Salerno: L’Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno, con gli onorevoli patrocini della Provincia di Salerno, dell’Ordine degli avv

Post n°736 pubblicato il 04 Aprile 2017 da mondodonna_2008
 
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Salerno: L’AssociazioneGiorgio Ambrosoli Salerno, con gli onorevoli patrocini della Provincia diSalerno, dell’Ordine degli avvocati di Salerno e dell’AGI (AssociazioneGrafologica Italiana), presenta il Seminario sul tema “La provascientifica nel processo civile e penale.“ Venerdì 7 Aprile 2017, dalle ore 15:30 – 18:30, nell’AulaConsiliare di Palazzo Sant’Agostino – sede della Provincia di Salerno.

L’interessantissimo argomento vedrà come moderatoredella serata l’Avv. Pasquale D’Aiuto, professionista iscritto presso l’Ordinedegli Avvocati di Salerno. Co-Fondatore e Segretario dell’Associazione GiorgioAmbrosoli Salerno.

Dopo i saluti alle autorità, l’introduzione al temasarà a cura dell’Avv. Gianluca D’Aiuto, Professionista iscritto al Foro diVallo della Lucania. Il primo argomento della serata sarà presentato da ungrande esperto in materia grafologica usata a scopo scientifico, ossia il Dott. GIUSEPPE SANTORELLI, Perito graficoforense, Membro ordinario dell’Accademia Italiana Scienze Forensi nonchédell’Associazione Grafologica Italiana, cultore della materia criminalistica,che tratterà il tema: “Il problema della prova scientifica nel processopenale”. Si può definire la prova scientifica, qualsiasi sia il metodo checomporta, come un dispositivo tecnico scientifico atto alla ricostruzione delfatto storico. Prendendo il via da un fatto documentato, attraverso l’utilizzodi una legge scientifica, dimostra l'esistenza di un altro fatto, da provare, equindi un fatto sconosciuto, rientrando nella tipologia della prova critica oindizio. Pur avendo un ruolo molto rilevante nel processo penale, evidenzia ilrischio che il risultato probatorio che si ottiene attraverso l'espletamentodella prova scientifica, abbia la caratteristica della verità, mentre in realtànon si deve fraintendere ritenendo che l'espressione scientifica racchiuda diper sé che il risultato dell'attività sia un risultato attendibile e chepermetta di giungere alla certezza della ricostruzione del fatto.

Di certo anche a quanticonoscono le nuove tecniche investigative soltanto attraverso le serietelevisive quali NCIS, Unità anticrimine, The Mentalist, R.I.S, Delittiimperfetti, Lie to Me e Crossing Jordan (nel mondo delle autopsie), apparechiaro che il mondo investigativo è molto cambiato nel tempo, per quantoriguarda i mezzi atti a raggiungere il fine della “verità”. Le investigazioni ela ricostruzione probatoria dei fatti, risulta attualmente perseguitoutilizzando in numerosi casi le “nuove” prove scientifiche. Ricordiamo i testgenetici del DNA, gli esami biologici, le analisi chimiche e tossicologiche,gli esami psicologici, le informazioni desumibili da studi epidemiologici, lagrafologia, la ricostruzione della dinamica dell’evento mediante il computer,il metodo spettrografico di riconoscimento vocale (voice-print) e persino, inalcuni casi, la stilometria a merito della quale si ottiene il riconoscimentoqualitativo dello stile letterario di una persona allo scopo di attribuire aquesti un atto o una dichiarazione. Proprio per chiarire questi nuovi metodi diindagine il Dott. VINCENZO CAIAZZO, Colonnello dell’Arma dei Carabinieri,Comandante della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura dellaRepubblica di Napoli parlerà de “La ricerca della prova scientificanell’attività d’indagine”.

Ovviamente toccherà almagistrato fare da ago della bilancia in queste innovative possibilità el’argomento verrà chiarito dal Dott. LUIGI LEVITA, Magistrato, cheproporrà il suo intervento: “Il ruolo del giudice nel ventaglio delle ipotesiricostruttive. La motivazione del metodo scientifico”.

