"Sleevata."

Post n°732 pubblicato il 13 Agosto 2016 da mondodonna_2008
 
Foto di mondodonna_2008

 

-"Che bella bambina!". Mi dicevano. La mamma sorrideva. Riccioli biondi, grandi occhi azzurri, la boccuccia a cuore. Soltanto: un poco cicciottella.

In estate, sulla spiaggia, la mamma m'inseguiva con il cibo. A me piacevano i gelati e a ora di pranzo, tutti sul lido, o in pizzeria.

Tutti, cioè il papà, un metro e ottanta per circa 160 chili, la mamma, un metro e sessanta per 95 e il fratello più grande, alto e pesante quasi come il papà. Una famiglia allegra e mangiona, dove il cibo era un argomento da "ricerca del posto dove si mangia meglio".

Poi l'incidente.

A dodici anni mi ritrovai ad essere la cuginetta cicciottella in una famiglia di magri. La sorella di mio padre mi prese con lei. Anche in quella casa il cibo non mancava, ma i miei due cugini, magri, mangiavano "per mangiare", mio zio Lucio era un chiodo alto un metro e ottanta e la zia olga, un chiodo e basta.

Tuttavia io non persi le mie "buone" abitudini: colazione abbondante (facevo fuori marmellata, yogurt, miele, biscotti e quant'altro), assieme al latte. Mentre i cugini prendevano il tè con tre fette biscottate e mi osservavano, muti.

Gli zii si lanciavano sguardi tra di loro e zia Olga sottolineava:

-"Mio fratello e la moglie erano di buon appetito"- Come per scusarmi.

Io sentivo la mancanza delle risate a tavola, della mamma che mi comprava il gelato, del fratellone che mi sollevava di peso come fossi una piuma. Non c'erano più.

Nessuno mi diceva: -"Che bella bambina"- Bambina non lo ero più: dodici anni, poi tredici, poi quattordici. Dalle medie al liceo classico. Pochi amici, molto studio e tanta musica nelle orecchie. Ricevuto in regalo un iPod, collegato al computer per copiarci sopra alcuni brani musicali da Internet, camminavo con la cuffia sui ricci biondi e lo sguardo azzurro fisso in avanti.

Ottimi voti, scarsa in palestra, sempre più alta (come papà), più affamata (come in famiglia), più sola. A questo punto zia Olga decise di intervenire e cominciarono le visite mediche, i controlli, le sgridate condite di sentimento e logica nel vedermi immersa con la testa nel frigo. Cominciarono anche i pranzi dietetici, i cibi scomparsi di casa (niente più merendine o biscotti), le "pesate" settimanali e gli sguardi corrucciati dei cugini: io mangiavo, mi allungavo e pesavo sempre di più. Togliermi la paghetta? Inutile: insegnavo greco e latino, ma anche matematica ed italiano, a domicilio.

Guadagnavo e mangiavo fuori. Avevo più amici (cene offerte, pizziate, gelati per tutti), ma ero sempre più alta, grassa e sola. Bella? Non so: un metro e settantacinque per circa cento chili di peso, capelli ricci a boccoli biondi, lunghi, grandi occhi azzurri e, sì: una boccuccia a cuore sotto un bel nasino.

Mi diplomai, m'iscrissi a legge, mi laureai con il massimo e la lode. Superato l'esame di stato, lasciai Napoli e trovai lavoro in uno studio a Benevento.

Avevo una scrivania, un angolo di balcone e con il tempo anche molto lavoro. Nulla di impegnativo, però diventano ogni giorno più indispensabile allo Studio Legale G. Di Luna e M. Di Luna. Laddove la G. era il padre, Giuseppe e la M. Massimiliano, il figlio. Più o meno della mia età.

Sull'altezza ce la giocavamo (era uno e ottanta), ma sul peso decisamente no: palestrato, abbronzato, occhi neri e capelli in ordine, mi dedicava sorrisi di circostanza, dialogava con me sui casi più problematici e spesso facevamo lo spacco del pranzo, assieme.

Lui mangiava con gusto, ma in quantità moderate. Io cominciai a mangiare di meno, per non sembrare troppo affamata. Persi qualche chilo e m'innamorai.

Aspettavo il suo passo il mattino. Lo seguivo con lo sguardo. Lo seguivo su Face book (chiesi l'amicizia sotto falso nome). Non avevo speranze.

