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Creato da gaiaaaaa il 27/10/2007

I ricordi del cuore

ricordi dal mio cuore e dalla mia vita

 

 

Da Casa di Orazio ai Castelli di Federico (parte 4)

Post n°165 pubblicato il 22 Ottobre 2011 da gaiaaaaa
 

quarta puntata: continua dal post precedente.

Venosa

Venosa è situata nell'entroterra lucano che, a differenza della costa tirrenica della Basilicata, non è una zona fortemente turistica.
Nonostante ciò la cittadina, che ha dato i natali allo scrittore romano Orazio, riserva straordinarie sorprese e la visita a tutti i suoi tesori può riempire un'intera giornata.

Un percorso turistico per la cittadina di Venosa, che si sviluppa lungo un unico immaginario asse orizzontale, può partire dal sito che la rappresenta a livello più alto dal punto di vista artistico: il Complesso dell’Abbazia della Santissima Trinità, il cui elemento fondamentale è la chiesa costruita dai Benedettini prima della venuta dei Normanni su una preesistente chiesa di epoca paleocristiana, a sua volta eretta su un tempio pagano, sorto in onore della divinità Imene, protettrice delle nozze.

La Chiesa Vecchia ha una facciata molto semplice e squadrata, su cui padroneggiano due leoni ed è circondata dal verde.
A destra del prospetto si erge il monastero, che comunica con la chiesa.
Il portale, costruito nel 1287 dal Maestro Palmerio, ha una decorazione molto fitta, anche se nella parte più bassa risulta consumato: in epoca antica si riteneva infatti che la polvere di marmo da esso ricavata avesse effetti benefici contro la malaria.
A destra del portale c'è la colonna dell'Amicizia: la tradizione vuole che, tenendosi per mano dinnanzi alla colonna, ci si saldi in un rapporto di amicizia eterna.
Altra tradizione legata a questo luogo è quella che vuole che le giovani spose in grado di comprimersi tra lo stelo della colonna e la parete vengano beneficiate da una notevole fecondità.
Internamente la navata centrale è divisa da quelle laterali da pilastri, mentre sul fondo c'è l'abside.
Sotto al presbiterio c'è una cripta "a corridoio" visitabile: viene fornita una torcia elettrica, si scendono tre scalini e si accede, così, ad una cripta molto piccola (quindi in pochissimi passi ci si trova nel punto opposto dell'altare rispetto al quale si era entrati).
Si possono visionare in questo luogo affreschi datati XIV e XV secolo tra cui una Madonna con Bambino e Santi, un Santo Antonio Abbate e una Crocifissione.
I lavori di restauro nel 1987 per i festeggiamenti in onore del bimillenario di Orazio, hanno portato alla luce piani di calpestio e pavimentazioni romane musive, oltre ad aver aperto nell'abside una particolarissima vetrata che permette di vedere la parte esterna della Chiesa Incompiuta, colorando l'ambiente di una tenue luce sfumata, ideale per il raccoglimento, oltre che a dare importanza "scenografica" all'altare, illuminato dai raggi del sole rispetto al resto, che è in lieve penombra.
Notevoli dal punto di vista artistico gli affreschi presenti nella chiesa: S. Stefano (XV secolo), Madonna con Bambino (metà '300), S. Apollonia (XIII secolo), Giuseppe Caccia ('500), San Donato (inizio XIV secolo) e tantissimi altri risalenti allo stesso periodo temporale.

Uscendo dall'Abbazia si notano le altre due parti che costituiscono il complesso, ossia la sede abbaziale e l'incompiuta Chiesa Nuova (ormai nominata La Chiesa Incompiuta) di cui sono presenti soltanto i muri perimetrali.