Concluderà, con undifferente punto di vista, il Dott. GIORGIO CARUSO, del Gruppo CattolicaAssicurazioni, Responsabile Rete fiduciari, il quale prospetterà la questione sotto il profilo de “Ilproblema del falso nel sistema assicurativo: analisi del fenomeno, nuovistrumenti, casi concreti, soluzioni adottate”. Appare evidente chel’organizzazione del convegno abbia tenuto conto dell’insieme delleproblematiche, nell’intento di fornire un quadro totale quanto più definitopossibile.

Come sempre accade per iconvegni organizzati dall’Associazione, l’incontro varrà come attivitàformativa accreditata dal CNF ai fini della formazione professionale continua(n. 3 crediti), essendo liberoe prevedendo l’identificazione e la firma in ingresso ed in uscita.

Per informazioni: Organizzazione: Associazione GiorgioAmbrosoli Salerno www.giorgioambrosolisalerno.wordpress.com

Info: Avv. Pasquale D’Aiuto - pasqualedaiuto@hotmail.com

Si ringraziano per il sostegno La Ditta Casaburi(lista nozze e bomboniere) ed il Bar Umberto di Salerno.

Bianca Fasano.

 
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Ebook: vuoi fare sì che leggano i tuoi libri? Regalali!

Post n°735 pubblicato il 30 Dicembre 2016 da mondodonna_2008
 
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Viviamo un tempo senza lettori? Lo chiediamo a Bianca Fasano, che vanta al momento diciannove libri pubblicati in ebook, una quindicina in cartaceo, più quelli che lei definisce "gli spiccioli". R) La risposta a questa domanda non è delle più facili: al momento in cui ritroviamo, svenduti a pochi euro, capolavori letterari del passato lontano e recente, vien fatto di chiedersi se noi scrittori non cerchiamo di "vendere al pubblico" un prodotto che non interessa. Da insegnante ho avuto modo di notare come sia difficile avvicinare i giovani alla lettura. Non importa se ebook o cartacea. Più difficile, forse, con la prima, per quanto oggi semplicisticamente si pensi che i ragazzi siano legati al virtuale. D) Provando a darla comunque, una risposta? R) L'essere umano resta legato all'immaginazione. Creare con la mente un corpo, una dimensione, una visuale ottica, alla lettura, resta, a mio parere, un lavoro che l'uomo è in grado di svolgere e di cui sente la necessità. Per cui sono convinta che, oggi come ieri, i lettori ci siano. D)Lei regala i suoi libri? R) Si: da sempre ho anche regalato i miei libri. Scrivo perché ciò che scrivo venga letto, non nella speranza di divenire ricca attraverso i miei lavori. D)In un solo giorno del mese di dicembre 2016 sono state "vendute" centodieci copie di uno dei suo ultimi lavori letterari? R) Sì: "Il gemello decerebrato", un romanzo posto in lettura gratuita per circa un mese, è stato"acquistato", a zero euro, in un solo giorno, da 110 persone. D) Cosa sono quelli che lei definisce "spiccioli di pubblicazione?" R) Pubblicazioni di un numero ristretto di poesie, come per "Eudaimonia", una raccolta di dieci poesie in lettura gratuita. Oppure di racconti, come per "Jessica Smith Association for Revival and Reliance". Risveglio. Idea da un fatto di cronaca relativo all’ibernazione post-mortem della 14enne inglese, che ha richiesto questa pratica nella speranza di potere tornare alla vita. L'ho scritto e posto in lettura gratuita e nel solo primo di dicembre è stato letto 36 volte. Così anche per "Il sogno", che il primo dicembre ha ricevuto 60 richieste di lettura. Sono lavori che ho preparato in ebook e grazie a Selfpublish sono presenti in modo preciso e vasto sul web, assieme ai miei libri: romanzi, testi storici,tesi di laurea e altro. D)Lei guadagna con le sue pubblicazioni? R) Se aveste posto questa domanda ai grandi del passato forse molti di loro le avrebbero risposto:"NO". Nel senso stretto del termine, se per "guadagnare" si intende "mantenersi scrivendo", anche io rispondo no. D)E il cartaceo? R) Un'altra favolosa possibilità del Selfpublish: con Streetlib Print, senza alcun investimento iniziale per la stampa (fino a qualche mese fa c'era una minima richiesta di denaro, ma adesso neanche più quella) i libri vengono distribuiti su tutte le librerie on line integrate e vengono stampati soltanto dopo essere stati venduti. Naturalmente chi li ha pubblicati può richiederne copie, ossia acquistarli, al prezzo di copertina, per averne alcuni tra le mani, o farne dono. D)Libri mai pubblicati prima in cartaceo? R) Alcuni mai pubblicati, che non sarebbero stati mai neanche scritti: non valeva la pena scrivere, per poi trovarsi tra le mani un lavoro senza speranza. Molti già pubblicati in cartaceo, ripubblicati sia in ebook che in cartaceo. Se qualcuno mi chiede: "Dove posso comprare un tuo libro?", oggi posso rispondere: "Cercami sul web: basta mettere Bianca Fasano ebook e troverai i miei lavori. Scegli se li vuoi leggere sul tablet e sul computer, oppure se vuoi stringere il cartaceo tra le mani.". E' una sensazione meravigliosa potere rispondere così. Ringraziamo l'autrice per la sincerità con cui ha risposto alle nostre domande e le auguriamo di ricevere "picchi" di acquisti anche per i lavori a pagamento. Angelo Buonarroti.

