Creato da duerespiri il 30/04/2006

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fondamentalmente sto sul cazzo a qualcuno.

 

 

« morsimascalzone »

Murphy e il quadro.

Post n°268 pubblicato il 28 Novembre 2012 da duerespiri

 

Interno grigio

 

Murphy risucchiato dal sogno aprì gli occhi.

Gli angoli della stanza disegnavano il quadrato del soffitto incolore sulla sua testa. Le pupille giravano veloci cercando un appiglio dove posarsi per riposare lo sguardo su queste pareti deserte. Una luce al soffitto, fioca senza nessuna voglia di illuminare era morta appesa al centro.

 

Il primo pensiero che si materializzò fu: Ma dove cazzo sono?

 

Scrutavo dal letto questa stanza e vedevo delle cose mai viste, certo, ero in un ospedale, ma che ospedale era?

E queste macchine strane?

 

Di colpo entrò una infermiera. Sui quarant'anni, castana con delle lunghe ciglia nere ben curate. Non mi guardò, andò dritta ai piedi del letto per consultare la cartella clinica. Io, immobile non riuscivo a dire niente, aspettavo un suo sguardo. Niente. Uscì senza che potessi dire qualcosa.

 

Non riuscivo a ricordare niente. Il concetto di niente era anche molto vago. Avevo in mente qualcosa ma cosa?

 

Un ronzio catturò i miei occhi, una mosca sul vetro voleva uscire da quel quadro trasparente e per qualche secondo mi trovavo con la mente a sfregare le zampette su quel piano freddo e liscio della finestra cercando anch'io di uscire da un incubo.

 

Rientrò l'infermiera forse erano passati dieci minuti non so. Questa volta con la coda dell'occhio percepì il movimento della mia testa che si voltava verso di lei, mi guardò in un misto di sorpresa e paura, pietrificata girò il culo e corse fuori lasciando mezza porta aperta.

 

Si precipitarono un medico con dei baffi bianchi, l'infermiera e uno sconosciuto probabilmente un dottore che aveva finito il turno e stava andando via e magari lo aspettava sua moglie per un barbecue in giardino e una birra fresca.

 

Mi fecero delle domande, ma non riuscivo ad emettere un suono, cioè: rispondevo mentalmente ma non arrivava niente.

Mi fecero capire che potevo rispondere con gli occhi o con il movimento della testa.

 

Mi chiesero se ricordavo il mio nome.

Gli dissi di Sì!

Mi chiesero se ricordavo come ero finito lì.

Mi girai verso la finestra e piansi un po' e quella fu la mia risposta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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