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Creato da Tatianna il 19/04/2006

Cenerentolasiribella

Tania Nienkötter Rocha - rochatania@libero.it

 

 

Luci spente contro il femminicidio

Post n°2933 pubblicato il 21 Novembre 2009 da Tatianna
 

Il 25 novembre prossimo sono già dieci anni dalla proclamazione Onu della giornata mondiale contro la violenza alle donne. I dati nazionali, come quelli mondiali, registrano percentuali di violenze e di femminicidi non in calo, a dimostrazione che una risoluzione Onu non è sufficiente a sviluppare una cultura di rispetto per la persona e di riconoscimento paritario dei diritti. L’Italia registra ogni anno, mediamente, 140 donne uccise da “mano amica”, cioè da mariti, fidanzati, fratelli o amici; tre donne su dieci, vittime di violenza fisica, sessuale e psicologica. Per questo, diverse associazioni promuovono un momento pubblico nella serata di martedì 24 novembre dal titolo “Spegniamo la violenza. Accendiamo le nostre luci, prendiamo la parola per fermare la violenza sulle donne”. L’iniziativa prevede un presidio nella piazza Municipale di Ferrara dalle 18 alle 19. Grazie alla collaborazione delle principali istituzioni cittadine verranno spente le luci esterne di alcuni monumenti del centro storico quali il Castello Estense, Piazzetta Municipale e la facciata del Duomo, a significare un gesto simbolico forte che unisce società civile ed istituzioni a sostegno di un piano comune di azione contro la violenza.

Hanno aderito ad oggi all’iniziativa dell’Udi, Arci, Uisp, Centro Donna Giustizia, Associazione Oltreconfine, Centro Documentazione Donna, Endas, Gasp Pontelagoscuro, Gas Città Nuova, Libera, Arcilesbica, Coop. Sociale Camelot, Csii, Forum Terzo Settore, Agire Sociale – Csv Ferrara, Centro amiche e amici della nonviolenza, Ibo Italia.

Fonte: Estense

 
 
 

Uomini ossessionati dalle ex: tre arresti per stalking

Post n°2932 pubblicato il 21 Novembre 2009 da Tatianna
 

Tre diversi episodi, tre paesi della Provincia. Tre vittime, tre donne tormentate dall'amore ossessivo dei propri ex. Sono due gli arresti per stalking effettuati dai carabinieri dauni, ed avvenuti a Foggia, Cerignola e Lucera. In quest'ultimo caso il giudice ha disposto il divieto di frequentare i luoghi della vittima. Amori che finiscono, fidanzati e mariti che non si rassegnano all'idea di perdere la propria compagna, queste le motivazioni che sfociano in atti persecutori. Come il caso foggiano, dove i militari hanno ammanettato un noto commerciante del posto C.C. 35enne, con l'accusa di stalking, lesioni, minacce e sequestro di persona. La vittima è una ragazza poco più che 20enne con la quale l'uomo ha avuto una relazione. Storia finita ad ottobre, quando la ragazza ha deciso di troncare tutto per l'eccessiva gelosia di lui - dicono gli inquirenti. Da quel momento l'uomo ha iniziato a perseguitarla e a inviare messaggi telefonici; adducendo ogni responsabilità della fine della loro storia d'amore ad amici e conoscenti della vittima. Gesti e comportamenti che sono culminati qualche sera fa quando il commerciante ha rinchiuso la ragazza nel suo negozio. Con del nastro adesivo le ha legato mani e piedi ad una sedia, e l'ha anche imbavagliata. Episodio analogo a Cerignola, dove è finito dietro le sbarre un fruttivendolo di 32 anni accusato, sempre di stalking nei confronti dell'ex moglie, una ragazza di 26 anni. Anche in questo caso alla base dei comportamenti "borderline" c'è sempre la gelosia. Gelosia, che in questo caso - narrano gli investigatori dell'Arma - sfociava troppo spesso in violenza. La vittima - raccontano i carabinieri - non poteva uscire senza il marito e per strada, era costretta a camminare a testa bassa proprio per evitare che altri uomini potessero guardarla. Anche nell'ultimo caso, quello di Lucera, un uomo di 70 anni non si rassegnava all'idea di aver perso la compagna, 40 anni più giovane di lui. Dopo la loro separazione l'anziano ha minacciato la donna ed il suo nuovo compagno al quale per tre volte gli è stata incendiata l'auto.

