’ stanco della politica, data anche l’età ed i densi trascorsi. In più potrebbe essere una tattica incentrata sulla volontà di far logorare Monti il quale, con i suoi provvedimenti, diventa inviso ogni giorno ad una maggiore fetta di italiani: farlo bruciare e ripresentarsi, poi, come il Salvatore della Patria. Un classico schema peronista, insomma.

Ma oggi ho capito: Berlusconi sorregge Monti perché, di fatto, Monti e il suo governo non vogliono fare e non faranno nulla che possa nuocere alle aziende di Berlusconi. Lo scandaloso e duopolistico assetto televisivo italiano resterà quello che è e, anzi, forse si rafforzerà a favore di Mediaset.

Infatti, come ci informa il “Fatto quotidiano”, il ministro Passera ha nominato a sottosegretario per le Comunicazioni un certo Massimo Vari: non solo non è il nuovo che avanza (ha 75 anni!) ma, ci informa il giornale, non ha alcuna competenza in materia. Però “è amico di vecchia data di Gianni Letta e Fedele Confalonieri, vale a dire i sodali di Berlusconi in azienda ed in politica!

Insomma, un “compagnello” dell’entourage berlusconiano.

Cosa c’è legittimamente da aspettarsi da una scelta del genere? Certamente non ne sortirà nulla che possa danneggiare le aziende del Cavaliere e dei suoi figlioli.
Che stranezza! Il governo tecnocratico, alto-borghese, europeista, che chiede agli italiani sacrifici immensi per salvare il Paese, poi ad un italiano in particolare non chiede alcun sacrificio: ma, anzi, gli assicura un’attenzione accomodante verso i suoi affari.

 
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I lavoratori italiani sono i meno pagati d’Europa e la ministra Fornero risolve prescrivendo più sfruttamento

Post n°1842 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da massimocoppa
 

I dati dell’Eurostat e la discutibile ricetta del governo
I LAVORATORI ITALIANI SONO I MENO PAGATI D’EUROPA E LA MINISTRA FORNERO RISOLVE PRESCRIVENDO PIÙ SFRUTTAMENTO

Ci è voluto uno studio dell’Eurostat per certificare quello che, anche al bar dello sport, si sa da sempre: e cioè che per pesantezza delle tasse siamo ai primi posti in Europa, ma che per stipendi siamo agli ultimi posti.

Quasi tutti i lavoratori dipendenti d’Europa guadagnano, mediamente, più degli italiani: solo a Malta, in Slovacchia, in Slovenia ed in Portogallo stanno peggio di noi!

Subito la ministra Fornero ha detto che “bisogna scardinare questa situazione”: un’esternazione veramente sorprendente, se consideriamo che la stessa signora, la settimana scorsa, ha detto chiaramente ai sindacati che l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori verrà cambiato e basta (introducendo la libertà di licenziamento), piaccia o meno, e che i soldi per gli ammortizzatori sociali dovranno uscire totalmente dalle imprese e dagli stessi lavoratori, perché lo Stato non può spendere nemmeno un Euro…

Ma poi, appurando cosa abbia detto esattamente la ministra del Lavoro, tutto è stato nuovamente chiaro e logico: la situazione, a sua detta, si deve “scardinare”, sì, ma “aumentando la produttività”.

Traduzione: aumentando lo sfruttamento dei lavoratori dipendenti.
Evvai così, continuiamo a farci del male!

 
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