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Stralcio da "Il condottiero"

Post n°111 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da Nezumina
 

Bracciano,novembre 1496

 Non erariuscito a credere nei dispacci che i corrieri portavano a Roma, dove Juanveniva elogiato per le sue eminenti doti militari e, scortato da Ramiro e daMichelotto, era giunto nei pressi del campo di battaglia, per rendersi conto dipersona come stavano realmente le cose.

Se, dal 27ottobre, giorno della partenza delle truppe pontificie, le cose erano andateper il meglio, era stato grazie all'abilità di Guidobaldo di Montefeltro, ducadi Urbino, che aveva espugnato i primi castelli, facendo gioire Alessandro VI,il quale non aveva fatto altro che elogiare la competenza del figlio, ignorandovolutamente l’abilità del Montefeltro. Solo Cesare aveva subodorato qualcosa dimarcio e, infine, si era deciso a partire per vedere e giudicare con i propriocchi.

 Ilcastello, una mole enorme ed inespugnabile, sorgeva come un titano sul paese esul lago sottostante, svettando con le sue mura massicce e talmente alte chesarebbe stato impossibile anche solo scalfirlo. Per questo motivo, Guidobaldodi Montefeltro lo aveva posto sotto assedio, nella speranza che, con il tempo econ le epidemie, Bartolomea Orsini, moglie di Bartolomeo d’Alviano, siarrendesse. Ma la donna pareva essere la degna compagna del condottiero umbro econ scherno aveva fatto alzare bandiere francesi sugli spalti.

-Ecco svelato l’arcano.- commentò Cesare con un sorrisodi soddisfazione dipinto sul volto mascherato. -Non è lui a dirigere leoperazioni, ma Guidobaldo. Ramiro.- chiamò.

 Ilragazzo si avvicinò, anch’egli con la maschera sul volto e Cesare ordinò:

-Va’ a vedere dove si trova il duca di Gandìa.-

 Ramirospronò il cavallo in direzione del campo degli assedianti e Michelotto siavvicinò a Cesare, silenzioso come sempre, ombra nera tra le tenebre.

-Avevo ragione. Le doti militari vanno al duca diUrbino, eminente cavaliere che stimo e che onoro come un fratello.- mormorò ilValentino.

 Michelottoosservò il proprio alito che si condensava al freddo della campagna laziale erestrinse gli occhi per scrutare meglio le tende alzate nel campo. Anche lui,come il suo signore, non capiva come il pontefice fosse così cieco da nonnotare che non poteva essere Juan il condottiero dei Borgia, bensì il modestocardinale che aveva al fianco; ma non poteva permettersi di fare similiosservazioni. Conosceva fin troppo bene la forza fisica del suo signore, avendolovisto gareggiare con i più robusti braccianti dell’Umbria e del Lazio, tanto daaverne il maggior rispetto possibile e conosceva altrettanto bene la suarisolutezza e la mente tattica che possedeva. Chiunque lo avvicinasse rimanevavittima del suo fascino, dei suoi modi cavallereschi e del timbro della suavoce, che sapeva usare alla perfezione in qualsiasi situazione. Era lui il condottierodi casa Borgia, non il suo inetto fratello.

 Distolselo sguardo dal campo e lo posò su Cesare, vestito con gli abiti da caccia, lachierica celata da un cappello a larghe tese ed il volto nascosto dallamaschera nera. Com'era possibile non amarlo? Com'era possibile non amare la suaforsennata voglia di vivere, la sua pacatezza, la sua bellezza, la sua ariamalinconica che affiorava dietro ogni sorriso, i suoi modi da gran signore e lasua naturale superiorità?

 Avvertendoil suo sguardo, il Valentino si girò a guardarlo e rimase a fissarlo attraversola maschera nera.

 Ramirostava tornando, con un sorriso stupendo sulle labbra e le gote arrossate dalfreddo pungente ed arrestò bruscamente il cavallo davanti al suo signore.

-Rinchiuso nella tenda, a tremare come un coniglio.-annunciò.

 Aquelle parole, Cesare si illuminò e scambiò un’occhiata di silente intesa con Michelotto.

