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Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"All the lonely people / Where do they all come from? / All the lonely people / Where do they all belong?" - Blog a cura di MASSIMO COPPA ZENARI


"There is no dark side
of the moon, really.
Matter of fact,
it's all dark"
                Pink Floyd

 
 

CHI SONO E DOVE SCRIVERMI

40 anni, giornalista sposato con una giornalista.
Puoi scrivermi su: massimocoppa@libero.it

 
 
 

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I don't understand:
it's just my job,
five days a week...
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Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
pezzo di terra: ma non sarà una quiete /
la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

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Cazzarola!

 

 

 

Niente elezioni anticipate, Berlusconi chiude il discorso

Post n°1349 pubblicato il 19 Novembre 2009 da massimocoppa

E il PD tira un sospiro di sollievo…
NIENTE ELEZIONI ANTICIPATE,
BERLUSCONI CHIUDE IL DISCORSO

Berlusconi ci ha riflettuto e ha deciso: niente elezioni anticipate, si governa per tutto il mandato. E le esternazioni di Schifani, allora? Il Cavaliere ha risposto che il presidente del Senato aveva fatto solo un ragionamento logico: se non c’è più la maggioranza si va a nuove elezioni, è ovvio.
Evidentemente il capo del governo ha ritenuto rischioso far saltare tutto il tavolo per le sue ubbie personali ed i suoi risentimenti. Se Fini tira calci, avrà concluso, lo sopporterò.
La cosa sconcertante è però che, secondo rumors dell’ambiente politico italiano, persino il PD ha tirato un sospiro di sollievo. Il maggior partito di opposizione, cioè, è contento che NON si vada ad elezioni anticipate. Ritiene, quindi, di non aver nulla da guadagnare da una chiamata alle urne anzitempo: la sindrome della batosta, insomma, è dietro l’angolo.

 
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Elezioni anticipate? Una tentazione rischiosa

Post n°1348 pubblicato il 18 Novembre 2009 da massimocoppa

Berlusconi ha parlato per bocca del presidente del Senato, ma la decisione sarebbe pericolosa
ELEZIONI ANTICIPATE? UNA TENTAZIONE RISCHIOSA


Ieri il presidente del Senato, Schifani, ha esternato quello che
si sussurra da giorni nei più importanti ambienti politici italiani: Berlusconi è stufo e si potrebbe andare ad elezioni anticipate.

La sua dichiarazione è indubbiamente irrituale, perché davvero non spetterebbe a quella che viene considerata (non si è mai capito perché) la seconda carica dello Stato fare valutazioni del genere: né essa ha alcun potere di decidere in questo senso o meno.

Tuttavia è vero che non si tratta di una voce dal sen fuggita. E’ difficile credere che Schifani, berlusconiano di ferro per origine, convinzioni e storia personale e professionale, non si sia consultato col premier prima di dare fiato alle trombe.

Il suo è insomma un messaggio di avvertimento a chi di dovere: Fini, in primis. Se il presidente della Camera non la smette di mettersi di traverso a provvedimenti a cui il capo del governo tiene particolarmente (come la controversa riforma della giustizia, principalmente), il Cavaliere potrebbe buttare tutto all’aria e ricorrere alla tentazione delle elezioni.

La cosa, però, non è così semplice. Formalmente dev’essere il capo dello Stato a sciogliere le Camere: Berlusconi, checché ami dire il contrario, non è a capo di una Repubblica presidenziale e non è stato eletto direttamente dal popolo.

In ogni caso è vero che ci sono tensioni nella maggioranza: ma queste provengono direttamente dallo strapotere del premier, che non si rassegna al fatto di essere un leader nell’immaginario elettorale ma non, totalmente, nell’ambito istituzionale.

Se il capo del governo vuole essere circondato da “yes man” potremmo dire che il suo sogno è a buon punto: ma è difficile che diventi completamente realtà. Andare di nuovo al voto perché non ha dietro di sé il 100 % dei consensi di quella che è comunque una maggioranza composita è un’assurdità. Può governare lo stesso, e agevolmente; anche se, certo, non può spadroneggiare.
Non è infine detto che il voto risulti la migliore scelta: potrebbe ben accadere che diventi un boomerang. Nella sua intenzione dovrebbe essere Fini a spiegare perché è saltato il governo; ma potrebbe anche succedere che venga egli – Berlusconi – percepito come uno sfascia-maggioranze per puro capriccio personale di onnipotenza.

 
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Obama censurato in Cina

Post n°1347 pubblicato il 17 Novembre 2009 da massimocoppa

Il discorso sulla libertà di espressione bloccato
sui media e su Internet…
OBAMA CENSURATO IN CINA

Il presidente degli Stati Uniti è in Cina per svariati motivi. Tra le altre cose ha trovato il tempo, incontrando gli studenti a Shangai, di concionare sul principio della libertà di espressione e di critica, caposaldo di ogni democrazia.
Principio che, va da sé, è totalmente disatteso (per non dire represso) in Cina.
Obama ha anche lodato gli strumenti elettronici che hanno fatto del mondo contemporaneo un villaggio interconnesso, creando spazi di democrazia partecipativa enormi.
Peccato che tutto questo bel discorso sia stato totalmente censurato dalle autorità di Pechino: agenzie di stampa, giornali e televisioni locali e nazionali hanno totalmente ignorato quanto detto, ed Internet è stata ancora una volta saldamente bloccata e depurata, così da impedire ogni scambio di informazioni, fosse anche via Facebook…

 
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Roma passa al digitale terrestre, bilancio disastroso

Post n°1346 pubblicato il 17 Novembre 2009 da massimocoppa

Persino nel palazzo del governo non si vedeva niente!
ROMA PASSA AL DIGITALE TERRESTRE, BILANCIO DISASTROSO

E’ uno di quei classici casi in cui si vuole fare il passo più lungo della gamba: e che gamba, e che passo! Il passaggio al digitale terrestre televisivo avviene in Italia poco dopo gli Stati Uniti… Ed anche in Europa andiamo benissimo, almeno nelle intenzioni: Roma, addirittura, è la prima capitale a diventare, da ieri, totalmente digitalizzata, nel senso che, se non si mette il decoder apposito ad ogni televisore e si sistema l’antenna, ci si deve rassegnare a vedere lo schermo vuoto.
Il risultato, riferiscono le cronache, è stato disastroso. Oltre quarantamila telefonate di cittadini inferociti sono state fatte al Numero Verde istituito dal governo: lamentavano di non vedere niente, nonostante fossero regolarmente decoder-muniti.
E addirittura i televisori dello stesso Palazzo Chigi, sede del governo, sono rimasti ciechi…

 
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Scienziata e prostituta di lusso, la “Bella di giorno” inglese esce allo scoperto

Post n°1345 pubblicato il 16 Novembre 2009 da massimocoppa

Outing dell’autrice di un blog, un libro ed una serie televisiva che hanno fatto scandalo. Bellissima? No, appena carina
SCIENZIATA E PROSTITUTA DI LUSSO, LA “BELLA
DI GIORNO” INGLESE ESCE ALLO SCOPERTO

