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Un altro Natale

Post n°867 pubblicato il 29 Novembre 2009 da vi_di

Ne ricordo tanti di Natali... quelli belli da bambina con nonno Michele che arrostiva il capitone sulla graticola e la tavola affollata di cuginette e zii; quello triste del 1974, il primo senza nonno Michele; quello buio del 1976 senza nemmeno papà...
Ma anche quelli dolcissimi coi miei figli piccoli che, con l'irruenza dei bambini, mettendo i pastori terremotavano il già precario presepino di cartone.
Il Natale più emozionante che ricordo è però quello di 23 anni fa, quando  oggi a quest'ora con una mano carezzavo il mio pancione grosso in cui c'era Giulia e con l'altra aiutavo il mio piccolo Stefano di 2 anni e mezzo a mettere le palline sull'albero di Natale. Avevamo anticipato gli addobbi rispetto alla data tradizionale dell'8 dicembre perché da un momento all'altro la bimba sarebbe nata e non volevo rischiare  che la casa non fosse già pronta a festeggiare. Finimmo intorno alle 20 di sera di addobbare tutto. E all'una di notte nacque Giulia.
Da allora per parecchi anni avevo continuato a fare presepe ed albero il 29 novembre.
Da qualche anno quell'uso però l'avevo smesso.
Chi frequenta il mio blog forse ricorderà che negli anni scorsi il mio spirito natalizio non era molto spiccato.
Vedevo di questa festa solo lo spirito consumistico, non sentivo in essa nulla dell' atmosfera delle antiche tradizioni dell'Avvento.
Invece quest'anno è tutto diverso.
E non solo perché probabilmente la crisi economica di quest’anno riporterà il Natale nel suo spirito più autentico, senza troppe frenesie consumistiche.
No, non per questo, ma piuttosto perché sono io che sono diversa rispetto agli altri anni.
Ho imparato a vivere l'attimo, a farne tesoro.
Ho imparato che l'attimo non torna e che snobbarlo non ti arricchisce, ma ti lascia dentro vuoto e rimpianto, e soprattutto timore di non avere un'altra chance di vivere quel che hai perso.
Insomma ho imparato che  finché si è vivi bisogna vivere; e, se possibile, vivere con gioia.
Per questo oggi ho deciso di riprendere l'uso ad inghirlandare la casa già il 29 novembre.
Ed essendo il blog la mia 'casetta virtuale', ho addobbato anche qui: bentornato, Natale!


 
 
 

Viva la logica

Post n°866 pubblicato il 28 Novembre 2009 da vi_di

Ho ricevuto questa storiella via mail; la riporto qui con un sorriso e l'augurio di un buon fine settimana ai miei amici di blog.


Napoli. Rione  popolare.
L’edicola di Don Gennaro è un punto di riferimento per tutti,  nella piazza, tanto è grande e stipata di oggetti, e ricca di folclore: bandiere  d’Italia, bandiere del Napoli ai tempi di Diego, giochini, souvenir, caramelle,  bevande, acqua fresca, sigarette, accendini...
Don Gennaro sta lì da  tanti anni, oramai. E conosce per bene tutti i suoi clienti. E di tutti conosce  i vizi e le virtù.
Tranne di uno. Un signore un po’ strano che ogni  giorno puntuale (ormai da un po’ di tempo) si presenta da lui e gli chiede
Il Mattino, la Repubblica e Il sole 24ore.