 
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Prova a chiamarla gioia

Post n°734 pubblicato il 06 Novembre 2016 da mondodonna_2008
 
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E' facile.

 

 E' facile essere se stessi,

quando ti alzi nel tuo letto

la mattina

e ai piedi di questo,

trovi le tue pantofole

di panno,

come cani che hanno atteso

il tuo risveglio.

Facile,

quando muovi i primi

passi del giorno

nella tua cucina

e nel bagno

tra dentifricio

e spazzolino,

poi prendi il solito mezzo

per andare

al solito lavoro

ad annoiarti un poco

e forse,

anche,

ad annoiare chi ti vede spento

di vita,

Facile,

fin troppo,

tanto da sembrare scontato e vano,

giocarsi ogni giorno

la solita partita.

Non sai,

con quanta gioia,

la rivivrebbe,

chi lascia la sua strada

per combattere

una partita

di cui neanche conosce

la tecnica

ed il ruolo che gli spetta.

Non aver fretta

di chiamare noia,

la vita di ogni giorno...

prova a chiamarla gioia.

BiEffe.

 

 

 
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I "Braccialetti rossi" e la "Terra dei fuochi".

Post n°733 pubblicato il 15 Ottobre 2016 da mondodonna_2008
 
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Come molti sanno "Braccialetti rossi" è una serie televisiva italiana, versione italiana della serie catalana "Polseres vermelles", in onda su Rai 1 dal 26 gennaio 2014.

La conosco, ma non ne ho mai vista una puntata e provo nei suoi confronti un'antipatia crescente e a mio parere, motivata.

Pochi di noi sono passati indenni dall'aver provato, più o meno vicino alla propria pelle o direttamente su questa, la terribile esperienza del tumore e mi sono chiesta se gli autori della serie si rendano davvero conto del tema che stanno trattando. Leggiamo:- " 

Preparare i fazzoletti? Ma ci si rende conto che quando ci si ritrova davvero al centro di una situazione dolorosa e triste come l'avere un parente malato di tumore l'unica cosa che si cerca di evitare è proprio quella di piangere?

Mantenere la calma, rendersi conto del modo migliore per affrontare l'esperienza, sono al centro della speranza di rivedere sano chi si ama. In un difficile percorso che passa dalle biopsie, all'"ago aspirato", alle Tac con e senza mezzi di contrasto e ad ogni esame che possa chiarire chi sia il nemico da affrontare e dove farlo, cercando di non lasciarsi vincere dalla paura. Una paura che non potrebbe neanche diventare pianto.

Sembra che la TV si sia assunta il compito di preparare il pubblico al fatto che si tratti "del male del secolo", da prendere con una certa filosofia, quasi che facesse parte del "quotidiano", che si tratti di una "esperienza sociale", ossia qualcosa di "normale", di "accettabile". pare come se il video si dovesse assumere lo stesso compito (quello sì, decisivo e necessario), di far comprendere al pubblico, ai cittadini in generale, l'accettazione della "diversità".