E’ stato un caso editoriale ed un fenomeno mediatico e di costume. Era “Bella di giorno”, o “Belle de jour”, alla francese: una prostituta inglese di altissimo livello che si accompagnava solo a uomini importanti e guadagnava 300 sterline (esentasse) a sera.
Ha narrato le sue avventure in un blog (http://belledejour-uk.blogspot.com/) e pubblicato un libro che ha fatto il botto e che è stato seguito da una serie televisiva andata in onda anche in Italia, sulle televisioni satellitari, col titolo “Diario di una squillo”.
Ora la signora è coraggiosamente uscita dall’anonimato, consegnando la sua identità al “Sunday Times”. Si chiama Brooke Magnanti, ha 34 anni e, incredibile a dirsi, è una scienziata che lavora nella ricerca sul cancro.
Molti media la definiscono, adesso, “bellissima” e la paragonano a Catherine Deneuve, indimenticabile e conturbante protagonista di “Bella di giorno”, un film che fece scandalo e parlava della doppia vita di una insospettabile signora borghese.
Alcune considerazioni si impongono immediatamente.
E’ solo adesso che siamo di fronte ad una notizia: una professionista, una intellettuale la quale, per anni, ha soddisfatto gli uomini per soldi. E’ l’uomo che morde il cane, è il rovescio dell’ordine normale delle cose, è l’inusuale. Ma finora perché ha avuto successo l’esperienza di questa signora? Che cosa c’è di nuovo, di inesplorato, di eccitante nella vicenda di una sgualdrina professionale? E’ la solita vecchia storia del mestiere più antico del mondo.
Invece è clamoroso, ora, scoprire la dicotomia, la stridente contraddizione tra la brava ragazza che lavora nel mondo della scienza e la sera diventa una professionista del sesso.
Quindi c’è da rilevare come sia inappropriato il paragone con il volto dato al personaggio del film: a Catherine Deneuve dei bei tempi la dottoressa Magnanti non può neanche allacciare le scarpe. Onestamente: questa Brooke non è irresistibile. E’ appena carina. Ha un viso banale, comune. Chi pagherebbe trecento sterline per andarci a letto? Eppure è successo ogni giorno, per anni! Misteri della stupidità maschile.
Infine, perché ha rivelato la sua identità? Lei parla di una necessaria operazione psicologica per ricomporre la sua personalità. E se fosse solo un’operazione commerciale? Certo la Magnanti ha avuto fegato: corre il rischio di essere segnata a dito ed emarginata per sempre dal perbenismo della società.

(Nelle foto: in alto la Magnanti; in basso la Deneuve nel film)

 
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Luca Laurenti? Era un rugbista...

Post n°1344 pubblicato il 13 Novembre 2009 da massimocoppa

Incredibile! Lo dichiara Paolo Bonolis in una bella intervista
al “Corriere della Sera” in attesa degli All Blacks
LUCA LAURENTI? ERA UN RUGBISTA…

Domani lo stadio di San Siro ospiterà un evento sportivo che vede esauriti tutti i posti disponibili. La cosa clamorosa è che non si tratta della solita partita di calcio del Milan o dell’Inter, ma di un incontro di rugby ad altissimo livello.
Il risultato eccezionale delle vendite dei biglietti ha stupito gli stessi organizzatori: la palla ovale, è notorio, non incontra in Italia un interesse particolare. Eppure l’arena del calcio milanese non presenterà un posto libero quando l’arbitro fischierà l’inizio di Italia-Nuova Zelanda.
I mitici All Blacks, storicamente tra le squadre più forti al mondo (anche se quest’anno sono abbastanza in crisi), affronteranno la nazionale italiana, ma non onoreranno fino in fondo il pubblico che accorrerà per vedere principalmente loro: infatti il coach Henry schiererà la seconda squadra, ritenendola evidentemente più che sufficiente per sistemarci a dovere. E la cosa peggiore è che tecnicamente ha pure ragione…
Ieri il “Corriere della Sera” ha ospitato un’interessante ed originale intervista a Paolo Bonolis. Il popolare conduttore è un appassionato di calcio, ma stavolta rivela di essere anche un estimatore del rugby e fa delle dichiarazioni che credo siano tra le cose più belle, suggestive, lusinghiere e simpatiche dette su questo sport da anni, ed oltretutto da un personaggio che ha un grande seguito. Credo che per incuriosire e far appassionare gli italiani queste esternazioni siano molto importanti.
Tra l’altro Bonolis rivela un fatto clamoroso: “Ho sempre avuto amici rugbisti. Lo so, è difficile da credere, ma anche Luca Laurenti ha giocato, credo nel Cus Roma”. Laurenti rugbista? Questa sì che è una notizia!
Per Bonolis il rugby “è una battaglia leale, ha una dinamica fascinosa, drammatica. C’è molta epica nel rugby, e c’è la poesia della battaglia. E poi non resisto allo spettacolo dei grandi stadi, come Twickenham, dove si combattono battaglie leggendarie con gli attori che, alla fine, sporchi di sangue, con una spalla fuori posto, vanno a bere una birra insieme. È tutto molto vero, per niente melodrammatico. E mi piace”. E ancora: “Per me le partite di rugby sono quello che, da ragazzo, erano i libri di Salgari. Amo il paradosso di questo sport: andare avanti a tutta velocità passando la palla all’indietro. In tempi come i nostri, dove tutto è razionale, ovvio, questi esseri giganteschi diventano personaggi salgariani. Il wrestling propone una ricetta simile, ma lo fa in maniera molto cialtrona, quelli del rugby sono veri”. Suggestivo l’incontro del conduttore con Jonah Lomu, leggenda del rugby moderno: “Ho avuto l’ onore di conoscere Jonah Lomu, a Roma, al ristorante. Lui così grande con la moglie, giapponese, piccolina. Ho fatto le foto: stretto tra le sue braccia, che sembrano pitoni, faccio la figura del pupazzetto del Kinder sorpresa”. Sempre autoironico, Bonolis aggiunge un episodio: “Ricordo un viaggio in Australia, sul nostro aereo sale la nazionale australiana. Dopo essermi occupato di mia moglie, che aveva lo sguardo fisso e si stava probabilmente chiedendo perché a lei fosse toccato un soprammobile come il sottoscritto, ho ammirato anch’io quei ragazzoni, le loro facce sane, vere. In Italia di gente del genere non se ne vede e quelli così per giocare a rugby servono, eccome se servono”.
L’articolo è leggibile QUI.

 
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L'alluvione a Casamicciola? Purtroppo è già accaduto

Post n°1343 pubblicato il 11 Novembre 2009 da massimocoppa

Nel 1910 un disastroso nubifragio provocò nove morti nella cittadina termale, con la stessa dinamica verificatasi ieri. Quante volte ho denunciato il pericolo, invano...
L’ALLUVIONE A CASAMICCIOLA? PURTROPPO È
GIÀ ACCADUTO

