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Creato da Tatianna il 19/04/2006

Cenerentolasiribella

Tania Nienkötter Rocha - rochatania@libero.it

 

 

Chiudo il Blog

Post n°3225 pubblicato il 16 Maggio 2010 da Tatianna

Ringrazio a tutti...

le visite...

le parole dolce...

tutti questi anni .....

Grazie....

Tania

 
 
 

"Il disprezzo per le donne incoraggia le violenze"

Post n°3223 pubblicato il 16 Aprile 2010 da Tatianna
 

Ponete un argine al disprezzo della dignità femminile. L’appello contro l’utilizzo della donna come oggetto di richiamo sessuale il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, lo aveva già lanciato. Inascoltato. Ieri lo ha trasformato in un monito severo: «Questo stile di comunicazione nei media, nelle pubblicità, nel dibattito pubblico può offrire un contesto favorevole dove attecchiscono molestie sessuali, verbali e fisiche, se non veri e propri atti di violenza anche da parte di giovanissimi». Un richiamo accolto con un coro di soddisfazione tra le donne, che ha registrato lodi anche nel mondo della pubblicità. Nel messaggio, inviato ieri al convegno organizzato dal comitato per le Pari Opportunità dal titolo «Donne e tv nei media: un nuovo corso per l’immagine femminile» – il presidente Napolitano striglia pubblicità, mass media e personaggi pubblici: «È evidente che la comunicazione di un’immagine della donna che risponda a funzioni ornamentali o che venga offerta come bene di consumo offende profondamente la dignità delle donne italiane». Ma il capo dello Stato scuote anche le donne, incoraggiandole ad «esigere» rispetto. «Non intendo entrare nel merito degli strumenti pratici proposti, ma è certamente importante che si ponga un argine a questo dilagare della tendenza alla sottovalutazione o all’aperto disprezzo della dignità femminile», sottolinea Napolitano. E punta il dito sulla necessità di educare «fin dall’infanzia i giovani al rispetto delle donne, le ragazze a pretenderlo e ancor di più i ragazzi a esprimerlo». Un rispetto, precisa il capo dello Stato, «che le donne devono esigere in ogni ambito: nella famiglia, nella scuola, sul luogo di lavoro, in politica».

Fonte: VIRGINIA PICCOLILLO PER IL CORRIERE DELLA SERA

 
 
 

Afghanistan: chi fermerà la violenza contro le donne?