Ma il tumore NON E' una "diversità accettabile", è un dolore terribile da sopportarsi, l'improvviso spezzarsi proprio della "normalità" per chi lo subisce e per quanti sono intorno a lui. Qualsiasi sia l'età del malato, ma tanto di più quanto si tratta di bambini e di giovanissimi, ossia di quanti appaiono come "gli eroi" di braccialetti rossi.

Una soap informativa? Che aiuta a comprendere il male? Che aiuta ad accettarlo?

Sarebbe molto più utile l'informazione se, sui canali video delle TV o dei computer, si facesse davvero un ragguaglio sul tema, in modo utile. Nello stile con cui, ad esempio, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori diffonde la cultura della Prevenzione, che appare attualmente l'arma più efficace per vincere il cancro. L'informazione è senza dubbio utile perché la prevenzione consente di vivere bene e più a lungo in quanto non si limita al grande compito di salvare la vita, ostacolando la manifestazione di una malattia o ritardandone l'evoluzione, ma scongiura anche la sofferenza creata dall'utilizzo di farmaci spesso estenuanti e inutili.

Chi vive in Campania sa bene che ha più probabilità di ammalarsi di tumore o di vedere un proprio caro, o amico, o conoscente, ammalarsi.

"Nella Terra dei fuochi il tumore uccide di più": questi sono i nuovi dati dell'Istituto superiore della sanità e il rapporto riguarda 32 comuni all'interno della cosiddetta Terra dei Fuochi della provincia di Napoli e 23 comuni della provincia di Caserta. Secondo l'Istituto difatti le patologie, che sono oggetto dello studio, sono state analizzate usufruendo di tre indicatori: la mortalità, i ricoveri ospedalieri (disponibili per tutti i 55 comuni in esame) e l'incidenza dei tumori (disponibile per 17 comuni della Provincia di Napoli, quelli serviti dal Registro tumori). Si è giunti anche alla conclusione (chiaramente logica), che siano i bambini più vulnerabili, in particolare quelli che vivono in zone indigenti e socialmente degradate. Questa evidenza giunge dall'Organizzazione mondiale della sanità e da diversi organismi scientifici che attuano indagini sempre più ragguagliate. Una riprova viene dal rapporto dall'Istituto superiore di sanità (Iss) sullo stato di salute della Terra dei Fuochi, sparsa di discariche illegali e da rifiuti che avrebbero la capacità costituire un'ulteriore causa di malattia per l'uomo. Intanto la TV distribuisce pillole di accettazione e di fazzoletti bagnati con lacrime asciutte.

Fabrizio Bianchi, responsabile dell'Unità di epidemiologia ambientale dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio nazionale delle ricerche, in proposito alla questione "Terra dei Fuochi", afferma:- "Non basta qualche milione di euro per bonificare le aree più inquinate della Terra dei fuochi, ma servono diversi miliardi" e aggiunge che "i dati dell'Istituto superiore di sanità non sono cambiati e ribadiscono l'importanza di pianificare la bonifica delle porzioni più inquinate della Terra dei fuochi".

Mentre la gente, non virtualmente, continua ad ammalarsi e spesso a morire, i personaggi di "braccialetti Rossi" non temono di essere "messi fuori", neanche morti, giacché, come "Davide", avranno modo di tornare in scena sotto forma di fantasma, fedelmente come avvenuto nella serie spagnola.

Confesso che, trovandomi a prendere l'ascensore di una metropolitana al Vomero (di ritorno dall'Istituto Nazionale Tumori - IRCCS "Fondazione G. Pascale" , dove medici straordinari e personale decisamente all'altezza del compito curano svariatissimi tipi di tumori con risultati eccellenti), mi sono sentita proprio innervosita rispetto ad un fatto semplicissimo: entrandovi, seguita da una giovane donna di circa venti anni (l'età di una ragazza bellissima che conosco, ammalata di un linfoma non Hodgkin), accompagnata dalla madre, siamo passate accanto al manifesto pubblicitario della serie televisiva, nel salire verso l'uscita. La ragazza sembrava contentissima del fatto che tornasse in Tv la serie. La madre sussurrava qualcosa a proposito forse dal fatto che non si trattasse proprio di una cosa allegra.

-"E' davvero emozionante!"- Ha ribadito la fanciulla.