Poi seppi che la sua fidanzata l'aveva lasciato per un avvocato "di grido", più grande di lui e pieno di soldi. Capii che soffriva, tentai di aiutarlo e cominciammo ad uscire qualche volta assieme di sera. Passeggiate in auto, cinema, cene, ma mai con gli amici di lui.

Una sera mi portò a casa sua per un bicchiere di vino e vi restai fino il mattino.

Forse a causa della sofferenza subita, mi trovò attraente, o almeno, passabile, malgrado fossi decisamente cicciottella. Avevo comunque forme femminili e la pelle bianca come il latte. Bei seni e viso piacevole. La fidanzata, intanto, si era sposata.

Fatto sta che, dopo alcuni mesi in cui ci frequentammo piuttosto assiduamente, senza fare pubblicità alla cosa, lei si fece sentire di nuovo. Da sposata, le andava bene avere un amante giovane, lui, da uomo innamorato qual era, mi fece capire a chiare lettere che intendeva riprendere la relazione con la sua Federica.

Insomma: dovevo lasciare libera la piazza.

Non feci una piega: che dire? Niente promesse, niente amore. Mi doveva bastare la bella esperienza e così mi feci da parte.

Bene: da quel momento la mia fame divenne compulsiva: piangevo e mangiavo di tutto, sfogavo la mia depressione nelle pizze, nei dolci, nei gelati. Il frigo sempre pieno, la "birretta" ad ogni ora. Vino bianco, vino nero, varie tipologie di liquori dolci. Partendo dalla mia non certo magra situazione, in breve mi ritrovai decisamente obesa. Inoltre: piangevo sempre.

Sul posto di lavoro sembravano non farci neanche più caso. Massimiliano mi guardava, di tanto in tanto, ma era troppo preso dalla sua storia sentimentale per curarsi di me.

Un giorno, però, mi chiamò nel suo studio, il padre. Sembrava a disagio. Andò diritto allo scopo:

-"Avvocato De Martino, così non si può andare avanti."-

Tacqui.

-"Lei si accorge che gli abiti le vanno sempre più stretti? Mi sembra che la sua poltrona non la sorregga più. I clienti l'osservano a disagio. In tribunale, ho saputo, che i giudici la chiamano con un termine che vorrei evitare, ma mi tocca dirlo: "Cicciolona". Lei è chiamata "La cicciolona dello studio legale Di luna. Mi perdoni, ma le ridono dietro, anche quando difende una causa e non la prendono sul serio. Noi abbiamo, invece, bisogno di essere presi sul serio. A mio parere lei ha bisogno di cure."-

-"Cure?"-

-"Sì: mediche, psicologiche, non so dirle. Deve cominciare una cura dimagrante e farsi sostenere da qualcuno che la incoraggi e le dia ausilio. Personale qualificato."-

Restai senza parole, ma lui continuò:

-"Le darò un mese di stipendio e un mese di ferie. D'altra parte se le merita: non le ha mai prese. Mi auguro che in questo mese, lei riesca a risolvere le problematiche estetiche e di salute di cui le ho parlato. Auguri."-

La mia tragica figura imponente si stagliava di fronte, nello specchio. Sembravo un elefante senza proboscide. Presi l'assegno che l'avvocato mi passava, raccolsi poche cose e mi diressi a casa.

Come prima reazione mi rivolsi al frigorifero che non mancava mai di nulla. Mangiai fino alla nausea e bevvi. Mi addormentai sul divano, con la televisione accesa e mi risvegliai su di un canale americano che, chissà per quale combinazione della sorte, dedicava la sua attenzione agli obesi.

Fu come un lampo, un'illuminazione, come San Paolo sulla strada di Damasco, fui folgorata dall'idea di dover dimagrire ad ogni costo.

Come? Non credevo nelle diete e neanche nella ginnastica o nella palestra. Occorreva una cura drastica.

Mi ritrovai a scrivere il termine "obeso" sulla pagina del computer che mi rimandò ad un Forum: "Eravamo obesi. Sleeve Gastrectomy, Plicatura e Gastroplastica verticale. Fui sommersa da un mare di notizie. Sensazioni simili alle mie, vissute da tanti: non ero più sola. Cominciai con il crearmi uno "spazio utente", misi come immagine l'elefantino rosa con le ali e presi ad interrogare sulle loro esperienze i "nuovi amici".