 

 

Roma, gennaio1497

 Cesarestaccò un acino e lo portò alle labbra, baciandolo dolcemente prima di porlo aLucrezia. Lei lo mangiò con una sensualità innata, lasciandolo stupefatto edammaliato. Non c’era nulla di meglio per dimenticare gli elogi proferiti aJuan, il meno degno di riceverli. Era più bravo Jofre, di questo era sicuro. Seavesse dovuto mettere la propria vita nelle mani di uno dei suoi fratelli,avrebbe senz’altro scelto il più piccolo.

-Sei stupenda.- sussurrò all’orecchio di Lucrezia.

 Leisocchiuse gli occhi e Cesare lasciò scorrere la mano sul suo corpo liscio e benfatto, facendola fremere. Era meraviglioso guardarla mentre si lasciavacoccolare, così calda e sensuale da far perdere la testa. Si chinò a baciarla enel frattempo pensò a chi potesse prendere il posto di Giovanni Sforza. Lascelta andava ponderata bene, perché da quella futura unione dipendeva ilvolgere della politica e la situazione, lo sentiva, stava per prendere unapiega imprevedibile.

-Ancora un po’ di uva, mio dolce amore?- domandò.

-No.- rispose buttandogli le braccia al collo. -Ho giàtutto ciò che desidero.-

-Dimmelo, allora.- la invitò insinuante.

 Lucreziachiuse gli occhi ma non aprì bocca. Non voleva fargli capire fino a che puntol'amasse, non voleva dargli quella soddisfazione.

 Cesaresorrise sardonico e la strinse a sé.

 

 
 
 

Aforisma

Post n°110 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da Nezumina

"La strada per la saggezza? E' semplice e facile daesprimere: sbagliare e sbagliare e sbagliare ancora. Ma sempre meno e meno emeno." Piet Hein

 
 
 

Aforisma

Post n°109 pubblicato il 30 Gennaio 2010 da Nezumina

"Si rimane giovani finché si riesce ad imparare, assumere nuove abitudini e sopportare le contraddizioni."M. Von Ebner-Eschernbach

 
 
 

Aforisma

Post n°108 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da Nezumina

"Ogni giorno bisognerebbe ascoltare almeno una canzone,leggere una bella poesia, vedere un quadro e, se possibile, dire alcune parolesensate." Goethe

 
 
 

Aforisma

Post n°107 pubblicato il 21 Gennaio 2010 da Nezumina

"Lamedicina crea persone malate, la matematica persone tristi e la teologiapeccatori".
M. Lutero

 
 
 

Stralcio da "Agemina"

Post n°106 pubblicato il 13 Gennaio 2010 da Nezumina
 

L'aquila, estate 1294

 Tancrediinspirò a fondo la frescura dell'alba e subito dopo sbadigliò e si stiracchiò,la testa che gli girava come una giostra e gli pulsava come un tamburo. Lanottata era trascorsa all'insegna dei sollazzi e del divertimento, essendol'ultima che trascorrevano nella città ed avevano pensato bene difesteggiare in compagnia di Bacco e Venere. Si avvicinò alla fonte persciacquarsi il volto assonnato ed intontito dal vino e si girò per osservare ilsuo signore che lo seguiva con passo incerto. Non era la prima volta che siconcedevano nottate all’insegna del diletto, ma di certo era la prima in cuil’amico aveva abusato di alcool.

 Jano passò una mano tra glispioventi capelli e si massaggiò la nuca dolorante. Era ancora stordito dalvino bevuto durante la nottata ed i postumi non erano certo un bel risveglio.La testa gli doleva ed ogni minimo rumore gli rimbombava nelle meningi al soloscopo di farlo impazzire.

-Mai più.-mormorò lasciandosi cadere pesantemente sul bordo della fontana.

 Tancredi, anche lui dolorante, piegòle labbra in un ghigno e rispose:

-Mai più finoalla prossima.-

-Non ci sarà unaprossima volta per me.-

-Oh, sì che cisarà.- bofonchiò immergendo la testa nell'acqua fresca.

