Creato da un_uomo_della_folla il 09/10/2012

Memorie

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745 giorni dopo la mia esecuzione

Post n°89 pubblicato il 27 Novembre 2017 da un_uomo_della_folla

me la ricordo ancora la prima volta che mi sono perso suo nel sguardo. perdersi totalmente con l'anima sospesa, sapendo che è un non ritorno, una strada senza uscita, e neppure la vuoi una via d'uscita. che rimarresti intrappolato in quegli occhi dannati per l'eternità, rinunciando all'intero universo, incluso te stesso. perchè lei è tutto ciò che hai sempre cercato.

dovevo scappare quel giorno stesso, consapevole del fatto che un sogno non sopravvive alla luce del mattino. quello sguardo che sembrava non volere altri che me, mi stava in un certo senso condannando. sapevo di trovarmi davanti ad un plotone di esecusione, pur rifiutando la benda per continuare a respirare i suoi occhi fino all'ultime instante.

ora mi chiedo come potevo essere così fille da sperare in un finale diverso, mentre nel mio cervello centinaia di voce urlavano disperate chiedendo un minimo di giudizio.

forse il passato e il presente si mischiano nella mia mente, a volte mi chiedo se sia davvero tutti finito, se ormai sia solo un ricordo, se davvero non tornerà mai più. se tutto questo sia realmente accaduto, oppure solo un frutto della fervida immaginazione, costretta ad elaborare la sua presenza pur di dimostrare che alla fine non ho vissuto e atteso invano.

se in sala ci fossero per caso spettatori speranzosi di un colpo di scena finale, mi spiace deludere le attese: il finale era già impresso in quella foto.

 
 
 

512 giorni dopo la mia esecuzione

Post n°88 pubblicato il 17 Novembre 2017 da un_uomo_della_folla

ho scritto due pagine di stronzate su storie che finiscono ancora prima di cominciare, di  fantasie che riempiono i buchi lasciati dalla scialba realtà, di te che hai deciso di non essere qui.

ho riletto come al solito ciò che ho scritto su quelle due paginette di carta a quadretti piccoli.

ho strappato disgustato quelle due paginette di carta convinto di aver scritto come al solito cavolate che non erano degne di vivere.

poi sono andato verso il tavolo dove da qualche sera brucia una candela viola al gusto di lavanda che non sa di lavanda e non sa di nulla. ma la fiamma mi tiene compagnia.

ho bruciato i due fogli a quadretti piccoli osservando le fiamme scalare la carta.

ho atteso paziente la fiamma divorare riga dopo riga le stronzate che avevo scritto prima.

quando la carta e il fuoco si sono salutati, ho spinto via ciò che rimaneva dei due fogli nel lavandino della cucina, pieno di robe che laverò domani se deciderò di mangiare.

ho aperto il rubinetto dell'acqua fredda che ha accompagnato ciò che rimaneva dei due fogli nel tubo e poi via. la mie parole non c'erano più. non pensavo fosse così semplice.

ho riempito un bicchiere di plastica con del vino rosso. quel rosso non è sangue di un qualche dio feticista, ma mio. ho bevuto il mio sangue per chiudere in qualche modo un cerchio.

ho ripreso  in mano la penna nera e il quaderno a quadretti piccoli, e scritto di getto quello che ORA compare sul monitor. sicuramenta altre stronzate dettate dallo stato d'animo, poi  finito il vino nel bicchiere di plastica.

ho immaginato di scopare migliaia di persone solo per il gusto di entrare in quei corpi sconosciuti, e vivere quelle vite non mie. Città del Messico, o Pechino. vite diverse, che camminano tra le strade affollate e chiassose di New York, o Rio. Meraviglioso oceano davanti ai miei occhi, foreste, montagne innevate o praterie polverose. esistenze di altri, corpi in prestito. lontano dai miei pensieri di completa autodistruzione.

in fondo un addio è solo una stella che si spegne per sempre.

