Creato da mondodonna_2008 il 07/08/2008

Mondodonna

tutto quanto riguardi le donne

 

Seminario sul tema “Intelligence, legalità, segreto, prassi”.

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Salerno, Successo “specchiato” per l’ultimo Convegno organizzato dall’Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno:seminario sul tema “Intelligence, legalità, segreto, prassi” e presentazione del libro: “L’intelligence, oggi. L’attività di intelligence nell’ambito della sicurezza nazionale”, scritto dal giornalista Salvatore Pignataro. Prima del convegno la sala che fungeva da segreteria ha imposto un ritmo pressante al gentile addetto, Enzo Siano, il quale ha riempito elenchi interminabili dei nomi di quanti, interessati dall’argomento, si sono prenotati per il rilascio dei tre crediti formativi CNF (grazie ad ORDAVVSA) ai fini della formazione professionale continua: forze dell’ ordine, studenti della scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università di Salerno, avvocati. Gli argomenti erano inoltre coinvolgenti, i relatori prestigiosi per cui  nel  salone “Girolamo Bottiglieri”, della sede dell’Amministrazione provinciale, erano presenti circa duecento persone tra ospiti, autorità e quanti fossero  variamente coinvolti ed interessati. L’introduzione (e i saluti ed i ringraziamenti) del moderatore, avvocato Pasquale D’Aiuto del Foro di Salerno (Fondatore e Segretario Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno), ha posto in luce i patrocini: Provincia di Salerno, Ordine degli Avvocati di Salerno, Ordine degli Avvocati di Avellino e Centro per gli studi criminologici giuridici e sociologici. Quindi l’avvocato ha riportato i messaggi di auguri e i complimenti giunti per la manifestazione e per la presentazione del libro “L’Intelligence oggi. L’attività di intelligence nell’ambito della sicurezza nazionale ” scritto dal giornalista Salvatore Pignataro, tra i quali quello del vice presidente nazionale di ConfImprenditori Dott. Gerardo Santoli e dell`Assessore comunale alla Cultura del comune di Avellino prof. Bruno Gambardella.

Il via è stato dato dal Senatore dott. Giuseppe Esposito, già Componente Co.Pa.Si.R. – Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, che ha fofferto una interessante relazione con chiarimenti sulla legge 124 del 2007, ossia  quella della riforma dell’intelligence, laddove, come ha spiegato, l’Italia ha portato a compimento un forte e delicato cambiamento nel settore. Quali le spinte? Porre in campo la più forte capacità di coordinamento possibile tra le strutture di intelligence. Precedentemente alla legge 124, difatti, da una parte c’era il Sisde (servizio civile che dipendente gerarchicamente e funzionalmente dal ministero dell’Interno); dall’altra c’era il Sismi (servizio militare che dipendeva gerarchicamente e funzionalmente dal ministero della Difesa). Il luogo di coordinamento (Cesis), dipendeva invece dalla presidenza del Consiglio dei ministri. Partendo dai presupposti accennati, il dottor Esposito ha spiegato gli attuali ordinamenti resisi necessari anche dal fatto che le minacce cui oggi dobbiamo sottometterci chiedono di lavorare molto sulle capacità di prevenzione e rapidità d’azione.(difatti la forma di terrorismo attuale viene definita “a prevedibilità zero”). Successivamente all’interessante intervento ha preso la parola l’autore del libro dott. Salvatore Pignataro. Non stupisce che abbia realizzato la pubblicazione, essendo giornalista, referente per la provincia di Avellino dell’Associazione nazionale Esperti in Sicurezza Pubblica e Privata e specializzato in tecniche investigative avanzate.

A seguire ha relazionato lo studioso Prof. Giuseppe Acocella, Ordinario di Teoria generale del diritto presso l’Università di Napoli “Federico II”; Coordinatore dell’Osservatorio sulla Legalità presso l’Università “San Pio V” in Roma, su “Legalità globale. La crisi del diritto penale legato all’ordinamento giuridico degli stati sovrani.”