Post n°3222 pubblicato il 14 Aprile 2010 da Tatianna
 

Dopo due anni vissuti a Kabul, ho deciso di tornare a Mazar-i-Sharif. Erano cambiate molte cose, ma ancora di più lo ero io. Non vedevo più il mondo come una bambina. Ho rivisto Fatem,a la mia compagna di giochi. Nei miei ricordi, era sempre così viva e allegra. Ma adesso era sempre triste. E la mia gioia nel rivedere un’amica dell'infanzia si è trasformata in tristezza. Fatema viveva felice, non sposata, con la famiglia, ma aveva superato i venticinque anni. Prima di quell’età la maggior parte delle donne afghane sono già sposate. La madre aveva combinato i matrimoni dei due fratelli e delle due sorelle. E poi aveva deciso di prendersi cura di Fatema. Così la diede in sposa a un vedovo abbastanza anziano da essere suo padre. Così facendo, distrusse il sogno di Fatema di studiare e sposare qualcuno di cui fosse innamorata. «Hanno distrutto il mio futuro per via della mia età,» mi ha raccontato Fatema. «Pensavano che facendomi sposare un uomo ricco, questi mi avrebbe reso felice e mi avrebbe dato tutto quel che volevo. Ma si sbagliavano. La mia felicità non dipendeva dai soldi.» Soffro nel vedere la mia amica in questo stato e non poter far niente per aiutarla perchè sono una donna. Sono preoccupata per le donne dell’Afghanistan. Giorno dopo giorno, la violenza contro di noi aumenta. Siamo vittime della nostra cultura. Io posso condividere qui la vicenda di Fatema, ma ci sono altre donne e ragazze che non possono raccontare le loro storie perché hanno paura. Fino a quando le donne dovranno soffrire ed essere vittime della tortura? Fino a quando dovranno nascondere le loro lacrime di dolore? Fino a quando verranno date in matrimonio in cambio di denaro? È giusto che non abbiamo voce nel decidere il nostro futuro? Speravamo che un nuovo governo potesse cambiare la situazione in Afghanistan, ma è rimasto tutto come prima. Le donne vivono ancora in gabbie come schiavi. Devo raccontare il dolore della nostra gente e il dolore delle nostre donne. Ma è possibile spiegarlo a parole? Dopo aver lasciato la casa di Fatema, ho visto una bambina che cercava di pulire un'automobile. La gente per strada rideva di lei. Ho pensato: perché questa bambina si trova per strada? Perchè invece non va a scuola? Come posso farla uscire da quel vicolo cieco? So che da sola non posso far nulla, ma come popolo dobbiamo iniziare da capo. Non dobbiamo permettere che nessuna ragazza sia vittima della sua famiglia. Dobbiamo dare alle donne il coraggio di far sentire le proprie voci e affermare il proprio valore. Non dobbiamo ignorare le donne quando parlano dei loro diritti. Chi fermerà questi crimini contro le donne? Chi ascolterà le nostre voci? Chi ci prenderà per mano per condurci fuori da una via senz'uscita? Chi potrà capire il significato delle nostre lacrime? Chi porterà pace alle ragazze che stanno mendicando in strada? Per tutte queste domande, ho una sola risposta. Il nostro Paese è uno dei più poveri al mondo perchè le donne vivono come schiave e non hanno parte attiva nella società. In quanto popolo ci siamo dimenticati di considerarci l'un l'altro come essere umani. Siamo tutti uguali. Le nostre mani insieme possono distruggere o costruire la nostra nazione. Se non ci proviamo noi, non ci sarà  nessuno ad aiutarci.

Fonte: La Stampa - DI SHOGOFA, TRADOTTO DA ELENA INTRA

 
 
 

Letteralmente Femminista, il libro di Monica Lanfranco

Post n°3221 pubblicato il 14 Aprile 2010 da Tatianna
 

Si chiama "Letteralmente femminista" ed è il nuovo libro di Monica Lanfranco, giornalista e formatrice, conosciuta ad Alessandria anche per aver tenuto il corso di formazione "Femmine si nasce, donne si diventa" promosso dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Alessandria. Domani 15 Aprile l'autrice sarà presente a palazzo Ghilini nella Sala del Consiglio Provinciale per presentare il suo testo e tenere anche l'evento conclusivo dell'importante corso che ha visto l'adesione di più di cento donne, di ogni età e dal vissuto più svariato. Un corso emozionante che ha anticipato già in parte le tematiche del libro ovvero il perché sia ancora necessario oggi dirsi femminista, perché sia necessario il movimento delle donne e in cosa, forse, ha sbagliato la precedente generazione di femministe nel trasmettere i valori alle più giovani. All'evento potrà partecipare chiunque sia interessato a queste tematiche e saranno presenti Vittoria Gallo Presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Alessandria, e Maria Grazie Morando Assessore alle Pari Opportunità sempre per la Provincia di Alessandria.

Fonte: Giornal.it

 
 
 

