Creato da: massimocoppa il 22/08/2006
"Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati"


"There is no dark side
of the moon, really.
Matter of fact,
it's all dark"

Pink Floyd

 

 

 

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"Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: ricordiamo".

Ray Bradbury, "Fahrenheit 451"

 

Area personale

 

 

"And all this science,
I don't understand:
it's just my job,
five days a week...
A rocket man"

Elton John

 

Un uomo può perdonare
a un altro uomo
qualunque cosa, eccetto
una cattiva prosa

                     Winston
                        Churchill

 
 

Presto /
anche noi (…) saremo /
perduti in fondo a questo fresco /
pezzo di terra: ma non sarà una quiete /
la nostra, ché si mescola in essa /
troppo una vita che non ha avuto meta. /
Avremo un silenzio stento e povero, /
un sonno doloroso, che non reca /
dolcezza e pace,
ma nostalgia
e rimprovero
PIER PAOLO PASOLINI
 

 

 

 

 

Cazzarola!

 

 

 

Ischia sequestrata in casa dal G7

Post n°2024 pubblicato il 12 Ottobre 2017 da massimocoppa
 

Un rituale scenografico ed inutile che sconvolge
la quotidianità dei cittadini

ISCHIA SEQUESTRATA IN CASA DAL G7

Sono anni che, ad ogni riunione dei ministri o capi di Stato o di governo del G7, mi domando perché non decidano di incontrarsi su di una portaerei in mezzo al mare.

Sarebbe una soluzione ottimale in tutti i sensi: dal punto di vista dell’antiterrorismo, perché gli statisti sarebbero ben protetti da un fortino supercorazzato e con una formidabile potenza di fuoco; per quanto concerne l’ordine pubblico, perché sarebbe impossibile organizzare manifestazioni pacifiche o violente da parte di no global, no TAV, black bloc, centri sociali eccetera; e sarebbe un’ottima soluzione, infine, anche per i cittadini, che non vedrebbero la loro quotidianità sconvolta per giorni e giorni.

Il 19 ed il 20 ottobre la riunione dei ministri dell’Interno dei maggiori Stati del mondo occidentale si terrà nel mio paese: l’isola d’Ischia.

Più precisamente, nel Comune di Ischia (l’isola è composta da ben sei enti locali).

Ebbene, già dal 14 ottobre scatterà un dispositivo di difesa che sconvolgerà la vita di almeno la metà dei residenti di questo Comune, oltre – indirettamente – a quella di moltissimi abitanti del resto dell’isola che hanno bisogno di relazionarsi con il Comune capoluogo per motivi di lavoro, affettivi, burocratici, sanitari e commerciali.

La maggior parte delle strade principali, e strade secondarie collegate, saranno interdette alla circolazione, alla fermata ed alla sosta dei veicoli; anche i pedoni saranno instradati su percorsi obbligati e rigidamente controllati: uno scenario desertico per consentire a “lor signori” di giocare a fare i decisori del mondo.

Pare che il ministro dell’Interno italiano, Minniti, abbia voluto portare il consesso ad Ischia per rilanciarne l’immagine, appannata dopo il terremoto che ha colpito una piccola porzione del Comune di Casamicciola Terme.

Ma mi domando: in che senso viene rilanciata l’immagine di Ischia? Certo, tutti i mass media del mondo parleranno di un G7 che si tiene nella maggiore delle isole partenopee, e questo ne farà girare il nome nei cinque continenti. Ma cosa mostreranno le immagini? Strade deserte e blindate, cecchini sui tetti, corpi speciali in mare e lungo la costa, batterie portatili di missili antiaerei, centinaia di militari, poliziotti e Carabinieri dispiegati dovunque: uno scenario di guerra.

Noi isolani, in quei giorni, dovremo camminare a piedi anche per andare al lavoro. E questo su di un territorio che non è proprio piccolissimo, complessivamente ammontando a 46 chilometri quadrati.

Già si sente dire che le scuole chiuderanno, e gli uffici pubblici stanno valutando il da farsi. Ovviamente gli sbarchi saranno super-controllati, per impedire ai manifestanti di raggiungere l’isola.

Insomma, si sequestra una comunità intera per consentire un rituale scenografico ma apparentemente inutile, soprattutto oggigiorno che si potrebbe organizzare un summit anche in videoconferenza…

Per cui, in conclusione, mi verrebbe da dire al ministro Minniti: grazie per il pensiero, ma il G7 portatelo da un’altra parte.