 Ammetto di non essere stata proprio carina quando mi sono girata di scatto dicendole: - "Emozionante, sì! Non immagini quanto sia più emozionante se capita a qualcuno della famiglia!"-

Mi spiace: è stato più forte di me.

Bianca Fasano

 

 


Dove è stata scoperta, tra l'altro, dal gruppo di ricerca dell'Istituto Pascale di Napoli, in uno studio finanziato da Airc ed in collaborazione con il laboratorio di Carlo Croce all'Università di Columbus negli Stati Uniti, una molecola, appartenente alla classe dei microRNA e chiamata miR-579-3p, che svolge un ruolo importante nel melanoma maligno.

 

 

 

 
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"Sleevata."

Post n°732 pubblicato il 13 Agosto 2016 da mondodonna_2008
 
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-"Che bella bambina!". Mi dicevano. La mamma sorrideva. Riccioli biondi, grandi occhi azzurri, la boccuccia a cuore. Soltanto: un poco cicciottella.

In estate, sulla spiaggia, la mamma m'inseguiva con il cibo. A me piacevano i gelati e a ora di pranzo, tutti sul lido, o in pizzeria.

Tutti, cioè il papà, un metro e ottanta per circa 160 chili, la mamma, un metro e sessanta per 95 e il fratello più grande, alto e pesante quasi come il papà. Una famiglia allegra e mangiona, dove il cibo era un argomento da "ricerca del posto dove si mangia meglio".

Poi l'incidente.

A dodici anni mi ritrovai ad essere la cuginetta cicciottella in una famiglia di magri. La sorella di mio padre mi prese con lei. Anche in quella casa il cibo non mancava, ma i miei due cugini, magri, mangiavano "per mangiare", mio zio Lucio era un chiodo alto un metro e ottanta e la zia olga, un chiodo e basta.

Tuttavia io non persi le mie "buone" abitudini: colazione abbondante (facevo fuori marmellata, yogurt, miele, biscotti e quant'altro), assieme al latte. Mentre i cugini prendevano il tè con tre fette biscottate e mi osservavano, muti.

Gli zii si lanciavano sguardi tra di loro e zia Olga sottolineava:

-"Mio fratello e la moglie erano di buon appetito"- Come per scusarmi.

Io sentivo la mancanza delle risate a tavola, della mamma che mi comprava il gelato, del fratellone che mi sollevava di peso come fossi una piuma. Non c'erano più.

Nessuno mi diceva: -"Che bella bambina"- Bambina non lo ero più: dodici anni, poi tredici, poi quattordici. Dalle medie al liceo classico. Pochi amici, molto studio e tanta musica nelle orecchie. Ricevuto in regalo un iPod, collegato al computer per copiarci sopra alcuni brani musicali da Internet, camminavo con la cuffia sui ricci biondi e lo sguardo azzurro fisso in avanti.

Ottimi voti, scarsa in palestra, sempre più alta (come papà), più affamata (come in famiglia), più sola. A questo punto zia Olga decise di intervenire e cominciarono le visite mediche, i controlli, le sgridate condite di sentimento e logica nel vedermi immersa con la testa nel frigo. Cominciarono anche i pranzi dietetici, i cibi scomparsi di casa (niente più merendine o biscotti), le "pesate" settimanali e gli sguardi corrucciati dei cugini: io mangiavo, mi allungavo e pesavo sempre di più. Togliermi la paghetta? Inutile: insegnavo greco e latino, ma anche matematica ed italiano, a domicilio.

Guadagnavo e mangiavo fuori. Avevo più amici (cene offerte, pizziate, gelati per tutti), ma ero sempre più alta, grassa e sola. Bella? Non so: un metro e settantacinque per circa cento chili di peso, capelli ricci a boccoli biondi, lunghi, grandi occhi azzurri e, sì: una boccuccia a cuore sotto un bel nasino.

Mi diplomai, m'iscrissi a legge, mi laureai con il massimo e la lode. Superato l'esame di stato, lasciai Napoli e trovai lavoro in uno studio a Benevento.

Avevo una scrivania, un angolo di balcone e con il tempo anche molto lavoro. Nulla di impegnativo, però diventano ogni giorno più indispensabile allo Studio Legale G. Di Luna e M. Di Luna. Laddove la G. era il padre, Giuseppe e la M. Massimiliano, il figlio. Più o meno della mia età.