Emergenza Emergency‎

Post n°3220 pubblicato il 12 Aprile 2010 da Tatianna
 

L’arresto del personale di Emergency in Afghanistan – ottenuto con il passepartout della guerra al terrorismo – elimina ancora un altro ostacolo al grande bagno di sangue nel vicino e medio oriente. I servizi segreti di varie latitudini aumentano la pressione sulle voci che discordano dallo schema voluto da Bush e continuato da Obama. In questo schema il peso dell’intelligence nella macchina investigativa è enorme, e sempre pronto a servire e integrarsi nella macchina bellica degli occupanti. L’attività investigativa è profondamente manipolata. È notizia di questi giorni che centinaia di prigionieri di Guantanamo erano innocenti, che l’intelligence lo sapeva, i vertici dell’amministrazione USA lo sapevano, eppure non facevano niente di niente per portarli via dal gulag caraibico: le piste false non dovevano essere smontate, pena il crollo di tutta l’impalcatura ideologica della guerra, che aveva bisogno di rappresentare i corpi di interi eserciti di terroristi. Oppositori, insorgenti, e perfino persone ignare, ricevevano l’indelebile marchio del “terrorista”, il ceffo demoniaco da combattere in condizioni eccezionali: con nuove leggi, con un nuovo apparato giuridico che rigettava unilateralmente persino il diritto di guerra tradizionale. Fondamentale in tutto ciò è stata un’opera di intossicazione dei media. Apparati dotati di enormi mezzi hanno inserito nel circuito dell’informazione una grande mole di notizie false. Oggi le vittime dirette sono gli operatori dell’organizzazione fondata da Gino Strada. Anni di impegno concreto di Emergency per salvare vite umane e testimoniare il fallimento della guerra rischiano di essere devastati da questa ampia operazione in cui ogni notizia di fonte ufficiale è pateticamente sospetta. La regia dell’operazione ha provato persino a negare il coinvolgimento delle forze della NATO, ma i video l’hanno smentita in poche ore. La presenza diretta delle forze occupanti consente ogni inquinamento, ogni falsa traccia, ogni ritrovamento fasullo d’armi in stile G8 di Genova. E ora, i media ripetono pappagallescamente l’imbeccata del giornale di Murdoch «Sunday Times» sugli italiani che «hanno confessato». Notizia ricavata da «fonti ufficiali afghane», ossia dai funzionari di uno Stato fallito al servizio degli invasori. Lo stesso tipo di funzionari che aveva tenuto in prigione per mesi Ramatullah Anefi, il mediatore della liberazione di Daniele Mastrogiacomo, con la falsa accusa di essere il mandante del sequestro e di averlo incontrato diverse volte durante la sua prigionia. Non fatevi distrarre da Frattini, Gasparri, e qualche giornalista leccapiedi. Possiamo esporci nella previsione più sensata che si possa fare: la notizia della “confessione” potrà ridursi al massimo al fatto che gli operatori avranno ammesso di conoscere esponenti dei combattenti taliban, cioè una cosa normalissima per chi voglia attivare un’azione di soccorso medico sul territorio in modo non schierato, quel che Emergency pratica fin dall’inizio. È scandaloso vedere però che l’imprinting mediatico sulle prime pagine è quello dell’«hanno confessato». Facce di italiani puliti e coraggiosi vengono così lordate vergognosamente da ipotesi complottistiche inverosimili, timbrate da cancellerie paranoiche. Il ministro Frattini fa la sua parte per intimidire Strada con un «qui non si parla di politica» da ufficetto anni trenta. Bisogna invece con forza parlare di politica e denunciare ORA le stragi e i massacri, a questo punto chiaramente pianificati, che ci saranno DOMANI. Perché, o uno crede a Frattini, che ha steso tappeti rossi davanti ai bugiardi che hanno massacrato Iraq e Afghanistan, oppure crede a Gino Strada, che ha denunciato le bugie di guerra nelle strutture che ora Frattini manda allo sbaraglio, mentre cuciva come poteva il 40% delle vittime di quelle bugie: i bambini. Il 5 per mille a Emergency è una prima risposta forte che tutti possiamo dare proprio in queste settimane.

Fonte: Antimafiaduemila

 
 
 

