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Post N° 64

Post n°64 pubblicato il 16 Gennaio 2006 da grechu
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DECALOGO PER EVO

Qualche ora dopo il trionfo di Evo Morales, la Segretaria di Stato Condoleezza Rice ha dichiarato che si aspetta che il nuovo mandatario “governi democraticamente”. Allo stesso modo, il portavoce della Casa Bianca ha segnalato che le relazioni tra Stati Uniti e Bolivia saranno basate sul compromesso di Morales con “la democrazia ed i principi a cui diamo valore in questo emisfero”. L’autore di questo articolo ha avuto accesso al memorandum che la Casa Bianca ha inviato al neo-eletto presidente boliviano, contenente le raccomandazioni necessarie per instaurare in Bolivia una democrazia in stile nordamericano.

1. “Riformi il regime elettorale.” Nella democrazia nordamericana non è necessario ottenere la maggioranza del voto popolare per venire eletto presidente. Al Gore sconfisse George W nel 2000, ma questi arrivò comunque alla Casa Bianca. Ci sono meccanismi democratici, sommamente perfezionati negli Stati Uniti, che garantiscono la riuscita di questo miracolo politico: chi perde, vince.

2. “La faccia finita col voto obbligatorio.” Faccia sì che solamente i più ricchi partecipino al voto. Per questo disponga che le elezioni abbiano luogo in giorni lavorativi ed in orario di lavoro, come facciamo noi: il primo martedì di novembre, ogni due anni. In questo modo solo i migliori ed i più responsabili prenderanno parte ai comizi. Disponiamo di mezzi tecnologici per evitare che i disoccupati possano avere la cattiva idea di volere votare.

3. “Promuova il finanziamento privato ai partiti politici.” In questo modo le forze del mercato potranno darle le risorse necessarie per comprare voti, politici, esperti di sondaggi, “comunicatori sociali” e tutto quello di cui avrà bisogno per vincere un’elezione. Non si preoccupi se le grandi imprese offrono denaro anche al suo avversario, o se qualcuno le dice che la politica si riduce ad un semplice gioco dove due milionari competono per vedere chi comanda. Se lei governa bene, diventerà lei stesso un milionario, com’è successo a molti presidenti democratici dell’America Latina.

4. “Modifichi la composizione della Corte Suprema.” Se George W. ha potuto vincere nel 2000, pur avendo perso, è stato perché due Corti Supreme, quella della Florida e quella Federale, convalidarono la manovra che permise di correggere l’errore dell’elettorato. Quella della Florida fu “riformattata” dal fratello Jeb, e quella di Washington da papà George. Quindi, se vuole essere democratico, faccia si che suo padre e suo fratello designino una Corte Suprema composta da amici incondizionati; nel caso che loro non possano, lo faccia per suo conto.

5. “Vigili la marmaglia.” Non si fidi della cittadinanza. Tenga sempre alto il livello di controllo sui libri che leggono, le biblioteche che frequentano, gli amici con cui si scambiano visite, le organizzazioni in cui militano, i manifesti che sottoscrivono. Che i suoi servizi segreti ascoltino e registrino le loro conversazioni telefoniche ed archivino la loro corrispondenza. Si dimentichi delle procedure giudiziarie e delle leggi, che sono solite proteggere i terroristi. Qua lo facciamo regolarmente e con risultati magnifici.

6. “Nessuna concessione agli oppositori.” Li qualifichi come “antiboliviani”, narcoterroristi o traditori. Con i più recalcitranti, faccia come noi e li spedisca segretamente in centri clandestini d’interrogatori in paesi terzi, difensori incondizionati della democrazia e della libertà-, dove la tortura è legale. In questo modo si scoraggiano i loro complici e si ottengono valide informazioni per difendere la democrazia, la libertà ed i diritti umani.

7. “Censuri la stampa.” E si assicuri che diffonda solamente informazioni ufficiali. Guardi cosa stiamo facendo in Iraq ed in Afghanistan: i grandi mezzi grafici ed elettronici di questo paese pubblicano solo quello che vogliono Don (Rumsfeld) e Dick (Cheney). In quasi tre anni di guerra, il pubblico non ha visto una sola goccia di sangue, un morto od un mutilato. Si dimentichi della Società Interamericana di Stampa o dei “Reporter senza Frontiere”. Questi sono nostri e li teniamo per attaccare Cuba ed il Venezuela.

8. “Dimentichi i diritti umani.” Questo è solo un trucco per osteggiare i rossi, che non sono persone, ma nemici della civilizzazione, che devono essere combattuti senza quartiere. Impari da quello che facciamo a Guantanamo o ad Abu Ghraib: né prigionieri di guerra, né detenuti, né processati. Non si faccia intimidire dal grido degli organismi per i diritti umani. Se non ha possibilità in Bolivia, possiamo affittarle un capannone a Guantanamo. Ricordi che i nostri terroristi li proteggiamo e li chiamiamo “combattenti per la libertà”.

9. “Governi con i mercati.” Non si lasci ingannare dai comunisti, che mal influenzarono

Lincoln. Questi non ha mai detto che la democrazia era “il governo del popolo, dal popolo e per il popolo”. La traduzione corretta è “governo dei mercati, dai mercati e per i mercati”. Ricordi che la grandezza e la prosperità di tutti i boliviani verrà garantita solamente dal gioco libero dei mercati. Chiaramente non tutti dovranno sedersi al tavolo del Signore: ci sono sempre stati reprobi ed eletti. Noi abbiamo 40 milioni di poveri per colpa del Partito Democratico, che intorpidirono la “selezione naturale” dei mercati. Non provi a governare contro i venti della globalizzazione. Il FMI, la BM e la BID [Banca interamericana di Sviluppo] vi aiuteranno, come già hanno fatto con l’ Argentina.

10. “Semini la democrazia.” Impari da noi. Se vede che qualche vicino promuove politiche che potrebbero danneggiare la sicurezza nazionale boliviana, non rimanga con le braccia incrociate. Mandi i suoi agenti ad organizzare, finanziare e togliere le catene all’opposizione, che in questi paesi dominati dalla sinistra è solitamente più debole ed impotente: accusi ilgoverno di far parte dell’asse del male, blocchi la sua economia, promuova sabotaggi ed attentati terroristici, impedisca che i boliviani visitino questo paese, lo denunci per connivenza con Saddam, Bin Laden ed i narcos, e disegni una proposta di “cambio di regime” per liberare il paese dai suoi oppressori. Non si preoccupi dell’immagine internazionale: Vargas Llosa ed i “perfetti cretini latinoamericani” metteranno rapidamente le loro penne al servizio della suacausa, per questo li paghiamo.

Dal giornale PAGINA12(argentina)

 
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