 
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Catalogna, gli opposti fanatismi stanno portando al disastro

Post n°2023 pubblicato il 02 Ottobre 2017 da massimocoppa
 

Che differenza con il referendum scozzese!
CATALOGNA, GLI OPPOSTI FANATISMI STANNO PORTANDO AL DISASTRO

In merito a quanto sta accadendo a Barcellona ed in Catalogna, vorrei premettere subito che tutta la vicenda appare nata con opache motivazioni, diverse da quelle ufficialmente propagandate, ed è stata gestita anche peggio: in un modo talmente maldestro da far pensare che sia stato dolosamente voluto.

Si ha come l’impressione che i leader politici catalani abbiano forzato la questione per sfuggire ad un calo di popolarità e a diverse inchieste vertenti su gravi ipotesi di corruzione: di aver rilanciato, cioè, e di essere addirittura arrivati a rovesciare il banco, per proseguire nella metafora da casinò, pur di darsi una riverniciata di eroismo.

Non può essere valido un referendum che non preveda un quorum minimo di partecipanti, meglio ancora se costituito dalla maggioranza assoluta dei votanti o, addirittura, da una maggioranza ancor più ampia.

Una comunità decide di staccarsi da uno Stato e diventare indipendente: non è una cosa da poco, è una scelta storica.

Nel contempo, però, il governo di Madrid, con il pugno di ferro applicato nel giorno della votazione dell’abborracciato referendum, ha mostrato davvero insospettabili pulsioni pseudo-franchiste: inspiegabili, dato che il dittatore Franco è morto nel 1975 e la democrazia è pienamente operativa dal 1978; nel frattempo, per ragioni temporali ed anagrafiche, si è avuto un ampio (se non totale) ricambio della classe politica e dei funzionari responsabili dell’ordine pubblico e della gestione delle forze di polizia.

Evidentemente, però, non è cambiata la mentalità: forse ha ragione chi ritiene che il franchismo sia uno stato mentale rimasto sotto traccia nel DNA delle autorità spagnole.

Sono inaccettabili le scene viste domenica, in questo mondo dove i cellulari con telecamera ed i social network mostrano apparentemente tutto quel che succede.

È incredibile la civiltà mostrata dai manifestanti catalani: non c’è stato da parte loro alcun atto di forza, ma solo una resistenza pacifica, non-violenta, come insegnava Gandhi. In compenso la Guardia Civil, in assetto antisommossa, ha preso a manganellate, calci, pugni e spintoni ragazze, persone anziane e manifestanti inermi: complimenti, credevo che queste azioni fossero appannaggio di regimi dittatoriali, non certo di una democrazia e di uno Stato dell’Unione Europea!

Che differenza enorme con quanto accaduto in Scozia nel 2014: con grande civiltà ed il consenso di Londra, gli scozzesi hanno avuto modo di scegliere, con un referendum, se restare in Gran Bretagna o diventare uno Stato autonomo. Hanno vinto gli unionisti, ma tutto si è svolto nel migliore dei modi.

Perché questo non può accadere in Spagna? Perché si sono scontrati due fanatismi: quello dei maggiori leader indipendentisti catalani e quello dei centralisti madrileni.

Ho sempre saputo e constatato di persona che i catalani non si sentono spagnoli, e tecnicamente non lo sono, a partire dalla lingua e dalle tradizioni. La forte autonomia concessa loro potrebbe non essere obiettivamente più sufficiente. Ma solo in questi giorni ho scoperto che non tutti i catalani sono disposti a separarsi da Madrid: per questo ci voleva un referendum organizzato bene, seriamente. Il problema è che il governo centrale non ha mai dato spiragli in questo senso: l’intransigenza di Madrid, alla fine, ha creato una consultazione semi-clandestina che, ovviamente, non ha alcun valore giuridico. E tuttavia non può essere liquidata con la violenza, perché cerca di sopprimere la legittima aspirazione di una comunità che vuole diventare popolo.