Il Dott. Raffaele Battista, Capo di Gabinetto presso la Questura di Salerno, Ideatore e Presidente dell’Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno, ha posto l’accento su “La tutela del segreto di stato nel processo penale.”

Problematica complessa, visto che la necessità di accertare la verità nel processo penale è di forte rilevanza in quanto il risultato ricade sulla libertà personale dell’imputato. Il dottor Battista ha illustrato l’accadimento complesso  nel momento in cui questa necessità viene ad incontrare il vincolo del segreto di Stato. La domanda che ci si pone è: fino a che punto è possibile, per il giudice, spingersi verso la conoscenza di quanto deve restare riservato, poiché connesso agli interessi fondamentali dello Stato?  In contrapposizione a questo quesito ha evidenziato l’altro: Fino a quanto è possibile sacrificare le esigenze di quanti sono coinvolti nel processo penale nei confronti dei bisogni di segretezza degli apparati governativi? L’argomento non poteva non coinvolgere il pubblico presente.

Molto vivace per l’esposizione, decisamente professorale quella del Prof. Carmelo Rizzo, il quale, essendo Docente di Diritto Penale presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali presso l’Università degli Studi di Salerno, ha trattato la questione: “l’Agente provocatore False flag, falsus emptor, infiltrato. Correttezza e liceità dell’attività d’osservazione, controllo e contenimento dei reato.” Parlando “a braccia”, ha individuato le principali linee che si attengono al termine di “agente provocatore”, ossia cosa si intenda per questo termine (l'attività condotta da parte di colui il quale, sotto copertura, abbia la premura di condurre una persona o un gruppo a compiere una condotta criminosa.), l’uso dell’espressione anglofona di “False flag” (con la quale si intende il comportamento di coloro i quali in determinati contesti, come quello militare si prodigano in attività di spionaggio o di intelligence che si può assimilare  allo scopo preminente di incoraggiare altri a commettere un reato, cercando di stimolarlo in tal senso.) esponendo quindi sul termine di infiltrato (colui il quale, al fine di scoprire la natura dell'organizzazione criminale in cui si insinua, si inserisce nella medesima e cerca di comprenderne e poi segnalarne la struttura associativa.), ma anche di  falsus emptor (colui il quale cerca di concludere contratti illeciti, ad esempio relativamente a sostanze stupefacenti).

Successivamente ad ogni intervento l’avvocato D’Aiuto ha espresso concetti relativi all’argomento testé trattato, sintetizzando ed evidenziandone i punti salienti, per poi presentare l’argomento ed il relatore successivo ed infine ha concluso con un suo breve intervento.

Per l’interesse sempre diversificato e cogente dei convegni organizzati dall’Associazione Giorgio Ambrosoli di Salerno, le sale che li ospitano sono sempre gremite dal pubblico in attesa di ascoltare relazioni sempre interessanti fornite da professionisti di primo piano che offrono la loro presenza da uomini di cultura e dediti al sociale.

Bianca Fasano.

 

 
 
 

libro “IL SEGRETO DEL CALICE D’ARGENTO”

Post n°746 pubblicato il 29 Marzo 2018 da mondodonna_2008
 
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Napoli. La scrittrice Bianca Fasano intervista Loredana Saetta autrice del libro “IL SEGRETO DEL CALICE D’ARGENTO” edito da CIESSE editori.