Tatiana Bellizzi

 
 
 

Il club delle cattive mamme

Post n°2931 pubblicato il 21 Novembre 2009 da Tatianna
 

Sul sito badmotehersanonymous si danno appuntamento tutte le mamme frustrate, stanche, esauste dei compiti che si affidano generalmente a questo ruolo, ma che vogliono rompere con quel cliché di stupida felicità e perfezione che si associa alla maternità. Cosa fanno dunque quelle mamme americane che non si riconosono più in questo modello? Semplicemente si sfogano raccontando gli errori, le miserie e confessano che non assomigliano minimamente a quelle mamme perfette che svolazzano felicemente tra i fornelli (pulitissimi, ovviamente) e sempre generose nel distribuire ai propri pargoli la carezza che consola, il bacio che intenerisce o l'abbraccio che fa dimenticare al bambino l'acidità della maestra - poverina, anche quella avrà i suoi problemi - e le crudeli intempreanze dei compagni di scuola. Il fenomeno delle madri stufe di destreggiarsi tra pannolini sporchi, pappine, doveri coniugali, lavoro professionale e domestico, ma soprattutto stanche di non aver mai tempo da dedicare alla propria persona, sta crescendo e non solo negli Stati Uniti. Anche in Europa il movimento fa proseliti. Non è un caso il successo ottenuto dal libro "Mauvaises mères" (Cattive madri) scritto a sei mani da Nadia Doam, Emma Defaud et Johanna Sabrouxche.  Non si tratta di un manuale che dà consigli sull'arte di essere madre, ma una testimonianza graffiante sul tremendo scontro tra l'immaginario collettivo e i buoni sentimenti intorno alla maternità, e la prosaica realtà a cui vanno incontro le donne che scelgono di avere un bambino. La figura della madre è ancora così sacra che quando la scrittrice americana di "Bad Mother", Ayelet Waldman, ha confessato in un articolo di amare il maritopiù dei figli è stata oggetto di critiche feroci. Davvero una cattiva madre, hanno risposto in coro molte mamme indignate. Strana società la nostra. Da una parte offre meravigliosi sogni di realizzazione personale, dall'altra però li riempie di imperativi morali e di ruoli che si rivelano sempre un po' stretti.

Fonte: Libero News

 
 
 

Otto ragazze romene si ribellano e fanno arrestare gli sfruttatori

Post n°2930 pubblicato il 20 Novembre 2009 da Tatianna
 

Costrette a prostituirsi e a pagare il pizzo ai loro aguzzini. Almeno 50 euro a notte per occupare il marciapiede, prima a Padova, poi a Reggio Emilia. Ma la ragazze, quasi tutte rumene, hanno avuto il coraggio di denunciare gli sfruttatori. E l’altro giorno, dopo quasi un anno di indagini, sono state eseguite quattro delle sette ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla procura distrettuale di Bologna. Si tratta di Florin Vasile Tudorache, 26 anni, già dietro le sbarre per altri reati, Razvan Ramiro Avanu, 20 anni, trovato in un albergo della città emiliana, Alina Ungureanu, 22 anni, e Raluca Cristina Glodeanu, 19 anni, entrambe fermate nei luoghi della prostituzione. Sono tutti rumeni. Gli altri sono ricercati dall’Interpol. L’accusa è di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, anche minorile. Le indagini erano state avviate dalla squadra mobile di Padova, guidata da Marco Calì. Dopo l’omicidio dell’albanese Dani Ortek, avvenuto al Playboy di Padova nel febbraio del 2008, gli investigatori avevano individuato una banda proveniente dalla Romania. Sfruttava giovanissime connazionali, anche minorenni, che si prostituivano tra via Aspetti, Pontevigodarzere, via Reni e via Po. Un giro consistente, per il quale i rumeni si erano scontrati con gruppi albanesi. Lo stesso omicidio di Ortek era stata conseguenza della feroce rivalità per il controllo della prostituzione. E dopo il delitto, per la pressione esercitata dagli inquirenti, il gruppo rumeno si era spostato, in parte, a Reggio Emilia. Donne sfruttate, ridotte in schiavitù, costrette a pagare una tassa anche per occupare un pezzo di strada. Se qualcuna si ribellava veniva picchiata con mazze da baseball. Non erano mancate ritorsioni anche ai familiari delle ragazze in Romania. Una di loro aveva subito una violenza di gruppo come gesto dimostrativo. Ma alcune, secondo una rigida gerarchia di ruoli, erano state trasformate in kapò per riscuotere i guadagni della prostituzione. In otto hanno denunciato gli aguzzini.