La Chiesa Nuova fu iniziata tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo, con il progetto di creare un'unica immensa basilica con la antistante chiesa vecchia. All'epoca l'Abbazia della Trinità contava infatti più di 100 monaci, rappresentando una delle più potenti entità religiose del Sud Italia, tanto da essere sottoposta solo alla Santa Sede.
Ma Longobardi, Normanni, Benedettini, Svevi e Gerosolimitani, che si succedettero nella dominazione lucana, però, non fecero altro che sovrapporre, demolire, aggiungere, senza mai portare a compimento questa costruzione, al punto che il nome che la chiesa assunse fu proprio di Incompiuta.
L'edificio è realizzato con materiale proveniente dall'anfiteatro romano poco distante.
Di costruito vi sono i muri perimetrali, parte del colonnato, tre absidi e il transetto. Mancano le colonne del lato sinistro, le coperture e il lato sinistro del deambulatorio.
Di notevole importanza storico-artistica sono le numerose epigrafi utilizzate in tutta la costruzione, alcune delle quali ricordano la scuola gladiatoria venosina.
Per visitare internamente la Chiesa Incompiuta bisogna entrare negli attigui scavi archeologici: 2,50 euro a testa (biglietto intero, ma ci sono riduzioni e biglietti gratuiti per particolari categorie di visitatori) e si ha la possibilità di entrare sia in questo sito, che nel museo del distante Castello.

Attualmente l'intero complesso dell'Abbazia della Trinità è affidato all'Ordine redentivo della Santissima Trinità.

Sulla destra dell'ingresso della Chiesa Vecchia si trova il palazzo abbaziale costituito da un piano terreno a portico, tutto arcate, e da un piano superiore caratterizzato da belle bifore e una trifora.
Il palazzo abbaziale ha subito rimaneggiamenti e rinforzi di varie epoche ed è attualmente in restauro
.

fine della quarta puntata: questo post è troppo lungo, lo continuo appena posso!

FOTO 1 e 2: Complesso dell'Abbazia della Santissima Trinità
FOTO 3: Chiesa Nuova
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Da Casa di Orazio ai Castelli di Federico (parte 3)

Post n°164 pubblicato il 06 Agosto 2011 da gaiaaaaa
 

terza puntata: continua dal post precedente.

Riorganizzando il regno di Sicilia, al fine di inglobare nell’obbedienza alla corona tutti i privilegi baronali e cittadini e, molto spesso, anche la nomina dei vescovi, Federico II fissò la sua dimora a Melfi, mentre altri manieri della Lucania, come quello normanno di Lagopèsole, venivano restaurati.

Federico II sarebbe arrivato a cingere anche la corona di Gerusalemme, in quanto marito di Isabella d’Inghilterra, ma la mancata partenza per la promessa Crociata, la conseguente scomunica di Gregorio IX, l’accordo con il sultano Malik-al-Kalim e l’avanzata dell’esercito pontificio, scatenarono focolai di ribellione nella popolazione locale contro i funzionari regi incaricati della riscossione dei tributi, episodi che vennero, di volta in volta, soffocati con pesanti ripercussioni non solo sugli individui coinvolti nei fatti, ma anche sulle città non allineate al potere imperiale.

Con la morte di Federico II, sebbene fossero stati designati quali erede della corona dell’impero e del regno Corrado IV, figlio avuto dal matrimonio con Isabella d’Inghilterra, ed erede del principato di Taranto e di varie altre contee Manfredi, nato da un’unione illegittima, il papa Innocenzo IV intervenne per rivendicare la sua egemonia sul regno di Sicilia. Questo favorì la ribellione di baroni e città al potere centrale, al fine di ottenere maggiori autonomie.
Numerose furono le battaglie dei due figli di Federico contro gli avversari, ma l’epoca dello splendore e dell’enorme prestigio militare e politico della Basilicata associato al periodo della dominazione sveva si chiuse con la morte dell’abile stratega Manfredi.

Nel 1143 iniziò a Venosa l’età dei Balzo: il primo signore della città fu Pirro, a cui si deve il celebre castello cittadino.

Piegata da un potente sisma nella zona nord-occidentale nel 1664, la Basilicata stenterà a riprendersi per decenni.
Solo a fine XVIII secolo verranno ricostruite la facciata del Duomo di Potenza e la Cattedrale di Melfi.

La situazione lasciata dal dominio dei Borboni in Basilicata, all’avvento del Regno di Italia, non si presentava positiva: l’analfabetismo era elevato, i contrasti sociali molto profondi e il processo di assimilazione al Regno, con la costruzione di scuole (per lo più recuperate da vecchi edifici, come conventi in disuso), palazzi per ospitare gli enti amministrativi e strade, stentava a decollare.
All’illuminato protagonismo del re di Napoli si sostituì il Regno con i suoi nuovi edifici, che però stentava a diventare il fautore del cambiamento dei destini della regione, al punto che la visita del 1935-36 di Carlo Levi, inviato dal Regime Fascista, si concluse con il tristemente celebre “Cristo si è fermato ad Eboli”.