 
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“SI ODONO LE MUSE”: CONSIGLI PER IL GIORNALISMO SCRITTO

Post n°2022 pubblicato il 07 Settembre 2017 da massimocoppa
 

La mia nuova fatica editoriale…
“SI ODONO LE MUSE”: CONSIGLI PER IL GIORNALISMO SCRITTO

Annuncio la pubblicazione di una mia nuova fatica editoriale.
Dopo “Misteri di Ischia” (saggio dedicato al lato oscuro ed inquietante dell’Isola Verde), preso da foga pubblicistica, in questo 2017 pubblico anche “Si odono le muse – Corso basilare di comunicazione giornalistica scritta”.

Come si vede, è completamente diverso l’argomento: “Si odono le muse” è uno snello manuale nel quale – sotto forma di lezioni – mi occupo di comunicazione giornalistica scritta, con particolare riferimento ai quotidiani (cartacei ed on line) ed ai siti Internet d’informazione.

Il lavoro è rivolto specialmente agli studenti delle scuole superiori, ma è valido anche per chiunque si senta totalmente a digiuno della materia e voglia apprendere nozioni sintetiche sul tema della comunicazione, spiegate con grande semplicità.

Il libro, adottabile anche dalle cattedre d’italiano o in progetti specifici, contiene consigli semplici per scrivere un articolo giornalistico e qualsiasi testo in generale.
“Si odono le muse”, edito con Youcanprint, è ordinabile presso qualsiasi libreria fisica o presso i maggiori store di libri su Internet (Amazon, Mondadori, Ibs, Feltrinelli ecc.).

 
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Terremoto ad Ischia, il mistero dell’epicentro: prima ad ovest, poi a nord…

Post n°2021 pubblicato il 22 Agosto 2017 da massimocoppa
 

Siamo di fronte ad una copertura? La prima area indicata è scomoda, perché connotata da eventi misteriosi che datano a partire dal primo Novecento
TERREMOTO AD ISCHIA, IL MISTERO DELL’EPICENTRO: PRIMA AD OVEST, POI A NORD… UNO SPOSTAMENTO “POLITICO”?

Il terremoto che ha colpito ieri sera l’isola d’Ischia, dove vivo, presenta degli aspetti misteriosi su cui credo sia il caso di fare il punto.
Poco tempo dopo la scossa che mi ha fatto sobbalzare sul divano, in rete si diffondeva la notizia, data dalla sede romana dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, e rilanciata da agenzie di stampa e siti web d’informazione, che l’epicentro fosse in mare, ad ovest di Punta Imperatore: un promontorio di Forio, Comune occidentale dell’isola d’Ischia. Più precisamente: ad un chilometro di distanza dal Faro di Punta Imperatore.

Di seguito, un’immagine diffusa dallo stesso INGV (il sondaggio a cui si riferisce la didascalia non influisce sulla localizzazione dell’epicentro).

 

Quindi, ricapitolando, l’epicentro era in mare ad occidente dell’isola d’Ischia, nei suoi immediati pressi. Si attribuiva al sisma una potenza di 3,6 gradi della scala Richter.
Dopo un paio d’ore, senza ufficialmente fare riferimento alla precedente localizzazione, si modificava la potenza, elevandola a 4. Cominciavano polemiche, in rete e sui media, per questo ritocco al rialzo. Addirittura, secondo il servizio geofisico americano, saremmo oltre i 4 gradi.

Tuttavia NESSUNO ha notato che l’INGV, probabilmente su input della sua propaggine napoletana, l’Osservatorio Vesuviano, ha spostato anche l’epicentro, localizzato adesso a nord dell’isola d’Ischia, come si vede nell’immagine seguente, presa dal sito dell’Osservatorio Vesuviano.



Dunque, non più a ovest di Ischia, ma a nord. Questo spiegherebbe, in effetti, perché i maggiori danni si siano verificati nei Comuni settentrionali dell’isola, cioè Casamicciola Terme e Lacco Ameno.
Tutto chiarito, dunque? Non proprio.

Si ha come il sospetto di un aggiustamento “politico”.

Quando ho appreso della prima localizzazione, nel mare di fronte alla zona Punta Imperatore-Citara, ho pensato che tutto avesse un senso, alla luce dei dati, seppur frammentari, disponibili su più livelli di conoscenza.

Mi spiego meglio.

Un geologo ischitano, anni fa, affermò pubblicamente che sotto i fondali marini di quella zona c’è un’intensa attività magnetica, probabilmente spiegabile con la presenza di masse magmatiche in movimento, contenenti metalli.

