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« Decentrati e disconnessiUbi minor...?. »

Campanili/campanelli

Post n°523 pubblicato il 09 Agosto 2010 da dike1127

 La coda dell'art.5 rappresenta, almeno all'apparenza, una rifinitura delle declamazioni di principio spese poco sopra: la Repubblica "adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento".

Che vuol dire tutto e niente: visto che le esigenze vengono menzionate, ma non descritte; né, tantomeno, spiegate. 

Qualcuno, una volta di più, tenterà di dire che la Costituzione, gran parte del suo ordito, è così vaga perchè rappresentò un compromesso tra idee e sensi diversi del bene pubblico. 

Una realtà storica, che non sembra seriamente discutibile: epperò, questa camminata da equilibristi non ha sempre giovato, al Paese; o ha comunque reso più difficoltosa la definizione della sua identità.

Cos'è stata e cos'è oggi, l'Italia, in termini di rapporto tra sovranità e territorio? Già la scelta formale di uno stato regionale la dice lunga.

Prendiamo le Regioni? Sono qualcosa di preciso? E...soprattutto: sono in quanto tali? Sembrerebbe di no, visto che le Regioni cosiddette a statuto ordinario sono state istituite solo nel 1970, oltre vent'anni dopo la nascita della Repubblica. 

E dunque? Dove sono queste autonomie, che sarebbero solo "riconosciute" dalla Repubblica?

Per non parlare delle altre autonomie, le province, i comuni; riconosciuti come tali in tempi recenti; ma da sempre  teatro di lotte fratricide, spesso tra membri dello stesso partito.

La Repubblica dovrebbe adeguare le leggi alle esigenze di questi enti, sissignore.

Ma questi enti lo sanno, di cosa hanno realmente bisogno? E perchè ne hanno bisogno? E che le loro esigenze dovrebbero coincidere con quelle della relativa popolazione? 

In fondo, il problema dell'Italia non sta tanto nell'essere il paese dei tanti campanili, come pure è sempre stato detto.

Il problema dell' Italia sta nel fatto che tutti questi campanili ci mettono sempre troppo poco, a diventare feudi.        

 
 
 
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