Si mostrarono disponibilissimi. Capivano ogni mio stato d'animo, ogni problema fisico e tutti m'incitarono a provare con la chirurgia: "la sleeve gastrectomy laparoscopica."  Nomi di medici, di cliniche vicine o più lontane e spiegazioni:

-" La Sleeve Gastrectomy Laparoscopica (SGL) è un intervento di tipo restrittivo in cui lo stomaco è tubulizzato.

La SGL è stata originariamente sviluppata in Inghilterra e in seguito adottata negli Stati Uniti, Germania e Belgio.

L' intervento è realizzabile con pratica laparoscopica e presume l'asportazione di una gran parte dello stomaco mediante una resezione, conseguita con l'ausilio di suturatrici meccaniche. La parte di stomaco residuo ha un aspetto tubulariforme di volume ridotto in modo drastico, con una capacità di circa 100/150 ml. Questo procedimento non è reversibile perché una parte dello stomaco è eliminata. I nervi dello stomaco ed il piloro, la "valvola di uscita", restano intatti conservando la funzione gastrica a dispetto del volume diminuito. Durante l'alimentazione il cibo entra nello stomaco tubulizzato e lo riempie per impilamento essendo arginato dal piloro . Il riempimento del tubulo gastrico stabilisce un'importante limite meccanico all'assunzione di altro cibo, associato ad un senso di sazietà."- Quello che più mi colpì fu il fatto che avrei provato un "senso di sazietà" e che ci sarebbe stato qualcosa a limitare la quantità d'ingestione del cibo. Qualcosa di meccanico, che non mi avrebbe più permesso di mangiare di tutto ed in quantità industriali.

Approfittai del forum per porre interrogativi, per dialogare, comprendere quale fosse la strada che stavo imboccando, cosa mi aspettava ad un mese, ad un anno e nel futuro.

Mi convinsi. Così fu che, sempre tramite internet, trovai quello che mi sembrava (a Roma), il centro più vicino e sicuro per mettere in atto il mio piano.

Fu questione di poco. Il denaro non mi mancava (non ne avevo praticamente speso che piccole somme, dal momento in cui avevo cominciato a lavorare ed avevo, anche, una bella cifra ereditata alla morte dei miei). Partii per Roma, permisi che mi studiassero in tutti i modi, formai tutte le carte che dovevo e, infine, mi operai. Mi attendevo, nel tempo, una riduzione del 50-60% dell'eccesso di peso, ma mi aspettavo, sopratutto, il mantenimento del peso nel tempo. Non avevo famiglia e non volevo rivolgermi agli zii, per cui tutto il percorso, difficile, che avrei vissuto, avrei dovuto superarlo da sola, ma avevo soldi a sufficienza per farmi aiutare da qualcuno. Così, dopo essermi procurata un grazioso villino fuori Roma, avevo prenotato una specie di badante che mi aiutasse all'uscita della clinica. Si chiamava Barbara, era simpatica, grassottella e automunita: mi aveva accompagnata ad ogni visita prima dell'operazione e mi attendeva all'uscita della sala operatoria. Una sorella a pagamento, insomma. Pur essendo scettica, sapevo che gli studi dimostravano come il senso di fame sarebbe diminuito perché la porzione di stomaco che mi era stata asportata, produceva la Grelina, ossia uno degli ormoni responsabili del senso della fame

 Dopo quattro giorni di degenza, dimessa, ebbi un decorso post operatorio sereno, senza difficoltà, senza sofferenza. Non avrei mai immaginato, dopo la "rampogna" del mio capo, che l'operazione mi avrebbe rivoluzionato la vita.

Certo, non da un momento all'altro: dovetti riabituare il mio nuovo stomaco al cibo, per cui la mia "badante", si trasformò in una baby setter, facendomi subire uno svezzamento durato un paio di mesi. Dalla data dell'operazione fui costretta ad ascoltare cosa voleva il mio corpo e a comprendere quello che non mi faceva bene e quando dovevo fermarmi per non stare male.

