Creato da elf_8 il 20/10/2007

TITOLIAMO

usque tandem catilina abuteris patientiae nostrae

 

 

Post N° 24

Post n°24 pubblicato il 23 Marzo 2008 da elf_8

Ancora Chagall.

Ghagall ha lineamenti forti, somaticamente ineluttabili. Il naso aquilino, altero, con larghe narici. Le labbra larghe, piegate appena, fini e dignitose. Occhi azzurri, a mandorla, grandi ed attenti, coglienti ogni attimo di noi. Occhi che “guardano” e che non contraddicono la tragicità degli anni dell’olocausto. Marc ha occhi che lacrimano rivoli di ere e di pudore in un’epoca oscena di terrore. Ha mani segnate e possenti, tipiche degli artisti. Sono mani che toccano i colori sulla tavolozza traendo, da questo toccare, il dono rarissimo del sentimento puro.

E’ ebreo e povero e la Torà costituisce uno dei fondamenti sui quali  basa i suoi dipinti. Conosce e riconosce la privazione e l’umiliazione. E’ bielorusso, Chagall, ed il circo fa parte dei suoi costumi, antichi e pur attuali.

Immaginifico, cattura ed imprigiona  con i colori spessi che s’accozzano, senza volgarità di gusto, in toni forti; tinte che sembrano gettate, ma non alla rinfusa, danno la concezione della forza e dell’interiorità dell’uomo.

Marc fonde la congenita genesi con il suo tempo. Rende giustizia all’origine, sia essa umana che soprannaturale. Mescola e miscela un cocktail di divinità e folklore, di riti magici e sogni.

Il surrealismo incalza ma non lo prende. Non lo tiene legato alla moda ma egli, dal surrealismo nascente, prende ciò che vuole: l’opportunità di plasmare una coltre dove umanità ed oggetti si fondono con leggende e misticismo. Realizza forme in primo piano con sfondi di altre forme su colori a volte accesi, a volte tenui e delicati per rendere all’uomo ciò che è proprio dell’uomo. La concezione, cioè, della gerarchia della crescita umana.

L’uomo di Chagall non è mai banale. Esso – pur morto - è vivo nella croce ed ancora è libero ed assume forma d’angelo. E’ il circense che elabora giochi e diverte i piccini. E’ Abramo e Noè, forti nella fede ed invincibili; è Isacco che senza sapere, ma pur intuendo, candidamente si offre a suo padre senza porre  difesa. E’ l’uomo sereno che vive e respira nel pudore di essere vivente.

I volti delle sue donne sono volti eterei, trasparenti e puri. Volti ai quali non è dato il singhiozzo. Ma non perché esse non sappiano farlo ma semplicemente perché, Marc, le pone, come per rispetto, fuori dall’orrore e dalle carneficine. Le donne di Chagall sono felici e trascendenti. Sono spose e sono Madonne, sono verginee. Esse hanno la divinità dell’onirico nel cuore e, con esso, planano e volteggiano nella serenità dell’incoscienza.

Gli animali di Chagall sono rossi, sono blu, sono gialli. Gli animali di Chagall parlano con voci da protagonista. Essi sono agnelli, tori, capre  e uccelli sono vittime e predatori. Sono fiamme ed acqua. Ecco, l’ossimoro si concretizza dalle mani dell’artista. E lo spettatore, solo se attento, lo subisce e s’intenerisce.

Il cubismo, non considerato da Chagall, ma da lui usato per uno scopo palese, subentra appena, solo per concedere brevi attimi di illusoria sensazione di immagini, in spazi di tela, controllati in maniera diversa e forse più scaltra.

Chagal descrive attraverso pennellate lente e grosse la nascita mitica dell’Essere. E poi coglie, quasi alla sprovvista, con quel volo tanto desiderato dall’immaginazione. Ma i suoi piedi son sempre in terra, ben saldi. I colori che affascinano  portano fin nel ventre della terra e poi oltre - molto oltre l’umano - in un cielo che non è cielo ma è bramosia di conoscenza e di consapevolezza.

 
 
 

Post N° 23

Post n°23 pubblicato il 16 Marzo 2008 da elf_8

Era di nobili origini Henri de Toulouse-Lautrec.
La sua educazione scolastica fu tra le migliori, un'educazione raffinata e completa. Grandi uomini del quel tempo ad impartirgli lezione artistiche.
Era  malato Henri. La picnodisostosi gli mangiava le ossa. Gli provocava instabilità e, cadendo di continuo e malamente, si bloccò per sempre la sua crescita fisica.
Era ricco. Poteva avere molte cose. Ma non quello che lui avrebbe voluto e poi l'alcol, l'alcol che lo conduceva in  crisi di visioni, trascinandolo nel baratro senza colore della notte e della perdizione, con il delirio a mordergli gli occhi dello spirito. 