Congo, i massacri nascosti dei ribelli della Lra‎

Post n°3219 pubblicato il 12 Aprile 2010 da Tatianna
 
Tag: Africa

Nella zona di el Makombo, regione nord orientale della Repubblica Democratica del Congo, i ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord's Resistance Army - LRA) avrebbero commesso l’ennesima mattanza, uccidendo 321 civili e portando a termine il rapimento di almeno 250 congolesi, 80 dei quali bambini. A dirlo è Human Right Watch (HRW), che in un report pubblicato alla fine di marzo, parla di quattro giorni di violenza verificatisi tra il 14 e il 17 dicembre dello scorso anno, una follia omicida di cui non si era avuta ancora notizia. La strage, una delle più sanguinose tra quelle commesse dall’LRA nei suoi 23 anni di storia, dimostra come le popolazioni che abitano la vasta regione di confine a cavallo tra l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo vivano ancora sotto la costante minaccia di una delle più sanguinarie organizzazione paramilitari dei nostri tempi. Questo nonostante le dichiarazioni delle autorità di Kampala che negli ultimi tre anni hanno più volte annunciato la sconfitta politica e militare di Joseph Kony, leader ed ideologo di un movimento noto soprattutto per l’efferata violenza  con la quale, da quasi un quarto di secolo, porta avanti  una delle più brutali guerre civili che l’Africa abbia fino ad ora conosciuto, un conflitto impastato di misticismo e fondamentalismo cristiano che ha già causato migliaia di vittime. Intitolato “Trail of Death: LRA Atrocities in Northeastern Congo”, il report pubblicato da HRW è senza dubbio il primo documento che descrive in modo dettagliato le atrocità perpetrate dall’LRA tra il 2009 e i primi mesi del 2010;  67 pagine nelle quali vengono raccontati i fatti accaduti in almeno dieci villaggi della provincia nord orientale di Haut-Uélé, con atti di violenza  di ogni genere, omicidi, torture, sevizie, stupri e rapimenti. Tra le 321 vittime si conterebbero numerosi adulti di sesso maschile, legati e poi trucidati a colpi di machete o a bastonate, 13 donne e 23 bambini, il più giovane dei quali, di appena tre anni, sarebbe stato dato alle fiamme. Massacrati anche coloro che hanno tentato la fuga e chi, fatto prigioniero, avrebbero rallentato la ritirata dei guerriglieri. Le testimonianze raccolte da HRW parlano di brutalità indescrivibili e di corpi ritrovati lungo la strada che dalle zone interne del Makombo porta alla piccola città di Tapili, circa 100 chilometri più a sud. Tra i casi documentati nel report si parla anche di bambini costretti ad uccidere altri bambini, gruppi di adolescenti ai quali è stato ordinato di circondare i coetanei che si rifiutavano di obbedire per poi colpirli a bastonate fino ad ucciderli.

Fonte: AltreNotizie

 
 
 

Gino Strada: l' Amerika è Terrorista! Ora Basta!!!

Post n°3218 pubblicato il 11 Aprile 2010 da Tatianna
 
Tag: Gino, Strada

Fonte: Youtube

 
 
 

Gino Strada: "Diamo fastidio a Kabul, vogliono farci fuori"

Post n°3217 pubblicato il 11 Aprile 2010 da Tatianna
 
Tag: guerra, USA

Fonte: Youtube

 
 
 

Il 17% dei malati di Aids o sieropositivi di tutto il mondo vive in Sudafrica

Post n°3216 pubblicato il 11 Aprile 2010 da Tatianna
 
Tag: AIDS

Il 17% dei malati di Aids o sieropositivi di tutto il mondo vive in Sudafrica, che ha solo lo 0,7% della popolazione mondiale, ha scritto l'agenzia sudafricana Sapa citata da media online. Secondo gli ultimi dati dell'Unaids, l'agenzia dell'Onu contro l'Aids, sono 5,7 milioni (su una popolazione di 48,7 milioni) i sudafricani contagiati dall'Hiv; ogni anno muoiono di Aids in media 350.000 persone (due terzi della mortalità mondiale) e ci sono 1,4 milioni di bambini resi orfani dalla malattia. La campagna prenderà il via il mese prossimo quando il presidente Jacob Zuma e il vicepresidente Kgalema Motlanthe si sottoporranno al test. Zuma, criticato severamente in passato da organizzazioni anti-Aids per suoi comportamenti e dichiarazioni, si è impegnato l'anno scorso a imprimere una svolta nella lotta all'Aids, dopo anni di sottovalutazione, quando non di aperto negazionismo, sotto il governo precedente del presidente Thabo Mbeki. La campagna prevede un'azione massiccia di educazione, informazione e mobilitazione che coinvolgerà tutti gli ospedali e le strutture sanitarie pubbliche e tutte le Università di medicina; il ministero ha inviato 9.000 lettere a altrettanti operatori sanitari in pensione chiedendo di collaborare, e 4.000 hanno già dato la loro disponibilità. Lo stesso hanno fatto migliaia di volontari e lavoratori di Organizzazioni non governative (Ong). Anche dal settore privato é stato assicurato un contributo: una delle principali catene di farmacie del Paese offrirà gratuitamente il test dell'Aids per tutta la durata della campagna.