Nuovo lavoro letterario per la scrittrice Loredana Saetta, già nota al pubblico per il suo precedente libro per ragazzi “Astur, la spada della sorte” edito da Ciesse editori nel 2015. Loredana Saetta è nata a Napoli. Dopo gli studi classici si è laureata in Architettura all’Università Federico II di Napoli, svolgendo la libera professione di architetto. Lavora come docente in una scuola secondaria di secondo grado. Possiamo annotare che questo secondo romanzo, Il segreto del calice d’argento, edito sempre da Ciesse, prende l’avvio dal precedente, restando in ambito medioevale, chiediamo all’autrice: cosa cambia e cosa resta invariato? R): Il doppio registro non cambia, ancora una volta la vicenda si svolge parallelamente tra l’Europa e la Terrasanta. I protagonisti subiscono un naturale processo di maturazione dovuto al passare degli anni e da giovani e inesperti ragazzi si trasformano in uomini e donne che, con coraggio e determinazione, si battono per gli ideali in cui credono. Sono sempre attenta alle ricostruzioni storiche e ad un uso misurato della componente "fantasy" che non deve prevaricare in alcun modo sulla struttura narrativa ma solo inserire quel pizzico di suspense in più. A differenza del primo romanzo, gli avvenimenti principali si concentrano in Medioriente intrecciandosi alla storia del Graal e dei suoi misteri, un oggetto che nell’immaginario collettivo è visto da sempre come leggendario. Nel 1202, Robert De Boron lo inserì nel poema “Giuseppe D’Arimatea” fondendolo con il mito celtico del calderone, da allora in avanti la leggenda del Graal è stata legata indissolubilmente al calice di Cristo, divenendo un simbolo cristiano. In realtà il mito del Graal ha radici molto più arcaiche del Cristianesimo e nasce, appunto, dalla fusione di leggende presenti in antiche culture. Una differenza sta anche nel maggior rilievo dato al personaggio di Ferrand, che, in Astur, ha riscontrato le simpatie di molti lettori. È incredibile come a volte un personaggio nasca come secondario e strada facendo si imponga fino ad assumere un ruolo principale. A volte i personaggi diventano talmente reali da condurmi laddove non avrei mai immaginato di arrivare! D): A cosa è dovuta la scelta di scrivere un romanzo storico ambientato nell’undicesimo secolo? R): È importante guardare alla storia in una prospettiva più stimolante, andando al di là della mera e asettica relazione dei fatti; una storia che sappia coinvolgere e appassionare anche attraverso l’approfondimento delle relazioni personali e degli stati d’animo dei personaggi. Per la stesura di questo romanzo mi sono basata su alcuni testi di storia di fondamentale importanza scritti da autori contemporanei. In ogni caso per me è stata l’occasione per approfondire un periodo storico che mi ha sempre affascinato, in cui storia e leggenda si fondono. D): C'è un legame particolare tra lei e qualcuno dei personaggi storici presenti nel romanzo? Per descrivere i personaggi di fantasia si è riferito a qualcuno nella vita reale? o sono solo è frutto della sua immaginazione? In questo caso come ha costruito i discorsi ed i comportamenti di qualcuno che non è mai esistito? R): Robert Curthose con le sue altalenanti vicende personali, con i suoi trionfi e le sue umane sconfitte, mi ha fornito il primo spunto. È un personaggio storico controverso che mi ha subito affascinato. Alcuni studiosi lo descrivono come un debole, incline a farsi manovrare, poco abile nella conduzione degli affari e nella politica, altri lo raffigurano ponendo in risalto la generosità, il suo valore e la nobiltà d'animo, ma quasi mai si parla della cultura, notevole per quell'epoca, e dell'intelligenza. Non è un caso che riuscì a farsi amare da una delle donne più belle e acculturate della sua epoca, Sibilla d’Altavilla, figlia del conte di Conversano. Tuttavia, i suoi difetti non riescono a sminuire il fascino di un personaggio che a buon diritto è entrato nella leggenda e che deve la sua celebrità alla conquista di Gerusalemme. Raccontando le sue epiche imprese ho inteso rendere omaggio a un cavaliere che ai nobili natali aggiunse la nobiltà degli ideali e degli intenti. Per i personaggi di fantasia naturalmente ho attinto alla mia esperienza di vita anche se non c’è un preciso riferimento a persone che conosco. Per costruire i discorsi ed i comportamenti dei diversi personaggi in genere attingo all’immaginazione che per fortuna non mi manca. Cerco sempre di calarmi nella situazione che sto descrivendo per dare alle azioni e alle parole dei miei personaggi una certa veridicità e non cadere nella banalità di certi dialoghi un po' scontati. D): Quale dei personaggi le assomiglia di più? R): In un modo o in un altro mi assomigliano un po' tutti, c’è sempre qualcosa di me in ognuno di loro. Per esempio, Marta, la maga è una donna diretta e determinata, con un gran senso pratico e un pizzico di durezza che per certi versi mi appartiene. Muriel è uno dei personaggi che preferisco per lo spirito indomito e la forza d’animo con cui affronta le avversità e, a tratti, mi riconosco. D): I suoi lettori sarebbero certamente curiosi di chiederle in che situazione ama scrivere i suoi libri, se di notte di giorno, in una stanza particolare, in un momento particolare della sua giornata, o per esempio in viaggio… R): Il luogo non è determinante, ma di solito scrivo sempre nei soliti posti per il semplice fatto che sono abitudinaria. Quindi se non è il mio tavolino nel soggiorno (lo evito d’estate perché fa troppo caldo), magari è in cucina oppure se è bel tempo sistemo il computer fuori al balcone. Unica regola: cerco sempre di mettere nella scrittura qualcosa di me, scrivo quello che vorrei leggere, cercando di soddisfare il lettore che è in me! D): Cosa possiamo attenderci adesso? Sta già lavorando a qualcosa? R): Sto scrivendo il terzo ed ultimo romanzo della serie, poi naturalmente sceglierò un tema diverso, ambientato in un differente periodo storico. Il problema principale è il tempo! Scrivere porta via tanto tempo e, solo una passione autentica può farti arrivare in fondo. Occorre grande tenacia e determinazione, ma che soddisfazione, quando si arriva all’ultima pagina di un romanzo e si appone la parola “fine”! Grazie per la disponibilità e auguri per il nuovo romanzo! Bianca Fasano