 Jano lo guardò con un sopracciglioalzato, chiedendosi se fosse impazzito ed attese che riemergesse. Dalle stallevide uscire Luchino che conduceva il suo destriero e poco più in là gli uominie gli scudieri che si preparavano alla partenza.

-Non avete unabella cera, mio signore, lasciatevelo dire.- notò il ragazzino.

 Jano grugnì e tornò ad osservareTancredi, ancora immerso. Ma cosa faceva? Aveva deciso di suicidarsi? Conlentezza si alzò ed agguantò il collo dell'amico, costringendolo a tirare fuorila testa dall'acqua. A quel punto Tancredi tossì e si piegò in avanti,respirando a fondo.

-Se hai decisodi morire fallo, ma non davanti a me.-. l'ammonì Jano.

-Oh…- gemette ilcavaliere tenendosi la testa.

 In lontananza si stava preparandol'esercito di Carlo II, il quale aveva deciso di trasferirsi a Napoli e diportarsi dietro il pio papa per non lasciarlo nelle grinfie del Caetani.L'ottuagenario Celestino V non aveva fatto obiezioni e tutta la corte sipreparava a partire, approfittando della frescura del mattino. I cardinali,però, avevano alzato irose proteste, dichiarando che la sede papale era a Romae che lì il papa doveva recarsi, per prendere possesso di S. Pietro. Dal cantosuo, il re non aveva voluto ascoltare e, lasciandosi alle spalle le beghe traOrsini e Colonna, aveva organizzato il viaggio nei minimi particolari; inpratica aveva preso in ostaggio il vicario di Cristo, con buona pace di tuttala cristianità.

-Napoli…- mormoròosservando gli armigeri che si preparavano.

-Dovrestirinfrescarti, ti farebbe bene.-. consigliò Tancredi scuotendo i capellibagnati. -Il viaggio sarà lungo ed estenuante.-

 Jano si passò una mano sul volto,pensando che solo una bella dormita l'avrebbe rimesso in sesto; alla fineannuì, troppo debole per ribattere ed immerse la testa nella fontana. L'acquafresca ebbe l’effetto di una scudisciata che lo ringalluzzì e quando tornò arespirare si sentì quasi meglio.

-Diavolo. Hairagione, vecchio mio.- ammise strizzandosi i capelli.

-Non è la miaprima sbornia.-

-Allora seisenza speranze.- rise.

 Tancredipiegò le labbra mostrando i denti ed il suo signore lo guardò a lungo,ringraziando mentalmente Iddio per avergli dato un amico simile. Era di pochi annipiù grande di lui, ma avevano studiato insieme sotto insistenza di sua madreche, contravvenendo ad ogni indottrinamentoreligioso, aveva chiesto ed ottenuto dal marito il permesso di poter insegnarea leggere e scrivere al suo popolo, affinché almeno gli abitanti di Roccagelatanon fossero ignoranti e comprendessero ciò che accadeva intorno a loro.Chiaramente solo alcuni avevano accettato, considerando lo studio solo unaperdita di tempo; nonostante ciò lei aveva preteso che almeno i nobili imparasseroil latino e che fossero in grado di leggere e scrivere. Il vecchio prete avevaurlato e sbraitato, ben sapendo che l'ignoranza era la solida base su cuiposava tutta l'istituzione della Chiesa: se le persone avessero iniziato adavere una coscienza, dove sarebberogiunti? In ogni modo aveva cercato di ostacolarla, giungendo persino aminacciarla di scomunica, ma lei non aveva ceduto, donando un briciolo di coscienza ai suoi vassalli, per renderlipartecipi della verità. In un mondo dove l'imperativo ed il vanto erano di nonsapere leggere né scrivere, i giovani di Roccagelata avevano accettato divenire istruiti e si erano visti ricompensati da una diversa visuale del mondo.

Oltre allo studio, insieme avevano imparato l’arte dellaseduzione, frequentando meretrici d’alto borgo in compagnia di Orso ed Ettore equelle lezioni l’avevano attratto molto più del latino o della matematica.

 Luchino andò a prendere il cavallodi Tancredi ed il proprio baio e tornò alla fontana conducendo le due bestieper le redini.

-Vado a dareordini ai nostri uomini.- annunciò Tancredi montando a cavallo.