Ma quella zona, grazie ai contributi di due giovani ricercatori isolani, sta assumendo un’importanza dovuta ad una storia assolutamente particolare.

Giulio Grablovitz
era uno scienziato autodidatta triestino, che arrivò a Casamicciola Terme dopo il disastroso terremoto del 1883 e vi restò tutta la vita, creando l’Osservatorio Geofisico locale. Sismologo in tempi pionieristici, è una figura abbastanza conosciuta a livello locale (e non solo), avendo lasciato il segno nella messa a punto di sismografi ante litteram e nella spiegazione di particolari maree tipiche del Golfo di Napoli. Tuttavia il pronipote Paolo Capuano ha scoperto e parzialmente rivelato, in pubbliche occasioni recenti, materiale d’archivio rimasto alla sua famiglia e finora sconosciuto, nel quale si apprende di studi particolari del Grablovitz, relativi a misteriose luci sottomarine, a volte associate a boati, che si verificavano ad ovest dell’isola d’Ischia, quindi anche nella zona di Punta Imperatore.

Il governo italiano ha sempre contrastato queste ricerche del Grablovitz
su argomenti non ortodossi, arrivando ad attribuire luci e boati a mine austro-ungariche durante la Prima Guerra Mondiale. Mine austro-ungariche nel Tirreno?! Una tesi ridicola, a dir poco.

Ancor peggio andò durante il fascismo. L’OVRA, la polizia politica segreta, sequestrò un’enorme quantità di materiale dello studioso, relativamente a questi eventi.

C’è sempre stato, dunque, un interesse delle autorità a coprire questo tipo di fenomeni ed a scoraggiare indagini su di essi.

A dare man forte al Capuano c’è Salvatore Marino Iacono che, nel suo libro “Epomeo, figlio di Agarthi”, punta l’attenzione su un’intensa attività di avvistamento di oggetti volanti e sommersi non identificati, sempre nella zona aero-marina ad ovest di Ischia.

Ricapitoliamo le fila del discorso.

Nel mare ad ovest dell’isola d’Ischia, nelle sue immediate vicinanze, sin dai primi anni del Novecento si avvertono misteriosi boati e si avvistano ancor più misteriose luci.

La geologia contemporanea ci dice che in quella zona ci sono forti anomalie magnetiche e sottolinea la probabile presenza di masse magmatiche.

Il 21 agosto 2017, alle 20.57, si verifica una forte scossa di terremoto che viene localizzata inizialmente proprio ad ovest di Ischia, proprio in quel tratto di mare.

C’è un collegamento tra il sisma ed i fenomeni sopra ricordati?
Chissà.

Certo è che i sismologi, senza spiegare il motivo della prima localizzazione, la spostano da questa “problematica” zona ovest ad una più tranquillizzante zona nord. Si potrebbe pensare che lo spostamento sia stato effettuato distorcendo la realtà dei fatti, per non fornire altri collegamenti tra le misteriose vicende di quell’area ed il terremoto di ieri sera. Si potrebbe supporre che le autorità abbiano imposto l’ennesimo depistaggio di fronte a fenomeni che non devono essere conosciuti dall’opinione pubblica, che non devono essere indagati, che devono essere degradati al livello di sciocchezze, fole, fantascienza per i creduloni.

AGGIORNAMENTO
Contrordine, compagni!
Come se niente fosse, dopo i
dubbi espressi da un luminare come il prof. Luongo, oggi pomeriggio (25 agosto, QUATTRO giorni dopo il sisma) l'Osservatorio Vesuviano afferma che rifatti i calcoli, utilizzando altri modelli, l'epicentro del terremoto è... a Casamicciola, sotto Piazza Maio, come ipotizzato dallo studioso e come è sempre, storicamente stato, per i terremoti ischitani.
Forse sarebbe il caso che qualcuno desse le dimissioni? Per esempio la direttrice dell'Osservatorio, la quale aveva detto che la sismicità di Ischia non è poi questo gran che...


 
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La notte in cui abbatterono il “Vecchio Dixie”…

Post n°2020 pubblicato il 18 Agosto 2017 da massimocoppa
 

LA NOTTE IN CUI ABBATTERONO IL “VECCHIO DIXIE”…

 

 

Per colpa delle violenze dei fanatici suprematisti bianchi americani (che già basterebbe a ridicolizzarli, in eterno, la famosa battuta dal film “The Blues Brothers”: “Io li odio, i nazisti dell’Illinois…”), adesso le statue di grandi personaggi della Guerra di Secessione verranno abbattute di giorno in giorno, di ora in ora, con rinnovata lena.