Fonte: Il Gazzettino

 
 
 

La giornalista in sposa al mostro

Post n°2929 pubblicato il 20 Novembre 2009 da Tatianna
 

Sbatti il mostro in prima pagina. E lei, da esperta giornalista, l'ha fatto. Il mostro è il suo futuro marito. Lui è Angelo Izzo il pluriomicida e stupratore di donne condannato due volte all'ergastolo. Lei, Donatella Papi, è stata collaboratrice di Montanelli, Feltri, Giacobini, penne d'oro del giornalismo italiano. Li unisce la volontà del matrimonio. Tra loro. Notizia stupefacente, incredibile. Appartengono entrambi, più o meno, alla mia generazione e dunque, per cercare di capire, ho fatto un rapidissimo sondaggio tra le mie coetanee e le donne più giovani. Le prime hanno commentato a malapena, esprimendo essenzialmente lo sgomento e giudizi di orrore, soprattutto riferiti a lei. Le femministe, in particolare, hanno fortemente biasimato la mancanza assoluta di solidarietà della donna con le povere ragazze morte. Altre hanno parlato di sindrome della crocerossina e, altre ancora, di scherzi inquietanti della solitudine. Le più informate mi hanno fatto notare che questa vicenda fa parte di un macrofenomeno: i detenuti per i delitti più abbietti (Stevanin il Mostro di Verona, per esempio, o Pietro Maso, Vallanzasca e altri) hanno sempre avuto centinaia di fan «innamorate» che scrivono loro chili di lettere seduttive e consolatorie. Le donne più giovani, rispondendo al mio minisondaggio, sono invece tutte concordi nel ritenere che Donatella Papi abbia un preciso interesse, economico e non affettivo: la notorietà. Dalla notizia, alle interviste, alle apparizioni televisive e poi al libro se non al film, un fatto così non può - secondo loro - che portare al successo mediatico e, quindi, ai soldi. Possono essere verosimili tutte queste ipotesi e se ne possono elaborare ancora facendo ricorso alla scienza psichiatrica e psicologica. Bisognerebbe dunque pescare nell'inconscio di questa donna, bella e con un figlio quindicenne, che vuole unire il resto della sua vita a un massacratore di donne. Non si conosce la sua storia familiare più intima; la sua vita pubblica, invece, per quanto da lei raccontata, è oggi inaccessibile perché il suo sito è contrassegnato da Google come sospetto, in quanto un codice dannoso aggiunto lo rende intermediario di infezioni per chi vi si collega. Il che appare, peraltro, un perverso scherzo del destino. Una specie di porta insanguinata di Barbablù. Si dice, però, che i due promessi sposi si conoscessero da ragazzi poiché frequentavano il medesimo tessuto sociale e pare avessero in comune la militanza politica nella cosiddetta, per eufemismo, «destra pura». In seguito lui ha abbracciato l'illegalità più violenta, finendo col diventare un efferato criminale, mentre lei è stata, per professione, competente testimone di un'Italia attraversata da difficili cambiamenti sociali e politici. Lui, in un'intervista televisiva di qualche anno fa, appariva ridanciano, esaltato, fintamente pentito e, anzi, quasi fiero di descrivere il suo modo di vivere in un branco che si nutriva della più orrenda violenza, convinto della superiorità del maschio sulla femmina. Un gruppo criminale che definiva le donne «pezzi di carne e non persone». Ora, parlando di Donatella, lui dice di pensarla come «parte della mia carne, separata da un crudele incantesimo». La sua carne, quella di Izzo, è destinata per sempre alla prigione, mentre la carne delle sue vittime è stata da lui crudelmente torturata e trucidata. Solo per questo, non tanto metaforico, collegamento emotivo, se fossi in Donatella farei una riflessione in più su quello che appare a tutti un insano progetto. Anche imbarazzante. Tuttavia molte donne amano i serial killer perché l'aspetto della distruttività evoca il loro antico narcisismo masochista, cioè il sontuoso ruolo di vittima che richiama contestualmente la forza della salvatrice. La donna, per antichi retaggi culturali, è preparata infatti ad essere vittima. Vuole continuare a esserlo in qualsiasi modo, a dispetto della crescita sociale e giuridica, nonché delle opportunità che caratterizzano la storia attuale. Il ruolo del dominante e del carnefice spetta all'uomo, tranne che in alcune alternative fantasie sessuali.