 Jano salì sul proprio con un sospiroe girò lo sguardo verso gli Appennini, dove si celava Roccagelata, per luiancora inavvicinabile. Aveva spedito Fracasso, un suo paggio, a casa con unalettera dove annunciava che sarebbe partito per Napoli al seguito del re el’aveva invidiato quando lo aveva visto partire per le sue terre. Rivolse unapreghiera a Dio affinché supportasse sua sorella e pregò anche per la buonasalute di Vidicungo prima di spronare il destriero.

 

 

Roccagelata, estate 1294

 Quellasera, a cena, Vidicungo vide il proprio posto usurpato da Braccio, che sidilettava a cinguettare con Gelina e le tagliava succulenti e teneri pezzi dipavone, corteggiandola sfacciatamente. Ruggero sedeva in fondo al desco, comesempre attento a tutto ciò che lo circondava e fu uno dei pochi a notarel'assenza di Orso.

 PadreAlfio, che sedeva al lato di Gelina, aveva una faccia scura e contrita ecercava in ogni modo di attrarre la sua attenzione per farla tornare sullaretta via. Ma lei era presa dal bel cavaliere che la ricopriva di attenzioni eche nel pomeriggio le aveva fatto capire che desiderava chiedere la sua mano aJano. Era rimasta così sorpresa che non aveva saputo cosa rispondere e si eralimitata a scambiare un'occhiata con Alina.

 Tuttoera accaduto in un alone di romanticismo tale che quasi le erano venute lelacrime agli occhi. Braccio si era presentato con il vestito più bello esfarzoso, aveva salutato Alina con un inchino e si era rivolto a lei in unperfetto salamelecco, sorridendole con una luce in viso che avrebbe fattoillividire il sole. Dopo i convenevoli, si era inginocchiato, aveva portato unamano al cuore e con aria rapita e tono vibrante le aveva dichiarato il suoeterno amore.

Le due donneerano rimaste incantate, ma non Ruggero, che aveva seguito la scena da unangolo della stanza, quasi nauseato da tutte quelle smancerie logoratedall’uso. Non riusciva a capire per quale motivo il suo amico si fosseincaponito con quella ragazza, che certamente era bella ma che non era l'unicadonna al mondo. Aveva sentito Gelina che gli chiedeva tempo per avvisare ilfratello e lui che la pregava di aspettarlo, che sarebbe tornato quanto primaper ufficializzare la richiesta. Quando avevano lasciato la stanza, Braccioaveva scambiato con lui uno sguardo trionfante, pronto a cogliere il fruttomaturo a due mani.

Ora,guardarlo mentre continuava a circuire la sua vittima, gli dava un senso difastidio che non sapeva spiegare. Approfittando del momento in cui tutti eranoassorti nell'ascoltare un cavaliere che cantava, uscì dal salone e si diresseverso la posterla. Alcuni servi lo guardarono curiosi, senza dire nulla e luiguadagnò l'uscita laterale, uscendo nel fresco della sera. Alcune torceilluminavano il cortile, circondato dalle mura massicce ed alte, dovesvettavano merli ghibellini talmente grossi che dietro potevano nascondersianche tre uomini. Il cammino di ronda era sufficientemente largo da permettereil passaggio in contemporanea di due militi e giungeva ad una bertesca spaziosache si affacciava sul fossato. Il solo fossato era una mirabile operadell’ingegno della mente umana: dove non passava acqua, i genieri eranoriusciti a convogliare un affluente del Liri che ora, prima di gettarsi nelleacque del fiume maggiore, generosamente riempiva il fossato profondo almenocinque metri.

 Perun po' gironzolò nel cortile, la mano posata distrattamente sull'elsa delpugnale legato in vita, studiando un possibile punto debole nella struttura. Uncane gli si avvicinò per annusarlo, per poi andarsene dopo averlo riconosciuto.Alcuni soldati facevano la ronda al chiarore delle torce e lì, sopra ilcamminamento, Ruggero intravide il biondo caschetto di Orso. Si accorse cheanche lui lo stava studiando e rimasero a fissarsi a distanza, come duecontendenti pronti a sbranarsi.