 
 
 

Salerno. Venerdì 23 marzo 2018, dalle ore 15:30,

Foto di mondodonna_2008

Salerno. Venerdì 23 marzo 2018, dalle ore 15:30, in Salerno, Via Roma, Palazzo Sant’Agostino – sede della Provincia nel Salone di rappresentanza “Girolamo Bottiglieri”, l’Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno, con il patrocinio della Provincia di Salerno, dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, dell’Ordine degli Avvocati di Avellino e del Centro per gli studi criminologici giuridici e sociologici, presenterà al pubblico il seminario sul tema: “Intelligence,  legalità, segreto, prassi”, nel corso del quale sarà illustrato il libro, a cura di Salvatore Pignataro, L’intelligence, oggi. L’attività di intelligence nell’ambito della sicurezza nazionale”, (testo di “elevato valore scientifico” secondo il C.S.C., Centro per gli studi criminologici, giuridici e sociologici). Moderatore della serata sarà l’Avv. Pasquale D’Aiuto ( Foro di Salerno, Fondatore e Segretario Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno ).

Dopo i saluti del Dott. Pasquale Errico, Questore di Salerno, e dell’Avv. Americo Montera, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, l’argomento del convegno sarà introdotto dal Sen. Giuseppe Esposito,Vicepresidente Co.Pa.Si.R.( Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), prenderà poi la parola l’autore del testo,il dottor Salvatore Pignataro (giornalista e scrittore)

Aprirà le relazioni il  Prof. Giuseppe Acocella, (Ordinario di Teoria generale del diritto presso l’Università di Napoli “Federico II”; Coordinatore dell’Osservatorio sulla Legalità presso l’Università “San Pio V” in Roma) che tratterà il tema:  Legalità globale. La crisi del diritto penale legato all’ordinamento giuridico degli stati sovrani”. Seguirà l’intervento del Dott. Raffaele Battista (Capo di Gabinetto presso la Questura di Salerno, Ideatore e Presidente dell’Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno), che parlerà di: “La tutela del segreto di Stato nel processo penale.”