Dovetti chieder ausilio ad una nutrizionista, che mi aiutò a scegliere la qualità di quello che avrei mangiato e raggiunsi un accordo tra la fame vera e quella di testa. Il mio frigorifero si svuotò di molti alimenti per riempirsi di quelli che mi erano consentiti. I miei gusti erano cambiati, dimagrivo e dimenticavo il modo di vivere l'approccio con cui gestiva l'alimentazione la mia perduta famiglia. Mi sembrò di tradirli, ma il cibo, usato come una gruccia per le difficoltà, divenne inutilizzabile.

I cambiamenti si fecero vedere nei mesi e ne occorsero nove per dimagrire oltre quaranta chili, ma ero soprattutto mutata dentro.

Mi guardavo allo specchio: sotto il grasso, ricercavo quella nuova donna che mi avrebbe permesso di fare l'avvocato senza sentirmi chiamare con nomi divertenti e offensivi. Non m'interessava più di piacere a tutti, di essere accettata, apprezzata, aiutata. Non volevo essere amata da Massimiliano, anzi, usata da lui, per dimenticare la donna che l'aveva tradito. La Evelina conciliante e debole che aveva bisogno del cibo per sentirsi meno sola, non c'era più. L'Evelina attuale era più riflessiva e meno istintiva e mi resi conto, che avrei avuto bisogno di una psicoterapeuta, perché mi aiutasse a trovare un giusto equilibrio tra il mio nuovo essere interiore e il mio nuovo organismo esteriore. Per apprendere ad avere una percezione reale del mio corpo. A vedere così com'era la persona che si rifletteva nello specchio, non identificavo le vere dimensioni, così differenti da un anno prima e trovavo difficile riconoscere la donna di oggi; ma dovevo anche tenere conto che, per tornare completamente alla mia vita normale, utilizzando il dimagramento, avrei avuto anche bisogno di un'addominoplastica. Difatti; lentamente, nel tempo, ero dimagrita, ma il mio addome era divenuto flaccido e pendulo. Un poco come le mie braccia e le gambe. Insomma: nessuno mi aveva preparato al fatto che perlomeno un intero anno della mia vita avrebbe dovuto essere dedicato alla mia bellezza, se volevo utilizzare il dimagramento. Altro che il mese previsto dall'avvocato del mio studio! Subii, sempre accompagnata da Barbara, l'asportazione chirurgica dell'adiposità localizzata e dell'eccesso cutaneo addominale e alla fine ebbi un addome piatto e rassodato, che, assieme ad alcuni "ritocchi" alle braccia e alle gambe, completarono il mio nuovo aspetto. Anche quegli interventi dovettero essere seguiti da un percorso post operatorio.

Oggi, finalmente, ho cominciato a sentirmi fortunata, comprendendo di avere avuto una nuova opportunità e di essere stata capace di coglierla.

L'alimentazione era proprio cambiata: una pizza intera? Impensabile:

ne riuscivo a mangiare 1/4. Pasta? Una media di 50-60 grammi con condimento di verdure. Finite le laute cene: mangiando carne, riuscivo a mangiare pochissimo contorno (un paio di forchettate di insalata o verdura o peperoni o una due fette di melanzane). La fame ritornava a breve, perché digerivo subito, mangiavo frutta, o un pacchetto di cracker.

Il ricordo dei miei genitori e del fratellone robusto, nel tempo, si è come appiattito, ma sono diventata più forte e capace di riprendermi la mia vita e affrontare le giornate di lavoro e un uomo, se mai verrà, che si innamori di me e non mi debba usare come il momentaneo sostituto di un amore perduto.

 

 

 

 

 
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Momenti di quiete.

Post n°731 pubblicato il 20 Luglio 2016 da mondodonna_2008
 
Foto di mondodonna_2008

 

Momenti di quiete.



Apprezzare

i momenti di quiete,

non è semplice:

sembrano pallidi

ed impalpabili

come la brina al mattino

che si frantuma

al solo tocco delle dita.

La vita offre colori forti,

nel dolore nero,

il non colore

che assorbe gli altri

e non li rende,

nel bianco,

che li raccoglie,

nel rosso delle passioni

ardenti

e fuggitive,

nel giallo delle ginestre

gelose,

nel verde dai vari toni,

della fragile speranza

ed altri colori

che s'affaccendano

intorno,

passandosi la mano

tanto in fretta, a volte,

da non vederli davvero.

