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Creato da principessa_cali il 26/04/2005
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I miei occhi cambiano colore al variare del tempo…
spesso riflettono il colore del cielo…
verde… azzurro… grigio… con strane venature gialle, quasi dorate.

Le mie mani sono lunghe con le dita affusolate…
la pelle dei polpastrelli della stessa consistenza delle labbra
possono sentire e parlare con un lieve tocco…

Non sento con le orecchie come tutte le creature…
ma ho un qualcosa di nascosto al centro del mio petto
che ad ogni suono udibile o non udibile sussulta e vibra…

Non ho pelle ne protezione alcuna…
ogni emozione mi investe e mi attraversa
in un vortice che sconquassa e devasta… come un fiume in piena.

Le note del mio spartito si staccano dal foglio
mi entrano dentro passando da ogni poro… dalle orecchie, dai buchi del naso…
per poi uscire sottoforma di un filo di fiato dalle labbra socchiuse.

Il resto non ha nome…

…è tutto ciò che ho…

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Ultimi commenti

Sono parole bellissime, che ti scrutano dentro e ti...
Inviato da: spaceball2
il 15/10/2009 alle 09:22
 
musica di un sorriso!
Inviato da: red.sea
il 25/05/2009 alle 17:02
 
Non sono niente più che un "mezzo"... vi ho solo...
Inviato da: principessa_cali
il 19/05/2009 alle 11:30
 
Come la tua creatura...chissà dove pensavi che sarebbe...
Inviato da: red.sea
il 19/05/2009 alle 10:50
 
grazie di cuore!!! :o)
Inviato da: principessa_cali
il 15/05/2009 alle 15:19
 
 

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Post N° 417

Post n°417 pubblicato il 30 Ottobre 2008 da principessa_cali

La finestra dell’ufficio ha le inferriate scure, mi sembra di essere chiusa nella gabbia di un canarino.
Il pezzetto di mondo che vedo è così piccolo… una fettina di marciapiede, la gente che passa fa al massimo tre passi; due alberi, uno da questo lato della strada ed uno dall’altra, il primo nasconde parte del secondo; tre macchine parcheggiate, mai le stesse, e le ombre colorate di tutte le altre che sfrecciano veloci.
Ora alla radio Elisa canta, col sottofondo pungente dei clacson che urlano senza rispetto e le foglie gialle che ondeggiano, incuranti della musica che risuona qui dentro, e che fatico a credere non si senta anche fuori…

Come ogni mattina anche oggi, venendo in centro sull’autobus mi sono immersa nelle pagine del libro che sto leggendo… ma questa volta ci sono rimasta intrappolata.
Da quando ho consegnato la tesi, mangio libri come fossero biscotti, presa da una strana smania di leggere… e leggere… e leggere ancora! Ho bisogno di storie e racconti, per tre anni non ho fatto che leggere libri di testo, saggi, casi clinici…  ora voglio solo storie.

Percorro il breve tratto da casa alla fermata in silenzio, con una sorta di urgenza; non vedo l’ora di parcheggiare la macchina, avvicinarmi con passo veloce al 21 e prima ancora che l’autista accenda il motore sedermi sempre nello stesso posto, posare la borsa sulle gambe ed aprire quel libro. Ho un tempismo perfetto, sia all’andata che al ritorno riesco ad arrivare a destinazione giusta giusta per la fine di un capitolo, così non devo lasciare nulla sospeso, cosa che proprio non sopporto.

Risulterò sicuramente asociale, non vedo chi scende, non vedo chi sale, non mi infastidisce neppure la borsa il chiacchiericcio costante, vengo letteralmente risucchiata.
E soprattutto il mattino, all’andata, smettere di leggere e venire catapultata all’interno di questo ufficio, è strano, destabilizzante. Oggi lo è stato anche il semplice gesto di riporre il libro nella borsa, il suonare il campanello, scendere all’apertura delle porte centrali e camminare fino all’ufficio, schivando le foglie che il vento gelido faceva cadere.


E oggi sono rimasta con la testa ma anche con il cuore e l’anima appiccicata a quella storia, intrappolata fra le pagine e la punteggiatura, con negli occhi le immagini dei personaggi, dei luoghi in cui vivono delle sensazioni che provano, e che avverto come fossero le mie.
Per brevi attimi rubo la loro vita, la loro storia, il loro amore… solitamente torno con un balzo nella mia vita, nella mia storia, nel mio amore… ma oggi no! Oggi mi sento meglio nei loro panni…

 
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