Fonte: Il Giornale

 
 
 

Istat: italiani vecchi e malati

Post n°2928 pubblicato il 20 Novembre 2009 da Tatianna
 

L'Italia è un Paese sempre più vecchio, che conta un esercito di malati cronici. Nelle famiglie regna l'insoddisfazione per la propria condizione economica (il 41,3% ritiene «scarse» le proprie risorse economiche, percentuale che cresce al Sud). Sale, e questa è una buona notizia, la porzione di popolazione scolarizzata e aumenta la quota di chi legge almeno un libro. La popolazione in generale aumenta, ma solo grazie all’apporto degli immigrati, che neutralizzano l’effetto negativo del saldo naturale. È questa la fotografia del nostro Paese contenuta nella nuova edizione dell'Annuario Statistico dell'Istat.

IL PC, INTERNET E LA LETTURA - Quanto a usi, consumi e costumi, va detto in primis che computer e internet la fanno da padrone. L'Istat sottolinea che in particolare l'uso del pc è cresciuto in modo rilevante dal 2007 ad oggi, mentre per la Rete l'incremento è stato costante. E se diminuisce ma persiste ancora il divario territoriale e quello di genere, con gli uomini che ancora «navigano» più delle donne, spunta il primato delle bambine, quelle tra i 6 e i 10 anni, sui loro coetanei maschi. Meno diffusa tra gli italiani è l'abitudine alla lettura di giornali e libri: nel 2009 legge un quotidiano almeno una volta a settimana il 56,2% delle persone di 6 anni e più mentre il 45,1% dedica parte del proprio tempo libero alla lettura di libri. Tuttavia, rispetto all'anno precedente crescono i lettori, dal 44% al 45,1%, soprattutto quelli «forti»: la percentuale di chi ha letto 12 libri e più passa dal 13,2% al 15,2%. I giovani tra gli 11 e i 14 anni rappresentano la quota più alta di lettori: sono infatti il 64,7% quelli che dichiarano di leggere libri nel tempo libero.

POPOLAZIONE ED ETÀ - A fine 2008 i residenti in Italia sono 60.045.068, circa 426mila in più rispetto al 2007, a fronte di un saldo attivo del movimento migratorio di 434.245 unità. Un italiano su cinque ha più di 65 anni. I «grandi vecchi» (dagli ottanta anni in su) rappresentano il 5,6% della popolazione italiana. A fine 2008 l'indice di vecchiaia registra un ulteriore incremento, raggiungendo un valore pari al 143,1%. Nella graduatoria internazionale (dati 2007), la Germania, con un indice pari a 146,4, è il paese maggiormente investito dal fenomeno dell'invecchiamento, seguita dall'Italia. Bulgaria e Grecia sono gli altri paesi dell'Unione europea in cui la popolazione ha una struttura per età particolarmente anziana.

RESIDENTI - I residenti a fine 2008 sono 60.045.068, circa 426.000 in più rispetto all'anno precedente. Questo incremento si deve al saldo attivo del movimento migratorio (+434.245 unità) che neutralizza l'effetto negativo del saldo naturale (-8.467 unità).

FECONDITÀ - Prosegue il trend crescente osservato dopo il 1995, anno in cui, con 1,19 figli per donna, la fecondità ha toccato il punto minimo. E la fecondità delle donne, si legge nell'Annuario, si attesta nel 2008 a 1,41 figli per donna (da 1,37 nel 2007). All'interno dell'Unione Europea a 27 Paesi (dati 2007), l'Italia si colloca nella parte bassa della graduatoria, affiancata da Germania e Malta, comunque sopra Polonia (1,31), Romania (1,30) e Siovacchia (1,25).

SEMPRE PIÙ MALATI CRONICI - Secondo un dato relativo al 2009 poi, il 38,8% dei residenti in Italia dichiara di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche, ma tale percentuale sale all'86,9% per gli ultrasettantacinquenni. Le malattie croniche più diffuse sono: artrosi-artrite (17,8%), ipertensione (15,8%), malattie allergiche (10,2%), osteoporosi (7,3%), bronchite cronica e asma bronchiale (6,2%), diabete (4,8%).

MATRIMONI - I matrimoni segnano nel 2008 una battuta d'arresto dopo la ripresa osservata l'anno precedente, passando da 250.360 a 249.242. Il tasso di nuzialità è invece stabile al 4,2 per mille. Pur in calo da diversi anni in termini relativi (dal 75,3% del 2000 al 62,8%), il matrimonio religioso resta la scelta più diffusa per le coppie che decidono di fare il «grande passo». È soprattutto nelle regioni meridionali a prevalere un modello di tipo tradizionale, la percentuale dei matrimoni celebrati con rito religioso è del 77,3% contro il 51,1% del Nord e il 56,2% del Centro.