Il pallido momento di quiete

non s'apprezza

e pure, si dovrebbe,

invece,

utilizzarlo per la riflessione

per la propriocezione dei sentimenti,

dei vuoti e dei pieni

dell'animo,

per compiere il passo successivo

che ci salvi dall'errore.

Potendo.

 

 

 

 

 
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Il rimpianto di ci˛ che hai perduto.

Post n°730 pubblicato il 12 Luglio 2016 da mondodonna_2008
 
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Il rimpianto di ciò che hai perduto.

 

Il rimpianto di ciò che hai perduto

t'insegue le notti

delle falene,

riempiendo di fumo le stanze

del vuoto.

Non serve,

non paga,

il rimpianto.

Ti uccide senza la lama,

t'incide nell'animo

una domanda

 e poi tante,

ma tante,

senza colore,

che pure,

hanno ancora un profumo.

E' inutile,

vano,

il rimpianto,

non ha occhi

e non ha labbra da baciare,

né mani

da stringere ancora

ed allora?

A che servi,

rimpianto,

se quando lasciasti sapevi

che era così:

finito, smarrito

perduto l'amore

per quello che un tempo

ti parve la luce del giorno

e si spense nel grigio,

macchiato di sangue

di un pallido,

smagrito,

addio.

 

 

 
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Pubblicato in e book

Post n°729 pubblicato il 14 Maggio 2016 da mondodonna_2008
 
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"Il gemello decerebrato". Presentazione dell'autrice. L'uomo, oggi in special modo, "gioca a fare Dio". Non è detto che ogni uomo creda in una divinità superiore che lo abbia creato, come si potrebbe fare un giorno con un robot di carne. Guardando "nel fondo del cielo" un team internazionale di astronomi ebbe modo di immortalare nella costellazione del Leone (la mia come segno zodiacale), un "gamma-ray burst from a star" ossia la luce rossa che irradiava una stella morente, accaduta quando l'universo aveva "solo" 630 milioni anni di età. Quella luce di colore arancione era esplosa a circa 13,03 miliardi di anni luce rispetto all'attuale posizione della Terra, ossia 30 miliardi di anni luce da adesso. Un baratro nel passato, rispetto alla vita del presuntuoso essere umano. Siamo così piccoli che, dai tempi dei tempi, ci siamo inventati un'anima. Oppure la speranza di una sopravvivenza quanto più possibile vicina all'eternità. Come giornalista, ma forse anche come poeta, mi sono sempre posta molte domande ed ho anche fatto riflessioni (a titolo speculativo) sui più svariati fronti dell'esistenza. L'essere umano, nel tempo, ha forse appreso a rispettare di più l'infanzia; ma, allora: perché tanti bambini subiscono abusi in famiglia o da persone che la frequentano? Oggi vengono al mondo piccoli miracoli dovuti alla scienza, sia per le difficoltà concrete che sono superate con mezzi nuovi che per l'età delle mamme, più adatte a fare da nonne che da mammine al primo figlio. Bene o male? La clonazione non riguarda più "la pecora Dolly". Qualcuno, nascostamente, clonerebbe un nuovo Hitler? Qualcuno ha clonato o vorrebbe clonare, il figlio perduto? Cosa abbiamo il diritto di fare, in nome della scienza, cosa non dovremmo? Dobbiamo guardare alle stelle, mentre distruggiamo il pianeta su cui viviamo? Abbiamo davvero il potere di farlo, o più semplicemente è il nostro habitat che stiamo rendendo sempre meno abitabile? Dal Vangelo di Luca mi è restata impressa questa sequenza: -" E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Abbiamo, forse noi uomini un habitat, o non lo abbiamo piuttosto sottratto alle belve della foresta, agli orsi, ai lupi? L'habitat dell'uomo è stato da lui adattato, se non creato del tutto. La terra è stata spesso travolta e stravolta dall'essere umano, anche se in realtà noi rappresentiamo soltanto una presuntuosa specie che molto facilmente dovrà un giorno estinguersi nel tempo, come i dinosauri. Guardando al passato, anche senza essere degli scienziati, ci si rende conto che abbiamo in comune con le altre specie viventi l' "evoluzione" Siamo abituati a vedere questa parola come sinonimo di "miglioramento" e portati a credere che sia "unilineare", per cui siamo forniti del desiderio (specialmente noi europei), di "insegnare a vivere" agli altri esseri umani che ci assomigliano, un po' come facevano i romani con la latinizzazione. Purtroppo non sempre questo desiderio, anche a carattere religioso/sociale, assume ruoli positivi e costruttivi e lo stiamo apprendendo a nostre spese, più apertamente, dall'attentato delle torri gemelle, abbattute a Manhattan l’11 di settembre, sotto la direttiva (questa la tesi ufficiale), del leader di Al-Quaeda, Osama bin Laden. Possiamo parlare di acculturazione, integrazione ed assimilazione delle popolazioni vinte o del tentativo di