La notizia tracima da tutti i mass media nazionali: a Casamicciola Terme, sull’isola d’Ischia, si è verificato un altro disastroso fenomeno di natura idrogeologica, con il suo drammatico tributo di vittime e di danni. Ma è un deja-vu. A parte la tragedia di Monte Vezzi, quanto successo ieri è un qualcosa di già visto, di già verificatosi, quasi un secolo fa e sempre in autunno.
A chiunque abbia un minimo di conoscenza della storia dell’isola d’Ischia è saltato subito alla mente che qualcosa di simile era già accaduto in passato. Basta una breve ricerca e tutto diventa terribilmente evidente: era il 24 ottobre 1910 quando ingenti e violentissime piogge si abbatterono su tutta la Campania, colpendo Salerno, la Costiera Amalfitana e l’isola d’Ischia. Ad Amalfi morirono due persone, a Cetara ben 120, a Maiori 50, a Minori 4, a Torre del Greco ed a Vico Equense 6.
Casamicciola pagò il suo tributo di sangue con nove vittime e la devastazione della storica Piazza dei Bagni, con lo sconvolgimento di tutto il sistema di alvei naturali e di canalizzazioni termali sotterranee ed il grave danneggiamento, se non la distruzione, di molte terme già allora rinomate, come Belliazzi.
Nel 1910 la cittadina ischitana era già famosa, in Europa, per la qualità delle sue acque termali, e vantava un turismo elegantissimo e raffinato. Le capacità terapeutiche delle acque casamicciolesi, specialmente delle fonti di Piazza Bagni, erano oramai leggendarie ed attiravano turisti, studiosi e giornalisti.
Questo scenario magnifico, primo nucleo ischitano di turismo precedente alle intuizioni ed all’opera di Angelo Rizzoli, fu sconvolto dai nubifragi che si abbatterono sulle coste e sulle isole campane.
La dinamica di quello che accadde allora è inquietantemente, ma non sorprendentemente, simile a quanto successo ieri. Anche nel 1910 si verificarono smottamenti alle spalle di Piazza Bagni, nelle località Tresta e Pera di Basso. Anche allora si rovesciò sulla piazza, arrivando fino al mare, un’enorme fiumana di acqua, fango e massi. Anche allora uomini e cose furono trascinati a valle. Anche allora strade ed abitazioni furono danneggiate. L’unica differenza era che, nel 1910, non vi erano automobili che la furia della natura potesse accartocciare ed impilare oscenamente come giocattoli nelle mani di un bambino sadico.
Anche 99 anni fa si mise in moto la macchina dello Stato e della solidarietà. Non esisteva la Protezione Civile odierna, ma il Prefetto di Napoli si attivò immediatamente, in stretta sinergia con il governo di Roma, per convogliare sull’isola, in una specie di riedizione in piccolo della tragedia del terremoto del 1883, il Genio Civile, il Genio Militare, reparti di Bersaglieri da tutt’Italia e persino task force di “zappatori”, cioè di operai i quali, col sudore delle loro braccia e la tenacia delle loro vanghe, disseppellirono Casamicciola dalla marea di fango che l’aveva ricoperta.
La Croce Rossa Italiana dispiegò il suo impegno, e partì una gara di solidarietà che fece giungere ad Ischia beni di conforto di ogni genere.
E’ doveroso chiederci oggi, alla luce di quanto accaduto, se ci siano delle analogie; si è già risposto, in questo articolo: le analogie ci sono. In pratica la dinamica, almeno a prima vista, è stata la stessa del 1910. Verrebbe quindi spontaneo pensare che, per una volta, non c’entri niente l’eccessiva edificazione che ha coinvolto tutta l’isola: un secolo fa non c’era abusivismo edilizio. Le case erano poche, e pure gli abitanti.
Tuttavia, se è vero che quanto successo ieri è già accaduto, è anche vero che, apparentemente, nulla è stato fatto per evitarne la ripetizione.
L’edificazione selvaggia non ha certamente aiutato il territorio: anche qui la copertura del terreno con il cemento ha comportato la riduzione del territorio boschivo e la sottrazione di spazi di assorbimento per l’acqua piovana, con la conseguenza che ogni precipitazione pluviale comporta la formazione di ingenti masse d’acqua che si riversano in strada e nel centro abitato, tracimando dappertutto.
Ma, soprattutto, è andata persa quella rete di alvei e di canali i quali, dopo l’alluvione del 1910, furono costruiti dalle autorità per irreggimentare le acque piovane. Dopo quel certosino lavoro, che portò all’ulteriore valorizzazione delle fonti termali e minerali, non si è proceduto alla necessaria manutenzione. Col passare dei decenni si è persa non solo la memoria storica della tragedia, ma anche la conoscenza dettagliata del complesso reticolo idrogeologico di Casamicciola. Gli studi ed i progetti sono ammuffiti negli archivi municipali, e quindi sono scomparsi dalle conoscenze dei tecnici comunali. E, nonostante questo, ciclicamente qualcuno ha cercato di rimettere in sesto i pezzi a scopo preventivo.
Data la proverbiale disorganizzazione del mio archivio personale, sono costretto a citare a memoria, senza riscontro preciso: ma ricordo bene che, negli anni Novanta, un mio personale cavallo di battaglia era il dissesto idrogeologico del Comune termale. I continui smottamenti che si verificavano (e si verificano) sulla litoranea, in via Borbonica e in località La Rita, specialmente, ma anche al Cretaio ed in località Tresta, furono oggetto di centinaia di miei articoli sul “Golfo”. Cosa resta di quell’impegno? Nulla. Furono parole al vento, fiumi di inchiostro sprecati invano. Quel mio gridare nel deserto, troppo in anticipo sui tempi, si mostrò purtroppo profetico anni dopo, quando Monte Vezzi ci mise duramente di fronte alla realtà.

 
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Vent’anni fa cadeva il Muro di Berlino e la storia ci passava davanti

Post n°1342 pubblicato il 09 Novembre 2009 da massimocoppa

Oggi l’anniversario. Un fatto che ha cambiato il mondo.
Ma significa ancora qualcosa, adesso?
VENT’ANNI FA CADEVA IL MURO DI BERLINO
E LA STORIA CI PASSAVA DAVANTI