Facendo seguito, il Prof. Carmelo Rizzo, Docente di Diritto Penale presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università degli Studi di Salerno e il Prof. Avv. Andrea R. Castaldo, Ordinario di Diritto Penale presso l’Università degli Studi di Salerno, tratteranno il tema “Correttezza e liceità dell’attività d’osservazione, controllo e contenimento dei reati. Agente provocatore, infiltrato, false flag, falsus emptor”.

Si fa presente che il Convegno varrà come attività formativa accreditata dal CNF (grazie ad ORDAVVSA) ai fini della formazione professionale continua (n. 3 crediti). La registrazione dei partecipanti avverrà all’ingresso e si prevede la  firma in ingresso e in uscita. Per qualsiasi informazione: giorgioambrosolisalerno.wordpress.com; pasqualedaiuto@hotmail.com

Bianca Fasano.

 

 
 
 

Bruno Pezzella Adessità

Post n°744 pubblicato il 07 Marzo 2018 da mondodonna_2008
 
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Napoli. Venerdì 2 marzo alle ore 18.00 per il ciclo di conferenze "Assoli", presentato il libro di Bruno Pezzella “Adessità” (Cuzzolin Editore). Presso MOOKS Mondadori - Piazza Vanvitelli 10/a.

 

Appollaiati scomodamente o anche comodi come gatti abituati a farlo, fino a qualche tempo fa sperimentavamo il presente come William James, non sul filo di un coltello, ma su di un tetto a due spioventi da cui guardavamo il tempo in due direzioni. In letteratura abbiamo condiviso il “continuous present”, ossia “Il presente continuo” che Gertrude Stein aveva elaborato nella sua ultramodernista (al tempo, appunto), conferenza del 1926, Composition as Explanation”. In verità di “lotte con il tempo”, con i “Quadri sociali della memoria” di Halbwachs che litigava in parte con la teoria di “una memoria pura ed una memoria-abituale” di Bergson, tra la fine dell’ottocento ed il novecento ne abbiamo conosciute molte. In Italia, nel terzo millennio, a sconvolgere un po’ di più il nostro concetto di tempo, giunge oggi Bruno Pezzella, con il suo “Adessità” (Cuzzolin Editore). L’autore, con quel suo atteggiamento all’apparenza “distratto”, i capelli bianchi un po’ lunghi, lo sguardo che tocca gli eventi e le persone con un lampo momentaneo, subito conquistato da “altro” è un evidente “filosofo del nostro tempo”, che osserva e percepisce tutto ciò che gli è intorno, apparentemente come un qualsiasi cittadino del mondo attuale, ma poi lo assimila, lo metabolizza e lo restituisce modificato, ampliato, confrontato, sviscerato e pronto per essere usato come “cibo intellettuale” per quanti, piccioni ancora incapaci di nutrirsi da soli, ne vengono nutriti. Nessuna offesa per i lettori/piccioni, in quanto occorre rimarcare che “gli uomini di pensiero”, si comportano con le cose comuni dell’esistenza come fanno gli artisti con la pittura, i quali “vedono e trasmettono” una qualsiasi cosa della natura, magicamente trasformata dall’arte, tanto da far pensare al fruitore dell’opera: -“E’ quello stesso cielo che vedo al mattino? Quello stesso mare? Quello stesso fiore?”- o un qualsiasi stimolo visivo venga a contatto con lo sguardo nel consuetudinario svolgersi della vita, modificato dall’arte. Così, il filosofo, nato geneticamente programmato, pur vivendo gli stessi spazi/tempo degli astanti, ne nota, ne annota, ne subisce, verifica, modifica la natura e “vede altro”. Non è la prima volta che il nostro autore si cimenta con la filosofia o con la letteratura nei suoi molti lavori letterari (ricordiamo, uno per tutti, IL SAPERE TRA INCERTEZZA E CORAGGIO La conoscenza mobile -Prima Edizione: Marzo 2011. CUZZOLIN S.R.L. Stampa:ANDERSEN - Borgomanero (No), oppure, in senso più ampio,  vivendo di persona e costruendo per se stesso e per gli altri, “spazi di pensiero concreto”, nell’organizzare manifestazioni “che costringono” amici ( forse indifferenti a ciò), ed “élite di pensiero”, ad essere coinvolti. Intanto scrive. Si direbbe silenziosamente, quasi di nascosto, finché sorprende tutti con una nuova pubblicazione, neanche breve e concisa, invece di circa quattrocento pagine zeppe di pensiero e di logica. Quanti hanno il piacere di essere invitati (e presenti), alle presentazioni dei suoi lavori letterari si ritrovano a parlare di letteratura, di cultura, di vita, indotti felicemente a ritrovare spazi/tempo dimenticati (quasi), nei salotti. Non perché il parlare, lo straparlare, il blaterare, il concettualizzare l’ennesima incredibile verità, nel mondo di oggi sia cosa finita. Anzi! Di “salotti” televisivi, laddove donne sempre giovani, sedute sugli scalini con l’aria da adolescente accolgono giovani parlanti, oppure salotti dove il “padrone di casa” freudianamente si stropiccia le mani felice di fare sì che i suoi “ospiti” fingano di litigare tra di loro, uniti dallo stesso destino della ricerca del potere, o di finte piazze con tavolini e “vite in diretta” di tanti tipi, ve ne sono ad iosa. Ma “il pensiero dov’è?”. Si direbbe al macero. Vien fatto di pensare, però, che da quel macero di pensiero vi sia chi riesce a cogliere significati reconditi e trasformare la realtà, come l’artista pittore, restituendo poi una filosofia dell’attuale, di quello che Bruno Pezzella vede come “Il tempo della provvisorietà e del transito”, oggi edito da Cuzzolin, editore intelligente, presente alle presentazioni (perdonate il gioco di parole) e capace di dialogare con gli astanti in modo attivo, come ci si aspetterebbe da un editore e come non sempre avviene.                                                                                                               Bruno Pezzella non guarda alla fine dell’800, invece, con un lavoro flessibile, leggibile e colloquiale, (l’interlocutore muto di Derrida diviene parlante), si rivolge alla teoria dell’Immediatism (immediatismo) “detta anche dell’adessità (qualcuno la chiama il “Grande Adesso”) del guru cibernetico americano Hakim Bey e di David Gelernter, professore a Yale che lì insegna la scienza dei Computer. “ Con un orecchio e lo sguardo all’apparenza distrattamente coinvolto dall’oggi che scorre sui canali radiotelevisivi e negli scritti dei giornali on line, riflette (ed offre al lettore le sue riflessioni), sulla “adessità”, divenuta, a pensiero di alcuni pensatori, “l’unica dimensione che ci è rimasta del tempo”. Non vi sarebbe dunque che “la necessità di vivere sempre in tempo reale, scansando ogni possibile approfondimento e riflessione, rifiutando lo stallo e l’impasse.” Ma è davvero così? Non lo si può più credere visto che da questo “carpe diem in versione terzo millennio”, che ci invischia, o almeno tenta di farlo, globalizzando il pensiero in una serie ininterrotta di “nulla”, influenzando e modificando (vedi face book), il senso di molte parole, tra cui “amore, amicizia, libertà, intelligenza, bellezza, etica, paura, estasi”, Bruno Pezzella ha tratto un lavoro di 400 pagine destinate a mostrare il contrario, ossia dimostrando che chi vuole pensare, può farlo, anche nell’adessità. Bianca Fasano.

Note: letture Angelo Trifari, Coordinamento Antonio Filippetti, Interventi: Ernesto Paolozzi, Maurizio Cuzzolin, fotografie Giuseppe Moggia.

 

 

 
 
 

libro di Charles Krevigoskji “Certe donne ancora con le calze”. Copertina di Bianca Fasano.