Mi dà un fastidio enorme pensarla come Donald Trump, ma effettivamente, così facendo, si calpesta la storia e la memoria di un evento cruciale per gli Stati Uniti, dopo il quale divennero il grande Paese che conosciamo, la superpotenza che amiamo e detestiamo.

Non è certo questa la sede per una disamina delle cause e delle responsabilità di quel conflitto; non dobbiamo rintracciare torti e ragioni, anche perché sono evidenti.

Premesso che alcuni personaggi sono impresentabili e di certo non riscuoteranno la mia affettuosa considerazione (basti pensare a Hitler o a Pol Pot in Cambogia); sarà che ho sempre amato le cause perse, ma io provo simpatia – in genere – per le organizzazioni sconfitte dalla Storia, specie se i vincitori sono stati, di fatto, dei conquistatori: il Regno delle Due Sicilie, gli Stati Confederati americani, la Repubblica di Salò, l’Unione Sovietica…

Sono generalmente contrario alla distruzione di opere e statue per motivi ideologici: fosse stato per me, non avrei rimosso nemmeno i busti di Lenin in Russia e quelli di Mussolini in Italia, ma posso capire che, nell’immediatezza della fine di un regime, un popolo voglia scrollarsi violentemente di dosso i simboli della sua recente sudditanza. Ma che senso ha, nel 2017, rimuovere state equestri dei generali sudisti Robert E. Lee o di Stonewall Jackson? Personaggi, cioè, vissuti nel XIX secolo?!

Nessuno degli americani oggi viventi ha memoria diretta di quella guerra, e quindi non può mostrare ferite aperte da richiudere con l’oblio.

Certo la storia e la vita sono strane: i disgustosi razzisti neonazisti americani simpatizzano per i Sudisti; al contrario, i liberal e quelli di sinistra (qualunque cosa voglia dire, negli USA) sono per gli Stati dell’Unione, i Nordisti. Ma il grande capitale era schierato con il Nord, e l’acciaio delle grandi industrie settentrionali forgiò i cannoni che schiantarono il Sud: per cui ci ritroviamo con il paradosso che la sinistra radicale alternativa americana, che è anticapitalista, sostiene il capitale; ed i nazisti, che una certa storiografia dipinge come braccio armato del capitale, sostengono invece un mondo agricolo e precapitalista…

Inoltre, specie in una guerra civile, le ragioni e i torti non si possono tagliare con l’accetta: spesso i contendenti, specie se non sono i leader politici di riferimento, sono in buona fede e pensano di lottare per una causa giusta. La guerra civile divide improvvisamente famiglie ed amicizie: pensate che il generale sudista Stonewall Jackson e l’ufficiale nordista Stoneman, patron della famosa cavalleria da lui creata, erano stati compagni di stanza all’accademia militare di West Point!

Chiudo invitando a guardare il video musicale che ho caricato: è dal film “The Last Waltz”, il concerto di addio della “The Band”, scoperta e valorizzata da Bob Dylan. Il brano è “The night they drove Old Dixie down”, “La notte in cui abbatterono il vecchio Dixie”, cioè la Confederazione degli Stati del Sud americani. È un classico del rock,  scritto da Robbie Robertson ed interpretato anche da autori – diciamo – di sinistra, come Bob Dylan, Joan Baez e Roger Waters ed ancora oggi cantato da nuovi gruppi: il soldato sudista Virgil Caine racconta la sua guerra, la notte in cui finì e la dura vita che ne seguì. Era, Virgil, un nazista ante litteram? Era uno schiavista? Io non credo. Era solo un uomo il quale ha lottato per il suo mondo che, però, era dalla parte sbagliata della Storia, come le migliaia di giovani i quali, dal Meridione d’Italia, salirono al Nord per combattere nella Repubblica di Salò, pur sapendo che l’Italia era ormai sconfitta e prostrata. Splendidi perdenti che, forse inconsciamente, non facevano altro che seguire un motto britannico: “Right or wrong, my country”. A torto o a ragione, innanzitutto il mio Paese.

 
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