-Cercate qualcosa?- domandò Orso.

-No. Passeggiavo.-

-Al lume delle torce è oltremodoromantico.- lo schernì.

 Ruggeroannuì appena al sarcasmo e serrò il pugnale nella mano. Gli sarebbe statosufficiente un movimento per estrarlo e lanciarlo contro lo strafottentemenestrello; tuttavia il dover poi dare spiegazioni lo fece rinunciareall’allettante visuale.

-Se vi infastidisce, rientro.-

-Riguardatevi la salute: da questeparti la sera è fresca ed è facile ammalarsi.-

 L'invitonon poteva essere più esplicito e Ruggero girò sui tacchi e tornò sui propripassi, maledicendo Orso e pensando ad un altro modo per studiare le mura.Quando si trovò in un cono d'ombra, lontano da occhi indiscreti, deviò eproseguì la perlustrazione, stavolta sotto il bellissimo chiarore lunare, insottofondo il richiamo di un barbagianni. In alcuni cespugli le lucciolebrillavano ad intermittenza e si fermò per osservarle, affascinato da quelleminuscole creature che riuscivano da sole a creare la luce. Dalle sue parti nonce ne erano molte, raramente le si incontrava ed in genere i bambini sidivertivano ad ucciderle per scoprire come facessero ad essere luminose.

-Bellissime, non trovate?-

 Siirrigidì al suono di quella voce ed inspirò a fondo prima di girarsi afronteggiare Orso. La luna piena gli risplendeva sul volto e sull'espressionepericolosa dei suoi occhi e fece uno sforzo per sorridere.

-Sì, bellissime.- convenne.

 Orsogli fece un cenno con la mano e Ruggero stavolta non poté esimersi dalrientrare, seguito come un'ombra dal menestrello.

-Il vostro comportamento potrebbeoffendermi.- gli disse reprimendo la collera.

-Offendervi? Dubito vivamente cheesista al mondo qualcosa che possa oltraggiarvi.-

 Aquelle parole, Ruggero si girò di scatto e gli si avvicinò pericolosamente,pronto a menare le mani. Per nulla intimorito, Orso si fermò e rimase immobilea fronteggiarlo.

-Coraggio.- lo invitò con unsogghigno.

 Ruggeronon se lo fece ripetere e sferrò il primo di una lunga serie di pugni chel'altro evitò e bloccò, rispondendo a sua volta. La scazzottata si protrasseper un po', fin quando un gancio colpì la mandibola di Orso e lo lasciòfrastornato. Ruggero approfittò del vantaggio e gli assestò un secondo colpo,facendolo stramazzare a terra. Senza pensarci oltre gli sferrò un calcio maOrso gli agguantò la caviglia e lo trascinò a terra, dove continuarono abattersi fino allo sfinimento. Solo l'intervento di una guardia, che avevaudito i rumori, li costrinse a fermarsi, tumefatti e sanguinanti e per nullacontenti dell'interruzione. Si rialzarono a fatica, ansanti, sudati escapigliati, e si fissarono in cagnesco, pienamente consapevoli delladiffidenza e dell'astio che li animava.

-Buon viaggio.- salutò Orso sputando aterra il sangue che gli riempiva la bocca. -Spero di non vedervi mai più.-

 Ruggerosi pulì il labbro sanguinante sulla manica del farsetto e ribatté:

-Vale anche per me.-

 Quindi,barcollando, si avviò verso la posterla, seguito dall'implacabile sguardo diOrso.

 

 
 
 

花は桜木 ひとは武士

Post n°105 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da Nezumina

花は桜木
ひとは武士


Il migliore dei fiori è il ciliegio

il migliore degli uomini è il bushi

 
 
 

Il mio sito

Post n°104 pubblicato il 08 Gennaio 2010 da Nezumina

monicavalentini.weebly.com
Troverete tutti i link

 
 
 

Buon Natale

Post n°103 pubblicato il 23 Dicembre 2009 da Nezumina

Un sincero augurio di buon Natale a tutti!

