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Messaggi del 08/03/2017

 

BASTA TACCHI ALTI AL LAVORO, PETIZIONE FIRMATA DA 150MILA CITTADINI

Post n°9039 pubblicato il 08 Marzo 2017 da psicologiaforense

È approdata in commissione ai Comuni la petizione - promossa da Nicola Thorp, la receptionist divenuta simbolo di protesta poichè licenziata per essersi presentata al lavoro in scarpe basse - contro il “dress code” tuttora imposto alla donne in molte aziende del Regno Unito. L’iniziativa, firmata da 150.000 cittadini, è stata discussa a fondo in vista della definizione di ulteriori proposte normative, con nuove sanzioni, per contrastare pratiche considerate «sessiste».

E durante il dibattito sono risuonate di nuovo critiche e accuse nei confronti dei datori di lavoro responsabili di simili comportamenti: già denunciati il 25 gennaio scorso da deputati e deputate del comitato Pari Opportunità di Westminster (il Women and Equalities Committee) come «illegali» sulla base dell’Equality Act, in vigore in Gran Bretagna dal 2010. Il caso di Nicola Thorp - messa alla porta prima del ricorso da PricewaterhouseCoopers (Pwc), una delle più grandi società di revisione al mondo, solo per essersi ribellata all’obbligo dei tacchi alti in ufficio - non pare del resto isolato: come è stato constatato durante la discussione odierna.

«Ciò che abbiamo scoperto ci ha sconcertato», ha detto la laburista Helen Jones, presidente della commissione Petizioni alla Camera dei Comuni: «vi sono comportamenti che, direi, appartengono più agli anni ‘50, forse al 1850, che non al XXI secolo». Jones ha parlato di condizioni ai limiti dello «sfruttamento», anche estetico, specie per le giovani donne neoassunte con contratti di lavoro «precari».

E quindi disposte ad accettare imposizioni scomode, quando non sessiste, in materia di vestiario e di immagine. Esemplificando, Jones ha parlato di donne costrette a presentarsi al lavoro «truccate» di tutto punto o di assistenti volo indotte a usare lo stesso tono di rossetto. E persino d’una lavoratrice spinta a «farsi bionda».

Senza contare i casi di commesse “invitate” a sbottonarsi un po’ la camicetta «per attirare clienti maschi» nel periodo dello shopping natalizio. L’unica soluzione, hanno concordato gli intervenuti, è appesantire le sanzioni pecuniarie. Per colpire nel portafogli chi discrimina le dipendenti o manca loro di rispetto.

 
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