Foto di mondodonna_2008

 

Possiamo considerarlo un felice connubio tra grafica e letteratura, il libro pubblicato da “Prospettivaeditrice Lettere 305”  del misterioso autore Charles Krevigoskji “Certe donne ancora con le calze”. Con copertina dell’artista Bianca Fasano, conosciuta sia per l’arte pittorica che per il suo trentennale lavoro di giornalista e scrittrice.

Ma chi è Charles Krevigoskji ?  Uno scrittore che ricorda Henry Charles "Hank" Bukowski Jr., il quale usava a sua volta uno pseudonimo, quello di Henry Chinaski. Dissacratore e ironico poeta e scrittore statunitense di origine Russa.

L’autore del lavoro letterario di cui parliamo si dice “esule”, attribuendosi questo aggettivo in quanto afferma di essere “proprio solo contro tutti”. Operaio scrittore, si presenta quale “oriundo da un paese sconosciuto”,  e aggiunge di ricordare poco della sua vita già trascorsa, convinto che “forse sia meglio così.”

Di lui, quindi, non forniamo altre notizie se non che ha già pubblicato “L’enorme uccello rosso. Bukowski in Italia”, Editore: Noubs, Collana: Babele, nel febbraio 2015. Trama del libro: “Racconti irriverenti, che richiamano quelli di Charles Bukowski, in cui il protagonista, uno scrittore apatico e sessualmente insaziabile, guarda con spietata lucidità la società umana e ne scolpisce la profonda ipocrisia, l'avidità, la mancanza di voglia di vivere. Con umorismo e sarcastico spirito di denuncia narrando le gesta epiche e grottesche e le performance sessuali di un gruppo di amici con il pallino dell'arte e la sbronza facile. La prefazione è dell'attore e umorista e pittore Remo Remotti.”Ero uscito dal lager del posto di lavoro con la mia tuta sporca da operaiaccio quando vidi di fronte a me, sospeso nel cielo, stagliarsi, come per magia, un grande uccello  rosso con una testa enorme. Lo so, lo so a cosa state pensando, da me ve lo sareste aspettato. Ma vi dico subito che non era un cazzo gigante che svolazzava su per il cielo come un pallone aerostatico. (…)”-  Oltre ad alcune raccolte di poesie in cui l’autore sembra esprimersi in modo più romantico:-

“SARAI CON ME /Sarai con me,a seguirmi/ come il fiume nella/ forma del greto./Verrai con me,tu argilla/che scivoli nella forma/di tutte le cose da/farsi nei tanti giorni/delle nostre vite insieme.”-

L’attuale lavoro letterario, che si avvale, come abbiamo precisato in incipit, della grafica di Bianca Fasano, sembra essere il diario di uno scrittore: -“Erano giornate di noia. Rimanevo ore a guardare fuori il tempo grigio , malato, sventrato dalle nuvole nere, oppure giravo per casa senza sapere che cosa fare eppure avevo una montagna di carte da scrivere o da trascrivere. Migliaia di libri comprati e ancora da leggere. Avevo dato un po’ di mesi prima, un mio manoscritto a John perché lo desse ad una sua amica di cui mi aveva parlato per farlo editare.(…)”-

 Tratta delle mille facce che può avere l’amore, nella fattispecie quella di uno scrittore squattrinato e piuttosto dedito al bere, che si ritrova all'improvviso innamorato di una donna all'antica che veste ancora le calze della nonna. “Tra mille grottesche e divertenti avventure, a tratti anche romantiche, con l'improvviso e insperato successo,quando lei si è finalmente innamorata di lui, prende la via della fuga!”

Non possiamo che essere curiosi di leggere questo testo letterario che esce fuori dalle solite metodiche narranti amori “finiti bene”, o vissuti romanticamente con il favolistico “… e vissero tutti felici e contenti”, giacché a quanto sembra il protagonista della nostra storia preferisce scolarsi una bottiglia di Wodka in solitaria, alla possibilità della monotona “vita coniugale” con una donna all’antica che porta ancora le calze di lana. Angelo Buonarroti.

 

 
 
 
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