Fonte: Corriere della sera

 
 
 

Picchiala: in Danimarca gioco choc contro la violenza sulle donne

Post n°2927 pubblicato il 19 Novembre 2009 da Tatianna
 

Hit The Bitch Site

 

Un ceffone, un secondo, poi un altro. Con tutta la forza. Quattro, cinque, sei... In totale: tredici schiaffoni in faccia. Fino a farla sanguinare. Ecco, siete al cento percento «gangsta», ovvero: dei veri duri. Ma anche: 100 per cento stupidi. Si chiama «Hit the bitch», letteralmente «colpisci la sgualdrina», l'inquietante campagna sociale contro la violenza domestica e sulle donne lanciata nel web in Danimarca. E le polemiche non mancano. Il gioco interattivo è semplice, quanto provocatorio: si accede al portale www.hitthebitch.dk; dalla sinistra del teleschermo sopraggiunge una piacevole ragazza bruna. In sottofondo si sente rumore da discoteca. La giovane si rivolge al suo interlocutore, che in questo è l'utente davanti allo schermo del pc e dice: «Non sta a te decidere se io ballo con le persone o no»; «Voglio ballare con chi mi pare e piace». L'utente a questo punto può scegliere se usare il mouse o la webcam per simulare lo schiaffo con una grossa mano virtuale. In alto c'è una scala: si parte da «100 per cento pussy» (femminuccia) per arrivare al «100 per cento gangsta», a seconda del numero di manrovesci che la giovane deve supplire. Finito il gioco straziante, la ragazza si accascia a terra in lacrime, con la faccia gonfia e piena di lividi. Una voce fuoricampo afferma: «Cosa stai facendo? Non puoi nemmeno controllare la tua femmina. Un paio di schiaffi possono aiutare...». Il messaggio finale è eloquente: «Non è stato da duri colpirla. Hai perso il gioco quando hai alzato le mani la prima volta. Non ci sono scuse. Nessuna!». Visto il clamore suscitato in queste ore e i tantissimi accessi al sito, il gioco - al momento - è attivo solo per gli utenti danesi. Una campagna rivolta ai teenager che colpisce al cuore ed allo stomaco. Ma se le intenzioni appaiono nobili, le critiche - soprattutto nei blog e nei forum di discussione - sono numerose. «Si è arrivati ad un livello preoccupante», annota il portale americano Newser. Quasi all'unisono il commento sulla testata liberal-progressista Alternet.org: «Hanno sbagliato». La confusione che lo spot genera nell'utente-giocatore è tale che la gravità del problema non sembra venir colta: «Probabilmente vi sentite in colpa - come quando uno abusa di una donna nella vita reale - mentre andate avanti a colpirla solo per vedere cosa accadrà dopo? Chissà. Forse qualcosa è andato perso nella traduzione dal danese», scrive Adweek, settimanale americano specializzato in pubblicità. Ciononostante, nel primo giorno della pubblicazione quasi 72mila utenti in patria hanno visitato la pagina con il gioco-choc.

Fonte: Corriere della sera

 
 
 

La Moratti: "Metà del mio stipendio alle donne violentate"