Bisognerà attendere il 1952 perché venga avviato un progetto di bonifica e recupero della malfamata area dei Sassi di Matera e, di conseguenza, una rivalutazione della regione intera.
Ma lo spirito di volontà e il desiderio di riscatto dei lucani hanno fatto sì che proprio un simbolo tanto negativo, quale quello dei Sassi, divenisse un fiore nato dal letame: Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1993, i Sassi, insieme al mare incontaminato, al Parco Nazionale del Pollino (ex Parco Regionale dal 1985, divenuto Parco Nazionale a partire dal 1990) e a tutte le meraviglie architettoniche e artistiche di questa regione, sono divenuti motivo di riscatto per una terra tanto a lungo dimenticata ed abbandonata a suo destino
.

fine della terza puntata: questo post è troppo lungo, lo continuo appena posso!

FOTO 1: Castello di Lagopèsole
FOTO 2: Castello di Pirro del Balzo
FOTO 3: Sassi di Matera
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Il soldato

Post n°163 pubblicato il 22 Gennaio 2011 da gaiaaaaa
 

 
 
 

Da Casa di Orazio ai Castelli di Federico (parte 2)

Post n°162 pubblicato il 14 Gennaio 2011 da gaiaaaaa
 

seconda puntata: continua dal post precedente.

Cenni storici

La Basilicata ha radici storiche molto antiche: una delle prime testimonianze di questa terra si trova ad Atella e risale al Paleolitico, mentre al Neolitico vengono datati i resti rinvenuti a Lavello.

Intorno al XIII secolo a.C. alcuni commercianti micenei si avventurarono alla rotta di Metaponto e Scanzano Jonico e, grazie alla loro fortunata spedizione, iniziarono le migrazioni di greci che, nei secoli VIII e VII a.C., fondarono nuovi centri abitati nella terra che va da Napoli a Taranto, fino alla Sicilia: la cosiddetta Magna Grecia.

Nell’età imperiale romana i fiorenti centri lucani, tra i quali Venusia e Heraclea, subirono un inarrestabile declino a causa dell’allargarsi del territorio paludoso e, di conseguenza, del diffondersi della malaria.
D’altra parte l’assetto territoriale predominante in questa epoca fu il latifondo, il che produsse un notevole declino delle città costiere.

Con l’arrivo dei primi monaci greci, nel VII secolo, si iniziò a sviluppare l’arte delle chiese rupestri, caratteristica di queste terre.

Il periodo che abbraccia l’VIII e il IX secolo fu testimone di cruente lotte tra bizantini e longobardi in Lucania. In questo scenario si andava delineando la funzione di avamposto militare e strategico della cittadina di Melfi: nel 1129 Ruggero II d’Altavilla, infatti, avrebbe fatto iniziare a costruire il castello della cittadina, che sarebbe, in seguito, diventato la dimora preferita di Federico II, l’imperatore che come nessun altro caratterizzò la storia medioevale dell’Italia meridionale.

Il IX secolo, oltre alle incursioni saracene, assistette all’arrivo della regola di San Benedetto con la conseguente nascita di numerose abbazie, tra le quali quella celeberrima di Venosa, o San Michele Arcangelo a Montescaglioso e San Michele sui laghi di Monticchio.

La morte dell’ultimo re della dinastia normanna scatenò lo schierarsi dell’aristocrazia laica ed ecclesiastica in due opposte fazioni: una a sostegno dell’imperatore di Germania Enrico IV, l’altra a favore del conte di Lecce Tancredi d’Altavilla.

Nel 1194 ebbe la meglio il sovrano tedesco, così baroni, vescovi e feudatari si schierarono dalla sua parte, pronti, però, ad approfittare del periodo di instabilità a seguito della morte dell’imperatore e dell’insediamento sul trono di suo figlio Federico II, nato dal matrimonio con Costanza d’Altavilla, ancora minorenne.

Anche in questa occasione il ceto influente si divise in due diverse fazioni: una a sostegno di Gualtieri di Bienne, mandato da Innocenzo III contro Diopoldo di Hohenberg, e un’altra a sostegno di governatori e interessi locali.

Rientrato dalla Germania con l’assicurazione dell’appoggio dei grandi feudatari dell’impero, Federico II acquisì la corona imperiale a Roma e caratterizzò, con il suo dominio, tutto il periodo che va dal 1220 al 1250.

fine della seconda puntata: questo post è troppo lungo, lo continuo appena posso!