Si tratta di un tipo sulla cinquantina, che arriva su una  macchina aperta, di colore grigio, e ha un aspetto curioso, vagamente sciatto e  insieme distinto.
Don Gennaro non riesce a inquadrarlo. Certo non è un  mariuolo. Ma non sembra un dottore e neanche un avvocato. Qualcosa gli dice che  non è un operaio.
Ma neanche un impiegato.
Forse un giornalista ?  Chissà...
Don Gennaro è curioso, ma non dice niente per non far  vedere che è indiscreto, finché arriva il giorno in cui non resiste e, dopo l’ennesima  consegna di giornali, gadgets e resto, guarda l’uomo e gli fa:
Scusate,  dotto’ ...
Mi dica.”
“Vedete dotto’, io faccio il  giornalaio che sono tanti anni, e qui conosco tutti, ma a voi non vi ho mai  visto”
“In effetti è da poco che abito  qui”
“Ecco. Precisamente. E allora mi chiedevo. Volevo sapere: che  ci fa un tipo come voi, voglio dire, distinto, perbene, in un posto così ?”
“Mi piace questo posto. E’ una zona ricca di storia e  cultura. E poi lavoro qui. Qui vicino”
“E infatti pensavo che  lavoravate qua attorno. E scusate dotto’, se non sono indiscreto, dove lavorate?”
“All’Università. Sono professore di Filosofia e  Logica”
“Mannaccia” esclama tra don Gennaro, come a dire che  era facile, in fondo: l' Università sta a due passi.
Ma poi si riprende e  ancora più  curioso:
"Scusate,  prufesso’....”
“Dica”
“Ecco, prufesso’, io la  filosofia ne ho sentito parlare; bene o male Platone, Aristotele, Kant, pure De  Crescenzo, ma ... aggiate pacienza, prufesso’, ma ‘sta logica che è ?”
“Ah, lei vorrebbe sapere...”
“Sì, io vorrebbe sapere...”
“Dunque, amico caro, il ‘logos’, in  greco, è il verbo, la parola. E la logica è l’arte, la nobile arte di combinare tra le parole spiegandone i collegamenti”.
Don Gennaro lo guarda interdetto, non avendo compreso.
“La vedo perplesso, caro amico mio.... Mi spiegherò meglio, con un breve esempio. Dunque, vediamo... Lei possiede un acquario ?”
“Veramente sì, prufesso’, è una vecchia passione di  papà bonanima che...”
Ecco” - interrompe il professore – Per  cui, se possiede un acquario, lei sarà un amante dei pesci
“E si capisce, prufesso’”
“Pertanto, amando lei i pesci, che sono  animali, si può pure dire che lei ama gli animali, è  così?”
“Certamente!”
“Perfetto. E mi dica, mio caro,  non è forse vero che l’uomo, il quale notoriamente discende dalle scimmie, è  anch’egli un animale ???”
“E' naturale, prufesso’!”
“Dal che si deduce che lei ama l’uomo. E la donna  cos’è, se non espressione del genere umano, una costola d’uomo, l’altra faccia  del cielo? Voglio dire, a lei piacciono gli uomini e DUNQUE anche le donne, è  così?”
Gennaro, punto sul vivo, tiene a evidenziare quest’ultimo  concetto:
“E nientedimeno prufesso’.... je quanno veco femmina, rispetto  parlann, nun capisccchiù niente! me sento cosa int’o core, ‘INT’ E VVENE!!!  ttutto ca tengo n’età, prufesso’, e co i primi disturbi del tempo che  avanza...”
“Perfetto. Come vede, mio caro, da una cosa banale come  l’acquario io sono arrivato a farle confessare il suo amore per le donne. ECCO  LA POTENZA E L’IMPATTO VITALE DELLA LOGICA!”
Gennaro è allibito.  
Ha compreso. O se non ha compreso è rimasto comunque rapito da tutto il discorso.
Ringrazia e saluta calorosamente il caro professore.
A  tutta questa scena ha assistito, non visto, Giggino ‘o macellaro, commerciante  al dettaglio che ha il negozio di fronte.
Curioso come Don Gennaro, rimane tuttavia un po’ indeciso sul chiedere o meno, per non dare troppa  soddisfazione all’amico.
Tuttavia il giorno seguente, con la scusa di  invitarlo a prendere il caffè, introduce il discorso...
Genna’, ‘na domanda... ma  ajere ammatina t’agge visto parla’ cu chillu tizio ‘nu poco curiuso ca vene  tutte ‘e juorne.
“Ah, m’haje visto, eh?”
Eh, si,  t’agge visto. Ma chille, chi è?”
“Che vuoi che ti dica, Giggì... chill’ è ‘nu prufessore, ‘nu prufessorone... pensa, insegna Filosofia e  Logica...”

“AzzGenna’!” esclama Giggino sommerso da cotanta sapienza, poi, un poco perplesso chiede:  Siente Genna’... io la filosofia nu poco 'a cunosco, ne ho sentito parlare...  Platone, Aristotele, Marx... ma la logica che d’è ?”
Gennaro lo guarda, con aria di sufficienza, e gli fa:
“Eh, Giggi’ ‘a loggica... Tu  che può capi’ ... tu ‘o tiene n’acquario???”

“Veramente no”
“Embeh, mio caro, allora pé logica sì ricchione!'

 
 
 

Regali originali per Natale

Post n°865 pubblicato il 26 Novembre 2009 da vi_di

E sfido chiunque a dire che non lo sono!

 

 

 

 
 
 

Comici in erba

Post n°864 pubblicato il 23 Novembre 2009 da vi_di


Sono le 10:40, ora della ricreazione; mentre i bambini fanno merenda io mi reco dalla collega di I per coordinarci su come organizzare il laboratorio di découpage durante le ultime due ore.
Intanto che concordiamo, i piccoli finiscono la merenda e comincia l'andirivieni per andare in bagno; in realtà ci sono già andati prima di mangiare, ma come sempre hanno solo lavato le mani, quindi ora hanno tutti impellenti esigenze idrauliche.
Arriva il primo:
- Maé, pozzo ji a fà pipì?
- Quante volte devo dirti che devi parlare in italiano e che non si dice 'fare pipì' ma andare al bagno? - lo redarguisce la collega- Se non me lo chiedi per bene non ti ci mando.
- Maestra, pozzo andare al bagno?
La collega soprassiede sul 'pozzo' al posto di 'posso' e lo manda.
Appena torna lui, arriva una bimbetta:
-Maé, devo fare pipì!
- Pure tu? Non si dice 'devo fare pipì' si dice 'devo andare al bagno'!
E la piccola:
- Maé, devo andare al bagno...
-Ecco, brava, adesso puoi andare.
La cosa si ripete ancora un altro paio di volte, con la collega che ogni volta si spazientisce un po' di più vedendo vanificati tutti gli sforzi fatti in precedenza per civilizzare questi piccoli selvaggi.
E quando arriva l'ennesimo dicendo:- Maé aggia fà pipì!- la collega esplode:
-Devo andare al bagno!!! DEVO ANDARE AL BAGNO!! Capitooo!!!
E il piccolino, occhioni sgranati e faccia compenetrata nel dramma della maestra:
- Vabbuò, maé, allora se è accossì urgente vai prima tu, che io aspetto!

 
 
 

Quando gli estremi si toccano

Post n°863 pubblicato il 21 Novembre 2009 da vi_di

Grande Vauro!

E grazie alla mia amica Anna che me lo ha 'prestato' su facebook!

 
 
 
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