operarlo. Guardando al presente o ad un passato più o meno recente (non ci allontaniamo di troppo), in nome della cultura e della religione sono stati commessi e si stanno commettendo oggi, le più grandi violenze. Non soltanto dagli europei. Ci diamo un gran da fare noi esseri umani, come se la nostra specie fosse in diritto di ritenersi al di fuori delle possibilità di estinzione o, nella migliore delle ipotesi, di evoluzione. Non ne siamo estranei, invece, e neanche è detto che l'evoluzione cui potremmo essere soggetti ci possa piacere. Siamo destinati ad una lunga sopravvivenza di specie? La più lunga, in quanto animali intelligenti? Non lo sappiamo. I dinosauri si sono estinti, ma non del tutto, poiché alcuni di loro ci svolazzano leggeri sul capo. Abbiamo orrore degli scarafaggi (le blatte), però queste creature hanno lasciato il segno della loro (già) presenza nei fossili di blattoidei del Carbonifero, tra 354 e 295 milioni di anni fa. Sono, tuttavia, meno "forti" di quello che crediamo, difatti sarebbero i primi a morire dopo una guerra nucleare non sopportando più di 20 000 rad di esposizione radioattiva. Un pensiero noioso in meno. Gli squali sono tra le specie più longeve, perché esistono da alcune centinaia di milioni di anni, nondimeno li sta portando a rischio di estinzione il riscaldamento delle acque degli oceani e il loro aumentato livello di acidificazione. Siamo proprio bravi a fare guai. Noi esseri umani appariamo piuttosto resistenti, giacché contiamo, come specie, circa 200.000 anni. I Neandertal comparvero in Europa 700.000 anni fa e meno di 40.000 anni fa si sono eclissati. Potremmo dire, misteriosamente. Una spiegazione però c'é: Siamo arrivati, dall'Africa, noi Homo sapiens e non sappiamo a quanto tempo abbiamo diritto. Confesso di aver creduto per anni che tra i Sapiens e i Neanderthal non ci fosse stato molto in comune per questioni legate all'impossibilità di procreare di un eventuale prole nata dal connubio. Senza offendere i primi che, anche se brutti, dal nostro punto di vista, erano stati capaci, con le loro enormi narici e la fronte bassa e scivolosa, di sopravvivere nella glaciazione, il Sapiens e il Neanderthal. convissero e, anche, si accoppiarono, malgrado le differenze fisiche eclatanti. Questo spiega il perché del fatto che oggi più del 5% del nostro Dna, porti tracce degli incroci che avvennero tra i due ominidi, compreso il cugino asiatico dei secondi : il Denisovan. Le prove sono venute dal sequenziamento massiccio del Dna di oltre 380 reperti archeologici resi pubblici sull’ American Journal of Medical Genetics. In pratica ai Neanderthal dobbiamo un grazie, poiché da queste specie di ominidi abbiamo ereditato alcuni dei geni fondamentali del nostro attuale sistema immunitario. Quelli che ci rendono capace di resistere alle infezioni da funghi, batteri e parassiti e in negativo, quelli responsabili della nostra tendenza a sviluppare allergie. Ci spieghiamo così anche la scomparsa, quasi fulminea, del Neanderthal: eliminato dal Sapiens che, oltre ad essere più intelligente era, forse, anche più cattivo. Domande, dicevo. Pensieri, dicevo. Quelli che colpiscono una scrittrice si tramutano, molto spesso, in romanzi, studi, saggi, racconti, poesie. Ecco la spiegazione anche per i miei romanzi "di fantascienza", che mi hanno "costretta" a rispondere alle mie domande, trovandone, per strada,anche altre. -"Se il sole muore", scrisse Oriana Fallaci, nel 1965. Il sole di cui lei parlava non è quello che illumina e riscalda il nostro pianeta. Quello che ci interessa lo hanno studiato (tra gli altri), alcuni ricercatori dell'Università del Sussex (Gran Bretagna) e pubblicato su Astrophysics. Stiamo parlando di un tempo che non riguarderà certamente noi e neanche i nostri lontanissimi discendenti. Non riguarderà, forse, neanche la razza umana, che sta facendo di tutto per "implodere" coi propri mezzi. Certamente, però, tra cinque miliardi di anni il nostro Sole (che è una stella, per cui in totale ha una "speranza di vita"di circa 13 miliardi di anni) inizierà a "morire". Nel nucleo non vi sarà più idrogeno, la cui fusione oggi produce energia e crescerà, divenendo centinaia di volte più grande di oggi. Soltanto se la Terra riuscirà ad agganciarsi alla forza di gravità di un gruppo di asteroidi (dicono gli scienziati del Sussex), potrà sfuggirli e sopravvivere, differentemente verrà fagocitata nell'ultima agonia solare. -"Vedremo soltanto una sfera di fuoco, più grande del sole, più vasta del mondo; nemmeno un grido risuonerà e solo il silenzio come un sudario si stenderà fra il cielo e la terra, per mille secoli almeno, ma noi non ci saremo, noi non ci saremo. " Diceva Francesco Guccini.