Una svolta culturale

Oltre agli interventi di prevenzione e di profilassi, la 'rivoluzione' prevede anche importanti cambiamenti culturali. Ad esempio, d'ora in poi verrà somministrata la profilassi anti Aids anche alle donne vittime di stupro, senza che esse debbano prima dimostrare di aver denunciato la violenza subita alla polizia, come invece accade ora. «Ci sono delinquenti che si presentano in ospedale dopo che gli hanno sparato e vengono curati? Ma quando una donna è violentata, l'ospedale esige prima vedere la denuncia», ha detto il ministro.

Fonte: RSI.ch Informazione

 
 
 

In Pakistan cresce il fenomeno dei bambini soldato al servizio dei talebani

Post n°3215 pubblicato il 10 Aprile 2010 da Tatianna
 

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In Pakistan il fenomeno dei baby soldati continua a crescere in modo inarrestabile ormai da diversi anni. Hanno l’età in cui i bambini occidentali abbandonano i cartoni animati per passare ai videogiochi, vanno a scuola e fanno i compiti a casa dei loro amichetti. Ma per questi fanciulli di sette, dieci o dodici anni, la guerra non è più un gioco, ma una terribile realtà, fatta di sangue, odio e morte. Soltanto pochissimi si arruolano volontariamente, sia per povertà che per avere una chance di sopravivenza in più rispetto a chi non imbraccia il fucile, mentre la maggior parte viene rapita dalle proprie famiglie durante i raid compiuti nei villaggi dalle milizie talebane. Qualche giorno fa, l’autorevole Washington Post scriveva di un centro di addestramento per 86 baby terroristi nella Valle di Swat, nel nord-ovest del Paese. Secondo Zahid Hussain, editore del magazine Newsline e autore del libro “Frontline Pakistan”, circa il 90 per cento dei kamikaze pachistani è composto da giovani di età compresa fra i 15 e i 18 anni, educati fin dall’infanzia per diventare kamikaze, ladri o schiavi. Il corso per questi aspiranti (e inconsapevoli) attentatori suicidi comprende l’inevitabile lavaggio del cervello e un ferreo addestramento militare. Fra i sei e i quindici anni sono plagiati in nome dell’Islam, poi si dichiarano pronti a sacrificarsi nella lotta contro gli infedeli, secondo un progetto divino che non impedirebbe loro di uccidere persino i propri genitori, qualora Allah glielo ordinasse. Se all’inizio per molti può sembrare persino un gioco, con il passare del tempo le continue violenze e le atrocità cominciano a logorare le loro giovani menti. Spesso i comandanti, per evitare che fuggano, drogano i bambini con la marijuana o la polvere da sparo, che ha l’effetto di un allucinogeno e dà l’impressione di essere immuni dal freddo, dalla fame e dalle pallottole nemiche. Lo scorso luglio, una ventina di bambini sono stati liberati dalle forze di sicurezza pachistane sempre nella Valle di Swat. Il tenente Nadeem Ahmed, con il compito di gestire il ritorno degli sfollati nella provincia e nelle zone circostanti, allora dichiarò che i bambini rapiti potevano essere persino più di quattrocento e non esitò ad appellarsi ai genitori per chiedere di denunciarne la scomparsa.

Fonte: L'Occidentale

 
 
 

Pedofilia: on line abusi su bambini

Post n°3214 pubblicato il 10 Aprile 2010 da Tatianna

Scoperto un portale Internet per pedofili che riproduce immagini di abusi sessuali su due bambini, uno di un anno e l'altro di cinque. Il sito e' stato segnalato al Centro nazionale per il contrasto alla pedofilia online del ministero dell'Interno dai volontari dell'associazione Meter, presieduta da don Fortunato Di Noto. ''Sul sito - spiegano dall'associazione - video e foto sono accessibili a tutti, in attesa che la polizia intervenga''.