Sull'altezza ce la giocavamo (era uno e ottanta), ma sul peso decisamente no: palestrato, abbronzato, occhi neri e capelli in ordine, mi dedicava sorrisi di circostanza, dialogava con me sui casi più problematici e spesso facevamo lo spacco del pranzo, assieme.

Lui mangiava con gusto, ma in quantità moderate. Io cominciai a mangiare di meno, per non sembrare troppo affamata. Persi qualche chilo e m'innamorai.

Aspettavo il suo passo il mattino. Lo seguivo con lo sguardo. Lo seguivo su Face book (chiesi l'amicizia sotto falso nome). Non avevo speranze.

Poi seppi che la sua fidanzata l'aveva lasciato per un avvocato "di grido", più grande di lui e pieno di soldi. Capii che soffriva, tentai di aiutarlo e cominciammo ad uscire qualche volta assieme di sera. Passeggiate in auto, cinema, cene, ma mai con gli amici di lui.

Una sera mi portò a casa sua per un bicchiere di vino e vi restai fino il mattino.

Forse a causa della sofferenza subita, mi trovò attraente, o almeno, passabile, malgrado fossi decisamente cicciottella. Avevo comunque forme femminili e la pelle bianca come il latte. Bei seni e viso piacevole. La fidanzata, intanto, si era sposata.

Fatto sta che, dopo alcuni mesi in cui ci frequentammo piuttosto assiduamente, senza fare pubblicità alla cosa, lei si fece sentire di nuovo. Da sposata, le andava bene avere un amante giovane, lui, da uomo innamorato qual era, mi fece capire a chiare lettere che intendeva riprendere la relazione con la sua Federica.

Insomma: dovevo lasciare libera la piazza.

Non feci una piega: che dire? Niente promesse, niente amore. Mi doveva bastare la bella esperienza e così mi feci da parte.

Bene: da quel momento la mia fame divenne compulsiva: piangevo e mangiavo di tutto, sfogavo la mia depressione nelle pizze, nei dolci, nei gelati. Il frigo sempre pieno, la "birretta" ad ogni ora. Vino bianco, vino nero, varie tipologie di liquori dolci. Partendo dalla mia non certo magra situazione, in breve mi ritrovai decisamente obesa. Inoltre: piangevo sempre.

Sul posto di lavoro sembravano non farci neanche più caso. Massimiliano mi guardava, di tanto in tanto, ma era troppo preso dalla sua storia sentimentale per curarsi di me.

Un giorno, però, mi chiamò nel suo studio, il padre. Sembrava a disagio. Andò diritto allo scopo:

-"Avvocato De Martino, così non si può andare avanti."-

Tacqui.

-"Lei si accorge che gli abiti le vanno sempre più stretti? Mi sembra che la sua poltrona non la sorregga più. I clienti l'osservano a disagio. In tribunale, ho saputo, che i giudici la chiamano con un termine che vorrei evitare, ma mi tocca dirlo: "Cicciolona". Lei è chiamata "La cicciolona dello studio legale Di luna. Mi perdoni, ma le ridono dietro, anche quando difende una causa e non la prendono sul serio. Noi abbiamo, invece, bisogno di essere presi sul serio. A mio parere lei ha bisogno di cure."-

-"Cure?"-

-"Sì: mediche, psicologiche, non so dirle. Deve cominciare una cura dimagrante e farsi sostenere da qualcuno che la incoraggi e le dia ausilio. Personale qualificato."-

Restai senza parole, ma lui continuò:

-"Le darò un mese di stipendio e un mese di ferie. D'altra parte se le merita: non le ha mai prese. Mi auguro che in questo mese, lei riesca a risolvere le problematiche estetiche e di salute di cui le ho parlato. Auguri."-

La mia tragica figura imponente si stagliava di fronte, nello specchio. Sembravo un elefante senza proboscide. Presi l'assegno che l'avvocato mi passava, raccolsi poche cose e mi diressi a casa.

Come prima reazione mi rivolsi al frigorifero che non mancava mai di nulla. Mangiai fino alla nausea e bevvi. Mi addormentai sul divano, con la televisione accesa e mi risvegliai su di un canale americano che, chissà per quale combinazione della sorte, dedicava la sua attenzione agli obesi.