 

 
 
 

485 giorni dopo la mia esecuzione

Post n°87 pubblicato il 15 Novembre 2017 da un_uomo_della_folla

taluni collezionano amici e amori come le figurine Panini dei calciatori, altri, e negli altri in qualche modo io ci sono sempre, li smarriscono con la stessa facilità con cui si perdono le viti più piccole, una volta che si torna a casa e si apre il kit di montaggio. e non le sostituisci, hai semplicemente rovinato tutto il meccanismo. un’esistenza piena di finti arrivederci mi ha insegnato che a volte la rinuncia ha una sua dignità, e che perseverare è il miglior modo per annientare le poche cose buone rimaste ancora in piedi.

così accade che mi guardo intorno, in questa sala d’attesa piena di poltrone vuote e riviste scadute, e ho la percezione di tutto ciò che ho perso per strada nel mio lento cammino. vorrei avere la pazienza dei ricordi più intensi, e riuscire a costruire un paradiso apocrifo, riempirlo con le storie di chi ho, ma soprattutto di chi non ho più. storie come i colori dell’autunno, infiniti. mi avvicino a loro senza creare troppo disturbo, senza sentirmi sbagliato, inferiore alle sciocche aspettative che io non ho mai alimentato. non sono lettere che compongono i nomi più disparati, non ho appuntato qui ed ora le loro ali con spilli, sono fiori secchi che separano pagine, capitoli di vita. in fondo io stesso sono ciò che inconsapevolmente mi hanno donato in anni o giorni, in un letto caldo di periferia romana, saluti lanciati di corsa da un treno in partenza dalla stazione Termini. questo è il modo di accarezzare chi ha condiviso con me una piccola parte del proprio destino. uno scorcio di presente.

la mia esistenza indubbiamente è una sequenza di sottrazioni più che di addizioni, i silenzi non mentono mai. per questo sono la cosa migliore che ho. saper lasciare andare è un’arte che non si insegna, hai bisogno di tutto l’amore che riesci a racimolare.

è arrivato il mio turno, un dottore stanco e disinteressato mi visiterà e dirà che va tutto bene. lascio una lacrima qui per far sapere a chi verrà dopo di me che c’ero io. e nessun altro.

 

 
 
 

i giorni dopo la mia esecuzione

Post n°86 pubblicato il 13 Novembre 2017 da un_uomo_della_folla

"certe notti più buie, l'orizzonte nascosto dai ricordi dolorosi, allunghi il braccio cercando all'altro capo del letto una presenza che con la sua voce spaventi gli incubi, facendoli fuggire via, e la sua mano sul petto a voler rallentare i battiti troppo veloci, paurosamente troppo veloci. insieme almeno questa volta, non ancora da solo, tutti e due si potrebbe. avremmo potuto vincerlo insieme questo maledetto panico di vivere che non mi lascerà. "

 

ecco che un numero ben selezionato di stralci di un mio diario personale scivolano nel  virtuale. non potrei mai tradire chi mi regala emozioni pure, chiarisco che questa è una sua esplicita  richiesta, è l'ultimo desiderio del condannato a morte dopo la sua esecuzione. alcuni suoi contenuti non saranno mai esposti al pubblico, perchè come antichi manufatti, il minimo contatto con l'aria della quotidianetà li smaterializzerebbe all'instante. mille piccole tracce di un me qualsiasi portate via del vento. quando guardo una nuvola mi chiedo dove la trascina il vento. c'è un posto sufficientemente bello e sufficientemente lontano? esiste qualcosa alla fine del tutto? ho pagato, centinaia di volte ho pagato, quel posto lo pretendo.

i miei giorni dopo l'esecuzione è il modo unico e solo che conosco per descrivere quel dopo, perchè il prima lo hanno disegnato già in molti, e molti non sono mai una buona cosa. non certo per me, che da sempre prediligo i numeri primi. e del vino in un bicchiere usa/getta bevuto in mia compagnia con il fuoco che scoppietta. certe vite vanno così, strade nel nulla verso il niente, e nessuno può fare niente. mia madre prima o poi capirà.

il dopo è quel risvolto timido della medaglia che non luccica e non si spolvera. si nasconde ai festeggiamenti della gente, alle pacche sulle spalle, a quello che non sarà un lieto fine. il dopo ha un gusto strano, io provo a descriverlo in queste pagine. assurdo nel suo fingere di cambiare tutto quando in realtà nulla cambia, inganna la vista, inganna i desideri e le speranze. ecco perchè chiudo gli occhi mentre osservo. eppure ho bisogno di trappole in cui farmi catturare, guardando il resto attraverso dure sbarre. ho bisogno nonostante tutto di due ruote e solo due, ma libere, della penna e del foglio bianco. perchè quel dopo riparta almeno da un paio di certezze che non guastano mai, dove ancorarsi in caso il mare faccia paura.

rimetto il brano musicale e riparto insieme a lui dalla fine. in qualche modo sono tornato

 

 
 
 

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