Da settimane mi ero ripromesso di tirare fuori gli articoli che scrissi venti anni fa, nel momento in cui cadde il Muro di Berlino. Un fatto accaduto proprio oggi, 9 novembre.
Doveva essere un amarcord, una specie di “come eravamo”, o di “come scrivevamo”: operazione propedeutica ad una piccola celebrazione di questo ventennale.
Non ho avuto il tempo di rintracciare quegli scritti, posseduti solo in forma cartacea. Del resto la disorganizzazione del mio archivio è proverbiale, ed è anche un piccolo dramma, per me: da anni mi ripropongo invano, ciclicamente, di metterci mano e sistemarlo, una volta e per tutte.
La premessa era necessaria perché, ora, devo precisare che dovrò procedere basandomi solo sul ricordo, senza supporto d’archivio.
Venti anni sono tanti, sia obiettivamente che relazionati alla velocità dei tempi moderni: e quanto più ci sembrano pesanti se confrontiamo quel 1989 a questo 2009.
All’epoca avevo vent’anni, ma avevo già deciso da tempo che la politica, la storia e l’informazione sarebbero state le mie passioni. Per questo stavo a Scienze Politiche e scrivevo per il quotidiano locale.
Ricordo che fu subito chiaro a tutti che ci trovavamo di fronte ad un fatto storico, e per una volta l’aggettivo non era abusato, né usato invano.
Il Muro di Berlino era il più forte simbolo della divisione del mondo in blocchi contrapposti: Est contro Ovest. Da un lato il comunismo dell’Unione Sovietica e dei suoi alleati: un blocco cupo, illiberale, sclerotizzato, ad economia statalizzata; dall’altro lato gli Stati Uniti, l’Europa occidentale, la libertà, la democrazia ed il mercato. Pur con tutti i suoi difetti, la nostra porzione di mondo era quella dove si viveva meglio; ed infatti ben avrebbero voluto venirci, dall’Est. Si aveva un bel dire che il Muro fu costruito per impedire agli occidentali di entrare nel “paradiso dei lavoratori”! Era una delle più grottesche e rozze giustificazioni propagandistiche del post-stalinismo: mai nessuno ha voluto passare ad Est, mentre ad Ovest volevano venirci tutti.
Siccome, dunque, il Muro di Berlino era il simbolo più concreto e triste della contrapposizione tra i blocchi, il suo crollo, incredibilmente non impedito dalle autorità della oggi defunta Germania Est, era l’emblema che qualcosa stava veramente cambiando: il nuovo corso di Gorbaciov dava frutti tangibili, concreti.
Si intuì che eravamo alla vigilia della fine di un intero sistema: e non ci sbagliavamo. Nel giro di pochi mesi tutti i regimi comunisti dell’Europa orientale crollarono, abbandonati da Mosca, e seguirono libere elezioni dappertutto. La stessa Unione Sovietica cessò formalmente di esistere appena due anni dopo.
Fu emozionante vedere le immagini che giungevano da Berlino: quella folla, di giovani specialmente, che picconava il Muro, sgretolandolo, distruggendolo, calpestandolo. Gioiosi ed ubriachi di felicità passavano da Est ad Ovest e viceversa, per provare a sé stessi che non c’era più nessuna guardia di frontiera a dir niente. Finalmente i tedeschi erano tornati fratelli: un solo popolo in quello che presto sarebbe tornato ad essere un solo Stato.
Ricordo che c’era dovunque, persino nel mio paese, persino nella dimensione locale e familiare, come un fremito, una suggestione, un’emozione: la Storia, in una delle sue svolte epocali, ci passava proprio davanti.
Vent’anni dopo, cosa resta di quell’evento eccezionale? La sua importanza è consegnata alla Storia, sicuramente. E’ stato davvero quel grande fatto che appariva all’inizio, ed è stato il simbolo di un cambiamento radicale che è avvenuto in tutto il pianeta.
Ma nella nostra vita pratica, significa ancora qualcosa? No. Chi ha oggi vent’anni non sa nemmeno di cosa stiamo parlando, a meno che non l’abbia studiato a scuola o per conto suo. Chi non ricorda cosa fosse l’Unione Sovietica e la Cortina di Ferro non può cogliere il profondo significato di quella liberazione.
Il mondo non potrebbe essere più diverso. E’ cambiato tutto: la cartina geografica, la politica internazionale, la comunicazione. Differenti e terribili sfide si impongono alla nostra attenzione ed alla nostra sensibilità.
In quel 1989 commentai l’evento con articoli composti su una macchina da scrivere, mentre oggi celebro l’anniversario scrivendo al computer e postando poi il tutto su un blog: strumenti e termini, come il computer ed il web, che nel 1989 non erano nemmeno pronosticabili. Già solo questo ci fa comprendere come tutto sia cambiato.
Il mondo è migliorato dopo la fine del comunismo? Molti popoli sono sicuramente più liberi, ma il quadro complessivo non è poi granché positivo. Anzi, il mondo si è incredibilmente complicato, dopo di allora: da bipolare è diventato multipolare. Un eufemismo per dire che si è incasinato oltre ogni limite, diventando un rebus pressoché irrisolvibile, un puzzle di interessi, obiettivi, interpretazioni così numerosi, così complessi, così confliggenti da aver creato uno scenario da incubo.
Per questo qualcuno, come me, rimpiange quell’epoca: rimpiango quello scenario geopolitico dove tutto era più semplice e comprensibile, pur nella sua durezza e disumanità; e, naturalmente, rimpiango quel mondo perché era il mondo dei miei vent’anni. E vent’anni, ahimè, non tornano più.

 
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La Santanchè boccia Maometto: "Era un pedofilo"

Post n°1341 pubblicato il 09 Novembre 2009 da massimocoppa

Durissima affermazione dell’onorevole nel trashissimo “Domenica 5”
LA SANTANCHE’ BOCCIA MAOMETTO:
“ERA UN PEDOFILO”

Daniela Santanchè ne ha fatta un’altra delle sue. Nella trasmissione “Domenica 5”, il contenitore domenicale di Canale 5, trashissima come e più dell’omologa trasmissione condotta fino all’anno scorso da Paola Perego, la Santanchè ha affermato che Maometto era pedofilo, perché una delle sue mogli aveva nove anni.
L’affermazione è venuta al culmine di una polemica accesasi con il presidente del Centro Islamico di Milano e della Lombardia, che ha poi bollato la signora come “ignorante”.
L’onorevole, non nuova a battaglie di principio molto dure contro l’Islam, ha sbagliato ad inasprire gli animi: sappiamo bene quanto siano suscettibili i musulmani di ogni latitudine, ed in Italia ne abbiamo un bel po’.
Del resto sappiamo bene pure cosa segua ad ogni “sparata” su Maometto. Speriamo di non assistere ad un boicottaggio dell’Italia nei Paesi islamici, e speriamo che l’ordine pubblico, da noi, non abbia a risentirne. E’ certo che, dopo il caso di Salman Rushdie e dei suoi “Versi satanici”, chiunque si azzardi ad esser meno che rispettoso e servile verso l’Islam rischia in ogni momento di essere insultato, aggredito ed ucciso da qualsiasi musulmano nel mondo. Si dovrà senz’altro, adesso, fornire una scorta alla signora (se non ce l’ha già), con quel che costa…
Quindi, è vero che la Santanchè non doveva emettere una sentenza così feroce verso Maometto: politicamente è un’azione errata, e non è scevra dal terribile sospetto che la signora abbia voluto guadagnarsi un po’ di visibilità. Ma a che prezzo? Non conviene a nessuno inasprire i rapporti con i seguaci di Maometto.
Tuttavia è anche vero che, nella sostanza, l’onorevole potrebbe avere ragione. Se è vero che Maometto ha avuto una moglie di nove anni, è vero anche che oggi, per la nostra sensibilità di uomini moderni, questa è una cosa inaccettabile e mostruosa. “Bisogna contestualizzare”, ci viene sempre detto: per i tempi del Profeta questa cosa poteva anche essere ritenuta normale. D’accordo: ma avremo il diritto di scandalizzarci, o no?
Poi è anche vero che, per una questione di principio, dobbiamo ritenerci liberi di criticare tutti. Dunque, anche la religione musulmana può essere criticata e condannata: da questo punto di vista bisognerebbe smetterla con questo timore reverenziale verso l’Islam.
Tuttavia la questione è così complicata e delicata, da qualunque angolo la si traguardi, che non è un’idea malvagia quella di evitare provocazioni plateali come quella verificatasi ieri. La conduttrice, Barbara D’Urso, si è dissociata dalle dichiarazioni della Santanchè: resta il sospetto, però, che ella sia la degna erede della Perego al timone di un programma di eccezionale cattivo gusto.
I momenti cruciali della trasmissione sono visionabili sul sito Internet de “La Stampa”, QUI.

(Nella foto, tratta dal sito Internet di “Repubblica”, la
Santanché durante la trasmissione)

 
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Influenza “A”, la confusione e’ grande sotto il cielo

Post n°1340 pubblicato il 04 Novembre 2009 da massimocoppa

E’ pericolosa, non lo è; si muore, non si muore; il vaccino
si deve fare, non si deve fare; ci dobbiamo preoccupare,
non ci dobbiamo preoccupare…