Post n°2926 pubblicato il 19 Novembre 2009 da Tatianna

In occasione della giornata contro la violenze sulle donne, che si celebra oggi, il sindaco Moratti rivela il suo impegno, nella sfera privata come in quella pubblica, per portare sostegno alle vittime. «Doveva restare una questione privata, ma è vero, metà del mio stipendio va allo sportello di Soccorso per le donne vittime di violenza domestica» rivela Letizia Moratti in un'intervista esclusiva a Donna Moderna, in edicola oggi. Il sindaco spiega come a Milano la violenza sulle donne sia purtroppo un dramma molto diffuso: «Nonostante nell'ultimo anno i reati siano diminuiti del 16%, ogni giorno c'è una donna che si rivolge alle istituzioni perché ha subito violenza. E questo è un bilancio pesante per una città in cui, bisogna calcolare, un giorno sì e uno no si registra anche un caso di violenza domestica, la più sommersa purtroppo». Per far fronte alle richiesta di aiuto, l'amministrazione Moratti si è data da fare cercando di dare a tutte le milanesi risposte concrete: «Alla clinica Mangiagalli, accanto allo Sportello di Soccorso violenza sessuale, da due anni ne abbiamo istituito uno per la violenza domestica, dove le vittime, donne ma anche minori, possono ottenere tutto il sostegno necessario, da quello medico-psicologico all'assistenza legale. E alloggi protetti in caso di bisogno». Non solo assistenza, però. Palazzo Marino per rednere le sue cittadine più sicure ha organizzato dei corsi specifici per le forze dell'ordine, che aiutino gli agenti a cogliere un particolare o un indizio di una violenza subita ma magari taciuta. «Abbiamo istituito corsi di formazione specifica - aggiunge il sindaco - che hanno già coinvolto 400 uomini e donne delle forze dell'ordine». Bisogna rendere le donne anche in grado di difendersi. Ecco allora che il sindaco ricorda come Palazzo Marino sia al fianco delle vittime anche nei tribunali: «Il Comune di Milano è stato il primo in Italia a costituirsi parte civile. Abbiamo già vinto cinque cause". Tra le varie iniziative organizzate in città in occasione della "Giornata mondiale contro la violenza sulle donne"sarà allestito un Temporary Shop organizzato da Donna Moderna, in collaborazione con PangeaProgettoItalia, il cui ricavato sarà interamente devoluto all'apertura di un fondo di microcredito per le donne in Italia.

Fonte: Il Giornale

 
 
 

Tumore al seno: al Sud solo 1 donna su 4 fa la mammografia

Post n°2925 pubblicato il 19 Novembre 2009 da Tatianna
 

Anche la prevenzione del tumore al seno ha un Nord e un Sud. A quasi 20 anni dall’avvio dei programmi biennali di screening per la diagnosi precoce del tumore al seno, poco più del 60% delle donne aventi diritto riceve l’invito a sottoporsi alla mammografia: circa 3 milioni di italiane non sono coinvolte. La percentuale di donne che accedono ai controlli periodici è fortemente squilibrata fra il Nord e il Centro da un lato, dove varia tra il 70 e l’80% per cento, e il Sud e le Isole dall’altro, dove si supera di poco il 25%. Risultato: ritardi nella diagnosi di tumore al seno e minori chances della terapia. Un appello, già sostenuto da 10 mila firme, per promuovere la diffusione degli screening è stato lanciato oggi con la campagna Breast Friends for life. Salute Donna onlus insieme ad un gruppo di parlamentari si sono fatti portavoce di una mozione che chiede al Governo di promuovere l’omogeneità su tutto il territorio nazionale nell’accesso ai controlli periodici (la mammografia biennale per le donne tra i 50 e i 70 anni come previsto dai LEA). "Per favorire l`accesso pensiamo a liste di attesa differenziate", ha spiegato il viceministro della Salute Ferruccio Fazio. Nei casi urgenti, l`obiettivo "è arrivare ad una mammografia in una settimana", continua Fazio, puntando "alla premialità per le strutture migliori e a più rigorosi criteri di valutazione sul governo medico delle strutture", oltre che "ad una serie di iniziative previste dalla mozione".

Fonte: Il Sole 24ore

 
 
 

Se è la donna ad ammalarsi il rischio divorzio è più alto

Post n°2924 pubblicato il 18 Novembre 2009 da Tatianna
 
Tag: donna

Cosa succede nella vita di una coppia quando al partner viene diagnosticata una malattia mortale? La risposta, frutto di una ricerca condotta nell'arco di cinque anni dall'oncologo statunitense Marc Chamberlain su un campione di 515 pazienti affetti da tumore al cervello o sclerosi multipla, dipende dal sesso del malato. Quando è l'uomo ad ammalarsi la donna tende a rimanere al suo fianco e a sostenerlo nelle fasi più difficili. Se invece è la donna ad ammalarsi per lei c'è il sei per cento in più di possibilità di diventare single o divorziata. Nonostante il tasso di separazioni tra pazienti di cancro rimanga nella media dei normali cittadini americani, la percentuale sale a 20,8 quando è la donna ad essere malata e scende a 2,9 se il paziente è un uomo. Nessuno aveva analizzato prima d'ora la differenza di genere nella percentuale di abbandono di coppia dei pazienti con malattie mortali e i risultati dello studio condotto dal team del dottor Chamberlain parlano chiaro: le donne affette da malattie mortali rischiano il divorzio o l'abbandono da parte del partner sei volte più degli uomini. Le ragioni di questa disparità sarebbero da rintracciarsi nella minore capacità da parte del sesso maschile di accudire il partner, mentre la donna riesce a sopportare meglio le responsabilità legate alla vita domestica e familiare. In un'intervista rilasciata alla Reuters Marc Chamberlain spiega i risultati dello studio: "In parte sono legati al senso di autoconservazione che negli uomini sembra funzionare maggiormente. Loro non sentono la stessa co-dipendenza della donna, lo stesso bisogno di sostenere la persona amata, ma piuttosto decidono che la scelta migliore è cercare un'altra compagna e abbandonare la moglie mortalmente 'difettosa'".