 
 
 

Questo è un paese che osa

Post n°102 pubblicato il 21 Dicembre 2009 da Nezumina

Il Primo Ministro di Australia: John Howard
Ai musulmani chevogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente èstato detto di lasciare l'Australia, questo allo scopo di prevenire edevitare eventuali attacchi terroristici.
Sembra che il primo ministro John Howard abbia scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando:
"GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI!
Prendereo lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di saperese offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura siè svilup-pata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti damilioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
Lanostra lingua ufficiale è l'INGLESE, non lo spagnolo, il libanese,l'arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Diconseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatenela lingua!
La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non sitratta di obbligo di cristianesimo, d'influenza della destra o dipressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donnehanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo èufficialmente insegnato. E' quindi appropriato che questo si veda suimuri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora diprendere in considerazione un'altre parte del mondo come vostro paesedi accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noiaccetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vidomandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armoniapacificamente con noi.
Questo è il NOSTRO PAESE, la NOSTRA TERRA eil NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittaredi tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela conla nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane oil nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente adapprofittare di un'altra grande libertà australiana: IL DIRITTO ADANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE.
Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che VI ha accettati."

Ca c'est un pays qui ose
Le Premier Ministre d'Australie: John Howard
Lesmusulmans qui veulent vivre selon la loi de la Sharia Islamique se sontfait dire tout récemment de quitter l'Australie, dans le but de parer àd'éventuel-les attaques terroristes.
Apparemment, le premier ministre John Howard a choqué quelques musulmans Australiens en déclarant:
"LES IMMIGRANTS, NON AUSTRALIENS, DOI-VENT S'ADAPTER!
Àprendre ou à laisser, je suis fatigué que cette nation s'inquiète àsavoir si nous offensons certains individus ou leur culture. Notreculture s'est développée en luttes, d'habileté et de victoires par desmillions d'hommes et de femmes qui ont recherché la liberté.
Notrelangue officielle est l'ANGLAIS; pas l'Espagnol, le Libanais, l'Arabe,le Chinois, le Japonais, ou n'importe quelle autre langue. Parconséquent, si vous désirez faire partie de notre société, apprenezenla langue!
La plupart des Australiens croient en Dieu. Il nes'agit pas d'obligation chrétienne, d'influence de la droite ou depression politique, mais c'est un fait, parce que des hommes et desfemmes ont fondé cette nation sur des principes chrétiens, et cela estofficiellement enseigné. Il est parfaitement approprié de les affichersur les murs de nos écoles. Si Dieu vous offense, je vous suggère alorsd'envisager une autre partie du monde comme votre pays d'accueil, carDieu fait partie de notre culture. Nous accepterons vos croyances sansposer de questions. Tout ce que nous vous demandons c'est d'accepterles nôtres, et de vivre en harmonie pacifiquement avec nous.
Ici,c'est NOTRE PAYS, NOTRE TERRE, et NOTRE STYLE DE VIE. Et nous vousoffrons l'opportunité de profiter de tout cela. Mais si vous en avezassez de vous plaindre, de vous en prendre à notre drapeau, notreengagement, nos croyances chrétiennes, ou de notre style de vie, jevous encourage fortement à profiter d'une autre grande libertéAustralienne. "LE DROIT DE PARTIR" Si vous n'êtes pas heureux ici,alors PARTEZ.
Nous ne vous avons pas forcés à venir ici. Vous avez demandé à être ici. Alors, respectez le pays qui VOUS a accepté!"

 
 
 
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A.D. 1294: viene eletto al papato Celestino V. Questo evento muterà le sorti della tranquilla contea di Roccagelata, portando il conte nella corrotta corte papale capeggiata da Benedetto Caetani. Lascia alla sorella il compito di fargli da reggente, ma un assedio prima ed un tentativo di omicidio dopo stravolge la quiete dell’ultima roccaforte retta dai discendenti di re Manfredi, mentre un segreto ben custodito costringe il conte a compiere un gesto che lo renderà più simile ai suoi nemici.

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Gianni Crestani, autore di PC-da zero. Questa la sua vetrina: www.lulu.com/pcdazero

Milena Maltoni, invece, ha questo link www.stores.lulu.com/sirio_a2001, vi consiglio di darci un'occhiata, vale la pena.

 

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