INFLUENZA “A”, LA CONFUSIONE E’ GRANDE
SOTTO IL CIELO

Ho già avuto modo di notare che non solo in ogni conflitto la prima vittima sia la verità, ma che questo sta accadendo anche nel modo di affrontare l’influenza “A”. Ovviamente non è probabile che siamo di fronte ad una disinformazione pilotata; in questo caso non c’è dolo, insomma. Ma confusione sì.
L’informazione sull’argomento appare deficitaria e contraddittoria: un fatto sconcertante, se consideriamo che il capo del governo è considerato un “grande comunicatore”.
L’elenco dei dubbi è enorme. Una sola cosa è evidente: non siamo sicuri di niente. Forse le istituzioni hanno le idee più chiare, ma allora bisogna concludere che è il piano della comunicazione che sta fallendo.
Peraltro siamo bombardati da informazioni che sono fra loro discordanti e contraddittorie, e tutto questo cozza contro una realtà che appare obiettivamente pericolosa, visto che la gente sta morendo.
Ricapitoliamo i quesiti più comuni.
-         Il virus è aggressivo o no?
-         E’ vero che risulta meno virulento rispetto alle influenze stagionali tradizionali?
-         Quali sono le categorie veramente a rischio?
-         Se ci si ammala cosa bisogna fare? A chi bisogna rivolgersi?
-         Il vaccino si deve fare? E chi lo deve fare?
-         E’ veramente efficace?
-         La sua disponibilità è sufficiente?
Apparentemente a tutte queste domande è stata data risposta. In realtà la gente non sa cosa fare. È dalla scorsa primavera, quando cioè si è cominciato a parlare di “influenza suina” in Messico, che avevo previsto la situazione in cui ci troviamo adesso. Non perché io possieda particolari doti divinatorie, ma perché in queste cose è facile, in Italia, essere profeti.
Il primo problema è nella corretta diagnosi della malattia. I sintomi sono gli stessi di ogni influenza, tranne che per la febbre, particolarmente ostinata ed alta. Nel momento in cui ci sentiamo male, dobbiamo chiamare il medico. Le autorità ci dicono che non dobbiamo andare in ospedale.
Ora, lo sappiamo tutti che una delle specialità del medico di base è la diagnosi telefonica. Si può, per telefono, stabilire se uno ha l’influenza “A”? No. La cosa è ancora più grave se consideriamo che nemmeno la venuta del medico a casa è risolutiva. Per diagnosticare la “A” bisogna fare un tampone ed un esame particolare, che può essere fatto in maniera affidabile solo in strutture sanitarie pubbliche. Quindi mi pare che all’ospedale ci dobbiamo andare!
Ci viene detto che, se non ci sono sintomi particolari, bisogna solo starsene a casa e curarsi come per una normale influenza. Ma quand’è che un sintomo diventa “particolare”? Una tossettina stizzosa può significare qualcosa? Non è una domanda oziosa, perché molte persone sono morte per essersi trascurate e per essere giunte in ospedale troppo tardi.
Insomma, ci si muove sul filo del rasoio: se andiamo al pronto soccorso veniamo tacciati di inutile e sciocco allarmismo; se non ci andiamo potrebbe rivelarsi un errore fatale. Che fare?
Il problema è che gli stessi medici non concordano su pericoli e strategie. Provate a domandare in giro e vedrete se non è così.
Il “Corriere della Sera” ha anticipato che, domani, il “Magazine” allegato al giornale conterrà un servizio nel quale si rivela che ben il 60 % dei medici ed operatori sanitari italiani non intende vaccinarsi; una percentuale che in Gran Bretagna sale addirittura all80 %. Il viceministro con delega alla Salute, Fazio, ed il famoso farmacologo Garattini hanno annunciato che non si vaccineranno.
Perché? Allora il vaccino è pericoloso?
Inoltre si prevede che entro la fine dell’anno sarà disponibile un quantitativo di vaccino pari alla metà del 40 % della popolazione che il governo prevede debba vaccinarsi. Non è un po’ poco il 40 % degli italiani? Gli altri possono pure morire? E, comunque, di vaccini non ce ne sono a sufficienza. Nonostante questo, si registrano paradossi: a Napoli sono arrivati 23mila vaccini, ma solo 94 napoletani sono andati a farseli inoculare! In compenso cento zingari del campo Rom di Scampia sono corsi subito ad immunizzarsi: avranno paura di perdere giornate di lavoro?
Insomma, non si capisce niente.
Come comportarsi? Io sono preoccupato per i miei cari ma, personalmente, ho già trovato una soluzione e raggiunto una decisione. Per dirla alla maniera del Ventennio, alla subdola minaccia del borghese virus oppongo il mio italico petto e grido un fascistissimo “ME NE FREGO!”.

 
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Terzo mandato a sindaco di New York per Bloomberg, l’uomo che assomiglia a Berlusconi

Post n°1339 pubblicato il 04 Novembre 2009 da massimocoppa

Il re dei media vince a stento dopo una campagna propagandistica assai dispendiosa
TERZO MANDATO A SINDACO DI NEW YORK
PER BLOOMBERG, L’UOMO CHE ASSOMIGLIA
A BERLUSCONI

Michael Bloomberg è stato eletto per la terza volta consecutiva sindaco di New York.
Il fatto è suggestivo sotto molti aspetti.
Bloomberg potrebbe essere paragonato ad una specie di Berlusconi: è infatti quello che viene definito un tycoon, cioè un magnate dei mass media. Sua è l’agenzia di stampa omonima che è leader, nel mondo, per le informazioni economiche, ed è solo il vertice di una piramide mediatica creata da quest’uomo, figlio di immigrati ebrei di nazionalità polacca e russa.
I tratti berlusconiani ci sono: Bloomberg è un decisionista ed ha le idee molto chiare, anche se è capace di sorprendenti aperture liberali ed anticonformiste. Del resto è un ex simpatizzante del Partito Democratico, poi passato ai Repubblicani ed infine diventato indipendente.
Come in Italia, anche a New York non è possibile essere eletti sindaci per più di due mandati consecutivi. Il divieto non viene, però, da una legge dello Stato, ma è semplicemente una regolamentazione comunale locale. Per questo, Bloomberg ha convinto (o costretto?) il consiglio comunale a votare una deroga, consentendogli di ripresentarsi. Ha avuto ragione: i newyorchesi gli hanno dato ancora fiducia, anche se questa volta ha preso appena (si fa per dire) il 51 % dei consensi validamente espressi.
Analogamente al nostro capo del governo, Bloomberg non si risparmia nelle campagne elettorali: non risparmia il suo impegno, cioè, ma nemmeno il denaro. Si calcola infatti che abbia speso la bellezza di novanta milioni di dollari per la propaganda collegata alla sua terza candidatura: una cifra enorme, persino per lui. Evidentemente la poltrona di sindaco gli garba proprio molto! Inspiegabilmente, dico io: è nozione comune, in Italia, che fare il sindaco sia veramente un mestiere ingrato, stressante e quasi impraticabile; perlomeno a volerlo fare seriamente, cioè cercando di risolvere i problemi della città.
Il dispiegamento di un’impressionante e costosissima macchina propagandistica suscita interrogativi e riflessioni già emersi da tempo, perlomeno nell’ambito degli studi sulle comunicazioni di massa. Il fenomeno Bloomberg è preoccupante, perché ripropone il problema della concentrazione di potere mediatico, e quindi persuasivo, nelle mani di un uomo solo; un fenomeno che, accoppiato agli stratosferici mezzi finanziari posseduti dal soggetto, rende la situazione ancora più inquietante, perché evidentemente distorsiva di un corretto ed equilibrato confronto democratico: che possibilità può avere uno sfidante che non abbia, alle spalle, una tale potenzialità mediatico-finanziaria?
E tuttavia, stavolta Bloomberg ha vinto per un soffio; difficile dire a cosa sia dovuto il calo dei consensi: a fatti relativi all’amministrazione della città? O è l’effetto boomerang di una soffocante campagna promozionale?

 
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Michelle Obama e’ leopardata, ma non e’ “Cat Woman”!

Post n°1338 pubblicato il 02 Novembre 2009 da massimocoppa

La festa di Halloween alla Casa Bianca e le imprecisioni
dei media americani ed italiani
MICHELLE OBAMA E’ LEOPARDATA,
MA NON E’ “CAT WOMAN”!