Amava viaggiare ed amava le donne che, a loro volta, non lo riamavano, forse per quel suo aspetto deforme o forse per la vita dissoluta vissuta nei quartieri rossi di Parigi. Le  spiava nel buio della vanità. Le ritraeva senza vita negli occhi in atteggiamenti comuni senza tregua di pietà. Le ritraeva fragili, in pose oscene, nude nel corpo e nell'anima.

La cupidigia nel volti delle maitresse è l'unico sprazzo di realtà, sia pur cruda, che concede a queste donne. Nel loro sguardo il denaro ed il potere. Il dio quattrino che sfrutta e piega i più semplici, i meno abbienti.
Miserrime le donne che con le calze nere, spesso calate, con le gonne alzate, senza pudore vendono quel che possono sognando di morire di mal francese per finire quella squallida esistena.

Donne adagiate l'una contro l'altra ad abbellire le pareti dei bordeli. Loutrec dava ai clienti della case chiuse quello che essi avrebbero voluto. Dava loro quella fantasia erotica del vietato. Quella fantasia che è parte dell'uomo e che, proveniendo dall'istinto più basso, quello della mente intrecciata impuramente con il sesso, rende l'uomo animale. Questo cercavano gli uomini in quei contesti. Lasciavano uscire quella parte nascosta che, essi stessi, ritenevano di dover nascondere dietro una facciata di stimabilità.

E, in quell'epoca,  come molto prima e come adesso gli uomini e le donne sono sempre gli stessi. Cambiano i costumi, cambia il diritto, cambia la vita ma quell'istinto è sempre lì, in agguato dentro di noi.

Loutrec gli ha dato una forma caricaturale, con semplici tratti a volte estremi e violenti. E così ci ha raccontato un pezzetto di vita morendo giovanissimo tra le braccia di una donna che, nel frangente specifico, riversa sul piccolo corpo di lui era anche sua madre. E senz'altro negli occhi aveva dolore e rimorso con le lacrime che le scorrevano sulla pelle liscia del viso.

 
 
 

Post N° 22

Post n°22 pubblicato il 02 Marzo 2008 da elf_8

L'amante

Vincent, voleva penetrarla quella natura di fiori e di alberi, di campi e di sole. Voleva possederla come un amante.

Un uomo semplice con la parte di sé artistica esagerata, iperbolica. Le parti non coincidevano mai in lui. Si sentiva scaraventato fuori dalla società che lo voleva folle e, per questo l'aveva emarginato, rinchiuso, malcurato.

Quell'uomo dannato, allora, decise il divenire del sé attraverso la natura.

Quando lo penso, lo vedo così: ossuto e scavato, la peluria rossa intorno al  viso. Occhi infossati e duri.
E vedo le mani - solo con gli occhi della fantasia - mani languide che tracciano segni corcolari intorno al sole, tutt'attorno ai grandi petali dei girasoli, mani soavi che sanno di colore e acqua ragia, mani fors'anche un po' goffe che si muovono nell'oscurità della notte alla pallida luce di una candela. Mani che frugano nel ventre della natura cercando quel colore perfetto, quel tono forte e pervicace. La tinta indelebile dei fiori parla al cuore dell'uomo esplodendogli nel cervello, passando dal sesso.

E' così che la natura l'ha incatenato a sé, che l'ha colpito, fatto schiavo. La natura, con la sua perfezione, l'ha irretito, plagiato. E' il modo d'amare che ha la natura quando ti esplode nell'anima. A Van Gogh la natura era deflagrata nell'intimità.

E' sensuale toccare il pennello imbevuto di colore: è sensazione di tenerezza. Morbido il colore che scende, che cola sulle dita e dalle dita al palmo e dal palmo al polso. La percezione amorevole è molto profonda.

Nessun essere umano può competere con il sogno illuminato della forza assoluta.
E nessuno avrebbe potuto concedere a lui, il grande pittore, le lacrime dell'immenso a rigargli il viso - quel viso sudato dalle visione dei farmaci - con rughe come letti di ruscelli. Nessun animale, seppur umano, avrebbe potuto donargli gocce di immortalità.

C'è un solo ma: la natura non si lasciò possedere, non si lasciò carpire così a fondo com'egli avrebbe desiderato.