Fonte: La Repubblica

 
 
 

AIDS: il 60% dei malati è donna

Post n°2923 pubblicato il 18 Novembre 2009 da Tatianna
 

Trentatrè milioni di individui sono affetti da AIDS nel mondo, tra i quali 17 milioni di donne tra i 15 e i 49 anni: l’HIV si sta trasformando in un problema critico di diseguaglianza di genere. Le giovani donne, infatti, rappresentano ormai oltre il 60% delle persone, di età compresa tra i 15 e 24 anni, che convivono con l'HIV. E non è soltanto una prerogativa dei Paesi in via di sviluppo: nel 2007, oltre il 30% degli individui che hanno contratto l'HIV nell'Europa Occidentale è costituito da donne. La differenza di genere è evidente nell'impatto della malattia ma anche nella risposta: le donne hanno dimostrato differenze nella carica virale dell'HIV, nella farmacocinetica dei medicinali e negli effetti collaterali dei farmaci, come gravi episodi di rash, lipodistrofia e sintomi depressivi. Uno dei fattori di rischio per molte donne che sviluppano l'HIV è spesso costituito dai comportamenti a rischio praticati dai loro partner. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità esiste una vulnerabilità fisica più accentuata rispetto all’uomo: la trasmissione dell'HIV da uomo a donna nel corso di un rapporto sessuale ha una possibilità due volte superiore di verificarsi rispetto alla trasmissione da donna a uomo. E le donne più giovani sono ancora più a rischio. La presenza di una malattia a trasmissione sessuale aumenta il rischio di infezione da HIV, ma il 50-80% di queste malattie nelle donne sono asintomatiche e spesso passano inosservate. L'impatto sociale dell'AIDS sulle donne riguarda tutti gli aspetti della vita. Gli studi dimostrano che le donne soffrono molto di più i pregiudizi e la discriminazione che l'essere affetti da HIV comporta, sono più a rischio per quanto riguarda la possibilità di contrarre le forme più aggressive e dannose della malattia e hanno più difficoltà a confrontarsi con questa situazione.  La depressione è una conseguenza molto più frequente che negli uomini.

Fonte: SaniHelp

 
 
 

IL CORPO DELLE DONNE di Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi, Cesare Cantù

Post n°2922 pubblicato il 17 Novembre 2009 da Tatianna
 

 

IL CORPO DELLE DONNE è il titolo del nostro documentario di 25′ sull’uso del corpo della donna in tv. Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime. Da qui si è fatta strada l’idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”. L’obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione di cui siamo tutti spettatori silenziosi. Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione.

Fonte Youtube     www.ilcorpodelledonne.net/

 
 
 

In arrivo il Viagra al femminile

Post n°2921 pubblicato il 17 Novembre 2009 da Tatianna
 

Buone notizie per le donne con la libido bassa: è in arrivo un "Viagra" al femminile, un farmaco pensato inizialmente come antidepressivo, ma che ha rivelato invece una grande efficacia per risvegliare gli istinti sessuali femminili. Gli studi realizzati dalla Scuola di Medicina dell'Università della Carolina del Nord (Usa) e da quella dell'Università di Ottawa (Canada) dimostrano l'utilità di questo farmaco basato sulla flibanserina: la sua commercializzazione potrebbe essere approvata in Gran Bretagna nel giro di un anno e mezzo, scrive oggi il Guardian. Una libido bassa riguarda una percentuale di donne che va dal 9% al 26%, a seconda dell'età o dell'avvenuta menopausa. Un dato che secondo alcuni è stato gonfiato per espandere il mercato delle case farmaceutiche.

Fonte: L'Unità

 
 
 

Bullismo:in crescita l'indifferenza

Post n°2920 pubblicato il 17 Novembre 2009 da Tatianna
 

E' l'indifferenza la reazione principale da parte dei coetanei di fronte agli atti di bullismo per il 10/mo rapporto Eurispes. L'indagine, realizzata con Telefono Azzurro, fotografa la condizione di infanzia e adolescenza. L'aumento di 'spettatori silenziosi' e' una novita' nel fenomeno del bullismo. Fra gli adolescenti questo atteggiamento e' aumentato di 7 punti (dal 12,1 al 19,5%). I ragazzi esprimono anche incertezza sul futuro: tra i problemi principali laurea e lavoro.