Al 1600 di Pennsylvania Avenue, a Washington, in concomitanza della famosa ricorrenza di Halloween si è tenuta una festa.
Detta così non sembrerebbe granché, come notizia: la cosa si fa più interessante, però, se consideriamo che a quell’indirizzo corrisponde un palazzo molto particolare: la Casa Bianca.
Nell’abitazione del presidente degli Stati Uniti e della sua famiglia si è tenuto un party in maschera per celebrare la notte delle streghe e dei folletti. Ah, cosa non si deve fare quando per casa ci sono due ragazzine!
Tra dolcetti e scherzetti anche la coppia presidenziale è stata al gioco; Barack Obama più serioso, in verità: il presidente non si è mascherato, ma ha preferito indossare abiti informali. Grande sorpresa, invece, da parte della moglie Michelle: la panterona nera si è travestita da felino, con un costume leopardato.
Ecco, appunto: “leopardato”.
Inspiegabilmente, però, praticamente la totalità dei mass media italiani, di ogni natura, ha parlato di una Michelle travestita da “Cat Woman”. Di primo acchito non sembrerebbe, ma questa è una imprecisione clamorosa. “Cat Woman” è un personaggio dei fumetti ben delineato, talvolta trasposto anche nel cinema, ed è appunto una donna-gatto, una super-eroina sexy con un costume che riproduce una gatta nera: è mai possibile che nessun giornalista italiano ne abbia mai sentito parlare? Eppure è un fumetto che è stato stampato e venduto anche nel nostro Paese!
Forse siamo di fronte ad un approssimativo lancio di agenzia, pappagallescamente ripetuto da tutti: una sciatteria tipica del giornalismo italiano.
Ma mi è venuto un dubbio: vuoi vedere che il pressappochismo è a monte? Ebbene, non ci crederete: in effetti molti media americani, anche dei più seri, parlano di una “Michelle dressed as a cat woman”, cioè di una “Michelle vestita come una donna-gatto”! Ma com’è possibile? Neanche nella patria di questo fumetto riescono a capire la differenza tra la “donna gatto” ed il costume di Michelle Obama?
Ma poi, benedetto il Cielo, quando mai si è visto un gatto con la pelle di leopardo?!
Consoliamoci, dunque; una volta tanto il giornalismo americano assomiglia a quello italiano: un po’ di ignoranza, tanta superficialità e via, andare.

 
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Ilary Blasi ed il finto malessere da finta maternita’

Post n°1337 pubblicato il 31 Ottobre 2009 da massimocoppa

Che scherzo di cattivo gusto!
ILARY BLASI ED IL FINTO MALESSERE DA FINTA MATERNITA’

Qualche giorno fa Ilary Blasi, moglie di Francesco Totti, è svenuta in pubblico; la scena è stata apparentemente ripresa con un telefonino e, in sottofondo, si sentiva la gente commentare: “E’ incinta”. Il filmato ha avuto un’audience clamorosa: è stato messo su YouTube simulando, appunto, una ripresa col telefonino fatta da un passante, ed è stato rilanciato da tutti i siti Internet d’informazione, persino quelli di mass media molto seri ed importanti, quindi dai telegiornali e, infine, da tutti i giornali.
Questa settimana la trasmissione “Le Iene”, dove Ilary è una dei conduttori, ha mandato in onda un lungo servizio nel quale si svelava che era tutta una messa in scena: la riprova è che le stesse Iene hanno filmato tutta la vicenda dalle premesse.
Tornati in studio la Blasi se la rideva, assieme ai suoi compari maschi; il motivo di tutta questa farsa era di smentire e sdrammatizzare le voci insistenti di un’ennesima gravidanza della show girl.
L’operazione ha mostrato, ancora una volta, quanto sia forabile il mondo dell’informazione, e quanta superficialità ci sia in quella italiana: tutti hanno rilanciato la notizia senza il minimo dubbio.
La beffa, però, è veramente poca cosa, sia in relazione al fatto in sé (in definitiva: chissenefrega se la Blasi è incinta o no), sia riguardo alla permeabilità dei media italiani (cosa risaputa).
Io forse apparterrò ad una vecchia scuola di pensiero: ma mi è sempre stato insegnato che con la salute non si scherza, che non si scimmiottano le malattie, che non si simulano malesseri; anche per un fatto scaramantico (ed al Sud ci teniamo molto)!
Mi sia consentita una pillola di antropologia empirica: dove io vivo, cioè ad Ischia, quando qualcuno scimmiotta una invalidità altrui, si commenta: “Passaje l’angiulo e dicette ‘ammen’!”, cioè: “Passò l’angelo e disse ‘amen’!”, a stigmatizzare il gesto e rimproverare l’imitatore della malattia, riecheggiando una vecchia credenza: che, cioè, chi fa così rischia di contrarre davvero la malattia che ha colpito il poveraccio che viene sbeffeggiato (l’angelo vendicatore in pratica punisce il simulatore facendo divenire reale il malessere).
Per concludere, non sarà fuori luogo rammentare la favola del gridare “al lupo!” invano: se, in futuro, dovesse davvero accadere che la Blasi si senta male da qualche parte, è probabile che la gente attorno, invece di soccorrerla, reagirà mandandola al diavolo e prendendola a calci.

 
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Quell’esecuzione camorristica che si confonde con una fiction...

Post n°1336 pubblicato il 31 Ottobre 2009 da massimocoppa

L’omicidio napoletano ripreso da una telecamera
di sorveglianza, il senso di “già visto” e l’indifferenza
della gente
QUELL’ESECUZIONE CAMORRISTICA
CHE SI CONFONDE CON UNA FICTION...

Ha avuto un successo strepitoso il filmato ripreso da una telecamera di sorveglianza e mostrante l’esecuzione professionale di un camorrista, avvenuta a Napoli, all’esterno di un bar.
La breve ripresa è apparsa su tutti i siti Internet d’informazione, nella variegata galassia dei blog e nei telegiornali; quindi, i fotogrammi salienti sono stati pubblicati da tutti i quotidiani.
Questa diffusione è stata voluta ed auspicata dalla Procura di Napoli, che da mesi cerca di individuare l’identità del killer (in modo da risalire poi ai mandanti) e non vi riesce: si spera, dunque, che qualcuno lo riconosca e lo accusi; di certo anonimamente, perché è difficile pensare che qualcuno lo faccia apertamente.
Diverse considerazioni possono essere fatte riguardo a questo episodio, che è certamente una spia dei tempi.
Innanzitutto siamo di fronte all’ennesimo risultato proveniente dall’occhiuta sorveglianza delle telecamere ormai disseminate dappertutto. Questo è uno di quei classici casi in cui barattiamo la privacy e la libertà con la sicurezza. Il gioco vale la candela? Forse sì; si spera che lo sia, almeno, stavolta: ma non sempre accade, per cui la questione resta delicata ed aperta. La società contemporanea deve fare continuamente i conti con emergenze di ordine pubblico di ogni tipo, dalla criminalità organizzata al terrorismo, e dopo le Torri Gemelle il braccio di ferro tra libertà e legalità si è mostrato in tutta la sua crudezza ed è lungi dall’essere risolto.
Credevo che le immagini dell’esecuzione napoletana fossero orribili e quasi impossibili da visionare; invece ho constatato che non c’era niente di veramente impressionante, e questo è davvero mostruoso: ormai siamo così assuefatti alla violenza ed alla rappresentazione della violenza, che una vera esecuzione sembra quasi la clip di un reality. Uno show come un altro, che si confonde con la fiction, con i film.
Già più di venti anni fa, ere geologiche addietro riguardo ai problemi della comunicazione odierni, Maurizio Chierici, inviato del “Corriere della Sera” nelle zone più calde ed inquiete del mondo, in “La pelle degli altri” (libro di formazione, per me), ammoniva che la guerra, le rivoluzioni, e insomma la violenza che vediamo al telegiornale della sera, e che è reale, si confonde con il film che va in onda subito dopo: tale è la forza di suggestione dei media elettronici tradizionali. Così perdiamo il senso della realtà e ci facciamo confondere da una rappresentazione distorta, asimmetrica, fantasmatica.
Ancora: è veramente triste ed inquietante constatare l’indifferenza degli astanti di fronte all’omicidio napoletano. Com’è possibile che una signora che sta esplorando un “gratta e vinci”, al rumore di spari ad un metro da lei non si giri nemmeno a vedere cosa sia successo e sgattaioli via? Come può un padre con la figlia in braccio sterzare bruscamente ed andare via come se niente fosse? Come può quell’altra signora scavalcare il cadavere come fosse una busta dell’immondizia e procedere oltre? E c’è tutta una gamma di comportamenti dettati da indifferenza, strafottenza e paura che, veramente, scandalizza e sconvolge intimamente. Ma, soprattutto, turba pensare che, forse, anche io, anche noi, ci saremmo comportati nello stesso modo, se fossimo cresciuti a Napoli, in quel quartiere, in quel contesto: e questa è la terribile prova e conferma che è il concetto stesso di società civile ad essere in crisi, se non addirittura morto, in certi luoghi d’Italia. Con l’inquietante sospetto che l’episodio napoletano sia solo l’avvisaglia o l’avanguardia di un comportamento incivile che potrebbe essere diffuso ormai in tutta Italia: e questo è il risultato di anni di incuria culturale, di delegittimazione delle istituzioni, endogena ed indotta, di sfaldamento del tessuto sociale e della fine di ogni autorità e di ogni senso dello Stato, della patria, della legge, del vivere civile.