Fu come un lampo, un'illuminazione, come San Paolo sulla strada di Damasco, fui folgorata dall'idea di dover dimagrire ad ogni costo.

Come? Non credevo nelle diete e neanche nella ginnastica o nella palestra. Occorreva una cura drastica.

Mi ritrovai a scrivere il termine "obeso" sulla pagina del computer che mi rimandò ad un Forum: "Eravamo obesi. Sleeve Gastrectomy, Plicatura e Gastroplastica verticale. Fui sommersa da un mare di notizie. Sensazioni simili alle mie, vissute da tanti: non ero più sola. Cominciai con il crearmi uno "spazio utente", misi come immagine l'elefantino rosa con le ali e presi ad interrogare sulle loro esperienze i "nuovi amici".

Si mostrarono disponibilissimi. Capivano ogni mio stato d'animo, ogni problema fisico e tutti m'incitarono a provare con la chirurgia: "la sleeve gastrectomy laparoscopica."  Nomi di medici, di cliniche vicine o più lontane e spiegazioni:

-" La Sleeve Gastrectomy Laparoscopica (SGL) è un intervento di tipo restrittivo in cui lo stomaco è tubulizzato.

La SGL è stata originariamente sviluppata in Inghilterra e in seguito adottata negli Stati Uniti, Germania e Belgio.

L' intervento è realizzabile con pratica laparoscopica e presume l'asportazione di una gran parte dello stomaco mediante una resezione, conseguita con l'ausilio di suturatrici meccaniche. La parte di stomaco residuo ha un aspetto tubulariforme di volume ridotto in modo drastico, con una capacità di circa 100/150 ml. Questo procedimento non è reversibile perché una parte dello stomaco è eliminata. I nervi dello stomaco ed il piloro, la "valvola di uscita", restano intatti conservando la funzione gastrica a dispetto del volume diminuito. Durante l'alimentazione il cibo entra nello stomaco tubulizzato e lo riempie per impilamento essendo arginato dal piloro . Il riempimento del tubulo gastrico stabilisce un'importante limite meccanico all'assunzione di altro cibo, associato ad un senso di sazietà."- Quello che più mi colpì fu il fatto che avrei provato un "senso di sazietà" e che ci sarebbe stato qualcosa a limitare la quantità d'ingestione del cibo. Qualcosa di meccanico, che non mi avrebbe più permesso di mangiare di tutto ed in quantità industriali.

Approfittai del forum per porre interrogativi, per dialogare, comprendere quale fosse la strada che stavo imboccando, cosa mi aspettava ad un mese, ad un anno e nel futuro.

Mi convinsi. Così fu che, sempre tramite internet, trovai quello che mi sembrava (a Roma), il centro più vicino e sicuro per mettere in atto il mio piano.

Fu questione di poco. Il denaro non mi mancava (non ne avevo praticamente speso che piccole somme, dal momento in cui avevo cominciato a lavorare ed avevo, anche, una bella cifra ereditata alla morte dei miei). Partii per Roma, permisi che mi studiassero in tutti i modi, formai tutte le carte che dovevo e, infine, mi operai. Mi attendevo, nel tempo, una riduzione del 50-60% dell'eccesso di peso, ma mi aspettavo, sopratutto, il mantenimento del peso nel tempo. Non avevo famiglia e non volevo rivolgermi agli zii, per cui tutto il percorso, difficile, che avrei vissuto, avrei dovuto superarlo da sola, ma avevo soldi a sufficienza per farmi aiutare da qualcuno. Così, dopo essermi procurata un grazioso villino fuori Roma, avevo prenotato una specie di badante che mi aiutasse all'uscita della clinica. Si chiamava Barbara, era simpatica, grassottella e automunita: mi aveva accompagnata ad ogni visita prima dell'operazione e mi attendeva all'uscita della sala operatoria. Una sorella a pagamento, insomma. Pur essendo scettica, sapevo che gli studi dimostravano come il senso di fame sarebbe diminuito perché la porzione di stomaco che mi era stata asportata, produceva la Grelina, ossia uno degli ormoni responsabili del senso della fame

 Dopo quattro giorni di degenza, dimessa, ebbi un decorso post operatorio sereno, senza difficoltà, senza sofferenza. Non avrei mai immaginato, dopo la "rampogna" del mio capo, che l'operazione mi avrebbe rivoluzionato la vita.