Fonte: Ansa

 
 
 

"L'istruzione non è in vendita" Studenti in piazza in tutta Italia

Post n°2919 pubblicato il 17 Novembre 2009 da Tatianna
 


Sono almeno 50 i cortei, i presidi e le occupazioni simboliche che oggi gli studenti di scuola e università stanno svolgendo in tutta Italia in occasione della giornata mondiale di mobilitazione studentesca che quest’anno viene rappresentata con lo slogan "Education is not for sale". Un’assemblea internazionale, cui parteciperà anche una delegazione di nostri studenti, si svolge oggi a Bruxelles. Al centro della protesta gli effetti del disegno di legge di riforma dell'Università già approvato in Cdm ed ora, in attesa della votazione in aula, all’esame delle commissioni parlamentari: secondo gli studenti il progetto del ministro Mariastella Gelmini punterebbe ad obbligare gli atenei a consegnarsi nelle mani di privati.

ROMA
«Il futuro è nostro, riprendiamocelo». Dietro questo striscione alcuni studenti delle scuole superiori e universitari hanno protestato a Roma sfilando in corteo contro la riforma universitaria della Gelmini e affinchè siano garantiti più fondi per il diritto allo studio. «Siamo in diecimila», hanno detto i manifestanti, accompagnati anche da una delegazione di studenti iraniani che hanno protestato in occasione della giornata mondiale dello studente. Il corteo partito da piazza Vittorio fino all’università La sapienza.

MILANO
Qualche tensione nel centro di Milano fra gli studenti delle scuole medie superiori che partecipavano al corteo organizzato dall’Unione degli Studenti nell’ambito delle manifestazioni per la giornata internazionale del diritto allo studio e le forze dell’ordine. I giovani manifestanti, alcune centinaia, sono giunti in piazza Mercanti da largo Cairoli e lì hanno trovato gli agenti della Polizia e i Carabinieri in assetto antisommossa. Particolarmente «accesa» la protesta degli studenti milanesi contro le recenti chiusure delle scuole civiche serali (sabato è stato sgomberato l’istituto Gandhi), ma anche più in generale contro i tagli alla scuola pubblica e la riforma realizzata dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini.

NAPOLI
Lanci di palloncini carichi d’acqua contro il portone d’ingresso chiuso della sede della Provincia di Napoli, in piazza Matteotti, questa mattina da parte degli studenti che hanno sfilato in città per protestare contro la riforma Gelimini e i tagli alla scuola pubblica in occasione della Giornata internazionale del diritto allo studio. «Siamo circa 5.000» hanno detto i manifestanti, ex Onda, riuniti nel movimento denominato Fuck, Future under construction kollettive. Sempre in piazza Matteotti gli studenti hanno esposto anche uno striscione con la scritta: «Questo palazzo fa acqua da tutte le parti».

PALERMO
Corteo anche a Palermo nell’ambito della mobilitazione nazionale dell’Unione degli studenti e del Coordinamento universitario Link. La Rete degli studenti medi di Palermo in una nota ha sottolineato che la protesta non si rivolge solo contro la riforma Gelmini, ma è volta anche a chiedere maggiori investimenti e l’assunzione di personale docente e ausiliario della scuola, con un’adeguata formazione. In Sicilia viene sollecitata una legge regionale per il diritto allo studio, con lo scopo anche di arginare il fenomeno dell’abbandono scolastico attraverso azioni di aiuto alle famiglie delle fasce deboli. Il tema della legge regionale è sostenuto anche dalla Cgil siciliana, che ha espresso il proprio appoggio alla proteste degli studenti.

BARI
Alcune centinaia di studenti secondo la Questura, un migliaio secondo gli organizzatori, hanno manifestato stamani a Bari, con un corteo che si è snodato per le vie principali della città, scandendo slogan in particolare contro la riforma Gelmini. Una cinquantina di studenti delle scuole superiori di Bari si sono staccati dal corteo e hanno occupano simbolicamente la sede del Consiglio Regionale della Puglia per rivendicare l’approvazione immediata della nuova legge regionale sul diritto allo studio. La nuova legge prevede misure indispensabili per gli studenti pugliesi per accedere liberamente all’istruzione.

Fonte: La Stampa

 
 
 
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