 
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truffatori e mail

Post n°728 pubblicato il 11 Agosto 2015 da mondodonna_2008
 
Foto di mondodonna_2008

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La lista dei truffatori su Subito.it aggiornata a Giugno 2015 Indirizzi mail, nomi e numeri di telefono…. Rube.victor.rube033@gmail.com marisabina11@gmail.com banksgbci002@gmail.com khalildavid02@gmail.com digani.louise2012@gmail.com vsmartine2014@gmail.com victor.rube032@gmail.com chlotte037@gmail.com duboi.rose300@gmail.com nadinesuald@gmail.com mariaromance888@gmail.com infoclaims001@yahoo.co.uk enquiries_rbs@mail2world.com papadonneemoi@gmail.com digani.louise07@gmail.com valentinsophiemartine@gmail.com charloagat3@gmail.com davyanges19960@gmail.com anges_davy150@outlook.fr francklachance00@gmail.com agnesdavy1973@outlook.fr: JeanLucBonno17@gmail.com marangondonatella1965@gmail.com Sattagiovanna12@gmail.com gaelle.tre1@gmail.com emanuele.corcell4@gmail.com boivin113justin@gmail.com sabinerose133@gmail.com sabine12rose@gmail.com sabinerose82@gmail.com cerchialoredana1987@gmail.com DACOURRY ANNA MARIE CLAUDE PETRIC DIGANI LOUISE VICTOR RUBE DOBOI ROSE SABINE GUTIERREZ PENA EDGAR RICHARD FILLON PASQUIER BRUNO GILLES DHAKAR SIHEME AGNES DAVY FIACRE OPIE MARILYNE HERVE JEANNE ALESSENDRA PORPORA SANCHEZ FLEURELLE MARC ALESSANDRE GOURAUD MARIE TREGUER GAELLE CLAUDE ANDRE DUPIRE EHRMANN THIERRY ROSE SABINE Khalil David Satta Giovanna Maria Assunta Yao Eric Suard Poirot Victor Rubé Schibuola Giulio Franck Chance Ange Daniel Rebecca Ruth Malicasafie Gianfranco Oertel Andriani Alessandro Gouraud Marie Fillon Richard Thiard Ryamond Paolo Massari Pagnon Michal Michon Jennifer Tissi Leon Sabine Rose Zellini Ricardo Bruno Pasquier Iffly Patrick Ruth Rebecca +22501236717 +44-702-409-2465 +44-703-849-0927 +44 70240 60190 +44 70240 35349 +44 70060 59616 +226 65 15 48 66 +225 41 52 49 21 +225 77 34 15 73 +225 41 52 47 41 + 225 54 21 09 67 +22555789236. +225 40894592 +22501181874 +225 55 69 42 35 +225 01 64 18 98 +225 01236717 Hai trovato qui un nome/indirizzo/numero di telefono cercato su Google? Sappi che è stato usato almeno una volta per provare a truffare qualcuno su siti come Subito.it, Kijiji, eBay & co.

 
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