Certo, non da un momento all'altro: dovetti riabituare il mio nuovo stomaco al cibo, per cui la mia "badante", si trasformò in una baby setter, facendomi subire uno svezzamento durato un paio di mesi. Dalla data dell'operazione fui costretta ad ascoltare cosa voleva il mio corpo e a comprendere quello che non mi faceva bene e quando dovevo fermarmi per non stare male.

Dovetti chieder ausilio ad una nutrizionista, che mi aiutò a scegliere la qualità di quello che avrei mangiato e raggiunsi un accordo tra la fame vera e quella di testa. Il mio frigorifero si svuotò di molti alimenti per riempirsi di quelli che mi erano consentiti. I miei gusti erano cambiati, dimagrivo e dimenticavo il modo di vivere l'approccio con cui gestiva l'alimentazione la mia perduta famiglia. Mi sembrò di tradirli, ma il cibo, usato come una gruccia per le difficoltà, divenne inutilizzabile.

I cambiamenti si fecero vedere nei mesi e ne occorsero nove per dimagrire oltre quaranta chili, ma ero soprattutto mutata dentro.

Mi guardavo allo specchio: sotto il grasso, ricercavo quella nuova donna che mi avrebbe permesso di fare l'avvocato senza sentirmi chiamare con nomi divertenti e offensivi. Non m'interessava più di piacere a tutti, di essere accettata, apprezzata, aiutata. Non volevo essere amata da Massimiliano, anzi, usata da lui, per dimenticare la donna che l'aveva tradito. La Evelina conciliante e debole che aveva bisogno del cibo per sentirsi meno sola, non c'era più. L'Evelina attuale era più riflessiva e meno istintiva e mi resi conto, che avrei avuto bisogno di una psicoterapeuta, perché mi aiutasse a trovare un giusto equilibrio tra il mio nuovo essere interiore e il mio nuovo organismo esteriore. Per apprendere ad avere una percezione reale del mio corpo. A vedere così com'era la persona che si rifletteva nello specchio, non identificavo le vere dimensioni, così differenti da un anno prima e trovavo difficile riconoscere la donna di oggi; ma dovevo anche tenere conto che, per tornare completamente alla mia vita normale, utilizzando il dimagramento, avrei avuto anche bisogno di un'addominoplastica. Difatti; lentamente, nel tempo, ero dimagrita, ma il mio addome era divenuto flaccido e pendulo. Un poco come le mie braccia e le gambe. Insomma: nessuno mi aveva preparato al fatto che perlomeno un intero anno della mia vita avrebbe dovuto essere dedicato alla mia bellezza, se volevo utilizzare il dimagramento. Altro che il mese previsto dall'avvocato del mio studio! Subii, sempre accompagnata da Barbara, l'asportazione chirurgica dell'adiposità localizzata e dell'eccesso cutaneo addominale e alla fine ebbi un addome piatto e rassodato, che, assieme ad alcuni "ritocchi" alle braccia e alle gambe, completarono il mio nuovo aspetto. Anche quegli interventi dovettero essere seguiti da un percorso post operatorio.

Oggi, finalmente, ho cominciato a sentirmi fortunata, comprendendo di avere avuto una nuova opportunità e di essere stata capace di coglierla.

L'alimentazione era proprio cambiata: una pizza intera? Impensabile:

ne riuscivo a mangiare 1/4. Pasta? Una media di 50-60 grammi con condimento di verdure. Finite le laute cene: mangiando carne, riuscivo a mangiare pochissimo contorno (un paio di forchettate di insalata o verdura o peperoni o una due fette di melanzane). La fame ritornava a breve, perché digerivo subito, mangiavo frutta, o un pacchetto di cracker.

Il ricordo dei miei genitori e del fratellone robusto, nel tempo, si è come appiattito, ma sono diventata più forte e capace di riprendermi la mia vita e affrontare le giornate di lavoro e un uomo, se mai verrà, che si innamori di me e non mi debba usare come il momentaneo sostituto di un amore perduto.

 

 

 

 

 
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