 
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Il ministro Scajola insulta un operaio

Post n°1335 pubblicato il 28 Ottobre 2009 da massimocoppa

Ha straparlato ancora una volta colui che disse di Marco Biagi, ucciso dalle BR, “era un rompicoglioni”
IL MINISTRO SCAJOLA INSULTA UN OPERAIO


Claudio Scajola non vuole proprio rinunciare al vizietto di
perdere le staffe: un lusso che forse può permettersi un uomo qualunque, ma che certo non dovrebbe caratterizzare un uomo politico, un rappresentante delle istituzioni, un ministro.

Nel 2002 era ministro dell’Interno; incalzato dai giornalisti sulla sorte di Marco Biagi, il consulente del lavoro ucciso dalle Brigate Rosse e senza scorta in quanto negata dallo stesso Ministero retto da Scajola, l’allora esponente di Forza Italia sbottò: “Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza”. Cosa che magari era anche vera ma che, insomma, un ministro non dovrebbe dire, specialmente in pubblico e specialmente se riferita ad un povero Cristo appena morto ammazzato.

Per quella improvvida esternazione Scajola dovette dimettersi.

Ha fatto un po’ di purgatorio, e poi è tornato ministro dopo la trionfale affermazione del centrodestra alle ultime elezioni legislative.

Ora è ministro dello Sviluppo Economico, ma ieri ha perso di nuovo le staffe, e di nuovo in pubblico.

Riferisce il “Corriere del Mezzogiorno” che Scajola era all’Atitech di Napoli, per illustrare un piano che salverà l’azienda dal fallimento. Per pura cortesia il ministro ha fatto un giro nella fabbrica, e si è quindi intrattenuto con degli operai. Non l’avesse mai fatto! Uno di questi, tale Paolo Esposito, gli si è rivolto a muso duro: “Ma quale salvataggio! Con 1.500 Euro al mese e due figli non riesco ad andare avanti. Bisogna dare più potere di acquisto ai salari”. Al che il ministro, sbigottito, ribatte: “Preferiva il fallimento?”; e l’operaio, stolido: “Qui ci sono solo politici ladri e imprenditori ladri che si arricchiscono su di noi”. Il ministro si gira e se ne va; poi, colto da improvvisa vis polemica torna indietro e grida all’operaio: “Perché generalizza? Perché? E’ come se dicessi che tutti gli operai sono stronzi come lei; però non lo dico”. Difatti gliel’ha detto, invece! Imbarazzo generale dei presenti.

Con la sua critica qualunquistica l’operaio è stato stronzo davvero. Innanzitutto non si capisce di cosa si lamenti: c’è un intervento pubblico per salvare la sua azienda (cosa già di per sé discutibile); poi 1.500 Euro netti al mese non sono pochi: chissà quanta gente li vorrebbe e si accontenterebbe!
E’ vero, però, che il ministro ha avuto una grossa caduta di stile. Un uomo politico, e di quel livello, deve mantenere la calma. Magari Berlusconi potrebbe catechizzarlo ripetendogli ciò che disse in trasmissione a Santoro: “Si contenga!”.

 
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Berlusconi avvisò Marrazzo del ricatto in arrivo

Post n°1334 pubblicato il 26 Ottobre 2009 da massimocoppa

Nessuno dei due, però, pensò di chiamare le forze dell’ordine. Bell’esempio!
BERLUSCONI AVVISO’ MARRAZZO DEL RICATTO
IN ARRIVO

Un elemento veramente clamoroso sta emergendo nelle ultime ore: il presidente del consiglio ha avvisato il presidente della Regione Lazio che circolava un video ricattatorio su di lui.
Il video era arrivato alla rivista “Chi”, della Mondadori di Berlusconi, proveniente da un’agenzia fotografica (con la quale erano in combutta i Carabinieri arrestati): ma il direttore Signorini l’aveva rifiutato, avvisando comunque i vertici dell’azienda. Nemmeno il “Giornale” e “Libero” hanno voluto acquistare il filmato.
Quindi, Berlusconi aveva chiamato Marrazzo avvisandolo, e suggerendogli di trattare direttamente con l’agenzia. Poi, l’intervento della magistratura ha fatto saltare tutto.
Probabilmente il Cavaliere ha voluto aiutare Marrazzo per far vedere che, davvero, lui è nemico di tutti i pettegolezzi a sfondo sessuale (quelli contro di lui, innanzitutto), anche se coinvolgono un avversario.
Questa ricostruzione appare sui maggiori giornali di oggi, che affermano essere confermata informalmente da ambienti della presidenza del consiglio.
Se così stanno le cose, non si può evitare di fare una riflessione (che non sembra essere venuta in mente a nessuno!): non è assolutamente irrituale, errato, non etico e, direi, mostruoso che a nessuno dei personaggi suddetti, e quindi nemmeno al capo del governo, sia venuto in mente nemmeno per un istante di rivolgersi alle forze dell’ordine?
Di fronte ad un ricatto non ci viene sempre detto che non dobbiamo piegarci, ma avvisare la Polizia? E che esempio ci viene dato se un capo di governo ed un presidente di regione trescano per evitare uno scandalo, ragionando di acquistare l’oggetto del ricatto e seppellire tutto, senza far sapere nulla alla magistratura?

 
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Via Gradoli 96 a Roma: da prigione di Moro a casino di trans

Post n°1333 pubblicato il 26 Ottobre 2009 da massimocoppa

Incredibile: è lo stesso condominio!
VIA GRADOLI 96 A ROMA: DA PRIGIONE DI MORO
A COVO DI TRANS

Quando ho letto che il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, era stato filmato a scopo di ricatto mentre si trovava con un trans in un appartamento di via Gradoli 96, a Roma, subito mi è tornato alla mente (da antico lettore di saggistica sugli “anni di piombo”) che quella era la strada dove le Brigate Rosse avevano fissato la prima prigione di Aldo Moro.
Poi mi sono detto: che sciocchezza! Chissà quanti palazzi ci sono, in via Gradoli!
Ebbene, sembra incredibile: il condominio dove oggi i trans esercitano il mestiere più antico del mondo è proprio quello dove fu tenuto segregato lo statista della Democrazia Cristiana!
E’ proprio vero che, come diceva Marx commentando un’osservazione di Hegel, i fatti della storia si presentano due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa.