Fonte: Ansa

 
 
 

Uomini che uccidono le donne: una vittima ogni 48 ore

Post n°3213 pubblicato il 09 Aprile 2010 da Tatianna
 

Due delitti passionali a Pasqua, e forse non è un caso: le feste che una volta univano adesso lacerano, qualche giorno insieme e i conflitti esplodono. I tempi si dilatano e anche la rabbia. «Emerge in tutta la sua forza la disabitudine alla comunicazione e il delitto è la soluzione più veloce», la psicologa Vera Slepoj è convinta che gli omicidi in famiglia sono destinati ad aumentare. Le feste accelerano le crisi, il 40% delle separazioni, calcola l’avvocato Gassani, «vengono richieste dopo Ferragosto e Natale». Un omicidio in famiglia «ogni due giorni, due ore, 20 minuti e 41 secondi. Nel 2008 si è registrato un 3% in più rispetto all’anno precedente. Ma l’andamento è oscillante, non possiamo parlare nel complesso di aumento dei casi», è l’opinione del professor Vincenzo Mastronardi, psichiatra e psicoterapeuta, titolare della cattedra di psicopatologia forense alla Sapienza. Il movente? «E’ passionale nel 25,9% degli omicidi», spiega il professore. «Seguono le liti, nel 21,8% dei casi, i disturbi psichici, 16,15 %, e le ragioni economiche, 8%», aggiunge il professore. Oltre la metà delle donne (il 66%) viene uccisa con la pistola, moltissimi abusi (il 40%) sono commessi durante la prima gravidanza. L’Italia al primo posto in Europa per il numero dei reati che si commettono in famiglia. «Colpa anche della lunghezza del processo per ottenere il divorzio che esaspera gli animi. Non c’è mediazione familiare ma un processo cattivo che incattivisce gli ex coniugi», sostiene Gassani. Non è un caso se 20 anni fa si contavano 400mila matrimoni e oggi 220mila, uno su tre finisce in tribunale. E la deriva della violenza riguarda un po’ tutte le coppie, «i coniugi, ma anche i conviventi e si registra un numero crescente di aggressioni tra le coppie omosessuali», secondo il matrimonialista.

Fonte: Il Messaggero

 
 
 

Yemen, sposa bambina muore a 12 anni per emorragia vaginale

Post n°3212 pubblicato il 09 Aprile 2010 da Tatianna
 

«Una brutale aggressione vaginale» ha portato alla morte una sposa bambina di soli 12 anni nello Yemen, a tre giorni dalle nozze. La famiglia l’aveva data in matrimonio a un uomo di quasi 30 anni che le ha provocato una grave emorragia vaginale che l’ha uccisa. La piccola Alham Mahdi Shoai si è spenta a causa del troppo sangue perso, come confermato dalla dottoressa Arwa al Rabie, citata dello  ‘Yemen Observer’. La donna si dice contraria ai matrimoni in giovanissima età, perché «oltre ai rischi legati a gravidanze, le spose bambine non possono svolgere i loro compiti relativi alle richieste dei loro mariti». La vicenda di Alham ha portato alla luce una grave piaga per il sesso femminile in una realtà molto conservatrice come quella dello Yemen. Il Forum delle Sorelle per i diritti Umani, un’associazione yemenita che si batte contro il fenomeno delle spose bambine,  ha denunciato il caso come un «matrimonio di scambio». La famiglia dello sposo «non ha pagato una dote», poiché hanno dato in sposa al fratello di Alham una bambina della stessa età, ha detto al Gulf Times di Dubai il portavoce dell’ associazione, Majid al Methhaji. Intanto al governo di Sanaa si discute per vietare le nozze alle spose minori di 17 anni: un paio di settimane fa davanti al Parlamento si è svolta una manifestazione di diverse centinaia di donne quella legge. Appena due giorni prima, invece, migliaia di donne avevano a loro volta manifestato contro, sostenendo che «non é lecito vietare ciò che Dio permette».