FOTO: Castello di Melfi
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APPELLO AI BLOGGER: FATE VOSTRO QUESTO VIDEO!

Post n°161 pubblicato il 13 Gennaio 2011 da gaiaaaaa
 

Dallo spazio web su YouTube di MrFuorionda:

 
 
 

Da Casa di Orazio ai Castelli di Federico (parte 1)

Post n°160 pubblicato il 12 Gennaio 2011 da gaiaaaaa
 

La Basilicata è una terra ancora non conquistata dal turismo di massa, caratterizzata dalla presenza di ambiti naturalistici molto differenti: dalle montagne della dorsale appenninica, al Monte Vulture, antico vulcano di 1.326 metri di altezza, dalle coste sabbiose sullo Jonio, alle rocce che si stagliano sul Mar Tirreno a Maratea, dai borghi cittadini, scrigni di storia e cultura, alla natura incontaminata del Parco Nazionale del Pollino, con i suoi splendidi boschi di faggi e abeti bianchi, dagli imponenti e severi castelli medievali, ai laghi di Monticchio, immersi in una verdeggiante vegetazione.


Cenni geografici

L’itinerario proposto percorre circa 66 chilometri, partendo da Venosa, cittadina sull’Appennino Lucano, al confine con la Puglia, abitata sin dai tempi della preistoria (come dimostrano le testimonianze presenti sia nel Parco Archeologico che nel Museo Archeologico Nazionale della cittadina) e colonia molto attiva dell’impero romano sin dal 291 a.C.

Procedendo verso nord-ovest, mediante la Strada Provinciale Piano del Cerro prima e la Strada Statale Appulo Lucana poi, si giunge a Melfi, cittadina alle pendici del Monte Vulture, che ha origini medioevali, anche se il suo sito fu abitato già in epoca neolitica e, successivamente, nel periodo romano.

Imboccando la Strada Provinciale ex SS93, quindi la Strada Statale 658 e, infine, la Strada Provinciale ex SS303, si giunge ad Avigliano, cittadina che le leggende fanno risalire al V secolo a.C., ma che appare, più probabilmente, nata tra la fine della Repubblica e l'inizio dell'Impero Romano, anche se è al Medioevo che risale il suo periodo di maggiore attività.

fine della prima puntata: questo post è troppo lungo, lo continuo appena posso!

FOTO: Parco Archeologico di Venosa
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Post n°159 pubblicato il 12 Gennaio 2011 da gaiaaaaa
 

 
 
 

L'ingannevole spot a favore del nucleare. La nostra denuncia all'Antitrust - dal blog "Italiani Imbecilli"

Post n°158 pubblicato il 04 Gennaio 2011 da gaiaaaaa
 

Post proposto dal blog "Italiani Imbecilli".

Lo spot che in questi giorni sta passando in tv è assolutamente ignobile dal punto di vista del messaggio, veicolato in maniera subdola, e che spinge lo spettatore a convincersi che il nucleare sia cosa buona e sicura (intanto proliferano gli incidenti nel silenzio dei media).

Solo i meno attenti cadranno nella trappola, ma c'è da domandarsi: quanti sono i meno attenti in Italia? Crediamo tanti, perciò noi di 'Italiani Imbecilli' denunciamo le finalità e il costrutto di questo spot.
Solo apparentemente lo spot offre allo spettatore due punti di vista differenti da scegliere, in realtà questo filmato è stato creato per orientare in maniera precisa lo spettatore verso il nucleare. La tecnica è sempre quella: colpire la parte emotiva. E qui la parte emotiva dello spettatore viene raggiunta e colpita attraverso due elementi principali [...]

continua a leggere sul blog "Italiani Imbecilli"

 
 
 

Grande Fratello VAFFANCULO CON LA MANO ALZATA!!!!

Post n°157 pubblicato il 04 Gennaio 2011 da gaiaaaaa
 

Dallo spazio web su YouTube di giannuzzo83:

 
 
 

Grazie Silvio per questa INAUDITA VERGOGNA NAZIONALE

Post n°156 pubblicato il 04 Gennaio 2011 da gaiaaaaa
 

Dallo spazio web su YouTube di giannuzzo83:

 
 
 
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