Prese la pistola, la soppesò solo un attimo, lo sgurdo perso nel nulla imo dell'umanità. Non aveva altri motivi, non prese la mira, non pensò un solo attimo ad altro che alla sua Amante fatta di simboli e calcoli divini. Si puntò la canna contro e giacque. Finalmente giacque a diventar nutrimento per Lei, per Lei che avrebbe amata per sempre. Lei bevve l'uomo e compiaciuta, l'assimilò a sé e gli regalò l'immortalità, forse a scusarsi di non averlo baciato.

 
 
 

Post N° 21

Post n°21 pubblicato il 19 Febbraio 2008 da elf_8
 

COME DARE LA PILLOLA AL GATTO

1. prendere il gatto e cullarlo nell’incavo del braccio sinistro come se fosse un bebè. Posizionare l’indice ed il pollice destri sui lati della bocca del gatto ed applicare una leggera pressione alle guance tenendo la pillola nella mano destra. Appena il gatto apre la bocca, sparare la pillola in bocca. Lasciate che il gatto chiuda la bocca ed inghiotta.

2. recuperare la pillola dal pavimento ed il gatto da dietro il divano. Cullare il gatto nel braccio sinistro e ripetere il processo.

3. Recuperare il gatto dalla camera da letto e gettare la pillola ciancicata

4. Prendere una nuova pillola dalla confezione e cullare il gatto nel braccio sinistro, tenendo con fermezza le zampe posteriori con la mano sinistra. Forzare l’apertura della bocca e premere la pillola in fondo alla bocca con l’indice destro.. Tenere la bocca del gatto chiusa e contare fino a 10

5. Recuperare la pillola dalla boccia del pesce rosso ed il gatto dall’ armadio. Chiamare il consorte dal giardino.

6. Inginocchiarsi sul pavimento col gatto stretto tra le ginocchia, tenendo tutte e quattro le zampe. Ignorare i leggeri grugniti emessi dal gatto. Fate tenere al consorte la testa del gatto con fermezza, forzando un righello di legno in bocca al gatto. Lasciar cadere la pillola e sfregare vigorosamente la gola del gatto.

7. Recuperare il gatto dalla riloga delle tende, prendete un’altra pillola dal pacchetto, prendete nota di comprare un nuovo righello e di riparare le tende. Raccogliete da terra con cura la tappezzeria strappata per incollarla più tardi.

8. Avvolgete il gatto in un asciugamano e fate sedere il consorte sul gatto con la testa che sbuca appena dall’avambraccio del consorte. Mettere la pillola sulla punta di una cannuccia, forzare l’apertura della bocca del gatto con una matita e soffiate nella cannuccia per sparare la pillola in gola

9. Controllate che la pillola non fosse tossica per l’uomo, bevete un bicchiere d’acqua per mandar via il saporaccio. Applicate un cerotto all’avambraccio del consorte e rimuovete il sangue dal tappeto con acqua fredda e sapone.

10. Recuperate il gatto dalla tettoia dei vicini. Prendete un’altra pillola. Mettete il gatto in una pentola e chiudete col coperchio lasciando fuori la testa. Aprite la bocca del gatto con un cucchiaino, Lanciate la pillola in gola con un elastico.

11. Prendete un cacciavite dal garage e rimettete la porta nei cardini. Applicate compresse fredde sulla guancia e controllate quando avete fatto l’ ultima antitetanica. Buttate la maglietta e prendetene una nuova dalla vostra stanza.

12. Chiamate i pompieri per riprendere il gatto dall’albero dall’altro lato della strada. Scusatevi col vicino che si è schiantato contro la recinzione sterzando bruscamente per evitare il gatto. Prendete l’ultima pillola dal pacchetto.

13. Legate le zampe del gatto e legatelo alle gambe del tavolo. Trovate dei guanti da lavoro robusti. Tenete la bocca del gatto aperta con una pinza. Premete la pillola in bocca con un bel pezzo di bistecca di filetto, tenete la testa verticale e versate dell’acqua per far scendere la pillola.

14. Portate il consorte al pronto soccorso e attendete pazientemente mentre il medico sutura le dita e le braccia e rimuove i resti della pillola dall’ occhio destro. Mentre tornate a casa fermatevi al negozio di mobili per comprare un nuovo tavolo

15. Fate fare al veterinario una visita a domicilio

 
 
 

Post N° 20

Post n°20 pubblicato il 16 Febbraio 2008 da elf_8
 

Cuore

 
 
 
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Non ti vedrò?

A me importa
soltanto il tuo amore.

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