Fonte: Blitz

 
 
 

"Niente mensa ai figli di chi non paga la retta"

Post n°3211 pubblicato il 08 Aprile 2010 da Tatianna
 

Dopo la vicenda di Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza, è accaduto anche in una scuola elementare di Adro, in Franciacorta nel bresciano. Il Comune ha negato il pranzo ai figli delle famiglie in arretrato con i pagamenti delle rette per la mensa. Anche in questo caso l'amministrazione comunale è guidata dalla Lega. Se in Veneto, però, due settimane fa la giunta aveva almeno lasciato gli scolari a pane e acqua, il sindaco di Adro, Oscar Lancini ci andato ancora più pesante. Li ha lasciati letteralmente a bocca asciutta. Impedendo l'ingresso nella mensa agli alunni non a posto con i pagamenti della mensa. La decisione è stata presa prima delle vacanze pasquali. Dopo che il sindaco aveva annunciato di non voler più coprire i debiti della mensa scolastica gestita da un'associazione di genitori. Lancini è famoso per le sue iniziative contro gli immigrati extracomunitari: anni fa mise una taglia sui clandestini e ad Adro gli extra comunitari sono stati esclusi dai bouns a favore delle famiglie bisognose. In una lettera inviata a lui e al dirigente scolastico dell'istituto lombardo, Gianluca Cadei, la mamma di una bambina esclusa dalla mensa sostiene di aver "pagato le rette di febbraio e marzo con un leggero ritardo. Quand'anche il Comune fosse sull'orlo della bancarotta - aggiunge - mi sarei aspettata più attenzione, prudenza e rispetto prima di umiliare una bambina di 10 anni davanti ai suoi insegnanti a ai suoi compagni". Protesta anche una mamma musulmana che ha due alunni che frequentano l'istituto: "Il pagamento della mensa - spiega - è di oltre 50 euro al mese. Per noi è una cifra altissima, che non riusciamo assolutamente a fronteggiare". L'esclusione dei bambini riguarda non sono i figli di stranieri iscritti alla scuola dell'obbligo, ma anche quelli appartenenti alle famiglie italiane.

Fonte: La Repubblica

 
 
 

La pedofilia si perdona, l’aborto no. Parola della Chiesa

Post n°3210 pubblicato il 08 Aprile 2010 da Tatianna
 

Monsignor Gianfranco Girotti è il reggente della Penitenzieria Apostolica, l’organo che da secoli, secondo i dettami del Vaticano, “elargisce grazie, assoluzioni, dispense, commutazioni, sanzioni e condonazioni. E, inoltre, esamina e risolve i casi di coscienza che le vengono proposti”. In questi giorni difficili per la Chiesa di Roma, pesantemente coinvolta in casi di pedofilia spesso coperti dalla curia stessa, la Penitenzieria ha riunito circa 600 sacerdoti per tenere un “corso di aggiornamento” a proposito delle confessioni e delle penitenze; impossibile, quindi, non parlare anche dei recenti casi che stanno minando alle basi la credibilità della Chiesa. “I peccati sono sempre gli stessi, – ha spiegato monsignor Girotti in un’intervista concessa a “Il Messaggero” – semmai possiamo parlare di nuove forme di peccato. Aspetti che prima non esistevano e che ora fanno parte della coscienza collettiva. [...] Un penitente che si è macchiato di un delitto simile (pedofilia, ndr), se è pentito sinceramente, lo si assolve. E’ chiaro che dinnanzi a casi di persone consacrate soggette a disordini morali costanti e gravi (sottolineo, costanti e gravi) il confessore dopo aver, senza successo messo in atto tutti i tentativi per ottenere l’assoluzione consiglierà di abbandonare la vita ecclesiastica“. Ma se un qualsiasi prelato può assolvere un fedele o un uomo di Chiesa responsabile di violenze su minori indifesi, lo stesso non può fare con una donna che ha abortito, a meno che non riceva “una dispensa speciale” dal vescovo. “L’aborto viene considerato un peccato riservato, – spiega ancora Girotti – diciamo speciale. Nel caso specifico è chiaro che la Chiesa vuole tutelare al massimo la vita della persona più debole, più fragile, e cosa c’è di più inerme di una vita che è in divenire e non è ancora nata?”. Forse, più fragile di un embrione, c’è la vita di un bimbo indifeso, una vita turbata e violentata per sempre dall’agire di uomini che liberano così le loro frustrazioni, ricevendo poi l’assoluzione della Chiesa. Il pensiero della Chiesa è ormai chiaro: la pedofilia si perdona, l’aborto no.

Fonte: New Notizie

 
 
 
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