 
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Berlusconi a pois

Post n°1332 pubblicato il 26 Ottobre 2009 da massimocoppa

BERLUSCONI A POIS


Il capo del governo è a pois.
Berlusconi ha contratto dai nipotini la scarlattina, anche se in una forma attenuata.

 
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Bersani conquista il PD, una vittoria tra luci ed ombre

Post n°1331 pubblicato il 26 Ottobre 2009 da massimocoppa

Si è imposto l’uomo di partito e di apparato, non interessato allo scontro con Berlusconi
BERSANI CONQUISTA IL PD
Una vittoria tra luci ed ombre

Mezzanotte è passata da poco, ma le indicazioni che emergono dai seggi scrutinati e le indiscrezioni rilasciate dall’entourage di Pier Luigi Bersani sembrano chiare: l’ex ministro è il nuovo segretario del Partito Democratico, avendo ricevuto oltre il 50 % dei consensi espressi dai votanti nelle primarie tenutesi ieri.
Lo stesso segretario uscente, Franceschini, ha confermato il dato, congratulandosi con il vincitore: si può quindi ragionevolmente affermare che dagli spogli non proverranno più sorprese.
L’affluenza ai seggi allestiti dal PD è stata notevole: oltre due milioni e mezzo di persone in tutta Italia.
Come interpretare questa vittoria di Bersani, e per di più schiacciante?
Difficile dirlo. L’impressione a caldo è che abbia vinto la “cara”, vecchia organizzazione del passato, la disciplina dei militanti del classico partito novecentesco, l’apparato che risponde alla sfida preparando scientificamente la presa del potere. Bersani è un personaggio interessante, mai banale, proveniente dal nucleo storico del potere della sinistra italiana: l’Emilia Romagna. E’ uomo di partito, direttamente dal vecchio PCI; uomo di cooperative rosse, di finanza rossa, del buon governo locale emiliano; ma è anche uomo della tradizione, della terminologia semplice, casereccia (è stato fatto anche uno studio sul suo modo di esprimersi e sulle metafore contadine che usa), della masseria del buon tempo andato, dell’osteria, del circolo delle bocce. Una presenza rassicurante a cui, forse, i militanti vecchi e nuovi hanno voluto affidarsi in questi tempi difficili, dove probabilmente le problematiche legate alla crisi economica spazzano via persino le tematiche dell’antiberlusconismo.
Ma questa è l’interpretazione più benevola.
Il personaggio Bersani è apparentemente onesto ed è certamente molto preparato, oltre che detentore di una lunga esperienza politica ed amministrativa, al partito ed al governo. Ma è assai verosimile che al plebiscito ricevuto dai cittadini, che segue quello recente ottenuto dagli iscritti, abbiano concorso numerosi fattori poco trasparenti: non illegali di per sé, ma perlomeno ambigui ed eticamente discutibili.
È certo che tutto l’apparato e gli uomini del PD che occupano istituzioni hanno votato e fatto votare massicciamente per lui, mobilitando simpatizzanti e clientes senza risparmiarsi. Mi consta personalmente che è stata interessata tutta la catena di relazioni personali, amicali, familiari, claniche e clientelari, come una vera elezione per il Comune, la Regione, il Parlamento. Un movimento bradisismico che non è emerso alla superficie; non ci sono stati insistiti o plateali appelli di sindaci e di assessori, per esempio; niente spot, niente manifesti: ma tutta la macchina elettorale classica è stata sollecitata. Telefonate, visite porta a porta, convocazione di “grandi elettori” e leader di famiglie numerose. E, si badi bene, non sono stati interessati solo gli elettori della sinistra, ma tutti quelli che potevano potenzialmente dare una mano. Si cercava di sdrammatizzare la scelta sottolineando che non “era come votare per il PD”, ma era solo un voto per orientare decisioni interne: così anche l’elettore del centrodestra si tranquillizzava e dava la mano all’amico o al referente sentendosi meno colpevole.
In Campania ha stravinto la classe politica uscente. Bassolino, è notorio, ha appoggiato fortemente Bersani. E’ evidente che, almeno in Campania, il risultato non è entusiasmante: il bassolinismo (che si potrebbe sintetizzare come pessima amministrazione ma occupazione militare di ogni posto di potere, con sperpero delle risorse pubbliche) sopravviverà sotto altre forme. Tanto per stare sicuri, il governatore ha piazzato la moglie in una delle liste pro-Bersani.
Inoltre, a livello nazionale, dietro Bersani c’è D’Alema. Più apparato di così, si muore. Sono fior di uomini politici, addirittura statisti: epperò, come dire, non è propriamente il nuovo che avanza.
Ha vinto quel PD che non ha interesse a radicalizzare lo scontro con Berlusconi. Anche nelle ultime trasmissioni televisive si è visto un Bersani addirittura conciliante verso i grandi temi che fanno imbestialire il capo del governo: le questioni giudiziarie, le escort, il conflitto d’interessi, il lodo Alfano. D’Alema è notoriamente sempre stato in ottimi rapporti con il Cavaliere: un tempo venne coniato il termine “Dalemoni”, per indicare un presunto ibrido mostruoso inciucionesco formato, appunto, da D’Alema e Berlusconi. Lo stesso Bassolino si è sempre detto ammirato dalla capacità di governo del premier, e da questi non è stato perseguitato per la vergogna dell’immondizia in Campania, risolta (o solo tamponata?) direttamente dal governo.
Ovviamente la fine dell’antiberlusconismo militante (già decotto da tempo, nel PD, e prima ancora nei Ds e nella Margherita) potrebbe anche rivelarsi una scelta azzeccata, benché forse non dettata da nobili motivi: può darsi che, davvero, rinunciando ad attaccare (seppur con ragione) un personaggio comunque amatissimo dagli italiani, inizi la vera operazione di logoramento. Da questo punto di vista, forse, Berlusconi avrebbe preferito che nel PD vincesse l’ala dura ed intransigente. Se però, com’è sembrato finora, il Cavaliere soffre veramente quando qualcuno lo attacca, allora può tirare adesso un sospiro di sollievo.

 
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Elezioni nel PD, non è ammesso il voto di preferenza

Post n°1330 pubblicato il 25 Ottobre 2009 da massimocoppa

PRIMARIE / 2
Attenzione a non farsi annullare la scheda
ELEZIONI NEL PD, NON E’ AMMESSO IL VOTO
DI PREFERENZA

Tra tutti i promemoria ed i vademecum ufficiali diffusi dal PD sui giornali, in televisione e su Internet, ce ne fosse uno che spiegasse e precisasse che non è ammesso il voto di preferenza!
Solo i siti Internet di qualche federazione regionale o di qualche candidato a segretario nazionale l’hanno chiarito.
Gli stessi simpatizzanti ed iscritti (l’ho verificato personalmente) spesso non conoscono questo dettaglio e rischiano di farsi annullare il voto.
In pratica si vota su liste bloccate: tipo il vergognoso “porcellum” con cui eleggiamo il Parlamento da qualche anno a questa parte.
Bisogna, quindi, mettere una  “X” sulla lista prescelta, e tanto basta.
Magari un ulteriore sforzo democratico poteva essere fatto: ma date le premesse, chiarite nel post precedente a questo, un po’ di indulgenza la si può anche concedere.

 
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